lunedì 29 luglio 2019

A casa tutto bene - Antonio Ferrara

Trama: Lisa e suo fratello Paolo vivono con la madre e con un padre manesco. Lisa implora diverse volte sua madre di lasciare il marito, ma lei non ci riesce e subisce percosse e umiliazioni. Lisa cerca una vita normale, affetti normali, persone di cui possa fidarsi, soprattutto quando in famiglia la situazione precipita. Una storia di amore e di rispetto, sulla forza che i più piccoli sanno esprimere nelle difficoltà.

Titolo: A casa tutto bene
Autore: Antonio Ferrara
Casa editrice: Einaudi Ragazzi
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 133

Ogni volta che leggo un libro di Antonio Ferrara mi stupisco, come fosse la prima volta, della naturalezza della sua scrittura che in attimo trascina il lettore dentro alla storia. Ha il grande dono di rendere ogni cosa semplice e comprensibile sia che tu abbia 12 o 48 anni. La resa è identica. Raramente ho trovato questa specifica qualità in un altro scrittore, la sua magia è quella di trovare subito una connessione con chi legge, di scrivere in un certo senso delle storie che sembrano fiabe, anche quando sono incubi, ma di parlacene con estrema semplicità e chiarezza.
Finiscono troppo in fretta, se devo trovare un difetto. Ci si trova a desiderare di restare dentro alla storia narrata un po' più a lungo e invece arrivati ad un certo punto senti un'accelerazione e ti ritrovi solo, troppo presto.
In questo libro si parla di violenza familiare, di un marito sulla moglie e dei loro due figli. Lisa, la voce narrante, frequenta le scuole medie e ha un fratello più piccolo, Paolo, che ama disegnare, un padre che fa la guardia giurata e una madre che è avvocato. Il padre ha la mano molto pesante con la moglie, la controlla e scatta per ogni sciocchezza, con una rabbia in corpo che non può essere giustificata. Si vive in punta di piedi nell'appartamento della protagonista, sempre in bilico tra una giornata normale e una di violenza, con le antenne dritte per capire come sia opportuno comportarsi. Lisa non capisce perchè la madre non metta fine a questa tortura, perchè non abbandoni il padre e al contempo ragiona, senza trovare risposta:
Restai a tavola da sola ancora un po' a pensare. A pensare a tutto il male che tanti uomini facevano alle loro donne. A come le donne se lo lasciavano fare.
Lisa oramai osserva gli uomini con sospetto e con circospezione, persino il suo piccolo fratellino, che è vittima quanto lei, potrebbe da adulto diventare un nemico. Anche il ragazzino al quale è legata, Davide, ha dei comportamenti che sono segnali allarmanti e difficilmente giustificabili, come sbirciale i messaggi sul telefonino e poi farle l'interrogatorio. Sognando un futuro diverso per se stessa, fotografa però impietosa la vita della madre e a Ferrara bastano due righe per dire tutto:
E poi mi misi a pensare a Davide, a quando diventavamo grandi e ci sposavamo , e lui non mi picchiava nemmeno una volta, e non mi diceva mai stronza, cretina e non sei capace.
Tra alti e bassi, abbandoni e ricongiungimenti la storia si avvia verso un epilogo che è l'unico possibile e che al tempo stesso rattrista, spaventa e regala anche un piccolo germoglio di speranza e di rinascita.
Mirabile, lo ribadisco, la capacità dell'autore di rendere così evidenti i sentimenti di tutti i protagonisti, le loro contraddizioni e soprattutto il suo dono di entrare tanto in sintonia con un personaggio femminile rivelandocene le paure e i sentimenti.
Da leggere. (punto)


mercoledì 24 luglio 2019

Il romanzo dell'anno - Giorgio Biferali


Titolo: Il romanzo dell'anno • Autore: Giorgio Biferali • Editore: La Nave di Teseo • Data di pubblicazione: 23 maggio 2019 • N.pagine: 217 • Copertina flessibile € 17,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
È la notte di capodanno a Roma. Niccolò e Livia litigano per l'ultima volta, si lasciano, lei scappa via in motorino e fa un incidente, scivola sui sampietrini che quella notte sembrano diamanti ed entra in coma. Il nuovo anno comincia così, con Livia distesa a occhi chiusi su un letto d'ospedale e con Niccolò che la va a trovare ogni giorno. Niccolò ha perso entrambi i genitori, vive con Tommaso, il fratello più piccolo, in una casa che confina con quella dei nonni. Lavora per la tv, organizza il palinsesto di un canale dove vanno in onda commedie, serie e sit-com americane. Ma più Niccolò trascorre il suo tempo con Livia, più gli passa la voglia di ridere e di lavorare. Un giorno gli viene un'idea: prende il computer che la madre di Livia ha lasciato in ospedale e decide di scrivere la sua prima lettera d'amore per raccontare alla sua ragazza quello che sente, quello che gli succede attorno, nel loro gruppo di amici o in paesi lontanissimi, insomma, tutto quello che lei si sta perdendo di quell'anno. Tra le notizie di cronaca, i terremoti, le elezioni americane, il referendum sulla Brexit, Niccolò prova a raccontarle la realtà, mentre si accorge che il mondo, che insieme a Livia sembrava un posto così familiare, va avanti anche senza di loro. È vero che nulla accade per caso? Esiste l'effetto farfalla? Ha senso cercare una casa anche se sai che non andrai mai ad abitarci? Ci si può innamorare di una persona che non abbiamo mai visto? L'amore è più forte della paura di morire? Queste sono solo alcune delle domande con cui Niccolò affolla le sue lettere a Livia e soprattutto a se stesso, mentre piano piano scoprirà che scrivere è l'unico modo per salvarsi dalle paure e dai fantasmi, dal timore dei cambiamenti, e che Livia, ancora una volta, sembra l'unica persona in cui cercare tutte le risposte.


Parlarvi di questo romanzo è una delle cose più difficili che mi sia trovata ad affrontare, perché la storia è un veicolo per portare le emozioni al lettore, e spiegare le emozioni non è cosa semplice.
Tante sono le riflessioni che sono nate durante la lettura, tante le parti in cui mi sono commossa, eppure non sono narrati eventi eclatanti, tolto l'incipit, né parti che lascino con il fiato sospeso. 
Il romanzo dell'anno parte da un evento tragico, la notte di capodanno un incidente manda in coma Livia:
da quel momento Giorgio Biferali prende il lettore per mano e lo accompagna dentro le vite di Niccolò e Livia, attraverso una sorta di lunga lettera a cuore aperto che Niccolò scrive per non perdere il contatto con lei, con la loro quotidianità, e per riscoprire tutte le piccole cose che, nel caos dei giorni che si susseguono, tendiamo a farci scivolare, quelle piccole cose che se osservate e assaporate danno la misura della felicità. 
Perché ogni cosa non detta, in fondo, è un'occasione sprecata.
Attraverso le parole di Niccolò scopriremo il significato di "prendersi cura", non solo di chi abbiamo accanto, ma anche di noi stessi, dei nostri sentimenti, per donarli puri a chi ci cammina accanto.
"Le parole hanno bisogno di altri occhi per crescere e diventare forti"
Leggere questo romanzo mi ha fatta sentire a casa, avvolta dal calore dei sentimenti più genuini e circondata da tanti piccoli momenti familiari, attraverso citazioni a volte anche fuggevoli,
da "Friends" a "Donnie Darko" (del quale Niccolò dà la mia stessa "lettura"), da "Tredici" di Jay Asher all'oroscopo di Brezny, passando per il "Libro delle risposte" al quale affidare le proprie speranze: in questi piccoli frammenti questa storia è fatta anche della mia storia.
E una citazione su tutte, che rende perfettamente il senso del romanzo
"Quando siete felici, fateci caso - Kurt Vonnegut"
Lo stile di Giorgio Biferali è scorrevole e spontaneo, proprio come una lunga chiacchierata con un amico che non annoia mai, ma intriga e appassiona. C'è poi una parte speciale, della quale non posso parlare per non influenzare la vostra lettura, che darà una chiave diversa al romanzo, se possibile ancora più emozionante, e che vi strapperà più di qualche lacrima.



lunedì 22 luglio 2019

Lena e la tempesta - Alessia Gazzola



Titolo: Lena e la tempesta • Autore: Alessia Gazzola • Editore: Garzanti • Data di pubblicazione: 6 maggio 2019 • N.pagine: 186 • Copertina rigida € 16,40 • Ebook € 9,99

TRAMA
Si dice che ciascuno di noi, nel corso della propria vita, accumuli in media tredici segreti. Di questi, solo cinque sono davvero inconfessabili. Lena ne ha soltanto uno, ma si fa sentire dentro come se ne valesse mille. E per quanto si sforzi di dimenticarlo, è inevitabile per lei ripensarci mentre dal traghetto scorge l'isola di Levura, meta del suo viaggio. Levura, frastagliata e selvaggia, dove ha passato le estati indimenticabili della sua giovinezza. Dove non ha più rimesso piede da quando aveva quindici anni. Da quando ogni cosa è cambiata. Ora suo padre le ha regalato la casa di famiglia e lei ha deciso di affittarla per dare una svolta alla sua esistenza. Perché si sente alla deriva, come una barca persa tra le onde. Perché il suo lavoro di illustratrice, che ama, è ad un vicolo cieco. Lena non sarebbe mai voluta tornare a Levura, non sarebbe mai voluta tornare tra quelle mura. Ma è l'unica possibilità che ha. Mentre apre le finestre arrugginite e il vento che sa di mare fa muovere le tende, i momenti trascorsi dell'ultima vacanza lì riaffiorano piano piano: le chiacchierate, gli schizzi d'acqua sul viso, le passeggiate sulla spiaggia. E insieme il ricordo di quel giorno impresso a fuoco nella sua mente. II suo progetto è quello di stare sull'isola solo qualche giorno, trovare degli affittuari e ricominciare altrove tutto quello che c'è da ricominciare. Eppure nulla va come aveva immaginato. Lena non sa che quei giorni che abbronzano il suo viso chiaro e delicato saranno per lei molto di più. Ancora non sa che ci si può proteggere dalle emozioni con una corazza, ma c'è sempre qualcuno pronto a scalfirla, come Tommaso l'affascinante ragazzo che giorno dopo giorno la aiuterà a capire chi vuole essere davvero. Non sa che la verità ha mille sfumature. Che nulla è davvero inconfessabile perché la colpa spesso non è dove credevamo che fosse.


Lena ha passato tutte le sue estati nell'isola di Levura, nella casa che il padre apriva ad amici e parenti e dove sono conservati molti ricordi, alcuni belli, altri molto brutti. La vita di Lena è stata segnata da quella casa, da quell'isola e da una data, il 14 agosto di quindici anni prima, una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo, tra una Lena solare e spensierata e una Lena più cupa e introversa. Quello che è successo quel 14 agosto Lena lo ha chiuso dentro di sé, fermamente decisa a seppellirne il ricordo.
"La memoria è come una grande soffitta ricolma dove si ripongono oggetti di cui si finisce con il dimenticare l'esistenza. Nella mia c'è una scatola bianca, con il pennarello rosso ho scritto NON APRIRE, ma piano piano, lentamente, l'ho fatto, Ho rovistato nel contenuto ma non sono ancora arrivata a ciò che è conservato sul fondo."
Quindici anni dopo tutto è cambiato nella vita di Lena, i suoi genitori non stanno più insieme e si sono costruiti nuove vite, il suo lavoro di illustratrice, dopo un breve decollo, pare essere destinato a naufragare, la sua situazione sentimentale è disastrosa e quella economica fallimentare.
Fonte: web
Le rimane una sola cosa, un unico punto fermo: la casa di Levura, che il padre le ha regalato dopo essersi trasferito in America. L'ultima cosa che Lena vorrebbe, ma dovendo fare di necessità virtù, decide di sistemare casa per affittarla ai turisti e trasferirsi nella dépendance, sperando così di sfuggire ai ricordi.
Ma nulla avviene per caso e come spesso accade, il modo migliore per sconfiggere i propri demoni è guardarli dritti in faccia, anche se non ci si sente pronti. In questa lotta continua Lena non sarà sola, la vita metterà sulla sua strada due alleati: Poppy e Tommaso.
Fonte: web
Poppy, una bimba americana che soggiornerà da lei, la aiuterà a ritrovare la creatività e la voglia di esprimerla, mentre Tommaso, un medico vicino di casa, che a sua volta nasconde un segreto, riaccenderà la sua emotività, dandole la spinta per riemergere dalla palude nella quale stagnava da troppo tempo.
Una narrazione fresca e scorrevole che alterna momenti di leggerezza, senza mai scadere nella superficialità, ad altri più intensi e profondi, condurrà il lettore fino al colpo di scena finale che sconvolge e al tempo stesso dona sollievo, e che sarà motivo per Lena di mettere quel punto definitivo ed iniziare finalmente la sua vita da donna libera.



venerdì 19 luglio 2019

[Questa volta leggo...] Un letto per due - Beth O' Leary

Trama: Dopo il naufragio della sua storia d’amore, Tiffy Moore ha assolutamente bisogno di trovare una nuova sistemazione. E alla svelta. Peccato che il suo stipendio da junior editor sia poco compatibile con gli affitti stellari di Londra. Ma Tiffy non si dà per vinta e, spulciando le inserzioni, decide di rispondere a un annuncio singolare: dividere appartamento, camera, e soprattutto l’unico letto della casa, con Leon, un infermiere che fa i turni di notte. Una convivenza ideale: Leon occupa la casa di giorno, mentre Tiffy rientra la sera ed esce prima che lui torni. Unico scambio: un via vai di messaggi sul frigo. All’inizio formali, poi ironici, infine affettuosi… Due perfetti sconosciuti e una amicizia affidata a bigliettini di carta.
Ma quanto passerà prima che a Tiffy e Leon non venga la curiosità di vedersi?

Titolo: Un letto per due
Autore: Beth O' Leary
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 370


La calura estiva non riesce a fiaccarmi e non mi lascio sfuggire nemmeno questa volta il gradito appuntamento  con la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per il mese di luglio è stato scelto un libro che leggerei solo nel periodo estivo, quindi nel mio caso....un romance con sfumature chick lit o viceversa! Dopo aver scartato diversi titoli che non vi rivelo, riluttante a proseguire dopo averne letto solo poche righe, ho deciso di provare "Un letto per due" di Beth O' Leary attratta dalla cover e fiduciosa di trovare una storia dal gusto british, garbatamente divertente e pochissimo sdolcinata (senza contate il "niente sesso, siamo inglesi" visto che detesto e mi annoiano le descrizioni hot).
Sono rimasta soddisfatta, ogni tanto un libro di questo tipo addolcisce le tristezze meglio di un  Toblerone (ma leggerlo mangiando il gelato comunque non mi schifa).


Tiffy, sfrattata dal'ex compagno Justin, ha il cuore a pezzi e la necessità di trovare quanto prima una nuova sistemazione. Leon invece lavora di notte e ha bisogno di un inquilino con cui dividere l'appartamento, ma un inquilino speciale che oltre le spese divida anche...il letto! La convivenza funzionerà in questo modo: uno vivrà (e dormirà) nell'appartamento di giorno (Leon) e uno (Tiffy) lo utilizzerà di notte e nei fine settimana (perchè tanto Leon ha un'algida e antipatica fidanzata di nome Kay, che si è anche sincerata che Tiffy non sia particolarmente attraente, almeno seconda la sua opinabile opinione.)
Tutto chiaro? Beh, solo in linea di massima. Dividere il letto e casa è qualcosa di molto intimo, soprattutto se uno dei due conviventi si chiama Tiffy ed è alta un metro e ottanta, è gioiosa, eccentrica, con i capelli rossi e una marea di libri e carabattole che occupano tutto lo spazio di Leon. Non passerà molto tempo prima che i due inizino a comunicare con post-it e messaggini sparsi per tutta la casa. La protagonista femminile di questo libro è irresistibile e lontana da ogni stereotipo: pur essendo appena stata scaricata, dopo una relazione dolorosa, fatta di tira e molla, non sembra mai una povera derelitta perchè Tiffy, editor in una casa editrice specializzata in libri di bricolage e fai da te, è tanta, in ogni senso. Allegra, inconsapevolmente affascinante, divertente, generosa e insomma a tutti gli effetti adorabile (me la sono immaginata benissimo, alta e statuaria, buffa, ma assolutamente irresistibile).
Leon invece è riservato, stropicciato, gentile e per lavoro anche quotidianamente a contatto con la sofferenza umana (infermiere in una clinica di lungo degenti, molti affetti da malattie terminali).
Due persone che sono come il giorno e la notte e per questo destinate a piacersi.
Il libro è una commedia romantica divertente e non superficiale; al suo interno trovano spazio anche tematiche non banali come la violenza psicologica (ho pure appreso il significato del termine gaslighting), i rapporti madre-figlio, quelli tra fratelli, l'amore, l'amicizia e soprattutto la fiducia. La storia è popolata da tanti personaggi secondari che hanno ognuno un motivo diverso per esserci e non sono comparse senza senso. La parte romance è molto delicata, tenera e quasi un pizzico emozionante. Il romanzo insomma, nei limiti di quanto io mi possa appassionare ad un romance (questo dovevo scriverlo), mi è piaciuto e l'ho gradito. Ve lo posso consigliare a cuor leggero.

Di seguito gli altri appuntamenti della rubrica:



mercoledì 17 luglio 2019

Servizio cacche per posta - Flavia Moretti

Trama: Teodoro Fioretti ha undici anni e un solo obiettivo: vendicare le ingiustizie! Per questo decide di istituire il "Servizio Cacche per Posta". Hai un ingiustizia mai vendicata nel cassetto? Basta lasciare un biglietto con nome e indirizzo della persona di cui vuoi vendicarti e il tipo di torto subito. Puoi anche scegliere il formato che preferisci (Cookie, per piccole ingiustizie; Muffin, per ingiustizie normali o medie; Cake Valanga, per grandi e grandissime ingiustizie!). Il "Servizio Cacche per Posta" fornirà la giusta "risposta", ben confezionata e recapitata in un curato pacchetto. Il servizio ha un successo incredibile e Teodoro, con l'aiuto dell'amica Matilda, ma soprattutto del fedele cane Fango, si ritrova con sempre più lavoro. Ma è davvero così semplice stabilire chi sia nel giusto e chi no?
Titolo:Servizio cacche per posta
Autore: Flavia Moretti
Casa editrice: Il Castoro
Anno pubblicazione:2019
Pagine:130
Che gradita sorpresa questo romanzo per ragazzi! Mi aspettavo una storia sulla scia del Trattamento ridarelli di Doyle e invece ho trovato molto di più, soprattutto degli importanti spunti di riflessione.
Il protagonista, Teodoro, è abbastanza arrabbiato con i propri genitori che si sono separati da poco: trova soffocante la madre, eterno Peter Pan il padre e un'oca giuliva la nuova fidanzata dello stesso. In più gli antipatici bulletti vicini di casa gli hanno fregato la bicicletta. C'è abbastanza materiale per uno sciopero delle parole e la licenza ad avere un muso lungo-lunghissimo. Solo che poi sulla sua strada incrocia il cane Fango e la coetanea Matilda e un'idea prende forma nella sua testa. Perchè non vendicare alcune ingiustizie mandando una bella cacca per posta, splendidamente confezionata? Detto fatto: con un solo volantino pubblicitario iniziano ad arrivare le richieste. Un servizio gratuito perché Teodoro vuol ristabilire l'ordine e vendicare le ingiustizie e non guadagnare soldi! Sembra tutto facile e chiaro, ma dopo le prime consegne inizia a insinuarsi il dubbio. Forse il discrimine tra giusto e sbagliato non è così netto? Forse non sempre chi riceve gli sgraditi pacchetti lo ha pienamente meritato? Non sarà che ogni situazione richiede un'indagine più approfondita delle cose e un'attenta valutazione?
Sotto questo aspetto è proprio un libro intrigante perchè nella sua apparente spensieratezza ci porta a ragionare su temi importantissimi, con i quali ci troveremo a faccia a faccia per tutta la vita. La realtà deve essere interpretata e non ci si può fermare alle apparenze. Soffermarsi sulle sfumature significa entrare in empatia con le persone, comprendere i diversi punti di vista. A volte non sono importanti le risposte, ma proprio le domande. Interrogare se stessi e il mondo che ci circonda ci rende più aperti, ricettivi, vivi e alla fine di tutta l'indagine, giusti.
La cosa migliore che un libro possa fare è presentarci tematiche sottili, che fanno riflettere, in una veste leggera, ariosa e spiritosa perchè arriveremo a fine lettura divertendoci, ma nel frattempo il nostro cervello avrà lavorato. Qualità ancora più importante se si tratta di un libro rivolto ai ragazzi.
Potete regalarlo e avrete raggiunto due obiettivi: divertire e far riflettere.
I miei complimenti all'autrice che è un'esordiente e che con questo libro ha vinto il concorso Castoro 25. Un'idea brillante, sviluppata nel migliore dei modi.
 


lunedì 15 luglio 2019

Quando arrivi chiama - Anna Mittone

Titolo: Quando arrivi, chiama • Autore: Anna Mittone • Editore: Mondadori • Data di uscita: 25 giugno 2019 • N.pagine 173 • Copertina rigida € 18,00 • Ebook € 9,99 
TRAMA
Silvia ha quarantasette anni, un ex marito e una figlia adolescente, Emma. Tra madre e figlia si alternano momenti di grande complicità ed epiche sfuriate - la normalità, insomma - fino al giorno in cui Emma parte con la sua classe per un viaggio di studio che la terrà lontana da casa per un anno, in Canada. Silvia l'accompagna all'aeroporto insieme a Luca, il suo ex marito e, proprio quando pensa che quella giornata non potrebbe contenere più emozioni di così, un drammatico imprevisto la inchioda alle sue peggiori paure: un attentato terroristico sconvolge l'aeroporto Charles de Gaulle durante lo scalo dei ragazzi. In preda al panico, Silvia decide su due piedi di partire per Parigi insieme a Michele, il padre di un compagno di Emma, conosciuto poche ore prima all'aeroporto. I due salgono in macchina diretti in Francia e, in un clima di dolorosa incertezza, dandosi il cambio alla guida tra una lacrima e una battuta per sopravvivere, durante quel lungo on the road avranno l'occasione di conoscersi.


Per me un libro può dirsi un buon libro quando riesce a farmi immedesimare nella narrazione, quando riesco ad identificarmi nel protagonista o in uno dei personaggi, ma con questo libro sono andata oltre: durante la narrazione mi sono spesso detta "Silvia sono io".
Silvia è una donna alla soglia della menopausa, madre (non esattamente da manuale) di una diciassettenne, dotata di una grande dose di ironia e autocritica, e Anna Mittone ne traccia un ritratto assolutamente realistico, come estremamente realistico è il rapporto madre figlia che esce dalle sue pagine. Non troverete rapporti idilliaci, sedute di shopping o sessioni di make-up madre e figlia, come spesso vengono dipinti i rapporti con le figlie femmine, ma troverete episodi di vita quotidiana dove il "ma chi me l'ha fatto fare" è spesso sottinteso, seguito a ruota dal senso di colpa per averlo pensato e dal pensiero che quell'essere che ci fa uscire dai gangheri ad ogni scambio di battute è un pezzo del nostro cuore, senza il quale non saremmo più in grado di vivere, la parte migliore di noi, che fatalmente è riservata solo agli altri.

"Non vedo l'ora che parta eppure non posso immaginare la mia vita senza di lei."

Questa è la frase più significativa del rapporto tra Silvia ed Emma, ed è anche la frase che racchiude perfettamente il mio sentire nei confronti di mia figlia quasi quattordicenne.
Leggere questo libro è stato come un percorso sulle montagne russe: la salita è stata lenta e costellata di risate a crepapelle, nelle descrizioni che Anna Mittone regala e nelle situazioni che descrive:

"Alla mia età succedono un sacco di cose, a quanto pare, e nessuna è particolarmente entusiasmante.
(...)
Il girovita, nonostante molteplici e disperati tentativi di trattenerlo, è partito per un lungo viaggio alla ricerca di se stesso e non ha più dato sue notizie."

Poi il vagone sul quale ero seduta si è fermato, dandomi una panoramica di quello che mi aspettava e per il quale non ero assolutamente pronta.
Ed è iniziata la discesa, inesorabile, che mi ha lasciata senza fiato con una mano sullo stomaco e un macigno al posto del cuore.
L'angoscia la fa da padrone per tutta la seconda parte del libro, lunga un viaggio in auto in direzione Parigi, durante il quale insieme ai chilometri si snoda il rapporto tra Silvia ed Emma, fatto di sensi di colpa, di scelte dolorose ma necessarie, di ripensamenti e di momenti di grande intensità emotiva.
"La speranza è la ricchezza di chi non ha più niente."
Come già detto da La libridinosa nella sua recensione, c'è un solo tasto negativo, una situazione che anche a mio avviso è poco realistica oltre che fuori luogo in un contesto come quello che viene descritto, ma è decisamente un difetto minimo, paragonato alle sensazioni che questo libro regala al lettore.
È un libro che consiglio vivamente a tutti di leggere, a prescindere dal riconoscersi o meno nella protagonista, perché ha la rara capacità di suscitare reazioni forti ed estreme, come le risate a crepapelle e il dolore quasi fisico per le sorti dei protagonisti, esattamente come succede nella vita di tutti i giorni. In sostanza, un libro che contiene vita, in tutte le sue sfaccettature, senza filtri morali. 




giovedì 11 luglio 2019

Le signore in nero - Madeleine St John

Trama: Sydney 1950. Sui manichini spiccano le gonne a balze e i corpetti arricchiti degli accessori più preziosi. Ma Goode’s non sono solo i più grandi magazzini della città, dove trovare l’abito all’ultima moda. Per quattro donne che lavorano sono anche l’unica occasione di indipendenza. Mentre con le loro eleganti divise di colore nero consigliano le clienti su tessuti e modelli, nel loro intimo coltivano sogni di libertà, di un ruolo diverso da quello di figlia, moglie e madre.
Lesley sogna di continuare a studiare, anche se il padre non ne vuole sentir parlare. Poi c’è Patty che solo sul lavoro sente di valere qualcosa, mentre a casa il marito la tratta come fosse trasparente. Anche per Fay andare al grande magazzino ogni mattina significa sentirsi meno sola. A sorvegliarle come una madre c’è Magda: le sprona a inseguire i loro desideri e a trovare il proprio stile nel vestire, a coltivare l’idea che una donna possa raggiungere qualsiasi obiettivo. Per tutte è in arrivo un tempo di grandi cambiamenti e opportunità inaspettate. Tra un party, un nuovo vestito e nuove consapevolezze, Lesley, Patty, Fay e Magda vivranno il momento magico in cui si decide chi si vuole essere davvero.
Titolo: Le signore in nero
Autore: Madeleine St John
Casa editrice: Garzanti
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 197
Questo è un libro dal delizioso sapore rètro, curato in ogni particolare, a partire dalla cover. Prima di leggere il romanzo si vuole possedere l'oggetto, perchè lasciato sul tavolo o distrattamente sul divano sembra far parte di un set fotografico, piace a prescindere con quel giallo e nero estivi, leggeri, vintage.
Poi se il libro lo vogliamo anche aprire e leggere veniamo trasportati in alcuni film degli anni andati e ai volti delle protagoniste sovrapponiamo quelli di attrici di altro tempo.  Elizabeth Taylor per Magda, Sandrà Dee per Lesley e Fay potrebbe essere quella che faceva Melania in "Via con il vento", l'eterna seconda. Patty invece non sono riuscita ad immaginarla, troppo anonima forse.
I grandi magazzini invece mi si sono dispiegati davanti agli occhi con i ricordi della mia infanzia, quando in occasioni importanti andavo con mia madre da Lavoratore o da Boranga (ognuno avrà nella memoria un nome diverso) e venivo, alla lettera, vestita da capo a piedi. Chi ha ricordi che partono dal centro commerciale non può immaginare i grande magazzini, perchè erano una cosa diversa, con le commesse che avevano un'aria sofisticata e che mi incutevano soggezione e ammirazione allo stesso tempo. 
Le signore in nero del romanzo sono quattro donne diversissime, che pur lavorando insieme non hanno una vera confidenza: erano altri anni e alcuni pensieri non venivano esplicitati, meno che mai se riguardavano i rapporti interpersonali o peggio intimi. Così Patty è nel pieno dell'infelicità coniugale perchè vorrebbe avere un figlio, ma il marito la sera chiede solo delle belle bistecche e poi dorme. Fay è in cerca di marito, ma troppo spesso è stata ingannata e poi scaricata, tanto che la sua bellezza inizia ad appassire, come le sue speranze. Lesley è giovane e ha ambizioni di studio, ma un padre veramente arido. Lei lavora in attesa di lanciarsi nella vita, facendosi chiamare Lisa, quasi a proclamare il suo stato di bruco che vuol diventare farfalla. E Magda? Magda è una donna appagata, forte, sofisticata ed amata, ma lei è europea e ha superato dure prove prima di arrivare a gestire il reparto abiti esclusivi.  Magda è diversa, consapevole.
Mettiamo insieme queste quattro esistenze, osserviamo come reagiscono a contatto le une con le altre e avremo un libro che si legge con molta piacevolezza e velocità, che parla di confronto tra i sessi e di presa di coscienza femminista ante litteram, ma senza andare in profondità. Uno spaccato di un diverso periodo storico che si legge con piacere, ma che non lascia traccia profonda. La  critica non è abbastanza affilata, è arguto senza dar da pensare, interessante senza pungere.
Attendo l'autrice alle prossime traduzioni dei suoi romanzi...e comunque questo libro lasciato sopra il comodino mi rallegra la giornata.








martedì 9 luglio 2019

Quello che non siamo diventati - Tommaso Fusari


Titolo: Quello che non siamo diventati • Autore: Tommaso Fusari • Editore: Mondadori • Data di uscita: 9 luglio 2019 • N.pagine 262 • Copertina flessibile € 17,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
«Andrà tutto bene, Michael.» «E come fai a dirlo, Sara? Prevedi il futuro?» «Non prevedo il futuro, ma siamo insieme, no?» Mi volto verso il campo di cocomeri e le vigne, che avevamo attraversato per arrivare alla recinzione. Non c'è nessuno all'orizzonte. «E se andasse tutto male?» «Be', restiamo insieme.» «Sempre?» «Per tutta la vita.» Una promessa fatta da bambini, calda e rassicurante come una carezza, come un abbraccio quando fuori fa tanto, tanto freddo. Un fratello e una sorella, Michael e Sara, che una volta erano inseparabili e ora sono quasi due estranei, due che, pur abitando sotto lo stesso tetto, si sfiorano appena. E, nel mezzo, la vita, fatta di momenti belli ma anche brutti, momenti in cui tutto può andare avanti, oppure può interrompersi bruscamente. Momenti che arrivano inaspettati per dirti che tutto deve cambiare. Anche se non vuoi, anche se non sei pronto. E a quel punto, poco importa come, tu devi trovare un modo per andare avanti. E questo hanno fatto Sara e Michael. Ognuno per conto proprio, però. Lei attenta a non far trapelare il dolore che le si appiccica alle ossa, agli occhi, ai battiti cardiaci e che le fa mancare l'aria, e a controllare sempre tutto, a non lasciarsi sfuggire niente, in un ingenuo tentativo di tenere ogni cosa in equilibrio. Lui in balia di ciò che accade, senza trovare mai la forza di avere un orientamento, col cuore imbottito di hashish e la testa di sogni infranti. Entrambi sempre più estranei, e lontani l'uno dal cuore dell'altra. Ma a un certo punto però qualcosa, o meglio qualcuno, irrompe nella loro vita facendo vacillare il loro piccolo mondo cristallizzato, fatto di giorni sempre uguali, silenzi, muti rimproveri, possibilità sospese, distanze che diventano siderali e ricordi sbiaditi. Di nuovo, Michael e Sara sono di fronte a qualcosa che potrebbe stravolgere la loro esistenza. E se soltanto smettessero di vivere ogni cambiamento come una crepa dalla quale possono entrare solo cose brutte, forse potrebbero riprendere il cammino interrotto tanti anni prima, trovare il modo di tornare a respirare, a credere nel futuro, e, magari, infine, ritrovarsi.


Ci sono libri che aspetti perché vuoi ritrovare una scrittura che hai amato e ci sono libri che attendi con un pizzico di ansia perché temi di non riuscire a ritrovare le sensazioni provate con il libro precedente di quel determinato autore.
Per questo libro è la seconda situazione: quando ho saputo che sarebbe uscito un nuovo romanzo di Tommaso Fusari, la prima cosa che ho pensato è stata "Sìììì, bello!" (no, bugia! La prima cosa che ho pensato è stata "Maledetto, non gli è bastata la coltellata che ci ha dato col primo!"), un attimo dopo, però, l'entusiasmo si è smorzato e ho avuto paura che qualcosa potesse andare storta, che fosse possibile una delusione.
Con questo doppio stato d'animo mi sono immersa in una lettura che mi ha tolto il fiato e che non sono riuscita a mettere giù finché non ho letto la parola "fine".
Con questo romanzo Tommaso Fusari mi ha dato la conferma di saper usare le parole per arrivare al cuore dei propri lettori.
Si tratta di una storia diversa dalla precedente, più triste, man mano che la lettura procede, una cappa di malinconia avvolge il lettore che non può far altro che raggomitolarsi, proteggendosi dal dolore che esce da quelle pagine, rendendosi però conto che, mentre si chiudeva su se stesso, stava chiudendo il dolore dentro di sè.
Leggere questo libro è stato come indossare un cappotto di tristezza e sentirlo sempre più pesare sulle spalle (e con le temperature di questi giorni, caro Tommaso, è una grandissima dimostrazione d'affetto), aspettando quel venticello di speranza che arriva solo verso la fine, dando a tutta la narrazione la sua giusta dimensione.
La storia è quella di due fratelli, Sara e Michael, cresciuti sereni e inseparabili finché un tragico evento scuote le loro vite, portandoli ad allontarsi, un millimetro alla volta senza accorgersi che la distanza stava diventando insuperabile, a guardarsi anni dopo e scoprire che non sono più centimetri a separarli, ma metri, tanti metri, fatti di non detti, di rimpianti, di strade sbagliate, di abbracci dimenticati, fino alla scossa che fa tremare la terra sotto ai piedi e nella caduta aggrapparsi, come in un tiro alla fune, a uno spaghetto al pomodoro, per riavvicinarsi, stando attenti a non macchiare il divano.
Se deciderete di leggere questo romanzo proverete più volte la tentazione di prendere per le spalle a turno Sara e Michael, di scuoterli e dire loro "Cosa state combinando? Cosa vi state facendo?", ma li amerete alla follia.
Proverete anche istinti omicidi, verso Lola, verso Alex, personaggi talmente deleteri da risultare indispensabili.
Per me, Tommaso Fusari con questo romanzo è stata decisamente un'ottima conferma.



mercoledì 3 luglio 2019

Teniamoci stretti - Claudio Gobbetti, Diyana Nikolova

Nel mondo esistono un’infinità di problemi, un’infinità di minacce, un’infinità di giornatacce. Sono anni che si viaggia in lungo e in largo per trovare una soluzione a tutto questo. E se il segreto della felicità stesse in un semplice abbraccio?

Titolo: Teniamoci stretti
Autore: Claudio Gobbetti (testi)
Illustratore: Diyana Nikolova
Casa editrice: Sassi junior
Anno pubblicazione: 2019
Quando sul mio cammino di lettrice incontro un albo illustrato particolarmente bello, mi sento quasi in dovere di segnalarvelo. Per lavoro e per passione ne visiono molti ogni settimana, ma quelli che acquisto per il mio "kit della lettrice ad alta voce" non sono più di due o tre ogni mese. Di questo "Teniamoci stretti" devo dire meraviglie! E' l'albo più coccoloso e simpatico che mi sia mai capitato di leggere. Sia chiaro: di libri che parlano di abbracci ce ne sono molti e tanti sono anche carini, ma questo mescola testo e illustrazioni in modo unico, tanto che a fine lettura ci si sente quasi storditi e bisognosi di abbracciare qualcuno. E' divertente da leggere ad alta voce ad un gruppo di bambini (già testato sui piccoli della scuola materna la scorsa settimana!) e ancor più tenero da leggere con il proprio bimbo sulle ginocchia (ok, il mio ha 10 anni, ma ha gradito comunque) perchè queste lontre sono .....dovrei trovare un termine per definirle! Abbracciose, pucciose, pacioccose, boh?
Inserisco l'illustrazione per rendere l'idea:



Mettono allegria, fanno venire voglia di sorridere, chiedono a gran voce di prendere il primo che passa e mollargli un forte abbraccio.
La trama del libro? Semplice: le lontre hanno scoperto che il rimedio per ogni problema, la soluzione ad ogni tristezza è quella di tenersi stretti - stretti in un gigantesco abbraccio. E spiegano con dovizia di particolari in quali situazioni questo stringersi tra le braccia funziona e funziona super bene (pure per fare "burp" se abbiamo qualcosa di bloccato nello stomaco).
E' un albo favoloso, un diffusore potente di affetto e di gentilezza, di sorellanza e fratellanza.
Dai, teniamoci stretti.

lunedì 1 luglio 2019

La volontà del male - Dan Chaon


Titolo: La volontà del male • Autore: Dan Chaon • Editore: NNEditore • Data di pubblicazione: 12 giugno 2019 • N. pagine 478 • Copertina flessibile € 20,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Il passato di Dustin Tillman è segnato da una tragedia: trent'anni prima i suoi genitori e gli zii sono stati uccisi da Rusty, il fratello adottivo. In un processo che aveva fatto scalpore per gli inquietanti legami con i culti satanici, Rusty era stato condannato all'ergastolo grazie alle testimonianze di Dustin e della cugina Kate. Ora Dustin è psicologo, vive con la moglie e i due figli una vita apparentemente serena. Finché non riceve la notizia che Rusty è stato rilasciato: tutte le accuse sono cadute. Nel frattempo un suo paziente, Aqil Ozorowski, ex poliziotto in congedo, indaga sulle morti di alcuni ragazzi annegati, convinto che siano opera di un serial killer. Inizialmente scettico, Dustin si lascia coinvolgere nell'indagine, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.


È difficile inquadrare questo romanzo in un genere, per gli eventi narrati potremmo definirlo thriller psicologico, ma lo stile di narrazione rimanda più a un flusso di pensieri e ricordi da romanzo di introspezione o psicologico. Ecco, forse mi sento di dire che la vera protagonista di questo romanzo sia proprio la psiche e le sue evoluzioni. 
Le vicende alla base sono sostanzialmente due, una che si colloca nel passato e una nel presente e il personaggio che li collega è Dustin Tillman, uno psicologo che svolge una vita ordinaria e cadenzata, che da ragazzino ha vissuto un'esperienza tragica, l'assassinio dei genitori e degli zii, per il quale è stato condannato Rusty, il fratello adottivo. Trent'anni dopo Dustin viene informato che Rusty è stato scarcerato in seguito ad una revisione del processo che ha fatto cadere tutte le accuse.
Il passato ripiomba così violentemente nella sua vita portandolo a riconsiderare e rianalizzare gli avvenimenti,  essendo stato lui, all'epoca, il principale accusatore del fratello. Contemporaneamente nel suo studio arriva un agente di polizia congedato che gli chiede aiuto per indagare su una serie di decessi archiviati come accidentali, ma che, per un certo numero di coincidenze, secondo lui nascondo la mano di un serial killer.
Altre angosciose vicende familiari si aggiungono a questo quadro rendendo la lucidità di Dustin sempre meno stabile.
Il lettore verrà accompagnato in un viaggio lungo il tempo, fatto di andate e ritorni attraverso la voce di più narratori, ognuno con la propria interpretazione e la propria verità, nel tentativo di far luce sugli avvenimenti e dentro di loro.
Non sarà semplice seguire questo viaggio, dove ogni cicerone usa il proprio linguaggio ed evidenzia l'aspetto per lui più importante, portando il lettore a spostare la propria attenzione su aspetti fino a poco prima tralasciati. 
Con un ritmo decisamente alto, la lettura si snoda pagina dopo pagina alla ricerca del particolare risolutivo, salvo ritrovarsi ad originare nuovi interrogativi.
La particolarità di questo romanzo sta proprio nel ruolo del lettore che ascoltando le varie voci, anziché giungere ad una soluzione univoca, sarà portato a costruire la propria verità al pari dei protagonisti, dovendo decidere quale sia la voce più autentica. 
A fine lettura sono giunta alla ricostruzione per me più plausibile, ma sarà quella autentica? Non è questa la cosa importante, piuttosto come per ogni viaggio memorabile lo è la strada percorsa.
"La volontà del male" è insita nell'essere umano, che decide autonomamente se assecondarla o meno, e Dan Chaon ne dà un saggio esemplare attraverso le voci dei suoi protagonisti.