venerdì 24 gennaio 2020

Antigone sta nell'ultimo banco - Francesco D'Adamo

Trama: In una cittadina del Nord, benestante e conformista, un po' noiosa, ogni anno all'inizio dell'estate arrivano i braccianti clandestini per lavorare alla raccolta dei meloni, una delle ricchezze della zona. Quasi tutti neri, malmessi, vengono da qualche parte dell'Africa. Li chiamano Quelli del Fiume perché vivono accampati sotto l'Argine Grande, in baracche improvvisate. In paese non li vuole nessuno: sono sporchi, rubano, danno fastidio alle donne: così si dice. Che lavorino e basta. Nel caldo soffocante di un giugno particolarmente torrido un ragazzo del Popolo del Fiume viene trovato morto. Si dice che abbia avuto un incidente mentre stava scappando dopo un furto, o che sia rimasto coinvolto in una rissa con altri clandestini, o che sia tutta una storia di droga. Intanto il corpo del ragazzo giace all'obitorio, senza nome, senza esequie: non spetta a noi occuparcene, dice il Sindaco, non è dei nostri. A provare dolore e pietà pare che siano in pochi: Jo la Peste, vivace, anticonformista, di pessimo carattere; il misterioso Cat Fly che di notte con le bombolette spray riempie i muri del paese di graffiti. Nel frattempo, i ragazzi della scuola media stanno per mettere in scena l'Antigone di Sofocle come saggio di fine anno. Può una recita teatrale diventare realtà?

Titolo: Antigone sta nell'ultimo banco
Autore: Francesco D'Adamo
Casa editrice: Giunti
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 143
A volte capita che si decida di leggere un libro scegliendolo un po' a caso, in attesa di leggerne un altro che non è ancora disponibile e capita anche che quel libro scelto distrattamente si riveli intenso, coinvolgente al punto da farti dimenticare il resto. Ogni storia tracciata sulla carta è un viaggio e non sai mai dove ti porterà e fino a che punto potrà scuoterti. Per me questo libro è stata sorpresa e conferma insieme, rivelazione e certezza. Non avevo mai letto nulla di questo autore, ma avevo ascoltato un suo intervento ad una giornata di formazione per insegnanti e bibliotecari e mi aveva colpita per la sua forza, per la passione, per il suo credere che lo scrittore scriva per cambiare il mondo e che ogni storia debba essere importante. D'Adamo è un combattente, uno di quelli che pensano che le parole possano fare la differenza, che i libri abbiano un grande potere. Sentirlo parlare mi aveva emozionata e dopo due anni leggere un suo libro mi ha riportata proprio a quel punto. Sono forse arrivata un po' tardi al nostro appuntamento, ma ora so di aver guadagnato tanto, di aver trovato un punto di riferimento dal quale procedere in avanti e all'indietro.
Questo  libro racconta di noi, della nostra provincia italiana, e lo fa in modo attuale e senza tempo  perché da un lato riallaccia legami con romanzi del passato e dall'altro poi ci porta a capofitto dentro la cronaca, a fondo nel nostro sentire, alle radici delle nostre paure, ma ci sprona a non averne e a fare sempre la cosa giusta, quella che la nostra coscienza esige. D'Adamo si rivolge ai giovani e ai loro genitori, ci accompagna in classe e poi nei nostri posti di lavoro, nei consigli comunali, al bar e in tutti i luoghi dove ogni giorno la politica è un confuso miscuglio tra pettegolezzo e pregiudizio, tra odio e volontà di contrastarlo. L'autore entra nostre famiglie, si siede a cena con noi davanti alle notizie del Tg, dove a volte tra figli e genitori e tra stessi fratelli ci sono duri scontri. Come accade nella casa della protagonista, Jo detta la Peste, orfana di madre, che vede il proprio padre Federico scontrarsi con il fratello. Nella loro cittadina è morto un ragazzo del quale non si sapeva neppure il nome ed arrivava da lontano, vittima di uno sfruttamento che si chiama caporalato. Si tratta quasi di un ragazzo invisibile e a nessuno sembra importare delle sua morte, forse perché era straniero e diverso. Il Comune non ha nemmeno intenzione di sobbarcasi le spese del funerale. Questo ragazzo senza nome fa parte di una massa indistinta di lavoratori stagionali, raccoglitori di meloni, che la comunità mal sopporta perchè si accampano lungo il fiume, perchè sono degli irregolari, portatori di guai e di disordini. Anche il fratellone di Jo la pensa come la comunità e spesso lo si vede girare con brutti ceffi che alzano la voce per "invitare" questi stagionali ad andarsene.
Federico, il padre dei due ragazzi, invece non segue la massa. Lui è un medico e nonostante il suo personale bagaglio di problemi (vedovo e con due figli adolescenti da crescere!) non si piega, non cede alle richieste del Sindaco di insabbiare le cause di questa morte così strana. Federico non arretra di un passo perché sa da che parte stare.

Mio padre non è un combattente, ma una persona mite. Ma dirà la verità perché è una persona perbene. Lui me l'ha sempre detto - e me lo diceva anche mamma - che prima o poi viene il momento in cui bisogna trovare il coraggio di parlare e dire: "No, io non ci sto."

Questo personaggio mi ha ricordato moltissimo Atticus Finch del "Il buio oltre la siepe", come il finale mi ha fatta pensare all'"L'attimo fuggente". Ho avuto i brividi, ho letto in fretta e mi sono commossa e poi ho riletto, lentamente, e mi sono commossa un'alta volta.
E i figli? Raccoglieranno le eredità dei padri? Sapranno far tesoro di piccoli eroismi e buone convinzioni? Non è sempre così scontato, come non è sempre automatico che chi in famiglia ha cattivi esempi debba seguire la stessa strada.
Alla vicenda si intereccia la messa in scena della recita scolastica: Jo desidera con tutta se stessa interpretare Antigone alla quale sente di assomigliare, ma con l'evolversi della situazione si renderà conto che la combattiva Antigone e la timorosa Ismene sono due facce della stessa medaglia. 
Preparando la recensione, mentre cercavo la cover del libro, tra i numersi giudizi positivi ho trovato anche "Indottrinamento di sinistra a dei bambini, veramente vergognoso. George Orwell aveva previsto tutto ". Incredibile: gli zombie generati dalla "Nebbia aliena" in cui Jo crede si stiano trasformando tutti i suoi concittadini sono veramente ovunque, dentro e fuori dai libri. Non ci resta che prendere posto con Antigone, D'Adamo, Federico ed Atticus... dietro, nell'ultimo banco e resistere. Promuovere libri importanti come questo è un atto dovuto oltre che un grande piacere.




2 commenti:

  1. Mi sembrano temi attuali e molto importanti: mi hai incuriosita molto :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa piacere averti incuriosita perché il libro merita. Ciao

      Elimina