lunedì 4 febbraio 2019

Cucinare un orso - Mikael Niemi

Trama: Lars Levi Laestadius è un carismatico pastore di origini sami, esperto botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista che a metà ’800 si diffonde a macchia d’olio tra la gente del Tornedal, nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. Jussi è il suo fedele compagno e discepolo, un ragazzo sami che Laestadius ha adottato, salvandolo dalla miseria e insegnandogli tutto sulle piante e sulla natura (ma anche a leggere, scrivere e, non meno importante, ad amare e temere Dio). Nell’estate del 1852 nel villaggio di Kengis, Jussi e il pastore sono chiamati d’urgenza da una famiglia di contadini della zona perché una ragazza che badava alle mucche è scomparsa nella foresta. Pochi giorni dopo viene ritrovata uccisa e la gente del posto subito sospetta di un orso. Lo sceriffo Brahe è pronto a offrire una ricompensa per catturare l’animale, ma il predicatore trova altre tracce che indicano un assassino assai peggiore ancora in libertà, e insieme a Jussi s’improvvisa detective, ignaro del male che lentamente si sta avvicinando a lui e che minaccia di distruggere la sua azione di rinnovamento spirituale.
 
Titolo: Cucinare un orso
Autore: Mikael Niemi
Casa editrice: Iperborea
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 507
 
 
 
 Di questo libro tutto è bello e prezioso: il formato compatto e la cover bellissima. Prima di iniziare a leggerlo lo si soppesa tra le mani, lo si guarda come fosse principalmente un oggetto, un contenitore e non solo un contenuto. Mi sono fatta cogliere da una certa tristezza all'idea di doverlo riportare in biblioteca,  perché sembra troppo raffinato per venir etichettato e timbrato, stretto tra altri libri negli scaffali e poi lasciato nelle mani di tutti, mani a volte gentili, altre volte irrispettose. Questo è stato un pensiero fuggevole, ma disturbante, poi subito accantonato ad inizio lettura.
L'interno non è meno interessante dell'esterno. Cucinare un orso è un libro importante, profondo, raro, ma al contempo selvaggio, a tratti brutale. Al suo interno la saggezza e la furia non addomesticata dell'uomo, i punti più alti della meditazione e i più bassi dell'abiezione umana. A volte mi sono ritratta, disturbata dalla lettura e altre volte ne ho riletto dei passaggi, chiudendo il libro per gustarmeli meglio. Le sue pagine ti trasportano altrove, in luoghi per noi distanti, e al tempo stesso i ragionamenti, i sentimenti che dominano i suoi personaggi sono universali ed attuali. Questo a mio parere è il doppio valore del libro: portarti lontano nel tempo e nello spazio e rimanere profondamente contingente.
L'ho sentito paragonare al Nome della Rosa di Eco e il rapporto tra il pastore Laestadius e il suo protetto, il giovane Jussi, fa pensare anche a Sherlock Holmes con il fidato Watson. Sono sicuramente accostamenti possibili, che regalano qualcosa in più alla trama, quella corrente di rimandi che è un linguaggio silenzioso che affascina il lettore e lo fa sentire parte di una seconda storia, tutta letteraria, oltre che umana. Certo è anche un giallo, con la ricerca di un movente e di un assassino, ma l'indagine procede senza certezza della pena. La verità sembra importare solo all'investigatore e al lettore. Tutto il libro è un'indagine, una lunga riflessione sulla fede, sul ruolo della donna all'interno della Chiesa (luterana) e soprattutto sul valore e l'importanza della scrittura e della lettura, della letteratura. Emblematico che  Jussi pensi di essere nato solo nel momento in cui il pastore ha tracciato il suo nome a penna sul registro.

Quando il pastore mi trovò sul ciglio della strada non ero ancora diventato un essere umano. Ma poi mi registrò nel suo libro. Mi creò alla vita, mi legò a una comunità con i suoi piccoli ghirigori sinuosi. E da quel momento io esisto
Si può dire di essere vivi solo quando si è consapevoli di esserlo? E' la cultura che ci forma, l'istruzione, la possibilità che ci regala di confrontarci come esseri umani, civilmente, su ogni questione. Dove esiste uno scambio di questo tipo non fa presa la violenza, non si insinua la paura e non si viene contaminati dalle rabbia. Dove c'è scrittura, dove c'è lettura, c'è confronto, dialogo, pace.
Il romanzo lascia aperte molte porte, ci si ritrova attoniti di fronte a numerose domande, indecisi sulla direzione da prendere. Quest'altro estratto mi ha lasciata letteralmente senza fiato:

Mi immagino grandi case piene zeppe di libri, così tanti che nessuno riuscirebbe mai a leggerli tutti, e al solo pensiero mi vengono le vertigini.  "Case così esistono davvero", - mi disse una volta il pastore. "Si chiamano biblioteche." "Non è possibile", risposi io. [...] "Dev'essere tremendo." Il pastore mi guardò con aria interrogativa. Pareva non capire. "Così tanto tempo", balbettai. "Nessuno riuscirà mai a leggerli tutti." "No, suppongo di no." "Solo...Dio." "Sì certo, Dio. Forse è proprio per questo che esistono le biblioteche, perché possiamo toccare con mano la grandezza di Dio." "Ma se esistono le biblioteche...abbiamo davvero bisogno di chiese?"
  
Ognuno scelga l'interpretazione che preferisce, la questione sollevata è tanto ampia, la domanda tanto profonda, che personalmente nemmeno provo a dare una risposta. Mi basta ragionare sul quesito. Penso di poterci pensare una vita intera e non basterebbe.
Vi invito a leggere Cucinare un orso armati di curiosità e di spirito aperto. E' una  lettura non convenzionale, che definire solo un giallo sarebbe riduttivo. Rimarrete affascinati dalla descrizione di questo mondo lappone di fine Ottocento, dalla sua natura non meno che dalla sua società.
Un libro che ho trovato necessario, che è giusto e bello che ci sia in mezzo a milioni di libri il cui valore si perde e scolorisce nel tempo. Un bel dono che ho fatto a me stessa.
 
 
 
 

9 commenti:

  1. Mi hai decisamente convinto.
    Più di titolo, copertina ed editore, che comunque già di per sé attraevano moltissimo. :)

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  2. Tostissima la citazione, spalanca una voragine. Credo sia una domanda che inconsciamente mi faccio anch'io, solo che non ho mai pensato di formularla in termini così esatti.
    Mi accodo a Mr Ink quissù: mi hai convinta.

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    1. Merita. Anche il libro di Papi che ho letto subito dopo approfondisce il concetto.

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  3. Credo che potremmo pensarci due vite, su quella domanda, senza darci una risposta definitiva. Io ci penso, intanto metto in lista...

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  4. Metto in lista subito! Ero già quasi convinta di leggerlo e ora non posso che correre in libreria e prenotarlo! Particolarissimi i romanzi Iperborea ma bellissimi nella forma e nelle copertine. Tempo fa lessi Storia di Asta che purtroppo non mi coinvolse ma indubbiamente scritto bene. Gran bella recensione!

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  5. Io devo ammettere che fatico un pochino con il formato Iperborea, ma questo libro mi incuriosiva da un po', e adesso che la tua opinione è così positiva credo che supererò la difficoltà e lo leggerò 😊

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    1. Invece per me è un formato bellissimo, come quello dei sellerio. Poi mi farai sapere. (secondo me si può usare pure come complemento d'arredo)

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