venerdì 29 settembre 2017

Meraviglia - Francesco Vidotto

Trama:  Lorenzo è nato e cresciuto tra le Dolomiti, in un piccolo paese nel cuore dei Monti Pallidi. Ama la propria vita immersa nella natura e mai la vorrebbe cambiare, senonché il lavoro del padre lo costringe a trasferirsi in città proprio quando è il momento di iniziare le scuole superiori. Gli tocca frequentare un liceo di cemento grigio che quel suo piccolo paese avrebbe potuto contenerlo tutto quanto. Ogni cosa cambia. Lorenzo si sente fuori posto: straniero nella nuova vita ed estraneo a ciò che gli altri si aspettano da lui. I genitori insistono nel pretendere dei risultati scolastici che stentano ad arrivare, senza capire il suo disagio. Persino gli insegnanti lo abbandonano nell'indifferenza, al pari di un naufrago, e lui rimane in silenzio, al banco, in attesa che il tempo trascorra. Poi un giorno arriva Lavinia: Lavinia che è bella e ha gli occhi talmente neri che è impossibile distinguerne le pupille; Lavinia che è forte e lo salva da un branco di bulli; Lavinia che gira per la città in bicicletta coi suoi maglioni extralarge e il cappellaccio nero; Lavinia che va sempre al cuore delle cose; Lavinia che gli insegna a percepire la musica delle parole, a vivere di storie. L'amicizia che nasce tra loro è un sentimento forte e raro, capace di farli sentire completi. Ma la vita di lei nasconde ombre che oscurano ogni luce, ombre che trascinano in abissi troppo profondi. Insieme ci provano a sopravvivere, ad aggrapparsi a questa amicizia che per Lorenzo è molto di più: è amore. Amore bruciante e assoluto. Eppure nulla serve, e Lorenzo e Lavinia non potranno fare altro che perdersi di vista. Ma quello che Lavinia ha insegnato a Lorenzo è rimasto inciso in lui: le parole e la musica che riescono a comporre diventeranno un'ancora di salvezza, il centro pulsante della sua esistenza. Finché, un giorno, un evento incredibile sconvolgerà l'equilibrio faticosamente conquistato.
Titolo: Meraviglia
Autore: Francesco Vidotto
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 207
Mi ritrovo nuovamente in un territorio che conosco e la storia da subito risuona in modo più personale. Vuoi la mia vicinanza anagrafica e in parte geografica con l'autore, vuoi i ricordi che condividiamo, i gruppi musicali che cita e le esperienze che mi riportano agli anni travagliati e non propriamente felici della scuola superiore. In tutta la prima parte del romanzo, che non si può definire un Young adult, seguo con partecipazione la storia di Lorenzo, studente delle superiori timido e spaesato, dopo che da un paesino di montagna si è dovuto trasferire in quella che a lui pare una grande cittadina (Conegliano Veneto). L'infelicità di chi si sente fuori posto si mescola alle difficoltà insite nell'adolescenza, alla fatica nel trovare una propria dimensione, all'insensatezza di un certo tipo di studio: non è facile per lui procedere nella vita. E poi c'è Lavinia che è impulso, coraggio, emozione e trasgressione e nasconde spavalda un grumo nero di dolore e di vergogna.
Per Lorenzo lei sarà la sola e unica, qualcosa di più di un amore...un'amicizia assoluta, una sorella nell'animo. Lei che lo inizia al piacere della lettura, mostrandogli una via alternativa allo studio, alle nozioni impartite senza cuore ed emozione dagli insegnanti. A loro, gli adulti, gli strali più affilati dell'autore:

"L'anima di un giovane, così vicina agli ideali dell'esistenza e orientata alla disponibilità e alla generosità, vive un destino condannato a scontrarsi con gli orizzonti razionali del mondo dei grandi e questa frequentazione malsana obbliga lo spirito a ripiegarsi in se stesso fino ad annullarsi e infine trasformarsi. A trasformarsi nello spirito di un adulto in una metamorfosi contraria, che tramuta la farfalla in bruco"
 
Ma Lavinia con il suo coraggio che è anche autolesionismo si perderà e Lorenzo andrà avanti comunque: tornando ai monti che lo rivendicano, alla scrittura che lo accompagna, naturale e semplice come la vita che ora si è scelto. Nella seconda parte del romanzo un uomo diverso, più forte, maturo e consapevole si è sostituito all'adolescente che il lettore ha amato. Non so se sia un Lorenzo migliore, certo è più sicuro, di quella sicurezza che ho osservato varie volte in chi ha trovato il proprio equilibrio nella natura e ha modulato il proprio passo su quello dei sentieri e il proprio respiro sulla fatica di conquistare una vetta. Non lo comprendo del tutto, perché trovo più naturale lottare nel compromesso, che restarne al di  fuori. Nella stanza dei bottoni ci devi entrare, per cambiare le cose: anche se dentro ti si sporca un pochino l'anima. Ma sto  divagando, forse solo un po' invidiosa di quelle persone che riescono a dire un no forte, sbattendo la porta in faccia all'ipocrisia e alle assurdità della vita moderna.
Questo Lorenzo nuovo è destinato a incontrare nuovamente Lavinia. Il finale è dolceamaro, bello da brivido e forse una condanna e un messaggio di speranza insieme.
Una voce nuova ed interessante, uno scrittore con una sua identità ben definita, come se più che altrove, dal libro uscisse nitido anche l'uomo che lo ha scritto.
La frase perfetta, quasi a fine libro:

"Ringraziai e ripresi la via di casa. Avevo sul divano un libro lasciato a metà"
 
C'è sempre un libro da finire, una spinta che dal di fuori ti riporta a casa, al cospetto di te stesso.
Ringrazio una volta di più Mondadori per avermi fornito questo bel libro in formato ebook. E' stato un piacere leggerlo.




mercoledì 27 settembre 2017

La porta di Anne - Guia Risari

Trama: È l'agosto 1944. Alle prime luci dell'alba, tra le vie di Amsterdam c'è una casa in cui tutti sognano. Peter sogna verdi colline da attraversare a cavallo. Auguste sogna una pelliccia. Otto sogna navi capaci di solcare ogni oceano. Margot sogna di nuotare in piscina. Fritz sogna la donna che ama. Edith sogna di tornare bambina. Hermann sogna di camminare in un prato. Anne sogna di diventare una scrittrice. Il sogno più grande, per tutti loro, è la libertà: rintanati in un nascondiglio da oltre due anni per sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei, aspettano che gli Alleati cancellino dall'Olanda e dal mondo l'incubo del nazismo. Ma in questa storia c'è anche il sogno del sottufficiale delle SS Karl Josef Silberbauer: lui vuole catturare otto persone nascoste in un vecchio edificio. E quel mattino, purtroppo, il sogno diventa realtà. Per la prima volta, un punto di vista inedito sulla vita di Anne Frank e degli occupanti dell'Alloggio segreto, nelle ore prima dell'arresto.
Titolo: La porta di Anne
Autore: Guia Risari
Casa Editrice: Mondadori
Anno edizione: 2017
Pagine: 190
I libri che ricordano l'Olocausto a mio avviso non sono mai troppi. Non bisogna mai smettere di parlare dei periodi bui della storia e della follia che li ha generati, perchè è nel disinteresse, nell'ignoranza che attecchiscono odiose forme di revisionismo. Mi sono avvicinata a questo libro di Guia Risari con molte aspettative. Non era certo facile scrivere qualcosa di nuovo sulla storia di Anne Frank, ma la scrittrice lo ha fatto con sobrietà e poesia, aprendo verso nuove considerazioni. Il lettore che conosce la storia ne scorpre un altro e diverso aspetto e chi invece non ne hai mai sentito parlare si sente spinto ad approfondire. Un libro che è un piccolo gioiellino, molto, molto curato ed adatto ai lettori  a partire dai dieci anni.

All'inizio del libro l'autrice scrive:

"A volte, i libri nascono circondati dal desiderio di veder colmato un vuoto e soddisfatta un'esigenza. In questo caso, il vuoto era il silenzio che circondava le vite dei compagni di sventura di Anne Frank e l'esigenza era quella di dar voce all'assenza e ricordare."

La vicenda di Anne Frank viene narrata da un diverso punto di vista: dietro le porte dell'alloggio segreto vengono raccontati i pensieri di tutti i clandestini. E' veramente bello poter conoscere un po' meglio quelle persone che solo la voce di Anne ci aveva raccontato, perchè l'autrice dona ad ognuno di loro una nuova dimensione e li riconosciamo e allo stesso tempo li conosciamo per la prima volta.
Ad ognuno di loro l'autrice conferisce un tratto interessante e vero, riconoscibile, facendo sì che il lettore possa sentirli vicini, quasi quanto Anne, e comprenderli anche nei loro piccoli difetti.
La Risari ci presenta anche l'ufficiale delle SS che ha coordinato l'arresto e di fatto condannato a morte tutti gli abitanti dell'alloggio segreto, meno uno. Interessante e allo stesso tempo agghiacciante osservare l'aspetto quotidiano dei carnefici per comprendere quella che viene definita la "banalità del male".
Non abbassiamo mai la guardia, continuiamo ad esercitare la nostra umanità, nel ricordo, nella ricerca, nel dare un nome a tutto quello che è accaduto nel passato. Anni fa avrei chiuso questo periodo scrivendo "perché quel passato non possa più tornare", ora sono meno fiduciosa visto i tristi e preoccupanti sviluppi della politica internazionale, ma testardamente continuo a portare avanti il mio punto di vista. Ognuno di questi libri accende una piccola fiammella...accendiamone tante.




lunedì 25 settembre 2017

Quello che resta - Pordenone Legge anno secondo - Parte seconda

In questo primo lunedì d'autunno (adoooooro l'autunno, ma forse lo sapete già) arriva la parte "caciarona" del blog, me medesima, la Bacci, a raccontarvi il suo Pordenone Legge, una manifestazione che attendiamo ogni anno con trepidazione, perché ci dà la possibilità di passeggiare per le vie della nostra città tuuuuutta vestita di giallo, piena zeppa di gente riunita dalla passione per i libri. Potersi sedere al tavolino di un bar, guardarsi intorno e riconoscere gli autori che leggi e ami mentre prendono un caffè o chiacchierano con qualcuno è una sensazione meravigliosa, che si prova solo qui a metà settembre e a Mantova nella settimana precedente (a Mantova però se ti incanti a guardare gli autori per strada rischi di essere travolto dalle bici, qui al massimo ti annusa un asinello).

Per me Pordenone Legge significa una settimana frenetica: al mattino indosso la maglietta della libreria Baobab e prendo servizio al banco di vendita da dove posso gustarmi molti incontri con gli autori che scrivono per e ai ragazzi, e al pomeriggio indosso tutta tronfia il badge "Press" e mi catapulto ai vari incontri con gli autori che seguo.
Quest'anno è stato particolarmente ricco in tal senso, anche se purtroppo è stato impossibile riuscire a seguire tutti gli eventi che avrei voluto, vuoi per impedimenti vari, vuoi per l'accavallarsi degli  incontri stessi, ma posso dirmi più che soddisfatta.
Tra gli autori per ragazzi dalla mia postazione ho potuto ascoltare Gabriele Clima che presentava il suo "Il sole fra le dita", storia di un'avventura "on the road" tra un ragazzo ribelle e un ragazzo disabile; Luigi Garlando che nel suo "Io e il Papu" racconta di un singolare scambio di messaggi in codice attraverso le figurine dei calciatori, tra il Papa e un ragazzino che ha smesso di parlare dopo essere stato coinvolto in un attentato; Guia Risari che ha conversato con i ragazzi del suo "La porta di Anne" che racconta in modo speciale la vicenda di Anna Frank, del quale troverete presto la recensione a firma di Lea. Poi ho stretto la mano al grandissimo Roberto Piumini e mi sono fatta autografare "The Stone" da Guido Sgardoli.
Ma ora veniamo alla parte che ha visto coinvolte le #bancarellabloggers in veste ufficiale e con il pass Press al collo (quanto mi garba quel Pass!!!), quello che ci ha dato l'opportunità di sederci al tavolo dei giornalisti/bloggers e avere a nostra completa disposizione gli autori per domande e curiosità (finitela di dire sconcerie, che vi sento! SOLO per domande e curiosità, capito?).
Partiamo subito col botto: venerdì abbiamo incontrato LUI, un cocktail di simpatia e fascino rispondente al nome di Antonio Manzini. Ma andiamo con ordine. Mentre passeggiavo per il centro  mi sono guardata intorno e ho constatato che anche le vetrine di Pordenone davano il benvenuto al Vicequestore Schiavone.
Dopo aver pranzato insieme  io e Lea abbiamo puntato in direzione chioschetto dei gadget, perché entrambe dovevamo avere lo stilosissimo astuccio giallo e nero...finiti, non ne era rimasto neanche uno difettoso, niente, zero, kaputt! "COOOOOMEEE FINIIITIIII!!!" Stavamo per farci prendere dallo sconforto, quando ci siamo guardate e..."Ma chi se ne frega, fra poco vediamo Manzini!" Salutata la biondina allo stand che ha visto tutto lo spettro delle emozioni passare sui nostri volti in circa dieci secondi, ci siamo dirette  con largo anticipo al luogo dove si teneva la conferenza stampa. Mentre chiacchieravamo amabilmente, un raggio di sole ha illuminato l'atrio: lui era arrivato. Ad un certo punto il suo editore lo lascia da solo: vedendolo lì con il giubbetto in mano e lo sguardo da cucciolo abbandonato, il nostro spirito caritatevole ci ha spinte ad avvicinarci per tenergli compagnia. Che avete da ribattere? Vi sento eh, dire che se era Brunetta mica ci avvicinavamo. E avete ragione, anche perché chi lo vedeva Brunetta? Sta ben al di sotto del nostro raggio visivo! Uno scambio veloce di impressioni, un paio di foto e poi ci siamo accomodati tutti nella sala riservata agli incontri stampa. Antonio Manzini è una di quelle persone con le quali converseresti per ore: simpatico, gentile, arguto, umile, intelligente, e dallo sguardo ammaliante. Manzini è Rocco, solo meno brutale.
Presentando "Pulvis et Umbra" ci ha parlato dei tradimenti che Rocco subisce in questo ultimo romanzo e del fatto che il vicequestore ne esca totalmente sconfitto, cosa che ce lo fa apparire vulnerabile e dimesso. Ha parlato del sentimento totalitario che Rocco prova per Marina,  fatto di un grande amore misto al rimorso, che gli rende difficile staccarsene completamente. Ci ha poi garantito che nel prossimo romanzo si consoliderà il suo rapporto con Gabriele, perché è una figura che a lui piace molto e che ci sarà spazio per il nuovo personaggio della Gambino (Yeppaaaaaaa!!! Adoooooro la Gambino) e che, legato a lei, probabilmente ci sarà un episodio riguardante "La maledizione del Bic bianco" (l'accendino). Ha parlato anche della sua intenzione di dare maggior spazio a tutti i personaggi che gravitano intorno a Rocco, perché hanno tutti la stessa dignità: in questo ultimo romanzo ha iniziato a farci conoscere Caterina e via via ci sarà spazio per tutti, anticipando anche che  Deruta ha una storia bellissima da raccontare. Ha aggiunto che per D'Intino avrebbe voluto fare un libro dedicato solo alla sua vita, ma visto che sarebbe difficile vendere un libro totalmente bianco, ha cambiato idea. Poi ha detto che si è reso conto che Rocco è sempre in salute e quindi ha deciso di scrivere un racconto nel quale Rocco ha la febbre, che uscirà in una prossima raccolta di racconti Sellerio.
Infine ha dato qualche anticipazione sulla serie tv della quale è sceneggiatore: ha visto un cambio alla regia, non ci sarà più Michele Soavi ma Giulio Manfredonia, consterà di quattro puntate, due dedicate a 7/7/2007 e due a Pulvis et Umbra (forse con l'aggiunta anche di un racconto) e il personaggio della Gambino sarà interpretato da Lorenza Indovina.
Al termine dell'incontro si è fermato per autografare i libri e poi ha ringraziato e salutato tutti. Io ho allungato la manina e guardandolo negli occhi ho detto "Che saluti? A noi ci rivedi fra mezz'ora all'incontro con il pubblico!" Che dite? Tornerà mai più a Pordenone? Secondo me patirà la Stalkerfobia...
Dell'incontro con il pubblico vi ha già parlato Lea, quindi passiamo alla giornata di sabato, che si è aperta sotto una pioggia torrenziale, creando non pochi disagi allo svolgimento della manifestazione. Ma se c'è qualcuno che è in grado di portare il sole è proprio Federica Bosco, protagonista dell'incontro stampa del sabato a mezzogiorno, ora nella quale il cielo si è aperto ed è spuntato un raggio di sole.
Federica è un vulcano di simpatia e di energia, ci ha abbracciate, coccolate, ci ha fatto mille complimenti e ci ha fatte sentire veramente speciali! All'incontro ha parlato del suo nuovissimo romanzo "Ci vediamo un giorno di questi" che è stato protagonista del recente Blogtour, raccontando di come le sia nata l'esigenza di scrivere questa storia in seguito alla perdita di un caro amico, Cristiano, avvenuta all'improvviso senza la possibilità di un ultimo saluto. Nonostante Federica abbia compreso le sue ragioni, non è riuscita ad accettare questa conclusione e ha quindi deciso di riscrivere  il finale per come lo avrebbe voluto.
Si è emozionata molto, Federica, nel parlarne, come nel raccontare il rapporto che lega due amiche, paragonando il rapporto di Ludo e Cate a quello tra Meredith e Cristina di Grey's Anathomy, sorridendo compiaciuta quando tutti i presenti facevano di sì con la testa a questa sua affermazione. Poi ci ha raccontato di come le famiglie influenzino le nostre scelte future e ha parlato di maternità, di quella voluta, di quella di cui ci si fa carico, argomenti che vengono toccati nel suo romanzo. Poi qualcuno le ha chiesto in quale delle due protagoniste si rivedesse  e appena ha detto "Io sono Ludo! Vorrei essere Cate, ma non lo sono" io ho guardato Lea e ho urlato "Ho vinto io!". Poco prima dell'incontro infatti io e Lea disquisivamo di questo e Lea affermava che una donna così vulcanica non poteva che essere Cate  mentre io sostenevo che fosse Ludo con l'aspirazione a diventare Cate. Inutile dire che il mio urlo ha attirato più di qualche sguardo sdegnato, ma per fortuna Federica ha riso con noi. Infine ha risposto a chi le muove una critica sul suo modo di scrivere, molto colloquiale e semplice, ricco di dialoghi, dicendo che lei ama portare i suoi lettori a conoscere le emozioni, una volta che ha spiegato dove si ambienta la vicenda, si concentra sugli eventi attraverso i dialoghi. E posso dire che per quanto mi riguarda, in questo romanzo le sue emozioni me le ha sapute trasmettere benissimo!
Arriviamo alla domenica, ultimo giorno di Pordenone Legge. Sveglia presto, doccia, trucco e parrucco e famiglia al completo siamo volati all'incontro con Enrico Galiano e Alberto Pellai. Dovete sapere che da qualche tempo seguo con immenso piacere le vicende della famiglia Galiano attraverso i post della sua compagna la mitica Bob, #laragazzadelloscrittore, ed ero più emozionata all'idea di conoscere lei che lo scrittore. Mentre mia figlia, affascinata dalla storia di Gioia, stava ultimando un regalino da portare a Galiano: un barattolo pieno di sassi, il barattolo di Lo, e chi ha letto il libro sa benissimo di cosa parlo.
In fila davanti al luogo dell'incontro vediamo sfilare in incognito lo scrittore in questione e io comincio a guardarmi intorno con fare circospetto cercando di scorgere Roberta.Finché la vedo, lei vede me, e da una parte all'altra della strada parte un "La Bacci!" - "Boooob!". Ci siamo abbracciate e scambiate qualche battuta, poi ho approfittato del fatto che avevo i Galianos al completo per far autografare il libro di proprietà di Laura "La Libridinosa" con qualche frasetta sibillina. Dopo aver ammirato quella meraviglia di bambina che è Gaia Sofia, la loro signora e padrona, via all'incontro dove due profondi conoscitori del mondo adolescenziale hanno parlato della difficoltà nell'affrontare questa fase della vita, sia da parte dei ragazzi che dei genitori e di tutti quegli adulti che ci gravitano intorno. Abbiamo vissuto un momento di grande emozione quando una ragazzina tra il pubblico ha chiesto consiglio per poter risolvere la sua difficoltà di comunicazione con il padre,  e il consiglio che Enrico Galiano le ha dato è stato questo: "Ogni volta che vorresti dire qualcosa a tuo padre, scrivila su un foglio e mettilo sul suo cuscino. In questo modo riuscirai a dirgli tutte quelle cose che a voce non riesci perché ti imbarazzi o perché nella discussione la rabbia prende il sopravvento e quelle cose lì ti rimangono intrappolate in gola."
Un consiglio che secondo me è valido a qualunque età lì dove ci sono difficoltà di comunicazione. Una volta di più ho pensato a quanto fortunati siano i ragazzi che lo hanno come insegnante, anche se ora magari non se ne rendono pienamente conto.
Finito l'incontro un panino veloce e poi via verso l'ultimo incontro: quello con Chiara Francini e Maria Venturi che presentavano i loro romanzi "Non parlare con la bocca piena" e "Ora mi vedi". Entrambe i romanzi parlano di una ragazzina che tenta di superare la paura di amare,  per Chiara Francini si tratta di una bimba cresciuta da una coppia gay, mentre nella storia di Maria Venturi spicca la figura di un sacerdote.
L'incontro si è rivelato da subito frizzantino, grazie alla verve delle due fiorentine doc che si lanciavano battute a vicenda, fino all'apice, quando Maria Venturi ha spoilerato il finale del libro di Chiara e ai suoi segnali di fumo ha risposto con: "Beh, io non sono mai stata contraria a raccontare i finali, e poi non te la tirare, mica sei la novella Agatha Christie!". La Francini è scoppiata a ridere (io non sarei stata altrettanto sportiva). Poi si sono avviate al tavolo del farmacopie e devo dire che Chiara Francini oltre ad essere simpatica e intelligente, è veramente una donna bellissima, incedeva con la sua pelle di porcellana e la sua gonna divina, su un paio di trampoli di vernice rossa alti almeno 15 cm, come se stesse fluttuando.
Salutate queste due fantastiche donne, il mio Pordenone Legge 2017 si è concluso con tanti ricordi, tanti libri e tante dediche e la gioia di poter far parte di questo mondo magico fatto di carta, parole, sentimenti, risate e lacrime, e tanta soddisfazione nel conoscere le persone che riescono a farmi emozionare attraverso le loro parole.
Pordenone Legge, ci rivediamo l'anno prossimo.
Un grazie particolare a tutti voi che, passando da questo schermo ci date la possibilità di vivere questi momenti e raccontare le nostre sensazioni.
Scusatemi se vi ho tediato con questo fiume di parole, ma le cose da dire erano tante (e non ve le ho neanche raccontate tuuuutte tuuuuutte...), tutta la mi comprensione a chi è arrivato fino in fondo.

venerdì 22 settembre 2017

Quello che resta: Pordenone legge anno secondo

A volte il lettore si culla nell'erronea convinzione che i libri possano bastare a se stessi e che non sia importante, quando se ne presenta l'occasione, partecipare anche alle presentazioni degli stessi alla presenza degli autori. Molti pordenonesi storcono il naso quando si avvicina settembre bollando Pordenonelegge come un evento che muove le masse, ma non i lettori, quelli veri. E ci si lamenta della città gremita di gente, delle code davanti alle sale e sostanzialmente di un grandissimo fumo senza arrosto. Di questo modo di pensare me ne sono sempre bellamente fregata, perché al di là delle polemiche (sterili) per me incontrare gli autori è un sogno che si realizza. Che cosa resta dopo un incontro? Non tanto il pettegolezzo, l'aver visto da vicino il tuo scrittore preferito, resta un brivido, un'emozione che produce un riverbero che ti porta alla caccia di altri libri da leggere, di altre cose da imparare e da approfondire. Questo è quello che conta, il resto è fuffa. Gli autori ti svelano qualcosa di più, corrispondenze segrete, mappe da scoprire. Si cresce solo nel confronto, la solitudine poi serve per rifletterci sopra.
Alla luce di questo, in modo confuso ed emozionale, vi voglio raccontare la mia Pordenonelegge 2017, in parte in solitaria e in parte insieme a Stefi, come due #bancarellablogger allo sbaraglio.
Arriverò fino ad un certo punto, poi continuerà lei, dove io non sono (putroppo) arrivata.
Per me questa edizione è stata rappresentata sostanzialmente dai quattro autori che ho incontrato: Hans Tuzzi, Jennifer Niven, Antonio Manzini e Federica Bosco.
Hans Tuzzi: nella mia testa questo nome lo associavo ad un giovane giallista un po' dandy e raffinato (perché pubblica con Bollati Boringhieri e quindi non può essere altrimenti). Lo sapevo anche essere uno degli scrittori preferiti di Andrea Maggi, giallista pordenonese. Per me era abbastanza per desiderare di partecipare all'incontro: come ho già detto spesso amo seguire le tracce e gli indizi, per arrivare ad altro. Cosa ho trovato invece? Un signore distinto sui 60 anni che con ironia e perfetta padronanza della lingua italiana e delle sue sfumature ha raccontato Milano, all'interno dei suoi gialli e delle sua stessa vita. Una visione nel tempo e nello spazio insolita ed accattivante nella quale le storie dei suoi libri si mescolavano ai suoi ricordi d'infanzia, alla "milanesità" descritta a partire dalle pagine del Decameron fino a ad arrivare a quella che trapela da una lettera scritta da uno dei Monument Man. Ma cosa significherà essere milanese? Essere una persona d'azione, che al dire preferisce il fare o essere invece un materialista che preferisce l'uovo oggi piuttosto che la gallina domani? Questo Tuzzi lo ha spiegato accompagnando l'uditorio all'interno dei suoi romanzi. Una volta di più ho avuto la conferma che la struttura del giallo è quella che, a mio gusto, si adatta meglio a descrivere la realtà. Ogni giallista però lo fa in modo diverso, seguendo regole sue. Mentre ad esempio Lucarelli raccontava di ambientare in un tempo non contemporaneo le sue storie per poter parlare della realtà, ma senza prendere una posizione riconoscibile sui gli eventi politici attuali, Tuzzi invece ribadiva l'esatto contrario, il diritto dello scrittore di prendere posizione. Cercherò con piacere il suo giallo in cui un discorso di Letizia Moratti è stato riportato integralmente e non certo con l'intento di metterne in luce gli aspetti positivi. Dopo 40 minuti ero completamente affascinata da questo elegante e colto signore, che sapeva affondare la lama nella carne senza perdere compostezza e cortesia. E poi è arrivato, inaspettato e da brivido, un momento non previsto. Ad un certo punto la voce gli si è rotta nella commozione nel ricordare Olga Julia, una ragazzina sua coetanea uccisa barbaramente e senza motivo il 26 marzo 1976 a Milano. Un delitto atroce, sul quale ora a casa mi sono documentata. Tuzzi ha conosciuto l'assassino in un momento precedente al delitto,  in quanto abitava nella sua stessa via, ma per motivi che ancora non si spiega non erano mai diventati amici. Forse è scaturito da questo episodio autobiografico così sconvolgente il desiderio di indagare l'animo umano attraverso la forma del giallo?
Emozione, intelligenza e sarcasmo unito ad una grande lucidità di analisi: Hans Tuzzi è uno scrittore che non dimenticherò e i cui libri saranno una delle mie prossime letture.

Jennifer Niven: secondo incontro stampa al quale vengo ammessa in qualità di blogger. Lo scorso anno con Hoeg non ho spiaccicato parola, ma questa volta, mi dico, sarà diverso perchè ho letto i suoi libri e li ho amati. L'autrice è una vera bellezza americana: capelli biondi e sorriso perfetto, bellissimo fisico e voce dolcissima. Mi stupisco di riuscire a capire tutto quello che dice e della gentilezza che emana, a gesti e parole. Ho accanto a me una ragazza giovane, sua fan accanita che ha la metà dei miei anni e anche la metà della mia ansia. Capisco che nelle storie della Niven c'è sempre un nucleo doloroso e autobiografico. Si può scrivere solo di quello che si conosce, poi nella forma del romanzo tutto viene rielaborato e diventa qualcosa di diverso. Alla fine la Niven non dice cose così diverse da Hans Tuzzi. E la domanda? L'ho fatta, ma a ripensarci non era la migliore che potesse venirmi in mente (riguardava il disturbo del quale soffre il protagonista del libro ...ma che ve lo dico a fare?)



Antonio Manzini: mi riunisco a Stefania e siamo pronte per incontrare Manzini in una conferenza rivolta alla stampa. Lui arriva davanti alla porta e viene lasciato momentaneamente solo dall'editore. Siccome siamo di buon cuore e non vogliamo che nessuno mai, e tantomeno un figaccione come Manzini, possa sentirsi a disagio io e la Bacci lo circuiamo e circondiamo. Ecco il perché della sua espressione spersa e timida! All'incontro le domande per lui sono molte (non tutte a proposito) e pure io e Stefi ci facciamo avanti, ma senza imbarazzo perché sembra una chiacchierata tra amici e spesso ho l'impressione che Rocco e Manzini coincidano (anche se l'autore specifica che Rocco avrebbe risposto a certi quesiti con minore gentilezza ed urbanità). Ne rimaniamo talmente affascinate che lo seguiamo pure all'incontro pubblico dove viene lasciato nuovamente solo sul palco (questa cosa gli organizzatori ce la devono spiegare prima o poi, perchè alcuni autori pare siano sembrati dei naufraghi sulla scialuppa di salvataggio): parlerà per 45 minuti dei suoi libri, di Aosta e di Roma.
Un talento naturale, una platea che pende totalmente dalle sue labbra. Mi rivedo come in uno specchio nell'espressione estasiata della signora accanto a me.
Ma alla fine cosa dice sui gialli Manzini? Il contrario di quanto aveva detto Tuzzi, ossia che episodi della realtà non solo non vuole inserirli nei romanzi, ma lo disturbano. Racconta di aver iniziato il nuovo giallo con un morto carbonizzato, ma dopo aver appreso che ad Aosta hanno trovato veramente un morto carbonizzato...ha gettato le pagine già scritte. Eppure nonostante questo i due giallisti dicono la stessa cosa, seppure seguendo strade diverse, ossia che il giallo deve rappresentare una situazione verosimile che serve per analizzare e parlare della realtà. Una sorta di fotografia, di immagine, di spunto per una riflessione.
Visto che Manzini non potrei amarlo più di come lo amo e che ho letto tutti i suoi gialli a cosa mi ha portato questo incontro? Ad una grande ammirazione e al desiderio di amarlo, anche per antitesi, leggendo altri gialli italiani per completare la mappatura (partendo da Tuzzi, passando attraverso Scerbanenco per poi approfondire Robecchi).


Federica Bosco: ecco qui io e Stefi come Bancarellablogger abbiamo avuto la soddisfazione più grande. Non solo la Bosco ci ha riconosciute grazie al Blog Tour appena concluso, ma ci ha trattate con una cortesia ed una spontaneità che ancora io e la mia socia voliamo in alto come palloncini pieni di elio.

Terzo incontro stampa e finalmente siamo rilassate e serene come non mai. Ma come non esserlo? Il libro è uscito il 14 settembre e l'autrice, per mettere tutti a proprio agio,  lo ha raccontato ai giornalisti con una naturalezza e una spontaneità che ha reso tutti complici. Federica voleva parlare di amicizia e lo ha fatto, senza stare a formalizzarsi, diretta e immediata come lo è nei suoi libri. Quando le ho chiesto come ha saputo descrivere così bene il rapporto di Ludovica con Paolo (il fidanzato stronzo e manipolatore) ha raccontato a noi tutti la trama del film Angoscia, una pellicola in bianco e nero del 1944 diretta da George Cukor. Io pendevo dalle sue labbra, contagiata dal suo entusiasmo, tanto che mi sembrava di vedere le situazioni rappresentate attraverso le sue parole. Ha detto tante cose belle Federica, sul suo modo di scrivere e sul suo modo di intendere il mondo: frasi che, come dice lei, possono sembrare quelle da appendere al frigo, ma non per questo risultano meno vere ed intense.
A fine incontro mi è venuto il desiderio di leggere tutti i suoi libri, perché mi ha convinta come donna e come scrittrice. Quanto al film, vi dico solo che domani vado a cercarlo in mediateca!

La mia avventura a Pordenonelegge si è conclusa con questo incontro perché il giorno successivo avevo in agenda la festa di compleanno di mia figlia che, sbadatamente, ho partorito proprio a settembre in concomitanza con questo bellissimo evento letterario. Per fortuna il prossimo anno gli anni li farà di lunedì!
La prima parte del post si conclude qui, torneremo lunedì con le avventure della Stefi. Vi anticipo due nomi importanti: Enrico Galiano e Chiara Francini!
Chiudo con una citazione che mi piace molto e che mi rappresenta  (anche se l'ha scritta un certo Flaubert, rubandomi le parole di bocca):
Non leggete come i bambini, per divertirvi, né come gli avidi, per istruirvi. Leggete per vivere.



mercoledì 20 settembre 2017

Prima che sia domani - Clare Swatman

TRAMA
Trovi la tua anima gemella... Alcune persone non si accorgono di essere in presenza dell'amore della loro vita neanche quando se lo ritrovano proprio davanti agli occhi. Per Ed e Zoe è stato così: si sono incontrati il primo giorno di università, hanno condiviso anni bellissimi come coinquilini nello stesso appartamento, si sono innamorati... Si sono persi di vista... Poi le loro strade si sono incrociate più volte ma, per motivi sempre diversi, sembrava che non fosse mai il momento giusto. Solo anni più tardi, dopo che entrambi si sono lasciati alle spalle varie esperienze, il loro amore è finalmente sbocciato... ... e poi succede qualcosa di inimmaginabile. Un giorno, mentre stava andando al lavoro in bicicletta, Ed viene coinvolto in un incidente. Zoe è letteralmente incapace di reagire a un evento così tragico, non riesce a trovare una maniera per sopravvivere. Non è pronta a lasciare andare i ricordi. Come può dimenticare tutti i momenti felici, dal loro primo bacio a tutta una vita costruita insieme? Ma, soprattutto, Zoe è tormentata dalla consapevolezza che ci sono delle cose che avrebbe assolutamente dovuto dire a Ed... Ma forse non è troppo tardi...

Titolo: Prima che sia domani • Autore: Clare Swatman • Editore: Mondadori • N.pagine: 286 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € 18,00 • Ebook € 9,99


Io ho una fissazione...sì, ok, ne ho tante, ma solo una c'entra con questo romanzo. 
Dicevamo che ho una fissazione, ossìa quella di non salutare mai nessuno dei miei cari da arrabbiata. Che sia la sera prima di addormentarsi o durante il giorno, quando ognuno parte per la propria destinazione, io ho bisogno di salutarli con il cuore in pace. Essendo io una fatalista con i piedi piantati per terra, sono consapevole che in qualsiasi momento potrebbe succedere qualcosa e non riuscirei a sopportare che l'ultimo ricordo insieme corrisponda ad un sentimento di rabbia e risentimento. A volte penso che sia un'esagerazione, ma la lettura di questo libro mi ha fatto rivalutare questa mia piccola ossessione.
La storia è quella di Ed e Zoe, una coppia che ha passato vent'anni insieme, amandosi profondamente ma, come succede in ogni rapporto, anche ferendosi vicendevolmente. La loro relazione è stata segnata da un grande sentimento, ma anche dalla frustrazione della mancanza di un figlio e questo è diventato motivo di litigi continui che hanno logorato il rapporto, nonostante si amassero ancora profondamente. 
Un mattino Ed esce di casa in bicicletta e non torna più, un incidente stradale lo porta via e a Zoe rimane il rimpianto di non avergli detto che lo amava più di ogni altra cosa, che per lei era il bene più prezioso. Questo tarlo amplifica il già grande dolore per la perdita del suo compagno di vita e precipita Zoe nella spirale della depressione.  
Fino al giorno in cui, uscendo a guardare la desolazione che incombe anche sul giardinetto che Ed curava amorosamente, Zoe scivola, batte la testa e perde conoscenza. Inizia per lei una serie di strani risvegli che la portano a rivivere le giornate cruciali del loro rapporto: dal giorno in cui si sono conosciuti, al giorno in cui sono andati a vivere insieme, al momento in cui Ed le chiede di sposarlo, fino ai periodi più bui della loro relazione. E ogni giornata che rivive, Zoe la considera un'opportunità per cercare di cambiare il futuro e fare in modo che Ed non debba morire.
Nonostante il finale sia scontato, l'autrice è riuscita comunque ad emozionarmi e forse immaginare cosa stava per succedere è stato un valore aggiunto alla conclusione di questa storia. Mi sono ritrovata a girare le ultime pagine con il magone e l'ansia di scoprire come sarebbe stata descritta la situazione, con quali parole e quali circostanze, a soffrire con Zoe versando più di qualche lacrima.
Senza avere la pretesa di essere un grande romanzo, "Prima che sia domani" mi ha tenuto un'ottima compagnia dandomi molti spunti di riflessione: su quanto diamo per scontati gli affetti, su quanta poca importanza tendiamo ad attribuire ai gesti quotidiani e alle parole che pronunciamo e a volte lanciamo addosso agli altri senza rifletterci troppo. E a quanto poco basti per mandare in frantumi il nostro mondo. 
Questo è l'insegnamento che ho tratto da questa lettura: la vita ci dà tanto, sta a noi coglierne la bellezza e valorizzarla, senza perdersi dietro cose che viste in prospettiva sono di ben poco conto. E che un "ti voglio bene" non sarai mai di troppo.




lunedì 18 settembre 2017

Una vita come tante - Hanya Yanagihara

Trama: In una New York fervida e sontuosa vivono quattro ragazzi, ex compagni di college, che da sempre sono stati vicini l’uno all’altro. Si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England, e all’inizio sono sostenuti solo dalla loro amicizia e dall’ambizione. Willem, dall’animo gentile, vuole fare l’attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell’arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità.
Nei suoi riguardi l’affetto e la solidarietà prendono una piega differente, per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua vita sempre oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell’autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato, alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione.
Titolo: Una vita come tante
Autore: Hanya Yanagihara
Casa editrice: Sellerio
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 1094
Ogni tanto mi metto alla prova con la lettura di un libro corposo ed impegnativo. Mi piace seguire i suggerimenti e poi stare a vedere dove mi portano: un'occasione per avvicinarmi ad una persona e sbirciare nel suo mondo interiore, un modo per uscire dal circolo vizioso (o virtuoso?) delle mie solite letture. Prima di partire per le vacanze ho quindi acquistato questo libro (dalla Stefi definito affettuosamente "il tomone") e ne ho sbirciato le pagine e saggiato la consistenza. Che cosa ci avrei trovato dentro?
Ora che l'ho terminato non so esattamente in che termini parlarvene, perché mi sento divisa, spaccata in due. L'ho iniziato e mi ha conquistata: ho letto 900 pagine in tre giorni e mi pareva che le vicende narrate fossero più reali di quelle che vivevo in prima persona. Il mistero di Jude e la sua sofferenza mi hanno irretita, avvolta, come intrappolata in un bozzolo di dolore e di pena senza fine. Ho capito molte cose leggendo questo romanzo, ad esempio ho capito che l'amicizia che lega gli uomini tra di loro a volte li porta a frequentarsi per decenni senza mai dirsi le cose veramente importanti. Ho compreso  anche che una persona che durante l'infanzia è stato ferita nel corpo e nello spirito non potrà mai essere una persona felice, nonostante la società cerchi di risarcirlo trasformando in oro tutto il fango che ha ingoiato in precedenza, in successi tutte le sue umiliazioni. Da questo punto di vista è un libro esemplare, perchè resta elegante nella forma anche quando racconta l'abiezione, che diventa orrore senza redenzione quando ci si accorge che nessuna parafrasi può nascondere la realtà e renderla sopportabile, nonostante l'eroico sforzo del protagonista.
Se questo libro fosse terminato a pagina 900 il mio giudizio sarebbe stato "un capolavoro"! Purtroppo invece l'autrice lo ha portato avanti fino a pag. 1094 e ho avuto la prova, mai come in altri romanzi, che la tensione narrativa se tenuta oltre un certo limite, si spezza e compromette tutto. Il mio amore per Jude, la compassione, tutto è precipitato nel tedio e nella noia. Eppure anche questo in un certo senso è stato utile e forse mi ha raccontato qualcosa di brutto su me stessa. Che cosa? direte voi.
Che nella vita come nei romanzi è difficile sopportare il dolore e la sofferenza altrui se non è mai alleviata dalla speranza che le cose possano migliorare, che il nostro amore, la comprensione e l'amicizia possano fare la differenza.  E' terribile comprendere questa cosa di noi stessi, ma penso che racchiuda una verità. Nella vita reale il dolore può protrarsi senza pause, insopportabile, ma in un romanzo mi aspetto comunque una soluzione che appaghi il mio gusto letterario ed estetico, che mi porti ad una rivelazione senza anestetizzare i miei sentimenti per aver spinto troppo oltre la mia compassione.
Se sono felice di aver letto questo libro? Molto. Per la raffinatezza delle descrizioni psicologiche dei rapporti che legano i protagonisti, per l'atmosfera rarefatta ed elegante di New York, per la vicenda di Jude e l'orrore che lui cristallizza nel non detto, nel suo dolore che non trova sbocco fino a portarlo alla distruzione.
Non è il romanzo perfetto che mi aspettavo, ma è comunque un grande romanzo imperfetto, che ti incide alcune scene addosso e un personaggio, Jude, impossibile da dimenticare.

 
 

venerdì 15 settembre 2017

[Review party] Ci vediamo un giorno di questi - Federica Bosco



 
Titolo: Ci vediamo un giorno di questi
Autore: Federica Bosco
Casa Editrice: Garzanti
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 310
 
Trama : A volte per far nascere un'amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l'una dall'altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po' di responsabilità nei giorni dell'amica dominati dal caos. Un'equazione perfetta. Un'unione senza ombre dall'infanzia alla maturità, attraverso l'adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un'esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest'ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.

 
Quando la Bacci mi ha scritto in chat "Per la fine del blog tour facciamo un review party?" io prima ho risposto "Certamente!"  e poi le ho chiesto "Scusa, ma che tipo di festa sarebbe?". E lei mi ha detto avremmo pubblicato la recensione del libro tutte nello stesso giorno! "Ahhhh", ho risposto sollevata, anche se ho visto svanire davanti agli occhi immagini di cocktail e palloncini colorati. Ad ogni modo forse questa è una cosa che riesco a gestire meglio di una festa, cioè la recensione di un libro che mi è piaciuto.
Premetto che non avevo letto altri romanzi di questa autrice e non sapevo cosa aspettarmi, ma la trama ha subito catturato la mia attenzione perché sono molto sensibile alle storie che parlano di amicizia. Amicizia però può essere tutto e niente, dipende da come la si racconta. Ho iniziato il viaggio della vita insieme a Ludovica e Caterina, senza riconoscermi in nessuna delle due e volendo allo stesso tempo avere un po' dei loro tratti: la bellezza eterea di Ludovica (e la sua cucina pulitissima) e il coraggio e la sfrontatezza di Cate! Le loro vite così diverse procedono appaiate fino a quando arriva la prima svolta del romanzo, che mi ha destabilizzata perché non capivo più in che tipo di storia mi trovavo. Questa parte che analizza il rapporto di Ludo con il suo fidanzato storico Paolo mi ha lasciato un'impressione molto forte, perché la Bosco è riuscita magistralmente a descrivere alcuni processi mentali molto pericolosi che possono portare una persona a subire maltrattamenti psicologici. Quando ero oramai convinta di essere entrata in una storia di un certo tipo, l'autrice con un colpo di mano inaspettato ha gettato per aria tutto il castello di carte che mi ero costruita e ha condotto le amiche su un'altra strada, ancora più difficile, ma fatta di libertà. Queste due donne così diverse dovranno andare incontro alle proprie paure, quelle più radicate, ma lo faranno insieme e questo loro legame che resiste a tutto,  permette al lettore affrontare lo sviluppo della trama con una sorta di leggerezza, di sorridente fiducia.
E tra le righe, pagina dopo pagina, ci sono gli amori, ci sono i genitori e i figli, il lavoro, i legami e sopra a tutto ci sono loro due, sorelle per scelta, amiche per sempre.
Al di là delle lacrime che posso aver versato, oltre alla commozione per una storia che potrebbe essere quella di molte di noi, soprattutto superata la soglia dei 40 anni, quello che mi lascia il libro è un senso di speranza e di allegria, unita ad una sorta di gioiosa rivendicazione che un'amica non ti permette mai di dimenticare. Per dirla alla Cindy Lauper in quello che per me è la canzone della sorellanza: I want to be the one to walk in the sun.  Questo ti aiutano a fare le amiche, a camminare nel sole, nonostante tutto.
Un abbraccio forte forte a Ludovica e Caterina.


Siamo giunti al termine di questo Blog Tour e abbiamo fatto il review party finale ed ora non ci resta che ringraziare Garzanti per averci concesso la copia digitale in anteprima e annunciare, a blog unificati, il nome delle tre fortunelle che hanno vinto le copie del libro in palio.
(Rullo di tamburi). Congratulazioni a...Incanto dei libri, Mariangela e Piera!!!
E noi? Ci vediamo uno di questi giorni, no?
Per esempio lunedì con la recensione di un libro che ha ben 1094 pagine. ;-)



 
















mercoledì 13 settembre 2017

Pulvis et umbra - Antonio Manzini


TRAMA
In "Pulvis et umbra" due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L'indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l'agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po' di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.

Titolo: Pulvis et umbra • Autore: Antonio Manzini • Editore: Sellerio • N. pagine: 403 • Data di pubblicazione: 31 agosto 2017 • Copertina flessibile € 15,00 • Ebook € 9,99


Lo aspettavo da un anno, nell'attesa mi ha intrattenuta la serie tv con un Marco Giallini perfetto nel ruolo di Rocco Schiavone, e finalmente è uscito il nuovo romanzo di Antonio Manzini, un altro pezzo di vita di Rocco Schiavone. 
Leggerlo è stato un po' come tornare a casa, come ritrovare dei vecchi amici che non si vedono da un po' ma che hanno dimora fissa nel nostro cuore e nei nostri pensieri. 
Durante la lettura mi sono soffermata a pensare che siamo giunti già al sesto romanzo, settimo contando anche i racconti, senza che l'interesse sia calato di un grammo...un millimetro...quale che sia l'unità di misura dell'interesse, ci siamo capiti. Ho pensato anche che potrei leggerne altri dieci in fila senza stancarmi o perdere entusiasmo. Perché a casa, tra amici, si sta bene sempre.
Questa volta il nostro Rocco è messo a dura prova dagli eventi, che lo vedono affrontare due casi distinti: il primo ad Aosta dove viene rinvenuto il cadavere di un trans riverso nelle acque della Dora. Le indagini si rivelano da subito ostiche: l'appartamento dove la donna viveva è stato svuotato e ripulito e nessuno dei condomini ha visto nè sentito niente. Parallelamente, a Roma viene rinvenuto il cadavere di un uomo senza documenti, ma con in tasca un biglietto riportante il numero di telefono del vicequestore Schiavone. Un uomo che lui non ha mai visto e del quale non sa nulla. Come ha avuto quel numero? Perché ce l'aveva addosso pur non avendo nessun effetto personale? Si tratta di un espediente per incastrare Schiavone, una sorta di avvertimento?
A questo si aggiunge la sparizione di Sebastiano, il suo amico storico, che da giorni non risponde al telefono. Quando Rocco decide di recarsi a Roma per venire a capo di questi misteri si ritrova tra le mani un intreccio difficile da dipanare.
Pulvis et umbra: le ombre del passato che Rocco insegue e i grumi di polvere che si ritrova a stringere tra le mani, in un romanzo particolarmente malinconico e cupo, dove il suo bisogno di calore trova corrispondenza nell'abbraccio di Lupa, la suo fedele quattrozampe, e nel bisogno di Gabriele, il vicino adolescente, di un consiglio, un abbraccio, un porto sicuro. Magari anche nell'abbozzo di un sentimento un po' più forte dell'amicizia, anche se lasciarsi andare fa paura.
Poi c'è Marina, sempre meno presente, sempre più criptica.
E poi ci sono i suoi amici storici, quelli di Roma, c'è la squadra di Aosta, su tutti D'Intino e Deruta, gli Stanlio e Ollio di Aosta e  Italo e Caterina che pian piano sono sempre meno colleghi e sempre più famiglia. Rocco però una nota stonata la sente e seguendo i suoi pensieri la sentiamo anche noi, anche se non vorremmo. Perché Rocco è parte della nostra famiglia e quando i nostri familiari soffrono, soffriamo con loro. Per lui vorremmo un po' di pace, ma forse non è ancora tempo.
Chiudo l'ultima pagina con un peso sul cuore e una lacrima che scende, consapevole che dovrò aspettare ancora un anno per poter riabbracciare quel capoccione di Rocco Schiavone. Se poi Manzini volesse dare un'accelerata, mica ci offendiamo noi, vero? Antò! Scrivine 'n'artro, ma fa veloce!
Ah! Un'ultima cosa: correte in libreria a comprarlo, se non l'avete già fatto! Che già Rocco ha le sue rogne, se poi si incacchia chi lo sente?


martedì 12 settembre 2017

Blogtour 'Ci vediamo un giorno di questi' - Federica Bosco

Buongiorno a tutti, eccoci giunti alla quinta tappa del Blogtour di presentazione del nuovo romanzo di Federica Bosco, “Ci vediamo un giorno di questi”.
In questa tappa vi parleremo dell'amicizia, che è il tema cardine del romanzo, e abbiamo pensato di farlo stilando il nostro personale decalogo. D'altra parte di amicizia un pochino ce ne intendiamo, perché noi siamo buone amiche, altrimenti non riusciremmo a condividere il blog. Sono passati infatti più di due anni e ancora ci vogliamo bene (e chi non vuol bene a Lea? Il mistero è come riesca a sopportare la Bacci...)
Quali sono i requisiti che fanno di noi dei buoni amici? Le protagoniste del romanzo della Bosco, Cate e Ludo, seppur diversissime sono amiche per la pelle. Cosa contraddistingue il loro rapporto e cosa significa essere amiche? Proviamo a scoprirlo insieme:

1. ALCHIMIA. Inutile stare a pensarci troppo, l'amicizia è come una storia d'amore, ci si piace senza stare a rifletterci su. Si accende quella scintilla che ti porta a passare le ore al telefono, a cercare sempre la compagnia dell'altra per parlare, ridere e dire cavolate. E tra una risata e l'altra ci si confida. Alchimia è anche ogni tanto essere viperelle e notare gli stessi difetti in chi ci sta sulle scatole e sghignazzarci su insieme (questo vale anche per quell'angioletto di Lea che tanto angioletto non è).
2. ESSERCI/ASCOLTO Se la tua amica ha bisogno di te devi esserci, poche storie. Come diceva quella canzone di Cocciante (perdonateci, ma abbiamo una certa età ed era impossibile che non citassimo questa canzone!) "perche un amico se lo svegli di notte, e' capitato già, esce in pigiama e prende anche le botte, e poi te le rida'" - con gli interessi, perché se mi fai uscire in pigiama due pizze in più te le meriti -
3. SINCERITÁ. Ecco questa l'ha inserita a botta sicura la Stefi, ma in fondo non pensiamo che la sincerità vada sempre mediata. Se per sincerità si intende dire in modo brutale quello che si pensa allora non ci siamo proprio,  è solo maleducazione. Si può essere sinceri in mille modi e il vero amico fa in modo di esserlo sempre con gentilezza, ma comunque bisogna esserlo per evitare che l'amico a volte faccia dei madornali errori, tipo quello in cui rischia di cadere una delle protagoniste del romanzo (non possiamo dire altro vero? altrimenti SINCERAMENTE ci menate!).

4. ACCETTAZIONE. Eh, già! Chi può dirsi esente da difetti? Il valore aggiunto dell'amicizia sta proprio nel vederli come parte integrante della persona che abbiamo di fronte, e saperli accettare (no, non con l'accetta...). Allo stesso modo se la tua amica è in piena sindrome premestruale e inizia ad urlare elencando tutte le volte che questi difetti hanno urtato la sua sensibilità, tu lo comprendi, sapendo benissimo che nel giro di qualche giorno tornerà in lacrime scusandosi. Speri solo che non arrivi quando in sindrome ci stai tu...

5. ASSENZA DI GELOSIA
Se la tua amica che, diciamocelo, è tanto buona e cara, ma qualunque cosa faccia sembra sempre una nutria in carenza di ossigeno, esce con un manzo da paura, con la tartaruga girata dal lato giusto, uno sguardo magnetico, un carattere adorabile, un vero e proprio talento in cucina e sotto le lenzuola, che le regala libri e cioccolatini senza bisogno che ci sia un'occasione ufficiale, mentre tu, che non sei proprio da buttare via, anzi sei proprio molto carina, vieni corteggiata solo da sfigati con la pelata e la pancetta, che ti portano a mangiare la frittura alla sagra del calamaro e non si ricordano manco quando fai gli anni, non devi essere gelosa, ma contenta perché la tua amica è finalmente felice. E mentre glielo stai dicendo al telefono inizia a considerare i vantaggi della vita in un monastero di clausura.

6. DISPONIBILITÁ
Se dopo aver preso insieme l'aperitivo vi ha colte un'acquazzone che vi ha bagnate fin sotto le unghie dei piedi, e la tua amica deve incontrarsi con il manzo di cui sopra venti minuti dopo, ma lei abita a 50 km da dove vi trovate mentre casa tua è a cinque minuti a piedi, il minimo che puoi fare è invitarla a casa tua e, quando te lo chiede, prestarle il vestitino che hai comprato il giorno prima e ti è costato un anno di risparmi. E quando sentirai le cuciture che fanno quel bel rumorino come di cracker sbriciolato, sorridi e pensa che è la tua migliore amica, che le vuoi tanto bene e che, porchimmondo, se c'è una giustizia il manzo si presenterà con la sua dolce mammina (che voleva presentarle da tempo) la quale sarà dolce come Meryl Streep in Il diavolo veste Prada, e altrettanto affascinante.

7.  INTERESSI IN COMUNE. Qui andiamo a sconfessare il punto n. 1. E' vero che esiste l'alchimia, ma le amiche, a differenza dei fidanzati/mariti, hanno sempre qualcosa in comune tra di loro. La lettura, lo shopping, le serate al cinema, le abbuffate di cioccolata, il piacere del pettegolezzo, il feticismo verso le scarpe - ecco fermiamoci qui, non vorremmo trascendere -....Volete continuare la lista voi?

8. COMPLICITÁ/GOLIARDIA. Cosa c'è di più bello che eccedere con la tua amica nelle cose proibite? Ubriacarsi, suonare i campanelli e scappare anche se hai passato i quaranta, mandare i messaggini anonimi alla nuova fiamma del tuo ex, fare tutte quelle cose che da sola non faresti mai, ma che in compagnia della tua amica sembrano le cose più belle che si possano immaginare (tipo aprire un blog e non sapere neanche cosa sia un header????).

9. DIVERSITA'. Bene, ora diamo una picconata anche al punto 7. Le vere amiche sono sempre un pochino diverse tra loro, non dico una timida e l'altra sfrontata e bla bla, ma un po' diverse devono esserlo per essere complementari. Ad esempio noi due siamo ambedue estroverse, ma una è un vulcano con la risposta sempre pronta, l'altra invece risulta trasparente ogni volta che si reca al bar o al ristorante e comunque sorride perché pensa al karma, anche quando le portano il contorno due ore dopo averle servito la bistecca.

10. BOH! Siamo sicure che il decalogo abbia dieci regole? - DECAlogo dovrebbero essere dieci, ma possiamo anche fare un novalogo... o come diavolo si dica, mica si offende nessuno? - Perché francamente non ci viene in mente altro e allora boh, che sicuramente è un punto del decalogo molto interessante ed onnicomprensivo. In Boh possiamo includere anche l'ECCEZIONE, quella che conferma tutte le regole!

Ecco, questo è il nostro personale decalogo dell'amicizia. Che ne pensate? Concordate con noi, avete qualche punto da aggiungere, o siete completamente in disaccordo con uno o più punti? Intanto noi vi invitiamo a leggere il libro per scoprire il personale decalogo delle due protagoniste, Ludovica e Caterina, due personaggi diversi tra di loro come il sole e la notte, ma complementari, come solo le vere amiche sanno essere.

Infine vi ricordiamo le regole le regole da seguire per poter partecipare all’estrazione di una delle tre copie autografate gentilmente messe in palio da Garzanti.
Essere Lettori fissi di tutti i blog partecipanti:
- La lettrice sulle nuvole
- La Biblioteca di Eliza
- Leggere in silenzio
- La spacciatrice di libri
- Due lettrici quasi perfette
- Scheggia tra le pagine
- La Libridinosa

Mettere mi piace alle pagine Facebook dei blog:
- La lettrice sulle nuvole
- La Biblioteca di Eliza
- Leggere in silenzio
- La spacciatrice di libri
- Due lettrici quasi perfette
- Scheggia tra le pagine
- La Libridinosa
- Bancarella Blogger
Mettere mi piace alla pagina Facebook di Federica Bosco
Mettere mi piace alla pagina Facebook Garzanti Libri
Commentare tutte le tappe. Nella prima tappa è necessario specificare il nome con cui siete iscritti ai blog e una mail alla quale essere contattati in caso di vittoria.
Il blogtour si concluderà alle ore 18 di giovedì 14 settembre. Venerdì 15 settembre annunceremo i nomi dei vincitori sulle pagine Facebook dei blog e sulla pagina ufficiale delle Bancarella Blogger.
I nomi dei tre vincitori saranno estratti, tra coloro che avranno seguito tutte le regole, tramite il sito random.org. I vincitori saranno contattati tramite mail per prendere accordi per la spedizione. Se non riceveremo risposta entro le ore 12 di lunedì 18 settembre, procederemo ad una nuova estrazione.



lunedì 11 settembre 2017

Di libri, scrittori, risate, amicizie... al Festivaletteratura di Mantova

Il Festivaletteratura di Mantova è uno degli eventi letterari che si ripete ogni anno con rinnovato successo, perché ha in sé la magia di una città che riempie le sue strade della passione per i libri: girando per piazze e vie si incontrano lettori, scrittori, giornalisti, blogger e chi più ne ha più ne metta, tutti accomunati dalla passione per i libri. Un po' come succede a Pordenone Legge, dove ti siedi al tavolino di un bar e ovunque ti giri vedi pass al collo con su scritto "Stampa", "Autore", ecc. e poi ti rendi conto che al tavolino a fianco al tuo c'è uno dei tuoi autori preferiti! Posso assicurarvi che è veramente un'atmosfera magica. 


*in blu i commenti della Libridinosa*

L'ANTEFATTO
Quando è uscito l'elenco degli autori che partecipavano al Festival di Mantova, considerato che si svolge nella settimana che precede l'inizio della scuola e che questo mi dà la possibilità di caricare la fanciulla in macchina e andare, me lo sono spulciato per bene. E chi ti vedo? Fabio Genovesi e Antonio Manzini! Quindi, telefono alla mano ho iniziato ad urlare "Leaaaaaaaaaa!" "Lauraaaaaaaaaa!" i miei timpani chiedono ancora pietà "Andiamo? Eh? Andiamo? Eh? Eh?". Lea purtroppo non riusciva a liberarsi in quella settimana, ma la donna del monte monte? Che monte? Io in pianura sto! (Blogger) ha detto sì! E quindi via a sperare che i due eventi coincidessero...fino all'uscita del programma, quando mi è uscito un "Ma porca paletta impestata che t'ha fatto di male la paletta?! Genovesi il giovedì alle 21...non ce la farò mai!" subito seguito da un "Oooooooh! Manzini è con ROCCO in persona! Vabbé, Giallini, è la stessa cosa. E ad un orario abbordabile. Fatta!" Eh fatta...la fai facile tu!
Appurato che i biglietti si potevano prenotare dal primo settembre, imposto l'allarme sul telefono, sia mai che mi dimentichi! Brutto essere anziani... la memoria che comincia a far cilecca!
Il 31 agosto a mezzanotte mi piazzo al computer con la faccia di quella che "Ora vi frego tutti, mi prenoto appena scattano le 0:01". Apro la pagina del Festival e... "Ora mi fregano loro, le prenotazioni si aprono alle 9.00 del mattino...grrrrrrr!" Allora è vero che invecchiando si dorme meno! E secondo voi, alle 8.55 del primo settembre dov'ero io? Davanti al computer Bravi siete! Proprio davanti al computer.  Sapevo io! Individuo l'evento, indico 4 biglietti, clicco prenota, tutta tronfia. Apro la mail della prenotazione e..."Evento esaurito, è stato possibile prenotare solo due biglietti. Altri biglietti sono disponibili per la prenotazione telefonica al numero..." Scherzate, vero?  No Bacci, seri erano! Lo stesso numero che risponde alle informazioni, prenotazioni, disdette, modifiche? Devi organizzare il tuo matrimonio? Chiama quel numero! Hai un guasto alla macchina? Chiama quel numero? Hai fatto tardi e il frigo è vuoto? Chiama Lea che tanto sta al parcheggio del supermercato! Macheccc..." Nel frattempo arriva il messaggio di Laura in lacrime "I biglietti sono esauriti!". Qui di esaurito c'è solo il cordless, perché la Bacci è capa tosta e se si mette in testa una cosa non ce n'è per nessuno. E infatti, dopo qualcosa come oltre un centinaio di telefonate CENTOTRENTA il suono di linea libera assomigliava molto alla colonna sonora di "Una settimana da Dio". Il cordless invece rantolava e urlava pietà. Prenotati gli altri due biglietti, fatta la lista delle cose da caricare in macchina, eravamo pronte per la nostra giornata mantovana come quella delle tende?

CI SIAMO!
Finalmente è arrivato il giorno fatidico e dopo aver scaraventato giù dal letto la mia dolce figliuola, che a quell'ora era dolce come il pagliaccio di It ssshhhh che poi passa Grazia, si mette paura e non dorme più, siamo saltate in macchina, impostato il navigatore e via, destinazione Mantova, dove oltre a La libridinosa, anche lei con figlio al seguito (così si sarebbero tenuti compagnia, avevamo pensato...senza ricordare che in quanto preadolescenti sono abitati dalla tenia quelli hanno una famiglia di tenie con tanto di parenti alla lontana venuti in visita e a cadenza bioraria chiedevano cibo, che neanche quand'erano neonati... mangiamo? Che andiamo a mangiare? Adesso si mangia? Ma abbiamo già mangiato?) dicevo, oltre alla temuta blogger ancora con 'sta storia, avremmo dovuto incontrare  Fabio Genovesi che ci avrebbe firmato le copie del nuovo romanzo davanti ad un caffè. 
Ma...quando mai le cose vanno come ti aspetti? Mai! Infatti, le copie in questione erano nel mio bagagliaio che insieme al resto della macchina con noi dentro era intrappolato in una interminabile coda in autostrada. "Anna, chiama Laura e dille di alzare il figlio dall'asfalto, che quella lo ha piazzato a tenerci il posto, ma tempo che arriviamo noi gli cresce l'erba sul petto..." che brutta immagine! Laura decide di portare Figlio a fare il primo spuntino della giornata e chi incontra? Fabio Genovesi, ovviamente! Il quale le dice che farà il possibile per incontrarci nel pomeriggio. (purtroppo non ce l'ha più fatta a tornare...sigh!) Tra lacrime e imprecazioni varie, decido di richiamare Laura "Qui la faccenda si fa più lunga del prev...." E improvvisamente le auto davanti iniziano ad accelerare e il traffico riprende a scorrere. Poi dite che non devo aver paura chi lo dice? Taaaaaaanta paura devi avere! Chissà chi ha invocato stavolta...meglio non farsi domande, ma certo che avrebbe potuto anche invocare un tantinello prima...  Eh ma se tu non telefonavi io non potevo!
Arrivate finalmente al mega iper super parcheggio vedo un puntino rosso che avanza "Anna, che è Laura quella?" "Sì, è lei" "Uh! Stavolta la investo!" E niente, si è spostata per tempo! TU.SEI.STRONZA.
Un abbraccio e un bacio ogni tanto sei affabile anche tu, un veloce scambio di libri da un bagagliaio all'altro, messe in spalla borse che contenevano l'equivalente della miniera dei sette nani in peso secondo me c'erano pure i sette nani e quella zoccola di Biancaneve, ci fiondiamo sulla navetta, accolte dal sorriso del conducente. Sorriso che dopo averci viste scendere e risalire e averci sentite chiacchierare e sghignazzare altre tre volte, giunto a sera era un tantinello spento. Ah ma tu dici che era lo stesso autista tutte le volte? Ops!

Mantova è una città meravigliosa e merita di essere visitata, piena di lettori e scrittori poi, è un vero spettacolo. Baccina, dillo alla gente di fare attenzione alle bici, ché a Mantova sono pericolose!

Dopo aver passeggiato e ammirato il centro città, nutrito gli infanti mangiamo? Che mangiamo? Andiamo a mangiare? e fatto un primo giro in libreria ci siamo accascia... accomodate su un traballante cubotto di pietra in piazza e siamo state testimoni di una situazione alquanto bizzarra: due vigilesse sono arrivate armate di nastro bianco e rosso che si intonava perfettamente alla mia blusa e sguardo assassino e hanno iniziato ad isolare tutta la zona intorno a noi. Il primo pensiero è stato "Chi le ha avvisate che eravamo qua?" Qualche stronza! Poi è iniziato una specie di balletto con i passanti che invadevano lo "spazio sacro" che avevano delimitato, ora da un lato, ora dall'altro, e loro che facevano? Si posizionavano ai due lati impedendo il passaggio, direte voi. Naaaaaaaaaa, troppo facile! Si spostavano in coppia, prima da un lato "Scusate, di qua non si può passare" mentre i salmoni risalivano la corrente dall'altro lato, e loro via in coppia dall'altro lato "No, di qua non si passa" e le carpe dall'altra parte, sguish! Dopo aver osservato il balletto per qualche minuto abbiamo iniziato a sghignazzare come i due vecchietti del Muppet Show, subito zittite da una delle due con un ringhio che diceva più o meno "Se aspettate che passi qualcuno, vi avviso! Non passa nessuno!" Vuoi vedere che isolavano proprio noi?  Io te l'avevo detto! Al che mia figlia dice "Vado al cestino a buttare..." "FERMA! Che quella con l'acidità che la abita ti sputa e ti scioglie all'istante!" (che a pensarci ora...potevamo approfittare e mandarli tutti e due! Tu non stai mai muta!)
Constatato che non era il posto ideale dove stare ci siamo alzate e dirette verso il tendone della libreria. Passando davanti ad un bar intravedo una donzella dall'aria familiare seduta ad un tavolino, aguzzo la vista e...sì, mancano i pois ma è proprio la Lettrice Rampante! Ci fermiamo per due chiacchiere, Elisa è una ragazza deliziosa con la quale è piacevole scambiare disquisire non solo di libri (ci ha rivelato anche uno scoop! ma noi siamo tombe e da questa tastiera non uscirà una sola parola). Qua mi sa che tutti pensano che Elisa sia incinta. No gente, la Rampante non si sta ancora moltiplicando (purtroppo).
Dobbiamo far passare ancora un paio d'ore prima dell'incontro con Manzini, Giallini e gli ormoni che neanche sapevamo avere in numero così abbondante, e ci dirigiamo verso il parco interno a Palazzo Ducale. Un giardino splendido, tranne per la forma dei cespugli...avete presente le Uniplus? Sì, proprio quelle, le supposte! Ovunque ci girassimo, supposte! Laura ci vedeva gli arancini, ma stiamo parlando di Laura...provate a fare con lei il gioco "Cosa vedi nelle nuvole?" tu vedi una bici e lei "Uh, due ciambelle!" tu vedi le pecore e lei "Uh! Le panelle!". Sono donna del sud io! Il mio motto è: fritta è buona pure la carta! Dato che le nostre gambe stavano dando segnali di allarme da un po' ci guardiamo intorno e vediamo taaaaante panchine, tuuuuutte occupate!  Quasi prese dallo sconforto individuiamo una panchina libera, scintillante al sole, e la gazzella che è in Laura...spedisce il figlio ad occuparla. Ha 12 anni che sfrutti la gioventù! Ci accomodiamo e capiamo perché era libera. Aaaaaaalta e inclinata. La stanchezza era tale che l'abbiamo trovato persino divertente, un po' meno la gente che passava di là e vedeva otto gambine che penzolavano con quattro cretini attaccati che sghignazzavano. Come io riesca a scampare il TSO ogni volta è un mistero... Zitta che prima o poi finisce che non lo scampi più!

Si erano fatte ormai le 17.00 e Laura consiglia di avviarci a prendere posto all'incontro. Le mie gambe urlavano "Assassina! Non provarci! Se ci poggi a terra ti facciamo stramazzare!" Che bella scena sarebbe stata! Dopo averle rassicurate che si trattava di pochi passi e poi mi sarei seduta di nuovo, hanno deciso di collaborare, e ci siamo avviate.
Arrivate al luogo dell'incontro vediamo una fila dietro una transenna "Scusate, per chi ha il biglietto da dove si entra?" "Da qui, si metta in fila" e le gambe urlavano "Maledetta traditrice!" E daje torto! Una comoda oretta di coda  in piedi con alle spalle una dolce signora che passava avanti con grande nonchalance. Ah! Ma alla fine ho vinto io, str**** e finalmente entriamo. Una distesa infinita di sedie blu si apre davanti a noi "Uh! Guarda Laura, prevedono gente...Laura? Ragazzi, dov'è finita Laura?"  Ehiiiiiiii, sto quaaaaaa... minchia se sei sorda! Uno sguardo verso il palco e vedo un puntino rosso che si sbraccia. Manco Superman riesce a coprire quella distanza in una frazione di secondo, e io sono certa che il turbo glielo abbiano messo gli ormoni.
La raggiungiamo in primissima fila, ci accomodiamo e iniziamo a guardarci intorno. In mezzo alle fronde chi spunta? Lui, Manzini che veniva intervistato dietro al palco, mentre le sedie si riempivano alla velocità della luce. Un urlo e un applauso ci indicano che anche Giallini è arrivato. Che si aprano le danze.

Un incontro unico, dove abbiamo riso dall'inizio alla fine, con due veri e propri showman che si lanciavano frecciate continue, dimostrando quanto siano in sintonia al di là dei ruoli, e quando Manzini ha detto che ora quando scrive di Rocco vede la faccia di Giallini il pubblico ha mormorato "Anche noi, quando lo leggiamo!" a dimostrazione che non si poteva trovare un interprete migliore per quel ruolo. Si è parlato di modi di far cinema, di dietro le quinte, Giallini si è lamentato del fatto che Rocco stia diventando via via sempre più una brava persona, e poi hanno annunciato che la prossima settimana inizieranno le riprese della nuova serie che vedrà sia 7/7/2007 che Pulvis et Umbra divisi in due episodi. Poi alla domanda del pubblico "Come mai l'ambientazione proprio Aosta?" mi ha colpita molto la spiegazione di Manzini: "Un po' perché volevo mettere alla prova il personaggio in un contesto molto diverso dal suo, e un po' perché Aosta somiglia a Rocco: spigolosa, dura, ombrosa e ostica, ad un primo sguardo,  ma se si vuole andare in profondità si trova accoglienza e bellezza".
Terminato l'incontro, sotto al porticato si svolgeva il firmacopie, per raggiungere il quale dovevamo attraversare tutto il tendone; il tempo di raccogliere le borse e...swisssh! Laura si è ritrasformata in Superman ma proprio Superman? Che quello ha pure le mutande fuori da pantaloni. Ma non posso trasformarmi in Wonder Woman? ed era già appostata in fila! Arrivate davanti al banchetto sembravamo i pastorelli di Fatima davanti alla Madonna. Posso assicurarvi che quei due fanciulli messi vicini sono un concentrato di fascino (anche presi singolarmente, eh!). Gaaaaaaaaaaa... scusa, ho sbavato, adesso pulisco eh!
Copie firmate, ci avviamo verso l'uscita con la prole che reclama (di nuovo) cibo, quindi o li nutrivamo o li sopprimevamo all'istante. Io sono per la seconda ipotesi! Volendo evitare un soggiorno nelle patrie galere brava cretina! Avremmo avuto tanto tempo per leggere in pace e pure vitto e alloggio gratis abbiamo optato per il cibo. Prima però ci siamo fermate a salutare l'editor di Sellerio, e chi c'era lì con lei? Marco Malvaldi, il quale ha esordito con "Oh, Laura! Quella che mi ha stroncato il libro!" tutte le volte che mi vede la stessa storia (Ropolo, la sento pure da qui! BASTA!)  poi, nella sua immensa carineria ed umiltà e altezza ha aggiunto "Che poi è sacrosanto che voi esprimiate sinceramente il vostro parere!" Abbiamo disquisito con lui del mondo dei blog e di quanto lui apprezzi il lavoro che facciamo, e mentre davanti sorridevamo, dietro allontanavamo a calci gli infanti affamati. Calci assestati male, sorella.

Finalmente nutriti tutti, si è fatto il momento dei saluti. Baci, abbracci, col magone siamo salite in macchina e ci siamo avviate verso l'uscita...che non c'era più! Ah tu quella della Luna l'hai omessa? Vergogna, eh?!! Durante il giorno erano spuntate delle transenne in mezzo al viale...e ora? "Mamma, di là è aperto" Eh diglielo, Annuccia "Ma no! Non vedi che è tutto chiuso?" "Ma no! Lì è aperto!"  Brava, diglielo ancora che magari si convince "Zitta! Vado di qua!" Niente, fiato sprecato. IVANO SE STAI LEGGENDO QUESTO POST: FALLE FARE UN CONTROLLINO DELLA VISTA!  Ho optato per un comodo tratto sterrato stavi in mezzo a un campo da calcio e mentre sballonzolavamo sulle buche vedo Laura dall'altro lato delle transenne. "Come ci sei arrivata? Ti sei ritrasformata in Superman?" Wonder Woman! "Cretina! Da quella parte è aperto" te l'ha detto anche Annuccia mentre in contemporanea mia figlia urlava "Te l'avevo detto che era aperto!" IVANO, PURE DELL'UDITO... FALLE FARE UN BEL CHEKUP VA'!.
Fatta l'ultima figura barbina per quel giorno è proprio arrivato il momento di andare.
Di questa giornata mi porto la gioia di sentirmi parte di un meraviglioso mondo fatto di parole scritte e dette, la consapevolezza che le distanze sono nulle quando c'è sintonia e che le belle amicizie sono l'unico vero tesoro che dobbiamo difendere. Uh che parli di me? Spetta che faccio un bello screen che quando mi ricapita che tu dica cose così carine?
Appuntamento al prossimo resoconto, da Pordenone Legge, stavolta in compagnia della mia socia, un'amica che ho la fortuna di poter vedere ogni volta che voglio.

E per sentire l'altra parte della storia, andate a leggere il post della Libridinosa.