domenica 30 aprile 2017

Il buio oltre la siepe - Harper Lee

Trama: In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.
 
Titolo: Il buio oltre la siepe
Autore: Harper Lee
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Anno Pubblicazione: 2016
Pagine: 290
 

 

Questo libro è così bello e così importante a che a scriverne la recensione sono a rischio sviolinata oppure potrei usare troppa prosopopea nel tentativo di rendergli giustizia. La semplice realtà è che per rendere giustizia a questo libro esiste una sola strada: leggerlo. Poi rileggerlo. Poi farlo leggere ad altri e lasciare che il suo messaggio altamente etico ti entri dentro l'anima.
Come sanno fare i grandi libri ti svela una verità senza parole altisonanti, con una storia drammatica, ma raccontata con un'ironia che allontana ogni pericolo di sentenziosità.
Questo romanzo ci parla di scelte e dell'importanza di vivere in modo retto e giusto, senza mai voltare la faccia dall'altra parte. Il suo protagonista ha un nome, Atticus Finch, che per me rimarrà in eterno sinonimo di quanto di più giusto e bello possa esserci in un uomo. Atticus è una figura che giganteggia nel mio immaginario e ne è testimone il libro pieno zeppo di post it, tutti posizionati in corrispondenza di sue frasi:
 
"Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda."
 
Io non ho solo letto questo libro, me lo sono proprio innestato nella corteccia cerebrale: l'ho letto a casa, l'ho contemporaneamente ascoltato con l'audiolibro in macchina e poi ho visto il film che ne è stato tratto, quello per il quale Gregory Peck ha vinto l'Oscar. Un'intera settimana è stata permeata dalle vicende di Scout, Jem e Atticus, al punto da non sapere più se vivevo in Italia nel 2017 o a Maycomb in Alabama negli anni Trenta. Una settimana accompagnata dalla dolce voce di Alba Rohrwacher, che  riusciva a rendere le parole ancora più godibili ed importanti e mi trasportava dentro i fatti con tale maestria, che non volevo scendere dall'auto, nonostante fossi arrivata a destinazione. Allora correvo a casa e leggevo il seguito e poi il giorno dopo lo riascoltavo, attardandomi a riflettere su alcune scene, sul razzismo e sull'ipocrisia e sull'attualità della storia. Un libro che non è invecchiato, perché i quesiti che pone restano brucianti e vivi, ora come allora. La perdita dell'innocenza dei due piccoli testimoni, Jem e Scout, non è una sconfitta, ma solo una dolorosa presa di coscienza perché hanno ricevuto da Atticus la cosa più preziosa di tutte: amore, attenzione e un esempio da seguire, che non è stato spiegato a parole, ma vissuto sulla pelle.

"Prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l'unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza."
 
Lo ammetto, non ho mantenuto la promessa e mi sono fatta prendere la mano. Posso solo sperare che a voi faccia lo stesso effetto: diffondete la voce, fate passare il messaggio. #piùAtticusFinchpertutti
 
 
 

venerdì 28 aprile 2017

Tempo di libri, tempo di noi - e tempo di 'Bambini? Quali Bambini?'

Io e Stefania lo scorso fine settimana abbiamo vissuto un'esperienza che non scorderemo mai (Eh no, neanche l'Alzheimer può nulla sul ricordo di questi due giorni!) e che mai potremo rivivere con la stessa intensità perché ha rappresentato una prima volta: insieme ad una Fiera del Libro con gli autori, lontane lontane da casa a vivere due giornate solo per noi. Non possiamo esprimerci in merito alle polemiche "Meglio Milano e meglio Torino?" perché non abbiamo termini di confronto, quello che vogliamo è raccontarvi la meraviglia di partecipare ad un evento tanto grande. Volete venire insieme a noi? Partiamo. Oh! E' già pronta la seconda edizione? Vado a fare il pieno e arrivo!
Appena arrivate sabato mattina siamo rimaste piacevolmente stupite dalle dimensioni della fiera: atmosfera ovattata e temperatura non equatoriale (stranamente). Le temperature si sono notevolmente innalzate quando proprio davanti a noi si è fermata a controllare il programma nientepopodimeno che...Michela Murgia!
Dopo aver ritirato il gomito che si era incastrato tra le costole di Lea le ho detto "Andiamo a salutarla!" Ma Lea tutta timida non ne voleva sapere, quindi io che la timidezza l'ho lasciata al reparto maternità quando ho visto la luce, mi sono fiondata e le ho chiesto se potevamo prostrarci al suo cospetto. Lei è stata carinissima, anche se era di corsa ha accettato di fare una foto con noi e poi ci ha detto di essersi molto divertita quando ha visto che avevamo dedicato un'intera rubrica a lei!
Poi, senza entrare nemmeno in uno stand ci siamo precipitate all'incontro con Rosa Teruzzi dove abbiamo colto le battute finali (segnate che l'autrice consiglia "I milanesi ammazzano il sabato" di Scerbanenco, mentre Massimo Picozzi trova bellissimo "L'alienista" di Caleb Carr). Io già dalle battute finali ho capito che devo assolutamente leggere il seguito de "La sposa scomparsa". Rosa Teruzzi è una persona simpaticissima e poi mi piace da matti come scrive!
Quasi neanche il tempo di salutare Laura Libridinosa (cotogna <3), Laura La biblioteca di Eliza (Letizia!), Chiara Ropolo La lettrice sulle nuvole (LA ROPOLO!!! La donna che torna single e senza figli solo salendo sul treno. - se volete scoprire perchè, vi rimando alla chiacchiera di Laura & Laura e Anna Giovane Reader (Maestà! E mai titolo fu più appropriato, poi vi spiegheremo perchè), ci siamo fiondate a sentire Carlo Lucarelli presentato da Alberto Garlini (un pordenonese d'adozione). Lucarelli mi stupisce sempre per la sua timidezza unita alla simpatia. (A me ha colpito molto anche la barba, luuuuuuunga!)  Ha spiegato che colloca le sue storie in un passato lontano in un certo senso per non compromettersi e dire ugualmente il suo pensiero senza esporsi a polemiche. Solo che in questo modo è costretto a documentarsi in maniera rigorosa su usi e costumi, modi di parlare ecc. perché i suoi lettori sono molto attenti e molto critici (e io che pensavo che in nome della letteratura tutto si potesse! Alcuni scrittori si permettono molte licenze, in effetti, mancando poi di credibilità).
Dopo un panino al volo ho lasciato Stefania e le altre blogger per correre all'incontro con Donatella di Pietrantonio e Michela Marzano. Sono rimasta pensierosa ad osservare le deliziose scarpe della Di Pietrantonio divisa tra timidezza e voglia di gridare "Lei ha scritto il romanzo più bello degli ultimi anni!". Sappiate che ha vinto la timidezza. L'incontro aveva un moderatore garbato, ma non scoppiettante e temo che più di tutto ricorderò l'eleganza della Di Pietrantonio e la voce della Marzano. A volte un reading sarebbe più opportuno e una volta di più mi chiedo perché in Italia, a differenza dei paesi anglosassoni, non sia consuetudine farlo. Qualche reading c'era tra i vari eventi, ma francamente con dieci eventi tutti alla stessa ora è fatto obbligo sceglierne uno a scapito di altri, purtroppo.
Mi sono poi riunita a Stefania (ma che ha fatto lei nel frattempo??? - Io nel frattempo facevo ciò che mi riesce meglio in assoluto: minchioneggiavo con una compagnia di donnine fantastiche, che sono poi quelle che stai per citare) e ho potuto conoscere alcune delle #bancarellablogger: la sorridente Deborah Scheggia tra le pagine - con quel suo accento "de Roma" me la sarei portata a casa e messa sul comodino per ascoltarla parlare! (accompagnata da un fidanzato proprio simpatico, oltre ad essere il terzo insignito del titolo di Santo e Benedetto, per la pazienza infinita con cui si è sorbito i nostri sproloqui e la caparbietà di seguire Debora, che si è chiamata Scheggia non a caso, perché schizzava da uno stand all'altro rifilando a lui borse su borse di libri), Anna Rita Giovane Reader (altissima e con pelle di porcellana e denti splendenti - ecco spiegato il motivo della perfetta aderenza al titolo "Maestà"), la libraia Amanda (Amanda! Che donna! Un vero boss, di una simpatia unica e con un carattere tosto che più tosto non si può) e poi....Monica Coppola (una donnina chiccosissima, che sembra sempre uscita da una rivista di moda, anche se ha addosso il sacco del caffè) e Alice Basso. Dico Alice Basso!!!!!! Alice Basso!!! Un vulcano di simpatia che mette di buonumore anche solo a guardarla, ma se la guardi la prima cosa che pensa è "Che minchiata ho fatto o detto stavolta?". Quando Lea le ha detto "Tu sei Vani Sarca!" lei ha prontamente risposto "Noooooooo!!! Io non sono cattiva come Vani!" E l'ha dimostrato due minuti più tardi: in seguito ad una mia battutaccia ha detto "Se io fossi come Vani mi sarei arrabbiata, invece guardate, sorrido!". Alice, ti adoriamo!

Poi sono scappata verso l'incontro per me più importante di tutti: quello con il mio scrittore preferito (potremmo dire anche prediletto) Fabio Genovesi. Il tema era dal mare alla montagna e niente...era insieme a Mauro Corona e Luigi Maieron e mi ha divertita che una (io) si fa tre ore di macchina per trovarsi di fronte ad un autore che vive a trenta km da casa propria (se mi dicevi che venivi a Milano per Mauro Corona ti lasciavo a casa, sallo!). Corona movimenta le folle, ma io volevo quasi alzare un cartello con scritto sopra "#Fabioseilpiùfortesonoquisoloperte!". Che poi tutte le mie amiche (Laura Libridinosa in primis) continuano a dire che ho una cotta per Fabio. No! Io penso solo che sia una persona meravigliosa, ironica, divertente, sagace, scrittore di razza con una filosofia di vita che sottoscrivo al punto di potermela tatuare addosso (in senso figurato Laura!). I personaggi dei suoi libri a volte mi appaiono nei luoghi più disparati e ci rido e ci piango assieme ("Ti chiami Serena, ma serena non sei stata mai"). Ok, taglio. Resta il fatto che nonostante Genovesi fosse con Corona (e Maieron) lemme lemme, tranquillo tranquillo ha detto quello che doveva dire e io ho esultato perché era proprio come lo pensavo: divertentissimo, ma senza sforzo alcuno. Unico e gli viene naturale esserlo. A fine incontro mandando al diavolo la timidezza, con le gambe di gelatina ho trovato la forza di dirgli che lo ammiro, che ho letto il suo libro e che  ho anche ascoltato l'audiolibro e che per me lui è un mito. Sarò sembrata un'idiota lo so, ma in fondo chissenefrega (ecco la foto nella quale ho perso pure dentiera per la gioia).
Da questo punto in poi le amiche hanno detto che mi ero rotta, nel senso che non funzionavo più: sono emersa molte ore dopo dalla beatitudine, ma se ci ripenso ...sorrido ancora. Segnatevi una data: 5 settembre pare esca il nuovo libro di Fabio. Io lo compro, voi fate come vi pare. (Come direbbe lui).
Mentre Lea smetteva di funzionare, io in compagnia dell'allegra brigata delle blogger alla quale si sono unite Dolci di "Le mie ossessioni librose" e la simpaticissima Stefania Crepaldi (tra l'altro, bellissimo nome!) di "Editor romanzi", ho assistito all'incontro con Sara Rattaro, donna dalla straordinaria dialettica, moderato da Annarita Briganti, la quale, ipotizzando la realizzazione di un film dal libro "L'amore addosso", ha tentato di far interpretare a Margherita Buy la metà dei personaggi del libro. 
Terminata la presentazione abbiamo salutato Sara e dopo la foto di rito abbiamo atteso l'arrivo di Lorenzo Marone, purtroppo solo per un saluto veloce perché l'orario si era fatto tardo. Mi è veramente dispiaciuto non poter assistere a quella presentazione perché avrei voluto vedere la faccia di Laura (Libridinosa) nel momento in cui la signora Briganti ha chiesto a Lorenzo Marone se è stato difficile tratteggiare il personaggio di un prete, Don Vittorio, che prete proprio non è, confondendo l'appellativo "Don" che a Napoli si usa dare in segno di rispetto (ed essendo napoletana...no comment). Chissà se avrà tentato di far interpretare anche il prete a Margherita Buy...
Uscite dalla fiera siamo andate tutte a casa di Laura Libridinosa, dove ci attendeva quel santo del suo Consorte che sfornava pizze da ore per sfamarci tutte! Pizza sublime e compagnia meravigliosa. Senza contare che ha preparato anche la torta per festeggiare il compleanno appena passato di Lea (se ci ripenso mi commuovo). Noi due, Laura, Laura e Chiara abbiamo chiacchierato e riso come delle quindicenni (Laura, zitta!) in gita, il clima era proprio quello!
La mattina dopo siamo risalite in macchina per la nostra seconda giornata di fiera, dove abbiamo incontrato la mitica Rosaria Sgarlata del blog "Niente di personale".
Altra scrittrice che non volevo assolutamente perdere era Michela Murgia. Presentava "Svegliare i leoni" di Aylet Gundar-Goshen, ma sarei andata all'incontro pure se avesse parlato delle 50 sfumature. Michela Murgia è inarrivabile. Parla con una tale scioltezza e proprietà di linguaggio che può dirti qualsiasi cosa, pure delle offese e ti senti onorata. (Concordo in pieno!) L'altra moderatrice aveva sviluppato un po' meno questa dote di fluidità del discorso e avrei voluto poter leggere nella mente per capire cosa ne pensava Michela (Certe sue occhiate qualcosa la comunicavano)  Resta il fatto che a fine incontro la Divina è scappata via e la mia copia di Chirù è rimasta senza dedica. Pazienza, ti amo lo stesso e hai il permesso di calpestarmi con le tue scarpe gialle in tinta con la borsa, ma continua ad essere come sei che mi movimenti le giornate! All'incontro abbiamo incontrato anche Francesca de "Il cuore in un libro", gentile e carina esattamente come ce la aspettavamo, solo più bella dal vivo che in foto! 
Successivamente ho provato ad andare all'incontro con la Kinsella (che doveva parlare di Jane Austen beninteso) ma una folla oceanica mi ha fatto desistere e ho ripiegato su Matteo Bussola. Da lontano ho intravisto pure La lettrice rampante che rideva (penso proprio che fosse lei, ma non ho avuto l'ardire di verificare). Bussola è un vero piacione e sono stata contenta della deviazione. ;-)
Che dire ancora? Che mi ha colpita la possibilità di assistere a più incontri di seguito (a Pordenonelegge risulta complicato dovendo girare da un posto all'altro della seppur piccola città). Avevamo tutti gli autori a portata di mano e mi sono sentita piccola piccola, ma non trascurabile. Del tipo il mondo scorre, il tempo vola, ma io ne faccio parte! Ero una piccola parte del tutto, insieme alla mia Stefi. Che esperienza meravigliosa!
Se dovessi dare un nome a questa esperienza la chiamerai COMPLICITA'. Con le amiche blogger, con gli autori, con Stefania prima di tutto. Questo viaggio ha consolidato la nostra amicizia, ha rafforzato il legame con Laura (ospitale e generosa oltre ogni immaginazione) e con Laura Ciambella. E poi con la Ropolo (mi è sembrato di conoscerti da sempre). Che il mondo sappia che Laura, la mia Carogna, ha un cuore grande come una casa, ma non come la sua, che già è grande, ma molto, molto di più! Ci ha offerto un letto, la cena, il pranzo del giorno dopo, e la possibilità di vivere un'esperienza unica che porteremo nel cuore per sempre. Quello che durerà un po' meno, sono gli addominali che a forza di risate si sono rassodati, ma che faremo ritornare allo stato liquido a suon di Nutella e patatine!

E qui si chiude il nostro resoconto fatto di incontri, libri ed amiche.
Alla prossima avventura.

mercoledì 26 aprile 2017

Giulia Tofana. Gli amori, i veleni - Adriana Assini

TRAMA
Nella Roma barocca di Urbano VIII trionfa l'arte e imperano le feste, ma anche il Tribunale dell'Inquisizione lavora senza soste. Le leggi le fanno ancora gli uomini e le donne le subiscono, assieme ai matrimoni imposti e ai maltrattamenti non puniti, prepotenze a cui nessuno, nemmeno il Santo Padre, intende porre rimedio. La musica cambia, però, quando nella città sul Tevere approda una bella forestiera, Giulia Tofana, giovane plebea di dubbia morale e cuore schietto. Innamorata persa di un barone e amante di un bel frate, non ne sa di scienza né di lettere, ma a forza di trafficare con l'arsenico e l'antimonio, ha messo a punto la formula di un veleno che non lascia tracce, non desta sospetti. Un veleno perfetto, dunque, che però non è per tutti: paladina di giustizia, Giulia lo vende soltanto alle donne. Per liberarsi di mariti grevi e maneschi, che non hanno scelto. 
Titolo: Giulia Tofana. Gli amori, i veleni
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Collana: Voci
N.pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788889682968
 Giulia Tofana è un personaggio realmente esistito, ma di lei si sa molto poco. Si dice che tra il 1633 e il 1651 abbia causato la morte per avvelenamento di circa seicento uomini, attraverso la somministrazione a piccole dosi della cosiddetta "acqua tofana", un potente veleno inodore e insapore di sua formulazione a base di arsenico, che causava una morte apparentemente naturale. Il deceduto, infatti non presentava i classici sintomi dell'avvelenamento e al momento della morte conservava un colorito roseo, a patto che le dosi e i tempi di somministrazione venissero rispettati.
Si narra che Giulia Tofana vendesse questo suo preparato solo alle donne, vittime di matrimoni combinati, abusate e maltrattate dai mariti.
Sulla base di queste poche notizie Adriana Assini ha intessuto la trama del suo romanzo e ci ha regalato il ritratto di una donna forte e appassionata, che lotta ogni giorno per affrancarsi dal destino di miseria e squallore che la vita le ha riservato, facendola nascere in uno dei sobborghi più squallidi di Palermo da madre prostituta e padre ignoto, regalandole ben poche gioie.

"Indomita guerriera di battaglie perse, accusò la stirpe di Adamo di prevaricare la volontà delle donne in ogni circostanza, decidendo sulla loro pelle secondo le proprie convenienze."

Giulia condivide la casa con Girolama, sorella di latte, donna concreta e superstiziosa, unico regalo avuto dalla madre. Mentre Girolama cerca di trovare il lato positivo nella loro condizione di meretrici, cercando di accaparrarsi i clienti più ambiti, Giulia proprio non ci sta e per loro sogna un futuro migliore, soprattutto da quando si è innamorata, ricambiata, di Manfredi, un avvenente barone al quale Giulia nasconde le sue origini e il modo in cui si guadagna da vivere: vendendo il suo corpo e i suoi veleni. Sapendo che Manfredi non potrebbe mai opporsi alle convenzioni sociali, decide di mettere da parte più soldi possibili per comprare il titolo di marchesa e poter così ambire a diventare sua sposa.
Giulia è una bella donna e attira gli sguardi di molti uomini, perfino quello di un frate,  Nicodemo, che le confessa di essere innamorato di lei. Frate Nicodemo, uomo di cultura più che di fede, le svela di aver scelto la vita monastica non per vocazione ma per avere l'opportunità di studiare ed affrancarsi da una vita di miserie e per questo la comprende.
In seguito ad una vedovanza sospetta gli eventi precipitano e Giulia si vede costretta a fuggire da Palermo e partire alla volta di Roma in compagnia di Girolama e del frate, salvo poi rendersi conto che le miserie umane non hanno patria e ritrovarsi ad aiutare le poverette che le chiedono aiuto vendendo loro la sua "acqua tofana".
Giulia è un personaggio tormentato ma che affronta la vita a testa alta, e nonostante sia storicamente un personaggio negativo, una serial killer, Adriana Assini riesce a renderne un ritratto più che positivo, una di quelle donne che si portano il mondo sulle spalle, delle quali io ho il massimo rispetto. Con la sua forza e la sua caparbietà nel volersi costruire una vita dignitosa e la sua lotta contro le violenze che le donne erano costrette a subire, è stata una vera precorritrice dei tempi, una sorta di "giustiziera", anche se dubito che nella realtà le sue motivazioni potessero essere così etiche. Per i personaggi maschili invece non ho nutrito molta simpatia: il bel barone, nonostante fosse imbrigliato dalle convenzioni sociali avrebbe potuto lottare un po' di più per difendere il sentimento che diceva di provare; in quanto al frate l'ho visto come l'emblema dell'ambiente che rappresentava, attaccato ai privilegi che la tonaca poteva garantirgli.
Adriana Assini è bravissima nel ricostruire il periodo storico, arricchendo la narrazione di particolari ed episodi che permettono al lettore di immergersi completamente nel contesto, rendendo le ambientazioni molto realistiche e la lettura estremamente coinvolgente e godibile.
Una romanzo che consiglio decisamente agli amanti dei romanzi storici.
Ringrazio Scrittura & Scritture per avermi omaggiato di una copia cartacea.

 


lunedì 24 aprile 2017

La felicità è una storia semplice - Lorenza Gentile

Trama: Vito Baiocchi è al verde, ha perso il lavoro, non ha una fidanzata e vive da solo con un'iguana di nome Calipso. Eppure il peggio deve ancora venire: la sua dispotica nonna ha bisogno di lui. Nemmeno con la corda al collo, ormai deciso a farla finita, Vito Baiocchi riesce a sottrarsi all'autorità della terribile nonna. Come sente il cellulare che squilla, si sfila il cappio e risponde. La vecchia pretende di essere accompagnata fino in Sicilia, il luogo dove è nata e che ha dovuto abbandonare molti anni prima. Lui non sa dire di no e parte con lei per un viaggio interminabile. Tra incontri buffi e situazioni tragicomiche, i due si confessano insospettabili segreti, mentre niente va come dovrebbe. Ma quando tutto sembra perduto, Baiocchi capisce che deve prendere in mano la propria vita e sforzarsi di credere nella felicità.
Titolo: La felicità è una storia semplice
Autore: Lorenza Gentile
Casa Editrice: Einaudi
Anno Pubblicazione: 2017
Pagine: 210


Questo libro mi ha chiamata dalla vetrina di una libreria con una semplice combinazione di titolo, copertina e cognome dell'autrice. Associazioni di idee, il pensiero che la felicità possa appartenere anche agli animi gentili e timidi. Quello che poi ho trovato al suo interno è stato all'altezza delle mie aspettative: una nonna bisbetica (ma non troppo), un nipote inetto (ma non troppo) e un viaggio in più tappe, che mi ha fatto girare l'Italia. Il viaggio al centro di un libro mi affascina perché in viaggio portiamo noi stessi, le nostre fragilità e ci mettiamo alla prova, senza il conforto di un rifugio. Viaggiando si scopre sempre qualcosa, non fosse altro il piacere di avere invece delle radici.
Vito, il protagonista, all'inizio ci viene presentato in una situazione disperata: solo a Londra, senza lavoro e senza amici (esclusa un'iguana) è in procinto di compiere un atto senza ritorno. In modo delicato però, composto, senza voler disturbare. Mi ha ricordato la protagonista del libro della Flagg "Miss Alabama e la casa dei sogni" che si voleva suicidare, ma senza creare disagio a nessuno, con le bollette pagate e la casa in ordine. Sono suicidi ipotetici che strappano al lettore un sorriso, perché svelano il lato assurdo della vita che ci addomestica a tal punto che non siamo liberi dalle sue regole neppure se minacciamo di abbandonarla.
Basterà una telefonata della nonna che lo richiama in Italia e Vito partirà, accantonando i cupi propositi. Perché la nonna l'ha cresciuto e le sue richieste non vanno eluse.
E via...da Milano a Firenze, da Roma ad Assisi, poi verso Palermo deviando per Napoli e poi infine a Gibellina verso un finale dolceamaro. Nel tempo di un viaggio Vito è maturato, si è confrontato con gli altri, è andato a ritroso nel tempo, per poter andare avanti. Il tutto narrato con un umorismo lieve e tenero: il protagonista sembra in balia degli eventi, sempre troppo educato per sgomitare e farsi spazio nella vita, nonostante le sue indubbie capacità. Mi ha regalato sorrisi, mi sono riconosciuta in molte situazioni, nella fatica di ogni giorno di dover puntualizzare e sgomitare. Eppure la felicità è una cosa semplice, in serbo anche per le persone come Vito. Basta saper cogliere il momento e con il cuore che batte a mille farsi avanti, anche timidamente.
Un libro gradevole, una storia che scorre fluida, lascia una speranza e getta un piccolo seme di ottimismo.
"- Ognuno viaggia con la propria storia, stretta dentro di sé. Pensa di essere unico. E' giusto. La vita è nostra, siamo noi i protagonisti. Ma poi ci sono tante altre vite che si intrecciano, tanti protagonisti di altre storie...L'unico modo per incontrarsi è lasciare che l'altro entri dentro la nostra vita, che la modifichi."


venerdì 21 aprile 2017

Oh, quante cose vedrai! - Dr. Seuss

Trama: un viaggio in rima tra i paesaggi colorati della vita per incoraggiare i bambini ad avventurarsi nel mondo a testa alta, affrontare le insidie con sicurezza e imparare a spostare le montagne per raggiungere il proprio sogno! Hai cervello nella testa. Hai piedi nelle scarpe. Puoi andare dove vuoi, da qualunque parte. Sei solo. Sai quello che sai. Sei TU che decidi dove andrai.

Titolo: Oh, quante cose vedrai
Autore: Dr. Seuss
Casa editrice: Mondadori
Anno Pubblicazione: 2016
Pagine: 56

Il 4 aprile scorso ero alla Fiera dei libri per ragazzi di Bologna e tra mille, mille  e mille libri questo mi ha colpita (insieme ad un altro di cui vi parlerò più avanti). Mi sono stupita di trovare un libro del Dr. Seuss che ancora non conoscevo, ho iniziato a leggerlo e mentre lo leggevo, nel frastuono e nella ressa, provavo quella sensazione speciale che coglie noi lettori quando abbiamo trovato un libro unico. Le parole mi emozionavano e non riuscivo a pensare ad altro che doveva essere mio e che dovevo quanto prima leggerlo di nuovo, in pace e in solitudine, per poi rileggerlo a voce alta a dei bambini, a partire dai miei.
Stranamente quando devo recensire un albo illustrato ho sempre la sensazione che per poterne parlare devo documentarmi e vengo investita da un grande senso di responsabilità: i libri per bambini e ragazzi sono per me una questione estremamente seria e cercare di renderne la complessità, che spesso si traveste da semplicità, è molto difficile. Allo stesso tempo la mia cautela è facilmente spiegabile, considerato che i migliori di questi libri si possono leggere a diverse età, ricavandone ogni volta un messaggio diverso. Sono trasversali e continuano a parlarti nel tempo, senza invecchiare, mantenendo intatta la magia che racchiudono. In particolare questo albo del Dr. Seuss racconta di quale viaggio sia la vita, tra successi e difficoltà. Vorrei proporvelo tutto, ma mi limito a scegliere alcuni passaggi significativi:

"Congratulazioni! Oggi è il tuo giorno. Sei in cammino verso Luoghi Importanti. Cammina, vai avanti! Hai cervello nella testa. Hai piedi nelle scarpe. Puoi andare dove vuoi, da qualunque parte. Sei solo. Sai quello che sai. Sei TU che decidi dove andrai. ... Con la tua testa piena di cervello e le tue scarpe piene di piedi, sei troppo sveglio per prendere una strada che non ti persuada ...Non resterai indietro perché sai accelerare. Sorpasserai il gruppo e sarai tu a guidare. Ovunque volerai, sarai sempre il migliore. Ovunque andrai, vincerà il tuo valore."

"Eccetto quando non ti riuscirà. perché a volte ti capiterà....Puoi trovare l'impiglio in un ramo irto e basso, mentre gli altri vanno oltre e ti piantano in asso."

Ho letto che si tratta dell'ultimo libro scritto dal Dr. Seuss, una sorta di testamento poetico, un messaggio di speranza e anche di resistenza. La vita è un viaggio verso Luoghi Importanti. Sono tante le cose che vedremo, le decisioni da prendere, le cadute. Andremo avanti, senza perderci nel Luogo dell'Attesa per gente che:

"Aspetta un treno per partire, un aereo, un bus che arrivi in fretta, una lettera che tarda a venire, la pioggia che smetta, che scenda la neve, che il telefono squilli, aspetta che arrivi quel SI' o quel NO, che sian lunghi i capelli. C'è sempre qualcuno che aspetta."

Un libro da avere assolutamente nella propria biblioteca, intesa come luogo dell'anima.
Ora che è mio mi piace tenerlo a portata di mano, recitarlo a voce bassa, come un mantra, curiosa di scoprire se potrà emozionare i miei piccoli utenti quanto ha commosso me.


"E avanti, andrai avanti ancora. E io so che di fronte ad ogni ostacolo, qualunque esso sia, troverai la tua via."


Parole semplici che suonano come una canzone, illustrazioni coloratissime,  uniche ed inconfondibili  ci regalano un libro semplicemente meraviglioso. Da tenere per noi, da regalare ad un amico caro, di qualunque età.


















mercoledì 19 aprile 2017

Consigli pratici per uccidere mia suocera - Giulio Perrone


TRAMA
Leo era sposato con Marta – seducente, comprensiva, i piedi ben piantati per terra – e con lei aveva un sogno, aprire una libreria. Poi ha conosciuto Annalisa – tenerissima, vitale, lo sguardo sempre rivolto al futuro – e ha mandato all’aria il suo matrimonio, iniziando con lei una nuova vita che sembrava finalmente appagarlo. Ma mettere radici non è il suo forte, tantomeno fare scelte definitive e impegnarsi troppo a lungo in qualcosa. Lo sa chiaramente, eppure non riesce a essere diverso. Così ha sentito Marta al telefono, si sono rivisti, hanno fatto l’amore, e adesso Leo si ritrova nella paradossale situazione di avere come amante… la propria ex moglie. Dividersi tra due donne che ti vogliono per sé e che si odiano può essere eccitante, all’inizio, ma alla lunga diventa una discesa infernale tra bugie, scuse improbabili, sensi di colpa e la consapevolezza di stare rimandando, insieme alle decisioni importanti, anche la possibilità di realizzare i propri sogni. Per Leo è arrivato il momento di scegliere – già, ma quale delle due? – e di certo non lo aiuta avere come unici modelli un padre che ha il vizietto del gioco e racconta d’essere stato la controfigura di Dustin Hoffman nel Laureato, e un datore di lavoro che lo assilla per sapere in che modo eliminare propria suocera… 
Titolo: Consigli pratici per uccidere mia suocera
Autore: Giulio Perrone
Editore: Rizzoli
N.pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788817093569
Quando ho deciso di leggere questo libro, non nego che speravo di trovare veramente qualche "consiglio pratico", perché credo alla validità dei detti popolari, tra i quali "impara l'arte e mettila da parte" è un po' il mio mantra. Quindi se qualche arte c'era da apprendere, perché no? Nella vita non si può mai sapere di quali conoscenze si può aver bisogno...
Qualche consiglio in merito c'è, quindi se anche voi volete "mettere da parte", qualcosa la trovate, ma devo avvisarvi che trattasi di consigli empirici difficilmente applicabili.
Questo infatti non è il fulcro del libro, come il titolo può erroneamente far pensare, ma solo una parte della disgraziata vita del protagonista, Leo Mameli (sì, come l'autore del nostro inno nazionale), il quale viene chiamato dall'editore per cui lavora a trovare appunto soluzioni pratiche per sbarazzarsi di una ipotetica (sarà poi così ipotetica?) suocera, protagonista del romanzo che sta scrivendo.
Il fulcro del libro è proprio Leo, quarantenne romano con la propensione all'irresponsabilità. Sposato a Marta, la tradisce con una ventenne, Annalisa, e quando la moglie lo scopre e lo butta fuori casa, lui non ribatte, non fa nulla per salvare il matrimonio, ma prende armi e bagagli e va a vivere con Annalisa. Salvo poi, quando la relazione si fa più seria, tradire anche lei...con Marta! Ebbene sì, l'ex moglie diventa amante. 
Ecco questo è il grande tarlo che mi è rimasto a fine lettura: perché una donna tradita da un marito senza spina dorsale, che fugge alla prima difficoltà, che svicola in tutti i modi possibili e non prende mai una posizione netta, una volta che se ne è liberata accetta di diventarne l'amante? Perché vuole farla pagare alla ragazzina che glielo ha portato via? O perché in fondo lo ama ancora? Credo questa sia la ragione, ma io proprio non riesco a comprendere come una donna forte, pratica e di buonsenso, quale è Marta, possa desiderare di continuare ad avere accanto un uomo simile.
La cosa buffa è che se lo chiede anche lui:
"Non capisco neanche perché le donne vogliano accompagnarsi a uno come me. Cosa mai ci sarà di buono nel mio modo di essere che le spinge ad innamorarsi."

Se io incontrassi un uomo così nella vita vera scapperei a gambe levate, ma c'è stato qualcosa in Leo che mi ha fatto quasi tenerezza. A sua discolpa c'è da dire che non ha avuto dei fulgidi esempi di responsabilità: la madre si è occupata di lui materialmente, ma senza essere realmente presente; il padre è un eterno Peter Pan, volatilizzatosi trent'anni prima, che riappare quando Leo è già adulto portando con sè solo problemi e dando vita ad una serie di situazioni surreali degne del film "I soliti ignoti." Leo che non è mai stato figlio si ritrova a dovergli fare da padre e lo fa come meglio può. 
Un altro personaggio degno di menzione è il succitato editore per il quale Leo lavora come traduttore e leggendo i romanzi che vengono proposti alla casa editrice. Attraverso questo personaggio-macchietta, Perrone mette in luce tutte le dinamiche intrinseche al lavoro in una casa editrice, riunendo in un solo uomo tutte le manie e le debolezze degli editori. La domanda nasce spontanea: dato che l'autore di professione fa l'editore, quale di questi "vezzi" incarnerà? Credo che la mia curiosità rimarrà insoddisfatta, ma gli riconosco il merito di aver piacevolmente ironizzato sul mondo nel quale si muove quotidianamente.
Oltre ad uno sguardo sul mondo dell'editoria, questo romanzo è anche una dichiarazione d'amore per Roma, la città dell'autore, che viene tratteggiata nella sua quotidianità e per le donne in generale, che in questo romanzo fanno sicuramente una figura migliore della controparte maschile.
Ringrazio l'autore per avermi omaggiata di una copia digitale.



venerdì 14 aprile 2017

Essere Nanni Moretti - Giuseppe Culicchia

Trama: Prima di rivelare come si comporta il protagonista di questa storia, è necessario fare un passo indietro. Bruno Bruni è uno scrittore di nicchia. Ha esordito come poeta, poi – su consiglio del suo agente – si è dedicato alla narrativa, senza mai sfondare. Ma non si dà per vinto, e, mentre per vivere traduce opere di fantascienza cyber-punk, cerca di scrivere il Grande Romanzo Italiano, quello che farà scattare l'agognato passaparola e correrà allo Strega, quello che tutti – editori, critici e lettori – stanno aspettando. Ma più ci prova più si allontana dalla meta e si deprime davanti al foglio bianco. La sola consolazione nella vita di Bruno è Selvaggia: una ragazza d'oro, che fa la pole dancer in un locale notturno, che è libera e schietta quanto il suo nome. E che continua ad amarlo e a credere in lui ostinatamente. Fino a quando viene licenziata e la situazione si fa ancora più preoccupante. È qui che Bruno si lascia andare e si fa crescere la barba. Gli basta una giornata per rendersi conto che al supermercato, per strada, al ristorante, in palestra, tutti lo scambiano per Nanni Moretti. Sarà Selvaggia a convincerlo a sfruttare le doti da imitatore che ha fin da bambino, a studiare la biografia e l'eloquio del regista e a trasformarsi in un suo clone. Spacciandosi per Moretti e la sua assistente, i due cominciano a girare l'Italia approfittando dell'ospitalità generosamente offerta da sindaci e organizzatori di festival, che non vedono l'ora di far assaggiare loro i piatti tipici del territorio, intrattenerli con gli avvincenti racconti della storia locale e proporsi per una particina nel nuovo film del maestro. Bruno inizia a sentirsi sempre più a suo agio nei panni di Nanni Moretti, ed è sull'orlo di una crisi identitaria che rischia di compromettere i suoi grandi progetti narrativi, quando alla coppia si presenta un'occasione irrinunciabile: un invito alla Mostra del Cinema di Venezia. 
 
 Titolo: Essere Nanni Moretti
Autore: Giuseppe Culicchia
Casa Editrice: Mondadori
Anno Edizione: 2017
Pagine: 264



 
Nanni Moretti o lo sia ama o lo si odia: non è possibile avere sentimenti di indifferenza nei suoi confronti. Lo stesso dicasi per i libri di Giuseppe Culicchia: possono piacere molto o possono risultare indigesti per "quel di più" di lucida follia e di dissacrante sarcasmo che contengono. Leggendo questo libro mi sono fatta un regalo (anzi me lo ha fatto Mondadori omaggiandomi di una copia digitale) e ho riso dalla prima all'ultima pagina. Questo romanzo è una genialata (mi si passi il termine), un capolavoro di umorismo, un modo arguto per mettere alla berlina certi aspetti della nostra cultura, del mondo editoriale e di noi stessi. Culicchia non si preoccupa di essere politicamente corretto: attraverso le vicende del suo Bruno Bruni è irriverente, gigione e maleducato. Non so come possa essergli venuta l'idea per la trama e poi come abbia saputo svilupparla con tale strabordante perfezione, ma so per certo che avverto un senso di pericolo scrivendo di un autore in grado di fissare la tua immagine in una battuta e poi di lasciartici congelato a vita. Ti sa fotografare con le dita nel naso e ride. Prende in giro tutti, ma soprattutto se stesso e quel mondo di intellettuali o pseudo tali che animano la scena cultuale del nostro paese. Bruno Bruni aspira con tutto se stesso a scrivere il Grande Romanzo Italiano, ma dopo anni ne ha a malapena stilato la scaletta. Il suo scrittore di riferimento è Baricco, ma molti altri autori vengono tirati in ballo (compreso lo stesso Culicchia) con un effetto comico per il lettore, un po' meno comico per i colleghi citati. (E la cosa buffa è che dovranno stare al gioco e sorridere e a denti stretti complimentarsi per la trovata.)
Vogliamo poi parlare della fidanzata di Bruno, Selvaggia? Si tratta di un personaggio indescrivibile ed esagerato, ma non per questo meno verosimile. Ha una mania per i selfie, delle abitudini bizzarre (fare scarpetta nei piatti altrui con le dita tanto per citarne una) e un'incrollabile fiducia in Bruno, che reputa intellettualmente di molto superiore a lei. Non è per nulla scontata o banale ed è in grado di stare in equilibrio perfetto tra saggezza e cafonaggine: è complementare a Bruno e allo stesso tempo a volte gli ruba la scena.
Non saprei scegliere l'episodio più divertente perché nel libro si procede attraverso un climax di situazioni che si ripetono e che ad ogni ripetizione diventano sempre più esilaranti. Si susseguono le cene scroccate dai due protagonisti a spese dei vari Comuni che li ospitano credendoli Nanni Moretti e la sua assistente e ad ogni cena fa la sua comparsa il Sindaco di turno con la medesima passione per la storia locale. Questo è un argomento ricorrente per Culicchia, anche in quella che lui chiama "L'anti-presentazione", ossia un reading comico al di fuori dagli schemi in cui parla di se stesso e legge brani dei suoi libri (un evento al quale ho avuto la fortuna di assistere più di un anno fa insieme a Stefania, ovviamente senza avere il coraggio di complimentarmi con lo scrittore). Mi dico: ma quanti accidenti di noiosi interessantissimi volumi di storia locale ha ricevuto l'autore dai vari sindaci delle città nei quali è stato invitato a presentare i suoi libri? Volumi che intuiamo tirerebbe gentilmente in testa ai latori del regalo e ne avrebbe ben donde.
Dovrei raccontarvi meglio e di più? Dovrei dirvi della passione di Bruno per Ricuperati, altro suo Mito Vivente (oltre a Baricco s'intende), Autore, Produttore Culturale, Collaboratore di Riviste, Direttore di una Scuola, ma soprattutto massimo profeta della Crossdisciplinarietà?
 
"E il suo intervento dell'altro ieri sul "Corriere della Sera" sull'ipotesi che l'Inghilterra esca dall'Europa? Magistale, assolutamente magistrale. Dato che non riuscivo a capirlo, me lo sono imparato a memoria." 
 
No, non vi svelo altro, piuttosto vi invito a seguire Bruno e Selvaggia nel loro vagolare a scrocco, travestiti da quello che non sono, vi sprono ad osservarli nei loro incontri con gli autori del momento, con i politici e gli intrallazzatori in un "magna magna" generalizzato in cui il tempo passa, ma è solo un tirare avanti, mentre il senso di identità si stempera e perde significato. Essere Nanni Moretti significa esserlo al punto da risultare schiavo di un personaggio fino a perdere i propri pensieri per mutuarne i suoi.
Divertente, insolito, stuzzicante con un finale inaspettato che alza la posta in gioco e ti lascia con il dubbio: Culicchia avrà preso per il culo anche me? Sicuramente.
Se è una risata quella che ci seppellirà, muoio da lettrice felice e imperfetta.
e poi mi chiedo:
"Nanni Moretti lo avrà letto?"
;-)
 
 
 
 
 
 
 
 
 

mercoledì 12 aprile 2017

L'amore addosso - Sara Rattaro

TRAMA
 «La verità è quasi sempre una storia raccontata a metà.»
Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c'era una sconosciuta, non sembra affatto stupita.
La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.
Titolo: L'amore addosso
Autore: Sara Rattaro
Editore: Sperling & Kupfer
N.pagine: 252
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 978882006151
Buon mercoledì amici lettori, 
oggi mi cimenterò in un'ardua impresa: parlarvi dell'ultimo libro di Sara Rattaro e non è cosa semplice. Parto dalla cosa che per prima colpisce chi lo vede: la meravigliosa copertina con un arcobaleno che letteralmente inonda di colori il volto di una donna.
Le pagine racchiuse da quella copertina hanno lo stesso potere: inondare il lettore con una "secchiata" di emozioni che hanno tutti i colori dell'arcobaleno. Dentro queste pagine troverete il blu del mare, il giallo del sole, il rosso della rabbia, il viola della malinconia e il verde della serenità ritrovata.
La storia è quella di Giulia, una donna che vive due vite senza sentirsi completa in nessuna delle due. Giulia è sposata da quattordici anni con un uomo che la fa stare tutto sommato bene, con lui vive una vita che agli occhi del mondo sembra felice, ma nasconde dentro di sè, sepolto in fondo alle viscere, un dolore incolmabile da tenere segreto.

 "Esiste una cosa sola peggiore del dolore che stai vivendo: non poterlo raccontare a nessuno."

Il giorno in cui vede il marito in compagnia di un'altra donna, le sue uniche certezze vacillano, la sua inadeguatezza le piomba addosso come un macigno e reagisce nell'unico modo che le è stato insegnato: nascondendo tutto sotto al tappeto delle apparenze, continuando a vivere come se nulla fosse. 

"Non c'è nulla da fare. Per quanto sia intenso il nostro dolore e profonda la ferita, avremo sempre una sola convinzione. Che esista un solo modo di agire: il nostro."
Per Giulia però non è il primo tradimento, il peggiore l'ha subìto tanti anni prima da sua madre e questo l'ha segnata nel profondo, le ha creato un buco, proprio al centro del suo essere, che cerca di colmare aggrappandosi a qualsiasi cosa possa farla sentire viva e non farla pensare a quel dolore, sepolto laggiù da ventidue anni.
Così Giulia,  da donna tradita diventa donna che tradisce. La sera che conosce Federico in lei scocca una scintilla che la porterà a diventare la sua amante. Ma nemmeno questo è il primo tradimento di Giulia, perché da sempre lei tradisce sè stessa, negandosi la possibilità di essere pienamente felice.
Sara Rattaro è maestra nel raccontare la vita con grande semplicità, riuscendo ad arrivare nel profondo. I suoi personaggi sono persone normali, come noi, che lottano per un pezzetto di felicità, che combattono ogni giorno le loro piccole battaglie, dove ogni sconfitta è un mattoncino che crolla, allargando i vuoti interiori  ma ogni vittoria è una manciata di mattoncini che va a colmarli.
Questa è una storia di tradimenti e di rinascite che, a mio avviso, molte madri dovrebbero leggere per comprendere l'importanza di accompagnare le scelte dei propri figli, guidandoli ma mai imponendosi.
E se è vero che i libri possono salvare, questo è un libro che svolge egregiamente il suo compito: ci dice che l'amore va gettato addosso prima di tutto a noi stessi, provando a perdonarci per riuscire poi anche a perdonare.

 

lunedì 10 aprile 2017

A tutta Murgia - La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi

Io e Roby della Libreria di Tessa siamo delle grandi ammiratrici di Michela Murgia e della sua rubrica su Quante storie, al punto  che una giornata non può considerarsi finita se prima non mi sono gustata un suo consiglio o una stroncatura. Della Murgia ammiro la capacità di riassumere le trame in modo accattivante, semplice e diretto, tanto che lei non ha neanche finito di parlare che io sto già cercando una penna per appuntarmi autore e titolo. E poi mi piace il suo modo di argomentare, la proprietà di linguaggio, senza trascurare le varie mise che sfoggia puntata dopo puntata. Ne sento prepotentemente il fascino intellettuale e femminile. Insomma...mi piace, mi piace, mi piace. 
Ma come è iniziato il tutto? Semplicemente dopo averla sentita spendere parole bellissime sull'Arminuta (libro di Donatella Di Pietrantonio che al momento io e Roberta riteniamo il migliore letto in questo 2017) ho lanciato un urlo sovrumano del tipo "Rooobyyyyy, devi vedere la Murgia che parla dell'Arminuta". Da quel momento in poi siamo sotto il suo influsso ed ora abbiamo deciso di creare una rubrica nella quale verranno recensiti i libri che lei consiglia. Quella mia e di Tessa è una rubrica talmente nuova che partiamo così, senza nemmeno aver creato il banner. La chiameremo A TUTTA MURGIA (grazie a Laura Libridinosa per aver trovato il nome a colpo sicuro) e la inauguriamo oggi con un libro intenso e doloroso.
Speriamo possiate entrare nel fan club insieme a noi e a fine recensione vi lasciamo il link dei video della Divina (posso chiamarla così?). Perdonate se vi sembro esagerata, ma tra tanti modelli di donna che non mi dicono nulla, ne scelgo invece uno che mi dice molto. ;-)
  

Trama: Una giovane donna ha perso l'uso delle gambe in seguito a un incidente. Abita un corpo che non le appartiene piú e si sente in esilio dal territorio dei sani. Poi incontra la Donnagatto, e il suo modo di guardare se stessa, e gli altri, cambia.
La prima cosa che arriva di Giovanna è la voce: argentina, decisa, sensuale. Fa pensare a qualcuno che avanzi sulle miserie quotidiane come un felino. Ecco perché, fin da subito, l'io narrante la battezza Donnagatto, sebbene Giovanna sia paralizzata, proprio come lei. Al contrario di lei, però, rivendica il diritto a desiderare ancora, sfi dando l'imperfezione del mondo. La Donnagatto nasconde un segreto, e forse ha trovato una persona cui confessarlo, consegnandole la propria storia. Una storia dove è solo apparente il confine tra la condanna e la grazia.


Titolo: La notte ha la mia voce
Autore: Alessandra Sarchi
Editore: Einaudi
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 165


 
"Camminare viene prima del pensare, il piede che si stacca e avanza è il gorgoglio di una parola, la premessa di un pensiero: mi sembra così evidente, ora, che camminando non facciamo altro che scrivere chi siamo. E questa scrittura ripetuta, cancellata, corretta, sempre nuova, traccia la nostra libertà."
E' con un po' di timore che mi accingo a parlarvi di questo libro che mi ha lasciata scossa ed amareggiata e allo stesso tempo colpevolmente sollevata. La sensazione costante per tutta la durata della lettura è stata quella di disagio, quasi fisico, come quando sento un'unghia che striscia sulla lavagna. Questo libro mi ha messa davanti ai miei limiti e allo stesso tempo mi ha permesso di entrare in un universo parallelo, che raccontato sapientemente dall'autrice pare un viaggio di sola andata all'inferno. Eppure quanta poesia disperata, quante epifanie che riescono a gettare una luce senza illuminare, perché lo stato di grazia è perduto per sempre.
La protagonista ha perso l'uso delle gambe in un incidente e mai questa condizione mi era stata raccontata con tanta precisione e comprensibile rabbia. Un solo attimo e la sua esistenza è diventata qualcosa di inimmaginabile e ogni giorno le occorre una grande forza d'animo solo per aprire gli occhi e affrontare i ricordi. Noi lettori ci ritroviamo improvvisamente a condividere con la voce narrante una nuova prospettiva, una visuale sul mondo ad altezza di sedia a rotelle. Del bar non vediamo più il bancone e dobbiamo alzare le braccia per prendere un semplice caffè, sotto i nostri occhi scorrono chilometri di marciapiedi sporchi, la neve ci segrega in casa, gli edifici senza rampe, gli ascensori stretti, i bagni piccoli, tutto non fa che ricordarci e rendere impossibile quel nuovo stato. (Salvo poi uscire dal libro per un istante e osservare con rinnovata meraviglia la nostra fortunata normalità.)

L'incontro con Giovanna, che oltre ad essere paralizzata ha anche perso una gamba, segnerà una svolta nella vita della protagonista. Giovanna si muove felina, guida la macchina, ha degli amanti, un lavoro misterioso, colleziona foto di ballerini e partecipa a tavole rotonde sulla disabilità, senza permettere a nessuno di far finta di non vedere:

"- Cosa vede una persona che cammina quando ne incontra un'altra che non cammina più, o che non ha mai camminato? Un pericolo scampato per sé, qualcosa che in teoria poteva o potrebbe capitarle. ... Bisogna partire dalla propria paura, prima che dalla propria supposta tolleranza. Se si tollera, vuol dire che comunque ci si considera superiori.-"

Grazie a questo incontro (definirla amicizia sarebbe improprio) la protagonista riuscirà a rendersi più autonoma, più consapevole ed agguerrita anche se sostanzialmente Giovanna resta un personaggio misterioso, tanto diretto a parole quanto imperscrutabile negli intenti, nei desideri. Prevedibilmente ad un certo punto della storia di lei si perderanno le tracce, ma nessun improbabile lieto fine rassicurerà il lettore, si arriverà forse solo ad una sorta di sofferta accettazione.
Leggete questo libro per il suo valore letterario, per le sue frasi che vi si incideranno nella corteccia cerebrale, perché racconta una realtà sgradevole, ma che andrà affrontata prima o poi. La disabilità  in senso lato potrà essere intesa come semplice invecchiamento e ci condurrà tutti, un giorno, a non riconoscere più noi stessi e a prendere commiato da ciò che siamo stati e non saremo mai più. Vale la pena di spenderci più di un pensiero. Un libro sgradevole, che non potrà incontrare il gusto di tutti, ma allo stesso tempo necessario. Come tutti i buoni libri.

"Sopravvivere alla morte, diventare malati cronici, portare in giro il proprio disagio, superarlo a tratti, a volte sì a volte no, in ragione delle circostanze esterne, delle energie a disposizione, dell'amore altrui. Ma questo non equivaleva banalmente a vivere, come vivevano tutti quanti?"












Ora vi lascio il link della recensione di Tessa (qui) e naturalmente quello del video della Murgia (qui)
Alla prossima!



venerdì 7 aprile 2017

La verità, vi spiego, sull'amore - Enrica Tesio


TRAMA
Aprire questo libro è un'esperienza sorprendente, capace di portare allegria nella più grigia delle giornate. Proprio come entrare in casa di Dora, la protagonista. Nel suo appartamento torinese potrete incontrare: i suoi due bambini, piccoli saggi e buffissimi; il loro tato Simone, magari sul balcone intento a fumare (meglio non chiedersi che cosa); Sara, la migliore-amica-senza-figli di Dora, stavolta alle prese con la decisione più difficile; il massimo del disordine che una donna nata alle nostre latitudini possa sopportare; un paio di nonni molto diversi da quelli delle pubblicità; un quadro con un pappagallo zampe all'aria, in grado di infondere pace a chi lo guarda; un sacco di ricordi felici sospesi nell'aria, diversi angoli dove ristagna la malinconia per tutto ciò che invece non è stato o non sarà, e grandi finestre per lasciar entrare il sole. Zitti, se fate attenzione sentirete bussare alla porta! È un giovane vicino di casa, decisamente sexy a dirla tutta, ed è qui per Dora. Ma eccola che arriva, Dora, è appena sveglia e già sa che dovrà correre, e correre, sempre in ritardo su tutto, da vera"madre Gazzella": due bambini, un lavoro, un mutuo e una separazione con cui fare i conti. La storia di questa giovane donna coraggiosa, anticonformista e piena di vita, e di tutto il mondo che la circonda, fa riflettere proprio perché prende forma in scene esilaranti o tenere, sempre profondamente sincere.



Titolo: La verità, vi spiego, sull'amore
Autore: Enrica Tesio
Editore: Mondadori
N.pagine: 236
Anno di pubblicazione: 2015
ISBN: 9788804647713  
Desideravo leggere questo libro già da un po' di tempo e quando ho visto al cinema il cartellone del film che ne è stato tratto ho deciso che era giunta l'ora. 
Mi sento di paragonare questa lettura ad una padella di pop-corn: inizia scoppiettando, con descrizioni ed episodi che spesso mi hanno fatta ridere sguaiatamente, poi pian piano il calore ed il profumo ti avvolgono e ti portano a fare riflessioni, sorrisi e lasciano spuntare anche qualche lacrima.
La storia è quella di Dora e Davide, una giovane coppia con due bambini piccoli, Pietro di tre anni e Micol di tredici mesi, alle prese con il periodo di assestamento post separazione. Davide infatti ha deciso di lasciare Dora, non perché si è innamorato di un'altra e nemmeno perché non la ama più, ma perché da lei si sente sopraffatto.



"Davide non mi ha lasciata per un'altra donna, in qualche modo mi ha tolto anche quel conforto, mi ha lasciata per un'altra vita, che è peggio."

Dora ne prende atto, con grande onestà riconosce le proprie responsabilità e cerca, giorno dopo giorno, di ricostruire un equilibrio familiare. Le sue giornate sono uguali a quelle di molte donne lavoratrici: si inizia a correre dal mattino per preparare i bimbi, portarli all'asilo, andare al lavoro, fare la spesa, recuperare i figli e tornare a casa, dove poter finalmente dedicare le ultime ore della giornata a vivere la vita vera, piccoli ritagli fatti di coccole, baci e discorsi "filosofici", di quelli che si possono affrontare con un bambino di tre anni, che bastano a colmare la giornata intera.
Nella vita di Dora c'è anche Sara, l'amica che tutte vorremmo avere: schietta e onesta, arriva per cena, alle volte la prepara pure, poi si stende nel lettone con loro per raccontare una storia e non appena i bimbi si addormentano si trasferisce in cucina con Dora per condividere un bicchiere di buon vino accompagnato da confidenze reciproche.

"Sara non è la mia migliore amica, Sara è la migliore e basta." 

Nella vita di Sara è appena entrato un bidello poeta, che diventerà il "tato" dei bimbi di Dora, con somma felicità di tutti, tranne Davide che dovrà comunque farsene una ragione. 
Due personaggi che nella narrazione si incontrano brevemente, ma descritti talmente bene da rimanere impressi nella mente, sono le nonne dei bimbi: nonna Mimì (mamma di Dora) che con i bimbi si rapporta alla pari, e nonna Nenè (mamma di Davide) la perfezione fatta persona di quelle che stirano non solo i calzini, ma anche i lacci delle scarpe.

"Il pasto con nonna Mimì. Animal House, ma togliendo qualche freno inibitore a John Belushi. Il pasto con nonna Nenè. Una sala chirurgica. Ecco, solo con più tupperware, tanti tupperwae quanti non ne ho mai visti in vita mia."

A completare il quadro c'è Enea, un ventenne fratello della vicina di casa, che con la sua presenza aiuterà Dora a far luce dentro di sè.
Ho molto apprezzato l'onestà di Dora nell'analizzare la situazione e nel compiere le scelte giuste, anche se dolorose e il modo di Enrica Tesio di descrivere le emozioni che Dora attraversa nel cercare un nuovo equilibrio.

"Mi manca quella lingua comune che diventa improvvisamente lingua morta, niente mi fa sentire il vuoto dell'assenza quanto trovarmi a pronunciare un'espressione, una frase, un modo di dire che capirebbe solo lui."

Uno spaccato di vita vera raccontato da una penna brillante, ironica e al tempo stesso profonda, una lettura che consiglio a tutti, in cui ognuno può ritrovare un briciolo di sè e sicuramente molto di chi ci sta attorno.

 

giovedì 6 aprile 2017

La Rubrica - Spulciando in libreria

Buon giovedì amici lettori, oggi vi segnaliamo alcuni titoli che potrete trovare in libreria in questi giorni.

Per CORBACCIO esce oggi:
PICCOLE GRANDI COSE
Jodi Picoult

Appassionante e intenso, un «Buio oltre la siepe» del terzo millennio.
«Il romanzo più importante di Jodi Picoult. Onesto, scomodo, introspettivo e di grande attualità. Un’autentica sfida per tutti noi.» THE WASHINGTON POST

Da più di vent’anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis sono bianchi suprematisti e non vogliono che Ruth, afroamericana, tocchi il bambino. L’ospedale soddisfa la loro richiesta e impedisce a Ruth di avvicinarsi a Davis, ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l’unica ostetrica in servizio. Intervenire oppure no? Obbedire all’esplicito divieto di toccare il bambino oppure al dovere etico di soccorrerlo? Ruth esita prima di effettuare il massaggio cardiaco, il bimbo muore e lei finisce per essere accusata di omicidio colposo. Kennedy McQuarrie, avvocatessa bianca, sceglie di impostare una linea difensiva che escluda a priori l’ipotesi di razzismo nei confronti dell’infermiera. Sarà la scelta giusta? Ruth e l’avvocatessa faticano a trovare un modo di intendersi, ma la vicenda giudiziaria si rivelerà infine utile a entrambe per capire molto di più di se stesse e soprattutto per guardare il mondo da una nuova prospettiva. 
Narratori Corbaccio - euro 18,90 - pagine 504
Per MONDADORI, sono usciti il 4 aprile scorso:


J.P. DELANEY
LA RAGAZZA DI PRIMA


TUTTO QUELLO CHE OGGI È MIO UN TEMPO ERA SUO
Ci sono momenti in cui sento di non essere sola.
Con quest’uomo ci andrei a letto. Gli ho detto poco più che buongiorno, eppure la parte più segreta di me, quella che sfugge al mio controllo, ha già espresso il suo giudizio. Lui mi tiene aperta la porta della sala riunioni e persino questo piccolo gesto di cortesia mi sembra carico di significato. Non posso credere di essere a un passo, un solo piccolo passo, dall’aggiudicarmi la casa che lui, Edward Monkford – un innovatore, un architetto riservato e profondo –, ha progettato e realizzato in Folgate Street, civico 1, Londra. Una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l’avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi.
Design minimalista di pietra chiara, lastre di vetro insonorizzate e sensibili alla luce, soffitti immensi. Nessun soprammobile, niente armadi, niente cornici alle finestre, nessun interruttore, nessuna presa elettrica. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Una casa che però ha le sue regole, il Regolamento come lo chiamo: se diventerà mia non dovrò soltanto rinunciare a tappeti, fotografie alle pareti, piante
ornamentali, animali domestici o feste con gli amici, ma dovrò plasmare il mio carattere, accettare una concezione della vita in cui il meno è il più, in cui l’austerità e l’ordine sono la purezza, e la sobrietà la ricompensa. Perché lui vuole così, perché lui è così.
Ha voluto sapere tutto di me, mi ha chiesto un elenco di tutte le cose che considero essenziali per la mia vita. Dicono che quest’uomo, dai capelli di un biondo indefinito e dall’aspetto poco appariscente, con gli occhi di un azzurro chiaro e luminoso, sia un architetto eccezionale perché non cede a nessuna
tentazione. Tuttavia, la casa è già stata abitata, una volta. Da una ragazza della mia stessa età, quasi una mia gemella, mi hanno detto. Anche lei, come me, non insensibile al fascino di quest’uomo. Una ragazza che tre anni fa è morta. In questa casa.
Raffinato e avvincente nei capovolgimenti di scena, affascinante nei congegni della suspense, inesorabile nella costruzione della psicologia ossessiva che lo domina, La ragazza di prima ha subito suscitato clamore in tutto il mondo. Venduto in 39 paesi, acquistato dalla Universal (Ron Howard, regista), il thriller è immediatamente balzato ai primi posti delle classifiche inglesi e americane, imponendosi come la novità assoluta della stagione.
OMNIBUS • euro € 19,00 • pagine 396
 

FIORITO ELISABETTA
CARCIOFI ALLA GIUDIA

Rosamaria è una donna piena di risorse. Single impenitente, razionalista, illuminista, ha perseguito con determinazione le sue passioni, ha rifiutato di impiegarsi nell’azienda di famiglia ed è diventata regista teatrale, con tutta la fatica che ciò comporta in tempi di crisi e di tagli alla cultura. Uno dei suoi motti è: “troppa religione fa male, qualunque essa sia”. Peccato che poi si sia innamorata di David, di famiglia ebraica tripolina osservante, da cui ora, a quarantadue anni, aspetta il piccolo Arturo. Rosamaria vive tra due fuochi: gli Shabbat e i pasti rigorosamente kasher con la famiglia del compagno e i pranzi domenicali molto romaneschi e tendenzialmente impuri preparati invece da sua madre, che, abituata ai modi spicci e all’autonomia della figlia, mal sopporta di vederla così arrendevole nei confronti del compagno. I Cecchiarelli e i Fellus formano loro malgrado una famiglia allargata chiassosa e impegnativa, nella quale Rosamaria – il neonato in braccio, la sceneggiatura di una nuova commedia in borsa – si muove con grazia e concretezza, senza prendersi mai troppo sul serio, cercando di rendere tutti quanti felici. Sullo sfondo, la crisi economica ormai endemica che qualche anno prima ha portato al fallimento il mobilificio della famiglia Cecchiarelli. Da allora, il fratello maggiore di Rosamaria – forse responsabile del tracollo – ha fatto perdere le sue tracce, ma le ricerche continuano. Da una giornalista di grande esperienza nonché drammaturga brillante, un romanzo straordinario, che, pur conquistando subito con i toni leggeri da commedia, mette in scena con efficacia la complessità, le tensioni e le contraddizioni dell’attualità, attraverso lo sguardo limpido e disincantato di Rosamaria, una protagonista femminile nella quale è un piacere identificarsi: una donna forte, intelligente, ironica, innamorata, capace di apprezzare tutti i piaceri della vita.
OMNIBUS • euro € 18,00 • pagine 276

PIERDANTE PICCIONI
PRONTO SOCCORSO

STORIE DI UN MEDICO EMPATICO

«Non sono più solo un medico. Sono un paziente, e come dice la parola stessa che mi definisce, adesso possiedo ciò che prima non avevo: la pietà. Per me stesso e per gli altri.»
Per chi ci lavora, a contatto con il dolore delle persone, il pronto soccorso di un ospedale è una trincea quotidiana, una frontiera sospesa tra la malattia e la salvezza.
Pierdante Piccioni, però, non è un medico qualunque. Nel 2013, a causa di una lesione alla corteccia cerebrale ha perso la memoria e si è risvegliato dodici anni prima della realtà che stava vivendo. Dodici anni inghiottiti in un buco nero. Da lì è ripartito con fatica, tra depressione e rabbia, e ha combattuto con tenacia per riconquistare la propria vita, i propri affetti, il proprio posto nel mondo. Lui, il dottor Amnesia, ora è di nuovo un primario di pronto soccorso. Ma adesso che è in prima linea, resta ancora un paziente costretto a fare i conti con la disabilità, ed è forse questo ad avergli fatto maturare una nuova empatia nei confronti di chi è malato: ne conosce le sofferenze, ne comprende il disagio dinanzi a quell’elefantiaco «emporio della salute» che è l’ospedale. Avendo vissuto tutto ciò sulla propria pelle, in ogni occasione cerca di comportarsi come avrebbe voluto che i medici avessero fatto con lui, una condizione che se da un lato lo premia, dall’altro emotivamente lo sfinisce.
Scenario del suo ostinato lottare contro vecchi schemi e abitudini è il pronto soccorso, un luogo di confine dove le vite di molti, con le loro incredibili storie, sembrano incrociarsi senza un senso apparente, paradigma di una società nella quale lo stesso Piccioni spesso si sente un reduce senza futuro, costretto ad aspettare ancora il miracolo più grande, quello che gli deve restituire, insieme alla
memoria, tutte le emozioni perdute e il senso di un’esistenza da riallacciare. Ma forse quel miracolo è semplicemente un segreto che sta dentro di noi. È la passione di vivere, la stessa passione che lo spingerà ad andare oltre il suo ruolo di primario, per inventarsi un nuovo lavoro, occupandosi dei pazienti più fragili, dei più soli, degli ultimi. Di quello che lui è stato e che, in fondo, ancora lo definisce: essere «diversamente normale».
Pierdante Piccioni, prima dell’incidente che gli ha cancellato dodici anni di vita, era direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso dell’ospedale di Lodi, membro del direttivo dell’Academy of
Emergency Medicine and Care, consulente del ministero della Salute oltre che coautore in quarantacinque lavori pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Da febbraio 2015 a settembre
2016 è stato primario del pronto soccorso dell’ospedale di Codogno.
Attualmente, all’interno del Dipartimento socio-sanitario dell’Asst di Lodi, ricopre l’incarico di responsabile del servizio «Integrazione ospedale - strutture sanitarie territoriali e appropriatezza della
cronicità». È coautore del testo Medicina di emergenza-urgenza. Web Tutorial Manual (2017). Per Mondadori ha pubblicato, con Pierangelo Sapegno, Meno dodici (2016).
Pierangelo Sapegno, giornalista e scrittore, è opinionista de «La Stampa».
STRADE BLU • euro € 18,00 • pagine 228

Per NEWTON COMPTON: 
I GUARDIANI DELL'ISOLA PERDUTA
Stefano Santarsiere  
Una scossa improvvisa giunge nella vita di Charles Fort, giornalista appassionato di misteri. Il suo amico Luca Bonanni è morto in un incidente stradale e proprio lui viene convocato dalle autorità per riconoscerne il corpo. Ma le sorprese che lo attendono non sono poche: la compagna di Bonanni, Selena, sospetta un’altra causa di morte e lo contatta per chiedergli aiuto. Ha con sé una valigia lasciata dall’uomo piena di oggetti provenienti da relitti inabissatisi nel Pacifico e che nessuno, in teoria, potrebbe aver recuperato. Le domande sono tante: cosa lega il contenuto della valigia alle ultime ricerche di Bonanni? Da cosa dipendevano i suoi timori negli ultimi giorni prima dell’incidente? E soprattutto, chi o cosa sono gli hermanos del mar che cercava lungo le coste messicane e poi nell’arcipelago delle Fiji? Per risolvere i tanti misteri, Charles Fort e Selena si spingeranno dall’altra parte del mondo, trovandosi alle soglie di una scoperta scioccante che unisce le ipotesi sull’esistenza di misteriose creature degli oceani agli affari di una spietata multinazionale…
Nuova Narrativa Newton - Euro 2, 99  (ebook) 7,90 (copertina rigida) - Pagine: 381

Allora? Qualche titolo ha solleticato la vostra curiosità? A noi un paio sicuramente sì, a voi scoprire quali.