mercoledì 30 ottobre 2019

Mamma cerca casa - Guia Risari, Massimiliano di Lauro

Trama: Mamma cerca casa e, si sa, la ricerca è tutt'altro che facile. Soprattutto perché lei non vorrebbe una casa qualunque, in un posto qualunque, con vicini qualunque. Mamma sogna e nel suo sogno, fatto con i piedi per terra, tutta la famiglia inizia a credere che ci siano utopie che possono diventare realtà. Già... perché questa casa è una casa aperta a tutti, in una città capace di accogliere tutti i popoli, con porte che si aprono su piazze nelle quali la gente si incontra, si stima, si rispetta pur nelle diversità di cultura, lingua e religione. Una storia intensa, poetica ed essenziale. Una storia in cui parola e illustrazione coniugano l'utopia e la realtà. Un testo dedicato a chi pur non trovando... continua a cercare!
Titolo: Mamma cerca casa
Autore: Guia Risari
Illustratore: Massimiliano di Lauro
Casa editrice: Paoline
Anno pubblicazione: 2019
1 v. illustrato
Questo libro inizia con una dedica che recita "Ai migranti di ogni luogo e al Paese di Utopia". Parole che mi hanno colpita e incuriosita. Chi non conosce il Paese di Utopia? Personalmente ci sono stata spesso e ci ritorno volentieri tutte le volte che non mi sento in sintonia con il sentire comune. Nel paese di Utopia, tra le pagine dei libri, tutto mi sembra più bello e possibile e io mi ritrovo in zona franca. A casa.
Viaggiando tra le pagine di questo albo illustrato ci immergiamo  in una storia che profuma di poesia. La nostra guida è il buffo bimbo raffigurato da Massimiliano di Lauro che a propria volta disegna e reinterpreta la realtà. Un sogno, un desiderio che si concretizza, la volontà di rappresentare qualcosa di diverso, un paesaggio del cuore e dei sentimenti. Mamma cerca casa e la vuole in un certo modo, cerca una casa ed un posto al mondo per se stessa e la propria famiglia. Sa come la vorrebbe questa casa: piccola e accogliente, per conservare e concentrare il meglio, bianca, con il mare  davanti e le montagne alle spalle, vicina al centro, ma non immersa nel caos, con vicini calorosi, in una piazza perché sono belle le forme rotonde che ospitano una chiesa, con un giardino grande, con alberi ed animali. Giorno dopo giorno questa mamma costruisce una casa con il pensiero, la cerca, come se esistesse, la plasma nella fantasia per donarla al proprio piccolo. La sua visione è sogno e creazione: regala il desiderio e la speranza di una vita migliore.
L'Utopia della dedica iniziale non è sterile, non è illusoria, ma segna un percorso, un'aspirazione, un azione da perseguire. Questo albo non si può spiegare, è necessario leggerlo, assorbirne le immagini , crederci e farsi rapire dalla sua atmosfera surreale e fatata. Le illustrazioni si fondono con le parole e le rendono pregnanti e al tempo stesso lievi.
L'ho letto nella mente una prima volta, poi la seconda ho acciuffato al volo mio figlio e ho lasciato che la mia voce avviluppasse anche a lui. A fine lettura mi ha dato un bacio, così, semplicemente. Perché anche lui ha subito compreso che le mamme le case le costruiscono prima nel cuore, poi nel mondo.
Ringrazio l'editore per avermi mandato questo albo illustrato e ringrazio ancor di più l'autrice per avermelo proposto.
Un'esperienza preziosa.











martedì 29 ottobre 2019

L'anno in cui imparai a leggere - Marco Marsullo


Titolo: L'anno in cui imparai a leggere • Autore: Marco Marsullo • Editore: Einaudi • N.pagine: 288 • Data di pubblicazione: 22 ottobre 2019 • Copertina flessibile € 18,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Niccolò ha venticinque anni ed è innamorato perso di Simona. Così quando lei, bella e inquieta, parte mollandogli suo figlio Lorenzo, lui decide di prendersene cura, sebbene quel moccioso di quattro anni non lo abbia mai accettato e di notte lo sbattesse puntualmente fuori dal letto. Niccolò non ha mai fatto il padre, e non sa come gestire capricci, routine, amichetti che giocano a fingersi d'improvviso morti e primi batticuori. In più, a complicare le cose, ci si mette anche il padre naturale. Riccioli scompigliati e chitarra in spalla, è arrivato dall'Argentina per incontrare il piccolo, e si è installato in casa senza alcuna intenzione di andarsene. Innamorati della stessa donna, lui e Niccolò si detestano, e il bambino non riconosce un ruolo a nessuno dei due. Eppure, giorno dopo giorno, tra litigi e partite a pallone, pigiama party e impreviste abitudini, questi tre «ragazzi» abbandonati imparano ad appoggiarsi l'uno all'altro, per sorreggersi insieme contro il mondo.


"L'anno in cui imparai a leggere" è un romanzo che parla di famiglia, nel senso più profondo che si possa attribuire a questa parola, e parla di amore, nel senso più ampio e universale che si possa sperimentare. Parla di un amore che si insinua sotto la pelle, dentro agli occhi, negli angoli più nascosti del cuore, senza che si possa rendersene conto finché non sarà impossibile farne a meno, un amore che non si crede possibile fino a quando non lo si sperimenta, un amore che arriva non cercato ma esattamente quando è necessario. 
La storia è quella di Niccolò, un giovane ragazzo in crisi creativa dopo aver pubblicato un libro di successo, che un giorno incontra Simona e ne rimane folgorato.
"Impulsiva. Indomabile. Bellissima."
Simona però ha una particolarità che potrebbe destabilizzare Niccolò: è ragazza madre di un bambino di quattro anni, Lorenzo.
Lorenzo non ha mai conosciuto il padre, ha una mamma che ha provato ad annullarsi per lui, ma che cova un'inquietudine figlia dell'insoddisfazione.
Niccolò si innamora perdutamente di Simona, tanto da accettare il "pacchetto completo" e si butta a capofitto in una storia che lo segnerà nel profondo, spronando Simona a fare ciò che la fa sentire bene.
Quando, a causa di questo, Simona deciderà di unirsi a una compagnia teatrale in tournée in giro per l'Italia chiederà a Niccolò di occuparsi di Lorenzo per qualche mese. Come fare a dire di no? Impossibile, nonostante Lorenzo non provi una spiccata simpatia per lui.
Le loro giornate saranno delle sfide continue, contro se stessi e le proprie convinzioni, e piano piano Niccolò si accorgerà che la parte più bella, più tenera, più coinvolgente di Simona è quella che è rimasta con lui, è Lorenzo.
"La verità è che io avevo bisogno di quel bambino, più di quanto lui avesse bisogno di me."
Se già la situazione sembrava difficile, i nostri due eroi raggiungeranno la soglia della catastrofe quando alla porta di questa improbabile famiglia busserà Andrès, il padre naturale di Lorenzo, un italo-argentino che non riesce a badare neanche a se stesso. In un susseguirsi di episodi che vi strapperanno più di qualche risata - impareggiabili le uscite in "espanol" di Andrès - Marco Marsullo ci racconta con grande lievità il consolidarsi di un rapporto sempre in equilibrio precario, fatto di quotidianità e di sentimenti tanto intensi quanto genuini.
"L'anno in cui imparai a leggere" ci racconta che famiglia non è questione di genetica, famiglia è qualcosa che si costruisce errore dopo errore, è una scarpa usata come telefono, un calzino da raccogliere quando si vorrebbe solo stare buttati sul divano,  un dinosauro da costruire insieme mangiando cioccolato, per dire "io ci sono e ci sarò".
"I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un'altra persona."
Un romanzo che insegna a leggere dentro il cuore e l'essenza della famiglia, comunque sia composta.
Un romanzo da leggere per sorridere, per emozionarsi - preparate i fazzoletti sul finale - per provare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino.



lunedì 28 ottobre 2019

La scatola di cuoio - Gianni Spinelli


Titolo: La scatola di cuoio • Autore: Gianni Spinelli • Editore: Fazi • Data di uscita: 24 ottobre 2019 • N.pagine 214 • Copertina flessibile € 16,00 • Ebook € 7,99

TRAMA
Alla fine degli anni Cinquanta, in un paesino sperduto della Basilicata, un frate maledetto dal diavolo più che benedetto dal Signore mette su in maniera poco chiara una notevole ricchezza; in più, a casa di don Pantaleo, si sussurra, avvengono cose strane. «Il demonio è più castigato del Provinciale» affermano i suoi compaesani, immaginando che diverse donne “pittate” passino la notte nella sua casa-convento. Finché, un giorno, don Pantaleo viene ritrovato morto, accasciato su una scatola di cuoio. Parte subito un’indagine ma nel frattempo l’eredità del religioso – soldi, case e terreni – finisce nelle mani dell’arcigna donna Marta, moglie di un nipote e a sua volta non più giovanissima. Da qui avrà inizio una sanguinosa battaglia per l’eredità: tra cause intentate dai parenti, in un Sud all’inseguimento del bottino, la vicenda assumerà un carattere grottesco. Tra colpi di scena e agnizioni, in palio il succoso lascito di don Pantaleo, si snoda l’intera trama di questo libro, a metà tra la favola nera e un vero e proprio giallo, finché il mistero legato al testamento si scioglierà in un sorprendente finale che avrà tutto il sapore di una beffa.
Con uno stile ironico e una scrittura brillante, Gianni Spinelli costruisce una storia piena di sorprese in cui l’eco dei grandi classici del genere favolistico, da Barbablù al Canto di Natale, si mescola alla satira di costume per una riflessione in forma di commedia sui sette vizi capitali, con al centro una misteriosissima scatola.
«La scatola di cuoio vissuto era sistemata da sempre su un cassettone di legno massiccio nello studio di don Pantaleo, a San Clemente. Dal giorno di Natale del 1968 aveva colpito la fantasia di Antonio Forini, trentasei anni, magro, un po’ curvo, quasi calvo, lenti spesse da miope, strampalato, “un tipo che, fra centomila lire e un portachiavi di metallo, sceglie il portachiavi, senza pensarci due volte”».


"La scatola di cuoio" è uno spaccato dell'Italia degli anni '60, quella dei paesini anonimi e sconosciuti dove un forestiero di passaggio poteva dar vita a mirabolanti racconti per i mesi a seguire,
dove le apparenze erano il bene più prezioso da conservare, dove la routine del mattino imponeva, dopo essersi lavati la faccia, di indossare l'abito del perbenismo dietro al quale nascondere ogni più basso istinto, ogni più gretta inclinazione.
Le vicende prendono il via con la morte di don Pantaleo, un frate dalla reputazione tutt'altro che celestiale, un individuo corrotto che dominava il paese tirando i fili del potere datogli dalle ricchezze accumulate in modi arcani. Il suo corpo viene ritrovato riverso su una misteriosa scatola rivestita in cuoio il cui contenuto rimarrà celato anche all'occhio del lettore fino alla fine del romanzo. 
La vera protagonista del romanzo, però, è donna Marta, moglie del nipote di don Pantaleo, donna avida la cui vita è dedicata alla costruzione della sua immagine di degna erede non solo del patrimonio del frate, ma anche del potere che ne consegue.
"Don Pantaleo, avido, furbo, senza scrupoli. Donna Marta, più avida, più furba e più senza scrupoli di lui."
Marta è alla ricerca di una degna erede della fortuna accumulata da don Pantaleo, non avendo avuto figli, nella "casona" si avvicenderanno le figlie dei suoi fratelli, ognuna delle quali incarna un vizio,
una debolezza, a comporre un quadro tutt'altro che lusinghiero dell'animo umano indotto in tentazione.
Le vicende si snoderanno attraverso testamenti redatti e poi cancellati, maschere indossate e poi cadute, invidie e gelosie a volte malcelate oppure gridate, fino ad un epilogo che ha il sapore di una beffa, una rivalsa a metà che lascia il lettore con un sentimento fra il godimento e la delusione.
"La scatola di cuoio" è un romanzo che attraverso capitoli brevi e una scrittura scorrevole, che a tratti mi ha ricordato lo stile di Andrea Vitali e le atmosfere create da Guareschi, intrattiene piacevolmente il lettore gettando uno sguardo grottesco ma reale ai vizi e alle debolezze che ognuno di noi, inevitabilmente, porta dentro di sé.
Ringrazio la Casa Editrice Fazi per la copia digitale.



lunedì 21 ottobre 2019

[Questa volta leggo...] La memoria di Babel - Christelle Dabos

Trama: Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?

Titolo: La memoria di Babel
Autore: Christelle Dabos
Casa editrice: E/o
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 482


Torna anche per questo mese la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per il mese di ottobre è stato scelto un libro di cui aspettavi da tanto l'uscita. Non ho avuto dubbi ed ho scelto il terzo volume del fantasy "L'attraversaspecchi".  
 
 

Escludete da subito che nel parlarvi di questo libro io possa essere una persona ragionevole, assennata e di mezza età. No, mannaggia e mannaggia, maledette le saghe in più volumi e maledetta la volta che ho deciso di iniziare questa. Non dovevo leggerla! Oppure avrei dovuto aspettare che uscissero tutti i volumi per gustarmela d'un fiato, senza penare tra la pubblicazione di un libro e l'altro. E' l'ultima volta che mi faccio fregare. Non mi piacciono le attese: oggi ho 15 anni e voglio qui ed ora, subito, pure il quarto volume.
Passatemi lo sfogo, ma sono una persona emotiva e le vicende di Ofelia e Thorn mi hanno coinvolta più di quanto sarebbe opportuno. Forse non ho capito benissimo tanti punti del romanzo, come chi sia Dio e chi sia l'Altro e cosa cerchino i due novelli sposi, ma in fondo è importante? Avrò tempo per rileggere i volumi e prendere appunti in seguito, ma ad una prima lettura sono rimasta frastornata  per il viaggio fantastico che ho compiuto. Io che non ho nemmeno il coraggio di guidare in autostrada, sono andata su Babel insieme ad Ofelia! Stare con lei è molto naturale perché è speciale ed ordinaria allo stesso tempo. All'inizio dell'avventura è anche sovrappeso per aver trascorso gli ultimi due anni in camicia da notte a pensare a Thorn, tra una brioches e l'altra. Lei è così. L'arrivo di quel pazzo di Archie rimette in moto la sua vita e non avrà neppure un attimo di esitazione: sceglierà di andare, da sola questa volta, alla ricerca del marito scomparso subito dopo il matrimonio.
Le vicende si susseguono nel solito modo: Ofelia viene sottovalutata, bistrattata e sfruttata fino a quanto impercettibilmente riesce a rovesciare gli equilibri e diventa la regina della storia, ma non lo fa mai in modo scontato o banale. Non riesco mai del tutto ad anticiparne le mosse.
Se non avete letto gli altri libri non capirete nulla di quel che sto scrivendo, anzi pussate via, andate a leggere la recensione (qui) del primo volume, che dal terzo certo non potete iniziare. Mi rivolgo solo agli amanti della serie e in definitiva non  svelo nulla perché lo spoiler è severamente vietato.
Aggiungo solo che Thorn è proprio una brutta persona, ma non ha eguali. Dove lo trovate un personaggio come lui? Non è bello, non è affabile, non è tenero e sembra afflitto da diverse nevrosi (sento l' odore di disinfettante fino a qui!), oltre che anaffettivo. E Ofelia? Che avrà mai di particolare? Non saprei dirlo, eppure molti (io per prima) ne restano affascinati. Questa è la coppia di protagonisti più strana ed improbabile di cui abbia mai letto. La cifra della Dabos è l'originalità. In un universo di stereotipi, lei è la stravaganza. Più la sua Ofelia sembra un grigio topolino, più la sua specificità la trasforma in un diamante grezzo, che però brilla.
L'autrice si diverte e noi con lei e la magia più grande la fa quando ci consegna la chiave di un segreto che ci libera. Ognuno di noi, come la sua protagonista, può essere il personaggio principale di una grande avventura. Forse basta solo togliere i guanti e toccare la realtà.
Io mi sento però girare la testa: se il prossimo volume sarà l'ultimo come farà l'autrice in 500 pagine a sciogliere tutti i nodi? Mi affido totalmente alla sua inventiva, nel frattempo attendo con molta, molta impazienza.
"Che la sciarpa sia con voi!".


Ed ora gli altri appuntamenti del mese;
 
 
 
 
 
 

 

venerdì 18 ottobre 2019

Il gioco del silenzio - Rob Keller


Titolo: Il gioco del silenzio • Autore: Rob Keller • Editore: DeAPlaneta • Data di pubblicazione: 24 settembre 2019 • N.pagine 329 • Copertina flessibile € 16,00 • Ebook € 8,99

TRAMA
Cristina era una criminologa, forse la migliore, ma ha lasciato la professione per occuparsi a tempo pieno di suo figlio Leone, che soffre di un disturbo di iperattività. Ma questa è solo la versione ufficiale, che ha creato per ingannare persino se stessa. La verità è che l’ultimo caso della sua carriera l’ha letteralmente distrutta, costringendola a cambiare vita e a rifugiarsi in una routine scandita da rigorose abitudini. Poi, un giorno, il telefono squilla. Uno zio a lei molto caro si è suicidato, nel paese sul lago di Como dove è cresciuta e dal quale è fuggita molti anni prima. Troppi incubi, troppi fantasmi, per Cristina, in quelle acque scure e profonde. Tornare sul lago significa ritrovare suo padre, con il quale ha un rapporto tormentato, e soprattutto rimettere piede nella Villa degli Orologi, la spaventosa tenuta dalla quale i Radlach controllano non solo gli affari di tutta la zona, ma anche le vite di chi vi abita. La donna resiste con ogni forza alla tentazione di indagare sulla morte dello zio, perché intuisce che la verità si annida nel groviglio di segreti che lega la storia della sua famiglia a quella dei Radlach. Ma quando Leone troverà in soffitta un orologio da taschino con una misteriosa dedica, diventerà impossibile non aprire il cassetto doloroso dei ricordi. Tra antiche leggende, strane visioni e pericoli più che reali, Rob Keller costruisce un inarrestabile sistema di ingranaggi narrativi, nel quale le tenebre del lago impallidiscono di fronte a quelle ben più inquietanti dell’animo umano.


"Il gioco del silenzio" è un romanzo che parte da buone premesse, da un'idea di base interessante, ma che, a mio avviso, non è stata sviluppata al meglio. 
La narrazione è poco emotiva e forse questo è uno dei motivi che hanno reso la lettura poco stimolante che non mi hanno permesso di entrare in empatia con nessuno dei personaggi, se non forse con Angela, la madre di Cristina, e solo nell'ultimissimo capitolo.
Cristina è un'ex criminologa che ha scelto di abbandonare il lavoro apparentemente per seguire il figlio iperattivo, ma in più punti fa intendere che la motivazione reale sia un'altra, salvo poi non indicare chiaramente quale. Viene citato spesso un caso da lei brillantemente risolto, ma di questo caso ci viene fatto capire poco o nulla, inoltre io non sono riuscita a cogliere l'utilità di queste citazioni (se fosse servito a raccontare il suo vissuto, a mio avviso questo racconto avrebbe dovuto essere più dettagliato).
Fonte foto: web
Anche il rapporto di Cristina con la madre Angela, morta apparentemente suicida tempo prima, viene sviscerato troppo poco, ci viene detto spesso che si trattava di un rapporto forte ma senza che ci venga raccontato per poterlo comprendere a pieno.
Ecco, forse questo è il problema che ho maggiormente riscontrato in questo romanzo, molte cose vengono affermate senza poi trovare un riscontro reale, un più ampio respiro, all'interno della narrazione.
Un altro esempio in questo senso è l'iperattività di Leone, il figlio di Cristina, il suo problema viene spesso citato, viene descritto come l'impossibilità di stare fermo e tranquillo (se fosse limitato a queste manifestazioni parlerei di semplice vivacità, a mio avviso l'iperattività porta conseguenze ben peggiori), ma non ci è dato sapere come questo problema incida sulla quotidianità di Cristina o dell'ambiente in cui Leone vive, si muove, né questo problema trova un reale scopo ai fini della narrazione.
Fonte foto: web
Altro elemento che, pur essendo molto affascinante, non ha uno scopo preciso ai fini dell'evoluzione della storia e dei suoi personaggi, è il mondo degli orologi, il loro funzionamento. Il padre e lo zio di Cristina lavorano per questa potente famiglia che si occupa di orologi antichi, ma avrebbe potuto trattarsi di qualsiasi altro ambito lavorativo che le vicende avrebbero potuto svolgersi nello stesso identico modo. 
Infine la rete di segreti che stanno all'origine di tutti gli avvenimenti è stata per me facilmente intuibile già dalle prime pagine, togliendo così pathos e interesse vivo alla lettura.
Il pregio di questo libro è di essere scritto in maniera estremamente scorrevole e di regalare qualche ora piacevole al lettore che ricerchi una pausa di evasione senza grosse pretese.
Ringrazio l'ufficio stampa e la CE per avermi omaggiata della copia cartacea arrivata con un gadget veramente molto carino.


martedì 15 ottobre 2019

Hakan Nesser - La confraternita dei mancini

  1. Trama: 1991. Doveva essere una rimpatriata fra vecchi conoscenti, che da ragazzi, accomunati da una caratteristica al tempo considerata un grave difetto da correggere, avevano fondato la Confraternita dei Mancini. Durante la cena, però, un terribile incendio distrugge la pensione in cui si sono riuniti. E qualcosa non torna: i partecipanti erano cinque, ma i cadaveri sono quattro. Del quinto nessuna traccia: facile pensare che sia lui l’assassino e che sia riuscito a fuggire. 2012. Ventun anni dopo, il ritrovamento casuale di un corpo sepolto poco lontano dalla Pensione Molly rimette tutto in discussione. L’ex commissario Van Veeteren è così costretto a riprendere in mano quel caso a cui aveva già collaborato in passato, nonostante si stia godendo la meritata pensione come libraio. Le sue indagini andranno a incrociarsi con quelle del più giovane ispettore Barbarotti, che sta lavorando a un omicidio avvenuto in Svezia, e insieme i due dovranno ricomporre un puzzle molto complesso, un caso costellato di false piste e di misteri che si dipana attraverso gli anni.
Un libro che attendevo e del quale mi sono gustata ogni singola parola, senza fretta, perché leggere un libro di Nesser significa addentrarsi a piccoli passi in territori oscuri e pericolosi, ma sempre totalmente possibili. Le sue trame si sviluppano lentamente, ma ti avviluppano e ad ogni pagina ci si sente un po' compromessi, tentati dal male, che è sempre una scelta consapevole. 
Come al solito precorro i tempi, presa dal desiderio di tributare il giusto riconoscimento a quello che a mio parere è uno dei migliori giallisti contemporanei. Ho una vera fascinazione nei confronti di Nesser e dopo questa ulteriore conferma lo stimo ancora di più. Questo particolare romanzo lo aspettavo con trepidazione da quando mesi fa ne avevo scoperto la trama,  perché al suo interno per la prima volta si incontrano e confrontano Van Veeteren (da qui in poi confidenzialmente abbreviato a VV) e Barbarotti. Il primo è un commissario in pensione, un nome noto e rispettato, che è ancora un punto di riferimento per i suoi ex colleghi. Colto, con un passato familiare tormentato V.V. è un personaggio di gran classe. Barbarotti invece, più giovane ed ancora in servizio, è un ispettore totalmente diverso. Da qualche parte ho letto che non avrebbe carisma, mentre per me lui è interessantissimo in quanto non riesco a classificarlo o a definirlo. Di origini italiane al pari di VV ha avuto una vita privata complicatissima, ma si presenta al lettore senza difese, umano, solidale, credente (dialoga addirittura con Dio), sempre lontano dai riflettori, ma palpitante di vita. VV è affascinante e crepuscolare (particolarmente in questo libro in cui riflette spesso sulla sua futura condizione senile), ma Barbarotti è l'incognita che non riesci a prevedere. Empatico, gentile e discreto al punto che la sua assenza di protagonismo rende, per contrasto, ancora più evidente l'indagine, ma non per questo manca di charme. Lo deve pensare anche il suo autore considerato che, dopo quasi 300 pagine di ragionamenti del commissario VV, il lampo di comprensione arriva dalle semplici osservazioni di Barbarotti! Giocato su tre diversi piani temporali la storia si sviluppa in modo magistrale: abbiamo un prima, con un gruppo di ragazzi un po' sfigati accomunati dall'essere mancini, il momento del delitto ed infine abbiamo un poi, con l'indagine su quello che ora definiamo un cold case. Mentre leggevo avevo la percezione di trovarmi al cospetto di un ingranaggio che si stava chiudendo inesorabilmente, quasi una nemesi e l'ansia cresceva. Ad interessarmi più del delitto che stava per compiersi era  arrivare a comprendere cosa lo avesse provocato. Causa ed effetto. Nesser sa mostrare con semplicità quel momento fatale in cui un personaggio decide di chiudere gli occhi e soprassedere, voltando le spalle a ciò che è giusto e morale. Una piccola colpa, un'omissione può dare l'avvio ad una tragedia. Quello che fa veramente paura è l'idea che possa accadere ad ognuno di noi.  L'autore per me non è secondo a nessuno nel mostrarci questo processo e il senso di colpa che ne deriva. Lungo la strada ci regala qualche falsa pista, polvere negli occhi, ma devo ammettere che avevo indovinato l'assassino ed anche di questo mi sono sentita felice perché non era importante solo il punto d'arrivo, ma soprattutto "viaggiare" insieme ai ragionamenti dei due protagonisti.
VV e Barbarotti difficilmente si incontreranno ancora, ma è stato emozionante esserci, un grande regalo per me ed immagino per tutti i suoi fans (a questo proposito se qualcuno volesse scrivermi in privato per parlarne, smetterei di farlo con poca soddisfazione con me stessa). Il futuro spero mi porti altre indagini di Barbarotti perché voglio vedere come l'autore svilupperà questo atipico ed originalissimo personaggio.
Un libro che ha il solo difetto di non poter essere goduto a pieno da chi non conosce la produzione precedente, non perché il giallo lo richieda in quanto autoconclusivo, ma perché lo meritano i due ispettori.
 




giovedì 10 ottobre 2019

La notte allo specchio - Adriana Mazzini


Titolo: La notte allo specchio • Autore: Adriana Mazzini • Editore: Harper Collins • Data di uscita: 19 settembre 2019 • N.pagine: 376 • Copertina rigida € 19,50 • Ebook € 6,99

TRAMA
Hellen Alice Brown è una profiler. Era una delle migliori, nel suo lavoro, collaborava con successo a un'unità anticrisi della Omicidi. Finché un fatto ha sconvolto la sua vita. È stata rapita da un serial killer, che l'ha tenuta prigioniera assieme alla figlia della sua migliore amica. E poco importa che si siano salvate. Il prezzo pagato è stato comunque troppo alto. Così Hellen ha rinunciato al suo primo nome e alla sua vita. Ora è solo Alice, e vive a Torino, dove lavora come ricercatrice per le Nazioni Unite. Un'esistenza piatta e solitaria. Ma l'uccisione di una ragazza la riporterà in un mondo di morte e pulsioni profonde. Controvoglia Alice accetta di partecipare alle indagini in un susseguirsi di morti misteriose, forse opera di una setta religiosa, legata alla simbologia della Sindone. O di un serial killer. Sulle strade percorse da un'umanità dimenticata e penetrando i segreti dell'alta società, Alice dovrà rendere conto degli errori commessi in passato e provare a scoprire una terribile verità. Accanto a lei Nunzi, un commissario disilluso e incapace di superare la morte della moglie.



"Gli occhi di Alice bruciavano per la stanchezza e lei si rendeva conto che doveva riprendere continuamente il ragionamento perché non era in grado di seguire ciò che era avvenuto in modo coerente."

Ecco, la sensazione di Alice è stata anche la mia per buona parte del libro: ho avuto spesso difficoltà a seguire il filo della narrazione per un insieme di fattori che cercherò di spiegare, per farvi capire cosa per me non abbia funzionato durante questa lettura.
La storia viene narrata in terza persona e sono diversi i personaggi dei quali si seguono i ragionamenti, i pensieri e le sensazioni, ma non sempre il passaggio da un personaggio all'altro mi è risultato chiaro e immediato, spesso mi sono ritrovata a dover andare avanti di qualche riga per capire a chi ci si stava riferendo, salvo poi tornare indietro per poter comprendere a pieno il discorso. Altre volte invece era il soffermarsi su particolari, a mio avviso superflui, che descrivevano alcuni stati d'animo, a rallentare il ritmo della lettura.
Questa cosa mi spiace parecchio, perché l'idea di base è buona, la storia che viene raccontata è interessante e ci sono stati momenti in cui la lettura andava spedita, grazie a un colpo di scena o a una rivelazione, ma nel complesso non sono stati sufficienti a farmela apprezzare a pieno.
La narrazione parte dal ritrovamento del cadavere di una ragazza che galleggia sulle acque di un lago artificiale, contornato da fiori e vestito con una tunica realizzata con un tessuto molto antico. Delle indagini si occcupa un commissario rimasto vedovo e con una figlia adolescente che gli dà non pochi pensieri. Gli viene affiancata Alice, una ex profiler americana che era stata rapita, insieme alla figlia della sua migliore amica, da uno squilibrato al quale dava la caccia. Questa vicenda ha avuto conseguenze tragiche sulla sua vita, tanto da farle decidere di lasciare il lavoro e trasferirsi in Italia a lavorare come ricercatrice per le Nazioni Unite. Dicevo che Alice gli viene affiancata, perché il principale sospettato dell'omicidio è un professore che lavora per lo stesso campus di Alice, ma del suo passato da profiler il commissario non è a conoscenza.
E, mentre potrebbe essere plausibile che Alice collabori con la polizia in merito alla sua conoscenza con il sospettato, ho trovato abbastanza strano che il commissario riferisse a lei particolari delicati delle indagini, si appoggiasse quasi completamente alle sue intuizioni, arrivando a lasciare del tutto in disparte la sua squadra per la maggior parte delle indagini, arrivando solo verso la fine, e solo dopo il ritrovamento del terzo cadavere, a dare un po' di spazio ai suoi collaboratori ufficiali. 
Anche la rivelazione finale, quella che mette in ordine tutti i tasselli sparsi dando un quadro chiaro di cosa ci fosse dietro alla catena di omicidi, non è riuscita ad appassionarmi, a creare pathos, un po' perché qualcosa l'avevo già capita, un po' perché mi è mancato il coinvolgimento emotivo in merito alle motivazioni date. 
In definitiva una lettura che avrebbe potuto essere molto piacevole e coinvolgente per i temi trattati e le vicende narrate, ma che non è riuscita ad appassionarmi, a darmi la voglia di andare avanti e di scoprire cosa sarebbe successo, prerogative che per me sono imprescindibili durante la lettura di un thriller.
Ringrazio l'ufficio stampa dell'autrice e Harper Collins per avermi fornito la copia cartacea del romanzo.




martedì 8 ottobre 2019

Ascolta i battiti - Zita Dazzi

Trama: Sofia è una tredicenne come tante: un rapporto un po' complicato con i genitori, gli amici, la scuola, ma soprattutto i social network e la musica trap, la colonna sonora delle sue giornate. Un brutto incidente sconvolge improvvisamente la sua quotidianità. E in ospedale conosce Ruben, bello e dannato, schivo e silenzioso. Ruben si sente sbagliato, ha problemi a scuola, pochi amici e non sa quale sia il suo posto nel mondo. I due si piacciono subito, e un filo rosso continuerà a legare le loro vite, avvicinandoli e allontanandoli, sui social e nella vita reale, come spesso capita nell'emozionante primo amore.
Titolo: Ascolta i battiti
Autore: Zita Dazzi
Casa editrice: Il Castoro
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 180

Iniziamo nel modo più diretto possibile. Avevo scritto tutta una lunga premessa, che ora ho pensato di tagliare, per esprimere un semplice concetto che è questo: il libro non mi è piaciuto, ma è un buon libro. E sapete perchè non mi è piaciuto? Semplicemente perché  Sofia (la protagonista) mi ha suscitato profonda irritazione, la stessa che vivo ogni giorno sulla mia pelle essendo la mamma di una sua coetanea. Questo romanzo della Dazzi è una fotografia talmente nitida dei nostri adolescenti da provocarmi il malessere. Come sono questi adolescenti? Continuamente connessi al telefono e impegnati a rendere ogni futile momento della loro vita in un reality, con dirette instagram e post autoreferenziali. I social  divorano il loro tempo senza dare nulla in cambio, se non un senso di inadeguatezza se i like scarseggiano. Questi ragazzi sembrano sprovveduti a smaliziati in egual misura. L'autrice ce li descrive in questo modo e tristemente mi rendo conto che ha ragione, ma allo stesso tempo ne suggerisce diverse sfumature. Lei si focalizza sui due protagonisti, narrando delle vicende che potrebbero preoccupare un adulto, ma ci sono anche diversi personaggi secondari che incarnano realtà meno problematiche. Mentre Sofia è altamente disperante, Ruben, l'altra voce del romanzo, ha una personalità più articolata. Il suo sembra il classico caso del ragazzo non supportato dovutamente dagli insegnanti e dai genitori: si sente stupido perché viene trattato da stupido, ma non lo è. Ha anche una sua buffa autoironia e quando fa un errore, riparte da un punto più alto.
Difficile provare empatia nei confronti di Sofia perché non fa nulla per accattivarsi le simpatie del lettore: non ha voglia di studiare anche se è intelligente, è carina, ma concentrata solo sull'esteriorità e trascorre le sue giornate nell'apatia più completa con unico interesse la musica trap. Non ascolta i suggerimenti di nessuno, meno che mai degli adulti, ma neppure del cugino che ammira. Per lei è importante solo essere e fare il contrario di tutto, sempre
Voi siete ossessionati da questa cosa di cambiarci, di farci essere come voi...Comunque dovete rassegnarvi, tanto non ci riuscite a cambiarmi. Siamo in un'altra epoca, rispetto alla vostra.

Un plauso all'autrice perché la verità è proprio scritta tutta qui sopra e non ci si può far nulla, come è stato per noi quando eravamo giovani. La fase di negazione-ribellione è appunto una fase e io ricordo bene qualcuno che urlava con le lacrime agli occhi  "Non cambierò idea e non sarò mai come voi".  Mettiamoci quindi il cuore in pace e attendiamo, soffrendo, che gli anni trascorrano, incrociando le dita. Sono cambiati i sogni, le sfide, il tipo di ribellione, ma noi "vecchietti" dobbiamo rassegnarci ad incarnare l'ordine costituito e a rappresentare per i nostri figli tutto ciò che non vorrebbero mai per se stessi.
Ho voluto ascoltare le canzoni che piacciono alla protagonista, tanto per vedere se riuscivo un pochino ad entrare in sintonia per con lei. Ghali e Coez mi sono piaciuti, ma con altri è stato impossibile. Ed in fondo ... chissenefrega. Quando ero alle medie ascoltavo i Duran Duran  ed ora gli Smiths, gli AC/DC e i Pink Floyd per citarne alcuni, quindi sospendo il giudizio. Niente di più ridicolo di una persona matura che si atteggia a giovane.
Il romanzo ci restituisce una bella fotografia dei nostri ragazzi, anche se è un'istantanea che può non piacere a chi ha superato una certa età. Forse il segreto è semplicemente restare in ascolto dei loro bisogni  e non giudicarli.  Sul libro attendo con curiosità il giudizio di un lettore non stagionato.
L'unico appunto mi sento di farlo al finale in cui la situazione troppo facilmente si risolve e si sistema: basta così poco per aprire le ali e volare?  Ma è il pensiero di un momento e poi mi dico "In fondo perché no? " Non neghiamoci una piccola speranza: forse quei bambini che amavamo, dopo essere stati dei preadolescenti che non riconoscevamo, diverranno i giovani che speravamo oppure semplicemente loro stessi con un'identità definita e diversa dalla nostra.  Con buona pace di tutti.
Il sorpasso è iniziato, come raccontava Serra negli "Sdraiati", e presto rimarremo indietro e di questi  ragazzi vedremo solo le spalle.
Una lettura molto interessante.


martedì 1 ottobre 2019

Proibito leggere - Alan Gratz

Trama : Amy Anne ha nove anni, obbedisce sempre ai genitori, non si lamenta mai e non dice mai la sua. Ma quando alcuni libri, tra cui il suo preferito - quello che ha già letto tredici volte e non si stancherebbe mai di rileggere -, vengono banditi dalla biblioteca della scuola perché accusati da una mamma di essere inappropriati, Amy Anne capisce di non poter restare ferma a guardare. Leggere tutti i libri messi all'indice vorrebbe essere il suo silenzioso gesto di protesta, ma altri compagni si uniscono a lei e in breve tempo si trova a gestire segretamente nel suo armadietto una Biblioteca dei Libri Banditi. Quando viene scoperta, Amy Anne e i suoi amici decidono di non arrendersi e contrattaccare: in fin dei conti, una volta che hai bandito un libro puoi bandirli tutti. Un inno contro ogni censura e in difesa del diritto alla lettura libera e consapevole. Età di lettura: da 10 anni.
 
Titolo: Proibito leggere
Autore: Alan Gratz
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 243
 
 
 
Dopo una serie di libri ni dei quali non vi ho voluto parlare, finalmente è arrivato il libro che mi ci voleva e che attendevo, senza saperlo. Divorato in due serate mi  ha lasciato dentro una grande euforia, quell'esaltazione da bibliotecaria che cerca di contagiare possibili lettori con quello che è il virus più bello del mondo: quello della lettura. Leggere è conoscere, divertirsi, capire, imparare a stare soli, diventare più forti, potenziare il proprio mondo interiore, entrare nella testa altrui e capire il valore dell'ascolto. Leggere è ascoltare i mondi possibili. Chi legge fa parte di un silenzioso esercito che marcia per la pace e la conoscenza e due sono i suoi nemici: l'ignoranza e la censura. Bisogna camminare nella luce e la censura è oscurantismo.
Ok, sembro un'invasata e forse un pochino lo sono e in effetti ci sono anche lettori che leggono senza capire un tubo trattenere nulla, senza sentir scattare un briciolo di empatia, ma ora lasciamoli fuori da questo discorso. Occupiamoci invece di quelli che pensano di poter decidere cosa sia giusto leggere o non leggere. Solo a parlare di censura mi viene l'orticaria.
Amy Anne ha nove anni ed è quel che si dice una brava bambina, fin troppo accomodante con sorelle e genitori. E' sempre pronta a mettersi in secondo piano per venire incontro agli altri, timida e persa dentro alle storie dei suoi libri. Spesso si rifugia nei locali della biblioteca scolastica per sottrarsi all'allegra confusione che regna a casa sua, una casa nella quale lei non solo non ha la famosa stanza tutta per sé, ma neppure un bagno o un salotto! Quando Amy Anne scopre che il consiglio d'istituto ha bandito una serie di libri, tra i quali il suo preferito, per motivi a loro dire educativi, finalmente in lei si accende qualcosa: il coraggio di mettersi in gioco e di lottare. La lista dei libri censurati diventerà una fortezza da espugnare e lei, tanto timida, troverà in se stessa risorse inaspettate, violerà le regole per permettere a tutti i bimbi della scuola di leggere quello che non si può più leggere. E' risaputo: guardatevi dalla giusta vendetta delle persone miti e riflessive.
Il libro pur essendo rivolto alla fascia 10-12 anni è di una lucidità impressionante, con un bisturi incide proprio dove deve e tratta in modo semplice il tema della libertà di espressione.
 
Nessuno ha il diritto di dire a un bambino cosa può o non può leggere. Eccetto i suoi genitori
 
E  quando il bambino diventerà adulto nessuno dovrà più frapporsi tra lui e il suo desiderio di conoscenza. Che poi leggere di alcune situazioni ci rende uguali a chi quelle situazioni le vive nel libro? Se leggo thriller sono un potenziale assassino? Se leggo Madame Bovary farò le corna a mia marito?  Io non lo credo proprio e neppure Amy Anne.
In Proibito leggere è emozionante assistere alla presa di coscienza della protagonista, alla sua trasformazione da timido topolino a leader. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati: l'amica che vuol diventare avvocato, la bibliotecaria con i suoi vestiti a pois, il nerd della scuola, le sorelle, i genitori e gli antagonisti. Deliziose le tante citazioni libresche, per integrare (ce fosse bisogno) la nostra lunga lista dei libri da leggere. Con l'augurio che quella lista si allunghi all'infinito per accompagnarci per una vita intera.
Un libro imperdibile, del tipo "tutto era bello e nulla stonava".