mercoledì 30 agosto 2017

Fratello John, sorella Mary - Marco Ehlardo




Trama: John e Mary sono fratelli? No. In realtà si sono conosciuti in Libia, si sono amati e hanno concepito un bambino nato in Italia dopo uno sbarco di fortuna. Flower è una giovane nigeriana ligia alle regole? No. In effetti è dispettosa e ribelle: l'incubo degli operatori sociali. L'associazione "8 luglio" lavora per i diritti dei migranti? No. Organizza feste in costumi etnici ed è promotrice di un corso di tarantella per rifugiati. L'assessore comunale è in prima linea alle manifestazioni per i richiedenti asilo? No, perché appena le cose si mettono male si allontana fingendo telefonate urgenti e provvidenziali. Lucalberto di Gianfilippo è un imprenditore che ha a cuore i meno fortunati? No. Lui ci mette solo l'idea di inaugurare una mensa per chi ha fame e sete, ma di soldi nemmeno a parlarne! Mauro Eliah, alter ego dell'autore Marco Ehlardo, è di nuovo alle prese con le mille contraddizioni del Terzo settore. E sfodera tutte le sue armi migliori: l'ironia contro i luoghi comuni, la denuncia contro il malaffare, cuore e ragione contro l'ipocrisia.
Titolo: Fratello John, sorella Mary
Autore: Marco Ehlardo
Casa editrice: Edizioni Spartaco
Anno Pubblicazione: 2016
Pagine: 172
Ad inizio recensione, ultimamente, mi piace togliere ogni dubbio, senza che il vostro occhio debba andare a sbirciale il voto finale  e quindi ve lo dico da subito: questo libro è stata una piacevolissima sorpresa!
Grazie alle ferie estive sono riuscita ad attaccare e quasi a conquistare la montagnola di libri che stazionavano in attesa sul mio comodino e mi reputo molto soddisfatta. Ad esempio ho iniziato a leggere questo saggio dopo pranzo (il 14 agosto per essere precisi) e prima di cena l'avevo terminato (lo ammetto, durante il pomeriggio in questione non ho fatto il bagno con i bimbi e neppure ho giocato a bocce o costruito castelli di sabbia, ma le vacanze sono mie quanto loro, quindi ognuno si diverte come crede e io lo faccio leggendo!). Tornando al libro, non è rilevante solo il fatto che io l'abbia trovato gradevole e divertente, ma soprattutto che si sia rivelato tale e in contemporanea mi abbia intrattenuta raccontandomi qualcosa che non so. Sto parlando di immigrazione, tema d'attualità che di giorno in giorno si fa sempre più scottante. Quanto ne sappiamo realmente? Personalmente, non ho molta simpatia verso le persone che hanno sempre la soluzione in tasca e si riempiono la bocca di parole roboanti, perché mi è difficile credere che qui in Italia esistano soluzioni di facile attuazione. Penso sempre che da noi la realtà sia "stratificata": ci sono i fatti, poi ci sono le leggi e le istituzioni che dovrebbero dare un ordine, ma solitamente non ci riescono perché sono gestite da uomini che non sempre applicano le leggi (a volte purtroppo, altre per fortuna), poi ci sono le reti e i collegamenti invisibili (convivenze e connivenze) e alla fine della catena ci sono coloro che lavorano nell'ombra per sfruttare tutti i fattori precedentemente elencati e condizionare le nostre opinioni. E in tutto questo dove sta il bandolo della matassa? Io di certo non lo so, per questo di preferenza ascolto ed osservo e quando mi capita tra le mani un libro come questo, mi informo. L'autore ci racconta uno spaccato della sua realtà di operatore sociale a Napoli: le storie degli immigrati, i rapporti con i colleghi, con le istituzioni ed i politici e infine l'assurdità di alcune situazioni. Quanto potrà essere utile per un gruppo di immigrati seguire un corso di tarantella? Cosa si nasconde dietro alle manifestazioni e agli slogan che vengono cantati durante i cortei? Perchè sono tutti pronti ad organizzare eventi come sfilate di moda in costumi etnici e cene, ma quando si parla di caporalato scende il silenzio?
L'alter ego dell'autore, Mauro, ci racconta tutto questo con un'ironia che non risparmia nessuno e con un sorriso bonario, ma allo stesso tempo dolente, restituisce ai fatti un sapore che ha il gusto della verità. Ad intervallare le sue vicende, come un pugno nello stomaco, la storia di Flower, un'immigrata che ha alle spalle una storia terribile. Forse attraverso di lei il lettore arriverà a capire un po' meglio perché un immigrato non debba necessariamente essere simpatico e grato verso il paese che lo accoglie. Dopo tutto l'orrore che ha subito non sempre correttezza e legalità sono parole che per lui hanno significato. Questo aspetto sono riuscita a comprenderlo molto bene, perché come sta scritto sulla copertina del libro "I migranti non sono tutti santi né diavoli. Sono uomini.". Come noi, come voi.
Ringrazio le edizioni Spartaco non solo per avermi spedito copia del libro, ma soprattutto per averlo pubblicato, perché saggi di questo tipo ci aiutano a decifrare una realtà che ci viene presentata in diversi modi, ma sulla quale è importante riflettere autonomamente assumendo tutte le informazioni che riusciamo a trovare, da più fonti e da diverse voci, per guardare i fatti con la giusta dose di obiettività e di umana comprensione.




domenica 27 agosto 2017

La fidanzata - Michelle Frances


TRAMA
Lei ama tuo figlio. Lei vuole la tua vita
Laura sa di essere una madre iperprotettiva e – in fondo – gelosa di suo figlio Daniel, un brillante neolaureato dal futuro luminoso. Così, quando Daniel le presenta la sua nuova fidanzata, Cherry, lei si impone di essere gentile e addirittura invita la ragazza per qualche giorno di vacanza nella villa di famiglia a Saint Tropez. Ma tutti i suoi buoni propositi vanno in frantumi quando scopre che Cherry si fa riempire di regali e, soprattutto, ha mentito a Daniel riguardo al suo passato e al suo lavoro. E poi c’è sempre quella sgradevolissima sensazione che Cherry nasconda un lato oscuro e che stia tramando per metterla in cattiva luce col figlio. No, Laura non può rimanere a guardare mentre una spregiudicata arrampicatrice sociale cerca di rubarle Daniel. Deve agire. Ma sta per commettere un errore imperdonabile…
Cherry odia la sua vita. E adesso, finalmente, ha la possibilità di riscattare tutte le umiliazioni subite in passato grazie all’amore di Daniel. Un ragazzo ricco, bello, generoso. Peccato che tra lei e la felicità ci sia ancora un ultimo ostacolo: l’invadente, onnipresente Laura. Cherry è convinta che, dietro un’apparenza di sorrisi e buone maniere, Laura la disprezzi e sia disposta a tutto pur di tenerla lontana da Daniel. E allora l’unica soluzione è screditarla, farla apparire come una madre paranoica e pericolosa agli occhi del suo stesso figlio. Sì, sarà proprio Daniel l’alleato più prezioso per rendere l’esistenza di Laura un inferno. E per conquistarsi così la vita da favola che lei ha sempre sognato…
Titolo: La fidanzata • Autore: Michelle Frances • Editore: Nord • N.pagine: 443 • Anno di pubblicazione: 2017 
• Copertina rigida € 16,90 • Ebook € 4,99



L'estate è la stagione dei thriller, sarà perché si ha l'impressione che il brivido che la lettura ci provoca possa dare sollievo dal caldo torrido? Ok, questa era pessima, ma resta il fatto che l'estate sia la stagione d'elezione per questo genere di letture, anche se io li leggo sempre volentieri, ma con il timore di chiudere l'ultima pagina con un senso di insoddisfazione.
Quando ho visto la recensione di questo romanzo sul blog di Laura con una bella sfilza di cupcake, ben 5, ho deciso che volevo leggerlo. E poteva Laura sbagliare un colpo? Giammai!
Questo romanzo, nonostante io non lo definirei propriamente un thriller perché la tensione non è al cardiopalma come nei thriller che piacciono a me, è scritto molto bene e ha un ritmo costante, la narrazione scorre mantenendo il giusto grado di tensione che porta il lettore a girare pagina per scoprire quale sarà la mossa successiva e da chi arriverà.
La storia non è certo originale: nella vita di Daniel, figlio unico di una coppia facoltosa in crisi matrimoniale, arriva Cherry, una ragazza cresciuta nei bassifondi di Londra con una madre vedova che si ammazza di lavoro per garantire un piatto in tavola e un'istruzione alla figlia.
Cherry ha sempre patito questa sua condizione e cerca in tutti i modi il suo riscatto nel più classico, semplice e squallido dei modi: trovando un buon partito con il quale accasarsi ed entrare nel dorato mondo dei ricchi.
Fallito un primo tentativo e trovato un impiego presso un'agenzia immobiliare che si occupa di immobili prestigiosi, fa la conoscenza di Daniel. Il primo passo lo fa lui, ma appena Cherry realizza quale opportunità le offre il destino fa di tutto per non lasciarselo sfuggire.
Daniel ha un rapporto molto stretto con la madre, Laura, la quale molto presto inizia a non vedere chiaro nel rapporto tra i due ragazzi. Cherry, che stupida non è, lo intuisce. Prende il via un sussuseguirsi di piccoli e grandi gesti reciproci volti ad eliminare la rivale. Nulla di eclatante, piccole cose, grandi bugie, ma che fanno crescere l'astio tra le due e anche tra il lettore ed entrambe le protagoniste. Durante la lettura, infatti, mi sono ritrovata spesso a dire "Eh, va bene che lei ti ha giocato un brutto tiro, ma pure tu a stronzaggine non stai messa male!" rivolto ora a una, ora all'altra.
E in tutto ciò Daniel che fa? La pallina del calcio balilla, ovviamente, rimbalzato da un sospetto ad un altro, senza riuscire a farsi un'idea precisa sulla sincerità delle due donne della sua vita.
Un romanzo che si legge veramente in pochissimo tempo, nonostante le quattrocento e passa pagine e che a fine lettura mi ha lasciato un senso di soddisfazione, nonostante il finale sia un filino scontato e banale, cosa che però non ha inficiato il piacere dell'intera lettura.


venerdì 25 agosto 2017

Due storie a fumetti: Smile e Supersorda!

Trama:Cece è una bambina come tutte le altre, ma un giorno una malattia le porta via l'udito. Così deve mettersi l'apparecchio acustico, che negli anni Settanta è una scatoletta ingombrante e molto vistosa, con un nome che sembra quello di un superpotere: Orecchio Fonico. Cece ha paura di sembrare brutta, che i suoi compagni di scuola la prenderanno in giro e nessuno vorrà diventare suo amico. Ma a poco a poco si rende conto che l'Orecchio Fonico può rivelarsi un alleato molto potente, che le fa sentire cose che nessun suo compagno percepisce. È così che Cece si trasforma in SuperSorda, pronta a vendicare i deboli e a risolvere i problemi di tutti... 

Titolo: Supersorda!
Autore: Cece Bell
Casa editrice: Piemme
Anno edizione: 2017
Pagine: 256



Trama: Raina inizia con tranquillità le medie. Ma una sera, mentre torna a casa, succede l'imprevisto: inciampa, cade e si rompe i due denti davanti. Un dramma! Comincia così una lunga serie di sedute dal dentista, operazioni e apparecchi di ogni tipo - denti finti inclusi. La vita però continua, e c'è tanto altro: la scuola, le amiche, i ragazzi, il disegno. Dalla prima media all'inizio della scuola superiore, Raina scopre il suo talento, trova dei veri amici... e torna a sorridere. Con e senza apparecchio!

Titolo: Smile
Autore: Raina Telgemeier
Casa editrice: Il Castoro
Anno edizione: 2014
Pagine: 214


Oggi vi presento due libri molto particolari, due fumetti che sono anche autobiografici, in quanto le autrici hanno vissuto in prima persona le esperienze che raccontano. Il fatto che siano fumetti può portarci a credere che siano libri "semplici", mentre in realtà trattano temi non così leggeri, ma lo fanno con ironia.

Smile ci parla della vita di Raina e delle sue "tribolazioni", iniziate quando in una sera come tante è inciampata e ha rotto due denti. La sua vita da teenager sarà resa più difficile da infinite sessioni dal dentista, da denti finti e apparecchi che rendono ancora più complicato inserirsi con naturalezza in un gruppo. Un racconto senza particolari accadimenti, ma punteggiato da piccole delusioni e grandi conquiste. Le due figure del dentista e dell'igienista dentale sono quasi da brivido e ti fanno ricordare episodi che vorresti aver dimenticato. Un fumetto particolarmente adatto a chi sta attraversando periodi simili (al momento attuale il 90% dei nostri figli?) per consolarsi un pochino e sorridere, con tutti gli elastici in bella vista sul nostro ingombrante apparecchio dentale.

Supersorda!, non lo nascondo, si colloca un pochino più vicino al mio cuore di lettrice perchè scava più a fondo, fino a raggiungere i nostri e gli altri pregiudizi nei confronti di chi è diverso.
Cece perde l'udito a seguito di una malattia quando è ancora molto piccola e per riuscire a "sentire" qualcosa deve sempre indossare un apparecchio acustico molto ingombrante che però per lei ha quasi dei poteri magici. L'Orecchio Fonico capta suoni a grande distanza: conversazioni segrete, rumori che provengono direttamente dal wc della sala insegnanti e altre cose ancora. Allora Cece nella sua fantasia diventa SUPERSORDA, un'eroina alternativa, un sogno ad occhi aperti che la aiuta a superare dei momenti veramente complicati. Come le amiche che parlano al buio durante i pigiama party, i professori che non vogliono utilizzare il microfono e che di fatto la escludono e peggio di tutto, alcune amiche che la presentano come "l'amica sorda", quasi il suo handicap la connotasse per intero, senza dare respiro a tutto il resto di lei. Cece rappresenta se stessa e gli altri personaggi sotto forma di conigli, animali dalle orecchie grandi e molto visibili: per questa particolarità (che è un ulteriore colpo di genio dell'autrice) si può pensare che sia un libro per ragazzini piccoli, mentre l'ironia della storia e la complessità di alcune situazioni lo rendono adatto a lettori almeno di 10-11 anni.
Mi è piaciuto tanto, più di Smile, anche per la qualità delle illustrazioni, ma non voglio condizionarvi quindi l'unica soluzione è che proviate a leggerli o a farli leggere. Il punto di forza dei fumetti o delle graphic novel è che spesso riescono a catturare anche un pubblico che solitamente non legge. Avete voglio di fare una prova?
Vi saluto e vi anticipo che nei prossimi post under 18 (Stefiiiiii, devo trovare un nome sotto il quale raggruppare queste segnalazioni! Si accettano suggerimenti) vi parlerò invece di libri per ragazzi dal formato piccolo, ma dal respiro molto ampio e di un nuovo libro che ci presenta la vicenda di Anne Frank da un punto di vista molto particolare.
A presto!






mercoledì 23 agosto 2017

Sette minuti dopo la mezzanotte - Patrick Ness, Siobhan Dowd

Trama: Il mostro si presenta sette minuti dopo la mezzanotte. Proprio come fanno i mostri. Ma non è il mostro che Conor si aspettava. Il ragazzo si aspettava l'orribile incubo, quello che viene a trovarlo ogni notte da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Conor si aspettava l'entità fatta di tenebre, di vortici, di urla... No. Questo mostro è un po' diverso. È un albero. Antico e selvaggio. Antico come una storia perduta. Selvaggio come una storia indomabile. E vuole da Conor la cosa più pericolosa di tutte. La verità.
Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness - Siobhan Dowd
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2014 (Oscar Junior)
Pagine: 224
Torno dopo la pausa estiva con la recensione di un romanzo che mi ha conquistata, felice di parlarvene nella speranza che grazie al passaparola possa trovare nuovi lettori. Una goccia nel mare, lo ammetto, ma è bello farne parte.
Questo libro sfugge ad ogni facile classificazione, come tutti i "grandi libri" non si lascia intrappolare in una definizione. Libro per ragazzi, fantasy, romanzo di formazione, horror: non è nessuna di queste cose ed allo stesso tempo le somma tutte, ma le mescola insieme fino a diventare qualcosa di diverso. Durante la lettura senti quel brivido, quel pizzicorio agli occhi che ti fa tirar su con il naso e poi ti fa sentire come il fortunato vincitore di una caccia al tesoro. Ti ripeti dieci volte e più che questo è un romanzo da proporre ai giovani, da condividere leggendone brani a voce alta, perché sei certo che getterà la sua malìa anche su di loro. La magia si impadronisce del lettore sin dalla nota degli autori perché la sua "gestazione" è una storia nella storia. L'autore, Patrick Ness, ci racconta di come gli sia stato chiesto di portare a compimento il romanzo di Siobhan Dowd talentuosa scrittrice venuta a mancare durante la stesura. Ness si è trovato a lavorare con i personaggi, un brogliaccio della storia e un inizio.
"Mi sentivo - e mi sento ancora - come se mi fosse stato passato un testimone. [...] E adesso è tempo che il testimone passi nelle vostre mani. Quale che sia l'inizio della corsa, le storie non si concludono mai con gli scrittori. Ecco quel che io e Siobhan abbiamo prodotto. Adesso andate. Correte, portatelo con voi. Sconvolgete tutto."

E' la storia di Conor, un adolescente che vive solo con la madre perché il padre si è innamorato di un'altra donna e se ne è andato lontano, scordandosi di lui. La madre di Conor è malata e lui si trova a vivere in punta di piedi: responsabile a casa e a scuola in guerra con il mondo, bullizzato e arrabbiato soprattutto per il clima di pietismo che si è creato intorno a lui. Conor vuole essere trattato normalmente, non chiede sconti o favori perché si rifiuta di ammettere, davanti agli altri e soprattutto davanti a se stesso, quanto sia grave la malattia della madre. In questo periodo di grande stress e sofferenza, ogni notte, sette minuti dopo la mezzanotte, gli appare un mostro insolito, con le sembianze di un albero (un tasso) che pretende di raccontargli tre storie, che andranno ascoltate e ponderate. Solo dopo aver ricevuto questo "dono" (e le storie lo sono sempre), il ragazzo dovrà mettersi in gioco e raccontare lui stesso qualcosa al mostro, la sua storia e dovrà racchiudere al suo interno la verità.
Due sono i momenti dolorosi e inevitabili nella vita di un uomo: la propria morte e la morte di qualcuno che ci è caro (in ordine invertito) e sono prove che ci mettono di fronte alla nostra vera essenza. Non si possono evitare e spaventano, molto di più di qualsiasi altra cosa.
L'indicibile in questo romanzo trova le parole per essere detto e con un pianto liberatorio seguiremo Conor nel suo viaggio all'inferno e alla conoscenza di se stesso.
Un romanzo che  esige di essere letto e in cambio ti regala attimi di bellezza pura e di grande verità.

"Le storie sono importanti. Possono essere più importanti di qualsiasi altra cosa. Se portano con sé la verità"




martedì 22 agosto 2017

Le #bancarellablogger diventano giurate - Il laboratorio degli Scrittori Pigri


Buongiorno e buon inizio settimana agli amici lettori e anche agli aspiranti scrittori.
Come annunciato nella nostra pagina Facebook, abbiamo avuto l'onore e il piacere di  essere state selezionate per far parte della giuria professionale nella Gara degli Incipit del GSSP.
Dopo aver conosciuto il Gruppo con La Libridinosa, approfondito la Gara degli Icipit con La spacciatrice di libri, capito come funziona il Forum con La lettrice sulle nuvole e scoperto quali sono gli elementi cardine del romanzo con Leggere in silenzio, oggi tocca a noi parlarvi di come è strutturato il laboratorio vero e proprio.
Di cosa si tratta?
Il GSSP, ovvero Gruppo di Supporto Scrittori Pigri è un laboratorio di scrittura online rivolto a tutti coloro i quali hanno un'idea per un romanzo o hanno già messo su carta qualcosa, o ancora a chi vorrebbe provare a scrivere ma non sa da che parte iniziare. Per tutti quelli che "vorrei ma non so come fare", la talentuosa scrittrice Barbara Fiorio ha ideato questo insolito laboratorio che in tre mesi porterà i partecipanti a seguire un percorso dal personaggio alla storia, per arrivare al primo capitolo e  poter cominciare davvero a scrivere.
Il nuovo laboratorio partirà il 18 settembre e si concluderà il 18 dicembre; ha un costo di € 280 IVA compresa (€ 230 per chi ha già partecipato alle precedenti edizioni) e tramite la gara degli incipit potrete aggiudicarvi una delle due iscrizioni gratuite in palio: un vincitore verrà decretato dalla giuria popolare, tramite likes sulla pagina Facebook Scrittori Pigri, mentre il secondo verrà nominato dalla giuria professionale composta da scrittori, editor, giornalisti, blogger letterari (noi, noi!) ed esperti in comunicazione. Avrete tempo fino al 27 agosto per inviare il vostro incipit tramite mail a scrittoripigri@gmail.com aggiungendo: nome e cognome dell'autore e la frase "si richiede la pubblicazione per vincere il GSSP" ed indicando nell'oggetto della mail "Un incipit per il GSSP"
Cosa rischiate di vincere?

Gruppo di Supporto Scrittori Pigri (GSSP) è un laboratorio online sulla costruzione di un romanzo, per arrivare dall’idea al primo capitolo, attraverso esercizi di lavoro su personaggi, narratore, linguaggi, struttura e storia. E per imparare a presentarlo a una casa editrice o a un agente letterario.
Sarà tenuto da Barbara Fiorio, la quale sarà supportata da Alice Basso (LEI!) scrittrice per Garzanti e redattrice, traduttrice, valutatrice di inediti, e Margherita Trotta, redattrice di narrativa per Mondadori, che saranno a disposizione degli iscritti per un periodo di tempo limitato, per commentare i testi presentati, rispondere alle domande, fornire spunti di riflessione, accorgimenti editoriali e suggerimenti.
Attraverso spiegazioni, letture e analisi di testi, si affronteranno gli elementi principali nella costruzione di un romanzo: i personaggi, il loro linguaggio, le loro caratteristiche, il conflitto; la storia, dall’inizio alla fine; il primo capitolo. Si procederà a tappe, con consegne stabilite e, ad ogni consegna, ciascuno esporrà le proprie idee agli altri attraverso il forum avviando un confronto per valutare i punti di forza, i punti di debolezza e gli eventuali interventi necessari per rendere tutto più funzionale. Si lavorerà sulla peculiarità di ognuno e sullo stile narrativo al fine di creare la struttura principale della storia che si vuole raccontare e accompagnare il parteciopante nell’inizio della stesura, fornendogli i riferimenti necessari per proseguire autonomamente.
Nel corso dei mesi Barbara posterà letture, materiali di supporto e interviste a scrittori, agenti letterari e editor e parlerò di tecnica, di storie e di scrittori, di generi e di stili.
In alcune date saranno presenti Alice e Margherita per  commentare i testi e le idee presentati, rispondere alle domande, fornire spunti di riflessione, accorgimenti editoriali e suggerimenti su come lavorare con efficacia sui testi.
Non si tratta però di un corso tradizionale, in cui vengono fornite nozioni e dispense. Si farà qualcosa di diverso: verranno assegnate esercitazioni pensate per lavorare al romanzo. Sarà il partecipante a decidere quanto approfondire, a seconda del tempo che vorrà dedicare alla scrittura durante il GSSP.
Si lavorerà sulla caratterizzazione del personaggio, sul suo linguaggio, sul contesto, sullo stile, sui dialoghi, sulla focalizzazione, sull’incipit, sul conflitto, le risoluzioni e il finale, sulla riscrittura, sull’editing, sulla sinossi, sulla scelta delle case editrici e degli agenti letterari e sulla presentazione di progetti editoriali.
Per quanto riguarda gli approfondimenti su questa questa ultima parte, la stesura della sinossi e la presentazione alle case editrici, vi diamo appuntamento al 25 agosto sul blog Scheggia tra le pagine
Le iscrizioni sono aperte sul sito www.scrittoripigri.com, dove potrete trovare anche molte altre informazioni.
Cosa aspettate? Correte ad iscrivervi!


Ringraziamo di vero cuore Barbara Fiorio per averci volute nella giuria di questo bellissimo concorso e tutta la banda delle #bancarellablogger che condivide questo onore con noi, in primis il nostro "capitano" Laura Libridinosa, senza la quale tutto questo per noi non sarebbe stato nemmeno immaginabile.
Alla prossima, lettori!


venerdì 11 agosto 2017

Quello che mi manca per essere intera - Ilaria Scarioni

TRAMA
Corpo incompiuto, difettoso, sbagliato. Bianca è questo: nata con una patologia congenita che le ha deformato le mani e i piedi, fino all'adolescenza ha trascorso molto tempo all'Istituto Gaslini di Genova, l'ospedale dei bambini, dove è stata sottoposta a innumerevoli interventi. I suoi ricordi d'infanzia hanno il colore del mare incorniciato dalle finestre della sala gessi e l'odore di cloroformio, collodio e patatine gommose.Adesso Bianca ha trent'anni e ha scelto di fare il medico, però il suo camice non è immacolato come quello dei dottori che l'hanno curata, è macchiato, stropicciato, non riflette il dolore come uno scudo ma lo assorbe. Le cicatrici che le ricamano la pelle le hanno marchiato l'anima, e anche l'amore appassionato di Cesare, che fa sentire Bianca viva come non mai, non le basta per non sentirsi diversa, diversa e sbagliata. Bianca ha bisogno di un senso, di dare un significato al suo corpo che non è come l'avrebbe desiderato, e per imparare ad abitarlo prova a tornare indietro nel tempo. Ripercorre i giorni in ospedale, quando si sentiva un burattino di legno fallato, racconta le storie dei piccoli pazienti come lei, e poi rievoca i volti e le voci degli uomini che negli anni successivi avrebbe amato.A guidarla nel viaggio ci sono i suoi fantasmi: quello di Giannina Gaslini, bambina per sempre, morta a undici anni per una peritonite non diagnosticata, e quello di suo padre Gerolamo, che costruì l'ospedale per non impazzire di dolore dopo la scomparsa della figlia. E sarà anche grazie a loro che Bianca riuscirà ad accettare se stessa e a sentirsi non più carne malfatta, ma carne viva, palpitante. Intera.Con una scrittura luminosa e venata di lirismo, Ilaria Scarioni, qui al suo esordio narrativo, ci porta per mano nei vicoli di una Genova schietta e un poco scontrosa come i suoi abitanti, e racconta la fatica di tutti noi, alla ricerca del nostro posto nel mondo e della nostra parte più vera.
Titolo: Quello che mi manca per essere intera • Autore: Ilaria Scarioni • Editore: Mondadori • N.pagine 204 • Anno di pubblicazione 2017 • Cartonato € 18,00 • Ebook € 8,99

Di questo libro inizio col dire che la copertina è meravigliosa; è opera dell'artista brasiliano Marcelo Monreal  e dà la dimensione esatta di quello che si trova tra le pagine: un ricco mondo interiore, una fioritura esplosiva, dietro ad un involucro che spesso non gli rende giustizia.
La protagonista è Bianca, una giovane donna nata in un corpo "difettoso", una malformazione alle mani e ai piedi che che fin da bambina la costringe a sottoporsi ad una lunga serie di dolorosi interventi, che alla fine le concederanno la possibilità di camminare e usare le mani in modo soddisfacente.  Dopo un lungo calvario i medici la dichiarano "guarita", ma Bianca è ancora lontana dalla guarigione, se i suoi arti funzionano, non succede altrettanto al suo animo, deve ancora far pace con la "carne difettosa" che la ospita e potrà farlo solo affrontando i suoi fantasmi, uno ad uno, mettendoli su carta, nero su bianco, in modo da poterli finalmente vedere dal di fuori.
Il suo percorso di ricostruzione, quello che la porterà a diventare un tutt'uno con il suo corpo, intera per l'appunto, parte dalla sua nascita e si snoda attraverso il ricordo dei suoi numerosi ricoveri all'"ospedale incantato", il Gaslini di Genova, l'ospedale dei bambini dalle cui finestre si vede il mare.
Con una narrazione che alterna il tempo presente al passato, il lettore vivrà gli incontri che sono stati importanti per lo sviluppo di Bianca "persona", alcuni bambini incontrati in ospedale che non ce l'hanno fatta, altri che invece sono ancora presenti nella sua vita, uomini che l'hanno aiutata a prendere coscienza del proprio corpo, che lei a volte usa per questo scopo, e ad accompagnarla in questo percorso ci sono due ciceroni d'eccezione: Gerolamo e Giannina Gaslini. Un'altra parte del romanzo è costituita dalla storia di Gerolamo Gaslini, un padre che non è riuscito ad evitare la morte improvvisa della figlia undicenne Giannina, e per dare un senso al suo dolore decide di costruire l'"ospedale incantato". Le varie storie si intrecciano fino a dare forma ad una entità costituita da anima e corpo.
Bianca scrive lunghe lettere al medico che l'ha curata, scrive a noi le storie delle persone che l'hanno toccata senza raggiungerla, perché gli unici modi in cui riesce a fondersi con il suo corpo sono la scrittura e il sesso, si può dire che sono le sue ossessioni.
Con una scrittura a tratti onirica e a tratti fin troppo realistica, spesso dolorosa,  Ilaria Scarioni plasma il personaggio di Bianca, fino a restituircelo integro, vivo e pulsante, al termine di un percorso che si fa inizio di vita.
Un appunto che mi sento di muovere in merito a questo romanzo è l'eccessivo uso di termini di difficile comprensione: alcuni prettamente medici, alcuni troppo "ricercati" e altri appartenenti al dialetto genovese, per comprendere i quali ho dovuto far ricorso al dizionario, cosa che ha un tantino appesantito la lettura.

mercoledì 9 agosto 2017

Da domani mi alzo presto - Simona Toma

Trama: Michela ha fatto il grande salto. Dalla sua Piccola Città del Sud è arrivata a Milano piena di entusiasmo e aspettative. L'ha amata da subito e, quando ha trovato impiego in una famosa agenzia pubblicitaria e anche un fidanzato, ha pensato che tutto quello che voleva era esattamente lì e in quel momento. Peccato che ora, dopo nove anni di vita nella metropoli, le tocchi fare ritorno al paesello, senza lavoro e senza fidanzato. A trentasei anni, quasi trentasette, è comprensibile che non l'abbia presa bene. E che si trascini dal letto al divano di casa dei suoi, fumando una sigaretta dietro l'altra e nutrendosi solo di Lexotan, non fa pensare che possa riprendersi in fretta dalla batosta. Per fortuna però ci sono l'inarrestabile cugina Giulia - l'unica in famiglia con uno stipendio fisso, quello che le passa l'ex marito - e una bimbetta di dieci anni sbucata un giorno sul pianerottolo. Sguardo vispo e parlantina sciolta, ma un fardello troppo grande per la sua età, Aurora vive sola con il papà, un bell'uomo schivo e dai modi un po' formali. Sarà lei a riscuotere Michela dal suo torpore e, con la saggezza dei dieci anni, a farle capire che la vita ti regala di continuo nuove occasioni. Basta saperle cogliere.
Titolo: Da domani mi alzo presto
Autore: Simona Toma
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Anno edizione: 2017
Pagine: 239
Lo sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto, a partire dalla copertina con la barchetta origami sulla quale solcare un finto mare, dentro una piscinetta gonfiabile! Avevo iniziato un altro romanzo, sulla carta più impegnativo, quando mi sono detta: Ma chi prendo in giro? Io questo fine settimana ho voglia di leggere Simona Toma! E basta!
Forse mi aspettavo una storia alla Kinsella, versione italiana, invece ho trovato qualcosa di meglio. Ho capito dall'inizio dove sarebbe andata a parare la vicenda e quale sarebbe stato il suo epilogo, ma è stato il viaggio a conquistarmi. L'autrice scrive bene e punteggia la storia con degli incisi, dei pensieri che a volte sono esilaranti ed altre riflessivi e malinconici, ma mai scontati. La stessa protagonista Michela non è esattamente un personaggio politicamente corretto e di conseguenza, più che verosimile, risulta vero. Michela con la sua "simpatia" verso alcolici e sigarette, il Lexotan sempre in tasca, il pieno di autocommiserazione e la propensione a cacciarsi in storie d'amore sbagliate con uomini che hanno una certa somiglianza con un'ameba. Tutto il lei è un filino esagerato e allo stesso tempo sottotono, come ci trovassimo al cospetto di una Bridget Jones che assomiglia fisicamente ad Olivia di Braccio di Ferro e caratterialmente alla Giovanna Mezzogiorno del film "La finestra di fronte", ombrosa e depressa allo stesso tempo.
I personaggi secondari sono irresistibili. La cugina Giulia che si è sposata perchè si annoiava, che ha divorziato per divertirsi e magari si risposa, ma così tanto per, la tata-badante-amica Onorina che arriva dalle Filippine a parla forbito come i protagonisti delle telenovelas che segue alla Tv e soprattutto la bimba Aurora che ha alle spalle una storia triste, ma che non vuol essere compatita e scrive le cose belle che le capitano su un quadernetto, rigorosamente con le penne colorate! Ecco, Aurora ha deciso che vuole Michela e sarà impossibile opporsi al suo implacabile accerchiamento.
La Toma mi intenerisce il cuore a colpi di citazioni: libri che mi sono piaciuti (Stargirl), cartoni animati della mia infanzia e massime di vita che prendono il volo leggere, senza sottotitoli  roboanti:

Hai presente la canzone di De Gregori, Caterina? "Devi rischiare la notte, il vino, la malinconia, la solitudine e le valigie di un amore che vola via..."
Lo guardo, però non ha ancora finito: "Lo devi mollare, questo paracadute, perché è vero che ti impedisce di cadere, ma ti impedisce anche di volare".


Tanta ironia e tanta umana tolleranza: Michela sbaglia, beve, si ubriaca, riparte da zero e ovviamente si alza presto.
Il libro adatto da leggere in ogni occasione, per staccare un po' la spina senza disconnettere il cervello.







 

lunedì 7 agosto 2017

La ragazza sbagliata - Giampaolo Simi

TRAMA
«Giro pagina e scrivo il suo nome. Nora Beckford. E subito sotto “Sensi di colpa: nessuno”. Lo sottolineo due volte, e buco quasi la carta. Nessuno». Ma il tarlo del dubbio si insinua in Dario Corbo, giornalista di successo caduto in disgrazia, e lo spinge a ripercorrere una vecchia storia. Ventitré anni prima c’è stato un omicidio brutale: una diciottenne, uccisa seviziata e abbandonata in un dirupo sulle colline della Versilia. Irene ha appena terminato l’esame di maturità, è una studentessa modello, un esempio per i compagni e una sicurezza per i genitori. A essere incolpata di un orrore che ha fatto rabbrividire un’intera comunità sarà, dopo una lunga vicenda giudiziaria, Nora Beckford. Ventenne figlia di un famoso scultore inglese trapiantato in quella striscia di lusso in Toscana, di lei si era indagato ogni tratto. Il carattere, l’uso di droghe, la passione, la gelosia. Sulla condanna successiva erano stati determinanti non solo le prove ma gli articoli infiammati di un giovane giornalista, Dario Corbo. Proprio lui che oggi, a vent’anni di distanza, è incaricato di un libro a sensazione su quel delitto. È indeciso, ma il lavoro è ben pagato e poi lo incoraggia ambiguamente a dedicarvisi un magistrato d’assalto, che gli facilita l’accesso a incartamenti e perfino a indizi tralasciati. Ma è soprattutto l’incontro fortuito con Nora Beckford, l’assassina da poco uscita di galera, che lo porta a inoltrarsi in una selva di piste trascurate e inattesi ritrovamenti su uno sfondo che si staglia inquietante. Chi è Nora? Come può dirsi incapace di ricordare perfino una singola istantanea di quella ferocia? Cosa si è insinuato in lei, cosa è successo intorno a lei? Quali oscuri segreti della storia criminale italiana l’hanno avvinghiata?
Ben più del mistero di un delitto, è l’enigma di una donna a incombere su Dario Corbo. A imprigionarlo tra la ricerca della verità e la forza della passione. Ed è questa prigionia e la faticosa liberazione da essa ciò che Giampaolo Simi racconta.
Titolo: La ragazza sbagliata • Autore: Giampaolo Simi • Editore: Sellerio • N.pagine: 400 • Anno di pubblicazione: 2017 • Cartaceo € 15,00 • Ebook € 9,99


Il libro di cui vi parlo oggi è un giallo italiano, di quelli che ogni amante dei gialli spera di trovare dietro ad una bella copertina e a una sinossi intrigante.
Simi ha una scrittura fluida, scorrevole, una perfetta scelta dei termini, e permette al lettore di entrare completamente dentro la storia. In "La ragazza sbagliata" troviamo tanti elementi che ne fanno un'ottima lettura: una giovane vittima innocente, Irene Calamai, una brava ragazza diciottenne; un'assassina, Nora Beckford, ventenne facoltosa, disnibita e dedita all'uso di droghe, che ha già scontato la sua pena; un motorino, quello di Irene, mai più ritrovato; una famiglia, i Calamai, che dopo la disgrazia non si è più data pace e ha dato vita ad una fondazione che porta il nome della figlia assassinata; un magistrato, Lavinia Monforti, che solleva dei dubbi sullo svolgimento delle indagini; e un'ambientazione che permette di ricostruire un pezzo della nostra storia nazionale, quella più turbolenta, quella del periodo rovente in cui la mafia alzava la voce per far abbassare le teste.
La vicenda narrata è quello che i telefilm americani ci hanno abituati a chiamare "cold case", cioè un delitto avvenuto 23 anni prima, che torna alla ribalta della cronaca quando l'assassina esce di prigione con uno sconto di pena.
Voce narrante è Dario Corbo, un giornalista che all'epoca dei fatti era agli esordi e con i suoi pezzi di cronaca è diventato il maggior esperto della vicenda; in seguito alla scarcerazione di Nora Beckford viene contattato da un editore per scrivere un libro su questa storia, analizzando i fatti insieme al magistrato Monforti, una "rossa dal cuore nero", che nutre parecchi dubbi in merito alla verità emersa dal processo. Nello spazio di una settimana, attraverso i racconti di Corbo, il lettore intraprenderà un viaggio nell'Italia del 1992/93, quando non esistevano prove del DNA, filmati Youtube, stati su Facebook o messaggi Whatsapp, dove scoprire pensieri e bugie delle persone coinvolte, quando i fatti si ricostruivano unicamente attraverso le poche prove materiali e le testimonianze; un'Italia devastata dai proclami mafiosi che avevano la voce delle stragi Falcone e Borsellino.

"Le vittime non parlano. Non depongono e non testimoniano. Le vittime non hanno voce, per questo ci ossessionano. La voce delle vittime risuona nella nostra immaginazione e, quando non riesce a entrare nei nostri sogni, ci toglie il sonno e la ragione."

Parallelamente all'indagine, scorre la vita di Dario Corbo, conosceremo le sue aspirazioni, i suoi desideri, le sue delusioni, i suoi fallimenti.
Dario Corbo non è un protagonista simpatico, uno per il quale parteggiare, almeno non lo è stato per me. Durante la lettura provavo una sorta di "fastidio" nei suoi confronti senza riuscire a spiegarmene la ragione, l'ho compresa solo alle battute finali quando un avvenimento inaspettato mette in luce un aspetto della sua natura. 
Simi è abile nel depistare il lettore, rendendo credibile una situazione per poi destabilizzare con un colpo di scena proprio al termine del capitolo. Ad un certo punto Corbo dice a Lavinia Monforti:
"Mi ha portato dove voleva portarmi." ed è esattamente ciò che io dico a Giampaolo Simi, ringraziandolo per il bel romanzo che ci ha regalato.



venerdì 4 agosto 2017

Liebster Award 2017

Buongiorno amici lettori, oggi vi proponiamo un post particolare, attraverso il quale potrete conoscere un po' meglio noi, Lea e Stefania: siamo state infatti nominate ben due volte al Liebster Award 2017.
È un riconoscimento "a catena"  dato ai blog sotto ai 200 follower che mira a far conoscere le persone che stanno dietro allo schermo e noi siamo onorate di essere state nominate e di avere un'occasione per farvi conoscere qualche altro nostro aspetto. Di minchioneria vi abbiamo già dato ampie dimostrazioni, ma come dice (più o meno) una famosa canzone "Siamo blogger, oltre alle minchiate c'è di più". E la doppia nomina ci fa oltremodo piacere, perché ognuna di noi due risponderà ad una serie di domande. Pronti? Allora, partiamo!
Le regole sono queste:
1) ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.

Perciò iniziamo ringraziando Eva del blog  La libreria di Eva  e Federica del blog Ci provo gusto alle avventure
 
Partiamo quindi con le domande di Eva alle quali risponde Lea:

1) Qual è il romanzo che racconta una storia che vorresti vivere? Tenendo ben presente però che alla fine ritornerai alla tua vita di oggi...
Perché devo tornare alla mia vita di oggi? Non vale. Allora mi conviene scegliere un romanzo che racconta una storia di tristezza e miseria per poi poter tornare indietro e sentirmi sollevata!
A parte tutto vorrei essere uno dei protagonisti di Harry Potter, magari Luna, per poter abbracciare fortissimamente Piton e dirgli che è lui il solo, unico e grande eroe della storia. Poi andrei a bere una burrobirra e cercherei di sedurre Draco.
2) Se potessi trasformarti in un personaggio letterario maschile, quale sceglieresti e perché? 
Sceglierei Atticus Finch, protagonista del Buio oltre la siepe. E' un modello ed un eroe: una persona corretta e giusta che con compostezza e senza proclami sceglie sempre di comportarsi secondo coscienza. Ne sono innamorata, molto più di quanto non ami Mr. Darcy di Jane Austen.
3) Qual è l'ultimo libro che hai letto al di fuori della tua "comfort zone" letteraria?
Un libro di Anna Premoli. Ho fatto indigestione di Harmony quando ero preadolescente e non riesco più a leggere libri di questo tipo: già dalla descrizione dei protagonisti inizio a soffrire, ai primi baci mi scoppia l'orticaria e quando arriva l'amplesso sono devastata. Non riesco a sentirmi coinvolta: con i libri non cerco evasione, voglio comprendere meglio la realtà. E se proprio devo evadere, preferisco farlo del tutto scegliendo un fantasy.
4) Parlaci di un "viaggio letterario" che hai amato molto... cioè un posto che ti è piaciuto dove senti quasi di essere stata, pur avendone solo letto.
Vorrei andare sull'isola inglese di Guernsey che mi è stata raccontato in uno dei miei libri del cuore, il romanzo epistolare "La società letteraria di Guernsey" di Mary Anne Shaffer. Uno dei pochi romanzi epistolari che ho amato, un libro delizioso che vorrei non avere ancora letto per riscoprirlo di nuovo ed esserne conquistata.
5) Al contrario, qual è un luogo (o un tempo) terribile dove ringrazi di essere stata solo tramite le pagine di un libro?
Il campo di concentramento raccontato da Primo Levi e la prigione giapponese in cui sono rinchiusi i coreani del libro di Jung-Myung Lee. Ringrazio di non esserci stata e ringrazio questi autori per avere narrato terribili accadimenti della storia che non vanno dimenticati.
6) Un tuo autore o autrice (vivente) "feticcio"? Cioè, di cui compri a scatola chiusa ogni suo nuovo titolo?
Ovviamente Fabio Genovesi! E' un autore che amo moltissimo per la sua ironia e allo stesso tempo per la tenerezza con la quale riesce a dipingere la vita, a ritrarla nella sua bellezza senza mai farne un'immagine da cartolina. Quando lo leggo rido e piango e penso che all'interno dei suoi libri ci sia riassunto tutto il bello e il brutto delle nostre esistenze.
7) Rileggi mai libri? Sia in caso di risposta affermativa, sia negativa... perché?
Li rileggo eccome! Ho riletto tre volte "Orgoglio e pregiudizio", due "Persuasione" (di Jane Austen), due "David Copperfield" e "Il nostro comune amico" (di Dickens), due "Il buio oltre la siepe" (di Harper Lee) e sempre due "Chi manda le onde" (di Fabio Genovesi). Perché? Per tornare ad immergersi nella magia di libri che ci hanno cambiato la vita.
8) Perché hai aperto un blog letterario?
Perché volevo far venire agli altri la voglia di leggere i libri che mi piacciono. Adoro quella sensazione di condivisione, il passaparola che si crea tra lettori, la possibilità di un contagio di entusiasmo per una storia che è sempre portatrice di un messaggio.
9) Quando acquisti un libro, qual è l'aspetto che ti influenza di più? La copertina, la trama, l'edizione, il prezzo...
Assolutamente la trama e la casa editrice. A certe collane e case editrici non so resistere, Neri Pozza e Sellerio in primis...sarebbe più facile nominare le case editrici che non mi solleticano, ma non sarebbe carino, quindi sorvolo.
10) Il libro che stai leggendo in questo momento: perché proprio quello? Com'è arrivato a te?
Sette minuti dopo mezzanotte di Siobhan Down e Patrick Ness. E ' arrivato tramite il consiglio di un'altra bibliotecaria e sento già che resterà un libro importante e che spesso lo utilizzerò per i miei incontri con i ragazzi delle medie. Tutto in questo libro sprigiona pathos.
11) Elenca cinque libri che leggerai quest'estate in vacanza.
- La ragazza sbagliata di Gianpaolo Simi (sono sempre alla ricerca del giallo perfetto!)
- La città dei ladri di David Benioff (per seguire un consiglio di Dario Vergassola)
- Molto forte, incredibilmente vicino di Foer (che è una vita che devo leggerlo!)
- Florence Grace di Tracy Rees (visto che Amy Snow mi era piaciuto tantissimo)
- Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi (non sto a spiegarvi il perchè)

E ora le domande di Federica, alle quali risponde Stefi:
1) Ti ricordi il primo libro che hai letto?
Io sono stata una bambina "solitaria", essendo figlia unica e affetta da bronchiti ricorrenti, passavo molto tempo in casa tra gli adulti e il mio modo di vivere tra i miei coetanei passava attraverso la lettura. Sono stata una divoratrice di fumetti (Topolino vinceva alla stragrande) e appena qualcuno mi portava un libro partivo per un altro mondo. Il primo che ricordo è sicuramente Piccole Donne, ma un libro che ho particolarmente amato era tratto da una serie tv "La banda dei cinque", attraverso il quale potevo vivere le avventure di questo gruppo di bambini come ne facessi parte anch'io.
2) Quale stagione dell’anno preferisci?
Decisamente l'inverno! Adoro la neve, la pioggia, le giornate uggiose, da passare in casa con la stufa accesa, una tazza di cioccolata calda e un bel libro tra le mani. Il mio Paradiso!
3) Ti piacerebbe vivere in un periodo storico? Se si, quale?
Un periodo storico che mi affascina particolarmente è il Medioevo, del quale adoro anche leggere le storie, anche se rinuncerei con molta difficoltà alle comodità del mio tempo.
4) Dove preferisci leggere?
Ovunque ci sia una sedia (ma anche in piedi) io leggo: in attesa alla posta, dal medico, in banca, ma anche in macchina mentre aspetto mia figlia, o in casa mentre faccio colazione o cucino. Ovviamente preferisco il mio divano (con la stufa accesa, eccetera eccetera...)
5) Quale SuperPotere ti piacerebbe avere?
Mi piacerebbe poter fermare il tempo quando leggo, in modo da avere i tempi giusti per fare tutte le millemila cose che faccio durante la giornata, ritagliandomi contemporaneamente il giusto tempo per leggere tutti i libri che mi attendono (non solo sul comodino, ma sparsi per casa, oltre che in biblioteca e in libreria)
6) Libro, Ebook o entrambi?
Leggo volentieri anche in digitale, trovo che l'ereader sia molto comodo fuori casa e la sera a letto, ma il fascino della carta mi rapisce perciò sento la necessità di alternare i due tipi di lettura.
7) Quando guardi una SerieTV, segui la programmazione settimanale o fai la maratona?
Mi piace l'attesa dell'appuntamento settimanale, ma non sempre riesco a "presentarmici", quindi spesso mi costringo a maratone, pur non amandole particolarmente.
8) Dolce o salato?
La mia risposta è: cibo! Amo molto cucinare e mi piace molto dedicarmi sia a preparazioni salate che dolci, che ovviamente poi vanno assaggiate e assaggiate e assaggiate...
9) Stai ancora aspettando la lettera da Hogwarts?
Ovviamente! Ogni volta che sento un gufo bubolare mi affaccio alla finestra per vedere se per caso porta una lettera nel becco, ma sono sempre vermiciattoli...
10) Cosa utilizzi come segnalibro?
Tendenzialmente segnalibri, ma se mi trovo fuori casa e in caso di necessità vanno bene anche scontrini, pezzi di carta o cartoncino, fazzoletti di carta, qualsiasi cosa che comunque non rovini il libro!
11) Vacanza al mare, in campagna-montagna o visitare una città.
Non faccio vacanze da molto tempo, ma la mia vacanza ideale è al mare, d'inverno.
2) Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.
Vogliamo sicuramente nominare Al paradiso dei libri che è un nuovo blog e poi, considerato che non vogliamo obbligare nessuno a partecipare (anche se noi lo abbiamo fatto con piacere, ma si sa...siamo tutti diversi), sapete che facciamo? Se vi solletica l'idea di rispondere alle nostre domande autonominatevi nel commento in fondo al post! Scrivete chi siete e noi verremo a leggere le vostre risposte!

 3) Comunicare la premiazione nelle bacheche dei vincitori
Sarà fatto, appena il post sarà online!
4) Proporre a vostra volta altre undici domande
1) Quali sono le cover che ti respingono a prescindere da quanto possa sembrarti bella la trama?
2) Autori italiani o stranieri? E se stranieri di quale area geografica?
3) Un libro che ti vergogni di aver letto e per quale motivo?
4) Il personaggio letterario più viscido e disgustoso che hai trovato sulla tua strada di lettrice?
5) La scena di sesso meglio raccontata?
6) Il libro che tutti dovrebbero leggere e perché?
7) Cosa ti infastidisce maggiormente di chi non legge?
8) Che citazione tratta da un libro ti faresti tatuare addosso?
9) Il tuo angolino preferito per leggere?
10) Il tuo personaggio preferito in Harry Potter?
11) Un film che ha stravolto e tradito il libro da quale è stato tratto?

Grazie per la pazienza, questo lungo post termina qui, attendiamo di conoscere le vostre risposte e ringraziamo di nuovo chi ci ha nominate.
Ora torniamo ad immergerci nei libri!


mercoledì 2 agosto 2017

Il cortile di pietra - Francesco Formaggi

TRAMA
Nell’Italia rurale del dopoguerra, Pietro, un bambino di sei anni, non vive una vita semplice: i suoi genitori sono contadini in miseria e la casa in cui vivono cade a pezzi. Un giorno, a portarlo via da lì, via dai genitori, via da tutto ciò che conosce, si presenta un uomo enorme, con una grossa pancia e la testa completamente pelata, tonda e liscia come il fondo consunto di una pentola di rame: è l’ispettore incaricato di condurlo in collegio.
Mentre si allontana su un carro cigolante, Pietro si ripete che tornerà presto a casa, quando suo padre, con una bocca in meno da sfamare, smetterà di essere povero, e quando la mamma guarirà dalla malattia che, spesso, la costringe a letto per giorni interi.
Da lontano il collegio ricorda un cimitero, con l’alto muro di pietra dietro il quale svettano gli alberi. Dentro tutto è sporco, freddo, trascurato, quasi marcescente, e le suore, soprattutto quelle anziane, sono donne dall’animo gelido, indifferenti e severe. Nel refettorio, silenzioso e cupo, viene servito cibo rancido, ma chi prova a lamentarsi o a protestare resta a digiuno. I pavimenti sono neri e appiccicosi sotto le scarpe, le pareti sembrano unte d’olio e c’è sempre un tanfo terribile. Nelle mattine d’inverno il gelo punge sulle ginocchia come aghi di pino e, poiché non ci sono bracieri per riscaldarsi, le mani tremano al punto che non riescono nemmeno a intingere i pennini nell’inchiostro. Le suore non esitano a infliggere punizioni e cinghiate e, all’occorrenza, a rinchiudere i bambini nella torre.
Per sopravvivere agli orrori del collegio, Pietro stringe amicizia con Mario, un ragazzino sveglio e intelligente. Nonostante sia più grande di un anno, Mario ha il corpo minuto ed è più basso degli altri bambini della sua età, come se non fosse cresciuto abbastanza. Le suore lo chiamano «la peste», per via del suo spirito ribelle che, più di una volta, lo ha portato a tentare la fuga.
È sempre stato riacciuffato e picchiato, ma Mario non si è mai arreso, fino al giorno in cui una punizione più dura del solito lo fa cadere malato. Solo allora Pietro capisce che dovrà mettere da parte la paura e scoprire il coraggio se vuole salvare l’amico e ritrovare la libertà.
Con Il cortile di pietra Francesco Formaggi, già autore de Il casale, ci consegna un romanzo maturo che, attraverso lo sguardo sensibile e curioso di un bambino, parla di soprusi e di resistenze, di segreti inconfessabili e dell’amicizia pura e limpida fra due bambini privati di tutto, ma non della voglia di vivere.
Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha profondamente toccata, perché tratta un tema non facile da approcciare: il senso di abbandono visto con gli occhi di un bambino.
"Il cortile di pietra" racconta la storia di Pietro, cresciuto fino ai sei anni con un padre anaffettivo e una madre spesso costretta a letto da una misteriosa malattia. La vicenda è ambientata in un luogo d'Italia imprecisato e in un tempo indefinito ma lontano, presumibilmente nel primo dopoguerra, e proprio la mancanza di riferimenti spazio-temporali permette al lettore di concentrarsi sul vissuto di Pietro e sulle sue senzazioni.
La famiglia di Pietro vive in uno stato di estrema indigenza e decide di affidare il figlio ad un convento di suore, forse per salvarlo dalla povertà, più verosimilmente solo per avere una bocca in meno da sfamare.
Il viaggio verso il convento è anche un viaggio nei sentimenti che Pietro prova, negli interrogativi che si pone in merito ai motivi per cui la famiglia lo rifiuti, nel senso di abbandono che permea tutti i suoi pensieri e le sue azioni.
L'arrivo al collegio, poi, è una spirale discendente tra abusi, punizioni corporali e non, angherie perpetrate dai ragazzi più grandi, tra malnutrizione, freddo, sporcizia, fino all'incontro con Mario, un bambino poco più grande di età ma molto più minuto rispetto a lui, dalla tempra d'acciaio e dallo spirito ribelle. Quando Pietro lo incontra, Mario ha già tentato più volte la fuga e il patto di tentare una nuova fuga insieme suggellerà la loro amicizia. Il legame che si crea tra loro diventa uno spiraglio di luce per entrambi, il senso di appartenenza ad un altro essere umano dà loro la forza di vivere un giorno dopo l'altro come se le nefandezze che li circondano non appartenessero più a loro.
Un giorno però, a una disobbedienza più grossa del dovuto consegue una punizione esemplare: dieci frustate e la reclusione in una torre buia e fredda. Non è tanto il dolore fisico a far vacillare Pietro, quanto il senso di desolazione e, di nuovo, l'abbandono che lo provano nel profondo.

"La suora che lo teneva per mano lo scosse, lo strattonò, Pietro tornò dritto, il braccio penzoloni, e non sentiva più neanche il dolore delle frustate, come se il suo corpo non gli appartenesse più. Ma la sensazione più brutta di tutte, che pure non riusciva a comprendere bene e a cui non avrebbe saputo dare un nome, era il vuoto che avvertiva confusamente dentro di sé, come se la mano di suor Brigida, frustandolo, gli avesse portato via tutte le immagini e i pensieri che abitavano la sua mente, lasciandogli la testa vuota come un museo saccheggiato. E lo sforzo più grande non era stato sopportare il dolore, tremando e sussultando ai colpi della cinghia, ma quello di trattenere i pensieri, di non farseli portare via, nel buio, resistendo alla forza che glieli voleva sottrarre puntando i piedi e tirando più forte verso di sé; quando però aveva aveva mollato la presa, desiderando soltanto accucciarsi all'ombra, nelle nicchie vuote che i quadri saccheggiati lasciavano nella sua mente, aveva provato una sensazione terribile, come se stesse scomparendo anche lui."

La forza dell'amicizia farà affrontare e superare a Pietro le sue paure più grandi, quella del buio sopra a tutte, il desiderio di salvare l'amico che a causa di quella punizione cade malato, gli darà il vigore per combattere i suoi mostri peggiori, quasi che per lui salvare l'amico equivalga a salvare se stesso.
Solo verso la fine del romanzo c'è un lampo di speranza per Pietro, una sorta di riscatto, rispetto al quale ho avuto l'impressione che l'autore abbia voluto mandare un messaggio di speranza nella bontà dell'animo umano, che prima o poi nella vita si ha la fortuna di incontrare.
Un romanzo che è un elogio alla forza dei bambini di resistere alle sopraffazioni e alla loro enorme fiducia nel futuro, quella stagione della vita durante la quale anche se non si possiede nulla si mantiene intatta la voglia di vivere.
Se noi adulti riuscissimo a conservare nei bambini un po' di quella fiducia nel futuro, il mondo sarebbe un posto migliore.
Un romanzo da leggere e da far leggere.