venerdì 30 novembre 2018

Dalle 3 Ciambelle - Reading Challenge 2019


Driiiiiin! Driiiiiinnn! Driiiiiiinnnnn!!!
Bacci: Allooooooora! Che qualcuno risponda a quel minchia di telefono che suona, saranno sicuramente clienti che vogliono prenotare, io sto finendo di mettere il cacao sul tiramisù!
Laura Libbri: Io ho un piatto da consegnare, non posso! E non ditemi che un piatto è poco, che ne ho appena rovesciati tre. E NON DITE ALTRO CHE IO VI AVEVO AVVISATE CHE LA CAMERIERA NON È LAVORO PER ME, FACCIO SOLO DANNI!!!
Laura Eliza: Non agitatevi adesso rispondo, stavo solo finendo il capitolo, dannazione!
Bacci: Sarebbe compito tuo eh! Non è che fare la cassiera significa solo fare i conti e leggere tra uno scontrino e l'altro...
Laura Eliza: Mi ci avete schiaffata voi qui, io volevo fare i dolci...
Laura Libbri: Non ci pensare proprio! Abbiamo appena aperto, vuoi farci esplodere la pizzeria? E poi, qui dentro sei l'unica che riesce a fare i conti, quindi muta! Anzi no, parla che devi rispondere al telefono
...
Vi state chiedendo dove siete capitati? Ma come? Abbiamo passato le ultime settimane ad allestire questo locale solo perché ce lo avete chiesto, perché avete detto che senza le nostre Reading Challenges non potreste vivere, quindi eccoci! Eh già, pregustavamo un anno di pace e tranquillità, senza obiettivi da inserire, punteggi da calcolare, cazziatoni da fare... ma poi abbiamo realizzato che (forse) sarebbe stato un anno noioso, senza un minimo brivido, e quindi eccoci qui, all'inaugurazione del nostro ristorante/pizzeria!
A tutti, benvenuti 

DALLE TRE CIAMBELLE

Come avrete intuito dalla conversazione iniziale, La Libridinosa è addetta al servizio ai tavoli (combina un macello dopo l'altro, ma distoglie l'attenzione con la divisa tutta pizzi e gemelle in primo piano), la Bacci è addetta alla preparazione dei dolci (o preferite provare il brivido dell'attesa dell'esplosione mentre gustate la vostra pizza preferita?) e Laura Eliza sta in cassa, almeno con lei siamo tranquille che i conti tornino (non si sa a favore di chi, ma vabbè). 
Ma quest'anno non saremo sole! Già, perché i nostri consorti hanno pensato che non era sufficiente sopportarci in casa e quindi ci aiuteranno anche in pizzeria: il Consorte Libridinoso
sarà il nostro pizzaiolo (le pizze come le fa lui, nessuno mai!) e, udite udite... comportatevi bene, perchè quest'anno abbiamo anche il buttafuori, nella figura di Miranda (è un lunga storia, lasciate stare), il Bacci Consorte. 
Ah, un'ultima cosa. Se Laura Libridinosa vi è sembrata talvolta irascibile e tendente al dittatoriale, sappiate che quest'anno ha il compito di portarvi le pizze al tavolo, quindi se pensate di annunciare ogni invio delle recensioni, senza saltarne nemmeno uno, troverete un condimento extra alla vostra pizza (avete presente i lama? Ecco!). Non solo, dice che al terzo sputo la pizza diventa immangiabile, quindi la butta e voi perderete un punto. Meditate gente, meditate.  
In cosa consiste la Challenge? Presto detto! Sedetevi al vostro tavolo, aprite i menù e leggete bene. Intanto, noi vi portiamo l'acqua...

mercoledì 28 novembre 2018

[Questa volta leggo...] Francesca - Manuela Raffa

Per il mese di novembre, il tema scelto per la rubrica "Questa volta leggo..." - ideata da Chiara de La lettrice sulle nuvole, Dolci de Le mie ossessioni librose e Laura La Libridinosa - è la lettura di un romanzo storico; la mia scelta è caduta su "Francesca" di Manuela Raffa, un libro che mi è stato (incrediiiiiibbilmente) prestato da La Libridinosa, dopo che me ne aveva parlato in modo entusiastico. E anche stavolta ha avuto ragione (maaaaaa, non diteglielo che poi fa la ruota come un pavone, gonfia il petto tutta tronfia, poi le saltano i bottoni della camicetta, e...vabbè ci siamo capiti, siate omertosi!)


Titolo: Francesca • Autore: Manuela Raffa • Editore: Piemme • N. pagine 355 • Anno di pubblicazione 2017 • Copertina rigida € 18,50 • Ebook € 9,99

TRAMA
Francesca da Polenta è una donna fuori dal comune. Lettrice appassionata, dotata di forte intuito anche per argomenti solitamente maschili, fin da giovanissima viene citata dai menestrelli di corte come una delle fanciulle più belle della penisola. Per suo padre Guido, è l'unica donna che valga quanto un uomo, l'unica in grado di tener testa ai suoi discorsi, l'unica il cui destino gli stia a cuore. Ma un uomo di potere sa che il bene del casato vale più dei propri sentimenti. Per questo, quando Giovanni Malatesta gli chiede la sua mano, Guido non riesce a negargliela. È così che, a sedici anni, Francesca da Polenta cede il posto a Francesca da Rimini. Mai avrebbe pensato a un matrimonio senza amore, con un uomo brutto e privo di cultura, ma, contrariamente alle aspettative del padre, accetta la decisione senza ribellarsi. Una vita lontana dal mondo cavalleresco che ama, questo è ciò che si aspetta da quell'unione. Fino al giorno in cui conosce Paolo, il fratello di suo marito. Paolo non solo è affascinante, ma è curioso, colto, pieno di premure e di considerazione per le sue idee. È l'uomo che avrebbe voluto accanto. È l'uomo che amerà, per tutta la vita. E a causa del quale perderà quella stessa vita. La storia di Paolo e Francesca, relegati nell'Inferno dantesco tra i lussuriosi, ha riempito la bocca degli innamorati nel corso dei secoli. Ma delle due persone nascoste dietro alla fama immortale, si è sempre saputo poco. Manuela Raffa ricostruisce la vita di una donna, le sue passioni, le sue ambizioni, le sue inclinazioni, fino all'ultimo tragico evento; e la trasforma da simbolo dell'amore eterno e peccaminoso a donna in carne e ossa.

Inizio col dire che, pur non essendo le mie letture d'elezione, amo leggere romanzi storici per potermi immergere negli usi e nelle consuetudini del periodo trattato, immaginare la vita quotidiana in quel determinato contesto e questa lettura ha soddisfatto a pieno la mia curiosità. 
Manuela Raffa parte da un fatto storico noto a tutti per essere stato narrato da Dante nella sua Divina Commedia, e cioè l'amore fedifrago tra Francesca da Rimini (nata da Polenta) e Paolo Malatesta, suo cognato, cercando di andare in profondità nei sentimenti dei vari protagonisti, costruendo una narrazione assolutamente verosimile oltre che appassionante e coinvolgente.
Siamo alla fine del 1300, l'epoca delle lotte tra guelfi e ghibellini, delle guerre tra famiglie per aggiudicasi la sovranità di un territorio, un periodo storico in cui i matrimoni venivano combinati per consolidare alleanze, spartirsi le proprietà, motivo per cui i tradimenti erano all'ordine del giorno e  nelle famiglie che detenevano il potere, spesso tollerati da ambo le parti. 
Il grande pregio di questo romanzo, a mio avviso, sta nell'abilità dell'autrice di descrivere le emozioni e i sentimenti dei vari personaggi, riuscendo a fare entrare il lettore in empatia con ognuno di loro, anche con quei personaggi che appaiono in misura minore.
Durante la lettura sono tornata bambina, provando il puro amore filiale nel racconto del rapporto tra Francesca e il padre, un uomo totalmente innamorato della figlia, tanto da non badare alle convenzioni del tempo e permettendo alla sua brillante figlia di imparare a leggere e portarle nuovi libri dai suoi viaggi, nuove avventure nelle quali immergersi. 
Con Francesca ho vissuto la nascita di un sentimento forte, inaspettato, totalizzante, per un uomo che la comprendeva e la considerava sua pari, a dispetto della consuetudine che poneva la donna molto al di sotto nella considerazione sociale; ho vissuto la felicità assoluta nel sapersi ricambiata, la disperazione nel doversi sottomettere ad un matrimonio con un uomo rozzo e storpio, che nulla aveva a che spartire con lei. Sono poi sprofondata nel buco nero della depressione quando la sua storia d'amore sembrava non poter avere un seguito e la rinascita della speranza quando sia lei che Paolo si arrendono alla forza del loro sentimento.
Allo stesso modo ho vissuto i tentennamenti di Paolo, i suoi rimorsi, il suo struggimento nel rinunciare ad un sentimento che avrebbe distrutto una famiglia intera, e la gioia nel capitolare pur temendo  i possibili scenari.
Ma la parte decisamente meglio riuscita e più coinvolgente è la voce di Giovanni Malatesta, al quale viene affidata l'apertura di ogni capitolo. A distanza di quasi vent'anni dagli accadimenti che hanno portato al tragico epilogo che tutti conosciamo, attraverso le sue parole vivremo l'amore non corrisposto di Giovanni per la bellissima Francesca, il suo sentirsi inadeguato, i suoi tentativi di assecondare la sua sposa per poterla in qualche modo conquistare, la sua smisurata gelosia verso una donna che al pari di un oggetto prezioso era diventata una sua proprietà da difendere a tutti i costi. Se il tradimento della donna che doveva essere solo sua era già un pensiero inaccettabile, a Giovanni è toccato fare i conti anche con il tradimento di un fratello che amava, del quale si fidava e al quale si affidava sia in famiglia che per le questioni politiche. Un doppio tradimento che avrebbe fatto crollare il più saldo degli uomini, a maggior ragione un uomo che aveva sempre sofferto l'inadeguatezza nei confronti di un fratello bello e brillante e di una sposa ambita da ogni uomo. Manuela Raffa riesce ad entrare così in profondità nel dualismo dei suoi sentimenti da riuscire a far provare al lettore una profonda compassione per una vicenda tanto tormentata.
Un romanzo che consiglio vivamente a tutti gli appassionati del genere, sia per la caratterizzazione dei personaggi che per la ricostruzione del periodo storico nel quale la vicenda si svolge.


Vi lascio il calendario delle recensioni per il mese di novembre e vi do appuntamento al prossimo mese con questa bella rubrica.


venerdì 23 novembre 2018

La teoria imperfetta dell'amore - Julie Buxbaum

Trama: A volte basta cambiare prospettiva per dare senso al mondo. Da quando suo padre è morto in un incidente d'auto, Kit non è più la stessa. Non ha più voglia di ridere, scherzare o confidarsi con le amiche di sempre. L'unica cosa che desidera è chiudere fuori il mondo intero e voltare pagina. Per questo decide di lasciare il tavolo affollato a cui si siede ogni giorno in mensa e prendere posto a quello di David. David, che gira per i corridoi della scuola con le cuffie nelle orecchie e non parla con nessuno. David, che è un genio della fisica ma quando si agita trema come una foglia. I due non potrebbero essere più diversi, ma lentamente quei pranzi in solitudine diventano un appuntamento fisso, atteso, e tra sguardi e parole sussurrate, Kit e David imparano a essere amici. Forse qualcosa di più. Fino a quando David decide di aiutare Kit a ricostruire che cosa è successo il giorno in cui suo padre è morto. Perché David non sopporta le questioni irrisolte, non sopporta le equazioni lasciate a metà. E farebbe di tutto per ricomporre i pezzi del cuore infranto di Kit. Ma il sentimento che li lega sarà abbastanza forte per resistere alla verità? 

Titolo:  La teoria imperfetta dell'amore
Autore: Julie Buxbaum
Casa editrice: DeA Planeta
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 383




 Buongiorno! Oggi ritorna la rubrica pensata e realizzata in collaborazione con Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e nata dalla nostra passione comune per la narrativa per ragazzi. Chiara mi ha suggerito di leggere "La teoria imperfetta dell'amore" di Julie Buxbaum.  A lei è piaciuto perché:


Libro bellissimo che consiglio a tutti, ragazzi e non, anche per capire che spesso essere diversi vuol dire essere speciali e che si può cambiare e maturare. E perdonare.

Questa rubrica mi arricchisce perché confrontarmi con Chiara mi porta a leggere dei libri che non sceglierei autonomamente e in questo modo, invece, scopro autori diversi e storie differenti. Solo per il titolo, infatti, avrei evitato questo romanzo...e avrei fatto malissimo! Ora che l'ho terminato mi pare di essere in possesso di informazioni segrete e importantissime, di avere trovato il perfetto libro romantico da consigliare dai 12 ai 99 anni. La storia di Kit e David è bella, delicata e totalmente priva di qualsiasi volgarità. La loro attrazione è descritta in modo originale, pulito e intenso: quanta sensualità solo nella descrizione delle lentiggini che lei ha sulla clavicola!
David è affetto dalla Sindrome di Asperger e frequenta le lezioni scolastiche totalmente invisibile per gli altri, dopo che nel passato è stato vittima di spregevoli atti di bullismo. Gira per i corridoi della scuola con delle cuffie alle orecchie, per non sentire tutto quel caos che lo disturba. E' sensibile solo al fascino di Kit. Lei invece non lo aveva mai notato, ma resa più sensibile e ricettiva dal dolore provato per l'improvvisa morte del padre, inizia a "vedere" David, a sedersi accanto a lui in mensa traendo conforto dalle sue parole sincere, in un momento in cui le sembra che il resto del mondo sia ipocrita e riesca solo a dirle banali frasi di circostanza. La reciproca frequentazione li cambierà entrambi: David cercherà di contenere i suoi atteggiamenti da "Aspie" anche grazie ad un quaderno in cui annota tutto e ai suggerimenti dell'affettuosa sorella e Kit invece inizierà a riflettere sul vero significato dell'amicizia e della famiglia, mettendo in discussione tutto quello che prima dava per assodato. La storia si sviluppa tra scuola e casa, senza tralasciare critiche, ma sempre con profonda umanità.


Quando abbiamo deciso che queste persone sarebbero state nostre amiche? Cosa sarebbe successo se ci fossimo presi la briga di conoscere qualche ragazzo delle altre compagnie, tipo qualche artista o un patito del teatro? Se tutti insieme saltassimo fuori dalle nostre scatole e facessimo a pezzi le nostre stupide etichette? Chi scopriremmo?


Mi sembrano domande importanti, che ognuno di noi si può porre a qualsiasi età, con diversi gradi di amarezza nel darsi una risposta. Un libro che non è mai convenzionale, che affronta temi relativi alla famiglia, all'amore e alla scuola con grande immediatezza. Non è mai melenso, riesce a far male, senza portare il lettore ad essere triste. I due protagonisti vivono una realtà difficile, ma allo stesso tempo c'è sempre un margine per la speranza e il perdono.
Mi sento di consigliarlo ai giovanissimi, ma allo stesso tempo è interessante anche per le persone di una certa età (come me ;-).
Una bella scoperta, un romanzo che all'epilogo mi rubato un sospiro.





Ed ora vi raccomando di andare a leggere la recensione di Chiara del libro Le reginette di Clementine Beauvais cliccando  qui. Spero proprio che le sia piaciuto.
Ci rileggiamo presto!








mercoledì 21 novembre 2018

[Bookswiffer] Eleanor Oliphant sta benissimo - Gail Honeyman

Oggi prende il via una nuova rubrica, Bookswiffer, che vede coinvolte me (la Bacci, quella anziana), La Biblioteca di Eliza (che ha pubblicato ieri la sua recensione) e La Libridinosa (che pubblicherà domani).  Se ci avete seguite su Facebook saprete già di cosa si tratta e qual è il suo scopo: togliere la polvere ai libri che giacciono tutti soli e dimenticati da tempo immemore nelle nostre librerie. Ve lo state chiedendo? Ebbene sì, la cosa che accomuna noi tre (ma mica solo noi, confessate, disgraziati!) è quel bisogno irrefrenabile di possedere quel libro, in quel momento, pur sapendo che non riusciremo a leggerlo subito e che verrà impilato sopra la torre degli altri poveri libri abbandonati che hanno subito la stessa sorte.
Quindi, il "genio incompreso" de La Libridinosa ha partorito questa idea originalissima (peccato che La lettrice sulle nuvole lo faccia già da un po'): ogni mese ognuna di noi stilerà una lista di cinque libri impolverati, dalla quale le altre dovranno scegliere quello da spolverare (ossia da leggere e recensire).
Questo mese per me è stato scelto "Eleanor Oliphant sta benissimo", cosa che mi ha resa molto felice perché era uno di quei titoli che mi chiamavano da mesi (ma che ci volete fare, con l'età si diventa pure un pochino sordi...)
Eleanor Oliphant è una trentenne di Glasgow alquanto atipica, una ragazza che sembra non provare emozioni, che analizza tutto in modo razionale, spogliando ogni gesto della sua componente emotiva, riducendo ogni avvenimento ad un'analisi logica senza nessuna suggestione al di fuori del suo aspetto funzionale.
Tutte le sue scelte sono dettate da una necessità meramente meccanica, da soddisfare nel modo più veloce e pratico possibile. Svolge un lavoro impiegatizio in modo ineccepibile, le sue pause pranzo si svolgono sempre nello stesso modo, cibo e cruciverba, i suoi acquisti si limitano allo stretto necessario alla sopravvivenza, senza ricerca di soddisfazione alcuna.
Le mie preferenze vanno al mangime economico, rapido e semplice da reperire e preparare, ma che al tempo stesso fornisce a un individuo gli elementi nutritivi necessari a mantenersi in vita.
I suoi fine settimana sono fatti di vodka e sonno, in attesa che sia di nuovo lunedì. Man mano che Gail Honeyman presenta Eleanor, lascia cadere qualche briciolina qua e là, dando modo di intuire che dietro alla ripetizione ossessiva dei suoi rituali, dietro alla sua visione anafettiva del mondo, si nasconde un abisso, un buco nero di dolore e angoscia, sull'orlo del quale Eleanor si mantiene in equilibrio con il terrore di caderci dentro, di nuovo.
Finché riuscirà a tenere lontane le emozioni, Eleanor potrà sopravvivere con la convinzione di condurre una vita soddisfacente. Solo uno dei suoi rituali la destabilizza: la telefonata del mercoledì con la mamma, che dal luogo in cui è rinchiusa non perde occasione per ricordarle che non vale niente, quanto sia sbagliata e quanto inutile sia la sua vita.
L'arrivo di un nuovo collega di lavoro, Raymond, che la tratta alla pari non evitandola o deridendola come tutti gli altri, creerà una scalfittura impercettibile nel guscio di Eleanor. Un avvenimento che li vedrà coinvolti insieme sarà la scintilla che innescherà un processo lento e graduale attraverso il quale Eleanor inizierà a percepire un tepore, la sensazione benefica di essere vista, toccata, suscitare e provare affetto.
Una mano umana aveva esattamente il peso giusto e la temperatura giusta per toccare un'altra persona
Ma come sempre accade, inevitabilmente i cambiamenti portano delle conseguenze e per Eleanor questo significa fare i conti con il suo passato, inciso sul suo corpo attraverso le cicatrici che le deturpano il viso e quelle ben più profonde che le hanno segnato l'anima.
Attraverso un linguaggio lineare, asciutto, a volte anche crudo, la Honeyman ci fa scoprire Eleanor, partendo da chi è ora per arrivare a compiere il viaggio a ritroso della sua vita; senza sensazionalismi o morbosità ci porta a conoscere un personaggio straordinario, lasciando che sia il lettore ad usare la propria sensibilità per comprendere il difficile percorso di ricostruzione e autoconservazione compiuto.
Un tema forte che porta a molteplici riflessioni sulla parola mamma, quasi sempre associata a pensieri di accoglienza, calore, supporto, e su quanto maggiori siano i danni quando proprio chi dovrebbe proteggerci, ci distrugge.



lunedì 19 novembre 2018

Vivavoce - Antonio Ferrara

Trama: Lucio, il ragazzo protagonista di questa storia, ci accoglie in prima persona raccontando del suo lavoro di apprendista in una fabbrica di occhiali. Ha lasciato la scuola. Nemmeno il tempo di conoscerlo che rimane senza lavoro. Per passare il tempo va in biblioteca, prende un libro e inizia a leggere a voce alta. Da questo momento la sua vita cambierà. Rimasto senza nulla da fare tutto il giorno accoglie l'invito di uno sconosciuto per diventare lettore volontario. Andrà a trovare diverse persone e leggerà per loro. Un'anziana signora e la sua badante, un bambino, un vecchio, la sua ex prof d'italiano... Per ognuno di loro troverà il libro giusto nel momento giusto con una intuizione che ha qualcosa di magico. 

Titolo: Vivavoce
Autore: Antonio Ferrara
Casa editrice: Einaudi Ragazzi
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 134


Di nuovo lo stile di Antonio Ferrara mi spiazza, mi confonde, mi lascia in bilico a tra entusiasmo ed incredulità, ma è solo un attimo e poi riconosco senza incertezze di trovarmi di fronte ad un grande talento narrativo, ad una capacità di scrittura che ha la forza e la naturalezza come tratti distintivi. Come faccia Ferrara ad esprimere grandi concetti con un linguaggio semplice ed immediato, nitido e che arriva subito al cuore, io proprio non lo so. I suoi libri si rivolgono ad un pubblico giovanissimo, ma le tematiche non sono per nulla facili: lui riesce nella magia di renderle accessibili a tutti. 
Vivavoce parla di molte cose, anche di morte e di disperazione, ma non per questo il lettore sente venir meno la speranza. Non succede perché l’entusiasmo verso la vita è più forte, più intenso.
Lucio, il giovane protagonista, ha abbandonato la scuola e non è stato assunto nella fabbrica di occhiali presso la quale lavorava. E' un giovane disoccupato che trascorre la sue giornate tra la noia e la preoccupazione, sempre inseguito dalle fissazioni alimentari della madre, che vuol sopperire alla mancanza di un padre somministrando cibo sano. Mentre Lucio cerca di sottrarsi alla platessa, vagheggiando dei semplici bastoncini di pesce, fa la conoscenza di un uomo che l’ha sentito leggere ad alta voce e gli propone di farlo per persone che ne hanno bisogno. Un servizio di volontariato che inizialmente il ragazzo non vorrebbe accettare. Poi complice il tedio e il desiderio di uscire di casa e rendersi utile, Lucio inizia a leggere. Ad una signora anziana amante delle piante grasse, ad un bimbo malato che si trova in ospedale, ad una persona del suo passato che ha peso la vita per un incidente. Leggendo, leggendo si creano situazioni buffe o drammatiche e la vita reclama la sua parte. Non chiediamoci perché un ragazzo che ha lasciato la scuola legga tanto bene o conosca tutti quei libri, lasciamo che il libro scorra e ci coinvolga, ci faccia ridere e poi commuovere. E’ un inno ai libri, alla lettura ad alta voce, alla vita. Ad un certo punto una frase di un personaggio ci spiega tutto quello che c’è da dire e soprattutto da capire:

Quindi andò verso il tavolo, prese il libro e accarezzò anche lui come fosse una persona viva, e disse che era così, la vita, era un libro che ti faceva una sorpresa bella o brutta a ogni pagina girata, una sorpresa allegra o triste, e tu le volevi tutte, quelle allegre e quelle tristi, perché senza sorprese che vita è.

E noi le vogliamo tutte le storie, quelle allegre e quelle tristi, come io voglio continuare a leggere questo splendido autore.
Prendete nota: un bellissimo regalo da fare per chi ama leggere ad alta voce, a vivavoce.


lunedì 12 novembre 2018

[Questa volta leggo...] Il rumore del mondo - Benedetta Cibrario

Trama: L'ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui – conservatore di ferro – sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un'imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo – nell'economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l'Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.
Titolo: Il rumore del mondo
Autore: Benedetta Cibrario
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 751

Oggi un nuovo appuntamento della rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La Libridinosa. Per il mese di novembre la scelta è ricaduta sul romanzo storico e in un primo momento mi sarei voluta sottrarre  perché non è un genere che leggo di frequente, ma poi mi sono imbattuta nel nuovo libro di Benedetta Cibrario e non ho potuto resistere, anche se la mole del romanzo mi spaventava un pochino.
Il rumore del mondo mi ha conquistata superando di molto le mie aspettative. Ho incontrato quello che per me rimarrà il romanzo dell'anno e forse molto di più. Una sola avvertenza: se non avete amato Manzoni, Tomasi da Lampedusa, De Roberto, Dickens (tanto per fare alcuni nomi) lasciate perdere perché questi sono gli autori ai quali questa scrittrice può essere associata.



Il lettore che si accinge ad affrontare questo romanzo deve prendersi il tempo necessario per farlo: lo richiede la sua mole, ma ancor di più lo richiede la complessità degli argomenti trattati e lo stile raffinato con cui vengono descritti. Procedere con lentezza è anche una questione di garbo e di rispetto verso il grandissimo lavoro di limatura e di ricerca e al tempo stesso di immedesimazione in un'epoca che l'autrice ha necessariamente fatto. Questo romanzo, come ci spiega nella nota, l'ha accompagnata per diversi anni della sua vita e credo che sia giusto assaporarlo come merita, per gustarne tutte le variegate sfaccettature. Già da queste prime parole credo di avervi fatto comprendere che si tratta di un libro impegnativo, ma immensamente bello. Ora che sono giunta alla fine, riguardando da dove sono partita, mi pare quasi di essere maturata insieme ad Anne la protagonista, tanto abbiamo imparato a conoscerci in questi 15 giorni in cui i suoi pensieri sono entrati nella mia quotidianità facendomi fare un salto nel passato di quasi 200 anni.

La giovane Anne, come si legge nella sinossi, parte da Londra nel 1838 alla volta di Torino per raggiungere suo marito Prospero, un ufficiale piemontese suddito di Carlo Alberto. Durante il viaggio la neo sposa contrae il vaiolo e arriva a destinazione segnata nello spirito come nel fisico. A Torino oltre a Prospero, la attende il padre di lui, Casimiro, un uomo autoritario e conservatore.
La giovane moglie inglese, figlia di un ricco commerciante di seta, si trova catapultata in un universo distante anni luce dalla sua Londra. Accolta freddamente dai due uomini, per motivi diversi, verrà esiliata nella campagna piemontese, dove invece troverà nuovi stimoli ed interessi.
Toccante il modo in cui viene descritto il rapporto tra Anne e il suocero Casimiro, che nel tempo saprà riconoscere ed apprezzare le qualità della nuora. E' una storia nella storia che mi ha intenerita più di una storia d'amore passionale e mi ha fatto inevitabilmente pensare ad Angelica e al Principe Fabrizio del Gattopardo, anche se le due coppie si reggono su equilibri diametralmente opposti, come sono lontane la Sicilia e il Piemonte. Mi assale l'ansia al pensiero di non potervi descrivere la costruzione magistrale di questo romanzo che è intessuto di parti storiche, di lettere, di pensieri dei protagonisti che si alternano in un coro che rende tutti i punti di vista, in un equilibrio perfetto. Si resta incantati dalla delicatezza di Anne che mai, nemmeno con se stessa, critica il comportamento di Prospero, un uomo veramente da nulla, e resiste lontana dalla sua terra solo per una questione di etica e di moralità, quando tutto la porterebbe a fuggire. E' un personaggio diafano e fragile e allo stesso tempo con un carattere di ferro. Al suo fianco apprezziamo ancor di più, per contrasto, la ruvida affettuosità di Casimiro che oramai anziano riflette sulla sua vita:


il destino, rifletteva, è qualcosa che tocca in sorte a pochi individui, che lo scelgono e lo inseguono; e che sanno come costruirlo, con il fascino, il coraggio, con le imprese fuori dall'ordinario. Il nome di costoro, ragionava, rimarrà per sempre inciso nella pietra; gli altri, la maggioranza, non possiedono un destino, vivono una vita e nient'altro. Il loro nome, dopo la morte, sarà scritto sull'acqua o scolpito nell'aria; e, voltandosi indietro, non saranno in grado di distinguere un anno dall'altro, perché li vedranno come un unico cumulo di giornate, tutte uguali.


Il compito di stemperare le parti più malinconiche è affidato alla signora Manners, personaggio secondario, ma solare, concreto e illuminante. Una donna che ha trovato la sua strada solo dopo la morte del marito e che ha deciso di viaggiare e in particolare di percorrere l'Italia da Nord a Sud per poi raccontarla ai suoi compatrioti. Alcuni suoi tratti ricordano i personaggi dickensiani e non penso proprio sia un caso. La Cibrario non improvvisa, ma evidentemente omaggia stili e caratteri di romanzi del passato, che deve aver interiorizzato ed amato, ma li impasta con la sua penna e il suo stile inserendosi a pieno titolo nel filone del romanzo storico, annodando la sua opera, idealmente, ai grandi romanzi che sono venuti prima e a quelli che verranno. Il romanzo storico non è solo una storia ambientata in un particolare periodo storico, ma una storia che ci restituisce qui ed ora quel periodo, per noi lettori moderni, ma anche per i lettori futuri.
L'autrice ha dato vita ad un'opera possente e mentre leggevo ero sempre più coinvolta ed ammirata, la lettura prendeva la forma di quelle lettere che Anne scrive, impreziosite ai margini da acquerelli. Le mie nozioni storiche acquistavano una diversa dimensione e nasceva il desiderio di scoprire di più, un sincero interessa verso il nostro passato, un interrogarsi sulla mia italianità, per capire veramente chi siamo e da dove veniamo.
Mi aspetto che questo romanzo riceva il  riconoscimento che merita, anche a livello di premi letterari. Al suo interno un mondo: l'Italia del Regno sabaudo di Carlo Alberto con i suoi riti e le avvisaglie dei venti nuovi che sarebbero giunti, la provincia piemontese, l'Ottocento, la spinta verso le grandi imprese commerciali, l'Europa...E' come se partisse da una visuale ampia per poi via via restringersi fino a focalizzare su Anne, parte di quel mondo, una parte piccola e ugualmente importantissima. Il rumore del mondo è a tratti impercettibile, a volte roboante, come quello della guerra: Anne lo ascolta attraverso una conchiglia, arriva da lontano, ma arriva.



Vediamo ora tutti gli altri appuntamenti in calendario per il mese di novembre relativi a questa interessante rubrica:



giovedì 8 novembre 2018

Le reginette - Clementine Beauvais

Trama: Premiate su Facebook come le tre ragazze più brutte della scuola, Mireille, Astrid e Hakima non perdono tempo a piangerci sopra. Meglio inforcare le biciclette e partire, destinazione Parigi, dove hanno tutta l'intenzione, ciascuna armata di valido motivo, di imbucarsi alla festa che ogni 14 luglio si tiene all'Eliseo. A mano a mano che la notizia del loro viaggio si diffonde, le tre ragazze sono accolte con grande entusiasmo nei paesi in cui si fermano e diventano delle vere e proprie reginette dei social media e della televisione, al punto da ricevere invito formale niente meno che dal Presidente in persona...


Titolo: Le reginette
Autore: Clementine Beauvais
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 291





Non è semplice scrivere questo post, perché parlare di questo libro mi porta a considerazioni personali che non so mai se sia opportuno o meno fare. Quindi scrivo in bilico, sbilanciata, tentata tra il dire e il non dire, con il rischio di fare la figura meschina di chi lancia il sasso e nasconde la mano. Il sasso non lo lancio, le mie mani sono vuote, mentre la testa è piena di parole che richiedono di essere messe in ordine e rispondono ad una legge mia, che non ho mai tradito. Ogni amarezza deve stemperarsi in un sorriso perché sono certa di non possedere alcuna verità. Vedo tanti fatti solo di profilo, mi manca l'immagine d'insieme. Tornando al libro intanto vi dico questo: le Reginette mi è piaciuto moltissimo per l'ironia, l'intelligenza unita ad una certa maleducazione. L'ho trovato il libro perfetto da far conoscere ai ragazzi di terza media, tanto che il 26 ottobre scorso, giornata che qui in Friuli è la giornata regionale per il Fomento della lettura, ho avuto l'ardire di leggerne alcuni brani a ben 120 ragazzi riuniti insieme in una sala mensa odorosa di cibo non da acquolina in bocca. Armata di libro e microfono ho letto a questa massa, per me non indistinta, che volente o nolente era lì per ascoltarmi. Vorrei potervi dire che con le parole dell'autrice li ho stregati, ma certe battaglie portano successi che sul momento sono difficilmente stimabili. Su 120 ragazzi solo una si è presentata in biblioteca a cercare il libro. Ho dato un timido avvio al contagio e vediamo poi come si diffonderà il virus.
Qui parliamo di bullismo e di cyberbullismo e del semplice fatto di essere brutte in una società in cui l'immagine è al primo posto. Per due anni di seguito Mireille, la protagonista del libro, ha vinto il premio di Salsicciotto d'oro del plesso scolastico, concorso indetto su Facebook da quello che ai tempi della scuola d'infanzia e della scuola primaria era il suo migliore amico. Si tratta di un concorso per le più cesse brutte della scuola e l'oro e l'argento  sono stati vinti da altre due ragazze. Per Mireille è una bella soddisfazione (si fa per dire), d'altra parte lei è una tipa tosta. Bruttina, intelligente, con una lingua affilatissima, non permette a nessuno di compatirla e si difende da ogni attacco con lo scudo dell'ironia e del sarcasmo. Vive con la madre e il patrigno, mentre il padre nemmeno sa della sua esistenza o forse non ha interesse a conoscerla.  E Salsicciotto d'oro e d'argento invece chi sono? Una (Astrid) è pazza per gli Indochine (gruppo francese a quanto pare famosissimo) con un padre assente e l'altra (Hakima) è l'amata figlia di una famiglia molto unita, ma toccata dalla sventura di un fratello rimasto paralizzato per una missione di pace (o di guerra). Tutte e tre queste antieroine avrebbero un valido motivo per andare a Parigi il 14 luglio. Allora perché non inventarsi un carretto ambulante di salsicce e partire inforcando le biciclette? Lungo la strada i Salsicciotti venderanno salsicce, geniale trovata che i social subito adoreranno. La vendetta avrà il dolce sapore della noncuranza, perché strada facendo dimenticheranno i torti subiti per dedicarsi semplicemente a ... vivere. Non diventeranno belle, forse solo un po' più magre, le trasformazioni alla Cenerentola le conserviamo per altri libri. In questo si ride molto e un pochino si è tentati di piangere, ma fortunatamente tutto scorre.
Riconfermo la mia predilezione per le road novel, per le protagoniste lontane dagli stereotipi, per i libri che ti rimescolano i sentimenti.
E il bullismo? La lezione di Mireille è sicuramente da apprendere: se ne sei vittima, non ti crogiolare nell'autocommiserazione, puoi condire la tua pizza con moccio e lacrime giusto quel tanto che ti permette uno sfogo. L'autocommiserazione puzza di sconfitta e allontana le persone. Nessuno combatterà una battaglia al posto tuo e una strategia di difesa dovrai elaborartela da solo.
Ci sarà sempre nella vita chi ti dirà che sei brutta, grassa, magra, esagerata, timida, sopra le righe, fuori luogo, prolissa, noiosa, trascurabile, senza carattere, che non vali nulla, che non sai scrivere (ad esempio), ma fatto tesoro delle critiche costruttive, una bella scrollata di spalle, un sorriso e via. Come dice Mireille nel libro

prendi gli insulti che ti lanciano e facci dei cappelli

Superconsigliato, non può essere d'aiuto nei casi più gravi, ma regala quel giusto grado di fanculismo in quelli non ancora radicati. Felicissima di averlo letto e attendo l'autrice alla prossima prova.







martedì 6 novembre 2018

Andiamo a vedere il giorno - Sara Rattaro


Titolo: Andiamo a vedere il giorno • Autore: Sara Rattaro • Editore: Sperling & Kupfer • N.pagine 196 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina rigida € 16,90 • Ebook € 9,99

TRAMA
Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c'è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l'amore conta, solo l'amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.


Sara Rattaro torna oggi in libreria con un romanzo intenso come i suoi romanzi sanno essere.
Storie nelle quali l'ambiente circostante c'è ma non è determinante come lo sono le emozioni, i sentimenti, che per bocca dei suoi personaggi escono dalle pagine e intrattengono il lettore per un tempo oggettivamente breve, ma talmente denso da accompagnare i suoi pensieri per molto tempo dopo aver concluso la lettura.
Per chi avesse già letto il suo "Non volare via" sarà come rivedere vecchi amici dopo un po' di tempo e ritrovarli più maturi e consapevoli, ma sempre alle prese con le proprie fragili umanità.
Per chi non lo avesse letto invece, sarà come fare la conoscenza di una famiglia che, come tante, ha affrontato tempeste che parevano insuperabili e che, una volta passate, hanno lasciato loro una forza insperata che unisce e fortifica.
Mentre in "Non volare via" sono i pensieri e le emozioni di Sandra e Alberto a fare da perno, in questo sequel saranno quelle di Alice, la loro primogenita, a predominare e a creare una sorta di domino in cui ogni tessera entra in contatto con un'altra facendola traballare, mettendo in pericolo un equilibrio faticosamente conquistato.
Un'eplosione è un fenomeno improvviso e violento. Una reazione chimica innescata da un urto o da un cambio di temperatura decompone una sostanza di per sé già instabile, portando a conseguenze spesso irreversibili. Innamorarsi è un po' come esplodere.
Alice, la figlia perfetta, colei che fin da bambina aveva le risposte giuste, che sapeva esattamente cosa fare e quando farlo, capace di dare forza, sostegno e motivazione, in questo seguito, dopo un incontro casuale, si ritroverà a non riconoscersi più, a non capire cosa le sta succedendo e perché. È per cercare di fare chiarezza dentro di sé che decide di scappare, di mettersi alla ricerca della persona che ha sconvolto la sua vita da adolescente e che lei ritiene essere l'origine del suo malessere.
Sandra però non la lascerà partire sola, le imporrà la sua presenza perché sa perfettamente quello che sta passando, o almeno lo crede, e sente la necessità di dedicarsi completamente a lei, forse per la prima volta, dopo una vita spesa ad occuparsi di Matteo, il fratello di Alice, nato sordo e per questo ritenuto più bisognoso di attenzioni.
Un viaggio attraverso le strade della Francia si trasformerà in un viaggio all'interno delle loro dinamiche familiari, degli errori fatti e delle scelte compiute, delle strategie usate per narcotizzare il dolore e dei momenti in cui, invece, il dolore è stato vissuto fino in fondo. Una fuga che si rivelerà essere una cura, un ritrovarsi e chiudere conti lasciati in sospeso.
Puoi girare il mondo, accedere a qualsiasi mezzo di trasporto, stringere mani di ogni colore, ma l'unico viaggio che conta davvero sarà quello che farai con te stesso.
Una madre e una figlia, due donne, sembrano essere le uniche protagoniste di questo libro, e solo verso la fine il lettore realizzerà che gli uomini di questa storia sono parte integrante del loro percorso: Alberto marito, padre, uomo e Matteo, figlio e fratello, sono presenze silenziose ma forti e determinanti. 
Un unico appunto che mi sento di fare in merito a questa lettura è sul finale, che non ho apprezzato a pieno, lo avrei preferito un po' meno scontato, ma questo non ha compromesso le sensazioni provate durante la lettura.
Le emozioni lo fanno di continuo. Si mescolano.
E Sara riesce sempre a mescolarle in modo da portare il lettore dentro alla vita, quella di tutti i giorni, con i suoi alti e i suoi bassi.
Ringrazio Sperling & Kupfer per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo in anteprima, inviandomene una copia che a breve sarà oggetto di un'iniziativa tutta nuova e particolare. Chi ha visto ieri la diretta Instagram di Sara Rattaro avrà già capito a cosa mi sto riferendo, per chi non l'avesse vista dico di restare sintonizzato sui nostri canali social, Instagram, Facebook e Twitter e tenere d'occhio l'hashtag #chihavistosara, per scoprire di cosa si tratta.


venerdì 2 novembre 2018

La coda del diavolo - Maurizio Maggi


Titolo: La coda del diavolo • Autore: Maurizio Maggi • Editore: Longanesi • N.pagine 352 • Anno di pubblicazione 2018 • Copertina rigida € 18,60  • Ebook € 8,99

TRAMA
È una rara notte di temporali, in Sardegna, quando arriva il mostro. La ragazza era riuscita a fuggire, ma lui, il suo rapitore e aguzzino, l'ha inseguita e l'ha uccisa, incurante del fatto che a pochi metri di distanza ci fosse una pattuglia dei carabinieri. Subito arrestato, il mostro viene portato in carcere. Lì, ad attenderlo, c'è un mondo chiuso fra mura spesse e sbarre di ferro alle finestre. Lì, soprattutto, c'è Sante. E l'arrivo di quell'assassino è forse la sua occasione di redimersi. Sante ha un segreto da nascondere, una colpa da espiare, un passato da cui scappare. Eppure, Sante è in prigione per sua stessa volontà. Perché non è un carcerato, ma una guardia, e la sua è una condanna autoinflitta. Ma quella notte tutto cambia. Il mostro è ricco e protetto, ha agganci altolocati. Se la caverà, dice a Sante l'avvocato della madre della vittima. L'assassino ne uscirà, a meno che Sante non intervenga. E lo uccida. L'avvocato promette a Sante un alibi, una copertura, una via d'uscita e soprattutto tanti soldi. Uccidere è la cosa giusta? si chiede Sante. Può un peccato cancellarne un altro? Ma il giorno dopo, nulla di tutto ciò ha più importanza. Sante è un uomo costretto alla fuga e in cerca della verità. Una verità che emerge poco a poco in un quadro sempre più sconvolgente...


Ho assistito alla presentazione di questo libro a Pordenone Legge, in una sorta di chiacchierata a due tra Maurizio Maggi e Ilaria Tuti, e devo dire che il racconto di questo protagonista molto particolare e dell'ambientazione cupa e inquietante mi aveva molto incuriosita e come spesso accade ultimamente, l'istinto non mi ha tradita.
"La coda del diavolo" è un thriller di quelli che piacciono a me, di quelli che seminano pezzetti di indizi qua e là lasciando al lettore il compito di scovarli e metterli insieme, di quelli che raccontano una storia nella storia, un frammento alla volta instillando dubbi e curiosità, di quelli che durante la lettura lasciano col fiato sospeso a fare gli scongiuri perché le cose vadano come dovrebbero e non ci siano ulteriori intoppi.
I capitoli sono brevi (cosa che apprezzo sempre molto) e si chiudono con un interrogativo al quale il capitolo successivo promette di dare risposta, salvo poi proporne uno nuovo. Il ritmo della narrazione è alto e come dicevo prima spesso il lettore si ritrova col fiato corto.
Il protagonista è Sante Moras, una guardia carceraria arrivata in Sardegna dal lontano Friuli, un uomo criptico, solitario, scostante, con la mania di annotare tutto maniacalmente su dei quadernetti, uno per ogni argomento, con un passato tragico e misterioso, che viene svelato piano piano attraverso brevissimi occasionali capitoli in corsivo. Sante è un orfano cresciuto in un istituto dove le regole erano rigide e ferree e di quel periodo vengono nominati solo due compagni, Anica e Mirko, ma del loro reale rapporto si conosceranno le dinamiche solo alla fine del romanzo. 
...non c'è persona meno libera di chi può andare dove vuole ma non sa dove.
Diciassette anni sono trascorsi da quegli eventi e Sante viene assegnato alla custodia dell'assassino di una ragazzina che è stata sequestrata e seviziata prima di venir freddata, dopo essere fuggita e arrivata proprio davanti ad una pattuglia di carabinieri. Ilianu Virdis, il mostro, viene rinchiuso nell'Area Nera, l'isolamento, e Sante è assegnato alla sua sorveglianza. Quando il mostro viene ritrovato morto  il mattino dopo, il fatto che a Sante sia stato proposto di ucciderlo e che sia in possesso di una siringa di  veleno letale, anche se inutilizzata, fa presumere di essere stato incastrato. Sante non vede alternativa alla fuga, ma sente la necessità di far luce sui motivi per cui Ilianu doveva morire. L'ipotesi che si tratti di un qualcosa di molto più ampio si fa strada nella mente di Sante, nella sua fuga cerca di scoprirne di più. Quello che è successo diciassette anni prima ha instillato in lui un costante senso di colpa che lo porterà a compiere determinate scelte, non sempre ovvie.
Nella seconda parte del romanzo, quando il ritmo si alza, quando la fuga si fa costellata di colpi di scena degni del miglior film d'azione, i capitoli in corsivo in cui i ricordi del passato riaffiorano fino a confluire in un finale al cardiopalma con tanto di colpo di scena finale.
Il tutto immaginatelo immerso in un'atmosfera che si fa via via sempre più cupa con il procedere della narrazione, in una Sardegna ostile, arida e matrigna, ben lontana dalle spiagge bianche e assolate che il nome dell'isola richiama alla mente. È in questo scenario che si muove Sante, un uomo solo e alienato che si imbatte in un mondo in cui la vita non ha nessun valore, che nella fuga dai suoi inseguitori fugge in realtà da se stesso e che nel fare la cosa che gli pare più giusta cerca una redenzione dagli errori del passato.
Un autore da tener presente, sono certa che ci riserverà ancora molte belle sorprese e ringrazio Longanesi per avermi dato la possibilità di conoscerlo.