giovedì 31 marzo 2016

Tredici - Jay Asher



 


Titolo – Tredici
Autore – Jay Asher
Titolo originale - Thirteen Reasons Why
Traduttore - L.Borgotallo
N° pagine - 246
Data pubblicazione - 29 gennaio 2013
Editore – Mondadori
Collana: Oscar Bestsellers
ISBN-13:  978-8804626114





 TRAMA 
Clay Jensen torna a casa da scuola e davanti alla porta trova un pacchetto indirizzato a lui, ma senza mittente. Dentro ci sono sette cassette numerate con dello smalto blu. Clay comincia ad ascoltare: le ha registrate Hannah Baker, la ragazza di cui Clay è innamorato da sempre. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Hannah ha registrato tredici storie, una per lato, una per ogni persona che in un modo o nell'altro l'ha spinta verso la decisione di togliersi la vita. Ma lui cosa c'entra? Clay è sconvolto, vuole capire fino in fondo, scoprire quale ruolo ha svolto. Per tutta la notte, guidato dalla voce di Hannah, Clay ripercorre gli episodi e i luoghi che hanno segnato la vita della ragazza e che come tante piccole palle di neve si sono accumulati fino a divenire una valanga in-controllabile. Per tutta la notte, con la voce nelle cuffie, Clay si tuffa nei ricordi, nei rimpianti, e si tormenta cercando di capire cosa sarebbe successo se...


RECENSIONE

Mi sono imbattuta in questo libro durante un corso per lettori volontari:  per fare esercizio di stili di lettura ci erano stati consegnati dei libri per ragazzi e noi corsiste dovevamo leggere l’incipit senza interpretarne i contenuti.

Le prime otto righe non danno molto l’idea del contenuto, parlano di un ragazzo che si trova all’ufficio postale per spedire un pacco.

Terminato l’esercizio la mia curiosità scimmiesca mi ha portata a chiedere di cosa parlasse quel libricino con un titolo tanto curioso: “13”. Quando ho saputo a grandi linee ciò che era contenuto in quelle pagine la voglia di leggerlo è stata tale che l’ho subito acquistato e sono entrata nei suoi angosciosi meandri.

Il ragazzo che all’inizio del libro si trova all’ufficio postale è Clay Jensen ed il pacco che sta per spedire contiene sette audiocassette, ogni lato delle quali è contrassegnato da un numero, da 1 a 13, ognuno scritto con smalto per unghie blu; queste tredici registrazioni sono messaggi che Hannah Baker lascia ad altrettante persone che in qualche modo hanno contribuito a farle maturare la decisione di suicidarsi.

Tutto il libro si svolge in una giornata, durante la quale seguiamo un incredulo Clay ascoltare le registrazioni e seguire un percorso che Hannah ha segnato su una mappa recapitata alle varie persone coinvolte, in tempi non sospetti. Clay è sempre stato segretamente innamorato di questa ragazzina, arrivata da poco in città e nella sua scuola, ma non è mai riuscito a dichiararsi, forse intimorito da quello che di lei si mormorava tra i corridoi della scuola. Ma non si è mai posto il dubbio se quanto si mormorava fosse o meno corrispondente al vero.

Ogni capitolo è una registrazione e man mano che le registrazioni si susseguono in Clay cresce l’ansia, perché non riesce a capire in che modo possa averla ferita e perché si rende conto di non essere riuscito a tendere quella mano che Hannah si aspettava di veder arrivare in suo soccorso.

Leggendo questo libro si potrebbe obiettare che i motivi elencati nelle registrazioni siano futili, che non siano talmente importanti da portare una persona al suicidio e mentre lo leggevo mi è sorto più volte questo dubbio; ma riflettendo sul fatto che questo è un libro pensato per un pubblico di adolescenti, ho realizzato che le mie erano le riflessioni di un adulto e ho provato ad andare con la mente a quando io ero adolescente: le priorità erano indubbiamente molto diverse da quelle di oggi e certi gesti, atteggiamenti, parole, rivestivano un’importanza completamente diversa all’interno delle mie giornate, ho ricordato episodi che agli occhi degli adulti erano sciocchezze,  ma che per me erano di importanza quasi vitale. Da mamma di una bambina preadolescente, questo mi ha fatto molto riflettere e mi ha aiutata a porre un ascolto diverso ai racconti della quotidianità di mia figlia.

La domanda che mi sono posta è: nel vortice delle incombenze quotidiane, ci chiediamo mai quali conseguenze possano avere i nostri gesti e le nostre parole su chi incrocia il nostro cammino? Quanta attenzione poniamo ai nostri atteggiamenti mentre svolgiamo le nostre azioni quotidiane?

“…è proprio questo il nocciolo della questione. Non si può mai sapere con certezza che tipo di impatto ognuno di noi può avere sugli altri.  Spesso, non ce ne rendiamo nemmeno conto. Eppure, questo impatto esiste eccome.”

Buona lettura, Stefania


VOTO




mercoledì 30 marzo 2016

Le lettrici quasi perfette si rifanno il look

Dentro l'uovo di Pasqua ho trovato delle sorprese incredibili! La mia socia Stefania guidata e aiutata da Laura La Libridinosa  (oramai a tutti gli effetti nostra madrina...non ridere Laura!) ha confezionato una veste grafica nuova nuova per questo blog. Una veste speciale ! Facciamo un passo indietro....vi rubo solo due minuti.
L'8 luglio 2015 è la giornata in cui io e Stefi abbiamo deciso di aprire il blog: lo progettavamo e ci sognavamo sopra spaparanzate su delle (s)comodissime sedie in vimini dell'appartamento al mare, in una giornata pigra e spensierata, di risate e di confidenze... proprio quel giorno Stefania mi faceva scoprire i disegni di Wiebke Rauer, giovane e talentuosa illustratrice berlinese. Da quel giorno, a cadenza quasi settimanale, ho condiviso i suoi post su Facebook, perchè trovo i suoi disegni bellissimi e allo stesso tempo ironici e divertenti. Spesso uso le sue immagini come profilo, ad esempio questa, certi lunedì,  sembra me l'abbia cucita addosso (a me come ad un altro miliardo di persone!).
E visto che con Stefi e Laura da un po' si parlava di una nuova veste grafica per il blog, proprio a Laura è venuta la brillante idea!  Dice: "Perchè non usate immagini di quella illustratrice che vi piace tanto?". Detto fatto. Stefi, che tra le altre cose conosce pure il tedesco, scrive a Wiebke per chiederle il permesso di usare le sue illustrazioni e quella meravigliosa donna che fa???? Glielo concede.
Quindi eccoci qui, tutte nuove e rinnovate e io in tutto questo non ho fatto assolutamente nulla ...tranne dire: "Sì ... la barra meglio azzurra ... sì la seconda ragazza più bassa .... sì è tutto bellissimo grazie".
Ciliegina sulla torta? Da oggi siamo anche su Facebook con la nostra pagina!!!! 
Insomma una Pasqua meravigliosa, da ricordare. 
Concludendo dico due cose (o tre): grazie a chi ci sta aiutando (fate, madrine, blogger e amiche), grazie a Wiebke Rauer (diffonderemo la tua arte in ogni dove perchè sei veramente brava e sei anche gentile) e grazie alla mia Stefania che mi porta spesso sulle spalle.

Sorridi Stefi: siamo arrivate dove, quel non lontano 8 luglio, sognavamo di arrivare. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e continuare e continuare e continuare. Perchè la costanza possa essere la nostra cifra distintiva e i libri il centro del nostro fare.
Troppo aulica? Abbasso un po'? 
Ok...buon proseguimento a tutti e....ops! Baci da Lea

P.S. Sono Stefania e sto sorridendo da quel dì, non che prima fossi musona, anzi, ma da luglio ho molti motivi in più per sorridere: un'amicizia che si sta consolidando sempre più, passioni che prendono forma e sostanza, nuove amicizie virtuali che nuove non sembrano per nulla, tanta è la sintonia e la gioia di chiacchierare insieme, che spesso mi ritrovo a girare per strada con la testa per aria e il sorriso ebete (Laura 1.0, so che stai pensando "fosse solo il sorriso..") e di tutto ciò ringrazio la mia buona stella che ha messo queste fantastiche persone sulla mia strada. 
Aggiungo che non porto nessuno sulle spalle perchè mi fanno male i cervicali, io e Lea ci teniamo per manina e passeggiamo insieme nell'etere...io passo dietro col sacchettino, perché, come potete vedere qui sopra, ogni tanto Lea è scostumata... 
Baci a tutti, Stefi




venerdì 25 marzo 2016

Gli anni della leggerezza - Elizabeth Jane Howard

Trama: È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.
Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali.
Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.

Titolo: Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Pagine: 606
Editore: Fazi
Anno di pubblicazione:  2015

Buona sera lettori, gradite una tazza di tè? Cinese o indiano forte? Sedetevi comodi e trascorrete in un po' di tempo insieme a me e alla famiglia Cazalet. Prendiamoci del tempo per parlarne, anzi per discorrerne, lo stesso tempo che la lettura del libro richiede al suo lettore, un tempo lento che si dispiega con calma accompagnandoci in Inghilterra con i protagonisti, negli anni che precedono lo scoppio della seconda guerra mondiale. Personalmente ero nel mio elemento: Londra, il Sussex e una grande famiglia borghese i cui rituali sembrano essere rigidamente scanditi. Leggevo e mi appassionavo alle vicende di tutti i protagonisti: mi intenerivo di fronte all'amore di Hugh e Sybil, detestavo cordialmente Edward e Villy e dolorosamente comprendevo il dramma di Rupert, sposato con Zoe perchè abbagliato dalla sua bellezza e destinato ogni giorno a confrontarsi con la di lei vacuità. Ho amato Rachel, la sorella "zitella", i nipoti e in particolare l'istitutrice Miss Milliment "una delle persone più brutte che lei stessa avesse mai visto in vita sua".
E' una storia che illude il lettore (quello che ama le storie stile Austen e Dickens e che è appassionato di telefilm tipo Downton Abbey) di trovarsi in terreno noto e invece colpo di scena: l'autrice è riuscita ad innestare in una storia "classica" delle improvvise iniezioni di modernità, delle rivelazioni che ci lasciano straniti. Come se durante una conversazione con una persona molto a modo questa all'improvviso facesse un sonoro rutto senza minimanente darsene pensiero. Non pensereste di averlo immaginato? Di soffrire di allucinazioni?
Ecco l'autrice, se mi si passa il paragone, fa proprio questo: ad esempio mentre ero intenta ad (auto)compiacermi di aver ravvisato delle similitudini tra il capofamiglia Cazalet e il padre di Emma Woodhouse all'improvviso patatrac ! Torno indietro e rileggo, nel dubbio di aver capito male. Nessun fraintendimento, era proprio un colpo basso sferrato dall'autrice che con la sua sorridente ironia, tra un gioco in giardino, una serata a teatro e numerose cene preparate dalla cuoca, di punto in bianco introduce delle tematiche inaspettate. Questo aspetto del romanzo mi ha sorpresa e ne ha accresciuto, di molto, il valore.
Durante la lettura spesso mi sono confrontata con Tessa, per merito della quale ho scoperto questo romanzo, ed è stato interessante analizzare le nostre sensazioni, i personaggi e le situazioni per poi trovarci d'accordo sulla bellezza della storia e la raffinatezza della scrittura.
Questa è una lettura che consiglio a chi piace perdersi lungo il percorso e non ha la necessità di arrivare subito ad una meta: la pazienza verrà ricompensata.
Presto uscirà il secondo volume della saga, che è composta ben da cinque libri. Con il Cazalet e i loro discendenti arriveremo fino ai giorni nostri? Non lo so, ma sono pronta a scoprirlo.
Voto: 4 e 1/2





P.S. Un'amica esperta e anche saggia (alias Laura la Libridinosa) mi ha consigliato di pubblicare anche la recensione di qualche libro che non mi è piaciuto, per la credibilità del blog. Fino adesso non ce ne sono state. Vi svelo il segreto? I libri che non mi piacciono non li termino proprio. Però mi rendo conto che forse a volte l'amaro calice deve essere bevuto fino in fondo e quindi accetto la sfida ;-)

domenica 20 marzo 2016

La ragazza di fronte










Titolo La ragazza di fronte
Autore Margherita Oggero
N° pagine - 223
Data pubblicazione - 5 maggio 2015
EditoreMondadori
Collana: Omnibus
ISBN-13:  978-8804653035




TRAMA


 Quando era bambino, arrivato a Torino dal Sud, Michele era rimasto incantato dalla bambina che leggeva, seduta sul terrazzino di fronte. Quando era bambina, tormentata dai fratelli gemelli scatenati, Marta si rifugiava sul balcone per sognare le vite degli altri. Come una folata di vento che scompigli la quiete del grande cortile che li separa, ora la vita ha rimescolato le carte. Marta è una donna adulta, indipendente e sola, con un solo motto - bastare a se stessi, come i gatti - e un solo piacere segreto: spiare da dietro le tende, al buio, la finestra di fronte. È andata lontano, ha viaggiato e da poco è tornata a casa, in un condominio simile a quello dell'infanzia. Anche Michele si è spinto dove nessuno avrebbe pensato, e ogni giorno per mestiere vede gente che fugge e che torna: guida i Frecciarossa attraverso l'Italia, e in poche ore solca la penisola per poi rientrare nel suo nuovo appartamento e affacciarsi ancora una volta su un cortile. Fino a quando succede una cosa imprevista, anzi più d'una: di quelle che accelerano il corso dell'esistenza, che costringono a uscire dal guscio protettivo che ci costruiamo, a guardarsi negli occhi. A quanti di noi è capitato di abitare in un grande caseggiato, di quelli con un ampio cortile di giorno popolato di voci e la sera di luci che rivelano le vite degli altri?

RECENSIONE


Questa è la storia di Marta e Michele, raccontata a capitoli alterni, che parte da lontano, da quando erano ancora bambini.

Marta, ultima di tre figli, di famiglia benestante della Torino bene (il padre è uno stimato cardiochirurgo) patisce l'abbandono da parte della madre, avvenuto quando lei non aveva ancora compiuto due anni, la quale pur seguendo la crescita dei figli da lontano e facendosi viva in occasione delle feste e dei compleanni, è di fatto assente nella vita dei figli. Questa assenza segna Marta a tal punto da renderla "immune" ai rapporti sociali e far sì che si impegni con tutte le sue forze a "bastare a se stessa".

Così come non riesce a costruire un rapporto profondo con i fratelli e si accontenta dei piccoli, rari gesti e sguardi d'affetto del padre, allo stesso modo non riesce ad aprirsi ad una relazione. L'unica volta in cui si lascia andare ad una passione travolgente, lascia la sua Torino per andare a vivere a Baltimora con Nicholas. Ma quella che le credeva essere una grande storia d’amore si rivela essere puro appagamento fisico, almeno per Nicholas.

 "Non abbiamo mai parlato molto perché ad entrambi le parole sembravano superflue. Quando abbiamo cominciato, la nostra storia è finita."

Le giornate di Marta trascorrono tra i suoi tentativi di "addomesticare i ricordi", l'inizio di un'amicizia con i nuovi vicini, Fabrizio e Gero, una coppia allegra e solare con alti e bassi sentimentali e la curiosità verso il dirimpettaio, Surace, un grezzo che gira per casa in mutande, beve vino scadente dalla bottiglia e riceve visite di personaggi degni del peggior film poliziesco.

Complice la mancanza di tende alle finestre, Marta spia Surace con vivo interesse: appena rientra in casa va a controllare se le luci sono accese, se è solo o in compagnia, come se si godesse una nuova puntata della sua serie TV preferita. Allo stesso modo delle serie TV, quei momenti hanno il potere di distrarre Marta dai suoi momenti bui, dal suo vuoto interiore.

Quando Surace improvvisamente scompare, il suo appartamento verrà occupato da Michele.

Michele è figlio della Torino operaia: la sua famiglia vi si trasferisce da Napoli, sollecitata da nonno Peppino, "salito" qualche tempo prima per aiutare zio Biagio nella sua bottega di barbiere.

Marinella, mamma di Michele e Sofia e figlia di Peppino, mal digerisce la decisione di trasferirsi al nord, ma non avendo scelta

"salirono sulla loro 125 e se ne vennero su, con l'entusiasmo delle pecore mandate al macello." 

Questa frustrazione Marinella la riversa sul figlio, dandogli un'educazione rigida ed avara di manifestazioni d'affetto. Si sistemano in una casa "sgarruppata" di fronte ad un palazzo signorile, nel quale vive una bambina dai capelli biondi, quasi rossi, che la domenica pomeriggio se ne sta sul terrazzino, seduta su una seggiola azzurra a leggere. La prima volta che Michele la vede, se ne innamora, al punto da chiedere al nonno di comprargli un libro vero, senza figure, per "fare come lei": mettersi sul terrazzino a leggere.

Ed è così che conoscerà "I ragazzi della Via Pal" ed insieme all'amore per la ragazzina dai capelli quasi rossi, crescerà anche il suo amore per la lettura.

La convivenza con una madre che non sente vicina, un padre succube della moglie ed una sorella adolescente che non sopporta di dover dividere la camera con un moccioso, esasperano Michele fino a farlo scappare di casa e cercar rifugio dal nonno. La soluzione sarà vivere dal nonno durante la settimana e passare la domenica in famiglia. L'unico motivo per il quale Michele sopporta quelle domeniche è poter spiare la bambina ed amarla di nascosto.

"Amore da vicino: solo un cortile a separarli. Amore da lontano: non una parola è corsa tra loro"

Quando la sua famiglia decide di traslocare in una casa più grande, a Michele vengono a mancare gli appuntamenti sul terrazzino e per lui diventa difficile affrontare le domeniche, in attesa di ritornare all'affetto ruvido, affetto con i calli, di nonno Peppino.

Michele cresce, diventa ingegnere elettromeccanico con una passione per i treni e, dopo aver tentato la carriera in Fiat, decide di seguire il suo sogno e finirà a guidare un Frecciarossa

"Perchè fare un lavoro che non piace è un tormento inferiore soltanto al non aver lavoro" 

Nonostante il suo lavoro lo appaghi ed il nonno sia per lui padre e confidente, Michele non riesce a sostenere nessuna relazione amorosa, anche se le "femmine" gli piacciono e lui piace a loro.

Quando decide di andare a vivere da solo, si ritrova un po' per caso a spiare la sua dirimpettaia, una donna dai capelli biondi, quasi rossi, e dai lineamenti familiari. Mentre la guarda dalla sua finestra si ritrova a considerare quanto sia bella

"di una bellezza poco appariscente, una bellezza da signori, da foto in bianco e nero"

e realizza che la sua dirimpettaia è la stessa di quando era bambino.

Mentre Marta e Michele provano ad aprire il loro cuore al sentimento, scoprono che quei legami familiari che credevano spezzati, sono sempre stati lì ad attendere di essere ricuciti, e che "bastare a se stessi" non sempre è la soluzione meno dolorosa.

La scrittura raffinata di Margherita Oggero ci conduce attraverso la vita dei due protagonisti in modo molto pacato e tranquillo, alternando le vicende presenti a flashback del loro passato, senza particolari colpi di scena.
Lo consiglio a chi ama le letture introspettive

VOTO


  
 
   

lunedì 14 marzo 2016

Le ho mai raccontato del vento del Nord - Daniel Glattauer

Trama: un'email all'indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l'impaccio iniziale, tra Emmi Rothner - 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito - e Leo Leike - psicolinguista reduce dall'ennesimo fallimento sentimentale - si instaura un'amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d'amore epistolare dell'era Internet, "Le ho mai raccontato del vento del Nord" descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro? 

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del Nord
Autore: Daniel Glattauer
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 192
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2015

Recensione: Era da un po' che questo romanzo mi incuriosiva e quando me lo sono trovato davanti in libreria, nella sua bella edizione economica, non ho avuto esitazioni e me lo sono regalato. Trovo sempre dei validi motivi per regalarmi e regalare dei libri, anzi trovo che acquistarli sia una cosa buona e giusta, in ogni momento.
Solo che avevo trascurato il fatto che si trattava di un romanzo "epistolare"! Ahi, ahi, ahi: i romanzi epistolari hanno il limite che alla lunga, per il lettore, diventano un po' ripetitivi: il solo scambio di lettere per tutto il romanzo limita la percezione che abbiamo della storia, perchè tutto è filtrato attraverso le parole che i protagonisti scrivono. E' una percezione mai obiettiva, ma sempre falsata, anche se non sempre volutamente. Nelle lettere corre a briglia sciolta e giganteggia il nostro solipsismo, siamo i soli e unici, a volte mentiamo.
In questo caso i due protagonisti, Emmi e Leo, si scambiano delle oramai vetuste e-mail. Il libro è stato scritto nel lontano 2006 e quindi un attimo prima dell'avvento di facebook e molto prima di quello di whatsapp. Eppure è un libro perfetto per parlare di social network, del divario che esiste tra la realtà e la realtà virtuale. Perfetto per parlare di relazioni reali, fisiche, che si basano sul dialogo e il confronto e relazioni che corrono invece su un binario diverso, astratto, ma dannatamente ipnotico e coinvolgente.
Tutto ciò che esclude un confronto reale nella nostra testa viene idealizzato, fino a diventare un rifugio nel quale nascondersi. All'inizio della corrispondenza Leo scriverà ad Emmi:
"Per quel che mi riguarda - glielo confesso - lei, cara Emmi, mi interessa da matti! ... Però so anche quanto sia assurdo il mio interesse, non sopravviverebbe mai ad un incontro, e non è una questione di aspetto fisico, età, capacità di trasporre in un eventuale appuntamento il notevole fascino delle sue e-mail e di infilare nelle corde vocali, nelle pupille, negli angoli della bocca e nelle narici l'ironia dei suoi messaggi. Sospetto che questo mio "folle interesse" si nutra esclusivamente della casella di posta. Perciò suppongo che qualsiasi tentativo di farla uscire da lì si risolverebbe in un misero fallimento." 
E mail dopo mail Emmi e Leo si corteggeranno, litigheranno, terranno desto il mistero e a mille la tensione di un probabile incontro, sempre procrastinato, sempre eluso soprattutto per colpa di Emmi che si dichiara felicemente sposata. E nonostante quel "felicemente" non permetterà mai, la "nostra" Emmi, che Leo si allontani da lei, offesa per tutti i di lui  tentativi di distaccarsi e di intraprendere delle relazioni ben più reali.
Il libro non è molto voluminoso, e per fortuna, perchè al secondo appuntamento rifiutato la mia voglia di interrompere la lettura e di insultare la protagonista erano molto forti. Ho tenuto duro per arrivare al finale, che non mi ha delusa, nonostrante tutto.
So che esiste un seguito, ma non penso proprio che lo leggerò. Quello che questo libro poteva darmi, me lo ha dato e lascio i Leo ed Emmi alle loro pene d'amore. Non mi sono sentita agitare, come la protagonista, dal vento del Nord, tuttavia la lettura ha avuto il merito farmi riflettere sui tanti contatti che ho nel mondo per così dire "social". Mi sono ripromessa di tentare di dare, ove possibile, un volto e una voce alle persone che frequento. Trovo il blog, facebook, whatsapp dei "microcosmi" altamente interessanti, ma anche insidiosi per il rischio di arrivare a perdersi in una non realtà o, come fa Emmi, in una comoda e gradevole vita parallela. E dicendo questo mi riferisco a illusioni che non sono prodotte dai social, ma da noi stessi.
Cosa vuol dire vivere, se non si è in grado di sopportare una delusione? Se si sta sempre chini sul proprio smartphone senza godere della compagnia di chi ci sta vicino? Io ancora non l'ho imparato del tutto: sono ancora nella fase dell'entusiasmo, come una nuova adepta, ma confido di trovare presto un giusto mezzo. 
Sbagliare, restare delusi, non essere all'altezza delle proprie ed altrui aspettative, sono sensazioni che si possono superare. Non sono fallimenti, ma un percorso di vita.
Al libro attribuisco un voto non troppo alto, anche se la qualità della scrittura era buona: le mail di Emmi briose e maliziose, quelle di Leo più intellettuali e interessanti.
Termino con la frase che avrei voluto urlare varie volte all'indirizzo della protagonista: Vivi Emmi, vivi!!!!
Concludo augurandovi, forse in modo non tanto sincero, una buona lettura.

Lea







giovedì 10 marzo 2016

Un segreto non è per sempre








TitoloUn segreto non è per semre
Autore Alessia Gazzola
N° pagine -415
Data pubblicazione - 19 aprile 2012
EditoreLonganesi
Collana: La gaja scienza
ISBN-13:  978-8830432161
 




TRAMA
"Mi chiamo Alice Allevi e ho un grande amore: la medicina legale. Il più classico degli amori non corrisposti, purtroppo. Ho imparato a fare le autopsie senza combinare troppi guai, anche se la morte ha ancora tanti segreti per me. Ma nessun segreto dura per sempre. Tuttavia, il segreto che nascondeva il grande scrittore Konrad Azais, anziano ed eccentrico, è davvero impenetrabile. E quella che doveva essere una semplice perizia su di lui si è trasformata in un'indagine su un suicidio sospetto. Soltanto Clara, la nipote quindicenne di Konrad, sa la verità. Ma la ragazza, straordinariamente sensibile e intelligente, ha deciso di fare del silenzio la sua religione. Non mi resta che studiare le prove, perché so che la soluzione è lì, da qualche parte. Ma studiare è impossibile quando si ha un cuore tormentato. Il mio Arthur è lontano, a Parigi o in giro per il mondo per il suo lavoro di reporter. Claudio, invece, il mio giovane superiore, il medico legale più brillante che conosca, è pericolosamente vicino a me. Mi chiamo Alice Allevi e gli amori non corrisposti, quasi più delle autopsie, sono la mia specialità." 

RECENSIONE
Qualche anno fa, durante un'intervista radiofonica, avevo sentito parlare di questo romanzo da Luciana Littizzetto che lo descriveva come divertente, frizzante ed intrigante. Essendo il secondo libro che racconta le vicende sentimental-lavorative di Alice Allevi, specializzanda in medicina legale, da brava precisetti ho deciso che prima avrei dovuto leggere il libro d'esordio "L'allieva" dove Alice veniva presentata e delineata. Ho segnato entrambi nella mia chilometrica lista e qualche tempo fa ho letto il primo: l'ho trovato molto piacevole e frizzante e mi sono affezionata alla pasticciona Alice.
Ora, dovendo leggere un libro facente parte di una serie, sempre per la famigerata challenge che mi ha lanciata nel mondo delle recensioni, ho scelto questo romanzo.
La prima cosa che ho notato è che, rispetto al primo volume, la scrittura della Gazzola si è arricchita, ampliando la parte investigativa pur senza tralasciare lo sviluppo della storia personale di Alice.
La storia inizia con un anomalo incarico che viene affidato alla nostra maldestra specializzanda: affiancare il dottor Anceschi, suo superiore, nella stesura di una perizia che dovrà stabilire la capacità o meno di intendere di un eccentrico anziano scrittore, appassionato di enigmistica, richiesta dai suoi stessi figli, ansiosi di mettere le mani sul patrimonio paterno. Sembra infatti che il presunto rintronato vecchietto abbia deciso di diseredare la sua prole a beneficio di una persona sconosciuta.
Pensare che la signorina Allevi si attenga al suo incarico è da sciocchi, innanzitutto perchè Alice si tiene lontana dai problemi come un Minion dalle banane, ed in seconda battuta perchè se si limitasse al suo incarico, il libro sarebbe finito ancor prima di iniziare.
Come Alice mette piede in casa di Konrad Azais, inizia a fiutare puzza di imbrogli ed intrighi, sensazione confermata dalla conversazione che conducono con il presunto incapace, la cui unica incapacità è quella di costruire un rapporto umano con i suoi familiari. Ha infatti tolto saluto ed eredità ai figli, riuscendo a mantenere aperta la comunicazione solo con la nipote Clara, fragile ed ombrosa adolescente.
Konrad scrive un biglietto alquanto criptico, nel quale chiede ai figli di accettare la sua decisione e di comprendere le sue ragioni, che peraltro non svela; questo biglietto nasconde un messaggio cifrato, sotto forma di acrostico che svela il nome dell'erede designata e che la nostra Alice coglierà al volo.
Pensare poi che una casa nella quale mette piede Alicetta bella resti immune, è un insulto alle sue capacità di portajella: il povero presunto rintronato, infatti, dopo poco muore, apparentemente suicida.
Da qui ha inizio l'indagine che porterà Alice a collaborare con l'ispettore Roberto Calligaris nel rinvangare il passato di Konrad, dal quale emerge un'antica rivalità amorosa e professionale con Olivier Volange, scrittore con il quale ha convissuto e condiviso l'inizio della carriera, oltre all'amore per una bella danzatrice.
Parallelamente all'indagine viviamo le vicende personali della giovane specializzanda, il cui cuore è diviso tra il dolce Arthur, figlio del suo capo Supremo, sempre in viaggio in qualche angolo del mondo, e Claudio Conforti, suo superiore, un bel tenebroso che ha appena lasciato la fidanzata, la "prima della classe" tra le specializzande. Claudio è attratto da Alice e con lei non ne fa mistero, anche Alice è attratta da lui, ma non riesce a lasciarsi andare a questo sentimento.
Ritroviamo poi la sua simpatica coinquilina Yukino, giapponesina a Roma per studiare l'italiano e Cordelia, la disturbata sorella di Arthur. Ho molto apprezzato la new entry: Ichi un batuffolo pezzato che Yuki regala ad Alice.
In conclusione, anche se la parte investigativa forse avrebbe potuto essere un po' condensata, nel complesso è un libro che si legge con piacere e che ci fa desiderare di passare ancora qualche ora in compagnia di Alice e delle sue avventure. 

VOTO

mercoledì 9 marzo 2016

La tristezza ha il sonno leggero - La seconda lettrice dice la sua





Pensavate fosse finita qui? Eh no, pure io vorrei esprimere il mio pensiero su questo libro che ho divorato a tempo di record !  Sulla storia e sulla bravura di Marone non c'è molto da dire: lo attendeva la prova più difficile e l'ha superata senza nessuna incertezza. Orfane di Cesare? Ora c'è Erri!
La cosa veramente stupefacente è che l'universo dello scrittore è popolato, oserei dire affollato, di personaggi che chiedono di essere raccontati, che pretendono di avere un libro tutto loro. Lo chiede Flor la solare e pazza sorella di Erri, lo chiede Arianna la sorella tormentata, lo chiede l'annoiato Giovanni, lo chiede il bonario Mario, lo chiede lo strafottente Valerio ...e lo chiede, più di tutti, Renata Ferrara, la dispotica e incredibile madre di Erri. Un personaggio indimenticabile che mi è rimasto addosso. Questo non è solo un romanzo che parla di famiglie allargate, di coppie "scoppiate", questo è un romanzo che parla delle madri quanto dei figli .
In questo libro ci sono in nuce decine di storie e non sono per niente in ansia o preoccupata in merito ai romanzi a venire: basterà mettersi comodi e aspettare.

Lea

P.S. Ovviamente confermo il voto di Stefania ! 

martedì 8 marzo 2016

La tristezza ha il sonno leggero









TitoloLa tristezza ha il sonno leggero
Autore Lorenzo Marone
N° pagine -384
Data pubblicazione - 7 marzo 2016
EditoreLonganesi
Collana: La gaja scienza
ISBN-13:  978-8830443563





TRAMA
Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli, È uno di quei figli cresciuti un po' qua e un po' là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre, Sulla soglia dei quarant'anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l'appuntamento con la sua vita. E uno per uno deciderà di affrontare le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ama, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza ...

RECENSIONE
L’estate scorsa, su consiglio della mia socia Lea (che, per inciso, non sbaglia un colpo), sono incappata in un libro, “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone:  inizialmente non mi aveva attirata particolarmente, né per la copertina, né per il titolo, che non dava molto l’idea di quello che ci avrei trovato dentro. Quando ho iniziato a leggerlo, però, non sono riuscita a staccarmene fino a che non sono arrivata alla fine. E mi sono perdutamente innamorata di quel burbero vecchiaccio di nome Cesare. Tanto che ogni volta che sento il nome Cesare mi si scalda lo stomaco.
Quando Lorenzo e la sua (e nostra) amica Libridinosa hanno annunciato l’imminente uscita del nuovo romanzo, ho pensato che sarebbe stato molto difficile surclassare Cesare, ho temuto che questo nuovo romanzo non avrebbe retto il confronto. La curiosità era tanta. Poi ho letto la recensione di Laura Libridinosa che, estasiata, ne tesseva le lodi e ho pensato “No. Non può essere. Marone potrà anche essere riuscito a scrivere un romanzo altrettanto bello, ma addirittura far passare la voglia di leggere altro, non ci credo”.
E invece è proprio così.
Questo libro è, innanzitutto, scritto meravigliosamente bene: vi basti sapere che l'ho scaricato appena disponibile in e-book e non ho praticamente dormito per finirlo!
Durante la lettura mi sono ritrovata a trascrivere alcune frasi che mi avevano colpita e ho riempito ben tre facciate A4! Potrei scrivere questa recensione solo mettendole tutte in fila. Ma la cosa più impressionante è che ognuna di queste frasi si regge da sola e da sola è un piccolo mondo interiore.
La storia è quella di Erri Gargiulo, quarantenne, figlio di Renata e Raffaele, genitori separati quando lui era ancora bambino ed entrambi risposati, regalando ad Erri un’allegra compagnia di fratelli e sorelle. In questa rivoluzione familiare Renata fa ad Erri il regalo più grande che potesse ricevere: un padre. Mario, il nuovo marito di Renata, è il personaggio che ho più adorato in tutto il libro: un uomo che conferma la teoria che per essere padri non basta generare un figlio, ci vuole molto di più; ci vuole la costanza di esserci sempre, di saper agire quando è il momento, ma anche di saperlo aspettare, il momento. Ci vuole la forza di lasciare che i figli commettano i loro errori ed essere loro accanto, non per dire “te l’avevo detto”, ma per tendere loro la mano ed aiutarli a rialzarsi. Mario è tutto questo, un uomo meraviglioso.
In questa “grande famiglia” ognuno ha la sua collocazione, ma nessuno trova realmente il proprio posto. Fra queste pagine troviamo il concretizzarsi del detto “ Sono sempre i figli a pagare le colpe dei padri” perché, nel tentativo di causare il minor danno possibile, questi genitori, al contrario, ne causano di enormi; errori che verranno poi perpetrati dai figli stessi, invischiati in rapporti che non riescono a gestire.
Erri si ritrova sposato ad una donna, Matilde, che ama ma che rende infelice, al punto da venir lasciato ed essere costretto a riprendere in mano la propria vita, cercando di costruirsene una tutta nuova. Ed è proprio in questo doloroso momento, quando Matilde comunica ad Erri di averlo tradito,  che la storia ha inizio ed entriamo pian piano nelle vite di ognuno dei personaggi.
Subito dopo, ci sediamo attorno ad una tavola imbandita: assistiamo ad un pranzo che vede riunita tutta la famiglia Ferrara: Valerio e Giovannino, i figli di Renata e Mario,  Arianna, figlia del primo matrimonio di Mario, ed ovviamente Erri. Arianna ed Erri si sentono fin da bambini accomunati dallo stesso senso di non appartenenza, figli a metà, per i quali sembra non sia mai possibile trovare completezza. Ecco, Arianna è il personaggio che più mi ha suscitato tenerezza e voglia di stringerla in un abbraccio.
Durante questo pranzo Erri riceve dei messaggi da Flor , la sorella, figlia di Raffaele e della sua nuova moglie Rosalinda. Attraverso questi messaggi facciamo la conoscenza dell’altra famiglia di Erri: Flor, eccentrica figlia dei fiori, e Rosalinda una tenera donna spagnola dal cuore grande, che tenta di fare il possibile per far sentire Erri uno di casa. Paradossalmente, per Erri sono più genitori Rosalinda e Mario di quanto riescano ad esserlo Renata e Raffaele.
Attraverso i ricordi di Erri, legati ad ognuno dei suoi familiari si snoda questa storia a tratti divertente, ma che poggia su un tappeto intessuto di incomprensioni e rancori sul quale si cammina in punta di piedi, proprio per non risvegliare quella tristezza dal sonno leggero.
Erri però non perde la speranza di poter un giorno trovare la serenità, tanto che lui stesso si presenta così:
“Mi chiamo Erri Gargiulo e mi faccio di speranza da quarant’anni”.
Come in una grande giostra dei sentimenti, ognuno dei protagonisti gira e cerca di afferrare l’ambito premio: un po’ di felicità, anche se
 “Diciamocelo: se c’è una cosa che fa proprio paura è la felicità. Non sai mai quando arriva. E, soprattutto, quando se ne va.”
In conclusione, cosa posso dirvi, se non: comprate e leggete questo meraviglioso libro (con il libro, comprate anche una buona scorta di kleenex); ma soprattutto regalatelo, perché vi darà modo di fare, per qualcuno a cui tenete, una delle cose più difficili e preziose al mondo: regalare emozioni (ma tante, eh!).
Buonissima lettura, Stefania   

VOTO