lunedì 29 giugno 2020

[Questa volta leggo...] Falce - Neal Shusterman

Trama: Un mondo senza fame, senza guerre, senza povertà, senza malattie. Un mondo senza morte. Un mondo in cui l'umanità è riuscita a sconfiggere i suoi incubi peggiori. A occuparsi di tutte le necessità della razza umana è il Thunderhead, un'immensa, onnisciente e onnipotente intelligenza artificiale. Il Thunderhead non sbaglia mai, e soprattutto non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.
Quello in cui vivono i due adolescenti Citra Terranova e Rowan Damisch è davvero un mondo perfetto. O così appare. Se nessuno muore più, infatti, tenere la pressione demografica sotto controllo diventa un vincolo ineluttabile. Anche l'efficienza del Thunderhead ha dei limiti e non può provvedere alle esigenze di una popolazione in continua crescita. Per questo ogni anno un certo numero di persone deve essere "spigolato". In termini meno poetici: ucciso. Il delicato quanto cruciale incarico è affidato alle cosiddette falci, le uniche a poter decidere quali vite devono finire. Quando la Compagnia delle falci decide di reclutare nuovi membri, il Venerando Maestro Faraday sceglie come apprendisti proprio Citra e Rowan. Schietti, coraggiosi, onesti, i due ragazzi non ne vogliono sapere di diventare degli assassini. E questo fa di loro delle falci potenzialmente perfette.
Titolo: Falce
Autore: Neal Shusterman
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 360
In un nanosecondo siamo tornati all'appuntamento con la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per il mese di giugno bisognava parlare di un libro fantasy. La scelta ha rappresentato una bella sfida per la sottoscritta: non ho un problema con i fantasy, ma sicuramente non le leggo molti e di questi, pochissimi mi piacciono. Ad esempio in inverno avevo iniziato "Sei di corvi", consigliatissimo nella blogsfera, per poi comprendere...che avevo superato l'età massima per amare questo tipo di storie (e infatti non l'ho neppure terminato). Sempre seguendo il tam tam mediatico ho sentito parlare di Falce di Neal  Shusterman e quando ho scoperto che forse era meglio definirlo distopico ...il libro era già terminato. Una lettura di sicuro molto interessante ed avvincente, ma...
La trama è davvero intrigante e ti porta a riflettere su moltissime cose. Ci troviamo in un mondo senza guerra, senza morte, senza dolore e senza fine regolamentato da un'intelligenza artificiale che tutto sa e prevede. E' il Paradiso? Immagino che ciò che dia valore e intensità ad ogni attimo che viviamo sia la sua unicità e il fatto che il nostro tempo sulla terra sia limitato. Ma se così non fosse, se avessimo a disposizione l'eternità non tenderemmo forse ad annoiarci? Un mondo nel quale appena invecchi puoi ringiovanire più che sembrare desiderabile, mi fa rabbrividire. In questo universo perfetto da subito qualcosa sembra essere tremendamente sbagliato, anestetizzato, un po' come i suoi abitanti che non possono neppure provare dolore. Qualcosa che fa paura però esiste e sono loro, le Falci, individui prescelti per selezionare l'eccedenza, perché anche nella perfezione le risorse alimentari sono limitate e quindi non c'è spazio per tutti. In tanta modernità verrebbe da pensare che esista un criterio particolare per eliminare questo surplus...e invece no. Le Falci uccidono un po' come pare a loro, con veleno, arma bianca e altri piacevoli mezzi. Ora io mi sono chiesta, con il mio spirito un pochino socialista, PERCHE'? In una società tanto evoluta non poteva esserci un modo più equo per mantenere la popolazione in numero accettabile? Del tipo che vivi 150 anni di vita ben vissuta e poi cedi il posto ad altri. No. Questo per me il punto dolente di tutta la storia, il particolare che non mi ha assolutamente convinta, anche se poi alla fine vi darò la mia interpretazione.
A parte queste mie (legittime) perplessità la storia si sviluppa raccontando di due giovani ragazzi, Citra e Rowan, che vengono ambedue scelti dal Venerando Maestro Faraday, un giustiziere alla vecchia maniera, quali apprendisti  e solo uno di loro alla fine diventerà Falce. Bella la rivalità, la contrapposizione tra le caratteristiche di entrambi e soprattutto di grande carisma il maestro che ancora "spigola" in un certo modo, ossia senza trarne alcun piacere e applicando un grande rigore nella scelta delle sue vittime. Di altro tipo sono le Falci giovani, di una nuova corrente, che si dilettano con "spigolature" di massa. Nella realtà non cadono forse gli aerei provocando decine di vittime? Queste parti crudeli mi hanno veramente attratta in modo malato, con brividi lungo la schiena. Senza stare a raccontare troppo della trama Rowan e Citra si troveranno in un posizione impossibile, contrapposti e nemici, nonostante inizino a sentire qualcosa l'uno per l'altro. Perché questi due dovrebbero sentirsi attratti resta un po' un mistero, ma non voglio chiedere troppo a quello che è il primo volume di una trilogia. Forse alcune cose ci verranno svelate in un secondo momento. Non credo comunque andrei a mangiare la pizza con nessuno dei due, se devo essere sincera.
Il romanzo si legge voracemente, senza quasi assaporarne i particolari. La scrittura ci avviluppa e ci porta avanti, di scena in scena, di spigolatura (verbo ripetuto ossessivamente) in spigolatura.
Mi è piaciuto, ma più passano i giorni che mi separano dalla fine della lettura più mi rendo conto che non resterà tra i libri della mia vita. Avvolgente e affascinante, ma non indimenticabile. Di grande effetto, ma passato il momento di meraviglia emergono le contraddizioni.
Perché in un mondo perfetto si continua ad uccidere-spigolare senza un giusto criterio? Mi sono data questa risposta: non esiste perfezione che non venga corrotta dall'uomo. Come non esiste vera meraviglia che non dipenda dal fatto che l'uomo è imperfetto e fallibile, meravigliosamente vero.
Leggerò di sicuro i prossimi volumi e dell'autore a partire da Unwind del quale ho sentito meraviglie. Per quanto riguarda questo libro attendo lo sviluppo della storia per un giudizio più esauriente perché è come un puzzle al quale mancano delle tessere.



Qui di seguito le altre recensioni del mese:
 

venerdì 26 giugno 2020

L'enigma della camera 622 - Joël Dicker


Titolo: L'enigma della camera 622 • Autore: Joël Dicker • Traduttore: Milena Zemira Ciccimarra • Editore: La nave di Teseo • Data di pubblicazione: 11 giugno 2020 • N. pagine: 632 • Copertina flessibile € 22,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l'annuale festa di una importante banca d'affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.
La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l'intero mondo finanziario svizzero.
L'inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l'omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.
Joël Dicker torna sugli scaffali delle librerie a due anni di distanza dall'uscita de "La scomparsa di Stephanie Mailer" e lo fa con una storia che riesce a incatenare il lettore dalla prima all'ultima pagina.
Un po' giallo, un po' spystory, un po' storia d'amore e un po' biografia: c'è di che accontentare un po' tutti tra queste 632 pagine.

Il giallo ruota attorno al misterioso assassinio commesso il 16 dicembre 2003 nella stanza 622 del lussuoso Hotel Palace de Verbier, dove anche l'identità della vittima resterà un mistero per oltre 400 pagine. Nel percorrere gli avvenimenti culminati con l'omicidio ci imbatteremo in una spystory degna di una sceneggiatura hollywoodiana e, soprattutto, vivremo le sofferenze di un'intensa e tormentata storia d'amore da romanzo d'appendice.
A fare da collante al tutto, la storia di uno scrittore in lutto per la morte del suo editore, che tanto lo aveva apprezzato e che lo aveva reso famoso: per questo motivo decide di omaggiarlo nella stesura del suo nuovo romanzo.

Non è certamente elemento nuovo, la presenza di Dicker scrittore tra le pagine dei suoi libri, in questo romanzo, però, è presente con il suo nome e diventa personaggio a tutti gli effetti.

Fonte foto: Bintmusic.it
La storia prende il via proprio dal racconto della stesura di questo romanzo, dalla necessità dello Scrittore di prendersi una pausa andando a trascorrere qualche giorno al famigerato Hotel Palais de Verbier. Raggiungendo la propria camera nota che la numerazione delle stanze ha qualcosa di strano, ci sono la 621, la 621bis e la 623: manca la stanza 622!
Insieme a una misteriosa e affascinante ospite dell'hotel lo Scrittore indaga su questa stranezza e scopre che quindici anni prima, nella stanza 622 si era consumato un delitto; inizia così il lungo racconto delle vicende che hanno portato a quell'evento, per il quale non si è mai trovato il colpevole.
La scrittura di Dicker ha sempre la particolarità di tenere il lettore incollato alle pagine, spargendo piccoli indizi, facendo rivelazioni sconvolgenti alla fine dei capitoli, in una sequenza di colpi di scena che spingono a voler sapere, a girare pagina su pagina e a far scorrere la lettura senza che niente possa farci distogliere l'attenzione.

Fonte foto: Ilsole24ore.com
Dicker è decisamente un autore prolisso, ma mai pesante, anzi. La conclusione del caso, in questo romanzo, è molto cinematografica, quasi surreale e forse in altri libri l'avrei trovata troppo fantasiosa, ma questo autore riesce a compiere la magia, incastrando talmente bene gli elementi da farmeli trovare geniali.
Mi sento di dire che ho trovato questa lettura ancora più piacevole rispetto a "La verità sul caso Harry Quebert" perché mi ha intrigata allo stesso modo ma non ho mai avuto la sensazione di incertezza, di aver perso un particolare, come mi era successo con quel primo romanzo, e questo è un valore aggiunto.

Il finale poi, ha un qualcosa di particolare, amabile, che me lo fa paragonare a una buona tazza di tè coi pasticcini - per farvene comprendere la piacevolezza - e il motivo con il quale all'ultima pagina, in una sorta di chiusura del cerchio, ci viene spiegata la scelta del titolo mi ha confermato ancora una volta che Dicker ha una mente decisamente brillante.
Amanti del giallo, non potete lasciarvi sfuggire questo romanzo!



mercoledì 24 giugno 2020

I giorni del giudizio - Giampaolo Simi


Titolo: I giorni del giudizio • Autore: Giampaolo Simi • Editore: Sellerio • Data di pubblicazione: 26 settembre 2019 • N.pagine: 543 • Copertina flessibile € 15,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Il caso li ha messi insieme. Un sorteggio li ha chiamati a fare i giudici popolari in un processo di Corte d'Assise. Iris, bibliotecaria femminista, Terenzio, un pensionato arrabbiato, Emma, ex miss proprietaria di una boutique a Viareggio, Ahmed, un magazziniere di origine marocchina, Serena, una precaria con poca fortuna, Malcolm, esperto di videogames e youtuber di successo. Il delitto, di enorme clamore, è di quelli che generano discussioni infinite. Nella rinascimentale tenuta di famiglia, la Falconaia, è stata uccisa Esther Bonarrigo; a poca distanza da lei il presunto amante, Jacopo Corti, massacrato con un'arma da taglio. Tutti gli indizi convergono verso il marito di Esther, Daniel Bonarrigo, proprietario degli «Italian food&more», piccoli ristoranti di qualità sparsi in tutto il mondo. Dapprima recalcitranti, spaventati e sospettosi l'uno dell'altro, i giudici popolari assistono al processo e discutono tra loro, ricostruendo quello che è successo e analizzando in tutti gli aspetti il duplice omicidio. Dovendo alla fine prendere la decisione più difficile. Mentre le traversie quotidiane trascinano la loro esistenza. La pressione dell'opinione pubblica è molto forte ma a poco a poco si fa strada in loro la consapevolezza che quello che stanno vivendo è il momento più alto della propria vita ed emerge un inatteso desiderio comune di comprendere più profondamente, più apertamente. Specchio dell'Italia di oggi («che razza di paese isterico siamo diventati») è attraverso la lente dell'esperienza dei giudici popolari che Giampaolo Simi racconta tutto il progredire della verità, non solo giudiziaria ma insieme umana, di imputati, testimoni e giudici. Il delitto è misterioso, l'indagine ha risultati sorprendenti e la tensione dello scenario in aula è palpabile. Ma quello che veramente conquista il lettore è ciò che si muove dentro i sei protagonisti, come quell'esperienza li plasma, li forma, li segna. «Ognuno torna alla propria vita, prima o poi» conclude Emma: ma sarà così?
"Ogni giorno diamo l'addio a uno dei nostri giorni."
Un delitto efferato, due vittime.

Ester, moglie di un noto imprenditore della ristorazione, conosciuto in tutto il mondo, una coppia  che spopola sui social media, invidiata per il loro amore che resiste al tempo e alle tentazioni.
Jacopo, un ragazzo che fino a poco tempo prima lavorava per loro come giardiniere, il sospetto che fossero amanti nasce spontaneo.

Un unico indiziato, Daniel, il marito tradito: tutte le prove portano inevitabilmente a lui, che però si dichiara innocente.

Il processo in Corte d'Assise prevede la giuria popolare e sei cittadini che fino a quel momento conducevano ignari le loro travagliate esistenze, si ritrovano a dover decidere della vita di un uomo.
Sei persone i cui nomi fanno da titolo ai vari capitoli, nei quali il lettore si ritroverà ad entrare pian piano nelle loro vite, a conoscerne i pensieri più intimi, le debolezze, le convinzioni incrollabili, i "segreti" che faticano a confessare anche a loro stessi.

Emma, una cinquantenne benestante, dalla personalità arrogante che nasconde mille fragilità.
Serena, una ragazza ansiosa, sfruttata sul posto di lavoro, che si sente costantemente inadeguata e indegna di aspirare a qualcosa di meglio.
Terenzio, un ex infermiere, che dietro al suo essere pedante maschera un peso che gli grava sul cuore.
Iris, appassionata bibliotecaria, con ideali fermi dall'alto dei quali critica tutto ciò che può.
Ahmed, lavoratore precario, abituato a scontrarsi giornalmente con il pregiudizio.
Malcolm, nerd famosissimo in rete, ma anonimo nella vita reale, ammesso che ne abbia una.

Giudicare qualcuno dall'alto delle proprie colpe non è un compito facile. Assumersi la responsabilità, in caso di condanna, di mettere in crisi centinaia di posti di lavoro, lo è ancor meno.

Con il suo stile inconfondibile, la sua penna asciutta e tagliente, Simi ci conduce attraverso le pagine di un noir che prende a pretesto la soluzione di un caso per scandagliare le mille sfaccettature dell'animo umano. Nel dipingere i sei giurati, descrivendone le criticità, Simi ci mette di fronte alle nostre debolezze: questi sei personaggi sono un limpido ritratto della nostra società, nel quale ognuno di noi può ritrovarsi.

Ci sono almeno un altro paio di riflettori accesi tra queste pagine: uno è puntato sul ruolo dei media, sul potere che esercitano orientando l'opinione pubblica a loro piacimento, mettendo in discussione la credibilità del sistema giudiziario; l'altro è puntato sul mondo del lavoro, sullo sfruttamento delle fasce deboli, sulla difficile condizione femminile.


Un noir nel quale la soluzione del caso è importante ma non centrale: inseguendo i vari indizi disseminati si arriva a scoprire la verità ben prima della rivelazione finale, ma questo è un dettaglio secondario, perché il percorso che si compie appaga il lettore ben oltre le aspettative.

Ringrazio Viola (in combutta con Enrico, il libraio con gli occhiali) per avermi regalato, con questo romanzo, un viaggio tra le sue terre e una bellissima esperienza di lettura.



venerdì 19 giugno 2020

Libere e sovrane - Micol Cossali, Giulia Mirandola, Mara Rossi, Novella Volani e Michela Nanut

Insieme, contribuirono con slancio ed energia a scrivere la nostra Costituzione e a renderla anche la Costituzione delle donne.
A oltre settant’anni dall’anniversario del suffragio femminile, il contributo delle donne alla storia della nostra democrazia è ancora poco conosciuto, l'albo raccoglie le biografie delle ventuno Madri costituenti che, assieme ai più celebri «Padri», hanno scritto la Costituzione.
A ciascuna e ciascuna di noi queste donne consegnano un pezzo della loro storia e ci invitano a proseguire il lavoro che hanno iniziato.
 
Titolo: Libere e sovrane
Autrici: Micol Cossali, Giulia Mirandola, Mara Rossi, Novella Volanti e Michela Nanut
Casa editrice: Settenove
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 53
 
Non appena ho intravisto su Instagram la copertina di questo libro mi sono affrettata a scrivere alla casa editrice per richiederne una copia... e che gioia dopo pochi giorni trovarlo nella cassetta della posta. Finalmente un testo che parla delle Madri Costituenti! Quante volte abbiamo sentito parlare della nostra Costituzione, della sua nascita e dei Padri Costituenti che l'hanno scritta? Ebbene facciamo luce: la Costituzione è stata scritta  da 21 donne e 535 uomini, ossia dai membri dell'Assemblea Costituente, eletta democraticamente con il referendum del 2 luglio 1946. Quel famoso referendum in cui il popolo italiano fu chiamato a scegliere tra Repubblica e Monarchia e quello in cui in Italia per la prima volta votarono anche le donne. Direi una data importante e nemmeno troppo lontana.
Mi rigiro questi numeri in testa: 21 donne e 535 uomini. Non stiamo a raccontarci la solita favoletta che ci racconta un'unica storia. Il pericolo di un'unica storia (come scrive Chimamanda Ngozi Adichie) è una versione banalizzata e semplificata della stessa che ti porta a vedere la realtà attraverso un unico punto di vista. Erano 21 donne? Ma quanto ne sappiamo? Personalmente quasi nulla. Le autrici ce le raccontano, una  ad una. Il libro nasce in seguito ad una mostra concepita nel 2016, in Trentino Alto Adige, per celebrare il 70° anniversario del primo voto alle donne in Italia. Il progetto, nato dalle stesse autrici,  poi è cresciuto, si è diffuso ed infine è diventato un libro. Un libro che ci racconta queste 21 donne, di orientamento politico ed estrazione culturale diverse, ma in grado di lavorare insieme per un obiettivo comune. L'art. 3 della Costituzione recita
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ogni articolo, ogni frase, ogni parola è il frutto di un dibattito e di un confronto e non è certo casuale. Interessante leggere della vita pubblica e in parte privata di queste donne, delle quali dovremmo ricordare i nomi. Tra di loro Rita Montagnana e Nilde Iotti, la prima moglie di Palmiro Togliatti e la seconda sua compagna con una relazione non sancita dal matrimonio. Una, abbandonata dal marito, si ritirerà dalla vita politica per prendersi cura del figlio gravemente malato, mentre l'altra sarà la prima donna a diventare Presidente della Camera. Ci sono anche Teresa Mattei, partigiana a cui si deve l'idea di celebrare l'8 marzo come giornata internazionale della donna e Angelina Merlin che nel 1958 porterà avanti una legge che abolisce lo sfruttamento legale della prostituzione. Maria Agamben Federici invece si è battuta per la tutela delle lavoratrici madri e ha sostenuto il diritto delle donne ad accedere a tutti i pubblici uffici senza distinzioni né limitazioni di sorta. Lascia il segno anche l'amara vicenda di Teresa Noce che dopo aver combattuto in Spagna, aver subito l'internamento e a fine guerra essersi impegnata per la parità di retribuzione tra uomini e donne, nel '53 si trova ad affrontare un'esperienza dolorosa "più del carcere e della deportazione" quando il marito Luigi Longo vuol far annullare il loro matrimonio falsificando la sua firma e nessuno dei colleghi del PC le dimostrerà solidarietà. Come non citare poi Angiola Minella che organizzerà il "Treni della felicità", una catena di solidarietà per bambini e bambini del Sud Italia ospitati presso famiglie del Centro Nord.
Tante storie, tante vite, tutte ugualmente interessanti e intense. 21 nomi da non dimenticare. Non illudiamoci, nessuno ci servirà su un piatto d'argento ciò che ci spetterebbe: per la parità non ancora raggiunta dovremo continuare a lottare e ad impegnarci, prendendoci cura le une delle altre, mantenendo vivo il ricordo di chi ad alto prezzo ha iniziato a percorrere questa lunghissima strada, che sembra non voler finire mai.
Un libro che non deve mancare nella biblioteche civiche e in quelle scolastiche. L'unica storia che ci è stata raccontata ha bisogno di essere ripresa e arricchita, per acquistare una dimensione più ampia e veritiera.
Ringrazio Settenove  per avermi fornito copia cartacea di questo libro. Ne farò buon uso.




 

venerdì 12 giugno 2020

La felicità di Emma - Claudia Schreiber


Titolo: La felicità di Emma • Autore: Claudia Schreiber • Traduttore: Angela Lorenzini • Editore: Keller • Data di pubblicazione: 17 settembre 2018 • N.pagine: 240 • Copertina flessibile € 15,50

TRAMA
Emma alleva maiali in un angolo sperduto della campagna tedesca. È libera, forte e quello a una vecchia scrofa, che stringe quando riflette, è l’abbraccio più vigoroso che abbia mai dato. Gli animali sono la sua cura all’assenza di un amore, ai debiti che stanno per farle perdere la fattoria.Una notte, però, il silenzio viene rotto dal fragore di un incidente stradale e nella sua vita arriva Max, giovane impiegato in fuga con il denaro rubato all’azienda per cui lavora e con il sogno di trascorrere gli ultimi mesi di vita che gli restano in Messico. Come d’incanto Emma si ritrova tra le mani tutto ciò che poteva desiderare: una borsa piena di soldi e un uomo da amare. Ma la felicità c’entra qualcosa con i desideri?
Delicato, surreale, commovente, a tratti triste e a tratti rabbiosamente comico questo romanzo ci consegna un’indimenticabile storia d’amore e di incontro tra destini.
Emma, che personaggio!
Una contadina, semplice, con esigenze semplici, che vive nella sua semplice fattoria nella campagna tedesca. La sua casa trabocca sporcizia, il suo giardino, al contrario, risplende di ordine e armonia. I suoi animali sono la sua unica compagnia, l'unica che la appaghi completamente.
"Emma amava ogni singolo maiale alla fattoria. Li chiamava per nome, ogni giorno li accarezzava a lungo e con tenerezza."
In quel microcsomo c'è quasi tutto quello di cui ha bisogno. Quasi tutto, manca infatti un uomo. Poi le servirebbero anche dei soldi, tanti soldi, perché i debiti le stanno facendo perdere la fattoria. E lei non ha nessun altro posto dove andare, nessuno a cui rivolgersi.
Un giorno, però, accade una cosa assolutamente imprevedibile, le sue preghiere vengono esaudite: sul suo giardino piomba un'auto con dentro un uomo privo di sensi e sul sedile a fianco una borsa colma di soldi. Emma sa di meritarsi tutto ciò.
" - Un uomo, dunque. - Ecco che finalmente il cielo gliene mandava uno, ed era già fuori uso; danneggiato durante il trasporto. Comunque, meglio un uomo rotto che niente. Si sarebbe ripreso!"
Quell'uomo è Max. Un perdente, sottomesso al suo datore di lavoro ex compagno di scuola brillante solo con le idee degli altri. 
Max, maniaco del controllo, della pulizia, rassegnato a farsi vivere dalla vita. 
Due mondi agli antipodi, destinati inevitabilmente a scontrarsi. Due mondi all'apparenza semplici, ma che racchiudono un universo celato ai loro stessi occhi, chiuso nel profondo del loro essere.
Inizia così una convivenza imposta, dipinta con tratti surreali che strappano più di qualche risata al lettore, ma via via che il racconto prosegue, Emma e Max iniziano a riflettere su come siano arrivati ad essere quelli che sono.
Emma sulle sue vestaglie logore e informi, dai colori discutibili, le tazze sporche lasciate ad ammuffire in cucina e la sensazione di conforto che prova ad abbracciare i suoi maiali.
Max sulla sua difficoltà a imporsi sugli altri, la sua incapacità di concepire un sentimento che vada un po' più in profondità, il suo rifiuto a vivere la vita e l'inutilità di lasciarsi vivere da essa, ma che nello scontro con Emma si ritrova ad agire con una tenerezza che non avremmo pensato appartenergli. 
La narrazione viaggia sul filo della leggerezza, gioca col lettore nel creare momenti di surreale ilarità,  regalandoci persino la descrizione degli umori del gallo, padrone indiscusso della fattoria e termometro degli stati d'animo di Emma.
"Quel giorno il gallo non importunò una sola gallina. Il suo harem ne fu totalmente irritato che tra le signore scoppiò una lite: chi di loro aveva fatto venire la luna al gallo? Il battibecco le stressò talmente che quel giorno non deposero neppure un uovo."
Sempre con leggerezza, ma mai superficialità, verremo condotti sempre più all'interno dell'animo di questi due protagonisti, fino a svelarne i dettagli più intimi, arrivando a disegnare uno dei personaggi femminili più sfaccettati che mi sia capitato di incontrare,  in grado di provare immensa compassione, che la rende capace di gesti inimmaginabili.
Le ultime venti pagine di questo piccolo librino sono strazianti, non trovo altri aggettivi per descrivervi la sensazione che ho provato leggendole e la malinconia che mi ha assalita nel dover salutare Emma, una donna diversa da quella conosciuta nelle prime pagine, ma sempre con la stessa forza e la stessa fierezza che non l'hanno mai abbandonata e che le hanno permesso di non perdersi, mai.
Io, dal canto mio, posso dirvi che ogni volta che sentirò una moto passare rombando e vibrando, penserò ad Emma, con un sorriso e una lacrima. Perché? Scopritelo, leggendo "La felicità di Emma".



mercoledì 10 giugno 2020

Fiore di roccia - Ilaria Tuti


Trama: Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
Pochi sanno infatti che durante la Prima guerra mondiale, bambine, donne, anziane scalavano le montagne per raggiungere i soldati al fronte, pronte a portare loro viveri, medicinali, munizioni e tutto ciò di cui potevano avere bisogno. Il viaggio di ritorno spesso era più triste perché le Portatrici erano costrette a portare barelle con i soldati feriti o, molte volte, da seppellire. La guerra inghiottì la vita di tante donne, totalmente votate al fronte, attente ai richiami di avviso, alle missioni da compiere in segreto. Questo compito spettava soprattutto a quelle bambine, ragazze o anziane che vivevano vicino alle vallate più battute dalla guerra e verso le cime il loro sguardo andava continuamente perché lì combattevano i loro uomini e lì sentivano di dover andare.

Titolo: Fiore di roccia
Autore: Ilaria Tuti
Casa editrice: Longanesi
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 320

Chiudo questo libro con misto di reverenza e commozione, non vorrei lasciarlo andare. Spesso durante la lettura mi si sono inumiditi gli occhi, ma non mi sono mai permessa di piangere per rispetto della forza dimostrata dalle donne raccontate nel libro. Ilaria Tuti ci ha restituito un pezzo della nostra storia, quella storia che è spesso fatta e tramandata dagli uomini e per questo è incompleta, perché porta con sé la quasi totale mancanza di dati di genere. Uomini e donne abbiamo vissuto, dagli albori, ma noi donne andiamo cercate nel silenzio che non è stato documentato. Come scrive la Criado nel suo bel saggio Invisibili "il vuoto di dati di genere è al tempo stesso la causa ed effetto di quella sorta di non pensiero che concepisce l'umanità come quasi soltanto maschile". Ilaria da subito entra nel vivo di questa assenza e lo fa nel modo più naturale e diretto possibile, con la voce di Agata, io narrante e protagonista del romanzo. Siamo alle prime pagine, quando le donne di Timau si riuniscono per decidere se accogliere o meno la richiesta di aiuto pervenuta durante la Messa. Viene loro chiesto di salire dagli alpini in trincea sul Pal Piccolo in Carnia, durante la Prima Guerra Mondiale
Ci siamo riunite con il buio, quando gli animali, i campi e gli anziani costretti a letto non avevano più necessità da soddisfare. Ho pensato che da sempre siamo abituate a essere definite attraverso il bisogno di qualcun altro. Anche adesso, siamo uscite allo scoperto perché servono le nostre gambe, le braccia, i dorsi irrobustiti dal lavoro

La decisione, nonostante la paura, è subito presa e sarà Lucia (personaggio ispirato a Maria Plozner Mentil uccisa da un cecchino nel 1916 - unica donna decorata con Medaglia d'Oro al Valor Militare) a condurre le altre con le sue semplici parole di donna e di madre
Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan - Andiamo, altrimenti quei poveracci muoiono anche di fame

Le portatrici andranno su dagli alpini con la gerla pesante fino all'inverosimile, perchè piena di munizioni, esplosivi e viveri. Al ritorno spesso avranno carichi ancora più grevi: i corpi dei caduti ai quali dare degna sepoltura. Dopo ogni scalata e ogni discesa ad attenderle altro lavoro: la cura dei figli, degli infermi, dei campi, la necessità di mettere in tavola una stentatissima cena.
Questa è una storia che non si racconta, ma che ogni donna conosce. In tempo di pace alla donna viene sempre richiesto di conciliare lavoro e vita familiare e qui, in tempo di guerra, tra l'impossibile e il quotidiano. Questo dualismo non ci sminuisce, ma ci impedisce di dedicarci totalmente ad un solo compito e di fatto ci lascia indietro, dimenticate o trascurate, definite attraverso il bisogno di qualcun altro, proprio come dice Agata.
Il romanzo nelle prime 200 pagine ha un rigore scarno, duro come la vita delle protagoniste, fatta di fatica e di fame, ma anche di dignità e di forza. La scena della prima ascesa e dell'incontro tra Agata e le altre con il Capitano Colman è iconica, meravigliosa. Le portatrici devono scendere a valle prima di sera, altre incombenze le attendono, mentre il capitano vorrebbe controllare tutto il carico che hanno portato, gettando su di loro l'ombra d un sospetto che non possono accettare. Con questo libro le citazioni non si possono omettere, sono da pelle d'oca
Lascio scivolare un po' lo scialle. Poche dita, quanto basta per scoprire il collo arrossato dalla gerla, le macchie di sangue sulla camicia, all'altezza delle spalle. Punto un piede sull'altro e tolgo gli scarpetz. Appoggio i piedi sulla nuda terra, l'aria sulla pelle mi fa capire che è come pensavo: le ore di camminata in salita hanno consumato la lana già lisa delle calze e le mie dita si offrono livide al suo sguardo. Infine prendo mezza patata che ho conservato nel grembiule e la poso sul tavolo, accanto al suo cappello. Resto così per un tempo che ad entrambi sembrerà fin troppo, poi rispondo alla sua unica domanda, quella a cui non gli è interessato avere risposta: "Il mio nome è Agata Primus". Può uno sguardo rompersi? Il suo lo ha appena fatto. Afferro gli scarpetz e me ne vado. Fuori dalla tenda li infilo saltellando e poi, trattenendomi dal correre, raggiungo le mie compagne. Quando mi vedono si alzano e mi circondano. "Cosa ti ha detto?" chiede Lucia. "Che possiamo andare" rispondo.

Agata è un personaggio indimenticabile: me li vedevo i suoi piedi appoggiati sulla terra, i segni dei lividi, il sangue sulle spalle e la sua fierezza, povera di parole, ma densa di significato. Non voglio svelare altro del romanzo, della complicità tra donne, di un pretendente respinto, di un padre che lei accudisce togliendosi letteralmente il pane di bocca. E' un viaggio emozionante che lascio al lettore. La Storia della Prima Guerra Mondiale è scritta e le vicende la richiamano, ma ad un certo punto irrompe il romanzesco, la parte inventata. All'inizio il cambio di registro mi ha destabilizzata, ma poi ho compreso che questa parte è quella che colma l'assenza della quale parlavo all'inizio. Quel di più che il punto di vista femminile avrebbe potuto dare alla Storia e che questa attenta autrice ha donato al libro, in quanto donna e romanziera. Lo affermo non come concessione al punto di vista femminile, ma proprio in virtù di questo. E' ciò che manca a questo mondo per essere completo. Lo rivendico e non posso fare a meno di chiedermi, non per la prima volta, come sarebbe e sarebbe stato se questa ricchezza fluisse libera. Lo proclama Agata quasi alla fine e non so nemmeno quale citazione scegliere, sono tutte significative

Ho scelto di essere libera. Libera da questa guerra, che gli altri hanno deciso per noi. Libera dalla gabbia di un confine, che non ho tracciato io. Libera da un odio che non mi appartiene e dalla palude del sospetto. Quando tutto attorno a me era morte, ho scelto la speranza

Grazie ad Ilaria Tuti per questo romanzo stupendamente scritto. Grazie per la sua quieta forza che inesorabilmente ti scuote facendo affiorare la speranza, facendo fiorire i fiori sulla roccia.
Ho la fortuna di abitare a poca distanza dai fatti narrati: a breve, zaino in spalla, salirò a Pal Piccolo per onorare queste donne dimenticate e per ricordare a me stessa che il cammino è ancora lungo, ma che passa attraverso il non darsi mai per vinte.





mercoledì 3 giugno 2020

I cieli di Philadelphia - Liz Moore


Titolo: I cieli di Philadelphia • Autore: Liz Moore • Traduttore: Ada Arduini • Editore: NN • Data di pubblicazione: 21 maggio • N.pagine: 460 • Copertina flessibile €18,00 • Ebook € 8,99

TRAMA
Michaela Fitzpatrick è un’agente di polizia. Vive da sola e tra mille dif coltà si prende cura del figlio Thomas, un bambino dolce e intelligente. Pattuglia le strade di Kensington, il quartiere di Philadelphia dove è cresciuta e dove l’eroina segna il destino di molti, perché vuole tenere d’occhio l’amata sorella Kacey, che vive per strada e si prostituisce per una dose. Un giorno, Kacey scompare da Kensington, proprio nel momento in cui qualcuno comincia a uccidere le prostitute del quartiere. Michaela teme che sua sorella possa essere la prossima vittima e con l’aiuto del suo ex partner, Truman, inizierà a cercarla con era ostinazione, mettendo in pericolo le persone più care, e rivelando una verità che lei stessa prova a negare con tutte le sue forze.Tra detective story e saga familiare, Liz Moore costruisce un romanzo in cui passato e presente si intrecciano e si illuminano componendo il ritratto di una donna vulnerabile e coraggiosa, tormentata da scelte sbagliate e fedele al suo senso di giustizia, e racconta un quartiere ai margini del sogno americano, ma cuore pulsante di un’umanità genuina e desiderosa di riscatto.
Kensington, quartiere di Philadelphia, è coperto da un cielo scuro, cupo, denso di degrado, corruzione, miseria, ma se ci si sforza un po', sopra ai nuvoloni densi si possono vedere sprazzi di azzurro, lampi di precaria serenità, messi continuamente in pericolo, retti da un equilibrio troppo fragile per poter essere duraturo.
Fonte: https://www.jeffreystockbridge.com
È proprio a quegli sprazzi che Liz Moore ci chiede di volgere lo sguardo, attraverso le sue parole che riescono a descrivere lo squallore con poche pennellate crude ma allo stesso tempo poetiche. Il rossore di una guancia che normalmente associamo ad una tenera emozione, qui serve a descrivere un veleno che circola nelle vene e scava le carni; l'azzurro polveroso che ricopre le assi di una casa abbandonata che evoca perfetti scatti d'autore, qui nasconde corpi scombussolati dalla mancanza della dose quotidiana e l'olezzo di un'umanità ai margini. Attraverso la storia di Michaela saremo costretti a confrontarci con una realtà fatta di dipendenze non sempre frutto di irresponsabilità e desiderio di autodistruzione, ma spesso corredo "cromosomico" al pari del colore degli occhi o dei capelli.
"Penso alle scelte che ha fatto mia madre e dolorosamente mi rendo conto che non sono poi così diversa da lei. È solo la natura delle nostre dipendenze a essere diversa: la sua era una dipendenza (...) chiara e definita, la mia è amorfa, ma non meno malsana. Ha qualcosa a che fare con il moralismo, la percezione di sé, l'orgoglio."
Michaela Fitzpatrick è un agente di polizia, pattuglia le strade di Kensington,
Fonte: https://www.jeffreystockbridge.com
quartiere dove è nata, che per Philadelphia equivale alla polvere da nascondere sotto al tappeto.
Orfana, cresciuta con una nonna che si fatica ad inquadrare, a tratti detestabile, in altre situazioni giustificabile, ma mai amabile,  e con una sorella, Kacey, dal carattere forte, indipendente, che presto imbocca la via sbagliata, la più semplice per chi vive in quel quartiere, Mick è riuscita ad affrancarsi da un destino segnato, diventando espressione di rettitudine, perseveranza, riscatto. Quando nel quartiere iniziano a verificarsi morti sospette di giovani prostitute tossicodipendenti e contemporaneamente si perdono le tracce di Kacey, collega delle vittime, Mick inizia ad indagare e contemporaneamente a viaggiare a ritroso nella sua storia, incastrando i tasselli che l'hanno portata fino a quel momento, sola, con un bambino piccolo da crescere, rendendo al lettore un'immagine che si modifica via via che il racconto prosegue, illuminando lati che finora aveva oscurato anche a se stessa.




"Ripenso alla signora Mahon, alla sua mano che si muove nell'aria sopra alla scacchiera. 'Tutti i pezzi sono buoni e cattivi insieme.' Da un certo punto di vista è possibile riconoscere la verità di questa frase."
Fonte: https://www.jeffreystockbridge.com
In un'alternanza tra passato e presente, dove i capitoli dell'"Adesso" iniziano con una facciata completamente nera, quasi a simboleggiare il buio nel quale Michaela si muove, sia nell'indagine che nella consapevolezza di sé, veniamo trasportati all'interno di una storia in cui le nubi si diradano e la realtà si stringe intorno alla protagonista, avvolta da un crescente senso di isolamento e abbandono, arrivando a mettere in discussione ogni scelta, ogni parola detta, o taciuta.
I colpi di scena non mancano, aumentando la necessità di sapere, di andare avanti nella lettura, fino alla scoperta del nome dell'assassino, assolutamente insospettabile, e con la sensazione di aver letto un romanzo che va ben oltre il poliziesco, pur avendone le caratteristiche. Vi consiglio, a fine romanzo, di leggere anche la nota della traduttrice, alla quale vanno i miei complimenti, che saprà dare al lettore ulteriori elementi per comprendere al meglio la lettura, oltre ad andare a vedere le meravigliose fotografie scattate da Jeffrey Stockbridge che riusciranno ad immergervi completamente nelle ambientazioni del romanzo.
Ringrazio NN per la copia cartacea.