lunedì 2 settembre 2019

Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico - Alexander McCall Smith

Trama: Isabel Dalhousie, filosofa e investigatrice, è ormai soprattutto una mamma premurosa, attenta alle esigenze del suo piccolo Charlie, di un anno e mezzo. Ma Isabel non può tirarsi indietro quando c'è da aiutare un'amica, Stella Moncrieff, il cui marito Marcus non osa più nemmeno uscire di casa, depresso e in preda alla vergogna. Medico specializzato in malattie infettive, Marcus è accusato di aver causato - con un parere errato su un nuovo farmaco - la morte di un paziente, e rischia così di perdere carriera e cattedra universitaria. È assolutamente necessario che Isabel ne sappia di più, anche perché l'assistente del dottor Moncrieff sembra nutrire un notevole astio nei suoi confronti... E poi c'è da gestire la gastronomia (e soprattutto il complicato commesso Eddie) della nipote Cat, partita per una vacanza, e non manca anche una piccola crisi di coppia con Jamie, che la trascura per nuove amicizie. E naturalmente ci sono i consueti dubbi filosofici e la Rivista di etica applicata. Insomma, certo non ci si annoia nella Edimburgo della nostra intelligente e affascinante protagonista...
Titolo: Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico
Autore: Alexander Mccall Smith
Casa editrice: Tea
Anno pubblicazione (della copia in mio possesso): 2013
Pagine: 246
Chi un po' mi conosce sa che quasi tutte le mie recensioni sono positive, per il semplice fatto che non amo scrivere di libri che non mi sono piaciuti o che mi hanno dato poco. Di media pubblico una recensione a settimana, ma a fronte di quattro giudizi favorevoli ci sono solitamente altri quattro libri che ho letto e dei quali non ho avuto voglia di scrivere. Giusta o sbagliata, è una mia scelta. Non sento il bisogno di mettervi in guardia, di allontanarvi da alcuni libri, scrivo solo per il mio bieco piacere e per convincervi a leggere quello invece che mi ha convinta, emozionata o sedotta intellettualmente. 
Ogni tanto, ma non spesso, può capitare che uno di questi libri Ni susciti nella mia persona delle reazioni forti o più che altro delle domande. Nel caso specifico la domanda è Perché? Perché proprio questo romanzo è stato scelto per un gruppo di lettura al quale ho (forse, a questo punto) intenzione di partecipare? Cosa lo rende meritevole?  A lettura terminata mi interrogo con curiosità sui motivi della scelta. Innanzitutto questo libro fa parte di una serie, quella dell'investigatrice dilettante e filosofa Isabel Dalhousie, ma non è il primo. I libri di una serie, secondo il mio modesto parere,  andrebbero letti in ordine cronologico, a meno che le vicende personali dell'investigatore non siano importanti (e questo non è il caso). Perché un conto è se Miss Marple, per dire, da un giallo all'altro ha iniziato un nuovo maglione ai ferri o ha cambiato marca di tè e tutto un altro paio di maniche se invece si è fidanzata con uno scapolo aitante e ha deciso di prendere in casa i di lui cinque figli! Oltre a chiedere perché, io chiedo anche...ma il giallo dov'è? Chi lo ha rubato? La parte investigativa infatti è talmente esile che non sono sicura di averla veramente letta e quindi cosa resta? Le vicende della protagonista, i suoi dubbi esistenziali ed etici, i suoi dilemmi filosofici e soprattutto le sue preoccupazioni sentimentali.
Tutto molto urbano, garbato, interessante e ben raccontato, sia chiaro, ma a parte questo? Non riesco a dilettarmi con questo tipo di letture, quelle per intenderci che se ne riconosci ogni citazione ed allusione ti fanno sentire una persona molto colta. Evidentemente invece sono una persona molto ignorante e digiuna di filosofia e quando arriverò (se ci andrò) al famoso gruppo di lettura mi si aprirà un mondo. Ad esempio capirò che il famoso dilemma del carrello ferroviario altro non era che una metafora del dubbio etico in cui era precipitato il protagonista dell'intreccio giallo. E poi scoprirò che la seconda soluzione del dilemma del carrello era un'altra metafora, ancora più pregnante, che rappresentava le indecisioni emotive di Isabel rispetto all'avere un compagno giovane e bello. Lasciarlo per non soffrire in futuro o vivere a pieno la relazione accettandone i rischi? Mah. Quante cose scoprirò il prossimo 9 settembre! Tantissime immagino, ma se qualcuno volesse illuminarmi prima sono a disposizione. Quello che a me è rimasto dopo la lettura è il ricordo di una narrazione gradevole e ben scritta, ma che non è mai riuscita a conquistare totalmente la mia attenzione e che già mentre ne scrivo si sta lentamente scolorendo nella mia memoria (fatta eccezione per il dilemma del carrello ferroviario naturalmente).
Nel frattempo, mentre dissipo con leggerezza il mio tempo con letture di questo tenore,  attendo con trepidazione l'uscita del nuovo giallo di Hakan Nesser, La confraternita dei mancini, in cui l'ispettore in pensione Van Veeteren e l'ispettore in servizio Barbarotti si incontreranno per la prima volta per lavorare allo stesso caso. Non è mai stato gradevole, Nesser, ma memorabile talvolta sì (menzione special per "L'uomo che odiava i martedì").
 
(In questo particolare caso al giudizio devo aggiungere una postilla, ossia Ci si può pensare, se non si deve stirare.)

9 commenti:

  1. sai Lea questo è un autore che da tempo mi chiama ma fino ad oggi ancora non mi sono decisa a leggere.
    in giro ho adocchiato sia recensioni positive che negative e questa cosa mi lascia in bilico. Mi spiace che alla fine il romanzo non ti abbia soddisfatta pienamente però a quanto ho capito non è nemmeno andata male. Diciamo che si poteva fare di più, giusto?
    comunque sia, mi piace moltissimo leggere le tue recensioni.

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    1. Grazie Chicca. Penso che l'autore nel suo genere sia perfetto, ma purtroppo non è il tipo di narrazione che mi conquista.

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  2. Ciao Lea! Non so dirti per quale motivo al gruppo di lettura abbiano scelto questo romanzo in particolare; come dici tu non ha molto senso decidere per un libro che non sia il primo di una serie. Non so neanche dirti cosa renda meritevole questo romanzo. Posso però cercare di spiegarti per quale motivo io adori McCall Smith (anche se devo ammettere che la serie con protagonista Isabel Dalhousie è forse quella che meno incontra i miei gusti). Amo McCall Smith innanzitutto per il garbo che lo contraddistingue, e che anche tu hai notato. Poi perché è un profondo conoscitore dell'animo umano, ai cui difetti veniali guarda solitamente con indulgenza e senza dare giudizi. Lo amo per la sua ironia, prettamente britannica probabilmente, che mi lascia sempre un sorriso quando chiudo uno dei suoi romanzi. E' vero, difficilmente si rimarrà soddisfatti se si cerca una forte componente "gialla": anche nei romanzi con protagonista l'investigatrice del Botswana Precious Ramotswe la parte di indagine è "all'acqua di rose". Nonostante questo, e nonostante io non sia una persona particolarmente riflessiva, McCall Smith mi conquista ogni volta, con le sue digressioni filosofiche, con le sue ambientazioni perfettamente curate, con personaggi così autentici nella loro normalità che potrebbero essere i nostri vicini di casa anche quando stanno a Edimburgo o a Gaborone, perché alla fine tutti gli uomini sono uguali. Senz'altro a livello di trama rimane poco, ma c'è sempre qualcosa nel modo di scrivere di questo distinto signore che mi scalda il cuore. Mi scuso per questo pappardellone in "difesa" di McCall Smith (non sono la figlia segreta, giuro!), ma è uno dei miei autori preferiti e volevo provare a spiegarti il perché. Grazie per avermi letta Lea. Un abbraccio!

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    1. Vedi che faccio bene solitamente a non scrivere recensioni negative? Perché questa cosa che magari un pochino ti ho dato un dispiacere mi turba. Ad esempio se qualcuno parla male di Genovesi, di Harper Lee o di Coe io somatizzo. A parte tutto è sempre un piacere leggerti Nadia. Un abbraccio

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    2. Ahah ma figurati Lea! Mica si può avere tutti gli stessi gusti! Il bello di seguirvi è poter parlare di libri, ogni punto di vista arricchisce! Un abbraccio a te!

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  3. Il libro anche no, come Mik qui sopra, che i dilemmi filosofici non fanno per me. La tua introduzione sul perché preferisci recensire i romanzi che ti hanno lasciato qualcosa, mi ha fatto riflettere. È quello che faccio anch'io, consigliare le letture belle, ponendomi spesso il dilemma (filosofico, siamo in tema!) su quanto la scelta sia gradita o meno. Ecco, hai usato parole molto convincenti. Te le ruberò! Bacio.

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