venerdì 31 gennaio 2020

[Questa volta leggo...] Destinatario sconosciuto - Kressmann Taylor

Trama: Novembre 1932. L'ebreo Max Eisenstein e il tedesco Martin Schulse, soci in affari a San Francisco e amici fraterni, si separano. Martin torna in Germania con moglie e figli e tra i due comincia uno scambio di lettere su cui si stende ben presto l'ombra nera della storia: nel 1933 Hitler prende il potere e Martin si lascia sedurre dall'ideologia nazista. Martin non cambia atteggiamento nemmeno quando Max, disperato, gli raccomanda di vegliare sulla sorella Griselle, un'attrice austriaca che è stata amante di Martin e che, nonostante gli avvertimenti ricevuti, ha voluto ugualmente recitare a Berlino. E proprio questo comportamento porterà a un simbolico rovesciamento dei ruoli e ad una raffinata vendetta.
Titolo: Destinatario sconosciuto
Autore: Kressmann Taylor
Casa editrice: BUR
Anno: prima edizione 2000 (edizione letta Bur contemporanea 2019)
Pagine: 74

Arriva proprio nell'ultimo giorno dell'odiato mese di gennaio (#teamestate tutta la vita) la mia recensione per la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per questo appuntamento bisognava parlare di  un libro ricevuto a Natale e tanto desiderato!  Chiarisco subito che l'ho ricevuto perchè me lo sono autoregalato, visto che a noi lettori compulsivi di solito regalano di tutto tranne che quello che amiamo maggiormente, ossia i libri. Troppo il timore di non azzeccare la scelta o peggio di scegliere dei romanzi che già abbiamo letto. Amici, parenti e conoscenti tutti vi voglio rassicurare: esistono le wish list o i buoni acquisto quindi non siate timorosi. Un libro è sempre il regalo più bello.
Ho desiderato questo libro ancora prima di conoscerne la trama, forse per averlo visto in una delle mille stories instragram che seguo. Le stories a volte ti girano nella testa lasciandoti un nuovo, indistinto, desiderio: in questo caso il richiamo di un fascio di lettere in copertina, i commenti sul finale a sorpresa e la promessa di un'esperienza di lettura intensa. Sono andata in libreria e sono tornata a casa con il libro in borsa, bottino prezioso. Leggero per il numero di pagine, ma di peso nel contenuto. Mi stupisco ogni giorno della mia ignoranza e di quanto ancora io abbia da leggere e da imparare. Sono trascorsi 20 anni dalla pubblicazione in Italia di questo breve romanzo epistolare e  io e lui non ci eravamo mai incontrati! Nel frattempo ne hanno tratto un film e diversi adattamenti teatrali. Un libro perfetto, senza una sola parola che manchi o una che sia di troppo. Realistico e crudele.
Sono gli anni 30 e due amici si separano: Max, ebreo, resta in America a gestire una galleria d'arte, mentre Martin, tedesco, torna in Germania. Le lettere che i due si scambiano ci fanno assistere al graduale asservimento di Martin all'ideologia nazista, alla sua fascinazione per Hitler. Max non comprende, non riesce a capire come quello che considera un suo amico fraterno possa tollerare gli episodi di antisemitismo di cui sente l'eco
gente frustata, forzata a bere a denti stretti bottiglie di olio di ricino e morta dopo ore di lenta agonia con le viscere esplose(*). Forse queste cose sono vere e forse, come hai detto tu, sono la schiuma crudele che galleggia sulla superficie della rivoluzione. Ahimè per noi ebrei è una storia triste, che conosciamo bene perché si è ripetuta per secoli, ed è quasi incredibile che qualcuno debba subirne l'antico martirio oggi, in una nazione civile
[(*) dopo una breve ricognizione in rete ho scoperto le purghe fasciste in cosa consistevano, ma non ho trovato notizie su olio di ricino che possa portare addirittura alla morte. credo rimarrò con il dubbio perché non ho intenzione di testarlo personalmente]

La risposta di Martin fa rabbrividire

La razza ebraica è un problema per ogni nazione  che la ospiti. Io non ho mai odiato un ebreo in particolare; ti ho sempre considerato un amico, ma tu sai che parlo  in tutta onestà quando ti dico che ti ho voluto bene non perché eri ebreo, ma nonostante tu lo fossi. L'ebreo è un capo espiatorio universale. Se è così un motivo ci sarà...Ma questo problema degli ebrei è solo un dettaglio: sta accadendo qualcosa di molto più importante

Non posso raccontare nulla di più. Le lettere si susseguono, Martin chiede a Max di non scrivergli più considerato che oramai le loro posizioni sono inconciliabili, ma Max ha una sorella in Germania e... In pochissime pagine si descrive un'ideologia, una situazione storica e un rapporto umano in tutte le sue fasi e sfumature, fino alla sua completa disgregazione. Un finale crudele, forse l'unico possibile, ma non per questo meno d'effetto.
Questo libro è stato pubblicato nel 1939 a guerra appena iniziata. Cosa dovremmo pensare dello sguardo acuto degli scrittori? Che a volte può rivelarsi profetico? Si tratta di un piccolo capolavoro di acutezza ed incisività che si presta benissimo ad una lettura a due voci. Non riesco a non fantasticare sulla possibilità di organizzare questa lettura in biblioteca, magari con il supporto di Stefania.
Un dono che ho fatto a me stessa e che ho letto proprio a ridosso della Giornata della Memoria. Mentre Liliana Segre al Parlamento Europeo parla "di corsi e ricorsi della storia" e commenta la nuova ondata di razzismo e antisemitismo che riguarda l'Italia, io, nel mio piccolo, metto anche questo libro insieme agli altri che cercano di tenere accesa una luce. Si combatte giorno per giorno la battaglia contro l'oscurantismo e si legge, veramente, per "legittima difesa". Schiena dritta e resistiamo.




Riepilogo delle recensioni del mese

lunedì 27 gennaio 2020

[Bookswiffer] Io che amo solo te - Luca Bianchini

Finalmente anch'io ho letto "Io che amo solo te" di Luca Bianchini, romanzo del quale ho sentito parlare molto, grazie alla rubrica #Bookswiffer. Questa volta è stata La Libridinosa a scegliere quale libro dovessi leggere tra i cinque dormienti nella mia libreria (posso dire che non avevo grossi dubbi sulla sua scelta?). Scopriamo insieme se mi avrà colpita tanto quanto successe a lei.



Titolo: Io che amo solo te • Autore: Luca Bianchini • Editore: Mondadori • Data di pubblicazione: 18 maggio 2016 • N.pagine: 264 • Copertina flessibile € 13,50 • Ebook € 7,99

TRAMA
Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell'uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la "First Lady". È lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal bouquet "semicascante" della sposa al gran buffet di antipasti, dall'assegnazione dei posti alle bomboniere - passando per l'Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti.


Siete pronti ad assistere a un matrimonio? Non un matrimonio qualsiasi, ma il matrimonio dell'anno, quello tra il figlio del "Re delle patate" e la figlia della donna di cui è sempre stato innamorato.
Vestitevi bene (mi raccomando le scarpe, che siano nuove, possibilmente), fatevi dare una sistematina dal parrucchiere, un velo di trucco e appuntamento alla Chiesa di Polignano a Mare, per vedere coronato il sogno di Chiara e Damiano. 
Ma sarà veramente un sogno d'amore quello che si sta per realizzare? I due sposi sono realmente innamorati l'uno dell'altra, o piuttosto lo sono dell'idea del matrimonio? Si sa che al Sud l'idea di realizzazione personale si concretizza nel costruirsi una famiglia, in regola agli occhi di Dio e del paese che ci guarda. Ed è proprio questo, quello che Luca Bianchini ci racconta in questo romanzo: i vizi e le virtù che appartengono un po' a tutti gli italiani, ma che al Sud trovano la loro massima espressione perchè non c'è titubanza nell'ammetterlo.
Perciò quando il fratello di una ragazza si mette in guai grossi, la famiglia del fidanzato inizia a far pressioni perchè il loro nome non sia associato a quello di una famiglia chiacchierata. Poco importa se il sentimento che li lega sia talmente forte da resistere nel tempo, anche se divisi, anche se ormai sposati ad altre persone, anche se genitori a loro volta: l'importante è che l'onore sia salvaguardato. Mimì, il padre dello sposo, e Ninella, la madre della sposa, erano quei due ragazzi, e nei loro cuori lo sono ancora. Il destino li ha voluti far riunire attraverso i loro figli, e mentre Ninella è rimasta vedova, Mimì è ancora sposato, nonostante non abbia mai smesso di pensare al suo primo amore. 
Devo dire che questo sentimento romantico che resiste al tempo non mi ha rapita come è successo a tanti altri lettori, perché durante la lettura il mio pensiero andava sempre ai due poveri disgraziati che hanno avuto la disdetta di inserirsi tra queste due anime gemelle: il marito di Ninella e la moglie di Mimì. Nessuno di loro due è stato responsabile di quella separazione, ma sono stati condannati in un matrimonio privo di reale sentimento a pagare una colpa non loro. Ninella poi, in certi momenti l'avrei presa a scarpate sulle gengive! L'uomo della sua vita la lascia, spinto dalla famiglia, perché suo fratello ha commesso delle illegalità, dimostrando di non avere le palle per difendere il loro sentimento e lei che fa? Continua a pensarlo anche dopo che ha sposato un altro e che lui ha sposato un'altra, lo guarda con occhi languidi prima del matrimonio dei loro figli e fantastica... e il rispetto per te stessa dove sta? E il rispetto per quella moglie amata a metà? Certo, non è un campione di simpatia, ma io avrei fatto ben di peggio! 
Moto di sdegno a parte, devo dire che questa lettura si è rivelata molto piacevole: con uno stile molto frizzante e scorrevole Luca Bianchini mette in scena una serie di personaggi che incarnano le piccolezze dell'uomo medio, a volte esagerando volutamente e rendendoli quasi caricature di se stessi; le ambientazioni sono descritte in maniera da far percepire al lettore anche gli odori e sentire sulla pelle quell'alito di maestrale che imperversa per tutti e tre i giorni durante i quali la vicenda si snoda. Un romanzo piacevole che strappa qualche risata oltre a qualche timida emozione e, come è successo a me, può anche far arrabbiare. Di certo non lascia indifferenti.




venerdì 24 gennaio 2020

Antigone sta nell'ultimo banco - Francesco D'Adamo

Trama: In una cittadina del Nord, benestante e conformista, un po' noiosa, ogni anno all'inizio dell'estate arrivano i braccianti clandestini per lavorare alla raccolta dei meloni, una delle ricchezze della zona. Quasi tutti neri, malmessi, vengono da qualche parte dell'Africa. Li chiamano Quelli del Fiume perché vivono accampati sotto l'Argine Grande, in baracche improvvisate. In paese non li vuole nessuno: sono sporchi, rubano, danno fastidio alle donne: così si dice. Che lavorino e basta. Nel caldo soffocante di un giugno particolarmente torrido un ragazzo del Popolo del Fiume viene trovato morto. Si dice che abbia avuto un incidente mentre stava scappando dopo un furto, o che sia rimasto coinvolto in una rissa con altri clandestini, o che sia tutta una storia di droga. Intanto il corpo del ragazzo giace all'obitorio, senza nome, senza esequie: non spetta a noi occuparcene, dice il Sindaco, non è dei nostri. A provare dolore e pietà pare che siano in pochi: Jo la Peste, vivace, anticonformista, di pessimo carattere; il misterioso Cat Fly che di notte con le bombolette spray riempie i muri del paese di graffiti. Nel frattempo, i ragazzi della scuola media stanno per mettere in scena l'Antigone di Sofocle come saggio di fine anno. Può una recita teatrale diventare realtà?

Titolo: Antigone sta nell'ultimo banco
Autore: Francesco D'Adamo
Casa editrice: Giunti
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 143
A volte capita che si decida di leggere un libro scegliendolo un po' a caso, in attesa di leggerne un altro che non è ancora disponibile e capita anche che quel libro scelto distrattamente si riveli intenso, coinvolgente al punto da farti dimenticare il resto. Ogni storia tracciata sulla carta è un viaggio e non sai mai dove ti porterà e fino a che punto potrà scuoterti. Per me questo libro è stata sorpresa e conferma insieme, rivelazione e certezza. Non avevo mai letto nulla di questo autore, ma avevo ascoltato un suo intervento ad una giornata di formazione per insegnanti e bibliotecari e mi aveva colpita per la sua forza, per la passione, per il suo credere che lo scrittore scriva per cambiare il mondo e che ogni storia debba essere importante. D'Adamo è un combattente, uno di quelli che pensano che le parole possano fare la differenza, che i libri abbiano un grande potere. Sentirlo parlare mi aveva emozionata e dopo due anni leggere un suo libro mi ha riportata proprio a quel punto. Sono forse arrivata un po' tardi al nostro appuntamento, ma ora so di aver guadagnato tanto, di aver trovato un punto di riferimento dal quale procedere in avanti e all'indietro.
Questo  libro racconta di noi, della nostra provincia italiana, e lo fa in modo attuale e senza tempo  perché da un lato riallaccia legami con romanzi del passato e dall'altro poi ci porta a capofitto dentro la cronaca, a fondo nel nostro sentire, alle radici delle nostre paure, ma ci sprona a non averne e a fare sempre la cosa giusta, quella che la nostra coscienza esige. D'Adamo si rivolge ai giovani e ai loro genitori, ci accompagna in classe e poi nei nostri posti di lavoro, nei consigli comunali, al bar e in tutti i luoghi dove ogni giorno la politica è un confuso miscuglio tra pettegolezzo e pregiudizio, tra odio e volontà di contrastarlo. L'autore entra nostre famiglie, si siede a cena con noi davanti alle notizie del Tg, dove a volte tra figli e genitori e tra stessi fratelli ci sono duri scontri. Come accade nella casa della protagonista, Jo detta la Peste, orfana di madre, che vede il proprio padre Federico scontrarsi con il fratello. Nella loro cittadina è morto un ragazzo del quale non si sapeva neppure il nome ed arrivava da lontano, vittima di uno sfruttamento che si chiama caporalato. Si tratta quasi di un ragazzo invisibile e a nessuno sembra importare delle sua morte, forse perché era straniero e diverso. Il Comune non ha nemmeno intenzione di sobbarcasi le spese del funerale. Questo ragazzo senza nome fa parte di una massa indistinta di lavoratori stagionali, raccoglitori di meloni, che la comunità mal sopporta perchè si accampano lungo il fiume, perchè sono degli irregolari, portatori di guai e di disordini. Anche il fratellone di Jo la pensa come la comunità e spesso lo si vede girare con brutti ceffi che alzano la voce per "invitare" questi stagionali ad andarsene.
Federico, il padre dei due ragazzi, invece non segue la massa. Lui è un medico e nonostante il suo personale bagaglio di problemi (vedovo e con due figli adolescenti da crescere!) non si piega, non cede alle richieste del Sindaco di insabbiare le cause di questa morte così strana. Federico non arretra di un passo perché sa da che parte stare.

Mio padre non è un combattente, ma una persona mite. Ma dirà la verità perché è una persona perbene. Lui me l'ha sempre detto - e me lo diceva anche mamma - che prima o poi viene il momento in cui bisogna trovare il coraggio di parlare e dire: "No, io non ci sto."

Questo personaggio mi ha ricordato moltissimo Atticus Finch del "Il buio oltre la siepe", come il finale mi ha fatta pensare all'"L'attimo fuggente". Ho avuto i brividi, ho letto in fretta e mi sono commossa e poi ho riletto, lentamente, e mi sono commossa un'alta volta.
E i figli? Raccoglieranno le eredità dei padri? Sapranno far tesoro di piccoli eroismi e buone convinzioni? Non è sempre così scontato, come non è sempre automatico che chi in famiglia ha cattivi esempi debba seguire la stessa strada.
Alla vicenda si intereccia la messa in scena della recita scolastica: Jo desidera con tutta se stessa interpretare Antigone alla quale sente di assomigliare, ma con l'evolversi della situazione si renderà conto che la combattiva Antigone e la timorosa Ismene sono due facce della stessa medaglia. 
Preparando la recensione, mentre cercavo la cover del libro, tra i numersi giudizi positivi ho trovato anche "Indottrinamento di sinistra a dei bambini, veramente vergognoso. George Orwell aveva previsto tutto ". Incredibile: gli zombie generati dalla "Nebbia aliena" in cui Jo crede si stiano trasformando tutti i suoi concittadini sono veramente ovunque, dentro e fuori dai libri. Non ci resta che prendere posto con Antigone, D'Adamo, Federico ed Atticus... dietro, nell'ultimo banco e resistere. Promuovere libri importanti come questo è un atto dovuto oltre che un grande piacere.




lunedì 20 gennaio 2020

L'arte sconosciuta del volo - Enrico Fovanna


Titolo: L'arte sconosciuta del volo • Autore: Enrico Fovanna • Editore: Giunti • N. pagine: 341 • Data di pubblicazione: 10 gennaio 2020 • Copertina rigida € 18,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Premosello, Piemonte settentrionale, 1969. È il primo novembre, vigilia del giorno dei morti, e una scoperta agghiacciante sta per risvegliare l'orrore in paese, sconvolgendo l'infanzia di Tobia. Su una strada di campagna, vicino al ruscello, è stato rinvenuto il corpo di un suo compagno di scuola. A pochi mesi di distanza dal ritrovamento del cadavere di un'altra ragazzina. In paese si diffonde il terrore: ormai è evidente che per le campagne si aggira un mostro, un mostro che uccide i bambini. Tobia è afflitto dal senso di colpa e dalla vergogna, perché con quel ragazzo aveva fatto a botte proprio il giorno della sua scomparsa, desiderando davvero di liberarsi di lui. Adesso è difficile tornare alla vita di prima, all'amore innocente ed esaltante per Carolina, ai giochi spensierati con padre Camillo e con Lupo, il matto del paese. Soprattutto quando i sospetti dei paesani si concentrano su una persona molto vicina a Tobia, sulla cui innocenza lui non ha alcun dubbio. Quarant'anni dopo, Tobia vive a Milano e fa il medico legale. Demotivato dal lavoro e lasciato dalla moglie per l'impossibilità di avere un figlio, sta vivendo uno dei momenti più bui della sua vita. Sarà una telefonata di Ettore, il suo vecchio compagno di scuola, a convincerlo a tornare dopo tanti anni nei luoghi dell'infanzia, per il funerale di Lupo. E questo inatteso ritorno cambierà la rilettura del suo passato...


"L'arte sconosciuta del volo" è un romanzo che definirei strano, che mi ha dato emozioni contrastanti: non è propriamente un giallo, anche se ci sono delle morti, è più un viaggio nell'intimo del protagonista. Ma andiamo con ordine.
Si tratta di un romanzo diviso in due parti, nette e distinte tra loro. La prima parte racconta dell'infanzia del protagonista, Tobia, un ragazzino timido, un po' introverso, che vive in un paesino sui monti piemontesi, desideroso di condividere le esperienze dei suoi coetanei, come i giochi all'aperto, arrampicarsi sugli alberi, sfidare il proprio coraggio. Sperimenta anche l'innamoramento,
Ph. Jordan Whitt - Unsplash
Tobia, un sentimento puro e intenso come solo i primi amori sanno essere.
Le estati di Tobia e dei suoi amici vengono animate dall'arrivo di un frate che, con giochi, scherzi e gite fa loro trascorrere giornate allegre. L'estate degli otto anni è però segnata da una tragedia: due loro compagni di scuola vengono uccisi senza che si riesca a trovare una spiegazione o un colpevole. 
Nella seconda parte del romanzo troviamo Tobia adulto, non vive più al paesello ma si è trasferito a Milano: sono trascorsi quarant'anni da quei fatti, senza che il fantasma di quanto accaduto lo abbia mai abbandonato, riflettendosi sulle sue giornate, portandolo addirittura a scegliere un lavoro, il medico legale, quotidianamente a contatto con la morte.
Sarà la morte del matto del paese a riportarlo al paesello e fargli fare i conti con un passato mai chiuso, fino alla scoperta della verità su quanto successo all'epoca.
"C'è sempre una traccia di eterno in ogni attimo che conta davvero."
La prima parte del romanzo, mi ha appassionata, ho rivissuto una parte della mia infanzia, come quando la madre fa dei solitari con le carte la cui riuscita viene interpretata come un oracolo, o quando la famiglia va in vacanza in una casetta affittata così simile a quella dove andavo io da piccola. I tormenti di Tobia mi hanno fatta affezionare a lui e i racconti di quei giorni angoscianti mi hanno trasmesso una certa pena. 
"...cosa sia la morte per un bambino e non solo... La vita che ti abbandona, con il suo bagaglio di desideri, slanci e passioni, la vita che ti saluta e non ritornerà."
Ph. Joshua Earle - Unsplash
La seconda parte del romanzo, a differenza della prima, è intimista, onirica, nebulosa, alcuni elementi mi hanno proprio infastidita e altri elementi li definirei poco credibili. Per farvi un esempio, Tobia spesso racconta dei sogni che fa, ma i confini tra sogno e realtà sono labili e confusi, cosa che mi ha creato qualche difficoltà nella lettura. O il fatto che non sia ben chiaro come Tobia abbia trascorso gli ultimi quarant'anni se non in alcune brevi ma insufficienti descrizioni, cosa che mi ha reso difficile visualizzare il personaggio adulto.
Ciò che invece è indiscutibile è il fatto che Fovanna scriva molto bene, elemento che mi ha reso più scorrevole la lettura della seconda parte.
In conclusione questo è un romanzo che ho apprezzato per metà, una partenza coinvolgente che poi si è persa tra voli pindarici, elementi che non fanno decisamente per me.
Quindi, se siete lettori pragmatici che hanno bisogno di concretezza, ne apprezzerete la prima parte, se invece siete lettori che amano la narrazione onirica e intimista, ne apprezzerete la seconda sicuramente più di me.
Ringrazio Giunti per la copia cartacea del libro.




venerdì 10 gennaio 2020

La circonferenza di una nuvola - Carolina Capria

Trama: Lisa ha sedici anni, guarda il mondo come se non ne facesse parte e ogni tanto pensa cose cattive di cui non si vergogna. Ha smesso di mangiare perché le sembra un buon modo per poter finalmente sparire. Dopo inutili tentativi di cure, viene portata dai genitori in un istituto, Villa Erica. Qui conosce tre ragazze che soffrono di disturbi alimentari come lei. Susi, che di anni ne ha quindici, e non ricorda né un giorno nel quale qualcuno non l’abbia chiamata Cicciona, né uno nel quale mangiare fino a sentirsi male non sia stato l’unico modo per sedare l’infelicità. Reda, dodici anni e i passi leggeri, ha iniziato a rifiutare il cibo per compiacere l’insegnante di danza classica e ha continuato fino a quasi scomparire in un maglione troppo grande per lei. Mat ha deciso che voleva essere una ragazza spavalda, sicura e sempre pronta a mettere in difficoltà gli altri, e lo è diventata, nascondendo in un ricordo ciò che era veramente. I giorni passano sempre uguali, tra piccoli screzi e l’odiata ora del pasto, finché Lisa, per sbaglio, urta e fa cadere uno dei quadri appesi nel corridoio della casa di cura. Dietro la cornice è nascosto un messaggio firmato da un’anonima misteriosa. Il messaggio però non è l’unico, ce ne sono altri e tutti raccontano la storia di una ragazza che voleva disperatamente essere normale, tanto da inventare una vita diversa e custodirla dietro a quelle cornici. Lisa comincia così una specie di caccia al tesoro dentro e fuori Villa Erica, da cui fugge insieme alle tre nuove amiche per scoprire la verità sull’autrice e, forse, trovare con le sue compagne un nuovo motivo per combattere.
Titolo: La circonferenza di una nuvola
Autore: Carolina Capria
Casa editrice: Harper Collins
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 236
La mia curiosità rispetto a questo libro era molta: prima consigliatomi da un'utente della biblioteca (sei proprio tu, Giorgia!) e in seguito citato in un corso di aggiornamento... non potevo lasciarmelo sfuggire. Le mie aspettative sono state soddisfatte. E' sempre gratificante e in qualche misura confortante scoprire un bel libro, uno di quelli perfetti da consigliare ad adulti e ragazzi indistintamente. La giovane protagonista, Lisa, soffre di disturbi quali anoressia e bulimia. La sua vita è arrivata ad un punto di non ritorno, vorrei aggiungere anche ad un numero di non ritorno, i 36 chili che sono il suo peso. Pochi capelli, lo smalto dei denti rovinato, un'autostima che non esiste, la troviamo in procinto di entrare in una struttura di recupero. Mentre fa il viaggio di andata insieme ai genitori vede un cartellone pubblicitario che recita:

Tutti i passi che hai fatto nella tua vita ti hanno portata fino a qui!

Ma quali sono i passi che l'hanno portata fino a quel punto? Giorno dopo giorno Lisa ci racconta la vita nella clinica, le particolarità delle altre ragazze ricoverate, gli incontri con la psicologa, i pranzi, la routine in un mondo sospeso che amplifica il suo disagio. A tratti, in flashback, ci racconta anche come sia potuto accadere:
  
E questo è stato uno dei passi che mi hanno portata fino a qui.
Quello che rende questo romanzo tanto incisivo è la sua struttura, la scrittura scarna e diretta, le ripetizioni che evidenziano quanto sia ossessivo per Lisa il pensiero del suo peso, delle calorie che ingurgita. Ha un ritmo scorrevole ed avvolgente, ti conduce quasi in punta di piedi, senza far rumore, ad osservare e comprendere la condizione fisica ed esistenziale di queste ragazze. Dentro di loro c'è un meccanismo che si inceppa e non sono più in grado di accettare critiche o osservazioni, quelle più crudeli della massa o anche semplicemente quelle distratte e non volutamente cattive di amici o conoscenti. Possono essere azioni macroscopiche e spietate come la beffa di cui è stata vittima Susi, la "cicciona" del gruppo o semplici cose che tutti abbiamo subito. Come la semplice frase "ti trovo ingrassata".
Fragili fragili fragili questi meravigliosi adolescenti in un mondo che ora più di ieri sa ferire in mille modi diversi. Non ci sono soluzioni, bisogna salvarsi da soli, ognuno come può.
Mentre Lisa e le sue nuove amiche cercano una strada per uscirne, alcune si perdono per non tornare più. Nonostante la nota  di speranza finale, il libro ci ha raccontato anche altro, senza concedere facili scorciatoie. Alcune persone cadono e si rialzano, altre sono forti e non si lasciano intaccare e qualcuna invece non ce la fa. Una nitida fotografia di una realtà, ma presa da un'angolazione particolare. Le catene si possono spezzare, il premio un meravigliosa, confortante, luminosa normalità.
Vi invito a seguire l'autrice anche sulla sua pagina Facebook e Instagram "L'ha scritto una femmina" nella quale  prova a scardinare i pregiudizi di genere attorno alle scrittrici e alla loro letteratura. Questo invito è doppiamente sentito  in questo momento particolare in cui uno scrittore (???)  ha tentato di mettersi in luce screditando il profilo della scrittrice e di altre bookblogger con un articolo che non cito. Perché i libri validi come "La circonferenza di una nuvola" rimangono e il resto ... è veramente noia e mai storia.
 
 


martedì 7 gennaio 2020

Tracce dal silenzio - Lorenza Ghinelli


Titolo: Tracce dal silenzio • Autore: Lorenza Ghinelli • Editore: Marsilio • N.pagine: 332 • Data di pubblicazione: 14 novembre 2019 • Copertina flessibile € 14,00 • Ebook € 7,99

TRAMA
Nina ha dieci anni ed è diventata sorda in seguito a un incidente stradale. I genitori, decisi a lasciarsi quel trauma alle spalle, si trasferiscono in una nuova casa che confina con il parco. Una sera, come sempre, Nina spegne l'impianto cocleare che le permette di sentire e si addormenta. Una musica però la sveglia. Una musica che non dovrebbe e non potrebbe percepire. Nina si alza e la segue. Nello stesso istante, nel cuore della notte, un ragazzo viene ucciso. Non sarà l'unica volta che la bambina sentirà quella canzone, non sarà l'unica volta che, al ritmo di quelle note allegre e inquietanti, qualcuno verrà aggredito. Come può Nina ascoltare quella musica senza indossare il suo audioprocessore? E perché nessun altro la sente oltre a lei? Cosa significano le strane visioni che ha in quei momenti? Sono solo alcune delle domande a cui la bambina dovrà trovare risposte, per interrompere la spirale di violenza che minaccia di inghiottirla. Al suo fianco si schiereranno il fratello Alfredo e due sue compagne di classe, Rasha e Nur. Per Nina, poi, si rivelerà determinante l'incontro con l'anziana Rebecca - la sua vicina di casa -, perseguitata da un oscuro passato: se per Rebecca la bambina è un raggio di sole, agli occhi di Nina la vecchia è la nonna che ha perduto. Ma per essere risolti, gli inferni devono essere attraversati.


In questo Romanzo troverete un omicidio, un tentato omicidio, una bambino che sente strane musiche che nessun altro sente, vede piume nere che nessun altro vede, troverete un “mostro” che nasce dalle ceneri di un orrore inimmaginabile e impossibile da dimenticare. 
Ma troverete molto di più. 
Tra le sue pagine si nasconde una famiglia la cui solidità vacilla a causa di un evento che ha avuto conseguenze pesanti, una famiglia che nel tentativo di ricomporsi, inciampa, cade e le conseguenze saranno tragiche. In questo romanzo si parla anche di disabilità, di quanto questa condizioni non solo chi ne è afflitto. 
Questo romanzo parla anche, e oserei dire soprattutto, di fratellanza, un sentimento che porta a compiere scelte a volte sconsiderate in nome dell’amore per il proprio fratello (o sorella), un sentimento che può essere tanto costruttivo quanto distruttivo. 
“Il tempo dei ricordi è sempre il presente.” 
Tra queste pagine si parla anche degli orrori della guerra, di guerre lontane nel tempo ma vicine alla nostra identità e di guerre lontane dalla nostra storia ma vicine nel tempo, guerre che ovunque vengano combattute e per qualunque (insensato) motivo, portano sempre agli stessi risultati: distruzione, morti fisiche e morti molto peggiori, quelle dell’anima, guerre che irrimediabilmente mietono vittime innocenti il cui corpo sopravvissuto non è sempre sinonimo di vita, lacerazioni che riprendono a sanguinare in seguito anche a un episodio insignificante. 
“...da sola comprende tutti insieme i significati di miseria, violenza, squallore, aberrazione, abuso e orrore. Comprende la cattiveria umana, senza fondo come il cielo. Come il cielo creato da Dio. Come Dio.” 
Un romanzo che attraverso il racconto di un crimine ci parla di mondi diversi, uniti tutti da un filo comune: l’amore che lega gli esseri umani, a volte salvifico, altre volte malato, ma sempre e comunque motore di tutte le nostre azioni.
Ho provato tanta tenerezza nei confronti di Nina, della sua ingenuità e del suo bisogno di essere amata e protetta, come anche nei confronti di Alberto, il fratello di Nina, alle prese con i primi palpiti amorosi, desideroso di fare la scelta giusta per le persone a lui care. Un romanzo che mi ha coinvolta e appassionata attraverso una narrazione che scorre fluida fino a un finale che in qualche modo avevo intuito ma che non per questo ho sentito meno doloroso, che non ha mancato di tenermi con il fiato sospeso.



venerdì 3 gennaio 2020

Haiku siberiani - Jurga Vile, Lina Itagaki

Trama: Lituania, 1941. Il piccolo Algis viene deportato in un campo di lavoro in Siberia, insieme alla sua famiglia e a tutta la gente che abita nel suo villaggio. La vita, là, è durissima per il freddo, la fame, gli stenti, la miseria e le angherie a cui i soldati russi sottopongono i prigionieri. ma la dolcezza, la profondità e la fantasia con cui Algis sa guardare le cose e raccontarle, riesce a trasformare questa vicenda terribile in una testimonianza di umanità, resistenza, solidarietà e amicizia.
Titolo: Haiku Siberiani
Autore: Jurga Vile, Lina Itagaki
Casa editrice: Topipittori
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 240
Questo è un graphic novel che posso solo definire MERAVIGLIOSO. Le due autrici hanno saputo farmi ridere e poi piangere, commuovere e sentir nascere la speranza. La trama non è certo delle più allegre visto che i fatti narrati risalgono al 1941 e raccontano di  Algis e della sua famiglia che dalla Lituania vengono deportati dai russi in in un campo di lavoro in Siberia. Al lettore non viene risparmiato nulla: il viaggio in treno merci, la quasi immediata separazione dal padre, le violenze e le privazioni, la vita durissima in Siberia, un'esistenza fatta di fame e di stenti nella quale la morte è sempre presente. Il racconto riesce ad essere brutale e poetico al tempo stesso, buffo a tratti e sempre imbevuto di speranza e fantasia. Alla brutalità e alla disumanizzazione i ragazzi e alcuni degli adulti sanno contrapporre la bellezza di un gesto gratuito, il calore del ritrovarsi e dello stare insieme, la capacità di saper vedere il lato positivo anche nelle situazioni più difficili. Ci sono le lettere che una postina chiede di scrivere ai prigionieri che vengono lanciate come areoplanini di carta mentre il treno fila verso la Siberia, ci sono gli haiku della zia Petronilla (appassionata del Giappone) che volano all'interno di gru origami, ci sono le canzoni del coro e infine i semi di mela regalati ad Algis dal padre, perché le mele sono la Lituania e la vita. E poi c'è il filo di un gomitolo che la sorella del protagonista, Dalia, lavora a ferri incessantemente, creando coperte e sciarpe che poi tornano ad essere gomitoli, perché la lana non basta, ma la creazione non può fermarsi e serve a tenersi vivi, a prendersi cura, anche quando manca tutto.
La scelta grafica originalissima di Lina Itagaki amplifica e rende le parole di  Jurga Vila ancora più preganti. Un bellissimo modo di fare Memoria che per la complessità delle tematiche e la durezza di alcune pagine è adatto ai ragazzi a partire dalla scuola secondaria di primo grado.
Partimmo cantando, ma presto il vento ci zittì. Ci sputava in faccia grumi neve. Sembrava voler sommergere il mondo intero. Marciavamo lenti, affondando sempre di più. Ci voltammo indietro e non vedemmo più niente. Solo il bianco. Una tenebra bianca dove si smarrivano i pensieri. Ci afferrammo per le mani, ma la catena umana fu presto dispersa. Il vento ci avvolse con giganteschi turbini. Ci afferrò e ci scagliò contro i pini e rimase a sghignazzare.
A mio parere un libro imperdibile, prezioso ed originale.