lunedì 25 marzo 2019

Middle England - Jonathan Coe

Trama: Tornano alcuni personaggi de "La banda dei brocchi" e di "Circolo chiuso": Benjamin e Lois Trotter e i loro amici, che ritroviamo qui ormai alle prese con le grane dell'età che avanza. Ma l'attenzione del nuovo tragicomico romanzo si concentra sui membri più giovani della famiglia Trotter, come la figlia di Lois, Sophie, ricercatrice universitaria idealista, che dopo un matrimonio poco probabile fatica a rimanere fedele al marito, soprattutto da quando le rispettive idee politiche si sono fatte sempre più distanti. Intanto la nazione sfrigola e questioni come il nazionalismo, l'austerità, il politicamente corretto e l'identità politica incendiano il dibattito e gli animi.
 
Titolo: Middle England
Autore: Jonathan Coe
Casa editrice: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 398
 

Scrivere di questo libro diventa ogni giorno più difficile, perché ho nei confronti del suo autore un'ammirazione reverenziale. E' molto più facile parlare dei libri così-così, di quelli che mi hanno divertita o annoiata, ma che non hanno toccato le corde più intime del mio sentire. Jonathan Coe invece per me è uno scrittore che sta molto in alto, uno di quelli che anche fra 200 anni verranno citati e ricordati, soprattutto per il suo capolavoro La famiglia Winshaw. Di quanti scrittori contemporanei si può dire lo stesso? Non di molti, ad essere sinceri. Lui ha scattato una foto al nostro tempo, ha reso testimonianza  attraverso le sue superiori capacità di narratore, tanto che io vorrei poter mettere la mano sopra questo suo libro e dire: vale anche per me, questa sono anch'io, per quanto io non riesca ad esprimerlo con la stessa precisione. 
E' vero che Middle England, a mio parere, non è al livello della Famiglia Winshaw, ma non ho trovato un altro libro che incarnasse meglio di questo lo spirito europeista e la sua disfatta. Coe ci racconta la Gran Bretagna della Brexit e lo fa nel suo solito (splendido) modo in cui sarcasmo e disillusione si fondono con la poesia, la tenerezza e la nostalgia. Tornano i protagonisti della Banda dei Brocchi e di Circolo chiuso, ma non è importante veramente ricordarli, possiamo leggere il libro a prescindere. Benjamin, Lois, Doug sono invecchiati, ma non sono cambiati. Il feroce sarcasmo che era parte della scrittura di Coe in passato ora è stato in parte sostituito dal lirismo e dall'umorismo. Sono dei perdenti i suoi personaggi, ma lo sono perché hanno scelto di mantenersi fedeli ai proprio valori. Sono usciti dalla corsa per arrivare primi, ma hanno mantenuto intatta tutta la loro umanità. Tocca alle nuove generazioni, quella della nipote Sophie e della terribile figlia di Doug, Coriander, cercare un nuovo posto nel mondo, un compromesso. Certo Coe non ha perso il guizzo: ci sono dei momenti spassosissimi, delle conversazioni graffianti, in particolare attraverso il personaggio di Doug viene smascherata l'ipocrisia e l'insensatezza di certe scelta politiche che alle spalle non hanno un ragionamento, ma solo della stupidità. Il dialogo tra lui e un membro dello staff di Cameron è incredibile (p. 315 nel caso siate curiosi) e attualissimo, considerato che il 29 marzo, data fissata per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, arriverà proprio a fine settimana. Il caos.
Un altro dialogo mi ha fatto venire in mente qualcosa, di molto forte ed incredibilmente vicino:
 
Vedi, tutte le volte che sento uno come te parlare del "popolo", il mio rilevatore di stronzate impazzisce. A me sembra che tu abbia passato tutta la tua vita adulta a cercare di mettere la maggior distanza possibile fra te e il "popolo". Usi i mezzi pubblici per spostarti? Ti servi della sanità pubblica? I tuoi figli frequentano le scuole statali? No, naturalmente. L'ultima cosa che vuoi è entrare in contatto con i proletari. Per una ragione o per l'altra, la Brexit è da anni il vostro sogno proibito, e ora che il "popolo" vi ha consegnato quello che desideravate da sempre - con un margine minimo, bada bene - all'improvviso lo corteggiate, usandolo come usate tutti gli altri. [...] Tutti sappiamo che c'è molta rabbia nel paese e voi, per raggiungere i vostri scopi, dovete tenere viva la rabbia.
Si parla di una società che cambia e non nel modo migliore, di una popolazione divisa dalla rabbia e dall'odio. Il sogno europeista è ridotto in frantumi e quella canzone, "Adieu to old England", che Ben ascolta nei momenti più drammatici della sua vita e che simboleggia qualcosa nella sua storia personale come in quella del paese, alla fine viene ascoltata e compresa veramente solo da...Grete, "la straniera" che decide di lasciare l'Inghilterra. Paradossalmente proprio lei, tra tutti, dirà a Ben "Che bella canzone. Dice quello che provo". La zampata finale di Coe, lo sberleffo tenero, visto che poi Grete aggiungerà che è ora di dormire e di togliere la musica. L'autore non cade mail nella tentazione di prendersi troppo sul serio. La vita scorre, come il fiume che a Ben piace ascoltare, a ricordo che nulla resta, nulla è definitivo e ogni cosa passa.
Un libro con un finale che può far pensare alle vecchie barzellette che si raccontavano quando ero giovane e che tanto piacevano alla mia generazione "C'erano un inglese, un francese, un tedesco e un italiano ..".
C'era il sogno dell'Europa ed era bello sognarlo, anche senza uscire dal Friuli Venezia-Giulia. C'era quel senso di appartenenza. Ed ora abbiamo questo bel libro che ce lo racconta, fondendo la cronaca con la storia, la commedia sociale con la satira. Cosa siamo stati e cosa siamo adesso? Cosa diventeremo? Personalmente attendo un suo nuovo romanzo e non lo considererei per nulla un allungare il brodo come qualche (crudele) recensore ha scritto, ma un accompagnarci attraverso il tempo.


P.S. Non ho potuto non notare che si trovano poche recensioni di questo libro, se non altro in blog tipo il nostro (poi Piero Dorfles ne avrà pure scritto, non so). Credo che l'argomento, con le sue implicazioni politiche,  spaventi. Io stessa ero tentata, per i motivi che ho espresso ad inizio post, di lasciar perdere. Se volete leggere una bella recensione di Middle England, sicuramente più esauriente della mia, vi indirizzo a quella di Marina, che poi è pure mia cugina (in famiglia i gusti letterari sono simili e condivisi), che ne ha scritto nel blog Un libro per amico. Vi lascio qui il link. 





 

venerdì 22 marzo 2019

[Bookswiffer...] Il respiro delle anime - Gigi Paoli

Ritorna sul blog la rubrica "Bookswiffer" nata in collaborazione con i blog La biblioteca di Eliza e La Libridinosa con lo scopo di togliere la polvere da qualche libro che giace nelle nostre librerie da tempo immemore, dopo averlo bramato e immediatamente comprato (lo scopo secondario è anche quello di farmi soffocare in una crisi d'asma, ma non lo ammetteranno mai).
La scelta della mia lettura ad opera delle due complottiste fanciulle è caduta sul secondo volume delle avventure di Carlo Alberto Marchi, il giornalista nato dalla penna di Gigi Paoli. Mi sarà piaciuto?Scopriamolo insieme.
Titolo: Il respiro delle anime • Autore: Gigi Paoli • Editore: Giunti • N.pagine 416 • Anno di pubblicazione 2017 • Copertina flessibile € 15,00 • Ebook € 6,99

TRAMA
È una torrida mattinata di luglio, le scuole sono ormai chiuse e sulle strade semideserte di Firenze e dintorni è calato un silenzio irreale, ma Carlo Alberto Marchi, tenace cronista e instancabile padre-single, continua inesorabilmente a svegliarsi alle sette e dieci. Non resta che mettersi in viaggio verso "Gotham City", l'avveniristico Palazzo di Giustizia nella periferia della città - nonché uno dei dieci edifici più brutti del mondo secondo svariate classifiche - e andare a caccia di notizie sull'allarmante ondata di morti per overdose che negli ultimi mesi ha colpito la città. Un'inchiesta con cui il direttore del "Nuovo Giornale" sta marcando stretti il reporter e il suo collega, "l'Artista", che con la loro tendenza all'insubordinazione non godono certo delle sue simpatie... Ma a scombinare l'agenda di Marchi arriva una notizia che gli fa subito drizzare le antenne: nella notte, a pochi passi da Gotham, un ciclista è stato ucciso da un'auto pirata scomparsa nel nulla. Un banale incidente? Solo all'apparenza. Perché se si aggiunge che la vittima era il dirigente americano di una nota azienda farmaceutica, e che solo pochi giorni prima era rimasto coinvolto in una retata in un ambiguo locale del centro, il caso si fa piuttosto interessante. Molte e intricate sono le piste che si aprono davanti alle forze dell'ordine e a chiunque abbia voglia di vederci chiaro: una lugubre villa dalle finestre murate, un misterioso iPhone placcato d'oro, un barbone che forse dice la verità, un pericoloso boss della malavita... Marchi si troverà alle prese con l'inchiesta più complessa, torbida e inquietante della sua carriera.


"Un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma"
Questa frase riassume alla perfezione quello che troverete tra le pagine di questo romanzo. 
Nel precedente romanzo, Il rumore della pioggia, avevo lasciato Carlo Alberto Marchi, il protagonista di questa serie di romanzi, in una Firenze piovosa, tetra, umida, per ritrovarlo ora sempre avvolto dall'umidità, ma stavolta si tratta di quella soffocante di un'estate torrida, che avvolge la città in una calura che toglie il respiro. 

Sono sempre scenari estremi, quelli in cui Gigi Paoli ambienta le sue storie, che rafforzano la percezione delle difficoltà che il nostro protagonista affronta giornalmente nello svolgimento del suo lavoro. La sua rete di conoscenze e collaborazioni è consolidata, ma lui è pur sempre un giornalista che si occupa di giudiziaria e quindi un personaggio scomodo. In questa torrida estate due sono gli avvenimenti principali alla ribalta delle cronache: una serie di morti per overdose e la morte di un cittadino americano per opera di un pirata della strada. Al nostro Carlo tocca in sorte l'indagine sull'incidente stradale, notizia all'apparenza poco appetibile, sulla quale non c'è molto da scrivere. All'apparenza, appunto. Perché man mano che gli elementi si aggiungono il quadro si fa più complesso, le rivelazioni più scottanti e il dipinto che si forma sotto agli occhi di Carlo è sconvolgente
"Firenze non era mai stata la città della luce. Era la città delle ombre, dei doppi fondi, degli specchi. Firenze era un mistero irrisolto. Dove niente era mai come ti sembrava. Neppure la sua gente. Neppure le sue storie. Neppure i suoi incidenti."
In questo secondo romanzo l'asticella si alza, scompare la confusione che avevo riscontrato nel primo, dovuta al consistente numero di protagonisti dei quali faticavo a ricordare la collocazione e, grazie a questo, il ritmo narrativo subisce un'accelerazione. Una lettura che procede spedita perché gli elementi che via via si aggiungono impongono al lettore di volerne sapere di più, fino alle pagine finali in cui il cerchio si chiude con un "Eh, io avevo sospettato che si sarebbe andati a parare lì". E invece no! Nelle ultime due pagine, DUE, dell'ultimo capitolo il colpo di scena, quello che ti fa dire "E bravo Gigi! Mi hai fregata di nuovo!" Il grande pregio che io attribuisco a questo autore è proprio la capacità di spiazzare il lettore, di portarlo a credere che le cose si siano svolte in un determinato modo per poi dargli la mazzata finale, stravolgere tutte le congetture e piazzare il colpo di scena finale. Questo è esattamente quello che un lettore vuole quando apre un romanzo giallo, perciò tanto di cappello all'autore.
Il giallo però non è l'unico elemento che fa amare i romanzi di Gigi Paoli, l'ironia è un'altra componente  fondamentale, che si esprime al meglio nei racconti del rapporto tra Carlo e Donata, la figlia undicenne  in piena fase preadolescenziale, che lui sta crescendo da padre single. Sono le parti più divertenti e allo stesso tempo emozionanti.
"Donata cresce e pensi che il momento più duro sia passato, che la luce in fondo al tunnel sia l'uscita."
"E non lo è?"
"No. È il treno che ti sta venendo incontro."
Se cercate un buon giallo, scritto bene, che vi faccia anche sorridere, con un personaggio che sa farsi amare, cercate Gigi Paoli, non ve ne pentirete.



lunedì 18 marzo 2019

[Questa volta leggo...] The Outsider - Stephen King

Torna l'appuntamento con la rubrica "Questa volta leggo..." che per il mese di marzo ha come argomento il thriller. E quale autore riveste un ruolo principale in questo genere? Ovviamente lui, il solo e inimitabile Re: Stephen King! Oggi vi parlerò quindi della sua penultima pubblicazione: mettetevi comodi, ma non troppo e... guardatevi le spalle!
Titolo: The Outsider • Autore: Stephen • Editore: Sperling & Kupfer • N. pagine 529 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina rigida € 21,90 • Ebook € 15,99

TRAMA
La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino. Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino. Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.


A chi di noi non è mai capitato di svegliarsi in piena notte con la certezza di aver sentito un rumore, aprire gli occhi e trovarsi davanti una sagoma identificabile in un intruso, e dopo aver respirato a fondo, chiuso e riaperto gli occhi, accorgersi che si trattava solo di un'illusione della mente. Forse. Perché, anche dopo aver appurato che si trattava solo dei nostri vestiti abbandonati sulla sedia, quella sensazione non ci abbandona.
King è il maestro assoluto nel raccontare questa paura, LA paura, quella non razionale, quella che si infila sotto pelle, quella che induce a voltarsi di scatto, che fa sentire osservati, che fa percepire qualcosa che sfiora la pelle, quella che ti accompagna per molto tempo dopo aver appurato essere infondata. In questo romanzo è proprio la paura primordiale la protagonista, quella che permette all'essere umano di sopravvivere tenendo tutti i sensi in allerta, e che i nostri nonni alimentavano parlandoci del Babau, dell'uomo nero che viene di notte a portare via i bambini cattivi, che si nasconde dentro gli armadi o sotto i letti, pronto a ghermire la sua preda. Questa orrenda figura è presente in tutte le tradizioni popolari ed è l'espediente attraverso il quale King ci parla del Male, della perversione umana della quale sono purtroppo piene le cronache.

"La gente si era fatta l'idea sbagliata che Poe scrivesse racconti fantastici incentrati sul paranormale, in realtà scriveva storie realistiche su psicologie anormali."
La storia prende il via dal brutale assassinio di un ragazzino sul quale sono stati compiuti abominevoli abusi e si dipana come il più classico dei polizieschi, con un'indagine che porta in maniera incontrovertibile ad individuarne l'artefice in uno dei personaggi più rispettabili della cittadina, l'allenatore della squadra di baseball nonché insegnante di inglese, che ha avuto rapporti più o meno stretti con quasi tutti i ragazzini del circondario. Nonostante sembri impossibile agli occhi dei suoi concittadini, tutte le prove conducono a lui, compresa la prova regina, il DNA. Peccato però che nel momento in cui il ragazzino veniva rapito e ucciso, il suo presunto assassino si trovasse a centinaia di miglia di distanza, alla presentazione di un libro in compagnia di tre colleghi. Come è possibile? Questa è la domanda che tormenta il poliziotto incaricato delle indagini, Ralph Anderson, e con lui anche il lettore.
Tutta la prima parte del romanzo si snoda tra prove materiali, interrogatori, conferme e smentite in un crescendo di tensione, fino al cambio di rotta, quello che introduce l'elemento paranormale, imprescindibile nelle narrazioni del Re. E in questo cambio di rotta il lettore verrà preso per mano da un personaggio che gli estimatori di King conoscono già, ossia Holly Gibson già comparsa nella trilogia di Mr. Mercedes. 
In questa seconda parte il lettore verrà portato a pensare che ci sia una spiegazione oggettiva, razionale, a certi accadimenti inspiegabili, salvo poi cambiare idea, credere che forse non sia del tutto escludibile un'interpretazione diversa, irrazionale certo, ma anche possibile. E mentre si viene a patti con il dubbio, sorge la necessità di guardarsi attorno, soprattutto se ci si ritrova a leggere la sera, a letto, immersi nel silenzio più totale...una sbirciatina sotto al letto col cuore in gola è necessaria.
Tanti sono i personaggi che popolano questo romanzo e la penna magistrale di King sa renderli vivi agli occhi del lettore, disegnandoli a tutto tondo con i loro pregi e le loro umane debolezze, e tra tutti Lovie Bolton, madre di Claude, un testimone oculare, che con la sua ironia e la sua forza d'animo mi è entrata nel cuore. Un personaggio che potrei definire secondario ma, come ben sanno gli estimatori di King, nessun personaggio è realmente secondario, sono tutti parte di una perfetta coralità.
Concludo con una frase che racchiude il senso della natura umana
"DEVI e non puoi MAI"
DEVI ascoltare le tue debolezze, ma noi puoi MAI lasciarti andare ad esse.





Vi lascio al calendario delle prossime recensioni. Non fatevi sfuggire questo mese da brivido!

venerdì 15 marzo 2019

[Questa volta leggo...] Chi ha rubato Annie Thorne? C. J. Tudor

Trama: Arnhill, piccolo villaggio di miniera inglese. Nel 1992 una banda di quindicenni trova l'ingresso ai cunicoli. Scendono in cinque: Hurst, la mente; Fletch, il braccio; Chris, la bussola; Marie, l'affascinante fidanzatina di Hurst; e Joe Thorne. Si imbattono in un ossario di bambini, sepolti laggiù da chissà quanto tempo. Ma non sono soli. Annie, la sorellina di otto anni di Joe, li ha seguiti fin lì. E quando un'altra presenza si manifesta, vomitando milioni di scarafaggi dai teschi, dalle ossa e dai crepacci del terreno, tutto precipita. Nella confusione della fuga, qualcuno sferra un colpo mortale alla testa di Annie. Nonostante gli altri lo abbiano abbandonato chiudendosi la botola alle spalle, Joe riesce a tornare a casa. Due giorni dopo, torna anche Annie. Nessuno sa dove sia stata. Oggi, venticinque anni dopo quel giorno e infrangendo la promessa che aveva fatto a se stesso, Joe ha deciso di rimettere piede a Arnhill. A convincerlo a intraprendere il viaggio è stata un'email anonima: So cos'è successo a tua sorella, gli hanno scritto. Sta succedendo di nuovo
Titolo: Chi ha rubato Annie Thorne?
Autore: C. J. Tudor
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 351


Oggi un nuovo appuntamento della rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per il mese di marzo è stato scelto un ...thriller!!!! Inizialmente avevo pensato di parlarvi di "Donne che non perdonano" della Lackberg, ma la scorsa settimana ho visto in libreria il nuovo libro della Tudor e ho non ho saputo resistere. L'uomo di gesso, il suo primo romanzo, mi era piaciuto molto ed ero curiosa di vedere se la seconda prova (la più difficile) sarebbe stata all'altezza delle aspettative. Promossa a pieni voti, almeno per quanto mi riguarda. Peccato solo per titolo e cover, assolutamente deludenti: se non avessi individuato il nome dell'autrice non avrei degnato il libro di una seconda occhiata.

Non so se chiamarlo thriller, paranormal thriller o horror, ma in fondo cosa importa? Sono solo definizioni e per quanto valgono, possiamo anche appiccicarle tutte sulla brutta copertina del libro, per renderla meno incolore. Mentre leggevo tante sensazioni si alternavano dentro di me: schifo, disgusto, tenerezza, paura, rabbia, rimpianto...e un pizzico di divertimento. Joe, la voce narrante, non è una persona dall'animo limpido ed anche un bugiardo. Però è simpatico. Dopo 25 anni torna nel paesino della sua infanzia per motivi che non sono chiari. Forse vuol scoprire cosa è successo alla sua sorellina di otto anni, che dopo essere scomparsa dentro le gallerie di una miniera in disuso è tornata molto diversa da quella che era. Oppure ha altri motivi nascosti? Regolare i conti con qualcuno? Far luce su se stesso?
In un crescendo di fatti non solo misteriosi, ma fortemente disturbanti veniamo riportati nel passato, tra atti di bullismo e di prevaricazione e forti affetti. Come nel precedente romanzo i piani temporali sono due, ma in questo li ho trovati entrambi appassionanti. La violenza del passato torna nel presente, stemperata da una forte ironia. Joe è  un personaggio che si impone, un simpatico bastardo, verrebbe da dire. Non perde il suo ghigno ironico fino alla fine e non si scompone per pestaggi, spiriti malefici o scarafaggi che salgono dal water. La sua sensibilità  in fondo è morta tanto tempo prima, insieme ad Annie. Ma cosa è accaduto veramente alla sua sorellina?
La vita funziona così. E' questo il problema: non ti dà mai un avvertimento. Non ti offre mai un indizio, non ti mette in guardia, non ti dice: Questo potrebbe essere un momento importante. Quindi magari fermati un attimo e pensaci bene, gustatelo. No, non ti fa mai capire che dovresti aggrapparti con tutte le tue forze a quell'attimo. Dopo è già tardi. L'attimo ti è scivolato tra le dita. Annie trotterellò via - felice, innocente, senza una sola preoccupazione al mondo - e io non avevo idea che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei vista così.

Quello che spaventa nel libro non è la parte paranormale o horror. No, quello che impressiona è l'animo guasto dei ragazzini, le dinamiche di potere che li dominano, i ruoli che incarnano senza nemmeno tentare una ribellione. Sono tutti attori di un copione già scritto, malato e perverso che potrà portare solo ad un tragico finale. L'orrore è dentro di noi e forse le scene più rivoltanti (ma sono un po' delicatina, quindi non spaventatevi) sono solo la metafora di tutto questo marciume che dall'interno si riversa fuori, a contaminare il mondo.
Non mi stupisco che in copertina King dichiari "Se vi piacciono i miei libri amerete anche questo". Non so se l'abbia proprio scritto King, ma concordo. Nonostante alcuni dettagli da perfezionare (finale doppio un po' troppo a sorpresa ed epilogo da brivido, a mio avviso) questa autrice mi affascina per il suo immaginario e anche per il sorriso volutamente perverso che sfoggia nella foto. I peggiori incubi sono appena appena nascosti dalla patina della quotidianità e la Tudor ha il dono di renderli visibili. Non è un bel vedere, ma sembra quasi presentarcelo con piglio filosofico, irriverente. La vita deve comunque andare avanti, crudelmente, lasciando indietro chi non ce l'ha fatta.

Mi raccomando: se le blatte vi turbano molto...lasciate perdere.


Ed ora vi incollo qui il calendario del mese di marzo. Un mese da brivido! La prossima recensione è quella di Stefania. Non perdetevela.






lunedì 11 marzo 2019

Ritorna - Samuel Benchetrit


Titolo: Ritorna • Autore: Samuel Benchetrit • Editore: Neri Pozza • N.pagine 238 • Anno di pubblicazione 2019 • Copertina morbida € 17,00 • Ebook € 9,95

TRAMA
Nell'odierna Parigi, ogni notte, uno scrittore affida ai propri quaderni una dettagliata lista di buoni propositi che al mattino, passati i fumi dell'alcol, si rivelano del tutto avventati. Da quando suo figlio è partito per un lungo viaggio attraverso il mondo, l'uomo trascorre le sue giornate chiuso in casa a guardare squallidi reality show e a tentare invano di mettere mano al libro per il quale, dopo il discreto successo del suo primo romanzo, "Cemento armato", ha già ricevuto l'anticipo dall'editore. Non soltanto l'ispirazione latita, ma ogni estro creativo sembra essersi irrimediabilmente dileguato. La piatta esistenza in cui si trascina, tra funzionari dell'Agenzia delle entrate che gli stanno con il fiato sul collo e velenose telefonate della sua ex moglie, sembra giunta a un punto di svolta quando un produttore televisivo lo contatta per dirgli di voler trarre una serie da "Cemento armato" e, com'è consuetudine in simili circostanze, gli chiede una copia del romanzo. L'unica copia in possesso dell'autore è, però, quella del figlio, una copia intoccabile. Dal momento che nessuna libreria di Parigi e dintorni sembra avere il libro a scaffale, lo scrittore decide di ordinare l'agognato romanzo su Amazon. Un'impresa che si rivelerà ben più ardua del previsto e che lo trascinerà, suo malgrado, fino alle porte di una casa di riposo in periferia, dove una sua anziana ammiratrice ne conserva gelosamente un esemplare. Il piano dello scrittore è semplice: presentarsi a quella donna, passare qualche momento con lei, fare una foto qualora insista, e convincerla a prestargli la copia del libro per mandarla al produttore televisivo. Ma le cose non andranno esattamente come previsto e il nostro eroe si imbarcherà in una serie di rocambolesche avventure che, tra portinaie scorbutiche, contadini sciancati, corrieri fantasmi e un'anatra, lo condurranno verso strade del tutto inaspettate.


Vi è mai capitato, nelle giornate in cui state in casa, di alzarvi con in testa un bel programma di cose da fare e vedervi mentalmente mentre siete superattivi nel rispettarlo, salvo poi perdervi a far altro e arrivare a sera constatando di non aver portato a termine nemmeno la metà di quanto vi eravate prefissati? A me succede, e la sensazione che provo è quella di un piccolo fallimento, una frustrazione, quasi mi trovassi di fronte ad un auto-tradimento. 
Questo è quanto accade, ogni giorno, al protagonista di questo libro, uno scrittore che ha avuto un discreto successo e che su quello campa da anni senza più scrivere una riga, rimandando al domani qualsiasi cosa, compresa la fiducia in se stesso. Tiene una sorta di diario nel quale annota gli obiettivi da raggiungere, che rimangono inesorabilmente disattesi, tanto da doverli ridimensionare in una spirale discendente verso l'indolenza e la pigrizia cronica.
"Era tutto dentro di me, perciò quello era anche il luogo in cui mi smarrivo maggiormente."
Fino al giorno in cui un produttore televisivo lo contatta per informarlo che intende girare una serie tv ispirata al suo ultimo libro, l'argomento gli piace, ma non ha ancora letto il libro, quindi ne vorrebbe una copia. 
Potrebbe essere la svolta della sua vita, l'occasione per ritornare ad essere qualcuno senza dover fare sforzi, quelli sarebbero tutti a carico del produttore, ma la tragedia è dietro l'angolo: in casa c'è un'unica copia, autografata, ed è del figlio che al momento si trova in viaggio tra i ghiacciai. Dopo l'iniziale tentazione di tagliare la pagina con l'autografo per spedire la copia al produttore, seguita dal film mentale delle conseguenze possibili, il nostro protagonista inizia la sua avventura alla ricerca di una copia da poter spedire. 
Inizia così il suo risveglio dal torpore emotivo nel quale si crogiolava da troppo tempo, con una serie di episodi tragicomici che strapperanno qualche risata, spesso amara, al lettore.
Ed è così che lo scrittore varcherà le porte di un ospizio alla ricerca del suo Santo Graal, vagherà alla ricerca della stanza di una Raymonde che dovrebbe custodirlo, ritrovandosi a percorrere un corridoio blu sul quale si aprono innumerevoli porte targate "Raymonde". Man mano che le stanze verranno esplorate il surreale diventa malinconia e un moto di tenera tristezza per chi vive le sue giornate tutte uguali in attesa della fine, la propria o quella del vicino di stanza.
Da romanzo leggero e a tratti apatico, la narrazione acquista lentamente profondità e ci conduce all'interno dei sentimenti dei suoi protagonisti fino a farcene appassionare, e come succede nella vita  il sentimento entra nel cuore senza farsi notare, lo si percepisce quando il cambiamento è già avvenuto, quando ha già operato la sua trasformazione.
Così come sono esilaranti i siparietti telefonici con l'ex moglie, particolarmente emozionante è il rapporto del protagonista con il figlio, che conosceremo solo attraverso mail e ricordi, guidato dal costante interrogativo proprio di ogni genitore intelligente: "Starò facendo la cosa giusta?"
"Certe volte nulla è più difficile della necessità di parlare con le persone più care, più vicine a te, parlare con chi ti conosce più di chiunque altro e ti ama con forza; con chi ha condiviso con te così tanti momenti di paura e banale quotidianità, e migliaia di telefonate per non dirsi niente."
La commozione affiora timidamente leggendo le ultime pagine del romanzo, che acquista sostanza andando a ritroso con il pensiero e rivivendo le situazioni paradossali, facendocele rileggere con un occhio più attento e facendoci sorgere il desiderio di dare una pacca sulla spalla a quel protagonista che si è irrimediabilmente fuso con il nostro lato più debole e arrendevole, e facendoci porre l'accento sull'importanza spesso negata ai piccoli gesti quotidiani, alle piccole conquiste nelle quali risiede il piacere della vita. Tanti piccoli gesti isolati, visti nell'insieme possono cambiare la vita in meglio. Ricordiamocene.



giovedì 7 marzo 2019

Rime rimedio - Bruno Tognolini

Titolo: Rime rimedio. Cinquanta filastrocche chieste dai grandi per bambini che hanno accanto, o dentro
Autore: Bruno Tognolini
Casa editrice: Salani
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 101



Con l'arrivo della primavera sento tornare la voglia di poesia e di gentilezza. Lo so, lo so, sembro vivere in Wonderland, ma se aprendo Facebook vengo assalita dalla nausea nel leggere certe cose che mi scartavetrano l'anima, non posso reagire a mia volta con l'odio e con il livore, voglio percorrere un'altra strada. Odio chiama odio, in una spirale in cui nessuno è vincitore. Non mi voglio prestare al gioco: la rabbia è un sentimento da controllare. Quello che mi può/ci può rendere migliore/ri è la capacità di riflettere, di aprirci al dialogo, di vedere sempre nell'altro una persona. Mentre ragiono sul significato dell'ultimo libro di King (Elevation) che ho terminato ieri, emozionata e divisa tra mille sensazioni contrastanti, oggi vi parlo di poesia e di quello che per me è uno delle nostre voci più importanti. Bruno Tognolini sa parlare al bimbo che eri e all'adulto che sei diventato. Il suo nuovo libro Rime Rimedio mantiene quello che promette. Sono poesie che Tognolini ha scritto per varie occasioni, molte su "commissione" potremmo dire e altre "senza richiesta, di mia testa".  Sono poesie splendide e pur conoscendo il suo valore è riuscito ugualmente a sorprendermi, per la bellezza di quanto scrive, per la potenza delle sue parole semplici e fatate. Sono formule magiche queste poesie, sono desideri inespressi che letti a voce alta possono realizzarsi, sono amarezze che pronunciate si addolciscono, sono commiati e sono medicamenti.
L'autore le definisce "sante canzonette, scongiuri e rosari, litanie e imprecazioni, le stesse che da millenni ci aiutano a vivere". "Più Stupeficium che posologia. Più tisane di erbe che antibiotici."
Qualsiasi cosa siano, viene la tentazione irresistibile di ricopiarle su di un foglio di carta e poi lasciarle in evidenza in qualche posto pubblico, in modo che qualcuno possa leggerle. Poi da un seme di gentilezza e di poesia chissà.... 
Chiara Carminati, altra fondamentale voce della letteratura ragazzi e poetessa che ho avuto la fortuna di ospitare in biblioteca per un progetto di lettura, ha raccontato agli alunni di quinta primaria dell'esistenza delle Brigate di Azione Poetica. Per farne parte basterà ricopiare delle belle poesie, poesie che per noi hanno un significato, e poi regalarle o furtivamente posizionarle dove qualcuno possa leggerle. In pratica un'altra azione di quella guerrilla art che tanto mi appassiona.   
Così a Sauris questa settimana, forse, qualcuno avrà la possibilità di leggere la poesia di questa raccolta che a mio sentire è la più bella di tutte. Ve ne regalo due quartine:

Rima degli atti gentili
Volgete l'anima a chi vi chiama
E rispondetegli con il suo nome
Siate gentili con chi non vi ama
Scoprite come
Crescete floridi come balene
Spargete il miele che avete raccolto
Siate gentili, vivete bene
Vivete molto 
 
 
Sarà la bellezza ad elevarci, sarà la gentilezza a portarci in salvo, in questo mondo o in quello che verrà. Non perdo la fiducia, ma non abbasso la guardia.
Ci rileggiamo presto, come vi ho anticipato il libro di King (mi inchino al Re) porta questo ragionamento ad un livello successivo.
Intanto a Tognolini il voto massimo e un forte abbraccio. C'è bisogno di poesia e la poesia non manca. Facciamone uso.




lunedì 4 marzo 2019

K - Dove il destino non muore - Elisabetta Cametti

Titolo: K - Dove il destino non muore • Autore: Elisabetta Cametti • Editore: Cairo • N.pagine 541 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina rigida € 18,90 • Ebook € 6,99

TRAMA
Il guardiano dei Musei nazionali delle residenze napoleoniche sa che la sua vera identità è stata scoperta. Stanno venendo a prenderlo. Ma non si farà catturare vivo, perché quello è l'epilogo di un piano scritto anni prima. L'eredità di Napoleone è in pericolo, e lui è pronto a trasferirla nelle mani della bambina che ha visto crescere. Katherine Sinclaire, però, è all'oscuro di tutto. Sta presentando il suo ultimo bestseller a Roma, in un auditorium gremito di gente, e non può nemmeno immaginare che nei ricordi delle vacanze all'Isola d'Elba si nascondano le risposte ai più grandi interrogativi della storia. Sullo sfondo, due società segrete che da duecento anni si contendono la supremazia sulla verità. La prima, voluta da Napoleone stesso per proteggere le scoperte archeologiche che hanno costellato le sue imprese. L'altra è una delle organizzazioni più influenti al mondo. Al centro, il mistero della campagna d'Egitto. Katherine si lascerà coinvolgere in una cospirazione, i cui risvolti potrebbero mettere in discussione il corso della storia e le convinzioni acquisite sulle civiltà più antiche. E quando penserà di avere decifrato tutti gli enigmi che via via le si sono presentati, si troverà intrappolata in uno sconvolgente intrigo familiare: l'inizio di un nuovo viaggio che la porterà lontano, in un futuro senza segreti nel passato. Là dove il destino non muore.


Quando mi è stato proposto questo romanzo ho titubato, perché, se da una parte la sinossi mi intrigava molto, dall'altra ero consapevole trattarsi del terzo capitolo di una serie e quindi correvo il rischio di non comprendere alcuni passaggi nei rimandi ai capitoli precedenti. Dopo aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che si trattasse di una lettura godibile anche senza aver letto i precedenti, ho capitolato e fortunatamente non me ne sono affatto pentita. Infatti, pur essendoci inevitabili riferimenti agli avvenimenti precedenti, questi non sono eccessivi e vengono illustrati in modo da poter comprendere la loro collocazione pur non assumendo la (fastidiosa) caratteristica di "riassunto delle puntate precedenti". I rimandi sono spiegati in modo da integrarsi perfettamente con la narrazione e da non instillare il senso di smarrimento tipico della lettura di un capitolo centrale di una serie.
Venendo al romanzo, se avete amato i romanzi di Dan Brown con protagonista Robert Langdon, non  potete assolutamente farvi sfuggire questa serie, ci troverete la stessa dose di mistero, di enigmi da risolvere, di adrenalina, di indagini su avvenimenti storici, con un valore aggiunto: la protagonista principale è una donna, e questo significa un pizzico di intuito in più, un buon senso dell'umorismo e la versatilità, lo spirito di adattamento alle varie situazioni, che è prerogativa tutta femminile. E nonostante un aspetto che potrei definire "soprannaturale" ho trovato la narrazione assolutamente coerente e credibile.
La scrittura di Elisabetta Cametti, oltre ad essere estremamente fluida, ha un aspetto "cinematografico", perché i personaggi sono caratterizzati alla perfezione e le ambientazioni sono estremamente dettagliate, senza risultare pesanti, tanto da dare l'impressione di veder scorrere le azioni davanti agli occhi. Pagina dopo pagina aumentano gli interrogativi, i colpi di scena si susseguono in un crescendo di azione e tensione, e scordatevi la frase "Leggo un capitolo e poi metto giù" perché al termine di ognuno vi troverete di fronte ad un cosiddetto "cliffhanger" che vi porterà a divorare il romanzo per sapere cosa succede dopo.
Sullo sfondo della magnifica Isola d'Elba, teatro dell'esilio di Napoleone Bonaparte,  il lettore vivrà inseguimenti, sparatorie, sequestri, in una corsa contro il tempo per salvaguardare uno dei segreti più antichi della storia, un segreto che Napoleone ha protetto con tutti i mezzi in suo possesso.
"I segreti del futuro sono racchiusi nel passato."
Il compito tanto prestigioso quanto gravoso di preservare la giustizia e la verità storica viene affidato ai "Guardiani della Storia" che nel corso dei secoli dovranno operare alcune scelte per far sì che il corso della Storia segua un piano preciso. I Guardiani sono accomunati da una caratteristica fisica: l'eterocromia, ossia le iridi di due colori diversi. Katherine Sinclaire ha un'iride verde e una blu, ma se è vero che tutti i guardiani hanno questa particolarità, è altrettanto vero che non tutti coloro che la possiedono sono Guardiani. Quindi Katherine sarà o no una di loro? Lo scoprirete solo leggendo questo avvincente romanzo, dietro al quale è evidente esserci un grande lavoro di approfondimento storico.
Un romanzo che fonde alla perfezione elementi noti con ipotesi fantasiose, tanto che alla fine della lettura ci troveremo di fronte ad un atroce dubbio: e se fosse andata proprio così
Questo succede solo quando un autore sa coinvolgere il lettore, portandolo a dubitare anche di ciò che fino a quel momento era una certezza assoluta.
Ringrazio la Casa Editrice Cairo e l'Ufficio Stampa di Elisabetta Cametti per la copia cartacea.

venerdì 1 marzo 2019

Qualcosa di molto speciale - Sandy Hall

Trama: L'insegnante di scrittura creativa, il ragazzo delle consegne, la barista di Starbucks, il migliore amico di lui, la compagna di stanza di lei, lo scoiattolo nel parco. Che cos'hanno in comune? A prima vista nulla, ma in effetti molto: sono, infatti, tutti convinti che Gabe e Lea dovrebbero stare insieme. Lea e Gabe frequentano lo stesso corso di scrittura creativa. Amano lo stesso tipo di cultura pop, ordinano lo stesso cibo cinese, e frequentano gli stessi posti. Purtroppo Lea è un po' riservata, Gabe è molto timido, e nonostante la cotta che hanno preso l'una per l'altro, le cose non si sbloccano. Ma sta succedendo qualcosa tra di loro, e tutti se ne sono accorti. L'insegnante di scrittura creativa spinge perché si mettano insieme. I baristi di Starbucks li osservano come si guarda uno show in TV. L'autista dell'autobus che entrambi prendono parla di loro alla moglie. La cameriera fa in modo che si siedano vicini alla tavola calda. Anche lo scoiattolo che vive nel verde del college pensa che siano una coppia perfetta. Sicuramente Gabe e Lea capiranno di essere destinati a stare insieme...
Titolo: Qualcosa di molto speciale
Autore: Sandy Hall
Casa editrice: Newton Compton
Anno Pubblicazione: 2015
Pagine: 250



Buongiorno! Oggi ritorna la rubrica, a cadenza libera, pensata e realizzata in collaborazione con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e nata dalla nostra passione comune per la narrativa per ragazzi. Chiara mi ha suggerito di leggere "Qualcosa di molto speciale" di Sandy Hall.  A lei è piaciuto perché:


Questo libro è veramente qualcosa di molto speciale. E’come un cioccolatino che assapori quando ti senti giù. Dolce, delicato, tenero e ti lascia col sorriso sulle labbra. E’ la storia dell’inizio di un amore, anzi della fatica a far iniziare questo amore.

Chiara questa volta mi ha fatto uno scherzetto perché il libro ...è un romance! Un romance  garbatissimo, con scene romantiche e hot ridotte al minimo (anzi di hot ci sono solo i mille caffè e derivati che i due prendono da Starbucks), ma pur sempre un romance. Cose di amore. Sapete come si chiama la protagonista? Lea! Come me (in realtà Azalea abbreviato a Lea). Insomma era destino.
Il mio rapporto difficile con il genere in questione anche in questo caso è stato confermato. Cioè il romance può anche andare, ma solo se condito con mille difficoltà: genitori assenti o pessimi ("Eleanor e Park"), sindrome di Asperger ("La teoria imperfetta dell'amore"), tendenza al suicidio ("Raccontami di un giorno perfetto"), difficoltà esistenziali ("Cercando Alaska") e  via dicendo. A ben vedere anche in questo libro ci sono delle difficoltà da superare, ad esempio il protagonista maschile, Gabe, oltre ad essere timido cronico ha anche un altro problema che non vi svelo, ma sostanzialmente protagonisti e personaggi secondari sono tutte delle brave persone e nella peggiore delle ipotesi delle brave persone che hanno avuto qualche giornata storta.
Passiamo al punto di forza della narrazione, alla sua originalità rispetto ad altri libri di questo tipo. La storia viene raccontata da 14 punti di vista esterni a Gabe e Lea. Gli amici, i professori, le cameriere del locale che frequentano, l'autista del bus, i compagni di corso (anche quella antipatica), lo scoiattolo (avete detto nocciolina????) che vive sull'albero vicino alla panchina sulla quale si siedono e ....la panchina stessa (che vede solo chiappe)! Tutti osservano la nascita di questo amore e vorrebbero in qualche modo aiutare i due protagonisti, che invece ostinatamente (soprattutto Gabe) sbagliano tutto. A metà del libro ero quasi esasperata. Mi dicevo "Eh daje!"... e invece nulla. Avrei quasi voluto inserire a matita una mia personale nota, per aiutare i due ragazzi a trovare una strada, che poi semplicemente si sarebbe chiamata dialogo e spontaneità. 
Quasi alla fine arriva la svolta, che poi ci traghetta verso l'epilogo che tanto ci hanno fatto sospirare.
Un romanzo gradevole e delicato, ma che non è riuscito a coinvolgermi totalmente per la mancanza di tratti  distintivi dei protagonisti. Gabe e Lea potremmo essere tutti noi e al tempo stesso nessuno di noi. L'utilizzo dei diversi punti di vista esterni, se da un lato rappresenta un tratto insolito e distintivo del libro, dall'altro non consente al lettore di entrare nel caos emozionale dei personaggi. Si resta spettatori, complici e divertiti, ma sempre lievemente distaccati.
Quanto alla panchina ... non vorrei mai sapere cosa potrebbe dire di me! 






Ed ora vi raccomando di andare a leggere qui  la recensione di Chiara del libro Una per i Murphy di Lynda Mullaly Hunt. Mi ha detto che le è piaciuto, ma che era pieno di congiuntivi sbagliati! Ed io (somara che non sono altro) non me ne sono neanche accorta. Sigh.
Ci rileggiamo relativamente presto, credo. Chiara per la prossima volta mi ha suggerito un libro molto, molto intrigante. Non vedo l'ora di leggerlo.