martedì 31 ottobre 2017

La scopa della vedova - Chris Van Allsburg




Trama: Una mattina la vedova Minna Shaw trova una strega ammaccata e dolorante nel proprio orto: la notte precedente la sua scopa aveva perso ogni potere ed era precipitata a terra rovinosamente. Quando la strega, accudita e ristorata, lascia nottetempo la casa di Minna, abbandona lì la scopa, credendola ormai fuori uso... ma la scopa prende invece a muoversi, trasformandosi a breve in un prezioso aiuto nelle faccende domestiche!

Titolo: La scopa della vedova - Autore: Chris Van Allsburg - Casa editrice: Logos - Anno edizione: 2013 - 1 volume con illustrazioni b/n - Costo: Euro 15,00 (li vale tutti)

Un piccolo gioiello questo albo illustrato. Uno di quei meravigliosi libri che possono essere letti a diverse età e ogni volta ne gustiamo un aspetto diverso. Perfetto per questa giornata di Halloween in cui abbiamo voglia di cose cupe e un po' paurose: non entro nel merito di questa nuova "festa", non della nostra tradizione...per me ogni occasione è buona per parlare di libri e per organizzare letture a tema rivolte ai nostri piccoli, un'opportunità in più riflettere e far riflettere senza salire in cattedra.
La storia è quella riassunta nella trama: la scopa di una strega all'improvviso perde i suoi poteri e fa precipitare rovinosamente la sua proprietaria nel campo di Minna Shaw, una vedova che vive sola ed è una donna gentile. Appena ristabilitasi la strega riparte senza il suo vecchio mezzo di trasporto. Dopo pochi giorni la scopa inizia a spazzare da sola per terra e, opportunamente istruita, aiuta  Minna nei lavori più pesanti e la sera la intrattiene suonando il piano. Una gradevole compagnia per la vedova, ma dopo poco tempo i vicini iniziano a fomentare malcontento dicendo che la scopa è il diavolo.

"Gli uomini che la videro sembravano d'accordo sul fatto che probabilmente si trattava di una creatura malvagia. Ma le mogli fecero notare che era un grande aiuto per la vedova e suonava bene il piano, considerando che poteva premere solo un tasto alla volta"

Minna dovrà dare prova di grande ingegno per risolvere la situazione.
Parliamo di pregiudizi, parliamo di confronto tra i sessi, parliamo di malevolenza che si moltiplica come un virus letale. Tutto in un albo illustrato: per il bimbo di sei anni sarà un brivido lungo la schiena e una storia di streghe, per uno di dieci sarà qualcosa di più, per un adulto come me sarà infinitamente di più. La storia è impreziosita dalle suggestive illustrazioni che condensano in un'espressione di un volto stupore, ignoranza e cattiveria e un retrogusto, ma forte, di ironia (guardate la scopa seduta al piano e ditemi se non vi sembra impertinente).  Perché forse le guerre contro la stupidità, l'ignoranza e la superstizione si conducono così: con tantissima arguzia e una silenziosa presa  per il sedere  in giro.
Un libro assolutamente da possedere, se non per i vostri figlia, certamente per voi stessi.












lunedì 30 ottobre 2017

La via del male - Robert Galbraith

TRAMA
Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo...

Titolo: La via del male • Autore: Robert Galbraith • Editore: Salani • N.pagine: 603 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € 18,60 • Ebook € 9,99


Finalmente, dopo più un anno di distanza dalla sua pubblicazione, sono riuscita a leggere l'ultimo romanzo di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K.Rowling. La curiosità era tanta, soprattutto in merito alla piega che avrebbe potuto prendere la relazione tra Cormoran e la sua segretaria Robin (che noi lettori vorremmo tanto vedere "promossa" ad un ruolo molto meno professionale). 
E proprio qui sta il punto di forza della scrittura della Rowling: il riuscire a costruire dei romanzi nei quali c'è un perfetto equilibrio tra gli avvenimenti che si susseguono e le storie personali dei protagonisti; esattamente come succedeva nella saga di Harry Potter dove, romanzo dopo romanzo, si intrecciavano la lotta tra bene e male e le vite dei personaggi.
Anche questa serie di romanzi vede protagonista la lotta tra il bene e il male, ma trattandosi di vicende che nulla hanno di magico, anzi fortemente radicate nella realtà, il confine tra bene e male è molto meno marcato e l'interpretazione di alcuni accadimenti può risultare totalmente fuorviante.
In questo terzo capitolo troviamo Cormoran alle prese con gli spettri del suo passato, alcune figure che hanno incrociato la sua strada in momenti diversi e che sono accomunate dal risentimento verso il nostro detective. 
Tutto prende il via nel momento in cui Robin riceve un pacco contenente una gamba mozzata, esattamente la stessa gamba che manca a Strike, per di più tagliata nello stesso punto. Inevitabilmente detective e polizia pensano ad un messaggio alquanto chiaro e diretto. Inizia così un viaggio nel passato di Cormoran alla ricerca del sadico assassino, durante il quale verrà svelata parete della sua storia familiare che permetterà di comprendere da dove hanno avuto origine determinati suoi pensieri e comportamenti.
Veniamo a Robin, che ritroviamo sempre con l'anello infilatole al dito dall'odioso Matthew e in procinto di sposarlo. Sono certa di non essere l'unica lettrice ad essersi chiesta cosa ci trovi Robin in quell'antipatico damerino e in questo romanzo, più che nei precedenti, a desiderare che lo psicopatico di turno decida di colpire Cormoran ammazzando Matthew, anche se, ragionando razionalmente, perfino uno psicopatico riesce a comprendere che la tortura sarà maggiore lasciandolo in vita...
Questo capitolo è il più cruento dei tre, il più vicino al genere thriller che al giallo, quello che più di tutti mi ha tratta in inganno, portandomi a fare mille congetture, mille ipotesi e ad essere certa di aver capito tutto, salvo poi darmi dell'imbecille per non aver visto l'ovvio sotto il mio naso.
Il ritmo dei tre romanzi è in costante crescita e ora vorrei avere subito tra le mani il prossimo libro...e qui veniamo al finale. Ma io dico, può un autore lasciare migliaia di lettori appesi in questo modo? Non si fa! Non si sventola davanti al naso di un banco di orate (le orate hanno il naso? Mah...) un bel vermone grassoccio e poi non dar loro la possibilità di agguantarlo!!!
Furba la signora Rowling! Io (come penso molti altri) appena verrà svelata la data di uscita del quarto libro (del quale si sa per ora solo il titolo, "Lethal White") subisserò di telefonate la mia povera libraia per sapere se le è arrivato.



venerdì 27 ottobre 2017

Your name - Makoto Shinkai

Trama: Mitsuha, una ragazza di provincia, e Taki, giovane di Tokyo, sconosciuti entrambi delusi dalle loro quotidianità, si ritrovano un giorno a vivere in sogno una la vita dell'altro. Lasciandosi dei messaggi per il "risveglio" inizieranno a comunicare e a conoscersi, cercando di capire la loro strana relazione e il legame che li unisce e si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa... Una storia per tutti a cui è impossibile rimanere indifferenti, capace su carta come sullo schermo di danzare sul filo del reale, del sogno e del soprannaturale e di farci entrare nelle vite dei suoi protagonisti.
Titolo: Your name
Autore: Makoto Shinkai
Casa editrice: Edizioni DB
Anno edizione: 2017
Pagine: 184

Buongiorno! Oggi ritorna la rubrica pensata e realizzata in collaborazione con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e nata dalla nostra passione comune per la narrativa per ragazzi. Chiara mi ha suggerito di leggere, Your name di Makoto Shinkai

"Ho consigliato a Lea questo libro perchè mi ha conquistata. La storia è molto particolare, ma è soprattutto lo stile ad aver influito sulla scelta. Malinconico, quasi onirico, con un'attenzione alle tradizioni. Fa palpitare il cuore e lascia un senso di speranza. Uscire dai soliti schemi qualche volta ripaga."


Questo libro l'ho visto recensito in molti blog che seguo e via via che ne leggevo, la mia curiosità aumentava in modo esponenziale, ma poi come capita venivo distratta da mille altri libri, desideri e inclinazioni. E' stata Chiara a risolvere la questione proponendomelo per la nostra rubrica. Devo ammettere però che la scintilla non è scoccata da subito e soprattutto non è mai scoccata completamente, ma andiamo con ordine. Ad inizio libro ho fatto molta fatica a comprendere di chi fosse la voce narrante: Taki o Mitsuha? S'incontrano in sogno? Viaggiano nel tempo? Entrano uno nel corpo dell'altro? Le loro sono due realtà diversissime: Taki vive nella moderna Tokyo, mentre Mitsuha in un paesino di periferia con la nonna, il padre e la sorellina. Nella vita di uno la modernità, in quella dell'altra la tradizione e in comune sembrano solo avere il fatto che nella loro vita manca una figura materna.
Fino a pagina 100 ho seguito le loro vicende sentendomi un po' "sballottata", mio malgrado. Poi come spesso capita nei libri, la rivelazione. Un fatto che cambia radicalmente tutto e rende la storia struggente. Un rincorrersi di due anime nello spazio e nel tempo, per scongiurare un accadimento tragico e irrevocabile. La storia ha preso vita sotto i miei occhi e la lettura è diventata molto coinvolgente, fino ad un epilogo che non vi racconto (ovviamente). Cosa mi è mancato in questo libro?A quanto ci racconta l'autore il romanzo è stato scritto in contemporanea al film d'animazione, quindi è difficile dire quale, tra film e romanzo, sia l'opera originale. Ecco a me è sembrato di vedere un film: mi è mancata quella componente letteraria, la parola scritta che mi si fissa nella testa, le descrizioni psicologiche. Questo libro l'ho visto, come fosse stato un film, con molti dialoghi, scambi continui di prospettiva e immagini che si fissano nella retina.
Ringrazio Chiara per avermelo consigliato, ma quello che mi resta è soprattutto il grande (grandissimo) desiderio di vedere il film per avere una visone complessiva dell'opera. Ho la sensazione che  in questo caso parole e immagini debbano stare insieme per sprigionare al massimo la loro magia.

E io invece cosa avrò consigliato a Chiara? Questa volta sono stata proprio subdola: le ho proposto un romanzo che mi è piaciuto, ma del quale non sono stata in grado di scrivere la recensione, per la tematica forte e controversa. Volete scoprire di quale libro sto parlando? Andate qui e il titolo vi verrà svelato.
Ci risentiamo prima di Natale! ;-)

martedì 24 ottobre 2017

[Le BB leggono...Fannie Flagg] Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach

Ad inizio mese abbiamo inaugurato questa nuova iniziativa che vede coinvolto il gruppo delle Bancarella Bloggers in una serie di letture dedicate ad un autore ogni mese diverso.
Ottobre è stato dedicato alla fantastica Fannie Flagg e oggi a me spetta l'onore di presentarvi

HAMBURGER E MIRACOLI 
sulle rive di Shell Beach



TRAMA
Primavera 1952. Shell Beach è un posto come un altro, dove crescere. Certo, è la più sperduta cittadina del Mississippi, e forse trasferirsi laggiù per fare soldi facili con un chiosco sulla spiaggia non è stata un'idea brillante. Ma gli sballati progetti del padre di Daisy Fay Harper non lo sono quasi mai. Daisy Fay, invece, ha progetti più solidi per il futuro: diventare Miss America. E in attesa che il sogno si realizzi scrive sul suo diario tutto quello che le accade. Come dover entrare nel club delle debuttanti di Mrs Dot, assistere al divorzio dei genitori dopo il sospetto incendio del chiosco, aiutare il padre a vivere dei più strampalati espedienti - incluso far passare la figlia per morta e poi risuscitarla grazie alle miracolose doti di un ciarlatano - e non smettere mai di cercare ostinatamente la propria strada.

Titolo: Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach • Autore: Fannie Flagg • Editore: BUR Rizzoli • Anno di pubblicazione: 2000 • Copertina flessibile: € 8,90 • Ebook: € 5,99


Diversamente dagli altri romanzi della Flagg, in Hamburger e miracoli la voce narrante non è quella di una simpatica vecchietta che ci racconta dei suoi trascorsi, bensì una ragazzina di undici anni, Daisy Fay Harper, che attraverso le pagine del suo diario ci accompagna alla scoperta della vita.
Leggendo il racconto delle sue giornate vedremo Fay confrontarsi con i pregiudizi razziali, l'omofobia, la discriminazione della donna, nell'America degli anni '50. Tutte tematiche molto care a questa autrice e ricorrenti nei suoi romanzi, trattati in pieno stile Flagg, con leggerezza e ironia, senza mai sminuirne l'importanza e senza mai assumere i toni del pietismo o del vittimismo.
Per Daisy Fay non è facile crescere con un padre dedito all'alcool e una forte predisposizione all'irresponsabilità, e una mamma che si ritrova ad affrontare da sola le difficoltà, e tra alti e bassi, episodi esilaranti (io ho riso fino alle lacrime quando Fay si trova ad affrontare la questione "Tampax" ma non vi dico nulla, se vorrete saperne di più dovrete leggere il libro!) e momenti toccanti, mi è sembrato di prendere questa ragazzina per mano e accompagnarla attraverso gli anni ad affrontare "i fatti della vita"

"Finora non ho sentito parlare di un solo fatto della vita che mi piaccia."

Pagina dopo pagina l'ho vista diventare una giovane donna che si appresta a riscuotere il premio delle sue piccole e grandi tribolazioni, realizzando il suo sogno grazie alla sua forza di volontà e alla capacità di vedere le cose con gli occhi dell'ottimismo e a volte un pizzico di incoscienza.
Un romanzo che, a differenza della maggior parte dei romanzi della Flagg, non profuma di torta appena sfornata, ma della freschezza e della vitalità di una giovane sognatrice.



venerdì 20 ottobre 2017

Stato di quiete - Pierluigi Cappello

Titolo: Stato di quiete : poesie 2010-2016
Autore: Pierluigi Cappello
Casa Editrice: BUR Rizzoli
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 81



Non mi verrebbe mai in mente, prima di una raccolta di poesie struggente ed intensa come questa, di anteporre la parola recensione, perché davanti alla poesia che incanta io resto ammirata e silenziosa. Quando un bel romanzo ti ha entusiasmato lo vuoi condividere, ti ci vuoi mettere davanti, parlarne entrando nella storia, ma con la poesia è diverso: la prendi e la anteponi ad ogni considerazione. Parlerà per te, permettendoti di prendere in mano il tuo cuore e di aprirlo per mostrare cosa c'è all'interno. Se volete sapere qualcosa di più di questo poeta dovete semplicemente cercare "Stato di quiete" e leggere la bellissima prefazione di Jovanotti. Quel che so di Pierluigi Cappello è che era della mia terra e che se ne è andato troppo presto. Il resto ce lo dice lui:

OGGI. SCRIVERE IL NOME
Comincia con lo scrivere il tuo nome,
perché ne resti traccia, qualche segno di grafite
risonante nel bianco. Con poche lettere
sigla decenni di storia, il silenzio
della pagina pronta a spalancarsi,
ad accogliere e a disperdere.
Spicca nel bianco e non è più bianco
ma voce la matita che attraversa il foglio,
e goccia a goccia qualcosa cede e ti si allarga dentro:
Pierluigi, e dopo Cappello, in un sussurro un nome;
e dentro un nome, l'uomo che non concede a sé
i suoi stessi lineamenti, protetti da un'ottusità misericordiosa.
Leggero, come la cenere. Fresco, come l'aria tra le dita.
Scomparso, come una nuvola.

Un libro di poesie è uno scrigno dal quale poter attingere, per restituire con precisione assoluta proprio quel tuo stato d'animo, quella situazione e quel sentimento che altre parole, in forma più narrativa, non potrebbero esprimere. Ed oggi con queste parole cristalline, che ti entrano dentro e ti fanno male ed allo stesso tempo ti purificano come l'aria ghiacciata delle mattine invernali, stringo in un abbraccio una persona che mi è cara. Quella nuvola finale mi lascia negli occhi il colore azzurro della speranza.

mercoledì 18 ottobre 2017

[Review Party] Il cacciatore di sogni - Sara Rattaro

TRAMA
Luca, che da grande sogna di diventare pianista, ha una mano rotta, un fratello maggiore piuttosto fastidioso, una mamma rompiscatole e un aereo da prendere per tornare da Barcellona in Italia
È il 4 luglio 1984 e, su quell’aereo, la sua vita cambia per sempre. Luca incontra un eroe… No, non si tratta di Maradona, che in aeroporto ha attirato l’attenzione di tutti (e in particolare di suo fratello Filippo), ma di un misterioso signore che somiglia un po’ a Babbo Natale e occupa il sedile accanto al suo. All’improvviso l’uomo gli chiede: «Posso raccontarti una storia?». Comincia così un’avventura straordinaria, fatta di parole e ricordi, con una sorpresa davvero inaspettata… l’avventura di un cacciatore di sogni, lo scienziato Albert Bruce Sabin.

Titolo: Il cacciatore di sogni • Autore: Sara Rattaro • Editore: Mondadori • N.pagine: 173 • Anno di pubblicazione: 2017 • Rilegato € 15,00 • Epub € 7,99


Prima di raccontarvi le mie impressioni, l'annuncio che tutti i partecipanti del Blogtour attendono con ansia, cioè il nominativo del fortunato lettore che si aggiudica una copia di questo bel romanzo. 
Il vincitore è:
LAURA ROSSATO

Complimenti a Laura e grazie a tutti coloro i quali ci hanno seguito in questo percorso con grande entusiasmo e partecipazione.

Sara Rattaro questa volta si cimenta in un genere per lei nuovo e scrive un libro per ragazzi. Viene da chiedersi perché un'autrice che ha il suo pubblico affezionato decida di lanciarsi in una nuova avventura. Nel momento in cui si inizia a leggere questo libro il motivo è subito chiaro: la sua è necessità di condividere con noi lettori la sua passione per la scienza e tutto ciò che ruota intorno a questo mondo, che è anche il suo mondo. Lo fa rivolgendosi a chi sta cercando di dare una direzione alla propria vita, ai ragazzi ai quali consegna il più prezioso dei messaggi: seguite i vostri sogni, assecondate le vostre passioni.
Protagonista di questo libro è Luca, un ragazzino con la passione per la musica, che sogna di entrare in Conservatorio e imparare le "Variazioni Goldberg", e che a causa di uno sciocco incidente rischia di non poter coltivare la sua passione.
Anche il fratello di Luca, Filippo, ha una passione, il calcio. Sull'aereo che li vede in viaggio verso l'Italia entrambi fanno un incontro destinato a rimanere a lungo impresso nei loro cuori. Mentre Filippo ha l'occasione di vedere da vicino Diego Armando Maradona che viaggia sul loro stesso aereo, Luca fa una conoscenza molto meno eclatante ma decisamente più significativa: incontra Albert Bruce Sabin, colui che ha sviluppato il vaccino contro la poliomielite.
La narrazione si svolge a capitoli alterni dove il lettore scopre pian piano i trascorsi di Sabin e di Luca, e questa alternanza rende la lettura ancora più stimolante perché, oltre a scoprire i piccoli successi e fallimenti che hanno portato lo scienziato a perfezionare la sua scoperta l'autrice tesse una trama perfetta intorno alla vera protagonista di questo romanzo, la passione, il motore che spinge Luca a dedicarsi alla sua musica e Sabin alla minuziosa ricerca della formula perfetta. Lo stesso motore che permette ad entrambi di non scoraggiarsi di fronte ai fallimenti e alle difficoltà che sempre accompagnano il percorso verso il raggiungimento dei propri sogni. Sabin, ricompensato dalla gioia di vedere debellata questa terribile malattia, ha deciso di rendere libero il proprio vaccino, senza volerci guadagnare nulla, perché potesse essere somministrato a chiunque, indistintamente.
Questa è la vera forza de "Il cacciatore di sogni" che parla direttamente ai cuori, sia dei ragazzi che dei loro genitori e a chiunque custodisca un sogno che crede irrealizzabile.
Attraverso il racconto di una vita straordinaria vissuta in modo ordinario, Sara Rattaro ci dice:
"Credete in voi stessi, andate a caccia dei vostri sogni e rincorreteli, finché riuscirete ad acchiapparli. Quando ce l'avrete fatta non ricordarete la fatica, ma solo la gioia del raggiungimento."
E noi a Sara possiamo solo dire GRAZIE per le emozioni che sa trasmetterci e per i messaggi di speranza di cui tutte le sue storie sono portatrici.



lunedì 16 ottobre 2017

La città dei ladri - David Benioff


Trama: 1941, è l'ultimo dell'anno e Lev Beniov, ragazzo diciassettenne, è solo a Leningrado, la città sotto assedio in cui vige la legge marziale. La madre e la sorella sono evacuate a settembre prima che l'assedio cominciasse; il padre è stato richiamato alle armi nel 1937. I guai di Lev cominciano quando un paracadutista tedesco, morto assiderato, atterra sulla sua strada, il ragazzo abbandona la sua postazione di pompiere e ruba il coltello al tedesco, ma viene arrestato dai soldati russi e incarcerato con la minaccia di condanna a morte, prevista dalla legge marziale. Il suo compagno di cella è il ventenne Kolja, disertore cosacco presuntuoso e sprezzante che non manca di prenderlo in giro per il suo grosso naso da ebreo. L'ostilità iniziale tra i due ragazzi si trasforma però presto nei più stretto e solido dei legami. Il colonnello dell'esercito, Grechko, decide di risparmiare la vita dei due affidando loro un compito pressoché impossibile in una città che sta morendo di fame: trovare in cinque giorni una dozzina di uova per la torta di nozze della figlia.
Titolo: La città dei ladri
Autore: David Benioff
Casa Editrice: Beat
Anno pubblicazione: 2011
Pagine: 281
Ogni promessa è un debito e io a Pontremoli, il 16 luglio scorso, ho promesso a Dario Vergassola che avrei letto questo libro da lui reputato bellissimo. Ed eccomi qui, ho impiegato tre mesi, ma il romanzo non mi ha delusa. Vergassola in quell'occasione ha confessato di non seguire alcun social, per cui credo proprio che Stefi (che custodisce il suo numero di cellulare) dovrà mandargli un sms con questa frase "Avevi ragione! La città dei ladri è proprio un bel libro! Grazie del suggerimento!".
Questo romanzo, ambientato in Russia durante la seconda guerra mondiale, è un libro di guerra e d'avventura, una storia di formazione e anche un romanzo picaresco (si può dire picaresco?) se lo intendiamo come una storia di viaggio in cui accadono fatti incredibili. La vicenda prende l'avvio in America ai giorni nostri: l'io narrante ci racconta dei propri nonni, due immigrati russi di religione ebraica. Un nonno e una nonna apparentemente come tanti, ma quando un giorno il nipote chiederà  di sapere qualcosa di più delle loro storia emergerà un passato sorprendente che ci porterà in Russia, nel 1942 "la prima settimana dell'anno, la settimana in cui si innamorò di mia nonna, conobbe il suo migliore amico e uccise due tedeschi". Una settimana incredibile, spaventosa, intensa, rivoluzionaria, un breve lasso di tempo che cambia e sconvolge tutta la vita del giovane Lev, rimasto a Leningrado mentre madre e sorella sono fuggite lontano dai bombardamenti. Durante una delle sere di vigilanza come "soldato del fuoro" (ossia addetto a spegnere incendi in caso di bombardamenti), Lev e i suoi amici vedono un tedesco cadere fuori dal suo aereo: un morto, che plana dolcemente sulla città, attaccato al suo paracadute. A questo punto il gruppo si macchia di un crimine all'epoca punito con la fucilazione: lo sciacallaggio. Tra tutti, solo Lev viene catturato e rischia di venir fucilato. In cella fa la conoscenza con un disertore, Kolja, in attesa di giudizio come lui. Al mattino i due, per aver salva la vita,  riceveranno l'incarico di trovare una dozzina di uova per la torta nunziale della figlia del colonnello e da quel momento il lettore capirà, senza possibilità di fraintendimenti, l'assurdità della guerra. L'orrore si alterna al senso del ridicolo, la fugacità della vita fa a pugni con gli istinti bassi e primari che animano tutti, in una Leningrado in cui abitano gli orchi e non in senso figurato. Eppure Kolja con la sua bellezza e leggerezza sembra non lasciarsi intaccare dalla bruttura, come se il suo intelletto volesse sorvolare su quanto di più bestiale spinge gli uomini, sulle incongruenze, pur essendo lui stesso scandalosamente fisico e sensuale.
Ecco, se vogliamo dirla tutta, questo è un libro che a tratti può pesantemente infastidire la sensibilità femminile: complice la guerra, la fame e la povertà quello che spicca è una carnalità volgare, fatta di buchi da riempire (e scusate il termine) che disturba e non poco, ma che forse presenta una realtà del momento, quando tutto viene spogliato da ogni gentilezza e non ci sono metafore o circonlocuzioni di sorta. Resta la carne che reclama, una fame insaziabile da placare o una merce di scambio per una fame di vita.
Kolja diventa il mentore di Lev: lo istruisce, lo guida, ne affina i sensi e l'intelletto. Kolja è un personaggio meraviglioso: scanzonato, ironico ed irresistibile, leggero nel senso migliore del termine, fino al punto di non rinunciare al sorriso in nessuna situazione, nemmeno quando è in pericolo la sua stessa vita. Insieme a Lev e Kolja il lettore getterà lo sguardo su situazioni intollerabili, momenti della storia che si vorrebbero dimenticare, ma che sono invece profondamente veri, dolorosi e al tempo stesso imbarazzanti. Non esistono eroi, vinti o vincitori: tutti insieme nel fango, a contorcersi per trovare una via di fuga, un modo per salvarsi a discapito degli altri, una violenza cruda e atroce, da mozzare il fiato. Resta solo il sorriso di Kolja a gettare una luce di vita e di umanità: una lezione che Lev imparerà e ricorderà.
Un finale sorprendente ci fa ridere con le lacrime e un'ultima sibillina frase getta un senso su tutte le vicende, come la soluzione di un rebus.
Veramente un bel libro Signor Vergassola! Grazie!



venerdì 13 ottobre 2017

La piccola libreria dei cuori solitari e Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari - Annie Darling

Trama: Nel cuore di Londra c'è una piccola libreria chiamata Bookends. Per quanto vecchia e malandata, è sempre stata un fantastico mondo di storie e di sogni per Posy Morland, sin da quando era bambina. Fino a farle da casa e da famiglia. Ma ora che l'anziana proprietaria, Lavinia, è morta lasciandole in eredità il negozio, Posy si ritrova a fare i conti con la realtà insieme ai colleghi: restano solo pochi mesi per pagare i debiti, rilanciare la libreria e scongiurarne la chiusura. Posy avrebbe già un piano: farne il paradiso dei romanzi d'amore, il punto di riferimento per tutte le lettrici romantiche. Ma il nipote di Lavinia, Sebastian, imprenditore senza scrupoli, è convinto che puntare tutto sui gialli sia la strategia vincente sul mercato. Mentre tra i due la battaglia si fa sempre più accesa, Posy sfoga la propria collera nella scrittura. Pagina dopo pagina, intesse una trama di ambientazione ottocentesca dove tra i protagonisti – identici, guarda caso, a lei e Sebastian – scatta inaspettatamente la passione. E se la fantasia fosse già realtà? Nella vita, come nel romanzo, starà a Posy scegliere il finale.

Titolo: La piccola libreria dei cuori solitari - Autore: Annie Darling - Casa editrice: Sperling & Kupfer - Anno pubblicazione: 2017 - Pagine: 316
  
Trama: Verity Love, ragazza introversa in un mondo di estroversi, ama starsene nascosta nell'ufficio sul retro a gestire i conti della piccola libreria Happy Ever After – già conosciuta come Bookends prima che diventasse il paradiso dei romanzi d'amore – nel cuore di Londra. Felicemente single e grande fan di Jane Austen, a un appuntamento al buio preferisce di gran lunga un buon libro, da godersi in poltrona, accoccolata sotto una coperta in compagnia del suo gatto Strumpet. Per mettere a tacere le amiche e colleghe della libreria, che cercano in tutti i modi di accasarla, si è inventata un fidanzato immaginario. Finché, arrivato il momento di presentarlo, a causa di un equivoco si ritrova a implorare un perfetto sconosciuto di prestarsi al gioco. Lui è Johnny e il destino vuole che abbia a sua volta bisogno di una finta fidanzata, come copertura per un misterioso amore impossibile. E così, stretto un insolito patto, Verity e Johnny iniziano a vestire i panni della coppia felice, presenziando a brunch, compleanni, matrimoni, per la gioia di amici e parenti. Tempo: un'estate. Regola: non innamorarsi l'uno dell'altra. Ma proprio Verity, così determinata a non cadere nella rete dell'amore, rischia di ritrovarsi alle prese con il peggior caso di cuore spezzato della storia. E allora, per la prima volta, nemmeno il suo adorato Orgoglio e pregiudizio potrebbe riuscire a consolarla…

Titolo: Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari - Autore: Annie Darling - Casa editrice: Sperling & Kupfer - Anno pubblicazione: 2017 - Pagine: 337 
 
 
 
 
 
In un periodo in cui alcune preoccupazioni lavorative rischiavano di risucchiarmi verso il basso, in un cocktail di ansia mischiata ad insicurezza, ho cercato di proteggere la mia serenità attraverso due letture spensierate, ma non sciocche. In diverse occasioni ho sbandierato ai quattro venti che non amo i romance, ma...se sono ironici, se sono ambientati all'interno di una bellissima libreria, se ogni dieci righe viene nominata un'autrice che mi piace e soprattutto se le scene di sesso sono allegre e un po' romantiche e mai melense, ecco, allora il romance mi piace! Con questa serie di Annie Darling io mi trovo a mio agio come quando, per la decima volta, riguardo i film con Hugh Grant: 4 matrimoni e un funerale, Una settimana per innamorarsi, Nothing Hill e Love Actually. E cosa hanno in comune questi film (a parte Hugh Grant ovviamente)? Beh, direi Londra e l'ironia che si stempera nell'affetto. Se amate questi film, amerete molto anche questi libri. E riderete e poi correrete in cucina a farvi una cioccolata con panna o a sterminare una confezione di biscotti al cioccolato.
Seguitemi nel tour della libreria Bookends che Posy ha appena ereditato da Lavinia, la storica proprietaria. Posy pensa di poterne scongiurare la chiusura rendendola un paradiso per gli amanti del genere rosa, ma purtroppo l'antipaticissimo Sebastian, nipote di Lavinia, ha idee del tutto diverse e vorrebbe aprire una libreria specializzata in gialli e thriller. Agatha Christie e Patricia Cornwell che combattono un'epocale battaglia contro Jane Austen e Georgette Heyer. Posy è inorridita, d'altra parte con Sebastian non è mai andata d'accordo, anche se è bellissimo, ricco, affascinante. Devo proseguire? La situazione per gli amanti del genere è nota, ma il suo evolversi è spassosissimo. Posy con il suo spirito materno e il seno prorompente, il suo amore per i libri e il suo disordine cronico sembra interessare un po' troppo al maleducato Sebastian. Insieme i due fanno scintille e più volte mi sono trovata a ridere. La bellezza delle loro schermaglie è amplificata dalla deliziosa ambientazione: si respirano i libri e si capisce chiaramente che lo sfondo non è di cartongesso, come quello delle rappresentazioni teatrali. L'autrice riesce infatti a riversare il suo amore per la letteratura in ogni aspetto della narrazione. Io mi sono sentita accolta: come se mi avessero concesso una tessera speciale per librolandia.
 
"Dopotutto, i libri ce li ho nel sangue. Voglio dire, se tu mi facessi un taglio, sanguinerei parole".
 
Da questo libro, del quale non vi svelo il finale, si passa al successivo della serie in cui la protagonista è Verity Love, la contabile della libreria che ora si chiama Happy Ever After.
Parliamo di una ragazza riservata e timida che odia affrontare le questioni di petto, rispondere al telefono e le situazioni chiassose. La sua idea di bella serata è pigiama, tazza di the e un buon libro.
In realtà Verity, che è figlia di un vicario e ha ben quattro esuberanti sorelle, soffre un po' del fatto di aver trascorso un'infanzia e un'adolescenza in spazi ristretti e "affollati". E' una donna che preferisce mantenere le distanze a tutela della sua privacy e francamente la comprendiamo. Per evitare che Posy e Nina (l'altra commessa della libreria) la stremino imponendole uscite ed appuntamenti si è inventata un fantastico fidanzato inesistente. A questo punto per reggerle il gioco, quasi per caso, entrerà nella sua vita Johnny, un ragazzo molto carino e gentile, che al pari di Verity, ha bisogno di una fidanzata fittizia per superare alcuni ostacoli e tener nascosto il suo amore per una donna che non dovrebbe amare.
Pur essendo molto meno di frizzante della coppia Sebastian-Posy anche Johnny e Verity regalano al lettore dei momenti incantevoli. Ci si trova catapultati in una Londra estiva fatta di feste all'aperto e matrimoni, per poi trasferirsi nella campagna inglese a far la conoscenza con la famiglia Love. L'omaggio a Jane Auster e ad Orgoglio e pregiudizio si sente forte e riconoscibile, nel detto e nel non detto. D'altra parte una particolarità di Verity è quella di chiedersi in ogni situazione "Cosa farebbe Elizabeth Bennet?". Anche se inevitabilmente, ad un certo punto, Elizabeth dovrà fare un passo indietro e la protagonista dovrà chiedersi "Come si comporterebbe Verity in questa situazione?"
Un secondo romanzo perfettamente riuscito, diverso dal primo, come può esserlo Mansifield Park rispetto ad Orgoglio e pregiudizio. Cosa ci aspetta nei prossimi romanzi? L'esuberante Nina che sembra una pin up tatuata incontrerà un rigido contabile che le farà perdere la testa? La misteriosa e triste Mattie che gestisce la pasticceria all'interno della libreria troverà qualcuno che la farà sorridere? E il commesso Tom, eterno studente universitario al quale nessuna cliente riesce a resistere avrà un libro a lui dedicato?
Non ho fretta ed attendo, come quando si pregusta un incontro con un'amica che si ha voglia di vedere. Ringrazio Azzurra del blog Silenzio, sto leggendo! per avermi fatto scoprire questa autrice. Qui potete leggere la sua recensione al primo libro della serie.
 
Ed ora? Come si chiude una doppia recensione? Semplicemente con una citazione perfetta.
 
"Non c'è piacere più grande della lettura" Jane Austen
 
 
  
 
 
 

 

giovedì 12 ottobre 2017

[Blogtour] Il cacciatore di sogni di Sara Rattaro



Eccoci giunti alla quarta tappa del Blogtour dedicato al nuovo libro di Sara Rattaro "Il cacciatore di sogni" edito da Mondadori. 
Dopo aver conosciuto meglio i libri per ragazzi con La lettrice sulle nuvole e aver approfondito il tema del romanzo con La Libridinosa, oggi a noi tocca l'onore di intervistare l'autrice, Sara Rattaro, una persona di una disponibilità infinita.
Mettetevi comodi perché quando è Sara a parlare si vorrebbe poter fermare il tempo, tanto è piacevole starla ad ascoltare. 
Partiamo quindi con domande e risposte:

Innanzitutto una domanda che probabilmente in questo periodo ti sentirai rivolgere molto spesso: da cosa nasce l'esigenza di cambiare completamente pubblico e cimentarti nella scrittura per ragazzi?
Questa storia è un pezzo del mio cuore. Mi fu raccontata da bambina e si è infilata sotto la mia pelle rendendomi sempre più orgogliosa di conoscerla. È per questo che ho deciso di raccontarla ai ragazzi, perché spero che anche loro ne siano fieri e che questa avventura illumini anche la loro via.

In questo momento l'argomento "vaccini" è un tema che infiamma le masse e anche tu nel libro racconti i timori dei genitori nel sottoporre i propri figli alla vaccinazione, il senso di protezione che fa vedere le cose attraverso il filtro della paura. Come mai hai voluto trattare proprio questo argomento? Si è trattato di coincidenza o di intenzione? E perché hai scelto di raccontare proprio di Sabin?
Il progetto è nato molto prima di tutto il caos mediatico dei vaccini che ha travolto il paese. Sabin è il mio mito umano da sempre ma sono felice che possa essere preso un esempio. Se non ci fosse stato lui forse oggi non staremmo qui a discutere di vaccinazioni pur essendo in perfetta salute, forse saremmo qui ad implorare la somministrazione un vaccino che ci salvi la vita. 
Quanto c'è in questo libro della tua esperienza lavorativa come biologa?
A distanza di tanto tempo, ho la tentazione di dire che questa storia ha influito le mie scelte più di quanto immaginassi. Ho scelto la scienza e oggi la scrittura. Sono felice di essere una donna di scienza che scrive, mi fa sentire libera. Forse se non ci fosse stata quella storia le cose sarebbero andate diversamente. 
Abbiamo apprezzato molto lo schema narrativo che alterna le vicende del bambino protagonista del libro alla storia del ricercatore. Perché questa scelta?
Ho immaginato di scrivere un romanzo in cui un ragazzo di oggi si potesse immedesimare o forse ho solo trascritto sulla carta quello che sarebbe stato il mio sogno: salire su un aereo e sedermi accanto ad Albert Sabin.

Nel romanzo la musica è coprotagonista. Come mai hai deciso di darle un ruolo così rilevante?Parlare di musica, sebbene io la conosca in modo superficiale, è bello, arricchente e molto narrativo. Sono una mamma e non mi dispiacerebbe dare a mio figlio la possibilità di avvicinarsi alla musica. L’ho raccontata per questo.

• In questo libro si sottolinea quanto sia importante sostenere i figli assecondandone le inclinazioni, incoraggiandoli a realizzare i propri sogni. Come è stata la tua esperienza di figlia a questo proposito? Un’esperienza positiva. Sebbene negli anni della mia infanzia questo non era poi così scontato, ho avuto due genitori che mi hanno sostenuta nelle scelte e non hanno desiderato che io fossi solo un loro clone

Ecco, questa è Sara Rattaro: una donna sensibile e caparbia, oltre che una bravissima autrice. Se vi dovesse capitare di sapere che terrà una presentazione vicino a casa vostra, precipitatevi ad ascoltarla perché ne vale davvero la pena!
Noi la ringraziamo per la disponibilità e la tempestività con cui ha risposto alle nostre domande e a voi diamo appuntamento a domani sul blog "La spacciatrice di libri" dove Grazia vi parlerà del personaggio del libro.

Vi ricordiamo infine le regole per partecipare al Blogtour.
Per potersi aggiudicare la copia cartacea de “Il cacciatore di sogni” di Sara Rattaro, gentilmente messa in palio dalla Casa Editrice Mondadori, bisognerà seguire queste regole:

• Essere Lettori Fissi di tutti i blog

Due lettrici quasi perfette
La lettrice sulle nuvole
Leggere in Silenzio
La spacciatrice di libri
Scheggia tra le pagine
Silenzio, sto leggendo  (il segui è su Bloglovin')

• Cliccare "Mi Piace" alle pagine Facebook di tutti i blog 


• Cliccare mi piace alla pagina Facebook di Sara Rattaro

• Commentare tutte le tappe del Blogtour

Nella prima tappa sarà necessario lasciare una mail a cui essere contattati in caso di vincita del Giveaway.
Il blogtour si concluderà il 17 ottobre alle ore 19Tutti i commenti lasciati dopo quell’ora non saranno ritenuti validi. 
Il nome del vincitore verrà comunicato mercoledì 18 ottobre all’interno delle recensioni sui vari blog.
In bocca al lupo a tutti!


lunedì 9 ottobre 2017

Non parlare con la bocca piena - Chiara Francini


TRAMA
Bello sapere che si può tornare. Che a ogni passo falso, nella vita, i genitori sono pronti a riabbracciarti con un calore che gli anni non hanno mai attutito né tanto meno spento. Per Chiara, questo calore profuma di caffè e canta sulle note della Vedova allegra. Perché i suoi genitori sono così, loro che l’hanno tirata su in amorosa allegria, le hanno costruito attorno un mondo da fiaba e hanno trattato la vita come una partita a tombola a Natale: leggera. 
Chiara ha appena lasciato Federico, il loro nido e i gatti. Il suo essere una donna fallica le ha impedito di portare avanti pure questa storia. E sì che stavolta si era impegnata. Ora il dolore le morde il cuore. Anche le donne come lei soffrono. Ma niente, non ce la fa, ed eccola a suonare il citofono a papà, a trascinarsi su per le scale i due trolley, ad addolcire la vita masticando Galatine per consolarsi un po’. Come le hanno insegnato fin da piccola. 
Meno male che, a casa dei suoi, Chiara ritrova tutto com’era, la cameretta rosa da principessa, l’albero di Natale acceso a ogni stagione, le riviste anni Novanta, gli amici di famiglia chiassosi e colorati. E naturalmente la matura armonia d’amore fra i suoi genitori. Un amore che ha superato tante prove, un amore coraggioso e per nulla convenzionale, un amore disinteressato e forte che ha sconfitto i pregiudizi, spesso con il fendente di una risata. Ma anche un amore buffo e capace di curare le ferite della vita (pure quelle che non si rimarginano perfettamente e lasciano la cicatrice). Una vera scuola d’amore, da cui Chiara avrà ancora molto da imparare.

Titolo: Non parlare con la bocca piena • Autore: Chiara Francini • Editore: Rizzoli • N. pagine: 279 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida: € 18,00 • Ebook: € 9,99



Ho acquistato questo libro dopo aver assistito alla presentazione a Pordenone Legge, dove Chiara con la verve che la contraddistingue, ha parlato di amore e di famiglia.
Proprio questo è il fulcro del suo romanzo: la famiglia che accoglie, ama, protegge, cazzia anche, quando ce n'è bisogno. E questo succede in tutte le famiglie, qualunque sia la loro composizione.
Chiara, la protagonista del libro, infatti, cresce in una famiglia "diversa", ma solo per quella che è l'accezione comune di questo concetto: a lei non sono mai mancati l'amore e il sostegno che distinguono una buona famiglia da una meno buona, anche se i suoi genitori si chiamano Angelo e Giancarlo. 
Nel momento peggiore della sua vita, quando si sente intrappolata in una convivenza troppo perfetta per lei, che è tutto fuorché perfetta, con un uomo che la ama alla follia, che farebbe qualsiasi cosa per lei, un uomo per l'appunto perfetto, dopo aver trangugiato una manciata di Galatine, torna al suo solo e unico rifugio: la casa dei suoi papà, dove ritrova la sua vita da bambina accanto a due uomini meravigliosamente imperfetti. Attraverso capitoli brevi e concitati, Chiara ci racconta la sua infanzia e la sua adolescenza, con i pranzi domenicali rallegrati dalla presenza delle Supreme, gli amici storici dei suoi genitori

"Coltissime, cattive, tenere, furibonde, amorose e spietate. Avevano i background più incredibili, gli stili di vita più stupefacenti, i ricordi più miseri, ammirevoli e sconcertanti. Tutti però erano accomunati da una fierezza materna, una concezione dell'amicizia liturgica e un amore celeste per Chiara. Anche se lei l'avrebbe preferito arancione."

Loro sono sempre state i migliori consiglieri di Chiara, sempre pronte per un abbraccio consolatorio, una pacca sulla spalla e una tirata d'orecchie. Un gruppo di adorabili zie, che all'anagrafe sono zii.
Di capitolo in capitolo vediamo Chiara crescere e trasformarsi in una donna complessa, che nasconde le sue fragilità dietro una maschera da dura che toglie solo quando è tra le braccia della sua famiglia. 
Confesso che questa lettura non mi aveva convinta del tutto, fino quasi alla fine. Ma quando un avvenimento stravolge le vite di tutti i protagonisti, il registro cambia e i fili colorati che sembravano destinati a rimanere sparsi tra le pagine, si riuniscono a dare una chiave di lettura univoca ai vari accadimenti. E trova spiegazione anche la "dipendenza" di Chiara dalle Galatine, in un episodio che mi ha commossa fino alle lacrime e che mi commuove ogni volta che lo rileggo. 
Una Galatina ti proteggerà. Lo sa Chiara e ora lo so anch'io. Come so che 

"Il pregiudizio è più burocratico che umano"




venerdì 6 ottobre 2017

Basta un attimo - Michela Tilli

TRAMA
Milano è un freddo sabato di ottobre, Miriam è appena rientrata a casa. Si sente stranamente turbata, inquieta. Non sa spiegare quella strana sensazione alla bocca dello stomaco. Sa solo che la donna che ha intravisto di sfuggita al supermercato è la sua vecchia amica Elena. Ne è sicura. Anche se è passato tanto, troppo tempo dall'ultima volta che si sono viste. Da quella tragica domenica di quindici anni prima che ha cambiato la loro vita per sempre. Perché da allora niente è stato più come prima. Quella profonda amicizia che legava le due donne e i loro mariti si è spezzata e non c'è stato modo di ricucirla. Ma adesso Elena ha deciso di tornare. Di rientrare nella vita di Miriam e della sua famiglia. Forse per la nostalgia di quel legame che non esiste più. Forse per riprendersi quello che le è stato ingiustamente tolto. A poco a poco, giorno dopo giorno, si avvicina sempre di più a quell'amica diventata ormai una sconosciuta, e soprattutto a sua figlia Lucia. Questa splendida diciassettenne non ha idea di chi sia Elena. Eppure è inspiegabilmente attratta dal fascino di quella donna venuta dal passato che le promette una libertà insperata, più grande di quella che ha mai conosciuto finora. Più grande di quella che le ha mai concesso la madre, troppo apprensiva. Quando Miriam scopre che Lucia ha cominciato a frequentare la casa di Elena a sua insaputa, fa appello a tutto il suo coraggio di madre premurosa e attenta. Non può permettere che succeda qualcosa a sua figlia. Per niente al mondo. Ed è pronta a difenderla con ogni mezzo. Anche a confessare quella colpa che le grava da anni sul cuore.

Titolo: Basta un attimo • Autore: Michela Tilli • Editore: Garzanti • N.pagine: 292 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € • Ebook € 8,99


Di Michela Tilli ho letto e amato "Ogni giorno come fossi bambina", ho apprezzato lo stile narrativo coinvolgente e frizzante, perciò quando ho visto che usciva un suo nuovo libro, ho deciso di leggerlo da subito.
Del romanzo precedente ho ritrovato la grande abilità dell'autrice nel descrivere le situazioni e le atmosfere nelle quali si svolge la narrazione, anche se in questo romanzo le tinte sono decisamente più cupe e angoscianti, come era giusto che fosse, vista la vicenda che viene raccontata.
La storia è quella di due coppie, quattro amici che hanno condiviso gli anni della giovinezza e la gioia della nascita del primo figlio. Giornate trascorse a chiacchierare, ridere e scherzare, mangiare assieme e giocare con le due bambine: Matilde, figlia di Elio ed Elena, e Lucia di un paio d'anni più piccola,  figlia di Guido e Miriam, che crescono come sorelle, fino al giorno in cui un tragico incidente causa  la morte di Matilde, creando una crepa nel rapporto dei quattro amici che va via via allargandosi.
Matilde viene travolta da un pirata della strada mentre è a passeggio con Miriam e Lucia, le quali si salvano senza riportare ferite fisiche. Miriam però non ne esce indenne, il senso di colpa per non aver salvato Matilde la segna profondamente. D'altro canto Elena ogni volta che vede o pensa a Miriam pensa al giorno che le ha cambiato la vita, e ogni volta che vede Lucia pensa alla sua Matilde che non potrà veder crescere. Elio ed Elena decidono perciò di allontanarsi da tutto ciò che li fa soffrire e si trasferiscono all'estero.
Anche Miriam e Guido decidono di tagliare con il passato e da Grosseto si trasferiscono a Milano, dove continuano con la loro vita cancellando completamente tutto ciò che avevano vissuto. Lucia cresce all'oscuro di tutto, fino a quando Elena ed Elio torneranno nelle loro vite, riportando l'angoscia nelle loro giornate.
Ho trovato molto ben caratterizzato il personaggio di Lucia, diciassettenne in piena crisi adolescenziale, con tutto ciò che questo comporta, in primis il rapporto conflittuale con la madre, reso ancor più difficile dall'ingresso di Elena nelle loro vite e dalla scoperta degli avvenimenti che i genitori le avevano tenuti nascosti. Ho rivissuto certi particolari momenti della mia vita da adolescente (anche se è passato molto tempo, alcune sensazioni sono rimaste vivide nella memoria) quando hai la sensazione che la tua famiglia ti voglia solo far del male, che non comprenda le tue esigenze, quando in realtà l'unico scopo che si persegue è la tua incolumità, e li ho riletti con gli occhi di madre di una figlia in piena preadolescenza. I silenzi, le porte sbattute, le difficoltà di comunicazione in determinati frangenti, e l'angoscia di una madre che teme che una persona esterna si intrometta nel rapporto e rafforzi il pensiero di ribellione della figlia, sono momenti molto familiari a chi sta vivendo questa fase.
Pur comprendendo l'angoscia di Miriam, non sono riuscita ad empatizzare a pieno con il suo personaggio, anzi in alcuni momenti l'ho trovata proprio fastidiosa, certamente non mi è rimasta indifferente, e anche questo fa parte dell'abilità dell'autrice nel rendere un personaggio.
A mio avviso, giunti a tre quarti del romanzo, alcuni accadimenti avrebbero potuto trovare maggior evoluzione rendendo la lettura ancora più avvincente, mentre mi hanno lasciato un senso di insoddisfazione. Si tratta comunque di un romanzo molto ben scritto e godibile, del quale consiglio la lettura a chi ama farsi coinvolgere dalle atmosfere cupe e dai tormenti dell'animo umano.
Ringrazio Garzanti per la copia del romanzo.


martedì 3 ottobre 2017

Mr. Zuppa Campbell, la bambina e il pettirosso Fannie Flagg

Trama: L'inverno è alle porte e l'anziano Mr. Campbell (orfano dalla nascita, porta il nome della famosa minestra pronta perché, quando lo ritrovarono, nella culla ne aveva accanto una lattina), viene avvertito dal medico che se non cambierà clima non vedrà la primavera. Allora lui fa le valigie per Lost River, Alabama, diretto a un albergo che potrebbe fare al caso suo. Quando arriva scopre che l'albergo è andato a fuoco, ma viene accolto dalla piccola comunità del villaggio. E da una bambina che va in giro scalza, zoppica e gioca tutto il giorno con un pettirosso. Anche lei, come Mr. Campbell, non conosce la data del suo compleanno... Una storia dolce come la crostata dall'autrice di "Pomodori verdi fritti".
 Titolo: Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina
Autore: Fannie Flagg
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2015 (terza edizione BUR)
Pagine: 235


A quanto pare spetta a me l'onore della recensione iniziale di questa iniziativa targata #bancarellablogger, ossia le BB leggono. E cosa leggono le BB? Leggono tutti i libri di una delle mie autrici preferite, rullo di tamburi, Fannie Flagg. La grande, ironica, frizzante e fintamente leggera Fannie Flagg. Il solo problema che ho con lei è che purtroppo ho letto tutti i suoi libri e sarà difficile rassegnarmi al pensiero che non potrò leggerne altri e che dovrò quindi, inevitabilmente, accontentarmi di riletture (anche se pare che a fine 2016 sia uscito in America un altro suo libro, non ancora tradotto).
Mr. Zuppa Cambell ancora prima di leggerlo, per due anni, l'ho somministrato alle mie utenti come una cura contro la malinconia e contro i brutti i libri, perché consigliare Fannie Flagg significa regalare ad un'altra persona una visione del mondo in cui alla fine, sorridendo, si ritrova un senso di comunità e di condivisione con gli altri.
In questo libro ad Oswald Campbell, signore di mezza età, divorziato, orfano dalla nascita, ex alcolizzato e residente nella fredda Chicago, viene consigliato, per la sua stessa sopravvivenza, di traferirsi in luoghi dal clima più mite. Avendo a sua disposizione solo una piccola pensione di invalidità che non gli permette di trasferirsi in Florida, Oswal decide di provare il profondo sud dell'Alabama dove vitto alloggio hanno un costo molto più contenuto. Lost River e i suoi abitanti lo accolgono con calore ed interesse e per Oswald inizierà la riscoperta di se stesso. Il lettore lo segue nella sua presa di coscienza, nel suo entrare piano piano a far parte di un gruppo, tra teneri fraintendimenti, cene con improbabili zitelle dai capelli cangianti e gite sul fiume insieme a pescatori silenziosi. E il pettirosso e la bambina del titolo? Il pettirosso è in realtà un piccolo cardinale addomesticato (misteri delle traduzioni) che attirerà una bambina claudicante e solitaria che vive ai margini della cittadina, la piccola Patsy. Al pari di Oswald e dell'uccellino, Patsy verrà adottata dalla comunità, che se ne farà carico cercando di tutelarla e proteggerla da una madre (che non è nemmeno una madre) che la trascura.
Il libro procede con un ritmo molto alla Flagg (allestimenti notturni di alberi natalizi, sfide di ricette e  Oswald che invece di andare alla AA Alcolisti anonimi finisce alla AA Accordation Association) fino a quando, di punto in bianco, sopraggiunge un pizzicorio di commozione. Quando la ritrovata serenità della piccola Patsy verrà messa in pericolo dalla burocrazia, tutti i cittadini agiranno compatti, all'unisono.
Un libro che è come una favola natalizia, con tutti gli ingredienti del caso. Nei libri della Flagg la vita non ci viene presentata in modo edulcorato: esistono le tragedie e i dolori, la morte e la malattia, ma vengono affrontate con dignità e molto "understatement". I dispiaceri si alleviano con il profumo di una torta appena sfornata e il sostegno delle persone che ci amano e che ci accettano, nonostante i nostri difetti e le stravaganze, senza gesti eclatanti o proclami, ma con molta umanità ed empatia.  Che poi questo non sia il miglior libro della Flagg è un dato di fatto, perché alcuni episodi e personaggi sono descritti in modo più frettoloso e meno puntuale che negli altri suoi romanzi. Non vedremo comparire un personaggio indimenticabile come zia Elner e la vicenda si chiude troppo all'improvviso, ma resta la bellezza d'insieme, la nota inconfondibile, il marchio di fabbrica che è una garanzia. L'Alabama dell'autrice è sicuramente un luogo dell'anima.
Una lettura molto piacevole che non posso che consigliarvi o "somministrarvi" come un antidoto alla grettezza del mondo. Nelle situazioni più spiacevoli mi trovo a riflettere su come reagirebbe un personaggio di Fannie: o mi faccio una risata o urlo il mio canto di battaglia. Towanda sempre.
Ed ora il piacere è tutto mio, nell'andare a scoprire come le altre BB giudicheranno i suoi libri.