Fiori per Algernon: recensione di un classico che fa male (ancora oggi)


Titolo: Fiori per Algernon • Autore: Daniel Keyes • Traduttore: Bruno Oddera • Editore: TEA • N.pagine: 304 • Prima pubblicazione: 1959 • Brossura € 12,00 • Ebook € 7,99

TRAMA

Algernon è un topo, ma non un topo qualunque. Con un'audace operazione, uno scienziato ha triplicato il suo QI, rendendolo forse più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Charlie Gordon, che fino all'età di trentadue anni, ha vissuto nella dolorosa consapevolezza di non essere molto... sveglio. Ma cosa succederà quando la stessa operazione verrà effettuata su Charlie? Quale sorte accomunerà la sua esistenza e quella del fedele amico Algernon?
Fiori per Algernon è ormai considerato uno dei grandi romanzi del XX secolo, un capolavoro della narrativa di anticipazione: il diario di un uomo che «voleva soltanto essere come gli altri»


Un libro rimandato troppo a lungo

Questo libro giace nella mia libreria digitale da tempo immemore. Più volte mi ci sono approcciata, ho aperto il file e poi richiuso, non so neanche io perché. 

Poi è arrivato Roberto, che mi ha detto “Leggilo” senza forzature, senza imposizioni, semplicemente “Leggilo, perché va letto” (poi ha aggiunto che chi non legge i classici è una capra, ma su questo sorvoliamo)

Entrare nella mente di Charlie Gordon

Quindi sono entrata in punta di piedi nella vita e nella mente di Charlie Gordon, all’inizio faticando non poco perché, quando si presenta al lettore, Charlie ha un quoziente intellettivo molto basso, che non gli consente di esprimersi formalmente al meglio, ma che emotivamente entra come un treno nel cuore. 

Ho seguito le sue giornate da uomo semplice, ingenuo e tenero, dal cervello piccolo e dal grande cuore, affezionandomi a lui e detestando le persone che gli gravitavano intorno. Un insieme di persone come se ne incontrano tante, brave a farsi grandi prendendo in giro i più deboli, camuffando il disprezzo da altruismo e generosità, specchio di una società che in sessant’anni (dalla pubblicazione del libro) è anche peggiorata.

L’esperimento di Algernon

Attraverso i suoi racconti ho fatto la conoscenza di Algernon, un topolino al quale viene praticato un intervento chirurgico per migliorarne le capacità intellettive, con ottimi risultati.

Quando a Charlie viene eseguito lo stesso intervento, lui lo accoglie con entusiasmo, con il candore del bambino che vuole crescere, sapere, imparare, essere migliore.

I “rapporti sui progressi” e il prezzo della conoscenza

Il lettore segue questa evoluzione attraverso la lettura dei suoi “rapporti sui progressi”. Pian piano vediamo aumentare la capacità di Charlie di esprimersi, la sua fame di conoscenza venire alimentata, le sue abilità aumentare. Tutto questo però avrà un prezzo.

Conoscere significa anche comprendere, e in questa evoluzione Charlie comprenderà molte delle cose che gli sono successe: capirà che quando i suoi “amici” scherzavano e ridevano non lo facevano con lui, ma di lui, che l’idea che si era fatto della sua famiglia non corrispondeva alla realtà dei fatti, che le persone che dicevano di volerlo aiutare spesso non lo facevano per il suo bene, ma per il proprio.

Intelligenza e solitudine

L’intervento aveva avuto ottimi risultati sulla sua crescita intellettiva, ma l’intelligenza emotiva non va di pari passo, non si studia sui libri, non si insegna nelle aule, bensì si forma nel tempo attraverso le esperienze, si forgia nelle delusioni e nei successi che si sperimentano crescendo. Quando questa crescita avviene in tempi brevi e condensati qualche contraccolpo è inevitabile.

Se prima il suo essere troppo poco intelligente non gli permetteva di avere amicizie “alla pari”, il suo essere troppo intelligente poi, gli causerà altrettanto isolamento, perché l’eccesso al contrario fa sentire inadeguate le persone che lo circondano. 

La parabola di Charlie e Algernon

La parabola di Charlie e Algernon avrà una conclusione che non vi spoilero (anche se credo sia nota ai più) ma posso dirvi che, per quanto ce lo si aspetti, farà male. Perché in ognuno di noi alberga un piccolo Charlie, ognuno di noi ha sperimentato la sensazione di sentirsi inadeguato, fuori posto, “non abbastanza” e la sua rivincita è un po’ anche la nostra.

Un classico più attuale che mai

Concordo con Roberto, “è un libro che va letto” perché, nonostante siano passati più di sessant’anni dalla sua pubblicazione, è un racconto quanto mai attuale, uno specchio della società “moderna”, dove il diverso è scomodo, dove sempre più i comportamenti altrui vengono messi sotto una lente e giudicati, dove la disabilità è un peso sociale, da nascondere per non rovinare la patina di perfezione. Una società che in qualche modo emargina anche chi, al contrario, “capisce troppo” e che premia sempre e comunque la mediocrità.

Il desiderio di essere accettati

Un romanzo dalle mille sfaccettature, che mostra il disagio di sentirsi diversi, sia quando ci si sente inferiori, sia quando si sa di essere superiori, che evidenzia come il desiderio di essere accettati ci porti a compiere scelte che possono snaturarci, inseguendo sempre la chimera di essere accettati per quello che siamo quando noi per primi non riusciamo a farlo.






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