mercoledì 31 agosto 2016

La randagia - Valeria Montaldi





Titolo: La randagia
Autore: Valeria Montaldi
Editore: Piemme
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 432
ISBN: 978-8856652376





TRAMA
1494. Nella vecchia casupola annidata fra i boschi di Machod, vive, sola, Britta da Johannes, una giovane, bellissima donna. Sebbene siano in molti a ricevere beneficio dai suoi rimedi erboristici, Britta suscita paura. 
La sua solitudine è alleviata dal legame, appassionato e furtivo, con il figlio del castellano. Quando un doloroso avvenimento mette fine alla loro storia d’amore, per Britta comincia una terribile discesa all’inferno. Maldicenze e calunnie si accumulano contro di lei, fino ad arrivare alle orecchie dell’inquisitore. Il giudizio finale è inappellabile: Britta è una strega e il suo destino è il rogo.

2014. È un gelido mattino di novembre quando Barbara Pallavicini, studiosa di medievistica, raggiunge le rovine del castello di Saint Jacques aux Bois. Lì troverà l’ultimo tassello della sua ricerca, l’iscrizione lasciata da una donna condannata per stregoneria. Nella penombra del sotterraneo, gli occhi di Barbara incontrano quelli spenti di un cadavere. Atterrita, chiama i carabinieri. Giovanni Randisi, maresciallo del Comando di Aosta, identifica la vittima: è una ragazza del luogo, ossessionata da storie di demoni e malefici. Le indagini, in lotta contro il tempo, diventano ancora più affannose quando si viene a sapere che la migliore amica della vittima è misteriosamente scomparsa. Perché una ragazza dedita all’occulto è stata uccisa fra le stesse mura che cinquecento anni prima avevano imprigionato una strega? E se la soluzione dell’enigma affondasse le radici proprio in quel lontano passato?

RECENSIONE
Questa lettura mi ha riportata ad ambientazioni ed atmosfere che mi sono congeniali.
Si tratta infatti di una doppia storia, una ambientata nel 1494 ed una ai giorni nostri, a capitoli alterni, e nel procedere della narrazione scopriremo i punti in comune.
La vicenda ai giorni nostri vede protagonisti un maresciallo dei carabinieri, Giovanni Randisi, scorbutico e scortese, ma poco passionale perchè io riuscissi ad affezionarmici: sarà che ormai ogni volta che incontro un esponente delle forze dell'ordine mi viene da paragonarlo a Rocco Schiavone, tanto più che il Randisi è maresciallo proprio nel comando di Aosta, ma chissà com'è, vince sempre Rocco (hihihihi).
Randisi viene chiamato sul luogo del ritrovamento del cadavere di una giovane ragazza, per quello che a primo acchito potrebbe sembrare un incidente, ma alcuni indizi fanno sospettare un omicidio. Il ritrovamento avviene per opera di Barbara Pallavicini, una ragazza che sta conducendo delle ricerche su fatti accaduti in quei luoghi durante il Medioevo. La zona del ritrovamento è stata infatti teatro di una caccia alle streghe nel 1494, e più precisamente a Britta da Johannes colpevole di vivere isolata nel bosco e curare le persone con medicamenti a base di erbe, come aveva imparato dal padre farmacista morto in circostanze oscure, ma colpevole soprattutto di amare il figlio del castellano del quale non è ovviamente ritenuta degna.
L'alternanza delle vicende nei due periodi storici dà molto movimento alla narrazione e il lettore si ritrova in un capitolo a vagare tra i boschi e frugare tra ruderi e rovine di un castello e nel capitolo successivo ad aggirarsi tra le stanze di quello stesso castello, vedendolo nel suo aspetto originario e assistendo alle vicende dei suoi abitanti.
Per quanto mi riguarda ho goduto di più la lettura della storia che si svolge nel passato, che a tratti mi ha ricordato la bellissima storia di Fiamma, di "Dentro soffia il vento" per le similitudini con il personaggio e le ambientazioni, ma anche la storia al presente è ben strutturata e molto godibile.
Alcuni piccoli episodi paranormali, sia nel passato che nel presente, danno un tocco di mistero che arricchisce la narrazione. 
La scrittura della Montaldi, molto ben curata, asciutta e scorrevole, ci fa riflettere sui temi del pregiudizio e della superstizione che sopravvivono ancora ai giorni nostri, anche se ognuno di noi fatica ad ammetterlo e tende a nasconderlo dietro motivazioni più nobili, cosa che in passato non era necessaria.
Una menzione speciale per la meravigliosa copertina che mi ha attirata fin dalla prima occhiata e che ripropone visivamente le atmosfere che si respirano nel romanzo. 
Una lettura che consiglio agli amanti dei racconti storici, delle indagini poliziesche e delle atmosfere suggestive e un po' paranormali, elementi che Valeria Montaldi è riuscita abilmente a racchiudere tutti nello stesso romanzo. 
VOTO


lunedì 29 agosto 2016

Mini recensioni di libri che non mi cambieranno la vita


Ci sono libri che ho letto con piacere e anche in brevissimo tempo, ma che non hanno in alcun modo arricchito quello che considero il mio bagaglio di lettrice. Restano una sorta di peccato di gola: il piacere è momentaneo e appena consumato ti regala fastidiosi sensi di colpa per il tempo che, forse, hai sprecato. D'altra parte come possiamo fare la conoscenza di un libro se non...leggendolo?
Una volta di più ho avuto che la riprova che un buon giallo o un buon thriller sono merce rara.


Trama: Un'intera famiglia è stata rapita: Justin, Libby e Ashlyn Denbe. Justin è un uomo che fa innamorare: forte, sensuale, generoso e persino ricco, promette di regalarti il mondo. Libby si è innamorata e tanto; quando è nata Ashlyn pensava che la sua felicità non sarebbe mai finita. Quindici anni dopo, scoprire che Justin la tradisce con una ventenne è una vertigine. Non bastano una collana di brillanti e una cena romantica per recuperare la fiducia. Come affrontare, adesso, costretti a un'intimità forzata, il terrore di un sequestro? Fuori, nel mondo libero, i due poliziotti Tessa e Wyatt cercano indizi a perdifiato. Ci sono misteriosi buchi finanziari nella grande azienda di Justin, e i dirigenti non fanno che mentire. Chi ha rapito la famiglia Denbe in casa sua conosceva i codici per disattivare l'antifurto. Doveva essere una persona vicina, quindi, ma perché non arrivano richieste di riscatto? E soprattutto, si chiedono Tessa e Wyatt, sono ancora vivi, Justin, Libby e Ashlyn Denbe? 

Storia adrenalinica, scritta con maestria, corre veloce come la vicenda che viene narrata. Ci si identifica molto con la moglie tradita e si sente il fascino del marito traditore. La situazione descritta, il sequestro, ha dei particolari che disturbano perchè lasciano presagire sviluppi molto tragici. In realtà molto più tragici di quelli che poi effettivamente saranno. A metà libro si intuisce la soluzione e la tensione cala. 
Sembra di vedere una puntata di Criminal Minds (e questo l'ho letto in una recensione che ora non trovo e quindi non posso citare, ma accidenti è verissimo).
Voto: 3



Trama: Margot Lewis, insegnante di liceo a Cambridge e curatrice della rubrica «Cara Amy» sul giornale locale, è abituata a ricevere richieste di consigli e di aiuto. Ma la lettera che ha appena ricevuto è diversa da tutte le altre: «Cara Amy, ti prego ti supplico ti scongiuro aiutami! Sono stata rapita da un uomo che mi tiene prigioniera. Non so dove sono. Non so nemmeno da quanto tempo sono via ma mi pare un’eternità. Bethan Avery». Il messaggio è inquietante di per sé, ma la cosa che lo rende scioccante è che Bethan Avery è il nome di una ragazza scomparsa quindici anni prima e mai più ritrovata, né viva né morta. Non solo: il suo arrivo coincide con la sparizione di un’altra studentessa, di cui non si capisce se sia sparita di casa volontariamente oppure no. Di fronte agli ostacoli che incontrano le indagini, a causa del tempo trascorso e di un clima di persistente diffidenza, Margot decide di esporsi in prima persona partecipando addirittura a una trasmissione televisiva, senza calcolare che la sua vita stessa verrà scandagliata, e il suo passato con tutte le sue zone d’ombra e i ricordi rimossi finirà sotto gli occhi di tutti. Compresi i suoi. 

Uno di quei libri che leggi in un giorno e non perchè sia breve, ma perchè la storia ti avvince e poi quando lo finisci ci pensi due minuti e inizi un altro libro. Una scrittura scorrevole, un'ambientazione cupa il giusto e una protagonista controversa e misteriosa.
Manca qualcosa, nonostante la bella sorpresa finale. So solo che terminata la lettura mi sono detta "Lea, a questo punto ti meriti un Fannie Flagg!". Qualcosa vorrà dire.
Voto: 3


Trama:  Una donna intraprendente cerca di sopravvivere grazie a diversi lavori, più o meno disonesti. In un piovoso mattino di aprile sta leggendo l'aura a un cliente in un anonimo bugigattolo quando Susan Burke varca la soglia. La narratrice scansiona subito la bella donna come infelice e in cerca di emozioni forti. Quando la "sensitiva" visita l'inquietante casa vittoriana di Susan realizza che non deve più fingere di credere negli spiriti. Miles, il figliastro di Susan, con i suoi comportamenti disturbati e violenti confonde la realtà. I tre sono presto coinvolti in una lotta inquietante per scoprire dove si annidi davvero il diavolo e cosa, se mai sia possibile, può essere fatto per salvarsi.



Dei tre libri forse questo è quello più originale. Prima pagine veramente fulminanti: ironia graffiante, doppi sensi, sarcasmo impiegati per descrivere una professione non insolita, ma vissuta con uno spirito totalmente inedito. Il racconto putroppo a poco a poco perde mordente, fino ad arrivare ad un finale che non è deludente in sè, ma lo è per come viene scritto e descritto. Della Flynn ho visto la trasposizione cinematografica del libro "L'amore bugiardo" e stranamente ho avuto la stessa impressione. Intuizioni provocanti e audaci, poi non supportata dall'evolversi della storia.
Storia interessante, ma andate a cercarlo in biblioteca: 12 euro per un raccontino così breve non mi sembrano un buon investimento.
Voto: 3.5


 Un saluto e buona lettura (forse)


venerdì 26 agosto 2016

Non aspettare la notte - Valentina D'Urbano








Titolo: Non aspettare la notte
Autore:Valentina D'Urbano
Editore:Longanesi
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 384
ISBN: 9788830441972

TRAMA

Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché per Tommaso sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...

RECENSIONE

"Ogni oggetto, ogni persona, racconta qualcosa. Lo fa con il proprio corpo, con quello che si trascina dietro."
 

Aspettavo questo romanzo con ansia, con l'urgenza di leggerlo dopo averne letto la sinossi, e ringrazio Longanesi per avermene concesso una copia digitale ancor prima dell'uscita ufficiale. Di Valentina D'Urbano ho adorato Acquanera e questo romanzo, pur lontano da quelle atmosfere, mi ha conquistata allo stesso modo.
"Non aspettare la notte" è la storia di Angelica e Tommaso, due dolori che si riconoscono e si comprendono.

Angelica, bellissima figlia dell'altrettanto bella Irene e di Enrico, avvocato di successo. Irene ha "qualcosa nella testa, qualcosa che si è rotto" e Angelica cresce sapendo di non poter condividere con lei le sue esperienze, anche se non le pesa troppo perché è la sua mamma, la ama e non la cambierebbe con nessun'altra mamma al mondo. Fino ad una sera di maggio in cui Irene si presenta ad Angelica, allora tredicenne, stranamente lucida e stranamente ben vestita con solo le scarpe spaiate, e le chiede di salire in macchina con lei.
Quella sarà l'ultima sera della vita di Irene e l'ultimo momento di spensieratezza di Angelica.
Un incidente. Angelica ne uscirà viva ma completamente deturpata in tutto il corpo da innumerevoli cicatrici. Per sette lunghi anni vivrà isolata dal resto del mondo, incapace di rapportarsi alle persone, accudita dal padre e da Marinella, la domestica coreana che le farà un po' da mamma, e con un unico amico: un cappello nero a tesa larga che la nasconde a tutti.
Fino all'estate dei suoi vent'anni, durante la quale il padre la porta nella vecchia villa in campagna del nonno, nella quale ha fatto costruire una piscina, solo per lei.
Qui conoscerà Giulia, una donna che si è da poco trasferita nella casa del custode della villa portando con sè una valigia carica di dolore, per quello che è stato e che non sarà mai più. Giulia guarda Angelica come fosse "normale" conquistandola pian piano, fino a costruire un legame che entrambe non credevano possibile.
Ma soprattutto conoscerà Tommaso: bello, abbronzato, simpatico e spigliato nonostante la sua malattia, una forma particolarmente rara di retinopatia degenerativa a causa della quale "ci vedeva un po' sì e un po' no, nei giorni cattivi le cose lontane gli sembravano sbuffi di fumo". Anche lui ha un'amica "speciale", al pari del cappello di Angelica: la sua Polaroid che gli permette di poter vedere nei giorni buoni ciò che altrimenti non vedrebbe.
Tommaso che vede Angelica per quella che è, Tommaso che le dice sempre che è bellissima, Tommaso che le dice "Siamo due catorci", Tommaso che le dice"Tu non sei le tue cicatrici"
Tommaso e Angelica da quel momento vivranno momenti meravigliosi e momenti devastanti, si ameranno, si feriranno, ma avranno sempre come unico pensiero il bene dell'altro, anche se questo significa il proprio male. 

"Non ti innamori delle cose perfette, senza segni. Le cose perfette sono di tutti. Ti innamori delle zone d'ombra, delle crepe, delle storture che vedi e senti dentro, che ti appartengono. Ti innamori di chi è riuscito a sopravvivere."

Questo romanzo mi è entrato nel cuore, complici anche le ambientazioni anni '90, perfettamente ricostruite, che mi hanno riportato alla mente tanti ricordi piacevoli dei "miei anni". 
Se volete provare emozioni intense, leggete questo romanzo.
VOTO

mercoledì 24 agosto 2016

I baci non sono mai troppi - Raquel Martos

Trama: Questa storia, che non parla di principi azzurri e principesse, inizia in Spagna molti anni fa, quando la tv era ancora in bianco e nero, le bambine ballavano con l'hula-hoop e bastava uscire a mangiare un panino per vivere una grande avventura. Un giorno, a scuola, Lucía conosce Eva. Spavalda, coraggiosa e indomita come i suoi capelli la prima. Timida, riflessiva e avida divoratrice di fagiolini crudi la seconda. Hanno entrambe solo sette anni, ma fin dal primo momento diventano amiche per la pelle. Condivideranno sogni, segreti sussurrati all'orecchio perché il ragazzino accanto non senta che si parla di lui, conquiste e delusioni, in un rapporto fatto di complicità e mille risate, tanto travolgenti e rumorose da attirare sempre i rimproveri degli adulti. Finché un litigio le separerà. Anni dopo il caso le fa ritrovare all'aeroporto di Madrid. Lucía, single, è il perfetto prototipo della manager in carriera. Eva, dopo aver rinunciato al teatro per dedicarsi alla famiglia, si barcamena tra la fine del suo matrimonio e la figlia Lola, una piccola pirata di cinque anni. Nonostante i vecchi conflitti, l'amicizia di un tempo è ancora viva, come e più di prima. Ma Lucía non può immaginare che Eva sta per chiederle il favore più importante della sua esistenza. Una storia che ci ricorda che esistono legami unici e speciali che nemmeno il tempo e la distanza riescono a intaccare. 

Titolo: I baci non sono mai troppi
Autore: Raquel Martos
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2014
Pagine: 332

RECENSIONE: Ai romanzi che parlano di amicizia non so resistere. Le storie d'amore, in senso convenzionale e classico, mi spaventano; mi tiene a distanza il timore di un incontro troppo ravvicinato con il romanticismo o, peggio, con l'assenza di ironia e di umorismo! Non sia mai. Con le storie di amicizia invece mi sento in un territorio più sicuro, anche se, naturalmente, l'amicizia non è altro che una diversa forma di amore.
Grazie al gioco dei rimandi letterari che ogni lettore conosce, mi sono trovata a seguire le mollichine di pane che mi hanno condotta a Raquel Martos, un'autrice spagnala che non conoscevo. La copertina e la sinossi mi sono piaciute, l'edizione economica si prestava particolarmente a viaggiare insieme a me, così io e questo libro siamo partiti insieme. Siamo stati al mare, poi sul lago di Bled e infine ci siamo accomiatati a Lubiana, in quella che è stata la giornata perfetta delle vacanze, una giornata assolata e incantevole, di quelle che si cristallizzano nel ricordo già mentre le stai vivendo, e profumano di nostalgia.
La storia si sviluppa su due piani temporali: il passato e il presente. Nel passato l'evolversi dell'amicizia tra Eva e Lucìa: gli anni della scuola, la crescita, i rapporti familiari, i primi amori e infine l'improvvisa separazione. Nel presente il ritrovarsi a distanza di anni, con due vite diversissime: Eva madre di una bimba piccola e con un matrimonio in crisi, mentre Lucìa restìa a prendere impegni sentimentali, lanciata alla conquista della carriera. L'incontro casuale produrrà esiti inaspettati: le vite delle due si confonderanno portando il caos e un pizzico di follia dove regnava l'assennatezza e una nuova voglia di legami e di responsabilità laddove la libertà era l'unica regola.
L'epilogo mi ha lasciata con l'occhio umido e un sospirone nel cuore. Non voglio creare aspettative troppo alte, non si tratta di un capolavoro: è un racconto di vita nel quale ci si può riconoscere. Eppure, al di là del voto, il libro mi è piaciuto e mi ha regalato emozioni. Con calma leggerò anche il secondo romanzo di questa autrice e già mi immagino la trasposizione cinematografica di questo, magari grazie a Pedro Almodovar.
Vi saluto con la citazione che più di tutte mi ha fatto sentire consapevole del momento che stavo vivendo, dell'importanza di ogni singolo istante:
"Nella vita perdiamo tempo come se fosse gratis, come se lo regalassero, dimenticando che prima o poi dovremo restituirlo. Se contassimo tutti i minuti in cui siamo coscienti del fatto che ciò che stiamo facendo è unico, per quanto sembri banale e quotidiano, quanti giorni pensi che otterremmo nel corso di tutta la vita?"
Buona lettura da Lea
VOTO: 3.5

lunedì 22 agosto 2016

E le stelle non stanno a guardare - Loredana Limone












 
Titolo:E le stelle non stanno a guardare
Autore:Loredana Limone
Editore:Salani
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 384
ISBN: 978-8867155163


RECENSIONE
Con grande piacere sono ritornata a passeggiare tra le vie di questo delizioso borgo, accolta nientepopodimeno che da lui, il Borgo in persona, che nel primo capitolo è voce narrante e ci racconta la sua storia, i suoi fasti, la sua decadenza e la sua rinascita.
Passeggiando sono stata (anch'io, come Marietta) accompagnata dagli sguardi 
"...che le tende merlettate mal celavano, della querula maestra, dello spinoso elettricista, della sempre più sdrucita sartina, del sibilante arrotino e della rugosa salumaia, passando davanti alle botteghe dell'avvizzita fioraia, del francesizzante parrucchiere, dell'antico fornaio."
E attirata dall'inconfondibile aroma del latte mi sono ritrovata nella latteria di Belinda con le sue piastrelle bianche con i decori raffiguranti gioiose mucchette e le sue nuvole dipinte sul soffitto, che avevo lasciato subito dopo la sua inaugurazione e ritrovo in piena e rigogliosa attività.
La latteria "Fatti mandare dalla mamma" è infatti diventata il ritrovo per tutti gli abitanti di Borgo Propizio e per tutti i turisti che hanno iniziato a visitare questo incantevole angolo e il suo Castelluccio, ormai liberato dalla nefasta presenza del fantasma. Tra i vari cambiamenti che il borgo ha subito, troviamo anche un nuovo Sindaco, dal nome curioso (ma non diteglielo, perchè si intristisce): Felice Rondinella, un paesano, compagno di scuola di Marietta, che ha grandi idee per accrescere il fascino di questo posto. La prossima iniziativa è l'apertura di una Biblioteca e la realizzazione di un Festival Culturale il Festival "Sotto Stelle Propizie" che avrà il compito di attirare nuovi visitatori e di dare una reputazione culturalmente elevata al borgo stesso.
Nelle frenetiche giornate che il borgo si appresta a vivere, ritroviamo Mariolina, felicemente sposata al suo Ruggero  
"un bene prezioso da custodire nel nocciolo del cuore e coccolarselo lì dentro, ancor più che fuori"
ma non altrettanto felice della sua nuova condizione di casalinga, pentita di aver lasciato il suo lavoro al Comune, tanto da cimentarsi nel concorso per diventare la nuova bibliotecaria; 
ritroviamo sua sorella, Marietta, che al contrario di lei ha abbandonato la tranquillità dei suoi pomeriggi passati a lavorare all'uncinetto per diventare proprietaria del 50% del negozio Fili Fatati dal 1888 e pronta per accogliere un altro cambiamento delle sue rigide convinzioni;
ritroviamo Belinda, per la quale ci saranno nuovi stravolgimenti, la zia Letizia, donna di grande cuore e grande saggezza che organizza laboratori di scrittura creativa nella latteria;
ritroviamo Ornella, ritornata al Borgo dopo la separazione del marito e ora indaffarata nell'organizzazione del Festival, e alla quale il passato tornerà a fare visita attraverso Antonia, una conoscenza dei tempi delle cene nell'alta società, che proprio nel Borgo ha cercato rifugio e conforto per il suo animo tormentato da un segreto che cerca di lasciarsi alle spalle.
Il tutto coordinato dalla pettegola Dora, che dalla sua postazione in edicola tiene sott'occhio tutto i movimenti dei borghigiani.
E ovviamente c'è lui: il Gran Musicante, la cui melodìa accompagna le giornate del borgo e la cui visita è sempre più anelata da Letizia, che cerca in tutti i modi di creare l'occasione "Propizia". Ci riuscirà questa volta?
Insomma un ritorno più che piacevole che consiglio a tutti coloro i quali siano già stati a Borgo Propizio e a chi ha voglia di storie semplici, che ci somigliano e che ci scaldano il cuore. 
Ovviamente io non vedo l'ora di tornarci, anche per scoprire quali sussulti attendano i miei amici, nel terzo capitolo "Un Terremoto a Borgo Propizio"...che sia un messaggio sulliminimale (cit. Mariolina)?
Stefi

VOTO
  

domenica 7 agosto 2016

- Chiuso per ferie -





Buongiorno amici

Questo breve post è per ricordarvi, come anticipato nella nostra pagina Facebook, che il nostro blog sospenderà le attività per un paio di settimane, durante le quali ci rilasseremo e recupereremo le energie che lavoro e caldo ci hanno sottratto.
Sicuramente non sospenderemo le letture e magari ve ne parleremo al nostro rientro. 
Vi auguriamo buone vacanze, magari in qualche bell'angolino dove leggere tranquilli, come quello che vedete qui sopra, che Lea ha scovato e fotografato a Lubjana.
Se vorrete, ci ritroverete qui il 22 agosto con nuovi consigli o sconsigli di lettura. 
Grazie per esserci e a presto, 
Lea e Stefi

giovedì 4 agosto 2016

Leaving - Jodi Picoult



Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. La figlia Jenna aveva tre anni all’epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all’improvviso. Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l’aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell’onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l’altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l’ha indotta a fuggire. Grazie anche all’aiuto di Serenity e Virgil, la memoria di quel che accadde si fa in Jenna sempre più circoscritta, le immagini della madre e degli eventi di cui è stata protagonista diventano sempre più nitide e iniziano a susseguirsi a ritmo crescente. In un vortice ipnotizzante di ricordi, i tre si trovano coinvolti in una ricerca ricca di colpi di scena il cui esito nessuno di loro può dare per scontato. Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare…

Titolo: Leaving
Autore: Jodi Picoult
Editore: Corbaccio
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 428

Ero emozionata e anche un po' tesa all'idea di leggere questo libro, perché Laura Libridinosa mi aveva proposto di utilizzarlo per una doppia recensione, o come la chiama lei, per una LETTURA A QUATTROCCHI (potete leggere in rosso i suoi commenti) Che poi abbiamo entrambe gli occhiali, quindi sarebbero otto gli occhi. - Qui la recensione di Laura con i miei commenti - 
Pertanto, capirete bene, che prima di iniziare mi sentivo come una maratoneta ai blocchi di partenza: non volevo deludere Laura Leuccia stella del mio cuore, amica mia dolce e preziosa, tu devi smettere di vedermi come se io fossi veramente VIP, abbiamo pranzato assieme, ci sentiamo tutti i giorni…, dovevo essere all'altezza, nonostante più di un'amica mi avesse avvertita che in questo libro gli elefanti "pesavano" un pochino troppo (scatenati pure Laura) un pochino? Avete presente il peso reale di un elefante? Ecco centuplicatelo ed otterrete l’effetto di questo libro.
Quindi mi sono messa a leggere stile secchiona: post it a portata di mano e massima concentrazione, tanto che superavo gli elefanti come fossero tappe obbligate, senza fastidio, senza sofferenza e senza sbadigli io, in questo momento, ho una visione di te che saltelli da un elefante all’altro, sappilo.
Dell'autrice avevo già fatto conoscenza mesi fa con il romanzo Le case degli altri oddio! Pure quello è suo? Ok, lo cancello da Kobo. Si tratta di una scrittrice con i controfiocchi: se ha deciso di spiegarti la sindrome di Asperger (come nel libro che ho citato) te la spiega e rispiega, direi che sviscera l'argomento fino a quando non avrai più dubbi in merito esiste Wikipedia per questo: apri, leggi e ciao. In Leaving invece i soggetti portanti erano l'elaborazione del lutto, la perdita... e gli elefanti taaaaaaaanti elefanti. Posso dire che ora so molte cose sugli elefanti informazioni basilari per la tua vita, eh?, ma continuo ad amare le giraffe (questo è sicuramente l'influsso di Laura che mi rende meno seriosa si dice minchiona!, soprattutto se penso alla sua divertente ed ironica recensione).
La storia si sviluppa su due piani temporali, cosa che per me è sempre fonte di difficoltà: nel passato le vicende di Alice (ricercatrice e studiosa degli elefanti eh appunto!) e nel presente la ricerca della figlia Jenna che ha perso la mamma, ossia Alice, dieci anni prima in circostanze non molto chiare che io ancora mica ho capito bene, sai?.
La ricerca di Jenna mi ha intrigata, soprattutto perchè al suo fianco era schierata una squadra di perdenti mica da poco: una sensitiva caduta in disgrazia e un ex poliziotto alcolizzato uh ma pensa: io, te e La Bacci… coi capelli rosa! Ho sempre avuto un debole per le squadre di questo tipo, direi a partire dai musicanti di Brema in poi. La storia di Alice e di suo marito Thomas mi ha invece, a tratti, annoiata zzzzzzz.
Non posso dire molto di più se non che nel finale un colpo di scena eclatante rimescolerà tutte le carte e darà un nuovo significato alla storia peccato che io ronfassi già da metà libro.
La Picoult è sicuramente un'abile e onesta scrittrice (leggi: pallosa!), che si documenta molto bene tutta l’enciclopedia si è sfogliata, che sa creare suspence e sconvolgere il lettore, ma alla fine di una lettura io mi chiedo sempre cosa mi resta gli elefanti. In questo caso un piacere che brucia in fretta e poi non lascia traccia?
Sicuramente un bel libro, ma voglio di più. Voglio un pezzetto realistico anche di me e per me, da conservare nella memoria. Ci sono libri meno emozionanti (ad esempio quelli della Strout), ma infinitamente ed intimamente più veri.
Dipende sempre da cosa si cerca. Ma per un inizio agosto ed un inizio ferie è andata benissimo così ah sì! Come ho pisolato con questo libro, mai nella vita.
Grazie Laura per la bella opportunità che mi hai dato e Stefi .....non soffrire troppo (la Stefi adora la Picoult ELEFANTI!!!, ma questo libro deve ancora leggerlo)!
VOTO