lunedì 28 gennaio 2019

Una per i Murphy - Lynda Mullay Hunt



Trama: Carley Connors è una ragazzina fortunata. Almeno a sentire quel che dice la sua assistente sociale, la signora MacAvoy. Ma sarà vero? Carley viene da Las Vegas, un posto dove piangere è da idioti. Non piange nemmeno quando si ritrova piena di lividi nella stanza di un ospedale del Connecticut, con sua madre in corna, ma non riesce a evitare l'affido temporaneo presso una famiglia sconosciuta. I Murphy sembrano usciti da uno spot pubblicitario: ordinati, carini, perfetti. Così perfetti da sembrare finti. Carley sa che non potrà mai far parte di quel mondo, lei che i vestiti li va a "comprare" nei cassonetti dell'Esercito della Salvezza e che mangia pastina in brodo direttamente dalla lattina. Ma quella che all'inizio le sembra una prigione, poco alla volta si trasforma in una vera casa. Sarà per la gentilezza della signora Murphy, che non si arrabbia mai con lei e la fa sentire per la prima volta ascoltata, o per la simpatia dei piccoli Michael Eric e Adam. O per il fatto di fare cose normali, come andare a scuola e avere un'amica. In un posto che odora di bucato e profuma di torta alle mele e succo d'arancia a colazione, Carley impara a mangiare pollo in casseruola, a giocare ai supereroi e alle automobiline, a sapere che non sempre verrà accettata, ma può almeno provarci.
 
Titolo: Una per i Murphy
Autore: Lynda Mullay Hunt
Casa editrice: Uovo Nero
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 245
Libro ad alta leggibilità
 
 
 
Questo è proprio un bel libro, uno di quelli che già dalle prime pagine capisci che metterà in forse tante tue convinzioni. Leggerlo ti porta a grattar via quella patina di certezze preconfezionate nelle quali, come madre, ti culli, perché è più facile ragionare per luoghi comuni, anche se non lo fai intenzionalmente. Una madre è una madre, giusto? E un figlio viene prima di tutto per una madre? Una madre però è anche una donna, imperfetta, fallibile. Questa storia la si può leggere da diverse angolazioni, la si può comprendere entrando nei panni di ogni ognuno dei protagonisti, ma non smette di disturbarci nel profondo.
Carly  è una ragazzina che all'inizio di questa storia si trova con una madre in coma ed un patrigno violento che l'ha picchiata, che forse le ha picchiate entrambe. In attesa che la madre si riprenda, come un pacco postale, viene data in affido ai Murphy, una di quelle famiglie tradizionali (mamma affettuosa, tre figli e un padre pompiere) che sembrano uscite da una pubblicità del Mulino Bianco. La convivenza all'inizio è difficile perché Carly non riesce ad accettare le loro gentilezze ed è così abituata a stare in guardia, ad aspettarsi il peggio dalle persone che reagisce aggressivamente ad ogni tentativo che la signora Murphy compie per avvicinarla. Inoltre il figlio più grande, Daniel, è geloso di lei, non la vuole in casa a contenderle le attenzioni della madre e nemmeno il padre sembra essere convinto della scelta dell'affido e questo rende tutto più complicato. Carly una famiglia tradizionale non l'ha mai avuta, non sa nemmeno cosa significhi vivere con persone che si prendono cura di te, ma la pazienza e la dolcezza della signora Murphy nel tempo sapranno abbattere le sue resistenze, al punto che lei desidererà con tutta se stessa ... di essere una Murphy:
 
Non è che mia madre mi dicesse molte cose, nel bene e nel male. Ma quando la signora Murphy mi dice che sono intelligente, lo sono. Quando mi dice che sono divertente, lo sono. Quando mi dice che sono premurosa, divento così. Giuro che se mi dicesse che sono un'anatra, guarderei nelle Converse per vedere se ho i piedi palmati.

L'aspetto più bello e intenso del libro è che non ci regala nulla, non ci confeziona una favola a lieto fine. Mette in evidenza le ragioni di tutti e prende l'unica strada possibile, che forse non è la più facile, ma è quella più vera. La signora Murphy e Carley sono due donne forti che sapranno farsi carico del proprio passato per intervenire sul futuro, per renderlo migliore, per tracciare rotte nuove.
Questo mi ha commossa e la storia si è consumata nel tempo di una sera e mi ha lasciata con un grande pianto liberatorio e piena di speranza. Nonostante tutto.
Mi piacerebbe veramente parlarne con un lettore giovane, per vedere se l'impatto è il medesimo. In attesa di un confronto di questo tipo, faccio tesoro di quanto ho letto e cerco di ricordare a me stessa che quanto di più bello e durevole possiamo regalare ai nostri figli sono le radici e le ali, le regole e la fiducia.
Lettura intensa e consigliatissima.






 

sabato 26 gennaio 2019

[Questa volta leggo] Il volo dei cuori sospesi - Elvia Grazi

Ritorna la rubrica "Questa Volta Leggo" ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La Libridinosa, che per questo mese ha come tema "Un libro di un autore che non hai mai letto". In considerazione del fatto che domani ricorre la giornata della Memoria, ho scelto un libro che pone l'accento su quanto le esperienze che viviamo, soprattutto quelle che non scegliamo di vivere, possano influire sulla nostra personalità.


Titolo: Il volo dei cuori sospesi • Autore: Elvia Grazi • Editore: Garzanti • N.pagine 335 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina rigida € 17,60 • Ebook € 3,99

TRAMA
Le gemelle Ariele e Rebecca, di origine ebraica, non potrebbero essere più diverse. La prima, occhi così limpidi che ci si può vedere attraverso, è timida e schiva; la seconda, penetranti occhi verdi, è una ribelle pronta a sfidare tutto e tutti pur di non subire la vita. Ma Ariele possiede un talento che Rebecca non ha: fa sogni premonitori. Una fortuna e una condanna, perché spesso le cose che vede accadono senza che lei possa impedirlo. A nulla, infatti, servono quei sogni quando l'odio nazista si riversa sul paese in cui hanno trovato riparo. Così, la loro madre Giuditta si trova costretta a prendere una decisione cui nessuno dovrebbe essere chiamato: può salvare solo una delle figlie. E sceglie di salvare Ariele, affidandola alle cure di un'amica, e di portare con sé ad Auschwitz Rebecca, convinta che il suo carattere forte potrà salvarla. Una decisione che lascia un segno indelebile nella storia di tutta la famiglia. Negli anni a venire, Rebecca, che sopravvive all'orrore dei campi, chiude il suo cuore al mondo e decide che a nessuno sarà più permesso di calpestarlo. Al contrario, Ariele cerca di non sprecare l'occasione che le è stata offerta. Accoglie l'amore che le viene dato e se ne fa portavoce nella vita di tutti giorni. Senza mai tirarsi indietro. Anche quando Rebecca, con la quale non è più riuscita a ricostruire un rapporto, bussa alla sua porta e le chiede di occuparsi di una figlia, la sua, che non riesce nemmeno ad abbracciare, una bimba cui ha voluto dare un nome che racconta tutta una storia: Catena. Talvolta i ricordi sono come sassi che possono trascinarci a fondo, bloccando in un freddo, sincopato respiro gli ingranaggi del cuore.



È una storia tutta al femminile, quella che Elvia Grazi sceglie di raccontarci, la storia di una madre e delle sue due figlie gemelle, in uno dei momenti della nostra storia recente più oscuri e irragionevoli che  possiamo ricordare. 
Giuditta, rimasta vedova molto giovane, si ritrova a dover crescere due figlie gemelle, tanto simili fisicamente quanto diverse caratterialmente.

Ariele e Rebecca sono il bianco e il nero, lo Yin e lo Yang: Ariele è fragile ed eterea, timorosa di fronte ai cambiamenti e con il dono della premonizione, mentre Rebecca è un vulcano di energia, curiosa del mondo e desiderosa di vivere a pieno la vita.
Durante l'occupazione nazista Giuditta fa tutto ciò che è nelle sue possibilità per salvare se stessa e le figlie, fino al momento in cui non le rimane più nulla da tentare se non provare a salvare una delle due figlie, solo una. Come può una madre compiere una scelta simile, come può decidere di mandare incontro a possibile morte una delle due figlie? Giuditta con la sua scelta tenta di salvarle entrambe, sacrificando la figlia più forte, quella che ha più probabilità di salvarsi da sola, sacrifica Rebecca che insieme a lei arriverà ad Auschwitz. 
Giuditta non si è sbagliata, Rebecca si aggrappa alla vita in tutti i modi e sopravvive, ma il vulcano che prima esplodeva alla vita, nel ritorno alla vita normale imploderà devastandola dall'interno, ricoprendo di una scorza ruvida e spessa il suo cuore. 
"Il dolore è una strada a doppio senso, va e ritorna, ti porta avanti e indietro, ti cambia il volto, ti cambia il cuore."
Non perderà la voglia di vivere, anzi, cercherà il riscatto alle sofferenze subite, conquisterà la ricompensa materiale agli stenti patiti, ma niente riuscirà a darle la serenità sepolta insieme a tanti corpi dietro i cancelli di Auschwitz. Il suo corpo sopravviverà, il suo cuore no. E per quanto Ariele tenti di avvicinarsi a quella sorella che nel suo cuore è rimasta la compagna di tante scoperte, il suo raggio di sole, la sua esplosione di colori, è sempre un muro grigio quello sul quale rimbalza, pagando a caro prezzo una colpa non sua, una scelta non sua.
I cuori di Ariele e Rebecca restano sospesi tra il bene e il male, l'amore e l'odio, nella speranza di riuscire a toccarsi di nuovo.
"Noi siamo come una carta geografica storica. Portiamo dentro i nostri confini la memoria di ciò che è stato."
Una storia di famiglia, di maternità, di dolore e speranza, che evidenzia quanto le esperienze ci rendano quelli che siamo, quanto ognuno di noi sia la somma di quello che ha vissuto e quanta complessità possa esserci dietro un atteggiamento rigido e scontroso, quanta sofferenza dietro uno sguardo duro, una riflessione su quanto possiamo essere tratti in inganno giudicando un comportamento senza conoscere la storia che ne è l'artefice.


Vi lascio il calendario delle recensioni per il mese di gennaio della rubrica



mercoledì 23 gennaio 2019

[Bookswiffer] Sabbia nera - Cristina Cassar Scalia

Oggi è giorno di spolvero, torna "Bookswiffer", la rubrica in collaborazione con i blog La Libridinosa e La Biblioteca di Eliza che ci dà l'opportunità di togliere un po' di polvere dai nostri scaffali librosi e dare finalmente spazio ad un povero libro sedotto e abbandonato. Questa volta era il turno di Laura/Eliza di scegliere per me, e il suo ditino ha puntato...


Titolo: Sabbia nera • Autore: Cristina Cassar Scalia • Editore: Einaudi • N.pagine 393 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina flessibile € 19,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell'Etna, nell'ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all'identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l'intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.


Con questo romanzo Cristina Cassar Scalia dà vita ad un nuovo personaggio che si aggiunge ai più noti Montalbano, Schiavone, Lojacono e che in comune con loro, oltre alla passione con cui svolge il suo lavoro, ha il legame con la propria terra, i suoi usi e costumi, un passato tormentato e la capacità di comprendere a fondo la perversione dell'animo umano.
Palermitana, amante di film datati ambientati in Sicilia e del buon cibo, ex componente di una squadra che attraverso numerose operazioni ha assicurato alla giustizia un numero considerevole di mafiosi, in fuga dalla sua terra nella speranza di riuscire a fuggire anche dai suoi demoni. Dopo un breve periodo a Milano, si trasferisce a Catania dove da vicequestore si ritrova tra le mani un cosiddetto "cold case": il cadavere mummificato di una donna morta negli anni Cinquanta che viene rinvenuto all'interno di un montacarichi in una villa ormai in decadenza. Giovanna Guarrasi, detta Vanina, potrebbe anche non darsi troppa pena per un delitto avvenuto così tanto tempo prima, ma il suo istinto le dice che quella mummia nasconde molto più della cassetta di sicurezza zeppa di soldi ritrovata insieme al suo corpo.
Questo caso è strettamente collegato ad un caso di omicidio avvenuto nello stesso periodo e in quella stessa villa, chiuso forse un po' troppo frettolosamente.
Per comprendere meglio gli avvenimenti passati, Vanina si avvale della consulenza del commissario in pensione Biagio Patanè, un ottantenne con più spirito di osservazione e più arguzia di un ventenne. Tra loro si crea una complicità ed un affiatamento che saranno il motore di tutte le indagini. 
I vari personaggi sono decisamente il punto di forza di questo romanzo, le loro peculiarità e le loro debolezze sono gli elementi che colorano le pagine di questo giallo, insieme alle piacevoli locuzioni dialettali che aiutano il lettore ad immergersi completamente nell'ambientazione e nelle atmosfere, peraltro descritte in maniera impeccabile, come impeccabile è la ricostruzione del periodo in cui si sono consumati i delitti.
Nonostante, a mio avviso, in alcune parti le indagini si complichino in maniera eccessiva rendendo un po' difficoltoso seguirne i passaggi, la lettura rimane scorrevole, estremamente piacevole e coinvolgente, e i personaggi, Vanina su tutti, hanno tutte le carte in regola per entrare nel cuore dei lettori e far desiderare la lettura di un nuovo capitolo delle loro avventure.
La Sabbia nera del titolo è quella che l'Etna fa piovere su Catania e che avvolge strade e case, ma è anche quella che avvolge il passato di Vanina ed è la stessa che ricopre segreti mai svelati dietro i due  vecchi omicidi. Mentre un bel colpo di scopa viene dato sui due "cold case", per quanto riguarda Catania e soprattutto il passato di Vanina c'è ancora molta pulizia da fare e noi non possiamo che attendere, straccio alla mano, che il vicequestore Guarrasi torni in libreria.
Passate a scoprire quali titoli hanno spolverato questo mese Laura Eliza e Laura Libridinosa 
Swiffer alla mano, appuntamento al prossimo mese!



lunedì 21 gennaio 2019

[Questa volta leggo...] Il grande inverno - Kristin Hannah

Trama: Quando Ernt Allbright torna dalla guerra del Vietnam è un uomo profondamente instabile. Dopo aver perso l'ennesimo posto di lavoro, prende una decisione impulsiva: trasferirsi con tutta la famiglia nella selvaggia Alaska, l'ultima frontiera americana, e cominciare una nuova vita. Sua figlia Leni, tredici anni, è nel pieno del tumulto adolescenziale: soffre per i continui litigi dei genitori e spera che questo cambiamento porti a tutti un futuro migliore. Mentre Cora, sua moglie, è pronta a fare qualsiasi cosa per l'uomo che ama, anche se questo vuol dire seguirlo in un'avventura sconosciuta. All'inizio l'Alaska sembra la risposta ai loro bisogni: in un remoto paesino, gli All¬bright si uniscono a una comunità di uomini e donne estremamente temprati, fieri di essere autosufficienti in un territorio così ostile. Però quando l'inverno avanza e il buio invade ogni cosa, il fragile stato mentale di Ernt peggiora e il delicato equilibrio della famiglia comincia a vacillare. Ora, i tanto temuti pericoli esterni – il ghiaccio, la mancanza di provviste, gli orsi – sembrano nulla in confronto alle minacce che provengono dall'interno del loro nucleo famigliare. Chiusi in un rifugio angusto, ricoperto di neve e immerso in una notte che può durare fino a diciotto ore, Leni e sua madre devono affrontare una cruda verità: sono sole. In quel luogo feroce, ai confini del mondo, non c'è nessuno che possa salvarle.
 
Titolo: Il grande inverno - Autore: Kristin Hannah - Casa editrice: Mondadori - Anno pubblicazione: 2018 - Pagine: 452
 
 
Oggi un nuovo appuntamento della rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La Libridinosa. Per il mese di gennaio la scelta è ricaduta su ...un libro di un autore che non ho mai letto. Era da molto che volevo leggere il romanzo "L'Usignolo" di Kristin Hannah, ma per un motivo o per un altro non ero mai riuscita a farlo, nel frattempo è uscito questo nuovo romanzo e il fatto che fosse ambientato in Alaska mi ha fatto desiderare di leggerlo per primo. E' un romanzo che ho amato in modo viscerale fino a 3/4 della storia, ma che poi allo stesso modo mi ha delusa in modo bruciante.



Può capitare di essere irretiti da un romanzo al punto tale che ci si ritrova a tornare a casa dopo dieci ore di lavoro per inscenare una stanchezza mortale finalizzata a mettersi a letto, per andare avanti diverse ore a leggere, nascosti sotto la trapunta a luce spenta, con la luce del Kobo ad illuminare una storia dai risvolti cupi. Può capitare di stare un'intera giornata a pensare alle sorti della protagonista, in ansia per il timore che la follia di un padre instabile scoppi travolgendola. Può capitare... se una scrittrice è veramente brava, se sa fare le magie con le parole e la trama, portandoti in alto e in basso come vuole lei, costruendo in modo magistrale un clima di aspettativa e di tragedia annunciata. Perché tu lettore lo sai, ti è stato ripetuto più volte come un monito, che l'inverno dell'Alaska è lunghissimo e fa uscire di senno le persone fragili. E Leni ha un padre che da quando è tornato dal Vietnam non è più lo stesso: mille progetti falliti e un'irrequietezza che non può portare a nulla di buono unita ad una gelosia, nei confronti della bella moglie Cora, che non è normale. Un amore quello di Ernst e Cora totalmente sbagliato e sbilanciato, che si nutre di insicurezze e paure, che è sempre ad un passo dal baratro, tra passione e distruzione. I personaggi sono costruiti e caratterizzati in modo sapiente, chiusi in un destino che sembra già scritto, ma non per questo meno angosciante. Non si capisce se il primo fendente arriverà dall'esterno o dall'interno. Sarà un orso ad attaccare la famiglia o saranno gli occhi sempre più lucidi e folli di Ernst e portare tutti alla rovina? Fuori dalla baracca in cui sono finiti a vivere, senza acqua corrente e senza elettricità, infuriano gli elementi. Il gelo, la neve, la fame sono in agguato, ma dentro casa non si è al sicuro. L'ansia cresce pagina dopo pagina e getta una luce malsana su ogni cosa, stemperata solo dalla bellezza delle descrizioni dell'Alaska che diventa a poco a poco un nuovo personaggio, una madre che accoglie Leni tra le sue braccia, facendola sentire a casa, nonostante tutto. Una rinascita sembra possibile, in quella terra incontaminata e sperduta, ma lontano dal padre, vicino a nuovi amici, ad una  figura paterna più rassicurante, tra le braccia di un amore in grado di regalare passione e tenerezza. Leni è figlia dell'Alaska, ma l'instabilità del padre riesce a corrompere tutto.
Fino a 3/4 è stato un libro meraviglioso, potente. Poi è successo di tutto e io non sono riuscita ad assimilare questa ridda di fatti e tragedie che si sono susseguite. Un colpo dopo l'altro. Troppo. Non posso, ovviamente, svelare nulla, ma ho pensato che la misura della verosimiglianza fosse stata abbondantemente superata. E anche se nella vita una tale quantità di sfortuna può capitare, in un romanzo, essendo il risultato di un atto creativo ponderato, mi aspetto qualcosa di diverso. Mi è mancato l'equilibrio. Avrei voluto fermarmi prima di schiantarmi contro la mia incredulità. La magia si è interrotta, ma vi assicurò che fino a quando è durata è stata incredibile.
Il voto non è che il risultato di una formula matematica: credo di aver letto due diversi romanzi e 5 + 2 fa... 
 
 
 
 
 
 
Vi lascio qui di seguito il prospetto degli altri appuntamenti di gennaio di questa rubrica:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 17 gennaio 2019

Mary Poppins - P. L. Travers

Trama: Quando Mary Poppins, sospinta dal Vento dell’Est, si posa davanti al numero 17 del Viale dei Ciliegi, tutto cambia nella vita della famiglia Banks. La più stravagante tra tutte le bambinaie, con i suoi guanti bianchi e la borsa magica  che contiene persino un letto da campo, scivola leggera sulla ringhiera ed è pronta a incantare i bambini in avventure  sorprendenti. E noi, come Giovanni e Michele, non possiamo che sospirare: “Mary Poppins, non ci lascerai mai, vero?”.
Titolo: Mary Poppins
Autrice: Pamela Lyndon Travers
Voce Narrante: Paola Cortellesi
Editore: Emons Libri
Durata: 4h e 24'
 
 
 
Dopo aver finito di ascoltare questo audiolibro un solo aggettivo a mio parere riesce a definire Mary Poppins: ineffabile. Credo di non aver mai incontrato un personaggio più misterioso, impossibile riuscire a comprenderne tutte le mille sfaccettature, ma come scrivo spesso, andiamo con ordine. Confesso di non aver  mai visto il famoso film che ne hanno tratto, nonostante i mille passaggi televisivi, soprattutto nel periodo natalizio: un appuntamento mancato per oltre 45 anni. E poi? Poi ho deciso di prendere l'audiolibro da ascoltare insieme ai miei figli durante il tragitto casa - scuola e scuola - casa. Dalla prime righe lette dalla Cortellesi è nata la magia. In via dei Ciliegi all'improvviso ci siamo andati anche noi con il Vento dell'Est e abbiamo desiderato che il Vento dell'Ovest non arrivasse mai a portarci via.
Questo è l'ennesimo caso di un libro che per molto tempo non ho mai considerato e che poi si è rivelato imprescindibile: mi chiedo quanti altri romanzi attendano pazienti il loro turno per poi rivelarsi in tutta la loro potenza. L'incontro con Mary Poppins è stato ancora più intenso perché arricchito dallo stupore di mio figlio che spesso durante la giornata ripeteva delle frasi ("Date da mangiare agli uccelli. Cinquanta centesimi al pacchetto!") instaurando una complicità con me e con il libro che, devo ammetterlo, mi deliziava più di un dieci in matematica. La bravura della Cortellesi, la sua verve e la sua espressività hanno reso ancora più evidenti la modernità e l'umorismo del testo.
Mary Poppins è un'istitutrice, lontana parente di Jane Eyre, ma di strada ne ha fatta molta. Non dà referenze, esige una giornata libera ogni 15 giorni e non tollera ingerenze esterne. E' arrivata e se ne andrà. Seria, magica, vanitosa (quante volte si rimira in specchi e vetrine?), burbera, severa e spesso umorale comprende il linguaggio degli animali, ha uno zio che beve il tè sospeso sul soffitto, un amico con il quale riesce ad entrare dentro i quadri ed è cugina di un cobra. E non ho elencato molte altre sue "particolarità". Tutto questo profuma di libertà e di sfrenata fantasia, ma anche di un pizzico di ribellione. Incontrarla cambia la vita, ma lei comunque ci concederà solo un lieve sorriso e nessuna spiegazione o ammissione. Non si svela mai, la possiamo solo osservare a bocca spalancata senza mai avere il sollievo di una conferma. L'abbiamo visto o solo sognato? Resta lontana, molto lontana da noi, ma che dono ci ha fatto?
Una volta terminato l'ascolto mi è rimasto il desiderio di possedere il libro, per rileggerlo facendo risuonare nelle orecchie la risata contagiosa di Paola.
Un audiolibro  da solo non può bastare, come non basta l'ebook: se il libro lo hai amato tanto ci devi ritornare sopra, in picchiata, tra le braccia della pagina scritta (e in questo caso anche illustrata). Solo questo alla fine mi appaga.
Non penserete mica voglia dare un voto a Mary Poppins! Non ho nemmeno definito recensione questi miei pensieri sparsi, posso solo darvi un piccolo suggerimento:
Leggetelo, ascoltatelo, vivetelo. L'ineffabile Mary Poppins non ha paura del tempo che passa: è nata moderna e lo è rimasta.
 


lunedì 14 gennaio 2019

Rien ne va plus - Antonio Manzini


Titolo: Rien ne va plus • Autore: Antonio Manzini • Editore: Sellerio • N. pagine 310 • Anno di pubblicazione 2019 • Copertina flessibile € 14,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell'intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c'è qualcosa - lui la chiama «odore» - che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l'omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c'era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un'inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l'ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti. Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco.


Antonio Manzini è stato di parola, gennaio aveva detto e a gennaio ci ha riportato Rocco, con i suoi tormenti, le sue malinconie, i suoi rapporti irrisolti e il suo bisogno di anestetizzare i sentimenti.
Al termine di "Fate il vostro gioco" mi aveva lasciata appesa come una gruccia dondolante, con troppe domande irrisolte e con l'apprensione nel sapere che Rocco stava passando il momento più difficile dopo quel maledetto 7/7/2007, il giorno che ha segnato la sua discesa e che in "Pulvis et Umbra" aveva toccato il punto più profondo.
Lo avevo lasciato lì, in fondo al pozzo della disperazione, col vuoto intorno, senza appigli a cui aggrapparsi e con solo un debole spiraglio di luce, Gabriele e Lupa, due esseri che hanno bisogno delle cure di Rocco per sopravvivere, l'unico motivo per cui Rocco non se la sente di mollare.

In "Fate il vostro gioco" una situazione già catastrofica si complica ulteriormente, tanto da far meritare a Rocco il titolo di #mainagioia per eccellenza. Il caso al centro del romanzo trova una soluzione parziale e le vicende personali di Rocco prendono una piega critica, in "Rien ne va plus" vengono ripresi tutti i fili sparsi e man mano le risposte ai tanti interrogativi iniziano ad arrivare.
Punto fermo delle indagini e della vita del vicequestore Schiavone è la sua squadra, Italo Pierron in primis, e poi Casella e Scipioni e gli immancabili Deruta e D'Intino, senza i quali la squadra sarebbe efficiente sì, ma noiosa!

"In questa squadra mobile adottiamo un sistema dispotico e piramidale, che vede in cima il capo, cioè io, e giù alla base la bassa manovalanza grigia e silenziosa. Cioè voi due."
In questo romanzo, Manzini ci fa conoscere un altro po' del loro privato, rendendoceli ancor più famiglia. Ma per Rocco questa famiglia sembra non bastare, è un uomo rassegnato, anche se riuscirà a cogliere qualche fugace attimo di felicità e magari intravedere all'orizzonte un piccolo puntino di speranza. Può mai trovare pace il portabandiera del #mainagioia? Ovviamente no! D'altronde, siamo onesti, se ci ritrovassimo a leggere di un Rocco gioioso mica ci piacerebbe così tanto, lo adoriamo nei suoi ricordi romantici di Marina, ma se non ci fosse a fare da contraltare il Rocco malinconico e triste che ben conosciamo, forse un po' di fascino scemerebbe (sì, Rocco, è colpa nostra se Manzini te ne fa passare di ogni!).

"Non mi piace quando sembri una mosca in una stanza che non trova la finestra per scappare. Non mi piacciono i tuoi occhi, Rocco. Lo sai? Hai gli occhi prigionieri". 
"Che vuol dire?"
"Che non sono liberi. Guardano sempre in basso, non li alzi mai?"
"Li alzo sempre".
"Non li alzi invece. Guardi la strada, le macchine, i cielo, è vero, ma non li alzi sul serio. Stai sempre con gli occhi chiusi. Sono prigionieri. Sei tu che li hai ridotti così".

Insomma, Rien ne va plus è un romanzo in cui c'è un po' di tutto: suspance, sentimento, mistero, denuncia sociale, un romanzo in cui si ride (tanto), si sta col fiato sospeso (parecchio), ci si commuove (troppo). 
"La vita è la peggiore maestra. Prima ti interroga e poi ti spiega la lezione."
Antonio Manzini è riuscito a creare un personaggio complesso al quale ci si affeziona nonostante i suoi difetti superino i pregi, al quale si perdonano anche gli errori più clamorosi, perché Rocco è entrato a far parte dei nostri amici più cari, gli vogliamo un bene dell'anima e uno scrittore che riesce a fare questo non può che meritare applausi e ringraziamenti...non fosse che nel finale l'avrei preso a mazzate per quanto mi ha lasciata col fiato sospeso e il cuore a mille! 
Conclusione:  il romanzo mi è piaciuto? Freghète! (cit. D'Intino)




venerdì 11 gennaio 2019

Gli Amici Silenziosi - Laura Purcell


Titolo: Gli amici silenziosi • Autore: Laura Purcell • Editore: DeAPlaneta • N.pagine 382 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina rigida € 18,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell'angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l'opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l'amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall'isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l'intrigante diario di un'antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli "amici silenziosi" che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanze mai del tutto chiarite.

1865, campagna inglese, una vecchia dimora abitata dai soli domestici, abbandonata da anni dai proprietari perché su di essa gravano tetre superstizioni: immaginate di aggirarvi tra i suoi corridoi polverosi, odoranti di muffa e di essere guardati con sospetto dai domestici, dopo aver appena perso il marito proprio tra quelle mura in circostanze misteriose, e di sentirvi continuamente osservati , di percepire brividi sulla pelle anche quando siete di fronte ad un fuoco scoppiettante e nei momenti di assoluto silenzio sentire degli strani rumori...SSS...SSS...
Per tutte le 380 pagine di questo romanzo proverete queste sensazioni e man mano che la lettura procederà, oltre a chiedervi se Elsie, la protagonista, stia realmente vivendo ciò che racconta o se si tratta di realtà distorta dalla sua mente, spererete ardentemente che non cada qualcosa vicino a voi, altrimenti dovrete dire addio ad un paio di cellule cardiache! Vi dico solo che nel tardo pomeriggio, mentre ultimavo la lettura nella casa immersa nel silenzio, il mio vicino di casa ha acceso il compressore...voi lo sapete che rumore fa un compressore? Bravi! SSS...SSSS...credo di essere viva per miracolo!
La storia de "Gli amici silenziosi" (maledetti pezzi di legno!) si snoda su tre piani temporali; fulcro è la narrazione della vicenda che vede coinvolta Elsie, orfana di entrambi i genitori, proprietaria con il fratello minore di una fabbrica di fiammiferi che, cercando investitori per la sua azienda, trova marito, quando ormai si era rassegnata ad una vita da zitella. Rimasta incinta, Rupert, il marito, decide di trasferirla in campagna nella residenza di famiglia e, mentre sta sistemando per il suo arrivo, muore misteriosamente. Ad accompagnare Elsie c'è Sarah, cugina di Rupert e unica presenza che le sia di conforto.
Alternata a questa vicenda c'è il racconto degli avvenimenti accaduti nel 1635 quando gli antenati di Rupert si preparavano ad accogliere la famiglia reale proprio in quella stessa villa, avvenimenti che hanno portato a creare la convinzione che un alone di maligno aleggi sulla casa.
La terza e ultima ambientazione è un ospedale psichiatrico nel quale Elsie viene rinchiusa al termine nelle vicende del 1865.
I tre racconti si alternano a formare un incastro perfetto attraverso il quale il lettore può ricostruire gli avvenimenti e la loro origine. Si tratta del classico romanzo nel quale tutto è possibile e al tempo stesso improbabile, attraverso la cui lettura ci si ritrova a provare l'iniziale euforia e la seguente disperazione di Anna, antenata di Rupert, l'angoscia crescente di Elsie e il suo senso di impotenza, fino ad un epilogo spiazzante, anche se ripensandoci a posteriori in certune parti gli indizi sono stati disseminati lì dove un lettore "scafato" potrebbe coglierli. 
Personalmente avrei apprezzato una maggiore caratterizzazione del personaggio di Sarah, la cui storia si conosce solo marginalmente e solo in funzione del vissuto di Elsie, come ho trovato carente la descrizione dell'infanzia di Elsie alla quale si fa più volte riferimento, ma che viene poi liquidata in poche righe: un maggior sviluppo di quella parte a mio avviso avrebbe dato più corpo a tutta la vicenda.
Nel complesso è un romanzo che, oltre ad avere una meravigliosa copertina, intrattiene molto piacevolmente (e "ansiogenamente") e che si legge in pochissimo tempo, tanta è la curiosità di sapere cosa sia successo e velocemente, in modo da poter richiudere i maledetti "amici" dentro alle pagine... un attimo... la copertina ha un buco! Scusate, vado a mettere il libro sottovuoto, sia mai... Alla prossima!



lunedì 7 gennaio 2019

L'animale femmina - Emanuela Canepa

Trama: Rosita è scappata dal suo malinconico paese, e dal controllo asfittico della madre, per andare a studiare a Padova. Sono passati sette anni e non ha concluso molto. Il lavoro al supermercato che le serve per mantenersi l'ha penalizzata con gli esami e l'unico uomo che frequenta, al ritmo di un incontro al mese, è sposato. Ma lei è abituata a non pretendere nulla. La vigilia di Natale conosce per caso un anziano avvocato, Ludovico Lepore. Austero, elegante, enigmatico, Lepore non nasconde una certa ruvidezza, eppure si interessa a lei. La assume come segretaria part time perché possa avere piú soldi e tempo per l'università. In ufficio, però, comincia a tormentarla con discorsi misogini, esercitando su di lei una manipolazione sottile. Rosita la subisce per necessità, o almeno crede. Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.
 
Titolo: L'animale femmina
Autore: Emanuela Canepa
Casa editrice: Einaudi
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 259
 

Io che non ho fatto la classifica dei libri più belli del 2018, mi sono nutrita con curiosità delle liste altrui, sempre alla ricerca di un romanzo particolare in grado di regalarmi un'emozione, non importa se di testa o di cuore. Tra le varie top list quella di Mr. Ink  metteva al quinto posto L'animale femmina, un romanzo che dalla vetrina della libreria mi aveva respinta, proprio a causa del titolo, così disturbante. Leggendo la sinossi mi sono resa conto che la prima impressione era fuorviante e che invece era il tipo di libro che mi può piacere. E molto.
L'ho dovuto leggere d'un fiato, neanche si trattasse di un thriller perché il rapporto tra la giovane protagonista Rosita e l'anziano avvocato Lepore mi ha da subito intrigata. Ho assistito alle loro schermaglie non amorose con il fiato sospeso, affascinata dal gioco perverso che l'avvocato si divertiva a portare avanti a spese della giovane segretaria. Un gioco raffinato e crudele, senza sesso, ma di colonizzazione del cervello altrui, di corrosione delle certezze. Ad ogni pagina volevo scoprire dove mi avrebbe portata la misoginia di Lepore e come avrebbe fatto Rosita a proteggersi dal suo mellifluo divertimento, lei così indifesa e così bisognosa di conservare il proprio posto di lavoro. Rosita non vuol abbandonare Padova e gli studi di medicina per rientrare a casa, al Sud, perché significherebbe arrendersi e tornare sotto il dominio di una madre autoritaria e subdolamente ricattatoria, una che pensa di piegare le persone con lo stesso preciso metodo con il quale stira le lenzuola
 
Per mia madre la parola resilienza è una bestemmia, e la forza di carattere si misura dalla tenacia con cui ti opponi alla vita e la prendi per le corna schiacciandole il muso a terra finché non ti dà esattamente tutto quello ti aspetti. Se questo non succede, e non succede quasi mai, è l'inferno
La storia ambientata al tempo presente viene interrotta da alcuni capitoli che ci presentano l'avvocato Lepore da giovane. Il nodo della sua misoginia attuale ha ovviamente radici profonde che risalgono a conflitti del passato, alla sua amicizia molto esclusiva con il coetaneo Guido. I due piani temporali si alternano con assoluta naturalezza, senza mai disturbare il lettore, ma regalandogli la chiave di volta per meglio interpretare l'ambiguo personaggio dell'avvocato.
La narrazione è coinvolgente e raffinata, i pensieri più reconditi della protagonista vengono mostrati con un nitore che lascia ammirati, considerato anche che si tratta di un'opera prima. Non a caso questo romanzo ha vinto il premio Calvino, uno dei più prestigiosi dedicati agli scrittori esordienti. Non posso non citare la stessa frase che ha colpito anche Mr. Ink
 
 Il momento in cui cominci a capire chi sei è lo stesso in cui diventa superfluo spiegarlo a chiunque

Un romanzo che consiglio soprattutto a chi non si accontenta di una buona trama, ma vuole anche che venga servita nel miglior modo possibile, mettendo a nudo tutti gli ingranaggi che la fanno funzionare ed andare avanti. E' cerebrale e semplice al tempo stesso, un connubio perfetto per chi ama rimanere un po' disorientato di fronte alla complessità dell'animale umano.
Aspetto con grande curiosità l'autrice alla sua seconda opera: da una tale maturità e precisione espressiva non possono che arrivare belle conferme.
 

 

mercoledì 2 gennaio 2019

Il sogno della macchina da cucire - Bianca Pitzorno

Trama: In questo romanzo la voce narrante è quella di una sartina a giornata nata a fine Ottocento in una cittadina di provincia non lontano dal mare. Rimasta presto sola al mondo, difende quel lavoro che la rende autonoma anche se implica ore e ore spese nelle case dei signori, cavandosi gli occhi per cucire abiti e biancheria. Vorrebbe poter leggere i giornaletti di cui ogni tanto le fanno dono le sue padrone; ma imparerà presto che proprio nelle stanze del cucito giungono gli echi dei segreti inconfessabili di ogni famiglia, più appassionanti di ogni feuilleton. La sartina ascolta in disparte: ma un giorno la scatola di latta dove chiude i desideri più preziosi si aprirà, e anche a lei toccherà vivere da protagonista. La marchesina Ester, che veste come un maschio e ama andare a cavallo; miss Lily Rose, l'americana, e il suo corsetto imbottito di banconote; le sorelle Provera e lo scandalo dei tessuti francesi; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto pur di difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica... Una galleria di donne di ogni età, raccontate in tutte le loro sfaccettature.
 
Titolo: Il sogno della macchina da cucire
Autore: Bianca Pitzorno
Casa editrice: Bompiani
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 229
 
 


 
 
Il primo post di questo 2019 ci porta nell'Italia di fine Ottocento. Il mio periodo d'elezione e potrei dire d'affezione. Ho voluto che questo romanzo fosse la mia lettura natalizia, come tanti (troppi) anni fa proprio la sera di Natale ho divorato Jane Eyre, libro che avevo ricevuto in dono dalle mie amate cugine. Un filo rosso lega alcuni libri della Pitzorno al più famoso romanzo di Charlotte Bronte, considerato che con La bambinaia francese l'autrice italiana ha scritto una vicenda parallela a quella di Jane Eyre, arricchendola, mettendoci del suo, rendendo giustizia ai protagonisti secondari di quella storia. E' gioco di rimandi che mi piace, mi appaga e che comprendo. Sapevo d'istinto che Bianca mi avrebbe riportata a casa. Così è stato, con stoccatina finale alla Bronte.
La vicenda è corale e le diverse storie che la compongono vengono "cucite insieme" da quella di una giovane sartina che troppo presto ha perso ogni protezione familiare e vive del proprio lavoro, a testa alta, con modestia e tanto senso pratico, ma anche con una grande volontà di autonomia e d'indipendenza. E' lei a sfiorare le vite di tante donne, di diversa estrazione sociale, ad osservare un universo multiforme che cambia sotto i suoi occhi, in lotta tra il passato e la spinta verso il presente e la modernità. L'autrice, con leggera ironia, ci presenta i due volti dell'Italia di quel periodo, ma sa dosare gli ingredienti: ci lascia intuire la disperazione di un Verga, la misura di un Manzoni e l'umorismo non sempre innocente di una Austen. Siamo italiani, non scordiamocelo. Vuol dire qualcosa, non facciamo i disfattisti: abbiamo una grande tradizione letteraria alle spalle e chi l'ha amata ne reca traccia, come un dono l'ha assorbita per osmosi. L'ha dimostrato il libro della Cibrario e in modo diverso, molto più lieve e quindi alla portata di ogni lettore, ora anche la Pitzorno.  Ci sono degli episodi così spassosi (in particolare nel secondo racconto "La divina eleganza")  che mi hanno fatta ridere e desiderare di applaudire platealmente la bravura della narratrice. Nonostante ciò la storia non perde mai il suo realismo,  il romanticismo viene curato con l'ironia e la caduta nel baratro viene evitata (ma non per tutti!) con piccoli colpi di fortuna, ma siamo sempre ben lontani da una realtà idealizzata o romanzata. E' la vita, con il dolce e l'amaro, pacchetto completo. Il romanzo di formazione della giovane protagonista si realizza esperienza dopo esperienza, che siano dirette o solo osservate, e grazie a lei il lettore incontra diversi tipi di donna, ognuna con un diverso ruolo nella società dell'epoca. La giovane contessina, le figlie di un notaio tirchio, una giornalista americana "emancipata", la nobiltà con la servitù e i suoi segreti più inconfessabili. Uno spaccato reso con una vividezza che dona alla lettura brio e grande piacevolezza. Un libro che ha la sola pecca di finire in  fretta e in maniera un po' troppo netta. Fortunatamente nei ringraziamenti l'autrice lascia intendere di aver materiale ed idee per altri romanzi. Ho pertanto la lettura prenotata per il prossimo Natale... a Santo Stefano sarà già terminata e per l'ultimo dell'anno un distopico potrà riportarmi ai tempi moderni. Tutto senza soluzione di continuità. La lettura è questo: un istante perfetto, un salto nel tempo, in avanti e indietro, per chi non ha paura di vivere mille vite diverse.
Benvenuti nel 2019, nel 1899, nel 2999. Scegliete voi.