venerdì 30 dicembre 2016

Le Lettrici Felici - Un anno di libri

Buon ultimo venerdì dell'anno, amici lettori!
Domani è l'ultimo giorno di questo 2016 ed è tempo di bilanci (no, non di bilance, quelle è meglio evitarle per almeno un altro mese)!
Come ben sapete noi, nella nostra "Quasi Perfezione" non siamo donne da liste: non perchè non ne facciamo, intendiamoci, noi ogni mese ci proviamo e stiliamo (ormai solo mentalmente) un bell'elenco di titoli da leggere, ma puntualmente non ne rispettiamo nemmeno la metà. Infatti il nostro blog è uno dei pochi a non pubblicare periodicamente la TBR.
Ma, ci siamo dette, siamo a fine anno e se Mattarella fa il suo discorso a reti unificate, chi siamo noi per esimerci? Siamo o non siamo le Presidentesse di questo blog?
Quindi eccoci qui a parlarvi del nostro anno da Lettrici e Blogger (Uh, Blogger! IL MALE! **accenno di riti woodoo per esorcizzare il Male**).
Innanzitutto questo è stato l'anno che ci ha viste affacciarci alla blogosfera in maniera attiva e il nostro bilancio è più che positivo: abbiamo conosciuto tantissime persone, con alcune delle quali si è sviluppato un rapporto di condivisione di consigli e impressioni, persone che sentiamo regolarmente via messaggio, alcune che sentiamo occasionalmente con piacere, e parliamo di Roberta, Cecilia, Chiara.
Con altre si è creato un rapporto di amicizia speciale che va al di là degli interessi letterari, e fin che la mattina non c'è lo scambio di messaggi il giorno non è ancora "buon": le carognette del nostro cuore Laura e Laura. Grazie ai loro consigli e al loro aiuto il nostro blogghino è cresciuto, ha cambiato vestito, ha incontrato autori in carne ed ossa.
E poi, ovviamente, ci sono state le letture, tante. 
Per me, Stefi, è stato un anno molto ricco: fino ad un anno fa in quanto a velocità di lettura, somigliavo a Sid de L'Era Glaciale (leeeeeeeeeeeeenta) e arrivavo a malapena ai 35 libri l'anno, quest'anno invece sono riuscita ad andare oltre la soglia dei 50 e spero con il prossimo anno di riuscire ad aumentare il ritmo.
Per quanto riguarda le letture del cuore di quest'anno, sono state fortunatamente molte, e devo dire che oltre ai libri, il 2016 è stato per me l'anno degli autori del cuore.
Bando alle ciance e via al listone, senza ordine di preferenza perchè ognuna di queste letture mi ha lasciato qualcosa di diverso:

- La serie di Rocco Schiavone - un uomo, un perché (recensioni qui e qui)
- I libri di Lorenzo Marone - la riconferma di un talento e i suoi primi passi (recensioni qui e qui)
- Il regalo di Eloy Moreno - un libro che tutti dovrebbero leggere per riflettere sul senso del proprio vivere quotidiano (recensione)
- Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo - una storia che mi ha toccato il cuore, uno stile che racconta con poesia anche l'orrore (recensione qui e qui)
- Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi - un'ambientazione che mi ha affascinata, una protagonista che ho amato e una scrittura ipnotica - Francesca, a ritrovarci presto - (recensione)
- La serie con Vani Sarca di Alice Basso - quando si dice una lettura divertente, piacere puro - Aliceeeee, stiamo sul muretto, noi eh! -(recensioni qui e qui)
- La serie di Borgo Propizio di Loredana Limone - una serie in cui il protagonista principale è il Borgo stesso, dove potersi sentire a casa - (recensioni qui, qui e qui

(Avevo detto a Lea: "Ne mettiamo cinque a testa, ok?" ...ho un po' sforato, quindi fuggo prima che se ne accorga, torno per i saluti)

Effettivamente hai un po' sforato, ma ti perdono l'entusiasmo tanto più che alcuni dei libri che citi li ho amati molto, ma se devo proprio fare dei nomi, ecco, queste sono state le mie letture del cuore:

- Chi manda le onde di Fabio Genovesi (recensione qui) : in questo libro è riassunto il mio modo di intendere la vita. Dramma, grottesco, umorismo, poesia, tragedia tutto fuso insieme e meravigliosamente vero;
- La via del male di Robert Galbraith (recensione qui ): mai libro fu più atteso e sospirato e poi letto in modo compulsivo, folle e disperato con buona pace di tutto il mondo e la famiglia che avevo intorno;
- Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana (recensione qui). Quando un libro trascende la letteratura e si fa storia;
- Canto della pianura di Kent Haruf (recensione qui). L'incontro con un grande autore. E' stato amore, senza possibilità di dubbio;
- Il matrimonio di mio fratello di Erico Brizzi (recensione qui ). La storia di una famiglia italiana, una grande prova;

Potrei andare avanti citando Melody, Gli anni della leggerezza, Mi chiamo Lucy Barton e se dovessi andare indietro al 2015 quando ancora non avevamo blog citerei di sicuro il D'Avenia di Ciò che inferno non è, il Marone della Tentazione di essere felici e Il nero e l'argento di Paolo Giordano.
Per finire menzione speciale per una scrittrice che con i suoi libri mi conforta e mi rallegra, mi fa ridere e piangere e mi restituisce sempre tutta l'umanità più bella che si nasconde nelle persone. Fannie Flagg: il mondo è più bello anche grazie ai tuoi libri!

Ed ora cedo nuovamente la parola e la tastiera a Stefi che in questo post è maestra di cerimonie rimarcando, se mai ce ne fosse bisogno, che la soddisfazione più grande è stata condividere questo spazio virtuale con lei che ha saputo sempre stimolarmi positivamente. Grazie socia e non scrivo di più perché odio le sviolinate, ma credo invece nella costanza e quindi i prossimi complimenti te li farò nel post di fine 2017.

A conclusione io, Stefi, posso dire che chiudo questo bilancio in modo assolutamente positivo (la bilancia invece l'ho già fatta volare dalla finestra) e ringrazio prima di tutto la mia socia, senza la quale questo blog non esisterebbe (l'idea è stata tuuuuutta sua!) per essermi spalla e spacciatrice di tanti libri, tramite la sua biblioteca.
Ma soprattutto entrambe ringraziamo tutti voi lettori che ci seguite con tanto affetto e costanza (delle quali ancora non ci capacitiamo).

Ah, dimenticavamo una cosa importante: festeggiate degnamente la fine dell'anno, mangiate panettoni e pandori come non ci fosse un domani, riposatevi e il due gennaio tornate qui! Vi aspettiamo per una piccola sorpresa che speriamo vi sia gradita!


mercoledì 28 dicembre 2016

Coraline - Neil Gaiman




TRAMA:
In casa di Coraline ci sono tredici porte che permettono di entrare e uscire da stanze e corridoi. Ma ce n'è anche un'altra, la quattordicesima, che dà su un muro di mattoni. Cosa ci sarà oltre quella porta? Un giorno Coraline scopre che al di là della porta si apre un corridoio scuro, e alla fine del corridoio c'è una casa identica alla sua, con una donna identica a sua madre. O quasi.
Titolo: Coraline
Autore: Neil Gaiman
Editore: Mondadori
N.Pagine: 182
Anno di pubblicazione: 2004
ISBN: 978-8804530237
Oggi vi parlo di una favola dark, che Neil Gaiman ha scritto per i suoi piccoli lettori, ma che è molto fruibile anche per i lettori adulti. Il linguaggio usato è semplice, la lettura scorrevole e dalla metà in poi anche il ritmo si fa più serrato, cosa che mi ha permesso di entrare maggiormente in empatia con la protagonista.
La storia è quella di Coraline, una bambina che ha appena traslocato in una grande vecchia casa, divisa in tre appartamenti: in quello centrale abita lei con i suoi genitori, al piano di sopra abita un vecchio squinternato che ammaestra topi da circo e al piano di sotto vivono due anziane signore ex attrici, Miss Spink e Miss Forcible in compagnia di alcuni cani. 
I genitori di Coraline lavorano da casa e presi da mille impegni non dedicano molte attenzioni alla figlia. In un giorno di pioggia in cui Coraline si annoia il padre le consiglia di fare un inventario delle porte e finestre della loro casa. Coraline scopre così che in casa ci sono 14 porte, ma solo 13 si aprono, la quattordicesima è chiusa a chiave e la chiave è nascosta da qualche parte. Chieste spiegazioni alla madre, questa le mostra che dietro a quella porta c'è solo un muro di mattoni. Coraline si chiede allora perché questa porta debba stare chiusa a chiave se dietro non c'è niente e in un altro pomeriggio ozioso decide di riaprirla. Con suo (e nostro) stupore dietro la porta non trova più il muro di mattoni, ma un corridoio buio che conduce in una dimensione parallela nella quale vivono un'"Altra Madre" e un "Altro Padre" con dei bottoni cuciti al posto degli occhi che cercano di accontentarla in tutto e per tutto, a differenza dei genitori veri, ma senza sentimenti. Ci sono anche i vicini, uguali in tutto e per tutto a quelli veri, ma solo fisicamente. La sua unica compagnia è quella di un gatto che le sta a fianco mentre si muove in ambienti spettrali e angoscianti.

"I nomi sono la prima cosa che se ne va, dopo il respiro, dopo il battito del cuore. Noi conserviamo i ricordi più a lungo dei nostri nomi. - ... - Lei ti prenderà la vita, tutto quello che sei e tutto quello a cui tieni, e ti lascerà solo nebbia e foschia. Ti porterà via la gioia. E un giorno ti sveglierai e anche il tuo cuore e la tua anima non ci saranno più. Sarai solo un involucro, un fuscello, della consistenza di un sogno al risveglio, o del ricordo di qualcosa di dimenticato."
 
 Coraline dovrà far leva sulla sua forza d'animo e sulla sua astuzia per poter uscire da quella realtà che l'ha intrappolata e portata via dai suoi genitori. In alcuni passaggi mi ha ricordato vagamente alcune atmosfere di Alice nel Paese delle Meraviglie, in maniera molto blanda. In questo piccolo romanzo Gaiman affronta molte delle classiche paure dei bambini, come il buio, l'abbandono, il timore di non essere compresi, considerati amati. E ci ricorda ancora una volta che ogni paura può essere affrontata e vinta solo attraverso la fiducia in sè stessi e nelle proprie capacità.
VOTO:

lunedì 26 dicembre 2016

Un terremoto a Borgo Propizio - Loredana Limone

TRAMA: A Borgo Propizio va in scena la vita che, si sa, è fatta di cose belle e di cose brutte. Cose belle, il borgo ne ha tante da sfoggiare da quando è risorto a nuova vita, con il Castelluccio restaurato e le imbellettate case del contado, ora affacciate sull’elegante pavé a coda di pavone della piazza del Municipio, e con l’elettrizzante fermento culturale che si respira già fuori della cinta muraria e che sicuramente fa rodere il fegato a fior di città d’arte. Ma un giorno qualcosa di molto brutto, un violento sisma, arriva inclemente a distruggere ampia parte del centro storico, gettando nella disperazione i propiziesi che tanto amano il loro paese. La villa del Comune sembra una scatola con il coperchio sfondato; il pavé è sprofondato quasi agli inferi; i lampioni, ora ciechi e senza luce, con le bocce frantumate, appaiono piegati alla catastrofe; le botteghe e le abitazioni sono squarciate, orribilmente. Felice Rondinella, appassionato sindaco, vive l’immane disastro come un fallimento personale, e Padre Tobia si sente troppo stanco per portare il peso della croce. Perché non si tratta solo del terremoto: al borgo i peccati sono diventati incontenibili e le confessioni scandalo allo stato puro. Non si capisce più nulla, tutto è sottosopra. L’unico fatto certo è che il professor Tranquillo Conforti, trovato a terra nella Viottola Scura, non ha avuto un infarto mentre scappava, spaventato dalle scosse, ma è stato ucciso. Un assassino a Borgo Propizio? La faccenda si complica… 
Titolo: Un terremoto a Borgo Propizio
Autore: Loredana Limone
Editore: TEA
N.Pagine: 387
Anno di  pubblicazione: 2016
ISBN: 978-8850243273

Eccomi qui, anch'io giunta all'appuntamento con il terzo romanzo che racconta la vita di Borgo Propizio, il posto in cui vorrei vivere da quando l'ho conosciuto attraverso il primo libro di questa saga. Come già ho detto nelle recensioni dei romanzi precedenti, il protagonista di queste storie è proprio il Borgo, che tra le sue strade ospita la vita e le vicissitudini di molti personaggi meravigliosi.
Ritroviamo quindi, oltre naturalmente al Borgo, anche Mariolina sposata al suo Ruggero, Marietta che ha smesso i panni dell'eterna zitella per vestire quelli più scomodi di fidanzata "di facciata" del sindaco Felice Rondinella, il quale ha bisogno di tacitare le voci di paese (peraltro fondate) che lo sanno preferire compagnie più testosteroniche. Ci sono poi Claudia e Cesare, coniugi ritrovatisi dopo una crisi e la figlia Belinda che alterna alle scaramucce amorose con Francesco, la conduzione insieme a zia Letizia, della famosa latteria del paese. E ritroviamo tutta una serie di personaggi mirabilmente descritti: il sibilante arrotino, lo spinoso elettricista, la sdrucita sartina, la querula maestra.
La vita prosegue tra alti e bassi, ma il Borgo verrà messo a dura prova da un evento tanto imprevisto quanto sconvolgente: un terremoto di forte magnitudo che devasterà tutta la parte storica del rinato Borgo. Anche la latteria di Belinda, fiore all'occhiello dell'economia borghigiana, nonchè l'elemento che aveva dato il via alla rinascita del Borgo stesso, ne verrà completamente distrutta.

"...il borgo giaceva ferito, violato, flagellato; sfregiato, straziato, spezzato; dissanguato, scannato, scarnificato. Smarrito."

E insieme al Borgo, quasi fosse l'anima che abita anche i suoi borghigiani, il terremoto provocherà scosse e danni anche agli equilibri creati, ai rapporti consolidati e alla stabilità emotiva dei vari personaggi. Ognuno di loro si troverà a fare un bilancio della propria vita e delle proprie scelte e la terra tremerà anche nei loro cuori, oltre che sotto ai loro piedi. Decisioni importanti andranno prese e alle volte riviste.
Il terremoto causerà anche delle vittime, sette per la precisione, ma durante la conta si aggiungerà un'ottava vittima, l'assessore Tranquillo Conforti, morto però  per mano umana. E il commissario Saltalamacchia dovrà scovare l'assassino. 
Come nei precedenti romanzi, anche in questo terzo episodio ho ritrovato gli elementi che mi hanno fatto amare la scrittura di Loredana Limone: il romanticismo, una punta di giallo e la capacità di descrivere la vita di tutti i giorni rendendomi partecipe e facendomi sentire a mia volta di casa.
Riusciranno i borghigiani a trovare la forza di rimettersi in piedi e ridare nuova vita al loro e nostro amato Borgo? Le battute finali ci fanno respirare aria di speranza e di rinascita, e io aspetto con ansia l'uscita del quarto capitolo (che pare sia imminente) per sapere come se la caveranno questa volta i "miei concittadini".

"L'amore dà molti diritti. Il diritto di amare, naturalmente, e il diritto di non amare più, che è il rovescio della stessa medaglia, e a volte può essere doloroso tanto per chi lo esercita che per chi lo subisce; il diritto di restare e quello di andare. Poi il diritto di dimenticare, e questo è il più bello. Infine il diritto di ricordare, il più crudele..."
VOTO:

venerdì 23 dicembre 2016

Morte di un uomo felice - Giorgio Fontana

Trama: Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell'assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l'inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie. Dall'inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un'azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non potè mai perdonare per la sua ribellione all'ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell'unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla. L'inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all'uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l'origine delle ferite che stanno attraversando il Paese...
Titolo: Morte di un uomo felice
Autore: Giorgio Fontana
Casa Editrice: Sellerio
Pagine: 261
Anno pubblicazione: 2014




Più un libro ti ha toccata, umanamente e intellettualmente, è più è difficile scriverne. Eppure è un atto dovuto, perché libri di questo tipo dovrebbero essere letti e riletti, discussi e commentati, possibilmente nelle scuole, altrimenti in famiglia, ma lo so...questa è utopia. Oppure non lo è: proprio da qui inizia la missione di un lettore che non legge solo per il piacere della lettura, ma anche per propagarne la bellezza. Questo libro dobbiamo regalarlo a Natale e ai compleanni, dobbiamo tenerlo in biblioteca, sempre in posizione strategica, dobbiamo consigliarlo e promuoverlo.
Dopo che per sei righe ho preso il volo, metaforicamente, devo tornare ad una dimensione più terrena: ammetto che questo non è un romanzo facile, di quelli che si leggono senza far fatica. Giorgio Fontana non usa nessun mezzo facile per tenerci avvinti, nessun trucco: la storia procede da sola, rigorosa, chiara e senza ammiccamenti. Ho impiegato ben due settimane per terminarlo, ma mai una volta ho avuto la tentazione di abbandonare la lettura e  superata la metà ho ricevuto la ricompensa che mi aspettavo. La storia si è aperta in un modo tale che mi sono trovata disarmata ed avvinta, impotente e allo stesso tempo partecipe. Il protagonista Giacomo Colnaghi è un magistrato che indaga su di un gruppo di brigatisti. Lo fa con impegno e dedizione, con i suoi precetti da cristiano e con il desiderio di comprendere. Siamo a Milano nel 1981, ma la storia si sviluppa su due piani con salti temporali nel passato nel quale ci viene raccontata la presa di coscienza del padre di Giacomo che durante la seconda guerra mondiale si unirà ai partigiani e troverà la morte per un atto di sabotaggio perpetrato ai danni dei fascisti. Giacomo pensa costantemente a questo padre e alla sua eredità.
Seguiamo il protagonista nella sua indagine, nell'interrogatorio con il brigatista, per arrivare alla sua concezione di ciò che dovrebbe essere un magistrato:

"Se cominciamo a gridare i numeri, è finita davvero. Forse è quello che la gente vuole da noi, e credo che la stragrande maggioranza dei magistrati, di fondo la pensi così. Ma allora tanto vale. Allora non c'è più differenza: dipende tutto dal metro che vuoi applicare, dal potere che ci domina in un certo momento. Un magistrato non dovrebbe mai ridursi a questo. Siamo le uniche persone che possono rimettere insieme in qualche modo i pezzi di ciò che è andato in frantumi. Una morte, un furto, una violenza: anche la più piccola. E' tutto sotto la nostra responsabilità, Roberto: aiutare le persone, non trattarle come parti nel gioco del processo. Eccezioni sempre, errori mai."

La fine è nota, ma il percorso è tutto da comprendere, da leggere piano ripensando agli accadimenti. Questo romanzo racconta un periodo nero della nostra storia e il fatto che lo scrittore sia nato proprio nell'anno in cui sviluppa la storia testimonia di come si possa arrivare a comprendere un periodo storico senza averlo vissuto in prima persona e Fontana lo fa con la sua sensibilità di scrittore e la sua prosa pulita che rimanda a classici del passato (ho pensato spesso ad un certo Calvino mentre leggevo).
Questo libro mi ricorda inoltre che non sempre si può leggere solo per il piacere della lettura, a volte dobbiamo chiedere a noi stessi qualcosa in più che una soddisfazione intensa, ma effimera e in questo modo superiamo il confine che separa un bel libro da un libro indispensabile.
Io ho intenzione di proseguire su questa strada (ovviamente non per tutti i libri che leggerò d'ora in avanti) e mi riprometto di approfondire gli Anni di Piombo grazie a "Come batte forte il tuo cuore" di Benedetta Tobagi, autrice che lo stesso Fontana cita nei ringraziamenti.
Serve scriverlo? Questo libro merita il punteggio più alto
Voto: 5





 









mercoledì 21 dicembre 2016

Le tartarughe tornano sempre - Enzo Gianmaria Napolillo - (Il pensiero di Stefi)

TRAMA: Salvatore è nato quando in pochi conoscevano il nome della sua isola: un luogo di frontiera posto alla fine del mondo, con il mare blu e la terra arsa dal sole. È cresciuto sulle barche, vicino alle cassette di alici, con lo sguardo nell’azzurro, sopra e intorno a lui. Forse è lì che tutto è cominciato, tra ghirigori nell’acqua e soffi nel vento. Di sicuro è lì che ha conosciuto Giulia, anche se lei vive a Milano con i genitori emigrati per inseguire lavoro e successo.
Da sempre Giulia e Salvatore aspettano l’estate per rivedersi: mani che si intrecciano e non vogliono lasciarsi, sussurri e promesse. Poi, d’inverno, tante lettere in una busta rosa per non sentirsi soli. Finché, una mattina, nell’estate in cui tutto cambierà, Giulia e Salvatore scoprono il corpo di un ragazzino che rotola sul bagnasciuga come una marionetta e tanti altri cadaveri nell’acqua, affogati per scappare dalla fame, dalla violenza, dalla guerra.
Gli sbarchi dei migranti cominciano e non smettono più. L’isola muta volto, i turisti se ne vanno, gli abitanti aiutano come possono. Quando Giulia torna a Milano, il filo che la lega a Salvatore si allenta. La vita non è più solo attesa dell’estate e amore sincero, corse in spiaggia e lanterne di carta lanciate nel vento in una notte stellata. La vita è anche uno schiaffo, un risveglio, la presa di coscienza che al mondo esistono dolore e differenze. Una scoperta che travolge i due ragazzi e che darà valore a tutte le loro scelte, alla loro distanza e alla loro vicinanza.
Giulia e Salvatore ora ne sono sicuri. L'isola è di chi rimane e di chi arriva. Non di chi se ne va. Non di chi dimentica.
Titolo: Le tartarughe tornano sempre
Autore: Enzo Gianmaria Napolillo
Editore: Feltrinelli
N.Pagine: 224
ISBN: 9788807031243  
Ci sono libri che ti conquistano, che ti entrano nel cuore, alcuni pian pianino, altri con prepotenza. Per alcuni le parole escono fluide e mettere i pensieri su carta è compito facile, per altri le parole sono talmente tante che girano nella testa, si accavallano e sgomitano per uscire.
Questo libro fa parte di quest'ultima categoria, quindi ce la metterò tutta per raccontarvi cosa mi ha suscitato e spero di riuscire a trasmettervi quanto più possibile di quello che mi è passato dagli occhi ed entrato nel cuore, e lì è rimasto (so già che non riuscirò a dire tutto...)
La storia è quella di Salvatore e Giulia, lui isolano, lei figlia di un isolano che ha cercato fortuna al nord e ogni anno ritorna all'isola per le vacanze con la famiglia.
Salvatore e Giulia, prima compagni di giochi, si scoprono innamorati e alternano le estati di corse a mozzafiato e tramonti da riempire gli occhi e il cuore a lunghi inverni di lontananza, interrotta solo dalle lettere che si scambiano in attesa di potersi riabbracciare e reimpossessarsi dell'altra parte, quella che li completa e permette loro di respirare e vivere pienamente. 

"Il loro alfabeto, fonte e miniera di qualsiasi legame."

Fino all'estate in cui un tragico avvenimento sovverte tutti gli equilibri: un barcone carico di migranti naufraga sulle coste dell'isola e Salvatore e Giulia si trovano impreparati ad assistere allo spettacolo della morte, quella fisica di molte persone, e la morte della speranza in un futuro possibile, se non migliore.

"Sul volto un'ombra porta via l'infanzia e l'adolescenza. Nessuno li aveva preparati alla morte." 

Da quel momento ogni equilibrio si romperà, quello dei due ragazzi che ne trarranno forza e determinazione, ma troveranno anche ostacoli che li faranno inciampare, cadere e rialzare più e più volte, e quello di una terra che nella sua apertura all'accoglimento troverà risposte di chiusura e abbandono.

"Un paese che si scorda di essere stato un popolo migrante non ha futuro nè passato."
Questo è un libro che racconta l'amore, nelle sue svariate accezioni e sfumature. 
L'amore puro di due bambini che crescono attraversando mille vicissitudini, incontrandosi, allontanandosi, abbracciandosi nuovamente, sempre custodendo intatto dentro di loro quel sentimento.
L'amore carnale, forte e indissolubile per la propria terra, quella che ti ha partorito così come sei, mettendo dentro di te un pezzettino di radice che niente potrà estirpare.
L'amore universale per il proprio fratello, di qualunque razza, colore, lingua esso sia.
L'amore di un genitore per il proprio figlio, quello semplice e schietto dei genitori di Salvatore, fatto di sugo al pomodoro fresco e pacche sulle spalle, e quello più nascosto, più difficile da esprimere, del padre di Giulia che si concretizza in un futuro scritto e sicuro, anche se non desiderato. 
L'amore negato, non corrisposto, di Alida, l'amica di Salvatore che vorrebbe essere qualcosa in più, ma che pur di vederlo felice baratta la sua felicità.
Napolillo non tratta un tema semplice, ma lo fa con garbo e poesia, ci parla di fatti tragici semplicemente raccontando, mai urlando, e mettendo il lettore di fronte ad una realtà ormai talmente abusata da risultare quasi "normale", ma che mostrata attraverso gli occhi di due ragazzi spensierati e innamorati, prorompe in tutto il suo orrore.

"Male e bene non hanno distinzioni così nette, ... non esistono un noi e un loro, ma solo persone."

Alla fine, nei ringraziamenti, l'autore ringrazia chi sta leggendo. Io mi sento di ringraziare lui, dal profondo del cuore, per averci regalato questa storia e per aver cercato, con gentilezza, di scuotere gli animi. Il mio l'ha scosso di sicuro.
VOTO 





lunedì 19 dicembre 2016

Harry Potter e la Maledizione dell'Erede - J. K. Rowling

Trama: È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell'eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l'oscurità proviene da luoghi inaspettati.
Basato su una nuova storia originale scritta da J.K. Rowling, Jack Thorne e John Tiffany, Harry Potter and the Cursed Child, una nuova opera teatrale di Jack Thorne, è la prima storia ufficiale di Harry Potter rappresentata a teatro.

Titolo: Harry Potter e la Maledizione dell'Erede
Autori: J.K.Rowling, John Tiffany, Jack Thorne
Editore: Salani
N.pagine: 368
Anno di uscita: 2016
  ISBN: 978-8869187490
- In blu gli interventi di Stefi -
Sabato scorso, dopo aver rivisto per la quarta volta Harry Potter e i doni della morte parte seconda, ho fatto un grande sospiro e mi sono persa in fantasticherie che riguardavano la grandezza del mio personaggio preferito, ossia Severus Piton.
La mattina dopo ho deciso di leggere il testo dell'opera teatrale "Harry Potter e la maledizione dell'erede" perché mi era venuta una voglia mattissima di ritrovare Hermione, Ron, Draco, Piton e anche Harry . E l'hai fatto a tradimento! Mica lo sapevo che avevi deciso di leggerlo. Il fatto che il giorno dopo io abbia deciso di leggere lo stesso libro ha dell'inquietante...che sia stato "tu sai chi" ad inserirsi nella mia testa? (Chiunque abbia intenzione di fare battute scontate sulle voci nella mia testa è pregato di tapparsi la bocca!) Il fatto di dover leggere un testo teatrale mi disturbava un po', ma non potendo leggere un romanzo mi sono accontentata. A me invece questa cosa non ha disturbato troppo, perchè ho cercato di immaginarmelo visto da una poltrona di teatro, oltretutto mi piacerebbe vedere come hanno realizzato tutte le scene di magia, in teatro non deve essere cosa semplice (qualcuno si offre per portamici?) In poche ore l'ho finito e sul momento la mia sensazione è stata positiva. Ancora adesso lo è, in parte, ma dopo una settimana alcune riflessioni si sono fatte strada.
L'intreccio è molto interessante e pieno di colpi di scena e ho amato moltissimo i due giovani protagonisti, Albus Severus figlio di Harry e Scorpius figlio di Draco. Scorpius ha delle caratteristiche che me lo hanno fatto amare dal primo istante: autoironico, leale, divertente, secchione e affettuoso. Un personaggio che conquista, come intenerisce la sua cotta per Rose, figlia di Ron e Hermione. La sua amicizia con Albus li rende una coppia altamente improbabile e allo stesso tempo irresistibile. Due nerd, due sfigati, ma intensi, veri, in grado di suscitare nel lettore un'empatia che Harry non ha mai suscitato, almeno a me nei primi quattro libri, se devo dirvela tutta. Io invece ho sempre avuto simpatia per Harry, anche se non è mai stato il mio personaggio preferito. Albus e Scorpius invece mi sono piaciuti da subito, mi è piaciuta la loro complicità e il senso di incompletezza che la mancanza di uno dei due crea nell'altro.
E Harry? In questo libro è un riflesso scialbo dell'Harry che conosciamo. Sembra un grande freddo della magia: ritroviamo tutti invecchiati, imbolsiti, dei quarantenni che sembra abbiano rinunciato a proprio sogni.  Ecco, in questo libro Harry l'ho trovato insopportabilmente inconsistente, succube degli eventi e di una moglie che nelle avventure precedenti era stata tratteggiata in modo molto diverso. Tutti tranne Draco. Lui in questo libro ha un aura diversa: un grande amore finito male, un figlio che ama più di se stesso, la sua solita antipatia, ma così umana e comprensibile da risultare molto più attraente delle arie da primo della classe di Harry. Vi sieti mai chiesti cosa significhi essere Draco? Che personaggio tragico sia? Mai totalmente votato al male, ma non predisposto al bene, spezzato in due. Molto moderno. E che emozione quando in questo libro confesserà che quello che gli è mancato sono stati due amici sinceri e leali come Hermione e Ron. Lo so che lo scrivo spesso, ma che brividi! La confessione di ciò che si era già intuito nei precedenti libri, d'altronde a chi non verrebbe l'acido a vedere il Trio Lescano che ne combina di cotte e di crude, vìola tutte le regole e puntualmente finisce lodato e fa guadagnare punti alla propria Casa! Io qualche volta mi ci sono trovata nelle sue scarpe e se avessi avuto una bacchetta magica sotto mano qualche ossicino lo avrei rotto...E invece mi sono dovuta accontentare di un Malox! Ho sempre sognato un improbabile amicizia tra lui ed Harry e in questa storia... Allora non è vero che ci tieni a Draco, povera stella!
Non voglio spoilerare, ma questo libro mi ha dato l'ennesima conferma che dentro la testa della Rowling ci sono le altre storie che vorrei leggere. Amicizia, lealtà, eroismo, Piton (aaaaah, Piton...) e il suo coraggio e allo stesso tempo tutti i toni di grigio che rendono vitale il bisogno di magia, gli errori e la redenzione, i chiaroscuri. (Viva i colori! Quelli chiari e quelli scuri!)
Albus che incarna il conflitto padre figlio, Harry che dice cose che mai andrebbero dette. Tutto.
E niente in un certo senso.
Perché questo testo condensa tanti anni in poche pagine e io invece voglio libri e libri, per sviluppare piano le storie che mi incantano, voglio chilometri di parole e questo mi pare solo il trailer di un film che non vedrò mai. Me lo proietto in testa e comunque ci spero. (Aaaaaaaah! Ma allora non sono solo io a sentire le voci e vedere film che non esistono...)
L'ho scritto e lo ribadisco, il nome di questa scrittrice potrei farmelo tatuare su un braccio: non sono acritica, ma faccio parte del suo esercito. Non è che adesso parti e ammazzi qualcuno a legnate urlando Adava Kedavra? Io resto in casa per un paio di giorni...sia mai!
In conclusione il libro, l'idea e la trama mi sono piaciute, ma se non si fosse ancora capito voglio il romanzo.
Io aspetto fiduciosa, senza urlare Avada Kevadra, Bacci stai tranquilla! Un esercito di lettori è una forza inesorabile, ma pacifica.







VOTO:

venerdì 16 dicembre 2016

The Academy - Amelia Drake

Trama: Twelve ha dodici anni e non è mai uscita dall'orfanotrofio Moser, alla periferia della grande città di Danubia. Non sa chi siano i suoi genitori e non ha nemmeno un nome: solo un numero, Twelve, appunto, perché è stata la dodicesima trovatella del suo anno. A Danubia ci sono diciotto Accademie: quella dei Musicanti e quella degli Alchimisti, quella degli Scribi e quella dei Servitori... Ed è proprio questo il sogno di Twelve: frequentare l'Accademia di Servizio e diventare una cameriera, magari una hostess in divisa impeccabile in una delle ville della città. Dopo uno strano esame di ammissione, per Twelve viene finalmente il momento di lasciare l'orfanotrofio e realizzare il suo sogno. Ma la carrozza su cui sta viaggiando finisce nel fiume per un'esplosione: un complotto porta Twelve in un'Accademia ben diversa, che sui registri della città non compare. La Diciannovesima. Nella grande città di Danubia, in un'isola abbandonata, si nasconde infatti una scuola proibita, di cui nessuno conosce l'esistenza. E lei è stata scelta per farne parte.
Titolo: The Academy Vol. I
Autore: Amelia Drake (ossia Pierdomenico Baccalario e Davide Morosinotto)
Casa editrice: Rizzoli
Annno Pubblicazione: 2015
Pagine: 301


In questo periodo sto leggendo un libro che mi piace, ma che riesco ad affrontare solo a piccoli brani perché ha un'intensità che mi spaventa (ve ne parlerò, si tratta di "Morte di un uomo felice" di Giorgio Fontana) e così ho spezzato la tensione con un libro per ragazzi che ho letto in una giornata, in un sorso potrei dire e che mi ha lasciato la voglia di leggerne il seguito.
Sto parlando del libro The Academy Vol I (oramai è già uscito il terzo della serie) che racconta le avventure di Twelve, una trovatella che....ecco se un po' mi conoscete saprete che odio riassumere i libri, quindi vi rimando alla trama qui sopra e vado al sodo. Questo libro non è un fantasy, perché eventi soprannaturali non ne accadono, si parla di piuttosto di destrezza, di intelligenza, di agilità, di acume. Questo è un libro avventuroso. Si parte da una tipica ambientazione dal gusto dickensiano con un'orfanella che dovrà entrare nel mondo e venire assegnata ad un'accademia per imparare una professione (cameriera o hostess), in una realtà non ben collocata nel tempo passato, per ritrovarci poi in un'Accademia ben strana, dove si impara l'arte del furto, dove si viene addestrati per diventare Lord, Acrobati o Spazzacamino. Twelve stringerà nuove amicizie, si prenderà cura di una piccola amica capitata per caso in questa avventura insieme a lei e scoprirà che il mondo è un posto peggiore di quello che immaginava, un luogo fatto di ombre e di chiaroscuri. Chi è suo amico e chi invece è un lupo travestito da agnello?
Il suo apprendistato sarà duro e allo stesso tempo le svelerà una se stessa diversa, forte e decisa.
Questo romanzo, che pure può essere letto a partire dai dieci anni, non lascia insoddisfatto il lettore adulto. Mi sono un po' emozionata: conoscevo tutti gli ingredienti, ma venivano miscelati in modo accattivante. Il finale ha appagato le mie aspettative in una scena corale che mi ha regalato una sensazione provata, a volte, leggendo Harry Potter. Il fatto è che talvolta anche noi adulti abbiamo la necessità di lasciarci andare, di sognare di avere un dono particolare, di trovarci a combattere il male, sostenendo un'ideale e questi libri sono perfetti per mettere le ali a questi inconfessabili aspirazioni.
Chi non ha sognato di fare grandi cose, non per finire sul giornale, ma per far trionfare la giustizia e la verità?
Potrà sembrare puerile, ma mi concedo, con questi libri, un respiro diverso, di un impossibile che diventa possibile. Attendo Twelve alle prossime avventure, lei che si arrampica sui tetti con la grazia di un felino e io qui, ippopotamo in un negozio di cristalli. Eppure mentre leggo sono leggiadra come lei. Ogni libro opera una magia.
Complimenti al duo Baccalario/Morosinotto alias Amelia Drake per la capacità di intrattenere il lettore e coinvolgerlo con una naturalezza ammirevole. Un libro perfetto da regalare a Natale a giovani lettori o lettrici che ancora non abbiano dipendenza da libri come After o Il mio disastro sei tu e simili.
Voto: 3.5



mercoledì 14 dicembre 2016

Per sempre tuo - Daniel Glattauer

TRAMA
Hannes Bergtaler entra nella vita di Judith, single fra i trenta e i quarant’anni, trafiggendole… un tallone al supermercato. Non passa molto tempo, ed ecco che Hannes spunta nel raffinato negozietto di lampade che Judith gestisce insieme alla giovane Bianca. Le regala fiori, organizza cene romantiche e in breve i due iniziano a frequentarsi assiduamente. All’inizio è tutto perfetto. Hannes, architetto di successo, non solo è il sogno di qualsiasi suocera, ma in un attimo conquista anche l’intera cerchia di amici di Judith. E lei è più che lusingata di essere messa su un piedistallo da un uomo che non sembra volere altro che adorarla. A poco a poco, però, Judith comincia a sentirsi sempre più oppressa dalle continue prove d’amore di Hannes, sempre più soffocata dalle sue attenzioni. Si sente chiusa in gabbia, sotto controllo. Tutti i suoi tentativi di escluderlo dalla propria vita falliscono. Lui la perseguita persino nei sogni, e quando lei si sveglia è di nuovo lì che l’aspetta... È Judith che non riesce a riconoscere l’uomo perfetto neanche quando ci sbatte contro, oppure Hannes ha davvero un lato oscuro? Un’appassionante storia di amore e ossessione: dopo il grandissimo successo di Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer sfida nuovamente le leggi del genere romantico, questa volta aggiungendo un elettrizzante tocco di suspense

Titolo: Per sempre tuo
Autore: Daniel Glattauer
Traduttore: Leonella Basiglini
Editore: Feltrinelli
N.pagine: 184
Anno di pubblicazione: 2012
ISBN: 9788807019241
 
Comincio con il dire che Glattauer è un autore che non mi ispirava troppo, ma un po' mi incuriosiva. Quando è stato dato come bonus nella challenge LGS ho glissato perché trattavasi di un epistolare (genere che mi provoca orticaria, ma che prima o poi affronterò), ma leggendone pareri positivi una noticina l'avevo presa. Quando Chiara del blog La lettrice sulle nuvole  ha proposto come lettura sparpagliata proprio Glattauer e trattandosi di un libro relativamente breve, mi sono detta "Ecco l'occasione per conoscerlo". Ecco, l'ho conosciuto e sto a posto così...
Partiamo dalla storia, che tutto sommato non mi è dispiaciuta: è la storia di un'ossessione amorosa della quale Judith è vittima e Hannes carnefice. Si incontrano per caso al supermercato, lui con un carrello contenente principalmente banane (e qui mi sono chiesta se allevasse scimmie...) urta la caviglia di lei; lei si augura che non le abbia lacerato il tendine d'Achille...ora, ciccina, aveva un carrello, mica un tir carico di caschi di banane...
Ecco, veniamo al punto dolente: lo stile narrativo. L'ho trovato irritante e insopportabile e ora mi spiego meglio.
Non so se tutti i suoi libri siano così (e non voglio scoprirlo), ma questo ha un occhio di riguardo per i malati di Alzheimer: "Hannes Bergtaler, 42 anni, architetto, dalla splendida dentatura" lo troviamo scritto anche due paragrafi dopo (paro paro, eh!) e due paragrafi dopo, un'altra volta (considerando che in tutto il libro consta di 184 pagine, fate voi)...metti che uno soffra di perdita di memoria a breve termine, il Daniel ti viene in aiuto! Il divano di Judith è giallo ocra e non c'è modo di scordarselo perché ogni volta che questa crista gli passa davanti, il Daniel ci ricorda che è proprio giallo ocra, mai una macchia, un'ombreggiatura, sempre giallo ocra è!
Vogliamo poi parlare della splendida dentatura di questo esemplare maschile? Per chi l'avesse scordato, parlo di Hannes Bergtaler, architetto, 42 anni: ebbene a pag.13 troveremo scritto "proprio un bel sorriso,...incorniciato...da una sessantina di denti bianchi splendenti"...SESSANTA DENTI? Che è? Uno squalo? Poi ripete più e più volte che questa meravigliosa dentatura l'ha ereditata da nonna sua, e qui ho capito: nonna sua era uno squalo! E lui ne ha ereditato la dentiera che sfoggia per accalappiare povere donne sole!
Altro punto moooolto dolente: i dialoghi. Al di là dell'impaginazione che non prevede un capoverso ad ogni battuta, ma vengono scritte tutte di seguito (lo so, sono puntigliosa e scassaballe) ma il particolare più succoso è che per ogni dialogo (tutti, tutti, tutti) troviamo  - Lei: "Non era poi così grave". Lui: "Bene, bene". Lei: "Già". Lui: "Vabbè". Lei: "Eh sì" (se ve lo state chiedendo, sì! ho copiato pari pari dal libro!). Ad un certo punto del libro c'è un upgrade: da Lei e Lui si passa ai nomi propri. MA CHE E'?!?!?! Ritornando al numero di pagine, 186, togliendo tutti i Lei, Lui, Judith, Hannes, e la Pippa di tu sorella, il tutto si riduce di una buona ottantina di pagine, su per giù.
Ultimo particolare succoso: Judith lavora in un negozio di lampade, e ad ad ogni lampadina accesa che troviamo (ma mica solo nel negozio eh, O-V-U-N-Q-U-E), ci viene specificato il tipo di lampada che la circonda: di Rotterdam, di Liegi, di Praga, di Cracovia...una di Pordenone gliela avrei volentieri fracassata in testa!
Conclusione: sono felice di aver fatto la conoscenza di Glattauer, ora so da quale autore stare alla larga: mi rifiuto anche di fare la spesa se la lista l'ha scritta lui (che poi ci saranno scritte solo banane!).
Ringrazio Chiara per avermi dato la possibilità di togliermi il dubbio con un libro veloce e scorrevole e di divertirmi nell'inserire tutti i commenti. In bocca al lupo a chi verrà dopo di me, io nel frattempo...stiro!

lunedì 12 dicembre 2016

Hotel Du Barry - Lesley Truffle


TRAMA
Di solito i bambini abbandonati vengono lasciati sulla porta di ospedali ed orfanotrofi, oppure tra gli scaffali di tetri grandi magazzini o in sudice stazioni ferroviarie. La neonata conosciuta come "la bambina dell'Hotel du Barry", invece, è avvolta in un paio di mutandoni da donna e appesa al filo del bucato nel cortile della lavanderia del lussuoso albergo londinese, miracolosamente scampato ai bombardamenti della prima guerra mondiale. Conquistati dal sorriso della piccina, i membri del personale decidono all'unanimità di tenerla con loro e con mezzi non del tutto ortodossi convincono il proprietario, Daniel, ad adottarla. Cat cresce così amata e coccolata sia dallo staff che dagli ospiti dell'hotel, ugualmente a proprio agio nella sontuosa suite del nono piano e nel labirinto di corridoi dello scantinato. Molti anni dopo, quando Daniel du Barry muore in circostanze a dir poco sospette, Cat decide di risolvere il mistero, e chiede aiuto ai membri della sua insolita famiglia dal detective dell'albergo al gigolò irlandese, dalla compassionevole prima governante alla seducente cameriera perché l'aiutino a inchiodare l'assassino dell'uomo che le ha fatto da padre.
Titolo: Hotel Du Barry
Autore: Lesley Truffle
Traduttore: Cristina Ingiardi
Editore: Harper Collins
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788869051579
Oggi vi parlo di un libro che ho desiderato leggere fin dalla prima volta che ne ho visto la copertina e letto la sinossi.
Il romanzo si svolge nella Londra degli anni '30 e inizia con il ritrovamento di una neonata infilata in un paio di mutandoni appesi tra la biancheria del prestigioso Hotel Du Barry da parte di un paio di dipendenti dello stesso. Questa neonata dall'indole mite e dal carattere pacifico e allegro conquista subito il personale dell'albergo, che decide di adottarla spacciandola per la figlia della cameriera, l'orfana sedicenne Mary Maguire. Tutto il personale fa a gara per occuparsi della piccola, finché il proprietario dell'albergo, Daniel Du Barry scopre la sua presenza e decide di adottarla, dandole così una vita dignitosa e un futuro prospero.
Daniel è il giovane proprietario gay di una catena di alberghi sparsi per l'Europa e vede in quell'orfanella l'unica possibilità di avere un erede che continui la sua opera e la battezza con il nome di Caterina Anastasia Lucinda Du Barry, unendo il nome della defunta madre, Lucinda, a quello meno sentimentale ma molto più allegro del costoso champagne servito nei loro Hotel e bevanda prediletta del bel mondo. Per poterle dare una parvenza di famiglia decide quindi di contrarre un matrimonio di facciata con Edwina, la sorella gemella del suo primo amore, morto tragicamente in un incidente stradale. Gli anni scorrono tranquillamente tra feste sfarzose, "inciuci" piccanti tra il personale e gli ospiti dell'hotel, atti di generosità di Daniel verso i meno fortunati e la trasformazione di Edwina nella classica matrigna acida. Daniel trova un nuovo amore, Michael, con il quale cresce Caterina nell'amore e nella spensieratezza. Tutto questo cambia improvvisamente durante una vacanza che Caterina trascorre a Venezia con Daniel, Michael e Mary, che nel frattempo è diventata la segretaria di Daniel. Un evento tragico li farà rientrare a Londra e sovvertirà il clima spensierato fino alla morte per apparente suicidio di Daniel.
Le prime battute scorrono piacevolmente, la scrittura è frizzante e briosa fino alla vacanza veneziana, dopodichè la scrittura diventa altalenante, spesso noiosa, durante alcuni accadimenti il ritmo sale, salvo poi crollare di nuovo in un noioso brodo allungato.
L'idea di base è buona e secondo me poteva essere sicuramente sfruttata meglio; ho apprezzato la descrizione dell'atmosfera degli ambienti ricchi in contrapposizione col degrado che lo circonda, ma purtroppo non sono riuscita ad entrare in empatia con nessun personaggio, nemmeno la "matrigna cattiva" è riuscita a suscitarmi sentimenti forti, solo qualche momento di fastidio.
Al termine del romanzo, poi, ci sono un paio di pagine che raccontano un episodio surreale che forse voleva creare una parentesi simpatica, ma che io ho trovato assolutamente inutile e privo di senso.
Come dicono tutti (o quasi) i protagonisti "Santa Patata!": avrebbe potuto essere amore, invece non era nemmeno un calesse!
VOTO


venerdì 9 dicembre 2016

Perchè te lo dico io! Consigli per giovani lettori...a quattro mani e a due teste


Io e Chiara, ossia La lettrice sulle nuvole non abbiamo esattamente gli stessi gusti in fatto di libri in quanto lei legge prevalentemente romance e fantasy mentre la sottoscritta, a parte la ricerca del giallo perfetto, è appassionata di narrativa italiana e leggermente allergica alle storie d'amore, anzi al romanticismo...che l'amore è sempre una bella cosa! Pur così differenti io e Chiara  abbiamo scoperto di avere in comune una passione spropositata per la letteratura per ragazzi ossia per i libri che vengono classificati con il termine odiosissimo di Young Adult. Da cosa nasce cosa e mentre discorrevamo in chat di un romanzo che ci aveva deluse (per i curiosi "Solo Flora" di Stefania Bertola e no, non lo recensiremo, nel caso ve lo chiedeste), abbiamo iniziato a fare discorsi sul valore e l'importanza di questa narrativa per giovani e poi come dice il GGG (e se non lo conoscete peggio per voi) abbiamo avuto il cosiddetto "Lampone di genio". Perché non fare una rubrica fissa, ma a periodicità "assolutamente-solo-quando-ci-garba" in cui io recensisco un YA consigliatomi da lei e lei uno consigliato da me? In questo modo entreremo una nei panni dell'altra e renderemo (spero) un buon servizio a questa narrativa che è importante per il tipo di pubblico a cui si rivolge, ma che allo stesso tempo è fruibile da tutti perché un buon libro è un buon libro.
Quindi ecco qui il nostro...Perché te lo dico io!


Titolo: Ti darò il sole
Autore: Jandy Nelson
Casa Editrice: Rizzoli
Anno Pubblicazione: 2016
Pagine: 485
Sinossi: Solo un paio d'ore dividono Noah da Jude, ma a guardarli non si direbbe nemmeno che sono fratelli: se Noah è la luna, solitaria e piena di incanto, Jude è il sole, sfrontata e a proprio agio con tutti. Eppure i due gemelli sono legatissimi, quasi avessero un’anima sola. A tredici anni, su insistenza dell’adorata madre stanno per iscriversi a una prestigiosa accademia d’arte. Tecnicamente è Noah ad avere il posto in tasca – è lui quello pieno di talento, il rivoluzionario, l’unico che nella testa ha un intero museo invisibile – e invece in un salto temporale di tre anni scopriamo che è Jude ad avercela fatta, ma anche che i due fratelli non si parlano più, che Noah ha smesso di dipingere, che si è normalizzato, e che Jude si è ritirata dal mondo che tanto le calzava a pennello. Cos’ha potuto scuotere il loro legame così nel profondo? In un racconto a due voci e a due tempi, Noah e Jude ci precipitano tra i segreti e le crepe che inevitabilmente si aprono affacciandosi all’età adulta, ma anche nelle coincidenze che li risospingono vicini, laddove, forse, il mondo può ancora essere ricucito.
Chiara lo consiglia perché:
Perché è un libro che scalda il cuore. I personaggi sono tutti particolari ma molto possibili e non puoi non amarli. Sbagliano e ne pagano le conseguenze ma durante il racconto crescono e maturano. Mi è venuta voglia di entrare dentro il libro e abbracciarli tutti. E' un libro ricco di passioni le cui emozioni sono sparate al massimo, proprio come si provano durante l'adolescenza. E lascia un senso di speranza, che non guasta mai.


Mentre leggevo questo libro pensavo "Tormento ed estasi" e anche oggi mi si riproponeva la contrapposizione mentre ragionavo su come recensirlo. Un libro denso di eventi e di sentimenti: morti, rivelazioni, tradimenti, gesti eclatanti. E poi anche l'amore per l'arte nelle forme della pittura e della scultura. Questo aspetto è importantissimo nel libro perché pare che i due protagonisti vogliano affrontare la vita facendo dell'arte una chiave per appropriarsene e interpretarla.
Poi è anche il racconto di una famiglia e delle sue dinamiche, dell'essere fratelli gemelli, uniti fino a confondere i proprio pensieri con quelli dell'altro e allo stesso tempo ferocemente rivali nel cercare di guadagnare il primo posto nel cuore della madre, personaggio eclettico e quasi ultraterreno.
Infine, e non solo, è anche la storia di una difficile presa di coscienza della propria sessualità, tanto per Noah che non può viverla liberamente e alla luce del sole, quanto per Jude che nella sua esuberanza brucia le tappe fino a rimanerne scottata.
Abbiamo due piani temporali: un prima e un dopo un tragico  evento che lascerà i protagonisti a raccogliere i cocci delle proprie seppur giovani vite. I due fratelli si scambieranno i ruoli: nel prima sentiremo empatia verso Noah e nel dopo verso Jude, che sono sempre contrapposti uno all'altro. Sole e luna, luce e buio.
Un libro che non può lasciare indifferenti e che piacerà molto ai lettori più giovani che ancora  giustamente credono e sperano nel grande amore, con l'intensità che è solo dell'adolescenza.
Una trama che non è mai banale, un ordito che si dipana e sembra quasi spezzarsi e poi invece resiste e lascia sorpresi. Ho amato moltissimo la parte raccontata da Jude e la bibbia di nonna Sweetwine, che è un testo per così dire, molto "laico".
"Se hai bisogno dell'aiuto di Dio, apri un barattolo in un luogo di preghiera e chiudilo quando esci".
"Se la malasorte sa chi sei, allora diventa un'altra persona" (questo è molto sensato)
Pagina dopo pagina impareremo che un dolore si può cercare di superare in molti modi, ma in definitiva si può andare oltre e riprendere a vivere solo attraverso l'amore, la condivisione e il dialogo. Un messaggio positivo alla fine di un libro molto, molto denso.
Consigliato agli scettici, ai razionali e alle persone che cercano un po' di magia.


 


Ed ora andiamo a leggere qui la recensione di Chiara del libro "Sono tossica di te" di Beatrice Masini.
Al prossimo consiglio incrociato.








 

 

giovedì 8 dicembre 2016

Giveaway per Babbani e Creature Magiche - Gufo in arrivo...chi ha vinto?



BABBANI! CREATURE MAGICHE! Tutti presenti in Sala Grande per la Cerimonia di Premiazione? Oh bene, ci siete tutti

Innanzitutto lasciateci dire due parole: i nostri complimenti e ringraziamenti vanno a tutti voi che avete raccolto il nostro guanto di sfida e vi siete cimentati con impegno e costanza in questo nostro gioco, che sappiamo essere stato abbastanza impegnativo.
Siete stati veramente bravi e a voi va la nostra stima e un lancio virtuale di gelatine Tuttigusti +1  (speriamo non becchiate proprio quella al cerume...). Siamo consapevoli di essere state a volte un po' cattivelle e che per l'ultima tappa avevate veramente pochissimo tempo a disposizione...questo premio ve l'abbiamo veramente fatto sudare!
Prima di comunicarvi il nominativo del vincitore, eccovi le risposte alle domande di ieri:

DOMANDA 1 - Questa è l'immagine completa da cui è stato tratto il particolare...
Ron sussultò guardando attraverso il parabrezza e Harry si voltò appena in tempo per vedere un ramo grosso quanto un pitone che si abbatteva sull’auto. L’albero contro cui si erano schiantati era partito all’attacco. Aveva il tronco piegato in due e i suoi rami nodosi percuotevano ogni centimetro quadrato dell’automobile. (cap. 5 - Il Platano Picchiatore) 
 

DOMANDA 2 - cos'è un Rettilofono?
Colui che parla ai serpenti - "Che cosa sarei io?" chiese Harry "Un Rettilofono..." disse Ron "Parli ai serpenti!" (cap. 11)

DOMANDA 3 - Serpente che nasce da un uovo di gallina covato da un rospo.
Il Basilisco

Ebbene? Avete indovinato?
Il gufo postino ci ha appena consegnato il documento con i punteggi di tutti voi, quindi vediamo chi è arrivato fin qui con punteggio pieno.
Siete ben nove e questi sono i nominativi:

Come anticipato nel post di apertura, in caso di parimerito si procede a sorteggio tramite il sito Random.org.
Espletata anche questa incombenza non ci resta che proclamare il vincitore. Siete pronte?
Citando un nostro illustre predecessore proclamiamo:
Occorre notevole ardimento per affrontare i nemici, ma molto di più per affrontare gli amici:
- Per il lucido uso dell'intelletto
- Per la migliore partecipazione ad un Giveaway che Blogger abbia visto da molti anni
- Per il suo sangue freddo, eccezionale coraggio, e non da ultimo la sfacciata fortuna al sorteggio di Random.org
A vincere la Coppa delle Case (Ops, scusate, ci siamo fatte un tantinello prendere la mano...)...dicevamo A VINCERE UNA COPIA DELL'EDIZIONE ILLUSTRATA DI HARRY POTTER E LA CAMERA DEI SEGRETI E'..... (*rullo di tamburi*)

APPUNTI DI UNA GIOVANE READER
 

























Complimenti vivissimi alla vincitrice. Anna Rita, il gufo è già in volo! 


E ancora grazie per l'entusiastica partecipazione a tutti gli altri. Alla prossima iniziativa!