lunedì 30 luglio 2018

Come una famiglia - Giampaolo Simi

A distanza di un anno torna in libreria Giampaolo Simi, che riporta nelle nostre case il giornalista Dario Corbo regalandoci un romanzo che, come annuncia il titolo, parla di famiglia e delle mille insidie che questa parola nasconde.


Titolo: Come una famiglia • Autore: Giampaolo Simi • Editore: Sellerio • Anno di pubblicazione: 2018 • N.pagine: 425 • Copertina flessibile € 15,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Luca Corbo è un ragazzo coccolato e protetto che vede davanti a sé, quando non ha ancora diciotto anni, la grande opportunità di tutta una vita. Aspira a una carriera da calciatore professionista, è stato notato da alcuni procuratori, ed è giunto il momento di fare una scelta. Attorno ha i compagni che sul campo e fuori sono gli amici del cuore, anche loro spinti dalle stesse ambizioni. A incoraggiarlo c'è il sostegno dei genitori Dario e Giulia, separati dopo molte difficoltà, per una volta di nuovo complici grazie all'orgoglio per il suo talento. Sono trascorsi alcuni anni dall'estate del caso Nora Beckford, quando Dario Corbo, ex giornalista scaltro e malinconico, ha cercato di riscattare l'immagine e il passato scellerato di un'assassina che proprio lui aveva contribuito a far condannare. Ora Dario lavora per lei, alla Fondazione che cura l'opera del padre artista, e in molti hanno da ridire. Basta una telefonata per cambiare tutto, ancora una volta. Dario viene convocato all'albergo dove il figlio alloggia con la squadra, due poliziotti stanno frugando nella sua stanza, Luca è pallido e silenzioso. La notte precedente una ragazza è arrivata al pronto soccorso con il volto sfigurato, ha denunciato di essere stata condotta sulla spiaggia e poi stuprata e picchiata da un ragazzo conosciuto in discoteca. Quel ragazzo, ha detto, si chiama Luca, e gioca a calcio. Per Dario Corbo è il frantumarsi di un ordine precario e l'annuncio del fallimento più doloroso, quello di padre. 


È passato un anno dall'uscita de "La ragazza sbagliata" (recensione qui) ma ne sono passati alcuni in più nella vita di Dario Corbo, protagonista anche in questo titolo, che lo hanno visto cambiare lavoro, separarsi dalla moglie e tentare di ricostruire un equilibrio sia lavorativo che professionale. 
Ritroviamo Dario non più giornalista ma addetto stampa della Fondazione dedicata alle opere di Thomas Beckford, istituita dalla figlia Nora, la ragazza al centro della macabra vicenda del libro scorso. Nora e Dario sono legati da un vincolo di segretezza e da un sentimento di reciproca protezione, ed è in una dependance della villa di Nora che ora vive Dario, dopo la separazione dalla moglie.

Questa volta la vicenda prende il via da un episodio di violenza consumatosi in spiaggia, durante la festa per una vittoria sportiva, della quale viene accusato Luca, il figlio di Corbo, giovane promessa calcistica con un futuro brillante davanti a sé, che rischia di sgretolarsi irrimediabilmente.
È una sorta di lunga lettera di Dario al figlio, questo romanzo, una lunga confessione nella quale il padre mette a conoscenza il figlio, e noi lettori, dei suoi sentimenti più intimi, le sue considerazioni in merito agli avvenimenti, tutto ciò che in quei momenti non è riuscito ad esternare. 

"...mi era diventato chiaro che fin dall'inizio io avevo giocato due partite. Una era al tuo fianco, conto la ragazza che ti aveva accusato. L'altra era fra noi due." 

E durante questa lunga confessione il lettore verrà messo a parte di quanto successo durante quei giorni confusi e frenetici. Come ci ha abituati, con la sua scrittura fluida ed incisiva, Simi ci fa ripercorrere quei giorni alternando nuove rivelazioni ad altrettante smentite, in un crescendo di tensione fino alla soluzione finale che lascia l'amaro in bocca per il suo crudo realismo. 
La vicenda narrata dà spazio ad un viaggio introspettivo sui rapporti familiari, resi sempre più difficili dall'incursione dei social nelle nostre vite e da quanto a volte prendano il sopravvento sulla vita reale.
Ne esce uno spaccato di vita sociale non molto lusinghiero, ma purtroppo realistico di quanto questi strumenti siano entrati a far parte delle nostre vite fino a volte a costituirne un ruolo predominante.
Molto tagliente anche l'incursione nel mondo del calcio a livelli professionali, un mondo dove l'interesse economico prevale e in nome di denaro e popolarità si sia pronti a sacrificare sentimenti nobili come amicizia e lealtà.
Giampaolo Simi per me è sinonimo di qualità, un maestro del noir nel quale il male fa parte dell'animo umano, sta a noi saperlo gestire,  e "Come una famiglia" si è rivelato decisamente all'altezza delle  mie aspettative.



venerdì 27 luglio 2018

Una blogger al Premio Bancarella - anno secondo


Per il secondo anno consecutivo il penultimo weekend di luglio per noi coincide con la trasferta in terra pontremolese per assistere all'assegnazione del Premio Bancarella, che durante l'anno seguiamo in qualità di blogger ufficiali, dandovi notizia e recensendo i sei titoli selezionati come finalisti al Premio stesso. L'anno scorso eravamo partite in coppia, ma quest'anno purtroppo Lea ha preferito abbandonare il progetto a causa di numerosi impegni lavorativi e familiari che l'hanno oltremodo oberata non permettendole di seguire il tutto con il giusto coinvolgimento. Perciò io, la Bacci, mi sono organizzata per partire tuuuuuuuutta sola (sola...in compagnia di Kindle e cartacei vari, ovviamente). Fatta la valigia che (a causa della suddetta compagnia) mi è valsa l'oro in sollevamento borsoni sulle griglie dei treni, e salutati consorte e figlia, venerdì nel primo pomeriggio è ufficialmente iniziato il mio week-end da Bancarella Blogger. Dopo aver cambiato tre treni e altrettanti climi (dai ghiacciai perenni del Frecciarossa, alla giungla tropicale con i suoi comodi 47 gradi e il 250% di umidità del primo Trenord, al clima temperato tipico delle spiagge Baleari del secondo Trenord) sono approdata nella ridente Soresina, patria delle mucche da latte e delle Blogger Vippe: già, questa è la stazione ferroviaria di riferimento per casa Libridinosa (se avete teste di cavallo da lasciarle sullo zerbino, prendete nota). Dopo una cena a base di pesce da cinque portate, degna della Casa Reale Inglese, ho riposato le stanche membra al suono di Despacito e scarico campana del vetro (eh già, il venerdì è serata Karaoke e birra sotto casa Libridinosa...).

La mattina dopo, caricata Crozza, la Libri-mobile, siamo partite per quel di Marina di Carrara dove finalmente le Bancarella Blogger al completo avrebbero potuto riabbracciarsi e fare le due cose che sanno fare meglio: mangiare e comprare libri nella "Libreria Nuova Avventura" gestita dal meraviglioso Enrico (ogni lettore dovrebbe avere un libraio così vicino casa!) e dalla sua socia Caterina. Un viaggio che sarebbe dovuto durare circa tre ore si è trasformato nel viaggio della speranza, causa code e rallentamenti ad ogni piè sospinto, ma noi non ci facciamo fermare da nessuno! Tra baci, abbracci e dolcetti (grazie ad Azzurra e Renato e alla nostra bambina Grazia che ci hanno portato pasticcini siculi in quantità!), le Bancarellas si sono finalmente riunite!
Dopo un pasto al volo eccoci tutte a tormentare il povero libraio che per liberarsi di noi ci ha dissetate a suon di Spuma (la bevanda della mia infanzia) e via, tutte in direzione Mulazzo dove finalmente abbiamo potuto riabbracciare la nostra Bancarella Boss, Amanda, libraia pazza e scatenata che ci ha volute in questo progetto e che chissà perché continua a volerci, ricambiata, un bene dell'anima! 
Dopo una cena luculliana a base di Paella, ci siamo scambiate impressioni ed emozioni e abbiamo dato forma ad un'idea che ci stava frullando in testa da un po', ma di questo vi parleremo più avanti (preparatevi, perché sarà un progetto moooooolto ambizioso!)
e poi tutte in piazza a Pontremoli, dove si stava svolgendo la premiazione del Bancarella Sport, assegnato al libro "65 La mia vita senza paura" di Loris Capirossi, edito da Sperling & Kupfer.
E finalmente eccoci arrivati alla domenica. 
Dopo l'ormai mitica colazione del "Caracol" ci attendeva una passeggiata nel centro di Montereggio, il paese dal quale decine di anni fa i librai partivano con le gerle cariche di preziosi volumi per portarli nei luoghi più impervi dove le librerie non esistevano. È un paesino minuscolo, ma l'atmosfera e la magia che si respirano tra le vie intitolate ai maggiori editori italiani, non si ritrovano da nessun'altra parte, ve lo posso garantire! 
Dopo la passeggiata che altro potevano fare delle blogger come noi? Mangiare, ovviamente! Deliziose specialità locali annaffiate da un ottimo vino e in chiusura il "caffè speciale" servito direttamente dalla moka e mescolato sapientemente a dell'ottima sambuca. Una vera delizia! (Perché mai non ho aperto un blog che parla di cucina, vi starete chiedendo. Il problema sono le foto: impossibile fotografare un piatto integro, gli assaggi sono d'obbligo e al momento dello scatto il piatto è metà andato. La foto qui sopra, infatti, è stata fatta a seguito di qualche randellata sulle mani...almeno i libri non sono commestibili e le foto si possono fare con calma!).

Ritornate all'albergo, dopo una sessione di trucco e parrucco (temo che non vi chiediate perché non ho aperto un makeup-blog, credo sia abbastanza evidente...) eccoci, emozionate e felici, ad ammirare il palco allestito per la grande serata, poi schierate tutte in fila a seguire le performance, anche canore, di Catena Fiorello (un vulcano incontenibile di pura sicilianità) che ha travolto anche ignari spettatori delle prime file. Dopo la presentazione dei sei libri finalisti,  durante il quale si svolgeva lo spoglio silente delle prime 100 schede, si è passati allo spoglio degli ultimi 66 voti che avrebbero decretato il vincitore e noi eravamo già pronte con la nostra scheda per segnare passo passo ogni voto espresso. Questa è decisamente la parte più emozionante della serata, anche se  questa volta, al raggiungimento dei primi 100 voti, i numeri indicavano già una netta superiorità del vincitore sugli altri. Non è mancato qualche attimo di smarrimento e conseguente ilarità (vabbè, l'ilarità ci accompagna sempre e comunque...) quando la notaia annunciava il titolo di Jessica Fellowes, "L'assassinio di Florence... .... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... Nightingale Shore" e tutti giù a cercare Nightingale Shore sulla scheda! (e via con i "Non c'è! È. SEMPRE. LO. STESSO!)
La classifica finale ha visto trionfare "Tutto questo ti darò" di Dolores Redondo, edito da Dea Planeta, con ben 142 voti, secondo classificato "I fantasmi dell'Impero" di Dodaro, Panella e Consentino, edito da Sellerio, con 80 voti, terzo "L'assassinio di Florence Nightingale Shore" di Jessica Fellowes edito da Neri Pozza con 75 voti, quarto "Anna che sorride alla pioggia" di Guido Marangoni edito da Sperling & Kupfer con 73 voti, quinto "La regina del silenzio" di Paolo Rumiz, edito da La Nave di Teseo, con 70 voti ed infine "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti edito da Giunti con 52 voti. (cliccando su titoli e/o autori potrete leggere le nostre recensioni).

Una foto al volo con il simpaticissimo Guido Marangoni e già la nostalgia ci assaliva al pensiero che era l'ultima sera che passavamo insieme.
Questa è sicuramente un'esperienza che porterò nel cuore per sempre, la sensazione di essere in famiglia con persone che ho abbracciato solo quattro o cinque volte negli ultimi due anni, ma che sento vicine più di quanto potessi immaginare, a riprova che le passioni, quelle autentiche, uniscono tanto quanto i legami di sangue.
Le luci si spengono sul 66imo Premio Bancarella, ma non sulle nostre chiacchierate giornaliere e sui caffè condivisi a distanza, in attesa di poterci riabbracciare nuovamente presto!
Quanto a voi lettori, rimanete sintonizzati perché le Bancarella Bloggers sono tornate cariche di idee!



mercoledì 25 luglio 2018

[Questa volta leggo...#6] Se tu lo vuoi - Valeria Fioretta

Trama: Margherita ha un ottimo lavoro, una folta schiera di amiche e un fidanzato con tutte le carte in regola per diventare Quello Giusto. Almeno fino al giorno in cui Quello Apparentemente Giusto la lascia senza una spiegazione, dopo sei mesi di amore folle (almeno da parte di lei), dopo averla costretta a sorbire centrifughe e tisane di ogni tipo, a rinunciare al cioccolato e ad annullare la parte più divertente di se stessa per cercare di conquistarlo ogni giorno. Sola e disperata, Margherita decide di trascorrere agosto a Torino per la prima volta da sempre. Ed è assolutamente per caso che si imbatte nella pubblicità di una onlus che aiuta i genitori costretti a lavorare d'estate a trovare compagnia gratuita per i propri figli. Così conosce Elisabetta, nove anni, intelligente, timidissima e un po' troppo abituata alla solitudine, che con le sue battute sagaci e l'innocenza che hanno solo i bambini le mostra il suo dolore sotto una luce totalmente nuova. In un'estate torinese che non avrebbe mai pensato di vivere e di potersi godere, tra picnic sul lungo Po, lezioni di frisbee, gelati al limone e libri che possono curare le ferite, Margherita ed Elisabetta costruiranno un legame molto più speciale di quanto potessero sospettare e, forse, riusciranno anche a scovare Quello Giusto Davvero per Margherita. 

Titolo: Se tu lo vuoi
Autore: Valeria Fioretta
Casa editrice: Piemme
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 297


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Torna "Questa volta leggo", la rubrica ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La libridinosa, che per il mese di luglio ha come tema "Un libro ambientato in Italia".

Questa lettura mi è stata suggerita da Paola, lettrice che ho conosciuto (solo virtualmente, al momento) tramite il blog e che ha dei gusti affini ai miei. Ogni tanto ci scriviamo su Messenger e ci scambiamo impressioni e suggerimenti di lettura e il libro in questione è stato uno di questi. Mi sono segnata il titolo e sono corsa il libreria (correre in libreria è un verbo che ricorre nei miei post, ma io e la corsa in realtà siamo lontane parenti), perché in questi casi tra la nascita di un bisogno e il suo soddisfacimento non riesco a lasciar passare molto tempo.
Ho iniziato subito a leggerlo e mi sono ritrovata nel bel mezzo di un'estate torinese, con una protagonista, Margherita, dal cuore spezzato che un po' per caso e po' per scelta si trova a fare da "baby sitter" ad una bimba molto particolare ed indipendente. Elisabetta, la bimba in questione, pur avendo solo nove anni ha alle spalle una storia complicata in quanto vive sola con un padre forzatamente single (non vi svelo tutta la storia) che deve lavorare e che pertanto non ha molto tempo da dedicarle durante le lunghe giornate estive. Margherita invece di tempo ne ha in abbondanza, considerato che per la prima volta ha deciso di non partire per le vacanze. Vedo già che state risolvendo l'equazione, del tipo protagonista reduce da rapporto con uomo stronzo  egocentrico ed autoriferito + bimba bisognosa d'amore e padre single orgoglioso e scorbutico = amore? Chissà!
La stessa equazione l'abbiamo trovata in  "Da stasera vado a letto presto" di Simona Toma e in "Al mattino stringi forte i desideri" di Natascha Lusenti e in molti altri libri, ma è un'equazione perfetta, che funziona, all'interno della quale c'è il margine per inserirvi una propria nota di autenticità. Valeria Fioretta sa farlo. Innanzitutto la sua protagonista "ha le spalle larghe", una smodata passione per il the (di una nota marca che ha l'estate nel nome) ed è il tipo di persona "che quando fa la cacca nel tuo bagno, esce con aria colpevole e  poi te lo confessa".
Elisabetta invece è abbastanza bambina da essere credibile, ma priva di tutti quegli aspetti stucchevoli che la renderebbero antipatica. Una bimba timida e riflessiva, con un carattere che le deriva da una giusta educazione, ma anche da una buona dose di esperienze non proprio positive alle spalle. E il padre? Mi è sembrato che dalle pagine uscisse Pierfrancesco Favino! Sarei curiosa di scoprire se anche l'autrice lo aveva in mente mentre scriveva.
Questo è libro giusto per voi se avete bisogno di una lettura che vi faccia sorridere (e un pochino piangere, ma pochissimo) e se volete fare la conoscenza di una protagonista originale e buffa che guida malissimo e non conosce l'esistenza dello "start and go", ma che invece è campionessa mondiale nel fare le valigie e nello stilare liste.
Come dicono le macchiette d'inchiostro qui sotto, lettura piacevole.
 

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Vi lascio il calendario di luglio, così potete leggere anche le altre recensioni di questa rubrica:
 




lunedì 23 luglio 2018

La Chiacchiera - Speciale "I dolori del giovane (?) Book-Blogger"

Buon lunedì!
Oggi, mentre stiamo rientrando alle nostre case da quel di Pontremoli, vi lasciamo ad una puntata speciale della Chiacchiera, nella quale io, la Bacci, disquisisco con Laura Libridinosa del "dietro le quinte" della gestione di un blog.

LL: Baaaaaacciiiiiii
B: Che urli? Ho appena cambiato le batterie dell’apparecchio, così me lo fai scoppiare!
LL: Il cervello dovrebbe scoppiarti… mezz’ora che ti aspetto. Dov’eri?
B: I fatti tuoi mai eh? Stavo appunto cambiando le batterie! Che vuoi?
LL: Ti faccio una domanda seria e importante, quindi pensaci bene prima di rispondere: tu lo sai come lavorano i book-blogger?
B: Oddìo...le batterie al cervello non le ho cambiate...temo siano a mezza carica. Comunque ci provo, però se sbaglio risposta non insultarmi che oggi non è giornata. Direi che lavorano tanto e...gratis!
LL: e fin qua, non ci sono dubbi. Brava! Al posto tuo eviterei di cambiare le batterie al cervello, pare che così funzioni meglio! Ma papale papale, vogliamo spiegare a chi ci legge, cosa facciamo tutto il giorno?
B: Dipende da quanto tempo ha chi ci legge, perché io in una giornata ne faccio settordicimila di cose. Aspetta! Forse ti riferivi a cosa facciamo in qualità di book-blogger! In quel caso...serve comunque un po’ di tempo, perché pare che non facciamo un c...iufolo, ma in realtà è come avere un lavoro a tempo pieno, ma non retribuito! Iniziamo con il leggere, tanto, in ogni momento disponibile, anche mentre giriamo la polenta
LL: Polentaaaaaa… freddo, inverno, cibo, funghi, piumone, tè caldo… ok, torno in me, scusate, ma il caldo di questi giorni mi ha dato la mazzata finale. Dicevamo che sì, leggiamo in ogni momento utile (e sì, per utile si intende pure il tempo trascorso in bagno, inutile che facciate quelle facce, ché tanto lo sappiamo che lo fate pure voi!). C’è da dire, Bacci, che noi mica leggiamo come i comuni mortali, no?
B: Non è che leggiamo in Braille pur vedendoci, eh! Spieghiamo come legge una book-blogger: legge per il piacere di farlo, come tutti i comuni mortali (che leggono), MA mentre legge riflette, prende appunti, attacca segnapagina, sottolinea, tutto in funzione di quello che poi andrà a scrivere nella recensione. E sì, lo facciamo anche in bagno! Per quello le nostre “pause-pipì” sono un tantinello lunghe, perché in bagno ci dobbiamo entrare col trolley: libro, matita, segnapagina, quadernetto...io ho provato con la carta igienica, ma si buca!
LL: cretina! Dovremmo fare lo starter-pack del book-blogger: matita, segnapagina, quadernetto e segnalibro. Comunque le mie pause pipì durano almeno un capitolo (pensa la gioia quando becchi quegli autori che scrivono capitoli lunghi 40 pagine!). Ecco, dicevamo, leggiamo con gli occhi di chi poi deve parlare di quel libro, quindi sottolineiamo (tanto) e prendiamo appunti (tanti pure quelli). Poi, non so tu, ma io cerco anche spunti per le immagini da inserire all’interno della recensione (che se passa sta legge sul copyright, siamo fregate).
B: Se passa la legge sul copyright saremo fregate, ma avremo un sacco di tempo in più per leggere, perché non potremo più fare le nostre belliiiiiiisssssssime foto ai libri, per le quali ci appendiamo come salami per trovare l’inquadratura giusta! 
Tornando al nostro modo di leggere, sì, anch’io mentre leggo segno quali potrebbero essere gli elementi visivi da inserire nella recensione (vitto? Ho letto Topolino anche oggi, parlo forbito!). E poi mi appunto le possibili citazioni da inserire (e anche qui, se passa quella m...ia di legge, avremo taaaaaanto tempo in più per leggere)
LL: io quasi quasi prendo in considerazione l’opzione “Telefona in Parlamento” che appariva su Wikipedia. Che poi chi glielo spiega a Consorte che la reflex la userò come fermacarte? Comunque, foto, citazioni e appunti vari… e il libro è stato letto, possibilmente in tempi umani, soprattutto se ci è arrivato da una Casa Editrice. Poi che facciamo? Lo mettiamo in libreria? 
B: I tempi umani non corrispondono ai tempi Libridinosi, lo sai vero? Io i tuoi tempi non li raggiungerò mai, E NON C’ENTRA L’ETÀ!
LL: ho detto tempi umani, non libridinosi. E io, notoriamente, non sono umana! Allora, leggiamo e poi scriviamo. Tu come scrivi? (che io lo so, ma il mondo no)
B: Allora, io ho un sistema tutto mio, e qui forse c’entra l’età. Prendo carta e penna (non calamaio, ma penna a sfera o matita, meglio) e inizio a trascrivere tutte le frasi sottolineate, evidenziando quelle che probabilmente finiranno tra le citazioni, e mentre trascrivo lascio andare i pensieri, e solo dopo inizio a buttare giù la recensione, su carta. Sì, su carta, perché a me le emozioni devono passare attraverso la penna, sui tasti non ci arrivano, ci ho provato più volte ma non ci riesco!
LL: e allora confesso di essere anziana anche io, almeno da questo punto di vista, perché, come te, scrivo prima su carta. Ho il mio bel quaderno, graaaaaande e con fogli rigorosamente a quadri (che vai a capire perché a me le righe stanno sul culo!), su cui butto la prima stesura della recensione. Che, lo confesso, solitamente subisce poche modifiche quando viene passata al computer; giusto qualche aggiustatina qui e qualche ritocchino lì. Devo anche confessare che sono una abbastanza fortunata, perché quando inizio a scrivere, solitamente, ho ben chiaro in mente cosa voglio dire e non ci metto tantissimo a scrivere una recensione. E poi, finita la parte cartacea e passato tutto su Mac, rompo le balle a te, la mia Eta Beta!
B: Anch’io correggo poco nel passaggio, ma quando tu dici “non ci metto tantissimo” spieghiamolo che quel “non tantissimo” di solito è un’oretta buona... Finito il passaggio su byte e l’impaginazione, poi anch’io ti uso come Eta Beta, perché i refusi scappano sempre e spesso anche qualche errorino grammaticale, specialmente quando scrivo intorno alle 22 (quasi sempre)! Poi? Finito qui?
LL: che finito? Magari! Allora, un’oretta per scrivere, sì. Dicevo che ci metto poco perché ho visto gente piangere, confessando che impiega anche più giorni per scrivere una recensione. Eta Beta (che non siamo cretine, è un modo simpatico per dire beta reader) perché scappano i refusi, perché un parere esterno e, soprattutto, SINCERO su ciò che si scrive fa sempre bene. E sì, scriviamo spessissimo la sera. E sempre la sera, parte tutto il “dietro le quinte” che c’è per ogni recensione e ogni post che va sul blog: loro, le maledette, le tanto temute CONDIVISIONI. Quanto le ami, tu?
B: Un botto! Nel senso che farei fare il botto a tutti i maledetti social nei quali programmare le condivisioni. Per quanto riguarda Facebook la questione è relativamente semplice, mentre per Twitter la cosa si fa un po’ più macchinosa perché non avendo l’amatissima funzione “Programma” bisogna passare attraverso una piattaforma che ci permette di programmare tutto ciò che non è programmabile di default. Quindi bisogna andare a cercare se gli autori ci sono su Twitter, qual è il loro nome cinguettante per poter inserire i tag. E VOGLIAMO PARLARE DI INSTAGRAM? EH?
LL: allora, io, come te, uso una piattaforma esterna, sia per Twitter che per Instagram, così da poter programmare le pubblicazioni. Poi, visto che siamo in vena di confidenze, vi svelo una cosa che mi farà passare definitivamente per pazza, ma tanto ormai… Visto che ho la buona abitudine (io!) di stilare una tbr mensile, su un quadernetto appunto anche i nomi “cinguettanti” e “instagrammanti” degli autori che ho intenzione di leggere. Così, quando devo programmare le condivisioni, ho già tutto a portata di mano! Brava io, eh?
B: No, sei da ricovero, altro che brava! Tornando a Instagram, quella meravigliosa piattaforma che uso per le programmazioni poco tempo fa mi ha gioiosamente comunicato che il meccanismo di pubblicazione su IG era stato semplificato e che da quel momento in poi le pubblicazioni sarebbero state automatiche (anzichè dover fare la macumba con un sistema che non sto a spiegarvi, ma che prevedeva un doppio passaggio). Ma la semplificazione ha comportato l’eliminazione dei tag automatici e delle simpaticissime restrizioni sulle misure delle foto da poter inserire, tanto che spesso quelle che pubblico io sembrano quelle di Twitter dopo aver mangiato tutto il ristorante di Canavacciuolo, arredi compresi!
LL: quello è perché tu sei cretina: io dopo quello scherzetto ho cambiato piattaforma e non ho più problemi. Certo è che condividere su tre social non è una passeggiata. Poi ora si sono aggiunte pure le stories, che vuoi non farle? No, altrimenti non sei nessuno! E allora, prepara pure quelle, salvale e condividile al momento giusto. E poi, finalmente, vai a dormire che si sono fatte le 2 del mattino!
B: L’hai detto tu che dormire è sopravvalutato! Non ti bastano quelle comode cinque ore a notte? Lo dici tu: dormire è tutto tempo sottratto alla lettura! 
Dopo essere stramazzate a letto, abbiamo finito?
LL: premesso che “dormire è sopravvalutato” lo dico riferendomi a te… no, non abbiamo finito, che ti credi? La prima cosa che fai, la mattina in cui va su la recensione, è inviare il link all’ufficio stampa nel caso in cui il libro ti sia stato spedito; poi devi rispondere ai commenti dei lettori, farti un bel giro dei social per essere sicura che tutti i link funzionino (perché blogger è stronzo, ma facebook di più) e poi via da capo! Un altro libro e si ricomincia. Oltre al fatto, non trascurabile, che quando non pubblichi un post sul blog, i social debbano comunque essere attivi, quindi su Facebook si da il buongiorno, su instagram si piazza una bella foto e su Twitter… no, niente, scusate, ma io col pennuto non ce la posso fare!
B: Una domanda: chi ce lo fa fare? Mica l’ho capito io, perché in Banca non entra un centesimo, anzi, escono eurini per comprare librini…
LL: chi ce lo fa fare? La gloria! La passione innata che abbiamo per i libri, il fatto che, come dice anche Rosa Teruzzi, noi lettori ci troviamo e il blog è un ottimo luogo d’incontro. Io, alla fine, ti ho conosciuta così… *faccia perplessa*
B: Ecco, appunto. Abbiamo elencato i lati negativi, ma quelli positivi? … Uh! Volevi dire che una delle cose positive dell’avere un blog è stato conoscere me? Se è così barricatevi in casa SUBBBBBITO! perché sta per iniziare la tempesta del secolo!
LL: effettivamente qui sta venendo giù la tempesta del secolo. Ma tu sei UN’IMMONDA MERDACCIA! E con questo me ne vado e con te non ci parlo più!
B: Direi che su questa inutile minaccia (lo dice quasi ogni giorno, e ogni giorno puntualmente mi parla di nuovo…) possiamo anche salutare i nostri lettori. Ma prima vorrei far loro una domanda: questo nostro racconto, corrisponde all’idea che vi eravate fatti del lavoro di un book-blogger?




lunedì 16 luglio 2018

Patria - Fernando Aramburu

Trama: Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre in un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato... Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito, il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.
Titolo: Patria
Autore: Fernando Aramburu
Casa editrice: Guanda
Anno pubblicazione: 2017
Pagine:632



Ho impiegato molto tempo per leggere questo libro: ne ho sospeso la lettura, poi l'ho ripresa, l'ho sospesa nuovamente e infine l'ho portata a termine. Con una frase d'esordio di questo tipo sarete  propensi a credere che "Patria" non mi sia piaciuto, ma sareste sulla strada sbagliata. Per tutto il tempo in cui non lo leggevo, i personaggi del romanzo mi stavano accanto, così come le situazioni descritte. Continuavo a pensarci e a pormi delle domande, tutte senza risposte accettabili. Ho fatto fatica a reggere il peso emotivo di quanto veniva narrato e la sensazione dominante era la rabbia. Ero arrabbiata ed incredula, indignata e a disagio senza un destinatario ben definito. La storia, gli eventi, non so.
Che ne so io, in fondo, dell'Eta e dell'indipendentismo dei Paesi Baschi? Giusto qualche notizia ascoltata al telegiornale. Di fatto non ho mai provato la sensazione di sentirmi qualcosa (qualcuno) di diverso da quello che dichiara la carta d'identità: alla parola cittadinanza, la qualifica "italiana" mi soddisfa pienamente. Non per tutti è così, ma non mi metto a banalizzare questioni importanti, storiche, delle quali conosco solo una piccola parte. Quello che mi preme è sottolineare che "Patria" è un grandissimo libro che parla  a tutti, si rivolge ad ognuno, è di interesse sicuro per ogni lettore. Ha un suo valore universale, quello che riconosciamo alla letteratura che fissa un punto fermo e resta. Non per raccontarci dell'Eta, di un certo fanatismo nazionalista, di violenza e di guerra, ma per raccontarci qualcosa di più: questo romanzo prende la Storia e la porta nelle case delle persone comuni, quelle che contribuiscono a farla, ma restando nell'ombra. Non ci sono colori decisi, tutto si confonde e riesce a spiegare le guerre passate, le presenti e le future, semplicemente raccontandoci la quotidianità. Due famiglie, amiche da sempre, che all'improvviso si trovano sui lati opposti della barricata. Le vittime e i carnefici. Una comunità che di punto in bianco, omertosa, volta le spalle e chiude gli occhi, fino a negare persino il conforto estremo, la partecipazione al funerale e le condoglianze alla famiglia di un uomo buono, assassinato in una giornata di pioggia. "Se è stato ucciso qualcosa avrà fatto" è l'assioma bastardo (scusate il termine) che è alla base di tutto. Quanta, quanta rabbia mentre leggevo del "trattamento" tributato alla vedova e ai figli della vittima e di un prete viscido e abietto (l'unico personaggio veramente e totalmente negativo del libro). Eppure un personaggio eroico, testardo e grandissimo in questo romanzo c'è ed è Bittori, la vedova, che vuole che le venga chiesto perdono. Non si fermerà.
Gli anni passano, ma i protagonisti della storia restano, invecchiano, soffrono, scontano una pena, chi in carcere e chi a vita dentro la propria testa; il senso del tutto si stempera, scolorisce nell'insensatezza, nel nome di un'idea che sembrava grande e che invece chiamava solo violenza e sangue. In un finale che distilla tristezza, con il segno delle lacrime oramai secche sulle guance, l'autore sembra ridarci una pace illusoria, in un abbraccio. La vita e i dolori, le sofferenze sono tanto grandi, quanto sono piccole le persone che ne portano il peso. L'ho trovata una grande lezione di storia e di umanità.





venerdì 13 luglio 2018

[Questa volta leggo... #6] Verità ingannevoli - Maurizio Agnello

Torna "Questa volta leggo", la rubrica ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La libridinosa, che per il mese di luglio ha come tema "Un libro ambientato in Italia".
Ho scelto un libro che mi attirata prima di tutto per la copertina che lascia presagire una botta di adrenalina, e per la sinossi che promette un intrigo di bugie e false verità, e il mio intuito mi ha dato ragione.


TRAMA
Il sostituto procuratore Fabio De Falco è tornato a Palermo e questa volta avrà a che fare con una lunga serie di omicidi, compiuti con modalità simili, ma di cui sfugge il movente. Risalire al serial killer non sarà facile e una falsa pista rischierà di mandare a monte l’intera indagine. Ma il pm dovrà fare i conti ancora una volta con la parte più scura della sua anima, con il suo voler agire fuori dalla legge per perseguire i propri interessi. Riuscire a scoprire la verità, tenendo alla larga gli altri dal suo groviglio di bugie e menzogne, sarà più difficile del previsto. In questa nuova indagine “lo spregevole” De Falco si muoverà tra rabbia e senso di colpa, convinto di poter aggirare la legge e di poterla fare franca ancora una volta.

Titolo: Verità ingannevoli  •  Autore: Maurizio Agnello  •  Editore: Edizioni LEIMA  •  N.pagine: 240  •  Anno di pubblicazione: 2018  •  Copertina flessibile  € 16,00



Tra queste pagine ho trovato ciò che mi aspettavo: una bella storia, un protagonista ambiguo, un insieme di elementi che mi portavano in una direzione lasciandomi intendere che potesse essere la direzione sbagliata. Per quasi 200 pagine ogni mio pensiero oscillava tra "tutti gli indizi portano a quella persona, non può essere altrimenti" a "ma non può essere così semplice, c'è qualcun altro dietro, ma chi?". E via così in un'alternanza di sensazioni fino alla rivelazione finale.

Siamo a Palermo, dove il sostituto procuratore Fabio De Falco ritorna dopo una pausa trascorsa a Bologna. Il suo ritorno è dovuto alla malattia della madre e al di lei desiderio di morire nella sua terra natale ed equivale al suo ritorno al palazzo di giustizia di Palermo, dove ha cercato invano la fama e dove spera finalmente di raggiungerla.

"La verità era che nessun fascicolo, nessun processo, riusciva ad interessarlo veramente se non sentiva di potere arrivare lontano, di potere ottenere qualcosa, che non fosse mera soddisfazione personale."

Uomo ambizioso, De Falco, disposto ad uscire dagli schemi pur di ottenere gratificazione, ma non abbastanza spregiudicato da ammetterlo, al suo ritorno si ritrova tra le mani una sequenza di omicidi, compiuti a due a due con delle modalità ripetute, tanto da far pensare ad un vero e proprio serial killer, un assassino che agisce con l'aiuto di un complice, che le vittime conoscono pur non conoscendosi tra di loro ma essendo legate tra di loro da un doppio filo comune: l'aver compiuto degli atti criminali e l'essere riconducibili ad una determinata persona.
Un'occasione ghiotta per il nostro De Falco per poter risolvere brillantemente un caso delicato e contemporaneamente ripulire Palermo da un po' di immondizia. E l'immondizia è un altro elemento comune tra i delitti, tutti consumati in luoghi dove i rifiuti abbondano e la ricerca dei reperti si fa complicata. 
I capitoli scorrono dando una panoramica degli intrecci tra criminali di strada e ambienti mafiosi, delle collusioni tra mafia e personaggi politici, molto realistica, grazie anche al fatto che l'autore conosce molto bene la materia, svolgendo funzioni di pubblico ministero proprio a Palermo. 

"Terra irredimibile e disperata, la Sicilia, che ben volentieri si fa strangolare e ricattare da chi da secoli la illude e la tiene al giogo."

Ne consegue una narrazione scorrevole e coinvolgente che avvince il lettore e lo cala perfettamente nelle dinamiche investigative, consegnandogli a tratti anche il pensiero del killer, attraverso brevi intermezzi scritti in corsivo che, riletti a storia conclusa mi hanno strappato un sorriso al pensiero che la bravura dell'autore è racchiusa proprio in quelle parti, le quali si adattano perfettamente a più di un personaggio all'interno della storia.
Una lettura che consiglio a chi ama le storie che hanno un fondo di verità e a chi ama rincorrere i killer sotto l'ombrellone, sbagliando inevitabilmente strada.
Ringrazio Edizioni LEIMA per la copia cartacea e per la fiducia in me riposta.


Vi lascio il calendario di luglio, dove potrete seguire passo passo la rubrica.




mercoledì 11 luglio 2018

Non vi lascerò orfani - Daria Bignardi

Trama: La sopravvivenza dei figli ai genitori è vista in tutte le tradizioni come un fatto naturale. A maggior ragione quando la scomparsa del genitore non lascia un piccolo orfano ma un orfano adulto. Eppure il dolore dell'orfano adulto non è meno intenso. L'opera di Daria Bignardi scava in questo dolore, lo analizza, lo racconta. La morte della madre è, insieme, il momento della sofferenza e quello del confronto con la prima vita altrui con la quale si è venuti a contatto - e quindi con la propria stessa vita: l'infanzia dei ricordi, l'adolescenza dei contrasti, la giovinezza delle fughe, l'irreale maturità. La morte di una madre ci fa sentire parte di una storia di famiglia, di un mondo, di una genealogia, addirittura di un periodo storico.

Titolo: Non vi lascerò orfani
Autore: Daria Bignardi
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2009 (ma la mia è l'edizione tascabile del 2015)
Pagine: 174
Mentre leggevo questo libro più volte ho dovuto sospenderne la lettura: a volte per piangere, altre per ridere. In 174 pagine questo romanzo mi ha messo in subbuglio l'anima. L'ho appena terminato e già sento il bisogno di rileggerlo. La Bignardi mi ha sorpresa e non mi capacito di non averla scoperta prima. Ho intenzione di recuperare gli arretrati. Voglio leggerla ancora, voglio che mi parli di nuovo, perché mettendosi a nudo è riuscita a descrivere in modo terribile ed incantevole cosa sia la perdita: raccontando la morte della propria madre ne celebra la vita e la cosa è ancora più sorprendente se si considera che si tratta di una vita ordinaria che diventa straordinaria, come solo può esserlo l'esistenza di chi è stato per noi la persona più importante. Madri e figli, in un cerchio che non si chiude, ma che costruisce un ponte tra passato, presente e futuro. In realtà non esistono esistenze ordinarie, perché ogni famiglia costruisce una propria storia, un lessico che gli è proprio, che si tramanda e che eleva i singoli momenti ad un'epica familiare. Ognuno di noi ne ha una diversa, fatta di una somma di eventi, ricordi, frasi, consuetudini, incontri e rituali. Tutto il mio essere, la mia identità attuale  risiede in quel passato che ritrovo nel volto dei miei genitori, con la consapevolezza di essere a mia volta, proprio adesso, parte di una nuova storia insieme ai miei figli ed a mio marito.
"Questa è la morte, oltre alla mancanza di chi non c'è più: è la vita, con tutti i suoi ricordi"
Al cospetto di un libro tanto bello, una volta di più, mi mancano le parole, ma se leggerete le sue pagine, sarà l'autrice a fornivi quelle giuste, a darvi la chiave di volta. Una narrazione emozionante, coinvolgente, colloquiale. Una rivelazione, come certe confidenze a cuore aperto con le amiche, che arrivano a toccarti un nervo scoperto, ti fanno male, ma poi ti accarezzano la ferita. E stai già guarendo. Non esiste antidoto alla vita, se la vuoi assaporare devi mettere in conto di sperimentarla con tutti i sensi, con il rischio di provare dolore. Di amare e di avere rimpianti:


"Non le ho detto un sacco di cose, ma tanto lei se lo sentiva. Di sicuro ha sentito anche quanto l'ho amata, quanto ho continuato ad amarla, quanto la amerò sempre"


Leggete questo memoir, si tratta di un investimento emotivo che non ha scadenza.  






lunedì 9 luglio 2018

Il primo giorno della mia vita - Paolo Genovese

Oggi vi parlo di un libro intenso, carico di vita e di emozioni.

Titolo: Il primo giorno della mia vita • Autore: Paolo Genovese • Editore: Einaudi • N.pagine: 301 • Anno di pubblicazione: 2018 • Copertina flessibile € 18,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Emily, ex ginnasta olimpica, Aretha, poliziotta dal carattere forte, e Daniel, piccolo divo della pubblicità, hanno ognuno un motivo preciso per essere disperati. Napoleon, un professionista di successo, no; eppure, fra tutti, è il più determinato a farla finita. Un attimo prima che compiano il gesto irreparabile uno sconosciuto li persuade a stringere un patto: mostrerà loro cosa accadrà quando non ci saranno più, cosa lasciano, cosa si perdono, quale sarà la reazione di amici e parenti. Per una settimana i quattro avranno il privilegio di osservare sé stessi dal di fuori e l'occasione di riscoprire ciò che di più prezioso hanno dentro; affronteranno avventure ai confini della realtà, diventeranno un gruppo unito e vedranno realizzati desideri cui ormai avevano rinunciato, dopodiché saranno riportati indietro. A quel punto dovranno prendere una decisione. E per qualcuno l'ultimo giorno della vita potrebbe trasformarsi nel primo di una vita nuova.


Questo è un libro di quelli che una volta chiusa l'ultima pagina rimangono dentro di te, di quelli che si insinuano nei pensieri, si creano un angolino e rimangono lì, pronti ad uscire al momento giusto con una frase, una sensazione, una suggestione. Un libro che non vuole insegnare nulla ma che fa riflettere e nonostante tratti un argomento tutt'altro che allegro, non risulta né triste né pesante.
È una notte piovosa a New York e tra le mille anime perse che popolano una così grande città ce ne sono quattro speciali, quattro anime stanche di lottare contro un mal di vivere che le ha ingabbiate e che decidono di non poter sopportare oltre. Quattro anime diverse tra loro, con trascorsi diversi e diversi modi di vedere il mondo, che in quella notte prendono una delle decisioni più sofferte che esistano: smettere di vivere. 
Napoleon è un motivatore, un uomo che per lavoro aiuta le persone in difficoltà, dà loro forza per superare i momenti difficili, al quale non manca niente per essere felice: ha un'ottima situazione economica, una bella moglie innamorata, un lavoro che gli dà molte soddisfazioni. Eppure qualcosa manca, qualcosa che nemmeno lui riesce a definire.

"Una sequenza di foto allineate, che lo ritraesse anno dopo anno, mostrerebbe un invecchiamento morbido, graduale, di quelli che non lasciano segni profondi ma solo una grande, grave perdita: il sorriso."

Quella notte lo vede in cima al suo Manhattan Brigde, quello che ha guardato mille volte con ammirazione, pronto a lanciarsi nel vuoto, quando un uomo gli si avvicina e gli propone un patto stranissimo, sette giorni di tempo per ripensarci, durante i quali potrà vedere la vita che va avanti senza di lui e rendersi effettivamente conto di quello a cui sta per rinunciare. Stranito e confuso, Napoleon accetta di seguire quell'uomo singolare, sale sulla sua station wagon e inizia il percorso più destabilizzante e straniante di tutta la sua vita. Non sarà solo, a condividere l'esperienza con lui ci sarà Emily, una bellissima ragazza che è stata una ginnasta, che ha gareggiato con ottimi risultati in competizioni internazionali e che dopo un incidente è rimasta sulla sedia a rotelle, sulla quale ha passato gli ultimi anni in isolamento, a seguire con un dito le gocce di pioggia che scorrevano sulla finestra del suo appartamento, in compagnia solo dei libri che le consentivano di vivere infinite vite interessanti ed avventurose. 
Ci sarà poi Aretha, una poliziotta compassionevole e coraggiosa, la cui vita si è fermata il giorno in cui ha subito una perdita immensa.

"Non sono una che si piange addosso, anzi, ho sempre visto il bicchiere mezzo pieno, fino a quando Dio non ha deciso di pisciarci dentro."

E infine c'è Daniel, un tredicenne diventato una celebrità dopo essere stato scelto come volto di una pubblicità famosa, un adolescente sovrappeso, timido e riservato, che si sente tremendamente solo e incompreso.
Queste quattro anime condivideranno una settimana durante la quale esprimeranno tutte le loro emozioni, da quelle estremamente positive a quelle completamente distruttive, si racconteranno, si scontreranno, creando tra loro un legame che li renderà una sorta di strampalata famiglia, con la quale si apriranno più di quanto abbiano mai fatto con chi amavano in vita. Durante gli otto capitoli che portano per titolo il numero del giorno che andranno ad affrontare, conosceremo le loro vite, i loro successi e i loro fallimenti, accompagneremo Napoleon nelle sue passeggiate in città durante le notti insonni, conosceremo di Emily le paure più profonde e il segreto mai rivelato a nessuno, sentiremo il bisogno di continuare a vivere il dolore di Aretha e la sua paura di non provarne abbastanza e percepiremo la solitudine e l'angoscia che Daniel non riesce a comunicare. Il tutto sotto la guida dell'uomo misterioso, del quale non sapremo mai il nome, che farà fare loro esperienze che diventeranno strumenti per decidere se la scelta di quella fatidica notte sia stata veramente l'unica possibile. O se la vita meriti di essere comunque vissuta.
Al termine di quei sette giorni ognuno di loro compirà la sua scelta definitiva, in un senso o in un altro, ma con una consapevolezza decisamente diversa.

"Perdonare se stessi è il primo passo per rinascere."

Una vicenda certamente surreale, ma che dà lo spunto all'autore per parlarci di situazioni che ci sarà capitato di vivere in prima persona o di aver visto attraversare a qualcuno vicino a noi, e per ricordarci che anche nei momenti più bui c'è sempre uno spiraglio di luce che può dare una visione diversa di quanto stiamo vivendo, c'è sempre un salvagente al quale aggrapparci per rimanere a galla, portandoci un messaggio di speranza e positività.
La scrittura di Paolo Genovese subisce l'influenza della sua esperienza cinematografica, tratteggiando i personaggi e rendendo le ambientazioni e le  atmosfere con estrema vividezza dando al lettore la sensazione di vedere un film. 
Una lettura che consiglio veramente a tutti per comprendere che la vita va avanti sempre "spesso in modi inaspettati" e che il regalo più grande che ci fa sono le persone che incrociano il nostro cammino.

"Sono le persone a rendere il futuro imprevedibile e affascinante."

La persona che avete incrociato oggi, cioè io, vi dice solo una cosa: leggetelo.


giovedì 5 luglio 2018

La classifichella di giugno

* in rosso i commenti di Laura Libridinosa *
* in verde i commenti di Laura Eliza *

E siamo giunti anche a luglio! Che due coglioni Baccina, io sarò stanca ma pure tu mica scherzi, hai scritto Classifichella di Luglio nel titolo ma è quella di Giugno Staaaaaaaanca io! E la carogna qui l'ha corretto... prego, eh. Graaaaaaaazie. Se Dio vuole (vuoi Lallina? Voglio!) ancora un paio di mesi (luuuunghi) e poi possiamo fare ciao ciao all'estate a mai più rivederci! Poi me lo spiegate, voi due, perché continuiamo a vivere qui invece di trasferirci in Finlandia. Sì è vero, ricomincerà la scuola e che due coglioni 2.0 frega niente a me! e le giornate diventeranno più frenetiche la svegliaaaaaaaa nooooooo, ma finirà IL CALDO! E verrà il freddo!!! E la nebbia!! E la pioggia!!! AAAAHHHH LA GGGGIOIA!
Come da due mesi a questa parte, le Ciambelle mi chiamano a rapporto che stiamo in caserma? per stilare la mia classifica di lettura. Premetto che speravo di riuscire a leggere di più che fai sfotti??? ihihihih, anche se ho letto un pochino più della mia solita media: ho raggiunto infatti quota sette libri ti stai avviando dove tu sai? No, figurati, sempre qua sta!  
Veniamo quindi alla classifica che, con buona pace di Laura Eliza, non mi vedrà sofferente al pensiero di non poter fare parimerito. Almeno questo!
Et voilà! La Classifichella è servita! Il podio va a...
1. Quando eravamo eroi di Silvio Muccino mi aspetta su comodino la meraviglia (non lo dici che hai dato via la patata? Ah era segreto? Ops!)
2. L'atlante dell'invisibile di Alessandro Barbaglia no grazie, bastato primo idem per me!
3. Penelope Poirot e l'ora blu di Becky Sharp non conosco questo mi ispira, ma un'altra serie proprio no!
4. Lezioni di disegno di Roberta Marasco sta vicino a Muccino, magari possono prendere un caffè insieme 
5. Morte di un antiquario di Paolo Regina qualcuna di noi ha pensato ai fiori?
6. La bambina falena di Luca Bertolotti
7. La devota di Koethi Zan

Mentre la statuetta per la miglior copertina va a...






La bambina falena di Luca Bertolotti
Trovo molto suggestivo questo bosco completamente verde con una bambina di bianco vestita che vaga sperduta tra gli alberi.
Voi che ne pensate? Si mimetizza! Confessa, volevi usare Annuccia e poi mollarla lì! Tu gli affari tuoi mai, eh?





Per quanto mi riguarda è tutto, non ci resta che scoprire le Classifichelle delle altre due Ciambelle:
Laura Libridinosa e Laura Eliza.
Alla prossima!


martedì 3 luglio 2018

Risveglia la città: idee e progetti per lanciare il tuo messaggio al mondo - Keri Smith

Ti piace giocare, creare, sorprendere? Hai voglia di vivere la citta in modo più attivo? Vorresti comunicare meglio con gli abitanti del tuo quartiere? Allora questo libro è per te! Dai disegni temporanei con i gessetti colorati ai collage di suoni alle installazioni di origami, tante proposte semplici e divertenti per disseminare le strade di arte, parole, oggetti, fiori e idee.
Titolo: Risveglia la città
Autore: Keri Smith
Casa editrice: Terre di mezzo
Anno pubblicazione: 2018 (seconda edizione)
Pagine: 144
Nelle etichette ho scritto recensione, ma vi avverto che questa non lo è, questo è il racconto di un colpo di fulmine che poi è sfociato in un innamoramento profondo.
Leggere "Risveglia la città" è stata una rivelazione: l'incontro tra un mio modo di essere  e i consigli pratici per concretizzare certe mie aspirazioni. Mi ha indicato il modo per fare alcune cose che mi rendono felice. Chiamatelo passatempo, pazzia o hobby, per me è lo stesso.
Ho sempre amato lasciare messaggi segreti sotto i quadri delle case delle vacanze, bigliettini che auguravano felicità e raccontavano la mia. "Qui sono stata felice, spero possiate esserlo anche voi."
Ho lasciato a lungo farfalle di carta in posti imprecisati: sale nelle quali avevo assistito ad incontri letterari, lungo le vie, nei rifugi di montagna nei quali sono passata. Cosa cercavo e a cosa miravo? Forse ad un contatto indiretto con altre persone, un modo per celebrare la vita, per dire agli altri che non sono soli. Solo messaggi positivi naturalmente. Di critiche, di cattiverie, di invidie e di polemiche non abbiamo bisogno.
Il libro di Keri Smith mi ha spiegato come indirizzare al meglio le mie energie e, per il ruolo lavorativo che ho la fortuna di rivestire, mi ha offerto la possibilità di "passare il testimone" anche ad altri, tanto che ho già fatto un piccolo laboratorio con i ragazzi delle medie e ne ho in programma altri due con i bimbi delle primarie.
Ma di cosa si tratta in definitiva? L'autrice definisce la guerrilla art:
Diventare un artista di guerrilla è un modo per dare forma alla famosa frase di Ghandi: "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Come individuo sei in grado di esercitare un impatto diretto sul tuo ambiente. Puoi cambiare la giornata di qualcuno o persino cambiare il mondo (un gesto alla volta) anche solo mostrando a qualcuno una cosa diversa da quella che si aspetta. Come un gesto casuale di gentilezza, la guerrilla art ha il potenziale di creare un effetto domino."
Nel mio piccolo lascio bigliettini con pensieri positivi nei cestini delle biciclette parcheggiate, dipingo sassi e li posiziono in posti strategici, affiggo volantini che invece di offrire lavoro donano  sorrisi o gentilezza (o allegria, rispetto, tenerezza, tempo libero),  coloro con i gessi alcune mattonelle per strada fino a creare, come dice la mia amica Barbara, il sentiero che porta al mago di Oz. Ognuna di queste azioni porta con sé anche il brivido della segretezza: bisogna agire con velocità e naturalezza, senza farsi notare. Questo lo rende ancora più emozionante.
Quello che spero è di regalare un sorriso a chi ha bisogno di una frase gentile, un moto di curiosità in un bimbo che magari sta camminando lungo la strada e nota le mie mattonelle colorate. Mi basta la magia delle piccole cose, l'accendere una fiammella d'interesse.
Ritorno quasi sempre a vedere se sassi e cartelli sono dove li ho posizionati, anche questo fa parte del gioco. I sassi scompaiono sempre, mentre i fogli spesso vengono buttati e il gesso, quello svanisce con la pioggia. E un'arte dell'effimero, ma non ha importanza perché "creare un lavoro effimero aiuta a liberarci dall'attaccamento al prodotto finale e ci spinge a prestare più attenzione al processo". La guerrilla art non frutta like o nuovi follower,  resta tutto nell'anonimato e trascende ogni tornaconto personale.
E' una pratica che ha un potenziale grandissimo e ho intenzione di sperimentare nuove idee e tecniche per tutta l'estate e oltre. Questa febbre è iniziata a primavera  e non accenna a diminuire.
Ognuno lo può fare nel modo che crede, con la sensibilità che gli è propria. Dovreste provare! Iniziate leggendo il libro! ;-) Date avvio al contagio.