lunedì 30 gennaio 2017

Mr Mercedes - Stephen King

Trama: All’alba di un giorno qualsiasi, davanti alla Fiera del Lavoro di una cittadina americana colpita dalla crisi economica, centinaia di giovani, donne, uomini sono in attesa nella speranza di trovare un impiego. Invece, emergendo all’improvviso dalla nebbia, piomba su di loro una rombante Mercedes grigia, che spazza via decine di persone per poi sparire alle prime luci del giorno. Il killer non sarà mai trovato. Un anno dopo William Hodges, un poliziotto da poco in pensione, riceve il beffardo messaggio di Mr. Mercedes, che lo sfida a trovarlo prima che compia la prossima strage. Nella disperata corsa contro il tempo e contro il killer, il vecchio Hodges può contare solo sull’intelligenza e l’esperienza per fermare il suo sadico nemico. Inizia quindi un’incalzante caccia all’uomo, una partita a scacchi tra bene e male, costruita da uno Stephen King maestro della suspense.

Titolo: Mr Mercedes
Autore: Stephen King
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 470


Mi viene da sorridere: a 45 anni scopro Stephen King!
Breve storia di una scoperta: leggo la recensione di "Fine turno" sul blog di Paola Cose da lettrici e mi dico: ma come mai Paola che ama la letteratura inglese e tanti bei classici è così presa da Stephen King? Faccio un veloce giro nella blogsfera per trovare altre recensione e poi la decisione: devo leggere subito Mr Mercedes! E non me ne frega nulla se ho altri libri da leggere e forse altre priorità. Voglio subito Stephen King! E almeno in questo noi lettori siamo in paradiso: vogliamo un libro e possiamo averlo, anche subito. Un universo di desideri soddisfatti, un universo di persone felici a meno di 20 euro alla volta. Ad ogni modo, grazie all'esistenza di un posto fatato che si chiama biblioteca, con i 20 euro ci ho comprato quattro pizze!
Da quando ho iniziato a leggere questo thriller non c'è stato spazio per altro: o leggevo o pensavo a quanto avevo letto con quella gioia feroce che, non dite di no, anche voi conoscete. Quella che si prova quando si sta leggendo qualcosa che ci piace da pazzi e che ci spinge a mettere a conoscenza di questa scoperta tutte le persone che ci gravitano intorno. Purtroppo i miei figli non hanno l'età adatta per parlare di un maniaco assassino che ha un legame morboso con la propria madre. Non hanno neanche l'età per sentire racconti su di un pensionato ex poliziotto che trascorre il tempo mangiando cibo spazzatura, guardando troppa tv e gingillandosi con un revolver Smith & Wesson. Mio marito quando sono in questa fase cerca di scappare, mettendo in dubbio le mie capacità affabulatorie (lo ammetto...faccio paura e lo stesso dopo che ho visto un bel film; mi pare di sentire la voce di Moretti che urla "No, il dibattito no!")
Vi ho anticipato i due protagonisti del romanzo: Brady il pazzo assassino e Hodges il vecchio poliziotto che gli darà la caccia. Come dice Paola nella sua recensione sono IL MALE e IL BENE che restano comunque scritti con la maiuscola anche, e soprattutto, perchè ci rappresentano nei nostri aspetti più quotidiani. Non posso non citare inoltre  i due "aiutanti" di Hodges: il giovane Jerome e la singolare Holly.
In King ho trovato un intrigante approfondimento psicologico che mi faceva entrare, mio malgrado, nei due personaggi e in generale in tutti i personaggi. Una mattina mi sono alzata particolarmente turbata da una scena letta il giorno prima (non potrò più guardare le talpe con gli stessi occhi, e mi riferisco ai timidi animaletti che scavano gallerie).
Non posso svelare la trama, trattandosi di un thriller, ma posso affermare con tutta sicurezza che era da quando ho letto La via del male della Rowling che un libro non mi appassionava così tanto.
Avete ragione: non ho scritto una recensione, ho solo urlato leggetelo, leggetelo e leggetelo.
Potreste leggerlo anche voi onde darmi la possibilità di parlarne con qualcuno? Ne ho bisogno.
Oggi presa da disperazione ho dovuto parlarne con il tecnico informatico del comune presso il quale lavoro: ho proprio dovuto dirgli cosa penso della sua categoria e dei libri di King! (senza offesa per i tecnici informatici...leggete il libro e poi ne riparliamo).
Voto: 4
Voto emozionale: 5 +!
(Stefania che ha letto in anteprima la recensione non si capacità della differenza tra i due voti e quindi devo anche dirvi quali sono i punti deboli del libro. Per quanto totalmente presa e sedotta dalla narrazione non ho potuto non notare un finale abbastanza inverosimile e il fatto che il giovane Jerome vanta una maturità e una conoscenza del mondo  abbastanza insolita per un diciasettenne. Comunque queste cose le scrivo in piccolo piccolo....perché il libro è bellissimo).
Sapete poi quale è la cosa bella? Come mi ha fatto notare Tessa (ti cito sempre, lo so), ho scoperto una miniera. Ci sono altri due libri di questa serie e poi anche quello su Kennedy del quale mi parlano benissimo. La festa è appena cominciata. :-)
 
 
 

venerdì 27 gennaio 2017

La Locanda dell'Utima Solitudine - Alessandro Barbaglia

Trama: Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte.
Titolo: La Locanda dell'Ultima Solitudine
Autore: Alessandro Barbaglia
Casa Editrice: Mondadori
Anno Pubblicazione: 2017
Pagine:163

Quando la Mondadori ha proposto a me e Stefania questo libro, leggendo la sinossi eravamo un po' perplesse perché non capivamo esattamente di cosa parlasse, di che tipo di romanzo si trattasse. Effettivamente il mio dilemma era: potrebbe essere bellissimo oppure una boiata pazzesca, con libri così le vie di mezzo sono rare. Poi però due cose ci hanno convinte, ossia la professione dell'autore (libraio) e ... la professione dell'autore! (No Stefi, non è la stessa cosa, sono due, perché noi siamo due). Un libraio poeta poi... Ok, fermi tutti! Barbaglia mi ha fatto sbarellare la socia!
Aggiungiamo il fatto che leggere un libro di uno scrittore giovane, che ha alle spalle poche pubblicazioni, è un salto nel buio molto emozionante perché significa entrare per la prima volta in un universo che non conosci, scoprire la sua inconfondibile nota, che poi tornerà, più o meno intensa, nelle sue opere successive. Significa anche che dopo quel libro deciderai se volerne leggere ancora o se sei a posto così.
Lo abbiamo voluto recensire insieme, a modo nostro, perché ambedue siamo rimaste stregate dalla magia che si sprigiona dalle pagine di questo libro. Hai proprio ragione, socia, questo libro è pervaso dalla magia, ma è anche pieno di ironia e costruito con un linguaggio inusuale, perché Barbaglia gioca con le parole con leggerezza pur andando in profondità (ok, mi sto lasciando condizionare)
Non esiste un dove (Come non  esiste? Dimentichi quell'amena località dal nome che secondo me attira orde di turisti - non oso immaginare di che tipo - : Punta Chiappa! Io ci andrei anche domani, non foss'altro per dire di essere stata in un luogo che mi somiglia...anzi, fammi controllare un attimo...ok, si può attraccare a Porto Pidocchio - esiste, non fate quelle facce! -) ed esiste labilmente un quando: è la storia di Libero e Viola e di una strana, stranissima Locanda.
Libero cerca di essere libero quanto il suo nome, ma cade nelle trappole nelle quali cadiamo tutti, quando ci capita di vedere l'amore troppo sfocato e anno dopo anno andiamo avanti, rendendo definitive le scelte che non ci rendono felici. E di Libero per nulla liberi ce ne sono tanti intorno a noi.
Viola invece... Viola non cerca la libertà, cerca di colmare il vuoto che la scomparsa del padre le ha lasciato dentro; Viola, sempre affamata di storie e di emozioni, è un po' come noi lettori.

"Ed era per questo che lei lo amava tanto, per le storie che sapeva donarle. Per la fantasia. Per come accarezzava la sua anima arrivando al centro piccolo di quel suo essere bimba. Per sempre." 
 
E poi la Locanda: un non luogo meraviglioso, dove forse i destini si incrociano e si fanno nuove scelte. E forse è proprio la Locanda a fare le scelte per i suoi avventori, perché dalla Locanda si torna cambiati, sicuramente senza più solitudine: lo dice il suo nome.

"Ci sono tre motivi per cui vale la pena andare alla Locanda dell'Ultima solitudine:
Il primo è perché si mangia bene.
Il secondo è perché ci si può andare in due.
Il terzo è perché laggiù ci impari a vivere. E quindi, anche, a morire." 
 
Un atmosfera fiabesca e surreale, una scanzonata allegria lieve, giochi linguistici e sentimenti, alla fine, intensi, ma stemperati quasi con pudore.

Io alla fine non credo di aver capito proprio tutto, ma mi è rimasta nel cuore un'allegria, una traccia di sorriso, la voglia di giocare e di pensare. Nemmeno io ho capito proprio tutto, ma mica è la prima volta, eh! E credo non sarà nemmeno l'ultima. (Ehi, ehi! Cos'è questo coro? Se avevo bisogno di conferme ve le chiedevo...ma guarda un po'...) Ma questa volta il "non capito" mi è piaciuto tanto quanto ciò che ho capito, perché mi ha dato ciò che cercava Viola dal suo papà: la fantasia di pensare a come può essere andata una cosa e come possa essersi conclusa una storia.

Un autore che mi ha piacevolmente colpita e un libro che, inevitabilmente, non potrà piacere a tutti (ma nulla piace a tutti), ma che ha dalla sua molti argomenti e in particolare la delicatezza giocosa, la capacità di parlare di temi importanti ed universali (amore e morte) senza prendersi troppo sul serio e risultando invece memorabile: come un motivo bello che ti gira in testa e ti fa pensare alle ragioni per le quali sei felice.
Accidenti Stefi, ma è difficile parlare di questo libro! E' come un profumo, più che descriverlo si deve annusare e quindi leggere. Provateci. Infatti è più semplice leggerlo che raccontarlo, mannaggia a lui!
Solo nei voti differiamo un pochino. 
Io ho apprezzato molto l'atmosfera sospesa e la giocosità del linguaggio, ed è stata una lettura che mi ha regalato ore molto piacevoli, perciò il mio voto è: 


Io ho molto gradito la freschezza e l'originalità e la capacità delle parole di lasciare una eco dentro di me dopo averle lette. Il mio voto è:



Non aggiungiamo altro, ma vi aspettiamo alla Locanda dell'Ultima Solitudine! Intesi? Troverete una storia inedita, tutta da scoprire e dei ringraziamenti finali che sono una chicca.
Oh, sì! I ringraziamenti finali! Per non parlare della frase che troviamo dietro al frontespizio, prima della dedica (Leaaaaaa, come si chiama quella parte del libro?) che dice:

"Tratto da una storia vera. Ma non ancora accaduta."

 

mercoledì 25 gennaio 2017

Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs

 TRAMA
Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?
Titolo: Miss Peregrine. La casa dei Ragazzi Speciali
Titolo originale: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Autore: Ransom Riggs
Traduttore: Ilaria Katerinov
Editore: Rizzoli
N.Pagine: 383
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN9788817090018

 
Questo libro staziona nella mia WL da quando ho visto il trailer del film che ne è stato tratto, diretto da Tim Burton, e che mi ero ripromessa di leggere prima che il film uscisse. 
Poi, come spesso accade, le contingenze della vita mi hanno portata a fare scelte diverse da quelle programmate, il film è uscito e non ho resistito al richiamo di Tim: sono andata a vederlo e mi è anche piaciuto parecchio; d'altronde sono certa che amerei alla follia anche la pubblicità delle dentiere, se fosse diretta da Tim Burton!
Ora, complici un paio di challenge alle quali partecipo, è arrivato il momento della lettura di questo famigerato romanzo.  E sì, mi sarei picchiata da sola, provando anche un certo gusto sadico nel farmi male, per averlo letto dopo il film, perché quest'ultimo è abbastanza fedele alla carta scritta e quindi tutta la suspance e parte della magia si sono irrimediabilmente affievolite.
Devo dire però che, nonostante questo, ho trovato la lettura molto piacevole, complice anche lo stile narrativo molto fluido e scorrevole e l'inserimento nel testo di numerose documentazioni fotografiche (che a margine del libro ho scoperto essere foto reali, alcune volte solo lievemente ritoccate, scovate in mezzo a collezioni private) che hanno rafforzato la narrazione, rendendola spesso molto realistica e quindi verosimile.
Ho amato molto il rapporto tra Jacob e il nonno, l'unico familiare con il quale il ragazzino riesce a creare un legame vero e la loro ammirazione reciproca, e in particolare la figura del nonno, costretto a lottare contro le discriminazioni,  sia per la sua condizione di Speciale che per il suo essere ebreo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ho percepito questo romanzo dalle atmosfere magiche, ma mai forzate, come un inno al coraggio:
-   il coraggio delle scelte difficili, qualunque strada si decida di intraprendere;
-   il coraggio che trae forza dalla disperazione, e diventa superamento delle peggiori paure;
-   e il coraggio di essere se stessi, con le proprie diversità, che da limiti si trasformano in opportunità.
E ora non mi resta che leggere i seguiti, ovviamente prima che escano le trasposizioni cinematografiche (in caso contrario, siete autorizzati a picchiarmi, con moderazione, si intende).
"Avevo sempre saputo che il cielo era pieno di misteri, ma soltanto ora avevo la consapevolezza di quanti ne conteneva la terra." 



lunedì 23 gennaio 2017

Correva l'anno del nostro amore - Caterina Bonvicini

Trama: Nel giardino di una villa, Olivia e Valerio giocano felici. Sono cresciuti insieme e da sempre sono amici inseparabili. Eppure provengono da mondi molto diversi: Olivia è l'erede di una ricca famiglia di costruttori, mentre Valerio è il figlio del giardiniere e della cameriera. Differenze profonde nell'Italia violenta e instabile degli anni Settanta. Differenze che per due bambini come loro non significano nulla. È in una sera speciale che, a cinque anni, Olivia e Valerio si danno il primo bacio. Ma dopo poco sono costretti a darsi anche il primo addio: Valerio si deve trasferire in un'altra città, passando di schianto dalla collina bolognese alla borgata romana. Da quel momento in poi la vita prova a separarli. Senza riuscirci: quello che li lega è troppo forte. Ma è un amore difficile da difendere, soprattutto se si prendono strade che portano ad allontanarsi: Olivia tende a perdersi in vite che non possono essere la sua e Valerio rinuncia ai suoi ideali per dedicarsi a una carriera che non gli appartiene, trascinato da un'Italia ormai pienamente berlusconiana. Eppure continuano a inseguirsi, a incrociarsi, a pensare l'uno all'altro. Perché due persone legate nel profondo, non possono perdersi mai.
 
Titolo: Correva l'anno del nostro amore
Autore: Caterina Bonvicini
Editore: Garzanti
Anno Pubblicazione: 2015
Collana: Elefanti Besteller
Pagine: 257
 
Dopo aver letto l'ultima pagina di questo libro la sensazione predominante che mi ha invasa è stata l'amarezza frammista a malinconia. L'autrice si dimostra bravissima nella messa a nudo di vizi, ipocrisie e tic della nostra società, con particolare riguardo per la media e alta borghesia. Ne esce un' immagine, una fotografia della nostra storia italiana degli ultimi quarant'anni. Una foto che ci ritrae per quello che siamo e siamo stati, in parte minima con grande tenerezza e in parte predominante con disincanto, ironia e amaro umorismo.
La storia di Valerio e Olivia è quella di un amore che sfida il tempo, ma che non ha mai la forza di vincerlo: come criceti che corrono su una ruota i due protagonisti vivono una vita che sembra avere un percorso già tracciato. Sono dei personaggi cristallizzati all'interno di un ruolo, che mai riusciranno ad uscirne. Lei erede di una ricca famiglia di costruttori, lui figlio del giardiniere e della domestica. Crescono insieme in simbiosi, per poi venire separati quando Valerio, seguendo le ambizioni della madre, si trasferirà a Roma. Bellissima tutta la prima parte del libro: storie di un passato che ricordavo perché inciso anche nel mio dna, visto il mio essere coetanea della scrittrice.
Gli anni '70 e le stragi, la tensione che un bimbo riconosce ma non capisce, celata nei discorsi degli adulti, i ricordi delle feste, i calzettoni traforati con le scarpe basse e i vestitini al ginocchio. Poi gli anni '80 e i racconti di Valerio ambientati in una Roma popolare, ben lontana dagli ambienti conosciuti insieme ad Olivia, ma nella quale lui trova un suo modo di essere, nonostante tutto. Soprattutto nonostante questa figura tremenda che è la madre: una donna che chiede e chiede, spinge, indirizza e pretende un riscatto sociale. La classica donna che vuole essere contornata da vincenti, che dopo aver lasciato il padre di Valerio bollandolo come "buono a nulla", con la sua smania di arrivare spinge il nuovo compagno Max verso una fine tragica.
Passano gli anni e i due protagonisti fanno le scelte più ovvie, come se non ci fosse alternativa, e forse effettivamente alternativa non c'è. Valerio diventa un palazzinaro sfruttando le amicizie del liceo, mentre Olivia si sposa bene (ossia malissimo). Si prendono e si lasciano e intanto passano gli anni, gli amori, crescono i figli e cresce il senso di vuoto e l'insoddisfazione.
Mentre leggevo ripensavo spesso ad un altro libro, al "Matrimonio di mio fratello" di Brizzi  che nonostante le vicende in parte simili, differisce da quello della Bonvicini in modo netto. Forse in Brizzi ogni errore, ogni scelta tragicamente sbagliata viene lenita dall'amore, dalla forza che ti deriva dall'avere alle spalle una famiglia incasinata, ma unita. E a fine libro rimane una speranza, una voglia di ricominciare, pur costruendo sulle macerie.
La Bonvicini non lascia spazio a timide redenzioni. E' spietatamente lucida e la bellezza resta alle spalle, focalizzata sul tempo passato, sugli anni dell'infanzia e su quello che non potrà tornare: modi di essere, ideali e valori.
Prendo commiato da questa storia con le parole di uno dei personaggi che ho amato di più, insieme alla nonna di Olivia, ossia il rassegnato e perdente padre di Valerio:

"Poi alla fine la gente è quella che è, cosa vuoi."
Ecco riassunta dalla sua semplicità tutta la giustizia e l'ingiustizia del mondo. Una cosa da accettare, "poi alla fine", come diceva sempre lui per qualsiasi cosa tanto che era diventato un intercalare. ...Poi alla fine i vecchi sono gentili, basta avere pazienza. Poi alla fine una pensione ce l'ho. Il, "cosa vuoi", altro intercalare tipico suo, serviva a ridimensionare le pretese. Stava a cavallo tra il "cosa vuoi farci" e il "cosa vuoi di più". L'accento emiliano lo rendeva bonario, ma era una resa incondizionata. Piove, cosa vuoi. Ho mal di schiena, cosa vuoi. Sono solo, cosa vuoi.

E sapete perché l'ho amato? Perché in fondo, cosa volete, non ha raggiunto mete molto più alte dei due protagonisti. E allora tanto vale vivere più semplicemente.

Un libro da leggere per la bravura dell'autrice nel ritrarre una società, la nostra, nella quale riconoscerci a denti stretti, con un sorriso fisso che è più una smorfia di dolore e il desiderio in fondo, di essere o diventare qualcosa di diverso.


 
 
 



 
 
 
 
 

 
 

venerdì 20 gennaio 2017

Orfani Bianchi - Antonio Manzini

TRAMA
Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.
Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

Titolo: Orfani Bianchi
Autore: Antonio Manzini
Editore: Chiarelettere
N.pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788861907034
Questa è una di quelle recensioni difficili da scrivere, perché è necessario rimettere in sesto un'orda di pensieri, perché vorresti dire tante cose e non sai come dirle, perché scrivere ti costringe a rivivere una lettura dolorosa...ma ci proverò.
Manzini ci mette davanti ad un dolore grande, quello che prova Mirta Mitea, una madre costretta a vivere lontana dal proprio figlio che, paradossalmente, per potergli dare una vita migliore gli fa vivere la terribile esperienza dell'orfanotrofio.
Questo libro ci fa conoscere l'altro lato della barricata, quello scomodo, quello di chi "ci ruba il lavoro", anche se pochi italiani sono disposti a farlo, quello di chi "vuol fare il padrone a casa nostra", magari perché cerca un po' di rispetto. Con questo non voglio dire che tutti gli stranieri che lavorano in Italia siano delle povere vittime incomprese, ma certamente nemmeno tutti gli italiani sono obiettivi e rispettosi. Di questo libro ho letto che contiene lo stereotipo dell'italiano che sfrutta lo straniero , trattandolo come una pezza da piedi, e per certi versi posso anche convenirne, ma è anche vero che Manzini ci parla di una singola situazione, di quelle che purtroppo esistono, di atteggiamenti che sono comuni nel nostro vissuto. Io stessa, quando mi trovo su un mezzo pubblico "gonfio di umanità", ho l'irrazionale istinto di tenere salda la borsa...me ne vergogno, ma non lo nego.
La situazione che stanno vivendo oggi gli stranieri in Italia, l'hanno vissuta in passato gli italiani che emigravano, e pochi anni fa l'hanno vissuta i meridionali che venivano a cercar lavoro al nord. Ora i "terroni" non sono più discriminati, perché sono stati sostituiti dagli stranieri, perché a volte è difficile guardare alle nostre miserie con onestà.
Non è questa l'unica storia che l'autore ci racconta.
Vicino al dolore di una madre che pensa continuamente se ha fatto la scelta giusta, c'è il dolore di Eleonora, l'anziana signora di cui Mirta si occupa, costretta a vivere una "non vita", a subire l'umiliazione di essere spogliata, lavata, imboccata da una perfetta estranea, solo perché la sua condizione economica glielo permette e il figlio lo ha deciso al posto suo.
Questo libro mi ha riproposto una questione alla quale penso spesso: il diritto ad una vita e ad una morte dignitosa.
Quando sento di persone, anche giovani, tenute in vita dai macchinari, o anziani come Eleonora, mi chiedo se sia giusto costringere una persona a vivere una vita puramente biologica. E spero di non dovermi mai trovare nella condizione di dover scegliere per altri.
Leggendo le parole di Eleonora, ho provato una grande pena.
Manzini sa sondare l'animo umano con grande maestria, sia quando ci racconta del "nostro" Rocco, sia in questa storia. E io lo adoro.
Vi lascio con un passo che mi ha colpita particolarmente:
"Non era più un corpo. Era fatta di aria. E l'aria non vede, non sente e non parla. L'aria si muove. Passa in mezzo alle strade, alle macchine, niente la può scalfire. E' aria. E passa indenne dappertutto."
Secondo me, questo accade sia per una grandissima gioia che per un immenso dolore.
E ditemi se non è poesia, questa.




mercoledì 18 gennaio 2017

Fangirl - Rainbow Rowell


Trama: Approdata all'università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fanfiction di cui migliaia di fan attendono il seguito.
Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita…
Titolo: Fangirl
Autore: Rainbow Rowell
Casa editrice: Piemme
Anno edizione: 2016
Pagine: 513

Tenevo questo libro sul comodino da un mese o forse più, una sorta di romanzo coccola da concedere a me stessa in un momento di difficoltà. Il momento è arrivato e mi sono buttata su questa lettura, pagina dopo pagina, con grandissimo piacere e altrettanta soddisfazione. Poi ci ho pensato per tre giorni ed ora credo di essere pronta a parlarvene.
Innanzitutto non sapevo cosa fosse la fanfiction e ora che Wikipedia mi ha erudita mi sono resa conto che, almeno nella mia testa, sono un'autrice di fanfiction da sempre. Ho infatti trascorso gran parte della mia vita a reinventare le storie dei libri, dei film e dei cartoni animati, sconfiggendo i momenti di noia obbligata senza muovere un muscolo o farmi tradire dall'espressione. Cara prof. di ragioneria, lo ammetto, lo sguardo fisso attento che non ti convinceva (visto i miei voti bassi) non era rivolto alla partita doppia, ma ridisegnava continuamente le storie che mi appassionavano. Erano gli anni di Matt Dillon, dei ragazzi della 56a strada, di Bella in rosa....credo di aver pure fatto innamorare Fonzie e Joanie (la sorella minore di Richie Cunningham per i nostalgici di Happy Days). Quanti piacevoli momenti ho trascorso, e ancora trascorro, a modificare trame, creando svolte narrative improbabili.
Per questa mia innata predisposizione ho compreso benissimo la passione della protagonista per la fanfiction: significa entrare in un mondo alternativo, del quale conosci i codici, ma che non ti può far male e che sviluppi e riscrivi in totale libertà. Cath, la protagonista, che ha sicuramente una storia dolorosissima alle spalle (visto che lei e la gemella Wren sono state abbandonate dalla madre quando erano molto piccole) si trova catapultata nel mondo del campus universitario perdendo in un sol colpo i suoi due unici punti di riferimento: il padre perché lontano e la gemella, che si vuole affrancare dalla loro unione troppo simbiotica, trovando una strada solo sua a costo di recidere con un taglio netto il cordone ombelicale che le lega.
A Cath non resta che affrontare la nuova situazione da sola e lo fa come le è congeniale: studiando, uscendo il meno possibile, socializzando il minimo sindacale e trascorrendo tutte le serate in camera, davanti al pc a scrivere la sua fanfiction. Il mondo, che la spaventa, non potrà restare fuori dalle pareti delle sua stanzetta molto a lungo: ci penseranno la nuova burbera compagna di stanza e il di lei (forse) fidanzato a cercare di farle mantenere il contatto con la realtà. Ho assistito con tenerezza ai goffi tentativi di Cath di uscire dal guscio. Soffrendo, venendo disillusa, imbrogliata e un pochino tradita, non cederà  di una virgola nelle sue convinzioni: niente feste o eccessi solo perché è giovane, nessun trascuratezza nei confronti del padre che ama e che ha bisogno di lei. Cath resta quella che è: una nerd che non rinnega la sua natura in cambio di un taglio di capelli e di una passata di mascara sulle ciglia, una giovane e determinata donna che crescerà aprendosi un po' alla volta, senza cedere a compromessi. E' un personaggio di grande integrità: una di quelle persone che vorresti avere vicino nella vita reale.
E fino a qui potremmo considerarlo un bel libro per ragazzi, ma c'è qualcosa in più. Attraverso le vicende della protagonista il lettore viene toccato da alcune considerazioni non banali sul potere della scrittura e indirettamente su quello della lettura. Emblematica la conversazione che si svolge tra Cath e la professoressa di scrittura creativa:

"E' che non voglio scrivere un romanzo tutto mio" sbottò Cath..."Non voglio creare i miei personaggi, i miei mondi, non mi interessa proprio...A me interessa Simon Snow. ...Preferisco immergermi in un mondo che amo e comprendo, piuttosto che inventare qualcosa dal nulla."
La professoressa si sporse in avanti. "Non esiste esperienza più profonda del creare dal nulla. ... Solo Dio è capace di farlo, o una madre. Non esiste cosa più inebriante del creare qualcosa dal nulla. Partendo solo da se stessi."

Non sottovalutate questo libro: non racconta la solita storia ambientata all'università, non è solo  un romanzo di formazione o una delicata storia d'amore. E' una storia apparentemente lieve che tocca temi fondamentali quali la famiglia, l'identità, l'abbandono, il conformarsi o meno e, su tutti, la scrittura/lettura, che è questa grande magia che rende la nostra vita più ricca e intensa.
Lo consiglio senza riserve.
Se devo essere onesta l'unica parte che non mi ha coinvolta sono stati gli intermezzi di fanfiction, ma è comprensibile: ognuno hai i propri eroi e le proprie storie e sono universi troppo intimi e personali per essere condivisi.
Un'autrice da tenere presente, forse uno dei migliori YA che io abbia letto negli ultimi anni, insieme ad "Una stella tra i rami del melo".
Voto: 4,5














lunedì 16 gennaio 2017

Nessuno come noi - Luca Bianchini

TRAMA
Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe". In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.
Titolo: Nessuno come noi
Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori
N.pagine: 250
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788804674986
Questo è un libro che ho desiderato leggere fin da quando ne ho visto la sinossi: un po' perché non avevo mai letto niente di Bianchini e pensavo fosse giunta l'ora, ma soprattutto perché questo libro parla degli adolescenti degli anni ottanta e, anche se nel 1987 il capitolo dell'adolescenza l'avevo chiuso (ma da pochissimo, eh!), parla dei miei anni ruggenti. 
Gli adolescenti degli anni ottanta, sono quelli cresciuti:
- con la mamma che passava incessantemente la lucidatrice, dando lavoro ai reparti ortopedia di mezza Italia;
- con le spalline imbottite fissate con il velcro che si attaccava ovunque tranne dove doveva, o strategicamente piazzate sotto alla spallina del reggiseno, rendendo simile a Quasimodo anche un collo di giraffa:
- con i Levi's 501 che Nick Kamen andava a lavare nella lavanderia a gettoni, rimanendo in mutande che a vederle ora, manco mi nonno (e sappiate che le lavanderie che ora fioriscono ad ogni angolo vengono aperte proprio da quelle che erano adolescenti in quel periodo, con la segreta speranza che prima o poi Nick Kamen varchi la loro soglia, senza pensare che se entrasse ora probabilmente lo infilerebbero in lavatrice con i jeans ancora addosso)
- con i pomeriggi passati davanti all'unico televisore di casa, a guardare Jovanotti a Radio Deejay o Sonia Braga in Dancin' Days e Agua Viva.
Quelle adolescenti che, se aspettavano una telefonata dal "fidanzatino", dovevano minacciare di morte chiunque si avvicinasse all'apparecchio telefonico (mica cordless, A FILO!), oppure vagare alla ricerca di una cabina telefonica, sperando di trovarla libera, di avere abbastanza gettoni in tasca, di non avere la fila fuori che augurava le peggiori malattie, metà delle quali avevi altissime probabilità di contrarre solo avvicinando la bocca alla cornetta zozza che più non si può.
Questo romanzo parla di tutto questo. E' la storia di tre inseparabili amici, Vince, Cate e Spagna, che frequentano "il liceo scientifico statale Ettore Majorana di Moncalieri. Un luogo che odiavano o amavano a seconda se quel cancello dovevano varcarlo per entrare o per uscire."
Un terzetto che subisce qualche scossone dopo l'arrivo di un nuovo alunno, Romeo, un bocciato che frequentava un liceo privato con scarsi risultati, che si attira subito le antipatie di tutti per la sua aria di superiorità e i suoi atteggiamenti boriosi.
Potrei paragonare questa lettura ad un castello di carte: dopo un inizio un po' traballante, sono riuscita ad entrare nel clima giusto e a godere della storia. Ho iniziato ad apprezzare la nascita e la crescita dell'amicizia tra Vince, figlio "abbastanza meridionale" di un operaio alla Fiat, e Romeo, figlio borghese della "Torino bene", quelli che "è meridionale ma è brava".
Mi sono anche affezionata ai personaggi, odiando un po' Cate, la classica tipa che tiene il piede in due scarpe, a volte anche tre, salvo poi piangersi addosso quando le scarpe si rompono.
A tre quarti del libro, quando ormai la storia era decollata ed ero curiosa di sapere come si sarebbero concluse le vicende dei protagonisti, purtroppo le carte hanno iniziato a cozzare le une sulle altre, e una conclusione degna del miglior "Lancio Kolossal" d'annata, ha fatto crollare tutto.
In buona sostanza è stata una lettura piacevole, che mi ha fatto fare un tuffo nel passato, ma lasciandomi un segno molto flebile a fine lettura.
Consigliato a chi quegli anni li ha vissuti e ai loro figli, se avessero curiosità di scoprire come si viveva nell'Era Analogica e come si potesse (egregiamente) sopravvivere senza cellulari o connessioni, andando fin sotto casa dell'amico per citofonare e chiedere "Ohi! Di matematica che c'è da fare?" e vedendo la sua faccia scocciata al posto degli emoticon che siamo abituati a vedere ora.
E a chi cerca una lettura d'evasione, senza troppe pretese.
Ringrazio Mondadori che ci ha inviato la copia digitale del romanzo
VOTO
 

venerdì 13 gennaio 2017

Will ti presento Will - John Green, David Levithan

Trama: Una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Dal momento in cui i loro mondi collidono, le vite dei due Will, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull'amicizia, l'amore e su loro stessi.
 Titolo Will ti presento Will
Autori: John Green & David Levithan
Casa Editrice: Piemme
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 329

 Eccoci giunti al secondo appuntamento della rubrica che condivido con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole. Come la scorsa volta, una ha consigliato all'altra un libro da leggere e precisamente un Young adult, un genere che piace moltissimo ad entrambe. Io ho avuto in sorte "Will ti presento Will" di John Green (e David Levithan). Inizialmente ho storto il naso perché dell'autore avevo letto "Cercando Alaska" e a fine lettura ero rimasta un po' in sospeso, con molte domande e pochissime risposte. "Will ti presento Will" è un libro scritto a quattro mani e, come sempre mi capita quando ci sono due voci narranti, mi affeziono sempre più ad una che all'altra, di conseguenza la lettura è andata avanti a balzi: veloce con il primo Will e lenta e meno coinvolta con il secondo.
Protagonisti del romanzo sono due adolescenti con lo stesso nome che in una serata bislacca si incontrano. Will uno, adolescente compassato e laconico (lui si sente uno sfigato e io l'ho trovato invece una voce fuori dal coro molto, molto affascinante) con una famiglia solida e unita alle spalle e un amico, Tiny, che è una forza della natura. Tiny è grasso, allegro, carismatico e felicemente gay. Una di quelle persone che le mode non le seguono, ma le creano. Tiny, all'opposto del suo nome, è eccessivo, strabordante, vitale e meraviglioso; ha anche scritto un musical Tiny Dancer che ha la ferma intenzione di mettere in scena a scuola:

"Tiny Dancer fondamentalmente è la storia della sua vita, solo vagamente romanzata, a parte il fatto che è cantata e giuro su tutto quello che volete che è il musical più gay di tutta la storia umana."

Will due vive in una cittadina poco distante dal primo e ha una vita totalmente diversa. Madre sola, rapporto molto teso con i coetanei, depressione, un'amica che non è un'amica e il desiderio e la paura di poter finalmente dichiarare la propria omossessualità. Quando parla questo secondo Will un'aura grigia scende sul libro e sul lettore: tristezza, malessere e un grande sollievo nel rendersi conto di avere più di 40 anni e di non dover più affrontare questi snodi fondamentali della crescita (chi sono, chi mi piace, cosa voglio, cosa mi aspetto dagli altri e da me stesso...)! Questo Will riassume in se tutti gli aspetti più controversi dell'adolescenza e si è divisi tra la voglia di aiutarlo e quella di scuoterlo e di imporgli un po' di coraggio, quel coraggio e quella forza che fanno invece di Tiny un personaggio che ha saputo volgere tutto in positivo. Bella la scena in cui Will due riflette sui patetici (per lui) tentativi della madre di rifarsi una vita:

"per cui, mamma,  la tua vita non è là fuori che ti aspetta, non illuderti che tutto ciò che devi fare è trovarla e portartela a casa. no, la tua vita è proprio qui. e sì, fa cagare"

Questo umorismo amaro mi garba assai, lo definirei il mio preferito: un veloce ridimensionamento che funge da monito e strappa una risata, quasi un'esplosione. Ovviamente la vita non fa  (esclusivamente)  cagare e Will lo scoprirà quando in quella serata di cui vi parlavo all'inizio conoscerà il suo omonimo e soprattutto Tiny.
Che sviluppi potrà avere la storia? Aspettatevi amori, delusioni, rivelazioni, incomprensioni e riavvicinamenti e un musical finale che si resta increduli nell'apprendere che non esiste nel mondo reale: ma non esiste sul serio? perché non lo mettono in scena? cosa aspettano?

Un libro che accelera e rallenta, che fa ridere e fa pensare e dentro al quale giganteggia Tiny.  Non posso dire che il romanzo mi abbia totalmente conquistata, prevalentemente per il mio problema connesso alle voci che si alternano, ma credo sia un libro da leggere e da far leggere per fare una pernacchia al bigottismo, al perbenismo  e per cogliere l'esempio di Tiny: accettarsi per quel che si è, senza camminare in punta di piedi, quasi a chiedere scusa, ma rivendicando il proprio modo di essere.


Voto: 3.5




Ed ora cosa aspettate? Andate qui da Chiara per scoprire quale libro ha recensito!

Vi saluto proprio con sue parole:
Perché leggere Will ti presento Will:
La prima cosa che mi viene in mente è: per conoscere Tiny! E’ un personaggio secondario straordinario, che fa sorridere anche in contesti dove non avresti voglia. E quanto ce n’è bisogno! E poi per parlare di inquietudine esistenziale, di genitori non proprio presenti al massimo, di accettazione per quel che si è e non per quel che la società vorrebbe. E amicizia. Farlo però col sorriso, alla maniera di John Green. E’ un libro adatto ai ragazzi ma che una più attempata come me ha apprezzato tantissimo, proprio per il modo in cui tratta argomenti così impegnativi: facilmente, semplicemente. Come se fosse normale parlarne, no?

mercoledì 11 gennaio 2017

Le regole del tè e dell'amore - Roberta Marasco



TRAMA: L'amore di Elisa per il tè risale alla sua infanzia. È stata sua madre a insegnarle tutte le regole per preparare questa bevanda e ad associare, come per gioco, ogni persona a una varietà di tè. Daniele, il suo unico grande amore, è tornato dopo tanto tempo. Ma Elisa ha imparato da sua madre a non fidarsi della felicità, a non lasciarsi andare mai, perché il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Prima di tutto dovrà trovare se stessa, poi potrà capire se Daniele può renderla felice.
Quando trova per caso una vecchia scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI, il nome di un antico borgo umbro, Elisa ne è certa: si tratta del tè proibito della madre, quello che le fece provare solo una volta e che, lei lo sente, nasconde più di un segreto. Forse proprio lì, in quel borgo antico, Elisa potrà trovare le risposte che cerca e imparare a lasciarsi andare e a fidarsi dell'amore, guidata dall'aroma e dalle regole del tè…

Titolo: Le regole del tè e dell'amore
Autore: Roberta Marasco
Editore. tre60
N.pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN:   9788867022953
Benvenuti a Roccamori, un borgo che si regge in bilico sull'orlo di un precipizio, ma che sta saldamente ancorato alle sue radici, come i suoi abitanti. Un luogo all'apparenza inospitale, chiuso, che si concede solo a chi sa vedere la bellezza dei gesti lenti, il cui sapore si svela piano piano e solo a chi ha la pazienza di attendere, al pari di un buon tè.

"Era un posto magnifico, ma non perdonava facilmente, soprattutto chi non portava nel sangue l'eco delle sue pietre antiche. O appartenevi a quei vicoli o non vi appartenevi, il borgo non tollerava le vie di mezzo."

Roccamori è lo sfondo della storia di Elisa e Daria, sua madre, due donne tormentate che trovano la loro oasi di pace nella preparazione del tè, un rituale fatto di gesti precisi e sempre uguali che Daria insegna alla figlia fin da piccolina. Il tè, nelle sue molteplici qualità e modalità di preparazione, è il filo conduttore di tutto il romanzo, nel profumo che pervade le sue pagine e nelle sensazioni che la sua degustazione ci trasmette. Più volte ho avuto la percezione di assaporare un determinato aroma solo leggendone la descrizione; le descrizioni dei vari tè, infatti fanno da apertura a molti capitoli, e le caratteristiche di quella determinata varietà le ritroviamo poi all'interno del capitolo stesso. Elisa infatti, oltre alla capacità di preparare una perfetta tazza di tè, ha l'abitudine di paragonare le situazioni o le persone che incontra alle varie miscele.
Elisa è una ragazza cresciuta con un enorme vuoto affettivo: non ha mai conosciuto il padre, e la madre non ha mai permesso che la felicità entrasse in casa loro, limitando al minimo indispensabile i gesti d'affetto e rifiutandosi di parlarle del padre. L'unico momento di condivisione tra loro era proprio la preparazione del tè e in rarissimi casi, di un tè speciale, il tè proibito, che Daria conservava gelosamente in una scatola di latta. Sarà proprio quella scatola, nove anni dopo la morte della madre a portare Elisa a Roccamori, sulle tracce di un passato misterioso, lungo le quali la accompagneranno gli enigmatici abitanti di questo borgo, che sembrano conoscere più di quanto vogliano dire.

"Cerchiamo tutti le risposte, ma sono le domande a tenerci in vita, non le risposte."
Elisa si ritroverà catapultata in un'altra epoca, dove le corriere stentano ad arrivare, l'ufficio postale si trova all'interno di un'edicola con tabacchi e il postino è il tabaccaio stesso, e dove le tradizioni si perpetuano da tempo immemorabile; come il rito del tè delle cinque, alla Casa delle Camelie, una casa immersa in uno splendido giardino composto dalle più svariate qualità di Camelia nel quale le donne del borgo si ritrovano ogni giorno per assaporare una tazza di tè offerto dalla padrona di casa, la dolce signora Vittoria. Proprio in questo giardino Elisa noterà una particolare varietà di Camelia gialla, la stessa che ogni anno arriva puntuale a casa sua nel giorno del compleanno della madre, anche dopo la sua morte.
Pian piano i nodi si sciolgono ed Elisa conoscerà un aspetto della madre che mai avrebbe immaginato
"Riusciva a trasformare l'amore in tè. E il tè in amore. Come per magia" 
troverà le risposte alle domande che la assillano da anni, riuscendo finalmente a sciogliere anche il nodo che le bloccava il cuore e le impediva di amarsi e poter amare.

"Il vero amore era scritto nelle rughe delle persone, sul fondo dei loro sguardi, nella fatica di un gesto. Il vero amore si nascondeva nei posti più impensati, in una tazzina da caffè, in una michetta alla cannella e all'anice, sotto la neve che scendeva in primavera. Fra i petali di una camelia gialla che restava fiorita solo pochi giorni all'anno."

Un romanzo che fa bene all'anima, come un buon tè.
VOTO: 


lunedì 9 gennaio 2017

Vecchi amici e nuovi amori - Sybil G. Brinton

Trama: I libri che amiamo finiscono sempre troppo presto. Girata anche l'ultima pagina, siamo invasi da una pungente malinconia per quel racconto che ha toccato la nostra vita e poi si è chiuso per sempre. Questo è ciò che prova un devoto Janeite alla fine di ogni storia nata dalla penna di Jane Austen. Esattamente un secolo fa, lo stesso sentimento deve aver tormentato Sybil Grace Brinton, spingendola, inconsapevole di dare inizio a un genere letterario fortunatissimo, a scrivere "Vecchi amici e nuovi amori", il primo sequel austeniano di cui si abbia notizia, pubblicato proprio nel 1913 dall'editore londinese Holden & Hardingham. Un gioco letterario che tenta di portare tutti in una volta sulla scena i personaggi principali dei romanzi canonici della "cara zia Jane": "Ci ritroviamo così in una sorta di famiglia allargata, molto simile, per inciso, a quella reale di Jane Austen, dove i rapporti di parentela si uniscono a quelli riguardanti amici e conoscenti, in una ragnatela di relazioni che porta a compimento molti dei destini, in particolare matrimoniali, lasciati in sospeso nei romanzi austeniani" (dall'Introduzione di Giuseppe Ierolli).
Titolo: Vecchi amici e nuovi amori
Autore: Sybil G.Brinton
Casa Editrice: Jo March
Anno pubblicazione: 2013
Pagine: 341
 

Avvertenza importante: il libro di seguito recensito è un sequel austeniano e quindi potrà essere letto solo da chi conosce (ed ama) i romanzi di Jane Austen. Chiamo quindi a raccolta gli amanti di questa incredibile e talentuosa scrittrice, quelli che ancora ricordano la sensazione provata quando Darcy ed Elizabeth si incontrano per la prima volta, quelli che nella vita a volte si sono sentiti come Fanny Price seduta sulla panchina, mentre il mondo scorre loro accanto senza notarli. Incontriamoci su questo terreno non neutrale solo tra estimatori per valutare in generale la bellezza dei sequel austeniani, i pregi e i difetti e per indagare la ragione che ci spinge a tornare in quei luoghi e in compagnia di quei personaggi. Solo, non raccontiamoci favole, niente ci potrà restituire il piacere provato leggendo i romanzi originali, solo la rilettura potrà darci piena soddisfazione. Eppure, come Jane Austen-dipendenti, continuiamo a cercare e a sperare.
Torniamo al libro in questione: sembra essere il primo sequel austeniano e questo gli conferisce un valore aggiunto. La scrittrice riporta sulla scena i personaggi principali dei romanzi della Austen, divertendosi a creare nuove coppie, ma mantenendosi sempre all'interno di una rispettosa imitazione del modello originale. Non solo i personaggi, ma anche i dialoghi e le situazioni sono mutuati dal prototipo e questo rappresenta la bellezza e il limite del romanzo. Bellezza perché il lettore ritrova ciò che ama e limite perché nulla di nuovo o di grande ne potrà scaturire.
Le eroine femminili del libro sono Georgiana Darcy, Kitty Bennet e Mary Crawford. Tuttavia mentre le prime due sono molto credibili, la prima per assennatezza e lealtà e la seconda per frivola leggiadria, con Mary Crawford il lettore ha un lieve momento di disappunto. Ma è la stessa che ha fatto tanto soffrire Fanny? La sorella dello scaltro Henry? Non si capisce per quale motivo l'autrice l'abbia completamente cambiata, ma chissà ...le delusioni possono averle portato giovamento. E poi incontriamo di nuovo Tom Bertram, Mr. Yates, Emma (veramente più sciocca e fatua di quanto sarebbe auspicabile), Anne Wentworth, Elinor Ferrars e naturalmente Elizabeth, Darcy, Jane e Bingley. Non mi sono mai annoiata e ho letto il libro con una sensazione di appagamento, ma se devo dare un giudizio l'ho trovato un libro gradevole, ma nulla di più. Solo una volta l'autrice ha saputo strapparmi un vero sorriso ed è stato in concomitanza con la comparsa di Mr Bennet, il quale si trova a ricevere la richiesta di assenso al matrimonio dall'ennesimo pretendente di una delle figlie. Evidentemente Mr Bennet riesce a vivere di vita propria e la sua ironia colpisce sempre il bersaglio e diverte.
L'epilogo è scontato, ma ugualmente il lettore si sarà affezionato, se non a Mary o a Kitty, sicuramente alla dolce Georgiana e la conclusione piuttosto frettolosa, con una serie di matrimoni, è in linea con i finali austeniani.
Un libro che è una coccola e che ricorderà (se mai ce ne fosse bisogno) agli estimatori di Jane Austen i motivi della loro predilezione.
Ringrazio Laura del blog La biblioteca di Eliza per avermi segnalato questo romanzo.
Voto: 3.5











P.S. Se poi vogliamo trovare degni derivati austeniani dovremo cercare dove ci può dare più fastidio, ossia in libri che ne scardinano gli assunti e ne presentano aspetti che non crediamo possibili: in questo caso, al momento, di originale e valido ho letto solo Longbourn House di Jo Baker.





sabato 7 gennaio 2017

Cuore di cane - Michail A. BulgaKov

TRAMA
Storia di un bizzarro esperimento scientifico, che innesta su un cane randagio moscovita l'ipofisi di un uomo, il racconto denso di avventure ironiche e grottesche di un animale che scopre il mondo con la sensibilità di un essere umano. "Cuore di cane" fu scritto nel 1925, rimase inedito per decenni perché sequestrato dalla polizia segreta sovietica, venne ritrovato negli archivi del KGB dopo la morte dell'autore e finalmente pubblicato conquistò quindi l'apprezzamento dei lettori di tutto il mondo. 




Titolo: Cuore di cane
Autore: Michail A. Bulgakov
Editore: Rusconi Libri
N.Pagine:169
Anno di pubblicazione: 2012
ISBN: 9788818027310
Oggi vi parlerò di una lettura insolita per me e le mie scelte letterarie. Premetto infatti che il mio rapporto con la letteratura russa non è propriamente idilliaco: se da una parte apprezzo la loro capacità di sondare i drammi e i dolori umani, dall'altra mal sopporto le millemila righe di descrizione che fanno di un romanzo che altri racconterebbero in 300 pagine, un tomo che ne conta almeno 700. Io mi dico, se in un prato ci sono milioni di fili d'erba, che bisogno c'è di descriverli proprio tutti?
E quindi vi chiederete perchè mai avrò deciso di leggere un autore russo. Presto detto: potere delle challenge! Con questa lettura infatti riuscirò a spuntare un obiettivo in tutte e tre le challenge che sto seguendo: val bene lo sforzo!
Devo dire anche che sono stata furbetta, perché ho scelto un romanzo particolarmente breve e con uno stile un po' diverso dai consueti. Inoltre, a conti fatti, si è rivelata una lettura piacevole.
La storia è quella di un luminare medico nella Russia neo rivoluzionaria (il racconto si svolge nel 1924) che durante la sua ricerca di espedienti per ringiovanire i suoi abbienti pazienti, tenta un esperimento azzardato: trapiantare le ghiandole seminali e l'ipofisi di un uomo giovane per verificarne la funzionalità, e non potendola inserire nel corpo di un uomo vivente, decide di usare il corpo di un cane.
La prima metà del libro ci racconta la Russia dell'epoca vista dagli occhi di Pallino, un cane randagio che passa le giornate ad elemosinare il cibo, fino al giorno in cui incontrerà Filipp Filippovic, un illustre medico: dopo essere stato cacciato da un cuoco che gli ha tirato addosso una pentola di acqua bollente, viene raccolto dal medico, che oltre a toglierlo dalla strada lo vizierà con mille leccornie. Lo spirito genuino del cane lo porta a nutrire grande riconoscenza per il suo salvatore, senza sapere che questi ha per lui altri progetti, molto meno nobili.
La seconda parte del libro racconta la vita di Pallino dopo l'intervento: anziché un ringiovanimento si verificherà una umanizzazione dell'animale, che lentamente si trasformerà fisicamente in un "Omuncolo" e manifesterà le peggiori inclinazioni dell'animo umano, così come le aveva viste da cane. 
Pallino ne conoscerà il lato peggiore in entrambe le sue vite: l'essere che aveva tentato di sopprimerlo quando era un cane, è lo stesso che sopprimerà tutte le sue buone qualità canine una volta preso possesso del suo corpo, facendo emergere gli aspetti più sgradevolmente umani.
Il libro è una critica ironica ma cruda alla società dell'epoca e Bulgakov ne ha sia per i sostenitori del regime, dipinti come ottusi seguaci non pensanti, ma anche per la classe agiata, nella figura del medico che approfitta delle sue conoscenze mediche per ottenere favori negati ai più.

"Ecco, caro dottore,che cosa succede quando uno scienziato invece di collaborare con la natura si propone un certo compito e solleva un certo sipario: dietro eccoti pronto un Pallinov e buona notte ai suonatori."

Una lettura che, con la sua ironia, fa molto riflettere.
VOTO:
 



venerdì 6 gennaio 2017

Giveaway delle Befane - Proclamazione dei vincitori

Eccoci qui! Dopo una notte ad andar su e giù per camini a riempir calze, invece di goderci il meritato riposo siamo qui da voi per comunicarvi i nominativi dei vincitori del nostro Giveaway. Ma subito dopo, appoggiamo la scopa, ci mettiamo il pigiamino delle feste, una spalmata di antirughe (il primo che dice che ormai è inutile vedrà sparire la propria calza immantinente!) e ci infiliamo sotto il piumone con tisanina e libro per rimanerci almeno fino a domenica sera! Poi toccherà alzarci per venirvi a consegnare i premi...altro che meritata pensione!

Innanzitutto vi sveliamo la soluzione degli ANAGRAMMI LIBRESCHI:

1. Espelle otto sesti = Le solite sospette
2. Calma rospo S., passa! = La sposa scomparsa
3. Del Don maniache... = Chi manda le onde
4. Abbatteranno mio mulo = La bambina numero otto

Siete state bravissime e in molte li avete indovinati tutti. Perciò abbiamo proceduto all'estrazione tramite il sito random.org  e i nominativi delle vincitrici sono...


Complimenti quindi a:
  • ANNA SCOTTO che si aggiudica una copia di Olga di Carta autografata da Elisabetta Gnone e un segnalibro fatto da noi
  • MARTINA ANANIA che si aggiudica la borsa gadget di PordenoneLegge e un segnalibro fatto da noi
  • PASSION FOR BOOKS che si aggiudica tre segnalibri fatti da noi



Controllate le mail! Sarete contattate per definire i dettagli delle spedizioni.

A tutti voi vanno i nostri ringraziamenti per aver partecipato, ma soprattutto per la fiducia e l'affetto che ci dimostrate sempre. Continuate a seguirci, l'anno è appena iniziato e abbiamo in serbo per voi altre sorprese.
Ora portiamo le scope a fare un veloce tagliando, pronte per partire per le vostre case.
A presto,