giovedì 27 febbraio 2020

E se...? Anthony Browne

Trama: Joe sta per andare alla sua prima festa di compleanno ed è molto preoccupato. Ha perso l’invito con l’indirizzo del suo amico e l’unica cosa che può fare è percorrere la via e spiare dentro le finestre, per cercare la casa giusta. Intanto pone alla mamma mille domande: e se ci saranno tante persone? E se non gli piacerà il cibo? E se si faranno giochi spaventosi? La fantasia di Joe galoppa, mentre al di là delle finestre appaiono scene via via più folli e inaspettate…
Titolo: E se...?
Autore: Anthony Browne
Casa editrice: Camelozampa
Anno pubblicazione: 2020

E se...il mondo fosse completamente diverso da come lo vediamo e lo percepiano? E se solo attraverso  gli occhi di un bambino riuscissimo a vederne la meraviglia e la complessità? E e ci fosse un altrove che oramai non poveri adulti non riusciamo più a penetrare, una porta nasconta dentro un armadio che ci può far precipitare in un universo fantastico e parallelo? Tutto è possibile nel mondo di Anthony Browne  che ritorna con uno dei suoi albi unici e complessi, stratificati a più livelli per molteplici accessi interpretativi. Meraviglia pura unita a sottile inquietudine.
Joe accompagnato dalla mamma si sta recando, per la prima volta in vita sua, al compleanno organizzato da un amico. Putroppo hanno perso l' invito e dovranno osservare tutte le case della via, sbirciando dalla finestra, per capire dove sia la festa. Mentre camminano Joe incalza la madre con i suoi dubbi di bambino,  domande che ognuno di noi se ha dei figli o nipoti si è sentito rivolgere in tali occasioni. E se non conosco nessuno? E se non mi piace quello che c'è da mangiare o se faranno giochi spaventosi? E se la festa sarà brutta? Mentre la mamma cerca di rassicuralo sbirciano all'interno di diverse case e trovano....la meraviglia di cui parlavo prima!
Due normali anziani che leggono, solo che a guardar bene lui ha delle strane antennine che sbucano dalla testa e il cane ai piedi della poltrona ha un testone sproporzionato. Poi la casa successiva ricorda un quadro di Magritte, con un palloncino che sbuca dietro il tetto e un filo invisibile che appare e scompare e un elefante al buio nella stanza, con una lampada da tavolo accesa. Un'altra casa ha uno stregatto nascosto all'esterno che annuncia, all'interno, una scena che  richiama Alice nel Paese delle meraviglie. Infine nell'ultima casa, alla finestra, vediamo una scena che ci trasporta in un quadro di Bruegel. Di questi stranissimi particolari mamma e figlio non si curano. La loro preoccupazione è tutta riguardante la festa, la situazione imminente. Quando tutto è nuovo e mai sperimentato una festa di compleanno è un'incognita misteriosa, al pari di elefante che se ne sta solo soletto in un salotto.
Finalmente raggiungono il luogo dell'appuntamento e le ansie sembrano passare dal figlio alla madre. Si divertirà? Si sentirà a proprio agio? L'epilogo è rassicurante. Un'esperienza, quando è vissuta, non ci spaventa più.
Al lettore adulto resta una sensazione impecettibile attaccata alla dita che hanno girato le pagine, quella di essere stato condotto a spasso, non lungo la via con Joe e sua mamma, ma attraverso il tempo, indietro, nel suo io bambino in un regno oramai remoto e lontano del quale raramente trova coordinate.
Browne si conferma uno dei più grandi nomi della letteratura per l'infanzia. Ringrazio la casa editrice Camelozampa il suo ufficio stampa per avermi fornito la copia cartacea del libro.



mercoledì 26 febbraio 2020

[Bookswiffer] 83500 - Michela Monti

Questo libro mi ha incuriosita fin dalle prime volte che l'ho visto girare sui social per la sua sinossi così particolare, ma mi intimoriva il genere letterario nel quale veniva collocato: distopico, un genere che mi piace leggere saltuariamente, a patto che non sia troppo tendente al fantascientifico.
Ora, complice la rubrica #bookswiffer, Laura de La biblioteca di Eliza lo ha scelto per me e finalmente sono riuscita a leggerlo. 


Titolo: 83500 • Autore: Michela Monti • Editore: Triskell Edizioni • N.pagine: 261 • Data di pubblicazione: 24 febbraio 2018 • Copertina flessibile € 12,00 • Ebook € 5,99

TRAMA
ReBurning Prison, carcere di massima sicurezza, anno 2020 circa. Melice Redding è una condannata a morte, ma non ricorda il perché. La causa dell'amnesia è la separazione da sua figlia appena partorita e per questo Mel entra in stato di shock. Grazie a Gabriel uscirà dalla catatonia e, sempre grazie a lui, avrà la possibilità di tornare indietro, prima che il crimine per cui è condannata venga commesso. Melice viaggia nel tempo per rivivere il suo passato senza nessun ricordo dell'arresto, senza condizionamenti. Tutto procede regolarmente, fino alla notte di Halloween.



Inizio subito con il dire che l'elemento distopico è limitato veramente al minimo e cioè all'ambientazione in un prossimo futuro (per l'epoca in cui è stato scritto, ora presente, e cioè anno 2020) e per il fatto che ad alcune persone siano stati sostituiti pezzi di corpo con impianti elettronici, rendendole di fatto cyborg. Uno di questi è Gabriel, guardiano nel carcere di massima sicurezza dove è rinchiusa Melice, condannata a morte per omicidio e con un unico ricordo degli anni precedenti il suo arresto: sua figlia Sadie, partorita in carcere. 
A Melice viene però data un'opportunità: ritornare indietro nel tempo e cercare di evitare gli eventi che hanno portato al suo arresto. 
Conosciamo così due Melice, una cupa e introversa che mal sopporta le provocazioni di Gabriel il quale cerca di stimolarle i ricordi, nel tempo presente, e una solare, positiva e piena di voglia di vivere, nel tempo passato.
Fonte Web
Questo cambio di atmosfere, esterne e interne, è fortemente marcato attraverso la scrittura di Michela, che riesce a far arrivare al lettore gli stati d'animo della protagonista in maniera netta e precisa. Insieme a lei proveremo l'angoscia dell'oblio, la voglia disperata di sapere cosa ne sia stato della sua bambina, più che del motivo per cui sia stata condannata a morte; vivremo l'attrazione e allo stesso tempo il senso di fastidio per il guardiano che la provoca ogni volta che gliene si presenta opportunità, in una perenne semioscurità che riveste non solo gli ambienti, ma anche la sua anima.
Quando torneremo al passato vivremo anche giornate di sole e speranza: nonostante i difficili rapporti familiari, Melice vuole ottenere il meglio dalla vita, conosceremo il suo meraviglioso rapporto con Bea, la sua migliore amica, la sua confidente, la sua valvola di sfogo e la sua compagna di abbuffate davanti alla tv, Bea che ha un grave problema di salute, Bea che non ne fa un dramma, Bea che raccoglie i pezzi di Mel quando un evento devastante la riduce ad un mucchietto di disperazione.
Fonte Web
E sapremo. Ci indigneremo, urleremo, e piangeremo. Io ammetto di aver dovuto asciugare gli occhi a ripetizione per poter andare avanti con la lettura, per un determinato episodio che mi ha fatto male al cuore.
E poi arriveremo all'ultima pagina dove tutto quello che eravamo stati indotti a pensare, viene ribaltato. La bravura di Michela sta anche nel far appassionare il lettore ai personaggi, a farglieli vivere in un modo e scardinare tutte le sue convinzioni nel giro di un paragrafo. E farlo piangere. Di nuovo. Oltre a fargli bramare di avere tra le mani il secondo volume della trilogia per sapere.
Questo è un romanzo che declina i sentimenti nelle sue varie sfaccettature: quelle di una figlia verso i propri genitori, quelle di una madre verso la propria figlia, quelle di una donna verso il proprio uomo, quelle di due amiche che si amano tanto da arrivare anche a compiere scelte sbagliate.
La parte che ho più apprezzato in questo romanzo è stata proprio il racconto di un'amicizia di quelle vere, di quelle che ti portano ad essere brutale quando è l'unica scelta possibile, a renderti ridicola se serve, a prodigarti in tutti i modi possibili per far star bene l'altra persona. In queste righe ho riconosciuto la Michela con la quale converso tutti i giorni, la sua grande empatia e il suo desiderio di vedere serene tutte le persone che ha intorno.
Mentre la parte che mi ha forse messa un po' più in difficoltà è stata la flessione romance (genere per il quale non nutro particolare predilezione), che per fortuna è limitata veramente a poche pagine.
Quindi ringrazio Laura che mi ha dato la possibilità di leggere questo libro e Michela per averci messo un pezzettino di sé. Non mi rimane che leggere quanto prima il seguito e poi il volume conclusivo che uscirà a breve!
Se amate le belle storie, questa trilogia fa per voi.




martedì 25 febbraio 2020

[Questa volta leggo...] L'intruso - Antonio Ferrara

Trama: Nuccio a volte pensa di essersi abituato ai soprusi di Marcello. Ma un giorno, all'ennesima aggressione di quel ragazzo violento, reagisce. Nuccio non ha mai chiesto aiuto ai suoi genitori, contro il bullo. E come poteva? È lui che deve proteggere i suoi genitori. E siccome è un ragazzo, sbaglia. Ma sarà questo errore a gettare una nuova luce nella vita della famiglia. Una luce su cui incombe però un'ombra nera, inquietante... Una storia sulla complessità della vita, su come nel male sia spesso nascosto il bene e viceversa.
Titolo: L'intruso
Autore: Antonio Ferrara
Casa editrice: Einaudi Ragazzi
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 137
La cosa più bella del mese di febbraio e che poi arriva marzo! Anche per questo mese di "transizione" verso la primavera vi lascio la mia recensione per la rubrica "Questa volta leggo..." ideata dai blog La lettrice sulle nuvole  e  Le mie ossessioni librose. Per questo appuntamento, considerato che febbraio sembra essere il mese dell'amore, bisognava parlare di un libro con una coppia in copertina, ma essendo allergica (o poco ci manca) ai romance ho scelto una coppia di tipo diverso, ma non meno importante, quella rappresentata da un padre ed un figlio. Vi racconto quindi le mie impressioni sul libro "L'intruso" di Antonio Ferrara.
Questo autore non sbaglia un libro! Resto ogni volta sorpresa ed incantata dalla sua capacità di inventare e raccontare storie che parlano a tutti, al giovane come all'adulto, senza per questo perdere di complessità. Ha il dono innato di sapersi rapportare con ogni tipo di lettore, con immediatezza. E questo ve lo scrivo ad ogni nuova recensione di un suo libro, ma è verissimo. Non è una cosa che si verifica con molti autori!  Prendiamo ad esempio questa storia. Leggendo la quarta di copertina sembra un libro sul bullismo invece è molto più. E' un libro sulla malattia, sulla perdita di una persona cara, sulla famiglia, sull'amicizia, sull'amore e, sì,  anche sul bullismo. Soprattutto è un libro sull'insondabile, su quegli elementi inspiegabili e misteriosi che a volte possono toccare le nostre vite e che dobbiamo prendere così, per quello che sono, senza cercare a tutti i costi di renderli razionali. Accadimenti minimi o di rilievo che lasciano intuire un collegamento con un mondo ALTO, ma non per questo spaventoso. Posso veramente dire poco sulla trama perché ha uno sviluppo totalmente diverso da quello che io stessa mi aspettavo e svelarvene una parte non sarebbe corretto. Quindi devo girarci intorno e dirvi solo quello che si può. Ad esempio che il protagonista descrive la madre in modo toccante e partendo da piccoli particolari di vita quotidiana e con pochi tocchi ce la rivela per intero, nella sua grandezza che è tutta nell'occhio di chi la guarda, di chi le vive accanto. Una di quelle eroine che "si prendono cura" delle persone che amano, senza ostentazione, e che portano gioia e serenità nella vita di chi sta loro accanto. Parte di questo amore la madre di Nuccio lo esprime anche in cucina, facendo le pizze fritte con prosciutto e mozzarella. Non sono solo pizze fritte, credetemi, perché si riveleranno importanti.
Altro aspetto importante del libro è la messa a fuoco del senso di colpa e di come riesca a lavorare in modo sotterraneo e terribile dentro chi lo prova. Il protagonista, ad inizio libro, insieme ai suoi amici ha dato una lezione al bullo Marcello, perché orami la situazione era diventata insostenibile ed era necessario reagire. Questo atto di violenza, seppur quasi estorta a dei ragazzi non soliti  praticarla, viene taciuto e tenuto nascosto innescando una serie di colpevoli omissioni che scavano dentro la loro coscienza, provocando un malessere che li allontana. Ci sono diversi colpi di scena, svelamenti e rivelazioni tra le pagine di questo libro che mescola amarezza e dolore con la gioia del primo amore e la rinascita delle speranze. Il finale dolceamaro lascia intendere che tutto si può e si deve superare con il confronto, il dialogo, un pochino di fiducia negli altri e di spirito di accettazione. Alcune cose non possono cambiare, purtroppo, ma è in nostro potere saper andare oltre e renderle esperienza, vissuto che ci rende migliori e più consapevoli. Una storia intensa.







venerdì 21 febbraio 2020

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te - Lorenza Stroppa

Trama: Diego non è un tipo da traguardi convenzionali, non cerca certezze, tantomeno relazioni stabili. Vicino ai quarant'anni, vive insieme alla gatta Mercedes in una mansarda vista laguna a Venezia e colleziona avventure senza troppi pensieri. La sua grande passione da sempre sono i libri e le parole, e ne ha anche fatto una professione: lavora come editor in una casa editrice. Per questo quando un giorno, mentre sta facendo la spesa al supermercato, trova per terra un'agenda, non può che rimanere colpito da ciò che vi è scritto. L'agenda appartiene a una certa Giulia Moro, che vi ha appuntato una singolare "to do list", una lista di cose da fare che a un certo punto si interrompe misteriosamente. Incuriosito, Diego si mette sulle tracce di Giulia, pittrice di talento ma tormentata da un dolore che le impedisce di utilizzare il rosso - il colore del sangue, del fuoco, del cuore - nei suoi quadri. Diego si fa trovare, apparentemente per caso, nei luoghi indicati nell'agenda di Giulia: quando i due si parlano per la prima volta, tra loro scatta un'immediata attrazione. Ma Diego pensa di essere troppo inaffidabile per riuscire ad amare, e per Giulia l'amore non rientra affatto nella sua "to do list"... Lorenza Stroppa attraverso le voci alternate dei due personaggi ci conduce nei vicoli e nelle strade fatte d'acqua di una Venezia intrigante e luminosa, lontanissima dai cliché turistici, e delinea una mappa non solo geografica ma sentimentale.
Titolo: Da qualche parte starò fermo ad aspettare te
Autore: Lorenza Stroppa
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 2020
Pagine: 288

Colpo di fulmine immediato per questo libro. Cosa lo ha scatenato? L'ambientazione a Venezia, la storia dell'agenda smarrita che lui trova con tutti gli appunti di lei sulle cose da fare e il fatto, per niente secondario, che l'autrice  sia pordenonese, come me. Lo volevo e l'ho avuto e poi l'ho letto con voracità. E mi è piaciuto, cavolo se mi è piaciuto. In virtù della storia che racconta e per come la racconta, nonostante la mia allergia alle storie romantiche. Questo però non è solo un romanzo d'amore, sarebbe riduttivo definirlo in questo  modo. E' un libro che  descrive la bellezza e l'amarezza, il dolore della vita e anche l'amore vi trova posto, come è naturale che sia, ma stretto stretto, aggrovigliato con l'amicizia e tanti altri sentimenti. Ora che la lettura è terminata, con calma, voglio riguardalo, assaporarne alcuni brani. A Venezia  ci ho studiato e per diversi anni l'ho percorsa instancabilmente, ma a ripensarci mi picchierei perché l'ho sempre fatto in modo automatico e meccanico, senza giocare a perdermici, senza la curiosità che ora invece mi anima. Dopo molti anni torno in quella città grazie ad un libro, ad una storia intrigante. Due voci si alternano tra le pagine e ci raccontano due diversi punti di vista, forse due modi di intendere il mondo. Diego è il solito Peter Pan sciupafemmine che abbiamo trovato in tante storie e del quale non ci stanchiamo mai, almeno noi donne, perché è il tipo d'uomo che rappresenta una sfida. A Giulia invece forse lui non interessa, perché lei è una donna segnata, con diversi lati oscuri e non ha tempo da perdere in certi giochi. I misteri di Giulia li scopriamo poco a poco, con l'agenda smarrita alla mano. Diego infatti la utilizza come una mappa, per seguire Giulia, facendo finta di incontrarla per caso, fino a rimanerne affascinato, avvinto come una mosca nella tela di un ragno. Il lettore segue i due protagonisti in luoghi non (troppo) turistici di una Venezia afosa, di un'estate che declina. Venezia così bella, vitale e allo stesso tempo decadente, antica e perfetta per questa trama. Vi avverto: se il libro lo prenderete in prestito munitevi di un quadernetto per prendere nota dei posti citati, perchè poi sarà bellissimo  programmare una gita e accompagnare i protagonisti nel loro vagare. Andremo a scegliere un libro nella libreria Acqua alta, ci perderemo in un labirinto alla Fondazione Cini, mangeremo un gianduiotto con la panna da Nico alle Zattere e toccheremo il cuore di argilla di Orio e Melusina nel sotoportego dei Preti. Questo per citare solo alcune delle cose che potremo fare. Vorrei già avere il biglietto del treno in mano e una giornata di ferie da segnare sul calendario.
Riprendendo le fila della storia, il gioco a rimpiattino tra Giulia e Diego ha un esito forse scontato, ma non rappresenta per nulla l'epilogo del romanzo che invece prosegue oltre quello che ci aspettavamo, scardinando i cliché, superando gli stereotipi e illuminando a ritroso tutto il percorso fatto. Perché, e non servirebbe dirlo, ma a volte lo dimentichiamo, per amare qualcuno bisogna sempre partire da se stessi. Non troppo e non in maniera egocentrica, ma quel tanto che basta per avere qualcosa da donare agli altri.
Non voglio dire di più, vi invito piuttosto ad immergevi nella lettura del libro e a fare la conoscenza dei molto personaggi che lo animano. 
Ringrazio Mondadori per avermi fornito la copia digitale del  romanzo. ma a questo punto non posso che acquistare anche quella cartacea!




mercoledì 19 febbraio 2020

I cariolanti - Sacha Naspini

Titolo: I cartomanti • Autore: Sacha Naspini • Editore: E/O • N.pagine: 169 • Data di uscita: 19 febbraio 2020 • Copertina flessibile € 16,00 • Ebook € 11,99

TRAMA
Aldo è un disertore della prima guerra mondiale. Invece di partire per il fronte decide di costruire un rifugio sotterraneo nei boschi per prendersi cura della sua famiglia: una moglie, un figlio. Bastiano è un bambino e al chiuso della "tana" sperimenta le contingenze della vita: il freddo, il caldo, la fame, soprattutto la fame. Finché la guerra finisce ed entra nel mondo. Ma lo fa segnato dalla privazione; ogni impulso fa capo al luogo da cui proviene: una buca. E poi la propensione alla natura (vera, bestiale), che si infrange con le dinamiche violente che comandano il mondo degli uomini... Bastiano è un ragazzo quando impara l'amore. Sperimenta il carcere, quindi la seconda guerra mondiale. Si confronta con inaspettati segreti di famiglia. Intanto, cerca di donarsi alle esperienze della vita. Eppure non può liberarsi dal filtro animalesco che lo ha marchiato in tenera età. È una pallottola impazzita, sparata da un'arma dalla canna storta, votata a traiettorie imprevedibili, fa capo all'istinto, agli impulsi primordiali. La fame ora ha un'altra accezione: amore, accoglienza, l'idea battente di una casa, una famiglia...

Immaginate di entrare in una buca scavata nel terreno, con la testa che sfiora il soffitto, con l'acqua che penetra ogni volta che piove e va a riempire tutti gli spazi che trova. Lo sentite l'odore di terra bagnata? La sentite l'umidità che azzanna le ossa? Quanto pensate di poter resistere in una situazione simile? 
Fonte Web
Bastiano in quella buca ci entra a nove anni, ci rimane per i lunghi mesi necessari a far finire la guerra, a permettere al padre di non partire per il fronte, perché possa prendersi cura di lui e della madre. Il padre e la madre , però, non sono gli unici inquilini in quella buca, c'è anche la compagna più fedele di Bastiano, quella che gli si appiccicherà addosso in quella buca e non lo lascerà mai più: la fame. Quella fame scava un buco nella pancia di Bastiano, urla il suo bisogno di essere placata, non importa al prezzo di quale nefandezza, l'importante è che taccia.
Bastiano e i suoi genitori usciranno da quella buca, proveranno a condurre una vita normale, ma la terra che li ha avvolti non li abbandonerà, la fame che ha divorato i loro stomaci e rosicchiato i loro cervelli non se ne andrà, ma assumerà altre forme e urlerà altri bisogni.
"Se non mangio tutto poi arrivano i Cariolanti. Quando li sogno sono due, un uomo e una donna vestiti male, scavati fino all'osso e con tutti i capelli appiccicati sulla faccia. Camminano strascicando i piedi nudi, sporchi di sangue e terra. E dita bitorzolute, e braccia lunghe, anzi lunghissime, fino alle ginocchia. Lunghissime e secche."


I Cariolanti, figure malvagie che avrebbero rapito e divorato chi non avesse mangiato tutto ciò che gli veniva offerto, una volta usciti dalla buca diverranno il nome dietro a cui nascondere la vergogna della fuga, una sorta di ricompensa per non essere mai stati beccati. 
Fonte Web
I Cariolanti è un romanzo disturbante, crudo, la cui lettura non è adatta a stomaci deboli, ma allo stesso tempo è un romanzo ipnotico, che una volta iniziato si ha l'impellenza di terminare, perché si sente la necessità di sapere fino a che punto un'infanzia negata, violata, può plasmare un individuo rendendolo più simile a una bestia che a un uomo, sperando che a Bastiano venga riservata una sorta di redenzione, e una volta giunti all'ultima pagina chiuderlo e riporlo in libreria da dove non possa più farci rabbrividire.
La scrittura di Naspini è potente, lo avevo già sperimentato in "Ossigeno" e ne ho avuto conferma con questo romanzo, è una scrittura che non concede spazi all'immaginazione, né tregua al lettore. 
Il romanzo è diviso in tredici capitoli che raccontano ognuno un'età del protagonista, dai nove ai cinquantadue anni, attraversando due guerre, vivendo l'esperienza del carcere, della deportazione in una spirale di angoscia che trova compimento nell'ultimo capitolo, con una scelta difficile da ipotizzare ma probabilmente l'unica possibile.
Bastiano mi ha suscitato un groviglio di emozioni, ho trovato impossibile empatizzare con lui, con la sua alienazione, ma allo stesso tempo ho provato pena per lui, sono arrivata a commuovermi quando i segreti familiari gli si rivelano con una crudezza inaudita e in certi passaggi ho avuto perfino paura di lui.
Sacha Naspini sa indagare i lati peggiori dell'animo umano e renderli al lettore senza filtri, senza moralismi né interpretazioni, lasciando ad ognuno trarre le proprie considerazioni. 
Una capacità a mio avviso notevole, oltre che rara.
Ringrazio Edizioni E/O per avermi fornito la copia del romanzo.




mercoledì 12 febbraio 2020

Svegliami a mezzanotte - Fuani Marino

Titolo: Svegliami a mezzanotte • Autore: Fuani Marino • Editore: Einaudi • N.pagine: 168 • Data di pubblicazione: 1 ottobre 2019 • Copertina rigida € 17,00 • Ebook € 4,49

TRAMA
Un tardo pomeriggio di luglio in un'anonima località di villeggiatura, dopo una giornata passata al mare, una giovane donna, da poco diventata madre, sale all'ultimo piano di una palazzina. Non guarda giú. Si appoggia al davanzale e si getta nel vuoto. Perché l'ha fatto, perché ha voluto suicidarsi? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino è sopravvissuta a quel gesto e alle cicatrici che ha lasciato sul suo corpo e nella sua vita. Ma le cicatrici possono anche essere una traccia da ripercorrere, un sentiero per trasformare la memoria in scrittura. Marino decide cosí di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. In parte memoir, in parte racconto della depressione dal di dentro e storia di una guarigione, anamnesi familiare e storia culturale di come la poesia e l'arte hanno raccontato il disturbo bipolare dell'umore, riflessione sulla solitudine in cui vengono lasciate le donne (e le madri in particolare) e ancora studio di come neuroscienze, chimica e psichiatria definiscano quel labile confine tra salute e sofferenza: "Svegliami a mezzanotte" è un testo incandescente nel guardare senza autoindulgenza, anzi a tratti con affilata autoironia, in fondo al buio. Disturbante come a volte è la vita, ma luminoso nella speranza che sa regalare.


"Il disagio e il dolore, quando altrui, diventano difficili da quantificare: si finisce per non comprenderne l'intensità. E come vale forse per ogni esperienza, chi non ci è passato a stento può comprendere. Così il gesto più tragico diventa folle, oppure fonte di chiacchiere, perfino ridicolo."
Fuani Marino afferma che chi non è passato attraverso una determinata esperienza non possa comprenderne a pieno il significato. Ma forse nemmeno chi ci passa riesce a capire pienamente ciò che sta attraversando. Ed è per questo che, dopo un tentato suicidio del quale non riesce a cogliere il fattore scatenante, Fuani Marino prende in mano una penna e inizia a scrivere questo libro, una sorta di autoterapia per cercare nei meandri della propria mente una spiegazione al suo gesto, al suo modo di essere.
"Cosa accade quando ad ammalarsi, a cedere, non è una parte qualsiasi del nostro corpo, con le sue funzioni e la sua anatomia, ma l'organo più complesso che la nostra mente? È possibile, quando questo accade, che sia l'ammalato stesso a fornire prove e argomentazioni? Il mio tentativo è questo libro."
Questo racconto inizia con la descrizione del suo lancio, del suo volo dal quarto piano, a pochi mesi dal parto; un racconto lucido, chirurgico e talmente nitido da togliere il fiato al lettore, che ha quasi la sensazione di vuoto sotto ai piedi, vede avvicinarsi l'asfalto, tremando per la paura del dolore fisico che proverà. Paura che non ha mai attraversato la mente della protagonista. Una volta realizzato di non essere morta, ha dovuto fare i conti con la forza che l'ha guidata a compiere quel gesto e, al pari delle persone che le vivevano accanto, si è chiesta "Perchè?". Solo andando a ritroso nei ricordi, nel prima e nel dopo quel volo, cercando di analizzare segnali mai colti e mancanze mai considerate, vede la possibilità di trovare una risposta. 
Non siamo di fronte ad un romanzo, nonostante in certi punti la forza comunicativa lo potrebbe far pensare, ma piuttosto tra queste pagine troviamo un memoir, arricchito da citazioni letterarie e poetiche balzate all'attenzione  dell'autrice nel tentativo di rispondere alle proprie domande. 
In questo viaggio viene posto l'accento alla scarsa o errata attenzione che la nostra società riserva alla malattia mentale, riducendola quasi ad un "difetto di fabbrica" non riparabile, al quale si possono solo mettere delle pezze nel tentativo di rendere l'individuo fallato il più accettabile possibile.
"Sento di poter affermare in misura abbastanza certa che nessun dolore fisico, nessuna debolezza legata al corpo, nessun cedimento di una parte di noi paragonabile all'avere la testa che non funziona. Perché se la testa non risponde, tutto il resto è inutile."
Un libro che mi auguro sia servito all'autrice, sicuramente utile a tutti noi per comprendere quanto sia difficile vivere una condizione di disagio psichico, quanto sia sottovalutata questa condizione e quanto scarsa sia l'attenzione che viene data a sintomi importanti che potrebbero portare a conseguenze invalidanti.
Fuani Marino porta la sua storia scritta sulla pelle, su quelle cicatrici che le ricordano ogni giorno quanto successo. Quelle cicatrici sono incise, nero su bianco, in questo libro. Facciamone buon uso.

In calce non troverete un voto, in quanto essendo un racconto di vita così particolare non mi sento in grado di darne una valutazione.




venerdì 7 febbraio 2020

La ricamatrice di Winchester - Tracy Chevalier


Trama: Winchester, 1932. A trentotto anni Violet Speedwell sembra ormai inesorabilmente destinata a un’esistenza da zitella. La Grande Guerra ha preteso il suo tributo: il suo fidanzato, Laurence, è caduto a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati, e ora le «donne in eccedenza» come lei, donne rimaste nubili e con scarse probabilità di convolare a nozze, sono ritenute una minaccia, se non una vera e propria tragedia per una società basata sul matrimonio. Dopo essersi lasciata alle spalle la casa di famiglia di Southampton, e le lamentele della sua soffocante madre, ferma all’idea che dovere di una figlia non sposata sia quello di servire e riverire i genitori, Violet è più che mai intenzionata a vivere contando sulle proprie forze. A Winchester riesce in breve tempo a trovare lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazione, e ad aver accesso a un’istituzione rinomata in città: l’associazione delle ricamatrici della cattedrale. Fondata dalla signorina Louisa Pesel e diretta con pugno di ferro dall’implacabile signora Biggins, l’associazione, ispirata a una gilda medievale, si richiama a un’antica tradizione: il ricamo di cuscini per i fedeli, vere e proprie opere d’arte destinate a durare nei secoli. Sebbene la Grande Guerra abbia mostrato a Violet come ogni cosa sia effimera, l’idea di creare con le proprie mani qualcosa che sopravviva allo scorrere del tempo rappresenta, per lei, una tentazione irresistibile. Mentre impara la difficile arte del ricamo, Violet stringe amicizia con l’esuberante Gilda, i capelli tagliati alla maschietta, la parlantina svelta e un segreto ben celato dietro i modi affabili, e fa la conoscenza di Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri e luminosi come schegge di vetro. Due incontri capaci di risvegliare in lei la consapevolezza che ogni destino può essere sovvertito se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi del tempo. Due incontri che insegnano anche che basta a volte un solo filo per cambiare l’intera trama di una vita.

Titolo: La ricamatrice di Winchester
Autore : Tracy Chevalier
Casa editrice: Guanda
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 287


Da quando ho iniziato a scrivere su questo blog, oltre ovviamente alla Bacci, ho sempre avuto un'interlocutrice speciale, un'anima affine non solo per gusti letterari, ma anche per il modo di vivere nella blogsfera. Il nostro motto, con il quale concludiamo spesso le conversazioni in chat, è "Peace, love e ...sticaxxi!" .. nel senso che il valore primario è la gentilezza (ci mancherebbe!), ma in certi casi un chissenefrega è sempre una buona soluzione. Sto parlando di Roberta del blog La libreria di Tessa. E' lei il mio riferimento principale per quanto riguarda la letteratura per adulti e dopo un periodo di letture non sincronizzate, finalmente abbiamo affrontato un romanzo nello stesso momento e quindi oggi regaliamo due recensioni al prezzo di una! Un affarone! Se poi il libro a lei sia piaciuto e quanto lo scopriremo cliccando qui.
Il romanzo è l'ultimo della Chevalier. Con il penultimo devo dire che non eravamo state molto furtunate, ricordo moltissime mele e tanto sidro, al punto che io nemmeno l'ho terminato (Roby è stata più disciplinata e se cercate da lei trovate la recensione). Però avevo molto gradito Strane Creature, per non parlare del famosissimo La ragazza con l'orecchino di perla e quindi qualche mela di troppo non poteva di certo tenermi lontana dalla ricamatrice di Winchester. Il valore aggiunto, ai miei occhi, era l'alto tasso di zitellaggine contenuta nel libro. Non scherzo: amo i libri dove ci sono donne sole, autonome e se a fine libro restano tali è ancora più interessante. A questo proposito il mio testo di riferimento è "Per guarire un cuore infranto" di Barbara Pym. Che bei ricordi: indici bibliografici, tazze di cioccolata calda e di the, uomini barbosissimi e stile molto english. Forse dovrei rileggerlo.
In questo libro della Chevalier, la protagonista Violet, è quella che all'epoca veniva definita "donna in eccedenza". Il fidanzato è morto in guerra (la prima) come il il fratello maggiore, il padre non c'è più e lei vive con una madre anaffettiva e irritante. Ha un altro fratello sposato con figli, anche abbastanza simpatico, ma che ha un non troppo celato timore di doversela prendere in carico quando sarà anziana e ancora (ovviamente) nubile. Violet in questa non felice situazione si sente in gabbia e cerca e trova lavoro in una cittadina, Winchester, a distanza di sicurezza da tutti i condizionamenti familiari. Una scelta che ha un prezzo che si traduce nel soggiorno in una camera di una pensione gestita da una vedova irritante quasi quanto sua madre, pranzi e cene che non saziano mai e un lavoro ripetitivo e mal pagato in un ufficio freddo. Una diversivo sembra quello di entrare nel gruppo delle ricamatrici della cattedrale di Winchester, che stanno lavorando a dei cuscini da preghiera dai ricami elaborati e preziosi. Venir accolta da queste donne permette a Violet di ampliare i propri interessi e  di stringere  nuove amicizie, in particolare con la poco convenzionale Gilda e con il campanaro Arthur, sposato e molto più anziano di lei, ma al cui fascino non è insensibile.
Nella prima parte del romanzo non accade molto e ci si dilunga spesso sul ricamo tanto che ad un certo punto Tessa, dall'altro lato della chat ha sbottato "ma qui il ricamo ha preso il posto delle mele!",  ma superata la metà si sente una netta accelerata e non mancano i colpi di scena. Forse anche troppi.
La cosa strana del libro è che non mi ha convinta del tutto, soprattutto in alcuni snodi narrativi, ma che è stata comunque una lettura gradevole. Credo che questo sia dovuto alla qualità della scrittura della Chevalier, al suo tocco sicuro e al fatto che riesce a intrecciare Storia e romanzo in modo mirabile. Il punto di forza è  nella descrizione dei rapporti familiari di Violet con nuora, fratello, nipoti e quel terribile dragone di sua madre. In questo l'autrice è acuta ed attualissima. I tentativi di Violet di affrancarsi dagli impegni e da quel che ci aspetta da lei sono presenti e ben descritti: le vacanze da sola, la rivendicazione di un riconoscimento sul lavoro e di una gratificazione, anche sessuale e non solo sentimentale. La fame, le lunghe serate di noia in condivisione dello spazio con le altre donne affittuarie della pensione in cui vive Violet, tutto questo ci permette di avere un assaggio di un passato non troppo lontano in cui da sempre la  famosa "stanza tutta per sé" è una necessità fisica e psicologica. Quello che non mi ha convinta è tutta la parte più "movimentata": l'innamoramento nei confronti di Arthur, la presenza di un molestatore che sembra essere entrato per caso nel libro, giusto per creare l'ostacolo, fino al finale abbastanza moderno, ma che non mi ha coinvolta. Il ricamo però resta il filo conduttore e su questo non voglio sembrare insensibile e poco ricettiva. Ho ben compreso che in quel periodo storico poteva essere un modo per lasciare un segno, piccolo, ma tangibile, di un passaggio, di un subbuglio che poi porterà a ben altro. Ago e filo restano oggetti chiave, risolutori addirittura in certi passaggi.
Ho molto apprezzato invece il personaggio di Gilda e la mia empatia ed attenzione sono andate tutte nella sua direzione, quasi fosse in realtà lei il personaggio principale a cui è stata "scippata" la storia.
Questa volta il mio è un consiglio di lettura confuso e non tanto definito. Mi è piaciuto senza entusiasmi, ma resta comunque un libro che regala alla descrizione della condizione delle donne nel tempo una sfumatura in più, nuova e interessante. A voi la scelta.

















lunedì 3 febbraio 2020

Ossigeno - Sacha Naspini


Titolo: Ossigeno • Autore: Sacha Naspini • Editore: Edizioni E/O • N.pagine: 211 • Data di pubblicazione: 18 settembre 2019 • Copertina flessibile € 16,00 • Ebook € 11,99

TRAMA
Laura scompare nel nulla il 12 agosto del '99, a otto anni. Viene ritrovata in un container il 6 ottobre del 2013. Adesso di anni ne ha ventidue. Luca sta cenando con suo padre, i carabinieri irrompono, portano via l'uomo. Le accuse mosse nei confronti dello stimato professor Carlo Maria Balestri sono gravissime: dietro la facciata di un antropologo di fama si nasconde il Male. Suo figlio non può che assistere alla scena, impotente. Cosa succede se un giorno scopri che la persona che ti ha generato è un mostro? "Ossigeno" è la storia di ciò che resta. La cattura del maniaco non è la fine di un incubo: segna l'inizio di nuove vite. L'esperimento perverso del professor Balestri continua: non imprigiona più delle bambine in una scatola di ferro, ci sono altre gabbie con le quali in molti devono confrontarsi. Per esempio quella genetica, del sangue, da cui Luca non ha via d'uscita. E com'è parlare a una figlia sopravvissuta a quattordici anni di reclusione? Laura sorride, si comporta come una ragazza normale. Ma a volte è colta da una sorta di raptus: dopo essersi persa nella città entra in un bar qualsiasi e si chiude in bagno. Se può, resta lì anche per un'ora. È il suo modo per riprendere fiato e poi tornare all'aperto, in apnea. Qualcuno è lì, la sta seguendo e lei lo sa. La domanda che continua a risuonare è questa: chi ha rinchiuso chi?


"L'asfalto è crollato, nella strada che mi lega a tutto c'è un buco: porta il nome di mio padre."
Quando il mostro è il vicino di casa viene da chiedersi come sia possibile non essersi mai accorti di nulla. Ma quando il mostro è tuo padre, un uomo esemplare, rispettabile, un acclamato professore per il quale senti anche un po' d'orgoglio, immaginate cosa possa significare?
Fonte: web
In una sera come un'altra, stai cenando con lui e i carabinieri vengono a prenderlo, accusandolo della peggiore delle nefandezze: aver rapito, segregato e ucciso delle bambine. E tu non te ne sei mai accorto. Come si fa a superare il vuoto che ti si apre sotto ai piedi, che ti toglie le certezze, che ti porta a non sapere più chi sei, se non sai più da dove provieni? 

Ossigeno è un romanzo denso. Denso di angoscia, di malinconia, di sofferenza. E assolutamente privo di quell'ossigeno che campeggia in copertina. Come già altri prima di me hanno evidenziato nelle loro recensioni, l'ossigeno è esattamente l'elemento che manca. Manca a Luca, il figlio del mostro, manca a Laura, la vittima sopravvissuta, manca alla madre di Laura, che non riconosce in quella donna alienata la bimba persa tanti anni prima. Questi sono i tre punti di vista che Naspini usa per raccontare il dopo, l'orrore non mentre viene perpetrato, ma quando ci si ritrova a raccogliere le macerie, con la consapevolezza che nulla potrà essere riedificato.
Mentre Luca cerca di ricostruire se stesso e la madre di Laura tenta di riconoscere quella figlia perduta, Laura dovrà imparare a vivere di nuovo. 

Fonte: web
L'essenza di Laura è rimasta in quel container, un utero che l'ha accolta per quattordici lunghi anni, che è stato prigione, ma anche culla, costrizione ma anche protezione. È come se dal container fosse uscito un guscio vuoto, che al pari di un neonato deve imparare a vivere, respirare, camminare, in uno spazio troppo grande, troppo pieno, troppo aperto, troppo sconosciuto. Ed ecco che la necessità di sentirsi di nuovo protetta da pareti che può toccare solo allungando un braccio, si fa necessità. Viene da chiedersi: cos'è la libertà? Sicuramente la risposta non è uguale per tutti.

Con una scrittura asciutta, quasi "nervosa" Naspini ci conduce al centro dell'angoscia per poi condurci al capitolo finale, che si ricollega al prologo, dove la domanda che campeggia per tutta la lettura, "perché?",  trova una risposta. Agghiacciante.
Fate scorta di ossigeno e leggetelo. Ne varrà la pena.