mercoledì 30 maggio 2018

Al mattino stringi forte i desideri - Natasha Lusenti

Trama: Emilia è ferma davanti al grande palazzo. Con lei ha solo poche valigie e i suoi due adorati gatti. Dopo aver perso il lavoro e le redini della sua vita, è lì per ricominciare. Da una nuova casa e da nuovi inquilini da conoscere. Ma l’accoglienza che riceve non è quella che si aspettava. Nessuno sembra badare a lei che si nasconde dietro una frangetta e indossa scarpe basse per non farsi notare.
Eppure Emilia decide che è il momento di spazzare via le insicurezze. È stufa di mancati saluti e fredde frasi di circostanza. L’unico modo per cambiare la situazione è cercare di colpire la curiosità di chi passa sempre davanti alla bacheca del condominio. Proprio lì Emilia appende ogni giorno poche righe in cui racconta le sue sensazioni, i suoi ricordi, le sue speranze. Senza rivelarsi. Forse le scrive per far sentire la sua voce in qualche modo. O forse per donare un po’ di gioia a chi rincorre la vita senza più fermarsi alle cose semplici. Ci deve essere qualcuno che come lei ama il colore giallo, ricorda quella bicicletta su cui sembrava di volare da bambini o ha timore delle cose perse che non si trovano mai più. Ci deve essere qualcuno che sente il bisogno di risponderle. Ma così non è. Fino al giorno in cui trova vicino al suo biglietto una figurina da bambini. Il primo segnale che qualcuno si è accorto di lei. Non ha idea di chi possa essere stato, ma tutti gli indizi portano a quel bambino che ha sempre un libro in mano, con la maglietta di Star Wars e con il padre sempre troppo impegnato al telefono. Solo lui può capire l’importanza dei dettagli. Emilia sente che lui sarà il suo primo amico nel palazzo per poi piano piano avvicinarsi a tutti gli inquilini. Anche se non è facile insegnare di nuovo al cuore a fidarsi dopo che è stato illuso tante volte. Anche se non è facile esprimere i propri desideri per condividerli con gli altri. Emilia scopre che bisogna tenerli stretti per non farli volare via.  
Titolo: Al mattino stringi forte i desideri
Autore: Natascha Lusenti
Casa editrice: Garzanti
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 223

La trama del libro mi ha subito incuriosita: le lettere che ogni giorno Emilia, la protagonista, affigge sulla bacheca condominiale mi restituiscono una sensazione di inaspettato, di solitudine, di desiderio di entrare in contatto con gli altri. Ho immediatamente pensato ad una versione italiana di Amelie e il rischio era contenuto nella stessa promessa. Poteva essere un qualcosa di troppo costruito o di lezioso, di manieristico e invece. Punto. Ho trovato il libro che cercavo nel momento in cui ne avevo bisogno. L'autrice ha aperto l'ennesima finestra nella mia fantasia per farmi entrare nel mondo di Emilia, fatto di colori, ricordi e parole. Stanze vuote da riempire di sensazioni.

"Questa mattina mi sono svegliata pensando alle bolle di sapone. Mi piacciono perché sono poetiche. Sono fragili e sai che si romperanno da un momento all'altro. Svaniranno, e non riuscirai nemmeno quasi più a credere che potevi vedere la luce di tutti i colori dentro una sfera che appena la tocchi smette di esistere. Mi piacciono le bolle di sapone perché sono allegre. Si rincorrono, e giocano a chi può gonfiarsi di più senza esplodere e pensano che non ci sia niente di più importante e di più urgente da fare."

Una storia che contiene dei personaggi ai quali ti affezioni. Un bimbo che disegna Minions con il pennarello lilla, perchè è il colore preferito della mamma che ora vive da un'altra parte, dopo la separazione dal papà (un ragazzo giovane e sempre troppo preso dal proprio telefonino). Una vicina anziana, che pare essere ricoperta da una patina di polvere azzurrina, che forse sono gli anni vissuti e dolorosi, che si sgretolano sulla sua pelle. Un'umanità varia e diversa che appare e scompare ad ogni piano del palazzo nel quale la protagonista è provvisoria.
Il romanzo mi ha sorpresa, è stato come una carezza, di quelle che ti lasci fare, senza imbarazzo, ma chiudendo gli occhi per assaporarle meglio. Avrei voluto abbracciare forte la protagonista o con un pennarello colorato scrivere sulle sue lettere "Mi sono sentita come te, non sei sola."
E' una storia che ti fa venir voglia di fare qualcosa di speciale, che ti fa guardare le situazioni di tutti i giorni con più attenzione e ti chiede di usare maggior delicatezza nel trattare i sentimenti altrui.
Ci si sente quasi spinti a ricopiare una delle lettere di Emilia su un foglio bianco per poi infilarla nella cassetta delle lettere di quella vicina di casa che ci pare sempre tanto triste o scontenta. Viene quasi da credere che si possano operare magie, ma piccole. Come le bolle di sapone, che per un attimo racchiudono l'arcobaleno.
Consigliatissimo a chi accarezza le foglie delle piante, parla ai gatti e segue la danza delle gocce di pioggia sul finestrino della macchina o, come Amelie, infila, furtivamente la mano nei sacchi di fagioli. Gli altri si astengano, è un libro delicato che va trattato con cura.




























lunedì 28 maggio 2018

[Questa volta leggo #4] Sara al tramonto - Maurizio de Giovanni

Torna l'appuntamento con la rubrica "Questa volta leggo" ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La Libridinosa; per il mese di maggio è stato scelto "un libro facente parte di una serie" e la mia scelta è caduta su Maurizio de Giovanni, un autore che ha molta dimestichezza con le serie, anche se non vi parlerò delle serie più collaudate, ma di una tutta nuova, con protagonista una donna.
Sto parlando di "Sara al tramonto", edito da Rizzoli nella collana "nero"

Titolo: Sara al tramonto • Autore: Maurizio de Giovanni • Editore: Rizzoli • N.pagine: 360 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 19,00 • Ebook € 10,99

TRAMA
Sara non vuole esistere. Il suo dono è l’invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla. Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.


Di de Giovanni ho letto (e adorato) solo il primo libro della serie di Ricciardi, ma conosco a grandi linee le tematiche della serie dei Bastardi e mi sento di poter dire che la protagonista donna, non sia l'unica peculiarità rispetto alle altre serie. "Sara al tramonto", infatti, è sì un noir, ha un caso da risolvere, una parte di investigazione, anche se non particolarmente serrata, ma questo a mio avviso, non è il fulcro del romanzo, bensì il pretesto per delineare la figura di questa donna, così diversa da tutte quelle che si trovano nei libri di genere, perché totalmente priva di stimoli per affrontare le battaglie di ogni giorno. Almeno così la conosciamo all'inizio della storia. 
Sara è stata parte un amore infinito e totalizzante che il destino le ha portato via.
Sara è stata una vita passata a studiare gli altri, le loro emozioni e a calarsi nelle loro vite.
Sara Morozzi, detta Mora, ha avuto una vita piena, ed è questa la chiave di lettura: l'ha avuta. Ora si trova in un momento di vuoto totale, dopo essere andata in pensione chiudendo la sua carriera nei Servizi Segreti, ma soprattutto dopo aver perso il grande amore della sua vita, oltre che suo capo sul lavoro, Massimiliano, colui per il quale ha abbandonato il marito e il figlio ancora piccolo, colui che era per lei ossigeno e luce. 


E noi la conosciamo così: seduta su una panchina, in un tramonto atmosferico e figurato, in attesa di incontrare Viola, la sua promessa di futuro, il motivo per cui si sforza di affrontare le sue giornate vuote e tutte uguali.



"Sara al tramonto era diversa. Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza."

Dal suo passato lavorativo torna Teresa, detta "Bionda", l'altra parte di un duo che ha lavorato anni fianco a fianco per risolvere numerosi casi, e torna per coinvolgerla ufficiosamente in un caso chiuso con parecchie incongruenze. Per Sara non sarà facile risalire il baratro nel quale è sprofondata, ma stavolta c'è una bambina in pericolo, difficile voltarsi dall'altra parte. 
A fare da contraltare a Sara e alla sua malinconia, Davide Pardo, poliziotto impacciato e pasticcione che la affianca nelle indagini, protagonista delle parti più leggere della storia, insieme al suo "cagnolino" Boris, un Bovaro del Bernese grande quanto un cavallo che Davide proprio non riesce a gestire.
A fare da sfondo alla narrazione c'è sempre Napoli, ma stavolta non si tratta di un'ambientazione ben definita, di luoghi ben riconoscibili, quanto piuttosto di una Napoli appena tratteggiata, nebulosa, oserei dire che in questo romanzo Napoli non si vede ma si respira.
Come si respira il rapporto che c'è stato tra Sara e Massimiliano, tessuto attraverso pensieri che attraversano le giornate di Sara, dei flashback mediante i quali il lettore riesce a delineare perfettamente la figura di un uomo capace di amare teneramente e allo stesso tempo essere duro e inflessibile sul lavoro.
Una narrazione che commuove ma senza portare alla lacrima, se non all'ultimissima frase, uno spiraglio di luce in un'esistenza che si stava spegnendo.







Vi lascio qui tutte le date dei prossimi appuntamenti della Rubrica



venerdì 25 maggio 2018

[Premio Bancarella] Anna che sorride alla pioggia - Guido Marangoni

Oggi torno in veste di Bancarella Blogger per parlarvi di un romanzo piccolo piccolo, ma che racchiude una vastità di emozioni che solo un cuore speciale può contenere. Raccontandovi un po' di me, provo a spiegarvi quello che ho provato leggendo "Anna che sorride alla pioggia" di Guido Marangoni, finalista al Premio Bancarella 2018.

Titolo: Anna che sorride alla pioggia • Autore: Guido Marangoni • Editore: Sperling & Kupfer • N.pagine: 191 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € 16,90  • Ebook € 9,99

TRAMA
«Un'ora dopo aver letto l'esito del test di gravidanza, avevo già montato un canestro in giardino. "È un maschio, me lo sento!". Perché dopo due meravigliose figlie femmine era giusto, se non pareggiare i conti, almeno bilanciare un po' le parti. A Daniela l'ultima cosa che interessava era il sesso della creatura che portava in grembo. Bastava che fosse sana, diceva. Che poi è il pensiero di ogni genitore, solo che, quando la vita ti ha già messo alla prova, quel pensiero non lascia spazio a nessun altro. Poi ci fu il succo alla pera. Qualche sorso per svegliare a suon di zuccheri il piccoletto, in modo che si posizionasse a favore di ecografo. Fu quello il giorno in cui capii che mi dovevo preparare, perché qualcosa stava davvero per cambiare. Quando la dottoressa ci convocò e senza tanti preamboli ci disse: "Si tratta della trisomia 21", invece, capii un'altra cosa: che Daniela era già pronta. "È maschio o femmina?", chiese, lasciandomi a bocca aperta ancora una volta. Perché adesso sì, l'unica cosa che contava era sapere chi sarebbe arrivato nella nostra famiglia. Era Anna la buona notizia che stavamo aspettando».


Questa è decisamente una delle recensioni per me più difficili, perché questo piccolo libro che ho divorato in tre ore è un concentrato di tutte quelle emozioni che coinvolgono una coppia nel percorso che porta alla nascita di un figlio. E quando dico tutte, intendo proprio tutte, dalla sospensione dell'attesa di sapere se sarà il mese buono, all'euforia della scoperta che un esserino minuscolo sta per sconvolgervi la vita, al buco nero in cui sprofondare quando si scopre che quell'esserino non c'è più, all'euforia più contenuta e spaventata di una nuova bella notizia, alla disperazione di sapere che qualcosa non va bene, una continua altalena che il cuore di quella coppia è costretto a subire ogni maledetta volta. 

"Io avevo bisogno di urlare, Daniela aveva voglia di silenzio. Forse quello era proprio uno di quei momenti in cui la presenza di un uomo e la sua assenza dovrebbero diventare una cosa sola. L'essere inutile e indispensabile si abbracciano, è per questo che, qualsiasi cosa fai o dici in quel momento, sbagli. Perché in quel momento deve essere sbagliata qualsiasi cosa fatta da lui, ed è giusto che sia così."

Queste sensazioni, purtroppo e per fortuna, le conosco molto bene, e leggendo la storia di questa famiglia speciale ho riletto una parte (a noi il destino ha risparmiato la più dolorosa) della nostra. Noi abbiamo avuto un finale più lieto, ma vi posso assicurare che se dall'ecografia fosse risultato che la nostra Anna (sì, anche in quello siamo accomunati) avesse avuto un cromosoma in più, la nostra reazione sarebbe stata la stessa di Daniela: "È maschio o femmina?". Anzi, noi non solo abbiamo rifiutato esami invasivi, ma non abbiamo nemmeno voluto conoscerne prima il sesso, perché quella creatura che stava arrivando era il Paradiso che meritavamo dopo alcune discese all'inferno. Perciò comprendo perfettamente quello che questa famiglia ha passato e la gioia immensa di vedere quel sorriso speciale rivolto solo ed esclusivamente a te a poche ore dalla nascita (anche se tutti dicono trattarsi di uno spasmo muscolare).

Ammiro profondamente questa famiglia che con le problematiche riguardanti la sindrome di Down aveva già dimestichezza, operando nel volontariato, e che è riuscita a non farsi tramortire dalla notizia, anche se leggendo tra le righe ho respirato l'angoscia che il futuro genera nei loro pensieri.

"Non ci attendeva una vita senza problemi, ma una vita dove nessun problema avrebbe alterato il nostro affetto, anzi lo avrebbe aumentato."

Ammiro soprattutto il modo in cui hanno cresciuto le sorelle di Anna, che hanno accolto con entusiasmo l'arrivo della sorellina e che giorno dopo giorno dimostrano di far parte di una famiglia speciale.
Mi ha molto commossa la parte in cui Guido racconta come Daniela provi a superare i suoi momenti difficili, scrivendo delle lettere alla se stessa del futuro e nascondendole per poi ritrovarle a distanza di tempo e scoprire rileggendole che a tutto c'è rimedio.
Vi invito a scorrere la pagina Facebook che Guido ha aperto allo scopo di portare il suo messaggio il più lontano possibile e ad innamorarvi del sorriso di Anna, della sua vitalità e della positività di questa famiglia, Buone notizie secondo Anna.

Questo è un libro che andrebbe letto da quante più persone possibili, perché con una giusta dose di ironia riesce a far comprendere che l'aggettivo "diverso" non ha mai un'accezione negativa, ma deve essere inteso come un arricchimento, un valore aggiunto, esattamente come quel cromosoma in più che fa sì la differenza, ma che a corredo porta un mondo fatto di difficoltà e anche di strumenti per superarle, oltre a mille opportunità per vedere le cose da un altro punto di vista e farsi contagiare dalla voglia di correre sotto la pioggia, alzare il viso al cielo, guardare le gocce che scendono e sorridere, perché anche la pioggia è un dono immensamente grande.

"È buffo perché se ci dicono 'sei unico' ci sentiamo lusingati, mentre se ci dicono 'sei diverso' ci sentiamo offesi, ma è lo stesso identico concetto. C'è proprio bisogno di promuovere la parola 'diversità' alla bellezza e positività che merita."



giovedì 24 maggio 2018

L'anno in cui imparai a raccontare storie - Lauren Wolk

Trama:questo libro è la sintesi perfetta di avventura, suspense, impegno civile. Ambientato nel 1943, all’ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un’accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità.

Titolo: L'anno in cui imparai a raccontare storie
Autore: Lauren Wolk
Casa editrice: Salani
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 278
Oggi vi parlo di un libro che mi ha conquistata. Non c'è altra definizione.
La cover mi ha subito colpita e quando poi ho letto sulla rivista "Il Libraio" che questo romanzo è stato paragonato a "Il buio oltre la siepe" non ho più capito nulla, ho solo dovuto seguire la vocina nel mio cervello che diceva "Compra quel libro! Compra quel libro!". Iniziato il martedì e terminato il giovedì. Con rammarico, perché sarei stata ancora un po' in sua compagnia.
Per prolungare il contatto sapete cosa ho fatto? Ho scritto con l'uniposca nero le due ultime (bellissime) righe del romanzo su di un grande sasso piatto e dall'altro lato del sasso ho scritto autore e titolo. Poi ho lasciato il mio "testimone di pietra" all'entrata di una scuola superiore nella speranza che qualcuno preso da curiosità si metta alla ricerca del libro, per saperne di più. Basta una sola persona per creare l'effetto domino. Sono una pazza sognatrice e ne vado abbastanza fiera.
Ora scrivo questa recensione per dirvi che di libri come questo c'è bisogno, andate a cercarlo in libreria, andate in biblioteca e poi passate parola. Non potrà che piacevi, ne sono certa.
"L'anno in cui imparai a raccontare storie" da  "Il buio oltre la siepe" (modello inarrivabile) prende il meglio: ne raccoglie il messaggio e lo porta qui, ora, per i nostri giovani di oggi. L'ambientazione non è attuale, ma la storia sì e soprattutto è a misura di ragazzo: dice grandi cose con parole semplici, movimenta l'animo e risveglia la coscienza.
Siamo nel 1943 in America e nel piccolo paese in cui vive Annabelle, la protagonista voce narrante,  arriva Betty, una compagna di classe dal cuore di tenebra. Nessuno sarà al sicuro dalla sua prepotenza, dalla sua violenza e dalle sue menzogne che mirano ad infangare le altre persone. Più di tutti sembra farne le spese Toby, un uomo misterioso senza fissa dimora che vive nei boschi. Toby,  rimasto traumatizzato dagli orrori della Prima Guerra Mondiale, è il capro espiatorio ideale per ogni nefandezza ed Annabelle, che ne conosce la gentilezza d'animo, si troverà di fronte ad una scelta cruciale. Prendere le difese di Toby o lasciare che le cose seguano il loro corso, per quanto ingiusto possa essere? Annabelle non avrà esitazioni. Ad un certo punto della vita bisogna decidere da che parte stare e questo mi ha fatto pensare ad Atticus e al suo senso etico e al suo rigore morale. Alcune strade si devono intraprendere per amore di giustizia a prescindere dal fatto che si riveleranno un vicolo cieco.
Avvincente l'evolversi della storia perchè lascia il lettore in sospeso, con il dubbio che non tutto si possa sistemare. La realtà spesso è crudele ed ingiusta, ma aver combattuto per i propri ideali, a fianco dei propri amici è comunque una consolazione, un modo per ristabilire la giustizia.
Annabelle cambierà e sarà la sua dolorosa presa di coscienza a renderla migliore.
Un romanzo che ci porta nei luoghi oscuri dell'animo umano. Per Annabelle crescere significherà diventare consapevole, ma non perdere la purezza o la tenerezza.

"Se la mia vita non era che una nota di una sinfonia infinita, dovevo cercare di farla risuonare il più a lungo e il più forte possibile".


Siamo piccole particelle dell'universo, ma possiamo fare la differenza! Un libro importante che consiglio a grandi e piccoli.






martedì 22 maggio 2018

La scrittrice del mistero - Alice Basso

Oggi vi parlo di un libro che ho atteso di leggere per più di un anno e grazie alla nuova collaborazione con Unilibro ho potuto gustare in cartaceo. Peccato che i libri di Alice Basso finiscano sempre troppo presto, e ora inizia la luuuuuuunga attesa per il prossimo capitolo delle avventure di Vani Sarca (adddddovvvvo!). 


Titolo: La scrittrice del mistero • Autore: Alice Basso • Editore: Garzanti • N.pagine: 320 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina rigida € 17,90 • Ebook € 9,99

TRAMA
Per Vani fare la ghostwriter è il lavoro ideale. Non solo perché così può scrivere nel chiuso della sua casa, in compagnia dei libri e lontano dal resto dell'umanità per la quale non ha una grande simpatia. Ma soprattutto perché può sfruttare al meglio il suo dono di capire al volo le persone, di emulare i loro gesti, di anticipare i loro pensieri, di ricreare perfettamente il loro stile di scrittura. Una empatia innata che il suo datore di lavoro sa come sfruttare al meglio. Lui sa che solo Vani è in grado di mettersi nei panni di uno dei più famosi autori viventi di thriller del mondo. E non importa se le chiede di scrivere una storia che nulla ha a che fare con i padri del genere giallo che lei adora da Dashiell Hammett a Ian Fleming passando per Patricia Highsmith. Vani è comunque la migliore. Tanto che la polizia si è accorta delle sue doti intuitive e le ha chiesto di collaborare. E non con un commissario qualsiasi, bensì Berganza la copia vivente dei protagonisti di Raymond Chandler: impermeabile beige e sigaretta sempre in bocca. Sono mesi ormai che i due fanno indagini a braccetto. Ma tra un interrogatorio e l'altro, tra un colpo di genio di Vani e l'altro qualcosa di più profondo li unisce. E ora non ci sono più scuse, non ci sono più ostacoli: l'amore può trionfare. O in qualunque modo Vani voglia chiamare quei crampi allo stomaco che sente ogni volta che sono insieme. Eppure la vita di una ghostwriter non ha nulla a che fare con un romanzo rosa, l'happy ending va conquistato, agognato, sospirato. Perché il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Andare oltre il suo astio per aiutarlo è difficile e proteggere la sua nuova relazione lo è ancora di più. Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e che può tessere trame più ordite del più bravo degli scrittori.


Ok, ora prendo un bel respiro e provo a parlarvi del quarto libro dedicato alla mitica e inimitabile (Lisbeth Salander, scansate!) Vani Sarca, colei che ha rubato il cuore a una moltitudine di lettori, grazie all'innegabile talento della sua creatrice, Alice Basso, un concentrato (e non mi riferisco all'altezza) di simpatia e bravura, una fine conoscitrice della nostra amata lingua della quale fa un uso raffinato senza perdersi in virtuosismi inutili (si è capito che adoro Alice in tutta la sua interezza?), tanto da inserire nel libro frasi come:

"La ucciderò a colpi di dizionario nelle tempie"

frase che più volte ho pensato negli ultimi tempi e che spesso avrei voluto dire!
Dicevo che ora prendo un bel respiro, perché parlare di questo quarto libro senza rivelare troppo è praticamente impossibile.
Dunque, la vicenda si apre nell'esatto punto in cui si chiudeva il terzo libro, e troviamo Vani **spoiler** che poi **spoiler** ed infine **spoiler**. Avete capito tutto? Anche quanto la mente di quella disgraziata di Alice sia diabolica per riuscire a mettere noi povere blogger in queste condizioni?
Ok, ci riprovo. In questo quarto libro ritroveremo una Vani un po' diversa da come l'abbiamo conosciuta, una Vani che finalmente trova l'incastro perfetto, l'altra parte del suo cielo, ma non illudetevi, non sarà tutta sole, cuore, amore e in quel cielo non svolazzeranno farfalle destinate a frullare le ali nel suo stomaco, perché rischierebbero di venire fisicamente frullate a colpi di...crampi! Sì, crampi. È così che Vani manifesta la sua felicità, a colpi di crampi nello stomaco e più si contorce, più è felice! E chi sarà mai a provocare cotanta reazione? E secondo voi ve lo vengo a dire? Per togliervi il piacere di scoprirlo con i vostri occhi? Giammai! 
Quello che posso dirvi, invece, è che questa nuova veste di Vani vi piacerà assai, perchè grazie a questi crampi la nostra eroina sarà più ben disposta anche verso l'odiosa Lara, la sua biondissima sorella che sta vivendo un momento di grossa difficoltà. E non solo verso Lara, ma anche verso il cretino Riccardo, il suo fascinosissimo ex, che sembra essere nel mirino di uno stalker piuttosto sadico. Eh già! Questa volta il giallo avrà come vittima designata proprio il bel Riccardo e si tratta di un giallo con tanto di macabri reperti e talmente ben costruito da far ipotizzare scenari che vengono smentiti poche pagine più avanti e da rendere ardua la formulazione di una soluzione fin quasi alle ultime pagine (dell'ultima pagina vi parlerò fra poco).
Vani in questo quarto capitolo sarà quindi amica, sorella, compagna. E ghostwriter? Certo che sì, non mancherà l'ennesimo incarico nel quale dovrà calarsi nei panni di uno scrittore e in questo caso si tratterà di un famosissimo autore di thriller d'oltralpe che vuole sfondare con una serie tutta italiana. Ma anche il famosissimo autore ha più di uno scheletro nascosto nell'armadio e a Vani si sa che basta un dito per aprire certi armadi.
Non manca nemmeno la parte di riflessione sociale, ad opera del nostro caro Berganza (aaaaaah Berganza...) che stavolta riuscirà a mettere insieme discorsi ben più lunghi delle solite cinque parole a cui ci ha abituati.

"È nelle cose piccole, nel piccolo schifo quotidiano, che il contagio è più implacabile: nel tizio che froda il fisco perchè il vicino gli ha detto che lui lo fa e tanto non gli succede niente; nell'impiegato che si prende i meriti dello stagista perché quando era in prova lui anche i suoi superiori lo hanno umiliato e sfruttato; nella ragazzina tranquilla che vede le compagne bullizzare un'altra e si unisce perché se lo fanno loro può farlo anche lei."

E poi non mancano Irma, Morgana, Ivano, tutti personaggi che fanno un passo avanti nella caratterizzazione, e c'è un'ultima riga, una maledetta ultima riga, che mi ha fatta schizzare dalla poltrona all'urlo di "ALIIIIICEEEEEE!!! NON SI FA COSì!!!"
A cosa mi riferisco? Dovete per forza leggere il libro per scoprirlo altrimenti

"Se glielo dico le spoilero il finale del mio piano, capo!" 

(e queste sono sicuramente parole di quella str amabile donzella che risponde al nome di Alice Basso!)
A voi posso solo dire che dovete assolutamente leggere questo romanzo perché se avete letto i precedenti non potete attendere oltre e se non li avete letti, sarebbe ora di iniziare, no? Siete ancora qui? Op, op, tutti a cliccare il tastino qui sotto dove potrete acquistare il romanzo al prezzo scontato di € 15,22 e dove troverete anche tutti i precedenti titoli della serie.

                                                                      

venerdì 18 maggio 2018

Premio Bancarella - I fantasmi dell'Impero - Consentino, Dodaro, Panella

Trama: Etiopia, Africa Orientale, 1937. Da un anno Benito Mussolini ha proclamato l’Impero. Ma la propaganda tace che il popolo e il territorio sono tutt’altro che sottomessi. Più di prima infuria la guerra coloniale, anche con l’impiego dei gas, contro gli arbegnoch, i patrioti, ed è tanto più feroce quanto più incapace di successi. Dietro la brutalità degli occupanti e contro il vertice del regime coloniale serpeggia una trama oscura. Ciò che rende I fantasmi dell’Impero qualcosa di più di un romanzo storico è il modo in cui l’intreccio è costruito, dando la sensazione di una cronaca in presa diretta. È un miscuglio di finzione e storia che usa tutti i mezzi letterari disponibili: la narrazione immaginaria assieme al documento, le lettere e i telegrammi, il rapporto militare, l’informativa dei servizi, sigle protocolli e gerarchie, verbali di dialoghi e interrogatori. Una polifonia di testi che riproduce tutta la tensione della contemporaneità: attesa, affetto, paura, pena, rifiuto, raccapriccio. E insieme offre – attraverso crimini, sconfitte tenute nascoste, viltà e sadismi burocratici, ma anche gesti generosi e nobili persone – il quadro e il sentimento della mortificazione nazionale che fu la costruzione, irrealizzata, dell’«Impero».
La storia si dipana seguendo l’inchiesta di Vincenzo Bernardi. Magistrato militare integerrimo, è lì per capire qualcosa delle azioni, da criminale di guerra, di un ufficiale, un certo Corvo. C’è stato l’attentato al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, a cui gli italiani hanno risposto con una violentissima rappresaglia. Sulla scia della repressione, si è saputo di eccessi, in lontane province, che rinfocolano e rafforzano la tenace resistenza etiope. Seguendo le tracce di villaggio in villaggio, cercando i colpevoli, Bernardi entra nel cuore di tenebra del colonialismo italiano; ne conosce gli orrori, le bassezze, il conflitto sotterraneo che oppone la milizia fascista agli ufficiali dell’esercito.
I fatti, i personaggi con i nomi cambiati, i nomi autentici, i luoghi, le battaglie, gli agguati, le esecuzioni e il resto, tutto quanto è vero, in questo romanzo; ma al centro è una finzione. Una congettura che però tracce d’archivio, coincidenze, atmosfere e certi esiti nel dopo fascismo rendono quasi plausibile. 
Titolo: I fantasmi dell'Impero
Autore: Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella
Casa editrice: Sellerio
Anno: 2017
Pagine: 546


Oggi vi parlo di un altro finalista del Premio Bancarella 2018, cioè del libro edito da Sellerio "I fantasmi dell'Impero" scritto a  "sei" mani da Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella. Si tratta di un romanzo storico particolarissimo e per il quale non ho termini di paragone. Ambientato in Etiopia racconta l'Italia coloniale, un periodo che conosco poco e che, a quanto ho letto, vanta solo un antecedente letterario di un certo calibro che è "Tempo di uccidere" di Ennio Flaiano. Come "La guardia, il poeta e l'investigatore" di Jung-Myung Lee lo scorso anno mi ha svelato quello che hanno subito i coreani durante la seconda guerra mondiale, così questo libro mi illustra i fatti per nulla edificanti del nostro passato coloniale. Ogni guerra è sporca e questo è risaputo, ma leggerne i particolari fa rabbrividire, per l'insensatezza di tutta questa violenza.
I fantasmi dell'impero è costruito in modo tale che ogni tanto il lettore ha la sensazione di essere all'interno di un memoriale e non di un romanzo. Le lettere e i telegrammi si mescolano ad una narrazione che quasi sempre è molto distaccata, cronachistica, ma non asettica perché questo distacco amplifica la disumanità di alcuni episodi. Non potrò mai più sentir citare la canzone "Faccetta nera, bell’Abissina" senza provare un vero raccapriccio, collegato ad una vicenda descritta in questo romanzo. In modo semplicistico lo si potrebbe definire "un libro di guerra" e allo stesso tempo anche un libro molto maschile e non solo per l'argomento, ma per il modo in cui viene affrontato. Ad esempio i due protagonisti Vincenzo e Vittorio, dopo aver condiviso tutto (e non ho scritto a caso questa frase), impiegano ben 400 pagine per riuscire a parlarsi a cuore aperto e lo fanno comunque con imbarazzo e pudore.  Sarà che nel mezzo di una carneficina senza fine, l'unico modo per non impazzire resta quello di appellarsi alle regole, ai gradi, rimanendo fedeli a quello che è il proprio ruolo. Anche quando la missione affidata sembra impossibile da portare a termine, perché non esiste una verità, unica e incontrovertibile.

"E' una domanda che mi sono fatto tante volte, che cos'è la verità. Perché, vedi, tra la verità storica, i fatti realmente accaduti, e quella processuale, quella che si può accertare attraverso le prove, in un processo, secondo certe regole, io... Io ho sempre preferito la prima , eccome se l'ho preferita... ma ora mi diventa chiaro che l'unica verità possibile è quella relativa, umana, imperfetta. La verità assoluta, in nome della quale tante volte abbiamo ucciso, è inaccertabile e inaccettabile."

Il voto che assegno mi sembra fuorviante ed inadeguato, perché non si tratta per nulla di una lettura piacevole, ma di un romanzo che narra fatti orrendi, ma che è giusto ricordare. Amici più smaliziati di me, nel sentire il mio resoconto del libro,  mi hanno ricordato che in questo stesso istante, in Siria, in Africa e in altre parti del mondo, gli stessi orrori vengono replicati. Se questo ci ingabbia nell'impotenza, non ci costringe però al silenzio. Leggere è sempre un punto di partenza e libri come questo hanno un valore, quello sì, non relativo.







martedì 15 maggio 2018

Premio Bancarella - La regina del Silenzio - Paolo Rumiz

Oggi sarò io, Stefi, a parlarvi di uno dei sei finalisti al Premio Bancarella 2018, e cioè de "La Regina del Silenzio" di Paolo Rumiz, edito da La nave di Teseo.

Titolo: La Regina del Silenzio • Autore: Paolo Rumiz • Editore: La nave di Teseo • N.pagine: 214 • Anno di pubblicazione: 2017 • Copertina rigida € 16,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri - Antrax, Uter e Saraton - terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto. Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo la Tahir, l'uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.


Dopo l'approfondita analisi fatta dalla mia socia Lea delle vicende che hanno portato Rumiz alla scrittura di questo romanzo (qui), io cercherò di riportarvi le mie personali considerazioni, scaturite dalla lettura di questa fiaba. Parto proprio da qui: ciò che è racchiuso tra queste pagine è una vera e propria fiaba, che si presta molto bene alla lettura ad alta voce, nata dall'esigenza dell'autore di elevare la scrittura su un piano orale, dando sonorità alla prosa, come lui stesso racconta presentando questa storia.
Non mi soffermerò a raccontarvene la trama, che potrete leggere qui sopra, vi dirò invece quali messaggi mi ha portato questa lettura, messaggi potenti che andrebbero veicolati il più possibile attraverso un linguaggio universale, quello della musica.


La musica è il fulcro di questa narrazione, l'autore racconta infatti di una punizione estrema inflitta alla popolazione di Burjaki da una regina malvagia, e cioè l'eliminazione e la distruzione di tutto ciò che è musica, comprese le vocali nelle parole, colpevoli di conferire sonorità al parlato.
Ma quello che la terribile Ubidaga, la Regina del Silenzio, non può fare è silenziare i suoni della terra, della natura. 
La protagonista, Mila, nasce quando già vige questo divieto e cresce riconoscendo tutti i suoni che la circondano come una melodia di vita.

"Mila cresceva e sentiva ogni cosa: il mormorio del torrente, il formicolare degli insetti, il ticchettio della pioggia leggera, il canto del vento tra i rami dei pruni e degli albicocchi, il frullo d'ali delle farfalle, il richiamo siderale dei lupi, persino lo scricchiolio impercettibile delle stelle più lontane."

Questo, forse, è ciò che sta accadendo anche intorno a noi, presi dalle mille incombenze quotidiane e dagli infiniti stimoli artificiali, abbiamo smesso di ascoltare la natura, abbiamo smesso di riconoscere il suono della vita che ci attraversa, interrompendo pian piano l'ascolto, di noi stessi e degli altri, e con esso di comunicare in modo autentico.
Come accade nella storia di Paolo Rumiz, però, abbiamo a nostra disposizione una risorsa fondamentale: la musica, il linguaggio universale che ci permette di abbattere ogni barriera, sia essa linguistica o culturale, compiendo il miracolo di renderci liberi da qualunque oppressione e facendoci sentire figli di un'unica terra.

Un messaggio potente ed inequivocabile, che abbiamo il dovere di consegnare alle nuove generazioni, alle quali lasciamo un compito gravoso ma non impossibile, quello di abbattere le barriere che la nostra generazione e quelle prima di noi, hanno innalzato.

Un libro che a livello grafico è un piccolo gioiellino, impreziosito dalle bellissime illustrazioni di Cosimo Morelli e dalle calligrafie di Pietro Porro (delle quali vi ho dato un piccolo assaggio) e una storia che può essere letta accompagnando ogni capitolo ad un preciso brano musicale eseguito dalla European Spirit of Youth Orchestra, un'orchestra di giovanissimi musicisti europei che si riforma ogni anno con elementi diversi e che è stata musa ispiratrice di questa storia (all'inizio del libro trovate infatti una guida con l'elenco dei brani abbinati al relativo capitolo).
A me non rimane che augurarvi buon ascolto.




sabato 12 maggio 2018

[Questa volta leggo #4] La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi - Maurizio de Giovanni





Trama: Napoli 1931. Annunciata dal vento dopo l’ultimo acquazzone invernale, la primavera arrivò in ritardo in città, invadendo le strade e le piazze. Ma non per tutti. Carmela Calise, del rione Sanità, i profumi della nuova stagione non li avrebbe mai conosciuti. Cartomante e usuraia, l’anziana donna giocava con le illusioni dei clienti e sbriciolava il loro futuro tra le dita. A indagare sul caso, il commissario Ricciardi della Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli.


Regia Flavia Gentili ; Durata 8h 28m ; Versione integrale ; Pubblicazione 25 gennaio 2018



E' di nuovo arrivato il momento della rubrica Questa volta leggo ideata e pensata da Laura La Libridinosa , da Chiara La lettrice sulle nuvole  e da Dolci de  Le mie ossessioni librose. L'argomento scelto per il mese di maggio è un libro che faccia parte di una serie. Vi porto a conoscere un commissario che non assomiglia a nessun altro.

Questa volta invece di leggere...ascolto. Vi tento con un diverso modo di relazionarsi con un libro, utilizzando l'udito al posto della vista. E' da più di un anno che con una certa regolarità "faccio uso" di audiolibri: di solito impiego un mese e anche più per terminarli, perché li ascolto durante il tragitto tra casa e lavoro. Si tratta di un appuntamento giornaliero breve, ma sempre molto intenso, perché le parole prendono vita all'interno dell'abitacolo e vi restano sospese. Quando arrivo a destinazione spesso alcune frasi mi sono rimaste sulla punta delle labbra e prova a ripeterle, per verificare se anche pronunciate da me hanno la stessa incisività, ma quelle svaniscono come le bolle di sapone quando scoppiano. Ho deciso di parlarvene oggi (con grande trasporto) perché tra tutti i lettori che ho ascoltato Paolo Cresta è quello che fino ad ora, a mio parere, ha saputo interpretare meglio (divinamente) il libro che gli è stato assegnato. E io solo con Cresta ascolto la serie dell'ispettore Ricciardi di Maurizio de Giovanni.  Con la sua voce, la prosa elegante e fluida dell'autore ha ancora più "sapore" e una musicalità che l'occhio non saprebbe scorgere. Paolo Cresta, come Lingua di Fata in Cuore di inchiostro, dà vita al romanzo che sta leggendo. Crea l'immagine della Napoli degli anni Trenta, mi presenta tutto il dramma e la profonda umanità del commissario Ricciardi, dei  suoi occhi verdi che tutto vedono, anche quello che non vorrebbero vedere. A Ricciardi, coloro che sono morti in modo violento, parlano, ripetendo senza sosta il pensiero che li ha colti nel momento del trapasso. Miserie di tutti i giorni, un saluto ai propri cari o un atto d'accusa nei confronti di chi li ha uccisi. Al commissario, per arrivare alla soluzione del caso, non resta che decifrarne gli oscuri suggerimenti.
Ricciardi è un personaggio che definirei unico ed originale e da subito si è imposto alla mia attenzione. La sua umanità me lo rende caro, la sua rettezza me lo fa stimare, ma sono i suoi demoni contrapposti al suo silenzioso e non dichiarato amore per Enrica a renderlo indimenticabile. Quando la guarda dalla finestra tutte le sere, le parole e i pensieri che de Giovanni gli dona mi sorprendono per la loro tenerezza e purezza. Come se l'amore potesse essere un porto sicuro, dentro al quale lasciarsi andare senza paura. E io mi ritrovo a sperare che quelle due anime possano incontrarsi, quasi fossero persone vere.
Se sto perdendo la rotta non sgridatemi ...è perché la trama che tesse l'autore è un po' come il canto di una sirena e ti conduce con naturalezza dove vuole lui, persa tra le parole.
E' innegabilmente un buon giallo, con tutti gli ingredienti che devono esserci, quali delitto, intreccio e ampia rosa di sospettati, ognuno dei quali ha una voce diversa. Si tratta di un romanzo corale in cui sono messi in risalto non solo i pensieri e le speranze dell'ispettore, ma anche i sentimenti e le voci di tutti i coinvolti nella storia. Con una frase e una descrizione l'autore affresca un'umanità varia e diversa, per condizione di vita ed estrazione sociale, ma nella quale ognuno trova un suo spazio.
Questa seconda indagine di Ricciardi ha visto il coincidere delle nostre stagioni: dalla primavera del 2018 a quella del 1931 e le sensazioni si sono amalgamate, tranne per la condanna del sangue che condurrà l'ispettore alla soluzione del caso. Titolo emblematico e con più valenze per una storia che si chiude con una piccola nota di speranza, che fa desiderare di passare subito all'estate per scoprire cosa accadrà in seguito. Invece, dando prova di forza di volontà, non avrò fretta e aspetterò che la voce di Paolo Cresta mi legga anche il prossimo libro. L'attesa verrà ricompensata, un po' come quella del Commissario che spero, indagine dopo indagine,  non sarà più solo spettatore.
 
"Hai mai pensato, Maione, a quante cose si possono vedere, da una finestra? Si può vedere la vita. Si può vedere la morte. Si può solo vedere, senza intervenire. E allora, chi è l'uomo che guarda? Lo sai chi è?"
Maione stava a sentire. Sapeva che la risposta non toccava a lui.
"L'uomo che guarda, è quello che non vive. Può solo veder scorrere la vita degli altri e vivere attraverso di loro. Chi guarda, non ce la fa, a vivere."
 
 
Vi consiglio caldamente di iniziare questa serie meravigliosa, che vogliate leggerla o ascoltarla, resta comunque un'esperienza unica.


Ecco qui il calendario delle recensioni di maggio:












  

venerdì 11 maggio 2018

La classifichella di aprile

*in rosso i commenti della Libridinosa*
*in verde i commenti di Laura*

Venghino sssssiore e sssssiori, venghino! Che vendi? Cibo? Lallina vuole lo zucchero filato Siiii!!! Pure i poppi corni voglio. E’ di nuovo tempo di classifichelle a ciambelle riunite! Già il nome faceva cagare, peggioriamolo! Che facciamo il governo? Noi ci mettiamo sicuro meno e lo facciamo più divertente.
**datemi qualcosa di dolce perché temo di avere un calo di zuccheri** si chiama vecchiaia, poi ti viene il diabete, meglio evitare... aaaaahhh com'è buono questo tiramisù! Qualcuno ha detto tiramisù???? Gaaaaaaa. 

Iniziamo con fare il punto del mese di aprile, che mi ha vista leggere ben sei (SEI!) libri uh quanto me, vuol dire che non ho letto un cazzo! Io 11, io brava, mica come voi due!- entusiasmo giustificato dalla mia rinomata velocità di lettura che bradipi scansateve proprio - quindi andiamo nello specifico, con la mia classifica personale:

Sul podio come migliore lettura del mese di aprile c'è...






Le poche cose certe
di Valentina Farinaccio
Una storia poetica e intensa 
che ha meritato ben 5 fuligginini
beeeeeeeeello!!! Che lo compro??







2. Al secondo posto "Tutta la vita che vuoi" di Enrico Galiano (fino all'ultimo sono stata incerta se assegnare il podio a questo titolo e alla fine ha vinto la Farinaccio solo per un piccolissimo quid in più)
3. Terzo gradino per "La bambina nel buio" di Antonella Boralevi con le sue atmosfere cupe e nebbiose e piagne... e sviene... e sviene... e piagne... e piagne svenendo e sviene piagnendo! E si perde nella nebbia senza finire dentro i canali... fossi stata io a quest'ora galleggiavo davanti alle coste croate. 
4. Quarto posto per "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti, un bel thrillerone nel senso che il libro è groooooosso che mi ha piacevolmente sorpresa
5. Al quinto posto "Se ricordi il mio nome" Bacci ti chiami, lo so! Baccina sei! di Carla Vistarini, una storia tenera e appassionante
6. e infine "Yeruldelgger #2 ti si è definitivamente rotto il t9 - Tempi selvaggi" di Ian Manook che?? Oddio sembra brutta parola..., il secondo capitolo delle avventure dell'omonimo ispettore mongolo a soreta!

La fascia per la copertina più bella invece va a... Uh pure tu vuoi la pace nel mondo??





Quella piccolina boccolosa che tenta di 
capire come funzioni il telefono, e quelle
tinte così rilassanti sono decisamente la 
combinazione che ho preferito fregato vestito ad Annuccia?







Non ci resta che scoprire le classifichelle delle altre Ciambelle CIAMBELLAVERSARIO!!! Tottttaaaaa, Laura Libridinosa e Laura Eliza e darvi appuntamento al mese prossimo con le classifiche delle letture di maggio.
Ciauuuuu

giovedì 10 maggio 2018

La treccia - Laetitia Colombani


Titolo: La Treccia • Autore: Laetitia • Editore: Nord • N.pagine: 284 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 16,90 • Ebook € 9,99

TRAMA
A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d'intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montreal che ha sacrificato affetti e sogni sull'altare della carriera. Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l'azienda di famiglia è sull'orlo del fallimento e tentare l'impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola «cancro». Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s'incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s'intrecceranno e ognuna trarrà forza dall'altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.


Leggendo questo libro farete un viaggio che vi condurrà attraverso le strade del villaggio di Badlapur, Uttar Pradesh, in India, per poi volare a Palermo ed infine a Montréal, in Canada e vedrete ciò che vi circonda attraverso gli occhi di tre donne, Smita, Giulia e Sarah. Tre vite, tre destini già tracciati, tre storie di coraggio e determinazione che si dipanano capitolo dopo capitolo.

Il destino di Smita, che appartiene alla casta degli intoccabili, gli ultimi tra gli ultimi, è insegnare a Lalita, la sua bellissima bambina di sei anni, il mestiere di scavenger che è stato di sua madre prima di lei e che per tradizione passa di generazione in generazione. Scavenger è colui che rovista tra i rifiuti, una definizione che rende solo in parte l'umiliazione alla quale vengono sottoposte queste donne che quotidianamente hanno il compito di svuotare le latrine del villaggio dalle deiezioni dei jat, la casta dei lavoratori, dei professionisti. Ma Smita per sua figlia vuole di più, non accetta che il destino di Lalita sia lo stesso delle donne della sua famiglia, vuole che studi e possa aspirare ad una vita degna di essere vissuta.


Il destino di Giulia è portare avanti l'azienda di famiglia, un laboratorio artigianale che da generazioni produce parrucche attraverso la "cascatura", la tradizione siciliana che prevede la raccolta di capelli tagliati o caduti spontaneamente.
Soprattutto ora che il padre ha avuto un infarto lasciando tutta la conduzione sulle sue spalle, Giulia si ritrova a fare i conti con un'attività che fino a quel momento aveva solo coadiuvato e con le tradizioni fortemente radicate nella sua terra.



Sarah è un affermato avvocato che con il duro lavoro e dolorosi compromessi è riuscita a diventare socia dello studio in cui esercita, costringendosi a condurre una doppia vita: smessi i panni di avvocato, infatti, rientra a casa e indossa quelli della mamma superefficiente e organizzata e avvalendosi dell'aiuto di un bravo tato fa in modo che la sua condizione di madre non venga nemmeno percepita nell'ambito lavorativo. Non è stata però altrettanto brava a costruire un rapporto affettivo solido, ritrovandosi a divorziare ben due volte.

"E’ un'eredità, un cerchio cui nessuno può sfuggire. Un karma."

Nelle vite di queste tre donne succede qualcosa che sconvolge i loro piani, il loro destino sembra segnare un percorso diverso e inaccettabile. Dai tre angoli del pianeta le loro storie così diverse si intrecciano simbolicamente in nome del coraggio, della voglia di riscatto, della determinazione nel non accettare che qualcuno o qualcosa possa farle rinunciare a ciò che può renderle felici, anche se la felicità risiede altrove rispetto ai piani iniziali. Dalla volontà di rompere quel cerchio che sentono troppo stretto e di sentirsi finalmente libere.

"Una donna libera è il contrario di una donna leggera."

In un'alternanza di capitoli le storie si dipanano rivelando quei fili sottili che le collegano e si intrecciano nel capitolo finale che emoziona e commuove. La scrittura è fluida, la narrazione scorrevole e il desiderio di conoscere cosa succederà è alimentato dalle rivelazioni a sorpresa che caratterizzano la chiusura di ogni capitolo. 
La storia che più ho amato è stata quella di Smita perchè il coraggio che spinge questa madre a superare ostacoli all'apparenza insormontabili e la sua determinazione nell'opporsi alle convenzioni che ritiene sbagliate, a mio avviso è un esempio da seguire.
Un libro tutto al femminile, che può essere di ispirazione per tutte quelle donne che scelgono la rinuncia per il timore del fallimento, un messaggio di speranza e di fiducia nel potere del coraggio e della determinazione. 
Vi lascio con una dedica contenuta nel libro che sento anche un po' mia.

"Alle donne che amano, partoriscono, sperano, che cadono e si sollevano, mille volte, che mille volte si piegano ma non si arrendono. Conosco le loro battaglie, ne condivido lacrime e gioie. Ognuna di loro è un po' me."