lunedì 13 agosto 2018

Tutti i bambini tranne uno - Philippe Forest

Oggi vi parlo di un libro che racconta la genesi e il consumarsi del dolore più grande che possa colpire un essere umano: la morte della propria amatissima figlia. 


Titolo: Tutti i bambini tranne uno • Autore: Philippe Forest • Editore: Fandango • N.pagine: 352 • Anno di pubblicazione: 2018 (prima pubblicazione 1997) • Copertina flessibile € 18,50 

TRAMA
"Il lungo anno in cui morì nostra figlia fu il più bello della mia vita." Una frase così, la può dire solo un padre: un padre sfacciatamente innamorato, arrogante, disperato, esibizionista, inerme, sarcastico, corazzato di tutta l'eloquenza della lingua francese. Philippe Forest ci racconta la vita e la morte di Pauline dal primo all'ultimo giorno. Pauline è una bambina di tre anni che ha un lieve dolore al braccio sinistro. Il pediatra, un po' preoccupato, le prescrive una serie di analisi. Si tratta di un cancro rarissimo che si diffonde rapidamente e le fa gonfiare l'arto. I genitori, Alice e Philippe, seguono costernati l'ingranaggio clinico. Dopata di morfina, la bimba subirà un'operazione... è un successo di breve durata, la "pallina" torna e con essa il dolore. Dopo il calvario di più ospedalizzazioni risulta che il male ha raggiunto un polmone. Una seconda operazione riesce, ancora una volta, a sopprimere il tumore e tuttavia "il cancro era come una fiamma che correva su un grande foglio di carta". Si estende all'altro polmone, impedisce alla bimba di respirare. Stavolta è veramente la fine, è soltanto una questione di ore, di minuti. I genitori assistono alla morte della loro unica figlia. Questa la trama, fredda, spietata. Philippe Forest non lo è. Con una scrittura vibrante e poetica racconta le giornate di vacanza con Pauline, i suoi giocattoli preferiti, le fiabe condivise, la pazienza e il coraggio di quella creatura, la sua maturità di fronte al dolore e all'impensabile. Intreccia e fonde questa storia con la storia della letteratura, lascia che venga sbranata dalla letteratura proprio perché ha imparato che i corpi amati scompaiono, mentre le parole che verranno fabbricate dopo la morte non salvano e non abbelliscono nulla.



In questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1997 e ripubblicato ora con una nuova traduzione da Fandango, Philippe Forest ci racconta i brevissimi quattro anni di vita della sua Pauline: in un'alternanza di passato e presente vivremo la loro famiglia del prima, quando il mostro del cancro era ancora una cosa che succedeva solo agli altri, e del dopo, quando il mostro si sarà fatto strada nel corpo della loro piccola bellissima bimba.

Vivremo la spensieratezza dei loro giochi, la tenerezza dei libri letti prima della nanna, e lo struggimento degli stessi gesti compiuti quando l'indesiderato ospite si era già creato un posto nella loro famiglia.
Con frasi brevi, a tratti essenziali e a tratti poetiche vivremo le fasi della spensieratezza, quelle dell'incredulità, quelle della speranza che dà ossigeno e quelle della caduta nello scoramento dell'irreparabile.

Il Forest scrittore si interroga sull'opportunità di mettere su carta questa sua esperienza arrivando a fare un excursus letterario, cercando tra le opere di scrittori e poeti celebri un senso al proprio dolore.
In particolare fa riferimento alle opere di V. Hugo e S. Mallarmé che hanno vissuto il suo stesso dramma, cercando corrispondenza al suo sentire, provando ad imprimere su carta l'elaborazione del lutto, non prima di averci condotti tra le pieghe dell'analisi delle loro opere e dedicando a ciò interi capitoli. Questa parte del romanzo farà sicuramente breccia tra gli amanti dei rimandi alla letteratura classica, ma per quanto riguarda il mio personale gusto ne ha appesantito la lettura.

Ho invece sorriso più volte nei momenti in cui il Forest papà prova a raccontare la Bibbia a Pauline, con tutta la tenerezza e l'ironia di un padre che cerca di spiegare cose così "grandi" ad una bimba così piccola; oppure nei momenti in cui è Pauline a raccontarci degli "sceneggiati" che i suoi genitori guardano durante i quali arriva inevitabilmente il momento in cui i due protagonisti stanno per baciarsi ed arriva improvvisamente l'ora della nanna per i piccini.
Attraverso la descrizione delle varie fasi della malattia, si arriva inesorabilmente ad un ultimo capitolo straziante, nel quale Forest ci mette di fronte alla difficoltà di lasciar andare una creatura tanto amata e dell'umana incapacità di estraniare l'individuo dal suo corpo.

"La sola cosa da capire è che non c'è niente da capire, che si muore come si nasce: per caso."

Un dolore raccontato senza vittimismi e senza forzature, in modo asciutto, senza fronzoli e forse per questo ancora più duro da digerire.
Un romanzo non per tutti, che mi sento di consigliare a chi ama le narrazioni iperrealistiche alternate a voli poetici e a chi non teme di condividere un'esperienza faticosamente dolorosa, e non solo per il breve spazio di un romanzo.
Ringrazio Fandango Libri per avermi inviato la copia del romanzo.



2 commenti:

  1. Solo da poco mi sono accorto quanto sia bello il catalogo Fandango.
    Nel dubbio, in lista anche questo. :)

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    1. Questo potrebbe proprio essere uno stile vicino ai tuoi gusti.
      Un abbraccio

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