Sul lato selvaggio - Tiffany McDaniel


ATTENZIONE - Immagine sensibile: relativa a droghe


Titolo: Sul lato selvaggio • Autore: Tiffany McDaniel • Traduttore: Luca Briasco • Editore: Edizioni Atlantide • Data di uscita: 5 marzo 2020 • N.pagine: 384Brossura € 26,00 (copie numerate) 


TRAMA
“C’era della bellezza, nel lato selvaggio. E c’era della bellezza nelle donne che lo abitavano. Mia madre, mia zia, nonna Keith. Donne dalla pelle sempre calda, che sembrava sudassero anche nel bel mezzo di una tempesta di neve. Donne che si mettevano il mascara ascoltando la radio e parlando con orgoglio della nostra antenata di tanti secoli prima che era stata condannata per stregoneria, impiccata non una ma due volte, e poi bruciata, quando il cappio si era spezzato.«È da lei che abbiamo preso questa pelle sempre calda. Non puoi dare fuoco a una donna e pretendere che le sue eredi non provino il calore delle fiamme. Ed è sempre da lei che abbiamo preso la capacità di predire il futuro», diceva nonna Keith, sottolineando come anche io e mia sorella fossimo almeno un po’ streghe. «Non voglio essere una strega», disse mia sorella. «Hanno le verruche sul naso». «Tesoro», disse nonna, prendendole il viso tra le vecchie mani, «essere una strega non significa indossare un cappello a punta, cavalcare una scopa o avere una verruca sul naso. Significa essere una donna che non vuole padroni. Una donna con un potere. È per questo che le hanno dato fuoco. Hanno cercato di ridurre in cenere il suo potere, perché una donna che dice più di quello che dovrebbe dire, e fa più di quello che dovrebbe fare, è una donna che bisogna cercare di mettere a tacere, e distruggere. Ma esistono cose che neppure il fuoco può distruggere. E una di queste cose è la forza di una donna»”.
Scrive così Tiffany McDaniel ne “Sul lato selvaggio” che viene proposto in anteprima mondiale da Atlantide nella traduzione di Luca Briasco. Il romanzo – che si rivela visionario, potente e ipnotico nello stile di Tiffany McDaniel, tanto apprezzato dai lettori italiani – prende spunto da una serie di sparizioni e delitti femminili insoluti avvenuti a Chillicothe, Ohio.

Ho finito questo libro più di una settimana fa, ma ho dovuto prenderne le distanze per poterne scrivere, perché tra le sue 384 pagine c'è un carico di dolore tale che è difficile doverlo riaffrontare subito dopo averne concluso la lettura.
Se avete letto il primo romanzo della McDaniel, "L'estate che sciolse ogni cosa", sapete benissimo come questa autrice riesca ad arrivare al fondo del pozzo di dolore che i suoi personaggi sperimentano, e in questo romanzo il pozzo è, se possibile, ancora più profondo.
L'autrice prende spunto da un fatto di cronaca, una serie di sparizioni e delitti femminili insoluti, avvenuti a Chillicothe, Ohio, e costruisce la storia di due gemelle, Arcade e Farren, conosciute come Arc e Daffy.
"Mi chiamo Arcade. Ho preso il nome dalle luci brillanti e intermittenti di quello che era il gioco preferito di mio padre e mia madre quando erano abbastanza sobri da ricordarne le regole. In seguito hanno cominciato a chiamarmi Arc. Mia madre diceva che ero la sua piccola archeologa. Ma per quante cose abbia tirato fuori scavando, nessuno ha mai fatto altrettanto con me."
Daffy invece deve il suo nomignolo alla nonna materna che la soprannominava "Poetessa Daffodil" per la sua capacità di mettere le parole in rima.
Arc e Daffy sono figlie di una coppia di tossicodipendenti che hanno vissuto l'unica parentesi felice della loro esistenza con la nonna materna, Keith, una donna sconfitta dalla vita che tenta come può di evitare un tragico destino alle nipoti.
"Si poteva quasi sentire il sapore della sua tristezza, nelle torte che cucinava."
Figlia di una suicida, con una serie di relazioni fallimentari alle spalle, madre di due ragazze , Adelyn e Jo, entrambe tossiche, cerca di dare alle nipoti uno strumento per sopravvivere alle brutture del loro mondo.
Mentre realizza una coperta all'uncinetto fa loro vedere i due lati del lavoro, quello superiore, bello, e quello inferiore, selvaggio, dove finiscono tutti i fili volanti e spiega loro che passando i fili all'interno del lavoro anche il lato selvaggio può diventare bello. 
Le sorelline torneranno poi a vivere con i genitori, disintossicatisi per un periodo brevissimo, un attimo fuggente di normalità, naufragato presto in una spirale di dipendenza che porterà alla morte del padre.
Adelyn precipiterà in un abisso di depressione e Jo, la sorella, si trasferirà da loro con il pretesto di aiutare, mentre invece scivolerà nel degrado della dipendenza trascinando tutti in un buco nero senza soluzione.
Per Arc e Daffy esiste una sola realtà, fatta di siringhe e bustine, di soldi che non bastano mai e di espedienti per procurarseli, il più semplice dei quali passa per le camere di mamma e zia, in un andirivieni di uomini tutti uguali, che loro chiameranno tutti John.
"A chi puoi parlare dei demoni, quando i demoni sono proprio le persone che dovrebbero prestarti ascolto?"
In quei lunghi anni in cui la loro infanzia viene inevitabilmente brutalizzata, Arc, la più forte delle due, cerca di proteggere Daffy, di "rimettere i fili dentro il lavoro, di far diventare bello anche il lato selvaggio" attraverso il racconto della versione bella delle loro giornate, o prendendo i pennarelli e disegnando sul pavimento la vita che vorrebbero.
Il loro è un destino segnato, la strada le conduce inevitabilmente nel pantano della dipendenza nel quale hanno sempre galleggiato, finendo a prostituirsi per strada.
La voce narrante è quella di Arc che ci dice fin da subito che è una tossica, togliendoci ogni speranza in un lieto fine nel chiarirci fin dall'inizio che il suo è il racconto di una vita disgraziata conclusasi con la sua morte prematura.
"Ma io ero qualcuno, prima di morire. Io sono più della mia morte."
Questo romanzo però non si consuma nel tempo di una storia, va molto oltre, scava nelle viscere del dolore, del degrado, dello strazio, raccontandoci attraverso la storia di Arc quello che è il "lato selvaggio" del'America, l'altra faccia della medaglia, quella sporca, vergognosa che si cerca di oscurare attraverso il luccichio del sogno americano.
L'autrice ne fa un'analisi lucida e cruda, arrivando a spiegarci la genesi dell'eroina, sostanza creata in laboratorio come l'antidolorifico perfetto, somministrato anche ai bambini e utilizzato in larga parte dai soldati impegnati nella Prima Guerra Mondiale, creando così uno stuolo di tossicodipendenti destinato a proliferare negli anni.
Questo romanzo ci mette di fronte alla quotidianità della dipendenza, indicandoci che dentro al lato selvaggio si nasconde quello bello, entrando nelle menti e nei cuori dei tossici, spogliandoli di ogni bruttura e lasciandoli nudi e fragili ai nostri occhi. 
Un romanzo tutto al femminile che mostra la dualità delle donne, il lato fragile rappresentato da Adelyn e Daffy, e il lato forte con Jo Arc, dove la forza non è sempre sufficiente, in un universo di John qualunque che prendono senza dare nulla in cambio. 
Un finale che ho intuito in anticipo, rifiutando di accettarlo, e che aggiunge dolore e sconforto a un quadro già duro da affrontare.
"Siamo state figlie, sorelle e madri, ma nessuno crederà a questo se non dopo aver pensato che eravamo tossicodipendenti, prostitute e individui dalla mente debole, di cui è stato facile sbarazzarsi per poi dimenticarle. Vi dimenticherete anche di noi. Se però, per puro caso, dovessimo tornarvi in mente ... siamo state figlie, sorelle e madri. Ricordateci per questo."
Romanzi come questo vanno letti nel momento in cui si è pronti per accogliere un carico di dolore fuori dall'ordinario, ma sono assolutamente necessari, a mio avviso.
Con il primo romanzo mi sono innamorata della scrittura di Tiffany McDaniel e con questo ho avuto la conferma di essere alle prese con un talento davvero raro.



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