lunedì 30 maggio 2016

Il nostro primo giveaway!

Buongiorno amici ed amiche e buon inizio settimana a tutti voi!
Oggi è un giorno speciale per le Due Lettrici Quasi Perfette perché prende il via il nostro primissimo giveaway.
Eh già! Qualche mese fa non eravamo che due amiche che condividevano le stesse passioni: la lettura e lo scrapbooking (due passioni legate alla carta!).
Da quando abbiamo deciso di buttarci in questa avventura ed abbiamo aperto questo blog, sono successe tantissime cose: abbiamo conosciuto molte persone con la passione dei libri, abbiamo stretto amicizie virtuali ed alcune si sono trasformate in baci ed abbracci reali, di quelli "pelle a pelle" (ma con i vestiti addosso, eh!), abbiamo incontrato una figura mitologica, conosciuta anche come "LoScrittore" (quello della Libridinosa, ihihiihi!) e ci abbiamo anche pranzato insieme. E poi abbiamo letto tantissimi libri, abbiamo potuto condividere con voi le nostre impressioni e conoscere le vostre.
Questo angolino pian pianino è cresciuto grazie alla vostra costante presenza e a distanza di dieci mesi siamo arrivate alla soglia dei 70 follower.
Quindi è arrivato per noi il momento di dirvi 
GRAZIE!
Grazie per l'affetto che ci dimostrate e per la simpatia con la quale ci seguite. Perciò eccoci qui!
Fiato alle trombe e diamo ufficialmente il via al primo



<a href="http://duelettriciquasiperfette.blogspot.com/2016/05/il-nostro-primo-giveaway.html" target="_blank"><img src="http://i65.tinypic.com/23vyhdc.jpg" border="0" alt="DueLettriciQuasiPerfette"></a>


I premi in palio sono la sintesi delle nostre due passioni e più precisamente:
1° PREMIO: un libro cartaceo + un'agendina decorata a mano + un segnalibro fatto a mano;
2° PREMIO: un libro cartaceo + un segnalibro fatto a mano;
3° PREMIO: due segnalibri fatti a mano.
I titoli in palio sono:
  • Numero Undici  di Jonathan Coe - edito da Feltrinelli nel 2016 e
  • La ricetta segreta per un sogno di Valentina Cebeni - edito da Garzanti nel 2016;
mentre i manufatti sono frutto del lavoro delle nostre manine sante ( due dita di Stefi e diciotto di Lea)
e li potete ammirare qui:


Le regole  per partecipare sono molto semplici:
  • diventare lettori fissi del nostro blog (cliccando il tastino "unisciti a questo sito") e mettere "Mi piace" alla nostra pagina Fb. Se vi fa piacere, potete condividere l'iniziativa sui vostri social e/o mettere il banner del giveaway nel vostro blog (copiando la stringa che vedete sotto all'immagine), se ne avete uno (azioni non necessarie per la partecipazione).
  • comunicarci la vostra intenzione a partecipare lasciando un commento qui sotto (e solo qui) specificando il libro che vorreste ricevere e l'indirizzo mail al quale potremo contattarvi in caso di vincita.
Ovviamente potrà partecipare anche chi è già iscritto!
Vi verrà abbinato un numero e l'estrazione avverrà tramite il sito Random.org.
Il giveaway si chiuderà alla mezzanotte di lunedì 13 (speriamo vi porti fortuna!) giugno prossimo ed il vincitore verrà annunciato in un post qui nel blog, mercoledì 15 giugno.
Tutto chiaro? Per qualsiasi dubbio o chiarimento potete contattarci alla nostra mail duelettriciquasiperfette@gmail.com.
Non ci resta che augurare a tutti voi
BUONA FORTUNA!
Lea e Stefi


venerdì 27 maggio 2016

Mi chiamo Lucy Barton - Elizabeht Strout

Trama: Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell'Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, "ciao, Bestiolina", perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d'ospedale. Lì la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l'altra storia. 

Titolo: Mi chiamo Lucy Barton
Autore: Elizabeth Strout
Editore: Einaudi
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 158 pagine

RECENSIONE: Terminato questo romanzo ho lasciato vagare per un po' i pensieri. La sensazione, molto forte, durante tutta la lettura è stata quella di trovarmi di fronte ad un testo indispensabile. Non perchè fosse appassionante o scorrevole, ma per la sua capacità di parlare al lettore, a me Lea, per raccontarmi, direi svelarmi qualcosa di più su me stessa, sulle persone, sul ruolo che la letteratura stessa riveste nelle nostre vite.
Immagino starete pensando che sono partita con troppa prosopopea, rendendo di fatto un cattivo servizio ad una scrittrice sobria che enuncia delle verità con tono piano, malinconico e a volte struggente. 
Spesso leggendo "Mi chiama Lucy Barton" ho ripensato ad un termine che mi piace molto e che uso spesso nella vita, ma non a voce alta per non sembrare saccente. Ho pensato al termine epifania, così come lo intedeva Joyce (del quale non sono mai riuscita a terminare un libro) ossia  "un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa "rivelatore" del vero significato della vita a chi percepisce il loro valore simbolico".  
Non è un libro di grandi accadimenti, ma è toccante proprio per la presenza di questi episodi "rivelatori". E' strutturato in brevi capitoli, che una volta terminati vanno soppesati e ripensati. Una lettura intimista, i cui brani non si possono condividere ad alta voce, ma il giusto respiro glielo regala il silenzio. Cinque giorni e cinque notti, una madre e una figlia, un passato di miseria condiviso e subìto, un retaggio pesante.
Un romanzo che ragiona anche sul ruolo dello scrittore e l'importanza della letteratura, pensieri affidati ad un personaggio secondario, una scrittrice (strano) che si chiama Sarah Payne:

Non è il mio mestiere ricordare al lettore la differenza tra la voce narrante il punto di vista personale dell'autore... E quale sarebbe il suo mestiere come romanziera? - fece lui
Il suo mestiere come romanziera era riferire della condizione umana, raccontare chi siamo e cosa pensiamo e come ci comportiamo.
...
Mi torna in mente una cosa che ci aveva detto Sarah Payne alle lezioni di scrittura in Arizona "Ciascuno di voi ha soltanto una storia...Scrivete la vostra storia in molti modi diversi. Non state mai a preoccuparvi, per la storia. Tanto ne avete una sola

Non so, queste frasi mi hanno fatta riflettere, chiudono in un circolo chiuso ciascuno di noi, ma allo stesso mi rasserenano. Io ci credo. La storia è una, possiamo solo raccontarla in modo diverso. Inutile affannarsi. Potrebbe voler dire anche accetta quello che sei e fanne la tua forza. Oppure no, ma mi sento costretta a ragionarci sopra.

Un libro pieno di epifanie e privo di eventi: scorre come la vita della protagonista, si chiude senza chiudersi, ma con una frase che fa pizzicare gli occhi e che infonde speranza. 
Volete trascorrere due ore silenziose e intense con Lucy? Non verrete stregati dall'intreccio narrativo o storditi dagli effetti speciali, ma vi troverete stranamente esposti e vulnerabili a leggere una storia che potrebbe essere anche la vostra, pur non avendo niente in comune con essa.

Buone riflessioni.
Lea
Voto: 4 e 1/2
 

lunedì 23 maggio 2016

Il libraio di Selinunte





Titolo Il libraio di Selinunte
Autore Roberto Vecchioni
N° pagine -68
Data pubblicazione - 2014
EditoreEinaudi
Collana: Super ET
ISBN-13: 9788806223212
TRAMA 
Vi svegliate un giorno e non avete piú parole per dire «giorno». Scendete in strada e non avete piú parole per dire «strada». Poi scoprite che la città è piena di smemorati come voi, che vagano sperduti in una nebbia di cose senza nome, incapaci di parlare e ricordare, incapaci di pensare. Perché tutti, quel giorno, avete perso le parole, le avete perse per sempre, ed è colpa vostra. Soltanto un ragazzo, «Frullo», è salvo dall'incantesimo e può raccontare i fatti incredibili che hanno portato a tutto questo. Soltanto lui, perché ha conosciuto il libraio. Un uomo misterioso, giunto in città con i suoi bauli pieni di libri e tanta voglia di raccontarli, piú che di venderli. Accolto male dalla comunità perché diverso, straniero, e quindi estraneo, il libraio riesce a stabilire un magico legame solo con Frullo, che, nascosto dietro due pile di libri, lo ascolta leggere ogni sera i passi piú belli dei grandi poeti e romanzieri di tutti i tempi. E quelle parole, per Frullo come per ogni lettore, spalancano di colpo un universo di emozioni e di storie che hanno un'eco lunga, come una favola infinita. 

RECENSIONE
Quando ho letto la sinossi di questo libro, ho pensato subito ad un albo illustrato che sia io che Lea amiamo particolarmente, "La grande fabbrica delle parole" (qui la recensione di Lea) ambientato in un paese nel quale le parole si devono comprare.
A Selinunte però, le parole non si possono nemmeno comprare, non ci sono e basta. Tranne qualche vocabolo indispensabile per le comunicazioni importanti.
Ma come si è arrivati a questa situazione? Ce lo racconta Nicolino, l'unico abitante di Selinunte ad aver conservato tutte le parole.
Nicolino ci racconta della sua Selinunte, talmente bella da considerarla un "presepe ideale", con il mare a far da sfondo e a dare un senso di serenità e di pace.
"Giunto al mare mi fermo, mi siedo, fisso l'infinito. Niente si muove, né al di qua, né al di là, né dentro di me. Ed è in quei momenti che me ne accorgo: niente vive così intensamente come il tempo fermo".
Nicolino ci racconta del suo amore per Primula che "ha gli occhi così grandi che le prendono metà del viso". Lui è "pazzo di quegli occhi, perchè lì dentro c'è tutto", c'è tutto perchè per Primula è l'unico modo di comunicare; quando Nicolino le dice che esistono tante storie, "che una storia entra dentro l'altra e noi siamo l'ultima pagina soltanto" Primula vorrebbe rispondergli, ma non può farlo che attraverso gli occhi e qualche parola farfugliata.
Nicolino ci racconta di quando, in questo paesino da cartolina arriva un personaggio strano: piccolo, curvo, "un folletto di quelli brutti", che arriva con bauli carichi di libri e compra la bottega del sarto per farci una libreria. 
Sarà una libreria speciale, perchè il libraio non vende i suoi libri, li legge a chi li vuole ascoltare. Tutti in paese hanno paura del libraio, quasi fosse una sorta di stregone e si tengono alla larga dalla libreria. Nonostante questo il libraio, tutte le sere, si siede al suo tavolo ed inizia a leggere.
Solo Nicolino, che gli amici chiamano Frullo perchè ha sempre qualcosa che gli gira in testa, non resiste alla curiosità e tutte le sere scappa di casa, con la complicità dello zio, per intrufolarsi nella libreria ed ascoltare di nascosto le letture del libraio. Sera dopo sera ascolta ciò che ci hanno regalato i più grandi poeti e romanzieri della storia e ne rimane affascinato.
Finchè una sera i paesani decidono di far capire al libraio che non è persona non gradita. La libreria e con essa il libraio, scompaiono da Selinunte, portandosi via anche le parole.
Ed è così che Selinunte diventerà il paese senza parole.

"La routine di tutti i giorni è accettabile. Una ventina, trentina di verbi fondamentali siamo riusciti a non perderli, e a usarli nelle circostanze appropriate. Solo che non ce la facciamo a passare dall'uno all'altro, non sappiamo da dove vengono e dove vanno: non siamo in grado di variarli, dargli un tempo, una maniera, una sfumatura.
Perchè qui sta il problema essenziale: abbiamo perso le sfumature. E con le sfumature i sentimenti che le accompagnano o le provocano."

Questa è stata una delle parole che mi ha colpita di più: le sfumature. Quanto siamo fortunati, noi italiani, ad avere una lingua così ricca di sfumature, così piena di vocaboli, tanto che ogni variazione, ogni sfumatura ha la SUA parola. E quanto saremmo sciocchi a non farne uso, a non servircene per comunicare esattamente ciò che sentiamo in quel momento.
Il messaggio che io ho colto in questo libricino piccolo, ma con un peso importante, è questo: come le parole abbiano il potere di farti provare emozioni grandi, sensazione che noi lettori conosciamo molto bene!
Mi sono sentita fortunata ad essere nata in un periodo storico in cui la conoscenza è di tutti e per tutti, fortunata per avere la possibilità di vivere innumerevoli vite ed innumerevoli avventure attraverso quello strumento meraviglioso che sono i libri.
L'unica pecca che ho trovato in questo libro è la sua brevità, se la storia fosse stata sviluppata in maniera più ampia l'avrei apprezzato di più.
Buona lettura, Stefi
VOTO


venerdì 20 maggio 2016

Numero undici - Jonathan Coe

Trama: l'undicesimo romanzo di Jonathan Coe è una storia dei nostri tempi: dal suicidio di David Kelly, lo scienziato britannico che aveva rivelato le bugie sulla guerra in Iraq, agli anni austeri della Gran Bretagna che conosciamo oggi. È un romanzo su quell'infinità di piccole connessioni tra la sfera pubblica e quella privata, e su come queste connessioni finiscano per toccarci, tutti. È un romanzo sui lasciti della guerra e sulla fine dell'innocenza. È un romanzo su come spettacolo e politica si disputino la nostra attenzione, e su come alla fine probabilmente è lo spettacolo ad avere la meglio. È un romanzo su come 140 caratteri possono fare di tutti noi degli zimbelli. È un romanzo su cosa significhi vivere in una città dove i banchieri hanno bisogno di cinema nelle loro cantine e altri di banche del cibo all'angolo della strada. È un romanzo in cui Coe sfodera tutta la sua ingegnosità, il suo acuto senso della satira e la sua capacità di osservazione per mostrarci, come in uno specchio, il nuovo, assurdo e inquietante mondo in cui viviamo. 

Titolo: Numero undici
Autore: Jonathan Coe
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno Pubblicazione: 2016
Pagine: 381

RECENSIONE: ATTENZIONE PERICOLO, QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER; MA NON HO SAPUTO RESISTERE!
Oramai è trascorso quasi un mese da quando ho terminato di leggere questo libro e ci ho pensato e ripensato. Sì perchè, quando ti trovi a dover scrivere la recensione di un libro di uno dei tuoi autori preferiti, non è facile scindere il giudizio sul libro che hai letto dall'ammirazione che provi verso tutti libri che questo autore ha scritto. Lo ammetto che come avvio di una recensione non è molto incoraggiante: sembra io stia mettendo le mani avanti, quasi a giustificarmi per quello che scriverò e in parte forse è vero. Lo scrivo: Jonathan Coe per me significa "La famiglia Winshaw" e "La casa del sonno" e significa  anche feroce ironia e lirismo, due cose che stanno insieme a fatica, ma non per lui. Dopo i libri che ho citato sopra, ho cercato il Jonathan Coe che amo in tutti gli altri suoi libri, in quelli che ha scritto prima e in quelli che sono venuti dopo, ma in ognuno mancava qualcosa, eppure erano ugualmente belli, ma allo stesso tempo fonte di insoddisfazione. Perchè se hai avuto la perfezione, rivuoi quella perfezione.
Ora è uscito questo nuovo romanzo e in tante recensioni ho letto che l'autore è tornato ai suoi tempi d'oro. Corriponde a verità? Non lo credo.
Numero undici è un libro strutturato in cinque racconti, legati tra di loro, ma allo stesso tempo autonomi. La protagonista, Rachel, in qualche modo è il filo rosso che collega queste storie. Il primo racconto mi ha dato una sensazione di incompletezza, di un espediente per introdurre le protagoniste (Rachel ed Alison) e un'atmosfera che lascia presagire eventi futuri vagamente minacciosi.
Il secondo racconto "Come tornare in auge" è un piccolo capolavoro di cattiveria, umorismo nero e feroce ironia. Attraverso la mamma di Alison, Val, ex cantante di una sola canzone e alla disperata e un po' patetica ricerche di una seconda chance il lettore verrà trasportato alla interno di un reality show tipo "Isola dei famosi". Una satira spietata, un Coe al suo massimo splendore. Sarà difficile dimenticare l'insetto stecco che "defeca" nella bocca della povera Val costretta ad una prova di coraggio decretata dai telespettatori. Questo è un racconto che ha il potere di farti allontanare defitivamente da un certo di tipo di intrattenimento televisivo.
Il terzo racconto ci porta all'interno di un'ossessione. Un uomo che distrugge se stesso e la famiglia per ricercare il film che ha visto, molti anni addietro, in una giornata perfetta della sua infanzia. Scritto così sembra assurdo, eppure viene descritta una ricerca che potrebbe essere paragonabile a quella del Santo Graal. Il film non è un film, ma uno stato d'animo, un'epoca passata non più recuperabile. Più l'oggetto della ricerca è banale, più l'impresa risulta folle ed emblematica...e allo stesso tempo futile e ridicola.
Il quarto racconto porta in scena alcuni componenti della famiglia Winshaw (ebbene sì) senza scrupoli e calcolatori come li ricordavo. Nel racconto perà fa la sua comparsa anche un nuovo irresistibile personaggio, l'agente investigativo Nathan Pilbeam. Uno spin off per un romanzo a venire? Me lo auguro.
E il quinto racconto? Punto dolente: tutto il circolo si chiude nella Londa dei super miliardari dove Rachel ha trovato lavoro come insegnante privata. La storia finisce in modo talmente irrealistico da lasciare a bocca aperta. Io ho chiuso il libro e ho urlato "Ma che cavolo?" "Ma che presa per i fondelli!" (veramente mi sono espressa in modo diverso). Forse quella dell'autore è una beffa, forse è un modo per lanciare un messaggio ( che io non ho capito). Sembra un finale da b movie americano degli anni cinquanta. Grosso punto interrogativo. L'autore ci ha presi in giro e si è divertito, il lettore un po' meno.
Cosa mi resta di questo libro? Tanto, tantissimo. Perchè se è vero che il Coe della famiglia Winshaw forse non tornerà più, allo stesso tempo è un fatto irrilevante perchè, pur nella loro struttura non perfetta, tutti i suoi romanzi hanno una qualità grande e unica che è solo dei suoi romanzi. Nella sua imperfezione questo autore svetta sopra molti altri: leggerlo è una necessità,  per ridere, per riflettere, per stupirsi.

Cari lettori, provate a leggere Jonathan Coe, nei suoi romanzi troverete sempre quel qualcosa in più che vi ripagherà con tale generosità, da non dovervi mai pentire della scelta. Uno scrittore come Coe vi scolpisce nell'immaginazione e nella memoria degli stati d'animo, che ricorderete negli anni, come io ricordo con emozione la poesia che chiude "La casa del sonno" e il finale beffardo e irriverente di questo Numero undici.
Voto: 4,5
Lea


mercoledì 18 maggio 2016

La pietà dell'acqua






Titolo La pietà dell'acquq
Autore Antonio Fusco
N° pagine - 224
Data pubblicazione - 2015
EditoreGiunti Editore
Collana: M
ISBN-13: 9788809808300

 
 



TRAMA
È un ferragosto rovente e sulle colline toscane ai confini di Valdenza viene trovato il corpo di un uomo, ucciso con una revolverata alla nuca, sotto quello che in paese tutti chiamano "il castagno dell'impiccato". Non un omicidio qualunque, ma una vera e propria esecuzione, come risulta subito evidente all'occhio esperto del commissario Casabona, costretto a rientrare in tutta fretta dalle ferie, dopo un'accesa discussione con la moglie. Casabona non fa in tempo a dare inizio alle indagini, però, che il caso gli viene sottratto dalla direzione antimafia. Strano, molto strano. Come l'atmosfera di quei luoghi: dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, dalle acque del lago è riemerso il vecchio borgo fantasma di Torre Ghibellina, con le sue casupole di pietra, l'antico campanile e il piccolo cimitero. E fra le centinaia di turisti accorsi per l'evento, Casabona si imbatte in Monique, un'affascinante e indomita giornalista francese. O almeno, questo è ciò che dice di essere. Perché in realtà la donna sta indagando su un misterioso dossier che denuncia una strage nazista avvenuta proprio nel paesino sommerso. Un dossier scottante, passato di mano in mano come una sentenza di morte, portandosi dietro un'inspiegabile catena di omicidi. E tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sui colli, Casabona sarà chiamato a scoprire che cosa nascondono da decenni le acque torbide del lago di Bali. Qual è il prezzo della verità? E può la giustizia aiutare a dimenticare?

RECENSIONE
Che cosa spinge un lettore a scegliere la sua prossima lettura? La copertina, la trama, i consigli di amici e parenti, un'imperdibile offerta, oppure una challenge cui sta partecipando.
Che cosa ha spinto me a leggere "La pietà dell'acqua"? Tutti questi motivi insieme: ha uno scorcio suggestivo in copertina, una trama intrigante, ho letto molte recensioni positive, era in superofferta in e-book e "last but no least" è un titolo incluso nel trivial organizzato dalle famigerate LGS (particolare succoso, lo posso usare anche per uno degli obiettivi della challenge!).
E devo dire che le premesse non sono state disattese.
La pietà dell'acqua è un giallo dalla scrittura molto fluida e scorrevole, che si lascia leggere piacevolmente, i personaggi sono ben definiti e la trama è ben costruita: un puzzle di situazioni apparentemente scollegate tra loro ma che nel dipanarsi della storia si incastrano l'una all'altra.
"Anche la fine ha il suo inizio"
Questo romanzo inizia con l'omicidio di un giornalista americano, Larry Stone, consumato nel suo appartamento a Parigi per mano di due sicari, nel 1967.  
Subito dopo ci troviamo ai tempi nostri, immersi nelle colline toscane e nell'afa di un'estate particolarmente torrida, in un paesino affacciato sulle acque di un lago artificiale che ricopre i resti di un antico borgo medievale fatto evacuare in seguito alla costruzione di una centrale idroelettrica. L'acqua del lago ricopre le strade e le case che sono state testimoni della crudeltà umana durante il periodo nazista; sotto quell'acqua si sono svolti fatti che molte persone vorrebbero rimanessero sommersi. Di tanto in tanto il lago viene svuotato, facendo riaffiorare i resti del paese e con essi i fantasmi che vi sono racchiusi.
Tra quelle colline, durante lo svuotamento del lago, viene ritrovato il cadavere di un imprenditore locale, chiamato il "becero",  inginocchiato ai piedi di un castagno, con un foro di pistola in testa, in stile esecuzione. Il commissario Casabona viene richiamato dalle ferie per indagare su questo omicidio che presenta un filo comune con l'omicidio del 1967 e con il suicidio di un magistrato avvenuto un mese prima: l'arma del delitto, una pistola dello stesso tipo di quelle date in uso agli ufficiali tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Peccato però che quella pistola risulti sequestrata dopo il suicidio ed in seguito distrutta. Il mistero si fa più fitto quando il caso viene tolto al commissario Casabona per essere affidato alla DIA, la quale non avrebbe nessun motivo apparente di occuparsi di questo omicidio.
Il commissario dal naso fino però non ci sta e decide di continuare le indagini per conto proprio, partendo da dove tutto sembra essere iniziato, Parigi. Scopre l'esistenza di un dossier riguardante alcuni avvenimenti svoltisi ai tempi della guerra, proprio nel paesino sommerso, del quale però sembra siano sparite tutte le copie esistenti.
Quando la DIA molla il caso con una velocità sospetta, Casabona si ritrova a costruire un puzzle al quale si aggiunge un nuovo omicidio compiuto sempre con la stessa arma fantasma.
Il puzzle pian piano si ricompone con il ritrovamento della "tessera chiave": il  famoso dossier che era stato occultato per nascondere la responsabilità di una certa parte politica negli eccidi compiuti per mano nazista.
Un giallo che è anche una sorta di atto d'accusa, che porta il lettore a riflettere sulla consuetudine (molto italiana) ad "insabbiare" le verità scomode in cambio di favori o avanzamenti di carriera, caratteristica di una certa parte politica, peraltro ben tratteggiata nel romanzo.
"Quando la verità riesce a diffondersi ha lo stesso effetto di una lampadina accesa all'improvviso, tutti gli scarafaggi nella stanza corrono a nascondersi e anche il peggiore dei mostri resta solo e perde gran parte della sua forza."
Ciliegina sulla torta: un finale inaspettato che mi ha decisamente sorpresa.
Lo consiglio a tutti gli amante del genere giallo/noir e a chi ama i riferimenti alla nostra storia più recente.
Stefi
VOTO

giovedì 12 maggio 2016

Quelle belle ragazze - Karin Slaughter

Trama: Claire e Lydia sono sorelle che non si parlano da più di vent'anni. I loro rapporti si sono interrotti quando Claire ha deciso di sposare Paul, affermato architetto, e di diventare la sua sofisticata moglie trofeo. Lydia, invece, è una madre single, ha una storia con un ex detenuto, e fatica ad arrivare alla fine del mese. Nessuna delle due è riuscita a superare la tragedia che ha colpito la loro famiglia quando Julia, la sorella maggiore, è scomparsa senza lasciare tracce, e la notizia che un'altra ragazza, anche lei giovane e bellissima, è sparita nel nulla in circostanze molto simili, di colpo riporta nelle loro vite tutto l'orrore e lo strazio del passato. Come se non bastasse, pochi giorni dopo Paul viene ucciso. Che legame c'è tra la scomparsa di un'adolescente e l'omicidio di un uomo di mezza età a quasi venticinque anni di distanza? Accantonata la reciproca diffidenza, le due sorelle si alleano per dissotterrare i segreti che hanno distrutto le loro vite, finendo per scoprire una scioccante verità dove meno se l'aspettano.

Titolo: Quelle belle ragazze
Autore: Karin Slaughter
Casa Editrice: Harper Collins
Pagine: 392
Anno pubblicazione: 2016

RECENSIONE: Questo thriller mi ha dato definitivamente la misura di quelli che sono i miei gusti letterari. Ho voluto leggerlo perchè sono sempre alla ricerca del thriller perfetto e probabilmente continuerò a farmi del male cercandolo ancora, ma mi sono anche resa conto che questo non è il mio genere. Non riesco ad comprendere le letture di puro intrattenimento, per quanto riferita al libro della Slaugheter la definizione possa risultare sinistra. In questo libro sono descritte sevizie, stupri e altre pratiche che la mia immaginazione si rifiuta di contemplare. Vi rassicuro: li seguo i fatti di cronaca, ma mi chiedo perchè infliggermi una lettura di questo tipo? E soprattutto dove mi porta? 
Non sono mai riuscita ad entrare in sintonia con i personaggi, le due sorelle protagoniste. E' andata un po' meglio con la figura del padre che cerca di scoprire cosa è accaduto alla figlia scomparsa. Questo libro però non è Amabili resti della Sebold, il dolore e la violenza non riescono mai a trascendere i fatti raccontati, a diventare qualcosa di superiore, di universale: la violenza resta violenza, ti permea di orrore, ma non ti porta a nessuna ulteriore riflessione. La cosa peggiore è stata che mentre leggevo mi si insinuava il sospetto che l'autrice mi rendesse un po' voyeur, un po' corresponsabile di quello che accadeva. Quello che viene fatto alla "belle" ragazze è talmente violento da suscitare nausea e disgusto. L'autrice, bisogna riconoscerlo, è un'abile professionista che padroneggia il genere e sa dosare perversione e colpi di scena, con maestria e volontariamente, superando la linea del buon gusto.
In tutto questo, se solo avessi trovato una frase, uno stato d'animo da fare mio e conservare, come dei primi thriller della Cornwell tanto tempo fa, nei quali avevo apprezzato il senso di cordoglio e di umana pietà per le vittime dei serial killer....ma no, niente. Un libro che non mi lascia nulla, se non il rendermi un po' più edotta riguardo agli snuff movie.
Non attribuisco alcuno voto e lo consiglio agli appassionati del genere, soprattutto se hanno lo stomaco forte. Quanto a me torno, come una moglie fedifraga e pentita, tra le pagine del mio Hakan Nesser che nello splendido "L'uomo che odiava i martedì" sapeva esprimere l'orrore senza mostrare una goccia di sangue, ma con la semplice frase "One woman, one hour". Certi libri non si dimenticano, altri si vogliono dimenticare al più presto. 
Lea

mercoledì 11 maggio 2016

Sul ponte di Bassano

Cronaca di una giornata quasi perfetta
 
Vi racconto l'antefatto, mentre la cronaca la lascio a Stefania che, è assodato, è più simpatica e divertente di me! (mica per niente condivido con lei il blog!!!! anzi lei lo condivide con me)
Il 16 aprile stavo andando in treno a Verona (dove ho incontrato Tessa) quando Laura Libridinosa via Messenger mi ha aggiornato sulle presentazioni di Lorenzo Marone in Veneto. 7 maggio a Bassano. A Bassano mi sono detta io? Ho scritto subito alla mia socia e dopo due minuti avevamo deciso che saremmo andate a Bassano e per di più in compagnia delle nostre figlie: una gita di solo donne. E Laura? Certo era felice per noi, ma anche soffriva: saremmmo andate a vedere il "suo" Lorenzo senza di lei?
Qualche giorno prima della fatidica data ci ha contattate in segreto Davide, il marito di Laura (o Santo Uomo come lo chiama la Bacci) per dirci che il 7 avrebbe portato Laura a Bassano, in una gita a sorpresa per il loro quindicesimo anniversario di matrimonio.
Da quel momento in poi io ho scritto il meno possibile su Messenger per paura di tradirmi, ma l'emozione cresceva di giorno in giorno. Ero felice di andare a sentire la presentazione di Marone, ma soprattutto ero emozionata all'idea di incontrare lei...LEI capite?
No, non potete capire: io lei l'ho scoperta un anno fa e non ho più smesso di leggerla e di comprare i libri per la biblioteca, seguendo i suoi consigli. Ho invitato tutti i miei amici a mettere mi piace sulla sua pagina fb dicendo che avevo scoperto un blog bellissimo e infine, sull'onda di questo entusiasmo, ho chiesto a Bacci: "Apriamo un blog anche noi?"
Ecco. Solo questo vi dico.
E ora lascio la parola a Stefania per eludere il rischio diabete (ma questo era quanto...ed era tutto vero!)

Eccomi! Veniamo quindi alla cronaca del D-Day, sabato 7 maggio 2016:
ore 9.00 - Stefi zompa in macchina, infila la chiave e mette in moto; un'ultima occhiata in giro "Avrò preso tutto? Anna, amore ho dimenticato qualcosa? Anna? ...azz ho dimenticato la figlia!". La porta di casa si apre e Anna in versione Mercoledì Addams lancia uno sguardo amorevole all'infame genitrice. Caricate "le ultime cose" si parte, con destinazione "Casa di Lea".
ore 9.20 - Arrivo a Casa di Lea, squillo di campanello, Lea e il suo mini clone schizzano fuori dal portone e si sistemano in macchina. Si parte! Bassano arriviamoooooo
ore 9.30 - "Lea, tu sai arrivare a Bassano, vero?" "Più o meno...ma non so che strada si deve fare!" Bene, nervi calmi e sangue freddo: no, non siamo apparentemente morte ma cerchiamo una soluzione. Trovata! Attacchiamo il navigatore, scelta rivelatasi presto non  propriamente sensata, perché quando la signorina dice "Ti trovi sul percorso più veloce" probabilmente è convinta di colloquiare con un pilota della Rayanair che l'unico incrocio che vede è quello delle cinture di sicurezza...
Dopo esserci perse per un paio di volte, Lea osserva "Stefi, quella che si vede galleggiare nei tuoi occhi è pipì? Forse è meglio che ci fermiamo" Imprecando per aver dimenticato anche il catetere si svolge la sosta pipì-caffè-brioche con annessa firma dei bigliettini di accompagnamento ai regalini che avevamo portato.
ore 11.30 - finalmente sbarchiamo in quel di Bassano e mentre noi ci infiliamo in un parcheggio sotterraneo la Libridinosa car sfila sopra le nostre teste.
Da questo momento è stato tutto un andare e tornare sul ponte, robe da far invidia agli Alpini.



Finché arriva la telefonata... "Siamo sul ponte".
L'emozione ci ha fatto scordare anche che dal ponte eravamo appena venute via! "Leaaaaaaa, la vedi?" "Che urli, sono qui vicina a te!" "Sì, ma, la vediiiiiiiiiiiiiii?"
E finalmente ci siamo viste, corse incontro, abbracciate, baciate: la sensazione è stata quella di ritrovarsi, anche se non ci eravamo mai viste prima, quasi una riunione di famiglia.
ore 13.00 - Sarebbe ora di pranzo, perché né noi, né tantomeno Laura, ci nutriamo di ammmmore (altrimenti saremmo molto meno morbide.....Ehm Stefi! Questa cosa non so se Laura la gradirà: io e te siamo morbide, lei meno). Una telefonata e all'allegra brigata si unisce pure Lorenzo Marone. Da non crederci, SIAMO A PRANZO CON LO SCRITTORE!!!... ma fingiamo tranquillità mentre dentro urliamo come le protagoniste di Grease (abbiamo una certa età e ci viene in mente quel film). Lorenzo è una persona gentilissima, che ti mette subito a tuo agio ...ci aspetta pure mentre facciamo sosta alle Grafiche Tassotti a comprare della carta (da non credere) e poi ci offre il gelato!
ore 16.00 - Lorenzo si ritira in albergo a riposare un po' mentre noi tra chiacchiere, risate e sguardi felici ci dirigiamo alla fantastica Libreria Palazzo Roberti: sembravamo tre Alice nel Paese delle Meraviglie, tutto un "Ooooooooh" "Uuuuuuuuh" "Ehhhhhhh".
ore 17.00 - decidiamo di accomodarci al Piano Nobile, nella sala che ospitava la presentazione: una sala magnificamente affrescata che rendeva l'atmosfera quasi fiabesca.

Tutte e tre schierate in prima fila, abbiamo continuato le nostre chiacchiere (giusto due...) lasciando a Sant'uomo il compito di vigilare sui nostri figli (eh, mica avevamo tempo noi!) e in un lampo si sono fatte le 18. Inizia la chiacchierata con Lorenzo Marone, una persona di una gentilezza, umiltà ed ironia che non è consueto trovare racchiuse tutte in una persona.

Lorenzo ha parlato dell'importanza di cercare "il proprio sè" senza farsi condizionare dai ruoli che spesso le famiglie assegnano, del ruolo della rabbia, ruolo importante, perchè spezza gli equilibri e porta a cambiamenti e di quanto sia idealizzato il periodo dell'infanzia, di come sia ritenuto il periodo più bello della nostra vita, mentre proprio in questo periodo della vita i nostri desideri vengano bollati come capricci e le nostre paure sottovalutate. E come in un cerchio che si chiude, dalla tristezza dal sonno leggero si è arrivati alla ricerca della felicità, che siamo abituati ad individuare in qualcosa di grande, ma che invece si annida nelle piccole gioie quotidiane. Abbiamo imparato anche un termine nuovo "Apocondrìa", ovvero la malinconica tristezza che diventa compagna di vita che si accompagna all'ironia necessaria per affrontare le nostre giornate.
Sentendo parlare Lorenzo ci è stato subito chiaro perchè i suoi romanzi siano così belli...
Al termine della presentazione, con una certa malinconia, ma con una valigia piena di belle emozioni, ci siamo salutate.

Abbiamo trascorso una giornata di quelle che si portano nel cuore e alle quali si ritorna con la mente quando c'è bisogno di conforto, di pensare che nella vita le cose belle accadono e le persone belle esistono, al di là della distanza e delle difficoltà.

E se volete conoscere la versione de La libridinosa, correte sul suo blog a leggere! Hop, hop, correre!
Lea e Stefania