Il diavolo nel cassetto - Paolo Maurensig

Trama: La letteratura è un affare molto serio per un borgo svizzero stretto in una vallata quasi soffocata dalle montagne: si narra che Goethe di ritorno dall'Italia vi trascorse una notte per via di un guasto alla carrozza su cui stava viaggiando. Addirittura tre locande, a lui intitolate, si contendono il vanto di averlo ospitato. Inoltre, dal prete anzianissimo che redige le sue memorie alla ragazzina un po' sciocca autrice di filastrocche, passando per il borgomastro, tutti gli abitanti del paese si sentono scrittori e ambiscono a essere pubblicati. Spediscono romanzi per posta e per posta ricevono i rifiuti dagli editori. C'è poco da scommettere, quindi, sul talento di queste mille anime. Finché il diavolo fa il suo solenne ingresso in scena: «tutto nella sua persona pecca di eccesso, il suo riso è sgangherato, il gesto è teatrale, e la voce, la voce poi, dove sembra essere custodito il segreto del suo fascino, è rotonda, impostata, senza asperità, senza picchi, ma cela un sottofondo di sospiri e lamenti». Si professa grande editore e dice di voler aprire proprio lí una filiale della sua prestigiosa casa editrice. Chi non è disposto a un patto col diavolo pur di veder pubblicato il proprio romanzo? L'unico che sembra in grado di capire la pericolosità della situazione è padre Cornelius, mandato dalla diocesi in aiuto del vecchio parroco. Ma forse nasconde anche lui qualche ombra
Titolo: Il diavolo nel cassetto
Autore: Paolo Maurensig
Casa editrice: Einaudi
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 115

Se un pochino oramai mi conoscete vi sarete accorti che sono sempre molto cauta quando si tratta di dare dei giudizi (negativi) sui libri, soprattutto se sono letture che al primo impatto mi hanno lasciata perplessa. Non parlo dei libri che non mi sono piaciuti, perché quelli nemmeno li termino, piuttosto mi riferisco a quei libri che chiaramente hanno dei motivi di interesse e sono scritti bene, ma che come lettrice mi lasciano indecisa a chiedermi "mi è veramente piaciuto o mi è piaciuto il fatto che la sua compresione travalica la mia conoscenza?". Che tradotto significa "avrò la giusta sensibililtà e i mezzi per capirlo, mi sono persa per strada o non c'era molto da capire?".  La mia paura è sempre quella di non aver compreso qualcosa e pertanto di aver sottovalutato il valore dell'opera. Questo atteggiamento non nasce da mancanza di coraggio o scarsa fiducia in me stessa, ma dalla consapevolezza che la letteratura è piena di rimandi, di citazioni evidenti o nascoste, di codici che vanno compresi e che pertanto solo avendo la piena padronanza di tutto questo ci si può esprimere in modo netto ed irrevocabile. E io fino ad oggi l'ho fatto solo con un libro che era chiaramente una porcheria, un chick lit riuscito male, un romance  un boh, portato a termine perché omaggio CE!
Vi deludo di nuovo, lo so, ma nemmeno questa volta scriverò una recensione negativa, perché Il diavolo nel cassetto è un testo intrigante e mefistofelico e forse per questo di difficile interpretazione.
La trama è accattivante: in un paesino in cui tutti scrivono e ambiscono a venire pubblicati arriva il diavolo che è ... un editore! Bandisce un concorso dal quale uscirà un solo vincitore, che vedrà pubblicata la propria opera in una prestigiosa collana. Da subito la popolazione inizia a perdere la testa. Solo il parroco Cornelius sembra immune da questa fascinazione malefica. O forse no?
E mentre le volpi portatrici di rabbia imperversano nei boschi, presagi negativi si sommano ad atti violenti in un climax sgradevole ed ipnotico.
Penso che la chiave di volta del romanzo sia tutta in questo passo:

"Quindi, il suo luogo ideale è la società letteraria, non solo perché la letteratura è l'ultimo lembo del sapere che gli riconosca ancora una certa credibilità, ma anche perché è il luogo dove ogni vanagloria, alimentata dall'invidia, cresce a dismisura, dove anche il più banale dei pensieri - purchè sia impresso a caratteri tipografici - viene accettato."

A fine lettura mi è sorta spontanea una domanda. Lo scrittore avrà forse qualche sassolino da togliersi da una scarpa? Non posso saperlo, ma il sospetto mi è venuto. E beato lui che grazie ad una prosa elegante ed arguta riesce a farlo con tale scioltezza. Mi piacerebbe conoscere i retroscena, ma dal mio punto di osservazione lontano ho solo potuto  gettare uno sguardo a questo pazzo, pazzo mondo dell'editoria del quale non faccio parte.  
Consigliato per chi ha voglia di leggere tra le righe, con un pizzico di malizia. Della serie pubblicare o morire.









CONVERSATION

9 commenti:

  1. Buongiorno Lea, mi ha fatto molto piacere avere un'ulteriore conferma della tua sensibilità di lettrice, capace di mettersi in dubbio quando qualcosa "non torna" nella lettura, piuttosto che sentenziare sulla qualità oggettiva di un libro (a parte obbrobri, ovvio :-) ). Devo dire la verità, questo romanzo di Maurensig ha una trama che non mi attira molto: leggendola avevo avuto la stessa tua sensazione che ci fosse qualcosa di "altro" sotto, rispetto alla voglia di narrare. Invece di suo ho letto e adorato - ormai tanti anni fa - La variante di Luneburg, e mi hanno detto un gran bene anche di Canone Inverso. Quindi, per questo suo ultimo lavoro... vediamo, ho in lista talmente cose da leggere...
    Ciao da Eva

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    1. Ciao Eva, grazie delle tue parole, siamo in sintonia. Io credo che questo libro sia in parte una vendetta, ma a parte qualche pettegolezzo non posso esserne certa. Di sicuro è un bel ritratto dell'editoria. Lupi, volpi, uomini di fede e il diavolo!
      ;-)

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  2. Ciao Lea, come sai io non sono d'accordo con te. Quando un libro non mi è piaciuto io lo dico, perché è ovvio che non è un giudizio oggettivo ma il mio pensiero soggettivo. Conosco il tuo pensiero e lo rispetto, ognuno deve fare come si sente, è giusto così.
    Detto questo la trama di questo libro è intrigante ma non ho capito cosa non ti ha convinta del tutto. Non so se può essere un titolo adatto a me, cosa ne dici tu, che un po' mi conosci?

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    1. Ciao Chiara,
      i libri che non mi piacciono nemmeno li termino, non potrei recensirli nemmeno volendo.
      Questo libro non penso possa piacerti: molto cerebrale, senza emozioni, ma con moltissima cattiveria. Credo che lo troveresti un po' arido, ma questa aridità si sposa bene con quello che vuole trasmettere. Alla fin fine è una satira sul mondo dell'editoria.
      Grazie di essere passata.

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  3. Ciao Lea, lo sai che quando un libro non mi piace lo vivo come un fallimento? Penso sempre che qualcosa mi sia sfuggita o che inconsapevolmente non abbia capito il senso della storia, insomma la vivo male. Lo so che può tranquillamente capitare per questo amo il confronto anche con pareri diversi dal mio per valutare. Purtroppo quando un libro mi viene omaggiato da una CE e non mi è piaciuto non posso fare a meno di dirlo, come è capitato con la mia ultima recensione. Un romanzo che ho faticato a finire ma che lo dovevo finire per correttezza e il giudizio mi dispiace ma non poteva che essere negativo. Io penso che ognuno deve agire come vuole, il blog come la lettura è una passione e tale deve rimanere nel bene e nel male, quindi rispetto il tuo pensiero che in parte è anche il mio.
    Per quanto riguarda il romanzo recensito non è il mio genere quindi passo ma come sempre dico mi fa piacere leggere di libri che non conosco anche se non li leggerò mai. Buona giornata. Un bacio. Rosa

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    1. Ciao Rosa,
      sono andata a leggere la recensione di cui parli. E' un giudizio negativo molto cortese, io non mi preoccuperei.
      Anch'io a volte vivo come un fallimento il fatto di non riuscire a proseguire la lettura di alcuni libri. Ho piantato a metà Cuomo e il Gran sole di Hiroshima e non possono essere brutti e non perché lo dicono le recensioni che ho letto, ma la qualità della loro scrittura o del loro messaggio! Quindi fra un pochino ci riprovo! ;-) Soprattutto non ho voglia di gettare del tempo a scrivere di ciò che non mi piace, preferisco parlare di quello che mi emoziona. Io credo nell'onestà del giudizio, ma penso resti invariata anche se mitigata dalla diplomazia.
      Se poi invece il libro mi ha irritata o l'ho trovato furbetto, allora sono molto meno morbida.
      Vedremo con il tempo, sono ancora in cammino e non credo arriverò mai. Per fortuna.

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    2. Ciao Lea allora prendiamoci per mano e camminiamo insieme anche io ho la consapevoleza di fare ancora tanto cammino!
      Per quanto riguarda il libro che ho recensito in negativo ho pubblicato perché era un omaggio e non potevo sottrarmi ma se fosse stato un libro mio neanche lo avrei finito anzi avrebbe fatto il volo dalla finestra!ahahah Scherzi a parte, io ho iniziato a leggere (come ben sai) la Von Arnim e l'ho accantonata per ora, non mi ha preso ma penso che sia stato il momento in futuro lo riprenderò perché voglio andare fino in fondo e poi parliamo di un classico quindi merita un'altra possibilità! Quello che posso dirti è di goderci questa meravigliosa passione. Un bacio Rosa

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  4. Mi spiace proprio non venire a Tempo di Libri e perdere l'occasione di conoscerti Rosa!

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    1. Noooo non ci sarai? Che peccato!!! Io abito lontanissima da voi è Tempo di Libri per me è l'unica occasione di incontrarvi!

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