lunedì 30 dicembre 2019

[Bookswiffer] La fragilità degli angeli - Gigi Paoli

Finalmente ce l'ho fatta a recuperare il terzo romanzo di Gigi Paoli e di questo devo ringraziare le due  disgraziate Laura (La Libridinosa e La Biblioteca di Eliza) che me lo hanno assegnato per la rubrica Bookswiffer. Vi basti sapere che in un mese per me disastroso a livello di letture (in ventiquattro giorni ho letto DUE libri), ho divorato questo romanzo in un giorno e mezzo.



Titolo: La fragilità degli angeli • Autore: Gigi Paoli • Editore: Giunti • N.pagine: 300 • Data di pubblicazione: 19 settembre 2018 • Copertina flessibile € 16,00 • Ebook € 8,99

TRAMA
Sono giorni di angoscia per Firenze dopo la misteriosa scomparsa di un bambino di quattro anni che stava giocando nel giardino della sua casa in collina: di lui rimane solo la piccola bicicletta grigia, appoggiata a un albero. Mano a mano che passano i giorni, le speranze di ritrovare Stefano in vita si affievoliscono, e in città si torna a respirare lo stesso terrore dei tempi del "Mostro", il famigerato serial killer che uccideva e mutilava le coppiette appartate in campagna. Per il giornalista di cronaca giudiziaria Carlo Alberto Marchi e il suo collega della "nera", l'Artista, sono ore di ansia e lavoro frenetico fra la redazione, i luoghi del delitto e un Palazzo di Giustizia sempre più cupo, proprio come il suo soprannome: Gotham. Un'inchiesta serrata che non dà tregua agli inquirenti, la tenace pm Simonetta Vignali, grande amica di Marchi, e il capo della Mobile Settesanti, segnato da un passato violento che non gli concede sconti. A dare una svolta alle indagini sarà l'inaspettata confessione di uno studente di psicologia: è stato lui a uccidere Stefano, per poi abbandonarne il corpo sulle rive dell'Arno. Sta dicendo la verità? O si tratta solo di un mitomane? E mentre le sponde del fiume vengono battute a tappeto, un altro colpo di scena riaccende la paura. In una celebre basilica sulle oscure colline di Firenze viene ritrovata una lettera anonima che annuncia nuovi orrori: Stefano è stato il primo, ma non sarà l'ultimo... Poi, il caos si trasforma in silenzio, finché un'intuizione ribalta tutto, anche le storie personali, anche quella di Carlo Alberto Marchi, che si ritrova davanti a qualcosa che mai aveva visto prima. Sullo sfondo di un malinconico autunno fiorentino, Gigi Paoli ci regala il suo libro più toccante e intenso.


Questo è uno di quei libri che una volta iniziati è impossibile mettere giù: non solo per il suo protagonista, non solo per le vicende narrate, ma anche, e soprattutto, perché Gigi Paoli sa scrivere e incatenare il lettore alle sue pagine.
Posso dire con assoluta certezza che questo sia il migliore dei tre romanzi, nel quale ho ravvisato una maturazione nella scrittura e un ritmo che coinvolge in maniera totale.
Fonte: Web
In una Firenze meno protagonista rispetto ai romanzi precedenti, ma viva e pulsante nel ricordo del mostro che l'ha abitata, un'eco che risuona ancora tra i suoi palazzi, la paura si fa palpabile e assume i contorni del peggiore degli incubi, quello in cui le vittime sono le più indifese, i bambini, angeli fragili tanto facili da sopraffare, quanto difficili da proteggere.
In questo scenario si muove Carlo Alberto Marchi, il giornalista protagonista dei romanzi di Paoli, un personaggio perfetto nella sua umana imperfezione e un conduttore ideale perché le indagini le segue stando al suo posto, senza indossare le vesti di un improbabile investigatore, ma sapendo mantenere saldi i confini del suo lavoro, lasciando che gli inquirenti svolgano il loro senza interferire.
Fonte:Web
È proprio questa, a mio avviso, la forza di questa serie: ogni personaggio è credibile, rimane nel proprio ambito senza sconfinare e senza perdere la propria identità. Tanto più in questo caso, dove le vittime meritano un'attenzione e un rispetto maggiore e le forze impiegate devono essere decuplicate.
Tra un caffè con un magistrato, una telefonata inopportuna e un pezzo da mandare in stampa in tempi impossibili, il nostro Marchi deve destreggiarsi anche tra lavatrici, fornelli e il compito di crescere Donata, una tredicenne che inizia a sfuggire alle maglie di un genitore poco presente, ma comunque attento. 
Sono proprio gli intermezzi tra Carlo e Donata le parti più spassose che aiutano a stemperare la tensione di una vicenda emotivamente intensa. Donata non è più un'undicenne perennemente imbronciata, si è trasformata in una tredicenne che a colpi di "Bella zio!" cerca di conquistarsi un po' di libertà, e al primo accenno di festa con amici maschi Carlo reagisce molto pacatamente:
"Ho una figlia bella e intelligente, ma presto avrò anche una pistola, una pala e un alibi di ferro.
Che si sappia."
Con il suo stile scorrevole e ironico, ma non privo di profondità e mai giudicante, Gigi Paoli ci conduce ad un epilogo spiazzante, dove il mostro prende sembianze inaspettate con motivazioni insospettabili. 
Terza prova brillantemente superata, caro Gigi, e ora non mi resta che scoprire cosa ci riserverà "Il giorno del sacrificio" il quarto romanzo in uscita il prossimo aprile.
E se voi non aveste ancora fatto la conoscenza di questo autore, correte subito ai ripari!



venerdì 27 dicembre 2019

Planimetria di una famiglia felice - Lia Piano

Trama: Il babbo sa disegnare il mondo, sfida la forza di gravità e costruisce una barca a vela nel seminterrato. La mamma è bellissima, ha i tacchi alti e ancor più alte pile di libri intorno a sé. Maria, la bambinaia, parla in calabrese stretto, non sa leggere e ha un cuore più grande dell'enorme giardino che circonda la casa. I ragazzi sono tre: Marco, alle prese coi primi turbamenti della pubertà, Gioele, afflitto da un'incoercibile balbuzie e da una pericolosa passione per la chimica, e la Nana, che dal basso dei suoi sei anni osserva e racconta. E poi c'è lei: la villa abbarbicata sulla collina sopra Genova dove la famiglia è appena approdata per provare, forse, a diventare normale. Certo, bisognerebbe disperdere la folla di animali di ogni tipo che ritengono di aver diritto di cittadinanza tra quelle mura. Chiudere le porte per impedire che il vento circoli senza tregua per le stanze. Evitare di dormire tutti per terra in salotto solo per godere della luna piena attraverso le vetrate... O forse è proprio questa la planimetria di una famiglia felice?
 
Titolo: Planimetria di una famiglia felice
Autore: Lia Piano
Casa editrice: Bompiani:
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 160
  
 
 
 
Questo libro per me è stata una grandissima sorpresa, una ventata di allegria, spruzzata di arguzia. Come mi capita spesso l'ho scelto a partire dalla copertina, perché quella sorridente ragazzina immersa nella verzura mi ha fatto venire in mente Margherita Hack da piccola. Non chiedetemene conto e non chiedetemi neppure cosa possa aver pensato il libraio quando gli ho detto che cercavo il libro "con la piccola ragazzina in copertina, quella che spunta dai cavoli ed assomiglia alla Hack". Non erano cavoli, ora lo so, ma lui imperturbabile, dopo una piccola esitazione, ha trovato il libro e io mi sono gettata a capofitto nella lettura senza farmi  domande, perché non avevo associato il cognome della scrittrice a quello del notissimo padre. A metà libro, stupita e stranita, ma soprattutto divertita dalla narrazione mi sono detta "Ma sarà mica la figlia di Renzo Piano?"  Figlia o non figlia (effettivamente è la figlia!) Lia Piano ha scritto un delizioso, solare, fantasioso e bellissimo libro. Mi ha fatto pensare a Durrel e a Brunella Gasperini e mi ha fatto pensare con grande affetto alla mia amica Roberta del blog La libreria di Tessa.  Se vorrete fare un salto virtuale da lei ne comprenderete i motivi.
Quello della Piano è un romanzo che racconta di una famiglia, ma soprattutto è la planimetria sentimentale di una casa e di chi la abita. C'è una tale freschezza nella descrizione, un tocco magico che anima le persone da lasciare ammaliati. Non illudetevi però di sbirciare dal buco della serratura nella casa di Renzo Piano. Uno scrittore prende la propria vita e la rende qualcosa di diverso. Lia una scrittrice sicuramente lo è:
 
Ho iniziato a scrivere per salutare la casa di famiglia, che è l'unico personaggio realmente esistito presente in queste pagine. La mia infanzia aveva lasciato in quelle stanze una scia luminosa, come la lenta maratona di una lumaca. Ho tentato di seguirla, ma mi sono persa spesso. E perdendomi ho inventato.
 
Abbiamo una madre ed un padre decisamente poco convenzionali, una "tata" che parla solo in calabrese stretto, un fratello maggiore in preda agli ormoni, uno di mezzo affetto da balbuzie e lei, l'io narrante, Lia detta "affettuosamente" la Nana. Poi ci sono una moltitudine di animali, cani quasi umani che a volte portano il rossetto (Pippo ti amo!), galline suscettibili, una tigre, un leone e altri ancora. Questo giusto per dare l'idea. Una famiglia meravigliosamente imperfetta, estrosa e felice. Un allegro  marameo agli stereotipi e al conformismo, ma  senza giudizi, senza puntare l'indice. Con grande buonumore e la leggerezza di una bolla di sapone che sale nel cielo. Ho riso così tanto solo con i romanzi di Genovesi. Fateci caso: quando ci capita di ridere, di ridere sul serio, leggendo un libro? Vi basta solo una mano per fare il conto?
Lia Piano ha una sua cifra, quel tratto distintivo che è proprio di ogni vero scrittore. Quella sua particolare cifra mi ha convinta e mi è piaciuta.
Non ho altro da aggiungere, quel che mi resta da fare è infilare il libro in una busta e spedirlo a Roberta. Le cose belle vanno condivise. 
 
 
 
 
 

martedì 24 dicembre 2019

Malvagio fino all'osso - Tony J.Forder

Titolo: Malvagio fino all'osso • Autore: Tony J Forder • Editore: Nua Edizioni • N.pagine: 400 • Data  di pubblicazione: 20/12/2019 • Brossura € 15,00 • Ebook € 6,99


TRAMA
Tra i boschi di Peterborough, nella contea del Cambridgeshire, vengono rinvenuti i resti di uno scheletro. L’ispettore James Bliss e l’agente Penny Chandler investigano sul caso e scoprono che la vittima, una giovane donna, è stata spostata dal luogo di sepoltura originale.
Un testimone è convinto che una ragazza sia stata investita da un’auto nella lontana estate del 1990, e che la polizia sia intervenuta. Tuttavia, non esiste documentazione relativa all’incidente o alla presunta vittima. Mentre il caso progredisce, un paio di agenti in pensione vengono uccisi. I due avevano legami con dei colleghi che erano in servizio al momento della segnalazione di un incidente stradale.
Bliss e Chandler, indagando, scavano più a fondo e cominciano a chiedersi se alcuni ufficiali di alto grado possano essere coinvolti nell’omicidio della giovane donna sepolta nei boschi.
Ogni anello della catena subisce pressioni, compreso l’ispettore, che si scontra con i superiori e i media.
Quando la sua squadra riceve avvertimenti mirati, Bliss dovrà decidere se mollare il caso o perseguire i responsabili.
Abbandonerà, in modo da non danneggiare la propria carriera, oppure lotterà a ogni costo?
Ed è possibile che il killer sia molto più vicino di quanto i due immaginino?


"Malvagio fino all'osso" è il primo romanzo di una serie dedicata all'ispettore Bliss, un poliziotto al quale non è difficile affezionarsi, per svariati motivi. 43 anni, dei quali più della metà trascorsi in polizia, nella sua carriera ha visto un po' di tutto e ha avuto modo di inimicarsi più di qualche persona, tra le quali anche il suo sovrintendente, Sykes, che pare non perda occasione per metterlo in difficoltà, ma anche di creare bei rapporti di amicizia con i colleghi, prima fra tutti Penny Chandler, la collega con la quale collabora strettamente, ma anche la spalla sulla quale sfogare i suoi momenti di sconforto e alla quale confidare i suoi tormenti.
Fonte: Web
Mi ha positivamente colpita questo rapporto di amicizia, così diverso dalle solite storie di passione che spesso si consumano tra colleghi nei vari thriller che mi sia capitato di leggere, un rapporto vero e sincero, fraterno, fatto di tante piccole attenzioni, di sguardi che lasciano intendere lo stato d'animo dell'altro.
Bliss ha da poco vissuto un grosso trauma che gli ha cambiato la vita, che lo ha svuotato, rendendolo vittima di attacchi di panico e portandolo sul ciglio di una brutta depressione. 
"Osservava la vita a distanza, invece di farne esperienza in prima persona."
Penny è la sua ancora di salvezza, colei che fa il possibile per tenerlo a galla, Bonnie e Clyde invece sono i suoi raggi di sole, una coppia di cani che lo aiutano a stare in contatto con la realtà, costringendolo ad uscire per frequenti passeggiate e a provvedere ai loro bisogni.

Fonte: Web
Quando in centrale arriva la chiamata del ritrovamento di ossa umane, Bliss e la Chandler partono per quello che credono essere un cold case senza grossi colpi di scena, ma si ritroveranno invischiati in una storia che pesca nel torbido e in quello che potrebbe essere stato un vergognoso insabbiamento. Man mano che la narrazione procede emergono nuovi elementi che mettono i due poliziotti in una posizione decisamente scomoda e quando due poliziotti che indagavano sulla scomparsa della "ragazza delle ossa" muoiono in circostanze misteriose, Bliss e Chandler si troveranno a decidere se andare avanti con le indagini o chiudere tutto.
Fonte: Web
Nelle parti finali la tensione cresce fino ad un epilogo che  lascia il lettore col fiato sospeso, nel quale Bliss dimostra tutta l'esperienza maturata, con un'intuizione  brillante.
"Malvagio fino all'osso" è un thriller che oserei dire essere alla portata di tutti, anche di chi non è avvezzo alla lettura di questo genere, perché si tratta di una narrazione "pacata", senza scene forti o disturbanti, ma allo stesso tempo coinvolgente per la storia personale del protagonista, che dopo il trauma subito tre anni prima, si ritrova ora alle prese con un problema che potrebbe sconvolgergli nuovamente la vita, e non in senso positivo.
Un libro che lascia molto spazio all'introspezione del personaggio, in modo da farci affezionare a lui e attendere di ritrovarlo in una prossima avventura. 
Un esordio decisamente postivo per una nuova Casa editrice che si affaccia sul mercato proprio con questo romanzo: direi che ci siano delle ottime premesse. 
Ringrazio Nua per la copia digitale del romanzo e attendo di sapere quale nuovo autore ci presenterà.





giovedì 19 dicembre 2019

[Questa volta leggo..] Una nevicata eccezionale - Laura Tenorini, Mirka Ruggeri

Trama: È inverno. Durante le vacanze di Natale le famiglie di Iris e Diego si incontrano in montagna. All'improvviso arriva una violenta tempesta di neve che li lascia senza elettricità e senza acqua. In un crescendo di difficoltà, le due famiglie dovranno rimboccarsi le maniche e condividere le poche risorse rimaste, mentre sotto il peso della neve i rami continuano a cadere, bloccando la strada verso il paese. Iris e Diego non si sopportano. Sono talmente diversi che non fanno altro che litigare, ma forse una nevicata eccezionale potrà essere l'occasione giusta per mettere da parte le incomprensioni e conoscersi veramente.
Titolo: Una nevicata eccezionale
Autori: Laura Tenorini, Mirka Ruggeri
Casa editrice: Il Castoro
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 165



Anche per il mese di dicembre partecipo con piacere alla rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per questo appuntamento così speciale è stato scelto un libro ambientato a Natale! Ero indecisa, tanto che avevo prima letto un libro per ragazzi  dal titolo "L'ultima pecora" e allo stesso tempo ero tentata da "Il Natale di Poirot", poi ho messo gli occhi su questo graphic e non ho avuto esitazioni.
All'inizio della storia ci vengono presentate due famiglie molto diverse, che hanno la casa vicina e che si conoscono da tanti anni: la famiglia di Iris che vive in montagna e quella di Diego che vi soggiorna solo durante le vacanze. I primi hanno uno stile di vita molto rilassato e "sostenibile" che prevede lettura di libri, la coltivazione di un proprio orto, molto gioco all'aperto per Iris e la sorella, una madre affettuosa e un padre che lavora da casa e che si occupa delle figlie. I secondi sono invece dei cittadini sempre connessi e un po' modaioli, forse troppo impegnati con i rispettivi lavori e dipendenti dalle tecnologie, ma comunque simpatici. I rispettivi figli, Iris e Diego, si conoscono da sempre, ma non si sopportano. Troppo irruenta lei, troppo introverso lui. La vicenda prende l'avvio a Santo Stefano e ci porta fino a Capodanno. Una nevicata eccezionale infatti scombinerà i piani delle due famiglie e porterà Diego ed Iris a stare insieme più di quanto vorrebbero. Si sa, quando ci si guarda negli occhi e ci si frequenta, spesso si riesce ad andare oltre alle apparenze e ci si comprende un po' meglio. La nevicata metterà in serie difficoltà tutti, ma allo stesso tempo porterà alla luce i punti di forza e di debolezza di ognuno. E' interessante notare come le varie persone si adattino o meno a disagi e cambiamenti: senza connessione si passa a giochi di tipo diverso, più fantasiosi. L'isolamento non si tramuta in noia, ma al contrario  libera la creatività dei due ragazzi, che iniziano a capirsi e a costruire un legame. Tra gli adulti accade la stessa cosa in quanto i genitori di Diego, osservando i vicini, iniziano a farsi delle domande, a chiedersi se il loro stile di vita sia quello giusto, se non sia il caso di rallentare e impostare abitudini diverse, che prevedano più tempo di qualità da trascorrere insieme.
Ho molto apprezzato la situazione di isolamento che si viene a creare, la nevicata eccezionale  mi ha riportato alla memoria  giochi del passato,  (tipo "Facciamo che eravamo su un isola deserta e dovevamo....") e penso che un giovane lettore possa trovare questa particolare ambientazione estremamente interessate. Si tratta di un graphic che si legge con grande scorrevolezza e che ci fa venire voglia di rallentare e di prenderci il tempo per fare delle cose e pensarne delle altre senza la continua presenza, invadente, della tecnologia e dei social. Essere una famiglia non significa solo condividere uno spazio, ognuno perso dentro ad altri mondi, ma anche viverne la dimensione intima e sociale: parlare, confrontarsi, guardare un film insieme, tirare fuori dall'armadio quel Monopoli che non usiamo più. E' il messaggio più bello del libro e per questo lo consiglio ai giovani lettori a partire dai 10 anni e poi anche agli adulti, che sicuramente si ritroveranno nei genitori di Diego...perché quelli di Iris, così belli, innamorati e organizzati, li possiamo trovare solo tra le pagine di un libro. Tendere al miglioramento è comunque fondamentale e un buon esempio è sempre importante. Un libro perfetto da leggere in questo periodo, così a ridosso delle  giornate che vengono descritte.




Ed ora il riepilogo dei post dedicati a questa simpatica rubrica:



venerdì 13 dicembre 2019

I ragazzi della Nickel - Colson Whitehead

Trama: Il movimento per i diritti civili sta prendendo piede anche nell’enclave nera di Frenchtown (Tallahassee) ed Elwood Curtis, un ragazzino abbandonato dai genitori e cresciuto dalla nonna, assimila tutte le massime e gli insegnamenti di Martin Luther King. Pieno di talento e molto coscienzioso, sta per iniziare a frequentare il college del posto, quando incautamente accetta un passaggio in auto. Ma per un ragazzo nero dei primi anni Sessanta, anche l’errore più innocente può rivelarsi fatale. Elwood viene spedito in un riformatorio chiamato Nickel Academy, la cui missione è provvedere a un’educazione fisica, intellettuale e morale così che il piccolo delinquente possa diventare un uomo onesto e rispettabile. Questo sulla carta. Perché nei fatti la Nickel Academy è un vero e proprio labirinto degli orrori.
Titolo: I ragazzi della Nickel
Autore: Colson Withehead
Casa editrice: Mondadori
Anno Pubblicazione: 2019
Pagine: 213

Dopo "La ferrovia sotterranea" Colson Withehead torna in libreria con un romanzo che è bello, a partire dalla sua veste grafica. Un oggetto, contenente e non solo contenuto, che si fa notare per la cura dei particolari. Non ho pensato nemmeno per un istante di poter leggere la copia della biblioteca: doveva essere mio e così è stato. Non mi ha delusa, ma è riuscita a spiazzarmi, enormemente.
Il romanzo è breve e denso, richiede attenzione e cura, non si possono lasciar correre le frasi e i periodi perché non c'è nulla di superfluo. E' essenziale in ogni sua parte.
Siamo nell'America degli anni Sessanta e il protagonista, Elwood, cresciuto con la nonna, ascolta i discorsi di Martin Luther King fino ad interiorizzarli
Dobbiamo credere nel profondo dell'anima che siamo qualcuno, che siamo importanti, che meritiamo rispetto, e ogni giorno dobbiamo percorrere le strade della nostra vita con questo senso di dignità e di importanza.

Elwood è un'idealista, mi verrebbe da scrivere un'anima bella, che pur consapevole delle ingiustizie della vita (e in quegli anni per una persona di colore le ingiustizie erano tante) è determinato a conquistarsi un posto nel mondo, con dignità. Vuole affrancarsi dalla sua posizione, dalla segregazione,  e lo vuol fare attraverso lo studio e comportandosi sempre correttamente, ma senza paura. Quando quasi ad inizio romanzo, per un errore o colpevole travisamento della verità, finisce in un riformatorio minorile il lettore resta allibito.
La Nickel Academy è un inferno e l'autore ce lo racconta per sottrazione, senza specificare nel dettaglio le torture o le violenze psicologiche che al suo interno sono la regola. La narrazione resta scabra e questa austerità mi ha dato i brividi perché il non detto è un silenzio che grida. Nella sua permanenza nella casa di "correzione" Elwood ha modo di conoscere molti ragazzi, bianchi e neri, e tra tutte queste esistenze segnate lega particolarmente con Turner che gli fa da guida attraverso i codici scritti e non scritti della Nickel. Di fatto però Elwood resta uno mosca bianca. Si adatta per sopravvivere, senza abdicare ai suoi ideali
Bisogna vivere, non sopravvivere

L'epilogo della vicenda arriva ineluttabile, perché in un mondo dominato da stortura ed ingiustizia, non è previsto un lieto fine.  E questo non è uno spoiler, ve lo garantisco, perché il libro prende l'avvio a fatti compiuti, quando vengono riportati alla luce gli orrori che si sono consumati tra quelle mura. La sorpresa, quella vera, arriva dopo la fine, inaspettata e potente. Leggendo a ritroso ci si rende conto che, in effetti,  l'autore ha giocato a carte scoperte. A questo punto l'emozione trattenuta si riversa fuori in un solo momento, in un grumo di commozione e allo stesso tempo cresce l'ammirazione nei confronti del romanziere. La storia di Elwood  ha avuto un senso perchè ha toccato da vicino, cambiandole, le esistenze altrui.
Whitehead è uno scrittore completo, maturo, consapevole. Sa dosare al millimetro tutti gli elementi, padroneggia trama e scrittura, restando nell'ombra senza mai cercare facili effetti. In alcuni momenti sembra un po' algido, forse volutamente, per farci osservare le vicende narrate da una certa distanza, donandoci lucidità nei ragionamenti.  .
Con questa ulteriore prova per me si conferma un grandissimo talento.




martedì 10 dicembre 2019

La casa delle voci - Donato Carrisi

Titolo: La casa delle voci • Autore: Donato Carrisi • Editore: Longanesi • Data di pubblicazione: 2 dicembre 2019 • N.pagine: 400 • Copertina rigida € 22,00 • Ebook € 11,99
TRAMA
Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un'adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l’assassina è proprio lei.


"Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure il più pericoloso."
Donato Carrisi torna in libreria a poco tempo dal suo ritorno al cinema. A differenza de "L'uomo del labirinto" portato sul grande schermo, in questo romanzo non ci sono cadaveri o spargimenti di sangue, non ci sono indagini né ricerca di indizi, stavolta il viaggio si consuma all'interno della mente umana. Non che non sia successo anche nei libri precedenti, ma stavolta si tratta di un lungo viaggio esclusivamente attraverso i ricordi. Non senza angoscia. Non senza sensazione di claustrofobia.
Stavolta mantenere alta la tensione è un compito ancora più arduo, ma Carrisi non fallisce l'obiettivo, anzi, lo centra proprio in pieno.
La storia prende il via quando Pietro Gerber, "l'addormentatore di bambini", ossia un ipnotista infantile, mentre si sta occupando di un difficile caso di presunti abusi su un bambino adottato, riceve una strana telefonata da una collega australiana. Con questa telefonata gli viene comunicato che sta per presentarsi alla sua porta una giovane donna tormentata, che durante una seduta con la dottoressa ricorda di aver avuto un fratello, morto molto piccolo, e potrebbe essere stata proprio lei ad ucciderlo.
I fatti si sarebbero svolti in Toscana, e Hanna Hall vuole ricostruire quanto successo quando aveva dieci anni, quando la sua vita ha avuto una svolta improvvisa. 
Ne scaturisce un racconto fatto di fughe da un casolare abbandonato ad un altro, di isolamento dalla civiltà, di vita in simbiosi con due genitori che la adorano e che hanno come unica missione quella di proteggerla dai pericoli del mondo, tenendola lontana da tutto e tutti.
"Regola numero cinque: Se un estraneo ti chiama per nome, scappa."
In questo pellegrinaggio gli unici due oggetti a seguirli ovunque sono una bambola di pezza con un solo occhio e una misteriosa scatola sigillata. È su questa scatola che si bloccano i ricordi di Hanna, è intorno a questa scatola che ruotano e si scontrano.
Pietro tenterà di sbrogliare questa matassa senza rendersi conto che quel filo che si sta sciogliendo nella mente della sua paziente inizia ad avvolgere la sua, in un continuo gioco di specchi e inganni.
"Sembrava un crudele gioco di enigmi; ogni volta che lo psicologo provava a risolverne uno, scopriva  che la soluzione ne celava un altro ancora più sibillino."
Carrisi sa perfettamente come inchiodare il lettore alle sue pagine, come rendere impossibile abbandonare la lettura, e sebbene questo libro possa sembrare meno contorto rispetto ai precedenti, non saranno pochi gli interrogativi che si faranno strada nella mente del lettore, e ogni probabile risposta troverà inevitabile smentita.
Ho apprezzato che in questo romanzo Carrisi abbia voluto affrontare temi importanti, come la violenza psicologica perpetrata ai bambini, inducendo nel lettore numerose riflessioni sui danni che il mancato ascolto può causare, sulle conseguenze del non saper cogliere i loro segnali; vengono affrontati altri temi importanti che inducono in riflessioni, dei quali non vi parlo per evitare indesiderati spoiler, ma leggendolo capirete a cosa mi riferisco.
"Ricordiamo il passato per prepararci al futuro."
Forse alcune domande che sorgono durante la lettura rimangono irrisolte (e dico forse perché probabilmente le risposte ci sono, ma come sempre "ben celate"), ma d'altronde se avessimo risposte chiare e univoche ai nostri interrogativi, non staremmo leggendo un libro di Carrisi.
Vi dirò di più: a fine lettura mi sono confrontata con altri lettori che lo avevano terminato e abbiamo capito tutti la stessa cosa: che non abbiamo capito niente! Abbiamo fatto diverse congetture, tutte plausibili quanto improbabili, e la frase finale che ci ha accomunati è stata: "Non lo sapremo mai!"
Ebbene sì, anche stavolta Carrisi ci butta una frase finale che ci lascia basiti con la sensazione di non aver capito nulla. Come dicevo, Carrisi è tornato...
Leggetelo, poi passate a dirmi cosa avete capito. E spiegatemi perché ogni volta siamo così felici di farci prendere per il...naso!



venerdì 6 dicembre 2019

La filosofia koala - Bèatrice Rodriguez


Titolo: La filosofia koala
Autore: Beatrice Rodríguez
Casa Editrice: Terre di Mezzo
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 77



Certi libri ti scelgono, non c'è nulla da fare. Questo l'ho desiderato appena l'ho visto e ho sentito che sarebbe stato amore. E' un albo illustrato perfetto da regalare ad un adulto, ad un amico: è come un abbraccio, come una carezza, un modo per dire con semplicità "Qui c'è tutta la vita in parole semplici e limpide". Koala, il suo amico uccellino e il camaleonte trattano temi importantissimi, con leggerezza e poesia. Discorrono di compassione, del  tempo, della morte e dell'elaborazione del lutto, di fiducia nei propri sogni,  del desiderio di essere se stessi e della paura di essere derisi per questo. In 77 pagine un concentrato di vita e di emozioni. Tenere, buffe e lievi le illustrazioni. Evocative.
Sento il bisogno di entrare nel dettaglio di un racconto, tanto per darvi un'idea della bellezza di questo piccolo gioiello. Nella prima parte dell'episodio intitolato Il vestito uccellino mostra a koala un baule pieno di vestiti. Koala ne sceglie uno rosa, femminile con il quale si mette a ballare, reputandolo bello. All'improvviso però realizza che essendo un koala "gli altri lo prenderanno in giro" per quel vestito, mentre lui vuol avere degli amici. Uccellino commenta che i veri amici non ti giudicano se porti un vestito. E' la seconda parte che mi ha colpita e riporto puntualmente il dialogo tra i due:
Uccellino: dov'è il tuo vestito?
Koala: L'ho tolto. Non è pratico per arrampicarsi. E poi si poteva vedere sotto...non mi piace che si possa sbirciare sotto il vestito.
 Uccellino: Ma così sei tutto nudo!
Koala: Sì, e allora?
Uccellino: E' come se ti guardassero sotto il vestito, no?
 Koala: No, perché non ho nessun vestito.

Alla signora che pubblicava un commento su Facebook  criticando il libro perché propone ai bambini dei modelli fuorvianti (infatti secondo lei l'uccellino voleva costringere kaola a indossare il vestito)...ecco, a quella signora, direi che non ha compreso i termini filosofici del dialogo. Peccato, no? I libri basterebbe leggerli, semplicemente, senza gli occhi schermati da infondate paure.
Un libro talmente profondo da bucare il pavimento e riapparire nel cielo, tra le nuvole.
 

lunedì 2 dicembre 2019

Il gatto striato miagola tre volte - Alan Bradley


Titolo: Il gatto striato miagola tre volte • Autore: Alan Bradley • Editore: Sellerio • Data di pubblicazione: 14 novembre 2019 • N.pagine: 360 • Copertina flessibile € 14,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
«Ma come potevo raccontare che per me imbattermi nell’ennesimo corpo senza vita era tutto tranne che terribile? Al contrario: era emozionante; era eccitante; era inebriante; era tonificante; per tacere del fatto che era elettrizzante e soprattutto appagante».Quello che succede a Flavia de Luce – l’aristocratica adolescente chimica e detective che corre con la bici «Gladys» per i viottoli del suo villaggio dell’Inghilterra di una volta – è sempre avvolto dentro un po’ di mistero. Appena di ritorno dal Canada, dalla scuola per ragazze per bene dove i parenti l’hanno relegata, ritrova nella magione cadente il previdente maggiordomo Dogger e la governante signora Mullet. Ci sono le perfide sorelle maggiori Daffy e Feely, con in più una cuginetta particolarmente dispettosa. Ma manca il padre, il colonnello de Luce, nobile decaduto: è ricoverato per una polmonite ma, un motivo o l’altro, Flavia non riesce ad andare a fargli visita e non capisce come mai. Inoltre, la turbolenta indiscreta faccia tosta risulta l’erede universale della madre Harriet, l’avventurosa Lady scomparsa in Tibet. È in questo quadro che Flavia, curiosando dappertutto, scopre un orrendo omicidio: il vecchio Sambridge, falegname e meraviglioso intagliatore, è trovato ucciso e legato a imitazione dell’uomo vitruviano di Leonardo a un elaborato marchingegno ligneo.
Nella stanza del delitto, il riferimento a un celebre scrittore per bambini, Oliver Inchbald, anch’egli morto in circostanze eccentriche. Scartabellando tra gli scaffali di biblioteche, interpellando editori, scomodando vecchie conoscenze legate ai servizi, interpretando manufatti artistici, rivangando vecchie storie di donne intrepide, Flavia si fa strada verso la verità. Sotto l’occhio di un poliziotto tollerante.
Nel corso delle sue avventure (questo è l’ottavo titolo della serie) la ragazzina Flavia si fa coinvolgere in indagini poliziesche pervase da un diffuso, impertinente umorismo e da un horror addolcito che il lettore vive con gli occhi dell’infanzia. È il mondo degli adulti, sempre pieno di storielle stravaganti e inconsapevoli macchiette inglesi, inframmezzato ogni tanto da un delitto, che scorre davanti ai suoi occhi di dodicenne intelligente e arguta, che non sa stare zitta.


Flavia de Luce torna in libreria più carica che mai. Siamo ormai arrivati all'ottava avventura e il piacere di leggere di nuove peripezie della terribile ragazzina appassionata di chimica e cadaveri permane immutato: l'autore riesce a mantenere intatto il desiderio di seguire Flavia tra le strade della campagna inglese in sella alla sua fidata Gladys, incurante del del freddo e della pioggia.
D'altronde, l'umidità fa bene al cervello, vero Flavia?
"Il cervello umano funziona meglio con l'aria umida che con il caldo o il freddo secco. La mia teoria è che si tratti di un retaggio dei nostri antenati pesci, e uno di questi giorni, quando avrò tempo a sufficienza, intendo scriverci sopra un articolo scientifico."
In questo ultimo romanzo, Flavia è appena rientrata da un esilio forzato e ad accoglierla trova una casa fredda e un'atmosfera scostante, il colonnello de Luce è ricoverato per una brutta polmonite, le sorelle la snobbano, la cuginetta Undine (ultima arrivata in casa de Luce) è più indisponente che mai; solo Dogger, il tuttofare di casa, e Mrs. Mullet, la cuoca, dimostrano dell'affetto nei suoi confronti.
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Oltre naturalmente a Gladys, la sua amata bicicletta, che la aiuterà a trascorrere le giornate in attesa di poter far visita al padre.
Non avrete mica pensato che nel suo girovagare non si sia di nuovo imbattuta, casualmente, in un cadavere fresco fresco di uccisione, vero? 
Durante lo svolgimento di una commissione per conto di Cynthia Richardson, la moglie del vicario, Flavia si ritroverà faccia a faccia con il corpo esanime di un abile intagliatore del posto, che vive in solitudine creando opere mirabili anche per conto della Chiesa. Non si tratta però di un corpo lungo disteso a terra, bensì ancorato ad un marchingegno ligneo nella posa dell'uomo Vitruviano. I sensi di Flavia si allertano all'istante e il suo cervello (ben idratato dalla pioggia presa) registrerà particolari che al momento non le sembreranno importanti, ma che si riveleranno decisivi per risolvere il caso.
A questo omicidio si intreccerà il vecchio caso di uno scrittore per bambini trovato morto su di una spiaggia anni prima e gli incastri saranno quantomeno inaspettati.
In questo romanzo si nota una crescita del personaggio, una Flavia forse meno impulsiva, che riesce a dosare le parole e a mettersi nei panni di chi ha di fronte, cosa che stupirà lei stessa.
"Non ero più la Flavia de Luce di una volta. Che ciò rappresentasse un male oppure un bene rimaneva da stabilire, ma finché non avessi raggiunto una conclusione in merito avrei seguitato a sentire quell'enorme, invisibile peso dell'intero pianeta sulla groppa."
La scelta linguistica è la caratteristica peculiare dei romanzi di Alan Bradley, l'uso di termini ed espressioni desuete, dei modi garbati, perfettamente calati su una ragazzina cresciuta nell'Inghilterra del dopo guerra, permettono al lettore di immergersi completamente nell'ambiente e nella narrazione stessa.
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Come ormai ci ha abituati l'autore, il romanzo si apre con un avvenimento che rimane sospeso per tutta la durata del libro, per concludersi solo all'ultimo capitolo, e anche questa volta le ultime righe mi hanno lasciata a bocca aperta, stavolta però il senso di smarrimento è stato accompagnato dalla pena per la povera Flavia che per una serie di sfortunate coincidenze si vedrà purtroppo privata di qualcosa di veramente prezioso.
Se conoscete già questa serie non potete assolutamente lasciarvi sfuggire questo ultimo capitolo, se invece non avete ancora avuto il piacere di incontrare Flavia de Luce, vi consiglio di rimediare al più presto: farete la conoscenza di un personaggio unico, frizzante, arguto e vi aspetteranno ore di piacevole lettura.
Ringrazio Sellerio per la copia, e vi ricordo che la serie è composta dai seguenti titoli:
- Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli 
- La morte non è cosa per ragazzine
- Aringhe rosse senza mostarda
- Il natale di Flavia de Luce
- A spasso tra le tombe
- Un segreto per Flavia de Luce
- Flavia de Luce e il cadavere nel camino