mercoledì 27 novembre 2019

L'estate del coniglio nero - Kevin Brooks

Trama:  un'estate torrida e Pete ha già passato diverse settimane senza fare altro che ciondolare per casa. Fino a quando una telefonata gli cambia la vita per sempre. È Nicole, gli chiede di vedersi. Presto si separeranno, ognuno per la propria strada, il college, Parigi... Sarebbe bello incontrarsi per l'ultima volta con il gruppo dei vecchi amici, solo loro quattro: Pete, Nicole, Eric e Pauly. Pete le chiede di Raymond, anche lui è un vecchio amico, fa parte del gruppo. È vero, è un tipo strano, sembra vivere in un mondo tutto suo al cui centro c'è un coniglio nero; ma Pete gli è molto legato e vuole che sia con loro. Quella notte, però, quando si trovano al luna park, Raymond scompare. E anche Stella Ross, una ragazza del loro liceo diventata famosa. Tutti pensano che i due eventi siano collegati, che Raymond lo strano sia il colpevole. Pete vuole dimostrare a ogni costo che si sbagliano, ma quando segreti, rancori e vecchie gelosie mettono gli amici uno contro l'altro, anche le sue certezze cominciano a incrinarsi...
Titolo: L'estate del coniglio nero
Autore: Kevin Brooks
Casa editrice: Piemme
Anno pubblicazione: 2014
Pagine: 427

Torna puntuale la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per il mese di novembre è stato scelto un thriller. In prima battuta avevo pensato di scrivere la recensione del libro "Il manoscritto" di Thilliez, ma ne aveva già parlato Stefi e non volevo proporre un doppione (anche se devo dire che non mi è piaciuto quanto è piaciuto a lei), poi ho deciso di provare con "La casa che era nostra" di Louise Candish, ma... lunedì 18 novembre ho seguito un corso interessantissimo sulla letteratura per ragazzi tenuto da Roberta Balestrucci Fancellu e non ho avuto dubbi: il thriller che mi aspettava era "L'estate del coniglio nero" di Kevin Brooks!


Il romanzo è rappresentato benissimo dalla cover: a tratti grottesco, crudele, assurdo e allucinato. Crudamente vero. Vero in un modo sgradevolissimo, come quando la realtà prende la deviazione del film horror ed è tanto più horror perché non ci sono mostri, perché in certe situazioni i mostri possiamo diventare anche noi.
Sono partita in medias res, in mezzo al vortice e al caos, ma è colpa dell'autore perché la sua prosa riesce a trascinarti, è mimetica, ti stordisce come se a tua insaputa avessi fumato o bevuto qualcosa di molto forte e cattivo. Allora cerco di schiarirmi le idee,  provo a camminare dritta, infilando la sequenza sintattica giusta, ma sento la voce sfasata, lontana e mi rendo conto di non ingannare nessuno. Leggendo un po' di sporcizia e di squallore mi sono rimaste appiccicati addosso.
Peter, il protagonista, il ragazzo normale, sta trascorrendo un'estate di assoluta apatia, di noia feroce, quella che ti assale solo (spero) quando sei adolescente e non sai veramente che fare con il tempo che hai la fortuna di avere. In questa estate immobile, asfittica come i suoi pensieri, riceve la telefonata di Nic, un'amica con la quale c'è stato qualcosa quando erano più piccoli. La proposta della ragazza è quella di riunire la vecchia banda prima che ognuno di loro prenda una strada diversa, adulta. Ritrovarsi nel vecchio covo e poi andare al luna park.
All'appuntamento ci saranno Eric (gemello di Nic),  Pauly il buffone e Raymond lo strano, grande amico di Peter. Raymond che dice di sentire la voce del suo coniglio nero, Raymond che ha due genitori che lo trascurano da sempre e che è per questo forse è un disadattato o un'anima pura. Chissà.
La serata porterà alla luce conflitti, invidie mai sopite, desideri, brame. Il luna park diventerà un non luogo simile all'inferno, tra visioni, sparizioni e allucinazioni.
Al mattino Peter si sveglierà stordito, dimentico di ciò che può essere accaduto. Raymond è scomparso, Stella Ross stellina mediatica della scuola è sparita anche lei e gli amici hanno negli occhi delle ombre difficili da penetrare. Quello che è certo è che nessuno è interessato alla scomparsa di Raymond, solo Peter vuol comprendere realmente cosa sia successo.
Il romanzo è molto ben costruito, tra interrogatori, confronti, momenti di violenza psicologica e fisica. Forse ho compreso a 3/4 la dinamica degli avvenimenti, ma non è stato importante. L'autore ci racconta il passaggio dall'adolescenza all'età adulta come una vera perdita d'innocenza, uno strappo brutale che però è la conseguenza di qualcosa che covava ai margini. Solo Raymond resta un punto luminoso, nella sua assenza. Non ci sono facili soluzioni, si può proseguire solo con il peso di ciò che accaduto, facendoci i conti ogni giorno.
Mi è piaciuto, non mi è piaciuto. Mi sono salvata da giovane, come figlia, non so se avrò la stessa fortuna da madre. Proprio da farsela addosso per la paura, francamente.
Ho fatto bene a leggerlo, ma ora devo riprendermi. Sono certa che presto questa attrazione-repulsione mi chiamerà nuovamente e Bunker Diary sarà la prossima lettura che affronterò di questo controverso e bravo autore. La sua è una voce graffiante, sgradevole e originale. Impossibile ignorarla.
Prima, però, devo incamerare un po' di luce.
 
Ed ora le altre recensioni del mese di novembre:



lunedì 18 novembre 2019

Strategie per contrastare l'odio - Beniamino Sidoti

Trama: Strutturato in capitoli che alternano teoria ed esercizi, barzellette e poesia, film, quadri e pubblicità, Strategie per contrastare l’odio costruisce un ragionamento complessivo intorno all’odio e suggerisce come disintossicarsene concretamente.
 
Titolo: Strategie per contrastare l'odio
Autore: Beniamino Sidoti
Casa editrice: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 223
 
 
 
 
 
 
 
Ora che l'ho terminato non mi resta che rileggerlo. Era il libro che stavo cercando, il tassello in più
che mi mancava per avere una visione d'insieme, per ragionare in silenzio e poi ad alta voce, per capire cosa voglio fare concretamente in questi tempi agitati. Non dico sia il mio punto di arrivo, anche perché il libro stesso offre utili spunti per degli approfondimenti, ma di qui dovevo necessariamente passare. Perché sono fatta di punti di domanda in un epoca di punti esclamativi. E ne vado fiera.
L'autore ci spiega che all'odio non si reagisce con l'odio. L'odio è un combustibile che prima i poi dovrà bruciare. Quello che serve è disinnescare e lo si può fare in tanti modi diversi. Con il nonsense, ringraziando, spiazzando, lasciandosi pervadere dalla bellezza, spezzando il circolo vizioso della negatività. A volte l'odiatore non vuole veramente dialogare con noi e in questo caso bisogna rispondere mantenendo comunque il punto, per quelli che stanno seguendo la conversazione (ad esempio nei social). Quando l'odiatore è invece una persona fisica, reale, che ci sta di fronte dobbiamo guardarlo negli occhi e cercare una strada. Sempre, sempre, sempre bisogna reagire, senza perdere la speranza
se cediamo alla retorica del nemico abbiamo perso; se guardiamo gli altri come nemici abbiamo perso [...] chi vuole sdoganare l'odio come carburante per messaggi elettorali, ci teme: teme non un partito o un altro, ma che emerga un'istanza di buon senso, di umanità.  [...] Quando un odiatore ci chiede di odiare qualcuno ha sempre un interesse personale. La paura viene invocata per dividere e invocare un protettore 
Non dobbiamo farci dettare l'agenda da nessuno, dice l'autore, perché dalla dettatura alla dittatura il passaggio è breve. Sto citando a piene mani, con emozione e partecipazione. Queste parole sono un dono che io accetto con gratitudine per rielaborarle e farle mie, cercando una mia personale strategia. Bisogna tenere la posizione, senza sentirsi inutili e soli, ininfluenti perché questo è l'obiettivo dell'odiatore. Non siamo forse la maggioranza, ma siamo una moltitudine e dobbiamo operare a piccoli passi, giorno per giorno. Lo possiamo fare rimanendo comunità, facendo rete, praticando atti di gentilezza a casaccio, perché anche la gentilezza è contagiosa.
I pugni chiusi per la tensione e la rabbia vanno aperti, le mani devono essere pronte a fare altro, ad accettare la bellezza. Soprattutto è necessario lavorare su se stessi, disinnescare l'odio dentro di noi e poi negli altri.
Perdonatemi, forse sentenzio, forse scrivo frasi spezzettate, ma la lettura di questo libro è stata una rivelazione perché mi sono resa conto che troppe volte ho reagito all'odio con sarcasmo, preoccupazione, ironia e a volte rabbia cadendo nella trappola. Sidoti mi suggerito un'altra verità: essere un individuo, una sola unità, non significa essere insignificanti e marginali, ma essere parte di un tutto e in virtù di questa appartenenza di valere molto. Se non ci facciamo prendere dallo sconforto ogni individuo conta, può farsi carico della regola ed andare avanti, tenendo il punto sulle questioni importanti.
Vorrei che questo libro lo leggessero in molti, che potesse schizzare ai vertici delle classifiche, che si potesse trovare nelle biblioteche e nelle casette del bookcrossing, vorrei che si creasse un movimento apartitico che mirasse ad unirci per quanto abbiamo in comune e non per quello che ci divide.
Non ho eletto Sidoti a mia guida spirituale, non cerco eroi o modelli, non voglio una persona forte che decida al posto mio le priorità, sono alla ricerca di una comunità che dica "mi importa" e non "me ne frego". Leggete questo libro, vi farà riflettere. Le rivoluzioni iniziano dal quotidiano. Facciamo qualcosa. Facciamolo presto.
 
Considerato che il libro è strutturato in brevi capitoli godibilissimi e che oltre a far pensare fa anche sorridere per le arguzie e le citazioni, ho deciso di concludere la recensione con leggerezza, citando una frase del mitico Quelo di Guzzanti, evidentemente molto caro anche all'autore che deve avere circa la mia età:
 
La risposta è dentro di te: ma è sbagliata.


(E grazie ancora a Sidoti perché finalmente ho compreso perché quando parlo con un complottista mi sento come un cerino con la capocchia bagnata. La prossima volta gli dirò fnord e andrò a mangiare una vaschetta intera di gelato! qui il punto esclamativo ci stava)

 
 

lunedì 11 novembre 2019

Ninfee nere - Michel Bussi

Titolo: Ninfee nere • Autore: Michel Bussi • Editore: E/O • N.pagine: 394 • Data di pubblicazione: 9 giugno 2016 • Copertina flessibile € 16,00  Ebook € 11,99

TRAMA
A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.


La lettura di questo libro ha avuto una storia un po' travagliata. Premettendo che da tempo volevo leggere qualcosa di Bussi perché ne avevo sentito parlare sempre in modo molto positivo, ad un certo punto "Ninfee nere" ha iniziato a comparire su diversi profili Instagram e le impressioni erano tutte super positive, quindi ho colto la palla al balzo non appena è apparso usato su Libraccio.
Ho iniziato a leggerlo con altissime aspettative e devo dire che, nonostante lo stile di scrittura non sia particolarmente emozionante, la storia che veniva raccontata, i piccoli cliffhanger alla fine di alcuni capitoli e anche all'interno dei capitoli stessi, e l'alternarsi delle vicende che vedono protagoniste le tre donne del romanzo, Fanette, 11 anni, Stephanie, 36 anni e la terza, voce narrante per buona parte del romanzo, ultraottantenne della quale non conosciamo il nome, la lettura mi stava appassionando. Ma...
Fonte:
https://themadjack.com/2013/07/02/claude-monet-il-giardino-di-giverny/
Arrivata circa a metà lettura, dopo aver incrociato l'ennesimo congiuntivo barbaramente ucciso, ho voluto fare un giro tra i vari blog che lo avevano recensito (cosa che non faccio mai durante la lettura) per capire se fosse solo un fastidio mio e ... @#~@#§~#@ ... sono incappata in un ENORME SPOILER! E non sto parlando del nome dell'assassino, che in qualche maniera avevo già intuito, sto parlando dell'essenza del romanzo, dello stratagemma narrativo scelto da Bussi per sbalordire il lettore! Potrete immaginare con quale spirito abbia continuato la lettura.
Nonostante tutto ciò, a lettura conclusa, devo ammettere che Bussi mi ha piacevolmente sorpresa, perché nelle ultime trenta pagine, quelle che svelano il vero significato di tutto il romanzo, ho trovato un'intensità, una profondità e una malinconia che mi sono entrate sotto pelle e mi hanno letteralmente commossa. Quella che avevo giudicato una narrazione poco emozionante ha trovato spiegazione in quelle ultime pagine, quei particolari che non riuscivo ad afferrare, quei passaggi che non mi convincevano del tutto, si sono perfettamente incastrati uno sull'altro a formare un quadro perfetto.
Fonte: https://www.theartpostblog.com/monet-ninfee/
C'è tutto il mondo dell'impressionismo, dentro al romanzo di Bussi, la campagna nella quale i pittori si immergevano e ne restituivano i colori sulle tele, ci sono i colori, appunto, quelli della natura, che in Monet sono andati via via scurendosi con l'avanzare dell'età, e allo stesso modo, in questo romanzo troveremo le alternanze di atmosfere e colori narrativi perfettamente calzanti per ogni personaggio, brillanti per Fanette, leggermente più offuscati per Stephanie e decisamente cupi per l'anziana voce narrante.  Un romanzo che non può essere relegato ad un solo genere, perché c'è un omicidio, c'è un'indagine, ma c'è soprattutto un viaggio all'interno dei sentimenti umani, delle scelte che siamo portati a compiere in determinati momenti della nostra vita, delle forze esterne che condizionano quelle scelte e di come l'animo umano abbia reazioni diverse a seconda del sentimento che lo abita e lo spinge ad agire.
Un libro decisamente consigliato (nonostante la strage di congiuntivi ;) ) tanto da farmi desiderare di leggere altro di questo autore.




lunedì 4 novembre 2019

Ti regalo le stelle - Jojo Moyes

Trama: 1937. Quando Alice Wright decide impulsivamente di sposare il giovane americano Bennett Van Cleve, lasciandosi alle spalle la sua famiglia e una vita opprimente in Inghilterra, è convinta di iniziare una nuova esistenza piena di promesse e avventure nel lontano Kentucky. Presto però le sue rosee aspettative e i suoi sogni di ragazza si scontrano con una realtà molto diversa. Costretta a vivere sotto lo stesso tetto con un suocero invadente, il dispotico proprietario della miniera di carbone locale, Alice non riesce a instaurare un vero rapporto con il marito e le sue giornate diventano sempre più tristi e vuote. Così, quando scopre che in città si sta costituendo un piccolo gruppo di donne volontarie il cui compito è diffondere la lettura tra le persone disagiate che abitano nelle valli più lontane, lei decide con entusiasmo di farne parte. La leader di questa biblioteca ambulante a cavallo è Margery O'Hare, una donna volitiva, libera da pregiudizi, figlia di un noto fuorilegge, una donna autonoma e fiera che non ha mai chiesto niente a nessuno, tantomeno all'uomo che ama. Alice trova in lei una formidabile alleata, un'amica su cui può davvero contare, specie quando il suo matrimonio con Bennett inizia inevitabilmente a sgretolarsi. Altre donne si uniranno a loro e diventeranno note in tutta la contea come le bibliotecarie della WPA Packhorse Library. Leali e coraggiose, cavalcheranno libere sotto grandi cieli aperti e attraverso foreste selvagge, affrontando pericoli di ogni genere e la disapprovazione dei loro concittadini per portare i libri a persone che non ne hanno mai visto uno, allargando i loro orizzonti e cambiando la loro vita per sempre.
Titolo: Ti regalo le stelle
Autore: Jojo Moyes
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 402

Ho desiderato parlarvi di questo libro già mentre lo stavo leggendo, ero impaziente di condividerlo perché ad ogni pagina mi dicevo "E' bellissimo!". Sono stata fortunata ad iniziarlo nel week end lungo del ponte del primo novembre, così in due giorni ho potuto leggere e leggere e finirlo. Ed ora che l'ho terminato sono triste perché vorrei rituffarmi tra le sue pagine e mi mancano i suoi personaggi e non mi rassegno a doverli salutare. So che prima poi ci sarà anche il film, dovrà esserci un film, lo esigo... e se non sarà fatto bene mi arrabbierò tantissimo. Intanto amiche siete avvertite: probabile che qualcuna di voi lo riceva come regalo a Natale. Sarà una vera e propria dichiarazione d'affetto, in quanto questo libro parla del meraviglioso legame che si può creare tra spiriti affini, seppur diversi per idee, temperamento e sensibilità. E' un romanzo sull'amicizia con la A maiuscola, ma forse potrei meglio dire sulla sorellanza, la solidarietà tra donne.
Una delle protagoniste, Alice, dopo aver sposato forse troppo precipitosamente un bel ragazzo americano, lascia l'Inghilterra e si ritrova nel Kentucky a vivere una vita abbastanza noiosa, in una cittadina di provincia ben lontana dai divertimenti newyorkesi che forse si aspettava. Il neo marito seppur prestante è abbastanza freddino, mentre il suocero invece è fin troppo invadente e lei si sente soffocare in questa nuova vita tanto diversa da come la sognava. Durante una funzione pubblica viene a conoscenza di un progetto, avviato da Eleonor Roosevelt, che mira a portare libri e conoscenza tra le famiglie che abitano nelle valli più isolate. Un po' per fare qualcosa e un po' con la speranza di suscitare una qualsiasi reazione del marito, Alice accetta. Si tratta di raggiungere posti veramente impervi e lontani dalla cittadina in sella ad un cavallo, con la bisaccia piena di libri, sia sotto il sole dell'estate che nel freddo del gelido inverno. Packhorse Librarian!

(Goodman-Paxton Photographic Collection)
Alice farà la conoscenza di Margey O'Hare, una donna poco convenzionale, che ha scelto di vivere libera e che non vuol farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Nel loro gruppo ci sono anche Mrs Brady patrona del progetto, Beth, un vero maschiaccio e Izzy una giovane ragazza con un problema di zoppia (e figlia di Mrs Brady). Più tardi si aggiungerà anche Sophia, una donna di colore con spiccate competenze biblioteconomiche.
Non voglio dire molto di più se non che ci sono naturalmente anche molti personaggi maschili, positivi e negativi, una miniera di carbone di proprietà del suocero di Alice, nella quale vengono sfruttati i lavoratori e tanti, tantissimi accadimenti. Mentre leggevo mi era impossibile non fare un raffronto tra questo libro e un altro, ossia "Pomodori verdi fritti" di Fannie Flagg. I punti di contatto sono molti: l'ambientazione negli anni Trenta,  il forte legame che lega le protagoniste, la prevaricazione maschile nei confronti delle donne e la violenza che questi esercitano su di loro, il razzismo e un altro passaggio della trama che non posso svelare, perché gli spoiler sono puniti severamente. Voglio solo aggiungere che questi punti di contatto non rendono il romanzo meno appassionante e bello, anzi sembra un giusto riconoscimento a quell'autrice che più e meglio di altre in questi tempi ha saputo raccontare la forza dell'amicizia tra donne. In alcune pagine ho avuto i brividi e mi sono commossa, in altre ho sorriso. Una storia da godere tutta d'un fiato, un libro che avvince e che ha il potenziale per piacere sia al lettore più smaliziato che a quello più emotivo, perché ogni ingrediente viene dosato al meglio, senza che un aspetto prevalga sull'altro. Forse è vero, c'è un pizzico di romanticismo, ma non me ne sono sentita disturbata, perché stemperato dall'umorismo e a questo proposito, fateci caso, la chiusa finale è proprio da manuale.
E poi sapete cosa c'è in più in questo libro? Il suo grandissimo valore aggiunto? I libri!!!! I libri portati dalle bibliotecarie a cavallo nelle zone più impervie rappresentano tantissime cose insieme, tutte positive. Antidoto alla solitudine, affrancamento dall'ignoranza, possibilità di scambio, desiderio di evasione, opportunità di miglioramento e di crescita.
Un brano mi ha colpita più degli altri, perché nonostante le ovvie differenze tra Alice e la sottoscritta, mi appartiene nell'intimo e mi rappresenta
Amava la sensazione di fare un lavoro che significava qualcosa, mettersi alla prova ogni giorno, cambiare la vita delle persone parola per parola
Totalmente conquistata da questo romanzo, ve lo consiglio di cuore, senza riserve, abbassando ogni difesa.
(Ed ora resto in attesa del commento di Nadia perché voglio assolutamente commentare con lei, in privato se me lo permette,  tutti gli episodi che non si possono spoilerare! Nadiaaaaaaaaa)