mercoledì 31 maggio 2017

Non ditelo allo scrittore - Alice Basso

Trama: A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica.
Titolo: Non ditelo allo scrittore
Autore: Alice Basso
Casa Editrice: Garzanti
Anno Pubblicazione: 2017
Pagine: 316

- In blu gli interventi di Stefi -
Aspettavo da un anno di tornare in compagnia di quella simpaticona sociopatica di Vani e di sapere quali altre avventure Alice le avrebbe fatto affrontare. E tu Lea?
Io inizio a leggere le avventure di Vani e metto il mondo in stand by. Pari pari, siamo tutte sulla stessa barca, mi sa quando parliamo della mittica ex-signorina Basso! 
Mi pare quasi sia una lettura dovuta quando ho faticato su altri versanti: del tipo questa sera mi merito la Vani, porcocazzo! Alice! Hai fatto dire le parolacce a Lea! A LEA, ti rendi conto? Che anche se le frantumi falangi e falangette, implode e quasi ti chiede scusa! Potere delle brave scrittrici... Perché non sto a raccontarvela...io e lei siamo pianeti distanti, ma quanto vorrei assomigliarle! E invece sto sempre a sorridere, ad essere accomodante, ad avere senso pratico e bla bla (che vi dicevo?) ma visto che non si può morire rotondi se si è nati quadrati (sigh, io sono nata tonda e con gli anni continuo ad arrotondarmi...) io mi consolo con la Vani (è la terza volta che mi prendo la confidenza di chiamarla con il suo nome, ora mi telefona e mi diffida - naaaaaa! mica le hai detto che è una personcina dolce e carina? -).  Però io e lei potremmo forse essere amiche, come Laura è amica di Morgana. (o come io e te? Ihihihihi)  Comunque basta parlare di me, parlo di lei. Di meeeeeeeee? Ah no, di Vani...
Questo terzo libro delle sue avventure ci porta un passo avanti ed un passo indietro rispetto gli altri due. (DE-SPA-CITO, PASITO PASITO, ok la smetto).
Il passo indietro riguarda la parte gialla che qui è poco più che un pretesto - io direi che più  che una parte gialla, c'è un intenso lavoro di investigazione (intenso sotto vari punti di vista) - e il passo avanti è tutto nel rapporto con Berganza e nella conoscenza di una Vani adolescente che conduce il lettore a scoprire sempre più e sempre meglio la storia di questo incredibile personaggio. Quanto mi è piaciuto il viaggio a ritroso nella vita di Vani, scoprire la genesi di questo fantastico personaggio e capire un po' meglio come si sono acuiti i suoi spigoli (a proposito di morire quadrati o tondi...). In questo libro inoltre l'entrata in scena di un gosth writer come lei, al quale deve fare da Pigmalione è spassosissima. Ma quanto è antipatico Marotta? E anche qui possiamo sottolineare la bravura di Alice nel renderci odioso un personaggio, tanto quanto ne amiamo un altro, pur essendo caratterialmente molto simili. In questo ci ho proprio visto l'autrice che si divertiva e chissà quanti dei pensieri di Marotta sul suo pubblico di lettori sono mutuati direttamente dai pensieri di Alice Basso (non ce lo dirà mai. O forse sì? Con Alice non si può mai sapere).
Stefi, ricordami di non andare mai ad un incontro con una pinza per capelli e diecimila post it infilati nel libro. Piuttosto ci metto dentro delle tagliatelle crude. Come ti sembra come idea? 
Innanzitutto se ti vedo uscire per un incontro con la pinza nei capelli ti fulmino io direttamente, secondo poi, le tagliatelle non è meglio se ce le spariamo con un buon ragù? Per segnare le pagine puoi sempre mettere qualche scontrino, le bustine del tè, le cerette usate, ma le tagliatelle no! Che poi macchiano anche tutte le pagine, su!
Porcocazzo (ci ho preso gusto) ALLOOOOOOORAAAA abbiate pietà voi scrittori nei confronti di noi umili e adoranti lettori. Che poi se devo dire la verità io penso che il libro una volta pubblicato sia dei lettori quanto degli autori, quindi rassegnatevi ad accettare qualsiasi folle interpretazione. Eh già, rassegnatevi.
A questo punto apro un birretta scura e i Fonzies e mi accomodo sul divano con Stefi e penso che in questo romanzo la Sarca mi si è un pochino intenerita e la cosa mi è piaciuta. Io mi ci accomodo anche, ma tu passa i Fonzies  e la birra e magari se Alice si decidesse ad uscire il quarto libro, sarei anche più felice.
Non voglio spoilerare (guai a te! Anche se non è facile parlare di questo libro senza fare spoiler, io vorrei dirlo a tutti che... ok ok sto zitta, ma voi leggetelo, che io devo parlarne con tutti!!!) , dico solo che spesso leggendo mi sono trovata a ridere e poi a sorridere come una deficiente, (anch'io, anch'io!) con grande perplessità di chi mi sedeva vicino  (ehm...io no. Sarà che chi mi sta vicino è abituato a vedermi sorridere come una deficiente senza un motivo apparente?) e senza rendermene conto mi sono trovata a pag. 316. Ed ora? Voglio il seguito e sono sicura che mi farà penare, perché lo so che la Basso si diverte con noi come fa il gatto con il topo.
Alice! #escistocazzodiquartolibro! Io ti avviso eh! Potresti ritrovarti una combriccola di minchione sotto casa con gli striscioni in mano. E non sarebbe una piacevole visione, te lo assicuro (che poi sai già che livello di minchionaggine possiamo raggiungere quando ci troviamo tutte assieme...vuoi rischiare?)
Scusate, magari vorreste pure un giudizio. Intanto se non avete letto i primi due correte a leggerli, mentre se li avete letti ...siete ancora qui? Dovete leggere anche il terzo perché non è concepibile negarsi un tale piacere per il cervello. Un piacere per il cervello, per gli occhi, per il cuore e per chi vi sta attorno che ha materiale per prendervi in giro per mesi e mesi, per tutte le facce buffe e le risatine sguaiate che farete leggendolo.
Che, si è capito che DOVETE CORRERE IN LIBRERIA A COMPRARE LA BASSO?!?!? Op, op!



 







lunedì 29 maggio 2017

Dillo tu a mammà - Pierpaolo Mandetta

TRAMA
I sentimenti non sono semplici, ma con le parole lo diventano.
L’amore è sempre una faccenda di famiglia. Samuele ne è convinto, mentre guarda fuori dal finestrino sul treno che da Milano lo trascina verso sud. Dopo essere fuggito per anni, è finalmente pronto a rivelare ai suoi genitori di essere omosessuale. Con lui c’è Claudia, la sua migliore amica, incallita single taglia 38 e unica donna di cui si fida. Appena arrivano a Trentinara, un grazioso borgo del Cilento, ad accoglierli ci sono i parenti al completo. E la sera, alla festa del paese, il papà ha un annuncio da fare: suo figlio e la fidanzata Claudia si sposeranno a breve. È un vero e proprio shock per Samuele: lui vuole sposare Gilberto, il compagno rimasto a Milano, proprio lo stesso uomo che lo aveva convinto a riavvicinarsi ai suoi. Ma nelle case del Sud è quasi una tradizione che sogni e desideri vengano condivisi in “famiglia”: non solo con mamma e papà, ma anche con quella vecchia zia che si incontra una volta all’anno e persino con la vicina di casa. E così Samuele, per poter essere padrone della propria vita, dovrà fare i conti con un passato che vuole lasciarsi alle spalle; stavolta, però, non è disposto a scendere a compromessi. E adesso chi glielo dice a mammà?
Titolo: Dillo tu a mammà
Autore: Pierpaolo Mandetta
Editore: Rizzoli
N.pagine: 312
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788817094474
La lettura di questo libro mi è stata consigliata da Laura Libridinosa, la quale sa essere molto convincente (leggi: padroneggia bene l'arte della minaccia). E ancora una volta la devo ringraziare (smettila di gongolare). 
Questa è la storia di Samuele, un ragazzo del Sud al quale il paesello va stretto e decide di "salire" al Nord per trovare la propria strada. La realizzazione personale non è l'unico motivo che spinge Samuele a partire, la spinta maggiore è la voglia di vivere liberamente la propria vita, senza dover sfuggire agli sguardi e ai giudizi dei suoi compaesani. Perché Samuele è gay ed è certo che nessuno al suo paese lo accetterebbe, famiglia compresa. Perciò decide di partire e vivere "lontan dagli occhi, lontan dal cuore".
Dopo un inizio traballante in quel di Bologna approda a Milano, città che gli regala tutto quello che desidera: il lavoro dei suoi sogni, ben pagato, vita mondana, amicizie sincere e l'amore. Convive felicemente con Gilberto e sembra che tutto fili liscio, ma in fondo al suo cuore Samuele sa che non potrà mai essere completo finché non avrà fatto i conti con tutto quello che ha lasciato in sospeso della sua vita precedente. D'altro canto Gilberto sa che senza quel passaggio non potranno mai essere pienamente felici e lo mette di fronte ad una scelta, chiedendogli di sposarlo. Samuele a quel punto è costretto a confessare ai suoi di essere gay e parte per questa missione, senza Gilberto ma in compagnia di Claudia, la sua amica, quella con la A maiuscola, dalla quale ha sempre trovato rifugio, comprensione e anche qualche bel vaffa quando era il caso.
Claudia è la classica ragazza milanese che lavora nella moda, sempre a dieta, con la frenesia nel sangue e l'atteggiamento di chi affronta le cose di testa, mai di pancia.
Questo viaggio sarà per entrambi un viaggio dentro loro stessi, un costringersi ad affrontare finalmente tutte le cose irrisolte, con la forza che solo la terra del Sud sa regalare.

"Andare, tornare, restare. A volte sono consigli, a volte imposizioni, a volte condanne."

Questo è un libro che parla dritto al cuore, senza giri di parole, nel quale si percepisce il patimento di chi si sente costretto ad indossare una maschera per non ferire chi gli sta attorno, senza rendersi conto che così ferisce due volte: gli altri e se stesso.
Ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto prendere Samuele per le spalle e scuoterlo, dirgli di smettere di autocommiserarsi e iniziare a vivere, nel bene e nel male, senza fuggire ma affrontando i problemi, che spesso problemi lo sono solo per noi.

"Vedi che non ti devi difendere dalle cose brutte. Lascia che ti travolgano. Fatti scassare, piangi, goditi il dolore. E' un privilegio, tesoro di zia, vuol dire che sei viva. Perché quando non ti succede niente, quando tutto fila liscio, o quando fai solo quello che hai deciso di fare, che da ricordare, poi? Non ti ricordi niente. Il dolore ci irrobustisce, ci migliora. Se non soffri, non puoi imparare a superare il dolore. Se soffri, poi non ti metti più paura."

Ma mai ho smesso di voler bene a Samuele, di desiderare abbracciarlo e dirgli che doveva volersi bene. 
Con una scrittura fluida, intensa e ironica Mandetta ci regala un ritratto meraviglioso e reale del nostro bellissimo Sud e dei sentimenti che solo la famiglia, in tutte le sue accezioni, può farci provare. E una lettura che sa intrattenere e commuovere, e che rimane nel cuore.

"E' questo che ci ricordiamo, nel voltarci indietro: le occasioni in cui ci siamo commossi."

  

venerdì 26 maggio 2017

La guardia, il poeta e l'investigatore - Jung-myung Lee

Trama: Nel 1944 la Corea è sotto l'occupazione giapponese, e nella prigione di Fukuoka non si permette ai detenuti coreani di usare la propria lingua. Un uomo, una guardia carceraria, viene trovato brutalmente assassinato, e un giovane collega dall'animo sensibile e letterario viene incaricato di condurre l'indagine e trovare il colpevole. La vittima era temuta e odiata per la sua brutalità, ma quando l'improvvisato investigatore avvia la sua inchiesta interrogando custodi e detenuti, ricostruendo poco a poco i movimenti degli ultimi mesi, un diverso e sorprendente scenario si impone alla sua attenzione. Dall'inchiesta sull'uomo emerge il passato di un povero analfabeta orfano dei genitori, il faticoso riscatto attraverso il lavoro, la carriera nella prigione, la scoperta di una passione inaspettata, il ruolo di "censore" con l'incarico di controllare la corrispondenza in entrata e in uscita dal carcere. E soprattutto il legame con un detenuto particolare, un famoso poeta coreano, autore di scritti sovversivi. E proprio attorno al poeta ruota l'intera vicenda: nel corso dei suoi interrogatori il giovane si trova a parlare sempre di più con il prigioniero e, come prima di lui la guardia assassinata, a immergersi in un dialogo fatto di letteratura, d'arte, di libertà. Si scopre a desiderare la bellezza dei suoi versi clandestini, a subire il potere eccitante e al tempo stesso rasserenante della parola poetica...
Titolo: La guardia, il poeta e l'investigatore
Autore: Jung-myung Lee
Casa Editrice: Sellerio
Anno edizione: 2016
Pagine: 387


E' un onore, in veste di #bancarellablogger, potervi parlare di questo romanzo che è in grado di farci attraversare l'orrore di una guerra e di uscirne, nonostante tutto, indenni grazie al potere delle parole e della letteratura. Si tratta di un'opera intensa e difficile da leggere, per il peso emotivo che il lettore si trova a sostenere, ma che ci rende testimoni di un pezzo di storia che i più ignorano. Insieme ai tre protagonisti veniamo trasportati in una prigione giapponese nel pieno del secondo conflitto mondiale e attraverso la ricerca del colpevole di un delitto ci viene svelata una realtà, che ad ogni pagina si arricchisce di particolari e dettagli, con continui salti temporali in avanti e indietro nel tempo e inaspettati cambi di prospettiva.
Chi era veramente la guardia Sugiyama e perché è stato ucciso? Perché  il giovane Watanabe scelto per far luce sul suo omicidio sembra destinato a ripercorrerne i passi fino scoprire una verità scomoda che non deve essere svelata? Alle loro spalle brilla la figura carismatica del poeta Hiranuma Dozu che con le sue poesie, la sua fede nella vita e nella bellezza delle parole, riesce a creare un legame speciale con entrambi, così come riesce ad imporsi positivamente su tutti i detenuti per la gentilezza ed il suo messaggio positivo di speranza, nonostante tutto. Il poeta con la sua sola presenza sembra affermare che fino a quando ci saranno le poesie, i romanzi e le storie le persone resteranno persone e la vita avrà ancora un senso. Un personaggio emozionante ed indimenticabile che sa far volare i cuori in alto, insieme a quell'aquilone, simbolo di libertà, che ha il permesso di librare nell'aria una volta alla settimana e che tutti, guardie e prigionieri,  guardano incantati. Lui, al quale è stato sottratto anche il nome, ma al quale nessuno può rubare la poesia e la dignità.
La scelta del genere giallo offre illusoriamente al lettore la speranza che dalla soluzione del delitto potrà scaturire un senso da attribuire alla vicenda, una giustizia. Invece dalla verità arriverà solo la consapevolezza della misura della follia della guerra e dell'avidità umana.
Nonostante questo il libro, oltre ad una grande tristezza, ti lascia dentro una speranza e il seme di un'idea semplice e rivoluzionaria: è essenziale promuovere i libri in tutti i modi, perché la lettura è portatrice di civiltà, di pace, di confronto, di scambio, di meraviglia e di comprensione.  Un uomo che legge non potrà mai puntare il dito e scatenare le guerre.
Concludo questa recensione lasciando la parola a lui, Yun Dong-ju poeta realmente esistito e morto a soli 28 anni nella prigione giapponese di Fukuoka.


«Prologo»
Possa guardare in alto il cielo fino al giorno in cui muoio
senza neppure un briciolo di vergogna.
Anche per il vento che passa fra le foglie
ho sofferto.
Con l'animo che canta le stelle
devo amare tutte le cose che vanno verso la morte.
E poi, la strada che mi è stata assegnata
dovrò percorrere.
Anche stanotte
le stelle piangono agitate dal vento.


Questo è un libro di grande spessore, di quelli che passano gli anni e te li ricordi, di quelli che ti  accendono dentro una fiammella e sei felice che qualcuno li abbia messi sul tuo cammino. Non sono riuscita a presentarvelo come avrei voluto, ma spero che tra le tante letture che farete, troviate posto anche per questa. Sarà un percorso a tratti faticoso, ma è dalla lentezza che scaturiscono le riflessioni più profonde e durature.




mercoledì 24 maggio 2017

La fioraia del Giambellino - Rosa Teruzzi

TRAMA
Avvicinandosi il tanto atteso giorno delle nozze, Manuela, ragazza milanese romantica e un po’ all’antica, sogna di realizzare il suo desiderio più grande: essere accompagnata all’altare dal padre. Il problema è che lei quel genitore non l’ha mai conosciuto e non sa chi sia. È un segreto che sua madre ha gelosamente custodito, e che per nulla al mondo accetterebbe di rivelare. Stanca delle continue liti in famiglia per ottenere la confessione cui tanto tiene, a Manuela non resta che cercare aiuto altrove. Così bussa alla porta del vecchio casello ferroviario, dove abitano tre donne assai originali, sulle quali ha letto qualcosa in una pagina di cronaca nera: la poliziotta Vittoria, tosta e non proprio un modello di simpatia, sua madre Libera, fioraia con il pallino dell’investigazione, e la nonna Iole, eccentrica insegnante di yoga, femminista e post hippie. Sono tre donne diversissime, spesso litigiose, con il talento di mettersi nei guai ficcando il naso nelle faccende altrui. Saranno proprio loro, dopo le iniziali esitazioni, ad andare alla ricerca del misterioso padre. Le tracce, come in una caccia al tesoro di crescente suspense, le condurranno in giro per Milano e nei paesini della Brianza, a rivangare l’oscuro passato della madre di Manuela, custodito nei ricordi e nelle omertà di chi l’ha conosciuta da giovane. E a mano a mano che si avvicineranno alla soluzione del caso, si troveranno di fronte al dilemma: rivelare la scabrosa verità, oppure no?
Titolo: La fioraia del Giambellino
Autore: Rosa Teruzzi
Editore: Sonzogno 
Numero pagine: 176 
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788845426445
Da quanto desideravo leggere questo libro? Esattamente da quando ho girato l'ultima pagina de "La sposa scomparsa", il precedente romanzo di Rosa Teruzzi (recensione qui) che, oltre ad avermi deliziata con un giallo ben costruito e con la conoscenza di tre personaggi meravigliosi, mi ha lasciata con un sacco di domande e di curiosità sull'evoluzione della storia personale delle protagoniste: Iole, Libera e Vittoria.
In questo nuovo romanzo la fama di "fioraia detective" di Libera si è sparsa nei dintorni, complice anche un articolo di giornale, e alla sua porta bussa una futura sposa che da lei cerca più di un bouquet beneaugurante. Manuela sta per sposarsi, ma prima di arrivare all'altare desidera colmare un vuoto: conoscere l'identità del padre, che la madre si rifiuta di svelare.
Libera non vorrebbe impelagarsi nuovamente in un'indagine, ma tenere nascosta una cosa simile alla sua terribile mammina, Iole, è impresa titanica e dissuaderla dal buttarcisi a capofitto è impresa impossibile.
Iole e Libera iniziano perciò a cercare indizi che possano dare un nome all'uomo del quale la madre di Manuela si rifiuta categoricamente di parlare.
Per Libera si tratta di una ricerca doppiamente difficile perché anche lei non ha mai conosciuto il padre, anche se nel suo caso Iole non le ha mai nascosto nulla, semplicemente non ha mai saputo chi è suo padre, avendola concepita in un periodo di "amore libero". Libera si trova quindi a dover fare i conti con quanto questa mancanza abbia inciso nella sua vita.
Parallelamente a questa indagine, assistiamo anche all'evoluzione  del mistero che circonda la morte di Saverio, poliziotto marito di Libera, morto in servizio. Il ritrovamento di un bigliettino con indicate una data, un'ora e un luogo, coincidenti con quelli della morte di Saverio, apre nuovi scenari: chi gli avrà dato appuntamento con la morte? Libera ha molte domande alle quali cercare risposta e alcune può trovarle solo facendo chiarezza dentro di sè.
In questo romanzo approfondiamo la conoscenza di queste tre donne, potendone apprezzare ancor di più le caratteristiche che le contraddistinguono: la sana follia di Iole con la sua avversione per le mutande e il suo immenso amore per la vita e i piaceri che le regala, contrapposti alla pacatezza e alla paura di vivere quegli stessi piaceri che caratterizza Libera, i suoi tormenti e il suo non voler vivere a pieno per non dover soffrire.
E poi c'è Vittoria, la cui rabbia nei confronti della vita che l'ha privata a soli tre anni del padre senza darle spiegazioni, in questo romanzo acquista più corpo, regalandoci un personaggio ancor più cupo di quanto non sia nel primo libro. A tratti può risultare antipatica e fastidiosa, ma i suoi spigoli hanno un'origine ben precisa e tra tutti forse è il personaggio a cui ho voluto più bene.
"Senza verità non c'è giustizia. E senza giustizia non ci può essere pace."
Rosa Teruzzi in meno di 200 pagine riesce a catapultare il lettore in una vicenda piena di sfaccettature umane, di colori e di bianchi e neri, di atmosfere cupe e gioiose e lo cattura in una lettura che non si riesce ad abbandonare nemmeno dopo che si è girata l'ultima pagina. Come per il romanzo precendente, alla fine della lettura rimangono misteri da svelare e molta vita ancora da raccontare e un bisogno impellente di conoscerli subito.
A voi lettori posso solo dire che Rosa Teruzzi è garanzia di qualità: leggete i suoi romanzi, non ve ne pentirete. A Rosa invece chiedo, con gli occhioni luccicanti del Gatto con gli Stivali della storia di Shrek, di non farci attendere troppo per saperne di più. Rosa, #esciilterzolibro!  


martedì 23 maggio 2017

La Rubrica - Spulciando in libreria - parte seconda

Anche oggi vi proponiamo una carrellata di alcune interessanti uscite recenti. Maggio è decisamente un mese tragico per i nostri portafogli, ma volete mettere la gioia di vedere tutti questi libri impilati sul comodino in attesa di essere letti?

Debora Camilli ha 25 anni e guida il taxi Siena 23. Scarrozzare persone sempre diverse per le strade di Roma, caotiche e  traboccanti di vita, non le dispiace, anche se il suo sogno sarebbe stato entrare in polizia. Un sogno a cui ha dovuto rinunciare per sostenere la famiglia quando il padre è mancato improvvisamente e lei ha ereditato la licenza da tassista. Così ora trascorre le sue giornate al volante, o a combattere con la sua famiglia ristretta ma in costante fermento: una mamma infermiera che prepara deliziosi manicaretti (minaccia esiziale per l’austerità a cui Debora vorrebbe ricondurre le proprie forme morbide) e un fratello minore studente modello alla facoltà di Medicina, con il quale passa il tempo a litigare e fare pace. Finché un giorno il destino la va a cercare nelle vesti di una bella signora che sale sul taxi Siena 23, e devia per sempre il corso dell’esistenza della tassista e della sua passeggera. La donna chiede a Debora di aspettarla sotto un portone, ma da quel portone non uscirà più. L’anima della detective si risveglia nella tassista. Per risolvere il caso si intrufola in un ambiente altoborghese molto distante dal suo, dove scoprirà che quella “Roma bene” è meno per bene di quanto sembri... Accanto a lei il commissario capo Edoardo Raggio, cilentano trapiantato a Roma, sprovvisto del fisico statuario degli investigatori delle serie tv americane, un viso segnato e malinconico, dotato di due grandi occhi chiari che si accendono di complicità ed entusiasmo quando fiuta la traccia giusta. Raggio e Debora formano insieme una strana coppia di investigatori fantasiosamente assortita dal caso, tanto lui è pacato e riflessivo, quanto lei è fumantina e istintiva. Dal lungomare di Ostia accarezzato dal sole primaverile al centro storico invaso dai turisti, dai quartieri eleganti dei Parioli e di Roma Nord, a quelli popolari di San Lorenzo e di Roma Sud facciamo conoscenza, attraverso lo sguardo curioso della tassinara- detective, con l’umanità variegata che popola questo grande palcoscenico a cielo aperto. Tra colpi di scena, equivoci e incontri inattesi,
l’audacia e l’intuito di Debora si riveleranno determinanti per arrivare alla soluzione del caso.
Nora Venturini mette tutto il suo talento al servizio di una commedia gialla, frizzante e amara insieme, al centro della quale si muove Debora Camilli, giovane donna impulsiva, maldestra, grintosa, ancora inconsapevole della propria grande forza.
L'ora di punta
Nora Venturini
Mondadori
300 pagine
Cartaceo € 18,00
 



"Io vivo per la gioja di vedere nascere la vita dalle mie
pagine, togliendola dal mio corpo [...]"
Così scriveva un giovanissimo Pirandello nel 1888, appena
ventenne, lontanissimo ancora dalla fama internazionale
che ebbe il suo riconoscimento massimo con l’assegnazione del Nobel nel 1934, due anni prima della morte. Eppure tra l’ancora poco conosciuto poeta e "novellaro", come si definì in una lettera del 1904 ad Angiolo Orvieto, e il grande drammaturgo in lingua nazionale, il ricorso continuo alla pagina bianca come elemento vitale rimane costante, non già nell’accezione oggi stereotipata della scrittura come pratica terapeutica, ma in quella più titanica di un flusso, un fiume da alimentare senza riserve con la propria vita, anche a costo
di rimanerne senza. Così, nei cinquant’anni che vanno dal 1886 al 1936, Luigi Pirandello riversa in centinaia di lettere la sua biografia, regalandoci un autoritratto vivissimo delle sue vicende artistiche e familiari, dagli spostamenti giovanili tra Palermo, Roma e Bonn agli esili volontari a Berlino prima e Parigi poi, passando per il matrimonio tormentato con Maria Antonietta Portolano e l’amore infelice per la musa Marta Abba.
Arianna Fioravanti si è laureata con lode in Letteratura contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 2016 ha ottenuto nello stesso Ateneo il Dottorato di ricerca in Italianistica discutendo una tesi sull’epistolario di Luigi Pirandello. Oltre a interessarsi di drammaturgia insegna italiano agli stranieri.
Una vita senza vita
Arianna Fioravanti
Giulio Perrone Editore
450 pagine
Cartaceo € 22,00
 
Quella che segue è una pubblicazione uscita un paio di anni fa, ma che ci fa piacere segnalare all'indomani dell'approvazione della legge sul cyberbullismo:
 


E’ stata approvata a Montecitorio la tanto attesa legge sul cyber bullismo. 
Sull’argomento segnaliamo il libro Cyberbullismo. Come aiutare le vittime e i persecutori di Federico Tonioni, uno dei massimi esperti italiani in materia. Psichiatra, ha creato e dirige l’ambulatorio per l’ascolto e la cura del cyber bullismo dell’ospedale Gemelli di Roma, dove è responsabile anche del gruppo di intervento contro la dipendenza da internet.
L’autore ci guida nel nuovo mondo delle relazioni via web, che noi adulti in gran parte non conosciamo e che quindi ci spaventa, facendoci sentire impotenti. Con il risultato di non riuscire a stare realmente accanto ai nostri figli adolescenti o, addirittura, di non saper ascoltare le loro tacite richieste d’aiuto.
Alla fine della scuola primaria, i ragazzi avvertono con maggior urgenza il bisogno di passare più tempo con i coetanei, di costruire amicizie solide, stabilire alleanze e complicità, non solo in classe. Oggi ciò che è cambiato sono i tradizionali luoghi di appuntamento (oratorio, parco, campo sportivo), spesso sostituiti dalla «piazza virtuale», dove sono aboliti i confini di spazio e tempo e dove le occasioni di incontro sono offerte dai social network.
Un cambiamento non privo di conseguenze sulla natura e sulla qualità dei rapporti personali. Perché se è vero che l’adolescenza è una fase della vita che è sempre stata caratterizzata dal rischio di essere sbeffeggiati, colpiti nelle proprie fragilità, presi in giro per i propri difetti, il cyberbullismo è molto più spietato,persecutorio e crudelmente mortificante del bullismo tradizionale: protetti dall’anonimato della rete, resi insensibili dalla mancanza di contatto fisico con la vittima, incapaci di rispecchiamento emotivo, i carnefici non sanno misurare e prevedere le conseguenze dei loro atti e colpiscono con criminale determinazione, senza provare il minimo senso di colpa. Il tutto sotto gli occhi della sterminata platea della rete e nell’assoluta mancanza di controllo da parte degli adulti, spesso all’oscuro delle dinamiche in cui sono immersi i cosiddetti «nativi digitali».
Un libro per capire la forza potenzialmente distruttiva delle relazioni via web, per aiutare i più indifesi e le vittime a rafforzare l’autostima esprimendo le proprie emozioni, e i carnefici a sublimare quella rabbia così intensa che non permette loro di praticare l’antica e semplice virtù di «mettersi nei panni degli altri».
Cyberbullismo
Federico Tonioni
Mondadori
120 pagine
Cartaceo € 14,00