mercoledì 27 aprile 2016

Urla nel silenzio - Angela Marsons









Titolo Urla nel silenzio
AutoreAngela Marsons
Titolo originale - Silent Scream
Traduttore - A.Ricci
N° pagine - 375
Data pubblicazione - 4 gennaio 2016
EditoreNewton Compton 
SBN-13:  978-8854186279








TRAMA
Cinque persone circondano una fossa vuota. A turno, ognuno di loro è costretto a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma non è il corpo di un adulto, è troppo piccolo. Una vita innocente è stata sacrificata e un oscuro patto di sangue è stato siglato. E il segreto delle cinque persone sarà sepolto sotto quella terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene uccisa brutalmente: è il primo di una serie di agghiaccianti delitti che stanno insanguinando la regione di Black Country, in Inghilterra. Nel corso delle indagini, ritorneranno alla luce anche i resti del corpicino sepolto tempo prima da quel misterioso gruppo di persone. La detective Kim Stone viene chiamata a indagare per fermare il killer prima che colpisca ancora. Ma per farlo, dovrà confrontarsi con i demoni del proprio passato... 

RECENSIONE

Cara Stefi,
cosa mai posso dirti di questo libro che in copertina viene definito (ovviamente dall'editore stesso) "un grande thriller"? So che tu hai un passato di consumatrice compulsiva di thriller, tanto che ad un certo punto un Jeffrey Deaver ti è stato fatale e hai fatto indigestione. Io di questo romanzo non posso dire molto se non che si legge in modo scorrevole, che gli omicidi sono inutilmente truculenti (ma ci vuole uno stomaco forte per i thriller!) e che l'investigatrice ha alle spalle un vissuto pesante di dolore e sofferenza. Questo però non basta a fare di un libro un bel libro. Al massimo sarà un compitino ben scritto. Perchè l'orrore dovrebbe scatenare nel lettore un senso di giustizia da appagare, dovrebbe scattare l'empatia con l'investigatrice e invece l'unica cosa che si innesca è una blanda curiosità. Le vicende sentimentali e le amicizie della tosta Kim non mi hanno toccata, solo mi è sembrato interessante il degrado descritto, le vicende delle ragazze orfane costrette a vivere in un istituto dove, gli adulti che dovrebbero prendersi cura di loro sono a tal punto indifferenti da chiamarle  tutte "piccola" perchè nessuno ricorda il loro nome. E' l'unica parte che salvo del libro.
Ma dove era quel brivido che ti coglie nei gialli, quel brivido che corre lungo la schiena quando ti accorgi che l'assassino è il vicino di casa, l'amico, il fratello o la madre e che ha ucciso per una semplice banalità del male? Non l'ho trovato. Assassino psicopatico la cui indentità ho indovinato a 2/3 del libro,  investigatrice maschiaccia e sexy appassionata di moto, colleghi che la stimano in virtù di cosa?  Scrivo un grande BOH!!!
Eppure è un temino ben svolto, con colpo di scena finale. Per questo lo consiglio solo agli appassionati del genere.
Non mi è rimasto nulla di questo libro e non fosse per questa recensione che mi trovo a scrivere, lo starei già dimenticando. Gli attribuisco un 2 e 1/2.
Con affetto tua Lea

Ah Stefi ...dimenticavo! Sempre investigatori pieni di problemi!!!! Miss Marple risolto un caso non beveva una tazza di thè? Bei tempi quelli, ma non torneranno più.







 
Carissima Lea,
come hai puntualizzato, io sono stata una thriller dipendente (e anche senza paga!), ma dopo tanti Deaver (che per me rimane un maestro in tal campo) e tante Cornwell, come dire, ho iniziato a soffrire di reflusso da serial-killer; sono passata a letture meno truculente e più variegate, ma questo genere per me costituisce una sorta di "ritorno a casa".   
Ovviamente ora quando decido di tornare a casa, vorrei trovarla festante ed accogliente e questa casa per alcuni versi non lo è stata e ti spiego perchè: innanzitutto la protagonista, Kim... ufffffffff... un po' uno stereotipo anche mal sviluppato, un passato tormentato che però viene solo accennato in un paio di passaggi del libro, senza andare in profondità nel suo vissuto per meglio comprendere i suoi tormenti. Avrei sicuramente apprezzato un maggiore sviluppo del suo vissuto personale, e avrei ancor più apprezzato la scelta di un protagonista che avesse alle spalle una storia di ordinaria normalità (come evidenzi tu nella tua postilla). Un consiglio a tutti coloro i quali volessero tentare la carriera del detective in America o in Inghilterra: se non avete subito ogni sorta di cattiveria da bambini, avete ancora tutta la famiglia di origine in vita, nessuno è morto sotto i vostri occhi in circostanze ultra-drammatiche, lasciate perdere, non vi assumeranno mai! Se poi avete anche i nonni ancora in vita, o li ammazzate voi, o è meglio se vi date al giardinaggio.
Anch'io come te ho trovato interessante e ben sviluppata la descrizione del degrado nel quale le protagoniste vivono e crescono, a differenza tua ho apprezzato i racconti più truculenti e mi è piaciuta la scelta di dare voce anche all'assassino: questa è stata la parte che più ho goduto di tutto il libro, ma anche qui avrei preferito uno sviluppo di più largo respiro, interventi più frequenti avrebbero sicuramente vivacizzato la storia.  
In buona sostanza, il libro mi è piaciuto, ma non mi ha sicuramente presa come speravo. Ben scritto, scorrevole, piacevole, nulla di più.
Una nota di merito però la do al colpo di scena finale, il guizzo che mi ha fatto riconsiderare i vari passaggi della storia sotto un punto di vista diverso: è stato il colpo di coda che mi ha fatto alzare il voto finale.
Un abbraccio, Stefi

P.S.: Per la prossima recensione condivisa proporrei di accantonare i thriller, nonchè dotarsi di sedia supplementare, perchè tu, a forza di spingere per farmi spostare, mi hai fatta finire col didietro per terra!

sabato 23 aprile 2016

Un'ora con Tessa - Un sabato diverso rubato alla frenesia della vita




Mi piace vedere le persone, conoscerle, guardarle negli occhi, ascoltarne la voce. I rapporti che nascono sui social devono, per me, poi trovare uno sbocco nella vita reale. Lo penso e l’ho sempre pensato. Quello che dobbiamo agli altri e la curiosità di conoscerli di persona, la fatica, in fondo, di esserci anche fisicamente. Perché la vita reale ti mette alla prova e non ci sono le pause pubblicitarie e i “ci sentiamo dopo”, ma il momento che vivi, l’adesso. Bisogna anche reggere lo stress di superare le proprie e le altrui aspettative.  
Tutto questo come premessa, per raccontarvi del mio incontro con Tessa, del blog la La libreria di Tessa. Appena ho saputo che sarei andata a Verona per il meeting nazionale Asi (Associazione Scrappers Italia) non ho avuto un attimo di esitazione e l’ho contattata, visto che in quella bella città lei ci vive. Da tre  mesi infatti ci scrivevamo su Messenger con una confidenza ed una naturalezza da amiche di vecchia data e la possibilità di conoscerla di persona mi è sembrata un’occasione da non perdere. E infatti non l’abbiamo persa.
Era solo una settimana fa: sabato 16 aprile 2016. Ci siamo ritagliate un’ora  sedute al bar dell’albergo che ospitava il meeting. Come era Tessa? Cosa ci siamo dette? Come è stato l’incontro?
Di preciso non saprei dirvelo, ero troppo emozionata e il tempo è volato in un soffio, discorrendo di tutto: di noi, dei libri, del mondo dei blog. Personaggi dei libri entravano ed uscivano dalla nostra conversazione al pari dei nostri parenti più stretti, tanto reali che eravamo in dubbio se offrire un San Bitter anche ad Erri e alla sua famiglia oppure a Fanny Price. Tessa poi si era presentata con un regalo prezioso:  un’edizione vintage del 1978 di “Una donna e altri animali” di Brunella Gasperini. Tra noi lettori questo è un codice segreto, ma già lo sapete no? Regalando un libro che per noi è importante regaliamo anche le chiavi di lettura del nostro essere. Non avrei potuto ricevere niente di più bello e magico. Io a mia volta le ho portato un altro libro (scoprite quale nel resoconto di Tessa). Ora  ripensando al nostro incontro ricordo i suoi occhi azzurri e bellissimi e la sua delicatezza e ricordo soprattutto di essermi sentita bene. Ho visto confermate tutte le sensazioni che avevo provato precedentemente.
Penso che questa vita sia troppo breve per poter godere appieno di tutte le belle persone che la abitano, che le giornate abbiano poche ore per leggere tutti i libri che meritano di essere letti, per fare tutte le cose interessanti che potremmo fare. La trascorriamo così, sempre di corsa, tra incontri fugaci e cose che potrebbero essere… ma se questo è quello che abbiamo, scelgo l’ottimismo e dico “allora ce lo faremo bastare, perché è già moltissimo”.
Incontrarti Tessa è stato importante e speso di rivederti ancora …nel frattempo ci terremo compagnia bevendo il nostro thè virtuale nel salotto dei Cazalet.
;-)
Lea


martedì 12 aprile 2016

Chi manda le onde - Fabio Genovesi

Trama : Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro li profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane.

Titolo: Chi manda le onde
Autore: Fabio Genovesi
Casa Editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 391

RECENSIONE: Con questo libro è stato amore sin dalle prime pagine ed è strano, considerato che mi sono decisa a leggerlo solo perchè consigliata dal alcune blogger che stimo e non perchè ne fossi attratta. Per fortuna seguo i suggerimenti...altrimenti cosa mi sarei persa!
Sempre più spesso leggo libri di autori italiani e mentre li leggo sento un forte senso di appartenenza e anche di orgoglio: mi ripeto "Ecco qui ci sono anch'io, questa è la vita che conosco e nella quale mi riconosco.". Nelle vicende raccontate da Genovesi il sarcasmo, l'ironia e il grottesco sono tratti distintivi, magari in un modo eccessivo che può anche disturbare alcuni lettori e invece la sottoscritta ha riso fino alle lacrime e poi ha pianto,  a singhiozzi,  tanto che mio marito si è seriamente preoccupato quando mi ha trovata con due occhi a cipolla,  mentre io lo rassicuravo dicendo "Stanno tutti bene, io sto bene...è solo il libro". Ma un libro non è mai SOLO un libro! Questo infatti è un romanzo magico che ci trasporta, anzi catapulta a Forte dei Marmi, in Versilia, e ci fa conoscore dei personaggi indimenticabili: Serena, Luca e Luna. Si tratta di una famiglia non convenzionale formata da una madre single e bellissima, da un figlio che eccelle in tutto quello che fa (e che sembre l'unico vero adulto del gruppo) e da una figlia minore, Luna, una ragazza albina che tra sé e il mondo deve sempre mettere dei filtri perchè fisicamente è molto fragile, ma non per questo meno vitale.
Intorno a loro gravita un gruppo di personaggi non meno particolari (a dir poco). Facciamo la conoscenza di Zot che ha un passato di sofferenza ed arriva da Chernobyl e vive con una specie di nonno, Ferro, che presidia la casa armato di fucili, le ciabatte ai piedi, il pigiama come divisa e la scoreggia e l'insulto facili. Mentre leggevo mi pareva di vedere in Ferro un Ivano Marescotti invecchiato, che girava per casa inveendo e grattandosi il pacco. Scusate la finezza!
E poi che dire del trio di "sfigati" Marino, Rambo e Sandro? Eterni Peter Pan che vivono ancora con le famiglie nonostante si avvicinino ai 40 anni? Si tratta comunque di Peter Pan italiani e le loro vicende senza gloria si concludono spesso in terrificanti disastri ed epocali figure di merda (altra finezza, ma la scrittura di Genovesi ti porta a turpiloquiare con una certa soddisfazione).
L'autore ha fatto di me quello che ha voluto: mi trovavo a ridere nonostante la situazione rappresentata fosse drammatica e tremenda, mi trovavo a ridere, mio malgrado, quasi con un senso di colpa. E' un romanzo che fotografa la vita così, a volte spietata e dolorosa, a volte grottesca e spesso poetica. In questa centrifuga di stati d'animo e di situazioni molte verità profonde vengono scritte, ma sempre senza lettere maiuscole, senza prosopopea. Tutto scorre insieme e si mescola. 
Grande libro e grande scrittore. Penso che andrò molto presto a recuperare i suoi romanzi precedenti e di questo, in particolare, credo addirittura comprerò anche l'audiolibro per riviverne la magia mentre viaggio in macchina, rigorosamente senza figli al seguito, in quanto mi sarebbe difficile spiegare loro il significato di "fiocinare" e dell'imprecazione "Cane di caino"! 
Luca, Serena, Luna, Ferro, Zot e Sandro li porto con me, quasi fossero usciti dalle pagine  e li avessi conosciuti. Li porto con me insieme alle risate, al pianto e all'insensatezza, a volte, della vita. 
Le onde  mi hanno portato una voce nuova, potente ed irriverente di un autore che non conoscevo e l'unica scelta possibile mi pare quella di attribuirgli il voto più alto...e pacca sulla schiena di congratulazioni!
I miei amici e gli utenti sono avvisati: preparatevi a ricevere questo libro come regalo di compleanno e a non poter uscire dalla biblioteca senza averlo preso in prestito.
E' accaduto con Marone e ora si replicaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

Voto: 5







giovedì 7 aprile 2016

Il patto - Jodi Picoult









TitoloIl patto
Autore – Jodi Picoult
Titolo originale - The Pact
Traduttore - Isabella Polli
N° pagine - 572
Data pubblicazione - 19 gennaio 2016
EditoreHarperCollins Italia 
SBN-13:  978-8869050565





TRAMA
Fino a quella telefonata alle tre del mattino di una giornata di novembre, i Gold e i loro vicini di casa, gli Harte, sono sempre stati inseparabili. Per ben diciotto anni. Non è stata una sorpresa per nessuno, dunque, quando i loro figli adolescenti, Chris ed Emily, da semplici amici sono diventati qualcosa di più. Ma adesso la diciassettenne Emily è morta - uccisa da un colpo di pistola alla testa sparatole da Chris, in un apparente patto suicida lasciando le due famiglie devastate e alla disperata ricerca di risposte su un gesto inimmaginabile, di due figli che forse non conoscevano bene come credevano. È rimasta una sola pallottola nella pistola che Chris ha preso dall'armadio del padre, una pallottola che secondo la sua versione era destinata a se stesso. Cos'è successo veramente? Un detective della polizia del luogo nutre più di un dubbio sul patto suicida descritto dal ragazzo e inizia un'indagine.

RECENSIONE
Inizio a raccontarvi questo libro con una premessa: io ADORO questa scrittrice. Ho letto praticamente tutti i suoi libri, tranne “Il colore della neve” e nessuno mi ha delusa. Il suo stile è inconfondibile: ogni sua storia tratta temi pesanti e dolorosi, ma la sua peculiarità sta nel dare al lettore varie chiavi di lettura. Il lettore potrà quindi decidere in piena autonomia “da che parte stare” perché scoprirà la vicenda dal punto di vista di tutte le persone coinvolte e di ognuna conoscerà pensieri, emozioni e verità. Nei suoi libri c’è sempre una verità di fondo, ma si conoscono tante verità quanti sono i personaggi.
In questo libro Jodi Picoult ci conduce attraverso la vicenda facendoci percorrere due strade parallele: quella dei fatti di “ora” e quella dei fatti di “allora”, finchè le due strade convergeranno e l’”allora” della fine coinciderà con l’”ora” dell’inizio. Entreremo nelle vite di due ragazzi e delle loro famiglie.
Chris ed Emily si conoscono già prima di nascere, perché i “pancioni” delle rispettive mamme trascorrono giornate intere fianco a fianco, crescono poi insieme creandosi un universo esclusivo, nel quale nessuno è ammesso: giocano, imparano, ridono, piangono in totale simbiosi, tanto che quando uno dei due si fa male, l’altro sente il suo stesso dolore.
E crescono.
Fino a diventare adolescenti alle prese con i primi scossoni ormonali. La profonda conoscenza reciproca li porta a desiderare di completarsi come due metà di una mela, come uomo e donna.

“Lei mi apparteneva. Lei era tutto ciò che non ero io. E io ero quello che lei non era. La sua mano entrava perfettamente nella mia.”

Sono molto più di una coppia di fidanzatini, perché sperimentano da sempre l’amore più vero e completo, quello che ti fa mettere i desideri dell’altro davanti a tutto e tutti.

“Quando ami qualcuno le sue necessità sono più importanti delle tue. Non importa quanto siano inconcepibili quelle necessità, quanto siano assurde, non importa se ti fanno sentire come se ti stessi strappando il cuore dal petto.”

Tutto sembra perfetto, ma qualcosa interviene nella vita di Emily che crea una minuscola crepa nel loro rapporto, perché si tratta di qualcosa che Emily non racconterà a nessuno, nemmeno al suo Chris. Questa crepa è destinata ad allargarsi sempre di più fino a far crollare tutto e culminare con la morte di Emily.
Il romanzo inizia proprio in questo momento, con una telefonata che raggiunge le famiglie dei due ragazzi e le mette al corrente che è successa una tragedia: Emily è agonizzante a causa di un colpo di pistola alla testa e Chris giace svenuto e sanguinante accanto a lei.
Cosa è successo quella sera? Emily si è suicidata? O è stato Chris a porre fine alla sua vita? E se si è suicidata, perché Chris era con lei? Ha tentato di fermarla?
A questi interrogativi ognuno risponde a modo suo. I genitori di Chris sostengono la tesi del suicidio, i genitori di Emily sono spaccati in due: la madre sposa la tesi dell'omicidio, mentre il padre non riesce a capacitarsene, perché Chris per lui è come un figlio. Tentano di dare la loro risposta anche gli altri personaggi che ruotano attorno a questa vicenda: l’avvocato difensore che porta avanti la tesi del suicidio di coppia, la detective alla quale viene affidato il caso, l’insegnante di arte della scuola che i ragazzi frequentavano, medici, psicologi, ecc.
Ma la verità su quanto è successo quella sera, è solo una e Chris vorrebbe gridarla al mondo, perché peserebbe meno sulle sue spalle e sul suo cuore, ma nessuno vuole ascoltarlo, nessuno vuole sapere, perché la verità costringerebbe ognuno a fare i conti con la propria coscienza.
La verità rende liberi? Jodi risponde a questa domanda, ma solo all’ultimo capitolo. A voi scoprirlo.

Buona lettura, Stefania  

VOTO



Postilla: Quando leggo libri che trattano disagi adolescenziali, non riesco a non leggerli con gli occhi di una mamma, spaventata da quanto le potrebbe riservare il futuro, e con temi come il suicidio (tra l’altro è il secondo libro di fila, mannaggia a me!) la domanda che mi sale in gola è sempre la stessa: “Come si riesce a capire che un figlio sta attraversando un periodo difficile o, peggio, che sta pensando ad una soluzione drastica?”. La risposta che mi do, purtroppo, è sempre la stessa: “Non si può”: se tuo figlio decide di non fartelo capire, di non raccontarsi e di non coinvolgerti, per non farti soffrire, per paura o per qualsiasi altro motivo, nulla si può fare. L’augurio che mi faccio è di riuscire a tenere aperto il canale della comunicazione e cercare di affrontare con mia figlia tutte le domande, belle, brutte, difficili o meno, con la massima sincerità.

domenica 3 aprile 2016

Tutte le donne di - Caterina Bonvicini

Trama: È la vigilia di Natale. Intorno alla tavola ci sono sette donne. Tutte le donne della vita di Vittorio, e lo stanno aspettando. Ma lui non arriva. Manda solo un enigmatico messaggio. Poche parole che rendono ancora più perturbante la sua assenza. Perché per ognuna di loro, in modo diverso, lui è il centro di un mondo: c’è la madre e c’è la sorella, ci sono la moglie, l’ex moglie e l’amante, la figlia adulta e la figlia adolescente. Il vuoto che lascia un uomo può diventare molto affollato. Ritrovare se stesse è allora necessario, vitale, indispensabile. Bisogna farlo insieme, avere il coraggio di appoggiarsi l’una all’altra. Bisogna accettare che un amore che si voleva assoluto è invece frammentario e condiviso. Condiviso proprio con quelle donne per cui si prova astio e rancore. Eppure anche da questi sentimenti può nascere un’inattesa complicità, una solidarietà finora sconosciuta. Forse solo così la lontananza di Vittorio può diventare un’occasione per guardare le cose in modo nuovo. In questa commedia ironica e spietata, costruita come un giallo, anche la persona a noi più vicina può svelare all’improvviso un lato che agli altri sfugge. Caterina Bonvicini torna con un romanzo che è un piccolo capolavoro di stile. Un affresco in cui ogni particolare vive di luci e di ombre. Una storia appassionante in cui l’assenza di un uomo dà finalmente voce alle donne della sua vita. 

Titolo: Tutte le donne di
Autore: Caterina Bonvicini
Pagine: 196
Anno di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Garzanti

Tutte le donne di...tutte le donne si definiscono in rapporto ad un uomo? Madre di, figlia di, sorella di, moglie di, amante di?   Leggendo la quasi totalità del libro lo si potrebbe pensare, salvo poi una sorpresa finale veramente gustosa. Senza svelare nulla della trama questo è un libro ironico e divertente, a tratti irriverente e piccante che parla di donne e di rapporti familiari, di quanto possano essere "micidiali", di come ci si possa cordialmente detestare e nonostante questo ritrovarsi anno dopo anno intorno ad un tavolo per mangiare un risotto con i porri, alla vigilia di Natale. Costi quello che costi, con il coltello tra i denti: l'amante giovane e provinciale con non conosce le regole delle Milano bene, la figlia minore intenta a dare la scalata alla popolarità con doti inedite non propriamente canoniche, la madre simpatica e snob, la sorella egocentrica che "si misura a limoni nel culo", la figlia maggiore intenta a fare il contrario di quello che ci si aspetta da lei, la ex moglie che deve sempre essere al centro della scena e infine la moglie con la mania del controllo.
Vittorio, il collante di tutte queste donne, alla cena non si presenterà e manderà solo un laconico sms con scritto "Scusatemi. Ho bisogno di prendere un anno sabbatico anche dalla mia vita.". Durante questo anno sabbatico le "sue" donne ci daranno un assaggio del loro mondo e soprattutto della loro milanesità. Quella milanesità che Camilla, l'amante di, vorrebbe avere e non ha, quella che invece l'incredibile Lucrezia, madre di, incarna alla perfezione nel suo essere colta, raffinata ed autoironica. Passando da personaggio a personaggio inizieremo ad intuire che due motivi, il povero Vittorio, poteva proprio averceli per darsela a gambe.
Ridendo a bocca stretta e molto di più a cervello attento si giunge all'inaspettato finale, dove, ci si tranquillizza, almeno in quanto donne: sono i maschi che sono uomini di!
La risata è amara, la scrittura è brillante, la struttura del romanzo a più voci è accattivante. Un libro che diverte e dissacra, dei personaggi che potremo facilmente ricordare, ma mai desiderare di invitare a cena. Vittorio escluso, s'intende.
Voto: 4