martedì 28 luglio 2020

Non è mai troppo tardi - Stefania Russo


Titolo: Non è mai troppo tardi • Autore: Stefania Russo • Editore: Sperling & Kupfer • Data di pubblicazione: 14 luglio 2020 • N.pagine: 240 • Copertina rigida € 15,90 • Ebook € 9,99

TRAMA
Mi chiamo Annarita, ho ottantaquattro anni e vivo nel Mostro di cemento, un anonimo complesso residenziale nella periferia di Milano, su una stramaledetta sedia a rotelle. Non si può certo dire che io sia autosufficiente, ma per fortuna posso contare sull'aiuto di Olga, una donna rumena premurosa e gentile. Ho anche una figlia, Katia, che vive proprio nella palazzina qui accanto, ma non ha più tempo ormai da dedicare alla sua vecchia. C'è una cosa, però, per cui le sarò per sempre grata: sua figlia Stella, la mia affettuosa nipotina sedicenne, la mia felicità quotidiana. Trascorro le mie giornate tra un caffè con i vicini e i romanzi che Olga mi legge, trascinandomi, di tanto in tanto, nel cortile del Mostro, dove ho conosciuto questo strambo vicinato con cui mi sono trovata a vivere: le vecchiette con cui vado a messa, Alessio - il fidanzatino di Stella - e gli altri ragazzotti con i pantaloni strappati, il giovane e instancabile Totò e don Antonio, su cui tutti possiamo sempre contare. Non ho mai visto il Mostro così animato come nelle ultime settimane, tanti vicini disposti a donare il loro tempo e altrettanti a pagare per imparare a impastare il pane o a usare il computer. Si chiama Banca del Tempo. L'idea è venuta a Stella: chi vuole può rendersi disponibile offrendo dei corsi, e il denaro raccolto dai partecipanti servirà ad aiutare la sorella di Olga, gravemente malata. Speriamo solo che non sia troppo tardi...
"È bizzarro: a volte hai la sensazione di vivere l'ennesima giornata inutile della tua vita, poi un paio di amici ti portano due fette di torta e un bricco di caffè, e allora il mondo ti sembra subito migliore."
È proprio così che scorrono le giornate di Annarita, ottantaquattrenne, da un paio d'anni bloccata su una sedia a rotelle e costretta a dipendere dalla generosità di Olga, una volontaria rumena, e dalla benevolenza della nipote sedicenne che ogni sera passa a darle una sistemata prima di metterla a dormire.
È una donna orgogliosa, Annarita, abituata a cavarsela facendo il conto dei centesimi, che a vivere con settecento euro al mese non è una passeggiata di salute. Ma meglio sopportare qualche crampetto allo stomaco, che dover chiedere aiuto. Si sente profondamente sola, Annarita, perché la sua condizione non le permette di muoversi e piuttosto che chiedere aiuto, guarda attraverso la finestra le giornate esaurirsi una dopo l'altra, in attesa di sentire la voce argentina di Stella, sua nipote, unica carezza per un'anima rattoppata come la sua. Con la figlia Katia qualcosa si è rotto, la bambina che riempiva i suoi occhi di gioia, pian piano si è trasformata in un'estranea, tanto vicina fisicamente quanto lontana emotivamente, senza che nessuna delle due si rendesse conto di quanto stava succedendo.
"È la sconosciuta che conosci meglio al mondo."
Brutta la solitudine, quando hai passato una vita con un compagno che ti completava e ti ritrovi sola, squattrinata e bisognosa di aiuto. Anche un caffè con un vicino di casa sembra una festa, e i racconti frettolosi della badante volontaria, una boccata d'aria. 
Un giorno però i racconti di Olga iniziano a cambiare, a diventare frammentari, i gesti sempre più meccanici, e quando Annarita chiede spiegazioni, scopre che la sorella di Olga soffre di una malattia rara e quasi incurabile. Inizia così un'operazione coordinata da Stella per poter raccogliere il denaro sufficiente a pagare le cure.
Per Annarita non è facile uscire dal suo bozzolo protettivo, ma la causa è troppo importante per non provarci. Sarà per lei un nuovo inizio, un ritorno alla vita.
Tanti sono i temi che vengono trattati in questo romanzo: la condizione di buona parte degli anziani costretti ad arrabattarsi come meglio possono, la loro solitudine, il difficile passaggio da coloro che accudiscono a quelli che vengono accuditi, il rapporto con i figli; ma anche le scelte di vita dettate dalle necessità, se di scelte si può parlare, del pregiudizio verso il diverso, la maldicenza facile, la poca propensione all'ascolto; e ancora di quanto a volte la salute e la sua conservazione sia una questione meramente economica.
Ma il messaggio che esce preponderante da queste pagine è che quando si prova a mettere da parte le convinzioni che sono radicate in noi e si guarda il mondo senza i filtri che siamo abituati a usare, si scoprono cose insospettabili, che nel dare si prova più piacere che nel ricevere e che nell'ascoltare si trova più conforto che nell'essere ascoltati.
Non vi nascondo che in un passaggio mi sono emozionata fino alle lacrime e ho desiderato avere di fronte Annarita per poterla stringere in un abbraccio consolatorio.
Una cosa che non vi ho detto di questo romanzo è che si tratta di un esordio, anche se non ne ha le caratteristiche: la scrittura di Stefania Russo non vacilla, è coinvolgente e appassionante. Gli unici appunti che mi sento di fare riguardano la caratterizzazione di Annarita che in un paio di situazioni mi è sembrata poco credibile, e il finale, che nelle ultimissime pagine ho trovato un po' forzato. Ma si tratta di piccoli nei che non inficiano il piacere di una lettura che profuma di speranza, di pane appena sfornato e di penne al pomodoro.



lunedì 27 luglio 2020

Se un bambino - Davide Musso, Anna Forlati

Trama: Se un bambino non è uguale a tutti gli altri - se è timido, se arriva in ritardo, se vede le cose a modo suo, se non crede a quello in cui credono tutti... - rischia di essere etichettato come «sbagliato». Ma ogni bambino è diverso, e per questo prezioso.
 
Titolo: Se un bambino
Autore: Davide Musso
Illustratore: Anna Forlati
Casa editrice: Settenove
Anno pubblicazione: 2020
1 v. illustrato
 
 
 
 
La bellezza della semplicità. Una storia che si tratteggia con poche frasi, tutte necessarie e calibrate al millimetro, con delle illustrazioni che le amplificano e le rendono più significative. Come non sorridere a qual bambino in copertina che sta in groppa ad una tigre con gli occhioni tondi che riprendono gli occhiali di lui e quel sorriso che aleggia, misterioso? Impossibile. Allora seguiamoli dentro alla storia. La prima parte è tutta color seppia, l'unico colore è dato dall'azzurro del maglioncino del bambino che si tiene sempre sulla sinistra. Se un bambino sta sempre solo (per esempio a leggere), se un bambino non ha le parole, non sa disegnare, arriva in ritardo, ha la testa al contrario, ha un milione di dubbi e non crede a quello che credi tu, pensano tutti che è proprio sbagliato. Ed ecco all'improvviso che dopo questa prima parte, irrompe il colore e il bambino passa nelle pagine di destra, come se avesse superato un confine. La fantasia e il surreale prendono il comando e la tigre dalla copertina indica la strada. Perché se un bambino fa tutte le cose che sono state elencate sopra (che vengono ripetute, passo per passo, ma con illustrazioni totalmente diverse che aprono all'immaginario e  alla magia) forse questo bambino, tu adulto, l'hai solo guardato di fretta o da troppo lontano. Una rondine vola via, sembra uscire dal libro, verso l'alto, verso altro, oltre i preconcetti di noi adulti che non ricordiamo e che abbiamo bisogno di ingabbiare tutto in definizioni, di conformare, per nostra comodità. Eppure basterebbe andare un po' indietro con la memoria e ricordare. Mi sfilano nella testa le frasi di zie e genitori, di parenti e di amici dei miei, frasi che avrei ridotto in polvere con un raggio laser, se mi fosse stato possibile. "Perché non saluti?", "Come ti sei fatta grande!", "Perché stai sempre a leggere, non vedi tutti quei bambini?", "Vai a giocare con gli altri!". Non dico che non si debba più intervenire, in quanto adulti, aiutando e stimolando, indicando una giusta via, ma è fondamentale farlo nel rispetto della natura di ognuno, senza imprigionare le individualità in modelli tutti uguali. Siamo tutti meravigliosamente diversi, ci vuole delicatezza evitando soprattutto la presunzione di sapere.
Un albo che arriva diretto e preciso al lettore di qualsiasi età, con delle illustrazioni preziose, sognanti e a tratti enigmatiche. In questo sorriso iniziale della tigre e finale del bimbo, nell'azzurro che poi si apre verso il cielo ci sono le domande che dovremmo porci, piuttosto che risposte.
Mi lusinga che Settenove mi abbia inserito nella loro mailing list perché è una casa editrice che "si propone di  far luce sulle discriminazioni, promuovere l’educazione paritaria e incoraggiare la visibilità di modelli positivi di collaborazione e rispetto. Coinvolgendo uomini e donne." Potrei non essere fiera di collaborare con loro? Grazie di cuore per la copia omaggio.
 
 
 
 
 
 

venerdì 24 luglio 2020

Un tempo ingiusto - Gertrud Tinning

Trama: Copenaghen, 1885. Nelly Hansen e sua cognata Marie lavorano duramente tra le grandi macchine della Manifattura tessile Ruben a Frederiksberg. Quando un giorno Marie rimane vittima di un tremendo incidente, Nelly cerca inutilmente aiuto per portarla in ospedale, ottenendo solo resistenza e indifferenza da parte dei responsabili. Si rende conto sempre di più che la condizione di vita in fabbrica è disumana e vuole portare alla luce questa tremenda situazione. Una decisione coraggiosa che mette purtroppo in pericolo la sua vita e quella del suo vicino di casa Johannes, il giovane figlio di un fattore dello Jutland, da cui è molto attratta. Nel frattempo nella fattoria di Uldum Anna, la sorella di Johannes, deve fare una scelta che segnerà per sempre il corso della sua vita. La famiglia vuole che sposi Peder, ricco proprietario di una fattoria vicina, ma la ragazza ha altri piani. Quando viene a sapere che Johannes ha bisogno di aiuto, parte senza indugio per Copenaghen. Resta sconvolta e inorridita dalle ingiuste condizioni di vita.
Titolo: Un tempo ingiusto
Autore: Gertrud Tinning
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 382
Alla tentazione rappresentata dai libri cedo sempre e questo l'ho acquistato senza nemmeno far finta di essere combattuta: ambientato nel 1800 a Copenaghen narra una vicenda di sfruttamento del lavoro femminile e di rivendicazioni sindacali. Il mio secolo d'elezione, la mia città del cuore e una delle tematiche che più mi appassionano. Non serve aggiungere altro.
Si tratta di un romanzo duro, con scene molto forti; la  fame e la miseria sono descritte in modo realistico, quasi disturbante. Ci si affeziona ai protagonisti prima ancora di comprendere che questo potrebbe farci soffrire, perché l'autrice non fa concessioni di sorta e ci mette di fronte a situazioni intollerabili, ma che dobbiamo leggere perché descrivono fatti realmente accaduti, seppur qui romanzati. Mi spiego meglio: se qualcuno queste miserie ed ingiustizie le ha vissute, il minimo che possiamo fare noi, dopo tanti anni, è prenderne coscienza e leggerne il resoconto.
La storia si apre con Nelly, una delle protagoniste, che assiste impotente ad un tragico incidente sul lavoro della cognata Marie. Ambedue sono operaie presso una ditta tessile. A Marie le cure non vengono prestate tempestivamente e una strana e colpevole reticenza, quasi omertà, avvolge l'accaduto. Di lavoro all'epoca si moriva spesso e non era certo riconosciuto un indennizzo: le vite delle operaie non valevano molto, non per i loro datori di lavoro almeno. Queste donne erano abituate o meglio rassegnate a non protestare, a non alzare la testa perché tenute in ostaggio dalla loro necessità di vivere (o meglio di sopravvivere). Se una di loro si lamentava il licenziamento era garantito e questo poteva pregiudicare la loro stessa esistenza.
La società delineata dalla Tinning è composta da un'umanità al limite, da vite stipate in palazzi fatiscenti e brulicanti di inquilini, con mariti che spesso invece di aiutare sperperano in acquavite tutti i guadagni delle mogli. Non che in campagna la situazione fosse tanto migliore, come ci racconta con un salto temporale all'indietro la vicenda di Anna e del fratello Johannes: lei quasi costretta a sposarsi per convenienza e lui obbligato ad abbandonare la piccola fattoria che ama in quando secondo nell'asse ereditario. Johannes andrà a lavorare a Copenaghen dove si innamorerà di Nelly.
A questo punto la storia si intreccia anche con la ricerca di un colpevole, ma non posso svelarne i risvolti. Anna raggiungerà il fratello per cercare di aiutarlo e anche lei finirà a lavorare nella tessitura di Nelly. Non è importante dipanare la trama, ma sottolineare con quanta abilità l'autrice sia riuscita a tessere insieme le varie storie, riuscendo a conformare la parte investigativa alla ricostruzione storica e alla denuncia sociale. Le storture che ci presenta sono così tante e dolorose che veramente le leggiamo con una pena sempre maggiore. Anna dovrà faticare e soffrire per i vicoli e le strade di Copenhagen per ottenere un briciolo di giustizia e di serenità.
Trovo che questo romanzo abbia una bella onestà intellettuale perché non si piega ad alcuna facile soluzione, non ammicca ai lettori. Lo stesso finale bello, ma non aulico, sembra ricordarci che gli atti eroici della gente comune a volte non portano a rivoluzioni, ma a piccoli cambiamenti, quasi irrilevanti rispetto allo sforzo e al dolore che hanno richiesto in cambio. Il nostro cosiddetto progresso è un ponte, non terminato, che è stato costruito proprio con la sofferenza di persone come Anna. Ricordarlo è importante.



lunedì 20 luglio 2020

Mi chiamo Nako - Guia Risari, Paolo D'Altan

Trama: Il libro è un piccolo capolavoro dell'arte letteraria e figurativa. Le tavole, curate da un vero e proprio maestro dell'illustrazione, e il testo, poetico, graffiante e delicato insieme, fanno della storia di Nako - un bambino rom - un racconto su cui piccoli e grandi possono confrontarsi su mondi altri rispetto al proprio. Mondi più giudicati che non veramente conosciuti. Quello che Nako racconta mette in luce i sogni e le sofferenze di chi sperimenta ogni giorno le distanze e l'esclusione, ma al contempo apre il sipario su antiche tradizioni, lingue e speranze. Per chi crede nella vita autentica e nel valore delle differenze, il libro è un'avventura sociale e culturale da vivere.
Titolo: Mi chiamo Nako
Autore: Guia Risari
Illustratore: Paolo D'Altan
Casa editrice: Edizioni Paoline
Anno pubblicazione: 2020
1 v. ill.
 
Benedetti gli albi che ci raccontano qualcosa che non conosciamo, che ci svelano una storia e ci mostrano la bellezza e la complessità delle vite degli altri. Attraverso il dialogo e la narrazione ciò che prima spaventava perché esulava dal nostro vissuto, poi diviene  un nuovo aspetto del mondo che incuriosisce e affascina. Basterebbe forse aprirsi agli altri non con sospetto, ma con la voglia di comprendere, perché nella conoscenza c'è anche un riconoscimento.
Bello questo albo che accorcia le distanze e ci racconta del popolo rom, delle loro tradizioni e del perché non hanno una nazione, ma hanno invece una bandiera e un inno.  Il protagonista, Nako, con naturalezza ci racconta della sua vita in cammino, da accampamento ad accampamento, con grande fierezza. A fine lettura penso che un bimbo questa fierezza possa comprenderla benissimo: un popolo che non ha un proprio Paese, ma ha invece una propria lingua e una bandiera "con un rettangolo, verde in basso e azzurro in alto come il cielo. E, in mezzo, c'è una ruota.". Un popolo libero
I nostri nomi sono tanti: zingari, gitani, romanichels, gypsies, manouches, sinti, rom, nomadi, camminanti

A fine libro troviamo una piccola appendice con il loro inno, composto dopo la Seconda Guerra Mondiale (e ricordiamo che anche il popolo rom fu oggetto di persecuzioni razziali) e dei proverbi della tradizione rom, tutti molto significativi, al punto che mi è difficile sceglierne uno a discapito degli altri.
Le illustrazioni di Paolo D'Altan abbracciano il testo di Guia Risari: mentre le sue parole volano lievi evitando qualsiasi didascalismo, i colori e le espressioni dei personaggi, con i loro occhi vividi e penetranti  osservano il lettore e lo invitano ad entrare nella storia. Alla fine comprendiamo la magia di questo popolo che osserveremo con un rispetto nuovo, desiderosi di conoscerlo meglio. Questo albo crea un varco, inizia un dialogo che poi spetterà ad ognuno di noi proseguire. 
Ringrazio l'autrice e la casa editrice per avermi donato la copia cartacea di questo libro, ma ammetto che a mia volta lo regalerò alla biblioteca, perché possano goderne anche i miei piccoli utenti. Motivo questa scelta semplicemente con uno dei proverbi che ho citato sopra
Non sono ricco delle cose che ho accumulato, ma di quelle che ho dato






mercoledì 15 luglio 2020

Ricordati di Bach - Alice Cappagli


Titolo: Ricordati di Bach • Autore: Alice Cappagli • Editore: Einaudi • Data di pubblicazione: 30 giugno 2020 • N.pagine: 256 • Copertina flessibile € 17,50 • Ebook € 9,99

TRAMA
Esistono passioni così potenti da cambiarti la vita. Da rovesciarti la testa, i pensieri, lo sguardo. Per Cecilia la musica è esattamente questo: un modo di vivere, il solo che conosce. «Fai finta di dover parlare di tutto quello che è finito in un abisso, - le dice il suo maestro. - Della gioia e del pianto, della vita e della morte. Fai finta di dovermi raccontare qualcosa che non ha mai avuto parole per essere descritto. Rimane Bach. Tolto tutto rimane solo lui: la lisca del tempo». Ma il tempo che cos'è? Cecilia ha otto anni quando un incidente d'auto le lede per sempre il nervo della mano sinistra e si mette in testa d'imparare a suonare il violoncello. E ne ha diciannove quando tenta i primi concorsi. In mezzo, dieci anni di duro lavoro con Smotlak, un maestro diverso da tutti gli altri, carismatico, burbero, spregiudicato. Per arrivare a scoprire qual è il senso di ogni sfida e della sua stessa vita. Cecilia è ancora una bambina, quando a dispetto di tutto e di tutti - in particolare dei suoi genitori -, entra all'Istituto Mascagni di Livorno, un conservatorio, e di quelli seri. Scoprirà a poco a poco cosa significa segarsi i polpastrelli con le corde, imparare solfeggio e armonia, progredire o regredire, scoraggiarsi o meravigliarsi. Educare la sua mano, sfidarla. E trovare una forza inaspettata, un'energia che sembra sprigionare direttamente dalla fatica. Il suo insegnante, Smotlak, spirito spericolato e grande scommettitore, capace di perdere a un tavolo da gioco un Goffriller del 1703, punta su di lei come si può puntare su un cavallo, e mira a farla diventare come gli altri, «quelli senza cuciture». Intorno a loro, una schiera di personaggi che impareremo a conoscere pagina dopo pagina: Odila, compagna di corso e unica amica, la terribile prof. Maltinti, il «sovietico» Maestro Cini... Ma «le vere lezioni non sono quasi mai a lezione», e Cecilia non tarderà a capirlo, scoprendo che una scommessa ben piazzata può portarti lontano e che un vero maestro insegna veramente tutto: perfino a vivere.

Circa un anno fa, con "Niente caffè per Spinoza", mi innamoravo della scrittura di Alice Cappagli, perciò quando ho saputo dell'uscita di un suo nuovo romanzo l'ho desiderato senza nemmeno sapere nulla della trama.
Mi sono ritrovata tra le mani una storia intensa, la storia di Cecilia Bacci (non potete immaginare la sensazione straniante che ho provato leggendo che veniva chiamata "la Bacci").

Sul retro di copertina possiamo leggere "Questa è la mia storia, Cecilia sono io".

Alice Cappagli si racconta, consegna al lettore la sua storia d'amore, iniziata per caso e per necessità, con la musica, compagna di una vita nel bene e nel male, una compagna esigente e totalizzante.

Cecilia è una bambina esuberante e testarda, quando, a otto anni, subisce un incidente d'auto che la obbliga ingabbiata in un gesso per lunghissimi giorni,
a vivere una costrizione mentale ancor prima che fisica, giornate in cui le pareti stesse si stringono addosso a lei e alla sua voglia di libertà; un incidente che le lascerà un dono ingombrante: la lesione del nervo radiale sinistro. Durante una visita dai nonni materni scoprirà il passato musicale della sua famiglia, del quale sembrano tutti vergognarsi, e l'incontro con il violoncello che fu del nonno segnerà l'inizio di un percorso doloroso, a volte frustrante, a volte gratificante, ma sicuramente mai semplice, ancor meno per la sua mano incapace di premere e muoversi come dovrebbe.
La descrizione del suo incontro con il violoncello, tolto dalla sua custodia, è uno dei passi più belli del libro, nei quali si esprime tutto l'amore e la poesia di Cecilia/Alice.
"Lo stesi sopra le lenzuola e lo girai per guardare com'era fatto dietro. Così, nudo come un bruco, pesava molto meno. Aveva qualcosa che mi somigliava: si sentiva solo, era indifeso e scontroso, avrebbe voluto cantare ma non poteva perché l'avevano smontato, magari dopo un passato felice. Aspettava anche lui tempi migliori.
Uno strumento nuovo. Il mio.
Lo rimisi in piedi con cautela, posai da una parte il pezzetto caduto a forma di ponte che avevo identificato come naso, e me lo portai verso la sedia. Studiai bene la foto in cui si vedeva in che posizione andava tenuto e mi dissi che da quel momento sarebbe stato quello il posto in cui incastrare cuore, cervello, polmoni. Lí fra le mie braccia era a suo agio, la mano sinistra perfetta per quel collo di legno liscio e rotondeggiante.
Ci appoggiai la testa, esausta."
Da quel primo incontro, il suo violoncello avrebbe accolto il suo cuore giorno dopo giorno, l'avrebbe vista più volte esausta che sorridente e avrebbe accompagnato le sue giornate scandite da lezioni estenuanti e frasi perentorie, oltre che criptiche del suo maestro, Smotlak.

Smotlak conta molto su di lei e sul superamento dei suoi limiti, lui che sembra essere un maestro fuori dall'ordinario, ma non in senso positivo, quasi un ripudiato. Un personaggio criptico, che fino all'ultimo capitolo non riusciremo ad inquadrare a pieno e che susciterà, una volta inquadrato, un'ondata di emozioni sulla cui natura non vi voglio dire nulla, lascio a voi scoprirlo.

Alice Cappagli, con la sua scrittura lieve ma incisiva, ci consegna la sua storia, fatta di incomprensioni familiari, relazioni difficili, successi conquistati con i denti, tragedie e sofferenze, ma anche tanta forza di volontà e perseveranza, una storia di riscatto che dura da più di quarant'anni, che ci sussurra come la musica sia sempre sinonimo di salvezza.
"È facile che la musica faccia da lente qualcosa che non va. Ma forse anche a qualcosa che va, quando va."

Se amate le storie intense, di riscatto, e il mondo della musica, questo è il romanzo giusto per voi.
Ringrazio Einaudi per avermene inviato la copia.



lunedì 13 luglio 2020

Apple e Rain - Sarah Crossan

Trama: Apple ha tredici anni e vive in Inghilterra con la nonna da quando ne aveva due, perché la madre, giovanissima, se n'è andata in America a cercare fortuna come attrice. Apple vuole bene alla nonna, ma soffre la rigidità delle sue regole e il peso delle sue ansie. L'unica amica che ha la trascura e il ragazzo di cui è innamorata non la degna di uno sguardo. Il solo momento positivo nelle sue giornate sono le ore di inglese, in cui il professor Gaydon parla di poesia e invita i ragazzi a esplorare con le parole i loro sentimenti: la paura, l'amore, la gioia. Quando la madre torna a casa dopo undici anni, Apple sente colmarsi il vuoto che ha dentro ed è come se fosse di nuovo intera. Ma il ritorno della madre è dolceamaro, come lo era stata la sua fuga quella tempestosa notte d'inverno... Apple prova a dare un senso alle proprie emozioni. Ma solo quando conoscerà Rain e scoprirà di avere un talento, smetterà di temerle e capirà che cosa significa veramente amare.
Titolo: Apple e Rain
Autore: Sarah Crossan
Casa editrice: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 269
Ci sono libri piccoli che sono grandi, grandissimi. Escono e non li noti, li presti e non ci fai caso e poi una recensione, una citazione ti accendono la curiosità e ti ritrovi dentro ad una storia che ti tocca e ti commuove, ma delicatamente,  in punta di piedi, quasi a non voler disturbare. La famiglia, questa parola semplice e complessa: cosa vuol dire essere una famiglia? Apple vive con la nonna e della mamma ha solo uno sbiadito ricordo perché se ne è andata quando lei era piccola. E' fuggita in America a recitare, incapace di prendersi cura di una bambina. Gli interrogativi che tormentano Apple sono molti e nessuno ha una risposta certa. Sarà stata la nonna con la sua severità a far fuggire la mamma? O sarà stata proprio lei, Apple, con il suo essere una bimba impegnativa? Ma che responsabilità hanno i bimbi? Nessuna. Eppure se tua mamma ti ha abbandonata cresci con un senso di colpa latente, con un marchio indelebile che mina ogni certezza. E un desiderio grande di amare e di essere amata.
Apple ha un padre è vero, ma lo vede e lo frequenta poco, sotto l'occhio attento della nonna. Parliamo anche di questa nonna iperprotettiva e severa che ha perso una figlia e che cresce la nipote senza lasciarle il giusto spazio, preoccupata di perdere anche lei. La protagonista sta crescendo, si sta formando e per questo avrebbe bisogno di punti fermi, perché non puoi sollevarti sulle punte dei piedi se il terreno sotto non è stabile. Tutto sembra andare storto, come la migliore amica che le preferisce la ragazza più popolare della scuola o il ragazzo che le piace che non la nota o il nuovo vicino di casa tanto strambo che se ne frega delle convenzioni. Poi, in tutto questo, due cose grandi accadono: la madre che torna e la poesia. Poi c'è anche Rain, ma di Rain non voglio dire nulla per non guastare il piacere della lettura.
Posso parlarvi invece della poesia, perché di poesia è intessuto il libro. Il nuovo insegnante di Apple invita i suoi alunni a leggere e a scrivere poesie e il lettore legge i doppi compiti settimanali della ragazza: le poesie vere e quelle da consegnare all'insegnante, diverse e più banali, perché sa che verranno lette di fronte ai compagni. La scrittura e la poesia le daranno conforto e le indicheranno una via, un modo per esprimere se stessa. Lo ripeto: un piccolo gioiello, un libro intenso che ti lascia lì a domandarti quanto sia impegnativo essere madre, figlia e sorella. Non ci sono certezze, nessuno ad indicarti la strada, solo errori grandi e piccoli che ti costellano l'esistenza, ma contro tutto e tutti Apple cresce e diventa un nuovo personaggio più consapevole, più forte nonostante le delusioni. Capace di perdonare e di accettare, pronto ad amare ed accogliere.  A fine libro una poesia emozionante che lo riassume ci lascia stupiti ad ammirare la potenza delle parole, la loro incisività

il ritorno di una donna con un impermeabile verde / - imperfetta e umana ; il ritmo di una poesia; / la grafite di una matita che struscia sul foglio mentre scrivo / storie inventate e verità. / Quante cose ho amato

Quanti libri ho amato io ... e Apple e Rain è uno di questi.





mercoledì 8 luglio 2020

Qualcuno ti guarda - Lisa Jewell

Titolo: Qualcuno ti guarda • Autore: Lisa Jewell • Traduttore: Annamaria Biavasco e Valentina Guani • Editore: Neri Pozza • Data di pubblicazione: 2 luglio 2020 • N.pagine: 381 • Copertina flessibile € 19,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Tom Fitzwilliam è il nuovo dirigente scolastico dell'istituto statale di Melville, a Bristol. Ha carisma, è un bell'uomo, dà l'impressione di poter risolvere qualsiasi problema, è insomma quel tipo d'uomo di cui le donne si innamorano e che gli uomini vorrebbero essere. Joey Mullen è appena tornata da Ibiza fresca di nozze con l'attraente Alfie Butter, conosciuto nel resort in cui entrambi lavoravano. Dopo aver trascorso mesi spensierati nella soleggiata isola, Joey è più che mai decisa a mettere la testa a posto, trovare un lavoro come si deve e una bella casa. Ma, nel momento in cui incrocia lo sguardo di Tom, suo vicino di casa, tutte le sue migliori intenzioni sembrano svanire nel nulla. Jenna ha solo quindici anni, ma da tempo sta lottando per tenere insieme i pezzi della sua vita. Sua madre sembra ormai preda dei fantasmi della sua mente. Trascorre tutto il giorno spiando i vicini, convinta che una misteriosa banda di stalker la stia perseguitando, entrando in casa di notte per spostarle i soprammobili, svitarle le lampadine e inciderle minuscoli geroglifici sul tavolo della cucina. A complicare la vita di Jenna ci si è messo anche Tom Fitzwilliam, il nuovo preside di cui si è invaghita la sua amica Bess. Contrariamente al resto della scuola, Jenna prova uno strano senso di inquietudine al suo cospetto, ed è convinta di averlo già incontrato, anni prima, e in circostanze molto diverse. Freddie Fitzwilliam ha intenzione di entrare nell'MI5, dopo l'università. Suo padre gli ha sempre detto che i servizi segreti sarebbero ben contenti di assumere un genio come lui, e Freddie è d'accordo. Nel frattempo, in mancanza di amici, da un anno Freddie ha cominciato a compilare Il dossier Melville, una sorta di bollettino in cui annota i movimenti della gente di Melville che osserva dalla finestra di camera sua. Un passatempo innocuo, se non fosse che nulla è mai ciò che appare.

Quando ho letto "Ellie all'improvviso" sono rimasta folgorata dalla scrittura di Lisa Jewell e dalla sua capacità di creare un crescendo di tensione nel corso della narrazione, perciò quando ho saputo che stava per uscire un suo nuovo romanzo ho iniziato a saltellare dall'entusiasmo (saltelli trattenuti, vista l'età). 
Sicuramente in questo romanzo non si parte subito con un livello altissimo di ansia, diversamente dal precedente; anche se il capitolo di apertura si svolge sulla scena di un delitto, con un cadavere riverso in una pozza di sangue, i capitoli seguenti fanno un salto indietro nel tempo e si concentrano sulla conoscenza della piccola comunità in cui si svolgono le vicende:
Fonte Web
Melville, un quartiere "bene" di Bristol dove si trova un gruppo di case colorate abitate da persone modestamente benestanti.
In una di queste case abita il professor Tom Fitzwilliam, preside dell'istituto locale, specializzato nel risollevare istituti scolastici in declino. Con lui vive la moglie Nicole e il figlio Freddie.
A un paio di case di distanza invece vive Joey Mullen, una ragazza poco più che ventenne, fresca di matrimonio con Alfie, un ragazzotto avvenente conosciuto a Ibiza e sposato sull'onda dell'entusiasmo. Joey, cresciuta all'ombra del suo perfetto fratello Jack, e vive nella casa che lui ha acquistato dopo essersi sposato con Rebecca, una ragazza lontana dai tipi che era solito frequentare e in attesa del loro primo figlio.
Qualche casa più in là, di fronte alle belle case colorate, vive invece Jenna, una studentessa della scuola di cui Tom è preside, alle prese con l'instabilità mentale della madre, che vede complotti in ogni dove.
Di cosa parla quindi questo romanzo? Di ossessioni. 
Come succede per tutte le ossessioni, che iniziano piano e vanno in crescendo, così è questo romanzo. Dopo aver conosciuto le normali vite dei protagonisti,
iniziano ad emergere particolari che stonano con la tranquillità del quadro generale, grazie anche a brevi trascrizioni degli interrogatori svolti dalla polizia ai vari abitanti del quartiere che intervallano i capitoli. Via via che il racconto procede i particolari si sommano alimentando un senso di inquietudine sempre crescente, arte nella quale la Jewell è maestra.
Il lettore è portato a farsi domande continue sull'onestà dei vari personaggi: cosa c'è nel passato della famiglia Fitzwilliam? Tom è veramente un brav'uomo o piuttosto è un viscido adescatore di studentesse? Cosa sta combinando Freddie, l'intelligentissimo figlio di Tom, sempre appostato dietro alle finestre a spiare e fotografare i vicini? Sono veramente i vaneggiamenti di una folle quelli della madre di Jenna, o si basano su fatti reali? E cosa si nasconde nel passato di Rebecca, la perfetta moglie di Jack?
Per conoscere tutte le risposte a queste domande dovrete per forza leggere il libro, vi dico solo che uno degli ultimi capitoli mi ha lasciata senza fiato, inorridita, che il penultimo capitolo mi ha fatta piangere e che l'ultima riga mi ha riservato un particolare che posso definire scioccante.
Ringrazio Neri Pozza per avermi fornito la copia del romanzo e a voi posso solo dire: se siete amanti dei libri nei quali la tensione aumenta con l'aumentare delle pagine, questo è il libro per voi.






lunedì 6 luglio 2020

Il morso della vipera - Alice Basso

Dopo aver chiuso l'ultima pagina dell'ultimo libro su Vani Sarca mi sono sentita orfana, ma con la consapevolezza che chiudere in bellezza una serie quando ancora i lettori reclamano a gran voce nuove storie sia sinonimo di intelligenza e lungimiranza. 
Ho pensato che nessun altro personaggio avrebbe potuto entusiasmarmi allo stesso modo e allo stesso tempo ero certa che Alice sarebbe tornata col botto (pensieri confusi e dove trovarne). E non sbagliavo! Alice ha fatto il miracolo, ci ha regalato Anita, un personaggio che non potrete non amare!

Titolo: Il morso della vipera • Autore: Alice Basso • Editore: Garzanti • Data di pubblicazione: 2 luglio 2020 • N.pagine: 302 • Copertina flessibile € 16,90 • Ebook € 9,99

TRAMA
Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia : racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l'altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un'anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l'unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l'intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi. Dopo aver creato Vani Sarca, l'autrice torna con una nuova protagonista: combattiva, tenace, acuta, sognatrice. Sullo sfondo di una Torino in cui si sentono i primi afflati del fascismo, una storia in cui i gialli non sono solo libri ma maestri di vita.

Ne "Il morso della vipera" conosceremo la signorina Bo, spumeggiante dattilografa durante i ruggenti anni '30; la cosa che più colpisce nei libri di Alice Basso è proprio il minuzioso lavoro di studio per poter consegnare al lettore un racconto il più fedele possibile al periodo storico e alla località di cui si racconta.
Vi ritroverete catapultati nella Torino del 1935, dove tra il via vai delle persone le strade sono puntinate di nero, di quelle camicie che identificano immediatamente da che parte sta chi le indossa, i fedelissimi di Monssù Cerütti (per il finale della frase dovrete obbligatoriamente leggere il libro, e vi assicuro che merita!), nomignolo affibbiato sottovoce al Duce, in quel periodo in cui ancora non c'era piena consapevolezza di dove si sarebbe andati a finire, ma già un po' di puzza si sentiva. Quel periodo in cui le ragazze uscivano accompagnate da qualche parente maschio con l'unico obiettivo di trovare marito, la massima aspirazione era infatti contrarre un matrimonio conveniente, riuscire ad avere una bella casa e tanti pargoletti. 
Anita Bo è una gran bella ragazza e quando il bel Corrado Leone, dei Leone degli alimentari, la chiede in moglie, secondo voi che fa? Può mai un personaggio scaturito dalla penna di Alice Basso essere serio e posato, può fare scelte oculate senza infilarsi con tutte le scarpe in situazioni di cui poi pentirsi? Ovviamente no! E quindi, alla fatidica domanda, Anita interrompe il collegamento tra bocca e cervello e risponde che...udite, udite... PRIMA VUOLE LAVORARE! Che Debàcola! (Débacle in "anitese", sì, perché una delle sue manie è quella di tradurre in italiano i termini stranieri).
Tra la disperazione di mamma Mariele, che era disposta anche a toglierle qualche spilla dagli abiti per farle mostrare un po' di mercanzia, e l'incoraggiamento di Clara, la sua amica del cuore, Anita sosterrà un colloquio di lavoro con l'Editore Monné, che pubblica la rivista Saturnalia dove vengono raccolti racconti gialli tradotti dall'inglese.
Ed è così che Anita diventerà una dattilografa, lavorando a stretto contatto con il misterioso signor Satta Ascona scoprirà tutto il mondo della nascente letteratura gialla, di come Chandler e Williams siano arrivati nelle nostre librerie e degli stratagemmi necessari per poterli pubblicare, inserendo tra i vari racconti anche un personaggio creato ad hoc per tenere alto lo spirito fascista, con delle avventure cucite su misura per esaltarne i pregi. E noi lettori lo scopriremo con lei.
Menzione d'onore per il personaggio di Candida Fiorio, insegnante in pensione dalle idee estremamente moderne, in assoluto contrasto con il regime, che sente la responsabilità di formare delle coscienze critiche: un mentore, un personaggio davvero meraviglioso!
La penna di Alice ha sempre il potere di trasportare il lettore lì, nel luogo e nel momento in cui si svolgono le vicende narrate, vi sembrerà di sentirne persino gli odori!
Il giallo, come anche nei libri con Vani Sarca, non è l'elemento portante, ma un contorno che rende perfetto un piatto già godibile, ulteriore pretesto per sottolineare come in quel momento storico la situazione fosse ancora più difficile per chi  aveva idee non propriamente in linea con l'ideologia fascista.
Insomma, Alice è riuscita nella grandiosa impresa di non farci rimpiangere Vani, facendo sorgere un nuovo bisogno: scoprire cosa succederà ad Anita, a Satta Ascona e al povero Corrado!
Che fate ancora qua? Andate in libreria o fate un ordine online, ma non privatevi del piacere di conoscere Anita! Su, veloci!



venerdì 3 luglio 2020

Passeggiata col cane - Sven Nordqvist

Trama:
Una bambina esce per portare a spasso il cane della nonna. Niente di più ordinario: ma da una semplice passeggiata col cane prende l'avvio un caleidoscopio di incontri, avventure e mondi strabilianti da scoprire. Un viaggio fantastico nel regno dell'immaginazione, interamente raccontato senza parole, dalle illustrazioni di Sven Nordqvist. Ogni immagine è come un mondo a sé pieno di piccoli personaggi da osservare per ore, scoprendo particolari sempre nuovi

Titolo: Passeggiata col cane
Autore: Sven Nordqvist
Casa editrice: Camelozampa
Anno pubblicazione: 2020



Dopo aver chiuso questo libro la sensazione che ti pervade è lo stupore, mescolato con l'ammirazione. Ti sembra di essere piombato in un mondo fantastico, di essere caduto in un labirinto dal quale non vorresti uscire. E una volta di più il termine letteratura per ragazzi o albo illustrato ti pare riduttivo, troppo piccolo per contenere tutto quello che a volte ci puoi scoprire dentro. Non ci sono parole, ma vedremo invece di trovarle per rendere il giusto merito a questo libro incredibile.
Innanzitutto è un silent book, ossia un libro senza parole. E' anche un wimmelbuch, un libro "brulicante" di immagini, storie, indizi. Queste due caratteristiche unite creano un mix irresistibile. Una bambina (ma per me è un bambino) esce a portare fuori il cane. Sull'uscio di casa lo/a saluta una rassicurante nonnina. Da una situazione ordinaria si passa ad altro. Un universo che si apre ad ogni pagina, da guardare e riguardare: alla ricerca del bimbo e del cane e di altre meraviglie. Ad una prima lettura non puoi vederle e gustare tutti i particolari e devi riprendere da capo, ogni volta stupendoti di trovare cose nuove. Non saprei come descriverlo: è assolutamente da assaporare con gli occhi. Coccinelle grandi quanto mucche, re tristi affacciati al balcone, una signora gigante che suona il sax al suo cane, un'altra signora che seduta su una panchina discorre con un pettirosso (e sei ragionevolmente certo che lui stia per rispondere). Per non parlare della biblioteca e della sala giochi, così zeppe di tutto, di libri e di congegni, di quadri. Assurdo e pazzesco, fino alla scena finale in cui la bimba (bimbo) ritorna dalla nonna. Sembra che tutto rientri nella normalità, di essere usciti da un sogno fantasmagorico, ma quel coniglio che sfreccia sullo skateboard ci ricorda invece il viaggio che abbiamo fatto.
Questo è un libro che tutti possono leggere, che supera il problema della lingua: un silent inclusivo ed ipnotico, che con un moto circolare si legge e si riprende a leggere, scoprendo ad ogni pagina un nuovo dettaglio. Le illustrazioni sono incantevoli, dense di riferimenti colti, ma ugualmente alla portata di tutti perché ognuno le può arricchire collegandole al proprio vissuto, al proprio personalissimo mondo interiore fantastico.

Un grazie sentito a Camelozampa che mi ha regalato la copia cartacea e che, soprattutto, ha portato anche in Italia questo libro che profuma di perfezione.
Non conoscevo questo autore, ora di certo non potrò mai dimenticarlo.


giovedì 2 luglio 2020

Il sogno - Franck Thilliez


Titolo: Il sogno • Autore: Franck Thilliez • Traduttore: Federica Angelini • Editore: Fazi • Data di pubblicazione: 2 luglio 2020 • N.pagine: 600 • Copertina flessibile € 18,50 • Ebook € 12,99

TRAMA
Se non fosse per le sue cicatrici e le strane foto che tappezzano le pareti del suo ufficio, si direbbe che Abigaël sia una donna come le altre. Se non fosse per i momenti in cui sprofonda nel mondo dei sogni, si giurerebbe che dica il vero. Ma Abigaël, la psicologa che tutti si contendono per risolvere i casi criminali più intricati, soffre di una grave narcolessia che le rende tutto più difficile. Spesso per lei il confine tra sogno e realtà si confonde, ed è costretta a ricorrere a bruciature e tatuaggi per assicurarsi di essere sveglia e che quello che vede stia realmente accadendo. L'indagine a cui sta lavorando insieme al fidanzato poliziotto Frédéric riguarda un rapitore seriale di bambini, Freddy. I piccoli scomparsi finora sono tre, a quattro mesi di distanza l'uno dall'altro. Ogni rapimento viene annunciato con uno spaventapasseri che indossa gli abiti del bambino rapito precedentemente. Intanto, Abigaël è l'unica sopravvissuta a un terribile incidente d'auto di cui non ricorda nulla e dove hanno perso la vita suo padre e sua figlia. Presto capirà che molte cose di quell'episodio non tornano. E si renderà conto che Freddy sa più di quanto dovrebbe. E non è il solo. Ma per Abigaël il nemico più pericoloso rimane uno: se stessa.

Dopo aver letto "Il manoscritto" ed essermi sentita presa in giro dall'autore in maniera magistrale, Franck Thilliez è entrato di diritto tra gli autori da tenere d'occhio, per poter mettere le mani (anzi gli occhi) quanto prima su eventuali suoi nuovi scritti. Potete quindi immaginare la mia gioia alla notizia che sarebbe uscito questo romanzo. Ho immediatamente contattato la Casa Editrice, che molto gentilmente mi ha inviato l'ebook alcuni giorni prima dell'uscita, e mi ci sono fiondata come un'aquila su un topo.

Ho iniziato la lettura sentendomi ancora una volta coinvolta completamente nelle vicende narrate, grazie alla scrittura ipnotica di Thilliez. 

Si tratta di una storia nella storia: da un lato un caso di rapimento seriale da parte di un individuo soprannominato "Freddy", come Krüger, perché a distanza di tempo dal rapimento dei bambini fa  in modo che gli inquirenti ritrovino dei fantocci con gli abiti dei bambini scomparsi, il petto squarciato da numerosi tagli e imbrattato di sangue, e in testa i capelli della vittima successiva. Non è chiaro perché li rapisca, cosa faccia loro, e soprattutto come li scelga, dato che non ci sono elementi che li colleghino.
Dall'altro lato abbiamo la storia personale di Abigaël, psicologa, membro della squadra che da nove mesi sta indagando sui rapimenti: all'inizio di questa storia è vittima di uno strano incidente stradale nel quale perdono la vita il padre, poliziotto di frontiera in pensione, e la figlia preadolescente. Abigaël ha una particolarità: soffre di narcolessia e cataplessia, e quando si addormenta è preda di strani e terribili incubi, in una sorta di realtà alterata, tanto da non riuscire mai a capire se quello che sta vivendo sia una situazione reale o piuttosto uno dei suoi incubi.
Nel tentativo di mantenere un minimo equilibrio psichico annota su un quaderno tutti i suoi incubi, numerandoli; il lutto, il ricordo dell'incidente e l'avanzare delle indagini, le rendono sempre più difficile distinguere i sogni dalla realtà, arrivando a farle sentire la necessità di trovare un modo per capire: dal momento che nel sogno non percepisce dolore fisico, arriva a ferirsi in modi sempre più cruenti, in un crescendo di disordine emotivo. In più, il farmaco che è costretta ad assumere per controllare il sonno, le causa perdita di memoria, a volte anche importante.
"Cosa siamo senza memoria, senza ricordi, senza i volti e le voci che hanno accompagnato la nostra vita? Solo un puntino sulla curva del tempo? Un fiore che si è dischiuso, ma senza profumo né colore?"
Spesso leggendo mi sono posta la stessa domanda della protagonista: su quale piano ci troviamo? Nell'onirico o nel reale? Thilliez sa perfettamente come trasferire al lettore l'angoscia dei suoi protagonisti, in questo si conferma maestro, dando spesso la percezione di trovarsi a vivere un loop, o di essere in una di quelle stanze zeppe di specchi dove non si riesce a capire quale sia il riflesso reale e quale quello distorto. 

Ma... c'è un ma, purtroppo!
Come sempre mi accade (e come penso accada ad ogni appassionato di libri thriller e gialli) durante la lettura faccio mille congetture e altrettante ipotesi su chi sia il "mostro" e su come siano realmente andate le cose, con la speranza di concludere la lettura pensando che l'autore sia stato talmente bravo da avermi portato dove voleva per poi fregarmi alla grande. Se questo è esattamente quello che mi era  successo durante la lettura de Il manoscritto, purtroppo questa volta la magia non si è ripetuta. Da poco oltre metà lettura, ho iniziato ad avere la sensazione che le mie intuizioni fossero esatte, che non ci sarebbe stato l'effetto "mascella a terra" che mi aspetto da Thilliez, e così è stato. Non so se mi aspettassi troppo, o se il fatto di aver letto tanti thriller mi abbia reso più attenta ai particolari, ma in questo caso avevo intuito almeno due degli "scoop" su cui si basano gli intrecci narrativi.

Rimane comunque un bel thriller, ben scritto e molto coinvolgente, ma la mancanza dello "schiaffo" finale mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.

Alla fine della lettura Thilliez coinvolge nuovamente i suoi lettori in un gioco che restituisce un po' di brio all'esperienza nel suo insieme, e questo è un merito che gli va  assolutamente riconosciuto.
Ora, qualora decideste di leggerlo, aspetto di sapere da voi (in sede privata, onde evitare spoiler) se vi sia successo di capire prima della fine dove la narrazione vi avrebbe condotti.

Ultimo appunto: se vi è possibile, evitate la versione digitale, perché all'inizio di alcuni capitoli troverete la rappresentazione grafica di una linea temporale che vi indica in quale momento è collocato il capitolo, rappresentazione estremamente piccola e impossibile da ingrandire (almeno sul mio ereader) tanto da costringermi a tenere costantemente a portata di mano una lente di ingrandimento (e no, non è la cataratta!)
Ringrazio Fazi per avermi permesso di leggere questo romanzo in anteprima, omaggiandoli della copia digitale.