Recensione "La mia prediletta" di Romy Hausmann

Titolo: La mia prediletta • Autore: Romy Hausmann • Traduttore: Alida Daniele • Editore: Giunti • Data di pubblicazione: 28 ottobre 2020 • N.pagine: 381 • Copertina flessibile € 16,90 • Ebook € 10,99

TRAMA

In una notte gelida, un'ambulanza porta in ospedale una donna investita da un'auto sul ciglio del bosco. È incosciente e senza documenti. Con lei c'è una bambina dalla pelle bianchissima e gli occhi di un azzurro glaciale. L'unica informazione che riesce a dare su sua madre è che si chiama Lena. A poco a poco, però, lo strano comportamento della piccola insospettisce i medici. Non conosce il suo cognome, né il nome di suo padre, né l'indirizzo di casa: vivono chiusi in una capanna perché «nessuno li deve trovare». E il terrore sale quando la bambina afferma innocentemente, come se fosse la cosa più normale del mondo, che sua madre «ha ucciso per sbaglio papà», ma non serve chiamare la polizia perché hanno lasciato il fratellino Jonathan a ripulire quelle brutte macchie rosse sul tappeto... Appena viene avvisato, il commissario capo Gerd Bru?hling ha subito un'intuizione: quella donna non può essere che Lena Beck, la figlia del suo migliore amico, scomparsa 14 anni prima. Ma c'è qualcosa di vero in ciò che racconta quella strana bambina? Come ritrovare la capanna, il fratellino e il cadavere del rapitore, se davvero è stato ucciso? All'arrivo dei genitori di Lena in ospedale, una realtà ancora più sconcertante verrà alla luce. E sarà difficile districarsi in questa rete di verità, fantasie infantili, indizi contrastanti.

Il mio compleanno non è ancora arrivato, sarà fra qualche giorno, ma ho già ricevuto un sacco di libri (e questa cosa mi rende molto felice). Tra questi c'era "La mia prediletta", thriller la cui trama mi aveva subito intrigato, ma titubavo perché con questo genere la delusione è sempre dietro l'angolo.
Invece stavolta è stato amore, perché questo romanzo è davvero ben strutturato e ben scritto.
Tutto inizia quando una donna senza documenti viene portata in ospedale in seguito ad un incidente stradale, insieme alla figlioletta, Hannah, una ragazzina dai modi strani e dall'aspetto singolare: pallidissima, quasi diafana.

La donna è incosciente, quindi i medici si affidano alla bambina per ricostruire l'accaduto, ma il suo racconto rivela un quadro sconvolgente; Hannah riferisce di un padre esanime con il cranio sfondato nel soggiorno di casa, di una madre, di nome Lena, in fuga dopo averlo aggredito e di un fratellino rimasto in casa per togliere le macchie di sangue dal tappeto. Viene quindi informata la polizia, che subito sospetta trattarsi di una ragazza scomparsa nel nulla quattordici anni prima. 
Inizia così un viaggio tra i ricordi di Hannah e di Lena, del padre di Lena, Mathias, che da quattordici anni attende di sapere cosa sia successo alla figlia, e di Jasmin, della quale non dirò nulla per non rovinarvi la lettura, e durante questo viaggio i particolari sconvolgenti si sommeranno, si moltiplicheranno e per quasi tutte le 380 pagine anziché dare risposte faranno sorgere nuove domande:

Chi è Lena?
Cosa ha fatto Jasmin?
Cosa nasconde Mathias?
Dov'è Sara?
Cosa ha vissuto Hannah?
Cosa ha visto Jonathan?

I vari capitoli sono un'alternanza di ricordi e testimonianze di Hannah, Lena, Jasmin e Mathias e l'autrice è riuscita a dare ad ognuno di loro una voce perfettamente riconoscibile, unica
Un thriller nel quale i personaggi sono perfettamente caratterizzati e lo stile di scrittura decisamente scorrevole e coinvolgente.
Le vicende narrate parlano di amore malato, di brama di possesso, e riportano alla memoria fatti di cronaca tristemente noti, di ragazze segregate per lunghi anni dentro cantine o capanni nel bosco, sottoposte a privazioni e sevizie, dove ogni attore è vittima, perfino il carnefice di turno. La bravura di Romi Hausmann sta proprio nel rendere le varie altalene emotive, suscitando a volte rabbia, altre compassione per ognuno di loro, riuscendo a far provare al lettore le stesse angosce dei suoi protagonisti
"Sono prigioniera, la libertà non ha cambiato questo dato di fatto. Fiuto l'odore del gulasch nella pentola, e in una persona che mi vuole fare del bene fiuto l'odore del pericolo, e sono pronta ad affrontarlo armata di coltello."
Pian piano il quadro si completerà fino ad arrivare ad un ultimo capitolo quasi poetico, così carico di emozioni, così struggente che non sarà facile trattenere le lacrime. E in un thriller, a mio avviso, questo è l'elemento che lo rende speciale.
Se amate i thriller psicologici non potete farvi sfuggire questo romanzo, sono certa che vi conquisterà.
Ringrazio Cristina di Leggere in silenzio per il regalo decisamente apprezzato (leggilo!)




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