La pazienza del sasso - Carmela Scotti


 

Titolo: La pazienza del sasso • Autrice: Carmela Scotti • Editore: Garzanti • N.pagine: 240 • Data di pubblicazione: 25 marzo 2021 • Copertina rigida € 16,90 • ebook € 9,99

TRAMA

Della madre, Argia ricorda lo sguardo sereno mentre fa danzare le dita sui tasti del pianoforte. Il suo profumo, nei pomeriggi in cui le insegna a intrecciare i fili con il tombolo nella soffitta calda. In quei momenti, Argia si sente il centro dell’universo materno e vorrebbe occupare quel posto per sempre. Ma il suo si rivela presto un desiderio impossibile. Quando sua sorella Dervia viene al mondo, la prima cosa che fa è toglierle quel primato. Senza alcuno sforzo. Del resto, Dervia è tutto ciò che Argia non è mai stata: bella, aggraziata e fragile. Di una fragilità che è naturale proteggere, ma è altrettanto facile colpire. Bastano piccoli dispetti, un rifiuto a una richiesta di aiuto, un silenzio troppo profondo, perché Argia sfoghi l’invidia e la gelosia che le si muovono dentro e, crescendo, si abbandoni a gesti e ripicche sempre più velenosi nei confronti di Dervia. Fino a raggiungere il punto di non ritorno. Da allora sono passati anni. Argia si è rifatta una vita lontano dall’aspra Sicilia dove è cresciuta. Lontano da un passato troppo pieno di rancore e frustrazione. Eppure, intorno a sé vede solo macerie. E si rende conto che i legami di sangue, per quanto non cercati e non voluti, restano eterni e ci definiscono. Per questo deve tornare nel Belice. Per riallacciare i fili di un’esistenza che altrimenti resterebbe soffocata dai fantasmi di un tempo che non esiste più. Carmela Scotti torna a sondare le zone d’ombra dell’animo umano con la penna affilata, precisa e tagliente che la contraddistingue fin dal suo esordio, “L’imperfetta”. “La pazienza del sasso” è una storia che ci parla di legami familiari. Di espiazione. E del perdono che si cerca quando la verità, avvolta dalle nebbie del tempo, diventa opaca e rischia di confondersi con l’ossessione.


Quanti danni può fare l'affetto negato? Quanto può essere distruttiva l'indifferenza di una madre? Quanto dolore può causare, a cascata, su chi gravita intorno all'oggetto della sua indifferenza?

Argia è una bambina paffuta, sgraziata, ma felice: i suoi genitori sono dei musicisti, la loro è una famiglia serena che la fa sentire amata, la madre inventa per lei giochi e balli e per lei Argia prova un amore totalizzante. 

Una perfezione destinata a rompersi e precipitare

Argia non ha dubbi sul momento in cui la tragedia ha avuto inizio: la nascita di sua sorella. Dervia è una bambina graziosa, solare, l'esatto opposto di Argia, e giorno dopo giorno le ruba la scena, si fa strada nel cuore della madre un pezzettino per volta. Nel momento in cui le sue manine affusolate si poggiano sui tasti del pianoforte Argia capisce di avere di fronte un nemico, l'odio inizia a germogliare in lei, alimentando le sue giornate, spegnendo la sua luce interiore, facendola sentire "mediocre, grassa, inutile".

"I corpi non si scelgono, si abitano, e per quanto mi sforzassi di attirare la sua attenzione, di rendermi aggraziata ai suoi occhi, era a Dervia che mia madre riservava quello sguardo estatico, da santa al cospetto della luce divina."

Quando la madre cade vittima di un incidente domestico che la precipita in un abisso di depressione, la loro famiglia implode, il padre si allontana e per Argia è logico addossarne tutta la responsabilità alla sorella, iniziando a tormentarla psicologicamente. La provoca, Argia, vuole che Dervia reagisca, che le ritorni la sua stessa rabbia, per trovare conferme, assolversi. Ma Dervia è sempre stata il suo esatto opposto, un'anima candida, remissiva, che assorbe colpo su colpo.

"Ciò che più ho odiato di Dervia è stata la sua costanza cieca nell'amare chi non la ricambiava ... con quel vizio del perdono che era un'arma sempre carica, pronta a colpirti quando eri più vulnerabile."

È proprio Argia a raccontarci il deserto emotivo che la abita, è lei a narrare la sua storia, di come non si sia mai amata e di come abbia riversato l'odio che provava verso se stessa su chi le stava intorno, durante un lungo viaggio che da Monza la sta portando a Musolino, il suo paese d'origine, in quel Belice devastato dal terremoto di tanti anni prima, che insieme alle case ha spazzato via anche ogni barlume di serenità.

Si apre così, questo romanzo, con Argia che, insieme al figlio Lucio e all'amico d'infanzia Nicola, intraprende un viaggio verso le sue origini, verso il luogo dove tutto ha avuto inizio, dove felicità e dolore si sono mescolati, impastati e cristallizzati dentro di lei; man mano che scorrono i chilometri si srotola anche la matassa di emozioni mai affrontate, consegnandoci il ritratto di una donna arida, vuota, capace delle peggiori nefandezze che più volte avrei voluto prendere a sberle, ma che non sono riuscita a odiare perché in fondo tutto l'odio che si potrebbe rivolgerle sarebbe solo un granello di fronte a quello che lei stessa si è inflitta. A volte avrei voluto abbracciarla, consapevole dell'inutilità di questo gesto, che non l'avrebbe smossa di un millimetro.

"Il mio egoismo è una stanza dalle pareti in cemento armato, una struttura antisismica a prova di tenerezze."

Una donna che solo affrontando il suo passato riesce a vedersi completamente, il cui percorso verso il perdono è lungo, sofferto e soprattutto solitario. Un percorso durante il quale molte verità verranno a galla, segreti che faranno tremare le vene e i polsi a chiunque li veda svelati.

Carmela Scotti ha la rara capacità di indagare i grovigli dei rapporti familiari, disegnarne dei ritratti crudi e impietosi, mostrandone le sfaccettature più brutali, senza pietismi e senza giudizi, lasciandone facoltà al lettore. Una scrittura lirica e allo stesso tempo essenziale, per una storia sull'importanza del perdono e dell'accettazione dei propri limiti.

Se amate le storie familiari, introspettive e le narrazioni potenti, questa lettura è per voi.

Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito la copia cartacea di questo romanzo




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