giovedì 28 luglio 2016

Olivia - Paola Calvetti

Trama: Inaspettati. Così sono tutti i doni degni di questo nome. E del tutto inaspettato è l'inizio di questa storia, con gli sguardi di due bambini che si sfiorano da lontano. Qualche anno dopo, a pochi giorni dal Natale, Olivia - la poco più che trentenne protagonista di questo romanzo - viene licenziata. O meglio: non viene licenziata perché non è mai stata assunta; semplicemente perde il posto di lavoro precario e si ritrova più precaria e fragile di prima. Così si rifugia in un bar tabacchi e, in attesa di riorganizzare, il suo futuro, scorre il suo curriculum pensando a tutto ciò che quelle pagine tralasciano: gli incontri che l'hanno segnata, gli amori veri e quelli che credeva lo fossero, le persone che non ha fatto in tempo ad abbracciare. E le passioni, i sogni, i fallimenti, la forza dei desideri. In quel bar tabacchi, che con il passare delle ore si popola di personaggi personaggi buffi, matti, generosi e pedanti, su Olivia veglia la nonna mai scomparsa davvero dalla sua vita, capace di leggere i segnali della felicità nelle scie di un aereo o nel verso di una poesia. La stessa nonna che le ha fatto un dono speciale: una Polaroid con la quale strappare al tempo gli istanti più belli, complici dell'inarrestabile e salvifica fantasia di Olivia. Nelle stesse ore, come in un film a montaggio alternato, irrompono tra le righe i passi di Diego. Anche per lui è un giorno speciale, forse l'alba di un nuovo inizio, che saprà offrire una tregua all'innominabile ferita che ha segnato la sua infanzia. 
Titolo: Olivia
Autore: Paola Calvetti
Editore: Mondadori
Anno pubblicazione: 2013
Pagine: 182 p.

RECENSIONE:  Se prendo la penna e un foglio bianco, scrivo una lista e mi reinvento. Scrivo a sinistra cosa non mi piace di me stessa e a destra i cambiamenti possibili. Scrivo quali cose dovrei fare prima dei 50 anni, i libri da leggere, i posti da visitare, le frasi da dire senza vergogna. Con la penna e un foglio torno padrona del mio destino, o almeno ci provo. E' magico: perchè se un proposito lo scrivo, in parte lo sto già attuando.
Ho iniziato questo libro senza aspettarmi nulla in particolare, ma già dalle prime pagine ho esultato: mi piace trovare le protagoniste dei libri in una fase critica della propria vita, licenziate in tronco, abbandonate dal fidanzato o dal marito, con un conto corrente quasi in rosso. Credo sia la mia massima idea di avventura, o quello che temo più di tutto: una piccola crepa che si insinua nella nostra vita fino a rivelarti che di certo e sicuro non possiedi nulla. D'altro canto quando non si ha più nulla da perdere, si acquisisce, per contropartita, una strana libertà, quella che permette di osare e di costuirsi una diversa identità. Olivia l'ho trovata così: seduta ad un tavolo di un bar (tabaccheria), neo disoccupata con pochi euro in tasca, un'agenda e una penna e la cocciutaggine di non lasciarsi andare. Tutta il libro si sviluppa nell'arco di una sola giornata e attraverso i pensieri di Olivia ci verrà raccontata tutta la sua storia lavorativa, familiare ed affettiva, le delusioni, il grande amore per la nonna, l'amicizia con Sarah e il fallimento del matrimonio dei genitori. Tutto.
Ad un certo punto del romanzo fa la comparsa anche un lui: Diego. Ha una storia familiare ben più dolorosa di Olivia e non voglio svelare di più. Come in tutti i romanzi in cui compaiono due voci narranti o due piani temporali ho avuto il mio consueto problema. Per me il bilanciamento è difficile: voglio ascoltare la voce di Olivia e non quella di Diego. Ho un momento di difficoltà e abbandono il libro per ben due giorni. Poi penso che sia assurdo non terminare una lettura se ho già superato la metà, quindo lo riprendo e vengo ricompensata perchè il libro mi regala degli attimi bellissimi.
Diventa un po' come il film Amelie, si sommano coincidenze e stupori, ci sono poesie, musica, storie che parlano di serendipità, pare all'improvviso che tutti i protagonisti si girino a guardarti e sorridendo si mettano a ballare.
Le parole scritte scorrono, arriva la fine della giornata e ci sarà una sorpresa, prevedibile forse, ma comunque congegnata benissimo perchè le due voci si sono fuse e non le distingui più.
Un libro che ti regala sensazioni, spunti e idee per coltivare la tua anima, per essere un pochino folle in un mondo di savi.
Non mi resta che prendere un biglietto e scriverci sopra "L'infelicità è non avere abbastanza desideri" e poi piantarlo nel terriccio di un vaso da balcone. O forse lo nascondo dietro ad un quadro della casa delle vacanze, come faccio spesso, anche se le frasi cambiano di anno in anno. Perchè in fondo, in Olivia mi sono un po' riconosciuta, ma a volte ho bisogno di nuovi stimoli.
E voi? Avete voglia di cercare dentro a questo libro? Io ve lo consiglio.
Buona lettura
Lea
Voto 4






lunedì 25 luglio 2016

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito - Salvatore Basile








Titolo: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito
Autore: Salvatore Basile
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 5 maggio 2016
Pagine: 302
ISBN: 978-8811671527







TRAMA
Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto da scuola, ma quando apre la porta della sua casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po' ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza dalla banchina. Sono passati vent'anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l'unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell'unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Non sa come sia possibile, ma sente che è sua madre che l'ha lasciato lì. Per lui. Ora c'è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito.

RECENSIONE
Inizio con una confessione: sono una dei pochi lettori (l'unica, forse?) che quando ha visto la copertina di questo libro non ne è stata propriamente attratta. Anzi. Sarà per i toni pastello, sarà per l'aria romanticamente bucolica, ma vedendola non avevo minimente preso in considerazione l'idea di leggerlo (insultatemi pure, anche con cattiveria). 
Poi ho iniziato a leggere parecchi pareri, tutti molto positivi e ho deciso che avrei dovuto leggerlo.
E per fortuna, perché è un libro che ha molto da raccontare.
Racconta innanzitutto la storia di Michele, il capostazione di Miniera di Mare, un ragazzo che dorme, mangia, lavora, ma non vive. 

"Morire rimanendo vivo"

Questo ha deciso di fare Michele, da quando la sua mamma una mattina lo ha guardato, baciato, salutato ed è salita su un treno portando con sé il diario segreto di Michele, senza più far ritorno.
Perché vivere significherebbe affrontare il dolore che l'abbandono gli ha causato; significherebbe vedere quel "buco" che si è formato nella sua anima e dover provare a colmarlo, non avendone la forza.
Perciò Michele decide di entrare in una bolla di sopravvivenza e circondarsi di certezze: quel treno, lo stesso che gli ha portato via la mamma, che ogni sera rientra - lui sì - e ogni mattina riparte, dopo che Michele lo ha lucidato a dovere; gli oggetti che viaggiatori distratti dimenticano ogni giorno su quel treno ai quali Michele fa posto in casa sua, sostituti di una famiglia che non c'è più.
Finché arriva Elena, con la sua prorompenza, la sua vitalità, a spezzare un equilibrio tanto meticolosamente creato. Elena che vede le persone come colori.
Elena che dice a Michele "Tu sei rosso" in un punto del libro in cui io riuscivo a vederlo a malapena grigio, provando spesso la tentazione di dargli uno scossone.
Elena che porta un soffio di vento nella calma di Michele, al quale ne segue un altro, molto più violento: il ritrovamento su di un sedile del treno del suo diario segreto, quello che la mamma aveva portato con sè tanti anni prima. 
Michele si trova catapultato in un tornado fatto di situazioni nuove, emozioni che spingono per entrare in lui, decisioni che si trova costretto a prendere. E parte alla ricerca della madre.
Il suo viaggio sarà un ritorno al mondo, una rinascita, un'altalena di emozioni e sensazioni che finalmente si permetterà di vivere, accettandone sia i lati positivi che quelli negativi.

"La vita non è una bilancia che pesa i torti e le ragioni, ma un fluire di eventi che molto spesso non hanno spiegazione, oppure ne hanno troppe perché si possa individuare, alla fine, quella vera."
 
Questo romanzo parla ad ognuno di noi: alle madri, ai padri, ai figli, ai mariti, alle mogli, agli amici, ai parenti e ad ognuno pone la sua riflessione.
La mia personale riflessione è stata questa: nella vita di ogni giorno tutto ciò che facciamo o non facciamo, che diciamo o non diciamo, le decisioni che prendiamo o scegliamo di non prendere, hanno una ricaduta su chi ci vive intorno e a questo bisognerebbe porre la giusta attenzione.
Buona lettura, Stefi
VOTO


venerdì 22 luglio 2016

La perfida madrina - M.C. Beaton

Trama: Harriet, venticinque anni, orfana, povera e nubile, viene lasciata – in modo un po’ inopportuno – custode di due gemelle diciottenni dal padre di queste. Deve accompagnarle fino ai loro ventun anni, possibilmente facendole sposare. È così che Harriet affitta il 67 di Clarges Street, tentando di trovare loro un marito. Ben presto inizia la routine della Stagione e la speciale servitù, che i lettori della serie ben conoscono, si prodiga per aiutare Harriet nel suo non facile compito: le gemelle, in effetti, sono odiose e detestano la loro madrina. Quando poi si accorgono che i partiti più affascinanti sembrano essere più interessati a lei che a loro…
Una commedia estremamente inglese dai toni arguti e pungenti, che con il riso nasconde molte verità altrimenti brusche. 
Titolo: La perfida madrina
Autore: M.C. Beaton
Editore: Astoria
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 193

RECENSIONE: Oltre a cercare il giallo perfetto alla Agatha Christie, un'altra ricerca che mi appassiona è quella del libro stile Jane Austen. Piccole manie di lettrice. Queste ricerche raramente portano a risultati soddisfacenti perchè certi modelli non si possono emulare. Prendiamo ad esempio questo libro: situazione di partenza molto interessante, umorismo perfetto e un tocco di originalità eppure...
Ci si sente subito solidali con l'ingenua Harriet che si trova nell'imbarazzante situazione di dover fare da madrina alle figlie insopportabili e malevole di un conoscente, che nel testamento gliele affida fino al compimento del ventunesimo anno di età. La bella Harriet, si chiede la gente, era solo amica del padre delle ragazze o qualcosa di più? Il lettore quindi accompagna Harriet a Londra ed assiste ai suoi tentativi di far debuttare le ragazze in società, assicurando loro un marito. Solo che, immediatamente, i possibili pretendenti si rivelano più interessati alle morbide ed affascinanti forme della madrina, totalmente inconsapevole della propria avvenenza e interamente votata al suo ruolo, che alle sciocche ed incolori ereditiere. La presenza di Harriet a Londra accenderà cuori e susciterà invidie e saranno i domestici della casa da lei affittata che riusciranno a risolvere la situazione e a portare la storia ad un lieto fine. Il filo rosso che lega i sei libri della serie è proprio la residenza, il 67 di Clarges Street, e la servitù che vi lavora. Questo è un tocco veramente originale.
Per il resto cosa vi posso dire? Ho riso, ho un po' sospirato di fronte ai turbamenti emotivi di Lord Huntingdon e mi sono preoccupata per gli "attentati" alla rispettabilità di Harriet. Un libro gradevole, ironico, ricco di umorismo che raggiunge l'obiettivo di far trascorre due ore serene al lettore. A libro terminato, un sorriso aleggia sulle labbra.
Una lettura disimpegnata, ma arguta. Se vi pare che possa fare al caso vostro, vi auguro buona lettura.
Lea
Voto: 3.5






P.S.: Per tornare a Jane Austen temo che una ricerca soddisfacente del suo stile in altri autori possa portare solo e unicamente... alla stessa Jane Austen! Bisogna quindi rassegnarsi e rileggere i suoi romanzi. 
L'unico libro che mi ha comunque comunicato una sua personalità fresca, ma rispettosa delle atmosfere che amo è Miss Charity di Marie-Aude Murail. Lo conoscete?

mercoledì 20 luglio 2016

Penelope Poirot fa la cosa giusta - Becky Sharp











Titolo:Penelope Poirot fa la cosa giusta
Autore: Becky Sharp
Editore: Marcos y Marcos
Anno di pubblicazione: 26 maggio 2016
Pagine: 331
ISBN: 978-8871687513




TRAMA
Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot sprizza talenti: la vocazione per risolvere misteri, la propensione a vivere artisticamente, il palato fine e la penna feroce di una critica gastronomica perfetta.
La passione, si sa, quando arde divora, e Penelope Poirot è provata nello spirito quanto ammorbidita nel corpo; stile Botticelli, dice lei, stile krapfen, pensa e non dice Velma Hamilton, la sua nuova, perplessa segretaria.
È il momento di cambiare, di partire: c’è una clinica salutistica, nelle colline del Chianti, che promette di depurare corpo e mente.
Ha un bel sapore gotico, avvolta così dai rampicanti, stemperato dalla luce dorata che occhieggia dalle persiane.
A cena il cibo è mesto, ma il bellissimo giardiniere sa come fartelo dimenticare. La donna alta e misteriosa scatena rivalità, odio e simpatia; la famosa scrittrice il desiderio insopprimibile di rubarle il marito.
Penelope non rinuncia al tacco dodici e alla volpe bianca neppure quando trascina Velma ad abbandonare ogni principio in osteria, e basta una pasticca alla violetta per coprire un altro vizio clandestino.
Poi, nelle sedute libido-dinamiche, scavano tutti insieme buche immaginarie per disseppellire i segreti. Operazione non priva di rischi: certi segreti, allo scoperto, esplodono.
C’è odore di gelo nell’aria di novembre, e il delitto, quando accade, è sulla neve bianca.
Neve che cade imperterrita sull’assassino, sulle prossime prede, sulla nuova trappola.
Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot non ci casca.
In certi casi, solo lei sa qual è la cosa giusta.

RECENSIONE
Qualche giorno fa scorrendo la pagina fb del gruppo delle partecipanti alla challenge LGS ho visto questa copertina verde acido con una casa che ammiccava e ne sono rimasta folgorata. Ho letto la sinossi e non ho resistito, l'ho acquistato.
E sono felice di averlo fatto, perchè Penelope Poirot e la sua assistente Velma Hamilton mi hanno conquistata.
Il libro si apre con un elenco dei personaggi che appariranno nel racconto e questa è una cosa che apprezzo molto perchè spesso, soprattutto se i personaggi sono molti, mi capita di non ricordare chi sia chi e di dover andare a ritroso per cercare di focalizzare. In realtà in questo caso non ce ne sarebbe reale necessità perchè i personaggi non sono tantissimi e sono ben caratterizzati quindi riconoscibili già dopo i primi capitoli, però l'ho apprezzato comunque.
Prosegue poi con un prologo nel quale viene raccontato l'incontro tra le due protagoniste e vengono tratteggiate le loro caratteristiche principali: Penelope Poirot, pronipote del celeberrimo Hercule, aristocratica che usa indossare pelliccia di volpe bianca e tacco dodici e Velma Hamilton, zitella per scelta e aspirante assistente per necessità, abbigliata con impermeabile classico, gonna di tweed e cappello a frittella, che ben poco ha conservato delle sue origini italiane. Due personaggi veramente godibili.

"Lei mangia miss Hamilton?"
"Devo dire che mi capita, madam"
"Peccato! Mangiare è un'attività così comune, così volgare.Vede, Velma cara, io non mangio,"
Miss Hamilton squadrò di sottecchi la sua interlocutrice: volendo essere benevoli, la si poteva definire un po' pingue. Certamente non un'asceta.
"Io" affermò Penelope "degusto, assaporo, godo sottilmente, ma profondamente, del cibo, Purché sia di qualità, mi pare ovvio"
"Pare ovvio..."

Motivo del loro incontro è un soggiorno che Penelope ha deciso di trascorrere in una clinica salutistica sulle colline del Chianti, durante il quale intende scrivere le sue memorie, pertanto necessita di un'assistente che la aiuti in questa impresa e che conosca bene la lingua italiana.
Il libro prosegue poi diviso in due parti: la prima raccontata dal punto di vista di Velma nella quale faremo la conoscenza dei luoghi, dei personaggi, delle loro peculiarità, dei loro vezzi e dei loro vizi, dei vari intrecci personali possibili e probabili e si conclude, ovviamente, con il ritrovamento di un cadavere. 
La seconda parte ci mostra gli avvenimenti da quel momento in poi per come li vive Penelope, vengono tirati tutti i fili sparsi nella prima parte fino ad arrivare al loro giusto posizionamento e alla conclusione del giallo. 
In entrambe le parti si alternano capitoli in cui a parlarci è la protagonista a capitoli in cui saranno gli altri personaggi (e talvolta la stessa casa che li ospita) a raccontarci ciò che accade.
Un giallo nella più classica delle accezioni, alla Agatha Christie, dove gli indizi si svelano pian piano, dove tutti sono sospettabili ma nessuno accusabile e dove si ritroveranno nel più classico dei modi, tutti insieme a dipanare il mistero.
Una lettura briosa e molto piacevole, assolutamente consigliabile in questa calda estate.

"Si doveva pur ammettere, si doveva" che non poteva essere altrimenti "con il sangue che mi scorre nelle vene" 
Parola di Penelope Poirot...
...e di Stefi

VOTO



domenica 17 luglio 2016

Canto della pianura - Kent Haruf

Trama: Con "Canto della pianura" si torna a Holt, dove Tom Guthrie insegna storia al liceo e da solo si occupa dei due figli piccoli, mentre la moglie passa le sue giornate al buio, chiusa in una stanza. Intanto Victoria Roubideaux a sedici anni scopre di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un'insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all'allevamento di mucche e giumente. Come in "Benedizione", le vite dei personaggi di Holt si intrecciano le une alle altre in un racconto corale di dignità, di rimpianti e d'amore. In particolare, in questo libro Kent Haruf rivolge la sua parola attenta e misurata al cominciare della vita. E ce la consegna come una gemma, pietra dura sfaccettata e preziosa, ma anche delicato germoglio. 

 Titolo: Canto della pianura
Autore: Kent Haruf
Casa editrice: NN Editore
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 301

Di alcuni libri ti arriva notizia come portata dal vento, il titolo, il nome dell'autore, coincidenze che si sommano, suggerimenti appena accennati e poi un giorno ti svegli e dici "lo leggo" convinta che sia una tua decisione, ma tutto invece ti ha portato in quella direzione, come in un percorso obbligato. Prima una blogger che stimi (ma che non ti legge mai), poi un'altra gentile e amica con la quale discorri quotidianamente, poi una giovane che scrive in maniera sublime, ma molto enigmatica e infine una con la quale ti confronti e sai di poterti fidare perchè i suoi suggerimenti sono sempre andati a buon fine. Oltre al giochino delle maschere e dei mezzi svelamenti, che è poco più di un vezzo, ora mi trovo a parlare di un libro che è particolare, per tematica ed ambientazione. Sono sempre molto cauta con la letteratura americana, non per pregiudizio, ma per la difficoltà di capire una realtà tanto diversa. Eppure come per Stoner un anno fa, per la Strout ad inizio estate, dopo sole poche pagine mi ritrovo totalmente dentro al libro e capisco che ci sono storie che parlano a tutti, perchè i sentimenti non hanno collocazione geografica. Lo ammetto: non ho avuto il coraggio di iniziare la trilogia (perchè quella di Haruf è una trilogia) da Benedizione perchè la tematica della malattia mi spaventava e allora ho letto il Canto della Pianura. La parola canto mi portava a qualcosa di elegiaco e nostalgico, ma non di definitivo, come la morte. Ho voluto entrare forse dalla porta secondaria, per sbirciare senza farmi coivolgere. Non è stato possibile.
Ho trovato un'America per me remota, fredda e lontana, avulsa dalla mia reltà, ma pulsante di vita, di vite, di personaggi molto americani e molto universali. Il professore, i due figli, il bullo della scuola, la ragazzina incinta con la sua arida madre senza pietà e due fratelli-zitelli traboccanti di tenerezza e di comprensione, goffi fino alle lacrime nell'esprimerla. Situazioni a volte forti e violente che mi hanno disturbata, ma descritte sapientemente con un loro fine. Nulla è dettato dal caso: un disegno rigoroso nella mente dell'autore. Non lo capisci fino in fondo, ma capisci che esiste un piano d'insieme ed è grandioso. Quello che mi ha colpita è la capacità delle autore di raccontare vicende molto forti, mantenendo uno strano riserbo, una distanza, quasi mirato a farci osservare il tutto con un particolare distacco. In questo distacco, che non è freddezza, in un'aria rarefatta i personaggi diventano emblematici. Ho amato moltissimo i fratelli McPheron e la loro presenza nella storia dona una speranza, la possibilità di un riscatto anche quando tutto sembra compromesso. Spero di ritrovarli nel terzo libro, Crepuscolo. Non dovessero esserci li terrò con me, nella mia memoria selettiva di lettrice. Lo meritano.
Ovvio, leggerò Benedizione, ora è il momento, perchè oramai mi fido, non più delle voci e delle suggestioni, ma dell'autore. Questa trilogia sarà ed è un nuovo classico contemporaneo.
Voto: 5
Lea








Piccola precisazione: Penserete che per me esistano solo grandi libri! Vi svelo un segreto: ho voglia di parlare e di scrivere solo dei libri che mi sono veramente piaciuti. Infatti spesso vedete nel blog che sto leggendo dei libri e poi non li recensisco. Ecco...o sto attendendo il momento giusto, o li ho mollati a metà o non mi hanno convinta del tutto. Scrivere una recensione è sempre un investimento emotivo. Non sempre vale la pena di farlo. Ad ogni modo farò un piccolo sforzo, mi applicherò di più e vedrò di articolare qualche recensione di un libro ni, giusto per mettervi sull'avviso e magari farvi risparmiare tempo (quello che invece ho buttato io). Che ne dici Stefi? Facciamo la rubrica dei libri "Era meglio stirare"? Ma a gruppi di cinque. Ci stai?



venerdì 15 luglio 2016

La donna dal taccuino rosso - Antoine Laurent










Titolo La donna dal taccuino rosso
Autore  - Antoine Laurain
Traduttore -  Margherita Botto
N° pagine - 164
Data pubblicazione - 3 febbraio 2015
Editore –  Einaudi
SBN-13:   978-8806223557





TRAMA
Una boccetta di profumo Habanita, una bottiglia di Evian da mezzo litro, un fermaglio per capelli con un fiore di stoffa azzurro, una ricetta strappata da qualche rivista, tre sassolini colorati, quattro vecchie fotografie, un romanzo di Patrick Modiano... Quante cose possono stare nella borsa di una donna? Quanti sogni, desideri e paure può svelare il suo taccuino? Il contenuto di una borsa ritrovata può raccontare tutta una vita a chi sa ascoltare. 

RECENSIONE 
Oh! Finalmente sono riuscita a leggere questo romanzo che mi chiamava da quando è uscito e grazie allo sbarazzo di qualche tempo fa de Il cuore in un libro (che ringrazio) sono riuscita ad aggiudicarmelo (hihihihi, fortunella io).
Si tratta di un romanzo breve, che in sole 164 pagine ci racconta una storia intensa e delicata allo stesso tempo, la storia di Laurent e Laure (i cui nomi hanno una curiosa assonanza con il cognome dell'autore).
Laure è una donna che dopo alcune vicissitudini si è chiusa al mondo, trovando conforto nelle serate passate a coccolare Belfagor, il suo gattone nero.
Laurent è un uomo che ha lasciato il suo redditizio lavoro di consulente finanziario per aprire una libreria (come non adorarlo?) e tornare in contatto con l'uomo che è e dal quale si stava allontanando.
I disegni del destino sono alquanto bizzarri ed hanno stabilito che queste due solitudini devono incontrarsi.
Tutto ha inizio da un episodio violento: un uomo aggredisce Laure che sta rientrando a casa allo scopo di rubarle la borsa. Lei cade, batte la testa e, dopo aver chiesto ospitalità all'albergo di fronte a casa sua, cade in coma.
Il giorno dopo Laurent trova la borsa abbandonata in un vicolo e, dopo aver tentato invano di consegnarla al posto di polizia, la porta a casa con l'intento di riconsegnarla alla legittima proprietaria.
Cercando un riferimento Laurent trova una copia autografata di un romanzo di un autore che lui apprezza, nientepopodimeno che il premio Nobel Patrick Modiano, noto anche per il suo essere schivo e non concedersi nè a presentazioni nè ad interviste da anni. Ma l'oggetto che più attira la sua attenzione è una Moleskine rossa di quelle che anche lui vende nella sua libreria, che, guarda caso, si chiama Cahier Rouge (quaderno rosso).
Laurent si ritrova ad essere, inaspettatamente, un vojeur e attraverso i pensieri e le liste dei "mi piace" e "non mi piace" di Laure pian piano si innamora di questa donna sconosciuta.

"Laurent aveva di fronte una donna puzzle. Una sagoma indistinta, come dietro un vetro appannato, un volto simile a quelli che incontri nei sogni e i cui lineamenti si confondono non appena cerchi di richiamarli alla mente"

Mi sono ritrovata a seguire quest'uomo che a sua volta seguiva delle esili tracce, sostenendolo moralmente nelle sue scelte più assurde, come nel momento in cui decide di appostarsi al parco per una sessione di Bird Watching, cercando di catturare il suo Dodo: Patrick Modiano, al fine di avere qualche notizia in più sulla donna dal taccuino rosso (e questo non è il suo gesto più singolare). L'ho accompagnato per i vicoli, mi sono seduta ai tavolini dei bistrot e ho respirato un po' di romantica aria parigina.
Ho potuto fare anche un tour di piccole librerie indipendenti dai nomi molto suggestivi "Au fil des pages", "La Compagnie des mots","Chat à lunettes" ed altre.
Un romanzo che è una vera e propria favola romantica, mai melensa, sugli incastri del destino e la forza delle scelte di pancia e di cuore.
Da leggere, come una pausa rigenerante.
Stefi

VOTO




mercoledì 13 luglio 2016

La vita in generale - Tito Faraci








Titolo: La vita in generale
Autore: Tito Faraci
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 10 giugno 2015
Pagine: 208
ISBN: 978-8807031441







TRAMA
Il Generale, Mario Castelli, è stato alla guida di un'azienda, ha conosciuto l'amore, ha avuto molto dalla vita. Ora non ha più niente. La sua è stata una discesa veloce, inarrestabile, innescata da un imprevedibile tradimento. Dopo la galera, scivolare in basso è stato più facile di quanto potesse immaginare. Ora vive insieme ad altre creature notturne negli anfratti dei senzatetto, dei disperati, dei barboni. Eppure, anche lì, gli uomini e le donne con cui divide la nuova condizione di dropout gli riconoscono la naturale autorevolezza di chi sa come ci si muove nel mondo. Questo continua a essere il suo "teatro" finché la giovane Rita si mette sulle sue tracce: vorrebbe che l'azienda paterna non fosse assorbita da una combinata franco-cinese e sa che il Generale ha le competenze per aiutarla. Bella e lungimirante, Rita conquista la sua fiducia. L'avventura di Mario Castelli torna a muoversi dentro la scena di pescecani, manager assatanati, gelidi manipolatori che lui ben conosce. Sono personaggi vecchi e nuovi, facce diventate maschere e maschere che nascondono altre maschere. è l'occasione per scatenare la buona guerra del riscatto, il miracolo della giustizia.
  
RECENSIONE
Oggi vi parlo di un romanzo particolare, scritto Tito Faraci, uno sceneggiatore di fumetti  che ha lavorato per "Topolino", "Dylan Dog", "Tex", "Diabolik" e altri e leggendo questo romanzo sembra proprio di scorrere un fumetto. Perché lo stile è asciutto e i capitoli brevi, alcuni densi di azione descritta in modo particolareggiato, tanto da poter quasi "vedere" ciò che succede, altri densi di sentimento.
Racconta la vita, la morte e la rinascita di Mario Castelli, detto Generale. Un soprannome che gli viene dato dal suo amico del cuore, Seba, ai tempi del liceo, mentre progettavano insieme un'incursione notturna nei locali della scuola per evitare un compito in classe l'indomani. 
Generale perchè lui sa comandare e ha il carisma giusto per farsi seguire, in qualsiasi battaglia. 
Mario si ritrova giovanissimo a condurre l'azienda di famiglia, dopo la morte del padre, e con grande determinazione e caparbietà riuscirà a portarla ad aprirsi a nuovi mercati facendola crescere e prosperare. Fino al tracollo finanziario causato da un tradimento del tutto inaspettato, condotto con grande freddezza e calcolato punto su punto. Mario finisce in carcere, privato di tutto: denaro, famiglia, amici.
All'uscita dal carcere, il Generale sceglie di vivere tra gli ultimi, tra coloro che vivono alla giornata, che hanno cancellato il loro passato e non vedono futuro oltre al mattino seguente, ma che sanno condividere il poco che hanno e sono sempre pronti ad aiutare un amico in difficoltà, mettendo anche in gioco tutto ciò che possiedono: la loro vita. E Mario ritorna ad essere il Generale, stavolta di un esercito di clochard.
Finchè un giorno arriva Rita, una bellissima ragazza che setaccia tutti i rifugi dei senzatetto alla ricerca proprio di lui, del Generale. Per poter rinascere.
- Per rinascere bisogna prima morire. E io sono stato un uomo morto. So che cosa significa perdere una vita Quando chiedete come va "la vita in generale", vi riferite a quell'insieme di cose ovvie, che sembrano marginali rispetto all'argomento del giorno...La vita in generale va avanti, con le solite cose date per scontate: avere qualcosa da mettere nel piatto, avere un posto per dormire, avere famiglia ed amici. Questa è la vita in generale. Che sembra ai margini. E invece è il centro di tutto. Io lo so perchè l'ho persa. Ho perso quella vita e quindi, sono morto. Morto e poi rinato. Sono risalito dalla fossa, so quanto è profonda. -

Questo è un romanzo su quanto contino le apparenze al giorno d'oggi, sull'importanza che il denaro riveste nella nostra società, dagli anni novanta ad oggi, su quanto in certi ambienti sia più importante il "possedere" e quanto si sacrifichi in nome del possesso fine a se stesso.
E sull'importanza dei sentimenti, veri e sinceri, e delle piccole cose di ogni giorno che ci passano sotto gli occhi senza che riusciamo a vederle, abituati come siamo ad averle sempre a disposizione.
Un romanzo in cui non mancano i colpi di scena, il divertimento e le riflessioni, dove le situazioni del presente si alternano a flashback del passato come fili di una trama che si tendono fino a convergere negli episodi finali.
Una storia di riscatto il cui finale però ho trovato un po' forzato ed eccessivamente "happy ending", conforme alle storie dei supereroi che si leggono nei fumetti, un po' meno alla vita reale, a mio avviso.
Buona lettura,
Stefi
VOTO

domenica 10 luglio 2016

Le tartarughe tornano sempre - Enzo Gianmaria Napolillo

Trama: Salvatore è nato quando in pochi conoscevano il nome della sua isola: un luogo di frontiera posto alla fine del mondo, con il mare blu e la terra arsa dal sole. È cresciuto sulle barche, vicino alle cassette di alici, con lo sguardo nell'azzurro, sopra e intorno a lui. Forse è lì che tutto è cominciato, tra ghirigori nell'acqua e soffi nel vento. Di sicuro è lì che ha conosciuto Giulia, anche se lei vive a Milano con i genitori emigrati per inseguire lavoro e successo. Da sempre Giulia e Salvatore aspettano l'estate per rivedersi: mani che si intrecciano e non vogliono lasciarsi, sussurri e promesse. Poi, d'inverno, tante lettere in una busta rosa per non sentirsi soli. Finché, una mattina, nell'estate in cui tutto cambierà, Giulia e Salvatore scoprono il corpo di un ragazzino che rotola sul bagnasciuga come una marionetta e tanti altri cadaveri nell'acqua, affogati per scappare dalla fame, dalla violenza, dalla guerra. Gli sbarchi dei migranti cominciano e non smettono più. L'isola muta volto, i turisti se ne vanno, gli abitanti aiutano come possono. Quando Giulia torna a Milano, il filo che la lega a Salvatore si allenta. La vita non è più solo attesa dell'estate e amore sincero, corse in spiaggia e lanterne di carta lanciate nel vento. La vita è anche uno schiaffo, un risveglio, la presa di coscienza che al mondo esistono dolore e differenze. Una scoperta che travolge i due ragazzi e che darà valore a tutte le loro scelte, alla loro distanza e alla loro vicinanza. 

 Titolo: Le tartarughe tornano sempre
Autore: Enzo Gianmaria Napolillo
Editore: Feltrinelli
Pagine; 216
Anno: 2015

 
RECENSIONE: Recensione sofferta, ma non combattuta. Sofferenza che mi deriva dalla fatica di piegare le parole e le frasi al mio volere, obbligarle a rendere il giusto merito a questo libro spiegandovene i pregi in modo chiaro, che vi porti dove vorrei, ossia a leggerlo. E' romanzo che chiede di essere letto per aiutarci a scardinare alcune nostre convinzioni che forse sono nascoste e piantate in qualche angolo del nostro cervello, senza nemmeno esserne coscienti. Una storia d'amore e di accettazione dell'altro a 360°: amore per una donna, per una madre e un padre, per una terra, accettazione dell'altro inteso come straniero, come migrante, come rifugiato. Ho scritto poche righe e già sto camminando sul filo del rasoio, in un periodo politicamente tanto complesso, con una tematica al momento tanto scottante. Questo libro però ci chiede, con tono mai urlato e retorico, di essere umani, di riconoscere noi stessi negli altri. E' stata una lezione anche per me, che una settimana fa passeggiando per un parco della mia città non lo riconoscevo più, intimorita da tutti questi uomini stesi sull'erba e seduti sulle panchine con un telefonino in mano. Cosa ne so veramente? Non ne so quasi nulla. Dovrei invece studiare e approfondire. perchè sulla mia mancanza di informazione può attecchire l'intolleranza.
Salvatore e Giulia, i protagonisti del libro, invece conoscono la cruda realtà, quella di un corpo senza vita che arriva dal mare e io mi faccio accompagnare da loro in questo romanzo. La storia nella sua prima parte è sospesa nel tempo di un'estate infinita, su di un'isola meravigliosa che anno dopo anno fa crescere il loro sentimento. Poi arriva una brusca perdita dell'innocenza, la separazione, gli anni grigi in una Milano fredda che mai mi è sembrata meno attraente. Una narrazione fluida e poetica che fa crescere il lettore insieme ai giovani protagonisti e lo porta a porsi nuovamente tutte le grandi domande di quel perdiodo della nostra vita in cui stavamo ancora scegliendo che strada prendere. Cosa scegliere nella vita: andare o restare, chiudere gli occhi e girare la testa o tendere la mano? Un libro per riflettere, con un messaggio positivo che non è utopico, ma che trova la sua forza negli ideali puri di chi ancora crede di poter fare la differenza.
"L'immobilità si sconfigge con la voglia di cambiare il mondo, e la voglia di cambiare il mondo è il segreto per smascherare scenografie di plastica e compensato e cancellare i sorrisi di cemento."
Fortemente consigliato come lettura nelle scuole, assolutamente necessario tra i libri della mia biblioteca. Di tutte le biblioteche.
Lea


Voto: 4.5



venerdì 8 luglio 2016

Book Tag


Ciao amici
oggi proviamo a cimentarci in due simpatici book tag per i quali siamo state nominate da Silvia Bragalini, del blog lanostrapassionenonmuore.blogspot.it.
 
Cogliamo l'occasione per ringraziarla, perchè ci dà modo di cimentarci in questi tag e di farvi conoscere un po' più di noi. 
 
Ecco a voi le nostre risposte a questi due questionari: in viola quelle di Stefi in nero quelle di Lea ed


HAPPY BOOK TAG:

1. Cosa ami nel comprare nuovi libri?

La possibilità di fantasticare sulla storia e sulle emozioni che mi farà provare

Tutto: le infinite possibilità e mondi possibili che sono contenuti all'interno
2. Quanto spesso compri libri?

In realtà non troppo spesso: avendo una socia bibliotecaria tendo a sfruttarla ogni volta che mi è possibile (sono carogna lo so)
Circa ogni 15 giorni, pur lavorando in biblioteca (mentre per gli utenti della biblioteca compro con cadenza mensile)

3. Libreria o negozio online. Quali dei due preferisci?

Se riesco vado volentieri in libreria, perchè così posso sfogliare tantissimi libri e lasciarmi portare all'acquisto sull'onda delle emozioni. Ma se ho già un titolo ben definito in testa, non disdegno i negozi online.
Assolutamente libreria

4. Hai una libreria (bookstore) preferita?

Sì,un paio di librerie indipendenti

Sì, quelle che nomina Stefania qui sopra (che hanno pure una pasticceria vicino)

5. Pre-ordini i libri?


Mi è capitato raramente, solo se è un'uscita che attendo da tantissimo tempo
Solo quelli di Cormoran Strike

6. Hai un limite di libri acquistabili in un mese?

I limiti non mi piacciono per niente!
Nessun limite, comunque di solito compro dai 3 ai 6 libri al mese

7. I divieti di acquisti di libri fanno per te?

A me non stanno simpatici neanche i divieti di sosta...
Divieti? Nel senso di censura? Nessun modo migliore per farmi venire voglia di leggere un libro

8. Quanto è lunga la tua wish list?

Allora, per capirci, se la srotolo ci inciampo
Mi ci posso fare una sciarpa a doppio giro

9. Nomina tre libri che vorresti possedere ora (tra quelli della wish list)

It di Stephen King
Leaving (che vorrei cartaceo)
Siamo tutti completamente fuori di noi
Belgravia
Penelope Poirot fa la cosa giusta
Tutti i libri di Fabio Genovesi

10. Chi tagghi?

Ve lo diciamo dopo



TAG DEI BOOK


1. Chiedervi il titolo del libro sarebbe un controsenso. Quindi voi avete libri segreti? Libri che avete letto e tenete gelosamente nascosti? Di cui non parlate mai? Cosa rende loro così speciali?

 Premetto che il problema con me è farmi star zitta...detto questo credo che non ci si debba vergognare di nessuna lettura, nè bella nè brutta, e la cosa che rende speciali i libri + proprio il parlarne con gli altri, confrontando idee e impressioni. 
I libri segreti sono solo quelli che mi vergogno di aver letto e non li voglio svelare nemmeno ora. ;-). I libri speciali si condividono e si diffondono, non si nascondono.

2. Qual è la citazione di un libro che amate particolarmente? Una citazione che vi è entrata nel cuore, che vi ha travolto, che vi ha fatto dire "Sono io, sono proprio io!" con euforia? Riportatela e spiegate il motivo per cui è tanto importante.

"Chissà perchè nella vita, più si va avanti, più si tende ad eliminare qualcosa: prima i baci, poi le carezze, gli abbracci e infine, le parole. Invece bisognerebbe aggiungere. Sempre" (da "La tristezza ha il sonno leggero" di Lorenzo Marone)
Ho scelto questa citazione perchè questo è esattamente il mio pensiero: io sono sposata da ormai ben 23 anni e non è passato un solo giorno senza che io e mio marito ci salutassimo la mattina e la sera con un bacio, non è passato un solo giorno senza un abbraccio e soprattutto ci siamo sempre detti tanto, cose serie (lui) e minchiate (io, sempre io). E questa è l'eredità che vorrei lasciare a mia figlia: l'importanza dei piccoli gesti sinceri.   
"E' cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie" (Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen)
E' il mio incipit preferito
Non mi indentifico in nessun personaggio o libro: leggo non per cercare me stessa (mi sono trovata da tempo e non sempre mi piaccio), ma per comprendere meglio il mondo che mi circonda e sviluppare una maggiore empatia con gli altri


3. Qual è il libro che ti ha fatto innamorare della scrittura? Raccontatemi della vostra prima lettura, del perché leggete. Sono curiosissima di sapere ogni cosa.

Comincio con il raccontarvi che da piccola ero spesso malata e un giorno magico una mia cugina "grande" mi ha regalato un abecedario, di quelli con le letterine che si infilavano nelle fessure, per farmi passarre il tempo. Avrei compiuto cinque anni il mese successivo e neanche tre mesi dopo sapevo leggere da sola. E' stato il regalo più bello che abbia mai ricevuto in vita mia perchè mi ha permesso di entrare in un mondo meraviglioso.
Un paio di anni dopo, una delle mie prime vere letture è stata "Piccole Donne" e sono rimasta affascinata dalla possibilità di vivere un'epoca e una vita diverse dalle mie attraverso le pagine di un libro. Non ho più smesso.
Quando mi ammalavo da piccola (ai bei tempi delle rosolie, varicelle ecc) solo la lettura di Heidi aveva il potere di farmi tornare la fame. Non è magico questo?
(Adesso però, smetti di leggere Heidi - hihihihihihihi) 


4. Ultima ma non meno importante. Cos'è per voi un libro? Cosa vuol dire leggere e quali emozioni vi suscita? 

Come dicevo prima, per me un libro è un passaporto, una macchina del tempo, uno strumento con il quale posso diventare tante persone, posso arrabbiarmi, piangere, ridere, divertirmi e annoiarmi e posso immaginare ciò che non vedo. Cos'è un libro? Magia pura.
Un libro è una via di accesso ai mondi possibili
 
 
5. E ora i Tag!

Queste sono le nostre nomine:

- Appunti di una giovane reader