martedì 28 giugno 2016

Aspettando Bojangles - Olivier Bourdeaut









Titolo Apettando Bojangles
Autore - Olivier Bourdeaut
Traduttore -  Roberto Boi

N° pagine - 141
Data pubblicazione - 14 aprile 2016
Editore –  Neri Pozza
SBN-13:   978-8854512436

TRAMA



Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest'abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou... Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou... la madre. Di lei, suo marito dice che da del tu alle stelle, ma in realtà da del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento. Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo.

RECENSIONE 
Questo è un romanzo di cui non mi è facile parlare perché nella sua brevità mi ha suscitato talmente tante sensazioni da rendermi difficoltoso il metterle in ordine.
Aspettando Bojangles è la storia di un rapporto che agli occhi del mondo risulta "malato": un uomo posato, razionale che si innamora di una donna che dentro di sè ne racchiude molte, tanto da aver necessità di cambiar nome ogni giorno, che un momento è allegra e l'attimo dopo si fa sopraffare dalla malinconia. Quest'uomo decide di legare la sua vita a questa donna e quando lei esprime il desiderio di avere un figlio non pensa a che qualità di vita potrà dare a questo nuovo individuo, ma decide di assecondare questo desiderio.
Ed è proprio il figlio di questa coppia a raccontarci la loro vita sopra le righe.
La vita di una famiglia perennemente in festa, che non ha nulla di convenzionale, nemmeno l'animale domestico, una Damigella di Numidia, un uccello esotico, chiamato Damigella Superflua che la madre porta a spasso imbrigliata in un collare di perle, e a chi la guarda stupita risponde
 "Peli o piume che differenza fa?"
Ed è proprio questo il succo della storia: chi ha stabilito che si può vivere solo conformandosi alle consuetudini che sono state stabilite da chissà chi e chissà quando; dove sta scritto che non si possa essere felici anche contravvenendo alle regole cosiddette sociali?
Così questo bambino cresce frequentando la scuola a singhiozzo perché quando c'è da da partire per vedere i mandorli fiorire, si parte, anche se la scuola non è terminata. E quando le insegnanti fanno presente che un bambino non può vivere in quel modo, questi genitori rispondono ritirando il bambino da scuola e diventando loro i suoi insegnanti:
E così
 "Per la matematica mi riempivano di anelli, braccialetti e collane e me le facevano contare: erano le addizioni. Poi mi facevano togliere tutto fino alle mutande per le sottrazioni. ...
...Imparavo i verbi sulla punta delle dita ballando volentieri le coreografie del passato prossimo e del congiuntivo. 
La sera infine gli leggevo le storie che avevamo inventato e poi scritto su un foglio durante la giornata, oppure gli facevo il riassunto delle storie già scritte dai grandi autori classici"
Purtroppo gli equilibri non si reggono sugli eccessi e questa famiglia si scontrerà con questa dura realtà.
Un romanzo delicato, raccontato con leggerezza anche nei suoi momenti forti, che mi ha fatta riflettere sul desiderio che spesso sento di evadere dalle convenzioni e sulla necessità di racchiudere queste evasioni tra parentesi ben definite di "normalità".
Una lettura che consiglio a tutti coloro i quali pensano, come me, che ci sia bisogno di momenti di "sana follìa" nella loro vita, a patto che non diventino la loro normalità.
Stefi
VOTO

domenica 26 giugno 2016

Di mare, di libri e di tempo per pensare

Quando parto per la mia consueta vacanza al mare con i bimbi solitamente preparo, oltre a tutto il resto, una borsa con almeno 5 libri, evidenziatori, post it e carta da lettere, perchè mi aspetto di leggere molto e confido poi nelle ore notturne per scrivere, come ai vecchi tempi, qualche lettera alle amiche. A vacanza terminata il bilancio è molto positivo: sono state delle giornate bellissime, di sole, di mare, di libri e di amicizia. La mia passione/ossessione per la lettura ha permeato ogni cosa e mi è venuta l'idea di raccontare in questo post quali sono i libri che ho letto, visto leggere e desiderato leggere in queste giornate.
Per quanto riguarda i libri letti il bilancio è di 3.5: sono arrivata che ero a metà del libro di Alice Basso "Scrivere è un mestieri pericoloso" che ho terminato lunedì, poi grazie a Cecilia del blog La sala dei lettori inquieti che stava leggendo Haruf mi sono gettata sul medesimo autore con il "Canto della Pianura" che ho divorato in due giorni scarsi per poi passare ad un libro per adolescenti "Un pesce sull'albero" di Lynda Mullaly Hunt che parla di dislessia. Venerdì ero depressa a causa dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea e invece di iniziare "Equivoci e bugie" come era mio proposito, con un piccolo moto di dispetto verso gli inglesi (ora superato) ho scelto invece "La libreria delle storie sospese" di Cristina Di Canio (una scelta illuminata perchè il libro mi ha regalato grandi soddisfazioni). 
Mercoledì è venuta a trovarmi Stefi e mentre pranzavamo ci ha telefonato Laura Libridinosa. Chiacchiere librose, risate, auguri (il 21 ero il suo compleanno!!!) e progetti per il futuro, un incontro a fine luglio, magari pure un libro sospeso nella libreria lilla di Cristina.
Tutte le giornate in spiaggia le ho trascorse con una delle mie migliori amiche, guarda caso anche lei bibliotecaria. Di cosa mai avremo parlato mentre stavamo appresso ai nostri figli? Di libri ovviamente. Barbara stava terminando "Versilia Rock City" di Genovesi (strano no? a chi mai piacerà tanto Genovesi? ah ah ah) e poi ha iniziato il libro di Catozzella "Non dirmi che hai paura". Mentre facevamo su e giù tra doccia e bagnasciuga io ho rischiato più volte di cadere nel tentativo di sbirciare i titoli dei libri che stavano leggendo le altre persone in spiaggia (in questo caso odio la consuetudine di togliere la sovracopertina perchè rende l'operazione estremamente complicata). Non ho individuato alcuna copia delle 50 sfumature, ma un "Dopo di te" della Moyes, uno "Shantaram di Gregory David Roberts (scelta coraggiosa per la spiaggia) e un Rosa candida di Audur Ava Olafsdottir. Altri titoli non sono riuscita a decifrarli. Il prossimo anno mi farò coraggio e farò delle interviste spacciandomi per una book blogger che sta preparando un post ;-)
Giovedì Barbara ha fatto un danno (serio) perchè tutta candida mi ha detto "Hai letto la trilogia di Roberto Costantini? La trilogia del male? Da me (in biblioteca) piace moltissimo".
Io non ho letto niente di Roberto Costantini! Non ci posso credere e non riesco a trovar pace. Devo rimediare a questa mancanza. Inizio subito a cercare delle recensioni, rompo le scatole a Tessa che, neanche a dirlo, lo ha letto. E io che faccio? Nulla, poichè purtroppo scopro che l'unica libreria carina della cittadina balneare non esiste più, sostituita da un negozio di abbigliamento. Posso solo attendere il lunedì e cercare di procurarmelo.
Venerdì mi metto a chattare con una fedele lettrice di Laura Libridinosa (La lettrice spagnola) e alla fine la mia WL si alluga ulteriormente: segno un romanzo di Dolores Redondo nella lista dei prossimi gialli da leggere (la ricerca del giallo perfetta alla Agatha Christie continua)...e basta. Oramai è ora di ripartire, ma i libri, in questa settimana senza pc, sono stati più presenti che durante una settimana lavorativa.
Sono incorreggibile e ora ho solo voglia di tornare alla mia biblioteca e ai miei utenti, più carica di quando sono partita.
Chiudo con una delle tante belle citazioni tratte dal libro della Di Canio:
"Leggere è un'attività seria e va fatta con coscienza. Ci sono libri da iniziare in treno, altri da tenere sul comodino e sfogliare a letto, alcuni che possono funzionare solo alla luce del sole splendente su una bella e affollata spiaggia e altri ancora che hanno bisogno del silenzio assoluto. Ogni lettore vero lo sa: è il volume a chiederti quando essere iniziato. Sussurra il tuo nome solo quando è pronto."
Quale libro sta sussurrando il vostro nome?
Buon inizio settimana lettori.
Lea

martedì 21 giugno 2016

Dentro soffia il vento - Francesca Diotallevi










Titolo: Dentro soffia il vento
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 222
ISBN: 978-88545-1236-8



 
TRAMA:

In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta, al tempo della Grande Guerra, sorge il borgo di Saint Rhémy: un piccolo gruppo di case affastellate le une sulle altre, in mezzo alle quali spunta uno sparuto campanile.
Al calare della sera, da una di quelle case, con il volto opportunamente protetto dall’oscurità, qualche «anima pia» esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino.
Come faceva sua madre quand’era ancora in vita, Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni » approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. Così, mentre al calare delle ombre gli abitanti di Saint Rhémy compaiono furtivi alla sua porta, alla luce del sole si segnano al passaggio della ragazza ed evitano persino di guardarla negli occhi.
Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono perciò l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphaël Rosset se n’è andato.
Era inaspettatamente comparso un giorno al suo cospetto, Raphaël, quando era ancora un bambino sparuto, con una folta matassa di capelli biondi come il grano e una spruzzata di lentiggini sul naso a patata. Le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra con il sorriso stampato sul volto e la penna di corvo ben lucida sul cappello, e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, fino alla fattoria dei Rosset. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia.

RECENSIONE:
"Dio è nei dettagli"

Quando ho visto per la prima volta la copertina di questo romanzo sono rimasta colpita dalle sfumature di colore e dall'intensità dell'immagine, quando ne ho letto la sinossi mi sono definitivamente innamorata, certa che non avrei potuto che amare i suoi personaggi e la sua storia. Ed è stato esattamente così. 
Innanzitutto devo fare i miei complimenti a Francesca Diotallevi per il suo stile coinvolgente e la sua capacità di prendere il lettore per mano ed accompagnarlo durante tutta la narrazione.
Per (troppo) pochi giorni ho vissuto a Saint Rhemy con Fiamma, Yann e Agape, ho respirato l'aria fresca di montagna e mi sono inebriata del profumo dell'infuso delle foglie di lampone che riempie la casa di Fiamma, ho avuto l'impulso di massaggiarmi la gamba dopo aver passeggiato al fianco di Yann come se questo gesto avesse potuto alleviare il suo dolore e più volte ho detto ad Agape che doveva seguire il suo istinto e parlare ai suoi parrocchiani con il cuore. E quando chiudevo il libro alzavo gli occhi sperando di vedere la sagoma di Raphael avvicinarsi.
Raphael, il fratello di Yann partito per la guerra e mai più tornato, con la sua assenza, è paradossalmente il personaggio più presente durante tutto il romanzo: un ragazzo solare, entusiasta della vita e l'unico amico che Fiamma abbia mai avuto


"Prima di conoscere Raphael non avrei mai saputo dare un senso alla parola entusiasmo" 

Raphael e Fiamma crescono insieme e condividono emozioni e scoperte, nonostante il paese non veda di buon occhio questa amicizia. Perchè Fiamma è la bambina con i capelli di fuoco, nata da una donna che viveva nel bosco, isolata da tutti e passava le giornate a raccogliere erbe e preparare pozioni e che probabilmente aveva venduto l'anima al diavolo e con lui aveva concepito.
Fiamma per i paesani è colei da tenere a distanza, la "strega" alla quale si ricorre solo quando se ne ha bisogno e la si va a trovare col buio, che non si sappia in giro.
Raphael invece non aveva problemi a farsi vedere con lei anche se tutti cercavano di dissuaderlo: primo fra tutti Yann, suo fratello, che per quella strega nutre un odio profondo, da quella notte in cui lei gli ha salvato la vita, rendendolo però zoppo, un uomo a metà. Un uomo diviso tra il suo sentimento e il suo senso di lealtà. Per lui Fiamma è una spina nel fianco perchè ogni volta che la vede gli riporta alla mente l'amato fratello sacrificato alla Patria al posto suo e gli ricorda la notte che gli ha cambiato la vita.
Fiamma non è una creatura che può lasciare indifferenti, è una giovane donna fiera e istintiva sempre e comunque intensamente vera, che profuma di vita

"Era il profumo del vento che spirava sulle creste innevate, l'odore del sottobosco umido e ombroso. Quel sentore di muschio e resina e terra bagnata. Era l'odore della vita"

L'altra voce narrante, oltre a Yann e Fiamma, è quella di Don Agape, il prete arrivato da Roma a sostituire il vecchio parroco che non ha più le forze fisiche per condurre il suo gregge, ma che vorrebbe poter continuare a farlo usando Agape come tramite. Agape, le cui forze sono concentrate a capire se ha fatto la scelta giusta non ne ha abbastanza per contrastare le imposizioni del vecchio condottiero.
Ogni personaggio si ritrova a far i conti con i propri spettri, con le scelte fatte o le tentate fughe da se stessi per poter trovare la via giusta verso la propria epifania, una via irta e impervia

"Il cambiamento, la rinascita, tutto ciò che segna le svolte della vita è fatto di dolore"

Ed è proprio questo il grande messaggio che io ho colto da questo romanzo: le scelte più dolorose sono spesso quelle che hanno le mete più preziose ma gli sforzi fatti verranno ripagati se l'obiettivo è ciò che il nostro cuore desidera veramente.
Un libro che ho amato da quando ho visto per la prima volta la sua copertina a quando ho chiuso l'ultima pagina e le cui atmosfere mi accompagneranno per molto molto tempo.

VOTO

Buona lettura, Stefi


 


lunedì 20 giugno 2016

La felicità è una pagina bianca - Elisabeth Egan











Titolo La felicità è una pagina bianca
Autore Elizabeth Egan
Traduttore - E.Cantoni
N° pagine - 394
Data pubblicazione - 25 febbraio 2016
Editore –  Nord
SBN-13:  978-8842927679








TRAMA  
Quando qualcosa non va, Alice Pearse cerca rifugio nella lettura. È sempre stato così; fin dalla più tenera infanzia, per Alice i libri sono isole felici dove potersi rilassare, mondi in cui perdersi, tesori da amare. E, adesso che si è trovata all'improvviso con un marito disoccupato, tre bambini da mantenere e un mutuo da pagare, i libri sono diventati letteralmente la sua ancora di salvezza: le viene offerto un impego da Scroll, una potente società che vuole lanciare una catena di caffè dove tutti gli amanti della lettura possono sprofondare nelle comode poltrone, consultare uno sterminato catalogo di e-book e leggere. Nonostante le feroci proteste della sua migliore amica, proprietaria della libreria del quartiere, Alice decide di accettare, tuttavia non le ci vuole molto per rendersi conto che gestire la famiglia con un lavoro a tempo pieno è molto più difficile di quanto non si sarebbe aspettata, e che dietro l'apparenza da paese delle meraviglie, Scroll nasconde un lato da incubo. Eppure alice non si scoraggia: in fondo, a volte, per trovare la felicità basta girare pagina. E avere fiducia nei libri. 

RECENSIONE
Senti Stefi, avevo pensato potesse essere divertente giocare al poliziotto buono e a quello cattivo, ma sinceramente più passa il tempo e più nitidamente realizzo che leggere questo libro è stata solo una perdita di tempo. E ti giuro che mi dispiace scriverlo, ma alla fine cosa mi resta di quello che ho letto? Una protagonista incolore, una storia che si trascina per pagine e pagine per poi svelarci quello che avevamo capito dall'inizio. La famiglia viene al primo posto, mai trascurare gli affetti, mai tradire gli amici, mai snaturare se stessi.
Allora Stefi cara, facciamo il poliziotto cattivo e quello un po' meno cattivo e segnaliamo tre cose fastidiosissime e tre cose salvabili.
Parti tu con le fastidiose
Tu mi tarpi le ali, Leuzza cara: TRE cose fastidiosissime? Quante pagine ha questo capolavoro? 414? Ecco la prima cosa fastidiosissima è che siano TUTTE 414 SCRITTE! Il destino in un nome è questo libro, perchè la verà felicità sarebbe stata trovarne almeno qualcuna bianca, in modo da poterci annotare tutti i fantasiosi improperi che mi venivano in mente, ma niente...
La seconda "cosa" fastidiosissima è Alice. Una donna dal cervello mononeurale, che oltretutto evita di usarlo perchè non si sa mai, nella vita potrebbe sempre tornare utile un neurone nuovo di pacca. Insomma una che va a lavorare in una sorta di setta segreta dove si parla solo per acronimi, dove se non produci in un'ora il lavoro di otto, la tua capa ti guarda alzando un sopracciglio con la faccia di chi ha appena pestato una cacca e non pensa "In che posto sono capitata?", NO! Lei pensa di aver trovato un lavoro fantastico!  Una che torna a casa e deve fare lo slalom tra le bottiglie e le lattine di birra vuote e  pensa "Forse mio marito sta bevendo un po' troppo? Passerà...". Ma no, tesoruccio bello, ha solo sentito dire che la birra fa la pelle luminosa e ha deciso di farcisi il bagno per poter essere splendente al tuo ritorno. MA SEI SCEMA? ...che me lo domando a fare?
La terza cosa fastidiosissima sono quelle due/tremila marche di abbigliamento/accessori/negozi/caramelle/minchionerie varie (delle quali, ammetto orgogliosamente la mia ignoranza, non ne conoscevo mezza) che snocciola durante tutto il libro. Avrei apprezzato se avesse messo anche la marca del catetere usato dal padre, ma niente, neanche qua...
Devo continuare? No, dimmelo perchè non mi mancano certo gli argomenti...ma forse è meglio se continui tu
Devo dire che concordo proprio con tutto quello che hai scritto, ma visto che devo salvare tre cose, salvo queste:
il fatto che la scrittrice ha una certa scioltezza nello scrivere, anche se purtroppo non ha la capacità di metterla al servizio della storia;
tutta la parte riguardante la malattia del padre di Alice e la descrizione di questo padre che è un pochino l'archetipo della figura paterna, forte e fragile allo stesso tempo. Mi commuovevo solo quando la storia riguardava lui;
la parte in cui Alice sputa un dolcetto nel water aziendale e poi, con imbarazzo,  scopre che dopo di lei deve entrare in bagno proprio la collega che le ha regalato il dolce (certo  un aneddoto come questo la Kinsella lo avrebbe reso esilarante, mentre qui ci dobbiamo accontentare).

Insomma, pure i punti di forza alla fine ci riportano alle debolezze del libro.
Che insomma, Stefi, sai cosa manca essenzialmente per me? L'anima manca. Lasciamelo dire: non basta saper scrivere, sarebbe auspicabile avere qualcosa da dire.

Non solo te lo lascio dire, ma te lo faccio urlare a pieni polmoni! Stai solo attenta che urlando non ti venga da lacrimare e ti si sbavi il mascara Maybelline e l'ombretto Kiko... (e se mai dovessi sporcarmi potrei usare gli asciugamani Marimekko no?)
Voto: 2.5 (Lea)

       
         2  meno meno (Stefi) solo perchè anch'io salvo la parte della malattia del papà



Di questo libro hanno detto:
«La felicità è una pagina bianca» è uno di quei libri che ti inghiottono perché ti somigliano, perché usano parole familiari, perché narrano la tua storia, il tuo mondo, i tuoi chiari e i tuoi scuri con una limpidezza ipnotica e inequivocabile.» 
Allora io non so chi l'ha scritto, ma se somiglia al libro non lo voglio manco conoscere e la limpidezza ipnotica dev'essere stata quella della grappa che si è bevuto quando è stato inghiottito dal libro o forse HA inghiottito il libro...
Alla prossima recensione, sperando sia di un libro migliore.
Stefi e Lea

giovedì 16 giugno 2016

Non lasciarmi - Kazuo Ishiguro










Titolo Non lasciarmi
AutoreKazuo Ishiguro
Traduttore - P.Novarese
N° pagine - 291
Data pubblicazione - 23 ottobre 2007
Editore –  Einaudi - Super ET
SBN-13:  978-880619043



TRAMA
Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita

RECENSIONE
Ho terminato questa lettura qualche giorno fa, ma finora non ero riuscita a concretizzare i miei pensieri.
Kazuo Ishiguro usa una narrazione asciutta, priva di coinvolgimento emotivo, ma stilisticamente perfetta.
Durante la lettura molti sono stati i pensieri che affollavano la mia mente, di quello più ricorrente vi parlerò fra poco, mentre il secondo interrogativo che mi sorgeva spesso era "perché l'autore accompagna il lettore attraverso luoghi e situazioni evitando di descrivere emozioni e di conseguenza suscitarne?". La risposta che mi sono data è che altrimenti sarebbe stato impossibile raccontare l'oscenità della situazione che i protagonisti vivono, la freddezza è l'unica via.
Ciononostante le emozioni arrivano al lettore nell'assistere allo svolgersi della vita dei tre protagonisti: Kathy, Ruth e Tommy.
Li conosciamo bambini, ospitati in una sorta di collegio, Hailsham, nel quale vivono fino all'età di 16 anni: partecipano alle lezioni, praticano sport, intrecciano legami, sotto la direzione di Miss Emily , una donnina imponente pur nella sua scarna fisicità, l'effettivo ruolo della quale scopriremo a fine racconto, rabbrividendo.
Ad Hailsham viene dato particolare rilievo al lato creativo degli allievi, incoraggiandoli a produrre opere figurative, piuttosto che letterarie, le più notevoli delle quali verranno esposte in una fantomatica "Galleria" (che nessuno ha mai visto) di proprietà di Madame, un'altra figura enigmatica che occasionalmente fa loro visita per prelevare le opere, evitando accuratamente il contatto con i bambini. 

 "Madame aveva paura di noi nello stesso modo in cui qualcuno potrebbe aver paura dei ragni"

Le vicende vengono narrate dalla voce di Kathy, la quale ci racconta del suo rapporto con Ruth e Tommy. 
Ruth è un personaggio odioso nel suo egocentrismo, che agli occhi di Kathy ha un duplice aspetto: è la compagna che in pubblico bada solo a sentirsi considerata anche a costo di ignorare gli amici, ma è anche l'amica che la sera scambia confidenze con lei nella sua stanza.
Tommy invece è l'amico che diventa il ragazzo di Ruth pur coltivando un affetto particolare per lei;  è l'amico saggio che trova sempre una spiegazione logica anche alle situazioni più incomprensibili.
Assistiamo al loro trasferimento ai "Cottage" dove trascorreranno la loro adolescenza in preparazione di ciò che dovranno affrontare in età adulta.
E quando il lettore realizza il motivo per cui questi ragazzi vengono "allevati" non può che inorridire.
E qui vi svelo qual'è l'interrogativo che mi ha tormentata per tutte le 291 pagine di questo romanzo: "Perchè nessuno si ribella? Perchè nessuno mai tenta di fuggire e sottrarsi al proprio destino?".
Una risposta non c'è, oppure io non sono riuscita a trovarla, ho trovato solo rassegnazione e passiva accettazione. Questo è il motivo per cui durante la lettura ho provato spesso un senso di forte rabbia, che appena si è sedimentata ha lasciato spazio ad una profonda tristezza, ma non quella tristezza che mi fa versare una lacrima, una tristezza che mi è entrata sottopelle, mi ha avvolta e mi accompagna ogni volta che ripenso a quelle pagine, a quelle vite.
Con l'augurio sincero che mai si arrivi a realizzare una follìa simile, anche se l'ipotesi potrebbe non essere così remota, ora andrò a cercare il film di Mark Rovanek tratto da questo libro, del quale ho sentito parlare molto bene.
Stefi 
VOTO                   

mercoledì 15 giugno 2016

And the winners are...


Buongiorno a tutti gli amici delle Lettrici Quasi Perfette, ma un Buongiorno particolarmente caloroso va agli inaspettatamente numerosi partecipanti al nostro primo Giveaway!
Siete stati veramente in tanti, ben 44!  e questa cosa ci rende molto felici. 
Innanzitutto ringraziamo chi ha partecipato e tutti coloro i quali passano sempre di qui a lasciare un commento o dare una sbirciatina. 
Quindi ora non rimane che mettere in moto i chip del computer e le nostre ditina e procedere all'estrazione...
Sappiate che noi siamo più emozionate di voi, quindi le ditina sono sudaticce (bleah!) e potrebbero scivolare sui tastini rendendo l'operazione un po' più lunga del previsto...
OK! OK!  OK! La smettiamo di ciarlare e partiamo. Pronti?!?!?
Ed ecco a voi l'estrazione (**rullo di tamburi**):


Scusate la qualità dello screenshot, ma si dovrebbero vedere lo stesso i nominativi
Il primo premio costituito da un libro cartaceo (Numero 11), un'agendina decorata a mano e un segnalibro fatto a mano va a...

Lettrice "spagnola"

Il secondo premio costituito da un libro cartaceo (La ricetta segreta per un sogno) e un segnalibro fatto a mano va a...

Alessia Pellino

Il terzo premio costituito da due segnalibri fatti a mano, invece se lo aggiudica...

Alexinedda

Congratulazioni ai tre vincitori, a breve vi contatteremo via mail per i dettagli relativi alla spedizione, quindi tenete d'occhio le vostre caselle!
Grazie ancora a tutti e alla prossima!
Un abbraccio di gruppo, Lea e Stefania 


No aspetta Stefi! Sorteggiamo un quarto vincitore? Dai, ho il tempo di fare altri due segnalibri e poi sono stati tutti così gentili. Spostati che  con le mie dita cicciotte schiaccio altri due tasti.
Uh! Bella idea socia! Concordo! Ma non buttarmi giù, però! Calmati!
Yeaaaaahhh


Il quarto premio costituito da due segnalibri fatti a mano se lo becca....

Appunti di una giovane reader

Ecco, ora il post è veramente finito (devo correre a fare gli altri due segnalibri)!

Sempre Stefi e Lea 
 
Corri, corri, che qua in due si sta strette! Ciaoooooooo
 

 



sabato 11 giugno 2016

La via del male - Robert Galbraith

Trama: Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata diuna donna. L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo... "La via del male" è il terzo libro della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la giovane e determinata Robin Ellacott.
Titolo: La via del male
Autore: Robert Galbraith
Editore: Salani
Anno di Pubblicazione: 2016
Pagine: 560 pagine

RECENSIONE: Premetto che questa recensione la sto scrivendo di pancia e di cuore, dopo aver terminato da poche ore di leggere. 560 pagine in due giorni: ho letto di giorno e di notte, in maniera febbrile, disordinata e anche un po' maniacale. Aspettavo da tempo l'uscita di questo libro ed ero molto emozionata e desiderosa di conoscere la storia. Sarebbe stato un giallo o un thriller? Come si sarebbe evoluto il rapporto tra Cormoran e Robin? Solo un punto non mi impensieriva: ero certa, assolutamente certa, che il libro mi sarebbe piaciuto, perchè quando ami un autore ti fidi, soprattutto se ti ha dato ripetute prove di bravura. Quindi sono entrata nella storia di peso, a piedi pari, senza paracadute, desiderosa di perdermici dentro. Infatti mi ci sono persa e ancora adesso ci ripenso. Penso alla struttura del giallo, penso ai personaggi e mi stupisco. La soluzione era sotto i miei occhi, ma ...ero distratta dalla coppia Cormoran e Robin. Non posso dire nulla della trama perchè non voglio rovinare la sorpresa, ma mi dichiaro ammirata. Un libro ti può toccare il cuore o l'intelletto, o ambedue le cose, può farti ridere o piangere, ma raramente ti riporta a certi livelli di emozione pari a quelli che si provano da adolescenti per un gruppo, un personaggio, una convinzione. 
Il giallo, che questa volta è più thriller, tiene: la Rowling fa il gioco delle tre carte, sai che una nasconde il colpevole, ma non riesci a capire quale, perchè nel frattempo ti senti trascinato in una Londra squallida, tra pedinamenti, night-club, miserie umane, storie di violenze e di vittime senza gloria. Cammini al seguito dei personaggi, zoppichi con Cormoran, tremi se segui Robin perchè sai che si trova in pericolo e poi speri che finalmente la storia tra i due faccia un salto in avanti. Tifi per loro anche se sai che la magia è data da questa tensione, da questo sentimento non dichiarato.
Mi chiedo: ma questo Cormoran perchè è qualcosa di più che un semplice uomo? Certamente non bello, veterano di guerra con una gamba amputata, laconico, irascibile, appesantito nel fisico e fumatore incallito che fascino ha? Me lo sono chiesta e mi sono data una risposta: ha il fascino che solo una scrittrice donna riesce a conferire ad un personaggio maschile attribuendogli tutto ciò che per noi (donne) è irresistibile. 
Già mi sento prendere da un pochino di ritrosia, dal desiderio di non far capire quanto mi sono esaltata in alcuni passaggi mentre ridevo da sole come una scema o urlavo "NOOOO" sotto gli occhi attoniti dei miei familiari.
Solo questo vi dico: la Rowling alla fine dichiara di essersi divertita molto a scrivere La via del male, nonostante il tema cruento, perchè Galbraith è il suo personale parco giochi.
Cari lettori, voi vi divertirete molto meno, soprattutto all'ultima pagina. Aspetto le vostre reazioni per un confronto.
La lettura, quella sì, è il mio personale parco giochi e di questo, una volta di più, sono estremamente felice.
Buona lettura da Lea
Voto: 4 e 1/2



 

lunedì 6 giugno 2016

Daria - Lorenzo Marone














Titolo: Daria
Autore: Lorenzo Marone
Editore: La Gru
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 200







TRAMA
La storia di Tommaso, speaker radiofonico allergico alle responsabilità e Peter Pan incallito e di Daria, sua figlia. La storia della crescita di un rapporto, le vicende dolci e amare di una famiglia rinata per forza e per destino. Tra ironia, emozioni, escursioni in supermercato, saggi di danza, Lorenzo Marone ci guida, con una facilità straordinaria, nella vita di due persone che imparano a conoscersi in modo delicato.

RECENSIONE
Eccoci qua a parlarvi dell'opera prima di Lorenzo Marone. Inizio io, Stefi, perchè l'ho letto per prima, poi lascerò la parola alla mia socia.
Voi penserete che non sia possibile essere un altro capolavoro e, sono sincera, l'ho pensato anch'io quando l'ho visto in vendita su Amazon. Perciò sono stata lì col ditino sul mouse pensando "Lo prendo? O non lo prendo?".  Poi, complice una telefonata, ho chiuso il sito ripromettendomi di comprarlo il giorno dopo.
Non esterno i miei pensieri (anche se li potete immaginare) quando sono ritornata per comprarlo e ho visto la crudelissima dicitura "Al momento non disponibile". E non esterno nemmeno i pensieri e le parole espresse (no, questi non potete immaginarle neanche lontanamente) quando ho visto che le due disgraziate di Laura e Baba si erano accapparrate le ultime due copie disponibili al mondo
Poi, durante quella giornata quasi perfetta che ci ha viste in quel di Bassano, Laura ha estratto la reliquia che Sant'Uomo aveva portato per farla autografare da Lorenzo e deve aver avuto pietà della mia bavetta, mentre guardavo quella copertina grigio/azzura e quella bimbetta rannicchiata sul divano. A denti non stretti, ma sigillati e con un filo di voce ha detto "Volete che ve lo presti?" Al "..ve lo.."  era già nelle mie mani, uno sguardo al vetriolo di Laura e.."Leuccia, conservalo tu!"
Leuccia santa, buona e cara, lo ha avvolto nel suo foulard e siamo tornate in quel di Pordenone con il Santo Graal in borsa.
Qualche giorno dopo, Lea mi ha scritto: "Senti, Daria te lo porto, ho paura di rovinarlo! Leggilo prima tu!".
Da quel giorno casa Bacci è stata più blindata del Vaticano, la lettura si svolgeva rigorosamente sul divano, con la schiena dritta dritta e le pagine aperte a metà per non rovinare la costa.
Ma ne è valsa la pena ! E' un libro di una tenerezza infinita.
Tommaso diventa papà "per forza", biologicamente lo è da nove anni ma praticamente è l'unica forma di paternità che si concede: non gli è mai interessato conoscere Daria, sapere cosa faceva, cosa le piaceva, chi era. Troppo occupato a fare il giovane maschio single.
Quando un incidente priva Daria della mamma, Tommaso si ritrova di fronte ad una scelta. Potrebbe lasciare che Daria cresca dai nonni materni, ma qualcosa dentro di lui si muove, qualcosa che probabilmente ha radici più lontane nel tempo, nel suo essere stato figlio.
E Tommaso nasce un'altra volta, come papà e decide di provarci sul serio. Certo, non è un papà convenzionale, è un papà che cresce con la figlia, che a volte da lei impara, anche a vivere.
Vi posso solo dire che in moltissimi passaggi le lacrime scorrevano, mentre iniziavo a ridere per la frase successiva; che dall'inizio alla fine avrei voluto abbracciare Tommaso e Daria; e che è un vero peccato che il mondo non possa leggerlo, perchè il mondo lo amerebbe, da pazzi.
Ora lascio la parola alle impressioni della mia socia.
Stefi

Beh, Stefi, ora il libro è a casa mia e la lettura si è svolta come hai detto tu: schiena dritta e libro aperto a metà e vari urlacci rivolti alla famiglia, se solo un componente osava oltrepassare la zona rossa. Oggi ho rischiato lo svenimento perchè il consorte lo ha toccato e voleva prestarlo ad un amico e io ho sbraitato "Ma lo sai che solo tre biblioteche in tutta Italia possiedono questo libro e non lo vogliono prestare alle biblioteche fuori Regione? Giù le mani!" 
Detto questo, in Daria ho ritrovato tanto dei libri di Lorenzo, dei libri famosi che sono venuti dopo e che si sono imposti al grande pubblico. Ho ritrovato la passione per le liste, l'ironia, l'uomorismo e quella umanità reale e veritiera che mi ha fatto amare Cesare ed Erri. Tommaso è un un Peter Pan tenero e pasticcione, ma pronto poi a crescere e a cambiare, a mettersi in gioco per amore della figlia. Il lettore assiste con il sorriso e un po' di apprensione al suo divenire, giorno dopo giorno, padre, al crescere del suo sentimento che lo rende un uomo migliore, in grado di apprezzare maggiormente la vita. Perchè quando si apre il cuore ai sentimenti, Tommaso lo comprenderà bene, si rischia di soffrire, ma si rischia pure di vivere più pienamente e felicemente.
Il libro scorre veloce, le pagine corrono e poi ci si ritrova alla fine, con un senso di rimpianto. A Tommaso e a Daria mi ero affezionata. Succede questo con i libri di Marone: ti confondi e i protagonisti ti pare facciano parte del tuo vissuto, poi ti riscuoti e resti per un attimo stranito...finisce il libro e loro restano intrappolati dentro.
Solo che a differenza di una nota blogger ( ;-) ) io non sento un senso di vuoto, io esulto perchè Lorenzo Marone non mi ha delusa, anzi mi ha convinta anche nel suo romanzo d'esordio e quindi io sono serena e felice: i suoi libri e i suoi personaggi continueranno ad accompanarmi anno dopo anno e forse per tutta la vita. Sono felice e serena perchè sono una persona costante e fedele e ho trovato un compagno di viaggio. Ad ogni suo nuovo libro io ci sarò e potrò nuovamente essere ammessa nel suo modo. Tanto mi basta...e non mi pare neanche poco.
Lea

VOTO
 

P.S. Concludo con una supplica. Caro Sig. Marone non ho potuto scrivere "buona lettura", come al mio solito, perchè questo libro è fuori commercio. Se lei fosse così carino da spedirmene una copia, se le avanza, io avrò cura di catalogarla e di metterla a disposizione di tutti i lettori della mia Regione! Sarebbe un onore e finalmente potrebbero leggerlo anche molti altri suoi "ammiratori".




giovedì 2 giugno 2016

Melody - Sharon M. Draper

Trama:  Quasi tutti - compresi i suoi insegnanti e i medici - ritengono che lei non abbia alcuna capacità di apprendimento, e fino a oggi le sue giornate a scuola sono state scandite da noiosissime ripetizioni dell'alfabeto. Cose da prima elementare. Se solo lei potesse parlare, se solo potesse dire che cosa pensa e che cosa sa... Ma non può. Perché Melody non può parlare. Non può camminare. Non può scrivere. Melody sente scoppiare la propria voce dentro la sua testa: questo bisogno di comunicare la farà impazzire, ne è certa. Finché un giorno non scopre qualcosa che le permetterà di esprimersi. Dopo undici anni, finalmente Melody avrà una voce. Però non tutti intorno a lei sono pronti per quello che dirà. 

Titoli: Melody
Autore: Sharon M. Draper
 Casa Editrice: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 249

Il miglior libro oltre i 12 anni del Premio Andersen 2016
"Per la volontà di evitare didascalismi, con l’intenzione ferma, però, di raccontare una storia di vittorie e di sconfitte, in una testimonianza pacata e lineare."

Ho provato immaginare di essere intrappolata dentro al mio corpo, un corpo che non risponde ai miei comandi e alla mia volontà, un corpo che mi imprigiona e mi tradisce, che mi condanna al silenzio e a dipendere dagli altri. Dentro a questa gabbia la mia mentre però è vigile, la mia voglia di vivere è forte, il mio desiderio di apprendere è infinito.
Ho provato a pensarci, ma il pensiero è diventato subito intollerabile.
Melody, la protagonista di questo libro, non può permettersi di non tollerarlo: quella che ho descritto sopra è la sua condizione normale di vita. 

"Non posso parlare. Non posso camminare. Non posso mangiare nè andare in bagno da sola. E' una bella sfiga." 

Melody ha alle spalle una famiglia che crede in lei, una vicina di casa che trascorre molto tempo cercando di stimolare la sua intelligenza, la sua memoria e soprattutto trattandola in modo normale. Tutto questo mentre a scuola gli anni trascorrono lenti e noiosi in quella che viene definita "comunità di appredimento", una classe con un programma speciale per bambini che hanno delle disabilità. In sostanza una sorta di ghetto, dove il programma non procede mai e dove una mente acuta come quella di Melody si annoia da morire, fino ad avere a volte dei veri e propri attacchi provocati dalla rabbia e dall'impotenza. 
Ad un certo punto qualcosa cambia e parte un programma di inclusione e la protagonista potrà frequentare delle lezioni "normali" insieme agli altri studenti. Sarà un grandissima emozione, ma..."inclusione  non vuol dire che io sia inclusa in tutto. In genere sto in fondo all'aula e impazzisco perchè so le risposte alle domande dell'insegnante ma non posso dirle a nessuno".
La tecnologia verrà in soccorso a Melody sotto forma di un moderno computer che le fornirà la voce: i suoi pensieri, la sua volontà e la sua personalità diventeranno finalmente comprensibili. Sembrerebbe un cambiamento meraviglioso, positivo, ma porterà a Melody anche una nuova e dolorosa consapevolezza. Perchè è facile "includere" le persone che hanno delle disabilità, ma solo a livello superficiale, con una pacca sulla spalla e un luogo comune, ma poi alla resa dei conti... chi è veramente in grado di accettare la diversità, in qualunque forma si palesi? Quando la protagonista addirittura si qualificherà per prima alla selezione per un gioco a quiz emergeranno in modo inequivocabile le ipocrisie e l'intolleranza o anche solo l'incapacità di comprendere l'altro da parte dei cosiddetti normali.
Non vi svelo il finale, ma questo libro il premio Andersen lo merita, lo merita eccome, per le motivazioni scritte sopra e per quelle che non si possono riassumere. Un libro da regalare, da leggere in classe e da rileggere per noi stessi: ci riconosceremo in tanti personaggi nei quali non vorremmo riconoscerci e forse quando nella nostra vita incontreremo Melody sapremo sorridere sinceramente, senza elargire un pietismo sterile o un atteggiamento politicamente corretto in grado solo di sedare la nostra coscienza. Non dico sia facile, eliminare il disagio, ma un libro come questo può veramente venirci in soccorso.
Un libro che ci aiuta a ricordare, come dice Melody, che:
"Tutti abbiamo delle disabilità. Quali sono le tue?"
 Lea
Voto: 4,5