lunedì 31 ottobre 2016

Ingrossare le schiere celesti - Franck Bouysse

TRAMA
Gus ha più di cinquant’anni e del mondo conosce soltanto i campi della sua isolata fattoria tra i monti, il bosco limitrofo e il paese di Pont-de-Montvert, nel sud della Francia, in cui saltuariamente è costretto a scendere per fare compere e commerciare. È un uomo schivo, diffidente, di poche parole: tutto ciò che gli interessa è continuare la propria vita senza essere disturbato, tra i suoi animali e la natura circostante, fino alla fine dei suoi giorni. Come unica compagnia, oltre all’amato cane Mars, ha Abel, il vicino, di vent’anni più vecchio, con il quale condivide le serate tra bicchieri di vino e reciproci racconti. Un giorno, mentre sta cacciando con Mars, sente dei colpi d’arma da fuoco e delle grida provenire dalla tenuta di Abel. Si precipita dal vicino e si trova davanti un luogo apparentemente abbandonato e tranquillo. Di Abel nessuna traccia. Sulla neve vicino al recinto brillano però inquietanti macchie rossastre.
Romanzo dall’atmosfera hitchcockiana, nella quale i contorni noti e i volti amici si trasfigurano alla luce macabra del sospetto, Ingrossare le schiere celesti è un noir d’autore magistrale, paragonato per lo stile, crudo e poetico assieme, alle migliori opere di Georges Simenon. 
Titolo - Ingrossare le schiere celesti
Autore - Franck Bouysse
Editore - Neri Pozza
N.Pagine  - 176
Anno di pubblicazione -2016
ISBN - 9788854513402

RECENSIONE

"E' uno strano regalo, la vita... non  lo si rifiuta, ma a volte mi chiedo se valga la pena di aprirlo senza sapere cosa c'è dentro."
 
Oggi vi parlo di un noir, alla maniera francese, del quale mi sono invaghita non appena vista la copertina e letta la sinossi (posso dire che le copertine di Neri Pozza sono quasi sempre piccoli capolavori?)
Questo romanzo in poco più di 170 pagine racchiude un micro mondo. Con una narrazione tranquilla, un ritmo non troppo lento e ipnotico, l'autore ci porta nella campagna dei monti Cevennes, in Francia, dove il tempo sembra essersi fermato, i pochi abitanti sono solidi come la roccia sulla quale poggia la loro terra e altrettanto duri e solitari.
Qui, e più precisamente nella località di Les Doges, vive Gus, uomo rude e solitario, ma dotato di una buona dose di compassione.
"I desideri di Gus erano semplici: bere qualche bicchiere di vino quando ne sentiva il bisogno e occuparsi degli animali che allevava con passione. Era la sola cosa che ci si aspettava da lui:"
La sua non è stata un'infanzia felice e spensierata: cresciuto con due genitori che usavano la violenza per interagire tra di loro e con lui; una madre che non aveva mai espresso altro che disprezzo per il figlio ed un padre che per lui provava solo indifferenza. 
Rimasto orfano Gus trova consolazione nella solitudine e nell'isolamento, nelle giornate scandite dalla cura dei suoi vitelli, sua fonte di sostentamento, nelle ritualità immutate nel tempo e nella compagnia dell'amato cane Mars.
Dell'unico vicino, Abel, di una ventina di anni più vecchio, Gus sa solo che era odiato ed evitato dai suoi genitori. Una sera, a causa di un'emergenza veterinaria, Abel bussa alla porta di Gus per chiedergli aiuto e getta così le basi di un'amicizia fatta di reciproco aiuto e di bevute  in compagnia accompagnate da poche chiacchiere. Abel è vedovo da molti anni, ma con Gus non ha mai parlato nè della moglie nè delle circostanze della sua morte, e Gus non ha mai avuto la curiosità di sapere, come non ha mai indagato, nonostante ogni tanto si ponesse l'interrogativo, sui motivi che avevano generato la tensione tra lui e i suoi genitori.
Questa tranquilla routine viene improvvisamente interrotta il giorno in cui Gus, uscito a caccia con Mars, sente due colpi di fucile provenire dalla fattoria di Abel e quando chiede spiegazioni, Abel si dimostra infastidito e sfuggente. Da quel momento tutto il mondo di Gus cambia, si riveste di sospetto, della sensazione di essere spiato, della certezza che qualcosa di grave stia succedendo intorno a lui, qualcosa che non riesce ad afferrare e che accresce il timore generato dal non detto.
Non aspettatevi di trovare sangue o scene raccapriccianti, ma se riuscirete ad immergervi nelle atmosfere color seppia che la copertina stessa vi suggerisce, sentirete i brividi scorrere sotto pelle e inizierete a fare congetture su cosa possa essere successo, provando la stessa inquietudine di Gus, fino all'epilogo in cui tutte le tessere troveranno la loro giusta collocazione. Spiazzandovi.
VOTO

 


 

mercoledì 26 ottobre 2016

Giveaway per Babbani e Creature Magiche - Prima tappa

A quanto pare spetta a me aprire le danze e farvi le prime domande e ne sono ben felice, perchè questo per me è un libro importante che mi riporta al passato.
"Harry Potter e la camera dei segreti" è uscito in Italia nel 1999 e io ero alle mie prime esperienze lavorative come catalogatrice e che facevo? Ovviamente leggevo Harry Potter e mi ci perdevo dentro! Ricordo come fosse ieri (o ieri l'altro) che sognavo di assaggiare la Burrobirra, che mi stava antipatico Harry e adoravo invece Hermione (girl power). Mi chiedevo inoltre a quale casa sarei stata assegnata nel caso fossi finita anch'io in quel mondo di maghi. Corvonero di sicuro. Avevo 28 anni, ma quel mondo lo sognavo e lo sogno ancora!
Lasciamo perdere la nostalgia e sotto con le domande:
DOMANDA N. 1 - Ecco un particolare tratto da un’illustrazione del libro e voi dovrete dire di cosa si tratta;







DOMANDA N. 2 - Si tratta di un vocabolo (una parola) specifico, del quale voi dovrete dare la definizione letterale, così come si trova nel libro;

Chi è Martin Miggs?

DOMANDA N. 3 - Una definizione di una Creatura o di una Pianta Magica o di un Incantesimo (sempre presenti nel libro) e voi dovrete indicare il nome preciso;
Creatura di colore arancio brillante che schizza in aria con un fischio, scoppiettando e sprigionando botti e scintille. 

Dai che le sapete! Mi raccomando: avete tempo fino alle ore 22 del 1 novembre per rispondere, mentre il il 2 novembre Laura de La Biblioteca di Eliza vi svelerà le risposte e vi porrà tre nuove domande.
Tutto chiaro???? 
Allora rispondete compilando il modulo che segue.
In bocca al lupo a Babbani e a Creature Magiche.
Un caro saluto da Lea


lunedì 24 ottobre 2016

Giveaway per Babbani e Creature Magiche




Buongiorno e buon inizio settimana a tutti voi, Creature Magiche che ci state leggendo… e anche ai babbani, suvvia!

Finalmente possiamo svelarvi a quale sorpresa abbiamo alacremente lavorato in queste ultime settimane in collaborazione con i blog La Biblioteca di Eliza e La Libridinosa. Ottobre è il mese delle zucche, delle castagne, dei funghi (che con salsiccia e polenta sono deliziosi… fameeeeeee! Ok, non divaghiamo!), ma è soprattutto il mese che vede l’uscita della splendida edizione illustrata da Jim Kay di “Harry Potter e la Camera dei Segreti”, secondo volume della saga. Parlandone con Laura & Laura e fantasticando su quanto sarebbe bello riceverne una copia in regalo, ci siamo dette: “Perché non lo regaliamo noi?”. Ed ecco svelata la sorpresa: da oggi, 24 ottobre, prende il via il




che terminerà l’8 dicembre con la proclamazione del vincitore. Ma andiamo per gradi e spieghiamo tutto per bene.


Iscrizione e tappe


Per potervi aggiudicare una copia di questa bellissima edizione dovrete rispondere a delle specifiche domande che saranno tutte riferite al libro in palio. Ad ogni tappa vi verranno proposti tre quesiti :

  • Domanda N.1 – vi faremo vedere un particolare tratto da un’illustrazione del libro e voi dovrete dirci di cosa si tratta;

  • Domanda N.2 – vi daremo un vocabolo (una parola) specifico, del quale voi dovrete dare la definizione letterale, così come si trova nel libro;

  • Domanda N.3 – vi daremo la definizione di una Creatura o di una Pianta Magica o di un Incantesimo (sempre presenti nel libro) e voi dovrete indicarcene il nome preciso.

Ovviamente, tranne che nel caso delle illustrazioni (che saranno comunque facilmente riconoscibili per ogni potteriano degno di questo nome), i vocaboli, gli Incantesimi, le Creature e le Piante Magiche saranno presenti anche nelle vecchie edizioni del libro, quindi se non lo avete in casa correte a procurarvene uno da un amico, un parente, un conoscente, un vicino di casa, una biblioteca… potrebbe tornarvi utile anche contattare Hagrid e Pomona Sprout per qualche ripetizione.


Le domande verranno pubblicate nei tre blog seguendo il seguente calendario:









  • 08 dicembre – Post di proclamazione del vincitore su tutti e tre i blog

Per iscrivervi dovrete compilare il modulo che trovate alla fine di questo post e avrete tempo fino alle ore 18.00 di domani, 25 ottobre. Non saranno prese in considerazione iscrizioni giunte dopo tale orario.

Per inviare le vostre risposte dovrete compilare il modulo che troverete alla fine di ogni post.

Dovrete inviare le vostre risposte entro e non oltre le ore 22 del giorno precedente la tappa successiva (es.: la seconda tappa prenderà il via il 2 novembre; avrete tempo sino alle 22 dell'1 novembre per farci avere le vostre risposte).

Per ogni risposta esatta vi verrà assegnato 1 punto, se risponderete esattamente a tutte e tre le domande otterrete 2 punti extra per un totale massimo di 5 punti a tappa.

Troverete le risposte esatte nel post con le domande seguenti (per esempio: le risposte esatte alle domande del 26 ottobre saranno indicate nel post del 2 novembre, e così via), così potrete scoprire se avete risposto correttamente.

Verrà incoronato un unico vincitore, quindi in caso di pari punteggio verrà effettuato un sorteggio tramite il sito Random.org.


Regole per partecipare


Per partecipare dovrete seguire poche semplici regole:


  • Unirvi ai lettori fissi di tutti e tre i blog, se non lo siete già (obbligatorio) 




Se vorrete condividere l’iniziativa sui vostri social o mettere il banner sui vostri blog, nessuna di noi si offenderà, anzi ci farebbe molto piacere (ancora qua state? Correte a condividere, hop hop!)


Il vincitore riceverà una mail alla quale dovrà rispondere indicando un indirizzo postale italiano al quale invieremo il premio.


Ricordiamo, se lo aveste perso di vista o non ben compreso qual è il Premio in palio: il premio consiste in una copia della meravigliosa, stupenda, strabiliante edizione illustrata da Jim Kay di “Harry Potter e la Camera dei Segreti” (del valore di 30 euro).



Dovremmo avervi detto tutto, ma se doveste avere qualche dubbio siamo a vostra completa disposizione per chiarimenti o delucidazioni, non esitate a contattarci alle nostre mail:


labibliotecadieliza@hotmail.it

lalibridinosa@gmail.com

duelettriciquasiperfette@gmail.com


Buon divertimento a tutti e in bocca al lupo, appuntamento a mercoledì con le prime domande!


 

venerdì 21 ottobre 2016

Yeruldelgger - Morte nella steppa - Ian Manook

TRAMA
Non comincia bene la giornata di un commissario mongolo se, alle prime luci dell’alba, in una fabbrica alla periferia della città, si ritrova davanti i cadaveri di tre cinesi, per di più con i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. E la situazione può solo complicarsi quando, poche ore dopo, nel bel mezzo della steppa, è costretto a esaminare una scena perfino più crudele: i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Quello che però il duro, rude, cinico ma anche romantico commissario Yeruldelgger non sa è che per lui il peggio deve ancora arrivare.
A intralciare la sua strada, e a minacciare la sua stessa vita, politici e potenti locali, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti illeciti, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Sullo sfondo, una Mongolia suggestiva e misteriosa: dalla sconfinata Ulan Bator alle steppe abitate dagli antichi popoli nomadi, un coacervo di contraddizioni in bilico fra un’antichissima cultura tradizionale e le nuove, irrefrenabili esigenze della modernità. Yeruldelgger dovrà compiere un viaggio fino alle radici di entrambe, se vorrà trovare una soluzione per i delitti, e anche per se stesso.
Un thriller classico, a tinte forti, con un’ambientazione unica, in cui pagina dopo pagina si susseguono le scene ad alta tensione e ogni calo di emotività è bandito.
In questo thriller mozzafiato Ian Manook ci accompagna, un colpo di scena dopo l’altro, dai deserti spazzati dal vento dell’Asia Centrale fino all’inferno dei bassifondi di Ulan Bator.
Dopo la Svezia di Mankell, l’Islanda di Indriðason, la Scozia di Rankin, d’ora in poi ci sarà la Mongolia di Ian Manook.
Titolo: Yeruldelgger - Morte nella steppa
Autore: Ian Manook
N.pagine: 524
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Fazi
ISBN: 9788876258800
 "La vita non fa niente di noi. Siamo noi a fare la vita a suon di rinunce, paure, abbandoni, imbrogli, errori! Siamo noi a impedire di fare della vita una cosa diversa da quella che è"
 
Eccomi a parlarvi di questo romanzo, primo capitolo di una trilogia, che ho letto qualche tempo fa, ma che mi è rimasto molto impresso nella memoria.
Ho avuto la fortuna di assistere a PordenoneLegge alla presentazione di questo libro, e devo dire che l'autore ha saputo trasmettermi a parole la stessa passione che avevo trovato nel libro per questa terra misteriosa e lontana, piena di contraddizioni e profondamente legata alle tradizioni, terra dalla forte spiritualità e grande concretezza.
Proprio come il suo protagonista, Yeruldelgger Koltar Guichyguinnkhen, per noi poveri lettori semplicemente Yeruldelgger (lo so è un ossimoro) - lo ammetto, mi si è annodata la lingua ogni volta che ho tentato di dire il titolo del libro che stavo leggendo, tanto che sono vigliaccamente ricorsa ad un più immediato "Sto leggendo il Mongolo" - che di professione fa l'investigatore della squadra omicidi di Ulan Bator, la capitale della Mongolia: un uomo rude, violento, che dentro di sè vive un dolore lancinante per la perdita della figlioletta della quale si sente responsabile e che ha causato la perdita della ragione della moglie e la rottura definitiva del suo rapporto con la figlia adolescente.
Una figura capace di amare profondamente, ma non di dimostrarlo, con un fortissimo senso della giustizia, ma allo stesso tempo capace di atti violenti per raggiungere la verità, insomma un uomo pieno di contraddizioni, tanto quanto la terra da cui proviene.
Innamorato di Solongo, medico legale che collabora con lui nei casi di cui si occupa, capace di esprimere un concetto vastissimo con pochissime parole, una donna forte, l'unica in grado di accogliere l'animo ferito dell'ispettore. Solongo vive in una Yurta -  ammettetelo, vi state chiedendo che diavolo sia una yurta e io sono qui per spiegarvelo: si tratta dell'abitazione tipica della popolazione nomade mongola, una sorta di grandissima tenda dotata di tutte le comodità di una casa vera e propria. E niente, io prima o poi dovrò fare una vacanza in una yurta!
  Ma dovrò ricordarmi tutta una serie di regole, prima di entrarci, pena la malasorte (che da quelle parti non è niente di leggero o auspicabile):
 
"Entrare con il piede destro per primo, scavalcare la soglia, non gettare niente nel fuoco, circolare dalla parte sinistra,non puntare i piedi verso il fuoco."
 
Un'altra particolarità di questo romanzo sono i titoli dei capitoli, costituiti dalla frase finale del capitolo stesso, che aumenta la curiosità di arrivare alla fine per poterla collocare in un contesto.
Un romanzo capace di regalare al lettore pagine crude e violente, ma anche momenti di grande compassione e poesia, un romanzo nel quale i colpi di scena si susseguono, l'adrenalina la fa da padrone, come la rabbia per certe situazioni e retroscena. Un romanzo che consiglio agli appassionati del noir adrenalico e a chi ha la curiosità di conoscere qualcosa in più della Mongolia, dei suoi paesaggi e del cuore dei suoi abitanti. Io, ovviamente, attendo il secondo capitolo, per tornare in compagnia...del Mongolo!
VOTO


mercoledì 19 ottobre 2016

La Rubrica





Cara Stefi,
qui urge una rubrica settimanale che spezzi la routine recensione, recensione, recensione per arrivare ad una routine recensione, rubrica, recensione. Che ne dici? Dico che ce lo siamo dette un sacco di volte, ma ancora non ci era venuta l'illuminazione giusta.
Tempo al tempo Stefi, bisogna pensarci bene. Comunque pensa che ti pensa ho pensato che di argomenti che spaziano dai libri, ai lettori, ai protagonisti dei libri, a chi lavora con i libri e ai blog che trattano di libri, insomma di argomenti ne avrei. E che, te li tieni in saccoccia?  Con cosa cominci?
Tanto per rompere il ghiaccio vorrei mantenere una promessa, ossia quella di parlare dei 5 peggiori tipi di bibliotecario che un lettore può trovare sulla sua strada. Immagino che tu abbia presente il tipo vero? Eeeeeeeh...purtroppo ce l'ho ben presente...
Ecco, partiamo da questo.
Rubrica La Rubrica (l'originalità di questo titolo è stupefacente): 5 tipi di bibliotecario che ti fanno desiderare di acquistare i libri online o di andare in libreria o comunque di non varcare in alcun modo la porta dell'edificio pubblico denominato BIBLIOTECA.
1. Il bibliotecario con il sedere incollato alla sedia. (L'ho sempre detto che la colla va data solo a chi la sa usare. Magari gli si è rovesciata accidentalmente...) Tale bibliotecario ha qualche difficoltà a svolgere un buon servizio di reference, ossia a dare delle risposte alle domande. Predilige rispondere con un ulteriore domanda. (Sinonimo di estremo acume, direi.) Esempio: "Avete l'ultimo libro di Antonio Manzini?" Risposta: "Antonio Manzini? Ha provato a vedere?"
(no, altrimenti non ti facevo la domanda)
"Mmmmm, provi a guardare nel secondo scaffale collocazione 853 MAN" (e alla risposta: "Guardi, ho provato a vedere, ma proprio non lo trovo", ribattono "Eppure è proprio là, provi a vedere meglio" Grrrrrrrrr)
Altro esempio (documentato da una nostra amica): " Ha il libro Arcobaleno?"
"Il libro Arcobaleno?"
"Sì, ha Arcobaleno?"
"Le è stato detto che lo abbiamo?"
 "Ma non so, mi servirebbe e vorrei sapere se lo avevate."
 "Quello del pesciolino?"
 "Sì."
 "Pensa che potremmo averlo?" (Ma che domanda è? Se te lo chiedo, non è evidente che io pensi che tu lo abbia?) "Glielo ha detto qualcuno che lo abbiamo?" (E' un segreto di Stato?)
"No, ma magari lo avete."
"Potremmo averlo in effetti. Lo ha cercato?"
"No, prima ho chiesto a lei perchè gli albi sono molti."
"Capisco. Provi a cercarlo." (E lei, per caso, ha provato a cercare un altro lavoro?)
CIAONE! (sarei andata a casa a "Le è stato detto che lo abbiamo?")
Ecco, andare in biblioteca non è una caccia al tesoro, soprattutto se lo stabile è di 60 mq.
2. Il bibliotecario che non sa farsi gli affari suoi. (L'odio profondo)
E' evidente che se un utente che chiede aiuto va aiutato, uno che vuole girare indisturbato va lasciato in pace Anche perchè potrebbe rivelarsi alquanto irritabile. I bibliotecari (si sappia) non sono pagati a cottimo: se un utente esce senza libro non cade il mondo. Non è possibile caricarli di libri che non desiderano. "Prenda prende questo bel libro: è piaciuto a tutti" (ma tutti chi?)
3. Il bibliotecario moralista, che è una degenerazione del bibliotecario sopra descritto. Dunque se voglio prendere in prestito il marchese de Sade non c'è bisogno che mi si faccia l'occhiolino o la faccia scandalizzata. Inoltre se sono un uomo e voglio un libro di Danielle Steel, non sono necessariamente gay e se voglio Harry Potter e ho superato i 50 anni non è detto che sia affetto da sindrome da Peter Pan. Un po' di discrezione è sempre una buona regola. Poi ci sono gli utenti che regalano i libri alla biblioteca preventivamente epurati dalle parti considerate "scabrose". La conversazione è andata più o meno così "Le ho portato questo libro per la biblioteca" "Oh, grazie, tra l'altro non l'avevamo. Ma, scusi, mancano alcune pagine qui, sembrano strappate" "Ah sì, le ho tolte io perché erano un po' troppo hard, magari gli utenti potrebbero non gradire" "..."
4. Il bibliotecario che la tira lunga (Mannaggia, quelli proprio non li reggo. Un libro ti ho chiesto, non la composizione del tuo albero genealogico, e nemmeno della tua cartella clinica me ne importa una cippa: se sei un catorcio lo vedo da me!). No, dai Stefi non fare così, in fondo se il bibliotecario ci tiene a raccontarti tutta la sua vita in puntate settimanali da trenta minuti, chi sei tu per opporti? non mi vorrai mica dire che hai di meglio da fare e che lui/lei invece dovrebbe LAVORARE??????
5. Il bibliotecario che non è un bibliotecario. Ecco, quella sono io! Quando entro in una biblioteca (ebbene sì, ne frequento più di una) e un utente chiede un libro che abbia determinate caratteristiche, io inizio a dirmi "Zitta, stai zitta, lascia fare il suo lavoro al bibliotecario, che per altro è più che competente" e mentre mi ripeto mentalmente questo mantra, non so come, mi ritrovo a dire "Beh, potrebbe provare questo, oppure quest'altro" con l'utente che mi guarda come fossi Mork appena sceso da Ork (i vintage l'hanno letto canticchiando, ammettetelo) e quando vedo quello sguardo vorrei solo aprire le dita, dire Nano-nano ed andarmene...
Stefi hai reso bene l'idea (nano-nano...sono vintage come te), ma io veramente mi riferivo al bibliotecario che è stato destinato alla biblioteca perchè in nessun altro ufficio comunale era gradito, quello che viene spedito in esilio, solo che poi il purgatorio è per tutti quelli che frequentano la biblioteca.

Ad ogni modo, se vi imbattete in uno di questi cinque tipi di bibliotecario, abbiate pazienza (perlomeno se vi capita solo qualche volta): siamo umani e magari quel giorno abbiamo mal di piedi, o la luna storta, o ci hanno appena bistrattati, o a pranzo abbiamo mangiato la besciamella e siamo intolleranti al lattosio oppure (orrore) voi siete uno dei cinque utenti che temiamo maggiormente. Quali sono? Vi rimando al precedente post.
Il cerchio si chiude: utenti e bibliotecari hanno avuto quel che si meritavano.
Fine della prima puntata della Rubrica la Rubrica.
Prossimamente vi parleremo del misterioso rapporto tra book blogger e casa editrici che potremmo riassumere, per quanto ci riguarda, con il titolo del libro di De Silva "Non avevo capito niente". 
Nano-nano da 

lunedì 17 ottobre 2016

Scuola di felicità - Gian Mario Villalta

Trama: La vita di un professore non è mai facile: la noia nello sguardo degli studenti, la loro smania di guardare i cellulari durante la lezione, l'aria che, tra ormoni e finestre chiuse, si fa ben presto irrespirabile. E in più la consapevolezza che "gli studenti che vanno bene avrebbero buoni voti con qualunque insegnante; quelli che vanno male invece vanno male con te". È così anche per il protagonista di questo romanzo, un professore di Lettere, cinquantenne, vedovo, solitario, che da tempo ha perso la fiducia nell'incanto del suo lavoro. E di incanto non c'è nemmeno l'ombra nella rivoluzione messa in atto dalla nuova Dirigente scolastica, Lisa Bardella – un passato politico aggressivo –, decisa a razionalizzare la scuola in base ai più moderni criteri di valutazione e a renderla una vera e propria "Scuola della Felicità". Obiettivo principale è aumentare la "Fil", ovvero la Felicità interna lorda, ma anche, o forse soprattutto, recuperare iscritti. Nel frattempo, nell'istituto cominciano a verificarsi strani avvenimenti: chi si intrufola in piena notte per dipingere sulle pareti enigmatici murales di protesta? E perché gli studenti si sono divisi in due fazioni concorrenti, i Marci, contrari a quello che considerano un degrado dell'istituzione scolastica, e i Benesserini, sostenitori invece della Dirigente e dei suoi metodi? Il professore, ormai abituato a tenersi a debita distanza dagli affari della scuola, si ritroverà suo malgrado coinvolto quando alcuni suoi alunni lo chiameranno in piena notte chiedendogli aiuto. 

Titolo: Scuola di felicità
Autore: Gian Mario Villalta
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 183

RECENSIONE: Mi metto seduta tranquilla, immersa nel silenzio di un orario con una sola cifra e penso a cosa scrivere, perchè a questa recensione ci tengo molto e ci tengo per due motivi: perchè è un bel libro e perchè il suo autore è un mio concittadino. Posso vantare con lo stesso una conoscenza molto superficiale che mi consente un cenno di saluto e a volte una breve battuta quando lo incontro in Libreria (in città ne abbiamo una sola con l'iniziale maiuscola). Attenzione però... siamo friulani e ogni forma di entusiasmo e di interesse andrà accuratamente  dissimulata e circoscritta all'interno di un comportamento cortese, ma mai espansivo.  Gian Mario Villalta qui a Pordenone è molto conosciuto: come scrittore, come professore e infine come direttore artistico del festival Pordenonelegge. Io fino ad oggi non avevo mai letto un suo libro e ora me ne domando il motivo. Poi questa meravigliosa copertina mi ha chiamata e la trama mi ha intrigata. Ne sono stata pienamente ricompensata: una storia di scuola, ambientata nella mia città, tra le vie, i paesaggi e i modi di pensare che conosco e nei quali mi riconosco. Una geografia che è anche dell'anima ed una prosa pulita, che mi portava a rileggere alcuni passaggi per assaporarli maggiormente, quasi le parole racchiudessero una melodia segreta. La scuola, i professori, gli alunni e i genitori degli alunni: tutti messi a nudo, ma non giudicati, piuttosto descritti e analizzati, ma non dall'esterno.

"Per me va così: faccio i conti ora per ora. "Siamo stati bravi." "Abbiamo fatto schifo." "Oggi non avevamo lo sprint." Uso il plurale perchè ci sono io, certo, e però soprattutto ci sono loro. Mica posso fare lezione da solo. In quel brodo di coltura. Non si fanno le conferenze là dentro. E' chiaro che sono tutte singole personalità, ognuna diversa, va bene. Faccio quello che posso per conoscerli meglio come individui, anche per agire meglio, per ognuno, secondo le sue necessità. Ma poi è vero che sono studenti. Studenti: chi non lo sa cosa vuol dire? E hanno quell'età. E, soprattutto, alla fine, loro sono un gruppo. Etologia elementare: un branco. Io invece di altra specie, e solo."

Dei fatti strani accadono all'interno dell'istituto, piccoli atti sovversivi che vedono contrapposte due diverse fazioni. Non aspettatevi un giallo, troverete piuttosto un modo per parlare ancora di scuola e di come è cambiata. Nessun attimo fuggente, nessun carpe diem che riesca a dare una scossa alla realtà. "Poi siamo rientrati nei ruoli. Sono ruoli più aperti, è vero, ma io credo nei ruoli, e trovo giusto che ognuno abbia il suo.". Della scuola, epoca di ideali e di grandi decisioni, alla fine resta solo un ricordo:
"La scuola finisce presto, e poi ognuno va per la sua strada. Proprio quando si inizia...è ora di lasciarsi per sempre. La scuola è una follia."
Una follia che i professori sono destinati a rivivere ciclicamente visto che loro  invecchiano e gli altri, la classe, resta eternamente giovane.
Un romanzo che ha un grazia particolare; è garbato, ma acuto, è ironico, senza mai essere caustico. Esemplare il racconto della fuga di una studentessa che ha dei genitori talmente preoccupati di riconoscerle un'autonomia, economica e affettiva, da arrivare all'assurdo di non accorgersi nemmeno della sua scomparsa. E lei li inganna pur desiderando, senza confessarlo nemmeno a se stessa,  che tutta questa fiducia venga revocata in cambio di una normale rivendicazione di autorità genitoriale e di un bel ceffone. Ma dove sono finite le regole che i genitori dovrebbero dare ai propri figli? Privi di guida questi ragazzi non hanno nemmeno più il gusto della trasgressione e devono arrivare, per tutelarsi, ad autocensurarsi.
Mi sono dilungata perchè volevo comunicarvi la mia ammirazione per un libro che nasce proprio qui, dalla mia terra che amo, fortemente, anche nel suo umido grigiore. 
Se fossi Mr Ink ora vi consiglierei di ascoltare, come colonna sonora, una canzone dei Tre allegri ragazzi morti che si intitola "Prova a star con me un altro inverno a Pordenone".  E se invece fossi Lea, come in realtà sono, rientrando nel mio ruolo farò quello che è anche il mio mestiere e pertanto proporrò questo romanzo a moltissime persone e poi con un po' di emozione ne aspetterò il giudizio, certa che se un lieve difetto può esserci è solo quello di un eccesso di riserbo, compensato dall'eleganza di un concetto semplice, espresso con intelligenza.
Per quanto riguarda gli effetti collaterali della mia ammirazione, sicuramente l'autore può stare tranquillo: continueremo con il garbato saluto in Libreria. Però lo ribadisco qui: un romanzo di valore che mi è piaciuto molto.
Voto: 4





mercoledì 12 ottobre 2016

Central Park - Guillaume Musso


TRAMA      New York. Otto del mattino. Alice, una giovane poliziotta di Parigi, e Gabriel, pianista jazz americano, si svegliano ammanettati tra loro su una panchina di Central Park. Non si conoscono e non ricordano nulla del loro incontro. La sera prima, Alice era a una festa sugli Champs-Elysées con i suoi amici, mentre Gabriel era in un pub di Dublino a suonare. Impossibile? Eppure... Dopo lo stupore iniziale le domande sono inevitabili: come sono finiti in una situazione simile? Da dove arriva il sangue di cui è macchiata la camicetta di Alice? Perché dalla sua pistola manca un proiettile? Per capire cosa sta succedendo e riannodare i fili delle loro vite, Alice e Gabriel non possono fare altro che agire in coppia. La verità che scopriranno finirà per sconvolgere le loro vite.
 Titolo Central Park
Autore  - Guillame Musso
Traduttore -  Sergio Arecco
N° pagine - 295
Anno di  pubblicazione - 2015
Editore –  Bompiani
ISBN-13:   978-8845280375

RECENSIONE
Ho affrontato questa lettura perché si trattava di uno dei "libri sparpagliati", cioè dei libri messi a disposizione da lettrici/blogger per farli viaggiare per l'Italia, secondo un ordine prestabilito in fase di prenotazione, una sorta di lettura condivisa, durante la quale ogni lettore può esprimere la propria opinione attraverso commenti scritti a matita o su post-it durante i vari passaggi del libro.
Devo dire che avevo voglia di leggere questo libro fin da quando ne ho letto la recensione sul blog  La Biblioteca di Eliza, che ringrazio per averlo messo a disposizione, e non ha deluso le mie aspettative.
Si tratta di un thriller atipico: inizia con una situazione da thriller classico, con i due protagonisti che si risvegliano su una panchina in mezzo a Central Park, ammanettati tra di loro; nessuno dei due ricorda come ci è finito e nessuno dei due si trovava a New York la sera prima: Alice, capitano della polizia francese, era sugli Champs-Elysées a far festa con alcune amiche e Gabriel, pianista jazz, era in un club a Dublino per un concerto.
La vicenda continua tra fughe, inseguimenti, furti, con una sequenza di colpi di scena tipici di un thriller. Quindi ora vi starete chiedendo: perché atipico? Perchè...ve lo spiego dopo!
La narrazione alterna agli avvenimenti presenti dei flashback di Alice, della sua vita segnata da un avvenimento doloroso che non ha ancora superato.
Alice aveva trovato la sua anima gemella e la sua vita era perfetta

"Nell'esistenza ci sono rari momenti in cui si apre una porta e in cui la vita ci regala un incontro inatteso. Quello con l'essere complementare che ci accetta così come siamo, che ci prende nella nostra interezza, che indovina e accetta le nostre contraddizioni, le nostre paure, i nostri risentimenti, la nostra collera, il torrente di fango nero che cola nella nostra testa. E che ci placa. L'incontro con colui che ci tende uno specchio nel quale non abbiamo più paura di guardarci"

Alice aveva tutto questo. Ma uno stupido errore di valutazione le ha fatto perdere questo e molto altro.
Tutto mi ha divertita di questa lettura: il leggere i pensieri delle altre lettrici passate prima di me, come se fossi in una sorta di "club del libro",  il dare della cretina ad Alice (scrivendolo a margine, eh!), il dare dell'idiota a Gabriel, salvo poi rivalutarlo alla luce del colpo di scena finale.
Ed ecco spiegato il perché ho parlato di thriller atipico: la conclusione ha fatto crollare tutte le ipotesi che avevo formulato e ribaltato completamente tutto il quadro della situazione, con un colpo di scena che mi ha decisamente spiazzata e che poco ha del thriller.
Musso ha uno stile che sa prendere il lettore e portarlo dove vuole lui, anche se per i miei gusti è un po' troppo descrittivo con paesaggi, odori e sapori, tanto che a tratti mi pareva di leggere una guida del Gambero Rosso! Effetto collaterale di questa lettura con dovizia di particolari gastronomici è stato un costante languorino che mi ha fatto mettere su almeno un chilo!
In conclusione, una nota parecchio dolente: la traduzione non proprio eccelsa e una profusione di refusi che mi hanno reso la lettura spesso fastidiosa.

VOTO




lunedì 10 ottobre 2016

Turno di notte - Giovanna Zucca

Trama: Per questa nuova indagine, tornano il commissario Loperfido e la giovane assistente Luana Esposito, già protagonisti di Ässassinio all’Ikea. La coppia, sempre sul punto di scoppiare per il travagliato legame sentimentale che li unisce e per le consuete divergenze di natura investigativa al lavoro, deve scoprire cos’è successo a un’infermiera misteriosamente scomparsa al termine del suo turno pomeridiano al Policlinico Fatebenesorelle di Padova. Stefania Cantalamessa non è tornata a casa per via di una storia d’amore clandestina o qualcuno ha deciso di farla sparire per coprire azioni illecite compiute all’interno dell’ospedale? I piccoli e grandi segreti della provincia italiana sono al centro del romanzo di Giovanna Zucca, che stavolta concentra la sua attenzione su quanto accade dietro le quinte e nei corridoi di un prestigioso nosocomio, dove sogni di carriera di medici senza scrupoli si intrecciano alla malizia di giovani infermiere e loro colleghe in età, sempre a caccia di avventure. 

Titolo: Turno di notte
Autrice: Giovanna Zucca
Casa editrice: Fazi
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 190 

RECENSIONE: In questo nuovo giallo di Giovanna Zucca tornano i protagonisti che hanno animato la precedente storia: le due amiche Erminia e Anna Laura e l'improbabile coppia formata dal commissario Loperfido e dalla focosa ispettrice Luana Esposito. La scomparsa dell'infermiera del turno di notte di un ospedale, Stefania Cantalamessa, è il punto di partenza per un'indagine che vede Luana come investigatrice, mentre Loperfido resta nell'ombra. Il commissario, che si reputa troppo anziano rispetto alla giovane collega, è  terrorizzato dai propri sentimenti e per evitare di rendersi ridicolo, e allontanare il sospetto di ogni coinvolgimento emotivo, si concede molte (sciocche) avventure. Luana reagisce a suo modo, tra insulti e provocazioni e dialoghi esilaranti con il microcane di Loperfido, Diablo, che nel romanzo è dotato del dono della favella o forse è solo la voce della coscienza, il grillo parlante di Loperdifo.
Con la sua consueta ironia Giovanna Zucca ci accompagna in viaggio turistico a Padova, per le vie cittadine, negli ambienti bene, nei dietro le quinte della vita di medici ed infermieri. Non punta mai il dito, ma il quadro che ne esce è quello di una vita di provincia intessuta di ipocrisia, di inganni, di matrimoni di convenienza e di affetti fintamente esibiti, ma labili.
Grande e reale è invece l'amicizia che lega Erminia e Anna Laura, qui protagoniste marginali, ma portatrici del messaggio più bello contenuto nel romanzo. La Zucca mette in scena, contrapposta alla falsità di tanti rapporti, questa amicizia incrollabile tra due donne forti che non indugiano in sentimentalismi, ma guardano e amano la vita per quella che è. La vita le metterà alla prova e loro reagiranno compatte, mai stucchevoli e sempre, sempre indomite e allo stesso tempo fragili. Diversi i passaggi che ho sottolineato, ma fra tutti vi segnalo il credo di Erminia:

"Alcune persone non credono in niente dalla nascita. Altre hanno il vizio di credere. Io sono una di queste. Ho sempre creduto in qualcosa: nell'amicizia con Anna Laura, nel potere dell'istruzione, nella letteratura e nel fatto che dietro la materia esista un progetto cosciente. Credo nel potere salvifico della poesia e nel suo edificio ornamentale. Credo nella malinconia che altro non è che la felicità di sentirsi tristi e credo che una messa in piega ben fatta sia in grado di mutare una giornata"

Io credo invece, oltre al potere della messa in piega e a quello salvifico della letteratura, che Giovanna Zucca sappia scrivere con gran scioltezza ed ironia di amicizia, di amore, di sesso (leggere per credere) e di quanto si possa vivere di luoghi comuni per poi liberarsene con una scrollata di spalle e una risata.
Riassumendo: un libro che si legge tutto d'un fiato, che scorre fluido e gradevolissimo, con un intrigo giallo che è poco più di un pretesto per parlare delle miserie umane e riderci su, ma senza acredine. 
Ringrazio Fazi per avermi spedito l'ebook: è stata la prima volta che un editore mi ha cercata e non il contrario. Non sono particolari che si dimenticano.
Voto: 3,5 






venerdì 7 ottobre 2016

Il regalo - Eloy Moreno



TRAMA
Un uomo esce di casa per andare a lavorare. Ha una vita normale, di quelle che si possono considerare «fortunate»: ha una moglie, un lavoro, degli amici. E ha anche una ragione particolare per sentirsi felice: ha un macchina nuova. Ma all’autogrill dove si ferma per fare colazione gliela rubano. Ed è l’inizio di una vicenda sconvolgente, che lo porterà a perdere tutto: portafogli, cellulare, carte di credito, in una truffa perfettamente organizzata… Ma chi è il regista di questa operazione? E qual è il suo scopo? Smarrito ma incuriosito al tempo stesso, il protagonista cerca di venire a capo di questa vicenda, incontrando nel suo cammino persone apparentemente comuni, come lui, come lui intrappolate in una vita che credono di volere, e senza più la forza di sognare. Fino a quando, nei modi più inaspettati, si trovano di fronte alla possibilità di ricominciare tutto daccapo. Magari, grazie a un furto…


Titolo: Il regalo
Autore: Eloy Moreno
Traduttore: Silvia Bogliolo
Nr. pagine:  396
Editore: Corbaccio
Anno pubblicazione: 2016
ISBN: 978-8867001996

RECENSIONE

"A volte è necessario che tutto si rompa in mille pezzi in modo che, quando è il momento di recuperarli sappiamo quali conviene lasciare a terra, e continuare senza." 

Inizio con il dire che, secondo me, questo non è un libro facile da leggere. Non perché usi un linguaggio complicato o abbia una trama ingarbugliata, ma perché pone il lettore davanti ad una fotografia, che è quella della vita di molti di noi, ma lo fa in un modo che colpisce, nonostante la semplicità con la quale ne parla. In quella fotografia possiamo riconoscere tutti i difetti, le imperfezioni, le mancanze, esposte in modo semplice, quasi spiazzante, ma che a me sono arrivate come un pugno nello stomaco.
Troppo poche volte ci fermiamo a riflettere durante le nostre frenetiche giornate sul perché facciamo o diciamo determinate cose. Quante delle nostre azioni sono indispensabili e quanto ci autoconvinciamo che lo siano?  In quale misura veniamo fagocitati dalla routine e perdiamo di vista le cose che hanno realmente importanza per la nostra sopravvivenza, fisica ed emotiva? 
Leggendo queste pagine che si lasciano scorrere come un placido fiume, ho avuto modo di riflettere molto, soprattutto su quanto per me sia più semplice realizzare i sentimenti che provo quando i destinatari sono lontani e quante volte mi sia capitato di pensare "Dovrei dirgli/le quanto gli/le voglio bene, quanto sia importante per me e appena l'avrò davanti lo farò", salvo poi essere presa da mille altri discorsi, molto meno importanti e pensare "Lo farò la prossima volta", senza mai pormi la domanda "Ci sarà una prossima volta? Ho ancora tempo? Ne avrò ancora occasione?"
Mentre proseguivo la lettura cercavo quella frase che mi potesse far dire "Beh, questo a me non succede"...magra consolazione in un mare di parole che ti calzano addosso come un vestito troppo stretto.
Perchè questa è la storia di un uomo, uno come tanti, che in un paio d'anni ha perso entrambi i genitori, con una bella casa per la quale paga ancora un mutuo, una moglie e una figlia che adora, un lavoro redditizio, una bella macchina nuova fiammante, per acquistare la quale ha risparmiato per anni. Una mattina, mentre si sta recando da un cliente, si ferma a far colazione nel solito autogrill e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa: gli ruberanno l'auto, il cellulare, gli svuoteranno il conto corrente e la casa, lo porteranno in un paese misterioso chiamato l'Isola, dove tutto sembra scorrere ad un'altra velocità e dove tutto congiura contro di lui e il suo ritorno alla quotidianità. Incontrerà alcuni abitanti dell'Isola, persone serene e realizzate, che si prenderanno cura di lui e lo accompagneranno in un viaggio all'interno di sé stesso. Contemporaneamente assistiamo alla macchinazione di loschi figuri, che si spacciano per forze dell'ordine, per stravolgere la vita di quest'uomo e togliergli tutto ciò che ha.
La narrazione si svolge a capitoli brevissimi, alternando il racconto dell'uomo al racconto delle vite dei vari personaggi che incontrerà: l'empatia con quest'uomo disperato e solo, incredulo di fronte a ciò che via via gli accade è stata immediata, come è stato semplice affezionarmi ad alcuni personaggi. 
So che la mia quotidianità non cambierà grazie a questo libro, ma so per certo che guarderò le cose con un altro occhio e cercherò di godermi i momenti importanti , che non sono quelli in cui succedono cose eclatanti, ma quelli in cui riconosci la vita; cercherò "un abbraccio che non stringe solo il corpo, ma che miracolosamente sostiene anche i dubbi e le paure"  e cercherò di fare alle persone che amo "il solletico sulla pelle, sui pensieri e, soprattutto, sul cuore."
In questo senso posso dire che Eloy Moreno mi ha fatto veramente un gran regalo.
Ed è quello che auguro a chi vorrà leggere questo splendido libro.




Buona lettura, 





Ringrazio Valentina e la Casa Editrice Corbaccio che ci hanno omaggiate di una copia del libro.
 

mercoledì 5 ottobre 2016

Le cronache di Pordenone(Legge) - parte seconda

Ovvero: Il Leone (Laura 2.0), La Strega (ehm...devo precisare?) e L'Armadio (a due ante: Lea e Stefi)

Ed eccoci alla seconda parte del racconto del nostro PordenoneLegge. (Lea racconta in rosso e Bacci in nero).
Innanzitutto, l'antefatto: qualche mese fa, l'agenda vivente del Sommo Scrittore Lorenzo Marone, alias La Strega delle cronache (insomma, avete capito, La Libridinosa) ci comunica che il suddetto Sommo sarebbe stato presente a PordenoneLegge. Dopo un momento di esultanza nostra (e anche di Elisa del blog Un'ora di sole che stava mobilitando anche la Guardia Nazionale pur di avere Lorenzo a Pordenone) iniziamo a pregare Laura di venire. Abbiamo dovuto pregarla quasi per un minuto intero, dopodichè ha capitolato.
Qualche tempo dopo Laura ci manda un messaggio con taaaaaaanti cagnini saltellanti per annunciarci che proprio in quel periodo Laura 2.0 sarebbe stata a casa sua e avrebbe approfittato per unirsi alla spedizione nel pordenonese. Inutile dire che avevamo gli occhi a cuoricino!
Questo l'antefatto, ora veniamo alla cronaca vera e propria della giornata di

Domenica 18 settembre 2015
Casa Bacci
alle 7.00 suona la sveglia...azz! Pure di domenica! Eh, ma oggi arriva La Libridinosa e quella fetente non vede l'ora di attuare mesi e mesi di minacce poggiando il ditino sul campanello. Perciò, Anna! Hop, hop, in piedi e prepara i cartelli di benvenuto! Intanto io do una sistemata in casa e pulisco il bagno (ah! IL bagno), perchè ricordiamoci che cotanta blogger passa dalle due alle tre ore al giorno a pulire casa, l'ha detto pure alla radio! 
Nel frattempo, a casa di Lea
alle 08.00 suona la sveglia, ma mi alzo con tranquillità...tanto il controllo bagno verrà fatto a casa di Stefi. Faccio colazione leggendo "La sposa scomparsa" della Teruzzi e intanto penso con curiosità a come sarà fare la conoscenza di Laura 2.0. Sono pure un po' preoccupata perchè so che è una persona provvista di incredibile ironia. Inizio ad emozionarmi e mi rendo conto che rivedrò Laura che con me è sempre dolcissima. Vado in ipeventilazione: provo la maglia, mi vedo ingrassata...non potrei essere più emozionata neppure per un appuntamento galante. Ahhhhhh, meglio correre a casa della Bacci.
Alle 10 circa Lea arriva a casa Bacci e insieme aspettiamo l'allegra brigata, che imbocca la stradina circa mezz'ora dopo. Spunta dall'auto il viso amico di Davide Sant'Uomo, Stefano Martire e poi loro: la premiata ditta Laura&Laura. - Prova a suonare il campanello, ora - 
L'emozione è stata tanta nel rivedere Davide e Stefano e soprattutto nel riabbracciare un'amica (prima ho controllato che non avesse armi taglienti in mano) nonchè conoscere finalmente Laura 2.0!
Dopo i convenevoli di rito siamo saliti tutti in macchina (Lea: ne approfitto e carico sulla sua pandina Laura 2.0 per sottoporla ad un questionario sui suoi gusti letterari e per mettere un po' il naso nella sua vita privata) e siamo partiti alla volta di Pordenone dove ci attendeva Lorenzo Marone per un saluto veloce; abbiamo avuto la fortuna di conoscere anche la moglie Flavia, persona squisita e di veder sfrecciare in su e in giù un incantevole biondino di poco più di un anno, Riccardo, l'erede di casa Marone.
Dopo qualche chiacchiera e l'ennesimo autografo che il pover'uomo ha dovuto fare all'incontentabile stalker, salutato il Sommo, siamo approdati al ristorante dove, tra chiacchiere e risate abbiamo ridotto l'apporto sanguigno delle nostre coronarie a colpi di frico e maltagliati alla salsiccia (pare che Laura lo stia ancora digerendo il suddetto frico, ma potevamo non farle provare la specialità friulana? Lea e Laura 2.0 invece, in quanto intolleranti al lattosio, si sono salvate).
E finalmente approdiamo all'incontro  "Fuori dalla famiglia" con Lorenzo Marone e Diego De Silva, moderati da uno strepitoso Gian Mario Villalta (scrittore pordenonese che pubblica per Mondadori, ma ve ne parleremo molto presto). E' stato un incontro spassosissimo, con un Lorenzo Marone che dava il la alle sagaci battute di De Silva (se fossimo la moglie o la compagna di De Silva non vivremmo con molta serenità il nostro rapporto considerato che lo scrittore ha dichiarato che spesso agli incontri spiazza l'uditorio con questa domanda "Quanti di voi mariti presenti in sala si farebbero ancora la propria moglie?).
Ah! Poco prima che iniziasse l'incontro ci siamo sentite un "Tap, tap!" alle spalle e chi c'era lì dietro? Elisa! del blog Un'ora di sole, che finalmente abbiamo incontrato di persona.
Al termine dell'incontro, dopo esserci fatte autografare i libri ci siamo dirette all'incontro con Pedro Chagas Freitas (che è proprio prestante), ma non per ascoltare lui (ehm...avete letto Prometto di sbagliare? No? Ecco, nemmeno noi) ma per incontrare Francesca Rodella, detta Santa e Benedetta per prenderle le misure per una statua da fare e da posizionare in piazza a Cesenatico a ricordo e ringraziamento per i libri Garzanti che le Laure hanno ricevuto in omaggio CE (brivido delizioso che  abbiamo da poco provato anche noi, sempre grazie alla sopra menzionata Santa e Benedetta). E poi? Poi un momento bellissimo: un lungo giro nel capannone dei libri, dove erano presenti tutti i libri presentati a Pordenonelegge e molti di più. Ma quanto è bello gironzolare senza fretta condividendo una passione? Senza persone impazienti che guardano l'orologio (potrei citare a caso mio marito e i miei figli?), ma insieme a due amiche che hanno gli stessi interessi e che guardano i libri con occhi a cuoricino ( per me è stato il momento più intimo e condiviso di tutta la giornata).
Tornati a casa Bacci (dopo che mi ero persa nel parcheggio di un supermercato con disappunto di Laura 2.0 che deve aver pensato che fossi rinco, ed in effetti un po' lo sono, particolarmente quando  guido) la serata è proseguita tra chiacchiere e risate, una vera e propria cena in famiglia con l'atmosfera che si crea quando c'è sintonia e sentimenti semplici, veri.
Una giornata che porteremo nel cuore per tanto tempo, almeno fino alla prossima "riunione di famiglia".


 

















P.S. Se vi trovaste a passare dalle parti di casa Bacci, mi spiace ma no, non potete usare il bagno, perchè da quando ci hanno poggiato le preziose terga due delle più influenti blogger del panorama italiano, è stato dichiarato "Patrimonio dell'Umanità" con un'unica deroga: i deretani degli abitanti la Casa!

lunedì 3 ottobre 2016

Il sogno di Anna - Lucia Tilde Ingrosso

 


Trama: Anna ha quindici anni, vive a Milano e vorrebbe fare la giornalista. Nel suo diario ha scritto una frase di un articolo della Politkovskaja pubblicato poco prima che fosse assassinata: “Non sono un vero animale politico. Non ho aderito a nessun partito perché lo considero un errore per un giornalista, almeno in Russia. Quale crimine ho commesso per essere bollata come ‘una contro di noi’? Mi sono limitata a riferire i fatti di cui sono stata testimone. Ho scritto e, più raramente, ho parlato”.
Queste parole sono la sua guida, il suo punto di riferimento, soprattutto quando i suoi compagni la prendono in giro e quando sua madre non le parla perché vorrebbe vederla avvocato.
Anna però è testarda. Adora il ticchettio della tastiera e sogna luoghi lontani da visitare e storie da raccontare.
Nel suo piccolo, incontra dilemmi pratici e morali: è più giusto dare visibilità a chi ti è amico o a chi se lo merita? Come reagire alle intimidazioni e alle lusinghe? Come raccontare una storia con sentimento mantenendo contemporaneamente la lucidità di giudizio?
La determinazione della nostra eroina basterà a farle realizzare il suo sogno?
Di certo l’incontro con Stefano, misterioso ragazzo dalla pelle bruna e dagli occhi d’ebano, non le faciliterà la vita, soprattutto nel rapporto con la madre, severissima e apprensiva. Ma servirà certamente ad arricchire il suo bagaglio di consapevolezza e di valori fatti di tolleranza, giustizia,



Titolo: Il sogno di Anna
Autore: Lucia Tilde Ingrosso
Casa editrice: Feltrinelli
Anno edizione: 2016
Pagine: 233


RECENSIONE: Ogni anno seleziono dei libri da proporre alle classi terze di quella che ora si chiama Scuola Secondaria di Primo grado, ossia la vecchia Scuola Media. Il mio intento è sempre lo stesso: cercare di far venir agli alunni la VOGLIA DI LEGGERE. Ci provo in ogni modo: con i fumetti o le graphic novel, con testi che parlano d'amore, di esclusione, di bullismo, di amicizia, di quanto sono pallosi i genitori. I colpi bassi sono ammessi: perseguo un nobile scopo e non mi faccio scrupoli.
Ogni tanto però mi trovo tra le mani dei testi meno ammiccanti di Fuga dalle scuole medie o di Diario di una Schiappa (che comunque propongo), dei romanzi che parlano di ideali, di sogni da realizzare, ma con impegno e dedizione, non con l'arrivo di un colpo di fortuna.  I ragazzi rispondono bene, spesso mi stupiscono: se si alza l'asticella, saltano più alto.
Questo libro mi è capitato tra le mani un po' per caso: forse è stata la libraia a lasciarlo sopra la pila, forse me lo ha suggerito, ma con discrezione. Non ricordo con precisione, ma so per certo che dopo due ore lo stavo già leggendo con quella sensazione frizzante che coglie il lettore quando sente che ha trovato qualcosa di buono. E' un pizzicorio che ben conoscete vero?
Mi sono immersa in una storia ambientato a Milano e che racconta di una famiglia come tante composta da una madre in carriera e sempre di corsa, da un padre libero professionista (con poco lavoro e molto tempo libero) e dalla figlia Anna, una ragazza con la testa sulle spalle e un sogno non molto comune di questi tempi, quello di fare la giornalista. Questa ragazza caparbia, grazie ad un corso che dovrà autofinanziarsi, imparerà molte cose e soprattutto si documenterà sulla tragica storia della giornalisto russa Anna Politkovskaia, uccisa il 7 ottobre 2006 per aver raccontato la verità sul regime Putin e le barbarie delle guerre cecene. Anche i lettori apprenderanno molte cose, sul giornalismo e le sue regole, sulla libertà di espressione, su quanto possa essere complicato avere quindici anni e cercare la propria strada, mantendo il giusto equilibrio tra ideali da non tradire, genitori da non deludere, amicizie  da  salvaguardare  e l'emozione di un amore che nasce.
Un romanzo ben scritto che sa accostare a tematiche adolescenziali quelle dell'impegno civile e lo fa senza forzature, con un linguaggio immediato e la trovata gradevolissima, a fine ogni capitolo, di riassumere in poche frasi le cose che Anna ha imparato.
"Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo."
Mahatma Gandhi
Consigliatissimo, per adolescenti e per adulti che hanno fiducia nelle nuove generazioni.
Voto: 4












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