venerdì 29 giugno 2018

Quando eravamo eroi - Silvio Muccino

Un libro che mi ha stupita, coinvolta, travolta. Un libro "denso" di bellezza, quella dei sentimenti più intensi, dolorosi e necessari. Un libro bello. Davvero.
TRAMA
Alex ha trentaquattro anni e sta per tornare in Italia. Dalla sua casa ad Amsterdam guarda una vecchia foto che lo ritrae adolescente insieme ai quattro amici che allora rappresentavano tutto il suo mondo. Gli stessi che ha abbandonato da un giorno all'altro senza una spiegazione, quindici anni prima. Lui, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo erano indissolubili, fragili e bellissimi, esseri unici e uniti come alieni precipitati su un pianeta sconosciuto a cui non volevano, non sapevano conformarsi. Poi, qualcosa si è rotto. Ora Alex sta per affrontare il passo più importante della sua vita, ma, prima di chiudere i conti con quel passato e con la causa della sua fuga, ha bisogno di rivederli perché sente di dover confessare loro la verità. Una verità che nel corso di quegli anni lo ha portato ad un punto di non ritorno oltre il quale, di Alex, non resterà più nulla. Per Eva, Alex è stato il grande amore, per Rodolfo il rivale-amico che aveva rubato il cuore della ragazza di cui era innamorato, per Melzi un dio messo su un piedistallo, per Torquemada un enigma da risolvere. Nessuno è mai riuscito a superare il dolore di quell'abbandono che ha alterato il corso delle loro vite. È per questo che, nonostante tutto, decidono di accettare l'invito di Alex a trascorrere tre giorni nella sua casa in campagna - meta e rifugio di tanti momenti passati insieme. Ma quando vi arriveranno, la rivelazione che li attende sarà infinitamente più scioccante di quanto avessero mai potuto immaginare. Sarà solo l'inizio di un weekend fatto di verità e confessioni, pianti e risate. Al loro risveglio, il lunedì mattina, nulla sarà più lo stesso.

Titolo: Quando eravamo eroi • Autore: Silvio Muccino • Editore: La Nave di Teseo • N.pagine: 236 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 17,00 • Ebook € 9,99


Io faccio parte di quel gruppo di persone che conosce il Silvio Muccino attore, lo apprezza in quella veste, ma alla vista di un libro con il suo nome sopra ha storto il naso, nicchiato e pensato "Sì, vabbè, eccone n'antro". Poi inizi a leggere un paio di recensioni, molto positive, poi ne leggi altre, poi arriva quell'amica che ti fa tap tap sulla spalla e ti dice "Devi assolutamente leggerlo!". E tu di lei ti fidi, purtroppo (perché ormai hai i solchi sulla spalla a forza di tap, tap e hai ridotto drasticamente le tue ore di sonno per poter leggere TUTTI quei meravigliosi libri) e il libro lo compri. E lo leggi. E lo stomaco ti si attorciglia, perché in quel libro c'è un universo di emozioni che ti entrano dagli occhi, ti attraversano il cuore e lì rimangono, dopo averti dato la scossa. E quando hai chiuso l'ultima pagina ti senti orfana, come succede solo con i libri belli, senti un vuoto e vaghi per casa pensando a come fare a spiegare cosa ti è successo, a cosa leggere DOPO e soprattutto a fare la lista delle persone alle quale fare tap tap sulla spalla. E tra quelle persone ci siete anche voi. 
Potrei definire "Quando eravamo eroi" un romanzo di formazione che parte quando la formazione è già ultimata, anche se più che di formazione si tratta di una sospensione nel tempo, una sorta di apnea, di questi quattro amici che, rimasti improvvisamente orfani del fulcro che li teneva insieme e che faceva girare il loro gruppo, dopo quindici anni riprovano a respirare. Cinque amici, gli Alieni

"Meravigliosi Alieni, che splendevano al confronto con una società di zombi. Loro non erano comparse come gli altri, loro erano protagonisti."

Cinque amici cresciuti insieme, che insieme hanno attraversato la tempesta chiamata adolescenza, bastandosi, sorreggendosi, spalleggiandosi, creando il loro micro mondo, al centro del quale c'era Alex, e intorno a lui gravitavano Melzi, Rodolfo, Eva e Torquemada.
Per ognuno di loro c'era un Alex: Alex il motivatore, Alex l'antagonista, Alex l'amore, Alex l'incognita, Alex il centro; Alex che un brutto giorno scompare nel nulla lasciando gli Alieni soli, senza un motivo, senza una soluzione per sopravvivere. Ognuno di loro ci prova, a ricostruirsi, a colmare il vuoto lasciato da Alex, ma Alex è insostituibile e andandosene ha portato con sé un pezzetto di loro. Quindici anni dopo Alex si rifà vivo per comunicare loro una notizia importante, una notizia che li sconvolgerà.
Si sopravvive alla mancanza di un organo? Sì, ma inevitabilmente il fisico si indebolisce nel tentativo di sopperire alla mancanza, Alex era un organo vitale per gli Alieni, che faticosamente si erano costruiti una nuova traballante identità, e ora crollano su se stessi, ritrovano la ferita aperta e sanguinante lasciata dalla sua partenza, prendendo coscienza del fatto che non si era mai richiusa, ma anzi, tutte le azioni compiute per rimarginarla hanno sortito l'effetto contrario, hanno scavato una voragine.
In tre giorni da passare nella casa di campagna di Alex, che li ha visti invincibili, di nuovo tutti e cinque insieme, proveranno a chiudere il cerchio, a capire chi sono stati e chi sono diventati, non senza chiedersi chi avrebbero potuto essere se Alex non fosse sparito. Prima di fare i conti con Alex, di sapere perché li ha abbandonati, saranno costretti a fare i conti con se stessi e lo faranno lanciandosi addosso colpe come lanciarsi sassi che fanno male solo alla mano che li scaglia, ma che servono per capire. Prima di conoscere bisogna riconoscersi. 
Gli Alieni incarnano il male di vivere dei nostri giorni, il bisogno di cercare colpe negli altri per non riconoscere le proprie, e leggere di loro è una sorta di terapia per il lettore stesso.
Da quei tre giorni usciranno malconci, più Alieni di quando ci sono entrati ma meno ciechi e più consapevoli, finalmente capaci di "vedere le nuvole da entrambi i lati"
E altrettanto succederà a chi lo legge. 
Quindi, se cercate emozioni intense, leggetelo. E stavolta vi lascio anche il consiglio musicale.
"This is Ground Control to Major Tom, I'm stepping through the door"
(questa la capirete solo leggendo il libro) 





mercoledì 27 giugno 2018

Penelope Poirot e l'ora blu - Becky Sharp

Penelope Poirot è tornata, ed è più in forma che mai!


Titolo: Penelope Poirot e l'ora blu • Autore: Becky Sharp • Editore: Marcos y Marcos • N.pagine: 302 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 18,00

TRAMA
La Signora di un borgo in bilico tra Liguria e Piemonte organizza un convegno sulle fiabe nella sua villa. Per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome. Per Velma Hamilton, la sua segretaria, è un rischiosissimo tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani, meta di tutte le estati della sua infanzia. È pericoloso svegliare i ricordi. Tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate. Ora si festeggia sull'acqua, tra profumi di griglie, e spari dal bosco accolgono il crepuscolo. Ma proprio sul più bello, quando si vorrebbe lasciarsi andare, c'è una testa che cade. Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima. Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo... insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma? Sì, anche Velma. Sola contro tutti, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, nell'ora blu. Se le chiedi cosa fa, Becky Sharp ti dirà di essere un'avventuriera della parola scritta e vanterà le sue prodezze da redattrice, copy e traduttrice. Millanterà nobili natali nel regno della filosofia e della critica letteraria. Non paga, insinuerà di essere scrittrice, misteriosa e altresì tradotta oltralpe. In realtà si sospetta che si dedichi ad attività sedentarie e che nei libri, soprattutto, si nasconda.


Puntuale ormai da tre anni in questo periodo, si rinnova per me l'appuntamento con l'illustre nipote del più famoso (ma non di molto, eh) Hercule Poirot, Penelope con il suo chignon rosso, il suo sorriso parigino, le sue mise tutt'altro che discrete e, soprattutto, con "la sagacia che mi viene dal cognome", e con il suo arrivo si rinnova la ventata di ironia e di mistero che pervadono tutti i romanzi di Becky Sharp.
Dopo aver pasteggiato sulle colline del Chianti in "Penelope Poirot fa la cosa giusta" (recensione qui) ed essersi rigenerata sulla costa ligure in "Penelope Poirot e il male inglese" (recensione qui) la nostra novella Jessica Fletcher (sì, perché dove arriva Penelope, prima o poi il morto ci scappa) viene invitata dal suo "amico sentimentale", Francis Travers, ad una convegno sulle fiabe nel castello
di una  nota esperta di studi folklorici, con particolare attenzione al mondo delle fate, situato a Corterossa, un borgo a cavallo tra Liguria e Toscana, 
"un buco di mondo dove tutto nasceva già vecchio, dove tutto sapeva di noto"
accompagnata dalla sua seriosissima assistente Velma Hamilton, la quale stavolta ha fondati motivi per non gioire della vacanza che le si prospetta. Corterossa è infatti il luogo dove risiedevano i nonni di Velma e dove lei ha trascorso tutte le vacanze estive della sua infanzia, in compagnia di una ragazzina di nome Sveva, biondissima ed eterea, con la quale giocavano ad essere fate, Melusina lei e  Morgana l'altra, sulle rive del lago che lambisce i territori del castello.
Tanti sono i segreti che Velma vorrebbe rimanessero nell'oblio dei ricordi, ma riaffiorano non appena  rivede Sveva, ormai diventata serva della Signora del borgo, Edelweiss Gastaldi, colei che da piccole chiamavano Strega. Con Sveva lavora anche sua figlia Viviana, che a Velma ricorda tanto Sveva, gli stessi capelli quasi bianchi, gli stessi occhi sognanti, con l'unica differenza che Viviana sembra essere sotto il giogo della Strega e che da due anni non proferisce parola.
Gli eventi precipitano durante la festa clou dell'evento, quella per festeggiare i 70 anni di Edelweiss
e il suo ritiro dalla scena pubblica, organizzata sulle rive del lago durante l'ora blu, il crepuscolo, l'ora magica nella quale il giorno si congeda salutando la notte che arriva, quando il di lei marito cade a terra, morto stecchito apparentemente a causa di un infarto (e qui io ribadisco il ruolo di portajella dell'ingrombrante Penelope).
Come per le precedenti storie, il romanzo si struttura in due parti, la prima a voce di Velma che ha il compito di introdurre personaggi e vicende e che termina con la dipartita del malcapitato di turno, e la seconda a voce (molto più impertinente) di Penelope che ha il compito di investigare sulle circostanze che hanno condotto alla morte, in questo caso dell'odiatissimo Principe Consorte, Bebe Massone. Già, perché come nei precedenti romanzi, anche in questo, nella più classica delle accezioni gialle, tutti i convenuti hanno un movente per volere la morte di Bebe, e non mancano l'occasione e l'opportunità di reperire l'eventuale arma; e per tutti intendo tutti, stavolta inclusa Velma, la sua assistente.
Spetta a Penelope vagliare tutte le ipotesi e smascherare il colpevole e con il sangue che le scorre nelle vene la soluzione non tarderà ad arrivare.
Anche in questo romanzo la narrazione è intervallata da brani scritti in corsivo, nei quali a parlare questa volta sono le acque del lago, le uniche a conoscenza dei segreti di ogni convenuto, del passato tragico e sofferto degli abitanti del luogo e dei pensieri più reconditi degli invitati alla festa.
Un romanzo che consiglio a tutti gli amanti del giallo in stile Agatha Christie, con la presenza degli elementi cari all'autrice: la decadenza di nobili e parvenue alla quale non vogliono arrendersi, lo humor e il rigore prettamente inglesi in contrapposizione all'ironia sagace e, naturalmente, il cibo, vero, grande ed insostituibile amore della mia amica Penelope (sarà per questo che la adoro?).
Leggetelo, vi regalerà qualche ora di piacevole intrattenimento, intrigandovi e facendovi affezionare alle sue protagoniste e poi anche voi segnerete sul calendario il mese di giugno come "il mese di  Penelope Poirot" in attesa di una sua nuova avventura.
Ringrazio la Casa Editrice per la copia cartacea del libro.


lunedì 25 giugno 2018

La felicità del cactus - Sarah Haywood

Trama:  Susan Green adora l'efficienza e la pianificazione. Con buona pace di famiglia e colleghi, che la trovano fredda e difficile da avvicinare. Ma la vita di Susan ha perfettamente senso... per Susan. Ha un appartamento a Londra tagliato su misura sulle sue esigenze, un lavoro che soddisfa la sua passione per la logica e un accordo del tutto civile e congeniale che le garantisce adeguati stimoli culturali, e non solo, senza ricorrere a inutili sdolcinatezze. Guai perciò a tentare di abbozzare un qualsiasi coinvolgimento emotivo e accorciare le distanze: Susan punge, come i cactus che colleziona. Eppure, si sa, la vita sfugge a ogni controllo. Perciò quando Susan si trova a dover fronteggiare i due eventi più imprevedibili di tutti - un lutto e una gravidanza - il suo aplomb inizia a vacillare. Tutto il mondo sembra impazzito, sia dentro che fuori di lei. Mentre, suo malgrado, si scopre a sorridere come una sciocca svenevole davanti a un banale referto medico, suo fratello Edward, che non ha mai combinato niente nella vita, finisce per ereditare quasi tutti i beni di famiglia. Ma proprio quando Susan inizierà a capire di non poter fare tutto da sola, riceverà aiuto dalle persone più insperate. E l'inflessibile femminista di ferro, la donna combattiva e spinosa come i suoi cactus, si troverà a fiorire.
Titolo: La felicità del cactus
Autore: Sarah Haywood
Casa editrice: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 362

Dopo aver terminato il libro di Giordano necessitavo di una lettura veloce e divertente. Quando su facebook mi sono imbattuta nella copertina del libro della Haywood non ho avuto dubbi di sorta e arrivata in libreria ho (quasi) urlato: dove si trova La felicità del cactus? Due minuti dopo uscivo felice e saltellante. Niente rende bello il sabato mattina quanto l'avere un libro nuovo e profumato da leggere durante il fine settimana. Ogni tanto mi pare di essere dotata di un sesto senso oppure di essere molto fortunata, perché spesso queste mie pulsioni improvvise e non molto ponderate mi portano a leggere dei bei libri. Sarà pure che da certe case editrici mi aspetto il meglio o che difficilmente mi hanno delusa. Sarà quel che sarà, ma la felicità del cactus ha contagiato pure me.
Ad inizio libro la protagonista, Susan, era talmente irritante e anaffettiva da farmi sorridere. Ha tutto un suo modo di interpretare la vita, un suo personale piano d'attacco (o di difesa) che nemmeno il saperla fragile e sola contro il mondo la rende simpatica. Eppure un pochino alla volta dal libro emerge una verità diversa: tutti i nostri guai e le insicurezze il più delle volte hanno origine negli anni dell'infanzia e anche la sua vicenda non si sottrae alla regola.
Nel libro, che procede scorrevole, facciamo avanti e indietro tra passato e presente e ad ogni salto temporale comprendiamo e ci avviciniamo di più a questa atipica protagonista.
Nel dettaglio Susan, che ha appena perso la madre, si trova a litigare con il fratello con il quale non è mai andata d'accordo per questioni ereditarie. Un'ingiustizia è stata compiuta e lei non è certo tipo da lasciar correre.
Tutta la vicenda abbonda di quell'umorismo inglese cha tanto mi piace. A volte mi sono proprio trovata a ridere, vedasi l'uso insolito (ed improprio) che Susan fa del cofanetto delle ceneri della madre. Impagabile.
Tra una risata e l'altra ogni tanto s'intravedono i contorni di un passato veramente difficile, con una madre più vicina al fratello debole che alla forte (per necessità) Susan e un padre alcolizzato.
E' credibile la lenta trasformazione di Susan, tanto che senza rendermene nemmeno conto sono passata dall'antipatia iniziale all'empatia, con un pizzico di tenerezza.
Non posso definirlo un pilastro della letteratura contemporanea, non ho sottolineato frasi particolarmente rilevanti, ma è un gradevolissimo libro che sa unire la leggerezza alla profondità e quindi, nel suo genere, un bel voto se lo merita tutto.
Consigliatissimo se avete appena terminato Giordano e Aramburu. ;-)
Consigliato anche se siete un pizzico romantiche, ma i romance non li digerite e soprattutto se con un' amica in una sola serata avete terminato una scatola di Quality Street.
E i cactus? Ovviamente ci sono anche loro.
Buona lettura.

venerdì 22 giugno 2018

Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle - Seconda fermata per il mondo Babbano


E rieccoci qui, streghette adorate (adorate non sempre, ma vabbè!). Sei mesi sono trascorsi dal vostro arrivo a Hogwarts, Albus Silente è invecchiato di un altro anno (mettete giù le zampe dagli avanzi di torta, altrimenti vi crucio!).
Questo secondo trimestre si è concluso in maniera un po' polemica, con la dolorosa decisione, da parte di noi Professori, di chiudere definitivamente la Sala Comune di Tassorosso.
Come vi abbiamo ampiamente spiegato nella Sala Grande, le streghette superstiti sono state destinate alle tre Case rimanenti. Ieri avete scoperto chi sono le vostre nuove compagne e, ahimè, avete dovuto anche salutare cinque streghette che hanno fatto ritorno al mondo babbano.

Ma come sempre il gioco va avanti e siamo giunti all'ultimo trimestre che vi vedrà giocare in squadra! Questa mattina, i gufi hanno consegnato, nelle sale comuni delle vostre Case, le lettere con i nuovi obiettivi; obiettivi che, vi ricordiamo, saranno validi sino al 20 settembre prossimo. E visto che alcune di voi hanno la memoria corta, vi rammentiamo anche che i titoli imposti verranno cambiati ogni mese, così come i titoli nascosti sotto i Cappelli Parlanti. E visto che vi stiamo rinfrescando la memoria, vi ricordiamo anche che se scegliete un gruppo di obiettivi contenente un titolo imposto che avete già letto, avrete creato un danno alla vostra squadra: in quanto visibili, i titoli imposti non sono soggetti a sostituzione!

IL BOCCINO D'ORO


Anche per quest'ultimo trimestre di gioco di squadra, verrà lanciato un nuovo Boccino!
La cacciatrice che lo afferrerà dovrà rispettare una serie di regole; se riuscirà a portare a termine la sua missione, la Casa a cui appartiene vedrà incrementare il proprio punteggio di ben 10 punti. In caso contrario, i 10 punti saranno sottratti!
Prima di lasciarvi ad un ripassino delle regole generali di gioco, vi ricordiamo che, a fine trimestre, quando il gioco diventerà individuale, il punteggio totale accumulato da ogni Casa verrà suddiviso tra le streghette con un'aggiunta di: 10 punti a testa per la Casa prima classificata, 8 punti  a testa per la Casa seconda classificata e 6 punti a testa per la Casa terza classificata.
Per quanto riguarda, invece, lo svolgimento del terzo trimestre di gioco, vi spiegheremo tutto a tempo debito!
E adesso, regole!
Regola numero 1 - Essere Lettori Fissi di tutti e tre i blog: La Libridinosa, La Biblioteca di Eliza e Due lettrici quasi perfette (per favore, ogni tanto controllate che Blogger, notoriamente grande stronzo, non vi abbia rimosse dai Lettori fissi!)
Regola numero 2 - Aver messo Mi Piace a tutte e tre le nostre pagine Facebook: La Libridinosa, La Biblioteca di Eliza e Due lettrici quasi perfette
Regola numero 3 - Far parte del Macrogruppo Facebook e del microgruppo relativo alla Casa che vi è stata assegnata
Regola numero 4 - Condividere il Banner sul vostro blog o, se non ne avete uno, sul profilo Facebook

Per quanto riguarda le vostre letture, invece...

  • I libri che sceglierete di leggere dovranno avere minimo 150 pagine (farà fede l'edizione cartacea presente su Amazon, se esiste)
  • Per quanto riguarda i titoli che vi "imporremo" noi tre, non ci sarà, a differenza degli anni scorsi, un numero limite di pagine. Ma, benché molte di voi pensino che siamo Carogne patentate, così non è (almeno non del tutto) e cercheremo di non appiopparvi Ken Follett!
  • Per gli obiettivi che richiedano la lettura di un genere specifico, potrete controllare, come al solito, le schede Amazon (anche in questo caso, controllate sempre la scheda della versione cartacea del libro, se esiste). Se avete qualche dubbio, scriveteci in gruppo!
  • Per le copertine colorate chiedete sempre a noi prima di iniziare a leggere (pare che ci siano, tra voi, evidenti casi di daltonismo!!!).
  • Quando avrete bisogno di chiederci qualcosa, usate il macrogruppo e TAGGATECI SEMPRE, altrimenti, nel marasma di post che vengono pubblicati, rischiamo di perderci le vostre domande!
  • Se volete pubblicizzare le iniziative dei vostri blog o delle vostre pagine Facebook, potrete farlo (sempre chiedendo prima l'autorizzazione ad una di noi tre), ma solo nel macrogruppo.
Vi ricordiamo che se avete qualche dubbio o qualche domanda siamo a vostra completa disposizione sia nel gruppo Facebook che alla nostra mail:

lauralaura.challenge@gmail.com

Arrivate a questo punto, non ci resta altro da fare che lasciarvi il nuovo modulo per l'invio delle recensioni e, mi raccomando: il modulo vecchio è stato chiuso, non venite a piangere perché non lo trovate più!

martedì 19 giugno 2018

[Blogtour] Lezioni di disegno - Roberta Marasco

Dopo le tappe che si sono susseguite ieri e che vi hanno presentato libro e personaggi, oggi è il turno della mia tappa, la recensione. Al termine troverete tutte le regole per potervi aggiudicare una copia cartacea del romanzo, mi raccomando, seguitele per bene e in bocca al lupo a tutti!


TRAMA
Un amore finito, un impiego insoddisfacente lasciato indietro e una vita che, a 39 anni, non ha ancora messo radici e sta tutta in una valigia. Come quella con cui Julia arriva a Barcellona, nella lussuosa villa di Pedralbes che lei e le sorelle sono costrette a vendere dopo la morte della madre Gloria. Fra i ricordi di un padre autoritario e severo, complice della dittatura franchista, e i segreti di famiglia occultati fra le pareti delle stanze deserte, Julia ritrova anche una fotografia della madre da giovane, abbracciata a un bellissimo sconosciuto. Alle prese con la sfrenata nipote, figlia della ribelle Olga, Julia si trova a fare i conti con un passato pieno di rivelazioni. Dalla Barcellona in fermento degli anni Settanta, quella delle prime manifestazioni e delle assemblee femministe, dell'amore libero, della musica e della controcultura, emerge il volto segreto di Gloria, una donna che la figlia conosceva solo a metà, capace di vivere una passione clandestina e travolgente che molto ha da insegnare, sull'amore e sulla vita. E sulle ribellioni silenziose che ci conducono verso i nostri sogni.

Titolo: Lezioni di disegno • Autore: Roberta Marasco • Editore: Fabbri • N.pagine: 288 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 17,00 • Ebook € 6,99


Torna in libreria Roberta Marasco, a distanza di due anni da "Le regole del tè e dell'amore", e lo fa con una storia che parla di famiglia, amore, del "prendersi cura dell'altro" nelle sue diverse accezioni, ma che affronta anche un tema molto caro all'autrice: la lunga strada verso la democrazia che la Spagna, suo paese d'adozione, ha dovuto affrontare dopo la fine del regime franchista.
Le vicende narrate sono quelle di una famiglia che si forma negli anni "caldi", attraverso un alternarsi di capitoli durante i quali conosceremo la famiglia di Gloria e Luis nella Barcellona del 1976, e la storia delle loro tre figlie, Anna, Julia e Olga nel 2016. Proprio quest'alternanza ci dà modo di conoscere quello che a mio avviso è il personaggio principale, ossia Gloria, nella sua interezza, attraverso le sue scelte e le sue rinunce, le sue immense gioie e i suoi grandi dolori, il suo sottomettersi all'egoismo e alla freddezza di Luis e il suo abbandonarsi all'amore vero, ma soprattutto la sua dedizione alle figlie conservando il suo segreto per tutta la vita cercando però di insegnare loro ad amarsi e accettarsi, purtroppo non riuscendoci del tutto.
Le lezioni di disegno che danno il titolo al romanzo, sono purtroppo troppo poco presenti all'interno della narrazione e questo particolare mi è un po' dispiaciuto, perché trovo che siano gli unici momenti in cui Gloria riesce ad essere autentica nel rapporto con la figlia, nel mare del non detto e delle bugie sul quale si fonda l'intero rapporto familiare.
Infatti queste lezioni, pur apparendo in maniera fugace all'interno della narrazione, sono in realtà lezioni di vita che la madre cerca di passare ad una figlia che percepisce fragile.

"Devi osare Julia, esci dai margini, non lasciare che ti frenino. Il contorno è un'astrazione, non ne hai bisogno, fidati di quello che vedi tu, non di quello che vedono gli altri."

Julia, la figlia di mezzo, è infatti quella più simile a lei, quella che fatica a trovare la sua strada, quella che colleziona fallimenti per la paura di vivere fino in fondo un sentimento che teme essere troppo per lei.
Poi c'è Anna, la figlia maggiore, la più vicina caratterialmente al padre, tanto da sposare un uomo a lui molto simile, quella che in nome della cosiddetta rispettabilità, sacrifica i propri sentimenti e quelli delle sorelle.
E infine Olga, la ribelle, quella che incarna la vera essenza di Gloria, combinata all'egoismo del padre, che scappa di casa giovanissima perché incinta di Abril, la nipote attraverso la quale Gloria costruirà una complicità che con le figlie non aveva mai potuto avere.
Capitolo dopo capitolo il lettore verrà a conoscenza del passato di Gloria, lo stesso con il quale si troverà a fare i conti Julia, ritornata nella villa che ha visto crescere lei e le sorelle, e dovendosi occupare della sua vendita, in seguito alla morte di Gloria le cui circostanze risultato essere alquanto strane, riuscirà a liberarsi dei condizionamenti che si era creata negli anni vissuti lì dentro e pian piano ricostruirsi per affrontare il resto della sua vita da persona libera e matura.

"Devi fare tre passi indietro per vedere il tuo disegno nell'insieme, e poi farne il doppio in avanti, per entrarci. Finché resti a guardarlo da fuori non sarà mai il tuo, sarà sempre quello di qualcun altro."

Attraverso una scrittura matura e pulita, oltre che estremamente scorrevole, Roberta Marasco ci consegna una storia tutta al femminile, un invito ad essere sempre e comunque se stesse, liberandosi delle sovrastrutture che spesso condizionano l'universo femminile, oltre ad uno spaccato della recente storia iberica, un periodo particolarmente doloroso attraverso il quale la Spagna ha conquistato una democrazia purtroppo ancora in pericolo, vicende che dovrebbero essere un monito per le generazioni attuali e future.
A mio avviso in questo romanzo manca però un "quid" che mi desse l'urgenza di girare pagina dopo pagina, costringendomi a volte a compiere un piccolo sforzo per proseguire nella lettura, pur rimanendo una bella storia, molto ben scritta.



Per partecipare al Giveaway, dovrete seguire le regole indicate qui sotto e, soprattutto, dovrete commentare tutti i post. Perché il vostro nome sarà inserito nel sorteggio della copia tante volte quanti sono i post da voi commentati (considerando sempre un commento a post).
Per potervi aggiudicare la copia cartacea in palio, dovrete seguire le seguenti regole:

Essere Lettori Fissi di tutti i blog aderenti: 
Due lettrici quasi perfette 


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Mettere Mi Piace alla pagina Facebook Fabbri Editori e a quella dell’autrice Roberta Marasco
Commentare più post possibili.

Avrete tempo per commentare sino alle 20 di oggi, martedì 19 giugno. Il nome del vincitore verrà annunciato mercoledì 20 giugno sulle pagine Facebook.
La copia cartacea verrà inviata al vincitore direttamente dalla Casa Editrice.

Chiaro? Mi raccomando leggete queste poche regole e seguitele bene! 

lunedì 18 giugno 2018

[Questa volta leggo #5] Divorare il cielo - Paolo Giordano

Trama: La prima volta che Teresa li vede stanno facendo il bagno in piscina, nudi, di nascosto. Lei li spia dalla finestra. Le sembrano liberi e selvaggi. Sono tre intrusi, dice suo padre. O tre ragazzi e basta, proprio come lei. Bern. Tommaso. Nicola. E Teresa che li segue, li studia, li aspetta. Teresa che si innamora di Bern. In lui c'è un'inquietudine che lei non conosce, la nostalgia per un'idea assoluta in cui credere: la religione, la natura, un figlio. Sono uno strano gruppo di randagi, fratelli non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, carichi di nostalgia per quello che non hanno mai avuto. Il corpo li guida e li stravolge: la passione, la fatica, le strade tortuose e semplici del desiderio. Il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. E la campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent'anni, quattro vite, un amore. Coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l'altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto del mondo.
Titolo: Divorare il cielo
Autore: Paolo Giordano
Casa editrice: Einaudi
Anno Pubblicazione: 2018
Pagine: 430

E' il momento della rubrica Questa volta leggo ideata e pensata da Laura La Libridinosa , da Chiara La lettrice sulle nuvole  e da Dolci de  Le mie ossessioni librose. L'argomento scelto per il mese di giugno è un libro con più di 300 pagine.  Dopo aver inizialmente scelto un  libro per ragazzi, superate le prime 100 pagine ho gettato tutto all'aria e mi sono messa a leggere Divorare il cielo di Paolo Giordano. Non ho potuto resistere al suo richiamo e ne sono stata ricompensata.


La lettura di un libro di Paolo Giordano porta sempre con sé una dose di dolore, addolcito dalla malinconia. Con una prosa precisa e puntuale arriva a raccontare storie che hanno il potere di intrappolare il lettore al loro interno. Storie che magari il lettore non ha vissuto in prima persona, ma che comunque rimandano a qualcosa, un ricordo, una tristezza, un situazione passata, ma non dimenticata.
L'autore, che mi ha definitivamente conquistata con "Il nero e l'argento", con questo libro mi ha tenuta sospesa e in ansia per tre giorni. Le oltre 400 pagine sono state un viaggio che ho percorso veloce, con il desiderio di spingermi più avanti, di scoprire fino in fondo i sentimenti e i pensieri di Bern, il protagonista maschile. In realtà tutta la vicenda ruota intorno a tre ragazzi Bern, Tommaso e Nicola che non sono fratelli, ma hanno vincoli indissolubili, ognuno con dentro un difetto di origine. Tre non è un numero perfetto e ogni cosa sembra gravitare intorno al carismatico Bern e a girare come falena attratta dalla luce è anche Teresa, che di lui è innamorata.
Teresa vive a Torino, ma ogni estate scende in Puglia con il padre per trascorrere le vacanze nella casa della nonna. Un'estate che la trova alle soglie dell'adolescenza verrà stravolta dall'incontro con i tre ragazzi che vivono in una masseria vicina. L'intera sua esistenza ne rimarrà condizionata e all'amore per un uomo subentrerà anche un legame che non si può spezzare con una terra, la campagna pugliese, che qui è un'entità che respira e palpita.  Dopo essersi persi e ritrovati, sotto la guida di Danco, leader saccente e fintamente democratico,  Bern, Teresa e Tommaso insieme ad altre due ragazze, vivranno un'utopia hippie in una sorta di comune occupata abusivamente, che altro non è che la vecchia masseria dei tre ragazzi oramai abbandonata dopo accadimenti e vicende che il lettore avrà modo di scoprire, un po' alla volta.
Questo romanzo è un puzzle che si compone e che alla fine non svela l'immagine d'insieme. La sua poesia è intrappolata nell'indicibile, nel mistero alchemico che si cela nei rapporti umani.  Resta senza una soddisfacente interpretazione l'animo di Bern, il diverso sentire di Nicola, il vero sentimento di Tommaso. Tutto sembra nascondersi in una perdita dolorosa della quale Teresa non è stata informata, in un patto a tre che poteva portare solo alla dannazione. E' un romanzo complesso nel senso migliore del termine, brulicante di vita e di passione, scritto non per dare delle risposte, ma per aiutarci a formulare delle domande o forse solo per regalarci un affresco potente di una generazione. Alla fine, fragile e solida al contempo, nel cuore del lettore e sicuramente nel mio resta Teresa, quasi a sottolineare che vi è una grandezza anche nel portare avanti la vita di tutti giorni, nell'accettare ciò che stato e darsi pace.
Un libro che merita di essere letto e che non può lasciare indifferenti. Paolo Giordano a mio parere resta un punto fermo della nostra narrativa italiana contemporanea.





Vi lascio il calendario di tutti gli appuntamenti di questa rubrica programmati per il mese di giugno:


 

giovedì 14 giugno 2018

La classifichella di Maggio

*in rosso i commenti di Laura Libridinosa*
*in verde i commenti di Laura Eliza*

Ma che è già finito maggio? Se Dio vuole (e io voglio), SI! Tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri alla Libbbri, tanti auguri a meeeee!! E basta!!! Cavoli, manco io a dicembre faccio tutto 'sto casino! Come dite? SIAMO A METÀ GIUGNO? Ma dove sono finite le mie giornate, quelle che dovevo dedicare alle letture? Ciaone, Bacci! Guarda nel cestino? Niente? Sotto alla gatta? Vabbè, tutto sommato è andata anche bene, a maggio ho letto sei libri tu si che sei brava, mica come quella là..., restando nella media sarà mica il caso di passare alle superiori? Ormai hai una certa età ha parlato il fiorellino di campo appena spuntato, e sono pronta a fare la mia Classifichella, la Classifica di ogni Ciambella che nome di m... a lei piace! Il problema sei tu Lallì (che qua se non lo scrivo tutto per intero, poi Eliza mi tira dietro tutta la sua biblioteca, fulmini compresi! Visto? Baccina ha capito come funziona)
Visto e considerato che non posso fare parimerito brava, e sappiate che la considero una giustizia immonda io stavolta sto d'accordo con te, anche se la cosa mi fa un tantino schifo!, una cattiveria senza eguali oh e che palle! E faccio i 10 comandamenti e rompete le scatole, faccio due piaghette d'Egitto e avete da ridire, mai contente siete!, ma gli ordini sono questi e io mi devo adeguare...
Perciò al primo posto metto:


1.  Sempre d'amore si tratta - Susanna Casciani La grande bellezza! Yuppy!
2.  PRIMO PARIMERITO La scrittrice del mistero - Alice Basso (Alice, è tuuuuuutta colpa della Franzellitti, io ti avrei messo prima a parimerito, sallo! Ma qua vogliono che tu risponda a domande tipo "Vuoi più bene a mamma o papà? A papà, che domanda del cavolo!") No fermi tutti!!! Hai fatto un parimerito!!!! Dove stanno le locuste!!!! A me le mie locusteeeeee!!! Guarda che l'ha scritto quella, io ho messo 2. Le locuste mandale a Cremona
3. Anna che sorride alla pioggia - Guido Marangoni
4. Sara al tramonto - Maurizio de Giovanni uh giorno de! Lallì non sei educata, non saluti
5. La treccia - Laetitia Colombani questo mò lo leggo, eh
6. La regina del silenzio - Paolo Rumiz

Mentre la palma della copertina più bella va a...

Trovo che questa sia una copertina molto poetica e a livello grafico è veramente molto bello tutto il volume, con le sue numerose illustrazioni in bianco e nero. Per me vinceva Susanna pure qui! (effettivamente hai ragione, ma i parimerito non si possono mettere, e quindi ho diversificato) ma che avete personalità multiple qui??? Oddio, dove sta la Bacci??? Lallì hai rotto la Bacci!! Brava, e ora chi la sistema???

Per maggio è tutto, spero che giugno mi regali del tempo extra sigh sigh per poter accorciare almeno un po' la lista dei libri che voglio leggere. Driiiiin driiiiin... rispondi al telefono, Baccina! Ecco, state al telefono... brave... muauauauaaaaa

Non ci resta che andare a scoprire le classifichelle di Laura Libridinosa Laura Eliza

Alla prossima,

martedì 12 giugno 2018

[Premio Bancarella] Nostalgia del sangue - Dario Correnti

Trama: Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un'omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia. Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il "vampiro di Bottanuco", il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all'orrore. Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi "cretinosi", è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti. A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, la coppia più bella mai creata dal noir italiano: Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, etico e amaro come molte classiche figure della narrativa d'azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta "Piattola". Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l'ha segnata nell'infanzia e non potrà abbandonarla mai, eppure intelligentissima, intuitiva, veramente dotata per un mestiere in cui molti vanno avanti con tutt'altri mezzi, Ilaria è il personaggio del quale ogni lettrice e lettore si innamorerà.

Titolo: La nostalgia del sangue
Autore: Dario Correnti
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 535 
Oggi torno in veste di Bancarella Blogger per parlarvi del romanzo "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti, finalista al Premio Bancarella 2018. Si tratta di un thriller molto accattivante a partire dalla copertina, per arrivare al fatto che dietro al nome dell'autore, che è uno pseudonimo, si nascondono due autori dei quali sono molto curiosa di conoscere l'identità.
Questo libro, che inizialmente mi incuteva timore per la sua mole, si è invece rivelato molto scorrevole, al punto che l'ho terminato in meno di una settimana e se impegni lavorativi non mi avessero rallentata, ci avrei impiegato anche meno. L'aggettivo scorrevole però non deve trarre in inganno e far pensare ad una storia che si assimila velocemente e altrettanto velocemente si dimentica,  perché questo thriller invece mi ha lasciato degli spunti interessanti. Ero avvinta tanto alla soluzione del caso e alla scoperta del serial killer quanto all'evoluzione dei due protagonisti, al crearsi del loro rapporto. Gli autori hanno infatti dato vita ad una coppia investigativa che funziona e si impone all'attenzione del lettore: l'esperto giornalista di nera, oramai quasi al termine della propria carriera e la giovane e goffa stagista che forse ne raccoglierà l'eredità. Due personaggi, Marco ed Ilaria, che conoscono la nostalgia del sangue, per motivi diversi, ma che li accomunano. Si capiscono e si compensano. L'uno dona all'altro una nuova prospettiva, una visuale diversa sul mondo. Buffa e maldestra Ilaria, definita "Piattola", con le sue mise improbabili ed imbarazzanti e la sua imbranataggine nelle cose più semplici, compensata dalla sue intuizioni intelligenti e della sua acuta sensibilità. Amaro e disilluso Marco, con la sua vita sentimentale disastrata, gli errori e le cattive abitudini, ma quell'etica del lavoro che ne ha forgiato l'esistenza, facendogli perdere pezzi di affetti per strada. Eppure non tutto è perduto e cercando il serial killer Marco e Ilaria forse troveranno anche un nuovo inizio, un modo per andare avanti senza tradire se stessi, ma mitigando gli aspetti più "complicati" dei loro caratteri.
"Oggi i criminali colpiscono nell'ombra, sono per lo più dei fantasmi senza volto. A mettersi in mostra sono le vittime o i parenti delle vittime, e qualche volta anche i parenti degli imputati, che vanno in TV a piangere e a urlare le loro ragioni. Anche la tragedia diventa spettacolo, banalità da talk show. Io credo che un cronista serio debba andare oltre questi teatrini del dolore: la verità non è mai banale, è complicata, è piena di contraddizioni e di lati oscuri e noi dobbiamo lavorare in silenzio, pazientemente, per portarla alla luce. Senza fare storie."
Altro punto di forza del romanzo risiede nella descrizione della provincia lombarda, di quei paesi del Nord Italia in cui ognuno si fa i fatti propri quasi a livello omertoso, tra golf club, palestre, centri massaggi dove non si praticano solo massaggi, squallide pizzerie e villette familiari con le serrande chiuse, dietro alle quali non si sa bene cosa si nasconda. Dei non luoghi, fortemente connotati come "puro Far West lombardo". In questa provincia si cela un orrore che terrorizza forse più del serial killer: la paura di rimanervi intrappolati a vita.
Cosa? Non vi ho raccontato nulla dell'intreccio thriller e degli aspetti più truculenti del romanzo??? Non volevo togliervi il "piacere" di scoprirli da soli. ;-)
Io intanto pienamente soddisfatta del libro attendo una nuova storia con Marco ed Ilaria.





lunedì 11 giugno 2018

[Questa volta leggo #5] - La Devota di Koethi Zan

Pensavo fosse amore...e invece no!



TRAMA
La vita di Julie Brookman sembra perfetta: un fidanzato attento, genitori affettuosi e ottimi voti a scuola. Davanti a lei un futuro roseo. La vita di Cora, invece, è un inferno: prima un padre violento, poi un marito crudele e psicopatico che l'ha tormentata senza pietà fino a farle credere di essere poco più di una marionetta nelle sue mani, una moglie follemente devota. Per lei non sembra esistere una via d'uscita. Julie e Cora sono due donne agli antipodi. Ma una notte le loro strade si incrociano tragicamente. Rinchiuse nella stessa casa, dovranno imparare ad avvicinarsi e conoscersi per rimettere insieme i pezzi della loro vita e, forse, trovare un modo per liberarsi.

Titolo: La Devota • Autore: Koethi • Editore: Longanesi • N.pagine: 396 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina rigida € 19,90 • Ebook € 9,99


Torna l'appuntamento con la rubrica ideata da Chiara de La lettrice sulle nuvole, Dolci de Le mie ossessioni librose e Laura La Libridinosa. L'argomento scelto per il mese di giugno è "un libro di almeno 300 pagine" e la mia scelta è caduta su questo thriller appena uscito in libreria.
Avevo letto il precedente romanzo di Koethi Zan, "Dopo" e mi era piaciuto molto, perciò quando ho visto che era in uscita questo nuovo titolo l'ho chiesto a Longanesi che mi ha gentilmente fornito l'ebook. 
Purtroppo però le mie aspettative sono state disattese, e ora cerco di spiegarvi il perché.
Partiamo dalla trama, che a mio avviso rispecchia tutta una serie di cliché già visti/letti: una bella ragazza dalla vita perfetta viene rapita e tenuta segregata in una casa isolata da una donna psicopatica e dal di lei marito, sedicente guru religioso di una setta estinta; in parallelo un poliziotto in congedo dal passato che nasconde un dramma familiare, svolge delle ricerche per risolvere il caso che lo riguarda di persona e contemporaneamente riscattarsi professionalmente, ricerche che inevitabilmente si intrecciano con la vicenda della ragazza rapita. Fin qui, come dicevo, una storia già sentita.
Passiamo ai personaggi: 
- la ragazza rapita, Julie Brookman, ha una famiglia benestante che la adora, un ragazzo meraviglioso e una carriera scolastica ineccepibile (ancora, già visto) ed è un personaggio fedele a se stesso, che mantiene una coerenza fino alla fine del libro, per la quale però ho trovato difficile provare empatia;
- il sedicente guru, James, che conosciamo principalmente attraverso i pensieri e i ricordi della moglie, sulla quale esercita un enorme potere tanto da soggiogarla anche quando si assenta per lunghi periodi, ma ho avuto difficoltà a comprendere la natura del suo carisma;
- la moglie, Cora, ossia la devota del titolo, è il personaggio principale del libro ed è anche il più complesso e ben delineato: abusata psicologicamente da piccola da un padre che la trascinava in giro per il paese facendole cambiare continuamente identità, dopo un avvenimento particolarmente violento conosce James e  dopo una fase iniziale di rifiuto ne viene completamente soggiogata (questo cambio di prospettiva, per esempio, non l'ho compreso, non ho capito quale sia stata la molla che fa passare Cora da un iniziale disprezzo ad una totale adorazione). Nel corso degli eventi Cora alterna il suo essere vittima al diventare aguzzina di Julie, tormentandosi nel trovare giustificazione ai suoi comportamenti. 
La storia del suo difficile passato che si alterna alle vicende odierne è la parte che ho più goduto durante la lettura. Sicuramente il personaggio più credibile e riuscito.
- Adam, il poliziotto in congedo, è il personaggio in assoluto meno credibile, dopo un percorso durante il quale rischia di perdere definitivamente il posto, compie una scelta onestamente incomprensibile i cui motivi sono, almeno a me, completamente oscuri (non dirò di più per evitare spoiler, ma se qualcuno di voi lo avesse letto o avesse intenzione di leggerlo, mi piacerebbe confrontarmi).
Per tutto il libro non si fa cenno alle ricerche che la famiglia di Julie presumibilmente avrà avviato, avrei trovato più credibile che almeno Adam ci si fosse imbattuto durante le sue indagini. Ciliegina sulla torta, il finale, che ovviamente non posso raccontare ma che mi ha fatta esclamare "No, vabbè!", quanto di meno plausibile abbia mai letto. 
Non posso dire che sia un brutto libro, è ben scritto e le componenti thriller ci sono tutte, è forse probabile che le mie considerazioni di cui sopra derivino dal fatto che io abbia letto un numero considerevole di thriller e quindi sia un tantino esigente a riguardo, perciò attendo conferme o smentite, nel caso qualcuno di voi abbia affrontato questa lettura.

Vi lascio il calendario dei prossimi appuntamenti della rubrica 










sabato 9 giugno 2018

La Chiacchiera - Speciale Marchettari

Buon sabato a tutti! Oggi per voi un post particolare, una chiacchiera speciale tra me, B come Bacci, e Laura, LL come La Libridinosa, su un tema piuttosto spinoso che ci riguarda da vicino.

LL: ciao, marchettara!

B.: Non ero scialletta? Mò pure marchettara?

LL: Scialletta e marchettara! Sei felice?

B: Una Pasqua proprio. Qualche altro appellativo? Abbonda, tanto qui è tutto gratis

LL: Non parliamo di Pasqua, che ancora aspetto i buoni di quella minchia di Pernigotti. Comunque qua di gratis c’è solo il nostro LAVORO. E stavolta sottolineo la parola lavoro, visto che ci perdiamo ore, sonno e salute!

B: A parte il fatto che LAVORO e GRATIS sono due parole incompatibili nella stessa frase, ma noi che tutto possiamo, abbiamo pure il potere di renderlo reale. Poi su quello che ci perdiamo, io provo a perdermi pure la famiglia, ma li ritrovo sempre qua…

LL: pure tu, eh? Senti, prima di proseguire, mi spieghi che ci fai tu qui al posto di Lallina?

B: Lallina è rinchiusa a Guantanamo e dato che sono stufa di sentirti piangere per la solitudine, sono arrivata a tenerti compagnia. Contenta?

LL: io veramente ridevo, guarda! Vabbè, vuoi spiegare al mondo perché ti ho dato della marchettara? Sia mai si facessero idee strane!

B: qui ci vorrebbe Grazia a fare un bel riassunto, perché si tratta di qualche ora di discussione da ridurre in poche righe e la sintesi non è propriamente il mio forte. Comuuuuuunque, due sere fa si è scatenata una diatriba tra una “guru” del mondo dell’informazione e una blogger, dove la prima sosteneva che chi riceve un libro, sia anche in formato ebook da 0,99 centesimi, per parlarne sul proprio blog, stia sostanzialmente facendo marchette, mentre la seconda sostiene che la questione non stia esattamente in questi termini. Ergo, io che ricevo finanche cartacei, sarei appunto marchettara. Viiiiiistooooo che mi sono dilungata?

LL: Hai ragione, Grazia nei riassunti è imbattibile. Coooooomunque (oggi ci avanzano le vocali, ma stavano in offerta all’esselunga!), io che sono Blogger seria e professionale, prima di scrivere ‘sto post sono andata a riguardarmi il video incriminato e… pettate che mi mordo le mani, altrimenti degenero… Lasciamo perdere il tono usato dalla “guru” (che poi io ci terrei a sottolineare ancora una volta che l’ho sempre seguita e stimata, ma quel video a me le pelotas me le ha fatte girare e pure tanto!). La signora in questione, che si professa blogger, ma ha anche un’agenzia editoriale, parla di debito. Noi riceviamo un libro, quindi siamo in debito. In debito di che? Io sto svolgendo un servizio, che è quello di fornirti un parere su una tua pubblicazione. E come tale tu, Casa Editrice, autore, editor o quello che ti pare, questo servizio devi retribuirmelo. E come vuoi farlo se non con la copia del libro stesso? Non sono in debito con te, tu mi hai “pagata” per un lavoro. Soprassediamo sul fatto che lo stesso servizio se lo metti in mano ad una testata giornalistica o ad un’agenzia pubblicitaria, ti costi ben più che una copia!

B: La signora in questione sostiene anche che per rendere un servizio onesto le Case Editrici dovrebbero fornire pdf o copie staffetta. Ora, secondo lei, noi dovremmo “prostituirci” per una copertina rilegata? Sorvolando sul fatto che spesso a noi vengono dati, appunto, pdf o ebook e che le copie cartacee siano rare come i lama senza saliva… in ogni caso se un blogger è serio e onesto lo è anche con un cartaceo in mano, mentre se è marchettaro nell’animo lo è anche con un pdf. O no?

LL: Lo stai chiedendo a me? A me? Ti ricordi chi sono io? Ti ricordi chi ho stroncato io? No, perché se vuoi ti rinfresco la memoria, stella! Comunque sì, sta a noi avere un’etica e io ho sempre detto e sempre ribadirò, che la mia correttezza va innanzitutto ai miei lettori: mai mi sentirete dire che un libro è bello se mi ha fatto schifo! Indipendentemente dal fatto che questo mi sia stato inviato o meno dall’editore. Vorrei però sottolineare, visto che la signora in questione, durante il dibattito con Glinda ha cercato di ritrattare le sue parole, che la frase nel video è: “Se il regalo è un compenso per scrivere una recensione, quella non è più una recensione ma si chiama MARCHETTA”. Io non so tu, Bacci, ma personalmente mi sento un tantino offesa!

B: un tantinello pure io, anche perché mi pare di svalutarmi un pochetto a vendermi per un ebook. E vogliamo parlare del fatto che, sempre la suddetta signora, sostiene che noi blogger dovremmo essere ricompensati dagli utenti? Ora, voi ditemi (senza insulti, please) se noi mettessimo il ticket di ingresso al blog, come a Venezia, quanti di voi cliccherebbero il tastino? Manco se mostrassimo le gemelle, mi sa...

LL: io non ti pago per leggerti, anche perché ho le chiavi, entro dalla porta secondaria! Comunque, sperando che la gente non ci stia insultando, sono io la prima che non pagherebbe nessuno di voi per leggere le vostre recensioni, ma mica perché mi facciano schifo, semplicemente perché, citando una signora incontrata all’Università di Savona e che mi fece rimediare una barbina figura: “I blog sono delle stanze” (sì, la mia è aperta, ok?!). Ma la signora si chiede anche come un blogger decida di gestire il suo spazio. Nello specifico: parli solo di libri che ricevi gratis? Non parli dei libri che non ricevi gratis? E come parli di libri brutti che ricevi gratis? (Ora mentre io bestemmio in privato, la Bacci vi risponde!).

B: E come ne dovremmo parlare? Allo stesso identico modo di quelli che non riceviamo gratis! E sorvoliamo sul fatto che dei libri che leggiamo la GRAAAAAAAAN parte li compriamo (Zitta! Non dire quanti ne ho comprati e non ancora letti, ti ricordo che il Santo passa dal blog e legge. Vorrai mica farmi divorziare?)

LL: OTTANTASEI! Ciao Santo, tutto bene?! No, tranquillo, 86 sono i miei. Che poi, 86 quando li ho contati un mese, nel frattempo mica ho smesso di comprare. Ecco, ciò che vorrei fosse chiaro sempre alla solita signora è che noi compriamo almeno il 95% dei libri che leggiamo. Anzi, mi spiego meglio: vedo libro che voglio, scrivo alla CE che mi risponde picche (quando è così gentile da rispondermi!) e io che faccio? Vado in libreria o su Amazon e lo compro! Ho speso dei soldi, eh, mica ci ho guadagnato! E se ci tiene così tanto ad avere una media, le dico che su 100 libri recensiti in un anno, almeno 85 sono stati acquistati da me o mi sono stati regalati da quelle disgraziate che mi impediscono di comprarli all’urlo di: “VEEEEEETOOOOO”. E giusto per rispondere a tutte le sue domande, le dico anche che se ricevo un libro da una CE e lo trovo brutto, lo dico senza mezzi termini.

B: vorrei aggiungere un’altra cosina, forse due. La prima è che se la cortese Casa Editrice mi regala un ebook di un libro che alla fine mi piace proprio tanto, lo vado a comprare in cartaceo perché ci tengo ad averlo e ammirarlo nella mia libreria. Capito come siamo brave a far le marchette? La seconda è questa: sempre in quel video viene fatta una netta distinzione tra blogger e influencer. Ora, l’inglese io non lo studio da un po’, ma a ricordo “influencer” non è colui che starnutendoti in faccia ti attacca l’influenza, ma è quella persona che con quello che dice o fa ti porta a tenere un determinato comportamento, per esempio io che faccio presente per quali motivi un libro mi è piaciuto potrei (uso il condizionale eh) indurre colui che mi legge ad acquistare il libro in questione. Io rimango comunque una blogger povera e disgraziata, ma questo comportamento indotto, esattamente come si configura?

LL: Etciù! Di base, stando a ciò che dice lei, noi siamo delle persone che hanno bisogno di un’aspirina! Perché, se ci ragioni, se anche solo una persona acquista un libro dopo aver letto una nostra recensione, l’abbiamo comunque influenzata e indotta all’acquisto (serve aspirina, signora?). A me, sarà che sono anziana e antica, il termine influencer fa tanto Ferragni, quindi io continuerò a definirmi blogger. Se poi alla “guru” non sta bene, saran pure cazzi suoi!

B: Tu sei vecchia dentro, ma questo è un altro discorso. E concordo con te che saran cazzi suoi, come sono cazzi nostri cercare di tenere una certa etica e coerenza quando scriviamo di libri, siano essi acquistati o “regalati”. E pur con dispiacere, alle volte, siamo sempre fedeli a noi stesse e ai nostri lettori. Almeno mi pare…

LL: Fedeli nei secoli, Bacci! Come i carabinieri e come Merlino! Ora, se a te non spiace, io avrei un pdf ricevuto da una CE su cui far marchette!

B: Mi sa che è lo stesso sul quale dovrò prostituirmi io. Vabbè che sò anziana, ma deprezzarmi così mi deprime proprio. 
Salutiamo chi ha avuto la pazienza di Giobbe ed è arrivato alla fine, se poi volesse anche dirci cosa ne pensa di questa questione, noi rispondiamo eh.

LL: ecco sì, diteci: pandoro o panettone? Buona giornata a tutti, eh!

B: Cretina o demente? Ciao a tutti!



venerdì 8 giugno 2018

La bambina falena - Luca Bertolotti

TRAMA
Greta ha poco più di vent'anni e un buco nero nel proprio passato. Da piccola è apparsa dal niente sulla spiaggia di un paese della riviera spezzina e nessuno ha mai capito di chi fosse figlia. L'hanno trovata zuppa e arrabbiata che urlava al mare, poi niente, nessuno l'ha reclamata. Dopo qualche passo falso, ad adottarla e crescerla lontano nell'hinterland milanese è una famiglia con due genitori che sembrano quasi fratelli. Ha studiato, mollato gli studi, si è impiegata e ripiegata sui soliti lavori di chi una strada vera e propria non è riuscito a trovarla. Soffre di una sindrome rara, qualcosa che non uccide, ma che ogni giorno le ricorda che c'è un errore nel suo DNA, un difetto di fabbricazione. Se solo sapesse chi l'ha fabbricata, potrebbe almeno chiedere conto. Un autunno, quando le cose sembrano arrivate a uno stallo, torna su quella spiaggia e si mette in cerca del "buco" da dove è spuntata anni prima, si inerpica per una collina e scopre una casa nel bosco, ma oltre le mura di marzapane, a fare compagnia alla strega, potrebbe nascondersi un orco.


Titolo: La bambina falena • Autore: Luca Bertolotti • Editore: Fandango • N.pagine: 319 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 18,00


Un giorno di aprile sulla spiaggia di S.Michele Arcangelo viene ritrovata una bambina di circa quattro anni, mezza nuda e arrabbiata con il mondo.
Le uniche parole che dice sono mamma e ffanti bianchi, e alla domanda "Come ti chiami?" risponde Glete.
Dopo numerose ricerche dalle quali sembra emergere che la bambina sia stata "sputata" fuori dal mare stesso e dopo aver deciso che Glete si traduce in Greta, vengono avviate le procedure di adozione e la bambina trova finalmente una coppia con la quale crescere, che le dà un senso di appartenenza e di famiglia.
Greta non è una bambina fortunata, però. Dal buco nero che è il suo passato spunta una eredità: no, non una casa o una somma di denaro, ma una malattia rara, la sindrome di Ehlers-Danlos scritta nel suo DNA. La sua pelle ha una elasticità non comune, le sue giunture sono lasse e i dolori le ricordano che da qualche parte ci sono un padre e una madre che le hanno impresso il loro timbro. Per questo, e non per una mancanza vera e propria, ad un certo punto Greta torna su quella spiaggia e prova a ricordare da dove è venuta. E piano piano i ricordi affiorano, gli "elefanti bianchi" prendono una connotazione concreta e Greta ricorda di essere stata Gretel. Non sarà facile il suo viaggio a ritroso nel passato, non sarà facile trovare risposte e non sarà facile affrontare il modo in cui il passato la riabbraccia. Cercare la verità può significare trovarla, ma non necessariamente esserne felici.
Con una scrittura asciutta e senza sentimentalismi l'autore accompagna Gretel nel bosco, all'interno della casetta di marzapane dove insieme alle risposte sono contenute situazioni dure e imprevedibili.
La lettura di questo libro mi ha fatto provare le stesse sensazioni che provo quando guardo un film francese, dove la drammaticità di una situazione viene spezzata con situazioni al limite dell'assurdo.
Non è un romanzo dove ci si commuove, nonostante le vicende narrate non siano delle più semplici, il lettore è piuttosto spettatore di una evoluzione senza picchi emotivi, pur assistendo a scene a volte anche forti, quasi lo si volesse tenere a distanza.
Una lettura che consiglio a chi non ama troppo i coinvolgimenti emotivi ma ha voglia di conoscere una storia familiare complicata e una protagonista che nonostante tutto non si fa abbattere dalle vicende, una versione moderna di Hansel e Gretel dove la strega è stata resa tale dagli orchi incontrati sul suo cammino.
Ringrazio Fandango per la copia cartacea.