venerdì 27 settembre 2019

Aurora nel buio - Barbara Baraldi

Come avrete visto nei giorni scorsi nei blog de La Libidinosa e La biblioteca di Eliza settembre ha visto il ritorno della rubrica "Bookswiffer" quella che ci fa impugnare il piumino e togliere la polvere a cinque titoli che giacciono in libreria da tempo immemore: uno sarà il prescelto, gli altri torneranno a far compagnia a Whisky il ragnetto per un altro po' di tempo.

E la scelta di Laura de La biblioteca di Eliza è caduta su:


Titolo: Aurora nel buio • Autore: Barbara Baraldi • Editore: Giunti Editore • Collana: Le chiocciole • Data di pubblicazione: 31 gennaio 2018 • N.pagine: 487 • Copertina flessibile € 10,00 • Ebook € 4,99

TRAMA
Aurora Scalviati era la migliore, fino al giorno di quel conflitto a fuoco, quando un proiettile ha raggiunto la sua testa. Da allora, la più brava profiler della polizia italiana soffre di un disturbo bipolare che cerca di dominare attraverso i farmaci e le sedute clandestine di una terapia da molti considerata barbara: l’elettroshock. Quando per motivi disciplinari Aurora viene trasferita in una tranquilla cittadina dell’Emilia, si trova di fronte a uno scenario diverso da come lo immaginava. Proprio la notte del suo arrivo, una donna viene uccisa. Il marito è scomparso e l’assassino ha rapito la loro bambina, Aprile, di nove anni. Su una parete della casa, una scritta tracciata col sangue della vittima: «Tu non farai alcun male». Aurora è certa che si tratti dell’opera di un killer che ha già ucciso in passato e che quella scritta sia un indizio che può condurre alla bimba, una specie di ultimatum… Ma nessuno la ascolta. Presto Aurora capirà di dover agire al di fuori delle regole, perché solo fidandosi del proprio intuito potrà dissipare la coltre di nebbia che avvolge ogni cosa. Solo affrontando i demoni della propria mente potrà salvare la piccola Aprile ed evitare nuove morti…


Questi erano i titoli che avevo selezionato 

e finalmente, grazie a Laura,  sono riuscita anch'io a conoscere Aurora Scalviati, la profiler nata dalla penna di Barbara Baraldi che tanto mi incuriosiva, e devo dire che mi ha tenuto una buonissima compagnia.
Aurora è un personaggio complesso, una donna giovane ma dal passato pesante, un passato che continua a tormentarla e che la fa vivere con un senso costante di inquietudine e paure dalle quali è difficile liberarsi perché fortemente radicate in lei, come quel proiettile rimasto incastrato nella sua testa a perenne ricordo di quanto successo la notte che ha segnato il suo destino. Le cicatrici che porta sul volto sono ben poca cosa rispetto alle cicatrici dell'anima che non le permettono di fidarsi di nessuno, né di cercare conforto per paura di essere ulteriormente ferita.
Proprio per dare un taglio al passato e tentare di ricostruirsi una vita, accetta il trasferimento in un paesino della Bassa Emiliana, che un po' le somiglia, in quanto segnato dal terremoto le cui ferite sono ancora pulsanti di dolore. Ma il destino di Aurora è segnato dal buio e nemmeno questa nuova destinazione le darà quella tranquillità tanto agognata: la sera stessa del suo arrivo, infatti, si imbatterà nella scena di un delitto macabro, una donna brutalmente assassinata, inchiodata alla ringhiera della scala, con dei chiodi piantati negli occhi e una scritta con il sangue sul muro
"Tu non farai alcun male"
 Il marito e la figlia di nove anni, Aprile, scomparsi nel nulla. Per gli inquirenti arrivati sul posto la soluzione è chiara: il marito ha ucciso la moglie e rapito la figlia, ma l'istinto di Aurora dice tutt'altro.
Inizia così una corsa contro il tempo per stanare il "lupo cattivo" che nel frattempo uccide di nuovo.
Il lettore si ritroverà a volte anche a dubitare che gli accadimenti siano effettivamente reali e non frutto della mente di Aurora.
Alternate a queste vicende scopriamo la Bologna del 1300 dove la peste dilaga, attraverso i racconti di padre Egidio, un prete inquisitore, vicende che sembrano totalmente scollegate rispetto agli avvenimenti odierni, ma che verso la fine troveranno il giusto incastro.
Una narrazione che non lascia al lettore il tempo di respirare, perché ogni capitolo si conclude con un elemento in sospeso, un colpo di scena che apre la strada a nuovi interrogativi, uno stile degno dei più famosi thrilleristi stranieri per un thriller dalle tinte cupe, con sfumature dark e con una forte componente psicologica; e dopo aver sospettato di chiunque si arriverà ad un finale decisamente sorprendente.
L'unica nota che mi ha fatto un po' storcere il naso è stata la componente passionale che, pur se ridotta a un paio di pagine in totale, ho trovato superflua nell'economia del romanzo e descritta in modo poco concorde con il tono di tutta la narrazione. È anche vero che a me dà particolarmente noia dover trovare questo elemento inserito per forza in un thriller, lo trovo più godibile senza che debbano necessariamente scoccare scintille sul posto di lavoro (anche perché i posti di polizia nella realtà non pullulano esattamente di detective bonazzi, diciamocelo).
Un piccolo particolare che non inficia sicuramente la validità di una bella storia, scritta da un'abile penna, e che mette curiosità di conoscere meglio Aurora attraverso i romanzi seguenti.





lunedì 23 settembre 2019

Dodici rose a settembre - Maurizio de Giovanni

Titolo: Dodici rose a settembre • Autore: Maurizio de Giovanni • Editore: Sellerio • N.pagine: 271 • Data di pubblicazione: 29 agosto 2019 • Copertina flessibile € 14,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre». Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio sottofinanziato nei Quartieri Spagnoli di Napoli, è costretta a occuparsi di casi senza giustizia. La affiancano alcuni tipi caratteristici con cui forma un improvvisato, e un po' buffo, gruppo di intervento in ambienti dominati da regole diverse dall'ordine ufficiale. Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», bello come Robert Redford, con un fascino del tutto involontario e una buona volontà spesso frustrata; «Rudy» Trapanese, il portiere dello stabile che si sente irresistibile e quando parla sembra rivolgersi con lo sguardo solo alle belle forme di Mina; e, più di lato, il magistrato De Carolis, antipatico presuntuoso ma quello che alla fine prova a conciliare le leggi con la giustizia. Vengono trascinati in due corse contro il tempo più o meno parallele. Ma di una sola di esse sono consapevoli. Mentre Mina, a cui non mancano i problemi personali, si dedica a una rischiosa avventura per salvare due vite, un vendicatore, che segue uno schema incomprensibile, stringe intorno a lei una spirale di sangue. La causa è qualcosa di sepolto nel passato remoto. Il magistrato De Carolis deve capire tutto prima che arrivi l'ultima delle dodici rose rosse che, un giorno dopo l'altro, uno sconosciuto invia. 


Ho conosciuto de Giovanni con il primo romanzo della serie del Commissario Ricciardi, e mi sono innamorata del suo stile, delle atmosfere malinconiche che uscivano dalle pagine, delle pennellate con le quali colorava le pagine rendendole quasi dei quadri vivi, ho letto poi "Il metodo del coccodrillo" riconoscendone la grande abilità anche nel creare una serie meno poetica, ma sempre coinvolgente e accattivante, infine ho conosciuto la sua Sara dove le due atmosfere si fondono a creare un terzo sfondo mantenendo sempre la caratteristica di saper catturare il lettore.
Quando ho saputo dell'uscita di questa nuova serie ho perciò avuto la curiosità di conoscere una nuova protagonista, certa di ritrovare la penna tanto amata da centinaia di lettori. Purtroppo questa volta non è stato così, qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto e ora cerco di spiegarvi quali sono gli elementi che mi hanno fatto storcere non poco il naso.
Fonte: Wikipedia
La protagonista di questa nuova serie è Gelsomina (detta Mina) Settembre, una quarantenne con un divorzio alle spalle che lavora in un consultorio pubblico ai Quartieri Spagnoli come assistente sociale, un lavoro che le dà più frustrazioni che soddisfazioni, e che vive con una madre in sedia a rotelle, scorbutica e dalla lingua tagliente. 
Sono proprio i siparietti tra Mina e la madre che mi hanno strappato più di qualche risata, battute che mi hanno ricordato molto Mara Maionchi, e questa ironia tipicamente napoletana all'inizio mi piaceva molto perché mi faceva facilmente immergere nell'ambientazione, ma con l'andare della narrazione ha iniziato a disturbarmi, l'ho trovata un po' eccessiva e ridondante, e ciò che avrebbe dovuto rendere la lettura più leggera l'ha di fatto appesantita. 
Un altro elemento che ho trovato eccessivamente ripetitivo è stato il continuo porre l'accento sulla fisicità di Mina, una donna che porta con imbarazzo un seno generoso che viene notato e sottolineato, ora con sguardi, ora con battute, da chiunque incontri sulla sua strada e, francamente, a mio avviso  questo particolare non sempre era funzionale alla narrazione. 
Parlando poi del rapporto tra Mina e il nuovo ginecologo arrivato ad esercitare al consultorio, ho notato dei cliché tipici da romanzo rosa: lui, bello come un angelo, ma inconsapevole del suo ascendente sul pubblico femminile (code interminabili di pazienti desiderose di un consulto quasi mai necessario non lo insospettivano minimamente...bello sì, ma non particolarmente arguto, eh?), lei che, al pari di tutte le femmine presenti nella storia (e non solo femmine) ne subisce il fascino ma non lo vuole ammettere neanche a se stessa e di riflesso è sempre scorbutica nei suoi confronti, e vabbè,
La mia espressione all'ennesima citazione di R.Redford
Fonte: web
ma il particolare che più di tutti mi ha dato l'orticaria è stato il paragone, ripetuto quasi ad ogni capitolo, tra il belloccio e Robert Redford in determinate scene dei vari film da lui interpretati... ho odiato Robert Redford (poveretto...) come neanche la zanzara che ronza nelle orecchie appena ci si addormenta!
La parte gialla invece è molto ben costruita, mi è piaciuta molto, mi ha appassionata, anche se durante la lettura mi suonava un campanello d'allarme. Nel ripensarci a fine lettura ho realizzato quale fosse la stonatura, e cioè la somiglianza di vari elementi presenti ne "Il metodo del coccodrillo", in particolar modo nella caratterizzazione del killer.
Mi è piaciuta molto anche la parte in cui viene raccontata la storia di Flor, la ragazzina che si presenta al consultorio per denunciare la violenza del padre nei confronti della madre, e del contesto in cui le vicende si consumano, l'ho trovata ben costruita e una delle parti che mi ha più emozionata. 
Lo stile di de Giovanni è decisamente la nota positiva di questo libro, sempre inappuntabile e godibile, a prescindere dagli elementi che possono essere più o meno graditi.
In definitiva definirei "Dodici rose a settembre" un romanzo senza infamia né lode, che paga lo scotto di aspettative decisamente alte che inevitabilmente hanno gli affezionati lettori di de Giovanni.





mercoledì 18 settembre 2019

Rolando del camposanto - Fabio Genovesi

Trama: Rolando vive nel cimitero, insieme allo zio che fa il guardiano. Ne esce solo per andare a scuola, dove i compagni lo evitano, e non ha amici, a eccezione di un merlo di nome Cip. Quando un giorno tra le lapidi appaiono i cugini Marika e Mirko Gini, Rolando trova due amici della sua età. Ma i cugini Gini sono dei fantasmi e presto spariranno per sempre nel Grande Buco. Per salvarli , Rolando deve addentrarsi sul Monte Pupazzo, fino al buio nero, per trovare la Cosa Rossa entro la mezzanotte del giorno dopo, quando sarà anche il suo compleanno. Il viaggio insieme a Cip attraverso la natura incontaminata si trasforma in un'impresa clamorosa, in compagnia di personaggi indimenticabili: un robivecchi sbandato, un cacciatore strabico, una femmina di cinghiale elegante e raffinata, e una bambina selvatica che si fa chiamare Tigre e vive nei boschi.
Titolo: Rolando del camposanto
Autore: Fabio Genovesi
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 225
Uno dei miei autori preferiti scrive un libro per ragazzi e io che faccio? Ovviamente lo leggo! Corro a cercarlo il giorno dell'uscita, ma cavolo....è ancora negli scatoloni. Non demordo e torno il giorno dopo e finalmente lo porto a casa e mi ci tuffo a pesce ed è come ritrovare un amico che mi è mancato tanto, ma che dopo l'assenza non ho trovato cambiato per nulla. E' stato come tornare a casa e non mi ha sorpreso per nulla che Genovesi potesse, egregiamente, scrivere anche per ragazzi. Ho letto la bella recensione di Stefania Ciocca a questo libro (qui) e sapete cosa scrive alla fine?
Ah sì, ecco come si chiamano quegli scrittori che scrivono libri belli che diventano trasversali e universali: scrittori bravi.

E' Genovesi bravo lo è e, oltre a questo, possiede una sua irresistibile unicità: una voce che è sua e sua soltanto. In questa storia, chiaramente rivolta ad un pubblico di un'età compresa tra gli 8 e i 10 anni, l'adulto si trova a proprio agio. Ride e un pochino si commuove, perché la storia ha un timbro malinconico che si mescola con l'umorismo. La vita è questo: un'accozzaglia di lacrime, sorrisi, disgusto, tristezza, gioia, ma tutto così amalgamato che è impossibile scinderne gli ingredienti. Te la prendi tutta e la ami pure. A prescindere.
Rolando ha perso i genitori in un incidente quando aveva 5 anni e si è trovato a vivere con uno zio che fa il custode del cimitero e tanto sobrio non è mai e allora lui che fa? Si lascia abbattere? Per nulla. Sogna di avere degli amici (che non ha) e intanto parla con il suo merlo Cip e con tutti gli abitanti del cimitero. Se non hai amici veri, te li crei. Se non hai nessuno con cui giocare fai rimbalzare la palla sulle lapidi e scommetti con te stesso che ce la farai a passarle tutte senza perdere un solo rimbalzo.
Questo solo come inizio, tanto per gradire, perché poi Rolando dovrà intraprendere un viaggio avventuroso sul monte Pupazzo con la sola compagnia di Cip. I viaggi però regalano sempre la possibilità di fare esperienza e di confrontarsi con le proprie paure e quando torni non sei mica lo stesso. Sei cresciuto. Questo accadrà anche a Rolando, ma tra la partenza e l'arrivo accadranno tante di quelle cose che.... che non posso assolutamente svelare, ma per tutta la lettura sono rimasta sul filo, tra tenerezza e spassionato divertimento.
Mi è impossibile valutare il libro facendo finta di non aver letto gli altri libri di Genovesi, perché i suoi libri li ho letti e mi hanno dato moltissimo. Ogni personaggio me ne faceva venire in mente un altro: così negli adulti riascoltavo Ferro con i suoi "Oh bimbo!" e a Rolando sovrapponevo Zot e mi pareva tutto più bello, più intenso, più genovesiano. Che in fondo il fatto è questo: Genovesi è fedele a se stesso e ai suoi temi, alla sua poetica, ed è in grado di declinarla come più gli aggrada.
Pertanto:

 
"Bimbi, io questo scrittore lo amo e non c'è altro da aggiungere. Poi fate un po' come vi garba."



giovedì 12 settembre 2019

The Chain - Adrian McKinty

Titolo: The Chain • Autore: Adrian McKinty • Editore: Longanesi • N.pagine: 345 • Data di pubblicazione: 29 agosto 2019 • Copertina rigida € 19,50 • Ebook € 9,99

TRAMA
"Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l'impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa...".


In Messico il rapimento è diventato una sorta di "strategia commerciale", un modo di "far cassa", se provate a fare una ricerca online scoprirete che il numero di rapimenti è impressionante e le vittime non sono quasi mai persone abbienti, tanto che le famiglie vittime di questo fenomeno sono arrivate a concepire uno scambio, la sostituzione del rapito in caso si tratti di un individuo particolarmente vulnerabile. Questa terribile situazione ha ispirato Adrian McKinty nella stesura di questo romanzo, nato inizialmente come racconto, che sonda l'animo umano e la sua capacità di mutare la propria indole a seconda delle situazioni che deve affrontare.
Fonte: Web
La storia prende il via dal rapimento di una tredicenne, Kylie, e la conseguente richiesta di riscatto: l'originalità di questo romanzo sta proprio nella richiesta che viene fatta ai familiari: una somma di denaro proporzionata alle possibilità di quella famiglia e il rapimento di un altro ragazzo
Questa è la Catena che dà il titolo al libro: una catena di rapimenti ad opera delle stesse famiglie vittime, una catena che non si può interrompere, pena l'uccisione del rapito. Il fine ultimo non è il guadagno, ma è non spezzare la catena.
"Che cosa vogliono quelli che stanno dietro a tutto questo? La cosa più importante è che la Catena continui. Alcuni di quelli coinvolti possono essere più ricchi di altri, ma soprattutto devono essere abbastanza intelligenti e discreti da aggiungere un altro anello e da perpetuare il meccanismo. Ogni anello è prezioso. I bersagli devono poter pagare ma anche essere organizzati, malleabili e con un punto debole. Come lei. Un anello affidabile con poche centinaia di dollari sul conto corrente è meglio di un anello debole milionario."
Rachel è la mamma di Kylie, una quarantenne in lotta contro il cancro, reduce da una serie di fallimenti, che sta lentamente trovando la serenità in un nuovo lavoro e nel veder crescere la figlia. Serenità che sfuma definitivamente quando risponde a quella telefonata: la Catena. 
Come fa una madre, una vittima, a trovare il coraggio per diventare la carnefice di un'altra madre? Fino a dove può spingere la disperazione? Mi sono ritrovata a vivere la situazione di una madre disposta a tutto pur di salvare la propria figlia, a giustificare le scelte insensate di questa donna disperata e a un certo punto della narrazione, dove vengono descritte due situazioni analoghe, a prendere le parti della vittima in un caso e della carnefice nell'altro, realizzando con orrore quanto la mia posizione fosse immorale. Confesso però che avrei gradito una maggiore introspezione sulla devastazione che può portare il vivere una vicenda simile.
Tuttavia la forza di questo romanzo sta prorio nello scatenare dubbi e interrogativi  nel lettore che si trova a giustificare comportamenti decisamente immorali.
Il libro è diviso in due parti, la prima dedicata alla storia del rapimento di Kylie, con un ritmo decisamente serrato, mentre la seconda parte va ad esplorare le origini della catena e qui devo dire che il ritmo subisce un notevole calo.  Questo è dovuto anche al fatto che le atmosfere sono decisamente diverse, più cupe, le conseguenze di quanto successo lo impongono (accontentatevi di queste criptiche parole, altrimenti rischio lo spoiler).
Fonte: Web
Nel complesso è un libro che consiglio sicuramente di leggere, sia perché è decisamente godibile, sia per gli spunti di riflessione che dà: oltre a quelle prettamente morali, getta una luce sull'uso indiscriminato dei social che mi ha fatto considerare come possano essere un'arma a doppio taglio, se da un lato sono strumento per rimanere in contatto con persone che altrimenti non avremmo mai conosciuto, dall'altro, se usati senza le dovute accortezze, possono ritorcersi contro di noi, rivelando troppo a chi ne fa un uso fraudolento.
E quando una lettura, che di base è un buon intrattenimento, porta a fare riflessioni simili, direi che vale la pena affrontarla.
Quindi leggetelo, #nonspezzatelacatena.
- Ringrazio la Casa Editrice Longanesi per la copia cartacea. - 



lunedì 9 settembre 2019

[Questa volta leggo...] Solo una parola - Matteo Corradini

Trama: Venezia, 1938. Roberto è un bambino normale, o almeno così ha sempre creduto. Finché le persone intorno non cominciano a fargli notare che non è come tutti gli altri, perché lui ha gli occhiali. E forse è meglio che non si facciano vedere in sua compagnia. E forse è meglio che cambi scuola, che vada in una scuola per soli bambini con gli occhiali… Un meccanismo semplice ma disumano, così simile a quello che è stato alla base della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, e così simile a molti pregiudizi ancora oggi vivi nella nostra società. Nella parte conclusiva del libro, l’autore racconta ai ragazzi, immaginando le loro domande, che cosa sono state le leggi razziali e quali effetti hanno avuto sull’Italia di ottant’anni fa.


Titolo: Solo una parola
Autore: Matteo Corradini
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 204


Dopo la pausa estiva torna la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per il mese di settembre è stato scelto un libro comprato/regalato in vacanza. Per quanto riguarda i libri regalati al solito il piatto piange (chi regala libri ad una bibliotecaria? al massimo a Natale o al compleanno ricevo un buono per acquistarli), ma sui libri comprati durante le vacanze...avevo solo l'imbarazzo della scelta. Ne ho comprati diversi, sia al mare che in montagna, che negli intervalli tra mare e montagna. D'altra parte ovunque io mi trovi come prima cosa devo cercare la libreria più vicina e non solo per osservarne la vetrina. Alla fine ho scelto di parlarvi di "Solo una parola" di Matteo Corradini un testo che in biblioteca è sempre in prestito e che quindi ho deciso di comprare, anche per farmelo autografare dall'autore che avrò il piacere di ascoltare durante uno degli incontri programmati a Pordenonelegge. Un romanzo non solo bello, ma  anche "necessario".
 

"Solo una parola" è ambientato a Venezia nel 1938 e ci racconta delle leggi razziali che entrarono in vigore quell'anno da un punto di vista molto originale. Tali leggi infatti nel libro non riguardano gli ebrei, ma gli occhialuti. Con questo semplice, ma ingegnoso espediente il (giovane) lettore si immedesima subito nei protagonisti colpiti da questi provvedimenti. Ma cosa vuol dire venir discriminato perché si portano gli occhiali? E' assurdo, come esserlo per il colore dei capelli o degli occhi! Il lettore segue le vicende di Roberto, Alvise e Lucia, tre ragazzini che frequentano ancora la scuola e di come verrà stravolta la loro vita dopo che gli occhialuti saranno dichiarati non amici della patria. Roberto e Alvise portano gli occhiali, Lucia no, ma è figlia di una mamma che ha gli occhiali e quindi anche il suo destino sarà segnato.
Quanto vuoi che faccia male una parola?
In una Venezia di una bellezza struggente, tra musica e profumi che passano di sestiere in sestiere e lungo i canali o nelle calli, osserviamo la triste parabola discendente dei protagonisti del libro: dalla propaganda che inizia a parlar male degli occhialuti (alla radio e nei giornali) e a metterli alla berlina, fino ad arrivare all'espulsione dalla scuola, all'impossibilità di entrare in parchi o in biblioteche, alla perdita del lavoro per i loro genitori. Corradini ci racconta tutto, ma con un delicatezza malinconica che lascia intravedere l'abisso nel quale stanno per precipitare, fermandosi un passo prima, forse per rispetto alla giovane età dei lettori che non conoscono l'orrore che ne è seguito, mentre all'adulto resta un nodo in gola, addolcito appena del bellissimo finale.
Cosa ci lascia questa lettura? La necessità di condividerla con il maggior numero di giovani lettori. La sua forza è la sua universalità, perché potremmo raccontarla più e più volte ed andrà bene per raccontare le vittime di ogni persecuzione.  E' compito di noi adulti non dimenticare, passare il testimone e mettere in guardia le nuove generazioni rispetto ad alcuni algoritmi che si ripetono periodicamente: viene seminato con cura  l'odio, giorno dopo giorno, attraverso la propaganda, viene individuato un nemico, si lascia intendere che questo nemico è il motivo di ogni male, si creano  delle leggi che rendano legittimo l'odio che è stato coltivato e poi.... Il resto è noto. Leggendo mi sono quasi confusa rispetto agli anni in cui è ambientato il libro e insieme al giovane Roberto sogno un mondo diverso:
Dove persino le persone s'avvicinano tra di loro senza volersi male, dove chi ha gli occhiali viene trattato esattamente come chi non li porta. Dove la radio trasmette buone notizie. Dove il Primo Ministro parla solo per incoraggiare, risolvere, sostenere. E non per spezzare, dividere, impaurire.
Un libro, che come ho scritto all'inizio, ho trovato bello e necessario e che ora è uno strumento prezioso, nelle mie mani, attraverso la mia voce durante i miei prossimi interventi di promozione della lettura. Posso parlare con le parole che mi regala il libro ed esprimere esattamente il mio sentire. Se non è magia quella degli scrittori, di sicuro ci si avvicina moltissimo.
 


Ed ora le altre recensioni del mese:


venerdì 6 settembre 2019

Il manoscritto - Franck Thilliez

Titolo: Il manoscritto • Autore: Franck Thilliez • Editore: Fazi Editore • N.pagine: 480 • Data di uscita: 5 settembre 2019 • Copertina flessibile € • Ebook € 12,99

TRAMA
Léane Morgan è considerata la regina del thriller, ma firma i suoi libri con uno pseudonimo per preservare la propria vita privata, che ha subito un profondo sconvolgimento: sua figlia Sarah è stata rapita quattro anni prima e la polizia ha archiviato il caso come omicidio a opera di un noto serial killer, pur non essendo mai stato ritrovato il corpo della ragazza. Dopo la tragedia, del suo matrimonio con Jullian non è rimasto che un luogo, la solitaria villa sul mare nel Nord della Francia che Léane ha ormai abbandonato da tempo; ma quando il marito viene brutalmente aggredito subendo una perdita di memoria, lei si vede costretta a tornare in quella casa, carica di ricordi dolorosi e, adesso, di inquietanti interrogativi: cosa aveva scoperto Jullian, perso dietro alla ricerca ossessiva della verità sulla scomparsa della figlia? Intanto, nei dintorni di Grenoble, viene ritrovato un cadavere senza volto nel bagagliaio di una macchina rubata: potrebbe forse trattarsi di un’altra vittima del presunto assassino di Sarah. Le intuizioni del poliziotto Vic, dotato di una memoria prodigiosa, permetteranno di incastrare alcuni tasselli del puzzle, ma altri spaventosi elementi arriveranno a confondere ogni ipotesi su una verità che diventa sempre più distante, frammentaria e, inevitabilmente, terribile.
Franck Thilliez, maestro del giallo francese, proprio come la protagonista del Manoscritto, costruisce un intreccio calibrato al millimetro, giocando con i temi perturbanti del doppio e della memoria, incastrando in ogni svelamento un nuovo mistero; il risultato è un thriller implacabile, che non lascerà scampo a nessuno, lettore compreso.

"Un romanzo è un gioco di illusioni, tutto è vero quanto è falso, e la storia inizia a esistere solo nel momento in cui voi la leggete."
Queste sono le parole che usa J-L. Traskman, figlio del famoso autore di thriller, Caleb, che dopo la morte del padre trova tra le sue cose un romanzo, forse il suo migliore, quello costruito nel modo più contorto e intrigante, "Il manoscritto", purtroppo incompiuto; la storia si dipana quasi fino alla conclusione, rimangono solo le ultime tessere da unire per completare il quadro e consegnare il romanzo ai tanti estimatori che lo attendono. Traskman figlio decide quindi di provare a terminare l'opera con l'aiuto dell'editor del padre. Ci consegna quindi la storia di Léane, famosa  scrittrice di thriller che pubblica sotto pseudonimo, a quattro anni dalla scomparsa della sua unica figlia, vittima di un serial killer, il cui corpo non è ancora stato ritrovato. 
Dopo quattro anni in cui la vita di Léane è andata in pezzi, il suo matrimonio con Jullian è sull'orlo del fallimento tanto che vive sola in un appartamento a Parigi, gli eventi subiscono una scossa, un'accelerazione, quando Jullian viene aggredito, perde la memoria e accadono cose strane che la fanno ripiombare tragicamente nel passato.  
Fonte: web
Inizia così il nostro viaggio all'interno di un romanzo che racconta di un altro romanzo, una lettura che darà spesso la sensazione di essere all'interno di quella famosa attrazione da Luna Park: il labirinto di specchi, dove ogni immagine si moltiplica e si sovrappone creando un intreccio nel quale è difficile scorgere la via d'uscita.
Ogni personaggio che incontrerete ha una doppia lettura, potrebbe essere vittima degli avvenimenti, come anche artefice della scintilla che li ha innescati, proprio come ci dice Traskman all'inizio: "tutto è vero quanto è falso". 
Thilliez è particolarmente abile nel tracciare le varie personalità, nel tratteggiarle in modo da instillare il dubbio nel lettore, ma la sua più grande abilità sta nel disseminare indizi lungo tutto il romanzo, che diverranno chiari solo verso la fine del racconto, nell'arricchire la narrazione di enigmi che il lettore sarà tentato di risolvere prima che ci arrivino i poliziotti incaricati, rendendolo così parte attiva nella soluzione dell'intreccio.
Fonte: Web
Le indagini vengono svolte prevalentemente da una coppia di poliziotti, Vadim Morel e Vic Altran, i V&V, dove Vadim è il braccio e Vic la mente; una mente particolare, quella di Vic, affetto da ipermnesia, ossia la capacità di ricordare qualsiasi cosa veda o senta, in particolare numeri e nomi. Propio a Vic  spetterà il compito di sbrogliare la matassa interfacciandosi con "il Viaggiatore", il serial killer ossessionato dal numero due e dalla partita a scacchi del 1999 tra Kasparov e Topalov, "l'immortale"che dal carcere fornirà con il contagocce informazioni da decifrare. Percepiremo chiara la frustrazione di un uomo che tenta con tutte le sue forze di estirpare il male, facendosi assorbire completamente da questo compito al punto da rovinare i rapporti familiari rinunciando ad una vita normale.
"I mostri esistono e sarebbero sempre esistiti, con o senza di lui. E avrebbero continuato a divorare vite, qualsiasi cosa lui facesse."
Sarà una vera e propria partita a scacchi quella che condurrà Vic con il Viaggiatore e noi saremo spettatori che tentano di indovinare la mossa seguente, fino ad arrivare ad un passo dalla fine, quando ormai i giochi sono quasi fatti.
Qui si interrompe il manoscritto originario, qui subentra il figlio dello scrittore a consegnarci un finale degno del padre, poche pagine che danno una conclusione perfettamente plausibile conducendoci al clamoroso epilogo che lascia una sensazione di smarrimento: la conclusione c'è ma manca un dettaglio, importante, il particolare che renderebbe il tutto perfetto.
Ed è qui che Thilliez esprime in pieno il suo genio, nell'ultima pagina del libro, dove nasconde quel particolare che sarà chiaro solo a chi ha "giocato" con lui ogni volta che è stato chiamato a farlo. (Sono onesta, io ci ho posto attenzione dopo aver letto un avvertimento in merito sul profilo Instagram di Gatsby Books: non so se ci sarei arrivata da sola, forse sì...chi può saperlo?)
Una narrazione costruita con capitoli brevi che spesso si chiudono con un colpo di scena, un thriller che una volta iniziato non riuscirete a chiudere finché non sarete arrivati a quell'ultima, diabolica pagina.
Ringrazio Fazi Editore che mi ha fornito la copia digitale di questo romanzo.




lunedì 2 settembre 2019

Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico - Alexander McCall Smith

Trama: Isabel Dalhousie, filosofa e investigatrice, è ormai soprattutto una mamma premurosa, attenta alle esigenze del suo piccolo Charlie, di un anno e mezzo. Ma Isabel non può tirarsi indietro quando c'è da aiutare un'amica, Stella Moncrieff, il cui marito Marcus non osa più nemmeno uscire di casa, depresso e in preda alla vergogna. Medico specializzato in malattie infettive, Marcus è accusato di aver causato - con un parere errato su un nuovo farmaco - la morte di un paziente, e rischia così di perdere carriera e cattedra universitaria. È assolutamente necessario che Isabel ne sappia di più, anche perché l'assistente del dottor Moncrieff sembra nutrire un notevole astio nei suoi confronti... E poi c'è da gestire la gastronomia (e soprattutto il complicato commesso Eddie) della nipote Cat, partita per una vacanza, e non manca anche una piccola crisi di coppia con Jamie, che la trascura per nuove amicizie. E naturalmente ci sono i consueti dubbi filosofici e la Rivista di etica applicata. Insomma, certo non ci si annoia nella Edimburgo della nostra intelligente e affascinante protagonista...
Titolo: Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico
Autore: Alexander Mccall Smith
Casa editrice: Tea
Anno pubblicazione (della copia in mio possesso): 2013
Pagine: 246
Chi un po' mi conosce sa che quasi tutte le mie recensioni sono positive, per il semplice fatto che non amo scrivere di libri che non mi sono piaciuti o che mi hanno dato poco. Di media pubblico una recensione a settimana, ma a fronte di quattro giudizi favorevoli ci sono solitamente altri quattro libri che ho letto e dei quali non ho avuto voglia di scrivere. Giusta o sbagliata, è una mia scelta. Non sento il bisogno di mettervi in guardia, di allontanarvi da alcuni libri, scrivo solo per il mio bieco piacere e per convincervi a leggere quello invece che mi ha convinta, emozionata o sedotta intellettualmente. 
Ogni tanto, ma non spesso, può capitare che uno di questi libri Ni susciti nella mia persona delle reazioni forti o più che altro delle domande. Nel caso specifico la domanda è Perché? Perché proprio questo romanzo è stato scelto per un gruppo di lettura al quale ho (forse, a questo punto) intenzione di partecipare? Cosa lo rende meritevole?  A lettura terminata mi interrogo con curiosità sui motivi della scelta. Innanzitutto questo libro fa parte di una serie, quella dell'investigatrice dilettante e filosofa Isabel Dalhousie, ma non è il primo. I libri di una serie, secondo il mio modesto parere,  andrebbero letti in ordine cronologico, a meno che le vicende personali dell'investigatore non siano importanti (e questo non è il caso). Perché un conto è se Miss Marple, per dire, da un giallo all'altro ha iniziato un nuovo maglione ai ferri o ha cambiato marca di tè e tutto un altro paio di maniche se invece si è fidanzata con uno scapolo aitante e ha deciso di prendere in casa i di lui cinque figli! Oltre a chiedere perché, io chiedo anche...ma il giallo dov'è? Chi lo ha rubato? La parte investigativa infatti è talmente esile che non sono sicura di averla veramente letta e quindi cosa resta? Le vicende della protagonista, i suoi dubbi esistenziali ed etici, i suoi dilemmi filosofici e soprattutto le sue preoccupazioni sentimentali.
Tutto molto urbano, garbato, interessante e ben raccontato, sia chiaro, ma a parte questo? Non riesco a dilettarmi con questo tipo di letture, quelle per intenderci che se ne riconosci ogni citazione ed allusione ti fanno sentire una persona molto colta. Evidentemente invece sono una persona molto ignorante e digiuna di filosofia e quando arriverò (se ci andrò) al famoso gruppo di lettura mi si aprirà un mondo. Ad esempio capirò che il famoso dilemma del carrello ferroviario altro non era che una metafora del dubbio etico in cui era precipitato il protagonista dell'intreccio giallo. E poi scoprirò che la seconda soluzione del dilemma del carrello era un'altra metafora, ancora più pregnante, che rappresentava le indecisioni emotive di Isabel rispetto all'avere un compagno giovane e bello. Lasciarlo per non soffrire in futuro o vivere a pieno la relazione accettandone i rischi? Mah. Quante cose scoprirò il prossimo 9 settembre! Tantissime immagino, ma se qualcuno volesse illuminarmi prima sono a disposizione. Quello che a me è rimasto dopo la lettura è il ricordo di una narrazione gradevole e ben scritta, ma che non è mai riuscita a conquistare totalmente la mia attenzione e che già mentre ne scrivo si sta lentamente scolorendo nella mia memoria (fatta eccezione per il dilemma del carrello ferroviario naturalmente).
Nel frattempo, mentre dissipo con leggerezza il mio tempo con letture di questo tenore,  attendo con trepidazione l'uscita del nuovo giallo di Hakan Nesser, La confraternita dei mancini, in cui l'ispettore in pensione Van Veeteren e l'ispettore in servizio Barbarotti si incontreranno per la prima volta per lavorare allo stesso caso. Non è mai stato gradevole, Nesser, ma memorabile talvolta sì (menzione special per "L'uomo che odiava i martedì").
 
(In questo particolare caso al giudizio devo aggiungere una postilla, ossia Ci si può pensare, se non si deve stirare.)