martedì 27 febbraio 2018

Un ragazzo normale - Lorenzo Marone

TRAMA
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karate Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l'anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul grande balcone all'ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un'agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de «Il Mattino» che cadrà vittima della camorra proprio quell'anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel piccolo mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l'importanza dell'amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole. Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni restano.


Titolo: Un ragazzo normale • Autore: Lorenzo Marone • Editore: Feltrinelli • N.pagine: 283 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 16,50 • Ebook € 9,99


Quando ti innamori dello stile di un autore, attendi trepidante ogni sua nuova uscita e nell'attesa di poterti di nuovo perdere tra le sue pagine, guardi il calendario contando i giorni. Questo è quello a cui mi hanno abituata alcuni autori, tra i quali Lorenzo Marone. Dopo essermi innamorata di Cesare ed aver trovato conferma in Erri e Luce, aspettavo il 22 febbraio come se fossi sulla banchina della stazione in attesa di riabbracciare un amico che non vedevo da tempo. Purtroppo, questa volta dal treno è scesa un'altra persona. Il primo abbraccio è stato lo stesso, ho percepito lo stesso calore, lo stesso trasporto, ma via via che il tempo e le pagine scorrevano, qualcosa si è interrotto, ho iniziato a non riconoscere più l'amico che ricordavo.
Cercherò di spiegarmi meglio che posso, non vi parlerò della trama, che potete leggere più su, ma proverò ad illustrarvi cosa per me non ha funzionato.
In questo libro, Marone ci racconta la storia di Mimì, un dodicenne che cresce al Vomero nel 1985 nello stesso palazzo in cui abita Giancarlo Siani, quel giornalista che pagò con la vita il suo bisogno di giustizia e verità.


Partendo proprio da qui, dalla figura di Siani, nonostante Marone abbia sottolineato più e più volte che questo non vuole essere un libro SU Siani, ma CON Siani, devo dire che a mio avviso non è né l'una né l'altra cosa, nel senso che la figura di Siani in quanto "supereroe" al quale Mimì fa riferimento, rimane troppo poco delineata, "un ragazzo normale" ma pure troppo, c'è solo un vago accenno ai suoi articoli e al suo impegno sociale, troppo poco per potermi far appassionare al lato umano del giornalista in questione.
Tornando al protagonista del libro, Mimì, un ragazzino di dodici anni, di famiglia umile, figlio di un portinaio, che in quel particolare momento della sua vita decide di elevarsi e di essere diverso dalle persone che gli vivono accanto, ergendo il giornalista a suo modello, e si sforza di parlare di argomenti elevati usando un linguaggio elaborato e raffinato, aiutandosi con dizionario ed enciclopedie.

"Non eravamo ricchi, eppure lei (la mamma) si portava dietro la povertà con eleganza e decoro, al contrario di papà, che ce l'aveva scritta in faccia la sua vita faticata e piena di sacrifici."

Teniamo presente che stiamo pur sempre parlando di un ragazzino di umili origini, il cui migliore amico è il figlio del macellaio: ci sta che si sforzi ad usare paroloni e a sostenere conversazioni degne del libro Cuore, tant'è che i familiari e l'amico spesso lo mandano a quel paese per questa sua caratteristica, ma trovo irreale che non gli esca mai di bocca un'esclamazione in dialetto, nemmeno quando si arrabbia e discute con il suo amico Sasà.
A onor del vero, devo dire che per la prima metà del libro le sensazioni erano positive, le premesse c'erano e la narrazione scorreva, ma ad un certo punto ho iniziato a chiedermi dove quelle belle premesse volevano portarmi, quale fosse il fulcro della storia.
Per quanto mi riguarda, un fulcro non c'è, in questo romanzo si narra della normalità, ma manca una storia, un'evoluzione forte che possano far appassionare, manca il cuore e l'anima ai quali Marone mi aveva abituata. Nemmeno nei primi palpiti d'amore che Mimì prova per Viola ho ritrovato la passione con la quale l'autore sapeva far vivere i suoi personaggi. Ecco, i personaggi, un altro punto dolente: non sono riuscita ad entrare in empatia con nessuno, per nessuno di loro c'è stata una svolta, un guizzo, che avesse potuto farmeli entrare sotto pelle, come invece era successo nei precedenti romanzi, nei quali anche i personaggi minori erano talmente ben delineati che mi pareva di vederli muovere intorno a me.
Forse le aspettative alte che avevo su questo romanzo hanno giocato un ruolo fondamentale nella lettura, perché tutto sommato si tratta di un buon libro, scorrevole, che si lascia leggere, ma girata l'ultima pagina non mi ha lasciato quella sensazione di affanno come dopo una lunga corsa. Paradossalmente mi ha emozionata di più la "Nota dell'Autore" nelle cui poche righe ho ritrovato parte dell'anima che Marone mette nelle sue storie.
Resto comunque in attesa del suo nuovo lavoro, con un pochino meno di trepidazione, nella speranza di ritrovare le sensazioni che ho tanto amato nei suoi lavori precedenti.



venerdì 23 febbraio 2018

La Villa delle Stoffe - Anne Jacobs

Trama: Augusta, 1913. Quando la giovane Marie si trova per la prima volta davanti alla maestosa Villa delle Stoffe, ne rimane al tempo stesso affascinata e intimorita: l'imponente palazzo della famiglia Melzer, proprietaria della più grande fabbrica di tessuti bavarese, svetta come un castello fatato in un immenso parco. Un universo luccicante e sconosciuto per una ragazza povera come lei, cresciuta in orfanotrofio e in cerca di un lavoro come domestica. Fin da subito, Marie si scontra con le ostilità e le gelosie dei suoi pari grado: uno stuolo di camerieri e domestici imbellettati che la guardano con sospetto, invidiosi della sua grazia innata, della sua intelligenza e determinazione. Ma anche ai piani alti, dove sta per aprirsi la stagione dei balli invernali, il fascino e la bellezza di Marie non passano inosservati: Katharina, la figlia più giovane dei Melzer, appassionata d'arte, le chiede di posare per lei, e tra le due nasce una sorprendente complicità, con sommo disappunto del capofamiglia. Intanto il figlio maggiore Paul, futuro erede dell'impero, elegante come un dandy e sempre intento a sperperare i soldi del padre, rientra a casa per le feste natalizie e, suo malgrado, rimane ammaliato dai misteriosi occhi neri della nuova arrivata... Ma c'è un segreto, nascosto nel passato di Marie, che rischia di sconvolgere le loro vite in modo imprevedibile. Una grande saga piena di intrighi, amori e colpi di scena, narrata da un punto di vista molto speciale: quello dei domestici della Villa delle Stoffe, che curiosi, attenti, fedeli o intriganti, spiano ogni mossa dei padroni, ne conoscono ogni segreto, sognano con loro e ne invidiano la vita sfavillante.
Titolo: La Villa delle Stoffe - Autore: Anne Jacobs - Casa editrice: Giunti - Anno pubblicazione: 2018 - Pagine: 604
Non ci è voluto molto a convincermi ad acquistare questo libro: è bastato che la commessa della Liberia Giunti in cui sono entrata una domenica mattina prima di pranzo mi sussurrasse nell'orecchio "Una storia alla Downton Abbey" e il danno era fatto. Ho subito alzato le antennine e immagini di ville e di domestici hanno iniziato a vorticarmi nella testa... Quel che resta del giorno, Gosford Park in una commistione di film e letteratura. Subito prima di arrivare alla cassa ho avuto un piccolo attimo di esitazione e ho chiesto "Comunque mi assicura che la storia d'amore non è troppo sdolcinata? che non prevale sul resto?". Alla risposta "No, signora stia tranquilla!" ho concluso l'acquisto e me ne sono tornata a casa con il mio tesoretto sotto il braccio. Avrò fatto un affare? Mi è piaciuto questo libro? Andiamo con ordine.
Innanzitutto quando ho scoperto che si trattava di una trilogia mi sono un pochino irritata. Non è corretto, doveva essere specificato! E' come venir invitati per una colazione e poi scoprire che prima delle 22.00 (di tre anni dopo) non ci si potrà alzare da tavola!
Comunque mi sono immersa nella lettura che si è rivelata da subito piacevole e coinvolgente. Tutto era come me lo aspettavo e le 600 pagine sono volate.  La vicenda è quella raccontata nella trama, non mi dilungo mai nel fare riassunti (che mi riescono in modo pessimo) e sembra di essere catapultati in quelle belle atmosfere dei romanzi del passato. La protagonista ricorda Jane Eyre, con il suo trascorso di sofferenza all'orfanotrofio e con contorno di amica tisica che divide il letto con lei, ma essendo la storia ambientata nel 1913 ci sono anche le fabbriche, lo sfruttamento del lavoro minorile e la miseria degli operai. Poi ci sono le gerarchie all'interno della villa con i signori da una parte e i domestici dall'altra, ognuno con un proprio ruolo definito. I camini da accendere, i vestiti da smacchiare (ho ripensato anche a Longbourn House di Jo Baker), il sesso disinvolto tra padroni e cameriere, le gravidanze nascoste o falsamente attribuite. In questo romanzo sono presenti tutti i temi e le situazioni che l'amante del genere si aspetta di trovarci, agnizioni comprese! Tutto narrato in modo fluido e coinvolgente.
Ma allora cosa manca? Manca l'imprevisto, quello vero, il destino, quello sporco e cattivo che rovescia le carte in tavola e fa tremare il lettore per la sorte che attende l'eroina. Manca anche la simpatia della protagonista, certo bella e seria, prudente ed avveduta, ma che non vorreste avere come amica. La vita dura ha forgiato il suo carattere e i suoi tratti più atipici la rendono interessante, ma non ti entra nell'anima. Io credo che questo sia dovuto a quello che scrivevo prima, ossia che si tratta di un libro piacevole che però non riesce a scavare veramente a fondo e a far emergere forti sensazioni nel lettore. Ci sono la giusta dose di ironia, di critica sociale, di amore e di sfortuna, ma certe volte non bastano gli ingredienti giusti ad assicurare la buona riuscita di un piatto. Per avere un libro che si ricordi e che si fissi nella mente ci vuole la nota stonata, l'unghia sulla lavagna che  fa venire i brividi. Oppure ci vuole l'estro ironico o la grazia di una scrittura unica, che imprima al testo il marchio della buona letteratura.
Che dire? Piacerà moltissimo alle utenti della biblioteca ... d'altra parte è piaciuto anche a me! ;-) 
Non preoccupatevi, non sono bipolare, solo giudizio oggettivo e soggettivo questa volta hanno fatto a pugni.
Buona lettura.



mercoledì 21 febbraio 2018

Il diavolo nel cassetto - Paolo Maurensig

Trama: La letteratura è un affare molto serio per un borgo svizzero stretto in una vallata quasi soffocata dalle montagne: si narra che Goethe di ritorno dall'Italia vi trascorse una notte per via di un guasto alla carrozza su cui stava viaggiando. Addirittura tre locande, a lui intitolate, si contendono il vanto di averlo ospitato. Inoltre, dal prete anzianissimo che redige le sue memorie alla ragazzina un po' sciocca autrice di filastrocche, passando per il borgomastro, tutti gli abitanti del paese si sentono scrittori e ambiscono a essere pubblicati. Spediscono romanzi per posta e per posta ricevono i rifiuti dagli editori. C'è poco da scommettere, quindi, sul talento di queste mille anime. Finché il diavolo fa il suo solenne ingresso in scena: «tutto nella sua persona pecca di eccesso, il suo riso è sgangherato, il gesto è teatrale, e la voce, la voce poi, dove sembra essere custodito il segreto del suo fascino, è rotonda, impostata, senza asperità, senza picchi, ma cela un sottofondo di sospiri e lamenti». Si professa grande editore e dice di voler aprire proprio lí una filiale della sua prestigiosa casa editrice. Chi non è disposto a un patto col diavolo pur di veder pubblicato il proprio romanzo? L'unico che sembra in grado di capire la pericolosità della situazione è padre Cornelius, mandato dalla diocesi in aiuto del vecchio parroco. Ma forse nasconde anche lui qualche ombra
Titolo: Il diavolo nel cassetto
Autore: Paolo Maurensig
Casa editrice: Einaudi
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 115

Se un pochino oramai mi conoscete vi sarete accorti che sono sempre molto cauta quando si tratta di dare dei giudizi (negativi) sui libri, soprattutto se sono letture che al primo impatto mi hanno lasciata perplessa. Non parlo dei libri che non mi sono piaciuti, perché quelli nemmeno li termino, piuttosto mi riferisco a quei libri che chiaramente hanno dei motivi di interesse e sono scritti bene, ma che come lettrice mi lasciano indecisa a chiedermi "mi è veramente piaciuto o mi è piaciuto il fatto che la sua compresione travalica la mia conoscenza?". Che tradotto significa "avrò la giusta sensibililtà e i mezzi per capirlo, mi sono persa per strada o non c'era molto da capire?".  La mia paura è sempre quella di non aver compreso qualcosa e pertanto di aver sottovalutato il valore dell'opera. Questo atteggiamento non nasce da mancanza di coraggio o scarsa fiducia in me stessa, ma dalla consapevolezza che la letteratura è piena di rimandi, di citazioni evidenti o nascoste, di codici che vanno compresi e che pertanto solo avendo la piena padronanza di tutto questo ci si può esprimere in modo netto ed irrevocabile. E io fino ad oggi l'ho fatto solo con un libro che era chiaramente una porcheria, un chick lit riuscito male, un romance  un boh, portato a termine perché omaggio CE!
Vi deludo di nuovo, lo so, ma nemmeno questa volta scriverò una recensione negativa, perché Il diavolo nel cassetto è un testo intrigante e mefistofelico e forse per questo di difficile interpretazione.
La trama è accattivante: in un paesino in cui tutti scrivono e ambiscono a venire pubblicati arriva il diavolo che è ... un editore! Bandisce un concorso dal quale uscirà un solo vincitore, che vedrà pubblicata la propria opera in una prestigiosa collana. Da subito la popolazione inizia a perdere la testa. Solo il parroco Cornelius sembra immune da questa fascinazione malefica. O forse no?
E mentre le volpi portatrici di rabbia imperversano nei boschi, presagi negativi si sommano ad atti violenti in un climax sgradevole ed ipnotico.
Penso che la chiave di volta del romanzo sia tutta in questo passo:

"Quindi, il suo luogo ideale è la società letteraria, non solo perché la letteratura è l'ultimo lembo del sapere che gli riconosca ancora una certa credibilità, ma anche perché è il luogo dove ogni vanagloria, alimentata dall'invidia, cresce a dismisura, dove anche il più banale dei pensieri - purchè sia impresso a caratteri tipografici - viene accettato."

A fine lettura mi è sorta spontanea una domanda. Lo scrittore avrà forse qualche sassolino da togliersi da una scarpa? Non posso saperlo, ma il sospetto mi è venuto. E beato lui che grazie ad una prosa elegante ed arguta riesce a farlo con tale scioltezza. Mi piacerebbe conoscere i retroscena, ma dal mio punto di osservazione lontano ho solo potuto  gettare uno sguardo a questo pazzo, pazzo mondo dell'editoria del quale non faccio parte.  
Consigliato per chi ha voglia di leggere tra le righe, con un pizzico di malizia. Della serie pubblicare o morire.









lunedì 19 febbraio 2018

Uomini che restano - Sara Rattaro

Ogni libro di Sara Rattaro è un fiume di emozioni che scorrono senza freni, e questa è l'ennesima conferma della sua grande capacità nel creare immediata empatia con i suoi personaggi.

Titolo: Uomini che restano • Autore: Sara Rattaro • Editore: Sperling & Kupfer • N.pagine: 250 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina rigida € 16,90 • Ebook € 9,99



TRAMA
All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà.


Sara Rattaro torna e lo fa con una storia che pur nella sua semplicità, arriva dritta al cuore.
Sara è maestra nel tratteggiare dei personaggi che vivono storie quotidiane, rendendoli "di famiglia" agli occhi del lettore. Impossibile non provare empatia, non affezionarsi ai suoi protagonisti, perché in ognuno di loro c'è qualcosa di noi o di qualcuno con cui abbiamo condiviso un tratto di strada. Le sue storie raccontano l'amore in tutte le sue sfaccettature, amori che cullano, che distruggono o che risanano.
In questo romanzo la Rattaro ci racconta l'amicizia tra due donne, Fosca e Valeria, che nasce casualmente sul tetto di un palazzo che domina Genova, la Superba, città che in questo romanzo a tratti si fa lei stessa personaggio: attraverso le frasi in corsivo che abitualmente intervallano la narrazione nei romanzi di Sara, Genova si racconta e racconta la sua gente che tanto le somiglia, con le sue storie fatte di resilienza, forza e caparbietà, ma soprattutto fierezza.


E così sono le sue donne, entrambe vittime di un abbandono tanto incomprensibile quanto doloroso, che trovano conforto nel potersi aprire una con l'altra. Questa però non è solo la storia di Fosca e Valeria, ma anche di Lorenzo, Sergio, Ale, Fabrizio, e poi il padre di Valeria, che pur essendo un personaggio secondario, a me è entrato nel cuore per il suo smisurato amore per la figlia.

"Le famiglie non si possono inventare, si devono sentire."

Uomini che restano e uomini che vanno, uomini che vanno pur rimanendo e uomini che restano pur andandosene. I capitoli si alternano dando voce a Fosca e Valeria, al racconto del vuoto generato dalla loro perdita e alla grande forza d'animo nel voler ritornare a sorridere, fino ai due capitoli finali nei quali si raccontano due degli uomini di questa storia, Ale e Fabrizio, capitoli che mi hanno commossa alle lacrime, degna chiusura di un romanzo che mi ha travolta come un fiume in piena. Lorenzo è un personaggio presente in maniera discreta lungo tutto il libro, per il quale faticavo a prendere posizione, fino a quel capitolo conclusivo nel quale apre il suo cuore e si mette a nudo, portandoci a vivere a ritroso la storia di Fosca e riconsiderandola nella sua interezza.

"Non esiste una sola verità, ne esistono tante versioni. Dipende da cosa sappiamo, da quello che riusciamo a vedere e da quello che abbiamo voglia di ascoltare."

Non vi voglio raccontare nulla di più di quanto succede, perché è un romanzo che va letto e vissuto ed ognuno di voi ci troverà qualcosa di diverso, ma allo stesso modo prepotentemente emozionante.
Ringrazio Sperling & Kupfer per avermene inviato copia.





venerdì 16 febbraio 2018

Dieci piccoli infami - Selvaggia Lucarelli

Buon venerdì!
Oggi è il mio turno di parlarvi di un libro ricevuto a Natale, nell'ambito della rubrica ideata da La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La Libridinosa : "Questa volta leggo...". 

L'argomento di febbraio è appunto "Un libro ricevuto a Natale". Quest'anno Babbo Natale è stato molto generoso con me e mi ha portato tanti bei libri; dato il periodo frenetico la mia scelta è caduta su un libro leggero, di intrattenimento, che si legge veramente in un paio d'ore, vi parlerò infatti di "Dieci piccoli infami" di Selvaggia Lucarelli


Titolo: Dieci piccoli infami • Autore: Selvaggia Lucarelli • Editore: Rizzoli • N.pagine: 216 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € 17,00 • €book € 9,99


TRAMA

La migliore amica che tradì la sua fiducia dopo cinque anni, quelli delle elementari, di complicità ininterrotta e simbiosi pressoché totale. Un parrucchiere anarchico, poco incline all’ascolto delle clienti e molto a gestire taglio e colore in assoluta libertà. Il primo ragazzo a essersi rivolto a lei chiamandola gentilmente “signora”. Un ex fidanzato soprannominato Mister Amuchina per la sua ossessione paranoide verso l’igiene e l’ordine, prima che un incidente ponesse provvidenzialmente fine all’asettica relazione. La suora che avrebbe voluto fare di lei la prima “Santa Selvaggia” della storia. Sono solo alcuni dei personaggi inseriti da Selvaggia Lucarelli nella sua personalissima blacklist, un girotondo di piccoli infami che, più o meno inconsapevolmente, l’hanno trasformata anche solo per pochi minuti in una persona peggiore. Dopo il grande successo di Che ci importa del mondo, suo romanzo d’esordio, Selvaggia Lucarelli ci consegna un libro scritto con sincerità, autoironia e con il suo inconfondibile stile corrosivo. Perché Dieci piccoli infami non è solo una rassegna di incontri sciagurati ma un’autentica resa dei conti: con i mostri più o meno terribili in cui inciampiamo nella vita e anche un po’ con la nostra capacità di riderne e di (non riuscire proprio a) perdonare.


Seguo Selvaggia Lucarelli su Facebook,  non assiduamente ma abbastanza spesso, i suoi post mi divertono e mi offrono spesso spunti di riflessione. Mi piace il suo stile ironico, spesso tagliente, di lei mi piace soprattutto la sua grande autoironia. E tutte queste caratteristiche le ho ritrovate  in questo volume, più che un romanzo lo definirei una raccolta di racconti brevi, molto in stile post di Facebook, dei quali si serve per togliersi più di un sassolino (dieci per l'esattezza) dalle scarpe.
Dieci episodi, dieci individui che in qualche maniera hanno segnato il suo passato e hanno fatto di lei quella che conosciamo, una "rinomata stronza" come lei stessa si definisce nella premessa.
Conosciamo così la sua prima amica del cuore, che non esita a scaricarla dopo anni di rapporto esclusivo a favore di una nuova arrivata tutta lucidi capelli lisci e jeans firmati; il parrucchiere anarchico che per la modica cifra di una mensilità di affitto di un appartamento le rovina i capelli, bene più prezioso della riserva idrica mondiale; un ragazzo incontrato in vacanza a Tel-Aviv, "clamorosamente bello" che ridacchia ogni volta che la guarda dicendole di essere felice di aver condiviso con lei il più bel panorama di Masada (e non si riferiva al paesaggio...). Racconti che strappano più di qualche sorriso, ma anche racconti che lasciano un po' l'amaro in bocca, come "L'uomo con la Mini grigia" padre di famiglia che riserva alle coetanee della figlia sguardi non propriamente paterni, o "Suor Clelia" specchio di una certa parte di educatori insoddisfatti che riversano le proprie frustrazioni su chi non può ribellarsi (certo, si parla di altri tempi, ora la situazione è diametralmente opposta).
In sostanza una carrellata nella quale riconoscersi, perché tutti abbiamo incontrato un infame nel nostro cammino, alle volte magari per qualcuno lo siamo anche stati, consapevolmente o meno; una lettura senza lode né infamia (quella la riserviamo solo ai protagonisti dei racconti), che intrattiene per un paio d'ore divertendo, ma non solo, dal titolo che fa il verso al celebre romanzo di Agatha Christie e alla filastrocca da cui origina, nella speranza che anche questi dieci piccoli infami soccombano a pagamento delle pene inflitte alla povera Selvaggia.


Prima di salutarvi vi lascio il calendario con i prossimi appuntamenti di "Questa volta leggo..." per il mese di febbraio.

mercoledì 14 febbraio 2018

La manutenzione dei sensi - Franco Faggiani

Titolo: La manutenzione dei sensi • Autore: Franco Faggiani • Editore: Fazi • N.pagine: 250 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 16,00 • Ebook € 7,99

TRAMA
A un incrocio tra casualità e destino si incontrano Leonardo Guerrieri, vedovo cinquantenne, un passato brillante e un futuro alla deriva, e Martino Rochard, un ragazzino taciturno che affronta in solitudine le proprie instabilità. Leonardo e Martino hanno origini ed età diverse, ma lo stesso carattere appartato. Il ragazzo, in affido temporaneo, non chiede, non pretende, non racconta: se ne sta per i fatti suoi e non disturba mai.
Alle medie, però, a Martino, ormai adolescente, viene diagnosticata la sindrome di Asperger.
Per allontanarsi dalle sabbie mobili dell’apatia che sta per risucchiare entrambi, Guerrieri decide di lasciare Milano e traslocare in una grande casa, lontana e isolata, in mezzo ai boschi e ai prati d’alta quota, nelle Alpi piemontesi.
Sarà proprio nel silenzio della montagna, osservando le nuvole in cielo e portando al pascolo gli animali, che il ragazzo troverà se stesso e il padre una nuova serenità. A contatto con le cose semplici e le persone genuine, anche grazie all’amicizia con il burbero Augusto, un anziano montanaro di antica saggezza, padre e figlio si riscopriranno più vivi, coltivando con forza le rispettive passioni e inclinazioni.
Una storia positiva è al centro di questo romanzo che trabocca di umanità e sensibilità autentiche e che contiene una riflessione sul labile confine che divide la normalità dalla diversità.
Un romanzo sul cambiamento, la paternità, la giovinezza, in cui padre e figlio ritroveranno la loro dimensione più vera proprio a contatto con la natura, riappropriandosi di valori irrinunciabili come la semplicità e la bellezza.


Ci sono romanzi che irrompono nelle nostre giornate, travolgendoci in un turbinio di emozioni, e ci sono romanzi che entrano in punta di piedi, ci accompagnano discretamente e rimangono lì, in un angolino del cuore. "La manutenzione dei sensi" appartiene a questa seconda categoria, una lettura che mi ha portata sulle Alpi piemontesi e mi ha fatto respirare l'atmosfera di pace e serenità che solo la montagna sa dare.
Franco Faggiani, con una scrittura fluida, semplice ma curata racconta la storia di Leonardo Guerrieri,  della sua vita con Chiara, la moglie, caratterizzata dai ritmi frenetici della Milano che lavora, e della sua vita dopo Chiara, quando tutto sembra aver perso senso.
Leonardo rimane vedovo improvvisamente e si lascia prendere dallo scoramento, scivola in uno stato di apatia dal quale niente riesce a riscuoterlo, nemmeno la figlia Nina che non sopporta più di vederlo aggirarsi per casa svuotato da ogni emozione. Fino al giorno in cui lei prende la situazione di petto, si presenta da Leonardo con Martino, un bambino di dieci anni ospite di un orfanotrofio, dicendogli che ha deciso di dargli una famiglia, di prenderlo in "affido temporaneo". Martino è un bimbo "strano", dalla spiccata intelligenza, che non ama il contatto fisico, né la presenza di gente intorno, al quale viene diagnosticata la sindrome di Asperger. Nonostante Leonardo sia consapevole di quanto ogni cambiamento per Martino sia un trauma difficile da superare, decide di abbandonare la vita di città per trasferirsi in montagna ed è qui che inizia la sua seconda vita, tra i rumori ovattati dei sentieri innevati dove padre e figlio faranno delle lunghe passeggiate silenziose, tra l'alternarsi delle stagioni e dei piccoli e grandi cambiamenti che portano con sé e le lezioni che la montagna impartisce ai suoi abitanti: "imparare a fare, ma anche a fare senza".
A fare da collante fra i due, un personaggio meraviglioso, Augusto, un vecchio montanaro che somiglia ad entrambi nel bastare a sé stesso e che farà loro trovare il giusto equilibrio tra il bisogno di solitudine e la necessità di sentirsi parte di una famiglia.

"La gente va e viene, per necessità, per dovere, per istinto. L'importante non è il tempo che rimane, ma quello che ci ha lasciato in testa dopo essere andata via."

Un romanzo che tratta tanti temi, la famiglia, l'amicizia, la depressione, la convivenza con la sindrome di Asperger, il senso di appartenenza, e lo fa in modo delicato ma incisivo; un romanzo che fa riflettere ma anche sorridere, negli scambi di battute tra Martino e Augusto.
Una lettura piacevole come un abbraccio sincero e ringrazio Fazi Editore per avermi dato l'opportunità di leggerlo, fornendomi la copia digitale.



lunedì 12 febbraio 2018

Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee - Matthew Sullivan

Oggi vi parlo di un thriller che mi ha tenuta letteralmente incollata alle sue pagine


Titolo: Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee • Autore: Matthew Sullivan • Editore: Longanesi • N.pagine: 356 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina rigida € 17,60 • Ebook € 8,99

TRAMA
Lydia è una ragazza schiva e introversa. Ama nascondersi fra i suoi adorati libri e fra gli scaffali della Libreria delle Grandi Idee presso cui lavora, nel cuore di Denver, Colorado. Una libreria che, in particolare nelle ore di apertura serali, si popola di bizzarri bibliomani che fra i volumi passano lunghe ore. Una sera, poco dopo la chiusura, a Lydia tocca una sconcertante, terribile sorpresa. Uno degli abituali frequentatori, il giovane Joey, si è impiccato fra gli scaffali del piano superiore. Prestandogli i primi soccorsi, Lydia fa una scoperta che cambierà la sua esistenza: dalla tasca dei jeans di Joey spunta una foto. Una foto che ritrae lei da bambina. Perché Joey si è suicidato proprio in libreria? Per quale motivo teneva in tasca quella foto? E perché Lydia ha l'impressione che sia solo il primo di una serie di messaggi che Joey le ha lasciato prima di morire, affidandoli ai libri? Nel tentativo di scoprire la verità, Lydia rievoca immagini di una terribile notte della sua infanzia, dettagli sepolti da tempo nella memoria. E insieme ai ricordi riemergono presenze che pensava di aver lasciato ormai nel passato, come quella di suo padre. "Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee" è un thriller ambientato nel mondo degli amanti dei libri, fra personaggi che alla passione per la lettura e per il sapere hanno votato la propria vita, fino alle conseguenze più estreme...


Ho adocchiato questo libro tra le nuove uscite, appena possibile l'ho scaricato sul mio fido Kindle e mi sono tuffata nella lettura. Ora, chi mi conosce sa che io leggo con la velocità di un bradipo in passeggiata, eppure ho divorato questo romanzo in due soli giorni. Mi capita raramente di essere così coinvolta nella lettura, al punto da ritagliarmi cinque minuti in qualsiasi condizione per la smania di sapere cosa succederà.  Non si tratta di un thriller dai ritmi serrati, almeno non nella prima parte, ma la storia e lo stile fluido e scorrevole hanno creato in me una sorta di dipendenza.
La protagonista è Lydia, una donna dal passato traumatico che cerca in tutti i modi di lasciare alle spalle, e dal carattere solitario e schivo. Nella sua vita ci sono due punti fermi: il compagno David, mago dei computer, che condivide con lei la stessa avversione per la vita sociale, e il suo lavoro alla Libreria delle Grandi Idee, una libreria nata all'interno dei locali dismessi di una fabbrica di lampadine che, oltre ai clienti "normali", accoglie tra le sue mura un gruppetto di persone che vive di espedienti ai margini della società e che tra gli scaffali della libreria trova un rifugio, qualche storia da leggere e chi a volte ascolta i loro sfoghi. Sono i Topi di Libreria. Tra questi c'è Joey, un giovane ragazzo taciturno, che non rivolge la parola a nessuno tranne a Lydia, che è spesso accompagnato da Lyle, un cinquantenne che lo protegge e lo aiuta.
Un venerdì sera intorno a mezzanotte, Lydia fa il solito sopralluogo tra i corridoi prima di chiudere la libreria. Cercando qualche "Topo" che indugia troppo nella lettura fa invece una macabra scoperta: Joey si è impiccato proprio lì, tra gli scaffali. Basterebbe il ritrovamento a sconvolgere Lydia, ma questo avvenimento si rivela essere solo l'inizio di un viaggio a ritroso negli avvenimenti che hanno sconvolto la sua infanzia: Joey infatti ha con sé una foto che ritrae il decimo compleanno di Lydia, mentre soffia sulle candeline insieme a due amichetti che hanno avuto un ruolo fondamentale negli eventi che l'hanno travolta proprio in quel periodo della sua vita.
Qualche giorno dopo si presenta in libreria la padrona di casa di Joey per comunicarle che il ragazzo ha lasciato a lei i suoi pochi libri, e una volta andata a ritirali, Lydia scoprirà che alcune parole sono state tagliate dalle pagine, lasciando dei fori all'apparenza insignificanti, e alcune gocce di sangue che macchiano proprio quelle pagine.
Perché Joey ha una sua foto? E perché lascia in eredità proprio a lei alcuni libri che nascondono al loro interno dei messaggi incomprensibili? 
Lydia è costretta a riaffrontare i fantasmi della sua infanzia e a ripercorrere il momento peggiore della sua vita, scoprendo aspetti insospettabili sulle persone che la circondavano in quel periodo.
Paradossalmente il personaggio che ho più amato è stato proprio Joey con la sua spasmodica ricerca di un suo posto nel mondo e la sua fragilità. Un thriller, ma anche un romanzo che parla di famiglia e di amicizia.
Non vi dico altro della trama perché va scoperta e goduta, ma sicuramente posso consigliare la lettura di questo libro se siete alla ricerca di un romanzo coinvolgente, capace di regalarvi alcune ore di evasione al pari di un bel film di intrattenimento.



sabato 10 febbraio 2018

Flash giveaway: annunciazione (si dice annuncio! capra) proclamazione!

*interventi in blu di Lea

Buongiorno a tutti, eccoci finalmente alla proclamazione del vincitore del flash giveaway.
Sarà un post molto breve perchè Lea ha fretta di andare a guardare Sanremo (dopo il Bracchetto ecco un'altra sua debolezza) e io non voglio stare qui tutta sola a sproloquiare. Scusa, ma c'è pure una canzone sul congiuntivo, come faccio a non apprezzare? Se vogliamo dirla tutta c'è pure un museo delle cere che Madame Tussaud levate proprio...
Beh, bando alle ciance, come dicevamo (Leaaaaaaa abbassa quel televisore!) abbiamo fatto un'estrazione tra tutti i nomi dei partecipanti al giveaway tramite il sito random.org e ... rullo di tamburi (Leaaaaaaaa, non sento manco i tamburi, ABBASSA!!!) ... 
Ecco il vincitore!
 Congratulazioni a Roberta de La libreria di Tessa!!! 
Poi ci farai sapere se ti è piaciuto ;)
Roby hai vinto proprio tu! Ti rendi conto? Non serve che mi mandi l'indirizzo ;-)
Comunque, considerato che oggi siamo felici perchè inizia un lungo fine settimana (che si prolungherà fino a giovedì per me e fino a martedì per Lea) abbiamo deciso di inviare dei segnalibri alla seconda e alla terza classificata! Scriveteci in privato su messenger, mandateci l'indirizzo e esprimete la vostra preferenza. Animale o floreale? Bacci non è che pensano che mandiamo loro cose strane? Tu stai lontana dagli unicorni e vedrai che va tutto bene. Sicura? Vabbè, a scanso di equivoci, chiariamo che non vi arriverà a casa un pelosetto zampettante nel caso di scelta animale, né il mazzo di fiori con la fascia "Eri il migliore" in caso di scelta floreale, bensì soggetti fustellati su cartoncino. Ecco, sei più serena ora? Ora sì, possiamo procedere.
E procediamo. Tu torna a guardare Sanremo che altrimenti la Vanoni si rattrista. Eh, hai poco da prendere in giro: tutta invidia che io ho la miusica nel cuore. Io invece ce l'ho nelle orecchie e quello che sento non mi piace penniente, sapevatelo.
Che dire ancora? Nulla! Saluta e andiamo.
Ma guarda un po' che maleducata! Ora te le suono io, altro che miusica!
A tutti voi, grazie per aver partecipato e ci aggiorniamo al prossimo giveaway, ossia al prossimo acquisto doppio di Lea! (in realtà potrei anche mettere in palio i libri che non mi sono piaciuti! che ne dite?).  Ma che li hai presi per il cestone delle delusioni, quello dove Tessa (complimenti ancora!) fa volare i libri che non riesce a finire, screanzata! Non è detto che se non sono piaciuti a me, non possano piacere a qualcun altro, ogni lettore è a sé e ogni lettura suscita emozioni diverse nel cuore di chi legge... Senti, Virgilio, guarda che Lurch ti sta chiamando, vai! Come dici? Non è Lurch, è Baglioni? Vabbè, vai uguale!
Psssst, facciamo piano che la Bacci è distratta, io lo voglio sapere cosa ne pensate della mia idea, quella di regalare i libri che non mi sono piaciuti...

Alla prossima!




martedì 6 febbraio 2018

Questa volta leggo #1...Il castello blu di Lucy Maud Montgomery

Trama:L'immagine che Valancy Stirling vede riflettersi nello specchio è una figura tristemente scolorita. Ha quasi trent'anni e non ha un marito: quanto basta a renderla motivo di imbarazzo per la sua ingombrante famiglia. Valancy vive secondo le regole imposte da una madre bigotta e accoglie con remissione le scelte che altri fanno per lei. C'è un luogo dei suoi sogni, però, dove si sente libera: il suo "castello blu". La sconvolgente diagnosi di una malattia cardiaca fatale la spinge, però, a uscire dal suo bozzolo di timore e a cercare nel mondo il suo castello: prima, sul limitare di quella "landa desolata" dove abitano i reietti della comunità - Cissy Gay, una ragazza madre malata di tubercolosi, e suo padre Abel, un impenitente alcolista; poi, ancor più lontano, sul Lago Mistawis, dove vive soltanto lo sregolato Barney Snaith, che tutti reputano un criminale in fuga. Ambientato nel Muskoka, dove specchi d'acqua, isole velate dalla nebbia, cascate scroscianti e boschi inestricabili si fondono nel magico silenzio della natura canadese.
Titolo: Il castello blu
Autore: Lucy Maud Montgomery
Casa editrice: Jo March
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 234


Da subito ho voluto aderire a questa iniziativa pensata da Chiara (La lettrice sulle nuvole  ) e Laura (La Libridinosa), ma quando ho scoperto che l'argomento del mese era Un libro ricevuto a Natale sono rimasta un attimo interdetta perché a Natale ...non avevo ricevuto nessun libro! Poi però ho pensato che il regalino monetario dei miei genitori l'avevo "investito" tutto in libreria e allora eccomi qui!
Questo romanzo ho iniziato fortemente a desiderarlo al termine della lettura di Anna dai capelli rossi perché non avevo voglia di abbandonare le ambientazioni e le atmosfere create da questa scrittrice e navigando in internet avevo scoperto che il libro della Montgomery considerato più anticonvenzionale era "Il castello blu" pubblicato dalla casa editrice Jo March.
La trama aveva al suo interno tutti gli elementi che mi sono cari: una ragazza non più giovane che vive insieme ad una famiglia opprimente che non fa che sminuirla e allo stesso tempo sfruttarla. Valancy Stirling è ostaggio dei propri parenti e delle convenzioni e non ha mai avuto la forza e la grinta per ribellarsi ad una condizione che la condanna alla mortificazione e al tedio. Le sue giornate sono intessute di frasi mille volte ripetute per umiliarla, per renderla sempre cosciente della propria insignificanza. Cene e riti di famiglia, commedie in cui ognuno recita da sempre la stessa parte: la cugina bella, lo zio da non contrariare perché in possesso di un solido patrimonio, la zia malata immaginaria, la mamma arida e bigotta (un campionario di personcine simpatiche come potete intuire). La Montgomery descrive con acume, ironia e un pochino di sana cattiveria questa sfilata di mediocrità che imprigiona Valancy in una non vita, fino a quando un evento inaspettato frantuma gli equilibri. A Valancy viene infatti diagnosticata una malattia cardiaca che le lascia un anno di vita. A questo punto lei deciderà di non compiangersi, ma di compiere un passo impensabile. La mite Valancy inizierà a dire la verità e a ribellarsi: non riderà più alle battute che non fanno ridere, non chinerà la testa davanti alle ipocrisie, ma finalmente libera da ogni paura se ne andrà e romperà le catene. Leggere della "rivolta" della protagonista è stato liberatorio. L'autrice riesce a parlare ai lettori di ieri e di oggi lanciando il suo messaggio sempre attuale. La vita è preziosa e bisogna viverla comunque al meglio, nonostante il destino non ti abbia regalato le carte migliori. Bisogna saper cogliere ogni istante di bellezza e soprattutto bisogna respingere e rigettare al mittente ogni forma di conformismo venato di ipocrisia.
Valancy farà delle scelte forti, andrà contro il sentire comune e sarà immensamente felice e in comunione con la natura. Il suo castello blu che prima era un regno dei sogni, un posto di serenità dove poter essere se stessa, lo costruirà metaforicamente sulla sua terra, in mezzo alla gente che non capisce e non l'approva. E di tutto questo non le importerà assolutamente nulla, al punto che poi...
Non posso svelare troppo, ma posso sicuramente dirvi che Valancy è un'eroina moderna ed anticonvenzionale, anche sotto il profilo sentimentale e che il libro mi è piaciuto molto, tanto che l'ho letto in una sola serata in cui ho fatto le ore piccole, un meraviglioso sabato sera profumato di libertà.
Non ho potuto non pensare ad Anne, una delle mie eroine austeniane preferite, che in Persuasione si guarda impietosa allo specchio riconoscendo il suo essere "sfiorita" con tutto il rimpianto di aver perso l'occasione della vita, quella Anne che poi surclasserà tutte le altre in un trionfo (composto). Il prototipo della zitella alla riscossa (la Austen non mi perdonerebbe mai il termine) è lei, ma Valancy porta più avanti la rivincita delle donne sottovalutate e le traghetta verso la modernità, un'epoca in cui i ruoli possono addirittura venir invertiti con profonda, sensuale e consapevole soddisfazione.
 
"Fuoco caldo - libri - agio - riparo dalla tempesta - i nostri gatti sul tappeto. Moonlight," disse Barney, "ti sentiresti più felice, adesso, se tu possedessi un milione di dollari?"
Ma la risposta, noi lettori, la conosciamo! ;-)
 
 
 
Vi saluto lasciandovi il riepilogo delle recensioni passate e che verranno:









venerdì 2 febbraio 2018

Flash giveaway - La fattoria dei gelsomini



- In blu gli interventi della Bacci -
Vi ricordate la mia breve storia non triste? No?  - Quindi ora glielo spieghi? - Volevo a tal punto questo libro che prima di iniziare a leggerlo (dopo sarebbe stato difficile in effetti - Lea, molla il Brachetto -) mi sono trovata in possesso di ben tre copie dello stesso: una digitale, una cartacea e mia e una della biblioteca. - Aaaaaaah l'abbondanza! ...e l'effetto del Brachetto... -
Il mio libraio che è veramente fantastico, al pari del signor Amazon ma con minori possibilità economiche, mi avrebbe gentilmente ritirato la copia acquistata, pur avendo io confessato di averla letta, ma presa da un attacco di insensato buonumore - se vedete passare unicorni e arcobaleni è colpa sua! Io non c'entro - ho deciso di rifiutare l'offerta e di metterla in palio in questo flash giveaway. E la Bacci mi ha dato manforte! - E quando mai potrei rifiutare la possibilità di rendere felice un nostro lettore? -
Lettori leggete e moltiplicatevi e diffondete l'ironico e intelligente messaggio di questa autrice.
Basterà essere lettori fissi del blog e commentare questo post, al resto ci penserà il caso. - Che facciamo? Chiediamo ai tuoi utenti di estrarre un bigliettino? Ci affidiamo alla prima cosa che ci passa sotto gli occhi in un momento stabilito dalle congiunture astrali? - Ma noooooo!!! Ovviamente faremo una regolare estrazione tramite il sito random.org . E scommetto che vorrai anche sapere quando... - Ovvio! Magari vorranno saperlo anche i partecipanti al giveaway, che dici? - Dai, facevo scherzetto. Allora spieghiamo le cose per bene: avrete tempo fino alle ore 18,00 di venerdì 9 febbraio 2018 per commentare indicando la vostra volontà di partecipare al giveaway e l'indicazione della vostra mail per poter essere contattati in caso di vincita (dopo esservi iscritti tra i lettori fissi, se non lo siete già) e se vi fa piacere (ma non è requisito obbligatorio) mettere anche un like/follow alla nostra pagina Facebook, al nostro profilo Instagram e account Twitter. A noi ovviamente farebbe moooooolto piacere!
Sabato mattina alle ore 8 troverete il post con la proclamazione del fortunato vincitore, che sarà contestualmente contattato via mail. 
Buona fortuna e buon venerdì a tutti!