venerdì 31 agosto 2018

La scomparsa di Stephanie Mailer - Joël Dicker

Titolo: La scomparsa di Stephanie Mailer • Autore: Joël Dicker • Editore: Nave di Teseo • N.pagine: 710 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 22,00 • Ebook € 4,99
TRAMA
30 luglio 1994. La cittadina di Orphea, stato di New York, si prepara a inaugurare la prima edizione del locale festival teatrale, quando un terribile omicidio sconvolge l'intera comunità: il sindaco viene ucciso in casa insieme a sua moglie e suo figlio. Nei pressi viene ritrovato anche il cadavere di una ragazza, Meghan, uscita di casa per fare jogging. Il caso viene affidato e risolto da due giovani, promettenti, ambiziosi agenti, giunti per primi sulla scena del crimine: Jesse Rosenberg e Derek Scott. 23 giugno 2014. Jesse Rosenberg, ora capitano di polizia, a una settimana dalla pensione viene avvicinato da una giornalista, Stephanie Mailer, la quale gli annuncia che il caso del 1994 non è stato risolto, che la persona a suo tempo incriminata è innocente. Ma la donna non ha il tempo per fornire le prove, perché pochi giorni dopo viene denunciata la sua scomparsa. Che cosa è successo a Stephanie Mailer? Che cosa aveva scoperto? Se Jesse e Derek si sono sbagliati sul colpevole vent'anni prima, chi è l'autore di quegli omicidi? E cosa è davvero successo la sera del 30 luglio 1994 a Orphea? Derek, Jesse e una nuova collega, la vicecomandante Anna Kanner, dovranno riaprire l'indagine, immergersi nei fantasmi di Orphea. E anche nei propri.


Inizio la recensione ammettendo che ho affrontato questa lettura con una serie di pregiudizi dovuti a varie impressioni raccolte da altri lettori, mi aspettavo quindi una lettura lenta e a tratti noiosa. Ma come sempre accade quando si hanno delle aspettative, spesso queste vengono disattese, nel bene o nel male. Devo dire infatti che ho sì riscontrato un rallentamento nella parte centrale del libro  e un eccesso di intrecci che hanno richiesto un livello di attenzione più alto per seguire la narrazione, ma  in misura minore di quanto mi aspettassi. Inoltre, chi mi conosce sa che non sono una lettrice velocissima, di norma necessito di quasi una settimana per portare a termine un libro di circa 3-400 pagine; Dicker è l'unico autore in grado di farmi leggere un romanzo da 700 pagine in cinque giorni: mi era successo con "La verità sul caso Harry Québert" e mi è successo di nuovo con questo romanzo. La sua scrittura è talmente lineare e fluente che le pagine scorrono come acqua fresca! 
Un'altra caratteristica di questo autore che apprezzo molto è la struttura dei capitoli: brevi e che spesso si concludono con una rivelazione inaspettata, a volte sconvolgente (i cosiddetti "cliffhanger") che invogliano a continuare incessantemente la lettura. Sin dalle prime pagine si entra nel vivo della vicenda e si viene condotti per mano lentamente ma inesorabilmente fino ad un epilogo per nulla scontato.
La vicenda ruota attorno ad un Festival Teatrale, la cui prima edizione nel 1994 rimarrà negli annali di Orphea per un evento funesto verificatosi nel giorno dell'inaugurazione, ossia l'omicidio a sangue freddo dell'allora sindaco, di sua moglie e suo figlio e di una giovane donna che stava facendo jogging davanti all'abitazione teatro del massacro. Delle indagini vennero incaricati due giovani agenti che nel giro di poco tempo individuarono il colpevole. Nel 2014, in prossimità delle celebrazioni per i vent'anni del Festival, Stephanie Mailer, giornalista per il quotidiano locale, avvicina uno dei due agenti allora incaricati delle indagini e gli confessa di stare investigando su quegli avvenimenti e di essere certa che all'epoca avessero sbagliato ad individuare il colpevole: l'assassino sarebbe quindi ancora libero.
Dopo questa rivelazione Stephanie scompare. Da qui parte l'indagine per scoprire che fine abbia fatto Stephanie, ma soprattutto se la sua teoria sia fondata, portando i due agenti a riconsiderare tutto il caso, con l'aiuto di Anna, una nuova poliziotta recentemente trasferitasi da New York ad Orphea. In un'alternarsi di piani temporali rivivremo gli avvenimenti del 1994 intrecciati agli avvenimenti del 2014, quando nuove misteriose morti andranno ad aggiungersi alle precedenti. Ogni personaggio ha dei segreti da nascondere e ogni filo è indissolubilmente legato agli altri, in modi spesso impensabili. 
Come dice il giornalista Michael Bird circa a tre quarti del libro:
"Tutto è connesso, ma niente è collegato. Questa storia mi sembra un rompicapo."
Spesso durante la lettura mi sono trovata a fare congetture che immancabilmente venivano smontate tre pagine dopo. Qualche passaggio mi ha fatto storcere un po' il naso per alcune situazioni al limite del grottesco, soprattutto in relazione a due dei personaggi che dalla metà del libro in poi si trasformano in vere e proprie macchiette.
Ho trovato invece molto acuta l'analisi dell'ambiente teatrale, critici compresi, con i suoi meccanismi,  le sue invidie e rivalità.
Ora non mi rimane che leggere il "Libro dei Baltimore", che ho lasciato volutamente da parte sapendo trattarsi di una saga familiare, quindi una lettura un po' diversa. 
Consiglio invece la lettura di questo libro agli amanti dei romanzi investigativi con sfumature noir.



mercoledì 29 agosto 2018

Klaus e i Ragazzacci - David Almond

Trama: I Ragazzacci, capeggiati dal temibile Joe, sono una banda di teppistelli: strappano erbacce, urlano, danno fastidio. Si sentono forti. Molto forti. E in gamba. Il signor Eustace vive da solo nella sua casa ed è un terribile codardo. O meglio: questo è quello che pensa Joe. Klaus invece è appena arrivato a scuola. Viene dalla Germania e su di lui si raccontano cose misteriose e strane. Klaus è gentile, intelligente, timido. E, soprattutto, sa fare cose con il pallone come solo i grandi campioni.
Titolo: Klaus e i Ragazzacci
Autore: David Almond
Casa editrice: Sinnos
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 85
Il sottotitolo potrebbe essere: il coraggio di dire di no. Un libro che ho acquistato per il mio piccolo su suggerimento della mia libraia di fiducia (ma anche di Cinzia e della maestra Caterina) e che è stato un colpo di fulmine, di quelli che poi ti ritrovi legato per la vita. Definirlo bello è riduttivo: questo breve racconto per ragazzi è perfetto nella sua semplicità. Non ha bisogno di giri di parole e di ragionamenti particolari: ti mostra una via possibile. Si può dire di no, si può non essere complici. Tante volte ci sentiamo spinti a fare delle cose che non ci piacciono, che ci mettono a disagio o palesemente ingiuste perché il gruppo le fa e ci sembra di dover seguire l'onda. Invece si può dire "Io no". Con questa parola si sceglie la libertà, ma non in modo equivoco e di difficile interpretazione come in Bartleby, qui si dice di no all'imbarbarimento e alla cattiveria.
La trama è quella riportata sopra: anni  '60 e un gruppo di ragazzini, una banda. A capo di questa gang Joe, più grande e navigato, che decide le regole del gioco. A volte qualche dispetto, a volte appiccare l'incendio alla siepe del vicino di casa reo di essere stato obiettore di coscienza durante l'ultimo conflitto. (Questa storia degli obiettori durante la guerra merita un approfondimento, perché anche nel libro "Resta dove sei e poi vai" di Boyne questa figura ha un ruolo non marginale, tanto che mi chiedo se non fosse più eroico opporsi ad una guerra che parteciparvi, viste le terribili conseguenze che queste persone subirono durante e dopo il conflitto.)
Nel gruppo arriva Klaus:

un ragazzino magro che veniva dalla Germania dell'Est. In giro si diceva che suo padre fosse un cantante famoso che era stato mandato in un campo di prigionia da qualche parte in Russia. Sua madre era scomparsa.

Klaus è reduce da un'esperienza difficile ed è solo, eppure è felice di essere libero, di essere in Gran Bretagna e di avere una nuova possibilità. Gioca a calcio divinamente e canta altrettanto bene.
Quando Joe cercherà di sminuirne il valore, rendendolo complice nell'ennesima bravata ai danni del vicino di casa, Klaus dirà di no e insieme a lui troverà il coraggio di farlo anche l'io narrante. Ne prenderanno tante da Joe, ma in cambio saranno liberi in un paese libero.
Un libro che non esisto a definire potente, senza mai essere retorico. Si possono esprimere grandi concetti, dare un esempio con parole semplici che mantengono il loro valore per gli adulti e per i bambini.
Posto d'onore vicino a "Il buio oltre la siepe". Da tenere nel cuore e sopra il comodino.






lunedì 27 agosto 2018

Oscar e la dama rosa - Eric-Emmanuel Schmitt

Titolo: Oscar e la dama rosa • Autore: Eric-Emmanuel Schmitt • Editore: edizioni e/o • N.pagine: 112 • Anno di pubblicazione: 2015 • Copertina flessibile € 9,90 • Ebook € 8,99

TRAMA
Testa Pelata ha dieci anni e il soprannome gliel'hanno dato per via del cranio completamente pelato a causa delle cure per il cancro a cui si sottopone. La sua vita trascorre in ospedale, in un reparto riservato ai bambini con malattie gravi, i suoi unici amici. Soffre, sa che cure e trapianti non hanno avuto buon esito, sa che presto morirà, eppure quello che a prima vista sembrerebbe un quadro funesto si rivela una meravigliosa e movimentata avventura per merito di Nonna Rose, una "dama rosa", come vengono chiamate le volontarie che prestano assistenza ai degenti, per via, appunto, del camice rosa che indossano. Nonna Rose trasforma gli ultimi dodici giorni di vita del bambino in un'epopea rutilante di avvenimenti, gli fa vivere l'esistenza che non vivrà, lo mette in grado di vedere esauditi desideri che non avrebbe avuto il tempo di desiderare.


Qualche mese fa una nostra amica, Cristina, lettrice compulsiva, ci ha chiesto di recensire un paio di libri che le erano rimasti nel cuore che ho ribattezzato "I gioiellini di Cristina". La mia scelta è caduta su questo libro piccino nell'aspetto ma che sapevo già sarebbe stato grande nel contenuto. La mia socia Lea, molto più diligentemente ha letto subito il libro scelto, mentre io ho temporeggiato immaginando che non sarebbe stata una lettura semplice. Avevo ragione, perché in queste poche pagine che scorrono in un paio d'ore di lettura è racchiuso un mondo, tanto straziante quanto reale, oltre a, letteralmente, una vita intera.
La storia è quella di Oscar, un bambino di dieci anni malato di leucemia e dei suoi ultimi dodici giorni di vita trascorsi in un reparto di oncologia pediatrica dopo che tutti i tentativi per salvarlo sono falliti. Oscar immagina quello che sta per succedere anche se nessuno glielo vuole dire e l'unica persona con la quale riesce ad aprirsi è un'anziana volontaria, una dama in rosa, che lui chiama Nonna Rose, l'unica persona che lo ascolta senza compatirlo.
Nonna Rose oltre a consigliare Oscar di confidarsi con Dio e chiedergli un regalo "spirituale" al giorno, gli fa un regalo inestimabile: suggerendogli di vivere ogni giorno come se fossero dieci anni gli dona la vita che non potrà mai vivere. Così Oscar con la sua immaginazione sperimenterà l'adolescenza, l'innamoramento,  la vita coniugale, la maturità, i problemi della vita adulta e la vecchiaia. A sua volta Oscar regalerà a Rose dei momenti che rimarranno nel suo cuore per sempre.
Tanti e preziosi sono i messaggi che queste poche pagine ci consegnano, prima fra tutte a mio avviso, l'importanza di rapportarsi ai bambini con onestà e di consegnare loro sempre la verità con il linguaggio più appropriato all'età che stanno vivendo, perché non esistono argomenti che non possano capire se vengono loro proposti nel modo giusto.

"Secondo me Nonna Rose l'unica soluzione alla vita è vivere."
Un altro aspetto che mi ha particolarmente colpita è l'importanza del servizio che viene svolto dai volontari soprattutto nei reparti pediatrici, dove portano una ventata di allegria e di spensieratezza ad interrompere una routine fatta di farmaci, terapie e sguardi volti altrove per la difficoltà di sostenere tanto dolore.
Questo è un aspetto che Cristina conosce molto bene, essendo da molto tempo un clown di corsia, uno di quegli angeli che varcano le porte degli ospedali per regalare sorrisi, che svuotano quelle stanze di una buona dose di sofferenza con la quale riempiono le tasche dei loro camici. Nutro profonda ammirazione e riconoscenza per chi, come loro, rende il dolore più sopportabile.
Insieme a Oscar sperimenteremo la rabbia per la debolezza dei genitori che, impotenti di fronte ad una situazione irreversibile, non riescono ad affrontare la verità davanti a lui, il senso di fallimento del medico che fino all'ultimo ha sperato di riuscire a salvargli la vita, ma soprattutto potremo riflettere sull'importanza di cogliere i lati positivi, siano pur minimi, in ogni situazione e di quanto sia importante aggrapparsi ai lampi di bellezza per rendere ogni giorno degno di essere vissuto.
Questa è l'eredità che Oscar ci lascia:
"Guarda ogni giorno il mondo come fosse la prima volta."
Un messaggio potente scritto con la lievità dei pensieri puri di un bambino di dieci anni, senza pietismi né sentimentalismi.
Un vero gioiellino che merita di essere conosciuto da lettori di tutte le età.




venerdì 24 agosto 2018

Friend request - Laura Marshall

Trama: "Il mio nome è Louise Williams e oggi ho ricevuto un messaggio diverso dagli altri. «Maria Weston vuole stringere amicizia con te.» Forse è stato proprio questo il problema, fin dall'inizio. Maria Weston voleva diventare mia amica, e io l'ho delusa. Maria Weston vuole stringere amicizia con me. Ma Maria Weston è morta più di venticinque anni fa."
Titolo: Friend Request
Autore: Laura Marshall
Casa editrice: Piemme
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 340
Friend request è stato sicuramente il mio thriller dell'estate: 340 pagine che scorrono via in un lampo.
Ne sono stata attratta a partire dalla cover che mi ricordava "L'uomo di gesso" e al contempo, come giù accaduto con quel libro, il fatto che l'autrice fosse inglese è stata la conferma che cercavo. Un po' come se solo dal Regno Unito potessero arrivarmi brividi di un certo tipo, con la benedizione di Agatha Christie. Lasciando perdere tutti questi ragionamenti pre-lettura passiamo subito all'accattivante ed inquietante trama. Louise, la protagonista, che ha un figlio piccolo ed un matrimonio fallito alle spalle, in una giornata come tante riceve la richiesta di amicizia su Fb da parte di Maria Weston, una vecchia compagna di scuola ... morta 25 anni prima. Potrebbe essere un semplice scherzo di cattivo gusto e invece è qualcosa di più pericoloso ed angosciante. Louise infatti quando frequentava le superiori, insieme alla sua amica Sophie, si è resa colpevole di perfidi atti di bullismo proprio nei confronti di Maria. E non serve a placarle la coscienza il fatto di essere stata spinta da Sophie, di aver agito divorata dall'ansia di accettazione sociale. Perché alle scuole superiori era fondamentale essere nella compagnia giusta, fumare, andare alle feste e far sentire delle nullità persone come Maria, così poco  conformiste e alla moda.
Il libro si sviluppa su due piani temporali che si alternano: il passato e il presente.  Nel passato osserviamo Louise che irretita da Sophie si appresta a compiere qualcosa di brutto ai danni di Maria durante il ballo scolastico di fine anno. Nel presente Louise vive una vita a metà sempre tormentata dai propri demoni, insicura e sola a prendersi cura del figlio dopo che il marito, unico a conoscere i suoi segreti, l'ha scaricata per una moglie più giovane e forse meno complicata.
L'idea di partenza del libro è originale, ma è come viene sviluppata che tiene il lettore in bilico, sospeso tra la compassione nei confronti di Louise e il biasimo per i suoi comportamenti passati. Cosa avrà fatto di così orribile? Si merita o meno l'inferno al quale si è condannata? La verità verrà a galla lentamente ed è peggiore in fondo di quello che potevamo immaginare. Peggiore per il lettore, per Maria e anche per Louise.
Di soprassalto in soprassalto il romanzo ci regala uno spietato spaccato della vita degli adolescenti, della scuola, della loro bramosia di essere accettati ad ogni costo.
Interessanti anche i ragionamenti intorno ai social. Quando siamo esposti? Quanto può essere pericolosa questa visibilità nel caso qualcuno volesse farci del male?

E' incredibile fino a che punto le persone arrivino a mettere in mostra la propria vita sui social: questa donna non mi saluta nemmeno nelle rare occasioni in cui la incontro all'asilo, eppure conosco tutti i dettagli più intimi e burrascosi della sua vita amorosa

Un romanzo coinvolgente, che rispetta tutti i canoni del genere e che ha il suo punto di forza nello scialbo (apparentemente) personaggio di Louise, divorata da un silenzioso e famelico senso di colpa.
Consiglio di non andare ai raduni di classe e di stare alla larga dagli amici super popolari. Una maturità priva di sensi di colpa ripaga ampiamente lo scotto di aver trascorso gli anni dell'adolescenza bollati come sfigati. Noi tanto abbiamo libri da legger e tazze di cioccolata con panna da bere. Maria Weston non chiederà la nostra amicizia. ;-) (fortunatamente)



mercoledì 22 agosto 2018

Se ti accorgessi di me - Sharon Huss Roat

Trama: L'ansia sociale di Vicky Decker l'ha spinta a elaborare complicate strategie per passare inosservata e non essere mai al centro dell'attenzione. L'unica con cui riesce a essere se stessa è la sua amica Jenna. Quando Jenna si trasferisce, però, Vicky rimane completamente sola e per combattere quell'isolamento ormai insostenibile, decide di creare una falsa identità sui social, ritoccando le foto di altre persone come se fossero sue e postandole sul profilo Instagram@Vicurious. Improvvisamente comincia ad avere dei follower e ben presto si ritrova a vivere una nuova vita, senza nemmeno aver lasciato la sua cameretta. Ma più cresce il numero dei follower e più le diventa chiaro che ci sono moltissime persone, là fuori, che si sentono esattamente come lei: #sole e #ignorate nella vita reale. Per aiutare loro, e se stessa, dovrà rendere la sua realtà virtuale molto più reale...
Titolo: Se ti accorgessi di me
Autore: Sharon Huss Roat
Casa editrice: Newton Compton
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 348
Buongiorno! Oggi ritorna la rubrica pensata e realizzata in collaborazione con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e nata dalla nostra passione comune per la narrativa per ragazzi. Chiara mi ha suggerito di leggere "Se ti accorgessi di me" di Sharon Huss Roat.  A lei è piaciuto perché:
  

Un libro che affronta il mondo dei social e come può essere anche una risorsa per i ragazzi, non solo un pericolo. Ma anche una storia che parla di problemi sociali, di difficoltà di relazionarsi e di quanto questo sia purtroppo sempre più diffuso.

All'inizio  ero piuttosto perplessa rispetto al libro assegnatomi da Chiara: la cover mi respingeva con forza perché sembrava essere quella di un romance per adolescenti, un genere che proprio non mi appassiona. Invece mentre mi addentravo nella lettura ero sempre più sorpresa e piacevolmente impressionata perchè scoprivo una storia rivolta ai giovani (e ai giovani dentro) che affrontava diversi dolorosi aspetti di questo complicato periodo della vita (non tornerei ai miei 16 anni per nulla al mondo). Si parla di timidezza, di difficoltà nello stringere relazioni, del rapporto con i genitori, di scuola, di gruppo, di amicizia, di originalità, del potere dei social e del potere, ancor più grande, della gentilezza. E' un libro delicato ed intenso al tempo stesso che contiene al suo interno un messaggio di speranza, un piccolo seme di reale cambiamento possibile.
La protagonista, Vicky, è afflitta da una grande timidezza, tanto che si trova anche a passare intere mattinate nascosta nel bagno della scuola. Parliamo di un disturbo quasi invalidante e non di semplice rossore. Lei vorrebbe essere invisibile e di fatto lo è, perché non parla con nessuno, non interagisce con gli altri e per meglio passare inosservata e si veste come se dovesse nascondersi, imbruttendosi dentro maglioni extralarge e mocassini usati. Quando la sua migliore amica Jenna si trasferisce in un'altra città Vicky perde ogni contatto con gli altri e si sente più sola che mai. Vedere che Jenna si sta facendo nuovi amici è una sofferenza, ma il black out emotivo ed esistenziale arriva quando capisce che, origliando una conversazione telefonica, la sua (ex) amica la giudicava patetica. Il desiderio di rivalsa e un moto d'orgoglio improvviso portano Vicky a costruirsi su Instagram una falsa identità. Vicurious, il suo alter ego, è una ragazza sfacciata e diretta che si diverte ad "esserci" e a "farsi vedere" in concerti nei quali non è mai stata o con personaggi celebri o inventati. Vicurious è tutto quello che Vicky non può essere, ma che in realtà, superata la timidezza, lei è: originale, brillante, sensibile e disponibile ad aiutare gli altri.
Vicurios raggiungerà in poco tempo milioni di follower e Vicky sceglierà di usare responsabilmente questo potere, decidendo di impiegare questa popolarità per fare del bene, per rendere visibili gli invisibili come lei.
Chiara consigliandomi questa lettura mi ha consegnato un altro pezzo del puzzle che sto tentando di costruire da un po' di tempo, che mi spinge a riflettere sul potere della gentilezza, sul motto della Herbert "Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso". Vicurious però fa di meglio: raggiunge i suoi follower e scrive "#non sei solo" e "#io ti vedo". E quando i follower saranno troppi chiederà ad altri di fare quello che lei fa, perché la rete può essere anche questo.  La gentilezza può generare gentilezza tanto quanto la violenza genera violenza.
Naturalmente poi la storia prosegue, come è giusto che sia, e avremo la comparsa di  un normale ragazzo speciale, di altri amici, ci sarà un chiarimento e un grande spavento, ma è importante? Quello che fa la differenza è il messaggio del libro, la sua originalità unita all'acuta analisi.

"Gli utenti mettono like a queste foto, ma mi sembra sbagliato. E' questo ciò che vogliono questi utenti? Un'accoglienza positiva alla loro sofferenza? O magari è solo un bisogno di essere riconosciuti, di essere visti. Espongono il loro dolore più profondo per una manciata di cuoricini rossi.
Quasi mi sento in colpa perché i miei post stupidi stanno riscontrando tantissima attenzione, mentre chi ne ha disperatamente bisogno ne riceve troppo poca. Non è bello che i follower si riversino a frotte su Vicurious e che invece rifuggano chi soffre. Però lo capisco.
La gioia attrae, l'infelicità allontana."

Un piccolo grande libro che fa riflettere e che sarò felice di proporre ai giovani utenti della biblioteca. Speriamo però in una nuova edizione con una cover più azzeccata, che possa permettergli di  raggiungere un pubblico più vasto. Lo merita.
Io invece ho consigliato a Chiara "L'anno in cui imparai a raccontare storie" di Lauren Wolk, un libro che mi ha proprio rubato l'anima. Andiamo a leggere la sua recensione cliccando ... qui

lunedì 20 agosto 2018

La casa dei naufraghi - Guillermo Rosales

Iniziamo la settimana con la recensione di un racconto crudo e spietato, "La casa dei naufraghi" di Guillermo Rosales edito in Italia da Fandango, una delle due sole opere sopravvissute alla distruzione  in massa dei suoi scritti, operata dalla stessa mano dell'autore, prima del suo suicidio nel 1993.

Titolo: La casa dei naufraghi • Autore: Guillermo Rosales • Editore: Fandango • N.pagine: 119 • Anno di pubblicazione: 2018 (prima pubblicazione 2011) • Copertina flessibile € 14,00

TRAMA
William Figueras è un uomo in fuga. Dalla cultura, dalla musica, dalla letteratura, dalla televisione, dalla storia e dalla filosofia di Cuba. È arrivato a Miami con in tasca nient'altro che le edizioni rilegate dei Romantici inglesi e l'illusione, coltivata al buio della sua mente, che nella Grande America riuscirà a scrivere senza paura delle persecuzioni. Ma William è malato di nervi e dopo il confino le voci che sente rimbombano forte nella testa. Talmente tanto che la zia che lo ospita deve arrendersi: "Non si poteva fare di più, lui avrebbe capito". La casa in cui viene deportato è una clinica ai limiti della realtà, un rifugio disumano dalle atmosfere asfissianti in cui i matti sono vittime condannate a una quotidianità primitiva. Non c'è salvezza, via di scampo, anche se la libertà urla al di là di quelle porte. Un giorno la pallida Francis arriva tra gli Idioti e con lei il ricordo in carne e ossa dell'amore. La speranza scioglierà per poco il gelo di quell'ultimo passaggio nella casa, e la vita riprenderà a scorrere come non aveva mai fatto prima. Romanzo autobiografico tradotto in tutto il mondo, appare ora per la prima volta in Italia. Estremo e commovente, "La casa dei naufraghi" è considerato oggi un classico della letteratura cubana.


In queste poche pagine autobiografiche Rosales ci porta al centro del suo inferno, quello del suo ultimo periodo di vita intrapreso con la speranza di un futuro se non bello almeno accettabile, vissuto in realtà nello squallore dell'abbandono e dell'isolamento. Lui, che ha letto Proust, Hesse, Joyce, Miller e Mann ("per me rappresentano ciò che rappresentano i santi per un devoto cristiano"), lui che ha cercato di combattere il totalitarismo cubano con l'arma della cultura, lui che è stato uno degli artefici dell'alfabetizzazione delle aree rurali cubane, dove si recava armato dei suoi libri per insegnare a leggere ai contadini, finisce per venire arrestato come dissidente e in seguito fugge in America dove ha dei parenti, con la speranza di vivere una piccola riscossa, un personale "sogno americano".
La sua mente però non lo assiste e dopo un breve periodo l'unica zia che aveva accettato di ospitarlo, lo conduce in una "boarding home", ufficialmente una pensione privata, nella realtà dei fatti un parcheggio per disagiati e malati mentali. Particolarmente significativa la frase che la zia gli ripete incessantemente prima di andarsene "Qui starai bene" più vicina ad una forma di giustificazione che di consolazione. Nonostante la sua mente malata, lui si rende perfettamente conto di quanto lo aspetta e della sua condizione attuale e futura.
"Sono scappato dall'isola e da tutto ciò che le appartiene: cultura, musica, letteratura, televisione ed eventi sportivi, storia e filosofia. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale."
Un esiliato dalla vita stessa, che si ritrova a condividere le sue giornate con altri esiliati come lui. Unica consolazione, una costante nella sua vita, la letteratura: William (suo pseudonimo nel libro) porta sempre con sé la versione rilegata dei Romantici inglesi, e nei momenti in cui sente la necessità di un conforto la apre e legge una poesia. In suo soccorso arrivano Lord Byron, John Keates, William Blake, John Clare, con le parole giuste al momento giusto. 
Le sue giornate sono costellate di abusi subiti e visti subire, di orrori, di esseri umani privati anche dell'umanità, quella che lui riesce ancora a scorgere in fondo ai loro occhi: dalle parole taglienti con le quali ci racconta la sua quotidianità traspare tutto il suo odio verso la propria condizione.
"La porta si apre un'altra volta: è Hilda, la vecchia decrepita che si piscia sotto. È venuta a chiedermi una sigaretta. Gliela do. Lei mi guarda con i suoi occhi buoni, e dietro quel volto orripilante scorgo un'antica bellezza. Ha una voce molto dolce, me ne accorgo quando mi racconta la sua storia."

Un giorno alla "boarding home" arriva Francis, una quarantenne dagli occhi dolci che profuma di buono, e tra loro nasce qualcosa che li fa sperare in un futuro diverso, quasi normale. Ci credono tanto da provare a trasformare la speranza in realtà.
Un romanzo che non fa sconti nello sbatterci in faccia una condizione tanto orribile quanto concreta e la triste realizzazione dell'indifferenza con la quale è stata trattata la condizione degli esiliati cubani negli ultimi decenni. 
La storia dovrebbe servire da insegnamento. 
Il condizionale è d'obbligo.
Ringrazio Fandango Libri per la copia.



venerdì 17 agosto 2018

La leggenda del ragazzo che credeva nel mare - Salvatore Basile

Oggi vi porto al mare, insieme al nuovo romanzo di Salvatore Basile "La leggenda del ragazzo che credeva nel mare" che attraverso la sua scrittura regala emozioni delicate ma profonde.

Titolo: La leggenda del ragazzo che credeva nel mare • Autore: Salvatore Basile • Editore: Garzanti • N.pagine: 278 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina rigida € 17,60 • Ebook € 9,99

TRAMA
Quando si tuffa Marco si sente libero. Solo allora riesce a dimenticare gli anni trascorsi tra una famiglia affidataria e l'altra. Solo allora riesce a non pensare ai suoi genitori di cui non sa nulla, non fosse che per quella voglia a forma di stella marina che forse ha ereditato da loro. Ma ora Marco ha paura del mare. Dopo un tuffo da una scogliera si è ferito a una spalla e vede il suo sogno svanire. Perché ora non riesce più a fidarsi di quella distesa azzurra. Perché anche il mare lo ha tradito, come hanno sempre fatto tutti nella sua vita. Eppure c'è qualcuno pronto a dimostrargli che la rabbia e la rassegnazione non sono sentimenti giusti per un ragazzo. È Lara, la sua fisioterapista, che si affeziona a lui come nessuno ha mai fatto. Lara è la prima che lo ascolta senza giudicarlo. Per questo Marco accetta di andare con lei nel paesino dove è nata per guarire grazie al calore della sabbia e alla luce del sole. Un piccolo paesino sdraiato sulla costa dove si vive ancora seguendo il ritmo dettato dalla pesca per le vie che profumano di salsedine. Quello che Marco non sa è il vero motivo per cui Lara lo ha portato proprio lì. Perché ci sono segreti che non possono più essere nascosti. Perché per non temere più il mare deve scoprire chi è veramente. Solo allora potrà sporgersi da uno scoglio senza tremare, perché forse a tremare sarà solo il suo cuore, pronto davvero a volare.


Questo è il secondo romanzo di Salvatore Basile, e chi ha letto il precedente (Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, recensione qui) sa quanto la sua scrittura sia in grado di allertare tutti i sensi del lettore, evocando suggestioni ed emozioni che rendono la lettura un viaggio dei sensi.
Leggendo questa sua nuova storia, potrete sentire il profumo dei limoni e della malvarosa, del mare, protagonista indiscusso, potrete udire il suono della risacca e della brezza che spira, potrete anche avvertire il calore dei raggi del sole, quei raggi che nelle località di mare hanno un calore tutto loro, durante tutto l'anno. 
Il filo conduttore di questa storia sono le stelle marine, quelle che Antonio ritaglia e appiccica al soffitto della stanza che dovrà ospitare Angelo, il figlio che sta per avere da Milena, e quella che Marco porta stampata sulla pelle, una voglia che lo rende unico.

Le stelle marine hanno una particolarità: se perdono un braccio sono in grado di rigenerarlo; in questa storia tutti i personaggi hanno qualcosa da dover ricostruire, qualcosa che lungo la strada della vita hanno perduto.
Per Marco si tratta della fiducia in se stesso, nelle sue capacità, il suo bisogno di essere accettato e compreso, lui che non ha mai conosciuto i suoi genitori ed è passato da una famiglia affidataria all'altra, sentendosi sempre più inutile. Fino alla sera in cui decide di cimentarsi in un tuffo dal trampolino nella piscina vuota nella quale lavora come addetto alle pulizie, provando finalmente un senso di compiuto. Il lettore vivrà con lui il brivido del tragitto, sentirà scorrere l'aria sulla pelle, proverà l'emozione di sentirsi accolto dall'acqua, e sperimenterà la sensazione di aver trovato il proprio elemento. Tutto questo però finirà presto, a causa di un incidente che farà sentire Marco ancor più rifiutato dal mondo.
Per Lara, la fisioterapista che cura Marco si tratta di un rimorso che la accompagna fin da quando è fuggita dal suo paese in seguito ad una disgrazia e di un rimpianto per un amore vissuto da lontano. Lara proverà a sanare il suo dolore aiutando Marco a ritrovare la speranza.
Per Antonio si tratta di tutta la sua vita, che da diciotto anni è pura sopravvivenza: mangia, dorme, lavora, ma si rifiuta di vivere, passando più tempo possibile chiuso nella casa che avrebbe dovuto vederlo felice ma che da quella notte maledetta si è rivestita di buio e dolore che avvolgono ogni  suo respiro.
Per Giuseppe, padre di Lara, si tratta della perdita dell'amore della sua vita, Rosa, che pur vivendo ancora con lui non abita più il suo corpo a causa dell'Alzheimer, ma che il ritorno della figlia riporterà per qualche breve, fondamentale, sprazzo di presenza. Giuseppe è un padre straordinario, che sa stare accanto alla figlia pur senza invadenza e sa consigliarla nel modo giusto al momento giusto.
Poi c'è Milena, l'alito vitale di Antonio, che pur morendo nelle primissime pagine del libro, è un personaggio presente per tutta la narrazione, con il suo sentimento puro per Antonio e per il loro bimbo e con la sua dolcezza.
E infine il mare, il vero protagonista di questa storia, un mare che si fa padre severo, che respinge e spaventa con presagi di disgrazie, ma che sa farsi anche madre accogliente, che culla e risana le ferite di chi si affida a lui con fiducia.
Un romanzo poetico, la cui lettura mi ha piacevolmente intrattenuta, facendomi arrabbiare quando le decisioni venivano rimandate troppo a lungo, facendomi sorridere di tenerezza quando Rosa, persa nel suo mondo, interveniva a sproposito, facendomi provare ripetutamente la voglia di prendere Antonio per le spalle e scuoterlo dalla sua apatia, ma soprattutto la voglia di abbracciare Marco e dirgli che nessuno a questo mondo è inutile e ognuno di noi ha dentro di sé risorse infinite.

"...c'è sempre un momento, per ogni vita, in cui anche il dolore più profondo scioglie il suo nodo e finalmente accetta di tramutarsi in nostalgia."

Una storia che ci ricorda l'importanza di conoscere le nostre radici, siano esse familiari o geografiche, e quanto sia importante sapere da dove veniamo per poter comprendere chi vogliamo essere.
Una storia non certo originale, ma raccontata con delicatezza e poesia.



martedì 14 agosto 2018

Tu che sei di me la miglior parte - Enrico Brizzi

Trama: Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell'avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L'impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il "peggiore amico" capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt'altro che innocenti dell'adolescenza. L'asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell'abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell'estate dei diciott'anni.
Titolo: Tu che sei di me la miglior parte
Autore: Enrico Brizzi
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 543

"Chiunque cercherà di trovare uno scopo a questa storia verrà perseguitato a termini di legge; chiunque cercherà di trovare una morale verrà bandito; chiunque cercherà di trovare una trama verrà fucilato."

Mark Twain, Le avventure di Hucleberry Finn


Lo sapete vero che i libri si parlano tra di loro e conducono il lettore lungo percorsi inaspettati? Il libro di Renate Dorrestein che sto leggendo (Il club delle lettrici) inizia  con la citazione che ho scritto sopra e penso non sia un caso, forse vuole aiutarmi a ragionare insieme a voi sull'ultimo libro di Enrico Brizzi, che mi ha lasciato l'amaro in bocca, per tante, troppe pagine.
A fine recensione scopriremo insieme anche quali pensieri, il medesimo romanzo, ha suscitato a Roberta sul suo blog La libreria di Tessa. Io e lei oggi scriviamo una recensione al buio, che è un po' come giocare a battaglia navale e non sappiamo se parleremo delle stesse cose, se quello che (non) è piaciuto a me non ha convinto nemmeno lei.
Questa storia ambientata a Bologna segue la crescita del protagonista, Tommaso, a partire dalle medie per arrivare alle superiori: da preadolescente a giovane. Le vicende familiari, gli amici, la passione per il calcio (soprattutto come ultras), gli amori, anzi il suo grande amore per la coetanea Ester e la rivalità con quello che Tommy definisce il "suo peggior amico", il fascinoso Raul. Il romanzo è diviso in quattro libri, ma l'unico che mi è veramente piaciuto è il primo, che riassume l'infanzia di Tommy. Il seguito è un susseguirsi di episodi, spesso ripetitivi e senza una vera storia, che ci traghettano attraverso gli anni Ottanta per arrivare agli anni Novanta. Periodi che per me significano qualcosa, considerato che li ho vissuti, ma la vivida ricostruzione di un'epoca non è riuscita a farmi superare il fastidio per alcuni episodi che vengono raccontati. No, la mia adolescenza non si avvicina per nulla a quella di Tommy, ha avuto solo la medesima coreografia e colonna sonora.
Tommy negli anni compie tutti i peggiori errori che si possano commettere, ma mai in nessuna delle oltre 500 pagine del romanzo riflette sulle proprie azioni e se ne pente. Ester lo definisce "solo un altro animale che va dietro al capobranco. Un gregario". E gregario resterà per tutto il libro, senza mai un guizzo di consapevolezza e di moralità. Moralità, lo so che è una parola fastidiosa, che mi colloca proprio all'interno della mia età anagrafica, anzi mi invecchia, ma nulla ho potuto contro l'acido che mi è salito allo stomaco mentre leggevo.
Non posso dire troppo per non spoilerare, ma Tommaso è complice in molti atti insensati e violenti e spesso manca persino di umana compassione nei confronti di persone realmente in difficoltà. Non mi hanno disturbata certi atteggiamenti di dubbio gusto, o certi suoi vizi imputabili all'età (chi è senza peccato ecc.), ma non riesco a perdonargli che nemmeno una volta sembri maturare, affrancandosi dal gruppo. Anzi, dopo anni si vanta ancora di essere conosciuto e ricordato per uno squallido episodio di bullismo.
Non sono gregari gli altri due coprotagonisti Ester e Raul, ma se la prima mi ha sempre stupita piacevolmente (e in modo intrigante nel finale), il secondo è un vero principe nero impossibile da ammirare.
Non sono solita a salire in cattedra per fare la morale e mi interrogo su quanta parte del mio  giudizio negativo sul libro sia da attribuire alla mia età e al mio essere madre. Dai libri si deve sempre prendere qualcosa di positivo? Questo non lo credo perché  ricordo bene che quando avevo 20 anni e leggevo Breat Easton Ellis non mi pareva importare che il suo "Meno di zero" fosse un romanzo terribile, che fotografava una gioventù allo sbando, priva di valori. Lo trovavo un libro di denuncia, un grande libro, sgradevole, ma necessario. Il libro di Brizzi invece, nella mia maturità, mi sembra solo sgradevole. A questo romanzo manca il guizzo, la grandezza e il protagonista resta in bilico tra un colpevole qualunquismo e un'apparente normalità. Il lettore si sente spaesato e non capisce esattamente cosa voglia comunicare l'autore. Tommaso non suscita nessuna empatia. Non resta nulla di lui, solo il piacere di una mancata immedesimazione. Chissà perché Brizzi ha scelto lui e non Ester (personaggio di ben altra originalità) come io narrante. Forse è un ritratto di quegli anni, una fotografia? Forse c'è qualcosa che non ho capito, forse sono un'idealista che cerca sempre il sugo della storia e invece, come dice Twain, andrei fucilata. Forse. Come scrive la Dorrestein (di nuovo lei) "speri sempre di capirci qualcosa, di leggere oltre la storia, di imparare. Non è forse uno dei motivi per i quali leggiamo romanzi? Speriamo che ci rendano persone più complete."
Al massimo ora sono una persona più informata: su quello che accade in curva allo stadio, sui vari tipi di droghe, su alcuni atti di bullismo che si possono verificare....
In sostanza il libro non mi è piaciuto, ma continuerò comunque a leggere i libri di Brizzi. Non si perde l'amore nei confronti di un autore per un unico passo falso e sono certa che torneranno le belle pagine alle quali ci aveva abituato con "Il matrimonio di mio fratello", a mio parere uno dei libri più significativi di questo decennio.
Ringrazio Unilibro per avermi inviato la copia di questo controverso romanzo. Se desiderate acquistarlo, cliccando sul tasto qui sotto verrete reindirizzati direttamente. A fine lettura gli argomenti di discussione certo non mancheranno.
Ed ora io vado a scoprire cosa può aver scritto La libreria di Tessa. Venite con me?


lunedì 13 agosto 2018

Tutti i bambini tranne uno - Philippe Forest

Oggi vi parlo di un libro che racconta la genesi e il consumarsi del dolore più grande che possa colpire un essere umano: la morte della propria amatissima figlia. 


Titolo: Tutti i bambini tranne uno • Autore: Philippe Forest • Editore: Fandango • N.pagine: 352 • Anno di pubblicazione: 2018 (prima pubblicazione 1997) • Copertina flessibile € 18,50 

TRAMA
"Il lungo anno in cui morì nostra figlia fu il più bello della mia vita." Una frase così, la può dire solo un padre: un padre sfacciatamente innamorato, arrogante, disperato, esibizionista, inerme, sarcastico, corazzato di tutta l'eloquenza della lingua francese. Philippe Forest ci racconta la vita e la morte di Pauline dal primo all'ultimo giorno. Pauline è una bambina di tre anni che ha un lieve dolore al braccio sinistro. Il pediatra, un po' preoccupato, le prescrive una serie di analisi. Si tratta di un cancro rarissimo che si diffonde rapidamente e le fa gonfiare l'arto. I genitori, Alice e Philippe, seguono costernati l'ingranaggio clinico. Dopata di morfina, la bimba subirà un'operazione... è un successo di breve durata, la "pallina" torna e con essa il dolore. Dopo il calvario di più ospedalizzazioni risulta che il male ha raggiunto un polmone. Una seconda operazione riesce, ancora una volta, a sopprimere il tumore e tuttavia "il cancro era come una fiamma che correva su un grande foglio di carta". Si estende all'altro polmone, impedisce alla bimba di respirare. Stavolta è veramente la fine, è soltanto una questione di ore, di minuti. I genitori assistono alla morte della loro unica figlia. Questa la trama, fredda, spietata. Philippe Forest non lo è. Con una scrittura vibrante e poetica racconta le giornate di vacanza con Pauline, i suoi giocattoli preferiti, le fiabe condivise, la pazienza e il coraggio di quella creatura, la sua maturità di fronte al dolore e all'impensabile. Intreccia e fonde questa storia con la storia della letteratura, lascia che venga sbranata dalla letteratura proprio perché ha imparato che i corpi amati scompaiono, mentre le parole che verranno fabbricate dopo la morte non salvano e non abbelliscono nulla.



In questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1997 e ripubblicato ora con una nuova traduzione da Fandango, Philippe Forest ci racconta i brevissimi quattro anni di vita della sua Pauline: in un'alternanza di passato e presente vivremo la loro famiglia del prima, quando il mostro del cancro era ancora una cosa che succedeva solo agli altri, e del dopo, quando il mostro si sarà fatto strada nel corpo della loro piccola bellissima bimba.

Vivremo la spensieratezza dei loro giochi, la tenerezza dei libri letti prima della nanna, e lo struggimento degli stessi gesti compiuti quando l'indesiderato ospite si era già creato un posto nella loro famiglia.
Con frasi brevi, a tratti essenziali e a tratti poetiche vivremo le fasi della spensieratezza, quelle dell'incredulità, quelle della speranza che dà ossigeno e quelle della caduta nello scoramento dell'irreparabile.

Il Forest scrittore si interroga sull'opportunità di mettere su carta questa sua esperienza arrivando a fare un excursus letterario, cercando tra le opere di scrittori e poeti celebri un senso al proprio dolore.
In particolare fa riferimento alle opere di V. Hugo e S. Mallarmé che hanno vissuto il suo stesso dramma, cercando corrispondenza al suo sentire, provando ad imprimere su carta l'elaborazione del lutto, non prima di averci condotti tra le pieghe dell'analisi delle loro opere e dedicando a ciò interi capitoli. Questa parte del romanzo farà sicuramente breccia tra gli amanti dei rimandi alla letteratura classica, ma per quanto riguarda il mio personale gusto ne ha appesantito la lettura.

Ho invece sorriso più volte nei momenti in cui il Forest papà prova a raccontare la Bibbia a Pauline, con tutta la tenerezza e l'ironia di un padre che cerca di spiegare cose così "grandi" ad una bimba così piccola; oppure nei momenti in cui è Pauline a raccontarci degli "sceneggiati" che i suoi genitori guardano durante i quali arriva inevitabilmente il momento in cui i due protagonisti stanno per baciarsi ed arriva improvvisamente l'ora della nanna per i piccini.
Attraverso la descrizione delle varie fasi della malattia, si arriva inesorabilmente ad un ultimo capitolo straziante, nel quale Forest ci mette di fronte alla difficoltà di lasciar andare una creatura tanto amata e dell'umana incapacità di estraniare l'individuo dal suo corpo.

"La sola cosa da capire è che non c'è niente da capire, che si muore come si nasce: per caso."

Un dolore raccontato senza vittimismi e senza forzature, in modo asciutto, senza fronzoli e forse per questo ancora più duro da digerire.
Un romanzo non per tutti, che mi sento di consigliare a chi ama le narrazioni iperrealistiche alternate a voli poetici e a chi non teme di condividere un'esperienza faticosamente dolorosa, e non solo per il breve spazio di un romanzo.
Ringrazio Fandango Libri per avermi inviato la copia del romanzo.



giovedì 9 agosto 2018

Le tre del mattino - Gianrico Carofiglio




Trama: Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l'uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l'uno nell'altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull'orizzonte della vita.
Titolo: Le tre del mattino
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi
Anno pubblicazione:2017
Pagine:176
Ritrovo quasi per caso, su sollecitazione di una collega che mi ha forzatamente (e la ringrazio) prestato il libro, un autore che in passato ho molto amato. Lo incontro di nuovo, dopo anni, tra le pagine di questo libro e lo "riconosco" in tutti i tratti che di lui ho sempre apprezzato. La raffinatezza, l'eleganza, l'assenza di volgarità, la prosa chiara e di sottofondo la sua voce, con quel timbro che conosco e che mi piace e che ho avuto la fortuna di ascoltato dal vivo a Pordenonelegge e diverse volte alla radio.
Si tratta di un romanzo di formazione, di uno scambio generazionale tra padre e figlio che avviene durante un viaggio di 48 ore a Marsiglia in cui ambedue devono forzatamente restare svegli, in una città che non conoscono e che li accompagna in questa vicendevole scoperta, dentro e fuori sé stessi.
Il ragazzo è un giovane adolescente che per la prima volta vede veramente il proprio padre, lo riconosce come uomo, ne scopre il passato e le peculiarità. Il padre è un professore universitario, un matematico brillante, che vive separato dalla moglie per motivi che sono diversi da quelli che il figlio credeva. C'è sempre un momento, nel confronto generazionale, in cui i figli si rendono conto che i propri padri (o madri) sono anche qualcosa di più di semplici genitori: hanno una vita pregressa, degli interessi, un nucleo unico di originalità che sfugge dalle loro classificazioni. In quel momento si è quasi alla pari, ci si guarda in uno specchio, ma l'immagine non è speculare. Poi quel momento ad un certo punto passa: i genitori diventano anziani, i figli irrevocabilmente adulti e si viene consegnati a nuove categorie.  Carofiglio ci racconta quel momento magico, lo congela in un ricordo di 48 ore, in un viaggio speciale e il racconto è già pervaso dalla malinconia legata all'irripetibilità. Ci sono giornate che vorresti fermare e rivivere all'infinito, ma sai che non torneranno e che sono state significative.
La mia amica Roberta del blog La libreria di Tessa, pur avendo amato il libro (qui la sua recensione) aveva trovato qualche manierismo di troppo. Lei è sempre una fine osservatrice, eppure quei manierismi di cui parla e che forse si riscontrano nelle tante citazioni, nei discorsi sul jazz e in colte conversazioni tra padre e figlio, rendono la lettura ancor più preziosa, anche se meno verosimile. Direi che fa parte del fascino dell'autore e io sono più che ben disposta a lasciarmi incantare. Un libro bello, pulito, venato dal rimpianto.

"Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto sia complicata la vita" (John von Neumann)