venerdì 26 ottobre 2018

Fate il vostro gioco - Antonio Manzini


TRAMA
Il ritorno di Rocco Schiavone. Questa volta il vicequestore deve vedersela con una storia di ludopatia, di avidità. Andando su e giù da Aosta al casinò di Saint-Vincent distante una manciata di chilometri si scontra con le incongruenze di uno Stato che lucra sul fallimento di famiglie trascinate nel fondo del barile dal demone del gioco d’azzardo. Nonostante la complessità dell’indagine Rocco non dimentica e cerca di ricucire i rapporti coi suoi amici romani: Sebastiano è ai domiciliari, Furio e Brizio a malapena gli rivolgono la parola.
Titolo: Fate il vostro gioco - Autore: Antonio Manzini - Casa editrice: Sellerio - Anno Pubblicazione: 2018 - Pagine: 391
*in nero gli interventi di Lea e in blu quelli di Stefi *         
    
Quando Rocco chiama io e Stefi non possiamo restare indifferenti, è come se si trattasse di un amico (Rocco, amico mio, se ti serve una mano sto qua, eh!) e abbiamo difficoltà a ricondurlo tra le pagine di un libro. Schiavone è tornato e noi abbiamo abbandonato le letture in corso per stare con lui. Il problema è che il tempo condiviso è sempre troppo poco e ci scoccia tremendamente dover aspettare (probabilmente un altro anno - stai scherzando, vero?) per ritrovarlo, soprattutto considerato lo scherzo che ci ha fatto Manzini con questo nuovo libro. Dovrebbe essere introdotta una pena per gli autori che lasciano i propri lettori in sospeso come allocchi! Non ho mica detto nulla che non si potesse dire vero? Manzini rischia di ritrovarsi con un'orda di lettori alle calcagna! Non si fanno questi scherzi a chi è rimasto fedele per tutti questi anni, non gli si dà un cucchiaino di Nutella per poi chiudere il barattolo senza pietà! 



In Pulvis et umbra Rocco era stato preso a schiaffi dalla vita e aveva raggiunto il punto più basso della sua parabola discendente. Qui lo ritroviamo molto provato, quasi a pezzi, ma indomito (rinnovo l'invito di cui sopra). Con furia, amarezza, continua ad andare avanti, a prendere a morsi la vita cercando quel qualcosa che potrebbe fare la differenza, ma è un ricerca senza gioia, un fare meccanico che non lo allontana dai pensieri cupi. Resta solo l'ironia, come maschera, ma anche come sfogo. La sua ironia è la caratteristica che me lo ha fatto amare, guai se la perdesse!  





In questo libro personalmente ho sentito molto la nostalgia di Marina: senza di lei a Rocco manca il lirismo, quell'ingrediente che bilanciava il suo sarcasmo. Senza di lei è tutto in bilico e solo il suo ruvido affetto nei confronti di Italo e Gabriele riesce a rimettere in equilibrio le cose. (Fermami se sto esagerando - se questo lo chiami esagerare...meglio che sia tu a fermare me!)
E poi all'improvviso se ne esce con questo decalogo - la meraviglia - che mi fa venire voglia di proporlo come presidente del Consiglio. Per me Rocco resta sempre un Robin Hood dei tempi moderni:
Ci sono delle regole, imbecille, e te non le conosci, questo è chiaro. E adesso ti dico il decalogo Schiavone, apri bene le orecchie e metti a memoria. Non si ruba sul posto di lavoro, non si ruba negli spogliatoi di una palestra, non si ruba ai ragazzini, alle mamme,  ai vecchi e si ruba ai ladri , ai corrotti, ai figli di puttana e ai mercenari. Non si ruba alle mignotte, si ruba ai papponi, non si rubano le pensioni, si svaligiano le banche, ammesso che hai i coglioni e sai fare un lavoro pulito. Non si ruba al tossico, si ruba al fornitore. Non si ruba il portafogli del cadavere, ma quello dell'omicida. E soprattutto, quando si ruba, se si vuole rubare, non ci si fa beccare.
Un tocco molto personale, un decalogo 100% Rocco che ho ricopiato sul quaderno delle belle frasi!
Nonostante questi momenti perfetti, non ho dubbi che l'autore si sia divertito molto alle spalle dei lettori! L'identità della mamma di Gabriele è stata la delusione più grande e mi pareva di sentire l'eco delle risate di qualcuno. Un colpo basso, Antò!
L'indagine è intrigante, come sempre, ma ho avvertito più di altre volte che questo è un libro di "transizione", che è servito a traghettarci verso altro. Ma verso cosa ancora non ci è dato di sapere.
Più che un libro di transizione è proprio un libro "incompiuto", una sorta di prima parte di un romanzo più ampio, tante sono le cose lasciate in sospeso, nessuna certezza viene data al lettore che si ritrova con la lingua penzoloni a cercare di darsi risposte che solo Manzini può dare. Antò e daje! Diccelo che il nuovo romanzo è già pronto (o quasi) e che non dovremmo attendere un anno per sapere come evolve la storia. Mettici pure che io so' anziana, la demenza galoppa e chissà fra un anno se mi ricorderò ancora cosa è successo in questo romanzo (e chi se lo scorda, ma io ce provo!)

Alla fine la commozione arriva, tanto che non potrò più guardare una pianta di limoni senza sentire un groppo in gola. Non me lo dire, che a me ora scende la lacrima anche quando taglio una fetta di limone per il tè. Mannaggia a Rocco!

In definitiva, se devo esprimere un giudizio, ho trovato questo romanzo lievemente sottotono rispetto ai precedenti, di questo prendo nota razionalmente, ma la mia parte emotiva grida che non me ne frega niente, perché sostanzialmente amo Rocco e la scrittura di Manzini e non chiedo di meglio che continuare a stare in loro compagnia. Non ho maturato per nessun altro protagonista di una serie il livello di affezione che ho per lui, nemmeno per Cormoran. Questo per me vuol dire molto.
Per quanto mi riguarda non ho avvertito un calo. Il ritmo più pacato rispetto ai precedenti lo attribuisco alla fase di vita che sta attraversando Rocco, secondo me Manzini ha voluto farci entrare completamente nel suo stato d'animo anche con il ritmo di narrazione. Rocco è a un punto di svolta, dopo le batoste subite nel romanzo precedente si ritrova in una sorta di limbo, una terra di nessuno emotiva, nella quale si muove per cercare di ricostruirsi, di raccogliere i pezzi per poter andare avanti, e un ritmo più sostenuto non avrebbe sortito lo stesso effetto. Ho molto apprezzato il fatto che venga messo in luce il lato più tenero del suo animo, il suo prendersi a cuore le persone che sente più vicine e affini, Gabriele e Italo, che come Schiavone stanno attraversando un momento di grossa difficoltà: il nostro burbero vicequestore ci dà l'ennesima conferma che dietro ad una ruvida corazza si cela un cuore generoso, sempre ovviamente mascherato da espedienti ai limiti del lecito e da atteggiamenti da ca@@ca@@o, altrimenti non sarebbe più il nostro Rocco! 




Un'altro aspetto che ho apprezzato di questo romanzo è stato lo scavare nel mondo della ludopatia, una piaga sociale che sta dilagando sempre più e che sta rovinando intere famiglie: Manzini riesce a farci comprendere come si senta un malato di gioco e di come, una volta entrati nel vortice sia tremendamente difficile uscirne.
Mi piace la tua interpretazione Bacci, allora diciamo che il ritmo è più pacato, che il periodo che vive Rocco è marroncino e quindi si intona benissimo anche con il mio, quindi... quindi avanti tutta e muoviti Antò a scrivere la sua prossima avventura!



















 
             











12 commenti:

  1. Accidenti che recensione meravigliosa.brave ragazze. Io sono ferma e devo recuperare ancora Pulvis et umbra ma al pensiero di un libro che mi lasci così pendente mi viene malissimo ma allo stesso modo sono curiosa di sapere come si evolverà la storia. Spero di raggiungervi presto.

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    1. Grazie Chicca! Recupera Pulvis et Umbra (sto male solo al pensiero di quello che succede lì dentro...) e poi via con questo ultimo titolo. Giusto oggi Manzini parlava di gennaio come probabile uscita della continuazione ;)
      Bacci

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  2. Lo sto leggendo in questi giorni e, per quanto la cupezza di Rocco e della tematica di fondo mi intristiscano, sono contenta di aver ritrovato il nostro vicequestore preferito.
    Bellissima recensione, complimenti 😉.
    Un abbraccio.

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    1. Grazie Cecilia. Ritrovare Rocco è sempre una sorta di ritorno a luoghi amati, per quanto cupi e tristi siano ci scaldano sempre il cuore.
      Un abbraccio a te

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  3. Io devo leggere ancora il primo quindi Manzini ha tutto il tempo di scrivere per me.

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    1. Sappi che una volta conosciuto Rocco ti sarà difficile starne lontana ;)

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  4. Per ora mi godo il ritorno in tivù (nonostante la noia, lo ammetto, della prima puntata della seconda stagione), ma prima o poi io e Manzini ci conosceremo, sì. ;)

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    1. Devi almeno provarci! Rocco è lo stesso della serie tv, ma le sue emozioni e le sue malinconie non rendono un decimo di quanto succede sulla carta stampata, credici

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  5. Ciao!! Io non vedo l'ora di leggere questo nuovo romanzo, specie dopo la vostra bella recensione :-)

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  6. Io sono ferma al primo romanzo della serie, ma leggervi è stato uno spasso! Devo recuperare, che sono anziana pure io e non si sa mai! (ciao Bacci)..

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    1. Per quello io vedo di recuperarli appena escono, per non dipartire con il rimpianto di non averlo fatto!
      Un bacio, Bacci

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