lunedì 23 marzo 2020

Impara a volare - Erin Entrada Kelly

Trama: A dodici anni, Apple Yengko crede che tutti abbiano almeno tre Fatti Interessanti che li riguardano. Peccato che siano proprio i suoi FI a farne una reietta nella scuola media di Chapel Spring. Quando viene inserita nell'elenco delle ragazze più brutte della scuola, la sua vita cade a pezzi e l'unica via d'uscita diventa la musica. Apple è filippina e fare i conti con le proprie origini non è semplice. Le sembra che sua madre viva su un altro pianeta: non vuole sentir parlare di comprarle una chitarra, continua a ripeterle che è viziata come le americane… Ma nella sua lotta per diventare sé stessa, c'è chi forse può aiutarla. Un insegnante, a volte, e qualche amico non proprio popolare come lei. Perché è da quel sentirsi diversi ma uniti che spesso si trova il proprio posto nel mondo.
Titolo: Impara a volare
Autore: Erin Entrada Kelly
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 229
Più che una sorpresa questo bel romanzo rivolto ai giovani lettori è stata una conferma. Ritornano le tematiche trattate in Lettera dall'universo e in Fai la prima mossa: amicizia, bullismo, diversità, ricerca di se stessi e anche tanto, tanto humor. Questa scrittrice mette in evidenza situazioni potenzialmente drammatiche, ci porta sull'orlo del baratro e poi, con un colpo d'ali, torna in quota e ci regala un sorriso, una speranza.
La vita per la giovane Apple nella scuola media della cittadina statunitense della Lousiana nella quale si è stabilita con la mamma, arrivando dalle Filippine,  non è proprio semplice, anzi è decisamente complicata e poco entusiasmante. Le sue migliori amiche sono in preda agli ormoni e non stanno tanto a sottilizzare se i compagni di classe la prendono in giro chiamandola "la mangia-cani" o la inseriscono nella Lista canina, ossia l'elenco delle ragazze più brutte della scuola. Con delle amiche più preoccupate di essere popolari che di altro, non servono neanche dei nemici. Ma Apple è brutta? Non credo proprio. Ha solo dei tratti somatici diversi, orientali e per chi attività cerebrale quasi piatta parole come cinese, giapponese o filippina si equivalgono. La diversità per queste persone non è mai opportunità, possibilità di ampliare il proprio punto di vista, occasione di scambio. L'aspetto peggiore dell'adolescenza è proprio questa necessità di sentirsi parte di un gruppo, questa omologazione che tranquillizza, ma non lascia spazio alle peculiarità di ognuno. Non siamo tutti uguali, siamo tutti diversi e abbiamo tutti lo stesso valore. D'altra parte questo modo di ragionare lo sperimento tutti i giorni (ho un esemplare di adolescente in casa)  soprattutto per quanto riguarda l'abbigliamento. Essere diversi, avere idee o passioni proprie, ascoltare musica degli anni passati significa farsi notare in modo non piacevole.
Apple non è convenzionale, si distingue suo malgrado: acuta, intelligente, adora le canzoni dei Beatles (e chi li conosce i Beatles al giorno d'oggi sotto i 16 anni?), ma al contempo anche lei, per dirla alla sua maniera, ha dei FI (fatti interessanti) meno belli. Ad esempio si vergogna della propria madre perché è troppo distante dal modello americano, quasi imbarazzante nel rivendicare la sua origine filippina. Persino l'odore di quello che cucina è fonte di vergogna per Apple, motivo per il quale non invita mai nessuno a casa. Vorrebbe ripudiare ogni cosa, persino  la sua lingua d'origine, persino il suo soprannome, pur di confondersi con il gregge ed essere accettata. In questo è tanto umana e ci ispira tenerezza. Sua madre non vuole assolutamente comprarle una chitarra e lasciarle realizzare il suo sogno di diventare musicista e questo la porterà a compiere un'azione azzardata, quasi riprovevole, ma molto comprensibile. C'è una grandissima incomunicabilità tra Apple e la madre, a riprova che solo il dialogo lascia aperte le porte della comprensione reciproca e dell'accettazione, mentre la reticenza e il non detto ti soffocano nelle tue insicurezze. La parabola di Apple è discendente fino a quando, grazie all'esempio di due nuovi amici e di un professore, anche lei, faticosamente, non tirerà fuori la testa e raddrizzerà le spalle.
C'è una sola differenza tra come affronti i cretini tu e come lo faccio io, e non c'entra niente il fatto che io sono un maschio e tu un femmina o che siamo tipi strambi.
E quale sarebbe? ho chiesto.
Io non sto ad ascoltare quello che dicono, perché so che tutto ciò che pensano di me è sbagliato [...] Tu, invece, credi che loro abbiano ragione

Ecco. Standing ovation! Sarebbe tutto così semplice ... se invece non fosse così dannatamente complicato.
Un libro veramente piacevole da leggere, nonostante le problematiche che affronta. L'autrice riesce a strapparci più di un sorriso e a fine libro dispiace salutare la protagonista,  ma al tempo stesso si è rassicurati dal fatto che ormai andrà per la sua strada. Here comes the sun, per dirla con le parole dei Beatles. ;-)
Consigliatissimo. 

lunedì 16 marzo 2020

La strana storia di Cappuccetto Blu - Guia Risari, Clémence Pollet

Trama: Una foresta buia, una nonna un po’ noiosa, una mantellina rossa... Rossa? No, blu!
Questo libro racconta la storia di un lupo e di un cappuccetto unici nel loro genere. Vivace e temeraria, la ragazzina non si lascia divorare, ma sfida il suo compare a un gioco speciale in cui sono menzionate tutte le storie del mondo.
Una versione moderna e sorprendente della celebre fiaba, in cui niente è come sembra. 
 
Titolo: La strana storia di Cappuccetto Blu
Autore: Guia Risari
Illustratrice: Clémence Pollet
Casa editrice: Settenove
Anno pubblicazione: 2020
Mi piace iniziare a parlarvi di questo libro citandone un altro, ossia "Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio" di Katherine Rundell. E' perfetto per introdurre questa bella rivisitazione di Cappuccetto Rosso a firma di Guia Risari, con le intriganti illustrazioni di Clémence Pollet.
La Rundell nel suo breve saggio dedica un importante capitolo alle fiabe e scrive:
 
le fiabe sono concepite da sempre come un modo per rivolgersi contemporaneamente a tutti. Sono l'esempio di quanto un certo tipo di storia - che gioca con gli archetipi, con i desideri umani primordiali, con le metafore pungenti - possa unire persone di ogni età ed estrazione, attirandoci tutti, come per un incantesimo, in uno stesso mondo immaginario.

Questo Cappuccetto Blu è una storia strana, moderna, lievemente impertinente che deve essere letta con molta attenzione, riflettendo sulle parole, ma anche sulle immagini che sembrano contraddire il testo e in questo modo lo arricchiscono e rendono possibili diverse interpretazioni. C'è inoltre molta ironia, un aspetto che soprattutto gli adulti riescono a cogliere ed apprezzare. Eccoci quindi al cospetto di un libro affascinante costruito come una matrioska perché nasconde al suo interno una storia, che ne cita un'altra, che prende spunto dalla versione precedente e la riconduce ad altro e alla fine divertiti e stupiti ci si ritrova, partendo da un territorio conosciuto, in qualcosa di completamente nuovo.
Il punto di partenza è la fiaba di Cappuccetto Rosso, una "vicènda" nota che mette in guardia noi donne dal lupo. Carichiamo pure la figura lupo del significato che preferiamo, non sarà difficile trovarne diversi. Cappuccetto Blu invece è una storia tutta diversa, tutta da leggere. Lei non ama il colore rosso, preferisce il blu, trova la nonna una persona tanto cara, ma abbastanza noiosa (che parla sempre di malattie) e decide di fermarsi a giocare al parco proprio insieme al lupo che non la spaventa per nulla. Anzi, come abbiamo fatto spesso da bambini, nel giocare insieme a lui richiama tutti i poteri delle fiabe conosciute, trasformandosi continuamente, in un turbinoso gioco di citazioni. Se il lupo diventerà fuoco lei si trasformerà in acqua che tutto spegne, quando lui vorrà farle provare le scarpette di Cenerentola lei diventerà rospo per saltare via. Solo una cosa turberà la piccola Cappuccetto blu: essere in ritardo. Non passare dalla nonna significherebbe non mangiare la torta di mele preparata dalla mamma. Niente paura perché il lupo con la sua veloce bicicletta la porterà a destinazione e poi la aspetterà per ricondurla a casa. Un nuovo appuntamento tra i due sarà suggellato con la promessa di una fetta torta.
Bambine nuove, indipendenti, si salvano da sole, fanno amicizia con il nemico trovando dei punti di contatto. Come scrive la Rundell
 
Fiabe, miti, leggende: sono le nostre fondamenta e noi adulti dobbiamo continuare a leggerle e a scriverle, a re-impossessarci di loro mentre loro possiedono noi

Questo albo illustrato è deliziosamente sovversivo perché mina alcune nostre certezze, non è solo una questione di girl power o di politicamente corretto, piuttosto sposta l'asticella più avanti in territori che non tutti vogliono o sanno  esplorare. Ci invita a metterci in gioco, ad abbandonare certe sicurezze mentali che mettono in gabbia la nostra immaginazione. A fine lettura si può riprendere da principio, godendosi le note prima e poi facendo attenzione solo alle illustrazioni per scoprire che sono un ulteriore testo da interpretare, in qualche punto, in contrasto con quanto ci ha raccontato l'io narrante a riprova che la realtà non è univoca, ma interpretabile.
Suggestivo, intrigante nell'accezione migliore del termine, come il profilo di Cappuccetto Blu che spicca nella cover. Eroina o strega?
Una storia scaccia paura, in questi giorni più indicata che mai da leggere ad alta voce ai nostri bimbi, per far capire che certi finali non sono scritti una volta per sempre e che dai guai ci si può anche tirar fuori da soli, con coraggio e anticonformismo.
Ringrazio la casa editrice Settenove per avermi donato la copia cartacea del libro.








 

venerdì 13 marzo 2020

Carlo è uscito da solo - Enzo Gianmaria Napolillo

Titolo: Carlo è uscito da solo • Autore: Enzo Gianmaria Napolillo • Editore: Feltrinelli • N.pagine: 248 • Data di pubblicazione: 5 marzo 2020 • Copertina flessibile € 15,00 • Ebook € 9,99



TRAMA
Carlo ha trentatré anni e non esce mai da solo. Non rivolge la parola agli sconosciuti e conta tutto ciò che lo circonda: le briciole sul tavolo, le gocce di pioggia sulla finestra, le stelle in cielo. "Una linea retta è una serie infinita di punti", così gli ha detto anni prima la professoressa delle medie, ma non l'ha avvisato che alcune rette possono essere interrotte. Come la linea rassicurante della sua vita, che un giorno è andata in pezzi e da allora non è più stato possibile aggiustarla. Per questo ora Carlo si circonda di abitudini e di persone fidate, come i suoi genitori e sua sorella Giada: ha costruito un muro tra lui e il mondo esterno. Finché una mattina incontra Leda, la nuova ragazza del bar dove fa sempre colazione con il padre, ed è lei a creare una crepa nel muro, a ridargli un raggio di speranza. Nelle loro durezze, nei loro spigoli, riconoscono il reciproco dolore, stringono una tacita alleanza e cercano la forza per affrontare i ricordi e camminare liberi verso il futuro. Il racconto di un ragazzo e una ragazza danneggiati dalla vita, la storia tenace di un uomo che non si arrende e di una donna che potrebbe aiutarlo a rinascere, a darsi una possibilità. A uscire da solo, per non essere più solo.



"Le storie creano legami, sciolgono nodi. Sono fiumi, che dopo la piena, trovano il conforto del mare."
Questa citazione è perfetta per descrivere i romanzi di Enzo Gianmaria Napolillo. Le sue parole sono proprio come fiumi in piena che si riversano sul lettore e lo inondano di emozioni.

Mi era già successo con "Le tartarughe tornano sempre", romanzo che a distanza di cinque anni è ancora impresso nella mia mente, insieme alle sensazioni suscitatemi. In tutta onestà temevo di non ritrovarle in questo nuovo lavoro, e invece... Invece Carlo mi è entrato nel cuore, piano, in punta di piedi, con il suo modo di muoversi discreto, il suo distogliere lo sguardo, il suo timore di essere visto.

Carlo, trentatré anni, è un personaggio enigmatico, i suoi strani comportamenti stimolano curiosità, non si riesce a comprendere perché le sue giornate debbano essere scandite da rituali sempre uguali, perché non possa essere lasciato solo, cosa lo renda così fragile.
"La vita sembrava scorrere al suo fianco e non comprenderlo."
Pagina dopo pagina entreremo nella vita di Carlo, in un alternarsi di racconti della sua quotidianità e di ricordi della sua infanzia prima e adolescenza poi.

Nel nostro viaggio alla ricerca di risposte Carlo ci verrà svelato, pezzo dopo pezzo, e nel percorso sentiremo il nostro stomaco contorcersi sempre di più fino a quando capiremo. E quelli a pezzi saremo noi.

Ad accompagnarci in questo viaggio ci saranno Rita e Anselmo, la madre e il padre di Carlo, accomunati da un sentimento impastato di paura e immenso amore per questo figlio strano. Mentre quella di Rita è una paura che frena, quella di Anselmo è una paura che incoraggia col cuore che trema.
"Se è sempre troppo presto, prima o poi diventerà tardi."
Presto e tardi per togliere i sostegni, per provare a guardarlo da lontano, anche se Carlo è ormai cresciuto. Per quanto un genitore possa fare per proteggere e accompagnare un figlio, ad un certo punto si dovrà scontrare con la realtà che "un figlio appartiene solo a se stesso." 

E quando un figlio è fragile come lo è Carlo accettare questa verità diventa un'impresa titanica. 

Poi c'è Giada, la sorella di Carlo, che a un certo punto della sua vita ha imparato a bastare a se stessa, a farsi da parte in favore di Carlo, a prendere le sue decisioni in considerazione delle reazioni che avranno su Carlo, a farsi bastare le briciole di attenzione lasciate da Carlo. 

E infine c'è Leda, la scintilla che smuove qualcosa in Carlo, colei che negli occhi di lui riconosce una parte di se stessa, che lo obbliga a guardarla e riconoscersi in lei.
"I loro passati hanno muri spessi, non ci sono finestre. Ma si sono muniti di martelli, devono solo darsi il via, e cominciare a sgretolarli."
Questo è un romanzo prezioso, perché attraverso le sue pagine, spesso dolorose, ci si ritrova a riflettere su quanto male possiamo farci l'un l'altro, quanto male possiamo fare a noi stessi, e quanto devastanti siano certe situazioni se non le riusciamo a riconoscere, e letto con cuore di mamma mi ha fatta piangere come pochi altri libri. 

Mi rendo conto di essere stata molto criptica nel parlarvi di questo libro, ma non posso dirvi più di quanto l'autore abbia scelto di dire attraverso la sinossi, perché la vera meraviglia risiede nello scoprire Carlo poco a poco e nel conoscere i suoi sentimenti mentre li sta provando lui. Posso sicuramente dirvi che è un romanzo che va letto, il più possibile, per comprendere; un seme che va piantato per provare ad essere migliori e crescere figli migliori. E per emozionarsi.



lunedì 9 marzo 2020

Black boys - Gabriele Clima

Trama : Alex, sedici anni, è appena entrato nei Black Boys, un gruppo violento di azione giovanile. Il suo obiettivo è trovare il "nero" che ha causato l'incidente in cui suo padre ha perso la vita e dargli una lezione. I Black Boys sono disposti ad aiutarlo, ma in cambio Alex parteciperà alle azioni punitive che il gruppo organizza. È durante una di queste che Alex perde il controllo della situazione e un uomo finisce in ospedale. Alex è sconvolto, tanto più che un testimone lo ha visto ed è stata aperta un'indagine. Tenta quindi di uscire dai Black Boys, ma il leader del gruppo lo minaccia. Schiacciato fra le pressioni dei compagni e il peso di scelte sempre più difficili, Alex si ritrova in una spirale che giorno dopo giorno gli si stringe intorno inesorabilmente. Solo quando si troverà davanti agli esiti più estremi delle proprie azioni, prenderà consapevolezza della follia a cui il suo desiderio di vendetta lo ha portato. Un romanzo sui sentimenti difficili e indecifrabili dell'adolescenza, e sulla follia dell'odio e del razzismo in cui a volte, senza nemmeno rendersene conto, si viene risucchiati.
Titolo: Black boys
Autore: Gabriele Clima
Casa editrice: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 175

Non mi era mai capitato di soffermarmi con il pensiero sulla dedica di un libro per più giorni, eppure questa volta le parole scritte da Gabriele Clima mi hanno fatta a lungo riflettere e mi hanno commossa, come madre e come figlia. Il romanzo si apre infatti con 

A mia mamma (1939-2019)
cristallo, cardine, presenza 
 
 
Quanta parte di se stesso l'autore ci ha regalato in questa dedica, che è anche una delle chiavi di lettura dell'interno libro?  Quanto amore e quanto potere evocativo ci sono all'interno di questi tre sostantivi che custodiscono un sentimento grandissimo, un legame indissolubile che travalica ogni confine. Insomma, prima di iniziare ad analizzare il libro, mi premeva sottolineare che se uno scrittore ti colpisce così profondamente solo a partire dalla dedica, è il probabile inizio di un nuovo amore letterario.
Premessa nella premessa, la scorsa settimana ho ascoltato una bella intervista radiofonica a questo autore (qui il link - merita) e mi sono accorta che del romanzo alcune cose mi erano sfuggite e altre non le avevo considerate nella giusta prospettiva a riprova che ognuno di noi arricchisce la lettura con il proprio personale bagaglio di vita e di esperienze. Non esiste una sola chiave di interpretazione, ma tante quanti sono i lettori e questa consapevolezza da un lato mi ha fatto pensare di non essere stata abbastanza acuta e dall'altro mi ha fatto apprezzare una volta di più le interessanti ed infinite sfumature di cui è fatto ogni evento.  La complessità del mondo e la sua infinitezza.
Ora basta, vi parlo del libro. Chi sono i Black Boys? Sono un gruppo filo nazista, ovviamente razzista e violento al quale si avvicina il protagonista del libro per un motivo molto particolare. Lui infatti ha perso il padre a seguito di un incidente automobilistico causato da un uomo di colore, Moussa Mbaye,  che vuole ritrovare per farsi giustizia da se. Alex non è razzista, non gli importa nulla del colore della pelle di Moussa, vuole solo vendicarsi, perché è a causa sua se lui e la madre hanno riportato gravi ferite nel corpo e nell'anima. A capo dei Black Boys c'è Ferenc, indubbiamente una  brutta persona, un leader dal cuore nero in grado di distorcere la realtà per i propri fini d'odio. Clima lo inquadra benissimo in poche battute, quando Ferenc spiega ad Alex come si fanno proseliti
 
No, Alex, il punto è un altro. Tu, la gente, la devi caricare, la devi far incazzare. Non devi darle Pericle, devi darle il doping. [...] Quello che si dà agli sportivi. Dai il doping alla gente, Alex, falla incazzare, falla andare su di giri. E poi le dai un motivo per essere incazzata. 
Gli immigrati?  risponde Alex.  Ferenc sorride e risponde "Lo vedi, allora, che capisci?
 
Quando Alex comprenderà di essersi messo in una situazione senza via di uscita, perché i Black Boys chiedono più di quanto lui, moralmente, si senta disposto a dare in cambio della vendetta, sarà troppo tardi. Il romanzo si fa concitato, d'azione, in un crescendo d'ansia e di tensione che ci traghetta fino ad un finale, per due diversi colpi di scena, sorprendente. E nella storia emerge prepotentemente la madre di Alex, spezzata dalla vita, ma resiliente e mai vinta. Un'altra citazione è d'obbligo
 
Mamma che la sua vita l'aveva sempre cavalcata e vinta, e anche quando non era riuscita a dominarla se l'era caricata sulle spalle e aveva continuato; mamma che aveva sempre retto tutto, l'incidente, la morte di papà, e che era caduta, ogni volta, e ogni volta si era rialzata; mamma che era mamma insomma, e nessuno era riuscito mai a spezzare, e se per caso dei pezzi si rompevano lei li rincollava

Questa non è solo una potente dichiarazione d'amore filiale, ma è anche un incoraggiamento, un monito ad accettare la vita, qualsiasi cosa ti offra, per farla tua. Verso la fine del libro c'è un altro bellissimo brano, che nasce dal confronto che il lettore aspetta sin dalle prime pagine, ma non voglio svelarvelo. Anzi, non vi ho detto quasi nulla che possa compromettere il piacere che vi regalerà questa importante lettura. Giustizia, fragilità, razzismo, solitudine emotiva del protagonista, ambientazione in un luogo non definito, deliri e fraintendimenti...tutto concentrato in un romanzo che dovremmo far leggere ai nostri ragazzi, perché le tematiche trattate da un lato sono di stringente attualità e dall'altro eterne.
Ringrazio Gabriele Clima per questo romanzo che sicuramente metterò insieme ad altri (quali "Il buio oltre la siepe" e "L'anno in cui imparai a raccontare storie" per citare i miei due preferiti) sotto la voce Strategie per contrastare l'odio e risvegliare la coscienza. Il doping a noi lettori non interessa ...possediamo l'empatia ed è la nostra ricchezza più grande.






mercoledì 4 marzo 2020

Io sono Ava - Erin Stewart

Titolo: Io sono Ava • Autore: Erin Stewart • Editore: Garzanti • N.pagine: 329 • Data di pubblicazione: 13 febbraio 2020 • Copertina flessibile € 14,00 • Ebook € 7,99

TRAMA
Ava era mille cose. Era una ragazza che adorava cantare. Era una ragazza con tanti amici. Ora è solo la ragazza con le cicatrici. E passato un anno dall'incendio in cui ha perso i genitori. Un anno in cui Ava ha tagliato i ponti con il mondo perché le fa troppa paura. Ora è costretta a tornare a scuola. Una scuola nuova dove non conosce nessuno. Una scuola che - ne è sicura - sarà piena di ragazzi che non faranno altro che osservare il suo viso per poi allontanarsi spaventati. Chi vorrebbe mai fare amicizia con lei? Quali nuovi modi di prenderla in giro si inventeranno i suoi compagni? Non appena si avventura in quei corridoi i suoi incubi si avverano: non incrocia nessuno sguardo e, al suo passaggio, sente solo sussurri. Fino a quando i suoi occhi non incontrano quelli di Asad e Piper, gli unici ad avere il coraggio di andare oltre il suo aspetto. Di vedere la vera Ava dietro le cicatrici. Perché anche loro si sentono soli e incompresi. La loro amicizia la aiuterà a ricominciare. Le farà capire che nessuno è diverso, ma ognuno è unico così come è. La storia di una ragazza che scopre la forza che ha dentro di sé. La storia di un'amicizia più forte di tutto.


Vi capita mai di pensare a voi stessi e farvi un'immagine mentale nella quale non c'è la rughetta intorno alla bocca, i capelli sono in ordine e la maglietta vi cade benissimo addosso...poi passate davanti a uno specchio e rimanete un po' spiazzati da quello che vedete, da quei "difetti" che non ricordavate o non pensavate di avere. Tenete a mente la sensazione che questo vi suscita.
Ora provate a pensare di avere sedici anni e non avere più una faccia, un corpo, un padre, una madre e una cugina, tutto portato via in un incendio nel quale siete sopravvissute solo voi. Ripensate alla sensazione di fastidio nel passare davanti allo specchio e moltiplicatela per un numero infinito di volte. Questa è Ava, questo è quello che prova ogni giorno da dopo l'incendio.
"Ero una normale quindicenne che nel week-end andava alle partite di football e passava decisamente troppo tempo a fare le prove per il musical di primavera. Ero una figlia. Un'amica. Una ragazza mora. Una cantante.

Ero un milione di cose."
Ora Ava è una sedicenne, chiusa in casa tutto il giorno, non è più una figlia, non ha più un'amica, non ha più i capelli, non ha più provato a cantare per paura di non riconoscere la propria voce. 
Ora Ava è solo la ragazza bruciata.
Il percorso di riabilitazione, dopo gli innumerevoli interventi per ricostruire la pelle, per ricominciare a camminare, a parlare, a vedere, prevede di ricominciare a vivere in mezzo alla gente, tornare a scuola.
Questo romanzo è stato paragonato a "Wonder", ma a mio avviso l'unica similitudine è questa, il dover affrontare la scuola con un difetto fisico impossibile da nascondere, il doversi sottoporre al giudizio degli altri. Ma mentre Auggie è nato con quell'aspetto, Ava ci si è ritrovata nell'età più difficile, quella della trasformazione, dell'ingresso nell'età adulta. L'età più difficile, nel posto più difficile. 
Ava non ha molte speranze di superare la giungla di bisbigli, di dita puntate, di risatine. Almeno finché non arriva Piper, un tornado colorato di rosa che porta cicatrici simili a quelle di Ava, che in quella scuola ci è stata anche prima dell'incidente e che dietro alla sua vitalità nasconde segreti difficili da confessare. 
Come spesso accade, l'amicizia è l'unica salvezza.
Ad un certo punto della narrazione succede un avvenimento che fa scattare in Ava qualcosa, che le permette di vedersi per la persona che è al di là dell'aspetto fisico e in questo frangente l'autrice è riuscita a rendere questa consapevolezza attraverso la narrazione, tanto che anch'io ho iniziato a vedere Ava oltre le cicatrici. 
"È solo pelle, gente; non definisce chi sono."
Questo è un libro che vi strapperà più di qualche lacrima, tanto più se siete madri di ragazze adolescenti, già preoccupate per quello che le attende nella giungla delle scuole superiori, in un periodo storico in cui l'aspetto fisico è il primo lasciapassare. Un libro rivolto ai ragazzi, ma che va letto da tutti, perché tutti abbiamo bisogno di ricordare che noi non siamo quello che indossiamo, né il rotolino sulla pancia o la cellulite sulle cosce. Siamo altro. Molto altro.

Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia del libro.