I cieli di Philadelphia - Liz Moore


Titolo: I cieli di Philadelphia • Autore: Liz Moore • Traduttore: Ada Arduini • Editore: NN • Data di pubblicazione: 21 maggio • N.pagine: 460 • Copertina flessibile €18,00 • Ebook € 8,99

TRAMA
Michaela Fitzpatrick è un’agente di polizia. Vive da sola e tra mille dif coltà si prende cura del figlio Thomas, un bambino dolce e intelligente. Pattuglia le strade di Kensington, il quartiere di Philadelphia dove è cresciuta e dove l’eroina segna il destino di molti, perché vuole tenere d’occhio l’amata sorella Kacey, che vive per strada e si prostituisce per una dose. Un giorno, Kacey scompare da Kensington, proprio nel momento in cui qualcuno comincia a uccidere le prostitute del quartiere. Michaela teme che sua sorella possa essere la prossima vittima e con l’aiuto del suo ex partner, Truman, inizierà a cercarla con era ostinazione, mettendo in pericolo le persone più care, e rivelando una verità che lei stessa prova a negare con tutte le sue forze.Tra detective story e saga familiare, Liz Moore costruisce un romanzo in cui passato e presente si intrecciano e si illuminano componendo il ritratto di una donna vulnerabile e coraggiosa, tormentata da scelte sbagliate e fedele al suo senso di giustizia, e racconta un quartiere ai margini del sogno americano, ma cuore pulsante di un’umanità genuina e desiderosa di riscatto.
Kensington, quartiere di Philadelphia, è coperto da un cielo scuro, cupo, denso di degrado, corruzione, miseria, ma se ci si sforza un po', sopra ai nuvoloni densi si possono vedere sprazzi di azzurro, lampi di precaria serenità, messi continuamente in pericolo, retti da un equilibrio troppo fragile per poter essere duraturo.
Fonte: https://www.jeffreystockbridge.com
È proprio a quegli sprazzi che Liz Moore ci chiede di volgere lo sguardo, attraverso le sue parole che riescono a descrivere lo squallore con poche pennellate crude ma allo stesso tempo poetiche. Il rossore di una guancia che normalmente associamo ad una tenera emozione, qui serve a descrivere un veleno che circola nelle vene e scava le carni; l'azzurro polveroso che ricopre le assi di una casa abbandonata che evoca perfetti scatti d'autore, qui nasconde corpi scombussolati dalla mancanza della dose quotidiana e l'olezzo di un'umanità ai margini. Attraverso la storia di Michaela saremo costretti a confrontarci con una realtà fatta di dipendenze non sempre frutto di irresponsabilità e desiderio di autodistruzione, ma spesso corredo "cromosomico" al pari del colore degli occhi o dei capelli.
"Penso alle scelte che ha fatto mia madre e dolorosamente mi rendo conto che non sono poi così diversa da lei. È solo la natura delle nostre dipendenze a essere diversa: la sua era una dipendenza (...) chiara e definita, la mia è amorfa, ma non meno malsana. Ha qualcosa a che fare con il moralismo, la percezione di sé, l'orgoglio."
Michaela Fitzpatrick è un agente di polizia, pattuglia le strade di Kensington,
Fonte: https://www.jeffreystockbridge.com
quartiere dove è nata, che per Philadelphia equivale alla polvere da nascondere sotto al tappeto.
Orfana, cresciuta con una nonna che si fatica ad inquadrare, a tratti detestabile, in altre situazioni giustificabile, ma mai amabile,  e con una sorella, Kacey, dal carattere forte, indipendente, che presto imbocca la via sbagliata, la più semplice per chi vive in quel quartiere, Mick è riuscita ad affrancarsi da un destino segnato, diventando espressione di rettitudine, perseveranza, riscatto. Quando nel quartiere iniziano a verificarsi morti sospette di giovani prostitute tossicodipendenti e contemporaneamente si perdono le tracce di Kacey, collega delle vittime, Mick inizia ad indagare e contemporaneamente a viaggiare a ritroso nella sua storia, incastrando i tasselli che l'hanno portata fino a quel momento, sola, con un bambino piccolo da crescere, rendendo al lettore un'immagine che si modifica via via che il racconto prosegue, illuminando lati che finora aveva oscurato anche a se stessa.




"Ripenso alla signora Mahon, alla sua mano che si muove nell'aria sopra alla scacchiera. 'Tutti i pezzi sono buoni e cattivi insieme.' Da un certo punto di vista è possibile riconoscere la verità di questa frase."
Fonte: https://www.jeffreystockbridge.com
In un'alternanza tra passato e presente, dove i capitoli dell'"Adesso" iniziano con una facciata completamente nera, quasi a simboleggiare il buio nel quale Michaela si muove, sia nell'indagine che nella consapevolezza di sé, veniamo trasportati all'interno di una storia in cui le nubi si diradano e la realtà si stringe intorno alla protagonista, avvolta da un crescente senso di isolamento e abbandono, arrivando a mettere in discussione ogni scelta, ogni parola detta, o taciuta.
I colpi di scena non mancano, aumentando la necessità di sapere, di andare avanti nella lettura, fino alla scoperta del nome dell'assassino, assolutamente insospettabile, e con la sensazione di aver letto un romanzo che va ben oltre il poliziesco, pur avendone le caratteristiche. Vi consiglio, a fine romanzo, di leggere anche la nota della traduttrice, alla quale vanno i miei complimenti, che saprà dare al lettore ulteriori elementi per comprendere al meglio la lettura, oltre ad andare a vedere le meravigliose fotografie scattate da Jeffrey Stockbridge che riusciranno ad immergervi completamente nelle ambientazioni del romanzo.
Ringrazio NN per la copia cartacea.




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