mercoledì 26 settembre 2018

Come fermare il tempo - Matt Haig

Oggi vi parlo di un libro che racchiude al suo interno un viaggio straordinario attraverso il tempo, oltre a una serie di spunti di riflessione sul valore della mortalità e sul bisogno atavico di condividere il proprio posto nel mondo con qualcuno che ci sia affine. 

Titolo: Come fermare il tempo • Autore: Matt Haig • Editore: edizioni E/O • N. pagine: 360 • Anno di pubblicazione: 2018 • Brossura € 18,00 • Ebook € 11,99

TRAMA
Pensate a un uomo che dimostra 40 anni ma ne ha in realtà più di 400. Un uomo che vive ai giorni nostri a Londra, dove insegna storia, ma che ha già vissuto decine di vite in luoghi e tempi diversi. Tom ha una sindrome rara per cui invecchia molto lentamente. A prima vista sembrerebbe una bella cosa, ma immaginate cosa succede se le persone che amate crescono o invecchiano normalmente attorno a voi mentre voi rimanete uguali e siete costretti a perdere i vostri affetti, a nascondervi e cambiare identità. Così Tom, portandosi dietro questo pericoloso segreto, attraversa i secoli dall’Inghilterra elisabettiana alla Parigi dell’età del jazz, da New York ai mari del Sud, vivendo tante vite ma sognandone una normale. Costretto a cambiare identità per rimanere in vita, Tom ha ora una buona copertura: insegna Storia ai ragazzi di una scuola di Londra raccontando guerre e cacce alle streghe e fingendo di non averle vissute in prima persona. Ce la può fare se è disposto a cambiare spesso identità e residenza. Ma una cosa non deve assolutamente fare: innamorarsi. Una storia folle e dolce-amara che racconta come perdere e poi ritrovare se stessi, che parla della inevitabilità del cambiamento e del lungo tempo necessario per imparare a vivere.


A chi non è mai capitato di fantasticare su un'ipotetica immortalità, o sulla possibilità di vivere molto più a lungo di quanto non sia umanamente possibile? A me è successo più volte, e in quel fantasticare pensavo a come sarebbe bello poter attraversare più epoche vivendo in prima persona le evoluzioni della storia, quelle che ci è dato conoscere solo attraverso i libri. 
Ma sarebbe veramente così bello? O questo privilegio porterebbe con sé dei risvolti negativi? 
Tom Hazard, il protagonista di questo libro, è un privilegiato o forse un dannato: egli infatti è affetto da una rara sindrome che lo porta ad invecchiare di un anno ogni 15. Noi facciamo la sua conoscenza  quando la sua età anagrafica risulta essere di 436 anni, mentre il suo aspetto è quello di un quarantenne e attraverso il racconto della sua lunghissima vita, scopriamo che il lato peggiore della quasi immortalità è il dover vedere le persone a cui ci si lega, morire inesorabilmente molto prima di noi e dover convivere con un senso di vuoto e di lutto per un tempo lunghissimo, quasi infinito.
Tom scoprirà a sue spese che l'unica difesa è evitare di affezionarsi o, peggio, di innamorarsi. Sarà quindi ancora così appetibile una vita che sembra non avere mai fine? 
"Non esiste normalità. Non per me."
La domanda a questo punto sorge spontanea: cos'è che rende la vita degna di essere vissuta? La possibilità di fare mille cose, conoscere tutto lo scibile umano per esperienza diretta, i successi professionali, o piuttosto la capacità di provare dei sentimenti, il privilegio di condividere le esperienze con le persone che scegliamo come compagni del nostro viaggio lungo la vita?
Tom non ha dubbi in proposito, lui che a causa della sua natura è costretto ad impedirsi di provare amore, arriva persino ad invidiare la vecchiaia altrui, a desiderare il decadimento del corpo pur di non provare più la nostalgia delle persone che ha perduto e della persona che lui stesso è stato con loro, andata persa nelle maglie del tempo passato.
" -Degli attimi fuggiti è fatto il sempre.-  diceva Emily Dickinson. Ma come si fa ad abitare l'attimo in cui ti trovi? Come si fa ad impedire ai fantasmi di tutti gli altri attimi fuggiti di interferire? In poche parole, come si fa a vivere?"
La narrazione, pervasa da un costante senso di malinconia, si svolge su più piani temporali, alternando le vicende del tempo presente con episodi della lunga vita di Tom il cui ricordo viene scatenato da un avvenimento, un profumo, una sensazione, e con lui vivremo il senso di profonda solitudine e quasi di alienazione che lo abitano all'inizio del romanzo, per poi accompagnarlo in una sorta di viaggio all'interno di sé attraverso i ricordi, fino ad una sorta di rappacificazione con la vita, la sua eccezionale vita, quasi come se lo vedessimo affiorare in superficie dopo una lunga apnea sott'acqua.
Una delle cose che ho più apprezzato in questo romanzo, oltre alle numerose riflessioni che mi ha indotto su come cambino le priorità a seconda del momento storico, è stata la possibilità di incontrare personaggi del calibro di William Shakespeare o Francis Scott Fitzgerald, visti nella loro quotidianità, o conoscere alcuni aneddoti, come per esempio la consuetudine delle nobildonne nel 1600 di annerirsi artificialmente i denti per imitare la carie provocata da un eccessivo consumo di zuccheri, segno di benessere economico, pensando che ora la stessa condizione viene ostentata nel modo diamentralmente opposto.
Un libro da leggere per ricordare che ognuno di noi è la somma degli attimi che ha vissuto e degli incontri che ha fatto, nel bene o nel male.


sabato 22 settembre 2018

Tutti a Hogwarts con le 3 Ciambelle - I doni della morte


Streghette carissime, il momento è giunto! L'ultimo trimestre di scuola prende il via oggi: ci sarà da sgobbare, ci saranno verifiche da affrontare e interrogazioni a spron battuto. Ma, si sa, la scuola è una cosa seria e, ormai, tra noi sono rimaste solo le migliori!

Dopo un avvio un po' turbolento, anche l'ultimo trimestre che vi ha viste giocare in squadra si è concluso. Da questo momento, ognuna di voi dovrà guardarsi le spalle da coloro che, sino ad oggi, son state amiche!

Sappiamo che la curiosità serpeggia tra voi, quindi non temporeggiamo oltre e vi spieghiamo come si svolgerà il gioco da qui alla fine della scuola.
Come ben sapete, da questo momento giocherete singolarmente. A mezzogiorno, nella Sala Grande, troverete un sondaggio contenente i gruppi di obiettivi che potrete scegliere.
ATTENZIONE! Ognuna di voi dovrà scegliere un solo gruppo di obiettivi e non potrà scegliere un gruppo già scelto da un'altra streghetta!
Ogni gruppo conterrà 3 obiettivi che, però, vi verranno svelati solo quando il gufo (e speriamo non vi capiti il mio, che tra l'età e lo spritz chissà dove va a finire!) vi consegnerà la lettera!
I gruppi potranno essere composti da 3 obiettivi generici, da due obiettivi generici + Cappello Parlante o da due obiettivi generici e un titolo imposto.
A differenza dei mesi precedenti, però, se nella vostra lettera doveste trovare un titolo imposto che avete già letto, potrete chiederne la sostituzione.
Questo perché, come avrete capito (lo avete capito, vero?!) GIOCHERETE AL BUIO!
Eh già, per quest'ultimo mese di gioco entrerà in ballo, assieme alla vostra bravura, anche un pizzico di fortuna! Chi troverà i gruppi che contengono il punteggio più alto?
Per correttezza non sono stati creati gruppi contenenti titolo imposto e Cappello Parlante.
I punteggi rimangono inalterati:
  • 1 punti per gli obiettivi generici
  • 2 punti per i titoli imposti
  • 3 punti per i Cappelli Parlanti
E come per i mesi precedenti, i gruppi di obiettivi saranno validi per un solo mese, poi dovrete sceglierne un altro gruppo. Ed è inutile che sbirciate nel file per scoprire cosa contengano i gruppi delle vostre compagne, perché ogni mese tutto cambierà (siamo mica sceme, noi!).

Per quest'oggi, onde consentire a tutte voi di prendere visione di questo post, assimilare le novità e ripassare le regole base del gioco, la lista degli obiettivi verrà esposta nella Sala Grande a mezzogiorno in punto (sempre che Silente non stia friggendo qualcuno qualcosa! Nel qual caso, abbiate la bontà di aspettare un momentino!). 

Prima di lasciarvi al consueto ripasso delle regole, ci preme parlarvi dei punteggi! Tra pochissimo, nella Sala Grande, verrà pubblicato un post in cui scoprirete qual è il punteggio con cui ogni singola streghetta si presenterà davanti alla Commissione per sostenere i G.U.F.O.
Questo punteggio è stato ricavato sommando i punti che la singola streghetta ha totalizzato durante questi mesi di gioco (visto che non è stato furbo evitare Cappelli Parlanti e titoli imposti?!). A tale punteggio, inoltre, sono stati aggiunti 10 punti per le streghette appartenenti alla Casa prima classificata, 8 punti per le streghette appartenenti alla Casa seconda classificata e, infine, 6 punti per coloro che fanno parte della Casa ultima classificata.
Per quanto riguarda invece i punti accumulati dai Cercatori nella cattura dei vari Boccini, questi verranno equamente divisi per il numero di streghette rimaste nella casa al termine del terzo trimestre di gioco; ognuna vedrà quindi assegnata in pagella la propria quota.

E adesso, come di consueto, ripassiamo le regole!

  • Regola numero 1 - Essere Lettori Fissi di tutti e tre i blog: La Libridinosa, La Biblioteca di Eliza  e Due lettrici quasi perfette (per favore, ogni tanto controllate che Blogger, notoriamente grande stronzo, non vi abbia rimosse dai Lettori fissi!)
  • Regola numero 2 - Aver messo Mi Piace a tutte e tre le nostre pagine Facebook: La Libridinosa, La Biblioteca di Eliza e Due lettrici quasi perfette
  • Regola numero 3 - Far parte del Macrogruppo Facebook 
  • Regola numero 4 - Condividere il Banner sul vostro blog o, se non ne avete uno, sul profilo Facebook
Per quanto riguarda le vostre letture, invece...

  • I libri che sceglierete di leggere dovranno avere minimo 150 pagine (farà fede l'edizione cartacea presente su Amazon, se esiste)
  • Per quanto riguarda i titoli che vi "imporremo" noi tre, non ci sarà, a differenza degli anni scorsi, un numero limite di pagine. Ma, benché molte di voi pensino che siamo Carogne patentate, così non è (almeno non del tutto) e cercheremo di non appiopparvi Ken Follett!
  • Per gli obiettivi che richiedano la lettura di un genere specifico, potrete controllare, come al solito, le schede Amazon (anche in questo caso, controllate sempre la scheda della versione cartacea del libro, se esiste). Se avete qualche dubbio, scriveteci in gruppo!
  • Per le copertine colorate chiedete sempre a noi prima di iniziare a leggere (pare che ci siano, tra voi, evidenti casi di daltonismo!!!).
  • Quando avrete bisogno di chiederci qualcosa, usate la Sala Grande e TAGGATECI SEMPRE, altrimenti, nel marasma di post che vengono pubblicati, rischiamo di perderci le vostre domande!
Vi ricordiamo che per qualunque domanda, dubbio, sostituzione di titoli o tentativo di corruzione, potete scriverci alla nostra mail:
lauralaura.challenge@gmail.com

Anche per questa volta ci pare di avervi detto tutto. Vi lasciamo qui il nuovo modulo, che vi servirà per inviare i link delle vostre recensioni (salvatelo, che poi lo sappiamo che tra qualche settimana verrete a piangere dicendo di non trovarlo!).



giovedì 20 settembre 2018

Al mondo - Radclyffe Hall








Trama: Un uomo e una donna in un viaggio in nave intorno al mondo. Un bancario di Londra e la segretaria di un uomo d'affari. Forse domani un avventuriero nelle colonie e un'imprenditrice. Stephen Winter e Elinor Lee al loro primo incontro sulla Hellas si guardano con sospetto. Lui è un impiegato di banca che soffre di non aver partecipato alla Grande Guerra per via di una brutta asma, lei ha lavorato per il Governo durante il conflitto, indipendente, moderna, assetata di affermazione. Stephen ha venduto il suo piccolo patrimonio per cercare di superare l'esclusione dall'esercito, ha comprato nuovi abiti e nuove scarpe, provando a inventarsi una vita più virile e meno fragile. Lei ha potuto solo rimanere nelle retrovie, alle donne non è permesso l'eroismo. Il presente, il passato e il futuro di Stephen Winter ed Elinor Lee, il crollo degli stereotipi e delle etichette sociali, la scoperta di sé alla luce del tramonto dell'Ottocento, con il sangue della Prima guerra moderna ancora da lavare, un sangue che Stephen e Elinor possono invidiare perché non l'hanno mai avuto sulle mani.
Titolo: Al mondo
Autore: Radclyffe Hall
Casa editrice: Fandango libri
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 117


Fandango libri sta ripubblicando tutte le opere della scrittrice britannica di inizio Novecento Radclyffe Hall. Vi dice niente questo nome? E' l'autrice del libro "Il pozzo della solitudine", un romanzo che quando venne pubblicato nel 1928 suscitò scandalo e fu messo al bando... perché raccontava dell'amore tra due donne. Ai giorni nostri l'argomento non è più un tabù (o non dovrebbe esserlo), ma quel libro resta fondamentale perché è uno dei primi e dei più importanti punti di riferimento della cultura gay. Io l'ho letto circa 25 anni fa (in un'edizione economica della Newton che forse si trova ancora nella casa dei miei genitori)  ed è proprio perché ne ho un buon ricordo che ho accettato subito la proposta dell'editore di leggere Al mondo. Però ho sbagliato libro. Caro editore, perdonami se ti dico che mi hai fatto un brutto, brutto scherzo. Mi mandi un bel libro e io mi appassiono alla storia dei due protagonisti, per scoprire poi (colpa mia  che non mi informo adeguatamente) che si tratta di un romanzo incompiuto! Ma non incompiuto del tipo che mancano le due pagine finali o che è stato portato a termine da qualcuno successivamente. No, incompiuto nel senso che a pagina 117 resti in sospeso come un allocco. E poi?
Torniamo alla storia. I protagonisti sono un uomo e una donna che nella vita sono solo sbiadite comparse: Stephen è un impiegato di banca che non è  potuto andare in guerra perché soffre d'asma, mentre Elinor è l'impiegata e tuttofare di una ditta che vende stivali e viene descritta in modo poco lusinghiero
 
Nessuna resistenza, nessuna spina dorsale e anemica cronica. Dio che rottame!

 
Abbiamo quindi due personaggi che sono il prototipo dei perdenti, totalmente inadatti alla lotta per la vita. Stephen a fine guerra si è ribellato alla routine e ha chiesto un anno di aspettativa dal lavoro per imbarcarsi in una crociera. Non c'è gioia o rivalsa nel suo gesto, la sensazione è quella che abbia fatto un passo azzardato, un colpo di testa che senza  fornirgli quel senso d'avventura che bramava lo condurrà invece all'indigenza. Elinor invece è imbarcata sulla stessa nave perché è al seguito della famiglia del suo datore di lavoro. Non esiste una vera libertà per queste due persone, sembrati criceti che corrono sulla ruota, senza poter andare da alcuna parte. Un soffio di vento può esser loro fatale, soprattutto perché sono soli e non hanno radici. Il minimo passo falso può provocarne la caduta, senza redenzione.
La storia si ferma quando i due iniziano ad avere un confronto, uno scambio
 
Potrebbe essere tutto sbagliato, ma purtroppo non si può ridurre gli esseri umani a uno standard come si fa con gli stivali, o muoiono nel processo come mosche, o si dividono di nuovo in fazioni; gli ultimi potrebbero diventare i primi e i primi gli ultimi, ma ci saranno sempre i primi e gli ultimi. [...] Potrebbero non esserci, protestò Stephen, sto iniziando a pensare che potrei andarmene in una colonia dove tutti gli uomini hanno le stesse possibilità.

Onore al merito a Fandango libri per aver deciso di pubblicare tutti i libri di questa importante scrittrice che merita di essere (ri)scoperta. Ringrazio per la copia avuta in omaggio, ma ... non potrei ritentare con un libro completo? No? Pazienza, forse è il momento giusto per rispolverare la mia vecchia copia del Pozzo della solitudine.
Ho omesso di mettere il giudizio per ovvi motivi, ma per quanto ho potuto leggere sarebbe stato proprio un bel voto.

lunedì 17 settembre 2018

[Questa volta leggo...] Finché non sei arrivato tu... - Kristan Higgins


Ritorna anche per me la rubrica "Questa volta leggo..." ideata da Chiara del blog La lettrice sulle nuvole (doppiamente coinvolta per questa lettura), Dolci del blog Le mie ossessioni librose e Laura del blog La Libridinosa. Per il mese di settembre l'argomento scelto è "Un libro ambientato non in Italia". 

Titolo: Finché non sei arrivato tu... • Autore: Kristan Higgins • Editore: Harlequin Mondadori • N.pagine: 416 • Anno di pubblicazione: 2013

TRAMA
Chi di voi non ha sognato di imbattersi, ad anni di distanza, nell'uomo che le ha spezzato il cuore scagli la prima pietra. Magari in una serata in cui siete in forma smagliante, al braccio del vostro fidanzato bellissimo, stupendo e super innamorato che non riesce a tenere le mani a posto nemmeno in pubblico. Non riesce a non accarezzarvi, a non posarvi un bacio sul collo o a mascherare la propria felicità. E a un tratto... no, non può essere lui, l'uomo che ha trattato il vostro cuore come uno staccio, ci si è pulito i piedi e lo ha buttato in un bidone. Oh, ma gli anni non sono stati clementi, con lui, poverino...
Peccato che a Posey Osterhagen non sia successo esattamente così. La divisa da cameriera del ristorante di famiglia, con quei nanetti ricamati e i collant verdi, non ha proprio l'effetto di esaltare la sua bellezza, quando Liam Declan Murphy fa il suo ingresso. Ancora bello e affascinante come un tempo, porta scritta in faccia la parola guai.


Prima di parlarvi di questa lettura, una premessa è doverosa. Chi mi conosce sa che io sto ai romance come il mio derrière sta alla taglia 40: entrambi abbiamo fatto una fugace conoscenza in adolescenza, per poi salutare i rispettivi e continuare per altre strade/taglie decisamente più confortevoli. Quindi, vi chiederete, perché mai questa scelta?
Presto spiegato: questo libro fa parte di una iniziativa promossa da Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e si tratta di un libro che viaggia di lettore in lettore, arricchendosi di annotazioni a margine e considerazioni finali, e dato che avevo già partecipato con divertimento ad altre iniziative analoghe, mi sono iscritta con piacere, anche pregustando la possibilità di potermi divertire con la recensione.
Veniamo quindi al libro. 
Iniziamo con il presentare la protagonista: una ranocchietta che ha passato l'adolescenza nascondendosi ai coetanei perché ritenuta la sfigata di turno e segretamente innamorata dell'immancabile bello e dannato, arrivato in paese dopo averne combinate di cotte e di crude, guai legali compresi.
Il suddetto belloccio ovviamente non se la fila di pezza, anche se si dimostra comunque gentile con lei. In paese arriva anche una ragazza bella, buona e ricca che ruba il cuore del belloccio. I due si innamorano perdutamente, fuggono in California e figliano. La ranocchietta arriva alla veneranda età di oltre trent'anni senza aver concretizzato nulla a livello amoroso, se non qualche liason da lenzuola, quando il belloccio torna a vivere in paese con la figlia sedicenne, e...vedovo! Già, la bella, buona e ricca moglie (che ai tempi del liceo è stata buona e brava anche con la ranocchietta) è morta di leucemia e il belloccio è tornato su piazza. Poco importa se può essere addolorato dalla perdita, perché in questo ameno paesino di nome Bellsford (segnatevelo, sia mai possa servirvi) sembra che al posto del diserbante o del disinfestante per le zanzare, spruzzino nell'aria ingenti quantità di ormoni.
Tutte, ma dico tutte, e con tutte intendo anche la vicina di casa ottantenne, al passaggio del belloccio iniziano ad avere le caldane e a pensare solo al modo migliore per sdraiarlo sull'asfalto seduta stante! Ranocchietta in testa ovviamente, ma pure la madre, la cugina, l'amica, le ex compagne del liceo, tuuuuuuutte, tuuutte, tutte! Sembra che, ormonalmente parlando, a Bellsford il tempo si sia fermato all'epoca del liceo: trentenni, ma anche sessantenni che svengono al suo passaggio! Vi basti sapere che per tutto il libro costui viene chiamato "Dono di Dio alle Donne", non aggiungerei considerazioni personali.
Veniamo ai singoli personaggi: la ranocchietta è stata adottata alla nascita da una famiglia di tedeschi che gestiscono un ristorante tipico e che come primo regalo le hanno appioppato un bel nome dimm...  Cordelia Wilhelmina Osterhagen, in memoria di una prozia cieca morta cadendo in un pozzo. Facciamo un bel regalo a questa fanciulla, su! Magari insieme al nome erediterà pure la sfiga, no?
Ma la fantasia dell'autrice per i nomi si spinge ben oltre (fino ad entrare nel pozzo della prozia): il cuoco tedesco come potrà mai chiamarsi? Ma Otto, ovviamente! E il gestore del ristorante italiano "Inferno" poteva mai chiamarsi Mario? Ovviamente no, lui si chiama Dante! Ah, l'originalità!
Dato che a ranocchietta fa schifo il suo nome (perché mai? È così musicale!) si fa chiamare Posey... perché una che ha un nome dimm... debba scegliere un soprannome ancor peggiore, lo sa solo lei. 
Indossa sempre DUE camicie di flanella a quadri (non fate domande), gli stessi quadri e la stessa flanella di cui è fatta anche la vestaglia. La stessa vestaglia che se allacciata stretta rischia di strozzarla...anatomie strane... Quando non indossa la divisa tirolese del ristorante con tanto di feltro verde e nani ricamati!
La fanciulla gode anche di metabolismo accelerato, perciò mangia in continuazione quantità industriali di cibo e non mette su un etto, e SE NE DISPERA! La volevo morta già alla fine del primo capitolo. Durante il libro scopriamo un'altra particolarità di questa donnina: un sacco di cose le causano prurito. L'unico vestito femminile che indossa le causa prurito alle tette, il phon, che non usa quasi mai, le fa prudere le orecchie, la visione del belloccio...avete capito cosa le fa prudere, vero? Ergo, o questa fanciulla ha la scabbia o ha seri problemi mentali (propendo per la seconda).
Non da ultimo, la sua esclamazione preferita è "Sant'Elvis Presley!", il poveretto si sarà rovinato tutto il ciuffo a forza di rigirarsi nella tomba!
Il belloccio invece, di nome Liam, quando si lava le mani conta mentalmente fino a 55 per eliminare tutti i germi, quando chiude la porta di casa fa avanti e indietro con le mandate una decina di volte per essere sicuro di aver chiuso bene, quando la figlia va a dormire dai nonni (DAI NONNI) pretende che gli mandi messaggi e lo chiami almeno ogni ora...la gente normale è finita tutta in altri libri...
Poi c'è la cugina, ex star televisiva, orfana dei genitori, tutta tette e Botox, che onora il suo nome da strega, Gretchen, con un comportamento odioso ai limiti dell'inverosimile.
Per fortuna verso la fine c'è una lieve salita di tono, nelle parti in cui si parla di Liam padre e quando la teutonica madre di Posey rivela un lato materno inaspettato. 
Un altro aspetto che ho apprezzato è stata l'amicizia di Posey con una sorta di cliente ultranovantenne, una vecchina dolce e saggia, ma il personaggio che più ho apprezzato è stato Jon, il cognato di Posey, marito del fratello (che meriterebbe un approfondimento, un chirurgo con una insana ossessione per le amputazioni, ma ho già scritto un poema...), un uomo meravigliosamente allegro e dolce, il rifugio consolatorio per tutte le pene della lagnosa Posey.
Non me ne vogliano gli amanti del genere, io proprio non posso farcela, chiudo la parentesi e torno a dedicarmi a letture a me più congeniali.
Come prevedevo con questa recensione mi sono divertita molto e spero vi siate divertiti anche voi a leggerla.

Vi lascio il calendario della rubrica per il mese di settembre. Alla prossima!



venerdì 14 settembre 2018

[Questa volta leggo...] Mosquitoland - David Arnold

Trama: All'indomani dell'inaspettato sfasciarsi della sua famiglia, Mim viene trascinata via dalla cittadina in cui è nata e costretta a trasferirsi dal padre e dalla sua nuova, freschissima moglie, lontano mille chilometri. Prima ancora però che la polvere abbia il tempo di posarsi, Mim scopre che la madre, rimasta a Cleveland, è ricoverata in ospedale, e riempito in fretta uno zaino, scappa di casa e salta su un autobus per correre in soccorso dell'unica persona che abbia mai capito – e adorato – i suoi tanti bordi affilati. È l'inizio di una strana, imprevista odissea, che porterà Mim a sedersi accanto a compagni di viaggio diversi, alcuni luminosi, altri molto, molto oscuri. E attraverso di loro, come in uno specchio Mim ripercorrerà gli ultimi anni, le malinconie che li hanno accompagnati, e i demoni segreti di cui è rimasta imprigionata. Per finalmente affrontare la verità che ha sempre avuto sotto gli occhi, e non ha mai voluto vedere.
Titolo: Mosquitoland
Autore: David Arnold
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 406


Torna "Questa volta leggo", la rubrica ideata dai blog La lettrice sulle nuvoleLe mie ossessioni librose e La libridinosa, che per il mese di settembre ha come tema "Un libro ambientato non in Italia". Proporvi una road novel, ambientata negli Stati Uniti, mi è sembrata la scelta ideale.

Il viaggio è il fulcro del libro, inteso in senso lato. Viaggio a ritroso nel passato della protagonista e viaggio verso il futuro, alla ricerca di quella madre che l'ha lasciata sola con il padre e la nuova odiata compagna di lui. Mim (Mary Iris Malone) non si rassegna, dissente, si oppone alla nuova situazione familiare. Mim è un'adolescente fuori dagli schemi, ma in modo vero e non glamour. Lei ogni tanto si apposta dal lato del letto della sua matrigna e letteralmente vomita il suo rifiuto. Questa strana ragazza inoltre scrive molte lettere ad una misteriosa destinataria che si chiama Isabel e intanto l'autobus sul quale è salita, in fuga, la trasporta verso Cleveland, verso una madre assente che è più vivida nei ricordi di qualsiasi presenza, con i suoi moniti e i suoi incoraggiamenti:

 Mary, che il tuo sguardo non venga mai offuscato dalla paura

Durante il lungo e disagevole viaggio si alternano i volti, si affastellano le storie. La dolce ed anziana Arlene con la sua missione di riconciliazione, il bellissimo Beck con le sue ombre, poi un lupo cattivo e pervertito travestito da sfigato, la tragedia in agguato e infine Walt, un'anima candida. Si costituisce un drappello, un improbabile trio di disperati e nella condivisione la solitudine è meno crudele, la disperazione si stempera in tristezza. Fino ad un epilogo da occhi lucidi, che rimescola tutte le sensazioni provate e le rimette nel giusto ordine. Cuore e testa possono finalmente fare la pace.
Non è un libro semplice, l'etichetta di YA è riduttiva (come tutte le etichette), la cover può ingannare, non ci troviamo al cospetto di una storia che scorre, o meglio scorre, ma il percorso è pieno di asperità, a tratti si fa irto, di difficile interpretazione, come la personalità di Mim. 
A fine percorso, guardando indietro, si coglie tutta la bellezza del viaggio intrapreso, in una visione d'insieme, finalmente complessiva.
Le cose non sono mai come appaiono, a volte le modifichiamo solo per renderle più sopportabili. Scriviamo e riscriviamo la storia della nostra vita come se fosse un romanzo. E lo è.


 


Ecco il calendario delle recensioni di settembre. Andate a dare una sbirciatina!







lunedì 10 settembre 2018

Quello che gli altri non vedono - Virginia MacGregor

Oggi vi parlo di un libro che ho conosciuto attraverso la sentita recensione di Midori del blog La locanda delle storie erranti, dopo aver letto la quale mi sono subito fiondata a comprare la mia copia!


Titolo: Quello che gli altri non vedono • Autore: Virginia MacGregor • Editore: Giunti • N.pagine: 367 • Anno di pubblicazione: 2016 • Copertina flessibile € 6,90 • Ebook € 3,99

TRAMA
Milo ha nove anni e una missione molto speciale: prendersi cura di nonna Lou, che insieme ad Amleto, l'animaletto di casa, è la sua inseparabile alleata. Ogni tanto la nonna annuncia che partirà per la Grecia con il nonno. Peccato che il nonno sia morto molti anni fa... Meglio non dirlo alla mamma, che ha poca pazienza, l'importante è assicurarsi che Lou prenda le pillole che le sbrogliano i pensieri. Del resto è stata proprio lei a insegnargli che il mondo si può "vedere" anche attraverso particolari che sfuggono alle persone comuni: i rumori, il tono della voce o gli odori. Sì, perché Milo è affetto da una malattia che lo renderà progressivamente cieco. E quando un giorno la nonna dà quasi fuoco alla cucina, Milo è il primo a difenderla, ma la decisione della mamma è irrevocabile: Lou deve andare in casa di riposo. Un posto apparentemente perfetto, con un bel giardino, pavimenti lucidi come specchi e un'infermiera dal sorriso stampato. Ma qualcosa non va... Come mai la nonna dorme sempre? Perché non riconosce più nessuno? Con l'aiuto di Tripi, il cuoco della clinica, Milo inizierà la sua personalissima indagine. E quando si è allenati a "vedere" il mondo con tutti e cinque i sensi, quello che si riesce a scoprire è davvero incredibile.


Questo è un libro che in poco più di 300 pagine tocca diversi temi importanti e molto attuali, senza mai indugiare nel pietismo o cadere nella banalizzazione.
Tra queste pagine si parla di separazione e degli effetti che genera su chi la vive in prima persona, si parla di disordini alimentari, di solitudine, di migranti che fuggono dalla guerra aspirando non ai lussi e agli agi, ma alla normalità di un risveglio al sorgere del sole e non allo scoppio di una bomba, ma soprattutto tra queste pagine si parla di quanto poco la società in cui viviamo ascolta bambini e anziani, le due fasi della vita che stanno ai margini. La vita del popolo che lavora è scandita da orari, impegni, bollette e mutui da pagare, crisi personali e se il tempo per ascoltare davvero le esigenze dei più piccoli non c'è mai, il tempo per prendersi cura di chi il tempo lo sta per terminare, ancor meno.
Milo è un bambino di nove anni affetto da retinite pigmentosa, una malattia degenerativa che restringe progressivamente il campo visivo, fino a portare alla cecità. Immaginate di prendere una tavoletta di legno con un forellino e di guardare attraverso quel buco: quello che vedrete è ciò che vede Milo durante il giorno, alla sera invece vede ancor meno. Mentre noi con i nostri occhi sani guardiamo tutto e vediamo poco, Milo dal suo forellino vede molto più di quanto immaginiamo, perché lui ha imparato a focalizzare la sua attenzione su un insieme di fattori: odori, rumori, toni delle voci, sensazioni e con la sensibilità che contraddistingue i bambini, vede in profondità ogni cosa che osserva. Lui vive in un paesino poco lontano da Londra con Sandy, la sua mamma non ancora trentenne, la bisnonna Lou e un singolare animale domestico di nome Amleto. Il suo papà è andato a vivere a Dubai con una nuova compagna dalla quale ha anche avuto una figlia, lasciando Sandy a sbrigarsela da sola in tutto e per tutto. Sandy si arrangia come può, spesso facendo le scelte sbagliate attirando così il disappunto di Milo.
"Ingrassava ogni giorno, come Amleto. Povera Sandy, non era colpa sua. Mangiava per riempire il buco nero che Andy aveva lasciato. Mangiava per non sentire la freddezza con cui la trattava il suo bambino."
Lou è l'unica persona che ascolti davvero Milo, anche se ultimamente ha qualche problema a ricordare le cose e i suoi pensieri spesso si ingarbugliano, inoltre cinquant'anni prima si è chiusa in un mutismo assoluto e comunica con il nipote attraverso dei bigliettini. 
In questo punto e in alcuni altri ho trovato delle similitudini con lo splendido romanzo di Johnatan Safran Foer "Molto forte, incredibilmente vicino": anche il nonno di Oskar comunicava attraverso bigliettini, inoltre ho riconosciuto in Milo la stessa semplicità di guardare ai problemi, trovando soluzioni dove gli adulti vedono solo ostacoli, la stessa purezza di cuore. E ho amato Milo al pari di Oskar, provando l'impulso di abbracciarlo e dirgli che tutto si sarebbe sistemato.
Milo ha il compito di prendersi cura della nonna e di aiutarla a non perdersi del tutto, ma quando Lou da fuoco alla cucina, Sandy decide che non può più rimanere con loro, e la affida alle cure della casa di riposo "Nontiscordardime", dove Milo conosce il cuoco Tripi con il quale stringe un'amicizia speciale. 
Tripi arriva dalla Siria ed è un clandestino, ma per Milo è un amico e un alleato prezioso per scoprire cosa si nasconde dietro alla cortesia e all'atmosfera fintamente perfetta della Nontiscordardime.
Le vicende vengono narrate attraverso le voci dei vari protagonisti, cosa che mi piace sempre trovare nei libri, e in questo caso l'autrice è stata particolarmente abile a dare ad ognuno una voce diversa, caratterizzando alla perfezione la narrazione tanto che sarei riuscita a capire chi parlava anche se non fosse stato specificato. A Milo ha dato la freschezza e l'ingenuità della sua età, a Sandy l'angoscia di chi non sa come fare ad affrontare le giornate, a Tripi la paura di non farcela a raggiungere l'obiettivo che si è prefisso, a Lou la dolcezza di una donna che si sente di peso e la saggezza di provare ad indirizzare il corso delle cose.
Un libro che consiglio di leggere a tutti, per provare ad ascoltare anziché sentire e a vedere anziché guardare, almeno per lo spazio di poco più di 300 pagine. E per emozionarsi.



venerdì 7 settembre 2018

Recensione a quattro mani: Dark Hall di Lois Duncan

Oggi recensione speciale! Una recensione a due voci, quattro mani e otto occhi. Insomma le due lettrici uniranno i pensieri per parlarvi di questo libro. Mettetevi comodi, si parte!

Titolo: Dark Hall • Autore: Lois Duncan • Editore: Mondadori • N.pagine: 204 • Anno di uscita: 2018 • Copertina rigida € 17,00 • Ebook € 9,99

TRAMA
Come sentinelle schierate a protezione di quello che c'è oltre, alberi scuri, strani e selvaggi circondano Blackwood, un esclusivo collegio femminile, e lo separano dal resto del mondo. Non appena la giovane studentessa Kit Gordy ne oltrepassa l'alto cancello d'ingresso, la sensazione di essere sferzata da un vento gelido la fa rabbrividire. Ad accrescere il disagio è lo sguardo duro e perforante della preside, Madame Duret, e l'esiguo numero delle altre studentesse. Perché sono state selezionate così poche ragazze, tra loto molto diverse? Che cosa le accomuna? E cosa significano le notti turbate da strani sogni e il talento tanto straordinario quanto inspiegabile che ciascuna di loro inizia a mostrare? Indizi riguardanti il passato che avvolge la residenza gettano una luce inquietante sui diversi avvenimenti, e ben presto la scuola così esclusiva diventerà un'orribile prigione.

*in nero gli sproloqui di Stefi e in blu quelli di Lea
Eccoci qui, a litigarci la tastiera per raccontarvi cosa succede a Dark Hall. 
Prima di addentrarci nella trama, urge un appunto. Questa storia è stata scritta nel 1974, ma agli occhi del lettore appare attuale, come se fosse stata scritta ai giorni nostri. Magia della scrittura? Naaaaaaaa. Qui siamo di fronte ad un'escamotage dell'edizione italiana nella quale vengono inseriti computer, cellulari, collegamenti internet, mail e mega televisori a schermo piatto, tutte cose che nel 1974 potevano solo venire ipotizzate in un racconto di fantascienza. Ma la domanda è: era necessario questo adattamento? Serviva per arrivare in modo più diretto ad un target di lettori giovani? Per quanto mi riguarda non ho apprezzato molto questo "ammodernamento" per due motivi: primo perché si tratta di consuetudini e oggetti che non vengono utilizzati nella narrazione, ma nominati solo per rinforzare il concetto di isolamento, di privazione dei contatti con l'esterno, quindi (per ovvi motivi, dato che il romanzo è del '74) non funzionali allo svolgimento della trama; secondo perché i romanzi dark, gotici, come questo, a mio avviso traggono forza dall'ambientazione in tempi non propriamente moderni. Forse sono solo vintage io, tu che dici Lea? Sei molto vintage Stefi, rassegnati (ma vintage è bello!). A me invece questi "ammodernamenti" non hanno dato fastidio, perché toccano solo degli aspetti esteriori e trascurabili, ma mi ha irritata il fatto che non siano stati dichiarati. Una piccola nota sul retro del frontespizio avrebbe dovuto dire "adattamento" o qualcosa di simile e il fatto che non ci sia mi puzza subito di imbroglio e spezza il patto tra lettore e libro. Certo non per colpa dell'autrice che purtroppo non è più tra noi, ma una maggiore trasparenza l'avrei gradita.
Visto che ci siamo parliamo della copertina interna. Dunque, io tolgo raramente la copertina (lo faccio solo quando devo portare il libro in spiaggia), ma lo scorso anno l'ho fatto con "La nobile arte di mollare tutto" e mi è caduta la mascella quando ho visto cosa nascondeva la sovracopertina (vi lascio il brivido di scoprirlo in autonomia) e da quella volta vado sempre a sbirciare se ci sono sorprese. In Dark Hall la copertina interna (come potete vedere dalla foto postata qui sopra) è  spettacolare! Resta un piacere per pochi, ma assolutamente intrigante. Fateci caso. Potendo consiglierei ad Alice Basso di sfruttare questa possibilità ;-)
- Veniamo ora alla storia vera e propria.

Innanzitutto si svolge in un posto bellissimo, e se per caso aveste notizie di scuole simili che aprano i loro portoni (grandi, pesanti e finemente lavorati) anche a studentesse fuori corso (ma solo di qualche mese, eh) fatecelo sapere, perché io sono pronta a sopportare  tuuuuuuutto quello che Kit e compagne (quattro allieve in totale! Niente corridoi affollati, niente confusione, stanze singole lussuosamente arredate...che volere di più?) subiranno nel loro soggiorno a Dark Hall. Vi dico solo che con l'andare dei giorni perdono l'appetito e iniziano a dimagrire a vista d'occhio, già questo mi pare un motivo sufficiente.
Mandami una cartolina allora, perché non ho intenzione di seguirti. Quel tipo di college non mi aggrada e i docenti mi sembrano poco raccomandabili. Si può dimagrire anche per un'influenza intestinale, ma con poca soddisfazione. 
Lascio a te le gioie dell'influenza intestinale, io sarei curiosa di fare un giro tra quelle mura, anche se dubito passerei il test d'ammissione...
Senza contare che le materie di studio sono ridotte ai minimi termini, limitate alle propensioni naturali (o no? A voi scoprirlo ;) ).
L'ambientazione è veramente gotica e dark e l'autrice riesce a portare il buio a fianco del lettore, come se spegnesse poco a poco le luci precipitandolo, insieme alle protagoniste, in un incubo dal quale è impossibile fuggire. Queste ragazze sono state scelte per un motivo specifico e particolare e il fatto che non abbiano parenti così pronti a rivendicarne la presenza sembra uno di essi. Sono prigioniere dimenticate dal mondo. Indesiderate e trascurabili, ma allo stesso tempo speciali. La tensione non fa che crescere, di pagina in pagina e ci si sente dei topi in trappola o forse delle cavie da laboratorio. Più i fini nascosti di Madame Duret diventano evidenti e più cresce il terrore. Beninteso, bisogna mettere in stand by la nostra razionalità, giusto quel tanto che ci permette di lanciarci nell'ombra, di essere parte di Dark Hall.
Un romanzo che si legge velocemente e che ci immerge in atmosfere cupe e angoscianti come piacciono a me, anche se a mio avviso il finale risulta un po' troppo frettoloso, lasciando il lettore con una sensazione di incompiuto. A te è piaciuto il finale, Lea?
Beh, non è stato il punto di forza del libro e mi ha lasciata un po' in sospeso, ma forse dopotutto sarebbe stato impossibile dare troppe spiegazioni e chiudere in quel modo è un espediente che viene usato spesso quando le aspettative del lettore sono alte. Ho apprezzato il libro perché è riuscito a coinvolgermi, rendendo vivide l'immagini di un posto che non conosco e che forse non esiste, ma che rappresenta nel mio immaginario esattamente come deve essere un luogo malvagio, dove le nostre peggiori paure inconfessabili si concretizzano.
Concordo con te, alcuni passaggi mi hanno effettivamente messo i brividi. Ora sono curiosa di vedere il film che ne hanno tratto (le immagini qui sopra sono prese per l'appunto dalla trasposizione cinematografica) per scoprire se il regista è riuscito a trasferire in immagini le sensazioni che evoca la scrittura.  Allora compro i pop-corn e mi metto comoda.
Io sto già piazzata sul divano, ti muovi con quei pop-corn? E ricordati la Coca-Cola!






lunedì 3 settembre 2018

Bambini di cristallo - Kristina Ohlsson

Trama: A Billie non piace affatto la nuova casa in cui si è trasferita con sua madre. Mobili tarlati e oggetti polverosi, resti spettrali dei precedenti inquilini, riempiono la vecchia abitazione, la vernice si scrosta dai muri e ovunque c'è un odore particolare, come se nessuno la abitasse da parecchio tempo. Ma non solo: strane cose accadono, specialmente di notte, quando tutti dormono. Tutti tranne Billie che, con gli occhi sbarrati nell'oscurità, sente con crescente terrore inquietanti rumori sul tetto, e movimenti misteriosi che provengono dal piano di sotto. I vicini e la comunità locale stanno nascondendo qualcosa, un segreto sull'edificio e sul suo passato. Quando appaiono dal nulla due misteriose statuette di cristallo il mistero si infittisce, ma la madre di Billie pensa che si tratti solo di fantasie della figlia e del suo nuovo amico Aladdin. Così i due ragazzi si troveranno a fare i conti da soli con la tragica storia della casa...
Titolo: Bambini di cristallo
Autore: Kristina Ohlsson
Casa editrice: Salani
Anno pubblicazione: 2015
Pagine: 169
Antefatto: ero in macchina, viaggio di ritorno dalle vacanze. All'altezza di Cortina chiudo esasperata il libro di un autore italiano (il cui nome non rivelerò neanche sotto tortura) certa di non potermi sorbire (a fine ferie poi!) i suoi, seppur interessanti, intellettualismi. Urlo a mia figlia: " Passami il tuo libro delle vacanze!". Sono arrivata a Pordenone in un niente. Di sicuro altri genitori avranno doti bellissime, capacità inusitate e molto utili nella vita sociale, ma per quanto riguarda la lettura... scansatevi proprio. Leggere è il mio superpotere, detengo il primato mondiale (insieme ad altre diecimila persone o forse più, ma pazienza.).
Siamo ad Ahus, piccolo paesino di mare della Svezia. Billie e sua mamma cercano una casa nuova, il padre è morto da poco e la madre vuol ricominciare lontano dai ricordi, fuggendo dalla città. Billie non è molto d'accordo, d'altra parte a 12 anni lasciare gli amici per andare a vivere in un piccolo paesino non è il massimo e poi quella casa azzurra non  la convince proprio, come le piace poco Martin, l'agente immobiliare vuole venderla. Perché quella casa ha all'interno non solo i vecchi arredi dei precedenti inquilini, ma anche i libri e altri oggetti personali? Saranno forse dovuti scappare di fretta? Purtroppo lei è solo una pre-adolescente e le sue osservazioni o paure non vengono prese in considerazione. Appena lei e la mamma si trasferiscono iniziano a verificarsi strani fatti. Rumori notturni, sulla libreria che lei ritrova impilati per terra, messaggi minatori (Sparisci) scritti sulla polvere di un tavolino e un lampadario che si muove da solo, anche in assenza di corrente d'aria.
Ebbene sì, siamo al cospetto di una bellissima gosth story, ad un mistero da casa infestata. L'autrice tiene alta la tensione, di capitolo in capitolo, mentre gli adulti non vedono o non capiscono, troppo presi dalle cose pratiche per considerare le sensazioni o ciò che non è razionale.
Billie insieme alla sua migliore amica Simona e al suo nuovo amico Alladin (figlio di immigrati turchi che possiedono un ristorante in paese) indaga a ritroso, per capire la "storia" della casa.
Vorrei spiegarvi il perché del titolo, ma sarebbe dire troppo. La Ohlsson con maestria distribuisce brividi  e rende il fascino di un paese, la Svezia, del quale ci restituisce intera la bellezza fatta di boschi e di mare, di piccole cittadine incantevoli che possono nascondere ombre spaventose. Confeziona il tutto in un mix perfetto e il risultato attrae e fa paura al tempo stesso.
Gli adulti, anche se amati e disponibili, non riescono ad entrare nel cerchio magico dei ragazzi. Non vedono il fantastico, sono cresciuti e passati oltre, sono lontani e non possono aiutare, ma al contempo questa loro inconsapevolezza non li mette al sicuro. Sono mortali e fragili e Billie, che ha già conosciuto il dolore di un grande lutto, deve lottare da sola per proteggere la mamma, l'unico affetto che le è rimasto.
Bella gosth story che fa desiderare di leggere i gialli dell'autrice rivolti agli adulti (Indesiderata e Perduta) e soprattutto  il seguito  di questo libro, "Il bambino d'argento". Con Billie, Alladin e Simona voglio trascorrere dell'altro tempo.
Consigliato.