giovedì 30 novembre 2017

Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle - Reading Challenge 2018


SCUOLA DI LETTURA DI HOGWARTS

Preside: Albus Silente-La Libridinosa
(Ordine di Merlino, Prima Classe, Grande Lettrice, Blogger Capo, Suprema Carogna, Confederazione Internazionale dei Blogger)

Cari signori partecipanti,
siamo liete di informarvi che avete diritto a partecipare alla Reading Challenge 2018, “Tutti a Hogwarts con le tre Ciambelle”. Qui accluse troverete tutte le regole per giocare con noi e trascorrere un anno pieno di libri e letture.
L’anno di gioco avrà inizio il 22 dicembre. Restiamo in attesa dei vostri gufi (cioè, compilate il modulo in tutte le sue parti) entro e non oltre il 17 dicembre p.v.

Distinti saluti,
Minerva McGranitt-La Biblioteca di Eliza
Vicepreside
Piton - La Bacci
Professore di pozioni


Siete felici? Sappiamo che da tanto tempo aspettavate questa lettera e, finalmente, è giunta a voi!

Adesso bando alle ciance, perché la Challenge che stiamo per proporvi è un tantinello intricata (se finite alla neuro, noi non c’entriamo nulla! Si declina ogni responsabilità). Quindi passiamo subito alle spiegazioni, anche se, come sapete, per ogni quesito siamo a vostra completa disposizione (tranne quando mangiamo e dormiamo).

Le iscrizioni alla Scuola di Lettura si apriranno oggi, 1° dicembre 2017. Dovrete iscrivervi compilando, in ogni sua parte, il modulo che troverete alla fine di questo post con: 
  • il nome con cui siete iscritti ai blog (se siete iscritti con un nome diverso o avete problemi al riguardo, fatecelo sapere, che Laura ha appena cambiato gli occhiali per colpa vostra!)
  • la vostra mail 
  • il vostro indirizzo postale (per il Boccino d’oro) 
  • la vostra Casa preferita (Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso, Corvonero). Se le Case, in base alle vostre preferenze, dovessero risultare squilibrate, verranno formate ad insindacabile giudizio di Silente, della Professoressa McGranitt e di Piton! 
Nel caso in cui si dovessero raggiungere gli 80 partecipanti complessivi (20 elementi per Casa), le porte di Hogwarts si chiuderanno automaticamente. In caso contrario, invece, avrete tempo per iscrivervi sino alle ore 12 del 17 dicembre 2017.

Il treno per Hogwarts partirà dal Binario 9 e ¾ il 22 dicembre 2017 alle ore 8 (e tali saranno, non ci saranno anticipi e posticipi, perché non siamo la Serie A e perché altrimenti Piton vi maledice tutti).

COME SI GIOCA

La Challenge sarà divisa in trimestri secondo questo calendario: 
  • Primo trimestre: dal 22 dicembre 2017 al 21 marzo 2018
  • Secondo trimestre: dal 22 marzo al 21 giugno
  • Terzo trimestre: dal 22 giugno al 21 settembre
  • Quarto trimestre: dal 22 settembre al 21 dicembre
Nei primi tre trimestri giocherete in squadre; per l’ultimo trimestre, invece, sarete soli contro il mondo, uno contro l’altro per la Battaglia di Hogwarts!!
All’inizio di ogni trimestre arriverà posta via gufo! Ad ogni Casa verrà consegnata una busta con una lista di gruppi di obiettivi pari al numero dei componenti della Casa; ogni gruppo sarà composto da 3 obiettivi diversi. Esempio: siete in 10? Riceverete 10 gruppi di obiettivi diversi.
E ora il gioco passa in mano a voi: ogni Casa dovrà organizzarsi e spartirsi i gruppi di obiettivi. Avrete 48 ore dal ricevimento della lettera per consultarvi (come fare ve lo spiegheremo tra poco!) e comunicarci le vostre scelte, che saranno non modificabili per i 30 giorni successivi (quindi, se Pincopallo decide di leggere il gruppo di obiettivi ..., nel momento in cui lo avrà comunicato non potrà più tornare sulla sua decisione). Se la comunicazione non ci arriverà entro le 48 ore, gli obiettivi vi saranno assegnati a caso da noi tre, quindi quello che vi beccate, vi beccate PUNTO (lo ha detto la Prof McGranitt!). Alla scadenza dei 30 giorni, dovrete scegliere un secondo gruppo di obiettivi da portare a termine. Ad ogni trimestre il gufo ritornerà con nuovi obiettivi.

COME CI CONSULTIAMO? 
Per partecipare alla Challenge sarà obbligatorio avere un profilo Facebook personale (non pagine o gruppi o sette!). Ci spiace per tutte coloro che non sono iscritte al famigerato social, ma non ci sembra il caso di mettere a disposizione i numeri di telefono per farvi usare whatsapp (perché noi non siamo cretine).
Verranno creati un macrogruppo che includerà tutti gli iscritti e in cui potrete porci domande o dubbi o mandarci a quel paese (tanto poi Lallina vi fulmina!) e 4 gruppi relativi alle 4 Case in cui verranno inseriti i membri delle relative squadre. 
Questi 4 gruppi serviranno UNICAMENTE per la vostra organizzazione e saranno comunque amministrati da noi e avremo perciò potere di veto su tutti i post. Non saranno accettati post di carattere personale, post per pubblicizzare altre challenge o giveaway o fatti vostri. Cercando di mantenere sempre un clima sereno e goliardico, vi chiediamo, però, di non esagerare e di non farci perdere la pazienza (anche perché la Blogger Capo ormai l’ha finita!).

I PREFETTI

Vorrete mica essere lasciati allo sbando? Noooooo!!! Ogni 30 giorni verrà nominato un Prefetto per ogni Casa. All’avvio della Challenge i primi 4 Prefetti saranno scelti da noi (e non si accettano proteste). Dal secondo mese, invece, sarete voi ad eleggere il vostro Prefetto. La stessa persona non potrà essere eletta più di una volta. Il 20 di ogni mese vi chiederemo, ricordandovelo nei gruppi, di inviarci una mail con il nome della persona che volete eleggere a Prefetto del mese.
Che ruolo hanno i Prefetti?
Innanzitutto, mantenere l’ordine, anche se noi vigileremo costantemente come falchi sulle vostre teste e come Piton a pozioni!
Tutti gli obiettivi portati a termine dai Prefetti raddoppieranno i punti (il punteggio vi verrà spiegato più avanti).
Il Prefetto sarà, inoltre, il primo a poter scegliere il gruppo di obiettivi da portare a termine.

GLI OBIETTIVI E I PUNTEGGI

La lettera che riceverete col Gufo conterrà una scheda con tanti obiettivi quanti saranno i componenti della vostra Casa. Ogni gruppo sarà composto da 3 obiettivi vari, che potranno essere a loro volta composti da obiettivi generici (es. copertina di un tal colore, titolo che inizi per lettera specifica, un genere, ecc.) o da titoli imposti o, ancora, da un obiettivo celato dal Cappello Parlante, che scoprirete solo quando ci comunicherete quale gruppo avrete deciso di leggere. 
La lettera contenente gli obiettivi vi verrà recapitata direttamente nel gruppo Facebook della vostra Casa il 22 dicembre, il 22 marzo, il 22 giugno. Quel giorno pubblicheremo un post in ogni gruppo, sotto al quale voi dovrete commentare per accordarvi sulla scelta degli obiettivi. Quando avrete raggiunto un accordo, il Prefetto pubblicherà un post con la lista completa contenente nome del partecipante e il gruppo da lui scelto.
Solo una volta fatta la suddivisione e comunicatala a noi, potrete iniziare a leggere e inviarci i link. Quindi, prima vi mettete d'accordo, meglio sarà per voi perché avrete più tempo a disposizione per leggere!

Il 22 di ogni mese il post verrà riproposto perché ogni partecipante dovrà scegliere un nuovo gruppo di obiettivi, indipendentemente dall’aver portato a termine o meno il gruppo scelto nel mese precedente. 
I punteggi saranno molto semplici: 1 punto per ogni obiettivo generico, 2 punti per i titoli imposti, 3 punti per l’obiettivo celato dal Cappello Parlante. Per ogni obiettivo dovrà essere letto un libro solo. Ma attenzione!! Durante tutta la Challenge viaggerà il Boccino d’oro. Di cosa si tratta? Lo scoprirete solamente se e quando sarete designati, da una di noi, come Cercatore della vostra Squadra. Sappiate, comunque, che se riuscirete a catturarlo vi varrà ben 10 punti.

QUALCUNO DIVENTERÀ BABBANO! 
Eh già! Siccome a noi le cose facili non piacciono, ma, peggio ancora, non ci piace la gente che si iscrive alla nostre Challenge e poi non partecipa attivamente, abbiamo pensato ad un sistema per spronarvi alla lettura! Vi avvertiamo: saremo cattive come Voldemort (forse anche peggio, perché noi abbiamo il naso e sentiamo puzza!). 
Il 20 di ogni mese, nella stessa mail che ci invierete per scegliere il Prefetto, dovrete indicarci anche il nome della persona che volete nominare per l'eliminazione. In questo modo, a fine trimestre, avremo tre candidati Babbani. Il 21 marzo, il 21 giugno e il 21 settembre, sempre tramite mail, i 3 più votati del trimestre si sfideranno per tornare sul treno che li riporterà a casa. Come nei casi precedenti, i componenti delle varie Case dovranno decidere chi eliminare, in questo caso definitivamente, dal gioco.
Ovviamente, le nomination così come l'elezione del Prefetto rimarranno assolutamente anonime.
ATTENZIONE: non sarà possibile non nominare nessun componente della Casa. Trattandosi di una sfida, dovrete essere corretti e nominare la persona che, secondo voi, non ha partecipato in maniera attiva o corretta al gioco e non colui o colei che vi sta sulle scatole!

E A SETTEMBRE? 

Dal 22 settembre la Challenge diventerà individuale. Resteranno invariati i punteggi e il Boccino smetterà di viaggiare. Da quel momento ogni partecipante, riceverà sempre un gruppo di 3 obiettivi  mensili scelti da noi e che verranno inviati tramite mail.

I PUNTEGGI

La Casa che avrà ottenuto un punteggio complessivo maggiore lo vedrà equamente diviso tra tutti i partecipanti superstiti con un’aggiunta di 10 punti a testa. La squadra seconda in ordine di punteggio complessivo vedrà ugualmente diviso il punteggio tra i partecipanti con un’aggiunta, in questo caso, di 8 punti a testa. Stessa cosa per la terza classificata, ma con l’aggiunta di 6 punti e, per la squadra ultima classificata, l’aggiunta sarà di 4 punti ciascuno.

CHE SI VINCE? 

Mica state qui a pettinare le bambole o farvi torturare da noi per un luuuuuungo anno senza poi avere nulla in cambio, no? E allora, cosa si vince alla fine di questa meravigliosa e semplicissima Challenge? Un bel viaggio a Hogwarts a spese di Piton! Non contateci, queste sono le idee malsane della Suprema Carogna e no, non sono taccagna, ma se avessi la possibilità di fare un viaggio ad Hogwarts che ci manderei voi? E quindi che si vince?

  • Primo premio: un buono Amazon da 20 euro
  • Secondo premio: un buono Amazon da 10 euro
  • Terzo premio: un buono Amazon da 5 euro
REGOLE DI PARTECIPAZIONE

Poche ma semplici le regole per poter giocare con noi!
  • Essere Lettori Fissi dei tre blog: La LibridinosaLa Biblioteca di Eliza e Due lettrici quasi perfette (se provate ad iscrivervi da dispositivi mobile, la cosa potrebbe risultare impossibile, quindi procuratevi un computer)
  • Mettere Mi Piace alle tre pagine Facebook: La Libridinosa, La Biblioteca di Eliza Due lettrici quasi perfette
  • Far parte del macrogruppo e dei gruppi relativi alla Case per poter interagire con i vostri compagni di squadra. Non vi arriveranno mail e potrete sempre disattivare le notifiche di Facebook.
  • Condividere il banner sui vostri blog e, se non ne avete uno, sui vostri profili Facebook.
Sembra complicata e lo è, ma noi ci divertiamo tanto a complicarci e complicarvi l’esistenza! Però siamo sicure che ci divertiremo un sacco (almeno così dice Laura/Letizia). In ogni caso, il 18 dicembre alle ore 21, Laura, Suprema Carogna, col Master in Dirette fb, farà appunto una diretta nel Macrogruppo in cui potrete porci tutte le domande e chiedere la soluzione a tutti i vostri problemi (no, i mariti rompiscatole non li tratta, spiace!). Quindi, vi aspettiamo quella sera, intanto voi cominciate a prendere confidenza con le regole, a conoscere i vostri compagni di Casa e, soprattutto, rileggete 10 VOLTE questo post, che poi noi vi interroghiamo!




mercoledì 29 novembre 2017

Negli occhi di chi guarda - Marco Malvaldi

"Ci sono persone con cui parlare è un piacere unico. 
Sono le persone che sanno quando è il caso di parlare. Quelli che, oltre ad udire quello che dici, lo ascoltano e lo comprendono al volo, e vanno oltre, usando quello che dici come tessera di un domino,  in una partita amichevole in cui il risultato non conta, e di cui entrambi i giocatori sono in grado di riconoscere la fine, oltre all'inizio."

TRAMA
In un posto isolato e bellissimo della Maremma toscana, un'enorme tenuta tra le colline e il mare, si ritrova una compagnia di persone diverse tra di loro. È un appuntamento del destino, anche se non lo sanno. Si sta decidendo se vendere o no, a un gruppo finanziario cinese, la proprietà dove dimorano. E per ciascuno di loro, Poggio alle Ghiande è qualcosa di più che un semplice grande podere. I due proprietari, i gemelli Zeno e Alfredo Cavalcanti, sono divisi, pur senza aperta discordia; l'uno è un sofisticato collezionista d'arte che si è ritirato da decenni nella sua tenuta, l'altro è un broker di mondo i cui affari non vanno sempre a gonfie vele. La questione tocca in misura diversa i vari residenti che affittano i pochi alloggi nella tenuta. Quelli che invece sono ferocemente attaccati alla terra sono due famigli: il vecchio Raimondo, una specie di fattore misantropo che è stato lunghi anni in manicomio; e Piotr, un inquietante polacco fanatico religioso che fa il cameriere. Sono ospiti della villa anche Margherita, bella filologa chiamata a ordinare la collezione di Zeno, e Piergiorgio Pazzi, un genetista. Quest'ultimo incaricato di fare da esecutore di una singolarissima scommessa dalla quale dipenderà se vendere o meno. Una notte, un incendio improvviso divora il bosco di Poggio alle Ghiande e dentro il cerchio delle fiamme si ritrova il cadavere di Raimondo. E mentre sul vecchio fattore e su una certa opera di Ligabue scomparsa cominciano a circolare dicerie, un secondo omicidio toglie ogni dubbio sulla presenza di un assassino. Il mistero di quelle morti sta negli occhi di chi guarda.

Titolo: Negli occhi di chi guarda • Autore: Marco Malvaldi • Editore: Sellerio • N.pagine: 274 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina flessibile: € 14,00 • Ebook € 9,99



Marco Malvaldi mette in freezer i vecchietti del Bar Lume per proporci una nuova storia con dei protagonisti già conosciuti in "Milioni di Milioni", Francesca e Piergiorgio, rispettivamente filologa e genetista. Loro saranno il filo conduttore di una storia ambientata in un posto paradisiaco, Poggio alle Ghiande, una tenuta che da un lato affaccia sul Tirreno e dall'altro sulle colline maremmane di proprietà dei gemelli Cavalcanti, e abitata da un gruppo di persone alquanto singolari. Cosa sia Poggio alle Ghiande, Malvaldi lo spiega in apertura del romanzo attraverso i pensieri dei vari protagonisti di questa storia, dandoci così un assaggio delle loro personalità. 
Il punto di forza di questo romanzo, a mio parere, sta proprio nella caratterizzazione dei personaggi, ognuno dei quali incarna un vizio o una virtù che possiamo incontrare nella vita di tutti i giorni, ma esasperato in modo da farcelo riconoscere come segno distintivo, a formare una sorta di puzzle dove ciò che manca da una parte è spiccatamente presente nell'altra. 
I padroni di casa sono due gemelli vicini alla sessantina, che di uguale hanno solamente la mappa genetica: Alfredo è un broker che misura tutto in termini di ritorno economico, nonostante gli affari non vadano propriamente bene, mentre Zeno è un collezionista d'arte per il quale i soldi sono solo un mezzo per poter implementare la sua collezione di opere rare. Attorno a loro gravitano un tuttofare che ha passato parecchi anni in manicomio, un cameriere polacco ossessivamente religioso, un meccanico di Formula 1 con la passione per la buona cucina, una professoressa di chimica che si diletta nella preparazione di distillati e mix di spezie, una casalinga da poco abbandonata dal marito, e una coppia di musicisti in pensione. A concludere il mix, un ingegnere e un architetto giunti sul posto per valutare la vendita della tenuta ad una società cinese e la nostra filologa esperta d'arte con il genetista, giunti sul posto rispettivamente per valutare la collezione d'arte e per stabilire chi dei due gemelli abbia la prerogativa di decidere in merito alla vendita, attraverso lo studio delle loro mappe genetiche per individuare un particolare bizzarro del quale non vi dirò nulla.
Il mistero ruota attorno al ritrovamento di una tomba etrusca già ripulita di tutti i tesori che conteneva, ad una stanza segreta celata all'interno della residenza dei gemelli e soprattutto ad un dipinto attribuito a Ligabue che appartiene al fattore ma che nessuno ha mai visto e del quale non è nemmeno certa l'esistenza. 
Due sono i cadaveri che vengono rinvenuti e non è chiaro nemmeno il nesso tra le due morti; tutti i superstiti sono potenziali assassini, come nel più classico dei gialli, e allo stesso modo, un piccolo particolare dopo l'altro, si giunge alla soluzione del giallo, che in questo caso è piuttosto originale, senza ombra di dubbio!
Originale anche il punto di vista di Zeno in merito all'arte, concepita come veicolo di emozioni che possono raggiungere lo spettatore sotto diverse forme, persino sotto forma di una Venere di Milo interamente realizzata con pupù di panda gigante (e sì, anch'io come La lettrice rampante sono andata a googolare e ho scoperto che lo scultore cinese Zhu Cheng la ha realizzata DAVVERO!)
Lo stile di Malvaldi è unico e inconfondibile, l'ironia che accompagna ogni pagina, le espressioni goliardiche e l'ilarità che suscitano alcuni dei personaggi (io ho amato moltissimo la sagacia del professor Della Rosa) sono elementi che rendono questo romanzo particolarmente gustoso e le pagine dedicate alle nozioni scientifico/chimiche ne fanno una lettura interessante e piacevole sotto molti punti di vista.
Consigliato a chi vuole divertirsi, farsi intrigare e scoprire qualcosa di nuovo.



lunedì 27 novembre 2017

Orgoglio e pregiudizi - Tiziana Ferrario

Trama: Questo libro comincia una mattina a Washington, il 21 gennaio 2017, giorno della marcia storica di un milione di donne contro il presidente Trump, e attraversa in presa diretta gli Stati Uniti fino ad arrivare in Italia. Un viaggio ricco di incontri e storie appassionanti, spesso difficili, molte delle quali sconosciute. Un racconto intenso, che cattura pagina dopo pagina sempre tenendo ferma l’attenzione sui fatti e su cosa resta da fare per raggiungere una reale parità.
Le donne sono tornate ad alzare la voce chiedendo stesse opportunità di carriera, stessi salari e diritti. Dalle campionesse dello sport alle scienziate più geniali, dalle attrici di Hollywood a tante donne comuni che si stanno preparando per entrare in
politica alla ricerca di una rivincita. Dai corsi dedicati alle bambine sull’autostima alle esperienze nei college, dove si cerca di arginare il dramma degli stupri.
E ancora le giornaliste delle redazioni più importanti al mondo che hanno affrontato sfide eccezionali a testa alta. Leggerete storie di donne famose come quella di Megyn Kelly, star tv di Fox News e Nbc, che ha osato sfidare Trump in diretta tv, e storie di donne sconosciute, ma altrettanto potenti, come la libraia italiana che promuove la
diffusione dei libri di scienza alle ragazze (perché scienza e matematica non sono appannaggio dei maschi, anzi). Sempre con l’attenzione puntata sul nostro paese, dove tanta strada è stata fatta ma tanta ne resta ancora da percorrere per una società più equa.
Questo libro ci aiuta a vedere dove siamo arrivati. Le storie che incontrerete saranno un ottimo spunto di riflessione per riaprire un dialogo e affrontare il cammino che rimane, uomini e donne insieme.
 
La necessità di leggere un saggio come questo per me nasce dal desiderio di documentarmi, di chiedermi "A che punto siamo?", perché vivendo in una realtà, in un certo senso ovattata, a volte mi sfuggono i termini della questione e ci sono attimi in cui arrivo a pensare che tutto vada bene. Questo perché nei rapporti interpersonali e in quelli lavorativi non mi sono mai sentita sminuita o seconda a nessuno. Mio marito infatti molto spesso riesce a gestire la vita familiare e quella domestica con maggior sicurezza ed autonomia rispetto a quanto lo riesca a fare io e nel lavoro (ho scelto un impiego pubblico) gli stipendi sono i medesimi (nelle medesime qualifiche) per uomini e donne. Anzi a dire il vero, credo di aver letto, che  nel settore pubblico noi donne riusciamo da sempre meglio degli uomini...e non me ne stupisco. La mia però è una realtà serena e in un certo senso "addomesticata", seppure la regista sia stata io. Si parte da qui per una donna: scegliere la squadra, scegliere il campo di gioco.
Purtroppo non sempre è possibile: avessi optato per un campo di gioco diverso e avessi voluto fare l'ingegnere, forse non sarebbe stato altrettanto semplice.
Parliamo di pregiudizi, di differenze, di stereotipi, di maschilismo, di interi campi del sapere preclusi alle donne o comunque di loro difficile frequentazione. Non ricordo un presidente della Repubblica donna, in America quanto in Italia, come non ricordo figure di donne in tante posizioni importanti, qui e nel mondo intero. Perché se devo pensare ad una donna famosa, famosissima devono venirmi in mente solo Madre Teresa di Calcutta o Belen (e lasciamo perdere per quali contrapposti meriti)? Accidenti se è triste e quanto è triste. Ditemi di getto il nome di una donna importantissima e famosa che non sia Maria, ditemelo senza pensarci. Dovete pensarci meglio? Avete bisogno di tempo?
Questo libro della Ferrario mi ha scatenato dentro una tempesta di indignazione, di malessere, ma anche di orgoglio e di rivendicazione del mio senso di appartenenza. Perché non vorrei essere altro che quella che sono. Perché ne sono fiera.
 
"Rispetta il passato, cambia il futuro." (cit. Emily's List)
 
E lo scrivo in rosa e come mi pare, pure con i colori dell'arcobaleno perché questa sorte che mi è capitata, di essere donna, mi porta a ricordare ogni giorno che non siamo partite da questo punto e che dove siamo ora, seppure non alla meta, ci siamo arrivate grazie alle donne che ci hanno precedute e che dobbiamo andare avanti consapevoli, sempre avanti fino ad ottenere quello che è giusto, abbattendo gli stereotipi. Un giorno saremo rappresentate in tutte le professioni e avremo gli stipendi uguali a quelli dei nostri compagni/nemici/amici. Un giorno nessuno si stupirà più se una donna sarà più portata per le materie scientifiche che per quelle umanistiche. E soprattutto non esisterà più una giornata contro la violenza sulle donne, come la abbiamo celebrata lo scorso 25 novembre, anche se dirlo ora sembra quasi utopia, alla triste luce delle statistiche.
Quello che ci racconta la Ferrario a partire dalla marcia delle donne del 27 gennaio scorso è una cronaca di sconfitte e vittorie, un lungo e dettagliato racconto di emancipazione e di come le donne sappiano alzare la testa perchè come dice la mamma di Hillary Clinton "Non conta come si cade, ma come ci si rialza".
All'interno di questo libro infine è raccolta una testimonianza importante che mi ha lasciata senza fiato, parlo di una lettera scritta dalla vittima di uno stupro al suo stupratore, letta in aula dopo la sentenza (6 mesi ridotti a tre, giusto per parlare del significato della parola giustizia). Ecco, leggiamola questa lettera per renderci conto di come una donna ferita, distrutta sul piano emotivo e sociale, sia riuscita a riassumere il suo inferno lucidamente mediante un atto di accusa scritto con il bisturi, ma sulla propria pelle.
Una lettera che potrebbe gettare nella disperazione e rinfocolare giustamente la rabbia, non fosse per le ultime splendide parole:
 
"Infine, alle ragazze di tutto il mondo: sono con voi. Sono con voi nelle notti in vi sentite sole. Sono con voi quando le persone dubitano di voi o vi ignorano. Lotto ogni giorno per voi. Quindi non smettete mai di lottare, io credo in voi. I fari non se ne vanno in giro per un'isola cercando barche da salvare; rimangono semplicemente dove sono, a fare luce. Anche se non posso salvare ogni barca, spero che oggi, parlando, abbiate assorbito un po' di luce, la piccola consapevolezza che non possono mettervi a tacere [...] la grande consapevolezza che siete importanti, indiscutibilmente, che siete intoccabili, siete belle, che dovete essere apprezzate, rispettate, innegabilmente, ogni minuto di ogni giorno, siete potenti e nessuno ve lo può togliere. Alle ragazze di tutto il mondo, sono con voi. Grazie."

Ed ora che sono giunta quasi alla fine di questo mio lungo post sento la necessità di prendere tutte le emozioni che mi ha suscitato il libro e metterle insieme per farne qualcosa che vada oltre il sentire, ma che abbia un effetto pratico anche sull'agire. Noi lettori non siamo dei sognatori, leggiamo per documentarci, per sconfiggere l'ignoranza e poi per cambiare il mondo (nientemeno). Quello che posso fare per abbattere i pregiudizi e gli stereotipi, nel mio piccolo, lo posso fare in tre diversi modi: con mia figlia esortandola a trovare la sua strade qualunque essa sia, con mio figlio crescendolo nel rispetto delle donne e lontano dai luoghi comuni e nel lavoro cercando di far leggere alle bimbe quanto ai bimbi non solo narrativa, ma anche testi scientifici e in generale cercando di essere sempre vigile ed attenta nel proporre letture lontane dagli stereotipi di genere.
Ringrazio Amanda Colombo per avermi segnalato l'importanza di questo saggio, la casa editrice Chiarelettere per avermene fornito la copia digitale e infine vi esorto a correre insieme a me a leggere qui la recensione della mia collega #bancarellablogger Deborah del blog Scheggia tra le pagine. Sono curioso di scoprire quale è il sentire di una ragazza tanto più giovane di me ed ugualmente coinvolta dalle tematiche trattate.
E ricordate, che come ha detto l'ex segretaria di Stato americana Madeline Albright, "c'è un posto speciale all'inferno per le donne che non aiutano le altre donne".
 





 
 

 
  

venerdì 24 novembre 2017

[Le BB leggono...] Sara Rattaro - Sulla sedia sbagliata

Oggi, per l'iniziativa le BB leggono...Sara Rattaro, è il mio turno di parlarvi di uno dei romanzi di questa autrice. Vi racconterò le mie impressioni sul suo romanzo d'esordio, quello che ci ha fatto conoscere lo stile unico ed inconfondibile di Sara, ovvero "Sulla sedia sbagliata"

TRAMA
Andrea è accusato di aver ucciso Barbara, la fidanzata, in preda a un raptus e sotto l'effetto di stupefacenti. Valeria ha saputo dal giornale che il ragazzo che ama è accusato di aver strangolato la madre. Una donna ha visto uscire di casa la figlia e non sa che sarà per l'ultima volta, mentre Zoe sogna l'“uomo dal naso perfetto” e attende il trapianto... Vicende che si intrecciano e sovrappongono, vittime e carnefici che si scambiano i travestimenti nel teatrino dell'assurdo della vita. Una struttura originalissima e una scrittura toccante ed estremamente coinvolgente disegnano storie talmente vicine alle nostre che sembrano appartenerci, componendo un vivace mosaico in cui ogni tessera si incastra armoniosamente.

Titolo: Sulla sedia sbagliata • Autore: Sara Rattaro • Editore: Garzanti • Anno di pubblicazione: 2015 • N.pagine: 157 • Copertina rigida € 9,90 • Ebook € 4,49


In questo romanzo Sara Rattaro non ci racconta una sola storia, ma più storie, più vite, accomunate da un elemento comune, il dolore di una madre che si chiede dove abbia sbagliato, quale sia stato il momento in cui qualcosa si è incrinato, il momento in cui un sassolino si è staccato dalla montagna e rotolando ha provocato una frana di proporzioni inimmaginabili. Perché questo fanno le madri: passano gran parte della loro vita a sostenere i propri figli, cercando di dar loro le armi giuste per poter combattere la grande battaglia della vita, di insegnare loro quali sono i nemici e quali sono gli alleati, e vorrebbero poterlo fare per sempre, ma giunge un momento in cui bisogna lasciarli andare nella speranza di aver fatto il meglio. Non sempre il nostro meglio è la cosa giusta e non sempre le cose vanno come ci si aspetta che vadano. E può succedere che da un momento all'altro la vita che abbiamo sempre conosciuto non esista più, il figlio che abbiamo cresciuto non esista più.
Questo è ciò che succede a Francesca, stimato chirurgo e madre orgogliosa di Andrea, che viene arrestato per il brutale omicidio della fidanzata. Nello stesso giorno a Teresa comunicano che sua figlia Beatrice ha avuto un incidente mortale, e i suoi organi potranno salvare altre vite, come quella di Zoe, ragazzina diabetica innamorata della vita, anche se la vita sembra non ricambiarla con lo stesso trasporto. Zoe è assistita da Margherita, un'infermiera, madre a sua volta di Valeria, che invece alla vita sta rinunciando, chiusa nella prigione dell'anoressia a causa di una delusione d'amore. E poi c'è Paolo, malato di epilessia, che decide di liberarsi dall'oppressione di una madre che avrebbe voluto un figlio sano, rinunciando così all'amore di Valeria.
Vite normali che si intrecciano nel momento in cui la normalità lascia il passo alla disperazione, ai sensi di colpa e alla domanda "Perché proprio a me?".
Sara Rattaro riesce a condensare tutte queste vite in pochissime pagine, senza mai giudicare, ma facendo entrare il lettore nei pensieri dei protagonisti e portandolo a riflettere sulla fragilità delle proprie certezze e sul fatto che non ci sia sempre una motivazione chiara e univoca che può portarci improvvisamente ad occupare la sedia sbagliata.

"Dietro un cuore colpevole ce n'è sempre almeno un altro che di quella colpa si trascina dietro la vergogna."

Un romanzo denso e illuminante, che fa cambiare prospettiva di visione sui tanti fatti di cronaca di cui leggiamo quotidianamente.
Uno stile unico e inconfondibile che è difficile non amare.



mercoledì 22 novembre 2017

La ferrovia sotterranea - Colson Whitehead

Trama: «La ferrovia sotterranea» è il nome con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord. Nel suo romanzo storico dalle sfumature fantastiche, Colson Whitehead la trasforma in una vera e propria linea ferroviaria operante in segreto, nel sottosuolo, grazie a macchinisti e capistazione abolizionisti. È a bordo di questi treni che Cora, una giovane schiava nera fuggita dagli orrori di una piantagione della Georgia, si imbarca in un arduo viaggio verso la libertà, facendo tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? La ferrovia sotterranea è una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unico romanzo degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, è un libro che sembra già destinato a diventare un classico.

Titolo: La ferrovia sotterranea
Autore: Colson Whitehead
Casa editrice: Sur
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 376

 
 
 
Con libri di questo calibro il problema è quello di scrivere una recensione che sia all'altezza e ne restituisca la grandezza. Questo è un romanzo importante che coniuga il valore letterario con quello etico e civile. E cosa c'è di più importante di saper bilanciare al meglio le due cose? Leggendo sei coinvolto a tutti i livelli e vuoi conoscere la fine della storia, ma la storia contemporaneamente ti sta impartendo una lezione, senza che tu te ne renda conto. Il ritmo è adrenalinico, gli episodi durissimi. A tratti mi ha ricordato uno dei miei film preferiti, quel Django Unchained di Tarantino che mi piace riguardare spesso. In Django però la violenza è liberatoria: un bel cervello che salta in aria, la vendetta di Jamie Foxx e come spettatore ti senti felice. Giustizia è stata fatta e il sangue è solo succo di pomodoro. Nella ferrovia sotterranea il sangue e la violenza sono di altro tipo: sono veri e ti impressionano, ti pesano sullo stomaco e ti fanno sentire allo stesso tempo commossa, nauseata, ammirata, disgustata e imbarazzata. Mi sono vergognata e ho sentito il peso del mio retaggio di donna bianca: fa strano scriverlo (e mi imbarazza), ma è quanto ho pensato. Che brutta, brutta pagina della storia la schiavitù e quanto è ancora reale, difficile da cancellare. Ho persino timore a parlane perché è un argomento più grande di me e mi faccio scrupoli di non farlo nel modo giusto, perché per parlarne bisogna averla studiata, essersi documentati e io mi sento ignorante come non mai. Eppure questo libro è un buon punto di partenza, perché racconta anche di quegli uomini bianchi, gli abolizionisti, che a prezzo della propria vita si opposero a quella barbarie. Formavano la "ferrovia sotterranea", quella rete di persone che riuscivano a far transitare i neri dal Sud al Nord dell'America, verso l'affrancamento e la libertà. Non è che fosse cosa da poco: se scoperti venivano appesi al primo albero disponibile, senza processi e con un pubblico degno di quello dell'arena al tempo dei gladiatori. Nessuna pietà.
Colson Whitehead ci presenta tutti i protagonisti della storia senza sentimentalismi, in modo crudo: il nero che schiaccia il nero e si rivela più crudele del bianco pur di sopravvivere, il padrone che tratta i suoi schiavi come delle bestie con le quali trastullarsi, il cacciatore di taglie con la sua filosofia distorta, l'abolizionista con i suoi dubbi e le sue piccolezze (pure con il mito del buon selvaggio da salvare). In tutto questo l'idea azzardata e geniale di rendere la ferrovia reale: come se nelle viscere del Sud dell'America fosse realmente esistita, con treni, macchinisti e linea ferroviaria.
Perché leggerlo se quello che vi ho detto fino ad ora non vi ha convinti?
Per come è scritto, perché al suo interno c'è qualcosa che ti lascia senza fiato, senza prosopopea, ma con il suo contrario. Intrigante e ironico, disturbante e bello, come piace a me. Secco e sconvolgente, vero:
 
"Forse tutto quello che diceva il cacciatore di schiavi era vero, pensò Cora, tutte le giustificazioni erano valide, e davvero i figli di Cam erano maledetti e lo schiavista faceva la volontà di Dio. O forse lui era solo un uomo che parlava rivolto alla porta del cesso, aspettando che una persona si pulisse il culo".
 
Ha vinto il Pulizer, avevo scordato di dirvelo. Non ne sono per nulla stupita.
Sono orgogliosa di avere questo libro in biblioteca, sono grata verso l'autore che lo ha scritto. Un cinque senza esitazioni e senza dubbi.
 


 
 
 
 
 



lunedì 20 novembre 2017

Una serata in compagnia di Enrico Galiano


Buon inizio settimana a tutti voi.
Oggi vi raccontiamo di una serata speciale che abbiamo avuto il piacere e l'onore di condividere con Enrico Galiano. (i commenti in azzurro sono di Lea)
Come sapete Lea fa il lavoro più bello del mondo (non posso che essere d'accordo con te), la bibliotecaria, e in questa veste si occupa anche di organizzare incontri con gli autori per il Comune in cui lavora (ora più che mai che con le elezioni di giugno ho guadagnato un giovane assessore, Katia, piena di entusiasmo e di nuove idee!). Quale migliore occasione che avere residente nello stesso comune un autore che ha scritto una storia meravigliosa? Detto, fatto, Lea ha messo in moto la macchina organizzativa e dopo mail e telefonate con la Garzanti ha finalmente concordato una data.
Il nostro "regista occulto" (come mi piace definirmi) aveva però in serbo però un'idea malsana: far moderare la serata a me, la Bacci, quella anziana (come le sarà venuta un'idea così balorda non si sa...c'era pure il rischio che ci rimanessi dall'emozione). L'idea mi era venuta perché ti conosco e so che sei in grado di coniugare ironia e competenza e volevo un incontro bello frizzantino e fuori dagli schemi. Dovete sapere che essere anziani fa anche tornare bambini, compresa una giusta dose di incoscienza, motivo per cui alla proposta ho subito detto "SÌ, figo!", salvo poi pensare subito dopo "Ho fatto la cazzata, non ce la farò mai a sostenere un'ora di presentazione". Ma ormai la frittata era fatta... (le frittate sono gustosissime!)
La settimana prima della data fatidica ci siamo incontrate per mettere a punto una scaletta e una serie di domande che potessero farmi apparire almeno un po' seria e preparata, anche considerando l'incognita #enricoquandoiniziaaparlarenonlofermapiùnessuno.
Arriviamo alla mattina del 14 novembre, quando ogni pensiero verteva su "È stasera, è stasera, è stasera" qualsiasi cosa facessimo (non ho dormito due notti accidenti). Situazioni del tipo "Quanto prosciutto mi ha detto?" "Stasera etti, grazie" oppure "Scusi per la piazza sono giusto?" ""Sì sì, sempre dritto, poi giri a stasera ed è arrivato." Una giornata all'insegna della RESFEBER (no, non siamo impazzite, alla fine del post troverete una foto che vi spiegherà tutto).
L'appuntamento era fissato al Teatro Pileo per le 19 con Enrico e il tecnico per la messa a punto, oltre che di audio e luci, del videoproiettore che avrebbe trasmesso video e slide che Enrico voleva proiettare durante la serata. E qui sorge il primo problema: il videoproiettore era lo stesso che usava la famiglia dei T-Rex per rilassarsi dopo una scorpacciata di brontosauri e presentava qualche problemino di messa a fuoco (lo compreremo nuovo nel 2018, non ti scaldare). Bisognava fare qualche prova e problema numero due...Enrico aveva lasciato la chiavetta a scuola. Ma nessun problema, a casa aveva dell'altro materiale che avrebbe potuto mettere su un'altra chiavetta che avrebbe portato alle 20,30. 
Salutato Enrico, che andava a casa a rendersi umano dopo una giornata passata tra preadolescenti, noi restiamo in teatro ad attendere l'arrivo del pubblico: ci sarà abbastanza gente? Raggiungeremo il centinaio di persone previste? (oppure, orrore, ne avremo più di 300 e saremo costrette a mandare a casa qualcuno con il rischio di beccarci degli insulti? Dal poco al troppo il passo è sempre breve)
Alle 19,50 inizia ad arrivare qualcuno e piano piano le poltrone vengono occupate, con noi due che facciamo avanti e indietro per stemperare la tensione (saluto ora tutti i presenti che conoscevo e anche quelli che non conoscevo, perché ero così agitata che non ricordo nulla e non ho riconosciuto nessuno). Ore 20,25 Enrico arriva e con un sorriso che non promette niente di buono ci chiede se c'è tanta gente "No, no Enrico solo centocinquanta persone, quasi tutte donne" "Ehm...ho lasciato la chiavetta a casa...". Non era per niente teso, no no. "Vuoi fare un salto a casa a prenderla, ci metti cinque minuti e intanto diamo tempo alle persone che stanno arrivando di prendere posto?". Enrico schizza via, noi diamo l'annuncio che per problemi tecnici tarderemo una decina di minuti e iniziamo a fare avanti e indietro dalla sala al corridoio sul retro con lo stato d'animo pari a quello di un tacchino il giorno prima della festa del Ringraziamento. Situazione sala: come il tacchino di prima dopo che è stato riempito; situazione corridoio: il vuoto.  Noi in piena situazione IKTSUARPOK, finché arriva Enrico, allora saliamo sul palco e realizziamo che ci saranno circa duecento persone, l'emozione è tanta e mentre le autorità danno il benvenuto, noi vaghiamo con lo sguardo senza vedere nulla, con l'adrenalina a mille e la testa vuota, una sorta di BOKETTO.

È giunto il momento, prendiamo posto, risatine, convenevoli, Enrico collega la chiavetta e serafico dice "Ho preso quella sbagliata.". Ribadiamo, non era per niente teso, no no. Vorrà dire che parleremo un po' di più, che con Enrico viene pure facile.
La serata è scivolata via in un soffio, abbiamo chiacchierato di Gioia, di Lo, di Bove, di adolescenti, genitori e insegnanti, di scuola, di tecnologia e della passione che ha portato il teatro a riempirsi di persone rapite. La passione per la lettura e per i bei libri.
Una testimonianza che ci ha particolarmente  colpite è stata quella della mamma di un adolescente che non leggeva da anni e che su sua ossessionante richiesta ha iniziato a leggere di Gioia e Lo e ha divorato il libro in due giorni: ecco, questa è la magia dei buoni libri, di quelli che parlano direttamente al cuore ed Enrico ha questa grande dote, quella di mettere entusiasmo e cuore in tutto quello che fa, in una parola MERAKI.
Ci ha anche anticipato che indicativamente ad aprile uscirà il suo nuovo romanzo, la storia di tre ragazzi che scappano di casa e vivono un'avventura in un giorno, ognuno di loro fa qualcosa. Zitta Bacci, ritira tutto, questa trama è top secret e ricorda che non te la ricordi. Erase & Rewind. Uffffff
A fine incontro le persone si sono avvicinate al palco per il firmacopie: vi diciamo solo che la fila somigliava al dragone cinese che sfila per le vie in occasione del capodanno, quasi quarantacinque minuti durante i quali il nostro autore avrà firmato un centinaio di copie, ognuna con una frase pensata e dedicata proprio a quel lettore. Noi intanto ne abbiamo approfittato per abbracciare la #ragazzadelloscrittore, la meravigliosa Roberta, e la loro pucciosisssima Gaia Sofia (che sarebbe la figlia di quasi un anno). Con lei (io con Roberta, la Bacci con Gaia Sofia) abbiamo parlato anche del suo nuovo progetto: tenetevi forte, Roberta sta scrivendo un libro, e chissà che  la prossima volta non ci si ritrovi al Pileo con Enrico in veste di "first boy", altrimenti detto #ilragazzodellascrittrice!
Eccovi le parole intraducibili che avete incontrato durante il post, in onore di Gioia, tratte dal libro "Lost in translation" di Ella Frances Sanders, edito da Marcos y Marcos e molto amato da Enrico:
Ah,  ecco svelato il mistero! Non capivo proprio di cosa stessi parlando! Pensavo che l'emozione della serata ti avesse fatto saltare definitivamente alcuni fusibili. Ora sono più tranquilla. Beh, non scrivi la chiusa finale?
Oh, giusto! Ecco cosa avevo dimenticato! Sai com'è, ad una certa età le emozioni bruciano i neuroni. Provvedo subito:
CHIUSA FINALE (va bene ora?).
Veramente pensavo alle solite frasi di rito, che è stata una bella esperienza, che tornerai a deliziarci  con la tua ironia ecc, ma tutto sommato CHIUSA FINALE mi pare meglio. Ti adoro proprio perché sei come sei. (e anche gli altri...non hai raccontato che hai guadagnato un ammiratore mi pare...ih ih ih) (Tu un cecio in bocca, mai eh?)
Alla prossima emozione! Baci a tutti







mercoledì 15 novembre 2017

Il signor Origami - Jean-Mar Ceci

Trama: Maestro Kurogiku è partito dal Giappone a vent'anni, portandosi appresso solo tre piantine di kozo, il gelso della carta. Nell'angolo sperduto della campagna toscana dove è approdato – e dove conduce una vita da eremita con la sua gatta, Ima – si dedica all’arte del washi, la carta artigianale giapponese, con la quale piega i suoi origami. Un giorno, quarant’anni dopo, si presenta a casa sua un giovane ingegnere italiano con il progetto di costruire un orologio che contenga tutte le misure del tempo. Il suo arrivo scuote l’apparente tranquillità dell’eremita e lo mette davanti al suo passato.  I due parlano e ascoltano i silenzi dell’altro. L'incontro tra l’allievo e il maestro, tra Oriente e Occidente, è un'iniziazione e una trasformazione reciproca.
Scritto in una prosa estremamente asciutta, capace di mostrare ciò che è celato e farci comprendere ciò che non è pronunciato, questo è un libro in cui trovano spazio profondità e leggerezza, filosofia e silenzio. Di una precisione documentaria perfetta, un romanzo sapienziale che ha l'intensità di un racconto e la grazia di un origami.
Titolo: Il signor Origami
Autore: Jean-Marc Ceci
Casa editrice: Salani
Anno edizione: 2017
Pagine: 141

La mia passione per gli origami è cosa nota e appena ho visto copertina e titolo di questo libro non ho saputo resistere e sono corsa in libreria. Mi aspettavo qualcosa di diverso, ma non posso dire che il libro non mi sia piaciuto. Devo confessare che pur avendolo terminato da almeno due settimane non riesco ancora a decidere cosa ne penso. Se mi dovessi affidare all'istinto gli darei un voto alto, se invece volessi essere lucida e razionale sarei più dubbiosa. E' un poco che è tanto oppure è un poco che sembra tanto? 
Cerco di spiegarmi meglio. La prosa, come viene scritto nella sinossi, estremamente asciutta, mi ha lasciato una sensazione di freddezza, ma anche di bellezza. Non sono riuscita ad entrare totalmente nella storia: la vicenda narrata è rimasta sospesa in un non tempo, senza arrivare ad emozionarmi. Eppure contemporaneamene tempo mi ha incuriosita: questo signor Origami che vive in Toscana e si dedica all'arte del washi resta un personaggio indecifrabile, saggio per certi versi ed ingenuo per altri. Un fuori dal mondo...un po' come il giovane ingegnere italiano che trova rifugio presso di lui.
Alcune frasi del libro sono di una bellezza ed di un nitore che lasciano senza fiato:


"Come comprendere dove si va se non si sa da dove si viene. Come comprendere la semplicità del da dove si viene se non si riesce a comprendere la semplicità delle pieghe di un origami.
Se non siamo in grado di immaginare una forma dalle linee lasciate dalle pieghe su un foglietto di carta di dieci centimetri quadrati, è vano comprendere da dove veniamo e dove andiamo."


Un romanzo che si avvicina alla poesia: va letto ed apprezzato per le suggestioni che crea, la bellezza di frasi e parole, le immagini che ti disegna in testa.
Per me che amo il libri con lunghe descrizioni, dialoghi, analisi psicologiche dei personaggi è stata una lettura diversa, ma è sempre interessante leggere qualcosa di diverso da quello che si conosce e si ama. Altrimenti come affinare il proprio gusto e ampliare le proprie vedute?
E' un libro così breve e di così veloce lettura che vi invito a fare una prova e a leggerlo, non fosse altro per scoprire la storia di Sadako Sasaki e magari piegare una gru di carta. Sembra che dopo averne piegate mille succeda qualcosa di bello.


lunedì 13 novembre 2017

L'ultimo giorno di sole - Giorgio Faletti

TRAMA
«È il lavoro al quale Giorgio teneva di più e al quale ha messo mano e pensato fino alla fine.»
Roberta Bellesini Faletti

Mentre tutti fuggono alla ricerca di un improbabile luogo dove potersi salvare da una imminente esplosione solare, una donna decide di restare nel paese dov’è nata, e di guardarsi dentro.
Racconta a se stessa e al mondo che scompare ciò che ha visto e chi ha incontrato, le cose che ha vissuto e quelle che ha sognato.
E canta per esorcizzare il buio.
O per accogliere quel buio con straziante dolcezza.
Con mano felicissima Giorgio Faletti si congeda, assieme alla sua protagonista, nel segno di una commovente tenerezza per le cose umane. 

Il racconto è diventato e tornerà a essere uno spettacolo teatrale, diretto da Fausto Brizzi e interpretato da Chiara Buratti (per la quale lo spettacolo era stato scritto e pensato)


Titolo: L'ultimo giorno di sole • Autore: Giorgio Faletti • Editore: Baldini & Castoldi • N.pagine: 96 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € 13,00 • Ebook € 7,99


Scrivo il mio pensiero a distanza di giorni dalla conclusione della lettura di questo libro, perché avevo necessità di far sedimentare le impressioni che mi ha suscitato.
Non si tratta di un romanzo, ma di un racconto, pensato come spettacolo teatrale e intervallato da brani musicati, le cui tracce si trovano su iTunes e Spotify. Io ho voluto leggerlo così come lui l'aveva pensato, ascoltando le tracce musicali tra un capitolo e l'altro e provando il brivido delle sue parole che mi hanno riportato alla memoria il Faletti sanremese. 
Confesso di essere di parte, perché io ho amato tutto di Faletti, la sua parte comica, che me l'ha fatto conoscere, la sua parte poetica, con quel capolavoro che è stato ed è "Signor tenente" e l'ho adorato in veste di scrittore: "Io uccido" rimane per me uno dei più bei thriller letti. In questo racconto ho ritrovato la penna di Faletti, la sua capacità di farmi entrare nella vita della protagonista fin dalle prime righe, di creare l'empatia e di farmi appassionare alle sue vicende.
La storia è quella di 
"Linda Pizzini, di anni trentacinque, Leone ascendente Vergine, un diploma in ragioneria e una laurea breve in scienze della comunicazione, orfana, ex moglie, ex direttrice dell'agenzia di viaggi Scout, la preferita dalla gente che conta."
Alla vigilia dell'ultimo giorno di vita del mondo che noi conosciamo, il giorno prima che un'enorme tempesta solare lo distrugga lasciandone vivibile solo una piccolissima parte, le Terre della Speranza, dove la folla cerca di riversarsi in cerca di salvezza, Linda confessa di aver preso la decisione di non fuggire e di consegnarsi al suo destino senza remore né paure. Inizia così il racconto della sua vita, fin dal momento della sua nascita in un susseguirsi di ricordi e suggestioni, gioie e delusioni, scontri e incontri durante il quale il lettore non è semplice spettatore, ma un accompagnatore partecipe. 
Un personaggio in particolare mi è entrato nel cuore, Adriana, che dopo un incontro fortuito è diventata la sua migliore amica, privilegio che avrei voluto avere anch'io, la sua storia mi ha commossa al pari di quanto ha commosso Linda e mi piace pensare che i suoi abbracci siano stati un po' anche i miei, manifestazioni di un sentimento che è spesso difficile spiegare a parole

"Siamo rimaste così, strette a lungo, senza dire nulla. Ci sono occasioni in cui le parole sono l'oro degli sciocchi: per quante te ne vengano in mente non possono avere il valore del silenzio."

Non voglio dirvi altro dell'ultimo lascito di Giorgio Faletti, se vi avrò incuriositi, leggetelo oppure attendete di vedere lo spettacolo che ne è stato tratto. 
Per quanto mi riguarda mi resta il rammarico di sapere che non ci saranno altre occasioni di incontro con questo autore e il pensiero di come sarebbe stato "L'ultimo giorno di sole" se fosse diventato un romanzo completo, di come Faletti avrebbe sviluppato le tematiche forti che in questo racconto sono abbozzate, ma già potenti. 
Minchia, Signor Faletti, che sei uscito dalla centrale...


venerdì 10 novembre 2017

La figlia del Dottor Baudoin - Marie-Aude Murail

Trama: Sono in due a spartirsi l'ambulatorio. Uno è l'affascinante Jean Baudoin, il fondatore, in piena crisi dei cinquant'anni, infastidito da tutto: il lavoro l'annoia, i figli gli urtano i nervi. L'altro è Vianney Chasseloup, medico alle prime armi, occhi dolci e aria arruffata, pieno di ideali e buoni propositi. Lui cura tutti quelli che Baudoin non vuole più: gli anziani, i derelitti, i poveracci, i casi disperati. Ma un giorno, tra i pazienti del dottor Chasseloup, si intrufola una ragazza dagli occhi blu, quasi viola. Violaine. Una ragazza così graziosa, avrebbe tutto per essere felice. È la figlia del dottor Baudoin.
Titolo: La figlia del Dottor Baudoin
Autore: Marie-Aude Murail
Casa editrice: Camelozampa
Anno edizione: 2017
Pagine: 207

Libro letto nell'arco di un pomeriggio, bulimicamente. Non riuscivo a staccarmene e d'altra parte mi succede spesso con questa autrice, che è in grado di affrontare di temi scottanti e difficili in un modo che sembra ti liberi da un peso. Leggi e pensi che sì, è un argomento spinoso, ma che lei lo tratta con naturalezza e passione. Le cose accadono, le situazioni si creano e bisogna reagire di conseguenza, con i mezzi che hai a disposizione. In Nodi al pettine la Murail  ci ha parlato di stereotipi e di omosessualità, in Oh, boy! di adozioni (e di omosessualità e di conseguenza di stereotipi) e in questo libro di aborto. Il meraviglioso protagonista del romanzo, il dottor Chasseloup con i suoi dolci occhi che ricordano quelli di un asino (ma quanto teneri sono questi animali?) dal collega Baudoin è giudicato un perdente ed incarna invece qualcosa di utopico, il medico che ascolta e cura, che ha a cuore il benessere del paziente sopra ogni cosa. Mi sono innamorata di questo personaggio e del modo vivido e poetico in cui viene descritto: se lo incontrassi per strada correrei ad abbracciarlo. Rappresenta la resistenza pura contro le brutture del mondo. Una persona che è uscita da una realtà squallida e ha reagito, con sentimento ed integrità, ricordandosi ogni giorno di guardare gli altri in faccia con empatia e gentilezza. Ogni mattina rileggendo il giuramento di Ippocrate ricorda a se stesso il senso e la grandezza della sua missione: piccolo strumento nelle mani di un'entità più grande. Proprio per questo non si erge mai a giudice. Chasseloup si sente grato nei confronti del collega più autorevole, espero e titolato che lo ha accolto nello studio medico insieme a lui. Ma il dottor Baudoin forse non è esattamente un modello da imitare. Forse è solo un medico che ha perso le sua vocazione, la sua strada, stanco e infastidito da tutto. Quel tipo di persona che prescrive il Viagra ad un paziente logorante senza fargli fare preventivamente delle analisi, solo per toglierselo dai piedi.
E Violaine, la figlia di Baudoin? Per una "disattenzione",  per aver ceduto e non per passione, ma per conformismo alle avances di un coetaneo si trova incinta a 16 anni. Che fare? Figlia di un dottore trova più facile rivolgersi al consultorio, all'amica, alla sorella di 8 anni, alla madre, a tutti tranne che al proprio padre. Fragile e forte, desiderosa di tenere il bimbo quanto incapace di poterlo fare non sa che decisione prendere e l'unica strada percorribile le lacera il cuore. E il lettore legge e osserva e capisce di dover zittire ogni considerazione, come è giusto che sia: l'aborto non è certamente un metodo contraccettivo, ma ci sono decisioni individuali e private, intime, delle quali si risponde solo a se stessi.
Nel romanzo la massa commenta, giudica e punta il dito: Violaine è stata leggera, è stata colpa sua, è facile, è andata a cercarsela. E l'uomo, responsabile a metà, si dilegua, non si prende responsabilità. Anche questo atteggiamento odioso e schifoso la Murail lo consegna alle pagine del libro, ma il Dottor Chasseloup è diverso. Lui è quel germoglio di umanità, di delicatezza che ancora ci salva e consegna l'uomo alla bellezza. Per lui e Violaine sembra possibile un futuro diverso.
Un bellissimo libro che fa germogliare pensieri e riflessioni, in maniera pacata e rispettosa, come il tema richiede, come è corretto che sia.
Da leggere.







mercoledì 8 novembre 2017

Dodici ricordi e un segreto - Enrica Tesio


TRAMA
"Vuoi essere l'addetta al ricordo, bambina mia?" Attilio, il nonno che è stato per lei un padre, fa ad Aura questa richiesta sconcertante: non assistere alla malattia che divorerà la mia mente, ricordami nel pieno della vita. Aura è una ragazza speciale, ha il nistagmo - disturbo che fa muovere le pupille incessantemente e che le è valso il soprannome di Signorina Occhipazzi - e davvero il suo sguardo è sempre rivolto a qualcosa di diverso da quello che vedono gli altri, come alla ricerca di un dettaglio che eternamente le sfugge. Ma proprio per questo Aura è coraggiosa, sa stare sola, sa che gli uomini spesso guardano solo la superficie delle cose: così accetta la sfida e parte per un paese lontano. Quando però, al suo ritorno, scopre che Attilio è stato di parola e si è recluso in una casa di riposo, Aura capisce di non voler rispettare il patto e comincia a cercare il nonno ovunque: nei messaggi che lui ha seminato dietro di sé come sassolini bianchi nel bosco, nella memoria di chi gli ha voluto bene, nei propri ricordi e in quelli di sua madre Isabella, inadeguata all'amore eppure caparbiamente ostinata a cercarlo, sempre troppo "leggera" ma forse per questo capace di rialzarsi quando cade. È così che Aura raccoglie frammenti dell'esistenza del nonno ma anche di quelle dei molti personaggi che popolano il romanzo: "cocci" di vite autentiche, spesso dolenti, irrisolte ma capaci di incastrarsi le une con le altre in maniera sorprendente.

Titolo: Dodici ricordi e un segreto • Autore: Enrica Testo • Editore: Bompiani • N.pagine: 272 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina flessibile € 17,00 • Ebook € 9,99


Ho adorato "La verità, vi spiego, sull'amore" come adoro i post di Enrica Tesio sul suo blog Tiasmo  e quando ho saputo dell'uscita di questo suo nuovo romanzo mi ci sono tuffata a bomba. La domanda che mi sono subito posta è stata "Ritroverò la Tesio che conosco e amo?" e la risposta è no. In questo romanzo non ho ritrovato la graffiante ironia del suo precedente romanzo, non ho ritrovato le battute che mi hanno fatta scompisciare, ma ho ritrovato sicuramente la sua abilità con le parole e la capacità di emozionare, di raccontare i sentimenti in modo da farteli entrare sotto pelle, da provarli con la stessa intensità con la quale li provano i protagonisti. È un romanzo "denso" questo: denso di famiglia, di storie, di dolore, ma soprattutto di amore.
Il maestro Costa Attilio, Stato Civile: padre e nonno, vedovo di Maria Luisa, da qualche tempo convivente con Emme, la Malattia, a cui chiede cose come l'indirizzo o la data di nascita. Purtroppo Emme è molto brava a mantenere i segreti.
Da qui prende il via la storia di nonno Attilio, della sua adorata nipote Aura, la signorina Occhipazzi, e dell'anello che li congiunge, Isabella, figlia di uno e madre dell'altra, che si sente inadatta per entrambi i ruoli.
Una famiglia che si regge su equilibri precari, il cui collante è Attilio, un uomo che si danna per non essere riuscito ad essere un padre adeguato per quella figlia irrequieta, rimasta orfana di madre troppo presto, che quando la sua vita si riempie troppo inizia a sentirsi soffocare, "le sale il Carnevale", e bisogna lasciarla sola a sfogare la troppa vita che sta vivendo, pronti a raccoglierla quando il Carnevale ha finito la sua festa. Attilio che cerca di rimediare crescendo Aura, figlia di una fuggevole passione, che il padre non l'ha mai conosciuto, che si sente più madre che figlia e che soffre di un particolare disturbo, il nistagmo, per cui i suoi occhi si muovono in continuazione. Per fortuna c'è Attilio accanto a lei. Fino al momento in cui nella vita di Attilio arriva una nuova compagna, Emme, la Malattia, una compagna tremenda che piano piano si porterà via tutti i ricordi. Attilio chiede ad Aura di diventare "l'addetta al ricordo", al ricordo di un uomo integro e presente a se stesso. 

"La verità non esiste, se non c'è nessuno a ricordarla."

Le chiede uno sforzo immenso, quello di lasciarlo nel momento in cui Attilio abita ancora quel corpo e farlo ricordare a tutti così. È uno sforzo che Aura pensa di poter compiere, ma quando scopre che il nonno è stato ricoverato in una struttura per suo volere, capisce che non può lasciarlo andare senza più rivederlo. Inizia così la sua spasmodica ricerca del posto in cui è tenuto il nonno, chi lo sa non glielo vuole dire, chi vorrebbe dirglielo non lo sa. A lei rimangono dei biglietti, trovati casualmente nella casa che abitavano insieme, sprazzi di memoria annotati prima che potessero svanire, attraverso i quali Aura ricostruisce una vita della quale scopre di conoscere troppo poco. E scoprirà un segreto, che nasconde un altro segreto, che le illuminerà la via.
A completare il quadro, c'è Tomaso, un'atra anima persa alla ricerca di un posto nel mondo, che  attrae e respinge Aura come una calamita che improvvisamente inverte la polarità. E poi c'è Guglielmo con Giordano, il suo gemello rimasto bambino, e la Tregua, il posto creato da Guglielmo, dove le famiglie di ragazzi "diversamente abili" possono lasciarli per vivere qualche istante di tregua, appunto, dove anche Aura vive attimi di tregua dal pensiero di una promessa troppo difficile da mantenere.
Un romanzo che non si legge in un soffio, ma che si vive e si respira, che vi farà a tratti incurvare le labbra in un sorriso e a tratti spuntare qualche lacrima, ma che vi consiglio vivamente di leggere.

"Non devi abbassare la testa o perderai la dignità, non devi alzarla troppo o diventerai aggressivo, devi essere semplicemente all'altezza."





lunedì 6 novembre 2017

L'età ingrata - Francesca Segal

Trama: Julia e James, 46 e 52 anni, si innamorano come due adolescenti. E intanto altri due adolescenti, Nathan (il figlio diciottenne di James) e Gwen (la figlia sedicenne di Julia) si danno diabolicamente da fare per tendere trappole ai genitori, nel tentativo di mandare all'aria una storia d'amore che li costringe a una coabitazione forzata e odiosa, data la reciproca incontrollabile avversione. Chiunque abbia familiarità con le dinamiche dell'innamoramento, e non solo adolescente, capirà subito che l'ostilità dei due ragazzi prelude al sentimento opposto: chiunque tranne i due amorevoli e soi disants attenti genitori, che, oltre a sorprendersi della svolta che prendono le cose, non sanno come arginare la tempesta ormonale dei due ragazzi. E soprattutto non ipotizzano la più normale delle conseguenze di numerosi rapporti intimi in poche settimane: sotto il naso dei genitori, ostentatamente e tassativamente avversi alla relazione ma troppo presi dalla loro per far attenzione ai figli. In realtà James e Julie sono stati sempre molto attenti ai figli, anche troppo. E hanno commesso l'eterno errore di crederli quello che volevano che fossero invece di due «persone» diverse dalle loro legittime aspettative.
 
Titolo: L'età ingrata
Autore: Francesca Segal
Casa editrice: Bollati Boringhieri
Anno pubblicazione: 2017
Pagine: 359
 
 
 

L'età ingrata del titolo si può leggere in più modi: è ingrata nell'accezione comune riferita all'adolescenza, quel periodo della nostra vita che è contrassegnato da tempeste ormonali, brufoli e sbalzi d'umore, momenti in cui il tuo corpo cambia e tu non ne hai il controllo e ti senti un pilota alla guida di una macchina infernale. E poi è ingrata nel senso più vero del termine perché l'adolescente è un essere egocentrico all'ennesima potenza che non riconosce altre esigenze, sentimenti ed emozioni che non siano i propri, un individuo che considera i genitori come dei satelliti che girano intorno a lui, senza null'altro da fare che accontentarlo, compiacerlo, consolarlo, salvo poi rendersi invisibili quando la vita lo chiama sul palcoscenico, in cui ovviamente non c'è posto per comprimari. Da come sono acida potreste erroneamente pensare che io abbia figli adolescenti e invece no, vi stupisco, è solo merito del libro. I due figli dei protagonisti sono talmente irritanti che hanno gettato un'ombra sulle ancora angeliche faccine dei miei pargoli. Potere della buona letteratura che riesce a farti immaginare il futuro, ti spiega con chiarezza certe dinamiche familiari.
Julia e James si amano e la vita ha dato loro una seconda possibilità: lei vedova e lui divorziato si compensano e desiderano come mai era capitato loro. Eppure i rispettivi figli riescono ad avvelenare ogni momento e la rappresaglie iniziali sfociano in un dramma inimmaginabile. Che poi forse non è dramma, ma un'onda di marea che butta all'aria tutto per poi tornare un mare piatto, ma non calmo, non sereno, non pacificato. II nonni dei giovani non se la cavano meglio: traballanti sulle gambe, orgogliosi e corretti al limite del possibile sono lontani dall'aver trovato la pace nella vita e quella dei sensi. L'amore e la mancanza dello stesso, il tentativo di trovare un giusto modo di rapportarsi alle cose, nulla resiste all'urto dei sentimenti, alle urgenze del sentimento. Romanzo raffinato e ben scritto scandaglia l'animo umano, spiega, analizza solo per lasciare il lettore confuso. Quando ci sono di mezzo i figli non esiste modo di mantenere la razionalità: sono un pezzo di noi e nessuno potrà donarci uno sguardo obiettivo con cui vederli. Chi tenterà di farlo si renderà solo colpevole, portatore di una macchia indelebile che non riusciremo più a guardare senza provare disgusto.
 
"Era rincasato furioso quanto lei [...] Furioso con Nathan, ancora più furioso con Gwen, arrabbiato con Julia testimone del comportamento cinico e immaturo del figlio. Lo aveva sorpreso in un momento di imperfezione, e sapeva per esperienza che quando uno di loro assisteva alle idiozie del figlio dell'altro questo diventavano ben presto imperdonabili."
 
Il finale dolce amaro forse si apre alla speranza, ma comunque non lenisce la pena.
Veramente un bel libro che non può aiutare chi è nell'occhio del ciclone, ma fa tirare un sospiro di sollievo a chi sta a riva, in un porto sicuro.