sabato 31 marzo 2018

[Questa volta leggo #2] L'assassinio di Florence Nightingale Shore - Jessica Fellowes


Buon sabato, lettori!
Oggi torna l'appuntamento con la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La LibridinosaLa lettrice sulle nuvole e Le mie ossessioni librose. L'argomento scelto per il mese di marzo è "...un libro che non sei riuscita a leggere nel 2017" e la mia scelta è caduta su questo romanzo dalla copertina meravigliosa, che oltretutto mi è stato regalato per il compleanno dalle Laure Ciambelle (Libridinosa e Eliza) e che desideravo ardentemente leggere. Questa è l'ultima recensione del mese, perciò vi diamo appuntamento al 4 aprile sul blog de La lettrice sulle nuvole con il nuovo argomento!


TRAMA
Il 12 gennaio 1920 l'infermiera Florence Nightingale Shore ore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente. Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence Nightingale Shore si accomoda nell'ultimo vagone, dove attende che il treno si metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello, È l'ultima volta che qualcuno la vedrà viva. Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannion salta giù da un treno in corsa per sfuggire all'opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolano sempre dal naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dell'Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford. Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento. Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l'aiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell'infermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton. Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di gialli ambientati nell'Inghilterra degli anni venti e trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford.

Titolo: L'assassinio di Florence Nightingale Shore - I delitti Mitford • Autrice: Jessica Fellowes • Editore: Neri Pozza • N.pagine: 397 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina flessibile € 18,00 • Ebook € 9,99



Trovo che l'idea di questa serie di romanzi sia geniale: cercare di dare una soluzione a sei celebri casi rimasti irrisolti facendoci condurre nelle indagini dalle sei celebri sorelle Mitford, distintesi per il loro essere antinconvenzionali e anticonformiste, e per il loro esporsi soprattutto in questioni politiche. 
E Jessica Fellowes centra l'obiettivo nel dipingere alla perfezione la società inglese di inizio secolo, un'Inghilterra dilaniata dalla Grande Guerra che pian piano cerca di rimettere insieme i pezzi e ridarsi un contegno.  In questo primo romanzo è Nancy, la sorella maggiore - poi divenuta una affermata scrittrice - la coprotagonista della narrazione, che si svolge intorno al 1920, quando Nancy da ragazza si trasforma in una giovane donna.

La famiglia Mitford

In quel periodo nasceva l'ultima delle sorelle e la tata necessitava di un aiuto nella gestione delle irrequiete bambine, ragione per cui venne assunta Louisa Cannon, umile figlia di una lavandaia bisognosa di denaro per aiutare la madre rimasta vedova e di fuggire dalle insane attenzioni dello zio paterno. Ed è proprio mentre Louisa cerca di fuggire dal suo subdolo zio che prende il via la vicenda: per una serie di coincidenze si ritrova infatti a viaggiare nello stesso treno dove si sta consumando l'assassinio dell'infermiera di guerra Florence Nightingale Shore, nipote della più celebre Florence Nightingale, fondatrice dell'assistenza infermieristica così come la conosciamo oggi. 


I personaggi che popolano questo romanzo sono molti, ma non c'è il rischio di far confusione perché l'arte della Fellowes nel caratterizzarli li rende perfettamente riconoscibili. Ho molto apprezzato il fatto che non sia stata rappresentata una netta divisione tra le classi sociali, ma al contrario una commistione tra persone di diversa estrazione, tutte unite nell'intento di giungere alla soluzione di un caso all'apparenza insolubile. Assistiamo quindi alla nascita dell'amicizia tra Nancy Mitford e Louisa, tra Louisa e Guy Sullivan, poliziotto ferroviario con alte ambizioni frenate da un carattere mite e remissivo, tra Nancy e Roland Lucknor, un reduce di guerra che pare nascondere più di qualche segreto.
La narrazione scorre fluida e passata la metà del libro avevo l'urgenza di scoprire dove mi avrebbe portato l'autrice, come si sarebbero annodati i vari fili sparsi lungo tutto il libro e facevo congetture sulla soluzione del caso che, giunta alle ultime pagine, sono miseramente crollate in favore di una soluzione per nulla scontata.
Siamo di fronte alla costruzione di un giallo classico, alla Agatha Christie, ma anche ad un romanzo storico impeccabile, tanto che durante la lettura mi sono spesso ritrovata a sentire l'odore del tè appena versato o degli scones appena sfornati (ecco, ora mi è tornata la fame!).
Un romanzo del quale consiglio vivamente la lettura agli amanti di entrambi i generi: non rimarranno certamente delusi. 
A me non rimane che attendere con impazienza il prossimo libro, per poter ritrovare una Nancy sicuramente più adulta e per scoprire a quale caso sarà abbinato l'ingresso nell'età adulta di Pamela (almeno immagino andrà così ;) )








venerdì 30 marzo 2018

[Review Party] Non si uccide per amore - Rosa Teruzzi



Buongiorno lettori!
A conclusione del Blogtour dedicato al nuovo romanzo di Rosa Teruzzi, eccovi la mia recensione.
Con "Non si uccide per amore", uscito ieri in tutte le librerie, siamo giunti al terzo capitolo delle avventure che vedono protagoniste le nostre amate Iole, Libera e Vittoria.
In questo romanzo le ritroveremo diverse da come siamo abituati a vederle, perché stavolta le loro strampalate indagini saranno rivolte al loro passato, ai fatti che hanno portato alla morte di Saverio, marito di Libera e padre di Vittoria.

Una storia che aspettavamo di conoscere nei suoi dettagli fin dall'inizio di questa serie, e nell'indagare sui fatti accaduti, Rosa Teruzzi ci porterà dentro l'animo di Libera, protagonista indiscussa di questo romanzo. Una Libera inevitabilmente più cupa e malinconica, una donna alla quale la vita ha riservato e tutt'ora riserva momenti difficili da affrontare e superare, ma anche più determinata e sicura di sé, pronta ad esternare finalmente anche quella "voce" interiore alle volte impertinente, altre volte severa, quei pensieri che finora non aveva avuto il coraggio di tradurre in parole che ora escono con più facilità. 
Libera questa volta prende il coraggio a due mani e per poter chiudere il capitolo più doloroso della sua vita non esita ad intraprendere un viaggio fino in Calabria, nel cuore dei fatti sui quali Saverio indagava prima di morire, accompagnata dalla vulcanica Iole.

Anche il personaggio di Iole in questo romanzo non è esattamente quello al quale Rosa ci ha abituate: intendiamoci, rimane sempre allergica alle mutande ed estimatrice della trasgressione, ma pur mantenendo il suo "colore" in questo romanzo la vedremo più vicina alla sua figura madre rispetto ai precedenti, più rispettosa del dolore della figlia. Io non mi ci abituerei comunque troppo a questa Iole, perché sono certa si tratti solo di una doverosa parentesi.
E Vittoria? Mentre Libera emerge con carattere, lei che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca della verità sulla morte del padre, proprio ora che si giungerà alla resa dei conti rimane sullo sfondo, quasi un personaggio marginale.
Libera per poter dare un futuro alla figlia si fa carico del peso dell'indagine, e del macigno del sospetto che grava sui colleghi di Saverio: chi sarà stato il traditore, colui che ha firmato la condanna del marito?

"Il dubbio è un seme velenoso e ostico da estirpare."

Ma senza verità non si può essere liberi e questo è il romanzo che darà la svolta alle vite delle nostre tre amate protagoniste, che una volta sciolto il nodo che le legava al passato saranno finalmente libere di essere se stesse fino in fondo. E sono sicura che ne vedremo delle belle.
Il romanzo si chiude con un nuovo spunto, un nuovo tassello, un nuovo interrogativo che una volta risolto andrà ad arricchire la storia di questa famiglia tutta al femminile.

"Gli uomini sono come alberi. Hanno bisogno di sentire le proprie radici."

Curiosi di sapere di cosa si tratta? Non vi resta che correre in libreria ad acquistare " Non si uccide per amore" e tuffarvi nelle vite di Iole, Libera e Vittoria, ma vi avviso, questo romanzo ha lo stesso grandissimo difetto dei precedenti: finisce troppo presto, e vi troverete come noi ad attendere impazienti l'uscita del prossimo!



mercoledì 28 marzo 2018

[Blogtour] Non si uccide per amore - L'intervista


Benritrovati!
Dopo aver letto l'incipit e aver conosciuto meglio i personaggi femminili di questa serie, Iole, Libera e Vittoria e aver fatto una panoramica sui personaggi maschili, oggi a me tocca la tappa più bella, l'intervista, e non a caso dico che è la più bella, perché chi ha conosciuto personalmente Rosa Teruzzi (io sono tra le prescelte dal fato) sa quanto sia simpatica, disponibile e frizzante!
Quindi bando alle ciance, anzi, iniziamo con le ciance e diamo il via a...

Innanzitutto ciao Rosa e benvenuta, accomodati mentre preparo caffè e pasticcini

D. La prima curiosità è su come nascono le tue storie: questo è il terzo capitolo della serie, quello in cui al lettore vengono date le risposte alle domande nate nei precedenti capitoli, riguardo agli avvenimenti che hanno portato alla morte di Saverio. La domanda è: avevi già tutto la storia in testa, o le risposte ti sono arrivate in corso d'opera?
R. No, Stefania, Purtroppo non sono come JK Rowling che aveva tutta la saga di Harry Potter in testa prima di scrivere il primo romanzo. Nel mio caso, all’inizio sono nati i personaggi (Libera, Iole e Vittoria), poi li ho messi in scena, inserendoli in una storia. L’idea per “La sposa scomparsa” (una mamma che non si rassegna alla misteriosa sparizione della figlia, anche se è avvenuta quasi trent’anni prima) è nata una mattina, sul binario su cui aspettavo il treno per andare a trovare mia zia, ricoverata in ospedale a Bollate.
Per il resto, io so sempre come inizia e come finisce un’avventura del mio trio di investigatrici, ma mi lascio sorprendere da loro per lo svolgimento. 
E’ una lezione che ho imparato dalla mia madrina letteraria, Sveva Casati Modignani: non essere troppo fedele a una scaletta. Per formazione e carattere, sono già fin troppo “quadrata”, rischierei di annoiarmi e di annoiare se rispettassi alla lettera uno schema precostituito.
Anche nel caso dell’indagine sulla morte di Saverio, che attraversa tutti e tre i romanzi di questa serie, conoscevo inizio e fine da subito, ma non la strada per arrivarci. 
E sapevo che cosa volevo raccontare: che la verità è molto più sottile di quanto sembri se ci facciamo guidare dai pregiudizi.

D. Le tue donne sono personaggi meravigliosi, ognuna di loro ha delle peculiarità ben definite; per esempio Libera ha una passione quasi romantica per i libri e per le detective letterarie come Agatha Raisin o Miss Marple, corre ogni giorno per chilometri, lei e Iole sono vegetariane e Iole pratica lo yoga (sembra quasi uno scioglilingua): in questi e altri particolari chi ti conosce ti ritrova, ma oltre a queste caratteristiche evidenti, quanto del tuo io più intimo c'è nelle tue donne e quanto di loro vorresti ci fosse in te?
R. Diciamo che ho prestato loro alcuni dei miei caratteri. Libera mi assomiglia nell’essere romantica, sognatrice e un po’ indecisa. Vittoria è severa e quadrata come so esserlo io, per educazione familiare. 
Iole, purtroppo per me, non mi assomiglia in niente. Io sogno di possedere la sua leggerezza, che non è superficialità, e il suo sguardo scanzonato sulla vita. E forse, a settant’anni, ci riuscirò.
Per avvicinarmi a lei, non riuscendo a rinunciare alla biancheria intima, mi sono messa a praticare yoga anch’io, con risultati ad ora non proprio lodevoli.


D. Parlando di Libera, in questo terzo capitolo, finalmente troverà pace in merito al mistero sulla morte di Saverio, eppure la ritroviamo cupa e malinconica, la vita le riserva ancora qualche brutto colpo. C'è speranza di felicità per lei o è votata al #mainagioia?
R. C’è speranza, sempre.
Credo che Libera, contribuendo a scoprire l’assassino del marito, si sia concessa il miglior regalo che potesse farsi, perché nella vita non ci può essere pace senza verità.
Alla fine di questa avventura, è più matura e consapevole rispetto al giorno in cui ha incontrato Rosalia, la mamma de “La sposa scomparsa”. Certo, i problemi non le mancano, come a ognuna di noi, ma adesso sa di avere la forza per affrontarli ed è soprattutto la sfera sentimentale a farla soffrire.
Riuscirà a superare la sua paura istintiva di perdere ogni uomo che ama? Deciderlo, spetta solo a lei.

D. Vittoria invece in questo terzo romanzo è quasi una figura evanescente, poco presente, nonostante sia il momento che lei rincorre da sempre. C'è un motivo preciso dietro questa scelta? E nel prossimo romanzo (o nei prossimi, perchè non ce ne sarà solo uno vero?) ci saranno sviluppi per lei?
R. Sì, ci saranno sviluppi e Vittoria sarà più presente.
Alla fine di questo romanzo, Libera è preoccupata: la figlia – si dice - dovrà riprogrammare sogni e obiettivi, visto che, fino ad ora, era totalmente concentrata nel dare giustizia alla memoria del padre (e forse nell’ottenere la sua vendetta). C’è un grande vuoto, ora, nella vita di Vittoria. Come saprà riempirlo, dipenderà solo da lei, perché ognuno di noi è responsabile del modo in cui usa la propria intelligenza, il proprio cuore e il proprio tempo.

D. Sempre rimanendo su Vittoria, anzi sul suo fidanzato, una figura che fatichiamo ancora ad inquadrare: è veramente il delinquente che Libera si è figurata oppure questo suo aspetto nasconde una storia più complessa (come è sembrato di capire a noi). Lo ritroveremo nei prossimi capitoli?
R. Eh, quest’Achille Belardinelli è un bel mistero. Lo sto scoprendo poco alla volta anch’io e non mi dispiace (tra l’altro non mi risulta che pensi a togliersi di mezzo. Mi sa che ci sorprenderà, prima o poi.)

D. Tra i personaggi maschili, quello che mi è più entrato nel cuore è Spartaco, che pur non essendo fisicamente presente è una figura che si impone all'attenzione del lettore. Per delineare questo personaggio, ti sei ispirata a qualcuno di reale? Perché se così fosse vorrei conoscerlo!
R. Spartaco non è la traduzione letteraria di un uomo che ho conosciuto, ma gli ho attribuito i caratteri che ora – a 52 anni – ho imparato ad apprezzare negli uomini. Possiede la praticità di mio padre, la manualità e la gentilezza di mio marito e il loro essere solidi e vicini. Passata la stagione in cui ero affascinata (letterariamente affascinata) da bei tenebrosi con la tendenza al rovello interiore o da pseudo-intellettuali narcisisti, oggi apprezzo un uomo che c’e’ e lo dimostra. Come scriveva Gibran: “ergetevi insieme, ma non troppo vicini, perché le colonne del tempio sono distanti e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro”
Diciamo che Spartaco (“ che sa riparare indifferentemente un tostapane e un cuore infranto”) è il mio ideale di uomo. Per questo, ama le piante, i fiori e la natura.
Ma come tutti, anche Spartaco ha un segreto.

D. Durante la tua presentazione a Lignano Sabbiadoro, alla quale ho avuto il piacere di assistere, hai mostrato il famoso "quadernetto rosso" sul quale annoti le idee per i tuoi romanzi - parentesi: ammetto di aver avuto la tentazione di trafugarlo, non fosse che era sorvegliato speciale che manco il Papa -. Detto quadernetto si è arricchito di nuovi elementi per il prossimo romanzo? Magari lo sviluppo di quel mistero che butti lì come grano per i piccioni nelle ultimissime righe dell'ultimo romanzo...
R. Il quadernetto è pieno di spunti per nuove storie e per lo sviluppo emotivo dei miei personaggi. Per la quarta avventura di Libera sono ancora indecisa su una storia totalmente ambientata ai giorni nostri e un’altra che ha radici nel passato. (E se si fondessero insieme? Mumble, mumble…)

D. Si dice che ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma è anche vero che ogni scarrafone è diverso: tra i tre romanzi usciti finora ce n'è uno che ami in modo particolare? 
R. Tutti e tre. Mi piaceva moltissimo la storia nera raccontata ne “La fioraia del Giambellino” (quanto il dolore possa indurirci e condizionare la nostra vita, anche se siamo nel giusto), ma scrivere “Non si uccide per amore” mi è costato moltissima fatica. Forse per questo, mi sembra di volergli bene un po’ di più.

D. Sappi che al nostro occhio attento non è sfuggito il tuo omaggio a noi blogger (e se non era riferito a noi in particolare, non serve puntualizzare) e ti ringraziamo per essere sempre tanto presente e carina nei nostri confronti. Quindi mi sorge spontanea la curiosità: quando devi scegliere una lettura, ti affidi anche alle recensioni e ai consigli dei blog?
R. Certo. Io leggo moltissimo, ma è comunque facile che qualcosa sfugga in un panorama così affollato. Lorenzo Marone e Alice Basso, per esempio, li ho scoperti grazie a voi. E anche Sara Rattaro.

D. Noi ai nostri lettori lo diciamo in continuazione: "DOVETE leggere i romanzi di Rosa Teruzzi, poi ci ringrazierete". Ora passo la palla a te: quali sono per te i motivi migliori per leggere i tuoi romanzi?
R. Secondo me, i miei romanzi sono adatti a chi ama le commedie gialle con un po’ di ironia. A chi cerca la poesia nel quotidiano ed è attratto da storie di donne immerse nello loro dinamiche familiari. Ai tipi malinconici che non indulgono nel piangersi addosso. A chi apprezza, come me, Jane Austen, Stevenson, Simenon e Scerbanenco (qua e là , è nascosto qualche piccolo test per noi fanatici). E naturalmente a chi è convinto che “la mutanda sia decisamente sopravvalutata”.
“Comprate un paio di mutande in meno e un libro in più”, direbbe Iole: “tanto, il pizzo non vi renderà persone migliori, un buon romanzo, magari, sì”.

D. Concludo questa lunga chiacchierata con una domanda che tutte le blogger organizzatrici di questo blogtour mi hanno pregata di farti, e te la giro pari pari a come mi è unanimemente pervenuta:
Quando cacci fuori il quarto? Noi lo vogliamo ORA!
Se ci fai leggere le bozze siamo disponibili a venirti a fare le pulizie al casello di Colico, farti la spesa e cucinare per te e Paolo (ammetto che avremmo qualche difficoltà con i piatti vegetariani, ma per te  - e le bozze - ci studiamo!)
R. Ma amiche! Io scrivo solo d’estate. Ora sono nella fase di fioritura dell’idea (siamo in primavera, no?), poi arriveremo alla maturazione sotto il sole di luglio. Certo, se si verificasse il noto PIANO A (fare lo scrittore a tempo pieno), anche le stagioni potrebbero subire un’accelerazione, ma questo lo dirà solo il futuro. Quanto al casello, siete invitate per un pranzo (cucinato da Paolo con il mio poco utile ausilio) al prossimo romanzo. Spero che, per allora, avremo risolto qualche problemino di riscaldamento …(i 16 gradi ci mantengono belli freschi).

P.S. La mitica Jane è stata con te anche durante questa intervista?
R. La mitica Jane è con me sempre, come tutti gli autori che ho amato e che non mi stanco di rileggere. Di tutte le persone a cui devo dire grazie per i miei romanzi (e sono molte, a partire dai lettori), gli scrittori della mia vita sono i più importanti. Spesso mi chiedo che autore sarei senza i libri che ho letto. Di certo, sarei una persona peggiore.

Ringraziando Rosa per la sua estrema disponibilità e la sua simpatia, vi lascio alle regole da seguire per potersi aggiudicare una copia cartacea del romanzo, gentilmente messa a disposizione da Sonzogno, e vi do appuntamento a domani sul blog de La biblioteca di Eliza con la recensione del romanzo e a dopodomani su tutti i blog partecipanti, con l'aggiunta di Silenzio sto leggendo, per il review party:

Essere follower di tutti i blog:

Due lettrici quasi perfette

Mettere Mi Piace alle pagine Facebook dei blog:


Mettere Mi piace alla pagina Facebook Sonzogno
Mettere Mi piace alla pagina Facebook di Rosa Teruzzi
Commentare tutte le tappe del blogtour. Nella prima tappa (e solo nella prima tappa!) sarà necessario lasciare una mail a cui essere contattati in caso di vittoria.
Avrete tempo per commentare le tappe sino alle ore 19 di giovedì 29 marzo. La copia in palio sarà estratta tramite il sito Random.org e il vincitore sarà annunciato venerdì 30 marzo su tutte le pagine Facebook dei blog organizzatori.

Buona fortuna a tutti




lunedì 26 marzo 2018

[Questa volta leggo...] Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey - Mary Ann Shaffer & Annie Barrows

Trama: È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All'improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams - che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto - e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un'intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l'occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.
 
Titolo: Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Autore: Mary Ann Shaffer & Annie Barrows
Casa editrice: Astoria
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 295
 
 
Torna la rubrica Questa volta leggo ideata e pensata da Laura La Libridinosa , da Chiara La lettrice sulle nuvole  e da Dolci de  Le mie ossessioni librose. L'argomento scelto per il mese di marzo  è un libro che non sei riuscita a leggere nel 2017.
Inutile dirvi che di libri che volevo leggere nel 2017 ce ne sono molti, ma se mi limito la mia scelta tra quelli che volevo tanto (tanto, tanto) leggere e non sono riuscita a farlo, ne restano solo due: Questa libertà di Cappello e Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey. Indovinate quale ho scelto per questa rubrica????? Il club naturalmente! E sapete sostanzialmente perché l'ho fatto? Perché penso che questo libro possa piacere ad ogni tipo di lettore. Ed ora vi spiego il perché
 
"Forse i libri hanno un istinto segreto per cercare la strada di casa, che li porta dal loro lettore ideale."

Questo libro lo potete leggere in due modi e soprattutto in due tempi diversi: la prima volta sarà bello leggerlo con il cuore, velocemente, divorando le pagine per l'ansia di arrivare alla fine. La prima volta lo apprezzerete per il suo humor e per l'intreccio romantico, con la preoccupazione che la storia non si chiuda nel modo che desiderate. La seconda volta invece ne scorrerete le pagine  più lentamente, assaporandone le battute e i rimandi, sottolineando alcune frasi. E dopo una decina di anni, quando alcuni parti del libro si saranno sbiadite nella memoria, forse lo rileggerete di nuovo perché saprete che al suo interno si trova qualcosa che vi può fare bene, che lenisce certe amarezze e che vi rinfranca lo spirito. Questo perché si tratta di un piccolo gioiellino pieno di umorismo e al contempo di riflessioni sul valore dell'arte. Come scrive l'autrice nei ringraziamenti:
 
"Spero anche che queste pagine illustrino la mia convinzione che l'amore per l'arte - sia essa poesia, narrativa, pittura, scultura o musica - mette le persone in condizione di trascendere qualcunque barriera l'uomo riesca a escogitare."
 
Le barriere presenti in questo romanzo sono soprattutto gli orrori della guerra, la fame, le privazioni fisiche ed affettive e infine la prigionia e la morte. Non sono argomenti lievi eppure l'autrice accompagna il lettore in modo graduale attraverso la storia. Siamo a Londra ad inizio del 1946, la guerra è appena terminata, e il desiderio di tutti è quello divertirsi e di buttarsi il passato alle spalle per ricominciare su basi nuove. Anche la protagonista Juliet, diventata famosa per dei pezzi umoristici pubblicati durante il secondo conflitto mondiale (Izzy Bickerstaff va in guerra), ora desidera solo riprendere in mano le redini della propria vita e reinventarsi come scrittrice. Solo che non trova l'ispirazione per un nuovo libro. Da Guernsey, isola inglese che durante il conflitto ha subito per cinque lunghi anni l'occupazione nazista, riceverà una lettera che la porterà a ritroso nella storia e in avanti verso qualcosa di nuovo ed inaspettato.
Vi avverto che si tratta di un libro epistolare, eppure allo stesso tempo è un'avvertenza che posso scrivere in caratteri piccolissimi, perché queste lettere, di tanti personaggi diversi, scorrono via in modo molto spontaneo e fresco. All'inizio divertono e poi commuovono e sempre ci presentano un variegato microcosmo. Lettera dopo lettera scopriremo un personaggio indomito e libero, Elizabeth McKenna, la fondatrice del club che dà il titolo al libro. E stato grazie a lei che persone tanto diverse hanno trovato un terreno comune, un modo per dar voce ai propri pensieri e coraggio alle proprie azioni, in un delicato momento storico durante il quale ogni ideale si piegava di fronte alla brutalità della guerra. Non voglio però spaventarvi! Il libro resta divertente nonostante tutto, godibilissimo ad ogni pagina. Ogni lacrima viene asciugata dallo scoppio di una risata. E sopra ad ogni cosa questo romanzo ci parla del potere di una passione condivisa, quella per la lettura. Se coltivate la folle e meravigliosa idea che i libri ci possono aiutare ed accompagnare, consolare, rendere coraggiosi,  dare un nome alle nostre sensazioni...questo romanzo è il vostro romanzo.
Termino con le parole di Annie Barrows, nipote dell'autrice e coautrice del libro per necessità, in quanto, purtroppo la Shaffer, si è ammalata prima della stesura definitiva

Magicamente siamo trasformati in club letterario ogni volta che diamo un libro a qualcuno, ogni volta che facciamo una domanda su un libro, ogni volta che diciamo "Se ti è piaciuto quello, scommetto che ti piace questo". Ogniqualvolta siamo disponibili a essere deliziati e a condividere tale delizia, come fece Mary Ann, siamo parte della storia ininterrotta de Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey.

Mi pare una chiusa bellissima e non aggiungerei altro.

Qui di seguito il calendario di marzo:
 
 


 

venerdì 23 marzo 2018

Fai piano quando torni - Silvia Truzzi

Una storia tutta al femminile, un amore senza tempo, un'amicizia improbabile ma irrinunciabile.

TRAMA
Margherita ha 34 anni, è bella, ricca e ha un lavoro che ama, ma è disperatamente incapace di superare sia la scomparsa dell'adorato papà, morto all'improvviso otto anni prima, sia l'abbandono del fidanzato che l'ha lasciata senza troppe spiegazioni. La signora Anna ha 76 anni e si è rotta un femore, ma questa è la sola cosa che ha in comune con le sue coetanee: nata poverissima, venduta come sguattera a nove anni, ha trascorso la vita in compagnia di un marito gretto e di una figlia meschina, eppure comunica un'energia e una gioia di vivere straordinarie. Il segreto della sua leggerezza è un innamorato con cui si scambia appassionate lettere da cinquant'anni. I loro mondi sono distantissimi: non fossero state costrette a condividere la stessa stanza in un reparto di ortopedia, non si sarebbero mai rivolte la parola. Ma dopo i primi tempestosi scontri tra una seduta di riabilitazione e l'altra, fuori dall'ospedale nasce un'improbabile amicizia che indicherà a entrambe la strada per un'insperata salvezza.



Titolo: Fai piano quando torni • Autrice: Silvia Truzzi • Editore: Longanesi • N.pagine: 300 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina rigida € 16,40 • Ebook € 9,99


Due incidenti, uno banale, l'altro molto più pesante, portano due donne, Anna e Margherita, a condividere la stessa stanza d'ospedale; due donne totalmente diverse, una settantaseienne di umile estrazione sociale che ha sempre dovuto lavorare sodo per avere qualcosa nella vita, con una figlia che  quasi si vergogna di lei; l'altra trentaquattrenne, ricca, bella e socialmente realizzata, con una madre che fa di tutto per farla sentire amata, soprattutto dopo la morte del padre che lei venerava.
Sembra che a Margherita non manchi niente per poter essere felice, mentre Anna avrebbe molti motivi per vedere tutto nero, eppure la situazione è esattamente l'opposto, mentre Margherita è grigia, chiusa in se stessa e rifiuta qualsiasi contatto sociale, Anna è solare, allegra, desiderosa di vivere a pieno le proprie giornate. 
Margherita mal tollera le intrusioni di questa "vecchia stronza" che non tace mai, che le racconta i fatti suoi aspettandosi che lei faccia altrettanto, mentre lei vuole solo stare in compagnia del suo dolore. Ma come fa Anna ad essere così solare, nonostante una vita passata a fianco di un uomo che la opprimeva, che non ha mai realmente amato e nonostante una figlia che vuole elevarsi diventando una caricatura di se stessa e rifuggendo il contatto con quella madre ai suoi occhi sempliciotta e banale?
Il segreto di Anna si chiama Nicola, il suo primo amore, mai vissuto completamente, ma tenuto vivo grazie ad una corrispondenza lunga cinquantacinque anni. Anna e Nicola hanno creato ognuno la propria famiglia, lei a Bologna, lui a Napoli, ma hanno continuato a scriversi ininterrottamente, mantenendo viva la fiamma di un sentimento che nessun avvenimento è riuscito ad affievolire.

"Annuccia, amore mio. Ti ricordi quel proverbio che sempre ti ripetevo? L'ammore fa passà 'o tiempo e 'o tiempo fa passà l'amore. È falso. Anche se il tempo passa io ti penso sempre. E penso a un fiore profumato."

Il racconto di questo sentimento fa avvicinare le due donne, fino a far nascere un'amicizia tanto improbabile quanto necessaria ad entrambe. Piano piano il cuore indurito di Margherita si scioglie nel ripercorrere le vicissitudini che hanno fortificato Anna e l'hanno resa quel vulcano di ottimismo e allegria che la investe, spazzando via i cattivi pensieri, togliendola dal pantano emotivo in cui si era arenata e dandole una voglia di vivere e affrontare le giornate che forse non aveva mai avuto prima di conoscerla.


La signora Anna ... è una di quelle persone indistruttibili. Ma non perché ha scelto solo se stessa, o perché non sente. Perché è, naturalmente, viva. Dice sì, mai no. Si avvicina e non si allontana. Non cerca una giustificazione della sua esistenza, se non nei minuti della sua vita. Non guarda gli altri per vedere nelle loro mancanze le sue vittorie. È. Solo questo. Le piace vivere. Mangia, ama, fuma. Io, trentaquattro anni, pelle d'avorio e gambe sottili, molti soldi e la vita davanti, venderei l'anima per essere lei."

Ed è proprio questa la forza di "Fai piano quando torni", la conferma che la felicità va trovata dentro di noi, nelle cose di tutti i giorni, nello sguardo di un'amica sincera che ci aiuta a guardare oltre il grigiore che noi stessi alle volte stendiamo sulle nostre giornate, oltre ad uno stile narrativo pulito e scorrevole, ma molto maturo.
Attraverso brevi capitoli che si aprono ognuno con una lettera di Anna o Nicola, vedremo Anna aprire una breccia nella scorza di Margherita, farle capire che la vita va vissuta guardando il bicchiere mezzo pieno, perché il mezzo vuoto ha già fatto abbastanza male, e che ogni cosa può essere superata, guardando avanti e cogliendo il bello che da qualche parte c'è. Margherita troverà un'amica sincera e Anna troverà in Margherita una figlia, più simile a lei di quanto non lo sia quella vera.
Un particolare che ho molto apprezzato è stato il tipo di scrittura usato nelle lettere che Anna e Nicola si scambiano, costellate di errori grammaticali, che le ha rese autentiche e attraverso le quali si ha la sensazione di sentire le voci dei due innamorati che si parlano.
Un romanzo che inneggia all'amicizia, al valore dei sentimenti veri e puri e alla gioia di vivere.
L'unico neo che ho trovato è stato nel finale forse un pochino scontato, ma questo non ha assolutamente inficiato il piacere di una buona lettura che mi ha fatta a tratti anche ridere di gusto.
Ringrazio Longanesi per avermi messo a disposizione una copia digitale del romanzo.



giovedì 22 marzo 2018

Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle - Prima fermata per il mondo Babbano


Streghette carissime, sono già trascorsi tre mesi dall'inizio delle lezioni ed è arrivato il momento di stilare un primo bilancio! 
Avete inviato più di 400 recensioni e noi ne abbiamo respinte alcune. Ma pare che la nostra rigidità stia dando i suoi frutti, perché state diventando sempre più brave nell'esprimere il vostro pensiero!
Abbiamo avuto 12 Prefetti che hanno svolto egregiamente il loro lavoro. E abbiamo anche 4 streghette che hanno dovuto far ritorno al mondo Babbano. 
Ma il gioco prosegue e i gufi vi hanno appena consegnato le lettere con i nuovi obiettivi che saranno validi, come ormai ben sapete, per il prossimo trimestre di gioco. Ciò che cambierà, di mese in mese, saranno i titoli imposti e quelli celati dai Cappelli Parlanti.

IL BOCCINO D'ORO

Come avete capito c'è un Boccino d'Oro che viaggia per tutta Italia e che tocca a voi afferrare! Quando questo accade e tutte le regole vengono rispettate la Casa della streghetta prescelta vedrà incrementare il proprio punteggio di 10 punti. Tranquille! Quando il Boccino d'Oro avrà terminato il suo volo, vi sveleremo chi sono state le streghette che hanno portato (o meno) a termine il compito loro assegnato!
E ora facciamo un bel ripasso delle regole, che ne dite?
Regola numero 1 - Essere Lettori Fissi di tutti e tre i blog: La LibridinosaLa Biblioteca di Eliza e Due lettrici quasi perfette
Regola numero 2 - Aver messo Mi Piace a tutte e tre le nostre pagine Facebook: La LibridinosaLa Biblioteca di Eliza e Due lettrici quasi perfette
Regola numero 3 - Far parte del Macrogruppo Facebook e del microgruppo relativo alla Casa che vi è stata assegnata
Regola numero 4 - Condividere il Banner sul vostro blog o, se non ne avete uno, sul profilo Facebook

Per quanto riguarda le vostre letture, invece...

  • I libri che sceglierete di leggere dovranno avere minimo 150 pagine (farà fede l'edizione cartacea presente su Amazon, se esiste)
  • Per quanto riguarda i titoli che vi "imporremo" noi tre, non ci sarà, a differenza degli anni scorsi, un numero limite di pagine. Ma, benché molte di voi pensino che siamo Carogne patentate, così non è (almeno non del tutto) e cercheremo di non appiopparvi Ken Follett!
  • Per gli obiettivi che richiedano la lettura di un genere specifico, potrete controllare, come al solito, le schede Amazon (anche in questo caso, controllate sempre la scheda della versione cartacea del libro, se esiste). Se avete qualche dubbio, scriveteci in gruppo!
  • Per le copertine colorate chiedete sempre a noi prima di iniziare a leggere (pare che ci siano, tra voi, evidenti casi di daltonismo!!!).
  • Quando avrete bisogno di chiederci qualcosa, usate il macrogruppo e TAGGATECI SEMPRE, altrimenti, nel marasma di post che vengono pubblicati, rischiamo di perderci le vostre domande!
  • Se volete pubblicizzare le iniziative dei vostri blog o delle vostre pagine Facebook, potrete farlo (sempre chiedendo prima l'autorizzazione ad una di noi tre), ma solo nel macrogruppo.
Vi ricordiamo che se avete qualche dubbio o qualche domanda siamo a vostra completa disposizione sia nel gruppo Facebook che alla nostra mail:

lauralaura.challenge@gmail.com



Non rimane altro da fare che augurarvi un buon proseguimento delle lezioni letture e lasciarvi il nuovo modulo che vi servirà per inviare i link delle vostre recensioni (abbiamo chiuso quello che avete usato finora, da oggi potrete usare solo quello qui di seguito) !





mercoledì 21 marzo 2018

Nel profondo della foresta - Holly Black

Trama: Nel profondo della foresta c'era una bara di vetro che giaceva sulla nuda terra.
Dentro vi riposava un ragazzo con le corna in testa e orecchie affilate come coltelli... Hazel e il fratello Ben sono cresciuti a Fairfold, una piccola città dove, da tempo, gli umani hanno imparato a convivere pacificamente con le creature fatate della vicina foresta. Un posto diventato meta di tanti turisti curiosi, attratti dalle magie che qui hanno luogo ma in particolare dal ragazzo con le corna che riposa dentro una bara di vetro, la meraviglia più grande di tutte. Affascinati fin da bambini da questa presenza misteriosa, Hazel e Ben hanno provato più e più volte a immaginarne la storia. Nelle loro fantasie il giovane era a volte un principe dal cuore nobile e dalla natura buona e generosa, e altre un essere crudele e spietato. Ora che è cresciuta, però, Hazel pensa che sia arrivato il momento di accantonare tutte quelle fantasie infantili accettando il fatto che, per quanto lo abbia desiderato a lungo con tutta se stessa, il ragazzo con le corna non si sveglierà mai. Un giorno, però, quello che sembrava impossibile accade... sconvolgendo la vita della ragazza, di suo fratello e della loro città.
Titolo: Nel profondo della foresta
Autore: Holly Black
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 243

Buongiorno! Pensavate ci fossimo perse strada facendo, non è vero? E invece no! Oggi ritorna la rubrica pensata e realizzata in collaborazione con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e nata dalla nostra passione comune per la narrativa per ragazzi. Chiara mi ha suggerito di leggere "Nel profondo della foresta" di Holly Black.  Le è piaciuto perché:


Un libro oscuro e magico, che regala molte emozioni. Permette di guardare le cose da un punto di vista insolito, dove il diverso non deve per forza fare paura. Una favola moderna con protagonisti insoliti e la morale forte anche se non scontata.


Dopo aver letto le prime 50 pagine di questo romanzo ero un po' perplessa e sinceramente mi dicevo "Ma cosa mi ha consigliato Chiara?". Perché i turbamenti romantici ed esistenziali di una coppia di fratelli, Hazel e Ben, non mi coinvolgevano e mi sentivo catapultata nella mia adolescenza, cosa che rifuggo con tutta me stessa (fatemi tornare ai miei 10 anni o ai trenta, ma per carità non ai 17!).
Non mi consolava nemmeno che la storia presentasse una strana realtà: un paese in cui persone normali convivono con creature magiche, in un precario equilibrio sempre sul punto di spezzarsi.
E poi, per gradi, sono entrata nel libro e sono riuscita ad apprezzarlo e soprattutto a sentirlo mio, con qualche brivido e vera commozione. Lo scrivo perché l'autrice ci trasporta in una dimensione che ha il grandissimo pregio di scardinare alcuni stereotipi, stereotipi che combatto da sempre, ma che insidiosi e subdoli si infilano ovunque, a volte persino nella mia testa. Invece Holly Black ci presenta una realtà altra, diversa, ma possibile. Mi ha emozionata e mi ha anche regalato un senso di giustizia, come se le cose fossero finalmente in ordine, come possono esserlo quando viene arricchito il nostro (il mio immaginario) di nuove sfumature. Andiamo per gradi, partiamo dall'inizio. Iniziamo a raccontare dal punto preciso in cui molte di noi, donne-ragazze-bambine, abbiamo sognato di essere Lady Oscar! Non avete mai immaginato di essere le eroine di una storia di poter salvare un principe e un regno? Io l'ho sognato, eccome, mentre Venusia mi deludeva sparando i suoi missili fotonici a vuoto (per chi dovesse ancora ricordare Mazinga Z). Forse come io ho sognato questo, qualche ragazzo ha sognato di essere la principessa e di essere amato da un principe. Forse. E aggiungo anche "perché no?". Ecco, Holly Black dipinge scenari nuovi e li crea lavorando un impasto fatto di folklore, di fiabe e di storie della tradizione e lo rende nuovo e moderno, con un che di provocatorio che mi esalta, che mi permette di alzare la testa e di credere che cambiare sia possibile perché il mondo deve diventare sempre più grande, includendo, e non più piccolo escludendo. La magia, quella più vera, inizia dall'immaginazione e pianta un seme che poi cresce e diventa un'idea, un'occasione da cogliere ed infine una realtà. Nulla è banale in questa favola moderna e gotica e un ruolo importante viene assegnato al personaggio di Jack, creatura magica che vive tra gli umani. Grazie a lui ci sono abbondanti spunti per una riflessione sulla paura del diverso, dello straniero, che può essere trasposta in ogni epoca e periodo. In conclusione a questa storia non manca proprio nulla, perché è moderna ed antica, trasgressiva e tradizionale al contempo. Se vi sentite troppo vecchi vintage per leggerla, almeno consigliatela ai vostri figli (over 12): ne nasceranno interessanti conversazioni.



E io invece cosa ho consigliato a Chiara? L'ultima lezione di Miss Bixby di John David Anderson. Sono curiosa di scoprire se le è piaciuto. Andiamo a leggere la sua recensione cliccando proprio... qui.


lunedì 19 marzo 2018

L'uomo di gesso - C.J. Tudor

Trama: Guardandosi indietro, tutto è cominciato quel giorno alla fiera, con il terribile incidente sulla giostra. Il giorno in cui Ed, dodicenne, ha incontrato per la prima volta l’Uomo di Gesso. È stato proprio lui, l’Uomo di Gesso, a dargli l’idea di utilizzare quei disegni per i messaggi con il suo gruppo di amici. E all’inizio era uno spasso, per tutti. Fino a quando non è stato ritrovato il cadavere di una ragazzina. Ma sono passati trent’anni, e Ed pensava di essersi lasciato il passato alle spalle. Poi, per posta, riceve una busta: un gessetto, e il disegno di un uomo stilizzato. Certe storie non finiscono. Il gioco, per Ed e i suoi amichetti di un tempo, ricomincia da capo. L’Uomo di Gesso è di nuovo tra loro.
Titolo: L'uomo di gesso
Autrice: C.J. Tudor
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 347
Oggi vorrei scrivere in modo diverso rispetto al mio solito e riuscire a stendere i pensieri come se fossero panni stesi ad asciugare. Se poi arrivasse una leggera brezza di primavera, forse i ragionamenti sprigionerebbero anche un lieve sentore di pulito e di nuovo. Una bella sfida per la mia sintassi, soprattutto se consideriamo che questo libro racchiude invece un sentore di putrefazione e di segreti laidi lasciati a marcire. Un invito intrigante al quale il lettore non può resistere. Bella la cover ruvida al tatto, inquietante la foto dell'autrice, irresistibile la storia racchiusa al suo interno.
Anni Ottanta e cinque amici appena dodicenni che forse non sono poi così amici: l'io narrante Eddie Munster, Gav la Palla, Mickey Metallo, Hoppo e Nicky l' unica ragazza (dai capelli rossi).
Se ci state pensando, ammetto che lo sto facendo anch'io e quando ho letto questa frase ho visualizzato un giovane River Phoenix, nella trasposizione di un libro del Re:

A tutti i ragazzi del mondo piacerebbe trovare un cadavere

In questo romanzo i cinque protagonisti non solo trovano un cadavere, ma aprono un vaso di Pandora e portano allo scoperto tutti i terribili segreti di una cittadina di provincia. Ipocrisia e violenza affiorano in superficie in tutto il loro orrore e nessuno ne sembra immune. Tanto meno i protagonisti, le loro problematiche famiglie, gli insegnanti e coloro che dovrebbero essere i pastori delle anime di questo gregge impazzito e solo apparentemente tranquillo.
Dopo trenta anni li ritroviamo i nostri ragazzi... e non sono diventati uomini migliori. Sono irrisolti, gravemente compromessi, chi nel fisico e chi nell'animo e decisamente impreparati ad affrontare nuovamente il passato che ritorna. Altri cadaveri, altra violenza e la verità che chiede di essere svelata.
Bellissima la tutta la parte ambientata nel passato e sopra ad ogni cosa un episodio di bullismo descritto in modo crudo e disturbante al limite del fastidio. Preciso e secco il racconto di una manifestazione antiabortista vista con gli occhi di Ed, la cui madre è dottoressa che pratica l'interruzione di gravidanza:

In ogni modo, anche un ragazzino come me poteva percepire la rabbia - il veleno - di quei manifestanti. C'era qualcosa nei loro occhi. La saliva che schizzava dalle bocche, la forza con cui brandivano i loro cartelloni come se fossero armi. Cantavano un sacco di slogan sull'amore ma parevano colmi di odio.

Credo di averle viste in televisione anche durante la nostra ultima campagna elettorale, queste persone, anche se brandivano cartelloni con scritte diverse. Incredibile quanto i libri siano sempre presenti, avanti e indietro nel tempo, per raccontarci una storia che non muta.
Meno bella tutta la narrazione ambientata ai giorni nostri, come lo svelamento finale che lascia il lettore, forse un po' troppo forzatamente, a bocca aperta togliendogli anche l'ultima illusione di equilibrio.
Resta il fatto che questo libro mi è piaciuto e tanto, anche per la sua mancanza di misura e soprattutto perché contiene spunti e suggestioni molto, molto interessanti. Quindi il prossimo libro della Tudor lo comprerò a scatola chiusa, senza nemmeno leggere la trama. Tra tanti libri inutili trovarne uno che resta nella memoria, anche solo per alcune vivide scene, non è cosa trascurabile. Astenersi stomaci deboli, la zampata splatter colpisce all'improvviso e a tradimento.
Dimenticavo: se non avete colto la citazione e non sapete quale sia il libro del Re di cui parlavo (ma il film è di Rob Reiner) non è per nulla grave, perché King vi aspetta in qualsiasi momento abbiate voglia di conoscerlo. (non) è una minaccia. ;-)
Sono riuscita a stendere i miei pensieri come i panni??? Non credo.
Intanto voi segnatevi questo titolo.




mercoledì 14 marzo 2018

Tempo di libri, di autori e di chiacchiere


Il fine settimana scorso è stato molto intenso per una di noi due,  cioè io, Stefi, alias la Bacci (ho più nomi io di una protagonista di telenovelas anni '90...y Gonzalo y Ramirez y Suarez...). Dopo aver debuttato con il nuovo spettacolo teatrale della mia compagnia amatoriale venerdì sera ed essere riuscita a stendermi intorno alle 2.30, sabato mattina ho raccolto figlia, borsone (quello con i vestiti, le borsone sotto agli occhi non ho voluto raccoglierle, le ho lasciate penzolare impunemente) e salutato il Santo (che nel frattempo ordinava una cassa di spumante per festeggiare DUE giorni due di meritata libertà) e mi sono infilata nella mia macchinina rossa in direzione Milano, Tempo di Libri, dove mi aspettava un nutrito gruppo di minch amiche blogger.
Arrivate all'ingresso ho sfoderato il mio pass blogger (tanto felice io) e finalmente siamo entrate nel paese delle meraviglie.
Quest'anno la sede ospitante era Fiera Milano City, e si è optato per una divisione netta tra lo spazio riservato agli stand e quello dedicato agli incontri, spazi separati da una sequela di scale mobili, che ad un certo punto mi hanno dato l'impressione di essere in un quadro di Escher: sali, scendi, scendi, sali, e ancora oggi non ho ben capito dove fossero posizionate rispetto alle entrate. In qualche modo ne siamo uscite, comunque. Personalmente ho apprezzato questa divisione, perché permetteva di poter girare tra gli stand senza dover evitare assembramenti di gente in coda per gli eventi. Ecco, le code...abbiamo passato un quarto del tempo in coda per entrare agli eventi, ne valeva sicuramente la pena, ma al termine dei due giorni ho pensato che Vismara avrebbe pagato bene per una foto dei miei zamponi gonfi. 
Veniamo quindi agli incontri:
sabato ho potuto ascoltare la presentazione de "Le assaggiatrici" di Rosella Postorino, che onestamente mi ha lasciata un tantinello perplessa a causa dei numerosi spoiler (e per fortuna che avevo già letto il libro) e per la vena di pessimismo che ha accompagnato tutta la presentazione; onestamente, se non avessi già letto il libro, non avrei avuto una gran voglia di acquistarlo, perdendomi così una delle migliori letture di questi primi mesi del 2018 (e probabilmente dell'intero anno).
Domenica invece ho sentito Carrisi definirsi un pugliese che scrive "truller", un autore dotato di una grande simpatia, oltre ad essere un abile oratore; Carrisi ha raccontato che i suoi libri partono dal finale, intorno al quale costruisce tutta la storia, da ciò ho dedotto che quelle fatidiche TRE righe finali de "L'uomo del labirinto" sono state le prime scritte, ergo una presa per i fondelli pianificata fin dall'inizio!
Ha svelato anche che proprio quest'ultimo romanzo diventerà un film, come è stato per "La ragazza nella nebbia".
Poi ho assistito alla presentazione di "Fiori sopra l'inferno" di Ilaria Tuti, che ci ha raccontato come è nata la sua Teresa Battaglia, dalla voglia di creare un personaggio diverso dalle solite donne detective, alte, belle e spigliate, e dal desiderio di incarnare in Teresa una donna normale, non più giovane, alle prese con problemi di salute, ma con una grande conoscenza dell'animo umano, un fiore che lavora a stretto contatto con l'inferno. Ha poi parlato della sua infanzia, di quando i bambini uscivano a giocare in cortile ed erano figli di tutto il paese, una comunità che si faceva famiglia.
Oltre alle presentazioni ho avuto la fortuna di incontrare e salutare altri autori: la bellissima Federica Bosco, la vulcanica Alice Basso alla quale in cooperazione ciambellosa abbiamo regalato un bellissimo peluche raffigurante il suo nobile Patronus; poi Antonio Fusco, che abbiamo bloccato appena si è palesato ed è stato così gentile da non mandarci a quel paese, anzi ha conversato con noi e ci ha anche autografato i libri, 
la nostra meravigliosa supporter Rosa Teruzzi, che ci vuole tanto bene, e il motivo lo sa solo lei ;) e la fantastica Enrica Tesio (che trova un miracolo il fatto che io le voglia bene, capite?) accompagnata da Valentina Farinaccio per la presentazione di Princesa, una raccolta di racconti ispirati dalle donne di De Andrè.
Questo a grandi linee il mio Tempo di Libri, ma la parte più bella, quella che mi ha riempito il cuore e l'anima e che mi accompagnerà per i prossimi mesi, è stata la possibilità di abbracciare tante
colleghe blogger e lettrici, l'emozione di stringere persone che sento virtualmente e nel tempo sono diventate presenze costanti e importanti delle mie giornate, le mie Ciambelle, le mie Bancarellas capitanate dalla nostra instancabile e vulcanica Boss Amanda, senza la quale molto di ciò che ho vissuto in questi due giorni non sarebbe stato possibile.
La mia socia Lea purtroppo non ha potuto vivere tutto ciò in prima persona, trattenuta da impegni familiari, ma è stata con noi virtualmente con il cuore e il pensiero. 
Al prossimo anno, Paese delle Meraviglie!


lunedì 12 marzo 2018

La libreria dove tutto è possibile - Stephanie Butland

Trama: Nel cuore di York, nel Nord dell’Inghilterra, c’è una piccola e fornitissima libreria. È il rifugio preferito della giovane Loveday Cardew. L’unico luogo che sia mai riuscita a chiamare casa. Solo qui si sente al sicuro. Solo qui può prendersi cura dei libri proprio come i libri si prendono cura di lei. Perché è attraverso le loro pagine che la giovane libraia riesce a comunicare le emozioni e i sentimenti più profondi: la solitudine di Anna Karenina; la gioia di vivere di La fiera della vanità; le passioni travolgenti di Cime tempestose. Fino al giorno in cui comincia a ricevere misteriosi pacchi ricolmi dei libri con cui è cresciuta, e inizia a pensare che qualcuno stia cercando di mandarle un messaggio. Qualcuno che, forse, la conosce bene e che conosce anche la sua infanzia, divisa tra una madre assente e una donna che ha cercato di esserne il sostituto. Un’infanzia piena di ricordi difficili. Loveday non ha la minima idea di chi possa essere e del motivo per cui il misterioso mittente si ostini a non lasciarla in pace. Sa solo che non può più continuare a nascondersi e a fare finta di niente: se vuole costruirsi un futuro diverso, migliore, deve affrontare il passato che ha fatto di tutto per lasciarsi alle spalle. Al suo fianco, pronto ad aiutarla a raccogliere tutto il coraggio di cui ha bisogno, c’è il brillante e dolcissimo Nathan, poeta in erba, l’unico che sembra conoscere la strada per arrivare al suo cuore. A poco a poco, con i suoi versi pieni di speranza, riesce a scalfire il guscio che Loveday si è costruita intorno e a regalarle la promessa di una felicità che lei, in fondo, non vede l’ora di afferrare. La libreria dove tutto è possibile è un esordio brillante e originale che ha saputo conquistare il cuore dei librai di tutto il mondo. Nessun’altro romanzo è riuscito a dipingere in modo altrettanto emozionante e delicato la realtà quotidiana di una libreria e la passione di un libraio che, da custode della letteratura, ne fa dono a piccoli e grandi lettori. Perché la libreria è il luogo giusto per trovare la risposta a tutte le nostre domande: basta saper ascoltare e fidarsi di quello che i libri hanno da raccontarci.
Titolo: La libreria dove tutto è possibile
Autore: Stephanie Butland
Casa Editrice: Garzanti
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 316
Non solo non so resistere alle storie che parlano di bibliotecari o di librai, ma da tempo ho alzato bandiera bianca e ammetto di non voler resistere. Li leggo e basta e poi se il libro non è bellissimo,  almeno in  parte mi arriva un pezzettino di quel mondo che amo, il profumo dei libri e delle storie che contengono.
Ho iniziato questo romanzo leggendo l'ebook, ma a pagina 100 ho deciso che dovevo proseguire la lettura su una copia cartacea, per sottolineare e fotocopiare delle frasi e per sentirlo veramente mio.
E' un libro che mi è piaciuto moltissimo e che mi ha sedotta in modo lento e progressivo. Vorrei però lamentarmi con chi  ne ha tradotto il titolo: il titolo originale è Lost for Words e rende assolutamente molto, ma molto meglio l'essenza della storia. Oltre ad essere una canzone dei Pink Floyd, Lost for Words è quello che siamo noi amanti dei libri. PERSI NELLE PAROLE. Felicemente smarriti all'interno delle storie.
Le storie sono un balsamo che lenisce, un modo di essere che ci definisce e ci spiega, una corazza che ci difende dalla realtà e il libri possono anche essere un spada con la quale andiamo in battaglia, giorno dopo giorno, in  questo mondo. Lo sa bene Loveday, la protagonista del libro, che ad ogni capitolo ci svela un frammento della sua dolorosa storia che l'ha portata ad affrontare l'inimmaginabile. Loveday seppur giovane ha subito un danno e la sua vita non riesce a svilupparsi come la sua giovane età meriterebbe ed esigerebbe. Lei è chiusa, introversa, un filino misogina: una creatura dark dalla pelle diafana ricoperta di tatuaggi, che altro non sono che gli incipit dei libri che ha amato. Quei libri l'hanno salvata e lei porta sulla pelle la magia delle loro parole. Questo mi ha incantata.
"Non si poteva proprio andare a passeggio quel giorno"
"In principio non erano i bambini della ferrovia!"
"Il libro era spesso e nero e coperto di polvere"
"Si alza in piedi nel giardino in cui ha appena lavorato e guarda in lontananza"
 
Loveday se deve parlare del suo passato è afasica, riesce ad esprimersi solo attraverso i libri che ha amato. Ci regala uno scampolo della sua storia un capitolo alla volta e per gradi ci porta dal racconto di una vicenda familiare ed affettuosa ad un accadimento tragico, in una lento dissolvimento della realtà che amava. Questa storia è un puzzle che si compone con lentezza, disseminato di indizi e di citazioni. E' la storia di una famiglia prima di tutto, la storia di una dolorosa infanzia e di una nerissima adolescenza, ma anche il racconto di una lenta rinascita.
Nel libro troverete anche Archie, un libraio irresistibile, e Nathan con le sue poesie e altri personaggi interessanti, ma questo romanzo per me è stato qualcosa di diverso, che è andato oltre alle situazioni da topo di biblioteca che mi piacciono: c'è un fulcro più vero e sensibile, una ferita aperta che la protagonista cerca di curare con i libri e le parole.
Il finale devo ammettere che non mi ha soddisfatta in pieno, ma non è stato un problema, considerato che il percorso è stato così ricco di suggestioni.
Di questo libro ricorderò Lovedy, Possessione di Antonia Byatt, la spiaggia di Withby che un giorno visiterò, le poesie di Nathan, le collane di giaietto, le manie di Archie e molto altro. Inoltre ricorderò di leggere sempre i titoli originali dei libri, di scrivermi le frasi che mi piacciono sulle braccia come Gioia Spada di Galiano e non dimenticherò che la comunità dei libri è grande, circolare e piena di rimandi e che i libri comunicano con noi e tra di loro, in forme misteriose, ma che ci aiutano a rendere questa vita più bella.
Infine, per non prendermi troppo sul serio che è sempre un buon esercizio, ricorderò di me e di tanti miei amici che i nostri argomenti di conversazione sono molto spesso i seguenti:

1. I libri che hai letto e ti sono piaciuti e perché,
2. I libri che hai letto e non ti sono piaciuti e perché,
3. i libri che vorresti leggere a non hai ancora letto e perché,
4. I libri che hai deciso di non leggere e perché,
5 I clienti (gli utenti).