“La bugia dell’orchidea” di Donato Carrisi: recensione spietata del thriller più deludente di Donato Carrisi
Titolo: La bugia dell'orchidea • Autore: Donato Carrisi • Editore: Longanesi • N.pagine: 400 • Data di uscita: 11 novembre 2025 • Copertina rigida € 23,00 • Ebook € 11,99
TRAMA
Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno.
Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio.
Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo.
Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato.
C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli.
C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più.
Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto?
Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto.
Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione.
Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte.
Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia.
È l’inizio.
Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.
Se sei un autore quotato e di successo è comprensibile che ti vengano fatte pressioni perché tu pubblichi almeno un libro l’anno, perché per editori e librai sei una specie rara, una gallina dalle uova d’oro.
Ma partiamo da un presupposto: se non hai idee e non hai niente da raccontare, NON SEI OBBLIGATO.
Non c’è un medico di famiglia che prescriva sessioni di scrittura per curare un mal di stomaco, ma ci sono sicuramente libri che il mal di stomaco lo fanno venire (e sono una signora, avrei potuto dire orchite…ops, l’ho detto)
Uno di questi è "La bugia dell’orchidea" di Donato Carrisi - autore che negli ultimi anni non ne infila una di giusta manco a spingerlo -.
Partiamo dall’espediente narrativo usato, il famigerato “segreto” di cui parla in tutte le occasioni pubbliche: cosa ne penso? È una paraculata (la signora è andata momentaneamente in bagno), un modo per poter dire “non è colpa mia” se qualcuno gli dovesse far notare che il suo “prodotto” è buono giusto per cuocere le pannocchie sul caminetto - quella nota di inchiostro che dà corpo ai chicchi -
Proseguiamo con l’impaginazione: i soliti margini che permettono al lettore armato di matita, di annotarsi tutte le imprecazioni coniate per l’occorrenza. Ergo 400 e rotte pagine che impaginate normalmente diventano 250.
Se poi togliamo i due terzi delle frasi:
“In quel momento non me ne rendevo conto, ma ora so che non avrei dovuto farlo/dirlo/pensarlo/andarci/tornarci/giravolta/fallounaltravolta”
arriviamo a 150 pagine, nelle quali succede poco più di quanto succede a me quando non ho una mazza da fare (quando?!?!?); ergo la mia vita non è avventurosa, solo raccontata male.
Parliamo poi della storia: nel 2005 una madre e i suoi tre figli vengono sgozzati dal padre/marito, reo confesso. Dieci anni dopo una sedicente scrittrice dal passato doloroso - vi vedo che alzate gli occhi al cielo - riceve un articolo su quella storia e capisce che chi glielo ha mandato vuole che lei ne tiri fuori un romanzo. Da cosa lo capisce? Chiedetelo a Carrisi, perché io non ci sono arrivata.
La donzella parte per il paesino sperso nel nulla - ma davvero? - e incontra il giornalista che non ha mai smesso di cercare risposte.
Inizia così una sorta di indagine che in alcuni punti strizza l’occhio alla serie tv “From”, peccato che non lo riapra più! Gli elementi che vengono introdotti si perdono nelle pieghe dei cliffhanger che chiudono OGNI capitolo, per venire poi sviluppati in avvenimenti ordinari (esempio che non troverete nel libro ma che potrebbe esserci: “sentì un rumore improvviso, aprì timorosa la porta e quello che vide la sconvolse” “una volta aperta la porta vide la camicetta a terra, ma era sicurissima di averla messa nel cesto della biancheria sporca”)
Ma vogliamo parlare della conclusione?
Poche pagine in cui Carrisi butta dentro di tutto - anche la camicetta nel cesto -, cose arrivate dal nulla e che nel nulla rientrano, argomenti e personaggi portati avanti per tutto il libro che improvvisamente scompaiono, per arrivare a una nota dell’editore (no, Longanesi non c’entra, porello) leggendo la quale mi è partita la ola delle imprecazioni.
Dice l’autore che questo libro ha un segreto: la fuffa della quale è costituito. Ma non ditelo in giro, è pur sempre un segreto!




Brava!!! Quoto tutto, anche le virgole e gli spazi, un concentrato di espedienti narrativi visti e stravisti (casa dell'orrore, cold case, libro nel libro ecc ecc) che il demenziale finale (finale??? ma de che???) boccia definitivamente come CA...TA totale.
RispondiEliminaPeccato, fino a metà lo avevo persino trovato disturbante il giusto.... Fuffa book of the year
A naso si aggiudica il fuffa book anche l’anno prossimo, ma non credo di volerlo constatare di persona
EliminaCondivido tutto quello che ho letto nella recensione!
RispondiEliminaLe delusioni, se condivise bruciano un po' meno ;)
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RispondiEliminaMadonna mia, finito ora, ma che pena! Concordo su tutto. Personaggi piatti e odiosi. Finale inutile. Espedienti narrativi e reazioni dei personaggi da manierismo più spinto.
Ormai è un hate-reading per quanto è fatto male. Lo loggi solo per bestemmiare
Leggi* solo per bestemmiare
EliminaInfatti! Ma non credo vorrò continuare i rosari con lui, mi sa che le nostre strade si dividono qui
EliminaConcordo su tutto. A tratti snervante, pieno di pseudo riflessioni in realtà superficiali, sembra in realtà non avere trama, oltre a basarsi solo su trovate da furbacchione ma che non reggono. Il finale è una vaccata colossale e frettolosa. Secondo me, naturalmente!
RispondiEliminaPure secondo me. E a vedere i commenti qui, secondo molti altri!
EliminaHo fatto fatica a finire di leggerlo.
RispondiEliminaMi aspettavo un romanzo coinvolgente invece mi ha deluso.
A quanto pare siamo in molti ad esserne stati delusi
EliminaFinito ieri sera. Non ho sbirciato avanti per godermi il finale che credevo sorprendente ma quando sono arrivato al capitolo dell'ultraumano ho imprecato. Tutti possono architettare un grande thriller se alla fine la soluzione è irreale. Buoni elementi sparsi per tante pagine ma utili al niente. Delusione totale.
RispondiEliminaBuoni elementi che avrebbero potuto trasformarsi in un ottimo prodotto e invece sono andati a viole. Peccato
EliminaEcco, meno male non sono la sola. Arrivata a pagina 173 ( che si conclude con "Nazareth non mi avrebbe lasciata andare") ho cercato delle recensioni che non mi facessero dubitare del mio senso critico.
RispondiEliminaQui trovi comprensione. Mi sa che il senso critico l'hanno messo in standby quelli che lo hanno osannato
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