Il sogno della macchina da cucire - Bianca Pitzorno

Trama: In questo romanzo la voce narrante è quella di una sartina a giornata nata a fine Ottocento in una cittadina di provincia non lontano dal mare. Rimasta presto sola al mondo, difende quel lavoro che la rende autonoma anche se implica ore e ore spese nelle case dei signori, cavandosi gli occhi per cucire abiti e biancheria. Vorrebbe poter leggere i giornaletti di cui ogni tanto le fanno dono le sue padrone; ma imparerà presto che proprio nelle stanze del cucito giungono gli echi dei segreti inconfessabili di ogni famiglia, più appassionanti di ogni feuilleton. La sartina ascolta in disparte: ma un giorno la scatola di latta dove chiude i desideri più preziosi si aprirà, e anche a lei toccherà vivere da protagonista. La marchesina Ester, che veste come un maschio e ama andare a cavallo; miss Lily Rose, l'americana, e il suo corsetto imbottito di banconote; le sorelle Provera e lo scandalo dei tessuti francesi; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto pur di difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica... Una galleria di donne di ogni età, raccontate in tutte le loro sfaccettature.
 
Titolo: Il sogno della macchina da cucire
Autore: Bianca Pitzorno
Casa editrice: Bompiani
Anno pubblicazione: 2018
Pagine: 229
 
 


 
 
Il primo post di questo 2019 ci porta nell'Italia di fine Ottocento. Il mio periodo d'elezione e potrei dire d'affezione. Ho voluto che questo romanzo fosse la mia lettura natalizia, come tanti (troppi) anni fa proprio la sera di Natale ho divorato Jane Eyre, libro che avevo ricevuto in dono dalle mie amate cugine. Un filo rosso lega alcuni libri della Pitzorno al più famoso romanzo di Charlotte Bronte, considerato che con La bambinaia francese l'autrice italiana ha scritto una vicenda parallela a quella di Jane Eyre, arricchendola, mettendoci del suo, rendendo giustizia ai protagonisti secondari di quella storia. E' gioco di rimandi che mi piace, mi appaga e che comprendo. Sapevo d'istinto che Bianca mi avrebbe riportata a casa. Così è stato, con stoccatina finale alla Bronte.
La vicenda è corale e le diverse storie che la compongono vengono "cucite insieme" da quella di una giovane sartina che troppo presto ha perso ogni protezione familiare e vive del proprio lavoro, a testa alta, con modestia e tanto senso pratico, ma anche con una grande volontà di autonomia e d'indipendenza. E' lei a sfiorare le vite di tante donne, di diversa estrazione sociale, ad osservare un universo multiforme che cambia sotto i suoi occhi, in lotta tra il passato e la spinta verso il presente e la modernità. L'autrice, con leggera ironia, ci presenta i due volti dell'Italia di quel periodo, ma sa dosare gli ingredienti: ci lascia intuire la disperazione di un Verga, la misura di un Manzoni e l'umorismo non sempre innocente di una Austen. Siamo italiani, non scordiamocelo. Vuol dire qualcosa, non facciamo i disfattisti: abbiamo una grande tradizione letteraria alle spalle e chi l'ha amata ne reca traccia, come un dono l'ha assorbita per osmosi. L'ha dimostrato il libro della Cibrario e in modo diverso, molto più lieve e quindi alla portata di ogni lettore, ora anche la Pitzorno.  Ci sono degli episodi così spassosi (in particolare nel secondo racconto "La divina eleganza")  che mi hanno fatta ridere e desiderare di applaudire platealmente la bravura della narratrice. Nonostante ciò la storia non perde mai il suo realismo,  il romanticismo viene curato con l'ironia e la caduta nel baratro viene evitata (ma non per tutti!) con piccoli colpi di fortuna, ma siamo sempre ben lontani da una realtà idealizzata o romanzata. E' la vita, con il dolce e l'amaro, pacchetto completo. Il romanzo di formazione della giovane protagonista si realizza esperienza dopo esperienza, che siano dirette o solo osservate, e grazie a lei il lettore incontra diversi tipi di donna, ognuna con un diverso ruolo nella società dell'epoca. La giovane contessina, le figlie di un notaio tirchio, una giornalista americana "emancipata", la nobiltà con la servitù e i suoi segreti più inconfessabili. Uno spaccato reso con una vividezza che dona alla lettura brio e grande piacevolezza. Un libro che ha la sola pecca di finire in  fretta e in maniera un po' troppo netta. Fortunatamente nei ringraziamenti l'autrice lascia intendere di aver materiale ed idee per altri romanzi. Ho pertanto la lettura prenotata per il prossimo Natale... a Santo Stefano sarà già terminata e per l'ultimo dell'anno un distopico potrà riportarmi ai tempi moderni. Tutto senza soluzione di continuità. La lettura è questo: un istante perfetto, un salto nel tempo, in avanti e indietro, per chi non ha paura di vivere mille vite diverse.
Benvenuti nel 2019, nel 1899, nel 2999. Scegliete voi. 

 
 
 
 
 


 
 

Commenti

  1. Sono contenta che ti sia piaciuto! Hai colto perfettamente le mie sensazioni a riguardo ... Ma, al contrario di me, tu sei capace di trasformarle in parole scritte 😊...bella recensione! Anche il tempo per leggerla è stato ben speso!

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    1. Grazie Cinzia, in effetti ripensavo anche alle tue parole mentre scrivevo la recensione e al fatto che le nostre impressioni fossero tanto simili. E' stata una bella lettura e quando ci rivedremo potremo anche parlare di persona. A presto.

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  2. Autrice che purtroppo manca all'appello. Mai letta, nemmeno da piccolissimo.
    Questo aspira forse più degli altri!

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    1. Strano che a scuola non ti abbiano mai proposto l'incredibile storia di Lavinia! Io l'ho letta da adulta e sempre con grandissimo piacere.

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  3. La mia prima Pitzorno. Scorrevole, con alcuni momenti esilaranti e altri più drammatici. Una lettura per le feste. Anche se, nel complesso, mi è mancato quel coinvolgimento che invece sento nelle tue parole!

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    1. Ho tutta una storia pregressa alle spalle che riguarda questo tipo di romanzi e di personaggi, non potevo che sentirmi coinvolta. :-)

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  4. Della Pitzorno ho letto la bambinaia francese che pur avendo una bella storia e toccando punti e racconti molto gradevoli non mi ha convinta del tutto. Certo è fatto bene e molto carino ma non mi ha coinvolto del tutto. Terrò in conto anche questo così potrò farmi una giusta opinione.

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    1. Credo mi sia piaciuto più questo della bambinaia francese. Ciao da lea

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  5. Mai letto nulla di questa autrice! Dopo aver letto la tua recensione posso dire che potrebbe piacermi. Amo questo tipo di storie e poi Jane Eyre è uno dei miei romanzi prefetti e solo il fatto che lo hai citato mi hai convinta!

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    1. Su Jane Eyre la Pitzorno ha delle idee particolari, ossia non perdona all'autrice di aver lasciato la piccola Adele allo sbando e nella bambinaia francese approfondisce tutta quella storia e la reinventa. Un po' la capisco. Io sempre sofferto per il fatto che Tancredi nel Gattopardo preferisca Angelica a Concetta. Però sarebbe un libro diverso non trovi? ;-)

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