mercoledì 30 novembre 2016

Il rumore della pioggia - Gigi Paoli

Trama: Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente. Il giornalista Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto quando apprende che in un palazzo di via Maggio, la strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso di antichità religiose più famoso di Firenze.
Si tratta di un semplice omicidio? Le piste che si affacciano nel corso dell'indagine sono tante e mai univoche...
 
Titolo: Il rumore della pioggia
Autore: Gigi Paoli
Casa Editrice: Giunti
Anno Pubblicazione: 2016
Pagine:288
 
 
Il caso ha voluto che mentre leggevo questo libro lo stesse leggendo anche la mia amica Roberta alias La libreria di Tessa. Ok, non è stato un caso: tra amiche si parla, si suggeriscono titoli, si subiscono influenze benefiche e insomma capita spesso che poi si arrivi a leggere gli stessi libri. Solo che in questo caso Tessa lo ha terminato in pochi giorni, mentre la sottoscritta ha segnato il record 2016 per lentezza. Ovviamente ci sono periodi della vita in cui gli eventi, gli impegni, la stanchezza e altri fattori contingenti ti allontanano anche da quello che preferisci fare (leggere per l'appunto) eppure...
Eppure.
Mentre scrivo mi domando se con questo libro la mia sensibilità di lettrice abbia fatto cilecca perché nomi illustri lo hanno invece apprezzato. In particolare sono rimasta un po' stupita quando nel suo post, la Libridinosa ha raccontato che Antonio Fusco durante durante una presentazione a Cremona ha dichiarato che Il rumore della pioggia avrebbe voluto scriverlo lui. Con questo ora come mi rapporto?  Direi nell'unico modo che conosco: esprimendo la mia opinione in modo gentile, ma comunque sincero.
E infatti un buon giallo, ben scritto, con una storia che fila, ben congegnata (come dice Tessa "La storia c'è"), ma mi è mancato un riconoscimento empatico nei personaggi e anche la verve nei dialoghi. Del protagonista fino a metà storia non ricordavo precisamente il nome, mentre ero continuamente sollecitata a ricordare i nomi e i ruoli degli altri comprimari: l'Artista, il piemme Mastrantonio, il colonnello Lion e molti altri.
Carlo (il giornalista e protagonista) mi è piaciuto nel suo definirsi "Volevo essere Tutti gli uomini del presidente ed ero finito a fare Mrs. Doubtfire". E' un uomo ironico, incasinato, padre single per forza e completamente votato alla figlia, ma il suo apporto nella soluzione dell'indagine mi è parso minimo. Del colonnello Lion ho notato soprattutto la passione per gli abiti di buon taglio. E poi? Poi sono stata sommersa da nomi e soprannomi che mi hanno creato in testa un sovraffollamento.
Potrei aver frainteso e la novità di questo noir potrebbe risiedere nella frammentazione dei punti di vista che porta alla fine ad una soluzione quasi casuale, corale, di cui ognuno è responsabile in piccola parte. Ipotesi interessante (me lo scrivo da sola), ma che come lettrice mi trova tiepida. Nel giallo infatti prediligo un protagonista unico e ben definito, anche se non così "ingombrante" da far passare la storia in secondo piano. Qui c'erano tanti personaggi, ma nessuno che sia riuscito ad imporsi sugli altri, a reclamare in pieno la mia attenzione o a conquistare la mia simpatia.
Una cosa però la posso scrivere in grassetto: una vera primadonna questa storia ce l'ha eccome, solo che non è un essere vivente: è Firenze. Una Firenze insolita, grigia, bagnata da una pioggia battente e piena di segreti e di angoli nascosti, di scorci non turistici. Firenze con osterie e ristorantini che solo quelli del luogo sanno trovare. Firenze che è Firenze e per un non fiorentino rappresenta un desiderio di conquista e di scoperta. Questo aspetto del romanzo mi è piaciuto moltissimo.
Sono convinta che i prossimi romanzi avranno un protagonista meglio definito (voto per il piemme Mastranotonio) e dei dialoghi più accattivanti. La capacità dell'autore di congegnare la storia e di definirne i dettagli e la splendida ambientazione lo richiedono. 
Per concludere vi invito ad andare a leggere qui la recensione di Tessa; non l'ho ancora letta e sono curiosa, anche se grazie alle nostre conversazioni intuisco possa avere svariati punti in comune con la mia. D'altra parte abbiamo gusti letterari molto simili e soprattutto condividiamo la ricerca del giallo perfetto, che anche per questa volta è rimasta solo ...una ricerca. Strada facendo però trovo che stiamo acquisendo sempre nuove conoscenze e questo ci permette, libro dopo libro, di alzare sempre un po' di più le nostre aspettative e lascia invariato il piacere del percorso.
Voto: 3






 
 
 

lunedì 28 novembre 2016

Una giornata al Bookcity di una blogger a metà

Eccomi finalmente a raccontarvi il mio Bookcity. Eh sì, perché a me piacciono le imprese disperate, quindi anziché mettere nero su bianco le mie impressioni a caldo, ho lasciato passare una settimana e sbiadire i ricordi, per poi cimentarmi  a ritrovare tutto in quel marasma che è la mia testa. La domanda è: perché scegliere di scalare il K2 quando puoi tranquillamente passeggiare in collina? Perché sono minchiona, ecco perché...
Non aspettatevi però il resoconto professionale di una giornata da bookblogger, quanto piuttosto il racconto di una gita in famiglia, perché è con questo spirito che ho vissuto la mia giornata a Milano.
Avevamo ipotizzato di organizzare la gita delle DueLettrici, poi purtroppo Lea ha avuto degli intoppi e la gita era saltata. Fino all'ultimo momento non ero certa di riuscire ad andarci da sola, poi Santo e Benedetto (che sarebbe poi il martire che mi ha sposata) mi ha detto: "Ma sì dai! Andiamoci insieme". Secondo voi me lo sono fatta ripetere?
Perciò, armati di crackers e bottigliette varie manco dovessimo attraversare la Pianura Padana a piedi, di buonora io, Santo e figlia siamo saliti in macchina e sfidando le simpatiche nebbie ci siamo diretti verso Milano.
Inizialmente l'obiettivo era raggiungere l'Area Scavi della Borsa per le 12.00, per poter assistere alla Tavola Rotonda sull'Editoria al femminile alla quale, tra le altre, partecipavano la #semprepiùvippa Laura Libridinosa e Alice Basso (che volevo assolutamente conoscere!); ma qualche giorno prima la suddetta #semprepiùvippa mi ha fatto notare che alle 11,00 alla Triennale ci sarebbe stato l'incontro con Manzini. Ora, con tutto l'affetto e la simpatia che io possa provare per le donnine su menzionate, ormonalmente parlando la scelta non sussiste. Quindi, dopo un tragitto in metro, siamo approdati nelle vicinanze alle 11,00 già suonate. Scapicollandoci tra i viali del Parco Sempione, giocando a cavallina con i millemila cani che ci attraversavano fulmineamente la strada e dopo qualche salto alla corda con i guinzagli attaccati ai padroni, siamo finalmente arrivati alle porte della sala. Dalle facce delle signorine che regolavano gli accessi in sala ho dedotto che il nostro aspetto era simile a quello di un asmatico dopo una maratona di cinque chilometri, quindi abbiamo preso posto in fondo alla sala gremita di persone e sputacchiando qualche pezzo di polmone abbiamo assistito ad un incontro meraviglioso. Confermo le impressioni di Laura: Manzini E' Rocco Schiavone! Ha raccontato la genesi e lo sviluppo del suo personaggio, la fatica di scrivere della vita romana di Rocco con Marina in 7/7/2007 e ci ha tenuto una lezione sull'uso dello "sticazzi", che a detta sua al nord è stato decontestualizzato. Perciò, nordici in lettura, prendete appunti: "Se uno vi dice - Ho comprato la Maserati - la risposta non sarà - Sticazzi! - ma - Me cojoni! - " (se lo ha detto Manzini, posso scriverlo nel blog, vero?). Sticazzi è la contrattura del "Non me ne importa nulla!". Dopo questa istruttiva lezione ha raccontato di non essere mai andato sul set della fiction perché temeva di dover intervenire in continuazione e perché per lui andare sul set è una rottura di coglioni dell'ottavo grado.
A fine incontro non c'è stato molto spazio per le domande, perciò la domanda che mi stava sul gozzo da quando sono partita gliela ho rivolta durante il firmacopie "Perché Sacile del Friuli è il male assoluto per Rocco?". Dovete sapere che noi abitiamo a cinque chilometri da Sacile, cittadina molto bella e pittoresca, e l'ho fatto presente a Manzini, il quale mi ha risposto "Lo so che Sacile è bellissima, l'ho scoperto a 40 anni! Ma Sacile non è il male per Rocco, solo una minaccia che rivolge occasionalmente a Pierron, perché quando esisteva ancora il servizio militare, per i romani Sacile era la destinazione più lontana e non tornavano più a casa fino alla fine del servizio, se non addirittura si fermavano a viverci.". Ok, Manzini sei perdonato, ma se nel prossimo romanzo facessi fare a Rocco una gita a Sacile, sarebbe un buon modo di fare ammenda. Ho approfittato anche per fargli firmare una copia dedicata agli utenti della biblioteca dove lavora Lea. Inutile dire che per tutto il tempo avevo gli occhi a cuoricino (nella versione meno poetica, cercavo di contenere le bave...)
Da lì ci siamo scapicollati verso Piazza Affari, facilmente distinguibile da un bel dito medio gigante (amenità milanesi...), per raggiungere la  #semprepiùvippa ad incontro ormai purtroppo terminato. Scambiati baci e abbracci con tutta la famiglia Libridinosa, ho finalmente potuto conoscere la famosa Ropolo del blog La lettrice sulle nuvole stalker ufficiale di Laura, la vulcanica Alice Basso, la Corcagnani, Noemi...diciamo che sembrava di stare dentro Blogger! e ho potuto anche riabbracciare Francesca Rodella, detta Santa e Benedetta.
Terminati i convenevoli, siamo andati a mangiare un panino che sogno ancora oggi, da tanto era buono ed essendo in compagnia di una che posta quotidianamente cioccolate con panna e dolci da farti andare in iperglicemia solo a guardarli, potevamo non chiudere con un bel cannolo siciliano? Fortunatamente avevamo ancora parecchia strada da fare a piedi, potendo così smaltire tutte le calorie ingurgitate.
Dopo aver recuperato Alice Basso e Monica Coppola alla Feltrinelli, abbiamo letteralmente galoppato fino al locale La Colubrina che ospitava la presentazione di Viola Vertigini e Vaniglia, il romanzo di Monica. Durante il tragitto ho potuto fare due chiacchiere con Monica ed Alice, due donnine deliziose, di una simpatia e carineria che mi hanno decisamente colpita. La presentazione era condotta nientemeno che dalla #semprepiùvippa Laura Failla che si è dimostrata simpatica, spigliata e molto professionale, decisamente diversa dalla minchiona con la quale chatto durante il giorno.
Durante la presentazione ci ha raggiunte anche Chiara (la Ropolo) che arrivava da un altro incontro tenutosi dall'altra parte di Milano...se vi dico che le sue guance illuminavano un raggio di tre metri, credetemi, non esagero!
Terminata la presentazione per noi purtroppo si era fatta l'ora di rientrare, quindi dopo un altro giro di abbracci e di saluti ci siamo incamminati sotto la pioggia verso la metropolitana in compagnia di Chiara, con la quale abbiamo scambiato le ultime chiacchiere.
La cosa che ho maggiormente apprezzato di questa domenica, oltre al piacere di stare con delle splendide persone, è stata vedere con quale naturalezza mia figlia undicenne si aggirasse tra quegli ambienti, respirasse un'aria che io ritengo vitale e poter dare un volto ed un corpo alla carta stampata. E' un privilegio che io avrei tanto voluto avere da bambina e che sono felice di concedere a lei. Spero che questo in qualche modo renda migliore la sua vita.
Ringrazio tutte le persone che mi hanno reso speciale questa giornata: Alice, Monica, Chiara, Davide, Stefano e naturalmente la mia amica minchiona, Laura, insieme all'altra minchiona Laura (sarà il nome a votarle alla minchionaggine? Eppure io non mi chiamo Laura...) e a Lea che pur non essendoci fisicamente erano con noi in ogni momento della giornata. Vi voglio bene, sorelle!
P.S. Ovviamente il mio ringraziamento più grande va a Santo e Benedetto e a mia figlia che mi accompagnano ovunque io pensi di andare!


mercoledì 23 novembre 2016

La Rubrica - Albi illustrati come balsamo per l'anima



Torno a parlarvi di albi illustrati e credo lo farò sempre più spesso, perché la mia passione per la lettura passa anche attraverso di loro. Da questo momento in poi voglio vincere la pigrizia e farlo diventare un appuntamento fisso (ma evito di specificare la periodicità) e segnalarvi tutti gli albi così belli, per testo e illustrazioni, da meritare un posto virtuale su un leggio da tavolo, per riempire gli occhi e la mente di bellezza. Infatti ogni tanto ci sono degli albi che sono una poesia e non si sa se comprarli per i figli o per se stessi. Io oramai questa bugia non me la racconto neanche più: li compro per motivi “professionali” e poi me li tengo vicini vicini, nel caso ci sia bisogno di un intervento “d’emergenza” in qualche classe o durante qualche lettura. Sono parte della mia valigia della bibliotecaria.
Ma veniamo a questo specifico albo edito da Babalibri, “Il postino dei messaggi in bottiglia”,  scritto da Michelle Cuevas e  illustrato (splendidamente) da Erin E. Stead .
In un paese sul mare esiste un postino che si occupa di recapitare tutti i messaggi in bottiglia che arrivano sospinti dalle onde. A volte per consegnarli deve compiere un lungo viaggio, a volte alcuni messaggi sono scritti con la penna intinta nella tristezza, mentre altri invece hanno il potere di rendere le persone che li ricevono felici perché  “un messaggio può ospitare un tesoro, come un ostrica ospita la perla”.

Il postino ama molto il suo lavoro, ma non può fare a meno di desiderare che qualcuno un giorno scriva un messaggio anche a lui, anche se gli sembra un sogno irrealizzabile. E poi una mattina trova uno strano messaggio:

“Questo invito potrebbe non arrivare in tempo, ma sto organizzando una festa. Domani, marea della sera, in riva al mare. Per piacere, verrai?”

Un messaggio senza mittente e senza destinatario. Il postino cercherà in tutti i modi di consegnarlo mostrandolo a varie persone in paese fino a quando, visti i tentativi infruttuosi, deciderà di presentarsi egli stesso alla festa e….
Non vi dico di più.
Il testo lieve e poetico si sposa benissimo con le illustrazioni malinconiche e insieme creano nel lettore un sentimento di fascinazione e di riconoscimento. Quel sentirsi di tutti, alle volte, solo messaggeri o un tramite e mai protagonisti degli eventi, quel desiderio di qualcosa di più e poi quella gioia così grande che quando arriva ti lascia immobile, perché già in quel momento sai che non tornerà allo stesso modo. Perché non esistono due giornate uguali, in tutta la vita.
Cosa intuiranno i bambini al termine di questa lettura? Ancora non lo so di preciso, perché l’ho testata solo una volta: di sicuro hanno gradito che a fine incontro regalassi loro una bottiglia con un messaggio dentro. Sono convinta che se gli adulti credono nella magia (della lettura) poi la possono trasmettere. Questo è un piccolo grande libro; non precludetevi il piacere di leggerlo perché pensate di essere fuori età.
Il messaggio in bottiglia che attendete presto o tardi arriverà,  ma ricordatevi, per ingannare l’attesa, di spedirne uno a vostra volta.
VOTO


lunedì 21 novembre 2016

Illuminae - Amie Kaufman, Jay Kristoff

TRAMA
Quel giorno, quando si è svegliata, Kady pensava che rompere con Ezra sarebbe stata la cosa più difficile da affrontare. Poche ore dopo il suo pianeta è stato invaso. Anno 2575: il cielo di Kerenza, un pianeta poco più grande di un granello di sabbia coperto di ghiaccio e sperduto nell'universo, si oscura all'improvviso. Tra le esplosioni e le urla degli abitanti terrorizzati, una squadra d'assalto della... una potente corporation interstellare, dà inizio all'invasione. Ed Ezra e Kady, che si rivolgono a malapena la parola, sono costretti a cercare insieme una via di fuga. Alcuni giorni dopo, però, un mortale... mutante inizia a diffondersi a bordo di una delle navi sulle quali si trovano i due ragazzi e gli altri superstiti. Come se non bastasse, AIDAN, l'intelligenza artificiale che dovrebbe... pare essersi trasformato nel nemico. E nessuno dei militari incaricati delle operazioni di salvataggio sembra intenzionato a spiegare ciò che sta accadendo. Quando Kady riesce ad accedere a... strettamente riservate, le è subito chiaro che l'unica persona che può aiutarla è anche l'unica con la quale pensava non avrebbe più avuto nulla a che fare.
Titolo: Illuminae
Autori: Amie Kaufman, Jay Kristoff
Traduttore: L.Fusari
N.pagine: 599
Editore: Mondadori
Anno uscita: 2016
ISBN: 978-8804665120

...da dove comincio? Non è facile parlare di questo libro ed esprimere a parole le sensazioni che mi ha fatto provare...
Inizio con il dirvi che più che di lettura, bisognerebbe parlare di "esperienza": man mano che le pagine scorrevano avevo l'impressione di essere davanti ad un mega schermo, di "vedere" gli accadimenti e "sentire" le conversazioni, ritrovandomi completamente immersa nella vicenda.
Tra queste pagine non troverete una narrazione nell'usuale accezione del termine, perché verrete a conoscenza dei fatti attraverso la trascrizioni di interrogatori, pagine di diario, conversazioni che si svolgono tramite messaggistica, rapporti militari, trascrizioni di filmati, e così via.  Ogni tipo di comunicazione ha il suo linguaggio specifico, assolutamente realistico, compresi gli errori di digitazione tipici della messaggistica istantanea.
La grafica gioca un ruolo fondamentale, perché ogni tipo di documento ha una precisa connotazione grafica che la identifica, fino ad arrivare a pagine in cui il testo assume forma di illustrazione a rappresentare graficamente ciò che sta accadendo.
Per certi versi mi ha ricordato "S La nave di Teseo" per la sua particolarità tipografica, ma il ritmo è diametralmente opposto: tanto è lento e pacato "S", quanto è adrenalinico e mozzafiato "Illuminae".
E' un libro che scorre con una velocità che definirei "cinematografica", dal quale è difficile staccarsi, tanta è l'ansia di conoscere il destino dei protagonisti.
Della trama non vi racconto niente, perché a grandi linee è quanto trovate in sinossi, anche se dice tutto e niente, per capire bisogna per forza leggerlo; ma posso dirvi che i protagonisti sono molto ben caratterizzati e non si può non amarli e soffrire con loro.
Ezra Mason è l'eroe romantico, innamorato della sua Kady, che trae forza da questo sentimento per affrontare le dure prove alle quali viene sottoposto;
Kady Grant è l'eroina impavida, una vera e propria "donna con le palle", nonostante i suoi soli diciassette anni, assolutamente credibile;
AIDAN è l'Intelligenza Artificiale che svolgerà un ruolo fondamentale nella seconda metà del libro, un cervellone elettronico con un'anima: il personaggio in assoluto più originale che a tratti mi ha fatta arrabbiare al punto di desiderare di poterlo io stessa sfasciare a martellate, ma che poi ho rivalutato e amato nella sua difettosa perfezione.
Mentre l'adrenalina saliva alle stelle durante certi accadimenti, in alcuni punti la narrazione subiva un rallentamento di ritmo per far conoscere a poco a poco anche la storia familiare dei protagonisti, altro tassello fondamentale della narrazione.
I temi che vengono trattati sono più attuali di quanto si possa immaginare: gli interessi economici che portano allo sterminio incondizionato, costringendo le persone a scappare e trasformarsi in profughi.
Nello scusarmi se mi sono dilungata un pochino troppo (ma credetemi, non è stato facile mettere nero su bianco quello che mi passava per la testa) ribadisco il consiglio che dà Chiara del blog La lettrice sulle nuvole : non abbiate fretta di conoscere e soprattutto non andate a sbirciare le ultime pagine perché vi neghereste lo choc della rivelazione finale che è parte dell'esperienza e che vi farà cadere la mascella a terra.
Direi che il finale è la ciliegina su una torta decisamente gustosa.
P.S. Io normalmente i libri di fantascienza li schifo, ma devo ringraziare Chiara per avermi messo la curiosità di leggere questo libro!
VOTO
 


venerdì 18 novembre 2016

Zitelle - Kate Bolick

TRAMA
«“Chi sposerò? E quando?” Sono queste le due domande fondamentali della vita di ogni donna.» Inizia così Zitelle, indagine originale e provocatoria sui piaceri e le opportunità del rimanere single. Kate Bolick, giornalista e scrittrice, ripercorre la propria educazione sentimentale e ci introduce alle appassionate ragioni che hanno guidato la sua scelta di non sposarsi – scelta condivisa ormai, come ci informano le statistiche, dalla maggioranza delle donne americane. Questo cambiamento demografi co senza precedenti, ci spiega l’autrice, è la logica conseguenza di un’evoluzione secolare. Zitelle, infatti, mette in scena un cast di “pioniere”, da Edith Wharton a Maeve Brennan (la leggendaria ispiratrice del personaggio di Holly Golightly in Colazione da Tiffany), che con il loro ingegno, la loro tenacia e la loro inclinazione verso l’avventura hanno incoraggiato la Bolick a costruirsi una vita per conto proprio. Le idee e le azioni non convenzionali di queste donne mostrano che le attuali discussioni sulla condizione femminile hanno alle spalle una lunga storia. Ma Zitelle è anche un invito a guardarci dentro, per scoprire gli ingredienti di una vita autentica, per riassaporare quegli splendidi anni in cui eravamo giovani e spensierate oppure per goderci la mezza età e il diritto di farci finalmente gli affari nostri. E inoltre contiene un chiaro messaggio non solo per le single ma per tutte le donne: si può essere “zitelle” dentro. Perché vivere da sole non è una condizione imbarazzante a cui sfuggire, ma può essere una forma, esigente e appagante, di libertà. Un libro audace e toccante che può stimolare una fanatica devozione e accese discussioni.
Titolo: Zitelle
Autore: Kate Bolick
N.pagine: 304
Editore: Sonzogno
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788845426254

Questo libro, dal titolo accattivante e dalla copertina solare, inizialmente trae in inganno il lettore che potrebbe, erroneamente,  pensare di trovarsi al cospetto di un manuale che in modo umoristico parla di quelle donne che per scelta o necessità non si sono sposate e sono rimaste zitelle. Invece si tratta di un vero e proprio saggio letterario, nonostante sia scritto con mano lieve e la Bolick alterni brani autobiografici, riguardanti la sua educazione sentimentale, ad altri in cui analizza opere e vita di cinque scrittrici americane. L’autrice riesce a parlarci della sua vita e delle scelte che l’hanno portata ad essere una single e in parallelo alla vita di quelle che sono le sue cinque muse: Neith Boyce, Edna St. Vincent Millay, Charlotte Perkins Gilman, Maeve Brennan ed Edith Warthon. Cinque vite diverse, ma con un denominatore comune: il lacerante dilemma tra lo stare sole o dividere la propria esistenza con un uomo. Il fatto, innegabile, resta sempre lo stesso: cedere all’amore significa per una donna in parte rinunciare a se stessa, particolarmente se si hanno aspirazioni artistiche. La famosa stanza tutta per sé di Virginia Wolf, la stanza che cercava anche Jane Austen , è priva di porte se nella casa esistono dei figli e un marito. E’innegabile. Perché la scrittura ha bisogno di silenzio, di riflessione, di tempo vuoto.
Ognuna di queste cinque donne care alla Bolick ha provato a risolvere l’equazione impossibile a modo proprio: chi è rimasta sola, chi ha ceduto per poi divorziare, chi ha provato soluzioni alternative, chi si è data senza mai perdersi e chi zitella lo è diventata solo dopo relazioni significative.
Il mio interesse si è acceso soprattutto nella parte dedicata ad Edith Wharton, autrice della quale ho letto molti romanzi, su tutti “La casa della gioia” e “L’età dell’innocenza”. Le altre quattro scrittrici invece non le avevo presenti e mentre procedevo con la lettura mi si accendeva la curiosità di vederne i volti e di conoscerne meglio le storie. Wikipedia mi è venuto in soccorso e sono rimasta colpita particolarmente da Maeve Brennan e da  Edna St.Vincent Millay: la prima una creatura  affascinante che pare abbia ispirato il personaggio di Holly di Colazione da Tiffany e la seconda una poetessa veramente anticonvenzionale che forse meglio delle altre è riuscita a realizzarsi .
Un libro pieno di riflessioni acute, che non offre risposte, ma fa nascere nuove domande “Se fare ricerche per questo libro mi ha insegnato il vero valore della zitella, scriverlo mi ha fatto capire che la domanda che mi ponevo da tempo – se sposarmi o essere single, è un falso dilemma. La questione ora è tutt’altra: le donne sono persone? E con questo intendo: siamo finalmente pronti perché una giovane donna intraprenda la lunga strada della sua vita come essere umano che è dotato di un sesso, ma che non è limitato?”
Un saggio interessante e ben scritto: le parti autobiografiche gli conferiscono un tocco di freschezza ed autenticità che investe anche la parte più documentaria. Come unica nota discordante non riesco ad visualizzare il tipo di lettore che potrebbe leggerlo. Io stessa, nella prima parte ho proceduto come un bradipo, a causa del mio essere votata esclusivamente al romanzo. Saggi di questo tipo richiedono livelli di autodisciplina che non sono da tutti. Ma forse attribuisco questo mio limite anche a chi non lo ha: fatemi sapere cosa ne pensate, se lo avete letto.
Ringrazio la Songozo che mi ha gentilmente omaggiata con una copia digitale del libro e concludo con un verso della Millay:
Dimmi, che cosa pensi di fare
 della tua unica, selvaggia vita?

Ecco, forse tutte vorremmo essere zitelle, ma il non esserlo ci toglie dall’imbarazzo di chiederci se, nel caso,  avremmo avuto del talento da sviluppare o solo tanto tempo libero!


P.S. Se te lo stai chiedendo, amica mia gentile, parlo soprattutto con te: della nostra unica e selvaggia vita faremo quello che potremo,  nel modo migliore che ci riuscirà. E non per questo ci sentiremo sminuite. ;-)






mercoledì 16 novembre 2016

Il Giveaway per Babbani e Creature Magiche - Quarta tappa

  
Buongiorno a tutti! 
Eccoci alla quarta tappa del nostro Giveaway Potteriano, organizzato in collaborazione con i blog La Biblioteca di ElizaLa Libridinosa .
Siamo ormai giunti alla metà di questo gioco, al quale state partecipando con molto entusiasmo e che speriamo vi stia facendo divertire, oltre che mettere alla prova.

Eccovi le risposte alle domande della terza tappa, ospitata dal blog di Laura Libridinosa:
DOMANDA N.1  
Ecco l'illustrazione dalla quale era estrapolato il particolare che avete visto


Quel che videro (Harry, Ron e Ginny) li raggelò. Harry riuscì a intravedere soltanto la sagoma di qualcosa di immenso, tutto spire, steso di traverso nel tunnel. Era immobile. ... La luce si posò su una gigantesca pelle di serpente di un vivido color verde fiele che giaceva arrotolata e vuota sul pavimento. La creatura che l'aveva abbandonata doveva essere lungo almeno sei metri. (Il Basilisco)  (capitolo 16).

DOMANDA N.2 - Qual'è la definizione di G.U.F.O.? - "Grado Ufficiale di Fattucchiere Ordinario" (nell'edizione illustrata) - "Giudizio Unico per i Fattucchieri Ordinari" (nella vecchia edizione) - (cap.4).

DOMANDA N.3 - Folletti di colore blu elettrico, alti circa 20 centimetri, con visetti appuntiti e voci così penetranti che era come sentire il cicaleccio di un nugolo di pappagallini. - Si tratta dei Pixie (Folletti) della Cornovaglia (cap.6).

Allora? Giunti alla metà e avendo fatto il primo giro in tutti e tre i blog coinvolti, cosa ne pensate? Qualcuna di noi è stata più magnanima delle altre? O qualcuna si è rivelata un po' più carognetta?
Bene! La parte rilassante è terminata. Ora scaldate i polpastrelli e ricominciate a sfogliare la vostra copia di Harry Potter e La Camera dei Segreti, perché state per scoprire le nuove domande. 
Vi ricordiamo che avete tempo fino alle ore 22.00 di martedì 22 novembre per inviare le vostre risposte, utilizzando come sempre il modulo che trovate alla fine del post.
Mercoledì 23 novembre potrete conoscere le risposte alle domande di oggi e cimentarvi con i nuovi quesiti che vi porrà Laura Libridinosa  per la Quinta Tappa!

DOMANDA N.1 
A cosa si riferisce questo particolare?




DOMANDA N. 2
Cos'è lo "Speedy Magic"?

DOMANDA N. 3
La punta della sua bacchetta esplose. ... un lungo serpente nero ne veniva letteralmente sparato fuori

Vi raccomandiamo di porre particolare attenzione alla formulazione della risposta alla domanda N.2 che dovrà riportare fedelmente una parte del testo  (la risposta non dovrà essere troppo semplicistica, ma un po' argomentata). Inoltre fate attenzione anche nel compilare il modulo in ogni sua parte, indicando sempre il nome con il quale siete iscritte al giveaway.


  

In bocca al lupo a tutti e buon gioco!