lunedì 29 febbraio 2016

La bambina numero otto - Kim van Alkemade







TitoloLa bambina numero otto
Autore Kim van Alkemade
Traduzione di: Sabina Terziani
Titolo originale - Orphan # 8
N° pagine -384
Data pubblicazione - 4 gennaio 2016
EditoreBookme
ISBN-13:  978-8851133849







TRAMA
 New York, Anni Cinquanta. Per Rachel, infermiera dalla vita regolare e solitaria, il passato è un buco nero dal quale è riuscita a fuggire per miracolo. Quando però incontra Mildred Solomon, anziana paziente senza più speranze di guarigione, d'un tratto qualcosa nel suo subconscio si slaccia, i ricordi rimossi tornano a galla, prendono il sopravvento. Perché Rachel e la Dottoressa Solomon, come la donna vuole essere chiamata, si sono già conosciute tanto tempo fa, quando Rachel non era ancora Rachel, ma solo la bambina numero otto, un'orfana di pochi anni affidata a un istituto nel Lower East Side di Manhattan. Ma chi è veramente la Dottoressa Solomon? La madre surrogata che si prendeva cura degli sfortunati orfani - unico raggio di luce nella tormentata esistenza della piccola Rachel - o una donna fredda e cinica, votata alle proprie ambizioni e pronta a tutto nel nome della scienza? Solo chiamando a raccolta i fantasmi della memoria Rachel potrà trovare le risposte di cui ha bisogno, e diventare finalmente padrona del proprio destino. Kim van Alkemade prende spunto da fatti realmente accaduti per mettere in scena un dramma sui temi dell'abbandono, del tradimento e del riscatto.

RECENSIONE
Non è stato facile leggere questo libro. Non perchè non sia bello o sia scritto male, anzi. Proprio la sua scrittura asciutta e diretta pone il lettore di fronte ad una realtà dura e dolorosa.
Kim van Alkemade, per costruire il suo romanzo, prende spunto da fatti realmente accaduti, dei quali è venuta a conoscenza durante alcune ricerche sul passato della sua famiglia: il nonno di Kim, Victor Berger (che nel romanzo ha il ruolo del migliore amico di Sam, fratello della protagonista) è cresciuto nell'orfanotrofio ebraico di New York dove la madre vedova lavorava come domestica. Per chi volesse approfondire le vicende reali, lascio il link alla pagina dell'autrice (in inglese) http://kimvanalkemade.com/truestories.html.
Il romanzo si snoda alternando le vicende di Rachel Rabinowitz bambina, nel 1919, ed adulta, nel 1954; mentre le vicende della Rachel bambina sono raccontate in terza persona, quelle di Rachel adulta sono narrate dalla sua voce. Questo alternarsi di voci mette il lettore in empatia con i sentimenti di una donna che si trova a riconsiderare tutto il suo passato sotto una luce diversa.
Rachel bambina, all'età di otto anni, a seguito di un evento tragico, rimane orfana di madre e viene abbandonata dal padre. Essendo di famiglia ebrea, viene consegnata all'orfanotrofio ebraico insieme al fratello maggiore, ma essendo troppo piccola per l'orfanotrofio, viene separata dal fratello, l'unico familiare che le rimane, e portata in un brefotrofio (dove venivano accolti i bambini più piccoli), con la promessa che sarebbe stata presto riunita al fratello e forse affidata ad una nuova famiglia. Da questo momento, per Rachel inizia un percorso che la vedrà usata come cavia per esperimenti medici sull'uso dei raggi X da parte di una dottoressa dall'apparenza dolce e materna, ma che in realtà ha a cuore solamente la propria affermazione professionale in un campo in cui le donne non erano considerate all'altezza, fatto questo che le farà mettere da parte qualsiasi scrupolo di coscienza a favore dell'approvazione di pratiche mediche rivoluzionare.
Scopriremo che i bambini sottoposti a questi esperimenti venivano identificati attraverso dei numeri, in modo da togliere loro l'identità ed evitare che un nome potesse in qualche modo risvegliare la coscienza dei medici che conducevano i loro esperimenti su corpicini che, insieme ad una famiglia, avevano perso ogni appartenenza ed il diritto ad essere considerati degni di rispetto.
Rachel adulta è un'infermiera apprezzata per la sua dedizione e scrupolosità; lavora in un ospizio, nel quale arriva una nuova paziente malata terminale, la dottoressa Mildred Solomon: la stessa dottoressa che molti anni prima si era "presa cura" di lei nel brefotrofio. Proprio questo evento scatena il fiume di ricordi di Rachel che inizia a ripercorrere la sua infanzia e a chiedersi se i ricordi che la legano a quella donna siano reali, se sia stata per lei un'amorevole benefattrice o una spietata aguzzina.
In questo alternarsi di ricordi e considerazioni, viviamo i molteplici abbandoni di Rachel da parte del fratello ed il suo sentirsi sempre inadeguata.
Viviamo soprattutto la sua lotta interiore, man mano che prende coscienza di quanto ha subìto e delle conseguenze a cui ciò ha portato, fino ad arrivare alla scelta finale: vendetta o perdono? 
Quanto dolore può sopportare l'animo umano? A quante prove può sopravvivere? E qual è il motore che fa rialzare una vittima, colpo dopo colpo?
La risposta che io mi sono data, leggendo questo libro, è: la speranza.
Rachel vive di speranze: la speranza di riunirsi al fratello, la speranza di ritrovare il padre, la speranza di riuscire a vivere la propria sessualità liberamente, senza dover scegliere se essere felici o socialmente accettati, e, da ultima, la speranza di essere riconosciuta come essere umano dalla sua carnefice e di sentire dalla sua voce una richiesta di perdono per il male inflitto.
Un bel libro, ben scritto e molto coinvolgente. Lo consiglio a chi ha curiosità di approfondire questo tipo di tematiche.
Io però, ora, mi dedicherò ad una lettura decisamente più leggera.
Buona lettura, Stefania

domenica 21 febbraio 2016

Voli acrobatici e pattini a rotelle a Wink's Phillips Station - Fannie Flagg

Trama : la signora Sookie Poole di Point Clear, Alabama, ha appena accompagnato all'altare l'ultima delle sue figlie e si prepara a godersi un po' di meritato riposo. Certo, c'è ancora l'anziana madre Lenore Simmons Krackenberry, con qualche momento di follia di troppo, da dover gestire, ma la vita sembra finalmente in discesa. Finché, un giorno, Sookie viene inaspettatamente a sapere qualcosa che mette in discussione tutto ciò che pensava di conoscere di se stessa, della sua famiglia e del suo futuro. Inizia così un viaggio di scoperta che la porta in California, nel Midwest, e persino indietro nel tempo, precisamente negli anni Quaranta, quando un'irrefrenabile donna di nome Fritzi rileva assieme alle sorelle la stazione di servizio del padre. La pompa di benzina gestita da sole ragazze, per di più in pattini a rotelle, riscuote un tale successo che i camionisti cominciano a modificare i loro itinerari pur di fermarsi alla leggendaria Wink's Phillips 66. Ma questa sarà solo la prima di molte avventure in cui Fritzi, spirito libero e anticonformista, si getterà a capofitto nel corso della sua vita. E che insegneranno a Sookie che non è mai tardi per rompere gli schemi e reinventarsi davvero. 

Titolo : Voli acrobastici e pattini a rotelle
Autore: Fannie Flagg
Pagine: 393
Anno pubblicazione: 2015
Casa editrice: BUR

Apologia di Sookie Poole, eroina del quotidiano
Con questa seconda recensione di un libro della Flagg non voglio erigermi a sua paladina, portavoce o ammiratrice (come in effetti sono), semplicemente cerco di raggranellare un po' di punti per la Challenge delle Lgs in quanto sono tristemente in fondo alla classifica, proprio per non aver recensito i libri bonus (e questo lo è)! No! Sto mentendo, non lo faccio solo per i punti, ma anche per una questione di principio: questa recensione forse non l'avrei neanche scritta, se non mi fossi sentita pungolata dalle recensioni delle altre partecipanti alla Challenge. A tutte o quasi il libro è piaciuto, ma molte si sono sentite irritate o disturbate dal carattere della protagonista Sookie. Qualcuno ha anche scritto che il libro la annoiava! Altre hanno amato Fritzi e Lenore, ma sicuramente non Sookie. 
Invece Sookie è un classico personaggio della Flagg: una persona adorabile, forse leggermente svampita, perfetta padrona di casa, madre e moglie. E' il tipo di persona che ha trascorso la vita a cercare di corrispondere alle aspettative che gli altri hanno di lei. Prima come figlia, poi come moglie e madre. Non ha mai lavorato, ma si è occupata dei figli e si è occupata dei vicini, della difficile madre e degli amici. Non si è mai sentita all'altezza in nessuna situazione eppure tutti la amano. Vi pare un caso? Le persone di questo tipo non si amano per caso, si amano perchè fanno sentire meglio tutti coloro che le frequentano. Sono disponibili, sono pazienti, sono modeste e hanno il lieve, ma indispensabile dono dell'ironia. Quando, ad inizio libro, Sookie scopre di non essere chi credeva di essere, tutto verrà messo in discussione. Questa rivelazione porterà il lettore indietro nel tempo e faremo la conoscenza con l'antitesi di Sookie, ovvero Fritzi una ragazza moderna, autonoma, coraggiosa e spavalda. Una di quelle donne che durante la seconda guerra mondiale il governo americano ha addestrato per volare sugli aerei, in un periodo in cui i piloti uomini erano impegnati a combattere in Europa. Fritzi è una delle famose WASP. La storia delle WASP l'ho scoperta tanti anni fa grazie ad un misconosciuto romanzo di Janet Daily. Me lo ricordo ancora: si chiamava Ali d'argento ! Mi ero appassionata alle loro avventure, che nel libro erano sostanzialmente le stesse che la Flagg ci racconta: derisione da parte degli uomini, voli su aerei che cadevano a pezzi, esercitazioni pericolose per addestrare dei giovani piloti non alla loro altezza. E poi a fine guerra il silenzio e l'oblio.
La Flagg, con il gioco delle antitesi, ci racconta l'eroismo di una protagonista e la "presunta" normalità dell'altra. L'equilibrio della narrazione è dato proprio dalla contrapposizione di questi due tipi di personaggio: non ci sarebbe l'eroismo di Fritzi senza il conformismo di Sookie. Sookie non può, nel giro di venti pagine, accettare la nuova verità sconvolgente su stessa e agire di conseguenza. Non sarebbe verosimile. La sua presa di coscienza sarà lenta e con continue ricadute. Perchè ci dovremmo stupire che un  sessantenne possa essere infantile, confuso e immaturo? E' un diritto che appartiene a tutti, quello di sbagliare, di essere insicuri, di non riuscire a discostarci dall'immagine che abbiamo di noi stessi. Il tempo passa e si invecchia, a volte senza acquisire alcuna saggezza aggiuntiva.
Ecco, io Sookie l'ho proprio amata ed ero più presa dalla sua storia che da quella di Fritzi. Mi pareva troppo facile, troppo cinematografico immedesimarmi in una donna al sopra della media per coraggio e capacità. Mi sono invece sentita vicina a tutte le Sookie di questa terra che passano le giornate a cercare di dar da mangiare agli uccellini, sottraendoli alle prevaricazioni delle ghiandaie. Non è una metafora questa? Non sembra l'atto insensato, ma eroico di un bimbo che vuol travasare tutta l'acqua del mare nella sua buca con il secchiello? 
Io sto con Sookie, lo ripeto, perchè a volte l'eroismo del quotidiano ci fotografa proprio così: con delle ridicole scarpe rosa, mentre si è intenti a dispensare atti di insensata gentilezza. 
Lea
Voto: 4 e 1/2





mercoledì 17 febbraio 2016

Most wanted - 5 tipi di utente che il bibliotecario teme

Ci sono almeno cinque diversi tipi di utente che il bibliotecario teme sopra ogni cosa.
E ora ve li elenco, in rigoroso ordine decrescente:
5. I lettori seriali.  I lettori seriali leggono solo libri che hanno un seguito e ovviamente devono seguire l'ordine di pubblicazione. Di solito sono giovani lettrici affamate di fantasy o di new adult un po' piccanti. Sono partite da "Twilight" per passare a "Shadowhunters" e sono giunte ad "After" e  al "Il mio disastro sei tu". Sono gentili, ma voraci come piccole vampirette. Il bibliotecario spesso odia le serie per due motivi: non ha mai abbastanza fondi a bilancio e non ha abbastanza metri lineari a scaffale. Il bibliotecario può tollerare le trilogie, ma le serie di dieci volumi lo fanno disperare, si sente preso in trappola perchè sa che "Il mio disastro sei tu" allenterà la morsa solo verso il ventesimo volume che avrà l'improbabile titolo "Il mio stupenderrimo disastro che eri tu continuerai ad essere tu nei secoli dei secoli". Per fortuna il problema dei vari numeri della serie è stato risolto da wikipedia, per il resto quei volumi a lui sembrano un brodino un po' troppo allungato. Forse è solo un pregiudizio, magari anche la Recherce di Proust ha causato ai bibliotecari dell'epoca altrettanto disappunto.
4. Le appassionate di storie d'amore. Vogliono sapere se è uscito l'ultimo libro di Nicholas Spark, di Sveva Casati Modigliani o di Danielle Steel. Sono furbe: possono venir placate con la Pilcher, ma non leggeranno mai la Kinsella o Anna Karenina. Vogliono l'amore, prego, ma senza troppi nomi stranieri o troppi protagonisti, che poi "la storia si ingarbuglia e diventa confusionaria". Se consigliate male quando tornano non hanno pietà e dicono "Non mi è piaciuto per niente".
3. Le/Gli appassionate/i di thriller. Non si capisce il perchè, ma a differenza delle amanti delle storie d'amore, gli amanti dei thriller non si ricordano cosa hanno letto e cosa no. Probabilmente hanno una lettura vorace e compulsiva, dopo la quale il libro viene espluso e rimosso. Arrivano al bancone con pile di libri e chiedono di verificare se li hanno letti o meno. Sono sospettosi e pensano che qualcuno (il bibliotecario) abbia nascosto l'ultimo libro di Deaver sotto la scrivania, con il sadico intento di non farglielo leggere. Verificano di persona tutti i libri prenotati da altri e chiedono di essere avvertiti, prontamente, nel caso dovesse uscire l'ultimo libro della Cornwell o della Reichs. Di solito gettano il bibliotecario in uno stato  a metà tra la prostrazione e il terrore, tanto più che lui i thriller neanche li legge!
2. Il lettore intransigente. Questo lettore arriva in biblioteca non per cercare un libro, ma perchè sta cercando UN LIBRO. Il libro in questione potrebbe essere "Semiotica della riproduzione in una società distopica di matrice malthusiana". Ovviamente, essendo una biblioteca di pubblica lettura e non universitaria, il libro non è presente a catalogo. Ovviamente nemmeno le altre biblioteche lo hanno, non può essere richiesto con il prestito interbibliotecario. Il bibliotecario cerca di spingere il lettore intransigente verso letture diverse, verso libri presenti sul pianeta provincia del nord est. Il lettore vuole quel libro: la biblioca è dei cittadini, lui paga le tasse per cui bisogna comprare quel libro. Il libro viene ordinato. Il libro, poichè di difficile reperibilità (per motivi che sono intuibili),  impiega almeno due mesi per arrivare, periodo durante il quale il lettore intransigente si reca presso la biblioteca quelle dieci volte chiedendo se il libro è arrivato. Finalmente il libro arriva. Il lettore intransigente è felice, il bibliotecario è felice. Il lettore intransigente torna dopo un mese e comunica che la lettura è stata altamente istruttiva e si premura sottolineare che il libro deve essere vivamente consigliato. Il libro viene esposto e langue. Dopo un mese il lettore intransigente torna e chiede se il libro è piaciuto, il bibliotecario risponde che nessuno lo ha preso in prestito. Il bibliotecario viene guardato con commiserazione e il pensiero del lettore è evidente...ma che razza di bibliotecario è mai quello?
1. Infine, il podio. L'utente in grado di atterrire e gettare nel panico il bibliotecario più navigato è l'appassionato di storia locale. Il bibliotecario magari è amante della letteratura inglese dell'Ottocento, degli albi illustrati e dei romanzi contemporanei (dico a caso) e non conosce la storia del Capitello che si trova all'angolo tra Via della Lana e Via del Cotonificio, peggio non ha interesse a conoscerla. Il bibliotecario non conosce le varie dominazioni che si sono susseguite sul territorio sotto il patriarcato di Venezia e che sono state così sapientemente decritte dal noto studioso Tazio de Conti (per dire). Non è un problema: l'appassionato di storia locale provvederà ad erudire il bibliotecario oramai sudato e tremante, con la "somministrazione" immediata di una lezione di storia, frammista a toponomastica. Il bibliotecario promette di documentarsi e a quel punto, colpo di scena, l'appassionato di storia locale annuncia che sta scrivendo un libro proprio di storia locale (per l'appunto). Non sarebbe una bella cosa per la comunità locale organizzare una presentazione del libro? 
Sono momenti di panico. Puro.

 
Ok, ho esagerato. Cari utenti vi amo tutti, croce sul cuore. 
Sappiate però che il Vostro potere è enorme, perchè la biblioteca è di tutti e per tutti. A prescindere. Ed è giusto così.

Per amor di giustizia la prossima volta io e Stefania vi racconteremo quali sono i cinque peggiori tipi di bibliotecario che un utente può incontrare. Abbiamo vasta esperienza anche in questo e probabilmente  anche voi.

Un saluto da Lea

 

lunedì 15 febbraio 2016

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome









TitoloL'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
AutoreAlice Basso
N° pagine -271
Data pubblicazione - 14 maggio 2015
EditoreGarzanti
Collana: Narratori moderni
ISBN-13:  978-8811688303




LA TRAMA
Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora.
Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei.
E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili. Proprio ora che ha bisogno di tutta la sua concentrazione. Perché un'autrice per cui sta lavorando è stata rapita e la polizia vuole la sua collaborazione. C'è un commissario che ha riconosciuto il suo talento unico e sa che solo lei può entrare nella mente del sequestratore.
Come nel più classico dei romanzi, Vani ha davanti a sé molti ostacoli. E non c'è nessuno a scrivere la storia della sua vita al posto suo: dovrà scegliere da sola ogni singola parola, gesto ed emozione.

RECENSIONE
Lo so, arrivo tardi. Quest’estate leggevo un gran bene di questo libro, tanto da convincermi a scaricarlo. Da allora alberga nel mio e-reader ignorato bellamente. Anche perché, come ormai buona parte dei lettori, snobbo i libri che contengono nel loro titolo le parole “libro” “biblioteca” “libreria” “scrittore”.   
Quando ho deciso di iscrivermi alla famigerata challenge LGS (sì, sempre loro), ho visto tra gli obiettivi “un libro che sia un esordio letterario” e ho colto la palla al balzo. E ho maledetto quel balzo così tardivo. Perché questo è un libro che si legge con molto piacere e che lascia il sorriso sulle labbra anche quando l’hai chiuso da un po’.
Come classificare questo libro? Un romanzo di formazione, una storia romantica, un giallo?  Secondo me, questo libro è Vani. E basta. Qui è protagonista di una storia romantica e di un giallo, ma potrebbe essere al centro di qualsiasi altra vicenda che il libro si leggerebbe con lo stesso piacere. Perché Vani è un personaggio fantastico. A me piace paragonarla ad un’ostrica: ruvida e poco piacevole alla vista, all’esterno, ma con un interno morbido che nasconde una piccola ricchezza.  Lei stessa si descrive in tutto il suo splendore quando va a casa di una scrittrice che “parla con gli angeli” per conoscerla: “C’è questa stanza candida come il culo di un neonato, con questa tizia bianca di nome e di fatto che è tutta uno sbrilluccichio di Pace e Amore, e nell’esatto centro ci sono io, che oggi, …., sfoggio il mio abituale look borghese: impermeabile lungo nero, stivali neri, jeans di un nero un po’ più grigio, maglia antracite con vistoso gioiello in pura ferraglia al collo, capello corto con ciuffo fino agli zigomi. Nero anche quello. Oui je suis Vani Sarca. E fra me e Bianca c’è, in sostanza, tutto lo spettro cromatico percepibile dall’occhio umano.”

Vani fa un lavoro un po’ particolare: la ghostwriter, ossia scrive al posto di altri autori quando questi sono bloccati o semplicemente impegnati in altre faccende. E lo fa benissimo, perché riesce ad immedesimarsi completamente nella persona che ha di fronte e a vedere le cose con i suoi occhi. In questo modo riesce a scrivere un saggio di neurochirurgia, passando poi al romanzo dell’anno, una sorta di Forrest Gump letterario, ed infine ad un libro che narra le conversazioni dell’autrice con una schiera di angeli. Sempre senza mai stridere con lo stile dell’autore che deve interpretare. Oltretutto il suo secondo nome è Cassandra.  “E Cassandra è colei che vive ignorata e inascoltata, relegata nell’ombra, ma che ha il dono della profezia, ossia, in senso lato, di saper dire le parole più cruciali, quelle a cui tutti anelerebbero…”
Proprio uno degli autori per cui scrive, Riccardo Randi, l’autore del libro dell’anno, diventerà qualcosa di più di un cliente.
D’altronde come si fa a non innamorarsi di un uomo che come primo regalo ti fa recapitare “un dolcetto a forma di libro. … un piccolo gioiello di pasticceria: base, dorso e copertina superiore di spesso cioccolato fondente e, dentro le pagine fatte di strati di pandispagna e crema.” E che ti descrive con parole appassionate come  “Tu sei la donna più distaccata e cinica che io abbia mai conosciuto. E’ così. Lo sei. Sei acida e sarcastica e lucida e critica e odi tutto e tutti. Ma questa tua capacità di immedesimarti, di vedere le cose con gli occhi delle altre persone, di interpretare il mondo da dentro la loro testa… o il loro cuore. Questa che a te può sembrare una mera abilità professionale, be’, si chiama empatia, sai. E tu puoi fingere con tutte le tue forze che sia il contrario, ma la verità è che fa di te la persona più comprensiva, più tollerante, e persino più clemente, che io abbia mai conosciuto.”
Proprio la sua empatia la porta a collaborare con la polizia nelle indagini sulla sparizione della sua ultima cliente, Bianca, quella che parla con gli angeli. A capo delle indagini c’è il commissario Romeo Berganza, un personaggio che più letterario di così non si può: burbero, trasandato, spettinato, con le occhiaie che arrivano alle ginocchia e corredato persino di impermeabile beige. Berganza con Vani si intende da subito, tanto da chiedere la sua collaborazione in alcune fasi delle indagini.
Le vicende sono narrate da Vani in prima persona; impariamo a conoscerla pian piano attraverso i suoi pensieri e ad una serie di flashback che ci danno una panoramica della sua vita, del rapporto conflittuale con la sua famiglia e in particolare con la sorella Lara che rappresenta tutto ciò che Vani non è: molta apparenza e poca sostanza.  Questo è un altro aspetto che ho colto in questa lettura: il mettere l’accento sull’importanza di non fermarsi alle apparenze.
In conclusione: chi non vorrebbe essere un po’ Vani? Saper interpretare i pensieri di chi si ha di fronte, capire le motivazioni dei loro gesti ed il vissuto che c’è dietro quelle motivazioni. Io sicuramente sì. Ma purtroppo l’unico aspetto in cui riesco ad assomigliarle un pochino , è il tirar fuori qualche battuta sarcastica o ironica al momento giusto, risultando a volte simpaticamente stronza. Direi che è già un bel risultato, se solo me ne fregasse qualcosa.
Lo consiglio vivamente a tutti coloro i quali apprezzano l’ironia e le letture piacevolmente divertenti.
Buona lettura, Stefania
VOTO



sabato 13 febbraio 2016

La grande fabbrica delle parole - Agnes de Lestrade

Trama: C'è un paese dove le persone parlano poco. In questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle. Le parole più importanti, però, costano molto e non tutti possono permettersele. Il piccolo Philéas è innamorato della dolce Cybelle e vorrebbe dirle "Ti amo", ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio. Al contrario Oscar, che è ricchissimo e spavaldo, ha deciso di far sapere alla bambina che un giorno la sposerà. Chi riuscirà a conquistare il cuore di Cybelle?





Titolo: La grande fabbrica delle parole
Autore: Agnès de Lestrade
Editore: Terre di Mezzo
Anno di pubblicazione: 2010

Oramai da alcuni anni, a febbraio, quando i piccoli delle prima elementare vengono a farmi visita in biblioteca, puntualmente tiro fuori questo libro. Non si tratta certo di un albo illustrato che fa morir dal ridere i bambini, ma ugualmente, letto a voce non troppo alta e con sentimento, sprigiona la sua magia. La magia delle parole che si fonde con la magia dell'amore. I bambini solitamente ridono e si scherniscono, che l'amore no, ancora a loro non interessa eppure fanno il tifo per Philéas, contro l'antipatico Oscar.
Si tratta di un albo illustrato perfetto per far riflettere i bimbi sull'importanza di una competenza che hanno appena acquisito: quella di saper leggere. In un paese in cui poter pronunciare delle parole ha un costo, i bambini non sono intenti a guardare la tv o a giocare con il Nintendo, ma corrono invece in strada con i loro retini per acchiappare le parole. Parole che serviranno poi per comunicare, per interecciare rapporti, per definire se stessi. Cosa sarebbe l'uomo senza questo dono? Sarebbe triste e prigioniero. L'infinita bellezza delle parole, lette e pronunciate, ci permette invece di dire forte chi siamo, di comunicare cosa proviano.
E Philéas? Lui ha trovato solo tre paroline, non molto adatte a dichiararsi, ossia "Polvere, seggiola e ciliegia", ma pronunciate nel modo giusto saranno ugualmente in grado di far breccia nel cuore di Cybelle. Pensate a quale gioiello è questo libro! In modo lieve e sbarazzino ci permette pure di parlare di significante e significato, senza scomodare nomi altisonanti. Un lungo discorso andrebbe fatto anche per la bellezza delle illustrazioni, ma considerato che non sono un'esperta posso solo dire che si sposano in modo perfetto con il testo. Parlano da sole.
A fine visita consegno ad ogni bimbo una farfalla di carta e li invito a riportarmela con sopra scritta la loro parola preferita.
Poi queste farfalle andrannno a decorare i vetri e le pareti della biblioteca: mamma, amicizia, torta, vacanza, mare, arcobaleno, giocare, leone, nuvola, gelato, calcio e tante altre parole, a volte scritte con qualche doppia in meno, svolazzeranno a ricordo dell'esperienza. Forse questa volta correggerò il tiro, forse le farfalle diventeranno foglie di un albero. Forse.
Quello che resta è la suggestione, l'idea che una parola sia una cosa bella, una caramella da succhiare piano, da ripetere a voce alta e poi più bassa, per sentirne il suono. Un dono.
E un vocabolario? Un amico.
Vi auguro buon San Valentino e vi regalo una o due delle mie parole preferite: lucore, eburnea e ....le altre aggiungetele voi.

Lea



giovedì 11 febbraio 2016

Un giorno - David Nicholls

Trama: È l'ultimo giorno di università, e per due ragazzi sta finendo un'epoca. Emma e Dexter sono a letto insieme, nudi. Lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali. Si sono appena laureati, l'indomani lasceranno l'università. È il 15 luglio 1988, e per la prima volta Emma e Dexter si amano e si dicono addio. Lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza, sempre consapevole dei suoi privilegi, delle sue possibilità economiche e sociali. Ad attendere Emma è invece un ristorante messicano nei quartieri nord di Londra, nachos e birra, una costante insicurezza fatta di pochi soldi e sogni irraggiungibili. Ma per loro il 15 luglio rimarrà sempre una data speciale. Ovunque si trovino, in qualunque cosa siano occupati, la scintilla di quella notte d'estate tornerà a brillare. Dove sarà Dexter, cosa starà combinando Emma? Per venti anni si terranno in contatto, e per un giorno saranno ancora assieme. Perché quando Emma e Dexter sono di nuovo vicini, quando chiacchierano e si corteggiano, raccontandosi i loro amori, i successi e i fallimenti, solo allora scoprono di sentirsi bene, di sentirsi migliori. Comico, intelligente, malinconico, Un giorno cattura l'energia sentimentale delle grandi passioni: i cuori spezzati, l'intricato corso dell'amore e dell'amicizia, il coraggio, le attese e le delusioni di chiunque abbia desiderato una persona che non può avere. 

Titolo: Un giorno
Autore: David Nicholls
Editore: Neri Pozza
Anno: 2010
Pagine: 487

E' strano. A volte esce un libro e lo trascuri per anni. Gli amici te lo consigliano, le recensioni ne parlano bene, ma tu hai la presunzione di sapere che la storia non fa per te: la trama l'hai pure travisata, credi che i due si incontrino ogni anno lo stesso giorno per un fugace incontro amoroso e questa cosa ti indispone nella tua bacchettonaggine. Poi, apri il blog, ti confronti un pochino con gli altri e scopri che tanti blogger che stimi lo amano. Recuperi velocemente il libro in biblioteca e inizi a leggere. E poi leggi, e leggi e leggi. E piangi. Perchè si tratta di un libro maledettamente bello! Ha tutto quello che ti conquista: la vita vera e quella idealizzata, l'uomorismo e l'ironia, il dramma e la nostalgia di quello che è stato e non tornerà. Tra letteratura e vita.
Emma e Dexter, Dexter ed Emma: si conoscono il giorno del diploma e diventano qualcosa più che amici. Il lettore sarà testimone dell'evolversi del loro rapporto: ogni anno il 15 luglio l'autore scatterà loro un'istantanea e li vedremo crescere, invecchiare, sbagliare e poi fare la cosa giusta, impazzire e rinsavire. Colpisce l'innegabile fatto che, dei due, solo Emma sia una figura positiva, una sorta di musa del quotidiano. Dexter invece non ha grandi meriti: è il prototipo del bel ragazzo, di buona famiglia, che piace alle donne e che ha la strada spianata. Lo vedremo girare il mondo e poi per caso diventare una star del piccolo schermo. Sarà sempre pieno di donne e di opportunità che non saprà sfruttare, sempre attratto dai facili richiami (il sesso, l'alcool...). Una persona il cui progetto di vita si riassume in questa frase "Voleva una vita spericolata, ma senza impicci e complicazioni...Divertimento, tanto, e il minimo di tristezza assolutamente necessaria".
Emma invece esordisce dicendo "La cosa importante per me è segnare sempre una differenza.". Questa differenza la dolce Emma la segnerà nella vita di tutti quelli che incontrerà, o sarebbe meglio dire, di tutti quelli che avranno la fortuna di incontrarla. Emma è la cartina di tornasole di Dexter perchè, per quanto sempre preso da mille illusorie ed effimere passioni, sentirà di non riuscire a viverle nel modo giusto senza poterle raccontare e condividere con lei. Emma la goffa, l'insicura, gli occhiali come un fondi di bottiglia e il desiderio di diventare scrittrice. Emma. E' attraverso di lei che l'autore ci consegna un messaggio bellissimo: credi nei tuoi sogni e pur tra mille difficoltà ce la farai. La casa la devi costruire sulla roccia, non importa se poi la vita e la casualità manderanno forse tutto all'aria. Il messaggio c'è, io l'ho percepito.
Con questo non voglio dire che Nicholls sia un moralista. Si ride in questo libro. I fidanzati di Emma e le fidanzate di Dexter sono un capolavoro di comicità. Suki che parla urlando, Ian il comico che non fa ridere e le sue tecniche di seduzione che fanno crollare ogni desiderio, l'algida Sylvie che non ride per evitare le rughe di espressione e il compassato preside che nei momenti intimi sfoggia un vocabolario molto colorito. La bravura di Nicholls è quella di farci ridere senza rendere i personaggi delle macchiette: la risata si spegne quando intuiamo il dolore dietro il patetismo di Ian, o l'esagerato entusiasmo di Suki.  A questo libro attribuisco il punteggio più alto per il perfetto bilanciamento tra ironia e sentimento, tra dramma e commedia e soprattutto per avermi regalato lei, con il nome di austeniana memoria. E non sarà un caso. Per quanto riguarda Dexter, nemmeno quello sarà un caso...perchè se di Dexter è pieno il mondo e noi donne continuiamo ad amarli un motivo ci sarà, per quanto io non sia in grado di spiegarmelo. Sarà forse che i Dexter fanno brillare ogni Emma o perchè sono indissolubilmente legati come due parti di un'equazione? Io questo non lo so, forse leggo per scoprirlo. 
Vi saluto e vado a cercare tutti gli altri libri di Nicholls a partire da "Noi".
Buona lettura da Lea (a parte il fatto che che essendomi svegliata un po' tardi questo libro lo avrete già letto tutti!)






lunedì 8 febbraio 2016

La casa dei fantasmi - John Boyne





 


TitoloLa casa dei fantasmi
AutoreJohn Boyne
Traduzione di: Beatrice Masini
Titolo originale - This house in hounted
N° pagine -301
Data pubblicazione - 26 febbraio 2015
EditoreRizzoli
 Collana: Scala stranieri
ISBN-13: 978-8817079235 




LA TRAMA
“Se mio padre è morto la colpa è di Charles Dickens.” La vita cambia all’improvviso nell’arco di una settimana per Eliza Caine, giovane donna beneducata ma di carattere, amante dei buoni libri e di famiglia modesta ma rispettabile. Un’infreddatura le porta via il padre che, a dispetto di una brutta tosse, ha voluto ad ogni costo assistere a una lettura pubblica del grande scrittore inglese in una sera di pioggia londinese. Disperata per la morte del genitore, Eliza risponde d’impulso a un annuncio misterioso che la conduce nel Norfolk, a Gaudlin Hall, dove diventa l’istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi.
Nella grande casa sembra che non ci siano adulti, i genitori dei piccoli Westerley sono di fatto assenti in seguito al terribile epilogo di una storia di abusi, ossessioni e gelosie. Ma contrariamente a quel che sembra, nei grandi ambienti della villa non è il silenzio a regnare: in quelle stanze vuote spadroneggia un’entità feroce e spietata, decisa a imporsi sulla donna per impedirle di occuparsi dei bambini.
Una ghost story dal crescendo mozzafiato, un pastiche all’inglese raccontato con gusto, un filo di divertimento e molti brividi da un autore che sa plasmare la materia letteraria.

RECENSIONE 
La protagonista di questo romanzo, Eliza Caine, è una ragazza londinese che non brilla per la sua avvenenza – la zia paterna carinamente dice del suo viso che potrebbe far cagliare il latte, ma “non lo dico con cattiveria, bambina mia” (poi ci si chiede il perché del detto “parenti serpenti”…) – tanto che abbandona presto ogni speranza di trovare marito. 
Orfana di madre fin da piccola, cresce con l’amato padre entomologo ed avido lettore (simpatico, lui), il quale muore improvvisamente a seguito di un’infreddatura, lasciandola sola al mondo e senza certezze per il suo futuro. Volendo dare una svolta alla sua vita, decide d’impulso di rispondere ad un annuncio per un posto di istitutrice nel Norfolk.
Fin dal suo arrivo in stazione iniziano a susseguirsi degli avvenimenti inquietanti che la portano a porsi domande su domande, alle quali nessuno sembra voler dare risposta. Cosa è accaduto di tragico a Gaudlin Hall? Perché Isabella ed Eustace vivono soli in quella grande dimora da così lungo tempo? Dove sono finiti i genitori di questi bambini? E che fine hanno fatto le ben cinque istitutrici (in un solo anno) che l’hanno preceduta?
Devo dire che in certi punti della narrazione, le risposte erano abbastanza intuibili anche dal lettore, ma non altrettanto dalla protagonista che a tratti ho classificato “più bella che intelligente” (ed è tutto dire), in realtà la sua arguzia si rivela nella parte finale del libro quando escogita uno stratagemma per dare finalmente soluzione ad una situazione protrattasi anche troppo a lungo.
Di John Boyne ho adorato “Il palazzo degli incontri”, un romanzo storico ambientato nella Russia all’epoca della fine del periodo degli Zar e allo stesso modo in cui leggendolo mi ritrovavo a vagare per le strade di San Pietroburgo, con questo romanzo sono stata catapultata nella campagna inglese del 1800. Questa è proprio la caratteristica che più apprezzo di questo autore: l’abilità di descrivere atmosfere ed ambientazioni in modo da calare il lettore completamente dentro la narrazione.
“La casa dei fantasmi” è una ghost-story, senza particolari colpi di scena, ma di grandi e raffinate atmosfere che mi hanno ricordato il film “The Others” (uno dei miei cult). 
Lo consiglio a chi apprezza questo genere di sensazioni e a chi ama le atmosfere inglesi di fine 800.
Buona lettura, Stefania

VOTO:

venerdì 5 febbraio 2016

Il baco da seta - Robert Galbraith

Trama: Londra. L'eccentrico scrittore Owen Quine non si fa vedere da giorni. Non è la prima volta che scompare improvvisamente, ma non è mai stato via così tanto tempo e la moglie ha bisogno di ritrovarlo. Decide così di assumere l'investigatore privato Cormoran Strike per riportare a casa il marito. Ma appena Strike comincia a indagare, appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c'è molto di più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore se n'è andato portando con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce, soprattutto di quelle che ruotano attorno al suo mestiere. Se venisse pubblicato, il libro di Quine rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler mettere a tacere lo scrittore... Ricco di colpi di scena, uno spaccato degli intrighi del mondo editoriale londinese, "Il baco da seta" è il secondo romanzo della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la sua assistente, la giovane e determinata Robin Ellacott. 

Titolo: Il baco da seta
Autore: Robert Galbraith (J. K. Rowling)
Pagine: 555
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Salani 

Questa recensione la devo scrivere perchè nasce da una grande ammirazione per una scrittrice, forse per l'unica scrittrice vivente per la quale la mia stima e il mio entusiasmo sconfinano un pochino nella fissazione. E non è per la saga di Harry Potter, o meglio lo è, ma non lo è stato da subito. Personalmente nei primi libri, Harry, lo detestavo un pochino e mi perdevo invece nelle storie dei personaggi secondari. Mi inteneriva il coraggio pacioso di Nevile, mi affascinava la svagata unicità di Luna, ero totalmente votata all'ambiguità di Piton. In seguito, romanzo dopo romanzo, la storia è cresciuta e i personaggi da piatti hanno acquistato una seconda e poi una terza dimensione. Alla morte di Silente ho pianto, soprattutto per il ruolo di Piton nella sua "dipartita" e quindi, quelli che leggevo, non erano più solo dei libri, erano delle forti esperienze emozionali. Finita la saga mi sono sentita triste, ma allo stesso tempo felice. Perchè mi piace che le storie abbiano una fine e che i personaggi continuino a vivere, ma nel ricordo.
Poi esce "Il seggio vacante", lo leggo, ho la conferma che cercavo: la Rowling non è la scrittrice di un solo libro. Sa scrivere e lo sa fare così divinamente da riuscire a descrivere le miserie della provincia inglese in modo tanto realistico e senza redenzione da lasciarti senza fiato per la crudeltà e la precisione chirugica con la quale la mette a nudo. Non era un libro che si poteva amare, si poteva apprezzare da lontano per la paura di riconoscersi in qualche personaggio (ovviamente mi sono riconosciuta in un personaggio purtroppo).
Escono "Il richiamo del cuculo" (Stefi lo ha recensito qui) e "Il baco da seta", ma non mi affretto a leggerli perchè mi sembra quasi, dalla quarta di copertina, che Cormoran possa essere un personaggio alla Chandler. Invece nei gialli cerco una Miss Marple, un ispettore Dalgliesh, una Cordelia Gray, un ispettore Dexter...tutti personaggi che hanno popolato la mia giovinezza e il periodo degli studi universitari. Personaggi che mi potevano far passare la notte a leggere, in un periodo in cui me lo potevo permettere (bei tempi). Per me il giallo è inglese e ha una sola regina dal nome bellissimo Agatha.
Alla fine, dopo che Alice (la mia libraia di fiducia) per l'ennesima volta mi ha sgridata per non aver letto i gialli della Rowling mi decido e inzio con il primo. Ho avuto un brivido, perchè ho capito di aver trovato un cosa preziosa. Lo divoro e ingordamente passo al secondo. Veniamo alla recensione. Mi è piaciuto sicuramente più del Richiamo del cuculo, non perchè sia più bello, ma perchè avevo già maturato la Cormoran-dipendenza. Avevo lasciato l'atipico investigatore privato alle prese con un'imprevista popolarità dovuta alla soluzione del suo primo caso. In questo secondo romanzo lui e la sua segretaria Robin, ancora al suo fianco nonostante le proteste del noioso fidanzato, devono trovare uno scrittore scomparso, un personaggio scomodo e antipatico che ha scritto un libro in cui vengono messi alla berlina molti nomi noti del mondo dell'editoria, un romanzo maledetto che molti vorrebbero non venisse mai pubblicato. Lo scrittore viene trovato morto, assassinato nello stesso modo truculento in cui muore il protagonista del suo libro. Una scena raccapricciante che mi ha ricordato come in un flash una sequenza del film Seven.
Da questo punto parte e si dipana l'indagine di Cormoran, personaggio sempre più irresistibile nella sua sgraziata, ma imponente fisicità, nei suoi tic, nella sua dirittura morale che non è mai messa in discussione e che, anzi, è amplificata dallo squallore della vita che conduce, tra pasti spazzatura, protesi che duole, rimpianti di una vita passata che dolorosamente ritorna. Cormoran balza quasi fuori dalla pagina scritta, resta impresso nella retina e nel cuore di chi legge. Robin, dall'altro lato, con il suo buonsenso e la sua prontezza, con la sua dolcezza riesce a creare un legame empatico con tutti gli indagati ed è la spalla perfetta per Cormoran.
Cormoran e Robin: una coppia che funziona benissimo. La magia della Rowling è quella di far rivivere il giallo classico. Nessun serial killer, nessuna spiegazione esoterica. L'assassino è nascosto all'interno della cerchia ristretta di coloro che frequentavano la vittima, il rancore è stato covato da una vita, l'orrore è travestito da quotidianità. Questo fa paura.
Le grettezze di tutti i coinvolti vengono svelate in una Londra livida, che l'autrice ci fa vedere attraverso i suoi pub, facendoci entrare nelle feste private, nelle case e negli uffici di quelli che contano del mondo dell'editoria. Qualcuno avrà tremato sul serio? Qualcuno avrà forzatamente riso alle presentazioni del libro odiando in cuor suo la scrittrice? Non sembra un ambiente di amiconi quello dell'editoria e di certo la Rowling sa di quello che parla. Questo doppio risvolto mi ha divertita, mi ha intrigato il fatto di non poterne capire fino in fondo le implicazioni e i rimandi segreti.
E Cormoran e Robin? Li aspetto con impazienza e la certezza di non aver mal riposto la mia fiducia.
C'è chi ha un dono e non cavalca l'onda, c'è chi ha un dono e le mode le crea e non le segue. Mi piace far parte di questa brigata,  non ho timore di dire "Amo i libri della Rowling" e se devo scegliere indosso lo stemma di Corvonero e vado avanti.

Che dire di più? Mi pare che basti.
Leggetelo! se amate il giallo classico non vi può deludere.
Voto: 4 e 1/2
Lea 



martedì 2 febbraio 2016

Terapia di coppia per Amanti - Diego De Silva









Titolo Terapia di coppia per amanti
AutoreDiego De Silva
N° pagine - 274
Data pubblicazione27 ottobre 2015
EditoreEinaudi
Collana - I coralli
ISBN -13: 978-8806226664


TRAMA
Terapia di coppia per amanti è un romanzo a due voci, maschile e femminile, che si alternano a raccontare la loro storia mentre la vivono, perché «ci sono fasi dell'amore in cui la realtà diventa un punto di vista, generalmente quello di chi lo impone». Due adulti sposati (non tra loro) che si ritrovano uniti da una passione incontrollabile e da un amore coriaceo, particolarmente resistente alle intemperie. Viviana è sexy, vitale e intrigante, e ha un notevole talento per i discorsi intorcinati. È combattuta fra restare amante e alleviare così le infelicità matrimoniali o sfasciarsi la vita per investire in un'altra. Modesto è meno chic, decisamente più sboccato e sbrigativo nella formulazione dei concetti, ma abilissimo nell'autoassoluzione. Spara battute a sproposito per svicolare, e fa pure ridere. Moderatamente vigliacco, aspirerebbe alla prosecuzione a tempo indeterminato della doppia vita piuttosto che a un secondo matrimonio, visto che già il suo non è che gli piaccia granché. È nella crucialità del dilemma che Viviana trascina Modesto dall'analista, cercando una possibilità di salvezza per il loro rapporto ormai esasperato da conflitti e lacerazioni continue. Il dottore è spiazzato nel trovarsi di fronte una coppia non ufficiale, libera da vincoli matrimoniali e familiari, che non ha nulla da perdere al di là del proprio amore. Accetterà l'incarico per questa ragione, trovandosi nel mezzo di una schermaglia drammatica e ridicola insieme, e rischiando di perdere la lucidità professionale. Tenero e cinico, divagante, vero, capace di usare la leggerezza come arma contundente, Terapia di coppia per amanti è un'immersione nelle complicazioni dei sentimenti, nei conflitti che apriamo continuamente per la paura (che tutti conosciamo per averla provata almeno una volta) di affidarci all'amore e dargli mandato a cambiarci la vita.

RECENSIONE
Lo ammetto: ho approcciato questo libro con la puzza sotto il naso. Non l'avrei sicuramente mai preso in considerazione se non fossi entrata nel vortice della challenge, ma tant'è! Potere delle LGS.
Vi state chiedendo da cosa arrivi la puzza che mi solleticava il naso? Dal fatto che questo libro narra la storia di due amanti clandestini: una delle situazioni che, nella mia "vecchitudine" non ammetto e non comprendo. Divago un po' e faccio un parallelo di questo genere di situazioni così come si presenta nella mia mente. 
Vedo un libro e rimango folgorata dalla copertina; leggo la trama e mi piace ancor più della copertina, decido di comprarlo. Arrivo a casa, mi siedo in poltrona e inizio a leggerlo: mi piace un sacco. Poi, succede qualcosa: la narrazione rallenta, i personaggi perdono concretezza, le situazioni non sono più così intriganti. A questo punto io non riesco a prendere un altro libro che mi intriga di più per leggerne un capitolo ogni tanto, mentre continuo faticosamente la lettura del primo. 
Proprio no, non ci riesco.
O decido di dare un'opportunità al primo, se non altro perché ci ho investito tanto ed avevo delle alte aspettative, oppure decido di chiuderlo definitivamente per dedicarmi ad altro.
Ecco perché ho preso questo libro con due dita, come quando si prende un fazzoletto da terra per gettarlo nella spazzatura.
Ma devo dire che pian pianino le mie mani si sono rilassate e hanno raccolto questo volumetto con piacere.
Questa lettura mi ha fatto lasciato un duplice sapore in bocca: la piacevolezza dei capitoli narrati dalla voce di Modesto e le sue esilaranti esternazioni, contrapposta alla sensazione di acidità da reflusso dei capitoli narrati dalla voce di Viviana.
Modesto è il classico amico di bevute, brioso e simpaticamente imperfetto, consapevole dei propri limiti; Viviana è la classica nevrastenica donna che si innamora dell'amante e smette di amare il marito, ma non lo lascia se non può iniziare una nuova vita con l'amante; la donna che non sa vivere senza un uomo accanto, incapace di reggersi sulle proprie gambe.
Ecco, Viviana non potrei reggerla nemmeno come vicina di casa! Anche in questo momento, mentre scrivo di lei, ho questa sensazione di fastidio che mi sale dallo stomaco. E qui sta la bravura di uno scrittore capace di descrivere i personaggi nel loro intimo in modo eccellente. I suoi personaggi non possono lasciare indifferenti: possono suscitare sensazioni diverse a seconda del vissuto di ognuno, ma non certo indifferenza.
Per esempio il povero terapeuta dal quale Viviana trascina Modesto, Vittorio Malavolta, a me ha ispirato tanta tenerezza: un famoso terapeuta diventato personaggio televisivo che non riesce a gestire la propria situazione sentimentale, al punto di sciogliersi in lacrime davanti ai pazienti per un subdolo SMS ricevuto dalla giovane amante. Forse improbabile, ma molto tenero.
Menzione speciale per Ferdinando, il papà di Modesto: un padre solo in senso biologico, che non fa mistero del fatto di non aver mai avuto intenzione di fare il padre, ma che con le sue uscite taglienti e per niente empatiche, è l'unico a dare una scossa all'immobilità emotiva del figlio.

Lo consiglio a chi voglia conoscere una delle tante sfaccettature di quel sentimento universale che misteriosamente lega le persone.
Buona lettura da Stefania
Il mio voto: